Perché l’America post-cristiana sarà un posto più cattivo e più infelice

Viviamo in una società sempre più secolarizzata in cui il Cristianesimo è ormai sempre meno presente. Molti vedono questo processo come un progresso che porterà benefici agli individui e alla società nel suo insieme. Questo articolo ci mostra uno scenario diverso, in cui la graduale scomparsa dei principi sgorgati da una visione cristiana della vita radicalizzerà le contrapposizioni politiche e sociali a svantaggio di tutti.

Gian Spagnoletti ci propone un articolo di Jonathon Van Maren, nella sua traduzione.

Chiesa in vendita negli USA (foto cdn images)

Chiesa in vendita negli USA (foto cdn images)

 

 

Mentre il Cristianesimo è crollato in tutta Europa nello scorso mezzo secolo, con dati recenti che indicano che un misero 18% di quelli che si identificano come cristiani frequenta regolarmente la Messa, gli Stati Uniti d’America sono stati tradizionalmente considerati un Paese molto più cristiano. Il potere elettorale detenuto dalla cosiddetta Destra religiosa, così come la fede di molti fondatori, coloni e pionieri americani ha instillato nell’immagine dell’America una religiosità che è stata definita la Città Splendente su una Collina per generazioni.

Ma un sondaggio sociale molto ampio (General Social Survey) ora indica che, per la prima volta nella storia americana, gli atei sono il gruppo più ampio della nazione con il 23,1%, e sorpassano sia gli evangelici che i cattolici come porzione più grande della popolazione. I non credenti sono cresciuti di un esorbitante 266% negli ultimi 30 anni, mentre le maggiori Chiese protestanti, che per lo più hanno abbracciato la rivoluzione sessuale abbandonando del tutto l’ortodossia cristiana, sono crollate dal 62,5% del 1982 ad appena il 10,8% della popolazione americana di oggi.

Stiamo già cominciando a vedere il risultato di questo crollo. Nel suo recente libro Them: Why We Hate Each Other—And How to Heal, [lett. “Quelli”: perché ci odiamo a vicenda, e come guarire] il Senatore del Nebraska Ben Sasse spiega perché gli esperti credono che ci siano quattro spinte principali verso la felicità umana, che possono essere poste come domande: “Avete una famiglia che amate, e che vi ama?” “Avete amici di cui vi fidate e in cui confidate?” “Avete un lavoro che vi soddisfa?” “Avete una visione del mondo che può dare un senso alla sofferenza e alla morte?”.

Non solo le comunità religiose offrono gruppi che danno risposta a queste domande, ma è anche più probabile che le persone religiose si comportino in maniere che conducono alla felicità a lungo termine. Un esempio è sposarsi, cosa che le persone religiose sono più portate a fare.  Queste persone sono anche più portate a restare sposate, e innumerevoli studi hanno provato che quelli che si sposano e rimangono insieme sono molto più felici e soddisfatti delle loro vite di quelli che non lo fanno. Non c’è bisogno di dire che anche la stabilità familiare che ne risulta è di valore inestimabile, sia da una prospettiva sociale che da una personale.

Val la pena anche aggiungere che gli Americani sono molto più infelici ora di quanto non lo fossero trent’anni fa, malgrado gli ovvi vantaggi portati dal progresso tecnologico. I tassi di depressione hanno raggiunto punte del 33% in soli 6 anni, e del 47% fra i Millennials, e i tassi di suicidio adolescenziali sono saliti del 70% in quindici anni. Per la prima volta in decenni, l’aspettativa di vita sta scendendo invece di salire, e questo declino è largamente dovuto a quello che Tucker Carlson chiama “malattie della disperazione”: morte prematura causata da dipendenza da oppiacei, abuso di alcol, e droghe. I tassi di suicidio stanno crescendo in varie fasce d’età.

Il fatto che il Cristianesimo sia in declino potrebbe impattare anche sulla beneficenza. Nel 2017, la Lilly Family School of Philanthropy dell’Università dell’Indiana ha pubblicato i dati di una loro indagine che monitora le donazioni da parte delle famiglie americane. David King, direttore dell’Institute on Faith and Giving (Istituto su Fede e Donazioni, N.d.T.), ha dichiarato che la nuova ricerca ha confermato quello che gli studiosi stanno dicendo da molto tempo: che c’è un “legame sostanziale tra la religione e il donare…l’affiliazione religiosa è davvero importante. Le persone con un’appartenenza religiosa sono due volte più generose di quelle che ne sono prive. E fra quelli che hanno un’appartenenza, l’intensità religiosa è davvero importante. Quelli che vanno a Messa sono molto più disposti a donare, sia mensilmente che settimanalmente. “Effettivamente  vediamo che il legame cresce con il coinvolgimento continuativo in una comunità religiosa”.

