Breaking: l’arcivescovo Sorondo difende l’aver dato la Comunione al presidente argentino pro-aborto ed alla sua compagna

Un vescovo vaticano ha difeso l’offerta della Santa Comunione al presidente pro-aborto dell’Argentina e alla sua compagna durante la loro recente visita in Vaticano, dicendo che è solo un “problema” per i cattolici statunitensi e per il cardinale Raymond Burke.

Ecco l’intervista a Sorondo fatta da Diane Montagna, pubblicata su Lifesitenews, e qui presentata nella mia traduzione.

Fernandez Alberto, Papa Francesco eFabiola Yanez 31 gennaio 2020. (foto Remo Casilli/Pool Photo via AP)

Fernandez Alberto, Papa Francesco e Fabiola Yanez il 31 gennaio 2020. (foto Remo Casilli/Pool Photo via AP)

 

Un vescovo vaticano ha difeso l’offerta della Santa Comunione al presidente pro-aborto dell’Argentina e alla sua compagna durante la loro recente visita in Vaticano, dicendo che è solo un “problema” per i cattolici statunitensi e per il cardinale Raymond Burke. 

Il vescovo ha accusato questa giornalista di essere una “fanatica” per averlo sfidato.

Nei commenti a LifeSite del 6 febbraio, il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, ha sostenuto con forza che il diritto canonico “obbliga” un sacerdote a dare l’Eucaristia ai politici apertamente favorevoli all’aborto che si presentano per la Comunione. Il presule argentino ha detto che solo a chi è stato formalmente scomunicato può essere rifiutato il sacramento. 

“Il presidente [argentino] non è scomunicato, quindi posso dargli la Comunione”, ha insistito Mons. Sorondo. Le sue politiche a favore dell’aborto non hanno “nulla a che vedere con questo”, ha detto. 

Altre posizioni sono solo “l’opinione di alcuni vescovi del suo Paese”, ha detto il Vescovo Sorondo a questa corrispondente, puntando l’attenzione sul cardinale americano Raymond Burke.

Il Canone 915 del Codice di Diritto Canonico afferma: “Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto”.

Nel febbraio 2007, il cardinale Burke ha scritto un ampio articolo di 55 pagine per la Periodica De Re Canonica intitolato “Canone 915: la disciplina riguardante la negazione della Santa Comunione a coloro che ostinatamente perseverano nel peccato grave manifesto”. Egli è stato a capo della massima corte vaticana per oltre un decennio (2008-2014).

 

Lo scandalo

 

Il 31 gennaio è stato diffuso sui social media un video del presidente argentino Alberto Fernandez, 61 anni, e della sua compagna, Fabiola Yanez, 38 anni, che hanno ricevuto la Santa Comunione in una Messa celebrata dal vescovo Sorondo nella cripta della Basilica di San Pietro. Dopo la Messa, Fernandez ha avuto un incontro di 45 minuti con Papa Francesco durante il quale, secondo quanto riferito, la questione dell’aborto non è stata sollevata. 

Il nuovo presidente argentino ha fatto della legalizzazione dell’aborto una delle sue priorità politiche. In un incontro con il Papa, Fernandez ha confermato che non si tirerà indietro sulla legalizzazione dell’aborto e ha detto che la proposta di legge sarà inviata al Parlamento il 1° marzo.

Fernandez ha divorziato dalla moglie nel 2005 e dal 2014 vive con l’attrice trentottenne Fabiola Yanez (avendo vissuto con un’altra donna per quasi 10 anni). Dopo la sua elezione nel dicembre 2019, Yañez si è trasferito al Palazzo Presidenziale di Buenos Aires e svolge il ruolo di First Lady, nonostante non siano sposati.

Il video della coppia che riceve la Comunione ha causato uno scandalo internazionale tra i cattolici. Un alto prelato ha detto a LifeSite che diversi argentini hanno espresso il loro shock e sgomento per le azioni dei loro compatrioti.

 

Un franco scambio

 

Sulla scia delle polemiche, LifeSite ha incontrato il vescovo Sorondo presso la sede della Pontificia Accademia delle Scienze (PAS) in Vaticano, nel corso di un workshop di due giorni sul Global Education Compact – l’iniziativa di Papa Francesco del maggio 2020 volta a promuovere un “nuovo umanesimo”.

Durante il batti e ribatti (vedi lo scambio completo qui sotto), il vescovo Sorondo ha detto che rifiutare la Santa Comunione a un politico pro-aborto è contrario non solo alla “interpretazione comune della Chiesa”, ma anche “alle conferenze episcopali di Stati Uniti, Italia e Argentina – e al Papa”.  

Quando è stato fatto notare che le conferenze episcopali hanno poca autorità in materia, il prelato argentino si è impuntato, giustificando la sua posizione sulla base dei predecessori di papa Francesco. 

“Papa Giovanni Paolo II ha dato la Comunione a tutti coloro che sono a favore dell’aborto – tutti i presidenti”, ha detto. 

Il cancelliere della PAS ha anche affermato che il cardinale Joseph Ratzinger (che poi è diventato papa Benedetto XVI), come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha inviato una “seconda lettera” ai vescovi degli Stati Uniti “concordando con la conclusione” che “possiamo dare la Comunione ai [politici favorevoli all’aborto] perché non sono scomunicati”.

A fronte dei fatti, l’affermazione del vescovo sul cardinale Ratzinger appare piuttosto leggera. E infatti, il testo principale del cardinale sulla questione si opponeva fortemente a dare la Comunione ai politici pro-aborto.

Nel 2004, il cardinale Ratzinger inviò una lettera dal titolo “Degno di ricevere la Santa Comunione: Principi generali” alla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) mentre [i vescovi] discutevano la questione della Comunione per i politici pro-aborto, vista la candidatura presidenziale di John Kerry, un democratico cattolico pro-aborto.

Egli inviò la lettera all’ex cardinale Theodore McCarrick (ora ridotto allo stato laicale per gli abusi sessuali, anche su bambini, ndr), allora arcivescovo di Washington, D.C. e presidente della Task Force USCCB sui vescovi cattolici e i politici cattolici, e al vescovo Wilton Gregory, allora presidente della USCCB (la Conferenza Episcopale USA, ndr), per chiarire la dottrina della Chiesa e assistere i vescovi nella loro riunione del 14-19 giugno a Denver.

Nella lettera il cardinale Ratzinger affermava, sulla base del canone 915 del Codice di diritto canonico:

“Quando la cooperazione formale di una persona diventa manifesta (intesa, nel caso di un politico cattolico, come la sua costante campagna e il suo voto per le leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia), il suo Pastore dovrebbe incontrarlo, istruendolo sull’insegnamento della Chiesa, informandolo che non si presenterà alla Santa Comunione fino a quando non metterà fine alla situazione oggettiva del peccato, e avvertendo che altrimenti gli sarà negata l’Eucaristia”.

Ricevuta la lettera di Ratzinger, McCarrick la trattenne [non consegnandola] ai suoi fratelli vescovi, ne mitigò il tenore e ne distorse il contenuto. 

“Ero alla riunione, non l’abbiamo mai vista”, ha detto il cardinale Burke a LifeSite nei commenti del 7 febbraio.

A conclusione della riunione del giugno 2004, l’USCCB ha rilasciato una dichiarazione dal titolo “I cattolici nella vita politica”. Il passaggio rilevante riguardante i politici pro-aborto afferma che la “decisione prudenziale” per negare loro la Comunione spetta “al singolo vescovo in accordo con i principi canonici e pastorali stabiliti”.

L’affermazione, seppur debole, rileva che la decisione di un vescovo deve essere “in accordo con i principi canonici e pastorali stabiliti”. Il cardinale Ratzinger aveva fornito questi principi nella sua lettera.

Il cardinale Ratzinger a quanto riportato avrebbe inviato una seconda nota alla USCCB affermando che la loro dichiarazione era “in armonia con” la sua lettera iniziale. Tuttavia [Ratzinger] non era d’accordo, come suggerito da Mons. Sorondo, sul fatto che i vescovi e i sacerdoti “possono dare la Santa Comunione ai politici favorevoli all’aborto”.

