Prima Messa cattolica nella cattedrale protestante svizzera dal tempo della Riforma. E vi sarà pure l’”ospitalità eucaristica”!

La prima Messa cattolica dopo quasi cinquecento anni sarà celebrata nella cattedrale protestante di Ginevra alla fine di questo mese. Parteciperanno cattolici e protestanti. I cattolici praticheranno nei confronti dei protestanti la cosiddetta  “ospitalità eucaristica”.

Se ne parla in questo articolo redatto dallo staff del Catholic News Agency. Eccolo nella mia traduzione. 

 

cattedrale di Ginevra

cattedrale di Ginevra

 

La prima Messa cattolica dopo quasi cinquecento anni sarà celebrata nella cattedrale di Ginevra alla fine di questo mese. La messa sarà celebrata nella cattedrale di Saint-Pierre de Genève il 29 febbraio, con una decisione annunciata dalla diocesi di Losanna, Ginevra e dal vicariato episcopale di Friburgo per la città.

La cattedrale è stata la sede dei vescovi cattolici di Ginevra dal IV secolo fino alla Riforma protestante. L’ultima messa celebrata nella cattedrale ebbe luogo nel 1535. Dopo la Riforma, l’edificio fu rilevato dalla Chiesa protestante riformata di Giovanni Calvino, che distrusse le statue e i dipinti della cattedrale e vietò il culto cattolico.

Padre Pascal Desthieux, il vicario episcopale cattolico per Ginevra, ha descritto la cattedrale come il “luogo centrale e simbolico della storia cristiana di Ginevra” in una lettera pubblicata sul sito web del vicariato. 

In seguito alla riforma, la cattedrale è diventata un luogo “emblematico della riforma calvinista”, ha detto. 

Giovanni Calvino, il fondatore del calvinismo, viveva a Ginevra, e la città era meta di protestanti francesi costretti a fuggire dalla Francia a causa delle persecuzioni. Saint-Pierre de Genève era la chiesa natale di Calvino e la sua sedia è esposta accanto al pulpito della cattedrale. 

La diocesi di Ginevra fu infine assorbita nelle diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo. Oggi, poco meno del 40% della Svizzera è cattolica. 

Su richiesta della popolazione protestante ginevrina, Desthieux celebrerà la messa e non il vescovo Charles Morerod di Losanna, Ginevra e Friburgo. Ma, ha detto Desthieux, il vescovo Morerod considera la messa come un “evento locale” storico. 

Pur riconoscendo che il ritorno della messa cattolica nella cattedrale è motivo di gioia, Desthieux ha messo in guardia da qualsiasi “trionfalismo”, così come da qualsiasi linguaggio che suggerisca che i cattolici stanno cercando di “impadronirsi” dell’edificio. 

“Con i nostri fratelli e sorelle protestanti, che ci accolgono nella loro cattedrale, vogliamo semplicemente fare un forte gesto ecumenico, segno che viviamo tutti insieme a Ginevra”, ha detto. La Messa è un “gesto di ospitalità” all’interno della comunità cristiana della città, ha detto il sacerdote. 

“I nostri fratelli protestanti ci accoglieranno e ci lasceremo accogliere”, ha detto Desthieux. 

La data e l’orario della Messa è stata scelta in coincidenza con l’inizio del periodo penitenziale della Quaresima. La Messa sarà celebrata alle 18.30, diventando così la Messa di veglia della prima domenica di Quaresima. 

“Abbiamo scelto di celebrare questa storica Messa all’inizio della Quaresima, per includere un processo penitenziale in cui chiediamo perdono per i nostri peccati contro l’unità”, ha detto nella lettera. 

Tutte le altre Messe di veglia del sabato nella città di Ginevra saranno annullate il 29 febbraio, per incoraggiare tutti i cattolici della città a partecipare alla Messa in cattedrale. 

Alcuni media hanno suggerito che i partecipanti protestanti alla Messa saranno invitati a ricevere la Comunione, anche se questo è proibito dalla legge canonica. 