E infine, come ho scritto tempo fa qui su Life Site News, il calo dell’influenza del cristianesimo sulla politica americana – qualcosa che viene salutato con entusiasmo dai progressisti – non è un motivo per festeggiare. La Destra post religiosa sarà più “cattiva” e con una tendenza molto maggiore al nativismo non frenato dalle esigenze dettate dalla carità cristiana, e la dissoluzione dei limiti morali cristiani sia nella Destra che nella Sinistra daranno origine a politiche di potere “puro” con un’enfasi maggiore sul “noi contro loro”. Come ha detto Ross Douthat sul New York Times, i conservatori religiosi “hanno veramente tentato di sostenere le minoranze, mandato miliardi per combattere l’AIDS in Africa, perseguito la riforma della giustizia penale negli stati”. Ma per via della “tendenza alla secolarizzazione e all’individualismo” quella Destra religiosa sta scomparendo – e “senza la spinta della trascendenza, il futuro della Destra promette di essere tribale, crudele e davvero molto buio”.

In breve, l’America post-cristiana sarà un posto più “cattivo”, più polarizzato, meno caritatevole e più infelice. Come molti prima di me hanno sottolineato, molti dei conflitti attuali in America hanno le loro radici nel crescente vuoto spirituale, e queste preoccupanti tendenze indicano che questi conflitti non faranno che crescere negli anni futuri. Quel vuoto verrà colmato, e ciò che verrà a prendere il posto del cristianesimo rifiutato dai discendenti di coloro che ne avevano fatto tesoro potrebbe non essere piacevole. Infatti, come G.K. Chesterton avrebbe affermato, “Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto”.

 

Fonte: LifeSiteNews




FONTANA: LA CHIESA INSEGUE LA SECOLARIZZAZIONE E A VOLTE LA BENEDICE

Interessantissima intervista di Virna Balanzin a Stefano Fontana sul nuovo libro appena pubblicato, intitolato “Chiesa gnostica e secolarizzazione” (edizioni Fede & Cultura, Verona).

Foto: Stefano Fontana

Foto: Stefano Fontana

DOMANDA: Parliamo innanzitutto della scelta di questo tema della gnosi e del suo rapporto con la Chiesa. È veramente preoccupante, come lei afferma, che un’eresia venga oggi intesa come un contributo al dibattito teologico o addirittura come lo stimolo dialettico utile a far procedere la vita della Chiesa.

STEFANO FONTANA: In questo momento storico, la Chiesa sembra più preoccupata della prassi che della dottrina. Fare, intervenire, accogliere, integrare, aiutare, medicare, partecipare … hanno spesso la priorità sui contenuti: accogliere cosa? Integrare dove? Partecipare a che scopo? Succede allora che da un punto di vista dottrinale essa sia sempre più “aperta”: per poter incontrare tutti, la dottrina è vista come un peso. Essa, infatti, segna dei confini, alcuni di quali non oltrepassabili in modo assoluto. Ora, mentre la dottrina viene posta in secondo piano, anche l’eresia – che è il suo contrario – viene ridimensionata. Non è più vista come un errore dalle tragiche conseguenze sulla vita materiale e spirituale dei fedeli. Essa viene derubricata, come lei dice nella domanda, a un contributo al dialogo e al confronto che fa procedere verso il meglio la coscienza della Chiesa. Quando non venga anche esaltata, in questa visione processuale e storica della dottrina della fede. Tutto questo lo abbiamo sperimentato di recente, nella commemorazione dei 500 anni della Riforma protestante. In questa occasione non è stato più tenuto presente che quella protestante sia un’eresia. Lo stesso si può dire per la gnosi, un nemico inavvertito ma devastante.

Questa nuova concezione positiva dell’eresia – che è di origine hegeliana, ossia nasce da un pensiero incompatibile con la fede cattolica – ha origine dalla visione processuale e storica della dottrina stessa, che cambierebbe nel tempo e avrebbe una sua evoluzione. In questa evoluzione anche le eresie svolgono il loro compito positivo di critica e di pungolo. Ma si tratta, come ho appena detto, di una visione che attinge a filosofie incompatibili con il cattolicesimo.

DOMANDA: Come si è arrivati, nel tempo, nella storia della nostra fede cristiana, a questa visione gnostica dai contenuti profondamente erronei?