 

Disputare su San Paolo

 

Il vescovo Sorondo ha ulteriormente sminuito lo scandalo di Fernandez, indicando alla sottoscritta giornalista i politici americani a favore dell’aborto, come l’ex vicepresidente Joe Biden: “è un problema vostro – di nuovo; è un problema dei vostri vescovi, ma non è un problema della Chiesa”.

Pressato dal grave scandalo pubblico causato da un presidente pro-aborto e dalla sua compagna che riceve la Comunione nel cuore della cristianità, il prelato argentino ha detto di aver organizzato la Messa perché Fernandez voleva offrire al suo popolo un “esempio” durante la sua visita a Roma. 

Suggerendo che avrebbe potuto parlare con il presidente Fernandez prima della messa, ha detto: “Non ho la possibilità di parlare”.

“Lei è un prete. Poteva cogliere l’occasione”, ho risposto. “Per il bene della sua anima [di Fernandez] – e per il bene della sua anima [Fabiola Yanez, la compagna di Fernandez]. San Paolo è molto chiaro su come possiamo mangiare la [nostra] condanna”, abbiamo detto.

“Sì”, ha risposto il vescovo Sorondo, “ma anche San Paolo è molto chiaro e ha detto: ‘Il mio unico giudice è la mia coscienza’”.

“No, non l’ha detto. Ha detto che il Signore è il mio giudice (cfr. 1 Cor 4, 4)”, ho risposto. Al che Sorondo ha risposto: “Il Signore è il mio giudice, ma il Signore è nella mia coscienza”.

“Ma se non hai una coscienza ben formata, dove la grazia divina è effettivamente attiva, allora la tua coscienza probabilmente ti sta mentendo”, ho detto. “È l’oscurità dell’intelletto”. 

Il vescovo Sorondo si è alzato in piedi, ha affermato che questa era solo la mia “interpretazione”, e ha detto che non voleva più parlare.

 

Un fanatico?

 

Prima nella nostra intervista, il vescovo Sorondo ed io abbiamo parlato del perché ha permesso al globalista americano e guru del cambiamento climatico, Jeffrey Sachs, di criticare apertamente e ripetutamente il presidente americano Donald Trump negli incontri ospitati dal Vaticano dopo la sua elezione. 

Tornando all’argomento del presidente Trump, a quella che si è rivelata la fine della nostra discussione, il vescovo Sorondo ha suggerito di dire al cardinale Burke che almeno il presidente argentino “va a messa” – a differenza del presidente Trump. 

“Non è cattolico”, ho detto. “Ma è stato il primo presidente in assoluto ad andare alla Marcia per la Vita con migliaia e migliaia di giovani”. 

“Sì, per avere i voti dei cattolici”, ha risposto.

“Sta salvando i bambini”, ho detto. “Sta salvando i bambini”.

Con questo, è stato suggerito che la sottoscritta corrispondente cerca di “capire le idee cattoliche”, non di essere “fanatica” e di “cercare di usare la ragione”. Mons. Sorondo è poi tornato al suo workshop sul Global Pact per l’Educazione.

 

 

 

Diane Montagna (DM): [Arcivescovo Sorondo], perché è stato concesso a Jeffrey Sachs di criticare così tanto – non è la prima volta, l’ho sentito nel 2017 – criticare così tanto il presidente Trump? Dice cose terribili sul presidente Trump in questa aula [dove si tengono le riunioni della Pontificia Accademia delle Scienze], quando il presidente Trump è il presidente più pro-vita che abbiamo avuto. È per la scelta della scuola, per aiutare i bambini neri. 

Il vescovo Sorondo (BS): Non è criticato per questo. È criticato per altre cose. 

DM: Per le sue politiche sul cambiamento climatico? 

BS: Per esempio.

DM: O per cos’altro?

BS: Per il cambiamento climatico e perché non ha alcuna collaborazione nel dialogo con le altre culture. 

DM: Non è vero. 

BS: Beh, non lo so, non è un mio problema.

DM: Beh, dico questo perché appena è stato eletto presidente una delle prime cose che ha fatto, in realtà è stato proprio prima di venire a visitare il Papa, è andato a fare un incontro con i leader del mondo musulmano sul terrorismo, per lavorare con loro per diminuire il terrorismo. Quindi, ci sono un sacco di cose… sarebbe meglio avere un atteggiamento positivo. Qui si sentono solo cose negative sul presidente Trump quando, sotto molti aspetti, è stato un ottimo presidente per tutti, per i poveri – per tutti. Si può essere in disaccordo con lui sul clima …

BS: Non voglio dare un’opinione sulla questione del vostro Paese, perché non so le cose…

DM: Sì.

BS: Ma Jeffrey Sachs è americano, e ieri…

DM: Ho sentito quello che ha detto ieri.

BS: Era sulla stessa linea.

DM: È stato peggio.

BS: Sì, è stato peggio… quindi non è un mio problema. Ma ci sono molti americani che lo criticano.

DM: Questo è vero.

BS: Molti americani intelligenti.

DM: Questo è vero. Voglio chiederle un’altra cosa e cioè la recente visita del presidente argentino al Papa. Ha suscitato scandalo il fatto che lei ha dato a lui e alla sua compagna [la Comunione] – perché è noto che lui è a favore dell’aborto e si sa che non è sposato con quella donna – ma vivono insieme. Hanno fatto la Comunione.

BS: Questa è un’altra discussione del suo Paese. Noi non abbiamo questo problema. 

DM: Come potete dare la Comunione? È Gesù. È Gesù. Vivono apertamente nell’adulterio e lui sostiene l’aborto. 

BS: Scusi, scusi, conosce il diritto canonico? Conosce il diritto canonico? Dobbiamo seguire il diritto canonico, non l’opinione di alcuni vescovi. E la legge canonica dice che non si può non dare – si è obbligati a dare la Comunione se qualcuno ti chiede la Comunione. Solo nel caso che sia scomunicato. Il presidente non è scomunicato, quindi posso dare la Comunione se mi chiede la Comunione. 

DM: Ma se è a favore dell’aborto...

BS: Niente a che fare [con questo]. Non dicono che non dovremmo dare la Comunione a un politico che è a favore dell’aborto. Questa è l’opinione di alcuni vescovi del suo Paese, ma non è l’opinione della Conferenza episcopale. 

DM: Il cardinale Raymond Burke …

BS: Cardinale Burke!

DM: Ma la Conferenza episcopale non ha alcuna autorità. 

BS: Il Papa non dice questo. Papa Giovanni Paolo II ha dato la Comunione a tutti coloro che sono a favore dell’aborto – tutti i presidenti. Quindi… questa è l’opinione solo di Burke. 

DM: No… ce ne sono altri.

BS: Forse due o tre, ma non è l’opinione della Conferenza episcopale argentina. Non è l’opinione della Conferenza episcopale italiana. Non è l’opinione del Papa. 

DM: Così chiunque, anche chi vive in un aperto e grave scandalo pubblico, può andare a fare la Comunione, e lei come sacerdote non può dire “mi dispiace, ma…”.

BS: Solo se è scomunicato!

DM: Ma se si è scomunicato con il suo atto pubblico di scandalo?

BS: Non è scomunicato! La scomunica è una frase molto importante e bisogna comunicare che è scomunicato. Non puoi scomunicare una persona. 

DM: No, questo lo so. 

BS: Solo il vescovo. 

DM: Lo so, ma lui vive con questa donna, vivono in aperto adulterio…

BS: È un problema di coscienza. Non è un mio problema. Non ho la possibilità di dire di no. 

DM: Ma non sarebbe l’occasione per il bene della sua anima…

BS: Avete lo stesso problema nel vostro Paese con il Vicepresidente di Obama, no? 

DM: Biden

BS: Biden

DM: Esatto, e Pelosi. Pelosi promuove apertamente l’aborto e si definisce cattolica. 

BS: Quindi, è un vostro problema – di nuovo. È la vostra pratica. È un problema dei vostri vescovi, ma non è un problema della Chiesa. 

