Testimonianze: Storie di ordinaria resistenza alla dittatura sanitaria imperante

Di |2021-08-04T00:26:08+02:00Agosto 4th, 2021|Categorie: News, Testimonianze|Tag: , , |0 Commenti

 

Storie di ordinaria resistenza alla dittatura sanitaria imperante … Letture utili ad infondere speranza e coraggio in tempi non facili.

GIÙ LE MANI DAI BAMBINI!

Questo è stato lo slogan più ripetuto della manifestazione del 31 luglio a piazza Duomo a Milano; i giornalisti l’hanno etichettata come “no-green pass”, mentre c’era anche la questione dell’obbligo vaccinale per i bambini e delle conseguenze negative che i “vaccini” possono avere sulle persone. Io stesso ho visto un uomo giovane in carrozzella, con una bambina in braccio, seguito dalla moglie e da un’altra figlia: sulle spalle aveva un cartello: DANNEGGIATO DA VACCINO. E alla manifestazione ho incontrato un tassista, con tutta la famiglia, che mi ha riferito: “Su dieci persone che ogni giorno salgono sul mio tassì, almeno tre mi dicono di aver riportato gravi effetti avversi in seguito all’assunzione del vaccino sperimentale ”.

Ma andiamo con ordine: mi sono recato in piazza Duomo verso le 18.00, e non vedevo nessuno; pensavo di aver sbagliato giorno, oppure che la manifestazione fosse stata disertata! Alle 18.30 circa, invece, dalla parte dell’entrata della Galleria, sento il sibilo acutissimo di fischietti e comincio a sentire il grido. “Libertà, libertà!”. Capisco allora che sono i partecipanti alla manifestazione: vedo infatti un serpentone lunghissimo, che sembra non finire mai, di persone, che si fermano poi nel centro della piazza, provenienti da San Babila. Vedo dei cartelli molto chiari: il primo ha la faccia di Draghi e dice: “NON TI VACCINI? FAI MORIRE!”; poi ne vedo altri due, uno dedicato all’ex primario di pneumologia, presunto suicida, che per primo aveva messo a punto la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune, strappando alla morte decine di persone. “DE DONNO RIPOSA IN PACE: ORA TOCCA A NOI LOTTARE!” e un altro ironico “QUI PER ENTRARE NON C’E BISOGNO DEL GREEN PASS”. La folla poi ad un certo punto si incammina verso piazza Fontana e riprende il “serpentone”; vedo un papà che ha sulle spalle la sua piccola che regge un cartello “MY BODY MY CHOICE – NO GREEN PASS”, che si ferma per farsi fotografare meglio; vedo un altro cartello. “SBLOCCARE LE TERAPIE DOMICILIARI – TACHIPIRINA + VIGILE ATTESA = MORTE”, e, verso la fine del corteo, “GIU’ LE MANI DAI BAMBINI!” Gli slogan sono diversi, oltre appunto questo: molti urlano: “Norimberga, Norimberga!” alludendo a Speranza e soci, e ancora: “Noi siamo il popolo!”; viene scandito con grande enfasi “Draghi, Draghi, va ‘fa n c…o”. C’è anche un cartello che ricorda la Costituzione e uno slogan sul rispetto dell’articolo 32: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento medico, se non per disposizione di leggeLa legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto per la persona umana”. C’è grande euforia: mi dice una mia amica che oggi c’è molta più gente di sabato scorso (la prima manifestazione, il 24 luglio) e che si stanno organizzando ancora meglio per la prossima del 7 agosto. Torno a casa contento e sento un amico che ha partecipato alla manifestazione a Parma (contemporaneamente la gente ha protestato in tante città italiane) che mi dice: “La sai l’ultima? Perfino la stampa russa ha parlato delle manifestazioni in Italia!

Testimonianza dell’amico Pietro Marinelli che ha partecipato alla Manifestazione contro il green pass a Milano, cui hanno preso parte circa 10.000 persone

 

La fregatura di un “vaccino” che non conferisce immunità e rende contagiosila testimonianza di un insegnante.

