Versaldi, Gender: Se venisse imposto un “pensiero unico”, lo Stato diventerebbe non solo etico ma dittatoriale

Il capo del dipartimento vaticano che ha redatto un controverso opuscolo sulla teoria del gender ha difeso il documento dalle critiche ricevute, affermando che i tentativi di imporre “forme estreme” di ideologia del genere ricordano i regimi totalitari e dittatoriali. Lo ha detto il prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, il cardinale Giuseppe Versaldi, durante un’intervista esclusiva con il Catholic Herald nel suo ufficio in Piazza Pio XII, appena fuori Piazza San Pietro.

Questa intervista potrebbe risultare di aiuto alla comprensione della ratio sottostante il documento sul gender. Ve la propongo della mia traduzione

Card. Giuseppe Versaldi

Card. Giuseppe Versaldi

 

Giuseppe Versaldi: La natura di questo documento, la storia della sua genesi, spiegano la scelta di non tenere una conferenza stampa [di presentazione]. Perché [il documento] vuole essere un aiuto pratico. Abbiamo ricevuto da molte conferenze episcopali in visite ad limina – ma anche dagli insegnanti, soprattutto nelle scuole primarie e secondarie – una richiesta di aiuto per affrontare questo tema, che sta pervadendo le nostre istituzioni – soprattutto nel mondo occidentale – cattoliche, ma anche i nostri insegnanti cattolici nelle scuole pubbliche.

Non si tratta quindi di un documento dottrinale, ma piuttosto di un aiuto pratico. Così, ci è sembrato che – forse sottovalutando allora l’eco che ha avuto – fosse più un manuale pratico da dare alle nostre istituzioni, che un documento che affrontasse l’argomento in modo teorico e astratto – anche se, come potete vedere, poi, c’è al suo interno una dichiarazione sintetica, sia dal punto di vista antropologico che teologico, della dottrina tradizionale della Chiesa. Soprattutto, però, è un documento “metodologico”: per spiegare agli insegnanti come devono comportarsi con coloro che sostengono queste teorie.

Sembrava quindi proporzionato proporlo in questo modo, in forma scritta, senza suscitare un dibattito sull’argomento, che di per sé appartiene alla [Congregazione per la] Dottrina della Chiesa, piuttosto che alla nostra Congregazione.

 

Catholic Herald: Una generazione fa, gli studenti avrebbero studiato il sistema riproduttivo – a partire dalle scuole medie – e avrebbero imparato la “meccanica” della riproduzione umana: era la biologia, insomma. La Congregazione per l’educazione cattolica, con questo documento, risponde, per così dire, alle mutate circostanze “sul campo”. Quali sono i problemi, le domande, le discussioni che nella società sono cambiate?

GV: Ora, la situazione è cambiata notevolmente, perché prima era limitata – forse troppo – ad elementi biologici e fisici nella cosiddetta educazione “sessuale”. La Chiesa in genere preferisce parlare di affettività, piuttosto che di “sesso”, per dare un’idea più completa della sessualità: perché non è solo a livello fisico e genitale, ma anche a livello affettivo-psicologico, che integra la piena nozione di sessualità umana. Questo ampliamento, tuttavia, ha ovviamente portato anche all’introduzione di criteri ideologici, e quindi a questo avanzamento di proposte basate su presupposti diversi e talvolta contrastanti.

La Chiesa vuole intervenire in modo dialogico in questo dibattito, non con argomenti di fede, ma con argomenti di ragione. Il metodo stesso che proponiamo ai nostri operatori è quello del dialogo, che si sintetizza in tre passi, cioè:

 

  • In primo luogo, ascoltare le ragioni degli altri, che la pensano diversamente – non presumere di sapere subito quello che dicono gli altri, per poter essere aperti, reciprocamente, a un gesto di fiducia, sul presupposto di buona fede da parte di tutti.
  • Il secondo passo, che è quello centrale, è la ragione. Da parte nostra, sappiamo che la fede illumina la ragione, ma non possiamo usare argomenti di fede nelle nostre scuole, soprattutto nel dibattito scientifico. Dobbiamo quindi essere in grado, diciamo così, di tradurre in termini razionali anche quelle che sono le intuizioni di fede.
  • Questo significa anche che, d’altra parte, tutti [coloro che sono coinvolti nella discussione] dovrebbero abbandonare l’aspetto ideologico – degli slogan, degli impegni ideologici a priori, che danno per scontato che il loro sia l’unico pensiero scientifico. Così, ragionando insieme, cerchiamo di trovare insieme gli elementi compatibili tra loro, perché per noi le forme estreme di ideologia di genere non sono giustificabili anche dal punto di vista razionale-scientifico. Vi sono però anche elementi di maggiore apertura.

 

CH: Tuttavia, se c’è una cosa su cui il documento è chiaro e inequivocabile, è che lo Stato – le autorità civili – e quindi le istituzioni pubbliche in quanto tali – devono rimanere fuori dal dibattito antropologico: quando le scuole – anche primarie – si trasformano in campi di battaglia per ideologie inconciliabili, la società per cui queste istituzioni sono date è già in uno stato piuttosto negativo?

CV: Sì, questo è il problema. È un problema epistemologico [confuso] con il problema politico: perché uno Stato non può imporre un solo modo di pensare [il cosiddetto pensiero unico], soprattutto in campo etico. Avere opinioni diverse, che lo Stato dovrebbe rispettare, favorisce quel pluralismo, che è alla base della democrazia. Perché – soprattutto nelle nostre scuole [cattoliche] – non siamo noi a scegliere gli studenti. Sono gli studenti che scelgono noi. Ci scelgono, inoltre, perché sposano – credono – anche in questo campo – l’identità cattolica. Se lo Stato impone una pensée unique (un pensiero unico) anche nelle nostre scuole, questa ideologia che riteniamo non abbia basi scientifiche – e che comunque ha presupposti meta-scientifici – allora non è possibile che ci sia democrazia.

Perché, se tutti noi dobbiamo conformarci a un pensée unique (pensiero unico) – un unico modo di pensare – sottraiamo a chi ha la responsabilità primaria dell’educazione, cioè alle famiglie quando si tratta di bambini piccoli, e ai giovani, quando sono maggiorenni, la possibilità di scelta. Con la scelta, però, deve esserci un pluralismo. Se, d’altra parte, dobbiamo pensare tutti allo stesso modo: non è solo uno stato etico [termine filosofico che indica la nozione che lo Stato è il fine supremo dello sforzo umano, a cui tende e deve essere ordinata tutta l’attività umana], ma uno stato dittatoriale.

 

CH: Col senno di poi, cosa avreste voluto fare diversamente, o meglio?

GV: Una critica che abbiamo ricevuto da diverse parti, anche dalla parte interessata, è che non abbiamo ascoltato le persone che hanno difficoltà in questo campo dell’identità sessuale. Questo è vero: nella fase preparatoria non siamo stati in grado di ascoltare le persone direttamente coinvolte. Indirettamente, però, sì, perché, avendo anche dato la preparazione di questo documento nelle mani di esperti, abbiamo tenuto a mente le persone direttamente interessate. Pertanto, nel documento, anche se avremmo potuto essere più espliciti, raccomandiamo davvero il rispetto per le persone in difficoltà, persone che possono subire discriminazioni a causa della differenza che trovano rispetto alla vita normale in questo settore. Pertanto, avremmo potuto fare di meglio, certamente, in questo settore.

 

Fonte: Catholic Herald

 




George: “Caro Padre Martin, trattenere la verità, anche per un senso di compassione, equivale a non amare veramente la persona a cui si è al servizio”

Qualche giorno fa è stato pubblicato il documento vaticano sulla ideologia gender. Tale documento ha irritato molti, tra cui il gesuita padre James Martin, consultore dei media vaticani, e vicino agli ambienti LGBT. Robert George, professore presso la prestigiosa università di Princeton, gli ha scritto questa affettuosa lettera, ma severa nei contenuti, che propongo ai lettori di questo blog nella mia traduzione.

Padre Jame Martin, gesuita

Padre Jame Martin, gesuita

 

Caro padre Jim [Martin]:

Twitter probabilmente non è il posto migliore per la discussione che mi piacerebbe avere, ma vorrei fare qui alcuni punti in difesa di Papa Francesco e degli insegnamenti della Chiesa che sono fortemente rafforzati nel recente documento su cui tu, nella tua lodevole compassione, hai espresso riserve e preoccupazioni.

Tra le più grandi conquiste del cristianesimo c’è il suo profondo rifiuto della separazione tra l’io interiore e il corpo, cosa che si trova, ad esempio, nel platonismo, nel cartesianesimo e (in modo più pertinente) in varie forme di gnosticismo, antico e moderno. La tentazione di abbracciare tale separazione è perenne, ma la Chiesa ha sempre resistito a essa ed ha testimoniato fedelmente l’unità della persona, del corpo umano e dello spirito. Noi esseri umani non siamo “fantasmi nelle macchine”. Siamo i nostri corpi (qualunque cosa siamo) e non li “abitiamo” e non li usiamo semplicemente come strumenti estrinseci del presunto “io reale”, considerato come psiche, spirito o anima. Il corpo, maschio o femmina, lungi dall’essere un oggetto subpersonale da usare e persino manipolato dal “sé” o “persona”, è parte di un aspetto irriducibile della realtà personale dell’essere umano.

Questa comprensione della persona umana – questa antropologia filosofica – è alla base delle verità morali proclamate dalla Chiesa, comprese (tra le tante altre) quelle relative al matrimonio, alla morale sessuale e alla santità della vita umana. Rifiutarla significa togliere il tappeto da sotto quelle verità. È questa antropologia che è in gioco nel dibattito sull’identità sessuale o di genere. Affermare che la persona umana è il suo corpo (maschile o femminile) non significa affatto suggerire che le persone che sperimentano disforie di genere “non esistano”. E neppure suggerire che tali persone siano qualcosa di meno che portatori di una profonda, intrinseca, e pari dignità, preziosi fratelli e sorelle che meritano di essere non solo rispettati, ma apprezzati e amati.

Rispettare, apprezzare e amare una persona, tuttavia, non richiede – e talvolta non ci permette – di avallare le sue convinzioni filosofiche o ideologiche o, a fortiori, di affermare scelte che possono portare alla luce tali convinzioni. Una normale mossa retorica che si incontra quando si parla di questo punto è l’affermazione che la “verità” di una persona (specialmente la verità sulla sua “identità”) è stabilita dalla sua “esperienza vissuta”. Ma l’esperienza (compresa l'”esperienza vissuta”) non è autolegittimante. Supporre il contrario significa cadere in una forma di soggettivismo che il cristianesimo, l’ebraismo, l’Islam e, in effetti, tutta la sana filosofia rifiutano fermamente. I nostri sentimenti sono reali, ma non determinano la realtà – anche la realtà della propria identità di essere umano. Una disforia, sia che si tratti di una disforia di genere o di un altro tipo di disforia, può indurre una persona sinceramente – e intensamente – a sentire di essere qualcosa di diverso da quello che è, ma non può trasformarlo o trasformarla in quello che lui o lei sente di essere. I sentimenti sono soggettivi, ma le verità antropologiche fondamentali sono oggettive.

Naturalmente, mancare di rispetto a qualcuno che sperimenta una disforia di qualsiasi tipo, compresa una disforia di genere, è sbagliato. Ridicolizzare, canzonare o dileggiare qualcuno che sta cercando di affrontare una disforia, è crudele e grottesco. E’, infatti, non cristiano e, per essere schiettamente giudicante, peccaminoso. E questo è vero indipendentemente dal fatto che un individuo che sperimenta una disforia la affronti in un modo che noi crediamo (o la Chiesa insegna) renda giustizia ai nostri obblighi verso la verità sulla persona umana e la sua identità. Ti ho sempre elogiato e lodato per aver difeso l’umanità e la dignità di tutte le persone, compresi quelli che si identificano come “minoranze sessuali”, compresi quelli che si identificano come transgender. Ma spero che anche tu, in particolare nel tuo ministero pastorale individuale e nel tuo commento pubblico, fonderai il tuo lavoro sulle verità proclamate dalla Chiesa sulla nostra natura incarnata di maschio e femmina.

