San Tommaso Moro

San Tommaso Moro

 

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

 

Oggi 22 giugno ricorre la memoria liturgia dei martiri John Fisher e Thomas More, giustiziati dal re Enrico VIII per lesa maestà, per non aver firmato gli atti del Parlamento coi quali il sovrano inglese dichiarava nullo il suo matrimonio con la regina Caterina d’Aragona e si auto-proclamava capo della chiesa anglicana, rompendo di fatto la comunione con la Chiesa di Roma. Il vescovo di Rochester fu decapitato il 22 giugno del 1535, Tommaso Moro il 6 luglio dello stesso anno.

Riportiamo alcuni brevi brani tratti dal libro Tommaso Moro. La luce della coscienza“, edito da Edizioni Studium e pubblicato a giugno del 2019 (prefazione del card. Robert Sarah. Postfazione di Elisabetta Sala). Il libro, ristampato in questi giorni, vuole contribuire alla riscoperta del santo martire inglese come una figura esemplare per i nostri giorni. Non a caso venne definito dall’amico Erasmo “un uomo per tutte le stagioni”. Leggendo il testo si potrà comprendere l’estrema attualità di questa figura che ha affascinato tanti cristiani e non cristiani lungo i secoli e che è ancora oggi capace di conquistare chi si accosta alla sua storia e al suo pensiero.

Riscoprire l’importanza di Moro come filosofo è un’altro dei motivi centrali del saggio che vuole rendere giustizia ad una figura spesso sconosciuta. Moro infatti è qualcosa più del “santo del buon umore” e molto di più dell’autore di Utopia.

 

San Tommaso Moro è un meraviglioso dono della Provvidenza ai responsabili politici e all’intera umanità. Egli è come un richiamo costante per ogni uomo degno di questo nome a rimanere vero, onesto, fedele a Dio e al discernimento intimo della propria coscienza…

Card. Robert Sarah, prefazione.

 

Moro filosofo

Sebbene Moro non ci abbia lasciato un trattato di filosofia né abbia compilato un compendio del suo pensiero filosofico (così come Socrate che preferì non scrivere trattati ma filosofare dialogando), le sue opere di diversa natura, fanno emergere un pensiero forte nel cui centro troviamo il primato della coscienza come motore del pensiero e dell’azione. (p. 40)

Moro e Socrate

Socrate e Moro, filosofi atipici e controcorrente, risultavano dunque delle figure scomode per il pensiero dominante della loro epoca tanto da attirarsi forti antipatie negli ambienti politici e nei circoli intellettuali ufficiali. Entrambi i filosofi hanno trovato la forza per denunciare la presenza di tendenze che minacciavano di allontanare il pensiero dalla verità sull’uomo, dalla giustizia e dai valori fondamentali della vita: le arguzie dei dialettici e dei sofisti, distraevano dal vero scopo della filosofia, snaturando la sua fondamentale missione di avvicinare alla conoscenza della verità e di offrire all’uomo le chiavi per una vita felice. (p. 48)

Moro e la libertà coscienza

Contrariamente alla tentazione di giustificare la propria autonomia morale nascondendosi dietro alla rivendicazione della propria libertà di coscienza, l’esperienza di Tommaso Moro dimostra che questa voce interiore esige una obbedienza ad una norma oggettiva superiore anche quando diviene una minaccia per la propria comodità o, addirittura, per la propria vita. (p. 17)

Moro e la santificazione dei laici

La vita di Moro è la perfetta testimonianza che una vita immersa negli affari “secolari”, dedita al lavoro, alla moglie e ai figli, non chiude le porte del paradiso ma, al contrario, diviene il cammino che porta verso la santità, un cammino forse più duro, più ostacolato, più ripido, ma che conduce alla meta richiesta dallo stesso Gesù: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste». In Moro la famiglia diviene così «luogo teologico e spirituale privilegiato» per raggiungere la santità. (p. 164)

Moro e le donne (1)