La mia fantastica esperienza: insegnante di sostegno a contatto con bimbi con 104. Mi hanno detto di mantenere il distanziamento (ci provino loro) ma non mi hanno fornito ffp2. Mi hanno chiusa in casa tra coprifuoco e limitazioni: sì a stare in classe con 20 bambini anche a pranzo (immaginate voi il distanziamento reale in quelle aule…) ma no al ristorante. Durante l’unico lockdown di quest’anno sono sempre andata a scuola con i miei alunni fragili e un gruppo per l’inclusione. Ma anche in quel caso di ffp2 nemmeno l’ombra. Quando è stato il mio turno ho fatto il mio dovere e ho fatto AstraZeneca. Dopo la prima dose ho dovuto prendere 3 giorni di malattia (gli unici di tutto l’anno) per gli effetti, e ho avuto una trattenuta sullo stipendio. Un mese fa ho completato il ciclo con la seconda dose e ho avuto finalmente il green pass. Ora sono a casa in quarantena con il Covid SINTOMATICO. Una variante. Portata a casa dal mio compagno dopo una grigliata all’aperto a pranzo tra un gruppo ristretto di amici TUTTI VACCINATI E TUTTI CON IL GREEN PASS. La variante non ha risparmiato nessuno. Siamo tutti a casa con i sintomi e tutti hanno contagiato i famigliari (vaccinati). L’USL che ci ha contattati ci ha chiesto di poter fare analisi perché non se lo spiegano. Io sono esausta. Non mi vengano più a parlare di vaccini o cose simili. Sono arrabbiata per le PALLE che ci propinano ogni giorno. Non farò più alcun richiamo, ci devono solo provare a toccarmi un’altra volta!

Da Internet

 

San Paolino a Viareggio: dal novus ordo alla liturgia covidista

A Viareggio dove attualmente mi trovo per qualche giorno, la Messa domenicale da celebrazione del Santo Sacrificio è diventata un patetico omaggio alle derive più assurde e desolanti del politicamente corretto.

All’entrata della Chiesa, negli anni ’50 assurta a Basilica, i fedeli vengono placcati da un sedicente “Comitato accoglienza” incaricato di registrare i dati anagrafici delle persone, spruzzare disinfettante e assegnare posti a sedere…

Prassi che mi trovo a contestare decisamente definendolo più che un’anomalia locale un vero e proprio abuso.

Mi chiedo infatti con quale autorità vengano registrati nomi, cognomi e cellulari dei fedeli che desiderano assistere alla messa domenicale, in spregio alla normativa sulla privacy e alle disposizioni del diritto canonico.

Evito polemiche per non turbare troppo chi ormai assuefatto alle celebrazioni covidiste (distanziamento, mascherine, aspersioni di amuchina, sguardi della pace, inginocchiamenti vietati e comunioni sulla mano) non è, a differenza mia, infastidito e turbato dal carosello dei fedeli che invitano dall’altare alla preghiera per finalità non sempre ortodosse e condivisibili, come una logorroica supplica per i migranti da accogliere sempre e comunque.
Da notare come la Chiesa, di uno squallore indescrivibile dopo l’eliminazione di quadri , affreschi e addirittura la rimozione di una pregiata balaustra marmorea, è all’esterno ricovero permanente di ubriachi, clandestini e zingari con tutte le conseguenze sia dal punto di vista sanitario che della sicurezza.
Che dire ancora di un’esperienza triste e inquietante come questa? Meglio fermarsi qui, non senza tuttavia riferire dell’atto finale, provocatorio e irrispettoso oltre che prevaricante le più scatenate fantasie: approfittando della rinuncia del parroco alla questua fra i fedeli, entra in chiesa la zingara con il piattino per la raccolta delle elemosine. Probabilmente incoraggiata dalla preghiera dei fedeli.

Sono sconvolta, esco velocemente alla ricerca di anime semplici, cristiani veri pensando a quanto ci dice il Vangelo “Quando tornerà il Signore sulla terra troverà ancora la fede?”.

Viene da dubitarne.