Avremmo motivi convincenti per affermare queste verità – e per unirci a Papa Francesco nel respingere le ideologie di genere che le rifiutano o le compromettono – anche se non fossimo cattolici. Una sana filosofia è una sana filosofia. Ma come cattolici abbiamo ulteriori motivi per occuparci di queste verità e per unirci alla loro proclamazione, anche quando testimoniarle è difficile e rischioso, come è diventato ai nostri giorni in cui le verità antropologiche e morali fondamentali proclamate dalla Chiesa sono impopolari tra i potenti e le persone influenti. E, se posso dirlo, queste verità devono essere alla base della cura pastorale di un sacerdote o di un diacono nei confronti dei cattolici che sperimentano, e così spesso lottano profondamente con, le disforie di genere. È fondamentale per chi fornisce la cura pastorale dire la verità – l’intera verità – nell’amore, anche quando la verità, o aspetti della verità, sono sgraditi e forse sgradevoli. Trattenere la verità, anche per un senso di compassione, equivale a non amare veramente la persona a cui si è al servizio. La verità, cui noi cattolici crediamo, è liberatrice e vivificante, anche quando è difficile da ascoltare e difficile da vivere. La pastorale e la verità sono nella stessa unità “ilomorfa” del corpo e dello spirito. Sono inseparabili – e ogni tentativo di separarli si rivelerà, alla fine, qualcosa di molto peggio di un semplice fallimento. E il prezzo più alto sarà pagato da coloro che hanno più bisogno di ascoltare tutta la verità proclamata.

In fede, Robby.

 

Fonte: Mirror of Justice




Card. Eijk: la Teoria del gender mette a rischio la morale sessuale ed il senso e l’annuncio della fede cristiana

Il card. Willem Jacobus Eijk è laureato in medicina e prima di entrare nel seminario avviò gli studi di Bioetica medica all’università di Leida. È probabilmente la persona del clero più “ferrata” nelle materie bioetiche in questo momento. Ed è anche per questo che al Rome Life Forum di Roma, che si è tenuto 16 maggio scorso, ha tenuto la relazione sul tema del gender e le sue implicazioni sulla morale sessuale e l’annuncio della fede cristiana stessa.

Il suo è un intervento molto interessante che propongo ai lettori di questo blog nella mia traduzione.

Chiesa e LGBT

Chiesa e LGBT

 

La teoria del genere (Gender, ndr) è certamente uno sviluppo moderno che contrappone la città della specie umana alla città di Dio e l’ordine mondiale alla fede cristiana.

Che cosa comporta la teoria del genere? Il termine “sesso” si riferisce alle due categorie, “maschile” e “femminile” perché gli esseri umani e la maggior parte degli esseri viventi sono classificati in base alle differenze anatomiche e fisiologiche dei loro organi riproduttivi e delle caratteristiche sessuali secondarie. Negli anni ’50 è stato introdotto il termine “genere” (Gender, ndr). Ciò si riferisce più ai ruoli sociali dell’uomo e della donna.(1) La nozione fondamentale della teoria del genere è che questo ruolo sociale non ha alcuna, o solo una remota, connessione con il sesso biologico.

In passato, il genere come ruolo sociale sarebbe stato imposto dalla società agli uomini e alle donne, e lo è ancora oggi in molte parti del mondo. Tuttavia, nella società occidentale, con il suo iper individualismo e la sua etica autonoma associata, l’individuo è invitato a non accettare un ruolo imposto dalla società, ma a fare una scelta autonoma riguardo al genere. Inoltre, a questa persona sfugge il fatto che, su questa materia, l’individuo è guidato dall’opinione pubblica, dai mass media e sociali e dal mondo della pubblicità. In pratica, l’individuo ha semplicemente l’impressione di avere un’autonomia.

Il ruolo scelto dall’individuo si chiama “identità di genere”. L’individuo potrebbe scegliere questa identità di genere senza pressioni sociali e indipendentemente dal sesso biologico. Così l’individuo potrebbe, a seconda del suo orientamento sessuale, scegliere di essere un uomo eterosessuale, donna eterosessuale, omosessuale, lesbica, transessuale, transgender o neutro.(2) Un transgender è una persona la cui identità di genere non corrisponde al suo sesso biologico: l’individuo si sente una donna, anche se biologicamente un uomo, o viceversa. Un caso in cui un individuo sia insoddisfatto del suo sesso è noto come disforia di genere. Un transessuale è un transgender che intende subire un cambiamento o ha subito un cambiamento di sesso biologico verso l’altro sesso attraverso trattamenti medici e operazioni chirurgiche.

Ci sono molte organizzazioni che, ovunque e anche al di fuori del mondo occidentale, mirano ad introdurre il rispetto per l’individuo che voglia scegliere la propria identità di genere; questo è noto come uguaglianza di genere. Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un programma per promuovere e facilitare, a livello istituzionale, una politica che esige il rispetto del genere, dell’uguaglianza e dei diritti umani.(3) Le organizzazioni internazionali impongono infatti alle autorità nazionali e ad altre organizzazioni l’obbligo, attraverso la concessione di sussidi finanziari o la minaccia di trattenerli, di garantire ai singoli la libertà di scelta di genere. Impongono inoltre l’obbligo di facilitare tale scelta nel caso della persona transgender, offrendo cure mediche o chirurgiche, ove necessario, per adattare le caratteristiche biologiche sessuali al sesso scelto. In molti paesi occidentali, l’assicurazione sanitaria di base o i sistemi sanitari nazionali rimborsano parzialmente o totalmente i costi di tali trattamenti e operazioni chirurgiche. I programmi educativi cercano di sensibilizzare i bambini, a livello di scuola primaria, alla necessità di considerare e scegliere il loro genere il più presto possibile fin da piccoli. In circostanze in cui i bambini che credono di essere transgender, ma sono ancora incerti del proprio sesso, l’insorgenza dello sviluppo puberale può essere arrestata somministrando un farmaco ormonale noto come triptorelina,(4) per dare al bambino in questione il tempo ritenuto necessario per riflettere su questa scelta. A parte gli effetti collaterali della triptorelina, occorre considerare il fatto che molti giovani vivono periodi in cui dubitano della propria identità, compresa quella del proprio sesso. Questo fa parte del normale sviluppo puberale. Il blocco della pubertà in queste circostanze rischia di aggravare un problema che sarebbe scomparso spontaneamente, o addirittura di creare un problema che non sarebbe mai esistito se non si fosse verificato l’intervento di somministrazione della triptorelina. Va osservato che, dopo il passaggio ad un altro sesso, molte persone transgender sono insoddisfatte, hanno problemi psicologici e quindi desiderano tornare al sesso di origine.(5)


Radicalizzazione del genere come radice della teoria del genere


La teoria del genere affonda le sue radici nella radicalizzazione del femminismo degli anni Sessanta e Settanta(6) , e che di fatto è iniziata negli scritti di Simone de Beauvoir (1908-1986). Ha scritto nel suo libro, Il secondo sesso, che ha pubblicato nel 1949 la famosa sezione:

Non si nasce donna, ma si diventa donna. Nessun destino biologico, psicologico o economico determina la figura che la donna presenta nella società; è la civiltà nel suo insieme che genera questo prodotto, un livello intermedio tra il maschio e l’eunuco, definito come femmina“(7) .

Nella preadolescenza non ci sono molte differenze tra un ragazzo e una ragazza. Tuttavia, dall’inizio di questa fase, il ragazzo viene ammesso nel mondo degli uomini, mentre la ragazza deve rimanere nel mondo delle donne ed è quindi costretta ad assumere il ruolo sociale di donna (evidentemente, De Beauvoir parla della propria adolescenza, vissuta negli anni dopo la prima guerra mondiale). Dal momento in cui una ragazza matura fisicamente, la società sviluppa una certa ostilità nei suoi confronti: la madre critica il suo corpo e la sua posizione, mentre l’interesse dei maschi per il suo corpo la fa sentire come un oggetto sessuale fisico.

Non si può non riconoscere nelle sue idee l’influenza della teoria di Sigmund Freud (1856-1939) della perversità polimorfa.(8) Questa teoria dice che la persona umana originaria non ha alcun orientamento sessuale, nel senso moderno accordato al genere, cioè non è né eterosessuale né omosessuale, ma diventa l’uno o l’altro a seconda di come si sviluppano i rapporti psicologici con i suoi genitori. Quando, nell’ambiente parentale, il bambino indirizza i suoi desideri sessuali al genitore del sesso opposto, il bambino diventa eterosessuale. Se indirizza i suoi desideri sessuali al genitore dello stesso sesso, il bambino diventerà omosessuale.

Sotto l’influenza di queste idee e di altri fattori (9), il femminismo radicalizzato è convinto che il ruolo della donna sposata come strumento di procreazione e di educazione della prole è solo un ruolo sociale, finora imposto dalla società. E’ anche convinta che la donna può liberarsi da tutto ciò, persino deve, attraverso la contraccezione e la riproduzione artificiale. Nel 1970 la femminista radicale Firestone afferma che, una volta liberate dalla “tirannia della loro biologia riproduttiva” (10), le donne avrebbero potuto scegliere il loro ruolo, indipendentemente dal loro sesso biologico. Questa liberazione richiede anche un attacco all’unità sociale organizzata che circonda la riproduzione e l’assoggettamento della donna al suo destino biologico, cioè la famiglia. (11) Firestone ha esteso questa richiesta alla distruzione di tutte le istituzioni che separano i sessi gli uni dagli altri e i bambini dal mondo adulto, come le scuole elementari. Aggiunge una richiesta di “libertà di tutte le donne e di tutti i bambini di fare quello che vogliono sessualmente” (12). La rivoluzione finale del femminismo genererebbe in questo modo una nuova società, in cui “l’umanità potrebbe tornare alla sua naturale sessualità polimorfa – ogni forma di sessualità sarebbe consentita e assecondata”(13).

Quindi, dal femminismo radicale, è emersa la teoria del genere. Il fatto che questa teoria abbia avuto origine nel fatto che l’introduzione della contraccezione ormonale su larga scala negli anni Sessanta ha reso possibile quella che è nota come liberazione della donna dalla sua biologia riproduttiva, aprendo così la strada al distacco totale del genere dal sesso biologico, sottolinea ancora una volta la natura profetica dell’Enciclica Humanae vitae di Paolo VI. L’Enciclica non ha chiaramente previsto questi sviluppi nel 1968, anno in cui è stata pubblicata. Tuttavia, questa Enciclica ebbe in seguito un significato più ampio che nel solo campo della procreazione. I tentativi del massone francese e ginecologo Pierre Simon ne sono un’ulteriore dimostrazione. Il suo scopo era quello di permettere alla persona umana stessa, piuttosto che a un Creatore, di dare la propria forma alla sua natura e alla sua vita. Egli vide un modo per raggiungere questo obiettivo in ginecologia. Un primo passo sulla strada fu, per lui, la più ampia promulgazione possibile di mezzi contraccettivi per realizzare un cambiamento radicale del concetto di famiglia.(14)

Nel 1990 Judith Butler dedusse che l’imposizione del ruolo sociale convenzionale sulla donna e dell’eterosessualità come norma per vivere la sessualità da parte della società fosse una componente di un piano politico, fondato su una metafisica errata sulla sostanza. Riferendosi alla nozione di Friedrich Nietzsche secondo cui “non c’è identità di genere dietro l’azione, l’effetto e il divenire” (15) Butler dice: “non c’è identità di genere dietro le espressioni di genere, ma l’identità è costituita performativamente dalle sue espressioni ‘proprie’, che si dice siano i risultati di queste ultime”(16) Dice che il genere imposto ad una donna è costruito dal potere, “in parte in termini di convinzioni falliche ed eterosessuali”(17).

Ciò significa che, nel genere inteso come ruolo sociale dell’uomo e della donna, ci sono aspetti socialmente determinanti: il fatto che le donne guadagnano generalmente meno degli uomini per lo stesso lavoro, il fatto che, fino a poco tempo fa, non era legale per una donna guidare un’auto in Arabia Saudita, o che, anche nei Paesi Bassi, una donna sposata non poteva avere un conto corrente bancario proprio o tenuta ad abbandonare il matrimonio fino agli anni ’50. Tuttavia, vi sono aspetti indissolubilmente legati al sesso biologico, ad esempio il ruolo dell’uomo e il ruolo della donna nel matrimonio, nella famiglia, nella procreazione, come padre e madre.


