“Il movimento è, in parole povere, un male che infetta il nostro mondo in questo tempo e in questo luogo, e deve essere rifiutato completamente anche se amiamo incondizionatamente coloro che sono legati alle sue insidie”. Così scrive Sua Eccellenza Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City, Oklahoma, USA.

Riporto il testo integrale della “Lettera sulla disforia di genere e sul movimento transgender” che Sua Eccellenza Paul S. Coakley ha scritto ai suoi fedeli. 

Il testo è stato pubblicato sul National Catholic Register. Eccola nella mia traduzione. Per il prologo di Giovanni ho ripreso la versione italiana.

 

Sua Eccellenza Paul Coakley, arcivescovo di Oklaoma City, USA
Sua Eccellenza Paul Coakley, arcivescovo di Oklaoma City, Oklahoma, USA

 

“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio.
Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto.
 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:1-5, 14).

 

Andate e fate discepoli: Accompagnamento e comunità

Nelle mie precedenti lettere pastorali, “Andate a fare discepoli: Una visione per l’arcidiocesi di Oklahoma City” (2013) e “Andate e fate discepoli! Costruire una cultura di conversione e discepolato” (2019), ho espresso la mia visione per l’arcidiocesi di Oklahoma City in termini ampi, invitando ciascuno di noi a “testimoniare con gioia la nostra fede cattolica”. Testimoniare significa “accompagnare” coloro che incontriamo affinché vedano nella nostra vita, nelle nostre azioni e nelle nostre parole che Dio è Amore e che ha mandato il suo Figlio unigenito per portarci in una comunione d’Amore. L’accompagnamento richiede di “amare e accettare tutte le persone in modo da invitare ciascuno a un rapporto più profondo con Cristo e a un maggiore allineamento della propria vita con i suoi insegnamenti”.

Il Vaticano II ha sottolineato che “la Chiesa ha sempre avuto il dovere di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo. In questo modo, con un linguaggio comprensibile ad ogni generazione, essa può rispondere alle domande perenni che gli uomini si pongono su questa vita presente e su quella futura, e sul rapporto dell’una con l’altra”. Questa lettera pastorale riprende gli ampi temi delle mie lettere precedenti per affrontare due fenomeni correlati ma distinti, prevalenti nel nostro tempo: le persone che in numero crescente si identificano come transgender e il movimento politico, culturale e ideologico transgender.

Mentre questa lettera affronterà l’antropologia alla base del movimento transgender, lo scopo della lettera è quello di fornire una guida pastorale su come la Chiesa, i suoi ministri e i fedeli laici possono accompagnare – camminare con – coloro che lottano con la loro identità di genere, in particolare coloro che si identificano come transgender. Seguendo Papa Francesco, distinguo “tra ciò che è la cura pastorale per le persone che [si identificano come transgender] e ciò che è l’ideologia [trans]gender”. Le persone che si identificano come transgender sono create da Dio, sono amate da Dio e noi, come cristiani fedeli, siamo chiamati ad amare ciascuno di loro come il nostro prossimo (cfr. Marco 12:31). Amare gli altri significa in fondo volere e desiderare il loro bene.

 

La bellezza e la verità della creazione

Come cattolici riconosciamo, attraverso la fede e la ragione, che Dio ha creato ogni cosa buona. Questo è particolarmente vero per la persona umana, che è “molto buona” (Genesi 1,31) ed esiste come unità di corpo e anima (cfr. Tessalonicesi 5,23). Le due cose sono così integrate nella persona che qualsiasi tentativo di separare il corpo e l’anima sminuisce inevitabilmente la nostra stessa umanità. Non abbiamo corpi, ma siamo corpi animati da anime.

Dio ha creato l’umanità nell’amore per condividere l’amore. La ragione ci dice che diamo e riceviamo amore attraverso i poteri dell’anima, dell’intelletto e della volontà. E il corpo partecipa, esprimendo tangibilmente il nostro amore e rendendo visibile l’invisibile. In altre parole, i doni del corpo e dell’anima ci vengono dati perché possiamo donarci agli altri nell’amore.

