Marina-Terragni-Alessandro-Zan
Marina Terragni-Alessandro Zan

 

Marina Terragni, giornalista, scrittrice e femminista storica, è così contraria al disegno di legge di Alessandro Zan, quello sulla omotransfobia, che scrive un articolo su Avvenire, il giornale dei vescovi italiani. 

E’ un articolo con degli spunti interessanti. Vi propongo alcuni stralci. 

“Ma anche dai vertici del Pd i segnali sono deboli o nulli. Un appello per cambiare il testo del ddl Zan, sottoscritto, tra gli altri, da molti esponenti Pd, è stato ignorato. Eppure Letta dovrebbe rendersi conto che quel testo gli somiglia davvero poco. Può piacergli che le donne vengano intese come una minoranza, quando sono la maggioranza del Paese? O che ai genitori degli alunni non sia consentito di decidere, in base a un sacrosanto principio di libertà, se mandarli o meno al corso di formazione Lgbtq? Religione facoltativa, transcult obbligatorio? In Gran Bretagna, per esempio, hanno deciso che quei corsi nelle scuole non entrano più, visti i guai che ne sono nati. Per contro nei nostri licei sono in corso grand tour di propaganda alla gravidanza per altri. Già ora. Figurarsi dopo.

Sul tema della libera espressione del pensiero si è detto molto, ma le rassicurazioni restano insufficienti: Zan dice che la legge «Serve a instillare un atteggiamento di rispetto»; un’altra firmataria del ddl Alessandra Maiorino, ha dichiarato che parlare contro i “due padri” sarà crimine d’odio. Anche ammettendo le migliori intenzioni del legislatore: cosa capiterà quando la clava penale sarà armata? Procure intasate e totale discrezionalità dei giudici?

Perché, punto dirimente, su un oggetto indeterminato come l’«identità di genere», architrave del ddl, non vi è univocità scientifica né certezza del diritto. Un vulnus alla Costituzione: ogni cittadino e cittadina ha diritto di sapere con chiarezza che cosa prescrive la legge.

Qualche esempio sull’identità di genere: quando nel 2017 fu introdotta nel Canadian Human Rights Act, chi diede l’allarme fu sommerso dai fischi. Oggi in Canada c’è un padre in galera, Robert Hoogland, per aver opposto “troppa” resistenza all’ormonizzazione della sua bambina di 13 anni: «Voglio che mia figlia sappia che ho fatto davvero tutto il possibile, semmai tra 5 o 10 anni dovesse pentirsi». Sta patteggiando 18 mesi di libertà vigilata per scampare 5 anni di carcere. Un altro padre pacificamente anti-ormoni è stato pestato a sangue nel centro di Vancouver (filmato disponibile). Ancora Canada: le detenute si sono dovute armare di barattoli di zuppa infilati nei calzini per non subire violenza dai detenuti maschi che dichiarandosi “donne” sono stati trasferiti nelle carceri femminili (con stupri e gravidanze a seguire).”

E alla fine del suo articolo la femminista Marina Terragni si chiede: 

“Davvero il Pd non vede il problema? Non sarebbe il caso di parlarne a fondo anche a sinistra? Che cosa c’entra questa roba con il diritto delle persone Lgbtq a una vita buona e al riparo da ogni forma di sopruso, diritto per il quale in tante e in tanti abbiamo lottato?”

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email