La Teoria di genere alla luce della visione cristiana dell’uomo


Il fatto che oggi l’opinione pubblica accetti facilmente il distacco totale del genere dal sesso biologico è la conseguenza di un “cocktail”, cioè dell’iperindividualismo con la sua etica autonoma, sopracitata, e una particolare visione dell’uomo, oggi particolarmente dominante nel mondo anglosassone. Secondo questo punto di vista, la persona umana in quanto tale è limitata – consciamente o inconsciamente – alla “mente”, cioè alla coscienza razionale e centro della volontà autonoma, di fatto delle funzioni biochimiche e neurofisiologiche altamente complesse dei nuclei superiori e della corteccia del cervello. Si tratta quindi di una visione materialista della persona umana.(18) Il corpo è invece visto come qualcosa di secondario, non essenziale per la persona umana. Il corpo sarebbe, per la persona umana, la “mente” dell’uomo, puro mezzo di espressione di sé. La “mente”, in quanto persona umana autonoma, determina lo scopo e il significato del corpo, quindi anche l’identità di genere, senza dover tenere conto del sesso biologico del corpo.(19) Nella moralità sessuale, rimangono quindi due norme fondamentali: che non si devono subire danni o esercitare il potere su un partner sessuale.

Tuttavia, questa visione di autonomia quasi assoluta è incompatibile con l’esperienza che la persona umana ha una certa libertà entro certi limiti: ciò è determinato in gran parte dall’educazione fornita da genitori e insegnanti, amici, opinione pubblica e dai mezzi di comunicazione di massa e sociali, come abbiamo osservato in precedenza. Inoltre, la persona umana non è solo la sua “mente”, ma una unità di dimensione spirituale e materiale, anima e corpo. La persona umana non è solo la sua anima, o semplicemente il suo corpo, ma “corpore e anima unus” (Gaudium et spes, n. 14).(20) Sia l’uomo che la donna hanno la stessa anima – altrimenti avrebbero essenze diverse – e quindi la stessa dignità. Tuttavia, anche il corpo – compresi gli organi riproduttivi e sessuali – appartiene all’essere della persona umana ed è quindi, come la persona umana, un fine a se stesso e non solo un mezzo, il cui scopo può essere determinato dalla persona umana. Giovanni Paolo II scrive nella sua Enciclica Veritatis splendor:

Una libertà che si pretende di essere assoluta finisce per trattare il corpo umano come un dato grezzo, privo di ogni significato e di valori morali fino a quando la libertà non l’ha plasmato secondo il suo disegno”. (sezione 48).(21)

Tuttavia, il corpo umano non è un dato grezzop ma, poiché appartiene all’essere della persona umana, ha i propri scopi e significati che la persona umana non può cambiare. L’uomo e la donna non sono due specie diverse, ma rappresentano due partecipazioni diverse e reciprocamente complementari nella stessa natura umana. Questa complementarità non denota una differenza di perfezione o di status, ma implica che né l’uomo né la donna sono capaci di procreare, ma solo insieme: la moglie dona la paternità al marito e il marito la maternità alla moglie.  

La complementarità non si limita agli ambiti del matrimonio e della procreazione, ma riguarda anche le differenze biopsichiche nei loro rapporti come coniugi e con i terzi e con la società nel suo insieme. Il maschio ha la tendenza a concentrarsi sulla razionalità, ha un mondo interiore un po’ astratto, esprime generalmente sentimenti meno prontamente e predilige l’avventura e la sperimentazione. La donna, tuttavia, si concentra in particolare sulle cose concrete, ha una maggiore intuizione, esprime i sentimenti più facilmente ed è in generale più premurosa. Attraverso la loro complementarietà, che non esclude né l’uno né l’altro da diversi settori sociali, si completano a vicenda nella vita familiare, sociale e professionale. Anche gli uomini e le donne non sposati contribuiscono con i loro talenti alla vita personale e sociale secondo la loro complementarietà al di fuori dell’ambito del matrimonio e della procreazione.

Giovanni Paolo II ha arricchito questi principi da una prospettiva teologica nella sua teologia del corpo.(22) Il primo capitolo del libro della Genesi (23) collega la divisione della persona umana in due diversi sessi biologici direttamente al suo essere, creato a immagine di Dio:


“Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.” (Gen. 1,27).


A questo segue immediatamente il comando di Dio all’uomo e alla donna di procreare e sviluppare il creato essendo come amministratori:


“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra” (Gen. 1,28).


Giovanni Paolo II combina questo nella sua catechesi sulla Teologia del corpo con l’esegesi del secondo capitolo della Genesi, in cui il matrimonio è descritto come la più intensa comunione tra due persone umane:(24)


“Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.” (Gen. 2,24).


C’è un solo Dio in tre Persone. Dio è in se stesso una comunità di tre Persone, che si differenziano nei loro rapporti reciproci, si amano e si donano totalmente gli uni agli altri. Qualcosa dell'”unità della Trinità” si rispecchia per analogia nella comunità più intima delle persone, cioè il matrimonio, in cui l’uomo e la donna, entrambe persone umane, ma reciprocamente complementari, si amano e si donano totalmente l’uno all’altro, a livello spirituale, emotivo e fisico (Mulieris dignitatem sezione 7;(25) Familiaris consortio sezione 11).(26).

Giovanni Paolo II ha anche osservato un’analogia tra l’eterna procreazione del Figlio da parte del Padre e dello Spirito Santo da parte del Padre e del Figlio da un lato e la procreazione umana dall’altro. La donazione reciproca totale dell’uomo e della donna nel matrimonio diventa feconda nel generare (e nell’educazione di nuove persone umane. La generazione in Dio, pur essendo interamente divina e spirituale, è il modello assoluto per la generazione dell’uomo, che è “propria dell'”unità dei due” (Mulieris dignitatem sezione 8).(27) Sia la persona umana in due sessi biologici che la generazione umana sono state create ad immagine di Dio. Gli aspetti essenziali dei generi maschile e femminile, come sposi, come padre e madre e come sessi biologici umani sono quindi ugualmente ancorati all’essere creato a immagine di Dio e fanno parte dell’ordine della creazione.

Simone de Beauvoir e altre femministe radicali percepiscono il disprezzo della donna come oggetto di piaceri e repressioni carnali e come madre, un essere destinato, in termini funzionali, alla riproduzione e all’educazione, in un ruolo e in un genere che la società ha imposto. Giovanni Paolo II percepisce invece la fonte del disprezzo della donna nel peccato originale, che ha offuscato l’essere creato in Dio sia nell’uomo che nella donna, ma con conseguenze più gravi per quest’ultima. Perciò Dio dice alla donna, dopo la caduta nel peccato:


“(Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli).
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà” (Gen. 3,16)(28).


A questo proposito, Giovanni Paolo II raccomanda, come rimedio contro la discriminazione e la tentazione per le donne, osservabile in modi diversi nel corso della storia dell’umanità, la conversione al riconoscimento che sia l’uomo che la donna sono innanzitutto persone umane con la stessa dignità, entrambe create a immagine di Dio. E raccomanda anche la conversione al recente riconoscimento che la loro reciproca complementarietà, come conseguenza delle loro differenze biologiche, compresi gli aspetti essenziali del loro genere, è radicata nel loro essere.

 

Conseguenze della teoria di genere dell’annuncio della fede cristiana



La teoria del genere (gender, ndr) ha gravi conseguenze per la proclamazione della fede cristiana.

In primo luogo, la teoria del genere, che comporta il distacco quasi totale del genere dal sesso biologico, contraddice radicalmente l’insegnamento della Chiesa secondo il quale il luogo di una relazione sessuale può essere solo tra un uomo e una donna, all’interno del matrimonio, e deve sempre essere aperto alla procreazione. Al contrario, la teoria del genere sostiene la libera scelta del genere, indipendentemente dal sesso biologico, e accetta anche l’attività sessuale a piacimento, anche al di fuori del matrimonio e non aperta alla procreazione, ad esempio tra persone dello stesso sesso. Promuove anche il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso biologico e ritiene moralmente accettabile che tali persone adottino figli. Accetta i rapporti sessuali extraconiugali, la maternità surrogata e la riproduzione artificiale. Inoltre, la riassegnazione del sesso biologico nel transessuale comporta la sterilizzazione.

In secondo luogo, la teoria del genere, che ha origine nel femminismo radicalizzato, promuove la legalità dell’aborto procurato – utilizzando i termini eufemistici dei diritti sessuali e riproduttivi – per evitare che una donna che è diventata involontariamente incinta sia costretta ad assumere il ruolo di madre, visto come un ruolo imposto alle donne in passato nella società occidentale e ancora oggi in molti paesi del mondo.(29)

In terzo luogo, la teoria del genere ostacola l’annuncio della fede cristiana e mina i ruoli di padre, madre, coniugi, matrimonio e relazioni tra figli e genitori. Dobbiamo renderci conto che la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa, e più tardi la teologia cattolica, hanno usato l’analogia tra le relazioni tra le tre Persone in Dio e la generazione divina da una parte, e la generazione umana dall’altra, per proclamare la fede cristiana. La rimozione o l’alterazione dei significati di padre, madre, matrimonio, paternità e maternità, rendono difficile annunciare la fede in un Dio in tre Persone, Dio Padre, Cristo come Figlio di Dio Padre, fatto uomo, e Maria come sposa dello Spirito Santo. Dio è identificato come il Padre e lo sposo del suo popolo d’Israele. Minare il significato del marito e della moglie significa minare la possibilità di annunciarlo.  In questo modo si danneggia anche l’analogia tra il rapporto tra Cristo e la Chiesa da una parte e il rapporto tra marito e moglie dall’altra (Efesini 5,21-33). Al di là di tutti gli altri argomenti, il fatto che il sacerdote, che rappresenta Cristo in persona e quindi ha la Chiesa come coniuge, deve essere un uomo, si fonda su questa analogia. La separazione del genere dal sesso biologico renderebbe, di per sé, irrilevante se il sacerdote è maschio o femmina.



Conclusione



La dimostrazione degli errori della teoria del genere è della massima urgenza, perché come risultato di tale teoria sono in gioco non solo la morale sessuale, ma anche l’annuncio della fede cristiana in sé stessa.

 

Fonte: LifeSiteNews

 




Dreher accusa la Chiesa Cattolica del Regno Unito di essersi arresa al Governo che obbliga i genitori all’ideologia gay per i propri figli

Rod Dreher in questo articolo su The American Conservative dell’8 maggio riprende il blog di un sacerdote inglese che accusa la Chiesa Cattolica del Regno Unito di essersi arresa alle pressioni governative per obbligare i genitori cattolici all’indottrinamento dei propri figli ad una sessualità disinibita e all’ideologia gay nelle scuole inglesi, anche cattoliche. In fondo alla traduzione troverete alcuni stralci dell’articolo originario in cui si comprenderà meglio la gravità della questione.

disegno fatto da bambino di genitori che fanno sesso

foto da Kidspot.com

Quando ero Cattolico, i miei amici ed io ridevamo di gusto della povera vecchia Chiesa Anglicana, di come fosse scivolata nel pantano del relativismo morale, e così via. Per noi era diverso, noi, con il nostro Magistero.

Gente, quelli sì che erano bei tempi! Ora sono i tempi sono questi, ci spiega il Rev. Jules Gomes*:

“Le autorità cattoliche in Inghilterra hanno appoggiato entusiasticamente le nuove leggi del governo  sull’“Educazione alle Relazioni e alla Sessualità”  (RSE) che annullano i diritti dei genitori, normalizzano il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il transgenderismo per bambini di appena quattro anni.

Il regolamento, approvato durante la settimana di Pasqua dalla Camera dei Lords, pone fine a una lunga battaglia intestina all’interno della Conferenza dei vescovi cattolici dell’Inghilterra e del Galles e del Catholic Education Service sulla questione dell’insegnamento delle relazioni tra persone dello stesso sesso nelle scuole primarie e il ruolo dei genitori come educatori “primari e originali” dei loro figli.

Lo  strumento statutario , che rende obbligatorio l’insegnamento delle relazioni LGBT e delle pratiche sessuali, abolisce il diritto dei genitori di ritirare i bambini della scuola elementare (dai 4 agli 11 anni) dall’insegnamento di “Educazione alle Relazioni”, dove ai bambini verranno insegnate le relazioni omosessuali e la genitorialità tra persone dello stesso sesso.”