Inoltre, come cristiani, impariamo dalla Bibbia che la persona umana ha una dignità molto più grande di quella che possiamo conoscere con la sola ragione: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi 1, 27).

Qui troviamo la verità rivelata che noi siamo immagine di Dio nel corpo e nell’anima. Ma cosa significa immagine di Dio? “Questa somiglianza rivela che l’uomo, che è l’unica creatura sulla terra che Dio ha voluto per sé, non può trovare pienamente se stesso se non attraverso un dono sincero di sé”. Ecco perché il versetto successivo e il primo comando è quello di essere fecondi e moltiplicarsi: l’uomo e la donna sono l’immagine più completa di Dio attraverso il loro amore donativo, una verità che si riflette in corpi che sono stati progettati per un’unione feconda. Le Scritture confermano ciò che possiamo sapere con la sola ragione: che ci sono due sessi e che sono fatti l’uno per l’altro per l’amore che dà la vita.

L’affermazione definitiva di Dio sulla bontà della persona umana, e del corpo in particolare, si trova nell’incarnazione di Gesù, il Verbo fatto carne (cfr. Giovanni 1,14). Il fatto che Dio si sia fatto pienamente uomo, assumendo persino un corpo umano, è l’affermazione definitiva dell’intera persona umana. Dopo la sua risurrezione, Gesù non si è liberato del suo corpo umano, ma è e sarà incarnato per l’eternità.

Gesù riafferma per noi che ci sono due sessi progettati da Dio l’uno per l’altro. San Giovanni Paolo II ha definito i sessi “due diverse incarnazioni”. Cioè, due modi distinti ma correlati di essere umani. Mentre solo il corpo è sessuato, ogni anima è adattata a un corpo particolare, quindi c’è un senso in cui il corpo femminilizza o mascolinizza l’anima. E poiché il corpo sessuato provoca questo effetto in un’anima senza sesso, i due si allineano sempre.

I due sessi dati da Dio danno origine ai due generi, la cui espressione vissuta varia attraverso e all’interno delle culture, creando la bellissima diversità tra gli uomini che è la mascolinità e tra le donne che è la femminilità. Poiché il genere dovrebbe riflettere l’interezza della persona, Papa Francesco ha sottolineato che “il sesso biologico e il ruolo socio-culturale del sesso (genere) possono essere distinti ma non separati”. Se il genere deve servire l’individuo, non deve essere confinato in rigidi stereotipi né slegato dal sesso che ne fonda il significato.

È soprattutto in relazione al genere che si manifestano la complessità e la libertà dell’umanità. Sebbene la biologia ponga dei limiti rigidi, è influenzata dalla cultura e dalle scelte. L’educazione, le norme sociali, le credenze religiose e le scelte individuali sono solo alcuni dei molti fattori che influenzano il modo in cui pensiamo e sentiamo di noi stessi.


Danneggiati dalla caduta

Dalla caduta – il peccato di Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden – la nostra libertà di esseri umani è stata compromessa e distorta dal peccato. Cerchiamo beni, comprese le identità, che sono ben lontani dal nostro bene ultimo in Dio. Questi beni minori ci lasciano inevitabilmente insoddisfatti e inappagati. Sant’Agostino coglie in modo eloquente questa realtà: “Ci hai fatti per te [Dio], e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Non è difficile vedere questa realtà intorno a noi. Riempiamo noi stessi e le nostre vite con il lavoro, il desiderio di potere, il sesso, l’alcol, internet e il rumore costante, nel futile tentativo di soddisfare il dolore della nostra anima o, in alternativa, come modo per anestetizzare il dolore di non trovare soddisfazione. Alcuni di coloro che soffrono di disforia di genere cercano una tregua al loro dolore identificandosi nel sesso opposto o in qualche variante “non binaria”.

Tutti noi possiamo immedesimarci in questi individui perché ognuno di noi, nelle proprie circostanze uniche, ha cercato di riposare in qualcosa di diverso da Dio.

