Querida Amazonia: una vittoria di Pirro?

Rilancio volentieri l’intervista che mons. Nicola Bux ha rilasciato a Vito Palmiotti e apparsa su Scuola Ecclesia Mater. 

Mons. Nicola Bux (screenshot)

Mons. Nicola Bux (screenshot)


L’Esortazione Apostolica post-sinodale Querida Amazonia ha suscitato reazioni inattese secondo i diversi modi di leggerla e recepirla. Forse, proprio quello era lo scopo che intendeva raggiungere il suo autore.

Infatti, da una parte ha provocato una grande delusione, nonché un vero e proprio disgusto, negli ambienti amazzonici, che si aspettavano – in logica continuità con tutto processo sinodale e con il documento finale – un’apertura netta e frontale sui due temi che sono stati il leiv motif sin dall’inizio: il conferimento del sacramento dell’ordine ai viri probati(con il conseguente indebolimento nonché annientamento del celibato sacerdotale) ed il diaconato permanente delle donne, come primo passo verso il sacerdozio femminile. La frustrazione causata in questo ambito specificamente locale si è allargata a livello internazionale a tutti i contesti progressisti, colpendo a sorpresa una buona parte della Chiesa, soprattutto in Germania.

Negli stessi ambienti, si verifica, tuttavia, un’altra reazione, più conciliante e mascherata di finta serenità davanti alla evidente retromarcia dell’ultimo momento. Si tratta di una lettura dell’Esortazione Apostolica post-sinodale secondo un criterio, non ben precisato, di complementarietà e di armoniosa sintonia tra i due Documenti, quello post-sinodale e quello finale del Sinodo, i quali dovrebbero essere letti insieme, in maniera sinottica direi. Nella stessa linea si colloca chi vuole leggere il tutto come un processo aperto a nuovi sviluppi.

Nel versante opposto, il Documento post-sinodale ha suscitato reazioni ottimistiche da parte di settori tradizionalisti e conservatori, che, senza uno sguardo d’insieme, credono di aver vinto finalmente la battaglia dell’ortodossia. Così, molti pensano ingenuamente che il Papa sarebbe ritornato a difendere la sana dottrina esercitando il suo ruolo di confermare i suoi fratelli nella fede.

In verità, sembra che egli abbia voluto dimostrare di non essere tanto eterodosso come si pensa in questi ambienti. Se dopo sette anni di pontificato, non si è compreso questo, significa che non si è colta ancora la sottostante sua visione della Chiesa, prevalentemente sociopolitica. Infine, anche nella cerchia di coloro che sono in linea con la buona tradizione e la dottrina ecclesiale, l’Esortazione Apostolica post-sinodale è vista realisticamente solo come un testo magisteriale che fa silenzio sui punti più controversi, lasciando nell’imprecisa nuvola dell’incertezza ciò che meritava una chiara presa di posizione.

Così facendo, a un primo sguardo tutto sembrerebbe apparentemente in ordine, mentre in realtà è seminato il germe del caos che prima o poi produrrà i suoi frutti. Se è valida la metafora, si potrebbe dire che l’incendio della foresta amazzonica è stato parzialmente spento, ma sotto le ceneri rimangono ancora delle braci accese.

Lo stesso “teologo” di Francesco, mons. Viktor Manuel Fernandez, vescovo di La Plata, ha visto giusto, dichiarando a Religión digital: «Sin embargo, tampoco hay que afirmar, como han dicho algunos medios, que Francisco ha cerrado las puertas o ha excluido la posibilidad de ordenar algunos hombres casados. De hecho, en la introducción Francisco limita los alcances de su propio documento: “No desarrollaré aquí todas las cuestiones abundantemente expuestas en el Documento conclusivo” (2). Se refiere al documento con el cual concluyó el Sínodo de los Obispos celebrado en Roma. Está claro que si el Papa no desarrolla algún punto no es porque queda excluido, sino porque adrede no quiso repetir al Sínodo». Ed aggiunge: «Por primera vez una exhortación apostólica no quiere ser una interpretación del Documento conclusivo de un Sínodo ni una restricción de sus contenidos, ni un texto oficial que deja atrás lo que el Sínodo concluyó. Sólo es un marco complementario de ese documento y dice explícitamente: “no pretendo reemplazarlo ni repetirlo” (2). Tan claro es que no quiere reemplazarlo, que lo que hace es “presentar oficialmente” (3) ese documento y pedir que todos los obispos y agentes pastorales de la Amazonia “se empeñen en su aplicación” (4)». Lo stesso “teologo” di Francesco, dunque, non nasconde che si è creata, con l’Esortazione, una sorta di religione cattolico-amazzonica, una religione nuova, fondata sull’unione quasi sincretica o contigua, tra la fede cattolica ed i riti e le superstizioni delle popolazioni amazzoniche. Infatti dichiara: «Al mismo tiempo, muestra una enorme apertura a los ritos y expresiones indígenas, pidiendo que no se las acuse tan rápidamente de paganismo o de “idolatría” (79) y deja lugar a un posible “rito amazónico” (nota 120). En el Sínodo se dijo precisamente, en las discusiones que llevaron a un cierto consenso, que ese era el marco adecuado para pensar en la posibilidad de los “viri probati”». Come dire: prima modifichiamo il contesto, creando il giusto terreno, e poi pensiamo ai “viri probati” ed a tutte le altre innovazioni.
Ricordo anche le parole spese in sede di presentazione dell’Esortazione dal card. Michael Czerny, il quale ha dichiarato che la questione dell’ordinazione diaconale delle donne e del celibato ecclesiastico non sono risolte dall’esortazione. Ed in modo non dissimile si è pronunciato pure il card. Hummes, relatore generale del sinodo panamazzonico, il quale ha ricordato che esisterebbe un piano per sviluppare e completare la questione del celibato. Secondo alcuni osservatori, l’Esortazione rappresenterebbe una sorta di “cavallo di Troia” per l’ordinazione delle donne e per l’abolizione del celibato sacerdotale.
Tralasciamo le questioni del rito amazzonico e dell’accettazione delle tradizioni idolatriche delle popolazioni amazzoniche (nel video di presentazione dell’esortazione di Vatican News).
Se vogliamo, quella che hai descritto è una sorta di terza via (come mi pare ha ammesso qualche giorno fa, in occasione della pubblicazione dell’Esortazione, il biografo di Francesco, Austen Ivereigh su un articolo di The Tablet) o di porta semiaperta. Papa Bergoglio non ha chiuso la porta alle istanze dei progressisti, ma al contempo non le ha neppure spalancate. Ha lasciato l’uscio aperto quel tanto che basti, affinché lui, o un suo successore, in futuro, possa provvedere all’apertura completa. È forse, quindi, una vittoria di Pirro. E probabilmente neppure una vittoria. D’altronde, occorre chiarire che valore potrà assumere il Documento finale dei vescovi al sinodo amazzonico: sarà questo la chiave per interpretare l’Esortazione?