Il dott. Gomes cita questo post dell’attivista cattolico gay Terence sul suo blog Queering The Church (Rendere “Queer” la Chiesa,. n.d.t.), in cui afferma che la principale lobby gay britannica Stonewall manovra i responsabili politici cattolici:

Come persona che ha (due volte) partecipato presso Stonewall alla formazione per combattere il bullismo HBT (omofobico/ bifobico/transfobico) nelle scuole inglesi, posso confermare che gran parte di questo materiale non è solo “simile” al materiale di Stonewall – è identico a parte di ciò che è stato utilizzato nella formazione di Stonewall. Alcuni altri materiali sono citazioni dirette di pubblicazioni di Stonewall di pubblico dominio.

… Ciò che trovo particolarmente sorprendente di questa iniziativa, è che deliberatamente o meno, i vescovi inglesi hanno effettivamente avviato una partnership informale con Stonewall. Non molto tempo fa, c’era (su entrambi i lati della barricata) la netta sensazione che Stonewall e le chiese fossero necessariamente in opposizione l’una all’altra. Da parte di Stonewall, sotto la guida dell’attuale direttore esecutivo Ruth Hunt, Stonewall sta promuovendo attivamente alleanze con gruppi LGBT basati sulla fede. E ora sembra che anche i vescovi cattolici stiano vedendo del valore nel lavoro di Stonewall per combattere l’omofobia e il bullismo.

Ecco la dichiarazione ufficiale di Paul Barber , che dirige il Catholic Education Service, l’organizzazione che supervisiona le scuole cattoliche:

Paul Barber, direttore del Catholic Education Service, ha commentato: “Accogliamo con favore questo impegno da parte del Governo per migliorare l’“Educazione alle Relazioni e alla Sessualità” in tutte le scuole.

“L’educazione cattolica è centrata sulla formazione del bambino nella sua interezza e  una Educazione Sessuale adeguata all’età ne è una parte essenziale. È essenziale per creare giovani ben formati, per attrezzare gli studenti a scegliere bene nella vita e per proteggere i nostri figli.

“In quanto tale, il settore delle scuole cattoliche è l’unico nel paese ad avere un curriculum di Educazione Sessuale completo e olistico per le età dai 3 ai 19. Le proposte annunciate oggi dal governo sono compatibili con il percorso formativo del modello cattolico.

“In effetti, la guida statutaria del Governo riconosce che per le scuole il programma cattolico di Educazione Sessuale sia un eccellente esempio da utilizzare ed è una delle poche organizzazioni esterne a cui la guida fa riferimento come esempio di migliori pratiche.

“La Chiesa cattolica insegna che i genitori sono i principali educatori dei loro figli e siamo lieti di vedere il governo condividere questo principio fondamentale”.

Questo è quanto. Le famiglie cattoliche in Inghilterra che credono in ciò che la loro Chiesa insegna sulla sessualità non possono fare affidamento sui vescovi per difendere l’insegnamento cattolico o gli interessi dei loro figli. Che altra scelta c’è oltre l’opzione Benedetto?

Certo, probabilmente se i vescovi avessero mantenuto ferme le loro posizioni sarebbero stati seguiti da pochissimi Cattolici inglesi. Ma una cosa è arrendersi quando non ci sono più truppe con cui combattere, e un’altra capitolare con entusiasmo.

***********************

*Per capire meglio la qualità dei programmi di “Educazione alle Relazioni e alla Sessualità” e l’indignazione dell’autore, riprendiamo qui alcuni passaggi dell’articolo originario:

 

Lo strumento statutario , che rende obbligatorio l’insegnamento delle relazioni LGBT e delle pratiche sessuali, abolisce il diritto dei genitori di ritirare i bambini della scuola elementare (dai 4 agli 11 anni) dall’insegnamento dell’Educazione alle Relazioni, dove verranno spiegate ai bambini le relazioni tra persone dello stesso sesso e insegnato che insieme possono avere figli.

I genitori potranno ancora ritirare i loro figli delle elementari dall’“Educazione Sessuale”, ma per il ritiro dei figli nelle scuole secondarie i genitori dovranno chiedere il permesso del preside. Il dirigente scolastico potrà respingere questa “richiesta”.

I bambini nelle lezioni di “Educazione alle Relazioni” dovranno dimostrare “rispetto” e accettazione per le relazioni gay, concordando sul fatto che tali relazioni sono altrettanto normali, valide, positive e benefiche del matrimonio tradizionale.

Nonostante la vigorosa opposizione alla legge da parte dei Cattolici tradizionalisti e le proteste pubbliche portate avanti da genitori musulmani in varie città in Inghilterra, il Catholic Education Service (CES), che rappresenta la politica educativa dei Vescovi per 2300 scuole e college cattolici in Inghilterra e Galles, ha accolto con entusiasmo le nuove  disposizioni.

Lord Agnew, il Ministro responsabile per le Scuole confessionali, nel dibattito alla Camera dei Lord ha affermato che le linee guida hanno il “forte sostegno” del Board of Deputies (ebrei) nonché della Chiesa Anglicana e del Catholic Education Service. “Ci aspettiamo che i livelli di ritiro siano molto bassi; il Servizio Educativo Cattolico osserva che il tasso di abbandono dall’Educazione Sessuale nelle scuole cattoliche è dello 0,01%”, ha affermato.

[…]

Ignorando il fatto che il Governo si è appropriato dei diritti dei genitori, Barber ha affermato che il Governo condivideva l’opinione della Chiesa cattolica sui genitori come primi educatori dei loro figli e che il CES era “lieto di vedere il Governo condividere questo principio fondamentale”.

A fronte di questa affermazione, il dott. Tom Rogers, Responsabile della formazione cattolica della Società per la Protezione dei Bambini non-ancora-nati (SPUC) ha dichiarato: “Il sostegno del CES alla recente legislazione governativa sulla Educazione alle Relazioni e alla Sessualità, in particolare, rappresenta un terrificante tradimento dei genitori cattolici, e in definitiva di tutti i genitori, che cercano di vivere il ruolo dato loro da Dio quali educatori primari dei loro figli “.

Alcune fonti cattoliche riferiscono che i progressisti, influenzati dall’organizzazione militante LGBT Stonewall, hanno vinto una lunga battaglia interna usando la risorsa Creato ad immagine di Dio: impegnarsi contro il bullismo omofobico e bifobico nelle scuole cattoliche come un “cavallo di Troia per spianare la strada ad un programma di indottrinamento LGBT più esplicito. ”

La dispensa di 40 pagine, prodotta congiuntamente dal CES e dall’Università di St Mary, a Twickenham, travisa l’insegnamento cattolico. Afferma che le persone omosessuali “devono essere accettate con rispetto, compassione e sensibilità” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2358), ma tralascia il punto che si riferisce agli “atti omosessuali come atti di grave depravazione” e agli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”.

La dispensa cita la lettera sulla Pastorale delle persone omosessuali dove si afferma “che le inclinazioni omosessuali non sono peccaminose”, ma dimentica di citare la frase intera che continua con “costituiscono tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”

[…]

Un chierico, parlando dietro anonimato, ha accusato il cardinale Vincent Nichols per la resa del CES al programma LGBT. “Il cardinale Nichols come ex presidente del CES è noto per il suo sostegno al “Masses Pastoral Council” di Soho, noto per organizzare “Messe gay”. Ha persino detto ai cattolici che protestavano contro queste messe gay di “tenere a freno la lingua”. C’è una serie di indizi che indicano una visione del mondo all’interno del CES che abbraccia l’ideologia LBGT ed è sprezzante rispetto alla dottrina morale cattolica “, ha spiegato.

Nel frattempo, i critici che contestavano l’encomio di Barber alla legge sull’Educazione alle Relazioni e alla Sessualità come adeguata in base all’età indicavano il libretto illustrato Troppo, troppo giovane: denuncia dei materiali di “Educazione alle Relazioni e alla Sessualità” della scuola primaria prodotti dall’Istituto Cristiano che smaschera risorse esplicite già utilizzate nelle scuole elementari.

La storica della sessualità e attivista, la dott.ssa Lisa Nolland, ha contestato la versione del RSE di Barber come “sicura”. “Alcune delle cose che passano sotto questa rubrica è lontano mille miglia dall’essere “sano” o “sicuro”: provate a cercare “fisting” o “felching ” nel famoso” Respect Yourself “(per tredicenni) approvato dal NHS,” ha detto la dr.ssa Nolland.

“O vedi Brook’s Traffic Light Tool, che dà una semaforo verde al sesso orale, anale e vaginale tra tredicenni, purché vi sia una certa vicinanza nello sviluppo e nell’età. Questi “consigli” vengono ora offerto ai giovanissimi e nelle carte c’è molto di più e come rispondono i leader che hanno responsabilità di cura, invece? “, ha chiesto.




“Gli uomini sono diversi dalle donne? Un punto di vista estremo”

Sì, oggi dire che un uomo e una donna sono diversi sembra che si stia affermando qualcosa di estremo, qualcosa fuori dal mondo, qualcosa che non può essere accettato, tantomeno tollerato!!! Ascoltate cosa è successo a questo professore. Ce lo racconta Aurelio Porfiri in questo breve video.

 




Perdita dell’identità

La teoria gender e la perdita della identità.

Lo scrittore C.S. Lewis, conosciuto per “Le cronache di Narnia”, scrisse anche un racconto satirico in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore, su come assicurare la dannazione dell’anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”. Naturalmente per il diavolo Dio è un “Nemico”, mentre il capo dei diavoli è il “Padre della Terra”.

Allo stesso modo, l’autore di questo articolo, Regis Nicoll, immagina che un diavolo scriva una lettera ad un suo collega, di nome Swillpit, compiacendosi della stoltezza umana riguardo alla facilità con cui gli uomini stanno auto-distruggendo il concetto creaturalità, la loro identità sessuale, maschile e femminile, mentre abbracciano la ingannevole ideologia gender.

La traduzione è di Filippo Serini.

 

 

 

Caro Swillpit,

Hai notato quanto gli esseri umani siano ossessionati nel proteggere le loro informazioni personali terrorizzati dal furto d’identità, dimentichi del fatto che ci hanno già rinunciato molto prima dell’era digitale?

C’era un tempo in cui accettavano la loro umanità come qualcosa di innato, immutabile e donato. Accipicchia! Quella parola riesce sempre a provocarmi un reflusso gastroesofageo.

Ad ogni modo, è da diverso tempo che questa idea è soggetta a una continua erosione. Perché persino ai tempi del Falegname (come diavolo non riesce a pronuciare la parola Gesù Cristo, ndr), quando insegnava agli scribi di dare allo Stato quello che ad esso era dovuto a seconda dell’immagine impressa sulla moneta, non riuscirono a seguire la sua linea di pensiero: ossia ciò che dovevano a Colui la cui immagine era impressa su di loro. Delizioso!

Tuttavia, una volta che il “Vecchio Ritornello” giunse all’orecchio di un importante leader del pensiero con tre paroline—  “L’esistenza precede l’essenza” — l’erosione si è tramutata in distruzione. Con tutta la forza di una palla da demolizione, il concetto di natura umana come qualcosa di intrinseco, fisso e universale è stato demolito. Al posto della natura umana è stata eretta “l’identità”, un senso di sé personalizzato che è emergente e malleabile sulla base dei desideri individuali e dell’educazione ricevuta.

L’identità è diventata il diadema di Sé—un essere radicalmente autonomo che non prende le sue direttive dall’Alto, ma dall’interno—o, più precisamente, dall’Inferno.

Basti pensare che, con un motivetto accattivante, abbiamo strappato la loro vera identità, “donata da DIOO”, spingendoli verso una identità autodeterminata.

E con quanta velocità se ne sono impossessati! Vedendo se stessi attraverso il loro Caleidoscopio dei piaceri, delle cose non gradite, degli atteggiamenti, degli utilizzi, dei voleri e dei bisogni— sì, bisogni, di togliersi ogni desiderio, assaggiare ogni frutto, placare ogni sete, assecondare ogni passione, e inseguire i loro cuori e sogni, beatamente ignari che essi sono diligentemente inclini ad assecondare la volontà del nostro Padre sulla Terra (cioè il Diavolo, ndr) così come all’Inferno. Dolce, eh?

Il modo in cui il Nemico (cioè Dio, ndr) ha predisposto tutte le cose, la sua impronta era volta ad attirarli nella pienezza, armonia e unità con lui e tutta la Creazione. E per un momento, ci riuscì. Per un breve istante, sperimentarono l’unione con lui, tra di loro e con l’ambiente circostante, tutto secondo il piano.