I peccati e le ingiustizie contro di noi possono creare ferite che rendono difficile riconoscere il corpo come un dono. Le nostre stesse nature decadute esacerbano la disarmonia interna ed esterna che sperimentiamo in modi diversi. Questi fattori aumentano la sfida di riconoscere la bontà del nostro corpo e favoriscono la discordia all’interno dell’unità di corpo e anima. Entrambi sono spesso vissuti con intensità da coloro che lottano contro la disforia di genere, definita come “sentimenti forti e persistenti di identificazione con un altro genere e di disagio con il proprio sesso e genere [biologico]”. Che tremenda sofferenza deve essere provare una mancanza di congruenza tra il proprio sesso e il proprio genere! Dobbiamo camminare con delicatezza e con grande compassione quando cerchiamo la verità su situazioni piene di dolore.

 

Amare le persone che soffrono

Riconosciamo innanzitutto l’immenso dolore che si trova in questo piccolo segmento della popolazione. Secondo il più ampio studio sulle persone che si identificano come transgender negli Stati Uniti, il 40% ha tentato il suicidio almeno una volta – un tasso quasi nove volte superiore a quello della popolazione generale. Quasi la metà (47%) ha subito violenze sessuali e più della metà (54%) ha subito molestie verbali. Inoltre, rispetto alla popolazione generale, hanno maggiori probabilità di soffrire di problemi quali disturbi alimentari, disturbi dissociativi e abuso di sostanze. Questo quadro è allarmante e come cattolici dobbiamo preoccuparci del benessere delle persone che si identificano come transgender e condannare categoricamente ogni forma di violenza e di ingiusta discriminazione nei loro confronti.

Oltre a rifuggire da ogni ingiustizia, Gesù ci comanda di amare come siamo stati amati (Giovanni 13:34). Ogni persona che si identifica come transgender è amata da Dio ed è una persona che Gesù Cristo è morto per redimere. Amare come Cristo significa desiderare il bene delle persone nella nostra vita e camminare con loro, indipendentemente dal loro grado di apertura al bene. Date le basi poste dalla ragione e dalla rivelazione, qual è l’autentica risposta cattolica alla disforia di genere? Dobbiamo evitare gli estremi: ignorare il dolore della persona e affermare dogmaticamente che il sesso biologico è la fine della conversazione, oppure gettare la verità del corpo nella falsa speranza di alleviare il dolore. Una risposta cattolica deve sia affermare il sesso dato da Dio sia riconoscere la lotta della persona che abbiamo di fronte. Richiede di ascoltare con empatia e di estendere l’invito a ricevere il dono di Dio del corpo sessuato. Significa riconoscere che tutti i desideri sono radicati in qualcosa di buono, compreso il desiderio di identificarsi come sesso opposto, che può essere alimentato da un’ampia gamma di cose buone, come il desiderio di bellezza, il desiderio di essere visto come persona e non essere oggettivato, il desiderio di perseguire relazioni e attività che non sono culturalmente accettabili ma che si sentono più autentiche, il desiderio di essere visti e conosciuti, ecc.

In definitiva, significa invitare la persona sofferente ad arrendersi alla verità. Grazie alla loro fiducia in Gesù Cristo, possono ricevere la certezza che, nonostante le sfide e il dolore che comporta l’allineamento del genere con il proprio sesso dato da Dio, alla fine sarà per la loro felicità, santità e pace.

 

A coloro che sperimentano la disforia di genere

Dio ci conosce e ci ama, tutti. Conosce le nostre gioie e i nostri dolori, i nostri punti di forza e le nostre debolezze, il nostro senso dell’umorismo e le nostre idiosincrasie. Vede in noi i figli e le figlie che ha creato. Vede anche il nostro dolore e la nostra lotta per il genere e ci invita a seguirlo più profondamente. A coloro per i quali il genere è stato una lotta continua, offro le parole di Papa Benedetto XVI: “Non è scansando o fuggendo dalla sofferenza che si guarisce, ma piuttosto grazie alla nostra capacità di accettarla, di maturare attraverso di essa e di trovare un senso attraverso l’unione con Cristo, che ha sofferto con amore infinito”.