DM: Ma l’Eucaristia è Gesù. Come potete dare Gesù …

BS: Credo nella coscienza delle persone. Se le persone mi chiedono la Comunione, non so se sono veramente nel peccato o no. Non ho la possibilità di dirlo. Forse oggi sono andati a confessarsi, e lui non vuole avere rapporti con la sua signora. Quindi, ci sono molte questioni impossibili da risolvere in questa forma. 

DM: Lo so, è solo che questo è stato un fatto pubblico… è andato su tutti i social media che il presidente argentino, che tutti conoscono, vuole passare [per essere] a favore dell’aborto…

BS: È stato un esempio che la prima cosa che ha detto e fatto mentre era qui a Roma era di parlare con il Papa e la mattina, voleva andare a messa, e io ho organizzato questa messa. 

DM: È meraviglioso che lui vada a messa. 

BS: E non sapevo se volesse andare a fare la Comunione. Mi ha chiesto di fare la Comunione, e non avevo motivo di dire di no

DM: Nemmeno se è a favore dell’aborto e vuole approvare una legislazione a favore dell’aborto.

BS: No, non è un motivo per dire no alla Comunione secondo la legge canonica. 

DM: Sapete di quale canone (articolo del Codice di Diritto Canonico, ndr) si tratta? 

BS: Sì, posso dare i canoni. Ci sono tre canoni. Il primo canone dice che siamo obbligati a dare la Comunione a chi chiede la Comunione. C’è solo un’eccezione e l’eccezione è quando viene scomunicato. Certo, ci sono alcuni cardinali come il cardinale Burke, ma è l’opinione del cardinale. 

DM: Beh, ma lui sa cosa dice la legge canonica. Voglio dire, era il capo della Segnatura apostolica.

BS: Sì, ma è un’interpretazione del canone. Non è l’interpretazione comune della Chiesa. È solo la sua interpretazione ed è anche contro la Conferenza episcopale americana. 

DM: Ma tutti sanno, e Benedetto XVI ha detto, che la Conferenza episcopale non ha davvero alcuna autorità, non in materia. 

BS: Benedetto, quando era cardinale, ha detto: “Sono d’accordo con la conclusione della Conferenza episcopale americana”. Sì! Sì! Questa è la domanda.

DM: Lo cercherò. Lo cercherò. Se lei mi dice questo, lo cercherò. 

BS: Sì, guarda queste cose. 

DM: Lei sta dicendo che Benedetto XVI ha accettato che una persona pro-aborto…

BS: Questa era una domanda che la Conferenza episcopale americana ha posto e dopo la dichiarazione del cardinale Ratzinger, il cardinale Ratzinger ha inviato una seconda dichiarazione per dire: “Sono d’accordo con la conclusione della Conferenza episcopale americana. Possiamo farlo. Possiamo dare la Comunione se chiedono la Comunione perché non sono scomunicati”.

DM: Beh, lo cercherò. 

BS: Sì, quindi solo il cardinale Burke. 

DM: Ce ne sono anche altri.

BS: Sì, forse due o un vescovo. Ma non è un problema. Non è un problema in Italia. Non è un problema con il Papa. San Giovanni Paolo II ha dato la Comunione a [inaudibile], a tutte le persone, che promuovono l’aborto. Questa è la pratica [inaudibile] Forse non sono contento di questo.

DM: Ma sarebbe un’opportunità. È stato uno scandalo pubblico. Il fatto che un presidente favorevole all’aborto che dorme con la sua compagna… 

BS: Così lei dice…

DM: Vive con la sua amante!

BS: Non lo so. Non lo so. 

DM: Lo sanno tutti. Lei vive con lui. Si comporta come la first lady. 

BS: Non lo so.

DM: Come fa a non saperlo? Lei è argentino.

BS: Senta, questo è un suo problema. Non è un mio problema. E non ho nessuna ragione, nessuna ragione canonica, per dire di no. Allora, cosa posso fare?

DM: Coglierebbe mai un’occasione del genere per parlare con lui, prima o dopo la Messa? Prima della Messa, se vuole andare a Messa. Tutto questo è stato organizzato…

BS: No, non ho la possibilità di parlare.

DM: Lei è un prete. Potrebbe creare l’opportunità. Era organizzato…

BS: Non dico altro, non dico altro. Forse in futuro avrò l’opportunità di parlare.

DM: Perché queste cose sono organizzate. Non si è presentato improvvisamente ed ha voluto andare a messa. 

BS: Ok, grazie per questo. 

DM: Penso solo al bene della sua anima – e per il bene della sua anima. San Paolo è molto chiaro su come si può mangiare la condanna (cfr 1 Cor 11, 29)…

BS: Sì, ma San Paolo è molto chiaro anche nel dire: “il mio unico giudice è la mia coscienza”. L’ha detto San Paolo.

DM: No, no, non l’ha detto. Ha detto che il Signore è il suo giudice. Ha detto: “Nemmeno io posso giudicare me stesso. Il Signore è il mio giudice” (cfr. 1 Cor 4, 4).

BS: Il Signore è il mio giudice, ma il Signore è nella mia coscienza.

DM: Il Signore non lo è necessariamente se non abbiamo …

BS: Non è nella coscienza del vescovo o del cardinale…

DM: Ma se non ha una coscienza ben formata dove la grazia divina è effettivamente attiva, allora probabilmente la sua coscienza Le sta mentendo. L’oscurità dell’intelletto…

BS: Questa è la sua interpretazione. Scusi, non voglio continuare a parlare con lei perché lei è completamente… e vuole solo fare polemiche. Lei ha bisogno di essere molto felice e dire al suo cardinale Burke: “Guardi che il presidente [dell’Argentina] va a messa”. Questo è il fatto importante. E il vostro presidente non è andato a messa. 

DM: Cosa intende dire, il mio presidente?

BS: Dica questo.

DM: Il mio presidente in termini di presidente Trump? 

BS: Sì. Lui non va a messa.

DM: Ma non è cattolico. Non è cattolico. 

BS: Esatto! Questa è una grande differenza.

DM: Non è cattolico. Ma il presidente Trump è andato a gennaio… è stato il primo presidente degli Stati Uniti ad andare alla Marcia per la Vita con migliaia e migliaia di giovani. 

BS: Sì, per avere i voti dei cattolici. Avere i voti dei cattolici. Lo dica al cardinale Burke. E infatti ho sentito che il cardinale Burke è contro il presidente Trump. 

DM: È contro?

BS: Sì. Sì.

DM: O è andato a trovarlo?

BS: È contro molte cose che [Trump] dice.

DM: Beh, non devi essere d’accordo con tutto quello che fa il presidente Trump. Ma sta salvando dei bambini. Sta salvando i bambini.

BS: La prego, signora, capisca le idee cattoliche e non sia fanatica, non sia fanatica. 

DM: Okay…

BS: Se continua a parlare con me, non sia fanatica. Cerchi di usare la ragione. 

DM: Lo sto facendo. D’accordo. Grazie mille. 

 




Mons. Sorondo, che stonato quel sorriso compiaciuto!

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo e l'economista Jeffrey Sachs

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo e l’economista Jeffrey Sachs

 

di Sabino Paciolla

 

Si è aperto il 5 febbraio scorso nella Casina Pio IV alle spalle della Basilica di San Pietro dentro la Città del Vaticano il convegno “Nuove forme di solidarietà, tra inclusione, integrazione e innovazione”. Il workshop è stato impostato sulle tre “i” che stanno a cuore a Papa Francesco. A discutere delle tre “i” sono stati chiamati a raccolta economisti importanti come il nuovo direttore del Fondo monetario Kristalina Georgieva o il premio Nobel Joseph Stiglitz, ministri delle Finanze come l’argentino Martin Guzman e importanti ricercatori di scienze sociali delle principali università cattoliche del mondo per una sorta di “Conferenza di Davos”, ispirata all’enciclica Laudato Sii.