Testimonianza di una signora che in quella Chiesa negli anni ’50 ha ricevuto i primi sacramenti della Fede Cattolica

 

Non sono sicura se farò la seconda dose

Condivido la mia storia sui vaccini. Non sono una no-vax, sono una persona completamente vaccinata (per tutto il resto oltre al covid). Ho 32 anni, sono una donna sana. Domenica 13 giugno ho ricevuto la mia prima dose di vaccino Pfizer, a Miami, centro vaccinale Aventura. Sono svenuta quindici minuti dopo nella mia macchina”.

“Sono stata portata al pronto soccorso con un battito cardiaco inferiore a quaranta. Sono stata scaricata con sincope e elettrocardiogramma anormale. Non so cosa sia. Non sono mai svenuta in vita mia prima. Devo aspettare 2 settimane prima di vedere il cardiologo e capire cosa mi stia succedendo. Mi sento molto debole e stordita ogni giorno. Oggi, 8 giorni dopo la dose, sono svenuta di nuovo al lavoro. Non sono sicura se farò la seconda dose”.

Da facebook

 

Testimonianza da una RSA

In breve la storia recente della mia esperienza di operatore socio-sanitario presso una Casa di Riposo nel periodo di inizio della crisi dovuta al Covid-19 (da febbraio 2020) fino ai giorni nostri.

Con l’arrivo del coronavirus in Italia e progressivamente in tutti i Paesi del mondo ci siamo dovuti attrezzare con gli ausili appropriati e seguire le istruzioni impartite dai governanti.

Gli ambienti che più di altri si sono dovuti attenere in modo stringente e spesso eccessivo alle direttive indicate nei DPCM sono stati quelli sanitari (ospedali, case di riposo, etc) e le scuole.

Anche da noi è arrivato il coronavirus che si è protratto da febbraio (picco di persone infettate) a giugno 2020. Tanti colleghi in quel periodo, spaventati da questa minaccia per la salute (spesso gonfiata ad arte da mass-media), se potevano prendevano dei periodi di sospensione dal lavoro o di lavoro in smart working.

Io, pur essendo in dialisi e in cura per un tumore, ho continuato tranquillamente il mio lavoro di animatore/educatore spostandomi in tutti i reparti. Questo non per incoscienza, ma per la semplice ragione che conoscevo le cure efficaci messe in atto da molti medici domiciliari per contrastare e debellare questa influenza virale. Inoltre, seguivo spesso gli interventi su internet della dott.ssa De Mari e del dott. Montanari. In casa avevo (ed ho ancora) un presidio medico (idrossiclorochina, eparina, antibiotico, etc) adatti a curare tempestivamente l’insorgere dei sintomi di infiammazione da coronavirus.

Ciò che mi rendeva sereno, nella circostanza in cui tutti erano agitati era anche il fatto di aver affidato il mio operato a S. Riccardo Pampuri e alla Santa Vergine Maria (la corona del rosario, nella tasca della divisa, mi accompagna sempre nel mio lavoro).

Mi è capitato alcune volte di essere entrato in contatto con persone anziane, forse positive al Covid-19, dato che dopo poco tempo hanno sviluppato la malattia con  febbre alta, ma su di me questo virus non ha mai attecchito.

Pensavo che questa situazione di vita paradossale che iniziava a stancare molti: mascherine, guanti monouso, camici monouso, percorsi obbligati, uso spasmodico di disinfettanti per le mani e per i camici… si esaurisse nel periodo estivo; infatti, da giugno dell’anno scorso ad oggi tra gli operatori e gli anziani, nonostante i molti tamponi che si eseguono, non c’è stata una persona infetta, neppure asintomatica. Purtroppo, non è stato così e ci è stato detto che l’unico modo per debellare la malattia e ritornare ad una vita normale era con la vaccinazione. Così, nello scorso inverno è iniziata da noi la campagna vaccinale, per la quale presidente, responsabile sanitaria, direttore, responsabile dell’ufficio del personale… hanno impegnato anima e corpo nel convincere con ogni mezzo (incontri, lettere, richiami, etc) della necessità inderogabile di sottoporsi al vaccino.

Per fare in modo che tutto il personale fosse vaccinato, oltre alla pseudo campagna pubblicitaria e propagandistica dei mass-media sul pericolo del Covid-19, è stato introdotto il decreto legge 44 (del 1° aprile 2021 poi convertito in legge n. 76 il 28 maggio 2021) che obbliga tutti gli operatori sanitari a vaccinarsi. In questo modo anche i più irriducibile al vaccino (per problemi di salute o per convinzioni personali) non hanno potuto sottrarsi, pena il rischio di sospensione dal lavoro.