STEFANO FONTANA: La Gnosi è un’eresia antica. Contro molte sue forme, in particolare contro le teorie di Marcione che aveva applicato la gnosi al cristianesimo, avevano combattuto i Padri della Chiesa e i concili dell’antichità. Contro il Manicheismo gnostico aveva lottato sant’Agostino. Contro di essa Sant’Ireneo di Lione aveva scritto il suo Adversus haereses. Contro il Manicheismo gnostico avevano combattuto Simone de Monfort con la spada e i Domenicani con la predicazione. Contro la gnosi di Gioacchino da Fiore aveva lottato San Bonaventura da Bagnoregio sia nelle sue opere teologiche che nelle sue azioni di governo come Superiore dei Frati Minori. Molti elementi gnostici erano presenti nella filosofia e teologia del Rinascimento, a cominciare dall’orazione De Hominis dignitatae di Pico della Mirandola. Aspetti gnostici sono presenti nel Protestantesimo e nel Giansenismo, combattuti, come si sa, sia dai Pontefici che da Santi come Ignazio di Loyola. La modernità, poi, è molto ricca di elementi che si rifanno alla gnosi che non ho qui lo spazio per ricordare. Il Modernismo, definito da papa Pio X come l’”eresia delle eresie” e condannato con l’enciclica Pascendi del 1907, è in fondo una forma di gnosi.

La gnosi ha molti aspetti. Ne ricordo alcuni tra i principali. Esistono due divinità del bene e del male. La salvezza non è a disposizione di tutti, ma solo degli gnostici, ai quali è riservata una rivelazione particolare. Tale salvezza si ottiene sapendo (o facendo) qualcosa. La materia è male e quindi la creazione viene vista come negativa, così come la procreazione e il matrimonio. Viene celebrata la sessualità sterile. Il corpo è un puro strumento che non influisce sull’anima, sicché lo gnostico può vivere nelle forme di piacere più lascive e rimanere puro nello spirito. I Manichei poi negavano ogni forma di autorità.

Il punto centrale, però, a me sembra questo: la gnosi non si rassegna ad accettare la realtà, l’ordine, la norma … ma le vuole sovvertire e riplasmare. Ecco perché ogni forma di libertà senza verità è di tipo gnostico. La prima forma di gnosi è stata quella dei nostri Progenitori. Essi, infatti, volevano salvarsi conoscendo, e non accettavano l’ordine normativo posto da Dio. Ogni forma di rivoluzione è quindi di tipo gnostico.

DOMANDA: Quali sono i pericoli principali insiti nella dottrina gnostica per un credente cristiano? Quali trappole e trabocchetti sono da evitare per non cadere nell’errore? Ci sono state autorità e personalità del mondo della fede e della cultura cristiana che hanno denunciato la nocività di tale pensiero nell’ insinuarsi soprattutto nella teologia cristiana?

STEFANO FONTANA: Parlare di libertà è seducente, ma se questa viene sovrapposta alla verità diventa una prigione. La misericordia è una gran bella virtù cristiana, ma se essa non tiene conto della giustizia e si commisura non a Dio ma alla coscienza degli operatori pastorali diventa una deviazione. Accogliere e integrare sono obiettivi positivi, ma richiedono un concetto di bene comune come ordine già esistente da un lato e da realizzare dall’altro. Senza questo collegamento ci si muove nel campo dell’ideologia. Adattare i contenuti della fede alle caratteristiche dei tempi è molto attraente, ma se questo comporta una evoluzione del dogma allora le cose si complicano negativamente. “Si deve e si può collaborare con tutti” si dice oggi, ma come la mettiamo con movimenti sociali e politici oppure con correnti di pensiero che negano l’ordine morale e religioso? “Bisogna uscire e andare verso il mondo”, sì ma per annunciargli la verità che non possiede e che desidera oppure per acquisire la sua visione delle cose e sostituirla a quella della Chiesa? Ecco alcuni spunti legati anche all’attualità e che spiegano da un lato il carattere suadente della gnosi e dall’altro il suo carattere corrosivo.

DOMANDA: Si può affermare che la gnosi abbia influito negativamente anche sulla concezione politica di bene comune?

STEFANO FONTANA: Certo, perché al bene comune oggettivo ha sostituito l’interesse generale come somma dei desideri individuali.

DOMANDA: Gnosi e sessualità. Esiste una relazione di tale tipo nella società moderna?

