Il sonno della ragione genera mostri

follia-stupidita-mostri

 

di Alberto Contri

 

L’incisione numero 43 della serie “I Capricci” di Francisco Goya porta come titolo un aforisma diventato molto famoso, e che rispecchia con amara e drammatica corrispondenza i tempi che stiamo vivendo: “Il sonno della ragione genera mostri”.

A seguire, ecco alcune delle mostruosità illustrate ne “La sindrome del criceto” (Edizioni La Vela 2020):

  • La British Medical Association ha invitato i suoi 160.000 aderenti a non chiamare mai più futura mamma una donna incinta, “per rispetto degli uomini intersex o trans che potrebbero essere gravidi”.
  • La ricercatrice Maddalena Marini propone l’uso dell’elettrostimolazione cerebrale per rimuovere gli stereotipi negativi.
  • Procter & Gamble ha rimosso il simbolo di Venere dagli involucri di assorbenti igienici a marchio Always “per includere i clienti che mestruano ma non si identificano come donne”.
  • Secondo il teorico della Singolarità Ray Kurzweil la struttura biologica dell’uomo verrà sempre più diffusamente integrata con elementi derivanti dalla nanotecnologia e dalla robotica, e l’intelligenza delle macchine supererà quella dell’uomo.
  • Johanne Kathleen Rowling (autrice della saga di Henry Potter) è stata aggredita dalla comunità LGBT e stigmatizzata come omofoba per aver difeso una donna licenziata per aver affermato che il sesso è un dato biologico.
  • A New York il sindaco Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo, uno dei simboli della città, nell’elenco di quelli da abbattere perché ritenuto discriminatorio. Mentre l’Università di Edimburgo ha cancellato David Hume perché razzista.
  • La senatrice Cirinnà ha affermato che “la scuola pubblica ti deve salvare se hai avuto la sfiga di nascere con genitori oscurantisti”.
  • Lo scienziato giapponese Hiroshi Ishiguro ha sostenuto che “poiché la coscienza è costituita da un enorme ammasso di dati, quando avremo costruito un computer sufficientemente potente, avremo un computer dotato di coscienza”.
  • Secondo Francesca Pardi, autrice della favola “Il piccolo uovo”, “la famiglia omogenitoriale sta gradualmente sostituendo quella tradizionale”.
  • Il filosofo Cosimo Accoto sostiene che presto occorrerà riconoscere dei diritti ai robot perché dotati di coscienza.

Si potrebbe continuare a lungo, ma chi è interessato può approfondire leggendo il pamphlet, disponibile su Amazon e Ibs, e sul sito www.edizionilavela.it, con consegna in 1 giorno.

Gli esempi citati sono sufficienti a riempire l’animo di una profonda tristezza per l’infimo livello cui è stata portata la ragione da grandi imprese, mass media, ricercatori, scrittori, scienziati, politici. Tutti soggetti che dovrebbero brillare per razionalità, e invece sono sempre più abbagliati dalla luce di una opprimente forma di politically correct che in molti casi rasenta addirittura il ridicolo negando basilari e inconfutabili leggi di natura.

In seguito alle costanti pressioni di quella che J.K. Rowling ha definito una potente lobby planetaria, è stata confusa la più che ovvia e doverosa necessità di rispettare e tutelare i diritti di chi fa scelte sessuali e di vita di ogni tipo, con il pretendere che sia ritenuto uguale ciò che uguale non è, come stabilito dalla natura.

Quello che si fa fatica a comprendere è come mai blasonate società di consulenza e multinazionali del web e del commercio si siano votate a imporre con così grande determinazione le tesi di quella che è oggettivamente una minoranza della popolazione mondiale, e che non possono essere imposte a tutti, se non in base alla “Tirannia della tolleranza”, come ha titolato tempo fa l’Economist: “Le quote costringono le aziende e le università a valorizzare di più le identità che la competenza. Una orwelliana “polizia del pensiero” censura le opinioni politiche e sociali, la lingua, e persino i costumi di Halloween. Qualsiasi opinione contraria all’ortodossia libertaria si scontra con una forma di tolleranza zero che etichetta chi la esprime come razzista, omofobo o transfobico. I gruppi di minoranza stanno imponendo i loro valori e i loro stili di vita a tutti gli altri “.

Insieme al tracollo e alla criminale distruzione di valori e di tradizioni millenarie in nome di un relativismo che ha la consistenza della carta velina, assistiamo allo sgretolamento delle virtù pubbliche, della buona amministrazione e anche della buona gestione imprenditoriale. Con il sonno della ragione, oltre ai mostri citati, oggi imperano mostri di incompetenza che governano senza alcun cursus honorum alle spalle, e che ogni giorno trattano di questioni enormemente più grandi di loro, con risultati drammatici e spesso tragicomici. Non avendo alcun retroterra culturale si entusiasmano poi immediatamente per tutto ciò che suona come politically correct, dato che è la filosofia spicciola più facile da masticare e sbandierare per chi non ha un minimo di retroterra culturale su cui basarsi.