Secondo Daniel Pilly, presidente del consiglio parrocchiale di Saint-Pierre de Genève, è comune a Ginevra che i protestanti ricevano la Comunione durante le funzioni ecumeniche.

“A Livello locale, in molte parrocchie accade già che i protestanti ricevano la Comunione durante le celebrazioni ecumeniche, dove protestanti e cattolici si invitano reciprocamente alla Cena del Signore e alla Comunione”, ha detto Pilly a Protest Info, un’agenzia di stampa svizzera che riporta le notizie relative alle Chiese riformate. 

Nella Chiesa cattolica, solo i cattolici battezzati in stato di grazia possono ricevere la Comunione. 

Secondo un articolo del Geneva Tribune, un giornale svizzero, i protestanti che parteciperanno alla messa del 29 febbraio non saranno incoraggiati a ricevere la Comunione. 

“Le persone di fede diversa da quella cattolica non saranno formalmente invitate all’Eucaristia, la condivisione del pane e del vino”, ha detto il giornale in un articolo di cronaca sulla Messa pubblicato il 12 febbraio. 

Parlando a Geneva Tribue, Desthieux ha citato Redemptionis Sacramentum, il documento del 2004 pubblicato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, e ha spiegato che ai protestanti che partecipano alla Messa non è generalmente permesso ricevere la Comunione.

“Tuttavia, in circostanze così particolari, noi pratichiamo quella che chiamiamo ospitalità eucaristica, accogliendo tutte le persone che si fanno avanti per ricevere il Corpo di Cristo”, ha detto. Desthieux non ha spiegato cosa significhi “ospitalità eucaristica” in questo caso, né se e su quali basi la Comunione sarebbe stata consapevolmente distribuita ai protestanti.

“E comunque – ha detto Desthieux – tutti sono i benvenuti a questa Messa”.

 




MULLER: L’EUCARESTIA E’ “MEDICINA DELL’IMMORTALITA’”, NON RIMEDIO A TRAUMI PSICODRAMMATICI

VERSIONE SINTETICA

Per il card. Muller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, le aperture dei vescovi tedeschi alla Comunione ai coniugi protestanti è fonte di confusione, banalizzazione dei sacramenti e divisione Chiesa Cattolica. Solo i battezzati che sono in piena comunione ecclesiale con l’unica Chiesa di Cristo possono ricevere la comunione sacramentale.

Ecco il suo importantissimo e chiarissimo intervento del card. Gerhard L. Muller   pubblicato ieri su First Thing (qui).

Poiché tale saggio è lungo, ve lo presento nella mia sintesi e traduzione. Chi volesse leggere la versione integrale, può trovarla qui.

Foto: card. Gerhard L. Müller

Foto: card. Gerhard L. Müller

Secondo il cardinale Reinhard Marx, i vescovi tedeschi hanno recentemente preparato delle linee guida che contemplano la possibile ammissione alla Santa Comunione dei protestanti sposati con un coniuge cattolico. L’unica condizione assoluta sarebbe che questi protestanti affermino la fede della Chiesa cattolica.(…)

Il cardinale Marx ha aggiunto che aprire questa possibilità non significherebbe cambiare la dottrina, ma solo modificare il proprio approccio pastorale. Tuttavia, questa nuova procedura “pastorale” non avrebbe implicazioni dottrinali? Basta affermare la fede della Chiesa cattolica per poter ricevere l’Eucaristia, o è necessario appartenere effettivamente alla Chiesa cattolica?