Se, come ha affermato il card. Baldisseri quel documento non rientrerebbe nel magistero, ma avrebbe mero valore morale, resterebbe da capire se esso possa nondimeno assumere valore di chiave interpretativa dell’Esortazione, talché codesta debba interpretarsi alla luce di quel documento, che Francesco ha invitato a leggere ed a tener presente interamente. 

In conclusione, Querida Amazonia ha sollevato un insieme di sentimenti contrastanti nei quali s’intrecciano l’amarezza di chi è rimasto deluso, l’illusione di chi spera in una futura apertura, l’ingenuo sguardo di chi crede in un fittizio ritorno alla vera dottrina, ma l’unico punto fermo che rimane sono le ambiguità su temi che ancora oggi esigono una risposta chiara. Last but not least, il linguaggio non chiaro, un “pastoralese”, per dir così, fatto di insinuazioni e non di affermazioni, come ha osservato in modo efficace il prof. Stefano Fontana, che non fa capire a cosa il fedele cattolico deve assentire.




La solita confusione?

Padre Antonio Spadaro, gesuita

Padre Antonio Spadaro, gesuita

 

di Alessandra Carboni Riehn

 

Dopo l’esortazione apostolica Querida Amazonia alcuni, come me, avevano tirato un sospiro di sollievo al constatare che Papa Francesco aveva rinunciato ad esprimersi per l’allargamento del sacerdozio agli uomini sposati e contemporaneamente aveva ribadito un no deciso all’ordinazione diaconale prima e sacerdotale poi delle donne. Chi si aspettava il via libera, invece, ed erano tanti, si è sentito preso in contropiede e ha avuto parole di cocente delusione (per esempio in Germania). Ma ora si sente dire tutto e il contrario di tutto e il semplice fedele, ancora una volta, si trova stordito da questa cacofonia.

Alcune frasi all’inizio dell’Esortazione apostolica, infatti, sembrano fungere da grimaldello per riaprire tutte le questioni e fare come se l’esortazione non avesse detto nulla di contrario alle aspettative. Ecco i due paragrafi iniziali “incriminati”:

  1. “(…) Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo. (…) Desidero solo offrire un breve quadro di riflessione (…) affinché possa aiutare e orientare verso un’armoniosa, creativa e fruttuosa ricezione dell’intero cammino sinodale.”
  2. “Nello stesso tempo voglio presentare ufficialmente quel Documento, che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con passione. Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente”.

 

Ed ecco che da ogni parte si sente ripetere che il Papa non ha citato un punto o un altro del documento post-sinodale perché lo ha recepito integralmente… come tale il documento resterebbe valido e le questioni ancora aperte sarebbero solo rimandate a un’ulteriore, necessaria riflessione comune. 

Questo va ripetendo il brasiliano card. Cláudio Hummes, scelto personalmente da Papa Francesco a Relatore generale del Sinodo dell’Amazzonia, in sostanza il coordinatore dei lavori, (cfr. Qui e qui e qui). Il Cardinale Hummes,  arcivescovo emerito di S. Paulo, che è anche presidente del REPAM, già nel 2006, appena eletto Prefetto per Congregazione per il Clero, fece una dichiarazione che suonò di apertura ai preti sposati. Il Vaticano, però, appena il prelato atterrò a Roma per ricoprire l’incarico, gli fece fare una dichiarazione che ritrattava la sua precedente. La Sala Stampa Vaticana infatti pubblicò questa nuova dichiarazione del cardinale: “La questione dell’abolizione del celibato sacerdotale non è attualmente all’ordine del giorno delle autorità ecclesiastiche”. 

Ma anche l’arcivescovoNon  argentino Fernández, ritenuto il ghostwriter del Papa, sostiene che chi lamenta il fatto che il Papa non abbia menzionato specificamente preti sposati nel suo documento dovrebbe prendere nota di quello che il Papa non ha detto: “È chiaro che se il Papa non ha menzionato alcuni punti non è perché siano stati scartati, ma perché non ha voluto ripetere quanto dichiarato dal Sinodo. (…) Per la prima volta in assoluto un’esortazione apostolica non costituisce un’interpretazione di un documento conclusivo di un sinodo né una restrizione dei suoi contenuti: è solo una cornice che va a completare tale documento”, ha scritto Fernández, aggiungendo “Questa è una grande novità del sinodo che sfortunatamente non è stata notata.” (vedi qui).

Per quanto mi riguarda ho fatto caso ieri a un contributo di Vatican News offerto solo in lingua tedesca (leggi qui), dal titolo “Amico del Papa: la decisione sul celibato deve prima maturare”. Incuriosita ho letto: ma chi è questo amico del Papa? Lo riporto integralmente:

Amico del Papa: la decisione sul celibato deve prima maturare

“Il processo sinodale è ancora in corso e certo non può essere considerato concluso”. Questo il giudizio del gesuita italiano Antonio Spadaro, un confidente di Papa Francesco, sulla sua lettera apostolica “Querida Amazonia”.

In un commento pubblicato sulla homepage della rivista Civiltà Cattolica, da lui diretta, Spadaro chiarisce che alcuni temi controversi del Sinodo amazzonico, come per esempio un allentamento regionale del celibato sacerdotale, a suo modo di vedere non sono ancora stati definitivamente decisi. Francesco avrebbe indicato chiaramente che queste questioni devono maturare e che probabilmente potranno essere risolte solo in un secondo tempo.

“Non si offrono ricette”, dice letteralmente il gesuita. “Piuttosto, il Papa fa proprio il documento finale del Sinodo e le sue proposte di riforma, elenca alcuni punti su cui vale la pena riflettere, ma lascia l’approfondimento e anche la risposta alla riflessione post-sinodale” [testo originale da Civiltà cattolica: “Il Papa assume il documento sinodale e le sue istanze offrendo varie opzioni di riflessione, ma lascia alla riflessione post-sinodale l’approfondimento e la proposta.”].

Futuro superamento e riconciliazione degli opposti

Francesco constata, dice Spadaro, che la questione di come continuare ad offrire cura pastorale anche in aree remote dell’Amazzonia è quella decisiva. A questa domanda verrebbero date risposte apparentemente contraddittorie. “È questo il principio che guida Francesco nel discernimento circa la possibilità o meno di ordinare sacerdoti uomini sposati”, dice Spadaro. “Ma il principio si allarga a tutti gli ambiti pastorali”.