Poi il nostro Padre (sulla Terra, cioè il Diavolo, ndr) separò rapidamente ciò che il nostro Nemico (cioè Dio, ndr) aveva messo insieme. Gettò la coppia nella confusione riguardo il loro essere e il posto dove si trovavano. Lavorò in maniera formidabile, contrapponendoli al loro Creatore e, a sua volta, contro loro stessi. Non ci volle molto prima che discendessero giù nel vortice infernale dell’ostilità: il marito si sollevò contro la moglie, il fratello contro il fratello, il vicino contro il vicino, il figlio contro il padre e infine la madre contro la figlia. Presto le ostilità portarono alle divisioni che provocarono sempre più avversioni e divisioni.

Oggi, quelle divisioni includono razza, sesso, classe, nazionalità, religione, etnia e orientamento politico. Il risultato è una matrice vertiginosa di identità che hanno diviso le creature in tribù sempre più piccole, suscitando diffidenza, sospetti e ostilità responsabili della successione continua di rivoluzioni, guerre, genocidi, sfruttamenti e oppressioni che hanno caratterizzato il loro genere.

Spero che tu possa capire che se si continua di questo passo, il numero delle tribù sarà presto uguale al numero delle persone, creando uno stato massimo di “alterità” — un vero inferno sulla terra. Sai, quel tale Lewis (lo scrittore C.S. Lewis, autore, tra l’altro, de “Le cronache di Narnia” e “Le lettere di Berlicche”, ndr) aveva intuito qualcosa con il suo Gran o  Grande Divorzio. Per fortuna, non ne ha risvegliati troppi dai loro torpori narcisistici.

Recentemente, la loro atomizzazione è accelerata attraverso il miscuglio di due nuove distinzioni: “il genere” e “l’orientamento sessuale.”

Ricordeai che fino a poco tempo fa, si usava “gender” per riferirsi alla categoria biologica di maschio o femmina. Ma qualche decennio fa alcuni pensatori influenti cominciarono a scindere il genere dalle sue categorie binarie di maschio e femmina. Intenti a liberare le donne dalla vittimizzazione “prodotta” dal pensiero tradizionale, hanno sostenuto che il genere non è una questione di biologia, ma del proprio senso di mascolinità o femminilità, che può situarsi ovunque lungo una linea continua. E riesci a crederci, Swillpit, che questo argomento oggi è vincente?!

Per esempio, una delle loro imprese di maggior successo—MyFace, SpaceBook (si capisce a quale società l’autore si riferisce?, ndr), o qualcosa del genere—permette ai suoi utenti di identificarsi con 54 generi diversi! Cose come, “Transgender”, “Trans Man”, “Trans Woman”, “Genderqueer”, e “Gender Questioning”. Dubito che sappiano cosa significhino. Eppure, per merito dei nostri inganni, ci sono uomini che sono davvero convinti di essere donne intrappolate in corpi maschili e donne che si credono uomini intrappolati in corpi femminili. Questa è la separazione definitiva che li divide dalla loro stessa (vera) natura.

Si sono spinti fino ad inventare un nuovo diritto: la libertà di esprimere liberamente la propria identità di genere, che ha portato a leggi che rendono possibile l’accesso da parte di ragazzi confusi nei bagni delle ragazze. E pensare che tutto questo è cominciato in risposta alla vittimizzazione delle donne.

Ma ora viene il bello.

I loro esperti li hanno ulteriormente convinti che il loro genere può cambiare con il tempo e con le fasi della vita. Immagina il povero allocco che si considerava maschio ieri, e oggi femmina o “pangender” domani. Pensa ai danni collaterali che infligge su sua moglie e sui suoi figli. Senza un consenso sociale che critichi la sua scelta di vivere fuori dalla sua identità, la sua famiglia non può che guardarsi e interrogarsi: sua moglie, sul significato del suo ruolo di persona che ama (lesbica o etero?); i suoi figli, su come possono relazionarsi con i loro mamma, papà o mamma/papà trasformati.

Per passare a discorsi più leggeri, pensa a tutte le forme che tengono insieme il loro complesso burocratico – in particolare, alle caselle di spunta maschile/femminile. Queste dovranno essere sostituite da una matrice per marcare la loro sensibilità di genere o da un processo di aggiornamento e ripresentazione man mano che queste sensibilità cambiano. Questo da solo è sufficiente a farli girare come piatti per anni.

Poi c’è la categoria dell'”orientamento sessuale” per cui certe tendenze sessuali, precedentemente considerate deplorevoli, sono state elevate da peccatucci a virtù. Infatti, se qualcuno ricerca elogi dalle élites del mondo libero, non deve salvare un bambino da un edificio in fiamme, contrastare un attacco terroristico, colpire una folla di bastonatori di cuccioli di foche, o fare qualcosa per il miglioramento della loro specie o del mondo – tutto quello che deve fare è pronunciare due paroline, “Sono gay”.

Perché mai, un tale che ha fatto outing, dopo essere stato ingaggiato prossimo alla fine della carriera nella NFL (National Football League è la maggiore lega professionistica nordamericana di football americano, ndr), è stato celebrato dai media come “il più importante giocatore di calcio della nazione”. (Dopo una stagione è stato escluso dalla lega per scomparire nel dimenticatoio).

Allo stesso tempo, tutto quello che qualcuno deve fare per essere rigettato come un troglodita che si aggrappa alla sua fede e alle sue armi, è pronunciare altre due parole: “Sono cristiano”.

Ora – e questa è una vera chicca – mentre l’intellighenzia insiste che l’identità di genere può cambiare nel tempo, essi (i cristiani, ndr) affermano che l’orientamento sessuale non cambia e non può cambiare, mai, indipendentemente dalla natura, dalla educazione, forza di volontà o arti terapeutiche.

Swillpit, solo nel mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie che abbiamo creato, qualcosa di palesemente innato come il genere potrebbe essere considerato un prodotto malleabile dei sentimenti, mentre il desiderio sessuale è un fatto inalterabile della vita.

Oserei dire che il furto di identità è, forse, il capolavoro di tutta la nostra cattiveria. Certo, ci sono voluti decenni, ma oggi posso affermare con

certezza che la loro identità, così come è stata creata in origine, è stata ridotta ad uno spettro di una memoria a lungo sepolta, soppiantata da un sempre più soffocante senso di sé che li estraneerà sempre di più dal loro Creatore, l’uno dall’altro e dal mondo che condividono.

 

(Oh, Padre Infernale, Accellera i Tempi!

Il Tuo Devoto Consigliere).

 

 

 

Fonte: Crisis Magazine

 

 

Regis Nicoll è un ingegnere nucleare in pensione e un membro del Colson Center, scrive commenti sulla fede e la cultura. Il suo nuovo libro si intitola Why There Is a God: And Why It Matters




Desmond, un bambino ostaggio del politicamente corretto

di Annarosa Rossetto

 

Desmond, un bambino ostaggio del politicamente corretto.

Portereste vostra figlia undicenne ad esibirsi in un club di Burlesque? Se una famiglia aprisse un profilo sui principali Social Media con foto e video in cui in abiti provocanti ammicca e per questo riceve soldi da uomini nessuno si scandalizzerebbe e segnalerebbe la cosa ai Servizi Sociali? Le autorità la lascerebbero esibire in locali pubblici di quel tipo? Nessun giornale farebbe reportage scandalizzati chiedendo il rispetto del suo essere una bambina innocente da non esporre agli occhi vogliosi di uomini adulti? E se le tirassero addosso banconote per premiarla delle sue mosse goffamente sexy? Le femministe non griderebbero allo sfruttamento della sua femminilità acerba come una violenza a tutte le donne?

Beh, se si tratta di un maschietto che si traveste da drag queen e si esibisce con mosse provocanti davanti ad uomini gay che gli lanciano banconote, pare che la cosa sia socialmente accettabile.

Perché nessuno può aprire bocca contro qualcosa che succede nella “Comunità LGBTQ” col consenso dell’establishment senza rischiare di prendersi dell’omofobo e quindi, anche gli omosessuali che reputano queste esibizioni una cosa inopportuna, non hanno coraggio di alzare la voce.

Una giornalista sfida la comunità gay e di “genere non conforme” ad alzare la voce.

Vi propongo questo articolo di Jennifer Roback Morse, nella mia traduzione.

 

Foto ripresa dal profilo Facebook "Desmond is amazing"

Foto ripresa dal profilo Facebook “Desmond is amazing”

 

(ecco l’articolo di Jennifer Roback Morse:)

 

Immaginate questo scenario: due genitori regolarmente sposati incoraggiano la figlia di 11 anni a vestirsi con abiti provocanti e sexy. La portano in uno strip club e la fanno ballare sul palco. I clienti le lanciano soldi. Nessuno tocca la ragazza in alcun modo, nonostante l’ambiente.

Cosa dobbiamo pensare di questi genitori?

Ora immaginate quest’altro scenario: un prete invita un chierichetto a trascorrere le serate con lui. Il prete incoraggia il ragazzo a vestirsi con abiti femminili. Il prete dice al ragazzo quanto è bello e quanto è meraviglioso che stia esprimendo il suo vero sé. Il ragazzo e il prete trascorrono del tempo insieme a guardare video di uomini travestiti. Il prete organizza per il ragazzo di 11 anni l’esibizione in una discoteca che si rivolge principalmente a una clientela omosessuale. I clienti lanciano soldi al ragazzo. Nessuno, compreso il prete, tocca il ragazzo, al club o altrove.

Cosa dobbiamo pensare del prete?

Questi scenari completamente ipotetici si basano sugli eventi della vita reale di un ragazzo di 11 anni di nome Desmond . Indossa abiti femminili. I suoi genitori dicono che sceglie lui gli abiti e che ad indossarli si diverte. Gli abiti che sceglie non sono solo abiti femminili ordinari, ma vestiti femminili provocanti.

In effetti, l’abbigliamento scelto da lui è quello stereotipato della drag queen. I suoi genitori gli hanno organizzato un suo sito web, “Desmond Is Amazing” (Desmond è stupendo), per mostrare i suoi talenti come drag performer.

Non so se qualcuno lo abbia mai toccato in modo inappropriato. Ma i suoi genitori hanno organizzato una sua esibizione in una discoteca gay, dove i clienti gli lanciavano soldi.

Se una madre e un padre facessero questo ad una bambina, penseremmo che ci sia qualcosa di seriamente sbagliato in loro. Se un prete facesse questo a un ragazzino, gli si scatenerebbe contro l’intero Paese.

Riconosceremmo all’istante entrambe queste situazioni come strumentalizzazione e messa in pericolo di un bambino innocente. Riconosceremmo le prestazioni del nightclub come sfruttamento sessuale. Qualsiasi adulto che supportasse cose del genere sarebbe considerato un disgraziato. Alcune persone potrebbero chiedere ai Servizi Sociali di prendere in custodia il bambino o potrebbero chiedere alle autorità di confiscare la licenza del locale notturno.

Dico questo non per chiedere che Desmond venga tolto ai suoi genitori o per far chiudere la discoteca di New York che ha ospitato la sua esibizione.

Invece, voglio lanciare una sfida alle persone che si identificano come parte della “comunità LGBTQ”: per favore alzatevi in piedi ed esprimente pubblicamente dissenso su questa cosa.

Ho visto alcune persone che si definiscono “gay” o “progressisti” che si oppongono a questo fatto sui social media. Invito molti altri di voi a farsi sentire.

Il “Gay Establishment” potrebbe porre fine a questa eclatante strumentalizzazione di un bambino. Qualcuno potrebbe parlare pubblicamente dei limiti e dell’innocenza dell’infanzia. Inoltre, se lo facesse qualcuno di voi potrebbe probabilmente risolvere questo problema immediatamente, senza polemiche. Qualcuno della Human Rights Campaign (una nota associazione di difesa dei diritti LGBT N.d.T.) o altra simile organizzazione di sostegno potrebbe tranquillamente fare un appello ai genitori di Desmond: “Abbiamo speso milioni di dollari per convincere l’Americano medio che il transgenderismo è innocuo, che l’eteronormatività non è necessaria e che non siamo interessati a sessualizzare i bambini. State spaventando la gente. Finitela con questa cosa del vostro undicenne nei bar gay.” Scommetto che riuscirebbero a convincere i genitori di Desmond.

Se quelli che si considerano “minoranze sessuali” o di “genere non-conforme” si facessero sentire, il Gay Establishment non potrebbe che ascoltarli.

Queste organizzazioni parlano davvero per tutti coloro che si identificano come “LGBT” su ogni problema? Cosa pensano? Per loro un undicenne dovrebbe potersi esibire in un nightclub di questo tipo?