STEFANO FONTANA: Come ho brevemente ricordato sopra, la gnosi intende la sessualità in un modo particolare: essa è indifferente allo spirito e il corpo è un semplice strumento che dipende dal Dio del male creatore colpevole della materia. Sparisce qui la sessualità umana vista come unione complementare dell’uomo e della donna in vista della procreazione, come dono ricevuto e vocazione, come segno dell’amore di Cristo per la Chiesa. Il cambiamento di prospettiva è arrivato con la pillola contraccettiva, che ha aperto le porte ad un uso strumentale e non più sapienziale del corpo umano. La linea così aperta è proseguita poi con l’aborto, con la fecondazione artificiale e con l’utero in affitto, con l’omosessualismo e la celebrazione della sessualità sterile, fino alla teoria del gender secondo la quale l’identità sessuale è una scelta. C’è stato un crescendo drammatico a partire dal principio della strumentalità del corpo, principio che deriva a sua volta dalla negazione gnostica di un ordine che ci precede a cui attenersi. La gnosi rifiuta il concetto di natura e di ordine naturale e soprannaturale, su cui si basa invece la visione cattolica della sessualità. L’enciclica di Paolo VI Humanae vitae (1968) era assolutamente anti-gnostica, dato che inseriva l’amore coniugale in un progetto di Dio creatore e Redentore su di noi. Per questo una eventuale revisione della dottrina morale sull’amore coniugale – anche se condotta per scopi pastorali – contenuta in quella enciclica, aprirebbe la strada a forme di gnosticismo nella morale cattolica. Le molteplici forme di apertura, in atto oggi nella Chiesa cattolica, nei confronti della contraccezione, dell’esercizio della sessualità fuori del matrimonio, della pratica dell’omosessualità sono da vedersi con grande preoccupazione come infiltrazioni gnostiche nella morale cattolica.

DOMANDA: Il pensiero moderno nasce dalla gnosi? Possiamo individuarne i “cattivi maestri “?

STEFANO FONTANA: Quando si parla di modernità o di pensiero moderno bisogna procedere con grande precisione. Bisogna distinguere la modernità in senso cronologico, ossia come una certa epoca storica, dalla modernità come modo di pensare. Nella modernità come primo significato ci sono molte cose positive, la modernità nel secondo significato ha invece delle caratteristiche sbagliate e decisamente incompatibili con la religione cattolica. Per dirla con maggiore chiarezza: i principi su cui si fonda la modernità come categoria di pensiero sono sbagliati. Tra questi principi qual è quello fondamentale? É la presunzione di cominciare non dalla realtà ma dalla coscienza dell’uomo. Questo applica due principi gnostici: il rifiuto dell’ordine naturale e la volontà di riplasmarlo. Si fondano qui anche la libertà senza verità, il diritti senza i doveri, il soggetto senza l’oggetto, tutti aspetti del pensiero moderno. Quest’ultimo, in altre parole, può essere considerato come un enorme falso ideologico che alla realtà ha sostituito i desideri umani. Per questo l’uomo moderno è anche un uomo malato.

La Chiesa ha sempre condannato questi principi della modernità. Di recente sembra aver trascurato la loro origine gnostica, cercando di entrare in dialogo con la modernità stessa allo scopo di incontrare l’uomo contemporaneo. L’intento era positivo, ma si è fatto spesso confusione tra l’uomo contemporaneo e le categorie di pensiero della modernità, pensando che per incontrare il primo bisognasse anche abbracciare le seconde. Quando però si fa questo, diventa poi inevitabile che la gnosi entri nella Chiesa.

Di cattivi maestri ce ne sono stati tanti. Molti di essi magari in buona fede, ma su questo terreno non sono le intenzioni che contano ma le idee giuste o sbagliate che si professano. Cartesio, Kant, Hegel, Heidegger sono tra loro. Per quanto riguarda invece la teologia cattolica farei il nome di Karl Rahner.

DOMANDA: Gnosi, filosofia moderna e Riforma protestante: tre facce della stessa medaglia?

STEFANO FONTANA: Il pensiero di Lutero è senz’altro all’origine della modernità, quindi si può dire che la Riforma da lui iniziata abbia avuto un ruolo fondamentale nel dare alla modernità un carattere gnostico. Lutero disprezza la ragione che considera una “prostituta”; intende la fede solo come un atto di affidamento immotivato e irrazionale; non crede possibile trovare nelle cose del mondo una traccia che rimandi al Creatore; non è interessato a conoscere Cristo ma a sapere se lo salverà; ha quindi un intento pratico; non gli interessa il Cristo in sé, ma il Cristo per lui; inizia il soggettivismo moderno e pone la coscienza e non la conoscenza al centro della vita di una fede senza dogmi. La libertà del cristiano è senza verità. Lutero voleva riformare la fede cattolica a partire dalla coscienza, come poi farà il pensiero moderno rispetto al pensiero nella sua totalità. Per Lutero, come per i Manichei, l’uomo è santo e peccatore nello stesso tempo.