Per la fede cattolica il legame tra la Chiesa e l’Eucaristia è costitutivo. Pertanto, in linea di principio, solo i battezzati possono ricevere la comunione sacramentale che sono in piena comunione ecclesiale con “l’unica Chiesa di Cristo… costituita e organizzata nel mondo come società, che sussiste nella Chiesa cattolica ed è governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con Lui” (Lumen Gentium n. 8, Vaticano II). Chiunque metta in discussione questa verità rivelata in teoria o la sostituisca in pratica, entra in aperto contrasto con la fede cattolica. (…)

Oggi la teologia è spesso subordinata all’ideologia e alla politica ecclesiastica. Invece di scambiare argomenti in un dibattito aperto, si screditano le persone. (…) Coloro che vorrebbero vedere una connessione più allentata tra la comunione ecclesiale e la comunione dei sacramenti – presumibilmente per rendere più facile per la gente di oggi giungere alla fede – accusano immediatamente i loro critici di chiusura mentale e di rigida adesione farisea ai dogmi che il cristiano secolarizzato non può più comprendere.

Oggi assistiamo ad un clima antidogmatico che ha effetti negativi sulla comprensione dei sacramenti. I sacramenti allora non sono più considerati come i segni visibili istituiti da Cristo e celebrati nella Chiesa, che compiono una grazia invisibile in coloro che sono ben disposti. I sacramenti si trasformano in mezzi psicologici e sociali di sostegno per facilitare le nostre esperienze mistiche interiori con un “Cristo” che si forma nella nostra coscienza secondo la nostra immagine e somiglianza. La grazia dei sacramenti non è certo una ricompensa per la buona condotta morale, ma ancor meno una giustificazione per la condotta immorale e per una vita vissuta in contrasto con i comandamenti di Dio. Quando si tratta del rapporto tra grazia e moralità, non c’è “o questo o quello”, ma “questo e quello”, come si legge nei documenti del Concilio Vaticano II: “È attraverso i sacramenti e l’esercizio delle virtù che si attua la sacralità e la struttura organica della comunità sacerdotale” (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium n. 11).

Molte persone oggi sono incapaci di entrare veramente nella liturgia perché non ricollegano la vita e il dogma della Chiesa al fatto dell’Incarnazione, ma considerano il cristianesimo semplicemente come una variazione storica di un sentimento religioso generale indotto da una vaga trascendenza. La natura, l’azione e l’effetto dei sacramenti sono rivelati solo alla luce dell’Incarnazione e della reale mediazione storica della salvezza nella Croce e nella Risurrezione di Cristo, Verbo Incarnato di Dio. Da questo punto di vista uno percepisce subito che la mentalità di chi dice: “Può essere dogmaticamente corretta, ma non funziona per la cura pastorale” è completamente non cattolica.(…) Pertanto, non ci può essere una doppia verità nell’insegnamento cattolico. Ciò che è dogmaticamente sbagliato avrà effetti dannosi sulla pastorale nella misura in cui quest’ultima sarà guidata da falsi principi, mettendo in pericolo la salvezza delle anime.

Nella nostra epoca di social media, della comunicazione digitale e dell’opinione dominante totalitaria, ciò che è di primaria importanza non è se il papa e i vescovi raggiungono le persone, ma piuttosto che attraverso il loro messaggio Cristo raggiunge le persone, Cristo che è la verità e la vita di Dio. Perciò, come unico magistero indivisibile della Chiesa, il papa e i vescovi in unione con lui hanno la gravissima responsabilità che da essi non derivi alcun segno ambiguo o insegnamento poco chiaro, che confonda i fedeli o che li culli in un falso senso di sicurezza. Per il papa e per i vescovi, è parte del loro rischio ministeriale ritrovarsi in situazioni in cui gli opinion leader e i potenti di questo mondo li accusino di essere fuori dal contatto con la realtà, ostili alla vita, o bloccati in epoca medievale. I profeti di un tempo erano perseguitati. Gesù avvertiva i suoi discepoli che la gente “avrebbe pronunciato ogni sorta di male” contro di loro falsamente a causa della vera fede (cfr Mt 5, 11). Perché allora i vescovi, come successori degli Apostoli, pensano che la ragione della persecuzione e della calunnia si trovi semplicemente in una falsa politica dei media, alla quale si potrebbe facilmente porre rimedio migliorando le capacità di comunicazione?