Il convegno si è tenuto presso la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il cui cancelliere è l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo. Jeffrey Sachs, Direttore dell’Istituto della Terra della Columbia University e già direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della medesima università, ne è stato l’oratore principale. Sachs ha collaborato con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali varie volte, ha dato il suo contributo alla Centesimus Annus di papa Giovanni Paolo II (1991), poiché allora era il consigliere esterno della Polonia, da poco uscita dal regime comunista. Data la sua specializzazione nello sviluppo sostenibile, ha dato un apporto fondamentale allo sviluppo della enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Jeffrey Sachs è l’esponente più autorevole degli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” dell’ONU, che egli ha contribuito a redigere. Tali obiettivi includono l’obiettivo di “garantire la salute e i diritti sessuali e riproduttivi universali”, un eufemismo per indicare la legalizzazione dell’aborto su richiesta e per dare ai bambini l’accesso ai farmaci e ai dispositivi anticoncezionali, nonché all’aborto anche senza la conoscenza o il consenso dei genitori.

 

Sono rimasto basito nel vedere il video dell’intervento del prof. Jeffrey Sachs, perché mi è sembrato di ripiombare negli anni della mia gioventù quando ascoltavo attonito i leader dell’allora Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista), nato nel 1966 dalla scissione del PCI perchè gli esponenti di orientamento marxista-leninista rifiutavano la linea revisionista del partito di origine.

Che tristezza vedere Sachs parlare della sua nazione come fosse il peggio tra le nazioni, vomitandole addosso tutto il male possibile, avendo come chiaro obiettivo il Presidente Donald Trump. E che tristezza vedere l’arcivescovo Sorondo sorridere con grande approvazione, battendogli anche le mani. Sono rimasto basito perché è stato proprio Sorondo che nel 2018, di ritorno da un viaggio in Cina, aveva detto che “In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. Una affermazione scioccante ed imbarazzante, vista la violenza del regime cinese, anche nei confronti degli stessi cattolici cinesi, ma soprattutto verso i musulmani uiguri che stanno sperimentando l’internamento di massa nella provincia occidentale dello Xinjiang, come ha ben dimostrato il New York Times con documenti cinesi riservati trapelati.

Eppure è andata così, basta guardare il video, proprio dai primi secondi. 

Sachs esordisce dicendo che “il multilateralismo non è minacciato, di per sé, nella maggior parte del mondo. È minacciato a causa degli Stati Uniti, e voglio dirlo chiaramente perché non è un gioco”. E qui scatta la risata compiaciuta dell’arcivescovo Sorondo, e dopo aver annuito, batte pure le mani. 

“Gli Stati Uniti sono un problema”, ha continuato Sachs. “È diventato un problema molto più significativo con Donald Trump”. 

“Gli Stati Uniti hanno bloccato ogni iniziativa multilaterale degli ultimi anni”, ha detto Sachs. È l’unico Paese che si tira fuori dall’accordo di Parigi sul clima”. 

Sachs critica Trump anche per essersi ritirato dall’accordo nucleare JCPOA con l’Iran e per le sue azioni economiche nei confronti della Cina. “Non c’è una guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti”, ha continuato Sachs. “C’è una guerra commerciale degli Stati Uniti contro la Cina – è diverso. Questo è stato un attacco non premeditato”.

Sachs, a tal proposito, non fa alcuna menzione alla concorrenza sleale attuata dalla Cina, che si avvantaggia non solo grazie al mancato rispetto delle norme di protezione del lavoro e della salute, ma grazie ad un vero e proprio sfruttamento delle persone e dell’ambiente. Il prof. Sachs, non cita chi è stato il maggior paese al mondo ad inquinare l’ambiente negli ultimi anni (guardare la grafica).

Inquinamento atmosferico mondiale

Inquinamento atmosferico mondiale

Sachs ha accusato l’amministrazione Trump di “teppismo” e “completa violazione di ogni regola internazionale” per quanto riguarda il suo impegno militare in Iraq. Ha descritto l’attuale amministrazione statunitense come “bulli” che fanno “volgari minacce” e ha parlato della “palese ostilità di Trump contro tutti”.

E puntando il dito contro il presidente Trump ha detto: “Mi dispiace dirlo, è – è il mio Paese – non sono molto felice di dirlo, ma questa è una potenza imperiale in declino ed è un Paese pericoloso in questo momento. Sarà assolutamente pericoloso se Trump vincerà la rielezione”.

E’ dunque curioso vedere l’arcivescovo Sorondo battere contento le mani ad un globalista come Sachs, un convinto sostenitore dello sviluppo sostenibile da raggiungere anche con le politiche dell’aborto e della contraccezione. E’ curioso vedere Sorondo elogiare la Cina, quella Cina che ha adottato la violenta politica del “figlio unico” imposto con l’aborto forzato, che ha creato uno scompenso notevole nella demografia cinese, di cui oggi gli stessi cinesi ne pagano le conseguenze e riconoscono a denti stretti l’errore. E’ curioso vedere l’arcivescovo Sorondo ridere di gusto quando Sachs dà del “teppista” a Trump, quel Trump che ha adottato misure per impedire che il denaro dei contribuenti statunitensi finanzi l’aborto all’estero, che ha tolto 60 mln di dollari alla più grande multinazionale dell’aborto, la Planned Parenthood, che ha tagliato i finanziamenti al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione perché collabora con il regime dell’aborto forzato della Cina, che ha sostenuto le Piccole sorelle dei poveri nella loro battaglia per la libertà religiosa, arrivata fino alla Corte Suprema americana, contro l’imposizione dell’assicurazione obbligatoria della contraccezione prevista dall’Obamacare, che è stato il primo Presidente degli Stati Uniti a partecipare alla Marcia per la vita dicendo: “Tutti noi qui comprendiamo una verità eterna: ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio”.

Ma, evidentemente, il mondo sembra cambiato. Chi difende la vita viene considerato da Sachs un “teppista”, ed è applaudito da un arcivescovo, mentre il governo che difende l’aborto forzato è lodato, sempre dallo stesso arcivescovo, perché quello è il governo che meglio nel mondo attua la Dottrina sociale della Chiesa.   

 

 




La Cina è un modello del bene comune?

Nel 2018, l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha dichiarato in un’intervista: “In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. Una affermazione scioccante ed imbarazzante, vista la violenza del regime cinese, anche nei confronti degli stessi cattolici cinesi. 

Su questa affermazione riflette Matthew Schmitz in questo suo articolo pubblicato su First Thing. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo

 

Nel 2018, l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha dichiarato in un’intervista: “In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.

Ha messo a confronto la Cina con l’America più liberale. “Il pensiero liberale ha respinto il concetto di bene comune”, ha detto. “Non vuole nemmeno prenderlo in considerazione, afferma che è un’idea vuota, senza benefici. Al contrario, i cinesi, no, propongono il lavoro e il bene comune”.

Sanchez Sorondo potrebbe voler riconsiderare queste dichiarazioni. La settimana scorsa, il New York Times ha rivelato nuovi dettagli sull’internamento di massa dei musulmani uiguri nella provincia occidentale dello Xinjiang. Negli ultimi tre anni, si stima che circa un milione di persone siano state detenute in campi di prigionia, dove sono state sottoposte a “rieducazione” e sollecitate all’abiura dell’Islam. I documenti trapelati al Times hanno dimostrato che questa campagna di repressione è stata organizzata dopo che il presidente Xi Jinping ha esortato i capi di partito a non mostrare “assolutamente nessuna pietà” e ad impiegare gli “organi della dittatura”.

Il sistema di selezione dei detenuti combina i big data (analisi dei grandi dati, ndr) con il grande fratello. Come ha detto l’International Consortium of Investigative Journalists, “la polizia cinese è guidata da un massiccio sistema di raccolta e analisi dei dati che utilizza l’intelligenza artificiale per selezionare intere categorie di residenti dello Xinjiang ai fini della detenzione”.

Naturalmente, l’esistenza di tali campi, tra molti altri abusi, era già stata segnalata quando Sanchez Sorondo ha fatto la sua dichiarazione. All’epoca, Bernardo Cervellera, esperto cinese e capo del servizio stampa del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (il PIME, ndr), propose che il vescovo “leggesse le notizie quotidiane cheregistrano la violenza, gli arresti di cristiani, musulmani, buddisti”.