Io ho subìto parecchie pressioni dai miei superiori affinché facessi il vaccino, ma consapevole che non vi era la pericolosità che volevano far credere e che si trattava di una malattia curabilissima, al pari di un’influenza, se trattata con terapie adeguate e tempestive, ho sempre rifiutato. Mi sono fatto anche visitare privatamente da un medico specialista, il quale mi ha vivamente sconsigliato la vaccinazione.

Nel mese di aprile 2021, la responsabile sanitaria mi ha chiesto di stare a casa in ferie per una quindicina di giorni (avevo delle ferie da smaltire, in quanto, nell’anno precedente, avevo dedicato più tempo agli ospiti autosufficienti della RSA perché erano costretti in isolamento nelle camere, mente nello stesso periodo diversi operatori amministrativi della struttura avevano preferito restare a casa per paura del contagio), con l’impegno di espletare nel mio domicilio alcune mansioni (la preparazione dei turni, le foto tessera per gli ospiti, i disegni da colorare, etc). Ho accettato le ferie forzate e alcuni compiti lavorativi a casa, senza porre ostacoli. Tornato dopo quindici giorni al lavoro, incontro il presidente (un ex primario medico in pensione), il quale mi inveisce contro con veemenza, urlandomi che la mia presenza non è desiderata, che sono un irresponsabile a presentarmi agli ospiti nei reparti, in quanto posso essere fonte di contagio, che non rispetto la legge… Aspetto che si calmi e lo invito a confrontarsi con calma, in quanto avevo già risposto ad una delle loro lettere inviate per le vaccinazioni. Rifiuta il confronto e poche ore dopo la mia responsabile sanitaria mi impone di stare nuovamente a casa in ferie. Così faccio, ma chiedo al direttore che la disposizione venga formalizzata per iscritto, perché diversamente sarei tornato al lavoro, essendo il lavoro un mio diritto. Il direttore allora accoglie la mia proposta di smart working per alcune ore la settimana e per il resto del tempo devo sottopormi a tampone nasale, prima di accedere alla struttura. Così sto proseguendo tutt’ora.

L’ambiente di lavoro è abbastanza tranquillo, anche se per alcuni colleghi, sono considerato un untore, altri invece non ritengono giusto che io lavori nei reparti essendo non vaccinato, mentre loro hanno dovuto accettare il vaccino per poter continuare a lavorare (questi aspetti sono emersi anche in una recente riunione sindacale con le RSU). La mia risposta è stata che per motivi di salute personali non posso fare il vaccino e che l’Istituto Superiore di Sanità indica di utilizzare gli stessi presidi sanitari (mascherina, camice…) per i vaccinati e i non vaccinati. Inoltre, non posso contagiare altri in quanto non ho il virus, mentre chi è vaccinato, secondo quanto indicato dalle indicazioni scientifiche sul bugiardino del farmaco genico sperimentale può essere fonte di contagio.

Domani 21 giugno è stata organizzata la tradizionale festa estiva; nonostante sia coordinatore delle attività di sostegno non sono stato interpellato perché è riservata agli ospiti e agli operatori vaccinati. Pertanto, io sono escluso.

Aggiungo in conclusione alcune riflessioni personali sulla situazione che si vive da oltre un anno nella casa di riposo dove lavoro.

Da noi e RSA in genere è da febbraio dell’anno scorso che il cappellano non mette piede nei reparti, perché c’è il pericolo del coronavirus. Eppure è da giugno dello scorso anno che non si registra un caso di persona infetta da coronavirus e neppure asintomatica in tutta la struttura (si eseguono tamponi ogni 25 giorni al personale e agli ospiti periodicamente).