Sollevo questa domanda dalla mia esperienza di donna non conformista e non femminista. Il femminismo ufficiale non parla per me. Ovviamente cerca di dare l’impressione di parlare sempre per tutte le donne. Ma loro non parlano per me o per la maggior parte delle mie amiche. Non hanno mai parlato per me, e sono una donna da tutta la vita. Questo è ciò che mi spinge a chiedermi se il Gay Establishment parla davvero per tutte le persone che si riconoscono sotto la sua egida.

Se vogliono veramente contribuire al benessere di questo ragazzino, dovrebbero parlare contro la sua sessualizzazione. Invitateli a parlare sui social media contro questa sessualizzazione di un bambino. Invitateli a scrivere a Human Rights Campaign o a qualsiasi altro gruppo di sostegno che magari appoggiano. Anche voi potete scrivere a queste organizzazioni. Saranno più propensi ad ascoltare voi che me.

Allora forse potremo fermare la strumentalizzazione di questo bambino.

 

Fonte: National Catholic Register

Jennifer Roback Morse, Ph.D., è fondatrice e presidente del Ruth Institute e autrice di “Lo Stato Sessuale: come le ideologie d’élite stanno distruggendo vite e come la Chiesa ha sempre avuto ragione.”

 

Ecco il video in cui il bambino Desmond si esibisce in uno spettacolo nel night club per omosessuali e transessuali Oasis di San Francisco. Durante l’esibizione il bambino raccoglie dollari dagli adulti:




La “transizione” cancella il dolore di chi si considera transgender? Un transgender americano sostiene di no. Anzi

Un interessante articolo in cui lo scrittore e giornalista Ryan T.Anderson risponde ad un editoriale di Andrea Long Chu pubblicato domenica scorsa sul New York Times. L’autore, uno scrittore transgender, comunica il suo prossimo intervento di “transizione” da uomo a “donna”. Chu, pur asserendo il suo assoluto diritto ad ottenere l’intervento poiché questo è il suo desiderio, confessa una serie di dolorose verità sull’essere transessuale con una lucidità quasi crudele.

Del caso, su questo blog, abbiamo parlato anche qui.

Per chi conosce l’Inglese consigliamo la lettura integrale dell’editoriale in questione:

https://www.nytimes.com/2018/11/24/opinion/sunday/vaginoplasty-transgender-medicine.html.

Qui invece la replica/confutazione di Anderson.

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

Andrea Long Chu

Andrea Long Chu


Il New York Times rivela verità dolorose sulle vite dei transgender

 

Perché un medico dovrebbe eseguire un intervento chirurgico quando sa che questo non renderà felice il paziente, non conseguirà l’obiettivo previsto, non migliorerà la problematica di base, potrebbe peggiorare la sofferenza e potrebbe aumentare la probabilità di suicidio? La vera sana medicina non riguarda il desiderio, riguarda la guarigione.

Nel numero di domenica del New York Times , Andrea Long Chu scrive un sentito e straziante editoriale sulla vita con disforia di genere. Intitolato “La mia nuova vagina non mi renderà felice “, l’articolo rivela verità dolorose su molte vite transgender e inconsapevolmente comunica quasi l’esatto contrario di ciò che vuole sostenere.

La prossima settimana, Chu subirà un intervento di chirurgia vaginoplastica. O, come dice Chu: “Giovedì prossimo, otterrò una vagina. La procedura durerà circa sei ore e io sarò in convalescenza per almeno tre mesi “.

Questo gli porterà felicità? Probabilmente no, ma Chu la vuole lo stesso:

“Questo è quello che voglio, ma non c’è alcuna garanzia che mi renderà più felice. In effetti, non me lo aspetto. Questo non dovrebbe impedirmi di ottenerla.”

Chu sostiene che il semplice desiderio di un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso dovrebbe bastare affinché un paziente vi si possa sottoporre. Nessuna considerazione sulla salute e il benessere autentici o la preoccupazione per gli esiti negativi dovrebbero impedire ad un medico di eseguire l’intervento chirurgico se un paziente lo desidera. Chu spiega: “nessuna quantità di dolore, previsto o continuativo, ne giustifica la negazione”.

Questa è una conclusione piuttosto estrema. Chu scrive: “l’unico prerequisito della chirurgia dovrebbe essere una semplice dimostrazione di volontà”. Questa sì che è una dichiarazione forte! E ci torneremo. Ma mentre l’editoriale si basa su questa conclusione così netta, Chu rivela molte verità spesso non riconosciute sulle vite dei transgender, verità delle quali ci dovremmo occupare.

 

Il sesso non è “assegnato” e la chirurgia non può cambiarlo

Innanzitutto, Chu riconosce che l’intervento chirurgico non “riassegnerà” effettivamente il sesso: “il mio corpo considererà la vagina una ferita;  di conseguenza, richiederà una manutenzione regolare e dolorosa. ”

La riassegnazione del sesso è letteralmente impossibile. La chirurgia non può realmente riassegnare il sesso  perché il sesso, in primo luogo, non è “assegnato”. Come faccio notare in Quando Harry divenne Sally , il sesso è una realtà corporea, la realtà di come un certo organismo è strutturato rispetto alla riproduzione sessuale. Quella realtà non viene “assegnata” alla nascita o in qualsiasi momento successivo. Il sesso – l’essere maschi o l’essere femmine – è stabilito al momento del concepimento di un bambino, può essere accertato con mezzi tecnologici anche nelle primissime fasi dello sviluppo umano e può essere osservata visivamente molto prima della nascita con le ecografie. La chirurgia plastica e le terapie con ormoni del sesso opposto non cambiano la realtà biologica .

Le persone che si sottopongono a procedure di riassegnazione del sesso non diventano del sesso opposto, ma si limitano a mascolinizzare o femminilizzare il loro aspetto esteriore.

 

La disforia di genere è profondamente dolorosa

In secondo luogo, Chu riconosce il profondo dolore della disforia di genere, il senso di angoscia o alienazione che si prova nel proprio sesso biologico:

“La disforia ti fa sentire come il non essere in grado di scaldarti, non importa quanti strati hai addosso. Sembra fame senza appetito. Sembra di salire su un aereo per volare a casa, solo per rendersi conto proprio a mezz’aria che le cose stanno così: passerai il resto della tua vita su un aereo. Sembra una sofferenza. Sembra non avere nulla per cui soffrire.”

La “Transizione” potrebbe non migliorare le cose e potrebbe renderle peggiori

In terzo luogo, Chu riconosce che “la transizione” potrebbe non rendere le cose migliori e potrebbe persino peggiorare le cose. Chu scrive: “Mi sento decisamente peggio da quando ho iniziato con gli ormoni.” E continua: “Come molti dei miei amici trans, ho visto la mia disforia gonfiarsi da quando ho iniziato la transizione.”

Infatti, come ho documentato in Quando Harry divenne Sally , le prove mediche suggeriscono che la riassegnazione del sesso non risponde adeguatamente alle difficoltà psicosociali affrontate da persone che si identificano come transgender. Anche quando le procedure hanno successo dal punto di vista tecnico ed estetico, e persino in culture che sono relativamente “trans-friendly”, i transitioner ottengono comunque risultati scadenti.

Persino l’amministrazione Obama ha ammesso che gli studi più accurati non riportano miglioramenti dopo la chirurgia di riassegnazione . Nel mese di agosto 2016, i Centers for Medicare e Medicaid hanno scritto: “I quattro studi meglio progettati e condotti che hanno valutato la qualità della vita prima e dopo l’intervento chirurgico utilizzando studi psicometrici validati (anche se non specifici) non hanno dimostrato cambiamenti clinicamente significativi o differenze nel test psicometrico somministrati dopo GRS [chirurgia di riassegnazione di genere].”

Cosa significa? Una popolazione di pazienti soffre così tanto che è disposta a sottoporsi ad amputazione e ad altri interventi chirurgici radicali, e la migliore ricerca che l’amministrazione Obama è riuscita a trovare suggerisce che non apporta miglioramenti significativi nella loro qualità di vita.

 

Il suicidio è un rischio serio

Quarto punto, Chu confessa una lotta con l’ideazione suicidaria: “Non avevo desideri suicidi prima degli ormoni. Adesso li ho spesso. ”

Nel 2016, l’amministrazione Obama ha riconosciuto una realtà simile. In una discussione sul più ampio e più robusto studio sulla riassegnazione del sesso, il Centers for Medicare e Medicaid hanno sottolineato: “Lo studio ha identificato un aumento della mortalità e dell’ospedalizzazione psichiatrica rispetto ai controlli corrispondenti. La mortalità era dovuta principalmente ai suicidi completati (19,1 volte superiori a quelli degli Svedesi di controllo) ”

Questi risultati sono tragici. E contraddicono in toto sia la narrazione dei media più popolari, che molti degli studi che fotografano la realtà senza seguire le persone nel tempo. Infatti l’amministrazione Obama ha osservato che “la mortalità di questa popolazione di pazienti non è stata evidente fino a dopo 10 anni”. Quindi quando i media dedicano studi che registrano risultati solo per alcuni anni e affermano che la riassegnazione è uno straordinario successo, ci sono buone motivi di scetticismo.

 

Lo scopo della medicina è la guarigione

Questo ci riporta alla tesi di Chu secondo cui “l’unico prerequisito della chirurgia dovrebbe essere una semplice dimostrazione della volontà di farlo”. Come considerare questa affermazione?

Perché un medico dovrebbe eseguire un intervento chirurgico quando sa che non renderà felice il paziente, non conseguirà l’obiettivo previsto, non migliorerà il disturbo di base, potrebbe peggiorare il disturbo di base e potrebbe aumentare la probabilità di suicidio? Chu vuole trasformare il concetto della professione della medicina, trasformando un medico in niente più che “una siringa altamente competente, a noleggio”, nelle parole di Leon Kass .

Sfortunatamente, Chu non è il solo. Molti professionisti ora considerano l’assistenza sanitaria, compresa quella per la salute mentale, principalmente come un mezzo per soddisfare i desideri dei pazienti, qualunque essi siano. Kass spiega:

“Il modello implicito (e talvolta esplicito) della relazione medico-paziente è quello del contratto: il medico – una siringa altamente competente a noleggio, per così dire – vende i suoi servizi a richiesta, vincolato solo dai limiti di legge (sebbene sia libero di rifiutare i suoi servizi se il paziente non vuole o non può pagargli l’onorario). Questo il patto: per il paziente, l’autonomia e il servizio; per il dottore, i soldi e la soddisfazione di aver dato al paziente ciò che vuole. Se un paziente vuole aggiustarsi il naso o cambiare sesso, determinare il sesso di bambini non ancora nati, o prendere droghe euforizzanti per svago, il medico potrà fare e farà il suo lavoro, a condizione che il prezzo sia giusto e che il contratto sia esplicito su cosa succede se il cliente non è soddisfatto.”

Questa visione della medicina e dei professionisti della salute è un errore. I professionisti dovrebbero dedicarsi agli scopi e agli ideali che servono. Questo è ciò che li rende professionisti e non solo fornitori di servizi. Gli insegnanti dovrebbero dedicarsi all’apprendimento, gli avvocati alla giustizia secondo la legge e i medici a “guarire i malati, cercandone la salute e l’integrità”. La guarigione è “il nucleo centrale della medicina”, scrive Kass, “guarire, integrare, è l’attività principale del dottore.”

Ma la visione di Chu della Medicina trasforma il medico in qualcuno che soddisfa semplicemente i desideri, anche se ciò che fa non è bene per quel paziente. Chu scrive:

“Voglio ancora questa cosa, tutta. Voglio le lacrime; voglio il dolore. La transizione non deve rendermi felice perché io la voglia. Lasciati a loro stesse, le persone raramente perseguono ciò che li fa sentire bene a lungo termine. Il desiderio e la felicità sono agenti indipendenti.”

La buona medicina non riguarda il desiderio, riguarda la guarigione. Fornire la migliore assistenza possibile, servire gli interessi sanitari del paziente richiede una comprensione della completezza e del benessere umano. La salute mentale deve essere guidata da un sano concetto di benessere umano

I nostri cervelli e sensi sono progettati per metterci in contatto con la realtà, connettendoci con il mondo esterno e con la realtà di noi stessi. Pensieri e sentimenti che mascherano o distorcono la realtà sono fuorviati e possono causare danni. In  Quando Harry divenne di Sally , io sostengo che dobbiamo fare un lavoro migliore di aiutare le persone che devono affrontare queste lotte.