Del resto si può fare anche questo ragionamento: il protestantesimo ha influito enormemente sulla filosofia moderna dato che molti grandi pensatori furono di religione protestante, si pensi a Kant, a Hegel o a Wittgenstein. È così che si è venuta separando la ragione dalla fede e la fede è diventata irrazionale e basata sulla volontà, quindi in grado di riplasmare la realtà e l’ordine a proprio piacimento. La prospettiva soggettiva, nelle sue varie forme, ha così avuto il sopravvento ed oggi siamo davanti al progetto transumanistico di riplasmare la natura umana e sottometterla alla nostra ragione strumentale, di riplasmare il diritto sottomettendolo ai “diritti”, di riplasmare la morale facendola dipendere dalla situazione del soggetto agente e non più da criteri assoluti. Il protestantesimo ha avuto ed ha un ruolo importante in questo processo che è difficile non qualificare come gnostico.

DOMANDA: Dal suo testo emerge l’inquietante verità che secolarizzazione e nichilismo siano le derive principali del tempo in cui viviamo. Come possiamo arginarle?

STEFANO FONTANA: Bisogna tenere presente che il processo della gnosi è per essenza secolarizzante e, alla fine, nichilista. Come abbiamo visto, la gnosi è il rifiuto del Senso e la volontà di riplasmarlo a nostra immagine. Noi siamo fatti ad immagine di Dio, la gnosi vuole rifarci ad immagine nostra. Vuole prendere possesso della verità e plasmarla a propria misura. Tutte le forme moderne di ateismo umanistico, ossia di sostituzione di Dio con l’uomo, sono forme di gnosi. Illuminismo, Socialismo, Comunismo, Positivismo, Massoneria … tutti i messianismi laici della modernità che promettevano un paradiso in terra hanno aspetti gnostici.

Ora, se la gnosi è il rifiuto del Senso nella volontà di costruirne un altro, e i sensi da rifiutare e da riplasmare sono infiniti, allora essa è una forma di secolarizzazione che confluisce nel nulla del nichilismo. In altri termini, il processo gnostico di corrosione del senso finirà solo con la fine del senso. Prima non si riterrà mai appagato. Questo è un punto molto importante dato che i cattolici, purtroppo, sembrano aver ormai accettato la secolarizzazione, ossia il rifiuto di Dio come origine del Senso. Non si accorgono però che si tratta di un processo gnostico che non si ferma mai. Ci si illude che il rifiuto di Dio abbia affermato l’uomo, ma poi si constata che anche l’uomo è stato tolto di mezzo. Ci si illude che la morale naturale possa reggere una volta eliminata la morale religiosa, ma poi si vede che anche la morale naturale viene tolta di mezzo. Sono fenomeni che abbiamo davanti a noi oggi. La Chiesa insegue questo processo di secolarizzazione e in qualche caso anche lo benedice, pensando che possa essere positivo e si possa arrestare, ma non è così. Tolto il Senso fondamentale per riplasmarlo, sono via via tolti anche tutti i suoi surrogati successivi, perché farlo è essenziale per la gnosi. Non illudiamoci, se lasciamo a se stesso il processo gnostico di secolarizzazione, come all’aborto è seguita l’eutanasia all’eutanasia seguirà anche tutto il resto, come stiamo del resto già vedendo. L’”uomo nuovo” senza Dio riplasmato dalla gnosi non si scandalizzerà di nulla e considererà il tutto come un progresso. Ecco un altro nome della gnosi: progressismo, ossia la continua sostituzione del vecchio col nuovo, indipendentemente dal fatto che il vecchio sia l’ordine e la sua sostituzione porti al disordine. Accetteremo anche l’utero in affitto e la pedofilia, come in qualche Stato è già stato accettato l’incesto.

DOMANDA: Rivalutare e reimpostare in modo corretto il concetto di filosofia cristiana, anche alla luce della Rivelazione, e ribadirne i caratteri fondamentali, potrebbe essere sufficiente per porre un freno al dilagare della diffusione dello gnosticismo?

STEFANO FONTANA: La devastazione prodotta dalla gnosi perenne ha aspetti sovrumani. Essa ha un carattere a suo modo “religioso”. Non è una religione, ma ha la forza di una religione. Per questo si può dire che oggi in gioco non ci sia solo l’uomo, come si sostiene spesso parlando della cosiddetta “questione antropologica”, ma Dio. L’uomo viene messo in questione solo quando Dio viene messo in questione. Detto questo, bisogna riconoscere che molto dipende anche da noi per “trattenere” questo processo gnostico di empietà.

