Da un lettore che opera come professionista nel settore economico/finanziario ricevo e volentieri pubblico le seguenti osservazioni. La lettera è firmata.

 

 

Gentile Dott. Paciolla,

Sperando di fare cosa gradita ho piacere di condividere con Lei, e se crederà con i lettori del suo interessante blog alcune considerazioni in merito alle tesi finali dei giovani economisti dell’economia di Francesco che si possono leggere integralmente al seguente link

https://francescoeconomy.org/it/final-statement-and-common-commitment/

Innanzitutto la prima cosa che mi pare di notare è che chi si aspettava la rivoluzione probabilmente è rimasto deluso in quanto la maggior parte degli appelli pubblicati dai giovani economisti di Francesco contiene ben pochi elementi di novità, e anzi la gran parte delle enunciazioni appare perfettamente in linea con l’ideologia della sinistra ecologista, globalista e terzomondista che ormai sembra dominare il dibattito intellettuale della Chiesa di Francesco.

Scorrendo le dichiarazioni finali troviamo al primo punto un appello affinché le grandi potenze mondiali rallentino la corsa e lascino respirare la Terra (scritta con la T maiuscola).

Si dice che il Covid ci ha fatto rallentare ed evidentemente questo rallentamento viene inteso come un bene dagli autori e perciò si afferma che terminato il covid dovremo scegliere di rallentare ancora per evitate di asfissiare la terra e i più deboli.

Davvero questi giovani economisti pensano che i più deboli siano in condizioni migliori grazie al rallentamento economico prodotto dal covid?

Non si rendono conto che il crollo del PIL sta aumentando a dismisura le fila dei poveri e delle famiglie che debbono ricorrere ai sussidi per sfamarsi e arrivare a fine mese?

Ecco, lungi dal rappresentare una novità rilevante, il primo appello mi sembra piuttosto il riflesso  dell’ideologia della decrescita felice che in realtà ha ben poco di felice come dimostra proprio il covid, ma che pare essere uno dei filoni portanti dell’economia di Francesco e di alcuni suoi illustri relatori (in particolare del Teologo della Liberazione Leonardo Boff …) 

Al secondo punto i giovani di Francesco lanciano un appello per una comunione di tecnologie con i paesi poveri che in tutta franchezza non si capisce bene in cosa dovrebbe consistere.

Se come immagino gli autori pensano ad una rinuncia della protezione della proprietà intellettuale per consentire ai paesi poveri di crescere “copiando”, direi che anche in questo caso non saremmo di fronte ad una grande novità bensì è quello che si è verificato negli ultimi decenni in Cina e che ha prodotto sì un’enorme crescita dell’economia Cinese ma al contempo la deindustrializzazione e la crisi economica che molti paesi sviluppati hanno sperimentato (tra cui l’Italia…).

E’ evidente poi che non proteggere la proprietà intellettuale significa poi scoraggiare la ricerca e quindi rallentare il progresso tecnologico.

Occorre dunque stare molto attenti a come si dovrebbe realizzare questa comunione tecnologica evitando che l’esigenza condivisibile di aiutare i paesi più poveri si traduca in una distruzione del tessuto produttivo dei paesi sviluppati ed in un disincentivo alla ricerca.

Il punto 3 contiene un appello affinché la tutela dei beni comuni ambientali sia al centro dell’agenda dei governi e delle università.

Anche qui non si vede un grande elemento di novità rispetto al pensiero ecologista che sta permeando ormai da tempo l’attività della sinistra mondialista e del Papa Argentino.

Piuttosto gli autori omettono di dire che il paese che più di ogni altro sembra dimenticare l’importanza della tutela dei beni comuni ambientali è la Cina che, tra l’altro, finora si è sempre rifiutato di firmare gli accordi climatici (ed è curioso che qualcuno al Vaticano indichi la Cina come il paese che starebbe realizzando meglio la dottrina sociale della Chiesa….).