 

Travisamento del mio lavoro

E Chu mi contesta:

“Molti conservatori chiamano questo [disforia di genere] pazzia. Una diffusa narrativa di destra sostiene che la disforia di genere sia una forma di allucinazione; quindi, nutrire quell’illusione con ormoni e interventi chirurgici costituisce una violazione dell’etica medica. Basta chiedere Ryan T. Anderson, membro della Heritage Foundation, , il cui libro “When Harry Became Sally” attinge pesantemente al lavoro del dott. Paul McHugh, lo psichiatra che  chiuse la clinica dell’identità di genere  a Johns Hopkins nel 1979 con la motivazione che la terapia affermativa significava “cooperare con una malattia mentale”. Il signor Anderson scrive: “Dobbiamo evitare di aggiungere dolore alle persone con disforia di genere, mentre presentiamo loro alternative alla transizione”.

Naturalmente non definisco “pazzi” le persone con disforia di genere. E affermo nel libro esplicitamente che non prendo posizione sulla questione clinica se percepirsi del sesso opposto sia una forma di allucinazione. Ecco perché Chu non ha potuto citare nessuna parte del mio libro che dica così.

In tutto  il libro  io sottolineo che i sentimenti riferiti dalle persone che si identificano transgender sono reali – si sentono davvero scollegati dal loro sesso corporeo – ma constato anche il fatto che quei sentimenti non cambiano la realtà corporea. Riconosco il vero disagio che la disforia di genere può causare, ma non lo faccio mai definendo chi lo sperimenta come un “pazzo”.

Constato ripetutamente che la disforia di genere è una condizione grave, che le persone che vivono un conflitto di identità di genere dovrebbero essere trattate con rispetto e comprensione, che abbiamo bisogno di trovare risposte migliori, più umane ed efficaci, per le persone che soffrono di disforia.

Ciononostante, Chu afferma che sono impegnato in “pietà pelosa”, “spaccio di bigotteria sotto le spoglie di preoccupazione comprensiva”.

Per la cronaca, Chu non mi ha mai contattato per quanto riguarda la mia ricerca o il mio libro. Né il Times mi ha contattato per verificare nessuna delle affermazioni fatte su di me nell’editoriale. In effetti, questa è la seconda volta che il New York Times ha pubblicato un editoriale con critiche imprecise su di me e sul mio libro.

Gli Americani non sono d’accordo sulla questione dell’identità di genere e sui “migliori approcci medici” per trattare la disforia di genere. Dobbiamo rispettare la dignità delle persone che si identificano come transgender e allo stesso tempo fare tutto il possibile per aiutare le persone a trovare la completezza e la felicità. Ciò richiederà una discussione migliore di questi problemi, motivo per cui  ho scritto il mio libro . Ed è presumibilmente il motivo per cui Chu ha scritto questo editoriale. Ora non è il momento degli attacchi personali e chiamate in causa nominali, ma per dire la verità in modo sobrio e rispettoso.

Chu potrebbe considerarmi un “bigotto”, ma io considero Chu un essere umano creato a immagine e somiglianza di Dio che sta lottando con una condizione dolorosa e pericolosa. In quanto tale, Chu merita attenzione e sostegno che portino salute e integrità, non l’elargizione su richiesta di “servizi” che persino Chu riconosce sia improbabile che migliorino la sua vita e potrebbe peggiorarla sensibilmente.

 

fonte: The Pubblic Discourse




L’insostenibile pesantezza della “parità di genere”

Nell’epoca della “parità di genere” portata come ideale da realizzare sempre e dovunque il giornalista Matt Walsh analizza un fatto di cronaca americana per dimostrare l’assurdità di certe posizioni ideologiche in cui la coerenza è impossibile perché a scapito della ragione.

“Un giocatore di Football americano è stato condannato per aver colpito una donna. Anche lei lo aveva colpito. Che cosa è successo alla parità di genere?”

Ecco l’articolo di Matt Walsh, nella traduzione di Annarosa Rossetto.

 

Kareem Hunt, un famoso “running back” della squadra di Football americano  “Kansas City Chiefs”, è stato espulso dalla squadra e sospeso dalla lega dopo un video in cui lo si vede “brutalizzare” una donna. Almeno, “brutalizzare” è la parola che i media hanno usato. Le riprese originali dell’alterco non sembrano supportare questa narrazione.

Il video mostra Hunt e alcuni ragazzi che discutono con un gruppo di donne nel corridoio di un hotel di Cleveland. Non c’è audio per accompagnare le immagini, ma si può intuire che Hunt e la presunta vittima sono arrabbiati l’uno con l’altro. Si capisce anche che la maggior parte delle persone coinvolte nella disputa sono ubriache. Gli amici di Hunt sostengono che la donna abbia lanciato un insulto razziale dopo essere stato cacciata dalla stanza di Hunt quando questi ha scoperto che lei e le amiche avevano 19 anni invece che 21. Le donne dicono di essere state cacciate perché hanno rifiutato le avance sessuali di uno gli uomini presenti. Non sono sicuro che siano vere nessuna delle due versioni della storia, ma non importa.

Mentre Hunt viene trattenuto da un altro uomo, si vede una donna che si avvicina a Hunt e gli dice qualcosa. Hunt spinge la donna. La donna lo colpisce in faccia. Le cose si trasformano da quel momento in poi. Hunt si arrabbia sempre più e la donna continua a urlargli contro. Alla fine la donna finisce per terra dopo essere stata accidentalmente spintonata da un altro uomo. Mentre è ancora accovacciata sul pavimento, Hunt le dà un calcio. Non sembra essere un calcio molto forte, ma è comunque un calcio.

Hunt si è comportato in modo sbagliato e stupido. Avrebbe potuto andarsene in qualsiasi momento. Il calcio alla fine è stato inqualificabile. Pare anche che abbia mentito al suo datore di lavoro sull’incidente, quindi ha meritato di essere licenziato anche solo per questo motivo. Ma la donna non è un fiorellino innocente. Sembra ripetutamente far degenerare lo scontro. Continuava a tornare quando avrebbe potuto andarsene. Ha colpito Hunt al viso. Lei è una partecipante in questa rissa tra ubriachi, non una vittima.

Ora, io personalmente ritengo più colpevole Hunt, e trovo le sue azioni più riprovevoli, perché lui è un uomo e lei è una donna. Escludendo i casi di legittima difesa personale (non credo che questo caso sia così qualificabile), approvo l’idea di fondo che un uomo non dovrebbe colpire una donna. Non è un grosso problema quando gli uomini fanno a spintoni l’uno con l’altro, ma non dovrebbero comportarsi in questo modo verso le donne. Gli uomini dovrebbero trattare le donne in modo diverso perché le donne sono diverse. Il punto principale della cavalleria è che un uomo dovrebbe riconoscere la sua superiorità fisica e usare quella superiorità per servire e proteggere i membri del gentil sesso, non dominarli o intimidirli. Il comportamento di Hunt nei confronti della donna potrebbe non sembrare così terribile se li consideriamo semplicemente come esseri umani che hanno una disputa. Ma se li consideriamo come uomini e donne e ci aspettiamo, basandoci sui principi della cavalleria, che un uomo tratti una donna come una donna e non come un uomo, allora il comportamento di Hunt non può che essere da condannare.

Il problema è che tutte le persone di ampie vedute, egualitarie e progressiste nella nostra cultura considerano, o fanno finta di considerare, un uomo e una donna semplicemente come due esseri umani. Non riconoscono alcuna differenza tra uomini e donne. Non vogliono che gli uomini trattino le donne come donne. Vogliono che gli uomini trattino le donne come si tratterebbero tra di loro. Vogliono l’uguaglianza totale – cioè l’uniformità – tra i sessi. Tuttavia queste stesse persone reagiranno ancora con orrore particolare verso uomini come Kareem Hunt. Vedono un video di due idioti ubriachi e bellicosi che si impegnano in comportamenti reciprocamente violenti e attribuiscono tutta la colpa all’uomo. Questo mi sembra incongruente.

Proviamo a metterla in questo modo: prendiamo quel filmato, manteniamo tutto esattamente uguale, ma sostituiamo la donna con un uomo. Proviamo proprio a sostituirla con un uomo delle sue stesse dimensioni e della stessa statura fisica. Diciamo che era un minuscolo ragazzo bianco che inveiva contro Kareem Hunt, dandogli uno schiaffo in faccia, e che poi è finito buttato a terra e preso a calci. Qualcuno si sarebbe preoccupato? Qualcuno avrebbe mai raccolto anche la minima indignazione? Le femministe avrebbero chiesto la testa di Hunt su un vassoio? No, certo che no.

Il peccato di Hunt non è che abbia picchiato una donna. Il suo peccato è che ha trattato una donna esattamente come avrebbe trattato un uomo. Coloro che insistono sull’assoluta uguaglianza dei generi non dovrebbero biasimarlo per questo. In effetti, se fossero davvero coerenti, avrebbero potuto persino lodarlo. Solo a quelli di noi che riconoscono la disuguaglianza dei sessi e che professano in modo inequivocabile ideali antiquati come la cavalleria, è riservato il diritto di condannare il comportamento di Kareem Hunt. Ma se sei un progressista o una femminista, non hai davvero nessuna ragione per criticarlo. Hunt ha trattato quella donna come un tizio qualunque. Non è esattamente quello che volete?

 

Fonte: The Daily Wire




La “vaginoplastica” del pensiero moderno

Un interessante articolo di Rod Dreher, l’autore de L’opzione Benedetto, che, partendo dai pensieri scritti sul New York Times dal transessuale Andrea Long Chu che sta per subire un intervento di vaginoplastica, illustra la pazzia della nostra cultura, la pazzia del nostro tempo.

Eccolo nella mia traduzione.

Andrea Long Chu in una foto di Kholood Eid per The New York Times

Andrea Long Chu in una foto di Kholood Eid per The New York Times

 

Sedetevi e leggete questo saggio sul New York Times di Andrea Long Chu. È, inavvertitamente, un’icona della nostra cultura radicalmente disordinata. Ecco come inizia:

Giovedì prossimo, mi faranno una vagina. L’operazione durerà circa sei ore, e sarò in convalescenza per almeno tre mesi. Fino al giorno della mia morte, il mio corpo considererà la vagina come una ferita; di conseguenza, richiederà un’attenzione regolare e dolorosa da mantenere. Questo è ciò che voglio, ma non c’è garanzia che mi renderà più felice. In realtà, non mi aspetto che lo faccia. Questo non dovrebbe impedirmi di ottenerla.

Potrebbe esserci una dichiarazione più succinta della nostra particolarissima follia culturale? Quello che voglio è contro la natura, e credo che mi renderà infelice, ma io lo voglio, e tutti voi fareste meglio a darmelo.

Chu continua dicendo che essere sotto cura di estrogeni lo ha reso ancora più infelice di quanto non lo fosse all’inizio:

Come molti dei miei amici trans, ho guardato il mio fumetto della disforia da quando ho iniziato la transizione. Ora mi sento molto forte circa la lunghezza dei miei indici (dita) – abbastanza da sfilare a volte timidamente la mano dalla mia ragazza mentre camminiamo per strada. Quando mi dice che sono bello, me ne risento. Sono stato fuori. So cos’è la bellezza. Non trattarmi con condiscendenza.

Non sono stato sul punto di suicidarmi prima degli ormoni. Ora spesso lo sono.

Non lo farò, probabilmente. Spezzare il cuore è rivoltante. Te lo dico non perché sto cercando di guadagnarmi la simpatia, ma per prepararti per quello che ti sto dicendo ora: voglio comunque tutto questo, tutto questo. Voglio le lacrime, voglio il dolore. La transizione non deve rendermi felice affinché io lo voglia. Lasciate a se stesse, le persone raramente perseguono ciò che le fa sentire bene a lungo termine. Il desiderio e la felicità sono agenti indipendenti.

E ancora:

Ma credo anche che l’unico prerequisito della chirurgia dovrebbe essere la semplice dimostrazione del desiderio. Al di là di questo, nessuna quantità di dolore, anticipato o continuato, giustifica il suo rifiuto.

Nulla, nemmeno l’intervento chirurgico, mi garantirà la muta semplicità di essere sempre stata una donna. Vivrò con questo, oppure no. Va bene. Le passioni negative – dolore, odio per se stessi, vergogna, rimpianto – sono un diritto umano tanto quanto l’assistenza sanitaria universale, o il cibo. Non ci sono buoni risultati nella transizione. Ci sono solo persone che chiedono di essere prese sul serio.