E cosí il cerchio si chiude: un improvvisato ministro si trova a ripetere le stesse stupidaggini promosse dalla grande multinazionale, per cui il livello della conversatio del corpo sociale, nelle intenzioni politicamente corretta, è oramai precipitato al livello dove uno vale uno, dove tutto è uguale, indistinto, intercambiabile, e quindi non c’è più nulla che valga qualcosa. Seppelliti retaggio culturale e tradizione, siamo approdati in una terra di nessuno già ben descritta da Thomas S. Eliot nei Cori della Rocca, una terra in cui “gli uomini hanno abbandonato tutti gli dei, tranne il denaro, il potere e la lussuria”.

A proposito di denaro, se mai si cercasse una riprova di quanto sia posticcio il politically correct sempre più spesso travestito da Responsabilità Sociale di Impresa, alcuni dei più famosi brand che hanno sposato in vario modo la causa del Black Lives Matter e i Gay Pride nel mondo, sono ora accusati di sfruttare tramite intermediari il lavoro di veri e propri schiavi in Cina e in Vietnam. Un rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute sostiene infatti che Apple, BMW, Calvin Klein, Abercrombie & Fitch, GM, LL Bean, North Face, Gap, Volkswagen e Nike, tra gli altri, sfruttano catene di fornitura basate su persone che lavorano “in condizioni che ricordano fortemente il lavoro forzato“.

Dopo aver perso la ragione, ora – e per palese incoerenza – rischiano di perdere pudore e reputazione.

E noi dovremmo solo assistere allibiti , rattristarci, chiuderci nel nostro privato?

Forse ancora qualcosa si può fare: ribellarsi puntando ad un nuovo rinascimento partecipando ai GRU – Gruppi di Resistenza Umanahttp://www.resistenzaumana.org

 

 




L’assurda arroganza di chi si sente “dalla parte giusta della storia”

David Carlin, professore di sociologia e filosofia al Community College di Rhode Island, ci parla di quella che lui chiama la grande macchina di propaganda progressista, di ieri e di oggi, che sostiene idee che ritiene giuste a prescindere.

Ecco il suo articolo pubblicato su The Catholic Thing, che vi propongo nella mia traduzione. 

 

Barak Obama LGBT

 

Il presidente Obama una volta ci ha detto che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è “sul lato giusto della storia”.

Come faceva a saperlo? Come si fa a sapere cosa è, e cosa non è, dalla parte giusta della storia? O come si fa a sapere cosa è dalla parte sbagliata della storia?

Inoltre, cosa significa dire che qualcosa è dalla parte giusta o dalla parte sbagliata della storia?

Suppongo che significhi che una certa idea o un certo valore (il matrimonio tra persone dello stesso sesso, per esempio) alla fine sarà universalmente accettato; e che la sua accettazione universale sarà la prova definitiva che è giusto. Penso che questo sia ciò che Obama volesse dire – che il matrimonio omosessuale alla fine sarà accettato da tutta la razza umana, e quindi che il matrimonio omosessuale è giusto e coloro che disapprovano il matrimonio omosessuale (i fedeli cattolici, per esempio) hanno torto.

Questo è un modo divertente di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Voglio dire, quando avrà luogo questa eventuale accettazione universale del matrimonio omosessuale? Nel 2100 d.C.? O nel 3000 d.C.?  (Entro l’anno 3000, l’umanità – essendo completamente progressista – avrà eliminato quella roba terribilmente antiquata dell’Anno Domini). O 10.000 anni d.C.? Dovremo aspettare fino ad allora per scoprire che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è giusto?

Nell’anno 10.000 d.C., il Segretario Generale delle Nazioni Unite – o forse sarà il Presidente del Pianeta Terra – annuncerà:  “Giovedì della scorsa settimana l’ultima persona che ha disapprovato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, una persona delle First Nations canadesi, ha cambiato idea; e quindi il matrimonio tra persone dello stesso sesso è giusto, e quindi è sempre stato giusto – fin dai tempi di Barack Obama”?