“Tutte le chiese non ufficiali (cioè della Chiesa sotterranea, ndr) sono state chiuse e almeno 6 milioni di cattolici non hanno luoghi di incontro”, ha detto Cervellera. La minaccia del regime che “attua al meglio la dottrina sociale delle Chiese” è l’arresto, le multe stratosferiche e l’espropriazione degli edifici dove si riuniscono i fedeli”.

Come è possibile che un cattolico di alto rango, leader di un’accademia pontificia, lodare un tale regime? Non è solo ingenuo. L’affermazione di Sanchez Sorondo esemplifica il modo in cui le difese del “bene comune” scivolano talvolta nella apologia del’autoritarismo. È importante contestare queste affermazioni, perché fraintendono completamente il bene comune.

Nel 1943, Charles de Koninck, filosofo tomista, scrisse un saggio contro alcuni degli strappi più liberali e individualisti del pensiero cattolico. De Koninck credeva che alcuni pensatori cattolici solidali con la società liberale avessero un’idea carente del bene comune. Egli respingeva le loro opinioni, ma avvertiva che rifiutare il liberalismo in nome del bene comune non avrebbe mai significato abbracciare la tirannia.

“Basterebbe esaltare il primato del bene comune?”, scriveva. “Assolutamente no. I regimi totalitari sfruttano il bene comune come pretesto per schiavizzare le persone nel modo più ignobile. In confronto alla schiavitù a cui minacciano di ridurci, la schiavitù delle bestie è libertà. Dovremmo commettere la codardia di concedere ai totalitaristi questa perversione del bene comune”?

De Koninck temeva giustamente che le false invocazioni del bene comune da parte dei regimi totalitari avrebbero fatto di più per screditare la nozione di bene comune di qualsiasi argomentazione di coloro che lo hanno rifiutato esplicitamente. Critica quindi non solo il liberalismo – obiettivo delle polemiche di Sanchez Sorondo – ma anche i regimi oppressivi falsamente presentati come alternativa.

Secondo de Koninck, liberali e totalitari condividono alcuni errori. Entrambi i gruppi si oppongono allo Stato e all’individuo. I liberali glorificano l’individuo a spese dello Stato; i totalitari glorificano lo Stato a spese dell’individuo. Opponendo il bene comune al bene delle singole persone, hanno distrutto la corretta comprensione di ciascuno di essi.

Ma il legame tra liberalismo e totalitarismo è andato ancora più in profondità. I liberali tendono a pensare che l’uomo è più libero quando non è vincolato da alcuna legge. I totalitaristi sembrano respingere questa idea, ma in realtà la abbracciano semplicemente su un altro piano. Piuttosto che cercare di liberare l’individuo da tutti i vincoli, cercano di liberare lo Stato. Lo stato totalitario non è vincolato dalla legge di Dio. Non c’è bisogno di fare alcun riferimento al destino finale dell’uomo, al suo bene supremo. Può fare ciò che vuole, come vuole. Proprio come l’individuo liberale.

In tali società, scriveva de Koninck, “l’obbedienza è sostituita dalla giustizia legale dei soggetti cittadini”. Gli uomini non partecipano ad un fine condiviso come cittadini. Sono semplicemente costretti a sottomettersi.

In tutto il mondo, il liberalismo è in ritirata. Basandosi sul World Values Survey, Roberto Foa e Yascha Mounk hanno scoperto che “i cittadini sono sempre più disaffezionati dai partiti politici consolidati, dalle istituzioni rappresentative e dai diritti delle minoranze”. Ad esempio, mentre il 41 per cento degli americani più anziani ritiene “assolutamente essenziale” che “i diritti civili proteggano la libertà delle persone”, solo il 32 per cento dei millenials (i nati fra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta, ndr) è d’accordo.

Mentre le persone si allontanano dal liberalismo, è importante che non si rivolgano a ideologie che condividono con il liberalismo un errore fondamentale. Se lo fanno, i cattolici devono affermare chiaramente che il bene comune non è un eufemismo per la tirannia, e l’oppressione non è sinonimo di ordine. Contrariamente a quanto sembra credere Sanchez Sorondo, né la Cina né l’America sono una società modello.

 

Matthew Schmitz è senior editor di First Things.

 

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La Pontificia Accademia delle Scienze abbraccia l’agenda dell’ONU per lo sviluppo sostenibile

La Pontificia Accademia delle Scienze, governatori dalla regione Pan-Amazzonica e ufficiali dalle Nazioni Unite erano insieme per firmare una dichiarazione di impegno allo sviluppo sostenibile in Amazzonia in Vaticano il 28 Ottobre. La dichiarazione poco pubblicizzata consiste in 14 impegni a “costruire insieme soluzioni efficaci per lo sviluppo sostenibile dell’Amazzonia”.

Ce ne parla Edward Pentin in questo suo articolo pubblicato sul National Catholic Register e tradotto da Riccardo Zenobi. 

 

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo (foto: Daniel Ibáñez/CNA)

 

La Pontificia Accademia delle Scienze, governatori dalla regione Pan-Amazzonica e ufficiali dalle Nazioni Unite erano insieme per firmare una dichiarazione di impegno allo sviluppo sostenibile in Amazzonia in Vaticano il 28 Ottobre.

La poco pubblicizzata dichiarazione, firmata presso la Casina Pio IV, sede dell’Accademia, consiste in 14 impegni a “costruire insieme soluzioni effettive per lo sviluppo sostenibile dell’Amazzonia”. Il National Catholic Register (NCR) ha richiesto una copia e ne ha ricevuta una dal segretario della Pontificia Accademia delle Scienze.

Il meeting era intitolato “Primo summit dei governatori amazzonici – vie e impegni per lo sviluppo sostenibile in Amazzonia”.

L’Accademia ha detto che una seconda intenzione dell’incontro era di “aprire un dibattito” per trovare vie per raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile – una iniziativa dell’ONU indirizzata a combattere la povertà, aumentare la salute e l’educazione, ridurre l’ineguaglianza e fermare il cambiamento climatico entro il 2030.

Gli obiettivi includono anche assicurare “accesso universale ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, compresa la pianificazione famigliare, informazione ed educazione, e l’integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e programmi nazionali”.

Questo patrocinio per i “servizi di salute sessuale e riproduttiva” e per la “salute riproduttiva” – termini che nell’ambito ONU sono stati interpretati come includenti la fornitura [del servizio] dell’aborto – non è menzionato nelle dichiarazioni dei governatori. Invece, tutti gli impegni sono di natura temporale riguardanti l’ambiente, la scienza e questioni socioeconomiche.

Il primo è di “enfatizzare la fondamentale importanza” del Sinodo Pan-Amazzonico appena concluso e di “difendere i vari orientamenti forniti” nel documento finale pubblicato il 26 ottobre  – un documento che non ha peso dottrinale ma serve come strumento a papa Francesco per scrivere l’esortazione apostolica post-sinodale.

Altri obiettivi sono impegni nella “green economy”, costruendo un “nuovo modello di sviluppo sostenibile” basato sulla valorizzazione di “tradizioni ambientali, inclusione socio-economica e rispetto per la cultura dei popoli amazzonici”, e chiamate per “rafforzamento” dei locali governatori, organizzazioni e iniziative amazzoniche.

La dichiarazione promuove anche l’espansione dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, maggiore cooperazione internazionale, e richiami a “zero deforestazioni illegali” e per “significative risorse” da dare a iniziative locali. Le aziende sono anche pressate a “controllare le loro catene di rifornimento” per evitare “nuove forme di schiavitù”. I sottoscrittori richiedono anche, per la “crisi umanitaria e climatica” mondiale impegni per “rapide, integrate e urgenti azioni”.

I firmatari includono il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, governatori dalle regioni del Brasile e del Perù, e rappresentanti di due gruppi di patrocinio che co-sponsorizzano il meeting con la pontificia accademia: ‘Interstate Consortium for Sustainable Development of the Legal Amazon’ ed ‘Amazon Sustainable Development Solutions Network’ (SDSN-A).

