“Il Documento [Tradizionis custodes] evidentemente non vede solo irregolarità nell’esecuzione del Summorum Pontificum, ma considera un male l’esistenza stessa di un rito parallelo. I paragrafi § 5 e § 6 dell’art. 3, art. 4 e 5 non desiderano chiaramente la morte dei gruppi? Ma, anche in questo caso, i signori anti-Ratzinger del Vaticano non possono avere la pazienza di lasciar morire la Messa tridentina solo dopo la morte di Benedetto XVI invece di infliggere tale umiliazione al venerabile Papa emerito?”

Una riflessione del Card. Joseph Zen Ze-kiun, ripresa dal suo blog. Eccola nella mia traduzione. 

 

Card. Joseph Zen Ze-kiun
Card. Joseph Zen Ze-kiun

 

Le preoccupazioni per un ventilato documento “contro” la Messa tridentina (vedi il mio blog 12 giugno 2021) si sono avverate, e il colpo non è stato meno duro perché previsto, molte generalizzazioni tendenziose nei documenti hanno ferito più del previsto il cuore di molte brave persone, che non hanno mai dato il minimo motivo di essere sospettate di non accettare la riforma liturgica del Concilio, tanto meno di non accettare il Concilio “Tout court”. Inoltre rimangono membri attivi nelle loro parrocchie.

Per me personalmente è stata un’amara sorpresa che la consultazione “diffusa” (il questionario predisposto dal Vaticano ed inviato ai vescovi nel mondo che chiedeva una valutazione sulla questione della messa in rito straordinario, ndr) non abbia raggiunto me, cardinale e un tempo membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Negli anni 2007-2009, inoltre, sono stato vescovo di Hong Kong e quindi responsabile dell’attuazione del “Summorum Pontificum”, e finora, un noto sostenitore del gruppo.

Non avendo conosciuto né il questionario né le risposte al questionario, non posso giudicare, ma solo sospettare che ci sia stata molta incomprensione (o forse anche manipolazione) nel processo.

Leggendo i due documenti noto (1) un’incredibile facilità (o tendenziosità) nel collegare il desiderio di usare il vetus ritus alla non accettazione del ritus novus e (2) nell’associare la non accettazione della riforma liturgica (che spesso riguarda soprattutto il modo in cui è stata fatta con i suoi tanti gravi abusi) ad un totale e profondo rifiuto del Concilio stesso (infatti per chi rifiuta il Concilio la diversità del rito della Messa è solo un piccolo corollario, tanto che la concessione sul rito non ha invertito lo scisma).

Le autorità vaticane dovrebbero chiedersi (e forse anche fare un’indagine approfondita) perché il secondo fenomeno è persistito e forse (recentemente) anche peggiorato.

Il problema non è “quale rito preferiscono le persone?” ma è “perché non vanno più a messa?”. Alcuni sondaggi mostrano che la metà della popolazione cristiana in Europa non crede più nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, non crede più nella vita eterna! Certamente non diamo la colpa di tutto questo alla riforma liturgica, ma vogliamo solo dire che il problema è molto più profondo, non ci si può sottrarre alla domanda: “Non è mancata la formazione della fede?” “Non è stato sprecato il grande lavoro del Concilio?”. La radice del male non è forse quell’atteggiamento di credere che tutto può essere cambiato ora? Non è forse quell’atteggiamento di credere che questo Concilio cancelli tutti i precedenti e che il Concilio tridentino sia come lo sporco accumulato sul “giudizio universale” della Cappella Sistina (come dice un “liturgista” della nostra diocesi)?

Il Documento evidentemente non vede solo irregolarità nell’esecuzione del Summorum Pontificum, ma considera un male l’esistenza stessa di un rito parallelo. I paragrafi § 5 e § 6 dell’art. 3, art. 4 e 5 non desiderano chiaramente la morte dei gruppi? Ma, anche in questo caso, i signori anti-Ratzinger del Vaticano non possono avere la pazienza di lasciar morire la Messa tridentina solo dopo la morte di Benedetto XVI invece di infliggere tale umiliazione al venerabile Papa emerito?

 

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