Certo, il percorso che la Chiesa indica – accettare il dono del proprio sesso biologico e lavorare per guarire la propria incongruenza mentale, emotiva, somatica e spirituale – è arduo e attualmente controculturale. Ma è anche un cammino glorioso, pieno di grazia, sul quale Gesù offre una completezza e una santità sempre più profonde.

Come Chiesa, vogliamo camminare al vostro fianco mentre lottate con la disforia di genere, perché, come nota San Paolo, “se un membro soffre, tutti soffrono insieme; se un membro è onorato, tutti gioiscono insieme” (1 Corinzi 12:26). Vogliamo aiutarvi a conoscere l’amore incondizionato di Gesù e a portarlo a voi nei Sacramenti. Siete parte della Chiesa, appartenete a questo luogo e siete davvero i benvenuti. Prego il Signore di inviare nelle vostre vite persone sagge e piene di fede per accompagnarvi nelle vostre lotte.

Chiedo a ogni persona che sta vivendo questa confusione di confidare a Gesù il proprio dolore. Come osserva Papa Francesco, “credere significa affidarsi a un amore misericordioso che sempre accoglie e perdona, che sostiene e orienta la nostra vita, e che mostra la sua potenza con la capacità di raddrizzare le linee storte della nostra storia. La fede consiste nella disponibilità a lasciarsi costantemente trasformare e rinnovare dalla chiamata di Dio”. Questa trasformazione e questo rinnovamento possono essere dolorosi, ma sono il cammino verso l’interezza e, in ultima analisi, la santità. Oggi, forse più che mai, la santità è disperatamente necessaria! Come disse Santa Caterina da Siena e come dimostrò la sua stessa vita, “Sii ciò che Dio ha voluto che tu fossi e incendierai il mondo”.

 

Ai genitori i cui figli sperimentano la disforia di genere

È sempre straziante vedere un bambino che soffre. Non esistono soluzioni rapide alla disforia di genere, ma grazie all’amore incondizionato, alla pazienza e all’umiltà, le famiglie possono affrontare questi argomenti difficili.

Incoraggio i genitori a diventare curiosi e a chiedere con delicatezza cosa sta vivendo il loro bambino. L’idea non è quella di interrogare, ma di capire meglio. Domande come:

In che modo ti senti come [il genere opposto/entrambi i generi/nessuno dei due generi]?

Quando è la prima volta che ricordi di esserti sentito così?

Ci sono situazioni in cui questo desiderio è più forte?

Ci sono situazioni in cui il dolore della lotta si attenua?

In che modo la tua fede influenza il tuo pensiero su questo argomento? Stai considerando la tua fede in relazione a questo argomento?

Queste domande possono dare il via a conversazioni importanti che aiutano i bambini e i ragazzi a capire meglio se stessi e a sentirsi ascoltati, conosciuti e amati.

Man mano che i giovani continuano a elaborare sentimenti ed esperienze, la conversazione può essere continua. Tenendo presente che il genere non costituisce la totalità della vita o dell’identità di una persona, queste conversazioni dovrebbero essere solo una parte di ciò che i genitori discutono. Se un bambino non vuole impegnarsi in queste conversazioni, rispettate la sua scelta, ma continuate a controllare e ad offrire ascolto. Se un bambino crede che un genitore lo ascolterà con empatia e senza giudicare, sarà più propenso a condividere esperienze e preoccupazioni.

Mentre scrivo questa lettera, molti leader negli Stati Uniti stanno promuovendo con forza quella che è stata definita “terapia di affermazione del genere”, che cerca di allineare il corpo al genere che si sente, piuttosto che lavorare per allineare il genere che si sente con la realtà biologica. È nostra responsabilità aiutare i bambini, la famiglia e gli amici a capire che la nostra fede cattolica e la ricerca scientifica confermano che questa non è un’opzione utile. Circa una dozzina di studi dimostrano che per la grande maggioranza dei bambini la disforia di genere si risolve da sola nell’adolescenza.