Nell’epoca del relativismo dogmatico, che si trasforma rapidamente in una persecuzione verbale e violenta dei testimoni della verità rivelata, occorre chiarezza nel proprio pensiero teologico e nel coraggio dei martiri di portare testimonianza  alla verità, come fece Gesù davanti a Pilato. La preoccupazione della Chiesa è di seguire Cristo nella verità di Dio, e non con la potenza del mondo. Ma vogliamo testimoniare la fede cattolica ed essere esempi viventi di essa in un modo che ci permetta di camminare insieme ai cristiani delle chiese ortodosse e di altre confessioni sulla strada verso la piena unità della Chiesa, così come lo desidera il suo fondatore Gesù Cristo.

(…) Chi vuole ricevere il corpo sacramentale e il sangue di Cristo deve già essere integrato nel corpo di Cristo, che è la Chiesa, attraverso la confessione della fede e il battesimo sacramentale. Così, non c’è comunione mistica, individualistica ed emotiva con Cristo che si possa pensare distaccata dal battesimo e dall’appartenenza alla Chiesa. (…)

(…) I credenti devono essere in stato di grazia santificante, cioè devono essersi pentiti sinceramente di ogni peccato mortale e averlo confessato, proponendosi fermamente di non peccare più. Di solito è nell’assoluzione sacramentale che i fedeli sono liberati da gravi colpe che li separano radicalmente da Dio e dalla Chiesa.

Quando i papi e i concili hanno scomunicato gli eretici e gli scismatici, hanno escluso questi battezzati dalla comunione eucaristica fino al giorno della conversione e della riconciliazione con Dio e con la Chiesa. (…)

(…) La Chiesa cattolica non può allontanarsi dalle dottrine essenziali della fede che riguardano la propria missione e i sacramenti che dispensa. Se lo facesse, diventerebbe infedele a Cristo. Non è sufficiente che un cristiano non cattolico accetti selettivamente per se stesso alcuni degli insegnamenti della Chiesa e ne respinga altri o li consideri irrilevanti. (…)

Nel momento in cui si interpreta la fame spirituale di Dio e della grazia divina dell’essere umano in termini psicologici invece che teologici, si rischia di confondere i sacramenti cristiani con la magia pagana. Per fede e grazia soprannaturali, l’Eucaristia è una “medicina dell’immortalità” (Ignazio di Antiochia, Epistola agli Efesini); non è un rimedio alle esperienze e ai traumi psicodrammatici.(…)

Alcuni sostengono, con apparente generosità, che le cose non dovrebbero essere interpretate troppo rigidamente, e che in definitiva la decisione di ricevere la Santa Comunione dovrebbe essere lasciata ai sentimenti pii e alla buona volontà della gente. In realtà, però, questo appello ai sentimenti soggettivi che prevalgono sulla disciplina sacramentale mostra un disprezzo per la fede così come è stata rivelata da Dio e affidata alla Chiesa cattolica. (…) Il magistero “non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando solo ciò che è stato trasmesso, ascoltandola devotamente, custodendola scrupolosamente, e spiegandola fedelmente secondo un incarico divino, e con l’aiuto dello Spirito Santo attinge da questo unico deposito di fede tutto ciò che presenta per credere come divinamente rivelato” (Concilio Vaticano II, Dei Verbum n. 10).

Dio ha nominato solo e soltanto un unico magistero nella Chiesa cattolica. Alcuni propongono che nella Chiesa ci possa essere una diversità e una divergenza in materia di fede e nell’amministrazione dei sacramenti. Si suggerisce anche che le conferenze episcopali o i singoli vescovi abbiano un magistero proprio con cui interpretare la Rivelazione in modo dogmaticamente vincolante, senza legami con il papa e con l’episcopato universale. Questa proposta non solo rivela una spaventosa mancanza di educazione teologica, ma non è altro che un mostruoso attacco all’unità della Chiesa in Cristo. (…)  Non devono essere la causa della divisione della Chiesa universale in chiese nazionali autocefale. (…)

Quando i cristiani non cattolici in situazioni di grave bisogno che incidono sulla loro salvezza eterna – situazioni che non devono essere confuse con le difficoltà sociali o psicologiche – cercano un sacerdote cattolico per il perdono sacramentale dei loro peccati e per la Santa Comunione come viatico, cioè come nutrimento per il loro cammino finale, allora questi sacramenti di grazia possono essere loro dati. (…) Deve essere evitata ogni forma di relativismo.

