Mezzo milione marciano in Francia contro la legge che consente la procreazione artificiale alle lesbiche

Circa 600mila persone, secondo gli organizzatori – ma solo 74.500, secondo l’agenzia “indipendente” “Occurence”, che non fa mistero della sua prossimità ideologica con il governo del presidente francese Emmanuel Macron – hanno marciato domenica a Parigi contro la legalizzazione della procreazione artificiale per donne single e coppie lesbiche.

Ce ne parla Jeanne Smits, la corrispondente da Parigi di Lifesitenews, nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Manifestazione Manif in Francia ottobre 2019

Manifestazione Manif in Francia ottobre 2019 (foto via Lifesitenews)

 

Circa 600mila persone, secondo gli organizzatori – ma solo 74.500, secondo l’agenzia “indipendente” “Occurence”, che non fa mistero della sua prossimità ideologica con il governo del presidente francese Emmanuel Macron – hanno marciato domenica a Parigi contro la legalizzazione della procreazione artificiale per donne single e coppie lesbiche.

L’ultima edizione della “Manif pour tous”, nata nel 2012 con la prima dimostrazione in Francia contro il “matrimonio” omosessuale, ha colpito ancora.

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La polizia, che doveva avere la testa altrove, ha contato solo 40.000 dimostranti. La verità è che nessuno si aspettava un così alto livello di partecipazione in una protesta contro un cambiamento così marginale nelle leggi bioetiche (comparato con l’intero corpus di legislazione “progressista” che regola aborto e procreazione in Francia). Onde ed onde di persone hanno marciato attraverso le strette vie circondanti Jardin du Luxembourg e i boulevard che convergono al punto d’incontro fissato dalla polizia vicino la stazione di Montparnasse.


Nessuno si aspettava una simile affluenza: nemmeno tra la prefettura, né, apparentemente, tra gli stessi organizzatori – circa 20 associazioni unite alla “Manif pour tous”, ancora potenti. Il punto di partenza, Piazza Edmond-Rostand vicino i giardini del Lussemburgo, è presto diventata sovraffollata, appena iniziata la marcia alle ore 13. I dimostranti hanno continuato ad aggiungersi fino a verso le ore 15, giustamente considerando che il relativamente piccolo viaggio avrebbe permesso loro di non perdere l’essenziale. Alla fine gli ultimi dimostranti hanno potuto lasciare il punto di partenza dopo le 16:30. In molti punti, la folla era tale che era impossibile muoversi. La prefettura è stata costretta ad aprire una via secondaria per far fluire un buon terzo dei partecipanti mentre altri hanno raggiunto il punto finale della marcia con mezzi propri. Vicino alle vecchie bandiere blu e rosa dalla “Manif pour tous” portate da vecchi manifestanti, un mare di nuovi stendardi verdi e rossi portavano le parole “Libertà, uguaglianza, paternità” gonfiate dalla fresca aria autunnale.

È stata una marcia poco rumorosa. Ci sono state relativamente pochi camion del suono (un sollievo!) e ad un certo punto gli organizzatori hanno richiesto un minuto di silenzio per le vittime della nuova follia riproduttiva: i padri che saranno ridotti al ruolo di “donatori di sperma” per donne single e coppie lesbiche che fabbricheranno figli “orfani” che non conosceranno mai i loro padri.

“Libertà, uguaglianza, paternità”: questo era non solo un discreto richiamo al vocabolario “rivoluzionario” – libertà, uguaglianza e fraternità furono le richieste dei rivoluzionari francesi del 1789. Uno degli slogan principali di questa dimostrazione per i diritti paterni è stato “Marchons enfants”, un richiamo al non meno rivoluzionario inno nazionale francese. Si può argomentare

che questi richiami non siano del miglior gusto, dato che la Repubblica, attraverso il Terrore e molte riforme legislative, ha già tagliato la testa del “padre” della Francia, che era il Re, ed ha infine cancellato dal Codice Civile il concetto di autorità paterna.