Sebbene ad alcuni piaccia propagandare i benefici a breve termine dell’intervento chirurgico per la transizione di genere, lo studio più affidabile a lungo termine mostra che coloro che si sono sottoposti alla transizione chirurgica hanno tassi di suicidio e di tentativi di suicidio molto più alti rispetto ai loro coetanei. Un rapporto dei Centers for Medicare and Medicaid Services sotto il presidente Obama ha dimostrato che “non ci sono prove sufficienti per stabilire se la chirurgia di riassegnazione di genere migliori i risultati in termini di salute”.

Altri pubblicizzano i farmaci che bloccano la pubertà per gli adolescenti come un’opzione per “sospendere” il loro sviluppo. Ma in realtà si tratta di una rampa di lancio per la transizione, perché più del 95% dei bambini che usano i bloccanti della pubertà alla fine passano agli ormoni del sesso opposto. Vale la pena di notare che i bloccanti della pubertà e gli ormoni del sesso opposto sono sperimentali, con effetti a lungo termine ancora sconosciuti. Gli studi sul loro impatto sullo sviluppo cerebrale, sulla massa ossea e sulla fertilità del bambino sono solo all’inizio.

Come può un genitore aiutare un figlio a superare la disforia di genere? Vi incoraggio a prendere in considerazione la consulenza cattolica (vedi la sezione risorse), sia per i bambini che per i genitori. Se non è disponibile un consulente cattolico, la sezione delle risorse include consulenti che hanno un approccio psicoterapeutico alla disforia di genere. Questo tipo di consulenza offre una via per esplorare le questioni di identità nel contesto generale dei problemi di salute mentale, idealmente nel contesto più ampio di un’antropologia cristiana. La consulenza è importante perché la disforia di genere spesso deriva dal rifiuto, dal trauma o dall’abbandono, che devono essere affrontati per una vera guarigione.

Sebbene si debbano mantenere i pronomi conformi al sesso biologico del bambino, alcuni genitori hanno scoperto che l’uso di soprannomi o termini affettuosi (campione, asso, tesoro, ecc.) allevia alcune tensioni relazionali quando i figli desiderano nomi o pronomi di sesso opposto. L’amore incondizionato richiede limiti e flessibilità, e la compassione radicata nella verità del sesso biologico di vostro figlio è una buona guida per navigare in un terreno difficile.

È anche importante che i genitori cerchino sostegno ed evitino l’isolamento. Parlare con un amico fidato o con il parroco può essere utile per condividere il proprio fardello, così come rivolgersi a Gesù attraverso la preghiera e i sacramenti. Chiedete al Signore quale guarigione desidera nei nostri cuori durante le circostanze difficili. Come ha offerto Papa Francesco per la forza e la consolazione, “Lasciatevi trasformare. Lasciatevi rinnovare dallo Spirito, perché questo possa accadere, per non fallire nella vostra preziosa missione. Il Signore la porterà a compimento nonostante i vostri errori e passi falsi, purché non abbandoniate il cammino dell’amore ma restiate sempre aperti alla sua grazia soprannaturale, che purifica e illumina”.

 

A tutti i cattolici e agli uomini di buona volontà

Siamo chiamati a testimoniare la verità inscritta in ogni corpo umano e a farlo con grande amore. La maggior parte di noi non accompagnerà direttamente qualcuno che lotta con la disforia di genere, ma potrebbe interagire con amici o familiari che sostengono il trattamento “gender-affirming” e il movimento transgender. Qual è il nostro ruolo? Come ha detto notoriamente Papa Francesco, “vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo la battaglia. Curare le ferite, curare le ferite. E bisogna partire dalle fondamenta”. La confusione sulla bontà del corpo umano, sul dono del sesso biologico e su cosa significhi essere maschio e femmina sono ferite fondamentali.

La guarigione richiede di parlare di genere e sesso in modo logico e compassionevole, facendo del nostro meglio per parlare nella visione del mondo dell’altro.