Tuttavia, non si devono ampliare arbitrariamente concetti come “necessità grave e urgente” (Codice Iuris Canonici, can. 844 §4) per dar luogo a una unione sacramentale di fatto della Chiesa cattolica con le comunità ecclesiali che non sono in piena comunione con essa. (…)  Alla fine, l’obiettivo non è l’intercomunione tra le chiese visibili che rimangono separate, ma piuttosto l’unità visibile della Chiesa che è rappresentata e realizzata nell’unità della fede, dei sacramenti e nel riconoscimento dell’insegnamento e dell’ufficio di governo del papa e dei vescovi (Concilio Vaticano II, Unitatis Redintegratio n. 4).

Anche se un matrimonio ed una famiglia miste a livello confessionale è probabile che sia una grande sfida per i coniugi e i loro figli, può, allo stesso tempo, essere un’opportunità dal punto di vista ecumenico. Sicuramente, però, non rappresenta una situazione di “grave e urgente necessità”, che richiede l’amministrazione dei sacramenti della Chiesa cattolica alla parte non cattolica per la salvezza della sua anima. Se i cristiani protestanti giungono alla convinzione interiore che nella loro coscienza essi affermano l’intera fede cattolica e la sua forma ecclesiale, allora devono anche cercare una piena comunione visibile con la Chiesa cattolica. (…)

Quando si tratta della competenza delle Conferenze episcopali in materia dottrinale, non si deve limitare la questione alle loro competenze giuridiche, canoniche. È della massima importanza ricordare che né i vescovi né il papa hanno alcuna competenza per intervenire nella sostanza dei sacramenti (Concilio di Trento, Decreto sulla Comunione di entrambe le specie, DH 1728) o per avviare tacitamente processi che stabiliscano errori e confusione nella pratica sacramentale, mettendo così a repentaglio la salvezza delle anime.

L’ecumenismo deve mirare a superare le differenze dottrinali nella sostanza della materia stessa. Non può limitarsi a trovare formule di compromesso verbale, che in ultima analisi sono insostenibili. Attribuendo la colpa della divisione del cristianesimo occidentale alla teologia accademica, non si fa altro che promuovere l’indifferenza nelle questioni di fede. La conseguenza sarebbe allora un nichilismo ecclesiologico che aprirebbe un abisso che finirebbe per inghiottire la Chiesa. Tuttavia, c’è un’alternativa che è importante tenere in considerazione: “La Chiesa del Dio vivente… è la colonna e il fondamento della verità” (1 Tm 3,15).




INTERCOMUNIONE, CARD. BRANDMÜLLER: “UN IMBARAZZANTE MELODRAMMATICO IMBROGLIO”

foto: card. Walter Brandmüller

INTERCOMUNIONE, CARD. BRANDMÜLLER: “UN IMBARAZZANTE MELODRAMMATICO IMBROGLIO”

 

Dura, molto dura, questa presa di posizione del card. Walter Brandmüller sulla proposta dei vescovi tedeschi di poter concedere la possibilità ai coniugi protestanti di ricevere la comunione, anche se valutata caso per caso. Il card. Brandmüller è uno dei quattro cardinali dei Dubia.

Riprendo alcuni stralci dalla intervista (qui) rilasciata dal cardinale Brandmüller a Armin Schwibach di Kath.net, così come tradotti da Maike Hickson di OnePeterFive il 6 marzo scorso.

Eccoli nella mia traduzione.