Ho proposto al Cappellano di insegnare e far recitare la preghiera di comunione spirituale agli ospiti nel momento di distribuzione dell’Eucarestia durante la S. Messa che seguono in tv e mi è stato detto (secondo il Cappellano) che la preghiera eucaristica non ha valore ed è solo quella sacramentale che conta. Allora, visto che il Cappellano, per paura e per impedimenti burocratici, non può presentarsi nei reparti, ho chiesto di incaricare uno di noi operatori, che lavoriamo nei reparti, come amministratore straordinario dell’Eucaristia, in modo che durante la S. Messa trasmessa alla tv gli ospiti possano ricevere il Sacramento (mi è stato detto che ne avrebbe parlato con il Vescovo). Dopo un po’ di tempo cerco il Cappellano per sapere cosa ha deciso il Vescovo e, infastidito, mi risponde che non se ne può fare nulla perché c’è il pericolo del coronavirus. Quindi non c’è neppure l’impegno a cercare soluzioni per portare Cristo alle persone sole e sofferenti, prossime alla fine della vita. Quando poi vedi preti che durante la S. Messa, fanno distribuire l’Eucarestia ai laici e loro rimangono comodamente seduti o distribuiscono l’Eucarestia con i guanti di lattice… Che vergogna!

Nelle RSA come la mia è il deserto spirituale: ospiti anziani lasciati senza i sacramenti e senza l’affetto dei loro cari, grazie agli assurdi DPCM anticostituzionali.

Il coronavirus, come già detto, da noi non si registra da giugno dell’anno scorso.

Dai dati ufficiali che ho richiesto al mio Comune emerge chiaramente che la percentuale di mortalità in Casa di Riposo è stata all’incirca uguale tra il 2019 (anno in cui non esisteva il coronavirus) e il 2020 (anno in cui, da febbraio a maggio abbiamo avuto diversi casi di persone contagiate).

Altro aspetto interessante è che nel 2015 vi sono stati più morti nella RSA dove lavoro rispetto agli altri anni, come anche si è registrato lo stesso dato sul territorio. Risulta che nel 2015 c’è stata un’influenza particolarmente virulenta e aggressiva che ha causa un tasso più alto di mortalità.

Concludo con una riflessione tratta dai pensieri del famoso teologo von Balthasar. Egli riteneva che i tentativi di negare ai nostri giorni la Presenza Reale di Gesù nell’Eucarestia fossero da attribuire anzitutto dal metodo storico-critico che ha messo in dubbio il carattere storico dell’Ultima Cena e c’è chi sostiene che sono anche frutto di un progetto ben studiato, che è quello di trasformare la messa cattolica in quella luterana, probabilmente per avviarsi in direzione di una Chiesa, come la sognava Karl Rahner (1904 – 1984), mondialista, ecumenista, sincretista e globalista”.

Il 2 giugno mi sono iscritto all’associazione “Iustitia in Veritate”.

