Fraternità San Pio X (screenshot)
Fraternità San Pio X (screenshot)

 

 

don Marco Begato

 

La FSSPX ha vissuto la preparazione alle ordinazioni episcopali del 1° luglio con un forte spirito di evangelizzazione, e questo sia detto a monte di qualsiasi commento attinente giudizi di validità, liceità od opportunità.

In tale prospettiva le iniziative più interessanti, a me note, sono state di due tipi: da un lato gli interventi scritti, nella forma di lettere indirizzate o ai membri della Fraternità (Lettera del Superiore Generale agli amici e benefattori n. 95) o alla Santa Sede (qui); dall’altro la produzione di un documentario, “Traditio”, diviso in tre parti che sono state pubblicate on line a cadenza settimanale durante l’ultimo mese.

Vorrei concentrarmi su questo video in tre parti, la visione del quale aiuta a mettere a fuoco elementi luminosi ed elementi opachi del cammino della Fraternità.

Incominciamo dagli elementi luminosi, che sembrano prevalere. Il video si intitola “Traditio” e vuole essere un veicolo utile a farci conoscere quali siano lo spirito, le attività, le peculiarità, la diffusione della FSSPX nel mondo.

Se ha ragione McLuhan nel dire che “il mezzo è il messaggio”, verrebbe subito da commentare che la Fraternità si presenta con un approccio paradossalmente in linea coi migliori auspici del Concilio Vaticano II: moderna, accattivante, inclusiva, aggiornata, gioiosa e contagiosa.

Il montaggio è intelligente e appassionante; le riprese e le fotografie eccellenti; le interviste ben selezionate; la sceneggiatura astuta.

Il documentario è diviso in tre capitoli, che richiamano le tre virtù teologali. La scelta è quella di concentrare ogni capitolo su di un focus specifico, il che aiuta a comprendere su cosa si concentri la spiritualità dei seguaci di mons. Lefebvre.

“Diventare sacerdote | Traditio – Parte I: Un’opera di fede” è il primo episodio (qui), totalmente incentrato sulla vocazione sacerdotale. In esso siamo guidati a comprendere la natura della vocazione del prete, attraverso un percorso che ci porta nei vari seminari della Fraternità, alla scoperta dei momenti principali della Santa Messa, attraverso le voci di seminaristi e formatori. Trapela un alto senso del mistero sacerdotale e della Messa come sacrificio propiziatorio. Ovviamente l’unico rito ammesso è quello antico, che però si presenta come particolarmente vivo, vissuto e bello: incantevole direi. Ugualmente l’ars celebrandi delle varie cappellanie presentate mette in evidenza non lo scrupolo, né la formalità, quanto la cura e la passione dei sacerdoti e dei ministri per l’atto liturgico e quindi per Cristo. 

Per certi aspetti questo primo filmato sembra il diretto concorrente del capitolo iniziale di “Mass of the Ages” (qui), il quale curiosamente si concentra molto più del video dei Lefebvriani sulla critica della riforma liturgica e sulle distorsioni post-conciliari. Nel nostro, anzi, l’utente generico potrebbe non riconoscere nemmeno il manifesto di un gruppo in odore di scisma, tanto marginali e corsivi sono i riferimenti allo stesso scomunicato fondatore e ai nodi teologici critici della Fraternità.

Il capitolo 1 resta quindi fedele allo scopo principale per cui la FSSPX dichiara di essersi costituita, che non è quello di attaccare il Concilio bensì di preservare la formazione dei sacerdoti e la cura del culto tradizionale.

Nota di margine: abbiamo anche l’easter egg, con l’intervista al rettore del seminario di Dillwyn, don Michael Goldade, già annunciato vescovo nelle discusse ordinazioni del 1° luglio 2026 a Ecône.

Il secondo episodio è “Essere missionario | Traditio – Parte II: Un’opera di speranza” (qui), in esso siamo portati a scoprire e conoscere numerose presenze della Fraternità in missione. Dal punto di vista dell’immagine ho valutato tale puntata come la più innovativa. Quello che si vede e che ogni spettatore può riconoscere è che le missioni lefebvriane non hanno nulla da invidiare a quelle di tanti altri ordini in piena comunione con Roma: vicinanza ai poveri, condizioni di vita sacrificate, cura degli infermi e degli anziani, educazione dei bambini, formazione delle famiglie. L’idea che la Fraternità sia dedita solo alle Messe e ai sacramenti esce tutto sommato smontata. Al contrario i padri intervistati precisano con molta puntualità il legame continuativo che si pone tra il rigore liturgico, il tradizionalismo dogmatico e il servizio ai poveri. Se c’è un gruppo tradizionalista che deve essere esortato a uscire dalle sagrestie – per citare i richiami di papa Francesco – non sembra essere la FSSPX. Molto astuta la scelta di presentare anche la missione argentina e di ricordare i legami di stima con l’allora vescovo di Buenos Aires, mons. J. M. Bergoglio. Ugualmente smontata è l’idea che la Fraternità sia un movimento di persone in qualche modo fissate coi “pizzi e merletti”. Se è vero che le cappelle europee e nord-americane presentano una solennità e un’eleganza invidiabile, in missione vediamo invece i padri certamente attenti a trattare con cura e decoro i sacramenti e a difendere la stessa dignità sacerdotale, ma perfettamente adattati al contesto di povertà e precarietà delle terre evangelizzate: tra Messe da campo, cavalcate lungo i fiumi, apostolato negli slums. 