Il cardinale Brandmüller prima afferma che è importante discernere cosa si intenda quando parliamo della “Chiesa”. È questa “un’azienda per aiutare a migliorare il mondo? Una ONG per aiutare le persone nella vita”? Rispondendo a queste domande egli stesso, dice che “la ‘Chiesa’ è una realtà” che non pensa in questi termini. “La Chiesa è opera di Dio, è la forma visibile e vissuta in cui Cristo risorto continua la sua opera salvifica nel mondo”. Dopo aver definito la parola “Chiesa”, il cardinale tedesco definisce anche la parola “ultima cena” o “comunione”: alcuni potrebbero pensare a un pasto, all’ospitalità e molto altro. Tuttavia, “Eucaristia, Comunione in senso cattolico e ortodosso significa qualcosa di completamente diverso”. Qui il cardinale Brandmüller ci ricorda la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Si tratta di “Cristo veramente presente nella forma visibile del pane e del vino”, spiega.

Così, la santa Comunione in questo senso significa “che l’uomo redento si unisce a Cristo presente in questo mistero”. Per questo, dice Brandmüller, è importante tenere a mente l’avvertimento di San Paolo di non mangiare e bere il corpo e il sangue di Cristo che porti alla propria dannazione. “Questo deve essere tenuto a mente quando si parla di un’ammissione (più lasca) caso per caso alla Comunione”.

Il cardinale Brandmüller chiarisce poi molto bene cosa pensa del nuovo documento dei vescovi tedeschi che spiega il loro nuovo approccio alla Comunione per gli sposi protestanti: “Se ora il documento dei vescovi tedeschi parla di singoli casi in cui ciò può essere possibile, allora questo è di per sé solo un passo tattico verso l’intercomunione generale con i non cattolici”. Il cardinale tedesco aggiunge: “Questo approccio si chiama anche ‘tattica del salame’. E: il gocciolamento costante che rompe la pietra. Si tratta di una manovra del tutto disonesta, per arrivare al vero obiettivo”.

Il cardinale Brandmüller respinge anche l’affermazione dei vescovi tedeschi secondo cui i coniugi protestanti dovrebbero avere accesso alla Santa Comunione a causa della loro “fame eucaristica”. Egli chiama questa espressione “un caso che viene interpretato con un certo sforzo”, ed è “un imbarazzante melodrammatico imbroglio”, sì, semplicemente “sob-stuff” (non traduco, ndr). Egli commenta, dicendo: “Un cristiano che anela veramente alla Santa Comunione e sa che non c’è Eucaristia senza la Chiesa e nessuna Chiesa senza Eucaristia, chiederà l’ammissione nella Chiesa cattolica. Qualsiasi altra cosa sarebbe dubbia e disonesta”. La Chiesa, aggiunge, non è un “negozio self-service” dove si può scegliere e prendere secondo i propri desideri. Qui si tratta di tutto o niente”! esclama il cardinale.

Il cardinale Brandmüller parla anche del riferimento dei vescovi tedeschi al Codice di Diritto Canonico 844 § 3 e 4 che parla di situazioni di emergenza, in cui un cattolico ortodosso (§ 3) o un cristiano di altre confessioni (§ 4) può ricorrere ai sacramenti della Chiesa quando vi è un pericolo imminente di morte o di detenzione, e solo nel caso in cui il singolo cristiano “sia disposto nel modo giusto”, il che significa “essere libero dal peccato mortale e avere l’onesto desiderio di ricevere il sacramento”, secondo il cardinale. Ribadisce anche la sua domanda sul perché tale persona “che soddisfa tali condizioni, e che non si trova in una situazione di emergenza, non dovrebbe semplicemente chiedere di essere ammessa alla Chiesa”.




MÜLLER: È UN “TRUCCO”. NO ALLA “PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA”

foto Card. Müller

 

MÜLLER: È UN “TRUCCO”. NO ALLA “PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA”

Stralci da un articolo di Maike Hickson, apparso su LifeSiteNews (qui) ieri, 28 febbraio.