L’amore richiede di offrire la verità nel momento e nel modo più appropriato alla relazione, affinché la verità possa essere accolta. Papa Benedetto XVI l’ha detto in questo modo: “In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli e sorelle nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr. Gv 14,6)”.

Come notava San Giovanni Paolo II, l’evangelizzazione deve essere “gioiosa, paziente e progressiva”. E come ci ricorda Papa Francesco, “il ritmo di questo accompagnamento deve essere costante e rassicurante, rispecchiando la nostra vicinanza e il nostro sguardo compassionevole, che guarisce, libera e incoraggia la crescita nella vita cristiana”. Così come il lavoro di curare la confusione di genere e di sesso nel nostro “ospedale da campo” locale.

Ho incontrato risposte diverse agli sforzi della nostra cultura per slegare il sesso e il genere. Per i cattolici, Gesù ci sfida ad “amare i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano” (Luca 6:27). La verità senza amore è crudeltà e anche se può essere istintivo rispondere in modo gentile, Gesù ci chiama alla strada più difficile di benedire coloro che ci maledicono.

Per i cattolici inclini a una risposta permissiva “gender-affirming”, Papa Benedetto XVI ha avvertito che “senza verità, la carità degenera in sentimentalismo”. Gesù ha esemplificato il modello della verità nell’amore quando ha detto alla donna colta in adulterio: “Non ti condanno; va’ e non peccare più” (Giovanni 8:11). Dobbiamo seguire il suo esempio di compassione incentrata sulla verità.

Per coloro che sono inclini alla rinuncia, Gesù ci ha ricordato: “Voi siete la luce del mondo. Una città posta su un colle non può essere nascosta. Né si accende una lampada e la si mette sotto il moggio, ma su un supporto, ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa” (Matteo 5:14-15). In virtù del nostro battesimo, siamo stati inviati in missione per evangelizzare la cultura.

Infine, per i cattolici inclini al disprezzo, Gesù ci invita: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9). Disprezzando il transgenderismo non si coglie l’intenso dolore che spinge queste idee. L’impegno compassionevole favorisce l’apertura alla verità, ma richiede che cerchiamo prima di tutto di capire.

L’impegno compassionevole è particolarmente cruciale per coloro che hanno o avranno l’opportunità di accompagnare qualcuno che lotta con la disforia di genere. Camminare con qualcuno che sta affrontando il dolore può essere di per sé curativo. Dobbiamo sempre tenere presente la pienezza della nostra persona e la vocazione di Dio ad amare nella verità. Siamo tutti feriti e, se abbiamo affidato pienamente la nostra vita a Cristo, possiamo condividere autenticamente come, attraverso la lotta e il dolore, possiamo portare le nostre ferite a Gesù, che alla fine opera tutto per il bene (cfr. Romani 8:28).

 

Una breve parola sul movimento transgender

Nel corso della storia dell’umanità, ogni generazione ha affrontato sfide uniche, con forze potenti che si sono sollevate per sfigurare la persona umana e distorcere il suo rapporto con Dio e con il prossimo. La Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo del Vaticano II la mette in questi termini: “Benché sia stato creato da Dio in stato di santità, fin dall’inizio della sua storia l’uomo ha abusato della sua libertà, sotto la spinta del Maligno. L’uomo si è messo contro Dio e ha cercato di raggiungere il suo obiettivo lontano da Dio. Pur conoscendo Dio, non lo hanno glorificato come Dio, ma la loro mente insensata si è ottenebrata e hanno servito la creatura piuttosto che il Creatore”.

Nel nostro attuale momento culturale, stiamo vivendo l’ascesa del movimento transgender, che tenta tragicamente di promuovere e normalizzare il transgenderismo. Papa Francesco ha descritto l’ideologia gender come “una delle più pericolose colonizzazioni ideologiche”. E si chiede: “Perché è pericolosa? Perché offusca le differenze e il valore di uomini e donne”.