Ma questo non diminuisce il successo dell’evento. Ciò che deve essere ricordato è l’abilità dei francesi di mobilitazione in un tentativo di fermare uno dei peggiori abusi del giorno: il desiderio di legalizzare la produzione di bambini deliberatamente privati di un padre, o più precisamente, del diritto di avere dei legami famigliari normali con colui che nonostante tutto sarà per sempre il loro padre genetico.

Gli organizzatori, che hanno scelto di non parlare contro la procreazione artificiale e i neonati in provetta, non hanno sottolineato uno dei più terribili aspetti della legge che vuole rimuovere per sempre il requisito dell’infertilità stabilita medicalmente per poter avere accesso alla fertilizzazione in vitro o all’inseminazione artificiale sotto la supervisione medica. Questo avrebbe aperto la porta ad una prevedibile deriva nel più o meno breve termine che avrebbe portato “normali” coppie a pianificare la loro procreazione nel tempo tramite crioconservazione di embrioni o ovuli o di fare un embrione su misura grazie a più rifinite conoscenze delle caratteristiche del DNA umano.

Ma mentre gli slogan e la svista deliberata della marcia sono state criticate da alcuni, dev’essere detto che nessun’altro paese nel mondo è stato capace di mettere insieme centinaia di migliaia di persone sulle strade per protestare contro l’assurda espansione della riproduzione assistita, o in altre parole, l’introduzione del mercato degli embrioni in vitro. È un merito della Francia.

Ci si può chiedere quante di queste persone hanno votato per Macron nel 2017…Il desiderio del suo partito di legalizzare gli embrioni in vitro per le coppie lesbiche non era un segreto all’epoca.


La mobilitazione è stata importante anche perché il primo articolo delle riviste leggi bioetiche è stato adottato appena la settimana scorsa dopo un dibattito spudoratamente truccato, in primo luogo non tenendo conto delle conclusioni delle consultazioni generali sulla bioetica, che ha apertamente rigettato la procreazione artificiale per donne single e coppie lesbiche, e successivamente dalla gestione di tempo di parola e voti da parte di Richard Ferrand, presidente dell’assemblea nazionale.

Alla vigilia della marcia, l’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit ha denunciato in un editoriale la “sdegnosa, anche arrogante attitudine” delle autorità. Ha scritto che ciò testimonia “un’attitudine ideologica tristemente mancante di una fondazione antropologica realista”.

“Un bambino è sempre un dono da ricevere senza farne un prodotto industriale dovuto alla tecnologia umana soggetta al potere del denaro”, ha detto.

Accogliendo il coraggio di coloro che si oppongono all’innovazione proposta dalla legge, ha detto, “no, la legge non è stata definitivamente scritta. Una parola che si basa sulla verità della nostra condizione umana non si ferma all’immediato dei suoi effetti. È parte del futuro, quando la nostra comune coscienza sarà capace di valutare le più terrificanti conseguenze di questo, che sono dello stesso tipo che l’ecologia rivela”.

I dimostranti apparentemente non sono illusi. Da ciò che si è potuto sentire durante la marcia, non pensano realmente – a causa della fallita esperienza della “Manif pour tous” contro il “matrimonio” omosessuale – che la presenza di centinaia di migliaia di persone sulle strade di Parigi porterebbe ad un cambiamento, o ancora meglio, ad un rifiuto della legge. Hanno dovuto osservare che nuovi abusi sono nascosti dietro la legge proposta, difatti la discussione è stata già estesa all’allentare le condizioni che permettono di aggirare l’ancora illegale maternità surrogata andando all’estero.

Ma “almeno per 20 anni, i miei bambini non saranno capaci di dirmi che ho preferito spendere il mio pomeriggio oziando a casa mentre decisioni così serie sono state fatte per il futuro della società”, ha detto un dimostrante. Almeno, centinaia di migliaia di persone diranno no.

Non è ancora giunto il momento di fare il punto, dato che il disegno di legge continua il suo percorso parlamentare – probabilmente fino al giugno 2020, secondo la tabella annunciata dal governo – e la Manif pour tous, dopo aver già chiesto alla prefettura un corretto resoconto della partecipazione alla manifestazione di domenica, ha pianificato di tornare nelle strade di nuovo domenica 1° Dicembre, 19 Gennaio, 8 Marzo, 17 Maggio e 14 Giugno.