Il Papa non farebbe riferimento esplicito a un problema o l’altro: “Ma afferma che la situazione pastorale richiede soluzioni apparentemente contraddittorie” [testo originale da Civiltà cattolica: “Ma registra il fatto che ci sono situazioni pastorali che richiamano soluzioni opposte”]. Ecco perché egli punterebbe a un futuro superamento e a una riconciliazione di soluzioni che sembrano opposte.

Neanche Spadaro menziona la parola “celibato”

“Questo approccio dialettico alla realtà è un criterio di azione per Francesco, un elemento fondamentale per il discernimento pastorale”, prosegue il gesuita. La riflessione sui punti controversi (Spadaro non fa cenno alla parola celibato, come già non la menziona Francesco nella sua ultima esortazione) dovrebbe ora proseguire nella fase post-sinodale.

(Vatican News – sk)

In conclusione, nel caso dell’esortazione apostolica si temeva che i temi più problematici fossero affrontati in maniera vaga o contraddittoria in qualche nota a piè di pagina, come già avvenuto per Amoris Laetitia. No, questa volta la confusione nasce dalle parole introduttive. E alla fine tutti hanno ragione e nessuno ha torto. A me pare incredibile.

 

 




Allen Jr: “L’assenza di un risultato chiaro sui sacerdoti sposati in Querida Amazzonia non significa necessariamente che il dibattito sia finito”

Il fatto che in Querida Amazonia, nonostante il grande dibattito sviluppatosi prima, durante e dopo il Sinodo dell’Amazzonia, non si faccia menzione dei sacerdoti sposati, né a favore né contro, ha fatto pensare a varie ipotesi, ha spinto a chiedersi quale sia il senso ed il significato di questa decisione di Papa Francesco.

John L. Allens Jr, in questo suo articolo scritto su CruxNow, sviluppa alcune ipotesi che mi paionon interessanti. Eccole nella mia traduzione (tralascio la prima parte dell’articolo poiché di scarsa importanza per noi italiani).  

Indigena indigeno dell'amazzonia

Indigena dell’Amazzonia

 

(…)

 

I cattolici americani possono provare un senso di déjà-vu leggendo la Querida Amazonia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco di 16mila parole che conclude il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia, che è stato oggetto di speculazioni e di aspettative febbrili sin dal raduno dei prelati che lo ha visto concludersi lo scorso ottobre a Roma. Durante il vertice, il dibattito sui viri probati, cioè su uomini di provata fiducia sposati che potrebbero essere ordinati sacerdoti per servire le comunità rurali isolate, è stato il tema più controverso, e da allora la gente si è chiesta come avrebbe deciso Francesco.

Alla fine, quello che abbiamo ottenuto è il suono del silenzio. Il pontefice apre dicendo: “Non mi addentrerò in tutte le questioni trattate a lungo nel documento finale” del Sinodo, e procede ignorando del tutto il dibattito sui sacerdoti sposati. I difensori dei viri probati avrebbero tutto il diritto di far notare che non dice “no”, ma gli avversari sarebbero ugualmente giustificati nell’insistere che anche lui non dica “sì”.

In effetti, leggendo la Querida Amazzonia, non si direbbe che il Sinodo abbia avuto una discussione sui sacerdoti sposati – nemmeno nelle note a piè di pagina del documento, dove Francesco ha trattato la controversa questione della Comunione per i cattolici divorziati e civilmente risposati nella sua esortazione apostolica del 2016, Amoris Laetitia, seguita a due sinodi di vescovi sulla famiglia nel 2014 e nel 2015.

Il silenzio non è certo perché Francesco non vuole che la gente legga il suo documento o presti attenzione all’Amazzonia. Infatti, in vista della pubblicazione di Querida Amazonia, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, stretto alleato papale e uno dei principali promotori del sinodo, ha inviato una lettera a tutti i vescovi del mondo raccomandando, tra l’altro, di organizzare una conferenza stampa o un altro evento per mettere in luce il documento.

Allora perché l’effettiva spinta sui sacerdoti sposati? Cinque possibili spiegazionii suggeriscono se stesse, che non si escludono a vicenda e che possono, infatti, essere tutte parte del quadro.

In primo luogo, Francesco ovviamente non ritiene che la questione del celibato sia l’evento principale nei confronti dell’Amazzonia. La sua enfasi è sempre stata posta su questioni più grandi, tra cui il salvataggio della foresta pluviale stessa, la protezione delle persone e delle comunità indigene della regione, e la gestione delle sfide della giustizia sociale, come l’uso della terra e i diritti del lavoro.

In larga misura, egli sembra considerare le lotte intestine intraecclesiastiche come una distrazione da questo programma più ampio. Il punto emerge chiaramente nei quattro grandi sogni che il Papa delinea nel suo documento:

-Una regione amazzonica che combatte per i diritti dei poveri, dei popoli originari e degli ultimi dei nostri fratelli e sorelle, dove la loro voce possa essere ascoltata e la loro dignità possa essere esaltata.

-Una regione amazzonica che può conservare le sue peculiari ricchezze culturali, dove la bellezza della nostra umanità risplende in tanti modi diversi.

-Una regione amazzonica che può conservare gelosamente la sua travolgente bellezza naturale e la vita sovrabbondante che brulica nei suoi fiumi e nelle sue foreste.

-Comunità cristiane capaci di un impegno generoso, che si incarnano nella regione amazzonica, e che danno alla Chiesa nuovi volti dai tratti amazzonici.

In secondo luogo, Francesco può sentire di non doversi addentrare nel dibattito dei sacerdoti sposati perché il Sinodo se n’è già occupato. Nella prefazione al suo testo, il Papa dice anche di voler “presentare ufficialmente quel Documento, che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con passione”.

In altre parole, la sua posizione può essere quella che, salvo esplicita dichiarazione contraria, le conclusioni del Sinodo – in cui più di due terzi dei vescovi hanno votato a favore dei viri probati – stanno in piedi da sole, e non richiedono alcuna elaborazione da parte sua.

In terzo luogo, e in relazione a ciò, il Papa può ritenere che, poiché ciò che il Sinodo ha raccomandato non è stata una generale dispensa dall’obbligo del celibato per i sacerdoti, ma piuttosto un discernimento in casi specifici, non c’è davvero nulla da dire fino a quando non viene presentato un caso del genere. In altre parole, si pronuncerà quando sarà richiesta una sentenza e non prima.