Questa idea, l’idea del presidente Obama che si possa dire cosa è giusto scoprendo quali convinzioni morali prevarranno a lungo termine, è un po’ scomoda per la maggior parte di noi. Il presidente Obama, secondo alcuni non c’è dubbio, ha un notevole talento nel predire il futuro. Ma la maggior parte di noi non ce l’ha.  Io, per esempio. A parte il sole che sorge e tramonta, e l’acqua che continua ad essere bagnata, non so cosa succederà domani, figuriamoci nei prossimi 8000 anni a partire da domani. (…)

L’idea che la storia ci dica cosa è giusto e cosa è sbagliato è un’idea che viene dal grande (o almeno dal terribilmente influente) filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831). Egli sosteneva che la storia umana è una cosa che progredisce, tendente per migliaia di anni alla piena realizzazione di Dio (l’Assoluto). Qualunque cosa contribuisca a questa attuazione/progresso è moralmente giusta. E così fu giusto per Alessandro invadere l’Asia, e per Cesare rovesciare la Repubblica Romana, e per Martin Lutero cacciare il papa dall’Europa del Nord.

Karl Marx era (una specie di, cioè di sinistra) un hegeliano, ma aveva Hegel nella sua testa. Invece della storia umana che si muove inesorabilmente alla realizzazione dell’Assoluto, [nella sua visione] la storia si muove senza sosta verso una società che sarà al tempo stesso senza classi e comunista, la cui venuta permetterà a tutti gli esseri umani di diventare ciò che la natura ci ha destinato ad essere, felici e buoni e di immenso talento. Il nostro pianeta pacifico e prospero abbonderà di individui che saranno al pari livello di Shakespeare e Mozart e Isaac Newton.

Da un punto di vista marxiano, è giusto e buono tutto ciò che contribuisce all’avvento di questa società senza classi. E così il Partito comunista dell’Unione Sovietica era giusto e buono, così come lo erano i suoi omicidi di massa; perché questi, per quanto crudeli, davano un contributo indispensabile alla felicità finale dell’intero genere umano. Milioni di persone hanno sofferto oggi perché miliardi e quadriglioni [di persone] potessero essere felici domani. Almeno così sembrava a certi saggi (Lenin, Stalin, Mao e compagnia) che avevano il dono divino di vedere il futuro remoto.

Anche il presidente Obama aveva quel dono divino, ed è per questo che ha potuto dirci che tutta l’umanità alla fine applaudirà il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Anche Hitler e i suoi compagni nazisti avevano questo dono divino. Potevano vedere che la rivoluzione nazista in Germania era “sul lato giusto della storia”. E se tu fossi vissuto in Germania negli anni ’30, avresti avuto tempi duri a non essere d’accordo con questo, tanto schiacciante era l’appoggio dato alla Rivoluzione Nazista dalla grande macchina di propaganda progressista tedesca (GPPM) – cioè la stampa tedesca, le università e l’industria dello spettacolo.

Allo stesso modo, l’attuale grande macchina di propaganda progressista tedesca GPPM dell’America ha dato la sua schiacciante approvazione al matrimonio tra persone dello stesso sesso, per non parlare della sua schiacciante approvazione dell’aborto e, più recentemente, del transgenderismo. Potrebbe essere stato questo appoggio del GPPM, e non Hegel o Marx, a convincere Obama di avere il dono di vedere il futuro remoto?

In realtà, ovviamente, nessuno può vedere il futuro remoto (nemmeno, sospetto, quelle molte persone che ci dicono esattamente cosa accadrà tra 100 anni a causa del cambiamento climatico). Se le nostre élite culturali americane non stessero attualmente attraversando un’epoca (temporanea spero) di follia culturale, si renderebbero conto che parlare di essere “dalla parte giusta della storia” è una sciocchezza, e farebbero un gran baccano a Obama o a chiunque altro avesse detto queste cose fuori dal palcoscenico.

Se vogliamo conoscere la differenza tra giusto e sbagliato, suggerisco umilmente di usare due modi antiquati, non hegeliani e non marxiani. Potremmo ascoltare (a) la voce della Rivelazione Divina o (b) la voce della legge morale dentro di noi (spesso chiamata legge naturale). Se ascoltiamo attentamente, sentiremo entrambi dirci (con tutto il rispetto per il presidente Obama e la sinistra americana) che il matrimonio tra persone dello stesso sesso, tra le altre cose, non è solo sbagliato, ma è assurdamente sbagliato.

 




La dura vita degli intellettuali di sinistra: “Noi raffinati intellettuali, voi rozzi trogloditi”

La morale di Corrado Augias esplicita ciò che sentiamo dire da anni sui giornali. Chi vota a destra lo fa per rispondere a un istinto animale. Chi vota a sinistra è superiore: è dotato di “conoscenza” e “nobile altruismo”. Ma è un nuovo autogoal della sinistra, sempre più anti-populista e im-popolare.