Al punto 4 si parla dell’utilizzo di ideologie economiche per offendere e scartare i poveri. Francamente ho difficoltà a capire cosa intendano gli autori. Forse fanno riferimento a qualche realtà esistente nell’America Latina o nel Nord America. In Europa ed in Italia mi pare che la lotta alla povertà è da molti anni al centro delle politiche di welfare e anzi forse bisognerebbe iniziare a considerare gli effetti collaterali di certe politiche assistenzialistiche sulla propensione al lavoro e sulla sostenibilità finanziaria del debito pubblico

Si afferma poi in conclusione che la povertà è sventura e responsabilità di chi povero non è.

Anche questa mi pare un’affermazione che poggi su posizioni ideologiche ben note e che sono state smentite dalla storia. È evidente che vi sono molte cause di povertà, ma se si prende in considerazione la povertà dei paesi del cosiddetto terzo mondo è facilmente osservabile che la povertà derivi spesso dall’attuazione di errate politiche economiche ed in particolare dall’implementazione di programmi di natura socialista.

La storia economica dimostra che tutti i paesi che hanno abbracciato l’utopia socialista hanno sperimentato una crescente miseria la cui responsabilità non si può certo attribuire ai paesi più ricchi. 

E’ il caso tra l’altro dell’Argentina che nel giro di pochi decenni è passata dall’essere uno dei paesi più ricchi del mondo a paese che ha subito il maggior numero di fallimenti economici e dove la miseria è dilagante.

Al punto 6 si chiede l’abolizione dei paradisi fiscali. E’ una richiesta condivisibile, e difatti già da tanti anni esiste una legislazione che mira a chiudere i flussi finanziari verso certi paesi che sono in black list. 

La verità è che è estremamente difficile bloccare del tutto questi flussi e anche obbligare un paradiso fiscale a modificare la propria legislazione. Infatti ogni stato è sovrano ed è evidente che alcuni stati piccoli hanno vantaggio ad attuare politiche in grado di attrarre capitali.

Il tema dunque andrebbe affrontato diversamente. Il vero scandalo risiede in quelle multinazionali che utilizzano schemi fiscali per eludere sistematicamente il fisco. E’ un fenomeno sotto gli occhi di tutti e che potrebbe essere facilmente contrastato se solo ci fosse la volontà politica di farlo (e di questo dovrebbero davvero occuparsi la finanza cosiddetta Etica! Davvero è una cosa che non capisco come facciano questi operatori a considerare etico il comportamento delle grandi multinazionali che eludono costantemente il fisco e che figurano costantemente ai primi posti dei fondi ESG).

Al punto 7 si invoca la creazione di nuovi istituti finanziari internazionali e si chiede la riforma degli istituti esistenti. Anche qui si fa fatica a comprendere bene come debbano essere interpretate queste frasi: sono appelli molto generici ma se capisco le intenzioni degli autori si vuole probabilmente cambiare la governance di questi istituti che ora sono sostanzialmente nelle mani di Stati Uniti ed Europa (che sono anche i paesi che li hanno creati e finanziati…

La riflessione che mi viene da fare è che la finanza è una scienza triste: i soldi prestati debbono prima o poi rientrare altrimenti le istituzioni finanziarie diventano insolventi.

Il bravo finanziere è quello che finanzia i progetti più meritevoli non quello che segue la politica e questo dovrebbe valere anche per queste istituzioni internazionali (perché se invece si vogliono elargire soldi a fondo perduto non sono le istituzioni finanziarie a poterlo fare ma andrebbero studiati altri meccanismi di trasferimento fiscale…)

Si parla poi di alzare la tassazione sulla finanza speculativa e di ridurla per quella ESG.

Concetto che a prima vista potrebbe sembrare condivisibile ma anche in questo caso vorrei fare alcune considerazioni:

La prima sul fatto che la finanza cosiddetta speculativa sia da considerare un male: anche la speculazione può infatti avere una funzione positiva. Mi piace citare ad esempio un fondo che è salito di recente alla cronaca che specula al ribasso su società fraudolente. Personalmente non ho dubbi sul fatto che questo fondo con le sue operazioni “ribassiste” in realtà operi per il bene perché consente di scoprire e di fermare il male prodotto da operazioni societarie fraudolente (cosi come operano per il bene le forze di polizia quando appunto scoprono frodi o altri reati…)

E si potrebbero fare tanti altri esempi sulla speculazione buona (l’esempio più classico è di chi compra il grano in tempi di abbondanza per farne scorte e poi rivenderlo nei momenti di scarso raccolto…)

Allo stesso tempo ci sono esempi di finanza cosiddetta ESG che in alcuni casi è finita per finanziare operazioni fraudolente (potrei citare Nikola e Bio-on come casi recenti).