Due ufficiali dell’ONU erano presenti: Alexis Arthur, program officer e support per la task force forestale e climatica al programma sviluppo ONU (UNDP), e Charles Ian McNeill, senior adviser alle foreste e al clima, programma ambientale ONU (UNEP).

La dichiarazione si conclude proponendo che il summit diventi un “forum permanente di discussione”. Uno dei governatori ha suggerito che il prossimo meeting prenda luogo nel suo stato.

Durante il meeting del 28 ottobre, i governatori hanno espresso desiderio di collaborare con la Chiesa ed ogni organizzazione che voglia preservare l’Amazzonia, ma secondo quanto riferito hanno espresso la loro opposizione al presidente brasiliano Jair Bolsonaro e alle sue posizioni sull’ambiente e l’Amazzonia, in particolare il suo supporto per l’estrazione mineraria e agricoltura estensiva nella regione.

Un rappresentante ministeriale del governo Bolsonaro che era presente al meeting, secondo quanto riferito, ha espresso la sua opposizione all’asserzione che l’ambiente è in crisi. È stata un’aggiunta significativa in quanto i governatori dipendono dai finanziamenti federali per progetti ambientali.

Infatti, a fianco degli obiettivi elevati della dichiarazione, uno scopo soggiacente del meeting era finanziario, specialmente in quanto alcune fonti esterne sono prosciugate. Dopo il summit Vaticano, alcuni dei governatori sono andati a Berlino per cercare fondi.

“Sono venuti per chiedere denaro”, una fonte vaticana ha detto al Register, mostrando che molti dei governatori venivano da partiti socialisti. Uno di loro, Flavio Dino dello stato del nordest del Maranhão, è un membro del principale partito comunista brasiliano, il PCdoB, che sostiene posizioni radicali diametralmente opposte agli insegnamenti della Chiesa.

Uno dei loro membri, Jandira Feghali, era uno dei sei politici di sinistra invitati ad un meeting a Roma parallelo al sinodo di Ottobre, nonostante le sue visioni fortemente pro-aborto e la sua opposizione ad una legge che condanna l’infanticidio nelle tribù amazzoniche.

Queste differenze di vedute sono state evitate, anche quando, durante il meeting di lunedì, Dino ha chiesto al vescovo brasiliano Sebastião Lima Duarte di Caxias, Maranhão, di fare un intervento. Il vescovo, che ha preso parte al sinodo, ha concordato con tutto ciò che Dino ha detto nel suo intervento, secondo la fonte.

“I partecipanti non hanno detto nulla su questioni teologiche o sul tema dell’aborto, perché la sinistra, quando tratta con la Chiesa, non menziona mai questi temi, preferendo invece parlare di ambiente – il tema che può portare loro e papa Francesco insieme”, ha detto. “La sinistra proverà ad usare membri della Chiesa per avanzare il suo programma politico”, ha aggiunto, menzionando che vogliono anche “usare questa opportunità per aumentare il loro profilo internazionale e finanziare i loro progetti”.

Il cardinale brasiliano Claudio Hummes, relatore generale al sinodo pan-amazzonico, è intervenuto all’incontro. Secondo le fonti, il suo intervento si basava solo su questioni temporali invece che sovrannaturali, con preoccupazioni ambientali e i diritti dei popoli indigeni come punto focale.

Questi incontri non sono rari per la pontifica accademia, che ha tenuto 13 conferenze su temi ambientali dal 2013, spesso portando persone con visioni diametralmente opposte a punti chiave dell’insegnamento della Chiesa ma con preoccupazioni ambientali. “Il Vaticano questi giorni sembra più preoccupato di salvare il mondo invece di anime”, ha detto una fonte vicina alla Santa Sede.

Il NCR ha chiesto al vescovo Sánchez ulteriori dettagli sull’incontro, compreso se i partecipanti incorporerebbero l’esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco prevista per la fine dell’anno, e come il Vaticano intende lavorare con l’ONU su questioni ecologiche nel futuro. Il vescovo Sánchez ha detto di essere troppo occupato per rispondere.

 

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MONS. SORONDO DIFENDE LA RIFORMA DEL SISTEMA DELLA DONAZIONE ORGANI IN CINA

Foto: mons. Sorondo (Getty)

Foto: mons. Sorondo (Getty)

Il Catholic Herald, in un articolo pubblicato il 4 aprile scorso (leggi qui), riporta, sulla base della visione di una lettera, che il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha difeso la documentazione fornita dal governo cinese sulla raccolta degli organi.

Il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, sempre secondo il Catholic Herald, ha detto che è “miope” criticare l’impegno della Santa Sede con la Cina e che il governo cinese ha “realizzato la riforma del sistema di donazione degli organi”.

Tale commento di mons. Sorondo sarebbe contenuto nella risposta alla lettera che la Coalizione Internazionale per Porre Fine all’Abuso di Trapianti in Cina (ETAC) gli aveva inviato.

L’International Coalition to End Transplant Abuse in China (ETAC) è una coalizione di avvocati, accademici, eticisti, medici, ricercatori e difensori dei diritti umani che si dedica a porre fine al prelievo forzato di organi in Cina

Nella lettera (qui) della coalizione si può, tra l’altro, leggere: “Prendiamo atto che la recente conferenza vaticana “Modern Slavery, Human Trafficking, and Access to Justice for the Poor and Vulnerable”, tenutasi dal 12 al 13 marzo, ha incluso tra i suoi partecipanti e relatori il dottor Wang Haibo, capo del China Organ Transplant Response System (COTRS).”

“COTRS sostiene di essere l’unico sistema per la distribuzione degli organi donati in Cina dal 1° settembre 2013. A partire dal 1° gennaio 2015, i funzionari hanno affermato che COTRS non ha più raccolto organi prelevati da prigionieri di alcun tipo. Da allora, il numero dichiarato di donazioni di organi in Cina è aumentato quasi in modo esponenziale – un’impresa davvero notevole”.

“La Cina non ha revocato, né riconosciuto pubblicamente, l’ordine segreto del 1984 che costituisce la base regolamentare per la raccolta di organi dai prigionieri”.

“La presunta riforma del sistema cinese dei trapianti, così com’è, è garantito esclusivamente da dichiarazioni rese dal dottor Huang Jiefu ai media. Tali dichiarazioni sono considerate rappresentative della politica statale. Tuttavia, in assenza di un quadro normativo o regolamentare,(…) tali affermazioni sono poco credibili”.

La Coalizione contro gli abusi dei trapianti in Cina, dopo aver riportato prove a supporto della sua tesi riguardo la scarsa trasparenza da parte della Cina, prosegue: “(…) non vi sono ancora motivi per approvare i cambiamenti che i funzionari cinesi sostengono siano avvenuti”.

“Vorremmo inoltre rilevare che la partecipazione di rappresentanti cinesi al recente evento è stata utilizzata a fini di propaganda nazionale ed estera da entità mediatiche cinesi controllate dallo Stato. I funzionari cinesi responsabili dei trapianti hanno esplicitamente legato la loro partecipazione alle relazioni tra Vaticano e Pechino”.

Consigliamo rispettosamente alla Pontificia Accademia delle Scienze di riservare il suo giudizio sulle rivendicazioni di riforma totale del sistema dei trapianti in Cina, prima della dimostrata trasparenza e significativa verifica indipendente delle presunte riforme del 2015. Se tali affermazioni si rivelano false, è in gioco la reputazione dell’Accademia, insieme a quella dei principali funzionari cinesi responsabili dei trapianti d’organo”.

Fin qui il mio sunto della lettera della Coalizione.

In risposta a tale lettera, mons. Sorondo, sempre secondo quanto riportato dal Catholic Herald, “ha affermato l’impegno del Vaticano a favore dei diritti umani, e ha affermato che attaccare i tentativi di riforma cinesi potrebbe tornare controproducente. ‘Coloro che cercano di minare il professor Jiefu Huang lo fanno a rischio di minare la leadership della riforma’”.