L’ultima parte del filmato è “Dare la propria vita | Traditio – Parte III: un’opera di carità” (qui). In spirito fortemente tradizionale la carità non è stata direttamente associata alla missione per i poveri, bensì alla cura liturgico-sacramentale. L’episodio intreccia la spiegazione dei momenti fondamentali dell’anno liturgico, partendo dal nucleo quaresimale-pasquale, con quella dei principali sacramenti. Il messaggio è forte: non c’è maggior carità che portare Cristo nella vita delle persone tramite i sacramenti e inserire le persone nella vita di Cristo tramite il ciclo liturgico. 

Il finale di questa Parte III tocca finalmente la delicata questione romana, lo fa ribadendo la posizione ufficiale dei lefebvfriani: quella di agire come custodi a oltranza, sì, ma per amore del Papa e della Chiesa, né mai contro di essi. Anzitutto scorrono le immagini e i commenti del pellegrinaggio giubilare, con la lunga processione di sacerdoti e suore che attraversano la Porta Santa e si inginocchiano ai piedi dell’altar maggiore di S. Pietro; quindi si intervista il Superiore, don Davide Pagliarani, che sintetizza il messaggio della Fraternità alla Chiesa e al mondo, nuovamente nella forma di un appello alla conversione e non di uno strappo centrifugo; infine risuonano alcune delle più celebri frasi di mons. Marcel Lefebvre sull’importanza di custodire la Messa e la tradizione e di farlo per amore, tra gli altri, del Papa stesso.

 

“Traditio” il documentario FSSPX – Parte II: le ombre

 

E ora veniamo agli elementi opachi. Opachi, cioè tali da rendere difficile un giudizio del tutto positivo, sono soprattutto gli elementi che nel video non vengono narrati. Del resto questa è la natura delle ricostruzioni multimediali: facilmente offrono visioni parziali e, per quanto ricche di contenuti affascinanti, raramente presentano contenuti completi. A mio parere “Traditio”, che è un bellissimo documentario capace di arricchire e stimolare il fedele e il sacerdote medio, non fa eccezione. Anche in “Traditio” sono taciute o abilmente accantonate alcune dimensioni non contingenti.
In sintesi: “Traditio” è chiaramente un tentativo di dialogo e di rilancio di immagine, proteso a mostrare che la FSSPX non è un gruppo di eccentrici, bensì offre un servizio valido alla Chiesa. Sono omessi gli argomenti divisivi: per questo il video è adatto e arricchente per tutti. Ma questo appunto ci obbliga a dire che tale testimonianza cinematografica rimane incompleta e comporta delle zone di opacità. Ora, al netto della manovra comunicativa, noi non possiamo mettere da parte gli elementi opachi, proverò dunque a segnalarne i principali.

In tutte e tre le puntate vediamo spesso le immagini del Papa appese nelle sagrestie o nelle canoniche della FSSPX, ovviamente però non vediamo mai un incontro della FSSPX col Papa. Anche in occasione del pellegrinaggio giubilare, è emozionante vedere il porticato di San Pietro accogliere i lefebvriani, ma è significativo che manchi l’incontro con Pietro e che la loro Messa giubilare sia stata celebrata in una piazza della città (a Roma!).

Nei video siamo introdotti alla vita quotidiana di tante cappellanie e priorati della FSSPX, ma non vediamo mai avvenire dei contatti tra questa e altri ordini religiosi, né con i vescovi del collegio romano, né col restante clero internazionale.

Nelle inquadrature vediamo la bellezza della proposta lefebvriana per i propri fedeli, ma non vediamo mai se e quale tipo di rapporto ci sia con il mondo circostante, coi pagani, con i tecnocrati, con le sfide della contemporaneità, etc.

Nelle interviste raccogliamo autentiche perle di spiritualità, perfettamente cattoliche, ma non sappiamo quale sia lo sviluppo della teologia interna ai loro seminari presa nella sua interezza e soprattutto in riferimento al giudizio sugli ultimi decenni ecclesiali.

Manca poi il riferimento al lato doloroso della coscienza lefebvriana, quello che porta periodicamente a strappi o in senso ultramontanista – con migrazioni di sacerdoti verso gruppi tradizionalisti cattolici (uno su tutti: la Fraternità San Pietro) – o in senso sedevacantista.

Infine è decisamente ambiguo l’estremo temporale: la scelta di pubblicare i video a ridosso delle ordinazioni episcopali che Roma scongiura e ritiene scismatiche (qui). E, a proposito di coincidenze temporali, non sarà sfuggita la scelta di svolgere le ordinazioni all’indomani della solennità dei SS. Pietro e Paolo, 29 giugno, data condivisa sia dal calendario tradizionale che da quello riformato (e tali coincidenze sono rare ormai!).  È interessante perché significa, e converso, che la data scelta per le ordinazioni episcopali è uno schiaffo a Pietro e al suo successore. E, visto che i video sono proiettati verso tale data, essi stessi risuonano come tre schiaffi. O almeno così potrebbe apparire.

 


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