Tamponi 1

Questo mio post nasce dal mio volere divulgare. Sono la mamma di un ragazzino di 14 anni con un encefalopatia che si è presentata dopo l’esavalente quando era neonato, operato a 14 mesi e rioperato a 12 anni. Attualmente ricoverato in un ospedale pediatrico. Siamo arrivati in urgenza lunedì mattina con nessun sintomo Covid, ma con sintomi neurologici. Appena entrati ci hanno fatto mille domande e già mi ero infastidita (semmai le domande me le fate dopo). Appena entrati ci hanno detto ora vi facciamo i tamponi… IO HO RISPOSTO NO! NEGO IL CONSENSO A QUESTO TIPO DI TRATTAMENTO CHE PENSO IN PRIMO LUOGO INVASIVO E NOCIVO A MIO FIGLIO E IN SECONDO LUOGO È UN MIO DIRITTO INVIOLABILE DECIDERE DI NON ESSERE SOTTOPOSTI A CIÒ E DUNQUE ESERCITO UN MIO DIRITTO. Da quel momento siamo stati ripetutamente vessati e terrorizzati. Arrivati alle 11 di lunedì mattina e poi messi in percorsi Covid dato che non abbiamo fatto il tampone, hanno fatto un prelievo, dopo qualche ora arriva un pediatra dicendoci che mio figlio (di fronte al bimbo) aveva un’infezione grave che stava dilagando, necessitava di ricovero urgente negli infettivi (cioè fra i Covid), necessitava di antibiotici e bla bla ! E ci intima, tutto scocciato, di sottoporci al tampone, altrimenti non avrebbe saputo come curarci! E io sempre rifiuto categoricamente. Al che terrorizzata da questa imminente infezione (che stava passando come meningite) mi fermo, respiro e mi appello al mio sapere, al mio aver studiato come madre di bambino danneggiato da vaccini, e mi sono detta: “Come diavolo fa ad avere un’infezione così grave senza avere febbre ?!”. Chiedo di visionare le analisi … Tutto tace per ore in cui veniamo trattati come appestati: niente mangiare, niente bere, chiusi in una camera isolata. Senza poter mettere la testa fuori e senza poter fare entrare il papà. Arrivano le 21, mio figlio dopo 10 vomiti aveva fame e sete… Cambio turno arriva un’altra pediatra … gentile, buona e umana; visita mio figlio; le chiedo se mi mostra le analisi … e magicamente mi dice che mio figlio non aveva nessuna infezione ! Cosa ? E ho capito tutto ! Verso le 23 mi dicono che essendo non tamponati mi devono trasferire nel reparto Covid perché ci tratteranno come pazienti Covid … accetto ma esprimo il volere di non accettare tamponi o terapie per Covid. Arrivati qui mio figlio aveva bisogno di risonanza magnetica … Arrivano i medici e mi dicono che non avrebbe fatto la risonanza se non sottoponendo il tampone! Gli chiedo se mi mettono per iscritto quanto affermato. Acconsentono. Nel frattempo chiamo avvocato e carabinieri. Riferisco ai medici quanto mi ha consigliato l’avvocato… e magicamente nell’arco di 2 ore mio figlio fa tutto senza tampone! Mio figlio ora sta bene! Ho riassunto molto! Siamo isolati e parliamo tramite vetri non possiamo prendere neanche una boccata d’aria, nessuno può venire a trovarci… per fortuna domani usciremo, ma vi posso assicurare che ora ho ben chiaro come sono morti i nostri nonni! Se avete figli che hanno bisogno di cure mediche e vi minacciano che se non fanno il tampone (che poi sono sicura che qualcosa mettono in quei tamponi) non è vero che non fanno gli accertamenti! Non si possono rifiutare, chiamate i carabinieri ! Hanno giurato sulla Costituzione! E’ un nostro diritto decidere, Siamo liberi di scegliere per i nostri figli ! È stata dura e estenuante ! Ma ce l’ho fatta! NESSUN TAMPONE. P.S. HO TROVATO INFERMIERE CHE LA PENSANO COME ME. NON FATEVi SPAVENTARE! Con amore, una mamma decisa!

da facebook

Tamponi 2

In maggio un mio studente è risultato positivo. La Dirigente mi ha prenotato il tampone per tre volte, con email intimidatorie e per tre volte non mi sono presentata, limitandomi a risponderle:
“Ricevuto.”
Alla terza volta mi ha ingiunto di inviarle una giustificazione scritta, documentata, per il mio comportamento: le ho inviato una splendida diffida che un amico esperto mi ha preparato (l’ho inviata anche all’Azienda Sanitaria che nel frattempo mi aveva inviato il certificato di quarantena) .
L’Azienda Sanitaria mi ha ripetutamente telefonato a casa ed io ho risposto solo una volta, in tono quasi ironico: quando l’addetta mi ha detto: ”Lei ha detto che non vuole fare il tampone…” , io le ho risposto: ”Veramente io non ho detto proprio nulla…” ; allora mi ha invitato a dare una risposta ed io sono rimasta sul vago: “Guardi, se mi vedrete arrivare, significa che avrò deciso di fare il tampone…”. E si è arresa.
Così non sono andata a scuola limitandomi a fare didattica a distanza con le poche classi che rimanevano a casa.
Trascorsi i 14 giorni previsti dall’ultimo “contatto” con la classe dello studente “ammalato”, sono rientrata a scuola con il certificato di fine “quarantena” inviato via email.
È quasi divertente, vedere questi “potenti” patetici, che si credono Golia, scagliarsi contro chi non ha paura di loro : sono così rabbiosi che alla fine fanno autogol!

Elisabetta

 
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