Mons. Sorondo ha detto che “gruppi politici ideologici” stanno cercando di ostacolare l’impegno del Vaticano con la Cina. Questi gruppi “per vari motivi non vogliono capire che la Chiesa, le Nazioni Unite e i popoli della terra devono seguire l’evoluzione di un Paese con una popolazione di 1.300 milioni e 31 milioni di cristiani, che sta diventando uno dei protagonisti più importanti del nuovo scenario mondiale”.

La politica attuale della Cina, ha detto il vescovo ai mittenti della lettera, vieta l’uso di organi da prigionieri giustiziati. “La disposizione della Cina nei confronti di questa riforma”, scrive, “è stata pubblicamente promulgata in occasione del Vertice PAS di febbraio 2017 ed è un riferimento encomiabile per questo nuovo modello di Cina”.

A questo punto non si può far altro che menzionare alcuni fatti.

La notizia della lettera di mons. Sorondo giunge nel momento in cui la Cina riafferma l’autorità dello Stato sulla Chiesa. Un funzionario dello stato ha detto l’altro ieri (leggi qui) in una conferenza stampa: “Guidare attivamente le religioni nell’adattamento alla società socialista significa guidare i credenti religiosi a… essere subordinati e servire gli interessi generali della nazione e del popolo cinese”.

Infine, mentre in Cina vengono sequestrati vescovi (qui), e dal primo febbraio scorso non si può più celebrare messa in casa (qui), ed è vietato ai minori di entrare nelle chiese, mons. Sorondo è anche lo stesso che ai primi di febbraio scorso ha detto che (leggi qui):In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.




MONS. SORONDO, IL PROF. FAGGIOLI, E LE BALLE TARDO SESSANTOTTINE

MONS. SORONDO, IL PROF. FAGGIOLI, E LE BALLE TARDO SESSANTOTTINE

Si erano rincorse voci della firma “imminente” di un accordo tra Cina e Vaticano. Il direttore della Sala Stampa Vaticana ha smentito l'”imminenza”. In questi giorni un vescovo cinese è stato arrestato. Eppure, il prof. Massimo Faggioli, dal Global Times, organo del PCC, accusa i critici di approccio ideologico.

Foto: prof. Massimo Faggioli

Foto: prof. Massimo Faggioli

Nel post di ieri (qui) abbiamo detto che nei giorni scorsi si sono rincorse sempre più insistenti le voci di una imminente firma di un accordo tra la Cina ed il Vaticano. Le voci, evidentemente, erano così insistenti che Greg Burke, direttore della Sala Stampa vaticana, con un comunicato di ieri (qui), ha precisato che: “Posso affermare che non vi è alcuna firma “imminente” di un accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”. Il comunicato dice che non vi è una firma “imminente”, ma nulla dice sullo stato di avanzamento delle trattative (si è alla fase finale?).

Le voci erano avvalorate oltre che da vari rumors, anche da un articolo, pubblicato avantieri, 28 marzo, sul Global Times (qui), in cui si poteva leggere: “I negoziati hanno raggiunto ‘le fasi finali’, ha detto il vescovo Guo Jincai, segretario generale della Conferenza episcopale della Chiesa Cattolica in Cina. (…) Se tutto va bene, l’accordo potrebbe essere firmato già alla fine di questo mese”. Si deve tener conto che il Global Times è un tabloid quotidiano cinese che si occupa di faccende internazionali ed è prodotto dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese. Per quanto mantenga un profilo apparentemente più libero, è sempre un organo originato dallo strumento della propaganda del regime cinese. Per questo, se un organo riconducibile al Governo cinese riporta la notizia della probabile firma dell’accordo sino-vaticano entro fine mese, è evidente che occorre prestarvi attenzione.

La notizia dell’imminente accordo aveva allarmato perchè era arrivata quasi in coincidenza con quella diffusa il giorno precedente da AsiaNews (qui). Questa diceva che il 26 marzo scorso un vescovo fedele al papa, mons. Vincenzo Guo Xijin, era stato sequestrato dalla polizia cinese poiché si era permesso di celebrare la messa crismale in anticipo. Per il clamore suscitato, e forse anche per non turbare le trattative in corso, il vescovo è stato rilasciato il giorno seguente, ma con il divieto di non celebrare più messa, essendo lui un vescovo non riconosciuto dal governo. A quanto riporta AsiaNews, il vescovo Vincenzo Guo Xijin anche l’anno scorso, poco prima delle feste pasquali, è scomparso per 20 giorni.

Questa notizia mi ha fatto venire in mente le incredibili parole del vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, che a febbraio scorso, dopo una visita in Cina, aveva detto (qui): “In questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. Mi chiedo come possa una personalità della Chiesa, con un ruolo così importante, fare delle affermazioni come quelle sopra riportate, affermazioni dal sapore tardo sessantottino, quando alcuni suoi confratelli, ultimo il vescovo Vincenzo Guo Xijin, subiscono arresti. E’ un autentico mistero (doloroso!).

Ma non avevo finito di sorprendermi che mi capita di leggere un editoriale di Massimo Faggioli (qui), scritto, indovinate dove….(non ci crederete)… ,proprio sul Global Times. Massimo Faggioli è uno storico e teologo, docente di Teologia e Studi Religiosi presso la Villanova University (Philadelphia, USA).    

Faggioli, sul Global Times, scrive che non bisogna sorprendersi che i negoziati sino-vaticani incontrino tanta resistenza nel mondo occidentale. A suo parere, la ragione sta “nella mancata comprensione di queste due dimensioni chiave”, che sono:

1) “il cattolicesimo romano è diventato una Chiesa più globalizzata, il che significa che la Chiesa non cerca lo stesso tipo di accordo per tutti i cattolici in tutte le nazioni, ma si sforza di migliorare le relazioni dei cattolici con le autorità politiche al fine di mantenere e promuovere l’unità della Chiesa”;

2) “L’obiettivo delle trattative con le autorità politiche non è ideologico, ma pastorale, nel senso di aiutare le Chiese locali a vivere la loro fede in una realtà data e concreta, senza divisioni artificiali tra fazioni in mezzo a loro”.

Notate quella bizzarra espressione di “divisioni artificiali”. Evidentemente, lui si riferisce alla divisione tra chiesa ufficiale, cioè quella istituita dal Partito Comunista Cinese, e la Chiesa sotterranea, cioè quella clandestina, riconosciuta e fedele al papa.

Strano, infine, che Faggioli, proprio sull’organo di propaganda in lingua anglofona del Partito Comunista Cinese faccia la morale con queste parole: “L’uso del cattolicesimo come surrogato ideologico delle ideologie occidentali non è nuovo, ma è soprattutto in contrasto con la visione del cattolicesimo di papa Francesco, e rende impossibile comprendere questo momento importante nei rapporti tra Vaticano e Cina”. (Oibò!!!)

Che tempi curiosi stiamo vivendo!

Mi sembra di essere ritornato adolescente, quando, da una parte, c’era il blocco comunista sovietico con i suoi terribili gulag, dall’altra c’erano i residui della “primavera di Pechino”, frutto della “rivoluzione culturale” maoista, con i suoi campi di “rieducazione” chiamati laogai, ed al centro c’erano i comunisti nostrani che cercavano di convincerci, incuranti di quelli che in quei paesi marcivano o morivano a milioni nei campi di concentramento, della “poesia” comunista del “sole dell’avvenire”.   

Così oggi, da una parte un vescovo, mons. Sorondo, ci comunica la sua meraviglia per come i cinesi (nel mentre arrestano i suoi confratelli) stanno realizzando in maniera sublime la Dottrina Sociale della Chiesa e, dall’altra, uno storico progressista accusa di posizione ideologica chi nutre dubbi sul negoziato in corso, scrivendo queste cose proprio da un organo della propaganda ideologica di un arcigno regime autoritario comunista.