Poiché la gnosi è prevalentemente un fenomeno culturale e poiché in essa l’aspetto filosofico è di particolare importanza, ritengo che recuperare in pieno il concetto di filosofia cristiana e svilupparlo possa avere degli effetti positivi. É questo infatti che sostengo anche nel mio libro. Il modernismo gnostico, del resto, è stato un fatto principalmente filosofico e il rifiuto di una filosofia cristiana è chiaramente una presa di posizione gnostica. Se ci sono le cose, se c’è un ordine delle cose, se le cose ci parlano e ci svelano un senso e un fine essenziale per ognuna, se c’è un ordine anche per la convivenza umana e quindi un bene comune da perseguire, se questo ordine rimanda ad un Ordinatore perché il più non viene dal meno e nessuno si dà ciò che non ha …beh, allora è possibile una filosofia cristiana, ossia un filosofare nella fede ove ragione e fede si incontrano. La visione gnostica non accetta niente dell’elenco che ora abbiamo fatto, anzi lo stravolge. Se la filosofia cristiana dà fastidio alla gnosi, allora è dalla filosofia cristiana che bisogna ripartire.

DOMANDA: Il capitolo conclusivo del suo libro, dal titolo “Per non dimenticare di aver dimenticato”, può essere considerato un invito al recupero della memoria storica delle origini del messaggio cristiano nella ricostruzione del suo pensiero filosofico? Potrebbe indicare in tal senso ai nostri lettori un viatico, utile, di buone letture di filosofia cristiana?

STEFANO FONTANA: La questione della possibilità di “dimenticare di aver dimenticato” è molto inquietante. La gnosi può corrodere il senso della fede cattolica e riplasmarlo inserendo nella Chiesa filosofie contrarie, che facciano vedere in modo nuovo e diverso le verità di sempre. Quando queste nuove filosofie fossero diffuse nei Seminari e nelle strutture accademiche della Chiesa – come sta già ampiamente avvenendo – nascerebbe un pensiero teologico nuovo da esse provocato e a quel punto si potrebbero vedere le verità del credo cattolico in modo diverso dalla tradizione. Le verità di fede potrebbero essere così dimenticate e poi ci si potrebbe anche scordare di averlo fatto. Il processo di oblio e trasformazione della fede potrebbe avvenire anche in modo inavvertito, dall’interno e senza contrasti. Questa è la cosa che più mi preoccupa oggi.

Qual è il ruolo della filosofia in questo processo preoccupante? La teologia si fa con la filosofia e quindi, cambiando lo strumento filosofico si provoca anche un cambiamento della teologia ma in modo soft e non avvertito. Ecco perché, come ho già detto, la mia idea è che bisogna ripartire dalla filosofia e dalla filosofia cristiana. Non do qui elenchi di testi, dico solo che anche io, nel mio piccolo, mi sto impegnando con questo scopo.

 

Fonte: dalla pagina Facebook di Stefano Fontana

Stefano Fontana dal 2007 insegna Antropologia filosofica della comunicazione e Filosofia del linguaggio nel corso di laurea in Scienze e Tecniche della comunicazione grafica e multimediale presso la sede di Verona dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE). Dal maggio 2004 è Direttore dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa e direttore responsabile del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”.

Foto: libro appena uscito di Stefano Fontana

Foto: libro appena uscito di Stefano Fontana




CARD. MULLER: “STIAMO SPERIMENTANDO UNA CONVERSIONE AL MONDO, INVECE CHE A DIO”

In un’intervista esclusiva allo staff del The Catholic World Report, il card. Gerhard Muller, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, discute le tensioni sulla proposta di ricevere la Santa Comunione da parte dei protestanti, i continui conflitti sull’insegnamento della Chiesa in materia di ordinazione, omosessualità e ideologia.

Ve la propongo nella mia traduzione.

Foto: card. Gerhard L. Muller e papa Benendetto XVI.

Foto: card. Gerhard L. Muller e papa Benendetto XVI.

CWR: Dal 2014 c’è stato all’interno della Chiesa un flusso costante di conflitti e tensioni che coinvolgono molti vescovi della Germania. Qual è il contesto in cui si inserisce questo fenomeno? Qual è la fonte di questi vari conflitti sull’ecclesiologia, la Santa Comunione e questioni correlate?