In quarto luogo, Francesco è chiaramente consapevole della frattura che è derivata dal fatto che il Papa emerito Benedetto XVI ha contribuito con un saggio a un libro in difesa del celibato sacerdotale scritto dal cardinale guineano Robert Sarah, e potrebbe sentire che una sentenza chiara ora inevitabilmente sarebbe vista o come un rifiuto o come una concessione al suo predecessore.

Quinto, la decisione strategica del papa di evitare il dibattito sui sacerdoti sposati può essere meno importante per l’Amazzonia rispetto ad altre parti del mondo, specialmente la Germania. In questo momento i tedeschi si stanno preparando a un “processo sinodale” biennale in cui il requisito del celibato per i sacerdoti dovrebbe essere oggetto di attenzione critica, non solo in casi limitati per motivi pratici, ma in linea di principio.

Francesco può essere preoccupato che qualsiasi cosa dica sui viri probati nel contesto dell’Amazzonia venga rapidamente travolto in quei dibattiti, accendendo un fuoco che non dovrebbe spegnere.

In conclusione: L’assenza di un risultato chiaro sui sacerdoti sposati in Querida Amazzonia non significa necessariamente che il dibattito sia finito. Al contrario, può significare che la questione dovrà aspettare un altro giorno, e un’altra serie di circostanze, perché il papa si senta incline ad accettarla.

 




Il Card. Marx, l’esortazione Querida Amazonia e i vescovi tedeschi

Card. Reinhard Marx

Card. Reinhard Marx

 

 

di Sabino Paciolla

 

Qualche giorno prima della pubblicazione della esortazione Querida Amazonia un amico mi ha chiesto un parere su cosa il Papa avrebbe deciso sulla questione spinosa della eccezione al celibato sacerdotale e del diaconato femminile. Ho risposto che, molto probabilmente, rispetto al quadro iniziale che vedeva una scontata approvazione di quelle due eccezioni, la situazione avrebbe potuto essere parzialmente diversa a causa del trambusto sviluppatosi con la pubblicazione del libro sul celibato sacerdotale del Card. Sarah-Papa emerito Benedetto XVI.

Quel mio convincimento si era fatto ancora più consistente quando si è diffusa la notizia che il card. Reinhard Marx aveva annunciato che non si sarebbe più candidato per un secondo mandato alla presidenza della Conferenza Episcopale Tedesca.

Perché mi ero sempre più convinto che la situazione stesse per cambiare?

Per capirlo, basta dare uno sguardo a chi è il cardinale Marx e alle motivazioni che accompagnavano la comunicazione della sua indisponibilità a ricandidarsi.

1) Chi è il Card. Marx: Egli è a capo di una delle conferenze episcopali più potenti al mondo, sicuramente la più ricca, seconda solo al Vaticano. Marx è arcivescovo della diocesi di Monaco e Frisinga, una delle due diocesi più prestigiose della Germania. Nel 2014, dopo solo un anno dalla elezione di Papa Francesco, è diventato presidente della Conferenza episcopale tedesca. Dal 2012 al 2018, Marx è stato anche presidente della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea. E’ strettissimo collaboratore di Papa Francesco in quanto è stato da questi nominato membro dell’iniziale C9, il Consiglio esclusivo di 9 cardinali consiglieri di Papa Francesco (ora ridottosi a 6 per il venir meno di alcuni), che sta elaborando e portando a termine una riforma della Curia romana. I vescovi tedeschi, che sono tra i più liberali al mondo in questioni di fede e morale, hanno appena avviato un percorso sinodale che si prefigge risultati che, se raggiunti, potrebbero rendere la Chiesa tedesca effettivamente scismatica. Infatti, tra gli obiettivi in discussione vi sono l’abolizione del celibato sacerdotale, l’equiparazione della eterosessualità alla omosessualità, con conseguente benedizione delle coppie omosessuali, diaconato femminile, ecc. ecc.

Come ampiamente riportato dalla stampa, la Conferenza Episcopale Tedesca ha investito risorse sia intellettuali sia finanziarie nel Sinodo dell’Amazzonia con l’auspicato intento di far approvare una eccezione al celibato sacerdotale ed il diaconato femminile. Una volta approvate tali eccezioni per quella regione, automatica sarebbe stata la traslazione delle stesse alla Germania. Pertanto, visto che tali eccezioni erano state approvate dai vescovi sinodali, scontata appariva l’approvazione da parte del Papa con il loro inserimento nella sua esortazione post sinodale.

Sappiamo però come sono andate le cose: fortissima apprensione mostrata da una parte della cattolicità per l’eventuale abolizione del celibato sacerdotale e l’istituzione del diaconato femminile, riti paganeggianti nei giardini vaticani, processione con la Pachamama, veglie con la Pachamama nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, furto delle Pachamama e relativo volo con tuffo catastrofico nel Tevere, scuse del Papa per il furto delle Pachamama. Tutto ciò ha creato un clima rovente che ha avuto il suo momento topico con la pubblicazione del libro sul celibato sacerdotale scritto a quattro mani dal Card. Sarah e da Benedetto XVI.

2) Le motivazioni delle dimissioni: Nella sua lettera, il Cardinale Marx ha detto che la sua decisione è stata presa tempo fa. “La mia considerazione è che compirei 72 anni alla fine di un eventuale secondo mandato, e poi sarà vicina anche la fine del mio compito di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Penso che dovrebbe essere il turno delle giovani generazioni”.

A molti sono apparse non convincenti tali motivazioni in quanto il cardinale al momento ha soli 66 anni e far riferimento ai 72 anni al termine del mandato non dice granché. Infatti, a 72 anni si è ben al di sotto della soglia dei 75 anni, al compimento dei quali qualsiasi vescovo consegna le dimissioni nelle mani del Papa, che però è libero di accettarle o meno. In caso di non accettazione, il vescovo rimane in carica per qualche altro anno. Infine, un cardinale di quella levatura, che dice “largo ai giovani”, lui che è ancora “giovane”, non aiuta a crederlo.

E allora, le sue dimissioni, comunicate poco prima della pubblicazione della esortazione Querida Amazonia, hanno il sapore di una sconfitta, di un gettar la spugna, sembrano rappresentare il mancato raggiungimento dell’obiettivo epocale che si era prefisso, anche a nome della maggioranza dei vescovi tedeschi, di introdurre in Germania una eccezione al celibato sacerdotale, di aprire alle diaconesse prima ed al sacerdozio femminile dopo (comprese le “vescove”).