 

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Acquisto dei bambini nel 21° secolo: La donazione di sperma e la mercificazione dei bambini

Paul Ciarcia, in questo articolo pubblicato su American Thinker, ci parla della mercificazione della vita umana che si riscontra nella procreazione che utilizza la banca del seme e degli ovuli.

La traduzione è a cura di Elisa Brighenti.

 

neonato bis

 

La fiorente industria della fertilità tratta la procreazione come un’azienda e gli esseri umani come prodotti.

Il Washington Post ha recentemente presentato la storia di Danielle Rizzo, una donna gay che ha concepito due bambini acquistando lo sperma da un donatore solo per scoprire che quel particolare donatore potrebbe aver trasmesso ai bambini malformazioni di nascita:

I bambini di Rizzo, di età compresa tra 7 e 6 anni, sono stati al centro di uno dei casi giuridici più eticamente complessi nel settore della fertilità dei nostri giorni. Tre anni fa, durante la ricerca di opzioni terapeutiche per i suoi figli, Rizzo afferma di aver fatto una scoperta straordinaria: i ragazzi fanno parte di un cluster di autismo che coinvolge almeno una dozzina di bambini sparsi negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, tutti concepiti con lo sperma del stesso donatore. Molti bambini hanno diagnosi secondarie di ADHD, dislessia, disturbi dell’umore, epilessia e altre difficoltà di sviluppo e di apprendimento.

Agli occhi della legge, ogni contratto comporta un’alleanza implicita di buona fede e correttezza. Deve esserci un incontro delle menti tra le parti e il dovuto corrispettivo pagato. Ma i principi transazionali di contratto e consenso che regolano il commercio sono dolorosamente inadatti al regno della famiglia e della procreazione.

Le banche dello sperma hanno permesso a Rizzo di fare acquisti per il suo donatore di sperma. Ha scelto il donatore H898, un fusto alto 185 cm dai capelli biondi, dagli occhi azzurri, con un master, descritto da alcune donne come “hot”. Il donatore non ha segnalato gravi problemi di salute, sebbene Rizzo sostenga che in realtà sia stato diagnosticato con ADHD e abbia ricevuto un’istruzione speciale per bambini con difficoltà di apprendimento.

Tali incidenti si sono verificati in precedenza. Nel 2011, è stato scoperto che un donatore di spermatozoi ha trasmesso una condizione di cuore aortico potenzialmente mortale a 24 piccoli diversi. Nel 2012, un uomo danese ha trasmesso una grave malattia genetica ad almeno cinque figli su un totale di quarantatré bambini che ha schizzato in Europa a madri ignare. Una di queste madri ha dichiarato alla BBC che le banche del seme “guadagnano molti soldi facendo questo. E uno ha la responsabilità di assicurarsi che il prodotto, per così dire, vada bene”.

Il prodotto, per così dire, è in definitiva un essere umano.

Dal punto di vista della legge e della protezione dei consumatori, si può certamente sostenere che le banche dello sperma necessitano di una regolamentazione e di test genetici più rigorosi, ma è più facile dirlo che farlo. Un test completo di un donatore per tutte le malattie genetiche ereditarie non è pratico, né esistono test disponibili per tutte queste condizioni che possono manifestarsi. Allo stato attuale, la legge degli Stati Uniti richiede test solo per le malattie trasmissibili, quindi qualsiasi test genetico è lasciato alle banche dello sperma. Di recente, una banca dello sperma di New York ha affrontato azioni legali per aver venduto deliberatamente lo sperma che non era stato adeguatamente testato per le malattie genetiche, colpendo potenzialmente migliaia di discendenti.

I rischi di difetti genetici sono aggravati dal fatto che i donatori di spermatozoi più popolari possono talvolta generare ben oltre 100 bambini, ognuno dei quali potrebbe non avere idea delle identità dei suoi fratelli.