Nel rapporto di Tommaso Moro con le donne troviamo, non solo un atteggiamento fuori dall’ordinario che anticipò di diversi secoli i moderni movimenti sociali e politici di emancipazione femminile, ma soprattutto un eccezionale esempio di amore al genere umano, che oltrepassa ogni tipo di barriera, anche quella sessuale. Secondo il teologo francese Louis Bouyer la particolare attenzione per le donne da parte di Moro fu espressione del suo amore all’umanità. (p. 174)

Moro e le donne (2)

Il rapporto che Tommaso Moro instaurò con le donne fu una novità assoluta in quel periodo. Fu raro infatti trovare comportamenti segnati da così grande rispetto, apertura mentale e basati sulla convinzione della piena uguaglianza tra uomo e donna, senza mai confondere i ruoli e le particolari sensibilità naturali di ogni sesso. Solo gli spiriti illuminati da quell’umanesimo cristiano rappresentato da Moro, Vives ed Erasmo (i più grandi pedagoghi dell’epoca), riuscirono ad anticipare in modo sorprendente il dibattito moderno che volgerà l’attenzione alla donna considerandola capace di occupare un ruolo importante all’interno della società e del dibattito culturale e di incarnare i valori della humanitas oltre quelli della pietas christiana. Neanche la Rivoluzione francese e l’Illuminismo riuscirono a valorizzare in modo così concreto la donna come lo fecero gli umanisti cristiani del primo Cinquecento. (p. 185)

Moro e l’educazione dei figli

Volle per i figli e per le figlie la migliore educazione intellettuale e spirituale e con grande successo riuscì ad attuare questa piccola utopia di una vita comunitaria felice, un’utopia domestica che rispecchiava gli ideali moreani di convivenza umana. I sei figli di Moro (quattro naturali, una acquisita e una adottata) ricevettero la stessa formazione culturale di ampissimo respiro: dalla filosofia latina e greca, alla teologia e astronomia, passando per la matematica e la logica. (pp. 180-181)

Moro e Utopia (1)

Nell’opera di Moro si rivela dunque quel desiderio, sentito come un’impellente esigenza, di purificazione della politica, della società e della stessa religione. L’Utopia appare dunque come un appello alle coscienze a mettere al centro della riflessione l’uomo-cittadino e a ricercare, nel rispetto del singolo, il bene comune. Ciò sarà possibile non con un’opera di riorganizzazione delle strutture ed infrastrutture sociali, non con una rivoluzione o sollevamento delle masse, ma con un lavoro di purificazione interiore che inciderà inevitabilmente sulla semplificazione delle strutture e dei programmi di governo. (p. 193)

Moro e Utopia (2)

Il ritorno alla purezza originaria è difatti ritorno all’innocenza delle origini, incarnata storicamente nella comunità apostolica e nel sistema monastico. Il programma ha come punti saldi la disciplina, la libertà di coscienza, l’obbedienza alle leggi e l’impegno per il bene comune, mentre esclude ogni tipo di dispotismo, avidità di denaro, desiderio di sopraffazione e di rivoluzione violenta. (p. 193)

Moro e Lutero

L’intento di Martin Lutero fu incentrato nella ricerca di un rinnovamento della teologia e delle strutture ecclesiastiche ma la sua opera portò anche a grandi stravolgimenti sociali e politici; in questo senso Tommaso Moro si presenta per alcuni aspetti come l’anti-Lutero, tanto sono distanti nella teoria e nella pratica i loro tentativi di riforma sociale e religiosa e tanto furono diversi i risultati ottenuti. Entrambi furono consapevoli della urgenza di un cambiamento, di un ritorno alla autenticità originaria del Vangelo e di un’esigenza di purificazione all’interno della Chiesa. Ma mentre Lutero con la sua propaganda antiromana riesce, non a rinnovare, ma a dividere la Chiesa e l’Europa stessa, Tommaso Moro muore martire per rimanere fedele a Roma, difendere l’unità religiosa sotto la guida del papa e la pace politica tra i principi cristiani. (p. 195)

 

Miguel Cuartero Samperi Libro su San Tommaso Moro

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1