È oggettivo che il card. Marx non sia riuscito a convincere Papa Francesco, come invece aveva fatto in precedenza, vedi con l’ambigua soluzione trovata alla pubblicazione dei libretti sullintercomunione in Germania.

Come farà ora la maggioranza dei vescovi tedeschi a portare avanti il “cammino sinodale” da poco iniziato, e che tante polemiche ha già suscitato, senza alla sua guida un prestigioso rappresentante come Marx, che per altro è molto vicino a Papa Francesco? Al posto del card. Marx verrà eletto un vescovo che sarà molto più esplicito nel richiedere l’abrogazione del celibato sacerdotale, le donne vescovo, la benedizione delle coppie omosessuali? Se sarà così, allora la mancata rielezione di Marx avrà il merito di rendere il quadro più chiaro, mettendo la maggioranza dei vescovi tedeschi su un percorso scismatico.

La maggioranza dei vescovi tedeschi e l’influente Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) hanno preso male, molto male, la mancata copertura ai loro obiettivi di riforma della Chiesa tedesca che sarebbe invece avvenuta se Querida Amazonia avesse contenuto l’esplicita menzione e la formale accettazione della eccezione al celibato sacerdote e l’introduzione delle diaconesse.  Ricordiamo infatti che il  vescovo Franz-Josef Overbeck di Essen aveva detto che  il sinodo amazzonico avrebbe rappresentato “un punto di non ritorno” per la Chiesa e che “nulla sarà più come prima”.

Ricordiamo infine la boriosa affermazione di padre Langendörfer, segretario della Conferenza Episcopale Tedesca, quando aveva detto che il Sinodo tedesco avrebbe preso delle decisioni del livello di Papa Francesco, cioè del magistero universale.

Ma i vescovi tedeschi si arrenderanno? È possibile che il card. Marx abbandoni la scena, lui che ha soltanto 66 anni?

Gli osservatori non ne sono convinti.

A ben guardare, il card. Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi è prossimo alla scadenza del suo mandato, ha infatti 75 anni. Si vocifera che possa essere sostituito nel suo incarico già in questo 2020. Chi prenderebbe il suo posto? E qui arriva la sorpresa. Alcuni avanzano l’ipotesi che possa essere proprio il card. Marx. E perché mai?

A tal proposito, è bene ricordare che il card. Ouellet è stato colui che per conto della Curia romana ha inviato ad ottobre scorso la lettera con le valutazioni canonico-legali sul percorso sinodale tedesco, valutazioni che definivano tale cammino sinodale “ecclesiologicamente invalido”. Il Card. Ouellet è anche colui che ad inizio Sinodo amazzonico aveva scritto un libro a sostegno del celibato sacerdotale. Un pezzo da 90 che si schierava a favore del celibato sacerdotale. Quindi il card. Ouellet è per i vescovi tedeschi una figura scomoda, una pietra di inciampo.

Se dunque il card. Marx dovesse ricevere una promozione alla Curia romana, in particolare, se dovesse prendere il posto del card. Ouellet, allora potrebbe mettere le mani sulla bozza finale della riforma della Curia dove in uno degli articoli, il cui testo sembra sia stato influenzato proprio da lui, si concede autorità magisteriale alle conferenze episcopali in ossequio ad una malintesa sinodalità.

Se questo dovesse accadere, la copertura che non è arrivata tramite Querida Amazonia, potrebbe giungere via riforma della Curia. Infatti, se alle conferenze dovesse essere riconosciuta una certa autorità magisteriale, allora i vescovi tedeschi potrebbero pretendere autorevolezza magisteriale anche per le radicali decisioni che potrebbero prendere tra due anni alla conclusione del loro cammino sinodale.

Come si vede, la partita non è conclusa perché sia i vescovi tedeschi sia quelli della regione amazzonica non si daranno per vinti.

 




Di Renzo: “Fare della Chiesa il luogo del proprio apparire e non dell’apparire del Verbo di Dio è tradire Dio e la Chiesa, origine di scismi e divisioni”

Querida Amazonia

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Ha lasciato un diffuso mugugno, in modo non dissimile da quel che si ebbe alla pubblicazione dell’enciclica Humanae Vitae da parte di San Paolo VI, l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco, Querida Amazonia, per aver chiusa ancora una volta la Chiesa di rito latino alle istanze di coloro che avrebbero voluto permettere ai sacerdoti di sposarsi e sbarrata la via al sacerdozio femminile.

Dovrebbe già indurre qualche sospetto il fatto che Lutero così come eretici e scismatici tra le prime cose che hanno messe in atto contro la fede cattolica fatto è stato la laicizzazione del presbiterio e dissacrazione dell’altare concedendo il matrimonio a sacerdoti e consacrati.   

E si sa che è poi emerso quanto fosse invece vera e profetica l’incompresa, combattuta e da non pochi rifiutata enciclica Humanae Vitae di San Paolo VI (1968). 

Le donne cattoliche tedesche scrivono che “La lettera del Papa è un duro colpo per tutte le donne per tutte le donne che avevano sperato un’indicazione mirante all’attribuzione di pari diritti (per l’uomo e per la donna) nella Chiesa Cattolica”. 

La Chiesa non è un’associazione, per cui valgono le indicazioni della sociologia umana. La Chiesa è Sposa e Corpo Mistico di Cristo e la sua femminilità si esprima già così, la donna già viene elevata nell’esprimere la nuzialità della Chiesa con l’uomo-Cristo Dio.

Nella Chiesa il primato lo ha l’amore, mistero che è Cristo stesso unito alla “sua” Chiesa. Sua perché sposa di Lui. Non si può parlare di diritti dove la realtà è l’amore e l’amore è dedizione e servizio. 

Queste donne fanno dell’auctoritas non un ministero ma l’esercizio di un potere, prestigio esteriore, non un carisma di guida e di amore, di fedeltà e manifestazione del mistero della Chiesa. 

“I re delle nazioni dominano su di esse e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Non così voi. Il maggiore tra voi sia come il più piccolo e chi conduce come chi serve. E infatti chi è maggiore chi siede a mensa o colui che serve? Colui che siede. Eppure io sono tra voi come colui che serve” (Lc 22,25-27).

Gesù è “mite e umile di cuore” (Mt 11,28) e non è venuto per essere servito ma per servire e dare la vita per tutti (cfr Mc 10,45).

Nella Chiesa non c’è posto per il nostro orgoglio, icona della Chiesa è “l’umile e alta più che creatura” Madre di Dio (Dante. Par. XXXIII, 2), la sola capace tra tutte le creature di spalancarsi all’invasione dello Spirito di Dio per legarsi con Lui con legame assolutamente sponsale: “Eccomi, sono la schiava del Signore, avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38).   

