Intelligenza-Artificale

 

 

di Mattia Spanò

 

Toka è il nuovo software di videosorveglianza israeliano che ha due importanti funzioni. La prima è la possibilità di introdursi in qualsiasi circuito video esistente, seguendo cose o persone passo passo.

La seconda, è la possibilità di manipolare lo storico delle immagini: cancellare o sostituire file video, sostituire volti di persone con altri volti, sovrascrivere eventuali audio. È la tecnologia deepfake applicata ai sostemi di sorveglianza.

Toka si rivolge agli stati. Fra gli acquirenti, al momento, figurano Stati Uniti, Francia, Germania, e fra quelli interessati a quanto pare anche l’Italia.

L’implicazione più prossima, come già notato da qualcuno, è che i governi saranno in grado di nascondere prove riguardo responsabilità dirette o indirette (pensiamo al crollo del ponte Morandi: alcune sequenze registrate furono tagliate, per rispetto dei famigliari delle vittime, si disse in modo a mio giudizio non molto credibile) ma soprattutto di fabbricarne ex novo, accusando persone innocenti, oppositori politici o persone che manifestino dissenso, di qualsiasi nefandezza.

O addirittura falsificando in toto una guerra. Qualche avvisaglia molto chiara della tendenza l’abbiamo avuta con l’impiego di immagini tratte da videogiochi sfruttate dalle istituzioni ucraine – e non solo – allo scopo di mostrare gli effetti dell’aggressione russa.

Gli stati potranno diventare fabbriche di fake-news criminali, ai danni di comuni cittadini o istituzioni sgradite, per ingannare tutti gli altri. Il tutto gabellato dal solito favellare lagnoso, anestetico e normalizzante dei media.

Non è immediatamente chiaro per quale motivo una tecnologia di questo tipo venga pubblicizzata quando si tratta, con tutta evidenza, di un prodotto totalmente illegale.

È come aprire un sito web reclamizzando la possibilità di acquistare cocaina biologica in Colombia, ecosostenibile e fair trade, direttamente dai produttori: risparmi, aiuti lo sviluppo delle comunità locali, filiera controllata etc. Non credo durerebbe più di un pomeriggio senza che qualche istituzione di pubblica sicurezza se ne accorga.

Non solo: dal momento che i clienti sono i governi, qualsiasi persona di media cultura comprende che esistono canali riservati per acquisire commesse, specialmente riguardo prodotti che definire border-line è financo generoso. Certo nessuno stato fa acquisti su Ebay, potremmo dire con una battuta. Quindi, perché fare pubblicità ad un simile prodotto sui media mainstream?

La ragione principale credo sia il fatto che ormai si è individuata la psiche delle persone come il vero humus, o brodo di coltura, dei cambiamenti rivoluzionari che si intende mettere in atto.

Attuare mutamenti concreti nelle abitudini delle persone è molto laborioso e più costoso di quanto non sia instillare idee che inducano quelle stesse persone a desiderare prima, e poi adottare quei comportamenti (procurandosi i beni adatti a soddisfare i bisogni collegati), per giunta convinti che siano iniziative autonome.

Un esempio sciocco: per invitarvi a comprare un divano, bisogna prima produrlo. Anche in questo caso, non è affatto sicuro che lo compriate. Produrre divani è costoso, e il risultato commerciale incerto.

Se invece qualcuno riesce a convincervi a sedere su un ceppo trovandolo comodo (o dandovi qualsiasi altra ragione, magari etica), il costo sarà notevolmente contenuto.

Quando andrete nei boschi a procurarvi i ceppi, faranno in modo che li paghiate, vietando ad esempio le pietre, i tappeti e i cuscini – e imponendo sanzioni a chi li usa – al tempo stesso regolamentando e tassando l’accesso ai ceppi: mica tutti possono andare a far legna nel bosco, sparirebbero i boschi!

In tal modo, e frazionando annualmente il “diritto a sedere su un comodo ceppo” in pratiche rate fiscali, vi avranno obbligato a sostituire i divani coi ceppi. Non bastasse, nel medio periodo pagherete dieci, cento, mille volte il valore di un divano per un pezzo di legno che vi siete procurati da soli. Anche perché nel frattempo tutti i produttori di divani saranno falliti.

Si è visto ad esempio che il virus e la pandemia si propagano e sopravvivono molto più a lungo e molto più profondamente nel cervello delle persone rispetto ai corrispondenti fenomeni reali, e che un “rischio percepito” è infinitamente più potente e profondo di un rischio concreto.