Anche se fossero possibili test adeguati, dove finirebbero logicamente tali test eliminando i candidati “difettosi”? L’industria della fertilità deve affrontare ripide insidie morali su entrambi i lati della questione. Deve ovviamente trovare un modo per schermare i pericoli dei donatori non testati che trasmettono malattie sessualmente trasmissibili e malattie ereditarie. Allo stesso tempo, lo screening dei candidati per qualsiasi rischio di imperfezione genetica presenta l’inevitabile e sconcertante spinta verso un “bambino designer” geneticamente perfetto (“bambino su misura”, ndr). Più l’industria riesce a soddisfare il cliente e a rendere il processo privo di difetti, più prosegue verso l’eugenetica.

L’industria della fertilità consente alle donne di acquistare lo sperma nel modo in cui acquistano le scarpe. Come il Guardian ha riferito sull’esperienza di una donna australiana che fa acquisti per un donatore di sperma:

Il suo centro di fertilità le ha dato la password di un sito protetto – il catalogo. Conteneva un mix di uomini australiani e americani. “Vai e divertiti,” suggerì l’andrologo. “Invita le tue amiche in giro, bevi un po’ di vino e formaggio e scegli un donatore.”

Le preoccupazioni sulle conseguenze genetiche buone o cattive della donazione di spermatozoi servono solo a evidenziare l’ambiguità morale di base della sottomissione della procreazione umana alla strumentalità del mercato. Come in qualsiasi transazione commerciale, una donna che stipula un contratto e paga denaro alla banca dello sperma ha diritto al beneficio dell’affare. Ma una vita umana non dovrebbe essere trattata come una merce. Può essere considerato solo come un dono, non come parte di una transazione. La vita è sempre fine a se stessa.

Il caso di Rizzo sulla tragedia del cluster autistico e gli altri discussi sopra rivelano come i concetti di frode o rimorso dell’acquirente possano entrare in quello che un tempo era il dominio dell’amore incondizionato e dell’impegno tra uomo e donna, l’atto di creare una famiglia.

La società secolare non ha una risposta adeguata al dilemma morale del business del donatore di sperma perché la logica del contratto e del consenso non solleva obiezioni naturali alla mercificazione della procreazione umana.

Da quando le coppie omosessuali che si chiamano sposati sono state sancite dalla Corte Suprema nel 2015, molti a destra hanno semplicemente sventolato la bandiera bianca sul primato della famiglia biologica e sulla necessità di una madre e di un padre. Il matrimonio è semplicemente il consenso degli adulti che stipulano un contratto. L’inquietante crescita dell’industria dei donatori di sperma è una delle conseguenze di tale ritirata.

La società non può costruire le famiglie con la sola logica del contratto, né portare la vita in questo mondo nel modo in cui compriamo e vendiamo beni. Invece, deve spostare la sua prospettiva dai legalismi moralmente vuoti del consenso e del contratto presi in prestito dal regno degli affari ad una preoccupazione per la dignità intrinseca della persona umana, che viene promossa nella famiglia biologica.

 

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Liberté, égalité, Paternité

La Manif pour tous di Francia scende di nuovo in piazza. Il 6 ottobre prossimo, a Parigi, è prevista una mobilitazione di protesta imponente contro l’esecutivo Macron e il suo disegno di legge a favore della fecondazione artificiale senza padre. L’episcopato francese alza i toni e appoggia la sollevazione popolare.

 

Manif

 

di Silvio Brachetta

 

Il clima si surriscalda di giorno in giorno: il governo di Francia si vuole sbarazzare del padre. Un disegno di legge prevede infatti l’estensione della procreazione medicalmente assistita (PMA) a coppie lesbiche o single. Anche se Macron si dice ora contrario alla legalizzazione della pratica aberrante dell’utero in affitto (GPA), è del tutto prevedibile che, una volta approvata la PMA, il mondo dell’omosessualità maschile rivendicherebbe anche per sé il «diritto al bambino». Ci potrebbe essere, allora, una richiesta a gran voce d’introdurre la GPA in Francia.