Leggete tutto l’articolo qui.

Capite cosa sta succedendo qui? Chu dice che le cure che gli hanno dato i medici lo stanno facendo ammalare di più, facendogli persino desiderare il suicidio. Ma se vuole soffrire e morire, allora dovrebbe avere questo diritto. Soddisfare il desiderio è l’unica cosa che conta.  

Questo povero uomo con i capelli color asparago si sottoporrà alle mutilazioni la prossima settimana, e dovrà passare il resto della sua vita inserendo un oggetto nella ferita che i chirurghi avranno fatto nella sua zona pubica, per evitare che il suo corpo si guarisca da solo. Quest’uomo – “come molti dei miei amici trans” – si aspetta che questa procedura medica non lo renda più felice, e di fatto può farlo sentire più triste, persino suicida.

Ma lo vuole. Persone come lui vogliono che tutta la società rovesci le sue leggi, i suoi costumi e le sue norme per facilitare questo desiderio, e che agisca come se non ci fosse nulla di sbagliato in esso. E la società sta dando loro ciò che vogliono, e punendo coloro che negano che questo sia il paradiso.

Liberare la volontà autonoma dal sesso e dalle norme di genere (cioè norme sulla definizione di sesso, ndr) è il summum bonum del progressismo americano contemporaneo. L’insaziabilmente triste Andrea Long Chu è la sua incarnazione.

Da L’opzione Benedetto:

“Il significato della differenza sessuale non è mai stato condizionato prima d’ora dalle preferenze di una creatura, o dal fatto che Dio abbia o meno dato episodicamente ad una particolare creatura di avere certe preferenze”, scrive il teologo cattolico Christopher Roberts. Egli continua dicendo che per i cristiani, il significato della sessualità è sempre dipeso dal suo rapporto con l’ordine creato e con l’escatologia, il fine ultimo dell’uomo. “Come era particolarmente chiaro, forse per la prima volta in Lutero, il fatto di una creazione sessualmente differenziata è considerato dall’uomo come un’informazione di Dio su chi e cosa significhi essere umano”, scrive Roberts.

Contrariamente alla moderna teoria di genere, la questione non è “Siamo uomini o donne?”, ma come dobbiamo essere uomini e donne insieme? La legittimità del nostro desiderio sessuale è limitata dalla natura che ci è stata data. I fatti della nostra biologia non sono incidentali alla nostra personalità. Il matrimonio deve essere sessualmente complementare perché solo la coppia maschio-femmina rispecchia la generatività dell’ordine divino. “Maschio e femmina li creò”, dice Genesi, rivelando che la complementarietà è scritta nella natura della realtà.

Il divorzio facile estende il legame sacro del matrimonio fino al punto di rottura, ma non nega la complementarità. Il matrimonio gay sì. Allo stesso modo, il transgenderismo non si limita a piegare ma rompe la realtà biologica e metafisica di uomini e donne. Tutto in questo dibattito (e molte altre cose tra cristianesimo tradizionale e modernità) gira su come rispondere alla domanda: il mondo naturale e i suoi limiti sono un dato di fatto, o siamo liberi di fare con esso ciò che desideriamo?

La ferita sessualizzata di Andrea Long Chu che non guarirà mai è la risposta del progressismo. Riporto un altro passo da L’opzione Benedetto:

Gli storici del futuro si chiederanno come i desideri sessuali di persone che sono solamente il tre-quattro per cento della popolazione siano diventati il fulcro su cui un’intera visione del mondo è stata rimossa e rovesciata. Una risposta parziale è che la colpa è dei media. Nel 1993, una storia di copertina del giornale Nation ha identificato la causa dei diritti degli omosessuali come il vertice e la chiave di volta della guerra culturale:

Tutte le attuali lotte controcorrenti di liberazione sono racchiuse nella lotta gay. Il momento gay è per certi versi simile al momento che altre comunità hanno vissuto nel passato della nazione, ma è anche qualcosa di più, perché l’identità sessuale è in crisi in tutta la popolazione, e le persone gay – in passato i soggetti e gli oggetti più vistosi della crisi – sono state costrette a inventare una cosmologia completa per afferrarla. Nessuno dice che i cambiamenti arriveranno facilmente. Ma è possibile che una piccola e disprezzata minoranza sessuale cambierà per sempre l’America.

Siamo andati oltre i gay per permettere alle persone transgender – meno dell’uno per cento della popolazione – di cambiare per sempre l’America.

Progressisti! Fanno un deserto e lo chiamano pace. Tagliano uno squarcio e lo chiamano vagina. Ci rendono tutti pazzi, e chiamano i pazzi sani di mente.

Se volete salvare voi stessi e i vostri figli da questo destino, voltate le spalle ora. Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Lasciate che i nostri migliori chirurghi facciano buchi nei nostri giovani con disagio mentale, e li chiamiamo eroi.

E il Giuramento di Ippocrate? Qui c’è qualcuno che dichiara sulle pagine del New York Times che l’intervento chirurgico che sta per subire non lo renderà più felice, e di fatto potrebbe portarlo al suicidio. Ma non gli importa. Vuole quello che vuole. In un giusto ordine, quei chirurghi sarebbero accusati di un crimine se lo facessero. Il desiderio è l’unico criterio di salute, siamo a questo punto ora? E se qualcuno volesse farsi amputare le gambe? O suicidarsi? Dove sono i limiti?

Nichilisti. Noi non siamo altro che nichilisti. Siamo malvagi e meritiamo di essere giudicati.

 

Fonte: The American Conservative

 

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Gender a scuola: “mai più percorsi educativi senza il consenso dei genitori

Bambini a scuola

Bambini a scuola

 

“Dopo tanti anni di lavoro tenace e continuo posso registrare con grande soddisfazione l’esito positivo apportato dalla circolare ministeriale del Miur in ordine allo strumento del consenso informato. Abbiamo svolto in questi mesi un proficuo dialogo personale con il ministro Bussetti e istituzionale con gli uffici direzionali preposti, giungendo oggi alla comunicazione pubblica dell’indispensabile coinvolgimento dei genitori nell’educazione dei propri figli”, così il leader del Family Day Massimo Gandolfini commenta la pubblicazione della circolare della Direzione Generale dello Studente.

“Viene sancito il principio fondamentale, espresso dalla Costituzione, della libertà educativa, che vede i genitori come i primi responsabili della crescita culturale e sociale dei propri figli. In pratica non potrà e non dovrà più accadere che vengano introdotti nella scuola percorsi di educazione extracurriculari, senza che i genitori ne abbiano dato esplicito ed informato consenso”, prosegue Gandolfini.

“Il merito di questo risultato positivo va ascritto alle piazze del Family Day. Senza l’impegno e la passione di milioni di famiglie, le nostre Associazioni e il nostro Comitato non avrebbero mai avuto la forza per conseguire questo ottimo risultato”, aggiunge il leader del Family Day.

“Va dato atto al ministro Bussetti e alla sua equipe di aver concretizzato un proficuo dialogo con le forze sociali che davvero hanno a cuore il bene educativo dei ragazzi e il sostegno al difficile compito delle famiglie. Il primo passo di un dialogo che porteremo avanti con grande lealtà e determinazione”, conclude Gandolfini.

Roma, 22 Novembre 2018                                               Comitato Difendiamo i Nostri Figli

 

 

Fonte: Comitato difendiamo i nostri figli




Céline Dion dà una mano all’agenda che vuole distruggere la differenza maschio e femmina

screenshot del video di Céline Dion

screenshot del video di Céline Dion

 

di Sabino Paciolla

 

Icona della musica, Céline Dion presta la sua celebrità a sostegno di un’agenda ideologica che si sta sempre più diffondendo, quella del gender fluido. Un’agenda che ha come finalità quella di attaccare tutto quanto fa riferimento al genere maschile/femminile, per frantumarlo.

Nel video che ha da poco pubblicato, riportato in fondo, Céline è la protagonista che dopo essersi chiesta a chi appartengano i bambini, si propone con la magia di cancellare le differenze che nel mondo esistono, anche e soprattutto nell’uomo.

“I nostri figli. Non sono davvero i nostri figli, perché siamo tutti solo anelli di una catena infinita che è la vita”, racconta la cantante canadese nel video pubblicato questa settimana. “Per noi, sono tutto. Ma in realtà, noi siamo solo una frazione del loro universo”.

Dice che siamo “anelli” di una catena, non dice che siamo figli di un Padre buono che ci ha amati, e che ci ha creati maschio e femmina (“maschio e femmina li creò”). Per lei invece siamo solo degli anelli di una catena infinita che ci incatena ad una ideologia del nulla, che annulla le differenze, per ridurre il tutto ad un prevalente bianco e nero, la cui mistura non potrà che essere un triste grigio. Quando l’ideologia prende il sopravvento sulla realtà, fatalmente, tutti i colori, anche quelli più belli come quelli dell’arcobaleno, anche quelli più sbandierati, non possono che finire in un mesto grigio.

Nello spot si vede la Dion che fa irruzione in un ospedale, nel reparto maternità, dove i neonati maschi e femmine sono divisi in modo uniforme nei lati blu e rosa della stanza.

“Ci manca il passato; sognano il domani”, dice Dion nel video. “Possiamo spingerli verso il futuro, ma la strada da seguire sarà sempre la loro scelta”. Poi soffia una manciata di coriandoli di colore nero e argento scintillante per tutta la stanza, cancellando i colori sulle pareti e trasformando l’abbigliamento a colori dei bambini in un nuovo abito in bianco e nero.

Per la verità, quello che viene fuori dopo questa magia non sembra affatto un mondo più bello (e più libero). A parer di chi scrive, le immagini sembrano saltar fuori dal lugubre film tratto dal noto romanzo di Orwell “1984”. Quello che narra la storia di una società che è amministrata secondo i principi del Socing (nell’originale inglese, “IngSoc”), il Partito Socialista Inglese, ed è governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto di persona (ma che appare in manifesti affissi dappertutto) e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini 

Lo spot pubblicizza una nuova linea di abbigliamento di Dion e Nununu, quest’ultima fondata da due stiliste di abbigliamento per bambini dedicata a “introdurre i bambini al meraviglioso mistero del minimalismo”. Leggiamo sul sito della casa di moda: “L’immagine nununu trasmette un’aria di distacco. non è mai carina o dolce, ma sempre pronta alla sfida. il marchio opera in un modo in cui invece di definire le differenze le dissolve, sfumando ogni confine e rendendo le divisioni del tutto insignificanti”.

Come si vede, le due stiliste vogliono talmente eliminare le differenze da bandire anche le maiuscole dei nomi propri, dei cognomi ed anche delle parole che seguono dopo i punti. Così nessuna parola potrà offendersi.

Le due stiliste della casa moda fanno propria l’agenda “che sfida la tradizionale dicotomia tra ragazzo e ragazza”. “Nununu ha recentemente unito le forze con l’iconica vocalist céline dion, creando celinununu insieme per dare voce a un nuovo messaggio attraverso la moda per bambini – l’uguaglianza e il rispetto per l’umanità sono i valori più alti”.

Per capire cosa le stiliste intendano, vi basti vedere la foto del bambino che riportano sul loro sito:

foto dal sito di nununu

foto dal sito di nununu

Un teschio stilizzato appare spesso sui capi di abbigliamento per bambini. Chissà perchè.

La moda, espressione della creatività umana, sembra che in questo caso venga curvata e costretta da una posizione ideologica. Infatti, in un’intervista alla CNN, una delle due stiliste, Iris Adler, facendo eco a Céline Dion, dice: “Non è una questione di colore, di moda,”. E poi: “La moda ha il potere di plasmare la mente delle persone. Stiamo cercando di plasmare il futuro di tutti gli esseri umani. Trova la tua individualità”.

Pur di portare avanti una agenda ideologica, quella del transgenderismo, attraverso tutti i mezzi, soprattutto quelli più efficaci come la moda, la canzone, lo spettacolo ecc, vengono trascurati, negati o nascosti i dati drammatici sulle potenziali ricadute negative per le prossime generazioni.

Noi genitori dovremmo prestare molta attenzione ai messaggi che vengono veicolati attraverso la musica, la moda, ecc. perché essi, nonostante la falsa neutralità che gli autori vogliono trasmettere, non sono affatto…. neutri.