Eccoli nella mia traduzione .

Il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione della Fede, in una intervista rilasciata a Die Tagespost ha affermato di non condividere affatto la decisione presa (a stragrande maggioranza, ndr) dai vescovi tedeschi di concedere la Comunione ai coniugi protestanti dei cattolici (cioè matrimoni in cui un coniuge sia cattolico e l’altro protestante, ndr), sebbene gli stessi precisino che si parli solo di casi individuali.

Il sito web dei vescovi tedeschi Katholisch.de ha pubblicato oggi la notizia dell’intervista.

Secondo questa informazione, Müller descrive l’espressione “nei singoli casi” come un “trucco retorico”.

Mentre il Codice di Diritto Canonico (nel Canone 844 § 4) consente tale intercomunione nei casi di “grave bisogno spirituale”, Müller suggerisce che non è “giusto” per i vescovi tedeschi invocare tale disposizione del Codice in questa circostanza.

Il Codice di Diritto Canonico non è applicabile qui, secondo Müller, poiché le eccezioni canoniche riguardano la salvezza eterna delle anime e il pericolo di morte. Un matrimonio misto, invece, non è una situazione di emergenza.

Nella sua nuova intervista, il cardinale Müller insiste sul fatto che nel caso in cui qualcuno condivida la fede cattolica nell’Eucaristia – come condizione preliminare per ricevere la Santa Comunione – deve anche respingere quegli insegnamenti delle comunità non cattoliche che sono in contraddizione con essa.

(La decisione presa dai vescovi tedeschi si concretizzerà prossimamente in una piccola “guida” nella quale saranno precisate le condizioni in base alle quali concedere la comunione ai coniugi protestanti. Tale guida sarà distribuita ai pastori.ndr)

Per questo il card. Müller ammonisce i vescovi tedeschi a non essere, nel loro opuscolo di prossima pubblicazione sull’intercomunione, “troppo sciolti” con i principi teologici che sono interessati in questa materia. Altrimenti, si potrebbe avere a che fare “con altre conseguenze indesiderate” che potrebbero essere tratte da questo tipo di approccio. Il cardinale Müller accoglie con favore il progresso nel campo dell’ecumenismo come “auspicabile e necessario”, ma insiste sul fatto che ciò non può condurre ad una “protestantizzazione della Chiesa cattolica”.

L’opposizione del cardinale Müller contro la spinta tedesca all’intercomunione arriva sulla scia di una dichiarazione del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Come ha riferito LifeSiteNews, Sarah aveva scritto una prefazione a un nuovo libro a proposito di una degna accoglienza della Santa Comunione, in cui afferma: “Le comunioni sacrileghe, non ricevute in uno stato di grazia di Dio, o non professando la fede cattolica (mi riferisco ad alcune forme della cosiddetta “intercomunione”), sono anche oltraggi”.

Nell’intervista di Die Tagespost, il cardinale tedesco critica ancora una volta anche la proposta avanzata dai vescovi tedeschi di offrire una benedizione alle coppie omosessuali. In precedenza aveva definito queste benedizioni come “atrocità”. Sarebbe una “arroganza sacrilega” condannare le persone con inclinazioni omosessuali, dice ora, “ma nessuno può chiedere la benedizione di Dio qui, poiché gli atti omosessuali sono contrari alla volontà di Dio”.

L’assistenza pastorale ha un aspetto diverso e può servire la pace dell’anima solo se rimane fermo sul fondamento della verità”, aggiunge.




INTERCOMUNIONE: UN PASTICCIO ED UN PASSO AVVENTATO DEI VESCOVI TEDESCHI

Prelates and other clergymen attend Mass March 6 during the opening of the annual meeting of Germany’s bishops at the cathedral in Cologne. (CNS photo/Sascha Steinbach, EPA)

 

INTERCOMUNIONE: UN PASTICCIO ED UN PASSO AVVENTATO DEI VESCOVI TEDESCHI

Ed Condon, in questo articolo, pubblicato ieri sul Catholic Herald (qui), solleva una grave preoccupazione.