 

Nel caso della PMA estesa a lesbiche e single, la figura del papà diventa un puro optional. Anzi, nemmeno un optional, perché scompare del tutto. Al posto del padre si materializza un inseminatore anonimo, la cui unica utilità è di rendere possibile la fecondazione artificiale. Tutto qui: il padre è surrogato da un inseminatore qualsiasi.

Se poi, alla PMA, dovesse seguire l’introduzione della GPA, scomparirebbe invece la mamma, sostituita da una donna (o due), da utilizzare solo come un contenitore gestazionale. Il figlio, una volta venuto al mondo, è sottratto alla donna e affidato, ad esempio, alla coppia omoerotica che ha finanziato l’operazione e che s’illude di essere una famiglia. Una famiglia senza madre.

 

Allo scopo di contrastare il disegno di legge, insorge La Manif, assieme a una ventina di associazioni francesi pro-vita, convocando la manifestazione nazionale del 6 ottobre a Parigi. La manifestazione, dichiarano i promotori, si è resa necessaria perché il governo «rifiuta qualsiasi forma di dialogo e rimane sordo al dissenso». Il presidente Macron, tra l’altro, è sordo alle conclusioni degli Stati Generali di Bioetica, secondo i quali «non vi è consenso sulla procreazione medicalmente assistita».

Il via libera alla PMA «indebolirebbe il tessuto familiare e quindi l’intera società», andando a colpire la figura del padre. Si tratterebbe, cioè, di autorizzare la «fabbricazione di bambini privati volontariamente di un padre».

 

Mons. Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), ha detto in proposito: «Dobbiamo constatare che i nostri politici restano ciechi di fronte alla posta in gioco su cui sono chiamati a decidere». E Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, rincara: «Siamo nell’era degli scienziati pazzi».

Meno sibillino è Vincent Dollmann, arcivescovo di Cambrai: «Accolgo con favore la mobilitazione delle persone che parteciperanno alle proteste per i diritti del bambino e contro la sua mercificazione, in particolare il 6 ottobre a Parigi». Mons. Dollmann invita il popolo a non cedere, «anche se questo approccio è talvolta stigmatizzato come reazionario»: pure «il cristiano è un cittadino e le sue convinzioni hanno il diritto di essere ascoltate allo stesso modo degli altri».

 

Diverse altre voci di vescovi si sono alzate in questi ultimi due anni, nel merito della bioetica e della famiglia. Mons. Pierre d’Ornellas, nel suo libro Bioéthique, quel monde voulons-nous?, parla di «affronto alla genitorialità», sopprimendo il concetto di «discendenza» e stabilendo «ab initio l’impossibilità legale di avere un padre». A parere del vescovo ausiliare di Parigi, Éric de Moulins-Beaufort, «la procreazione è affidata alla manipolazione medica e la genitorialità al bricolage». La «sofisticazione» della società – aggiunge riferendosi al disegno di legge sulla PMA – è tale da permettere «qualsiasi ingegneria legale».

Non è tanto una giornata di manifestazione popolare a fare la differenza, ma l’innesco di un dibattito duraturo attorno a temi così importanti che, almeno in Francia, è rovente.

 

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In Francia hanno abolito la biologia. Parla Ludovine de La Rochère

Ludovine de La Rochère e Albéric Dumont, presidente de La Manif Pour Tous

Ludovine de La Rochère e Albéric Dumont, presidente de La Manif Pour Tous

 

 

di Silvio Brachetta

 

Inutilmente Ludovine de La Rochère e Albéric Dumont, presidente e vicepresidente de La Manif Pour Tous, sono stati ascoltati in audizione presso la Commissione speciale dell’Assemblea nazionale francese. “Ascoltati”, in questo caso, è un eufemismo: sono andati ad esprimere una profonda preoccupazione circa i progetti relativi alla famiglia e alla genitorialità – in particolare la Procreazione medicalmente assistita (PMA) senza padre e la Maternità surrogata (GPA, Gestation pour autrui) – ma non hanno ottenuto alcuna risposta da parte dei deputati. Lo riferisce Le Salon Beige in due recenti articoli (qui e qui).