Questo a dimostrazione che anche la speculazione e la finanza sono uno strumento nelle mani dell’uomo che può usarlo per il bene o per il male.

Al punto 8 si chiede l’istituzione di comitati etici nelle banche e nelle grandi imprese. Personalmente credo che di comitati e di burocrazia ne esista fin troppa nelle istituzioni finanziarie e nelle grandi imprese. Ci sono già decine di comitati e di organi di controllo e purtroppo continuano ad esserci scandali di tutti i tipi.

La verità è che i valori morali dovrebbero essere posseduti in primis dal top management e dagli azionisti di controllo delle imprese.

La vera rivoluzione da fare è quella delle coscienze ed è inutile invece proseguire in questo processo di proliferazione burocratica che finisce spesso solamente per creare alibi e sollevare dalle proprie responsabilità il top management.

Al punto  9) si chiede l’istituzione di premi a sostegno di un’imprenditorialità che è innovativa in ambito ESG.

C ‘è una frase che non comprendo (o forse è un refuso). Si parla di innovazione nella sostenibilità spirituale. Davvero faccio fatica a comprendere cosa si intenda. Consiste forse nella creazione di nuove religioni mondiali?

Al punto 10) c’è un appello per un’istruzione di qualità. Si richiamano per questo le grandi imprese e le istituzioni internazionali. E’ curioso invece come non vengano citate affatto le famiglie e tutto il mondo associazionistico e religioso che pure contribuiscono non poco al mondo dell’istruzione !

Al punto 11) c’è un appello per le pari opportunità delle donne nel mondo del lavoro. Peccato che si ometta completamente di citare il diritto della donna alla maternità: la vera sfida ed il vero appello dovrebbe essere quello di adoperarsi affinché questo diritto si tramuti in realtà e le donne non siano costrette a scegliere tra maternità e lavoro.

Al punto 12) si fa appello affinché non si acquistino più armi. Anche questo appello non costituisce nulla di nuovo, la discussione sulla guerra e sulle armi era già presente ai tempi dell’antica Roma e credo che valga la pena ricordare il motto “Si vis pacem para bellum”. La verità infatti è che il male esiste da sempre e sempre esisterà e che se le forze del bene non si armano sono destinate a soccombere al male.

Non dimentichiamoci cosa accadde anche nella storia moderna con il nazismo e cosa sarebbe l’Europa ora se la potenza militare Americana non fosse intervenuta in maniera decisiva a sconfiggere le forze naziste. Purtroppo il sogno di un mondo senza armi è destinato a rimanere anche esso un’utopia.

Per finire vorrei sottolineare giusto un paio di cose che sono molto importanti e che invece non sono state nemmeno citate dai giovani dell’Economia di Francesco:

1) la lotta ai monopoli soprattutto quelli tecnologici. E’ sotto gli occhi di tutti lo strapotere delle società americane che sempre di più aumentano il loro potere di mercato sfruttando il dominio di cui godono in alcuni settori per entrare e conquistarne altri. La lotta ai monopoli costituisce dunque un fattore essenziale non solo per avere una società più equa ma anche per garantire quella libertà economica ed imprenditoriale che è alla base del buon funzionamento dell’economia di mercato e in ultima analisi anche alla realizzazione dell’ essere umano e dei suoi sogni.

2) la lotta alla decrescita demografica in atto nei paesi sviluppati, trend che se lasciato incontrastato è destinato a creare gravi squilibri economici e finanziari e che potrebbe nel medio periodo anche andare a minacciare la sostenibilità di tutto il welfare state a partire dal sistema pensionistico.

E’ una lotta che va combattuta restituendo l’importanza che merita alla famiglia naturale, al matrimonio tra uomo e donna inteso come compimento del disegno di Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza ed ha quindi assegnato ad esso e alla donna la funzione di popolare e custodire il Creato.

 

(lettera firmata)

 

 

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