Usare la Chiesa per il proprio apparire e non invece dell’apparire del Verbo di Dio è tradire la Dio e la Chiesa. Perseguire in essa un prestigio umano non permette di avere gli occhi limpidi dei poveri e puri dei fanciulli dei quali Gesù dice essere il Regno dei Cieli e permette di entrare nei misteri di Dio.

In questo peccato dello spirito sta l’origine di tutti i mali e scismi e divisioni ne sono la conseguenza tanto nella Chiesa come nella società.     

Il Papa non avrebbe avuto il coraggio? E invece ha avuto il coraggio di….essere Papa ! Si ricordi il Santo Padre Paolo VI quando pubblicò l’Humanae Vitae? Tutti aspettavano… la propaganda creò attese, il Papa stesso sembrava propendere verso una “apertura”. Poi invece…fu uno “scandalo” perché Gesù fa scandalo, Gesù è scandalo… Il Papa pensava, il Papa pensa …Ma lo Spirito Santo non pensa ma è. E “obbliga” Montini o Jorge Mario Bergoglio a dare la voce a Lui per “confessare” cattolicamente ciò Egli è, ciò Egli vuole e non può non volere.

Nel marasma dei conflitti e crisi generale della fede nel 1967 San Paolo VI indisse l’Anno della Fede nel decimonono centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, fondatori della Santa Chiesa Romana, di sua iniziativa  “confessò” pubblicamente a nome di tutta la Chiesa il Credo del Popolo di Dio. Come di sua personale iniziativa alla chiusura del Concilio Vaticano II aveva “confessata” Maria Madre del Signore “Madre della Chiesa tanto dei fedeli che dei pastori”.

Fu così che la Vergine chiese cortesemente a una sua confidente, figlia spirituale di San Pio da Pietrelcina: “Ringrazia Pietro per me”.

Perché Dio, che pur essendo Maestro e Signore ringrazia, in Paradiso si ringrazia. Non come noi che ci teniamo arroccati in noi stessi e dimentichiamo sovente chi ci ha fatto del bene.

Dio non è il dispotico misterioso Allah, o il Fato antico, la Norma dell’antica Cina ma ha rispetto di noi sue creature. Egli chiede e offre, non impone.

Ci dice che se ci rechiamo all’altare per deporvi la nostra offerta, non l’accetta se non ci siamo riconciliati prima col nostro fratello che abbiamo offeso (cfr Mt 5,23-24).

Per questa la ragione nella Santa Messa, prima della Comunione, ci si scambia vicendevolmente il segno della pace. Non sia un inutile gesto di cortesia, ma serio gesto di riconciliazione. E’ infatti un gesto inserito nella liturgia che rende presente a noi il sacrificio di Cristo sulla croce. Non ci si può accostare quindi alla Santa Comunione, unirci a quel Sacrificio con  della ruggine nel cuore, se non ci siamo riconciliati tra noi con una convinzione che ha suo fondamento nell’amore di Cristo immolato per noi. Non è quel saluto di semplice convenienza, come purtroppo si fa, ma è una conversione di riconciliazione nel Sangue di Cristo.

Il Signore non usa il diritto che gli competerebbe in quanto è nostro creatore e ci conserva nell’essere per sostituirsi a noi offesi e dare Lui il perdono. Essendo Santo ha rispetto della persona umana che ha fatta a sua immagine. Chiunque questa persona l’abbia offesa deve chiedere perdono prima ad essa e solo poi può chiederlo a Dio.

Così pure, la salvezza eterna il Signore la propone, magari insistendo pure. Ma sempre sollecitando con delicatezza la nostra coscienza e con amorevoli ispirazioni e mozioni interiori al bene. Non prende per la collottola e ci obbliga a salvarci. E dire che siamo costati dolore, sofferenze e sangue a Lui e al suo Figlio. Al suo unico Figlio ed è per quelle sofferenze che accogliendo il Figlio in noi diventiamo in Lui figli di Dio.

L’amore non s’impone, ma si dona. E’ il merito della libertà 

“Haec est fides catholica. Petrus per Leonem (Magno) locutus est”, acclamarono i Padri al Concilio di Efeso del 451 dopo Cristo appena letta la Lettera dogmatica di San Leone Magno nella quale il Papa esponeva la fede della Chiesa Romana e imponeva ai Padri di firmarla senza discuterla. Tanto era stato fortemente deluso delle litigiose discussioni precedenti (Latrociunium Ephesinum).

E: “Roma ha parlato, la causa è finita”, disse Sant’Agostino.

E lo stesso San Leone Magno: “Ogni giorno Pietro confessa nella Chiesa: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E ancora: “Io sono l’erede di Pietro. Un indegno erede, ma erede”.

La Tradizione nella Chiesa non va confusa con gli usi e le abitudini che via via si formano nel tempo ma è la coscienza che ha la Chiesa del mistero che è Cristo, è il Deposito della Fede. Ai discepoli scandalizzati dopo l’annuncio della Ss.ma Eucarestia nella sinagoga di Cafarnao e pertanto lo abbandonarono perché sembravano discorsi assurdi Gesù disse ai restanti: “Ve ne volete andare anche voi?” Ma Pietro rispose: “Da chi andremo, Signore? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68-70). “Chi ama suo padre, sua madre e se stesso più di me non è degno di me” (Mt 10, 24-37).

 

 




Profonda delusione per i grandi sostenitori della “Chiesa progressista” in Germania e in Austria

Cardinal Reinhard Marx ed il presidente del ZdK Thomas Sternberg

Cardinal Reinhard Marx ed il presidente del ZdK Thomas Sternberg

 

 

di Alessandra Carboni Riehn

 

Inutile nascondersi dietro a un dito. Due e solo due erano i punti per cui teologi, presuli e “cattolici impegnati” di lingua tedesca attendevano con ansia l’esortazione apostolica Querida Amazonia di Papa Francesco a conclusione del Sinodo Amazzonico: la questione dell’apertura del sacerdozio ai cosiddetti viri probati, uomini sposati di chiara dirittura morale, e quella dell’ordinazione diaconale e sacerdotale per le donne. Su entrambi i punti Francesco ha lasciato i suoi “grandi sostenitori” a bocca asciutta, confermando la dottrina della Chiesa cattolica e chiedendo un cambio di prospettiva e una nuova evangelizzazione invece che una “riforma strutturale”.

Questo ha fatto esplodere un livore paragonabile solo a un bubbone purulento giunto a completa maturazione. Non trovo altre parole.