Come sottolinea questa lettera, questo movimento culturale e politico è e deve essere distinto dalle persone che, soffrendo di disforia di genere, si identificano come transgender. La promozione e l’accettazione sociale del transgenderismo come movimento è testimoniata dalla crescente copertura mediatica dell’argomento, dal numero crescente di personaggi transgender nei film e dagli sforzi politici per promuovere l’ideologia. Come forza culturale, è stato particolarmente efficace tra i giovani, dove il numero di giovani che si identificano come transgender è raddoppiato negli ultimi cinque anni.

Gesù ci comanda di amare come noi siamo stati amati (Giovanni 13:34). Ogni persona che si identifica come transgender è amata da Dio ed è una persona che Gesù Cristo è morto per redimere. Amare come Cristo significa desiderare il bene delle persone nella nostra vita e camminare con loro, indipendentemente dal loro grado di apertura al bene. Ma qual è il bene per le persone umane, e in questo contesto, per le persone umane che sperimentano la disforia di genere? Questa è la domanda fondamentale ed è qui che emergono le linee di frattura. Il movimento transgender, culturalmente dominante, ha una comprensione della natura e dello scopo radicalmente in contrasto con la comprensione cattolica della persona umana.

Il movimento transgender è radicato in una forma moderna di dualismo in cui corpo e anima/mente/spirito sono realtà separate. In questa visione, la persona umana è l’abitante immateriale di un ospite fisico. Il corpo materiale può quindi essere manipolato al servizio dell’anima/mente/spirito immateriale. Mentre il movimento transgender vede una disconnessione tra il materiale e l’immateriale, i cattolici vedono una bella unità, come descritto in precedenza in questa lettera.

Papa Francesco ha osservato che “oggi ai bambini – ai bambini – viene insegnato a scuola che ognuno può scegliere il proprio sesso. Perché si insegna questo? Perché i libri sono forniti dalle persone e dalle istituzioni che vi danno i soldi. Queste forme di colonizzazione ideologica sono sostenute anche da Paesi influenti. E questo è terribile!”. Il movimento è, in parole povere, un male che infetta il nostro mondo in questo tempo e in questo luogo, e deve essere rifiutato completamente anche se amiamo incondizionatamente coloro che sono legati alle sue insidie.

Prima di passare a Maria, nostra Madre, vi lascio con questa frase del Vaticano II:

L’uomo, pur essendo fatto di anima e corpo, è uno. Attraverso la sua composizione corporea egli raccoglie a sé gli elementi del mondo materiale; così essi raggiungono la loro corona attraverso di lui, e attraverso di lui innalzano la loro voce nella libera lode del Creatore. Per questo motivo all’uomo non è permesso disprezzare la sua vita corporea; anzi, è obbligato a considerare il suo corpo come buono e onorevole, poiché Dio lo ha creato e lo farà risorgere nell’ultimo giorno.

 

Maria, Madre della Chiesa

La maternità di Maria è iniziata con Gesù ma si è poi estesa a tutta la Chiesa. Lei, che ha vissuto in prima persona il mistero dell’Incarnazione e ha accompagnato suo Figlio alla croce, ha avuto la sua parte di dolore e di confusione. Eppure ha dato un “Sì” di tutto cuore a Dio in ogni cosa. Possiamo rivolgerci a lei con fiducia, certi della sua cura materna, concludendo con la preghiera di Papa Francesco a Maria, Madre della Chiesa:

Madre, aiuta la nostra fede!

Apri le nostre orecchie per ascoltare la parola di Dio e per riconoscere la sua voce e la sua chiamata.

Risveglia in noi il desiderio di seguire le sue orme, di uscire dalla nostra terra e di accogliere la sua promessa.

Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, per poterlo toccare nella fede.

Aiutaci ad affidarci pienamente a lui e a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di prova, sotto l’ombra della croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare.

Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.

Ricordaci che chi crede non è mai solo.

Insegnaci a vedere tutte le cose con gli occhi di Gesù, perché sia luce per il nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, fino all’alba di quel giorno eterno che è Cristo stesso, tuo Figlio, nostro Signore!

[Firmato]

Reverendissimo Paul S. Coakley

Arcivescovo di Oklahoma City

Domenica del Buon Pastore, 30 aprile 2023

 


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