Una persona abituata ad indossare una mascherina e convinta che questa la protegga dai virus vivrà l’ipotesi di liberarsene come una privazione e di più, una minaccia alla sua stessa vita. Si sentirà migliore degli altri, perciò stesso moralmente autorizzata a reprimere i disobbedienti. Questo senso di superiorità morale è, io credo, la vera molla propulsiva alla base della pervicacia di certi convincimenti del tutto infondati.

La stessa persona si sottoporrà ogni quattro mesi all’inoculazione di qualsivoglia intruglio coperto da segreto militare, subendo magari ogni genere di malessere ed effetto avverso (fra i quali buscare un numero imprecisato di volte il Covid) per amore dell’ordine sociale e di quell’atomo di superiorità acquisito in un’esistenza altrimenti avara di scopi e significati.

Niente e nessuno potranno mai convincerla del contrario, a parte l’autorità superiore che ne ha manipolata la psiche la quale, perdinci, non ha il minimo interesse a rivedere i propri ordini.

Un’iperbole? Le sanzioni alla Russia non hanno funzionato, e difficilmente lo faranno in un prossimo futuro anche se, come tutti sanno, il futuro è il tempo della possibilità, dove è problematico distinguere con sicurezza le balle dalla verità.

Ciò non di meno, i nostri baldi governanti europei hanno pensato bene, tramite il Qatargate, di accusare e prossimamente sanzionare il secondo nostro fornitore di gas. A seconda della convenienza politica, si processa ora il corrotto, ora il corruttore.

Questo forse perché sono ossessionati dalla transizione verde: l’idea che masse di poveracci consumino la benzina che serve ai loro jet privati coi quali scorrazzano per il mondo saltando da una conferenza sul clima all’altra, o che altri possano gustare filetto alla Wellington sottraendolo a loro, invece di masticare sapide blatte.

Gli esempi si sprecano ma in soldoni, come Hernàn Cortès nel nuovo mondo, danno ordine alla truppa di bruciare le navi: indietro non si torna.

Il secondo aspetto interessante della vicenda Toka, alla luce di quanto detto, è che è poco rilevante il fatto che Toka funzioni, o che esista veramente. Di qui l’importanza di divulgare sui media di massa l’idea che Toka, o prodotti simili, esistano e funzionino.

Come l’idea che il contante serva solo a spacciatori ed evasori fiscali, premessa necessaria all’imposizione del denaro digitale come l’ennesima “conquista di civiltà” da offrire sull’altare del Progresso whatever it takes.

Le persone adotteranno comportamenti conformi al fatto che Toka esista e funzioni. Del resto, “se non hai nulla da nascondere, di cosa devi preoccuparti?”.

Se fai notare che un giorno potrebbero trovarsi sul luogo di un omicidio ed essere accusati di averlo commesso grazie ad un file video manipolato, risponderanno “figuriamoci se lo Stato può fare una cosa del genere. Non sono dei criminali!”.

Questo argomento dello Stato Buono l’ho sentito formulare non poche volte in relazione ai vaccini, e per la verità in molte altre occasioni.

La buona notizia, venendo al terzo aspetto (quello più sfuggente), è che questa gigantesca operazione di sostituzione della realtà con il suo ologramma, è diventata pervasiva al punto di essere prossima al crollo: la realtà vera è spietata, e non c’è modo di sostituirla con surrogati.

Non si tratta di semplici effetti pratici, in particolare giuridici. È proprio l’idea generale, nemmeno troppo sotterranea, che l’uomo possa sostituire Dio (o qualunque forza intelligente e creatrice vogliate, che non può essere la nostra) rivelandosi altrettanto benevolo. Una barzelletta talmente scema e scombiccherata che non fa ridere.

Siamo nel pieno fulgore della più massiccia operazione di falsificazione del Creato mai tentata dall’uomo. Ma, come le stelle brillano più intensamente un attimo prima di esplodere, lo stesso accadrà in questo caso.

Tengo sempre una lattina di birra e un sacchetto di pop-corn a portata di mano, pronto a godermi lo spettacolo, sempre che Dio mi lasci in vita abbastanza a lungo. Se anche non fosse, è sempre il dopo la parte migliore.

Lo lascio scritto qui, casomai qualcuno un giorno legga e ricordi, e senza alcun desiderio di essere ricordato io, che sono nulla di fronte a queste cose gigantesche.


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email