Ancora pochi giorni fa il Vescovo tedesco titolare della diocesi di Caraveli in Peru, Reinhold Nann, scriveva sul suo blog (qui) un contributo dal titolo “Georg Gänswein – Un necrologio” grondante sarcasmo e odio per l’arcivescovo “congedato” in Vaticano (che finalmente “poteva dedicarsi a fare da infermiere per anziani a Benedetto”). Raccontava di conoscere Gänswein dai tempi del seminario a Friburgo e di averlo sempre trovato “antipatico” per la sua cura esteriore e per il sorriso smagliante che contrastava con la capacità di argomentare duramente e di essere “estremamente conservatore”. Lo definiva istigatore una “banda conservatrice” all’interno della Curia, una lobby tutta speciale che sarebbe stata smascherata dall’affaire del libro di Sarah e Ratzinger: una truppa che “manipolava fortemente il povero vecchio papa emerito, coinvolgendolo nei suoi intrighi”.

Uno spettacolo indegno.

Oggi, il giorno dopo la pubblicazione di Querida Amazonia, la comunità progressista “cattolica” di lingua tedesca si risveglia dopo la grande sbornia dei mesi intercorsi tra il Sinodo Amazzonico e l’attesissima Esortazione postsinodale del Papa: se troppo alcol provoca un gran mal di testa, la sbornia di progressismo degli ultimi mesi, culminata nelle dichiarazioni intorno alla prima riunione del Cammino Sinodale in Germania, non è da meno. Le dichiarazioni di vescovi, funzionari del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi e rappresentanti del movimento per “i diritti delle donne nella Chiesa” Maria 2.0 grondano delusione, amarezza, fastidio. Un esempio per tutti? La “Comunità femminile Cattolica Tedesca” (kfd) critica duramente il Papa dichiarando, per bocca della sua vicepresidente federale Prof.ssa Agnes Wuckelt: “La lettera del Papa è un duro colpo per tutte le donne che avevano sperato in un’indicazione mirante all’attribuzione di pari diritti (per uomo e donna) nella Chiesa Cattolica. È assolutamente incomprensibile come dalle conclusioni centrali tratte dal Sinodo Amazzonico possa essere derivata una dichiarazione tanto devastante.” Come dire: incomprensibile che il Papa non faccia quello che dicono i vescovi.

La stampa e la televisione tedesca fanno a gara a chi si mostra più deluso da un Papa che non esegue a bacchetta gli ordini di certi schieramenti. L’immagine di un Francesco rivoluzionario, in aperta rottura con i suoi predecessori “conservatori”, appare sbiadita tutto d’un tratto. Francesco avrebbe solo dovuto entrare da una porta aperta – commenta rattristato alla TV di Stato Tilman Kleinjung, corrispondente dall’Italia di diversi mezzi d’informazione tedeschi: la porta aperta dal Sinodo Amazzonica per fargli fare il grande passo. E invece no. Si è fermato, ha avuto paura, il codardo. E ora la Chiesa Cattolica ha perso la grande occasione di diventare moderna.

Sarà un caso se il Cardinal Marx ha dichiarato poche ore prima della pubblicazione della lettera di non volersi ricandidare a presidente della Conferenza Episcopale Tedesca? Lui nega, ma sembra difficile non vedervi una interessante coincidenza. Ma forse lo Spirito Santo davvero ha protetto la sua Chiesa da uno scisma aperto in piena avanzata.

Sia chiaro: si è vinta solo una battaglia e la guerra è in pieno corso. Marx dice ai giornalisti che “la porta non è ancora chiusa”, il Presidente del ZdK lamenta che “al Papa manca il coraggio di affrontare le vere riforme”, il Vescovo Overbeck si rammarica che “il Papa non abbia dato seguito alle conclusioni del Sinodo Amazzonico”.

Il Cardinal Schönborn di Vienna, peraltro, fa una considerazione centrata: domandandosi il perché della mancanza di preti indigeni in Amazzonia, scrive di aver più volte chiesto al Sinodo “perché in Amazzonia i pentecostali, gli evangelicali, le chiese libere protestanti abbiano un tale successo”, lamentando che le sue domande non avessero suscitato la necessaria discussione. E continua: “Ma per lo più è stata questa la causa identificata: che i Pentecostali parlano direttamente di Gesù Cristo. Annunciano il kerygma, mentre la predicazione cattolica lo fa troppo poco.”. La premessa per la pastorale in Amazzonia sarebbe quindi „l’urgenza dell’evangelizzazione”, conclude Cardinal Schönborn.

Mi pare che con queste osservazioni si sposti l’attenzione sul cuore del problema e se ne dia direttamente anche la soluzione.

Anche il Cardinal Müller, sempre contrapposto dalla stampa “progressista” al Papa, loda la Lettera postsinodale per l’intento unitivo e armonizzante, definendola “una lettera pastorale dalla forza profetica” che pone l’accento sulla missione universale della Chiesa, dicendo no a ogni riduzione della Chiesa stessa a un’organizzazione politica o umanistica.

Non ci resta che pregare per il Papa regnante e per il Papa emerito, perché con l’aiuto dello Spirito Santo riescano a tenere a galla la barca di Pietro, alquanto scossa dalla tempesta in atto.

 

 




Querida Amazonia, una esortazione che ha sorpreso e deluso

Querida Amazonica presentazione 12 02 2020 1

Querida Amazonia presentazione 12 02 2020 – Foto: Daniel Ibanez / ACI Group

 

di Sabino Paciolla

 

L’attesissima esortazione post sinodale dell’Amazzonia alla fine è giunta alla sua presentazione pubblica, dopo che era stata distribuita alla stampa con l’ordine di embargo fino alle ore 12.00. L’esortazione si chiama Querida Amazonia, cioè “Amata Amazzonia”.

L’esortazione è stata una sorpresa un po’ per tutti perché si è mossa nel solco della tradizione, deludendo notevolmente coloro che più avevano spinto per un esito di rottura, e sorprendendo coloro che temevano fortemente che Papa Francesco assecondasse quei suoi collaboratori che hanno gestito il sinodo amazzonico, i quali su alcuni temi caldeggiavano per uno strappo epocale più che millenario, e che pure la stesso Papa è sembrato più volte sostenere.

Querida Amazonia non apre ai sacerdoti sposati, non apre ai viri probati, ossia agli uomini maturi e sposati, non apre all’elevazione al sacerdozio di diaconi sposati, un rango clericale inferiore che non richiede il celibato. Querida Amazonia, inoltre, non apre alle donne diacono. L’esortazione non cita le raccomandazioni fatte dai vescovi all’incontro di ottobre in Vaticano sull’Amazzonia. Il Papa ha deciso di rispondere non prevedendo cambiamenti o ulteriori possibilità di eccezioni rispetto a quelle già previste dall’attuale disciplina ecclesiastica.