Emmanuel Macron e il suo esecutivo hanno in progetto di estendere la PMA alle donne single, lesbiche e transgender. Il che potrebbe spalancare le porte alla pratica della GPA, specialmente se la possibilità fosse estesa agli uomini. Si tratterebbe, insomma, della completa mercificazione dei feti e, dunque, delle persone, per compiacere il capriccio di un certo femminismo e del progressismo laicista.

L’esecutivo, a parole, si smarca e dice di opporsi alla GPA. Ma pochi credono a questa, che ha tutta l’aria di essere una semplice strategia per zittire l’opposizione. Il disegno di legge, più volte respinto, è ultimamente stato presentato al gabinetto il 24 luglio scorso. Il governo conta alla promulgazione della legge entro il primo trimestre 2020, dopo l’esame dell’Assemblea nazionale e del Senato.

La Rochère e Dumont hanno posto, all’Assemblea, «domande molto concrete sul ruolo del padre nei confronti del bambino, sulla tecnicizzazione del concepimento delle persone (che sono in linea di principio fertili), sull’uso della medicina per scopi non medici, sulla libertà delle donne di avere un figlio quando lo desiderano – senza alcuna pressione da parte del datore di lavoro o della società di cui fanno parte, mediante l’autoconservazione degli ovociti –, sulla riduzione in schiavitù delle donne nel mondo per mezzo della GPA, sulle limitazioni giuridiche da porre in termini di concepimento e filiazione, sul fatto che, tutto ciò che è possibile fare, non sia necessariamente desiderabile».

Qual è stata, dunque, la reazione dell’Assemblea nazionale alle domande della delegazione La Rochère-Dumont? Alcuni deputati – dice La Rochère – «si sono lamentati, altri ci hanno contestato apertamente». Non solo – continua –, ma invece di rispondere ai nostri quesiti, «alcuni avevano preparato un piccolo discorso, quasi volessero farci una lezione»! I delegati della Manif sono stati trattati con estrema arroganza e accusati di volere reintrodurre un modello di famiglia patriarcale e autoritario.

Eppure – dice La Rochère – «abbiamo cercato di entrare nella loro logica», dovendo però ammettere, in seguito, che essa «è piena di contraddizioni e totalmente sganciata dalla realtà». Sembra quasi, per loro, che «tutto ciò che conta sia il desiderio dell’adulto»: non hanno avuto alcun interesse a commentare le «numerose testimonianze di bambini privati di un padre», che abbiamo loro portato. I deputati sono completamente fermi al «concetto» teorico e alla «pura costruzione intellettuale», avulsa dai fatti.

La Rochère è rimasta impressionata dalla mentalità chiusa con cui ha dovuto confrontarsi. Secondo questo modello falsato di pensiero, «è la volontà che dovrebbe modellare tutto» e il legame adulto-bambino fondarsi «solo sul gusto». Sono arrivati al punto che, nella loro logica, «non esiste più nemmeno un padre e una madre» e che «la biologia non conta più nulla».

Le cose stanno, invece, assai diversamente e non per opinione, ma perché c’è una verità oggettiva, che non può essere eliminata. Tutti sanno bene – osserva La Rochère – «che la cosa migliore per un bambino è di essere desiderato e accolto, poi cresciuto con amore da suo padre e sua madre. Questo, fortunatamente, avviene per oltre il 75% dei bambini. Dobbiamo avere dell’ambizione per i nostri figli, che rappresentano le generazioni a venire». Se, al contrario, «il disegno di legge [sulla PMA, ndr] fosse approvato così com’è, come potranno i deputati giustificare, in venti, trenta o cinquant’anni, di avere costretto i bambini a essere deliberatamente privati di un padre per tutta la vita, privati dell’amore paterno, privati dell’esperienza e della ricchezza del legame con un padre? Come giustificheranno una tale violenza fatta sul bambino?»

Consentire la PMA a donne lesbiche e transgender, inoltre, provocherebbe con tutta probabilità un’analoga richiesta da parte degli uomini, che altrimenti si sentirebbero discriminati. Nessuno potrebbe, così, garantire che le coppie gay non ricorrerebbero alla GPA, che è l’unico modo, per un uomo, di ottenere un bambino.

 

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