Vorrei ricordare a Faggioli che la Chiesa non è una entità “globalizzata”, come dice lui, la quale, proprio per questo motivo, non può non aver a che fare con una altrettanto entità globalizzata come è la Cina. No, non è questa la logica. Uno Stato, è ovvio, deve obbligatoriamente soggiacere a questa logica, perché caratterizzato da rapporti di forza di natura finanziaria, politica, economica, militare, ecc. La Chiesa, invece, è nel mondo ma non è di questo mondo. La sua primaria missione è annunciare Cristo, unica salvezza per le anime. Per fare questo deve necessariamente preservare, come ha sempre fatto in 2000 anni di storia, la sua libertas ecclesiae e la sua autonomia da ogni potere politico.

Non a caso papa Benedetto XVI, nella sua lettera del 2007 ai presbiteri e fedeli cinesi (qui) scriveva: è ovvio che una Conferenza Episcopale non può essere sottoposta a nessuna Autorità civile nelle questioni di fede e di vita secondo la fede (fides et mores, vita sacramentale), che sono esclusivamente di competenza della Chiesa”.  

Ed allora, caro Faggioli, una autorità come quella cinese che si arroga il diritto di dire ad un vescovo se deve celebrare messa o meno, uno Stato come quello cinese che vieta ai minori di entrare nelle Chiese, uno Stato come quello cinese che fa “sparire” i sacerdoti ed i laici fedeli al papa, uno Stato come quello cinese che fa scrivere proprio su quel Global Times su cui scrive lei questa terribile affermazione (qui):  la società cinese deve “condurre in modo proattivo la religione ad adattarsi alla società socialista”, dove per società socialista deve intendersi regime autoritario, uno Stato come questo sta garantendo o no quella libertas ecclesiae e quella  autonomia così necessaria?




CARD ZEN: “QUELLO CHE STA ACCADENDO E’ UNA TRAGEDIA”

Foto del card Zen, vescovo emerito di Hong Kong

Foto: card.Joseph Zen Ze-Kiun

CARD ZEN: “QUELLO CHE STA ACCADENDO E’ UNA TRAGEDIA”

 

Il card Zen ha detto che gli sforzi dei diplomatici vaticani per raggiungere un accordo con il governo cinese trasformerebbero i vescovi di quel paese in funzionari governativi che non riusciranno a seguire adeguatamente il loro gregge. “Penso che quello che sta per accadere sia una tragedia, una vera e propria tragedia”, ha detto, ritenendo l’accordo proposto un “tradimento della fede”.


Il card Zen, vescovo emerito di Hong Kong,  creato cardinale nel 2006 da papa Benedetto XVI, è stato ospite l’8 marzo scorso della trasmissione The World Over, su EWTN, condotta da Raymond Arroyo. Ne viene fatta una sintesi (qui) dalla redazione di Catholic News Agency. Eccone alcuni stralci nella mia traduzione.  

Il card Zen in maniera schietta ha affermato che “(I funzionari cinesi, ndr) Sono arroganti, sfidano la Santa Sede. E la Santa Sede tace”, ha detto. “E poi la Santa Sede sta sempre incoraggiando il popolo della Chiesa sotterranea e anche le brave persone (della Chiesa Ufficiale, ndr,) a cedere, a scendere a compromessi. Essi stanno indebolendo la nostra Chiesa. È una sorta di suicidio “.

(I vescovi della Chiesa ufficiale, ndr) Sono più funzionari del governo che pastori del gregge”, ha affermato il cardinale. “Le persone potrebbero non rendersi conto immediatamente, ma prima o poi lo vedranno. E allora come potranno più credere nella Chiesa”?

(Il card Zen ha poi evocato l’esempio degli accordi che furono stretti tra il Vaticano ed i paesi dell’Europa centrale sotto il comunismo. Tali accordi prevedevano di evitare la nomina di vescovi che si opponevano sistematicamente ai governi comunisti, ma, ha sostenuto, ciò significava scegliere i vescovi opportunisti che obbedivano ai governi, ndr).

Quando l’accordo segreto tra il vaticano ed il governo comunista ungherese fu poi rivelato, ha detto il cardinale, dimostrò che si era concordato che tutti i sacerdoti che criticavano il governo sarebbero stati denunciati alla Chiesa per disciplina.

“E’ stata (quella con il governo comunista ungherese, ndr) una collaborazione a tutto vantaggio del governo, e molto poco a favore della Chiesa”, ha detto.

Di recente sette vescovi illegali hanno inviato una lettera al Vaticano chiedendo il ripristino della piena comunione (con la Chiesa, ndr), ma questo non dovrebbe necessariamente essere creduto, ha detto il card Zen a EWTN.

“Tutti questi vescovi sono nelle mani del governo. Come si può credere nel loro vero pentimento?” si è chiesto. Mentre la Chiesa è sempre pronta a perdonare e ad assolvere la loro scomunica, ci sono altri problemi.

“Come si può riconoscerli come vescovi? Per essere pastori del gregge? Formare le persone ad obbedire, a rispettare, queste persone, come è possibile farlo?” Si è chiesto il cardinale.

“Penso che quello che sta per accadere sia una tragedia, una vera e propria tragedia”, ha detto, ritenendo l’accordo proposto un “tradimento della fede”.

Papa Benedetto XVI riconobbe molti vescovi ordinati per la chiesa governativa come “opportunisti”, ha detto il card Zen, dicendo che ciò vale anche per molti di coloro che sono stati ordinati con l’approvazione vaticana. “Essi sanno che devono fare affidamento sul governo per fare carriera”, ha detto.

Arroyo ha riassunto i dettagli della proposta di nomina dei vescovi, secondo i quali il governo cinese propone al Vaticano tre candidati vescovi tra i quali Esso possa scegliere. Tuttavia, questo è il contrario di tali accordi. Di solito, il Vaticano propone tre candidati tra i quali il governo può sceglierne uno.

Il Papa non ha bisogno che il governo cinese lo riconosca ufficialmente come capo della Chiesa, ha suggerito il cardinale.

“Esse (le autorità cinesi, ndr) riconoscono il Papa! Hanno paura del Papa! Ma ora i consiglieri del Papa gli danno il consiglio di rinunciare a questa autorità”, ha detto.

Il cardinale ha insistito sul fatto che la Santa Sede non ha mai chiesto a un vescovo legittimo di dimettersi dalla sua posizione per lasciare il posto a un vescovo scomunicato.

Contro i suoi detrattori, che hanno detto che il cardinale ha poca esperienza della Cina contemporanea, il card Zen ha citato i suoi sette anni di insegnamento nei seminari ufficiali della Chiesa cinese dal 1989 al 1996.

“Dalla mia esperienza diretta e immediata, so che la Chiesa è completamente schiava del governo”, ha detto, affermando inoltre che lui è tenuto ancora aggiornato sulla situazione cinese da visitatori discreti.

Il card Zen ha detto che non vi è un quadro chiaro di ciò che accadrà. Mentre i due vescovi illegali che potrebbero sostituire i vescovi legittimi hanno dominato le discussioni, ci sono altri cinque vescovi illegali. Tra questi, egli ha accusato, due sono ben noti per aver avuto una moglie e figli per molti anni, ma i loro difensori ora dicono che non ci sono prove.

Mentre si sostiene anche che saranno riconosciuti 30 vescovi legittimi non riconosciuti dal governo cinese, il card Zen ha messo in discussione il funzionamento di questo processo.

“Essi potranno operare come vescovi sotterranei”? ha chiesto. “Sicuramente no. Li stanno portando nella gabbia! E’ terribile. Stanno per annientare la Chiesa sotterranea”.

Il cardinale ha detto che i commentatori dicono che lui sta spingendo le persone ad essere martiri, anche se non prega mai per il martirio.

“Ma se Dio vuole che noi diamo tale testimonianza alla fede, è una grazia, e ci darà la forza”, ha detto.

Il conduttore della trasmissione Arroyo ha poi chiesto l’opinione del cardinale sul tanto criticato commento fatto da Mons. Marcelo Sanchez Sorondo,  attuale cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, secondo cui la Cina è il paese al mondo dove meglio la dottrina sociale della Chiesa cattolica è realizzata.

La risposta del card Zen è stata la seguente: “Lasciatelo in pace. Non dobbiamo perdere tempo a parlare di ciò…. Questo ha fatto ridere tutti, va bene? È una buona risata”.