Eccolo nella mia traduzione.

Alla costernazione e allo sgomento di molti cattolici, la Conferenza Episcopale Tedesca ha votato con un margine “schiacciante” di pubblicare una “guida” sul ricevimento della Comunione da parte dei coniugi protestanti sposati con coniugi cattolici. La notizia è in sé preoccupante – ma siamo chiari: non abbiamo a che fare con alcun tipo di documento canonicamente o dottrinalmente autorevole. Anche una volta scritto – al momento non esiste una tale guida – i vescovi tedeschi hanno ammesso che, come conferenza, non hanno la capacità di legiferare in materia e che spetterebbe ai vescovi applicare questa prossima guida alle singole diocesi.

Tuttavia, questo è – a dir poco – un passo avventato per una conferenza episcopale così influente. I vescovi hanno convenuto che, a seguito di un “serio esame di coscienza” guidato da un sacerdote o da un’ altra guida pastorale, una sposa protestante che “afferma la fede della Chiesa cattolica” e vuole porre fine al “grave disagio spirituale” e all'”anelito a soddisfare la fame dell’Eucaristia” dovrebbe essere in grado di ricevere la Comunione.

Queste linee guida sembrerebbero andare ben oltre il diritto canonico, che pone limiti molto precisi a chi può ricevere la Comunione e quando. Il “Pericolo di morte” o analoga “grave necessità” è ciò di cui parla il Codice di Diritto Canonico per i protestanti. E’ evidente che si tratta di un’occasione una tantum. Le intenzioni dei vescovi tedeschi sembrano andare ben oltre e prevedere una sorta di disposizione stabile – ricevere la Comunione settimana dopo settimana – che è completamente al di fuori di ciò che la Chiesa prevede.

Un requisito fondamentale del diritto canonico, che i vescovi tedeschi hanno incluso nelle proprie deliberazioni, è che un protestante “manifesta la fede cattolica nei confronti di questi sacramenti” (c. 844 §4). Ma credere veramente nell’Eucaristia non significa solo credere nella Presenza Reale; significa credere in ciò che ne deriva, compresa la realtà del sacerdozio sacramentale, la validità e l’efficacia del resto dei sacramenti e l’autorità della Chiesa su di essi. L’insegnamento sociale della Chiesa è spesso descritto come un “abito senza soluzione di continuità”, e questo è ancor più vero per i sacramenti.

Ora, se un coniuge protestante crede nelle asserzioni (verità, ndr) della Chiesa cattolica, e lo fa continuamente, ricevendo la Comunione settimana dopo settimana, di fatto si professa cattolica, e dovrebbe essere di conseguenza correttamente accolto nella Chiesa. Il piano dei vescovi tedeschi – tuttavia molto lo negano – suona molto simile a un modello di pseudo-conversioni: questi coniugi protestanti sarebbero essenzialmente cattolici nella fede ma non di nome. In Germania, i vescovi rivendicano il potere di negare ai cattolici i sacramenti, anche una sepoltura cristiana, se non pagano la tassa della Chiesa; ma apparentemente sono felici di distribuire gratuitamente i sacramenti ai protestanti.

Naturalmente, fino a quando non sarà pubblicato il testo degli orientamenti (la “guida”, ndr), è difficile indovinare quanto sia sbagliato il loro ragionamento. Anche allora, tale documento non avrebbe valore giuridico, anche se potrebbe rivelarsi un serio incentivo all’errore. Quello che possiamo dire è che la Conferenza Episcopale Tedesca si appresta a giocare in maniera veloce e libera dalla fonte ed il vertice della vita cristiana. Rischiano di considerare l’Eucaristia come una mera espressione di unità tra cattolici e protestanti – commettendo così il grave errore di porre la nostra comunione gli uni con gli altri davanti alla comunione con Dio e con la Chiesa.