Il cardinale Gerhard Müller: Un gruppo di vescovi tedeschi, con il loro presidente (cioè della Conferenza episcopale tedesca, ovvero il card. Reinhard Marx, ndr) in testa, si vede come trendsetter (chi detta la moda, ndr) della Chiesa cattolica nella marcia verso la modernità. Considerano la secolarizzazione e la scristianizzazione dell’Europa come uno sviluppo irreversibile. Per questo motivo la Nuova Evangelizzazione – programma di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – è a loro avviso una battaglia contro il corso oggettivo della storia, simile a quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Essi cercano per la Chiesa una nicchia dove si possa sopravvivere in pace. Perciò tutte le dottrine della fede che si oppongono al “mainstream”, il consenso sociale, devono essere riformate.

Una conseguenza di ciò è la richiesta della Santa Comunione anche per le persone senza fede cattolica e anche per quei cattolici che non sono in uno stato di grazia santificante. In agenda anche: la benedizione per le coppie omosessuali, l’intercomunione con i protestanti, la relativizzazione dell’indissolubilità del matrimonio sacramentale, l’introduzione dei viri probati e con essa l’abolizione del celibato sacerdotale, l’approvazione dei rapporti sessuali prima e dopo il matrimonio. Questi sono i loro obiettivi, e per raggiungerli sono disposti ad accettare anche la divisione della Conferenza episcopale.

I fedeli che prendono sul serio la dottrina cattolica sono bollati come conservatori ed espulsi dalla Chiesa, e sono esposti alla campagna diffamatoria dei media liberali e anticattolici.

Per molti vescovi, la verità della rivelazione e della professione di fede cattolica è solo un’altra variabile della politica di potere intraecclesiale. Alcuni di loro citano accordi individuali con papa Francesco e pensano che le sue dichiarazioni in interviste a giornalisti e personaggi pubblici lontani dal cattolicesimo offrano una giustificazione anche per “annacquare” verità di fede definite e infallibili (= dogmi). Nel complesso, ci troviamo di fronte a un palese processo di protestantizzazione.

L’ecumenismo, invece, ha come obiettivo la piena unità di tutti i cristiani, che è già sacramentalmente realizzata nella Chiesa cattolica. La mondanità dell’episcopato e del clero nel XVI secolo è stata la causa della divisione del cristianesimo, che è diametralmente opposta alla volontà di Cristo, il fondatore della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. La malattia di quell’epoca è ora presumibilmente la medicina con cui la divisione deve essere superata. L’ignoranza della fede cattolica in quel tempo era catastrofica, specialmente tra i vescovi e i papi, che si dedicavano più alla politica e al potere che alla testimonianza della verità di Cristo.

Oggi, per molte persone, essere accettate dai media è più importante della verità, di cui dobbiamo anche soffrire. Pietro e Paolo subirono il martirio per Cristo a Roma, centro del potere ai loro tempi. Non sono stati celebrati dai governanti di questo mondo come eroi, ma piuttosto sbeffeggiati come Cristo sulla croce. Non dobbiamo mai dimenticare la dimensione martirologica del ministero petrino e dell’ufficio episcopale.

CWR: Perché, nello specifico, alcuni vescovi tedeschi vogliono permettere che la Santa Comunione sia data a vari protestanti su base regolare o comune?

Il cardinale Müller: Nessun vescovo ha l’autorità di amministrare la Santa Comunione a cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. Solo in una situazione di pericolo di morte il protestante può chiedere l’assoluzione sacramentale e la Santa Comunione come viatico, se condivide tutta la fede cattolica ed entra così in piena comunione con la Chiesa cattolica, anche se non ha ancora dichiarato ufficialmente la sua conversione.

Purtroppo, persino i vescovi oggi non conoscono più la fede cattolica nell’unità della comunione sacramentale ed ecclesiale, e giustificano la loro infedeltà alla fede cattolica con presunte preoccupazioni pastorali o con spiegazioni teologiche, che però contraddicono i principi della fede cattolica. Ogni dottrina e prassi deve essere fondata sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica, e non deve contraddire le precedenti dichiarazioni dogmatiche del Magistero della Chiesa. Questo è il caso del permesso per i cristiani non cattolici di ricevere la Comunione durante la Santa Messa, a parte la situazione di emergenza descritta sopra.

CWR: Come valuterebbe, prima, lo stato di salute della fede cattolica in Germania e poi, in secondo luogo, in tutta Europa? Pensa che l’Europa possa recuperare o recuperi il senso della sua precedente identità cristiana?

Il cardinale Müller: Ci sono molte persone che vivono la loro fede, amano Cristo e la sua Chiesa, e pongono tutta la loro speranza su Dio nella vita e nella morte. Ma tra loro ce ne sono parecchi che si sentono abbandonati e traditi dai loro pastori. Essere popolare nell’opinione pubblica è oggi il criterio per un vescovo o un sacerdote presumibilmente buono. Stiamo vivendo una conversione al mondo, invece che a Dio, in contrasto con le affermazioni dell’apostolo Paolo: “Sto cercando il favore degli uomini, o di Dio? O sto cercando di compiacere gli uomini? Se fossi ancora un uomo gradito, non sarei un servo di Dio” (Gal 1, 10).