Dunque, il Papa non fa proprie le conclusioni più dirompenti che erano state fatte nel Sinodo dell’Amazzonia dell’ottobre scorso. Infatti, la Relazione finale del Sinodo, per venire incontro alla carenza di sacerdoti nella regione amazzonica, nel punto più controverso, quel n. 111, diceva: “Apprezziamo il celibato come dono di Dio (cfr. Sacerdotalis Caelibatus, 1) nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del Santo Popolo di Dio.(…) proponiamo che, nel quadro di Lumen Gentium 26,  l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, pur avendo una famiglia legittimamente costituita e stabile, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. A questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento.”

Papa Francesco, con sorpresa, non cita questo articolo, che pure era stato ampiamente votato dai padri sinodali. Al contrario, al n. 3 di Querida Amazonia scrive: “Nello stesso tempo voglio presentare ufficialmente quel Documento (la relazione finale del Sinodo, ndr), che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con passione. Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.”

Quindi il Papa, dopo aver “avviato processi”, e dopo il grande trambusto sviluppatosi durante e dopo il Sinodo, non se l’è sentita di percorrere una strada gravida di conseguenze? A maggior ragione dopo la pubblicazione del libro Sarah-Benedetto XVI?

Ma la presenza delle appena citate parole “presentare ufficialmente”, e poichè subito dopo, al n. 4, Francesco chiede “che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione e che possa ispirare in qualche modo tutte le persone di buona volontà”, ha spinto molti a pensare che il documento finale del sinodo avesse una valore magisteriale.

Il dubbio sorgeva a causa del contenuto della Costituzione Apostolica «Episcopalis communio» di Papa Francesco sul Sinodo dei Vescovi approvata il 18.09.2018, e che prevede che il Papa possa attribuire valore magisteriale ad un documento del sinodo.

Il card. Baldisseri, a tal proposito, e al fine di fugare qualsiasi dubbio, ha fatto riferimento all’articolo 18 di tale Costituzione che dice: “Se approvato espressamente dal Romano Pontefice, il Documento finale partecipa del Magistero ordinario del Successore di Pietro.” Perciò, il documento finale, essendo stato solo presentato dal Papa ma non “approvato espressamente”, ha solo un “valore morale”, non è cioè magisteriale. La stessa cosa ha precisato il cardinale Michael Czerny, segretario speciale del sinodo amazzonico, come anche Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Quest’ultimo ha addirittura detto che “qualsiasi cosa nel documento finale deve essere letta con la lente dell’esortazione apostolica”, compresa qualsiasi “applicazione”.

Quindi, le tre figure appena citate, sembrano mettere le mani avanti verso qualsiasi forzatura interpretativa discendente dal fatto che l’esortazione porta come allegato il Documento finale del sinodo dell’Amazzonia.

Come detto, il tema dell’ordinazione dei viri probati, o uomini maturi e sposati, è stato un punto di notevole discussione al Sinodo, ma anche di accesissime discussioni nella intera cattolicità.

Da una parte gli aperturisti, i fautori dell’aggiornamento a tutti i costi della Chiesa ai tempi, dall’altra coloro che temevano che una eccezione nel celibato per l’Amazzonia fosse in realtà un cavallo di Troia abilmente costruito dai vescovi e laici tedeschi per rompere un tradizione millenaria della Chiesa. Una eccezione che concessa per l’Amazzonia, si sarebbe immediatamente estesa a tutte le regioni del globo.

E infatti, chi non ha preso per niente bene l’esortazione Querida Amazonia sono stati proprio i tedeschi, vescovi e laici.

Come noto, i vescovi tedeschi ed un influente gruppo di laici, raccolti nel Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), hanno avviato da una decina di giorni un percorso sinodale che dovrebbe avere esiti vincolanti in materia di fede e morale, un campo che è di esclusiva competenza del magistero universale. Le preoccupazioni sono notevoli in quanto i laici del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) si propongono apertamente di abolire il celibato sacerdotale, benedire le coppie gay, introdurre la figura della donna diacono. Proposte ben viste anche da una parte della maggior parte dei vescovi tedeschi.

Alla luce di ciò, è comprensibile che il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), dopo la presentazione pubblica della esortazione, abbia espresso tutto il suo rincrescimento in un comunicato in cui si legge: “Purtroppo [il Papa] non trova il coraggio di attuare vere e proprie riforme sui temi della consacrazione degli uomini sposati e sulle capacità liturgiche delle donne di cui si parla da 50 anni”. E poi: “Ci dispiace molto che Papa Francesco non abbia fatto un passo avanti nella sua esortazione. Piuttosto, rafforza le posizioni esistenti della Chiesa romana sia in termini di accesso al sacerdozio che di partecipazione delle donne ai ministeri e ai ministeri”.

Anche il cardinale Reinhard Marx di Monaco, presidente dei vescovi tedeschi, nonché collaboratore strettissimo di Papa Francesco, non ha celato la sua delusione. A suo parere, Papa Francesco non ha chiuso la porta alle ambizioni tedesche di porre fine al celibato clericale, e ha definito l’esortazinoe Querida Amazonia, che come detto ha l’autorità magisteriale papale, un semplice “quadro di riflessione”. Marx, in particolare, ha insistito sul fatto che le raccomandazioni per il cambiamento che provengono dal Sinodo dell’Amazzonia non sono “assolutamente fuori discussione”. “Come è noto, la maggioranza dei due terzi dei 280 [padri sinodali] nel documento sinodale finale ha anche sostenuto le eccezioni al celibato obbligatorio e ha stimolato un’ulteriore riflessione sull’ammissione delle donne al diaconato”, ha detto il cardinale tedesco. “Questa discussione continuerà”, ha insistito Marx.

Getta invece acqua sul fuoco il card. Gerhard Müller quando dice che il Papa “non vuole alimentare i conflitti politici, etnici e interni alla Chiesa, ma piuttosto superarli”. “I fedeli laici non si definiscono per il fatto di poter fare tutto tranne ciò che è riservato esclusivamente ai sacerdoti, ma per la loro partecipazione alla missione totale della Chiesa sulla base del Battesimo e della Cresima”, scrive Müller, rilevando che “l’importanza dei ministeri ecclesiali dei laici, che “sono chiamati in vario modo a collaborare direttamente con l’apostolato della gerarchia”, è giustamente ricordata dal papa.