Abbiamo bisogno di sacerdoti e vescovi pieni di zelo per la casa di Dio, che si dedichino interamente alla salvezza degli uomini nel pellegrinaggio della fede alla nostra casa eterna. Non c’è futuro per un “Christianity Lite” (un cristianesimo dietetico, ndr). Abbiamo bisogno di cristiani con spirito missionario.

CWR: La Congregazione per la Dottrina della Fede ha recentemente ribadito l’insegnamento perenne della Chiesa che le donne non possono essere ordinate sacerdoti. Perché lei pensa che questo insegnamento, più volte ribadito negli ultimi anni, continui ad essere contestato da molti nella Chiesa?

Il cardinale Müller: Purtroppo in questo momento la Congregazione per la Dottrina della Fede non è particolarmente stimata e il suo significato per il primato petrino non è riconosciuto. La Segreteria di Stato e il servizio diplomatico della Santa Sede sono molto importanti per i rapporti della Chiesa con i vari Stati, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede è più importante per i rapporti della Chiesa con il suo Capo da cui ogni grazia procede.

La fede è necessaria per la salvezza; la diplomazia papale può fare molto bene nel mondo. Ma l’annuncio della fede e della dottrina non deve essere subordinato ai requisiti e alle condizioni del potere terreno. La fede soprannaturale non dipende dal potere terreno. Nella fede è abbastanza chiaro che il sacramento dell’Ordine sacro nei tre gradi di vescovo, sacerdote e diacono può essere ricevuto validamente solo da un battezzato cattolico, perché solo lui può simboleggiare e rappresentare sacramentalmente Cristo come lo Sposo della Chiesa. Se il ministero sacerdotale è inteso come una posizione di potere, allora questa dottrina della riserva dell’Ordine sacro ai cattolici di sesso maschile è una forma di discriminazione contro le donne.

Ma questa prospettiva di potere e di prestigio sociale è falsa. Solo se vediamo tutte le dottrine della fede e dei sacramenti con occhi teologici, invece che in termini di potere, sarà evidente anche per noi la dottrina della fede riguardo ai prerequisiti naturali per i sacramenti dell’Ordine sacro e del matrimonio. Solo un uomo può simboleggiare Cristo Sposo della Chiesa. Solo un uomo e una donna possono rappresentare simbolicamente la relazione di Cristo con la Chiesa.

CWR: Lei ha recentemente presentato l’edizione italiana del libro di Daniel Mattson Why I Don’t Call Myself Gay. Cosa l’ha colpita del libro e del suo approccio? Come si differenzia da alcuni degli approcci “pro-gay” o posizioni adottate da alcuni cattolici? Che cosa si può fare per spiegare, in termini positivi, l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità, il matrimonio e le questioni correlate?

Il cardinale Müller: Il libro di Daniel Mattson è scritto da un punto di vista personale. Si basa su una profonda riflessione intellettuale sulla sessualità e il matrimonio, che lo rende diverso da qualsiasi tipo di ideologia. Aiuta quindi le persone con un’attrazione omosessuale a riconoscere la propria dignità e a seguire un percorso benefico nello sviluppo della propria personalità, e a non lasciarsi usare come pedine nella domanda di potere degli ideologi. Un essere umano è un’unità interiore di principi organizzativi spirituali e materiali, e di conseguenza una persona e un soggetto che agisce liberamente, di natura spirituale, corporea e sociale.

L’uomo è creato per la donna e la donna per l’uomo. L’obiettivo della comunione coniugale non è il potere dell’uno sull’altro, ma piuttosto l’unità nell’amore che dona se stesso, in cui entrambi crescono e insieme raggiungono il traguardo in Dio. L’ideologia sessuale che riduce l’essere umano al piacere sessuale è infatti ostile alla sessualità, perché nega che l’obiettivo del sesso e dell’eros sia l’agape. Un essere umano non può lasciarsi degradare allo status di animale più sviluppato. Egli è chiamato ad amare. Solo se amo l’altro per il suo bene, allora raggiungo il mio bene; solo allora sono liberato dalla prigionia del mio egoismo primitivo. Non ci si può realizzare a spese degli altri.

La logica del Vangelo è rivoluzionaria in un mondo di consumismo e narcisismo. Perché solo il chicco di grano che cade in terra e muore non rimane solo, ma produce molto frutto. “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25).

Fonte: The Catholic World Report