Corrado Augias

Corrado Augias

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

«Essere di sinistra è difficile». Lo ha affermato Corrado Augias a “Di Martedi”, programma di Giovanni Floris su La7, in dialogo con il deputato Pierluigi Bersani.

Al contrario, essere di destra «è facile» ha affermato il noto conduttore. Perché «Vuol dire andare incontro alle spinte istintive, che quasi tutti hanno. E che vengono invece moderate, e indirizzate magari meglio, dal ragionamento, dalla conoscenza degli argomenti, da un senso nobile di altruismo… Essere di sinistra è più difficile. La sinistra gioca su un terreno dove la conoscenza degli argomenti è fondamentale. Quelli di destra dicono, a me gli immigrati mi fanno schifo. Fine del discorso».

Insomma, secondo Corrado Augias, maître à penser della cultura di sinistra, l’uso del ragionamento e del pensiero logico è appannaggio esclusivo della sinistra (veri uomini sapiens sapiens) mentre gli intellettuali di destra, incapaci di ragionare e di produrre un pensiero articolato, utilizzano una dialettica istintiva, basata sui bisogni primari, immediati, sugli istinti animali degli esseri umani; una dialettica basata sull’insulto e sulla volgarità al fine di imporre con violenza il proprio pensiero.

Non è certo la prima volta che delle affermazioni di Augias provocano un misto di tenerezza e ironia sul web. Ma questa volta, accanto alla simpatiche semplificazioni e caricature di un anziano presentatore tv, ci sono delle pesanti accuse nei confronti di una buona parte della popolazione nazionale. Affermare che chi è di destra è rozzo e troglodita mentre a sinistra fiorisce la raffinatezza intellettuale è offensivo verso milioni di italiani che si riconoscono nei valori e nel pensiero della cultura di destra o per lo meno che rifiutano di venir rappresentati da quella sinistra spocchiosa e arrogante che si autoincensa per la sua autoproclamata superiorità morale ed intellettuale. Ma c’è di più.

Con le sue affermazioni Augias insulta e offende (ma di certo, con un fine ragionamento e con linguaggio forbito), non solo i molti intellettuali di destra che la storia italiana ha conosciuto e conosce (non ci riferiamo di certo al fascismo), ma milioni di liberi cittadini che attualmente sostengono i partiti della coalizione di destra. In modo particolare la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, partiti che hanno visto incrementare vertiginosamente i loro indici di gradimento, non solo nei sondaggi (QUI e QUI) ma anche nelle urne.

Nulla di nuovo sotto il sole. Sono anni, infatti, che cercano di spiegarci che chi non vota a sinistra è un minus habens. Attraverso giornali, telegiornali e radio, scrittori, giornalisti e opinionisti vari (dotati di una capacità di critica politica impeccabile) insinuano da anni il pensiero che le vittorie elettorali della destra non siano altro che il frutto (marcio) di un voto “di pancia”, “di protesta”, frutto di sentimenti di insoddisfazione e di rabbia. Chi vota a destra lo fa perché stressato, stufo e giustamente arrabbiato; annebbiato dalla povertà o dalla disoccupazione è incapace di vedere nella sinistra la speranza per il futuro e si butta tra le braccia di chi “specula sulla paure” mostrando il pugno duro e diffondendo odio verso lo straniero (Europa o Africa, fa lo stesso). E’ l’ignoranza che alimenta e sostiene le vittorie della destra.

La destra non ragiona, fomenta la paura. Chi vota a destra non ragiona, si fa ingannare. Scemi gli uni e scemi gli altri. Beceri populisti e plebaglia al seguito.

Così ha vinto Trump (“macio troglodita!”) e ha perso Lady Clinton (“che ragiona e discorre con delizia”); così ha vinto la Brexit (“insano!”) e ha perso l’Europa. Così ha vinto Salvini (“Papeete!”) e hanno perso Renzi e Del Rio (“esseri pensanti, fini intellettuali, nobili statisti al servizio del popolo”). Così continuano a salire le percentuali di VOX in Spagna (“extremisti paranoici!”) e così coalizioni di destra collezionano vittorie in mezza Europa (“incubo del fascismo!”). Finché il suffragio universale permetterà di votare anche a chi non ha studiato a Oxford e alla Bocconi, la sinistra subirà l’ingiustizia di venir rifiutata da un popolo sempre più bisognoso di educazione (oggi l’urgenza è: e-d-u-c-a-r-e!).

Dunque essere di sinistra è difficile perché si cerca di parlare ad un popolo di bestie che ascolta solo chi sollecita i propri istinti più elementari. La clamorosa esternazione di Augias ha provocato dunque inevitabili polemiche sui giornali non allineati al mainstream nel silenzio dei grandi quotidiani italiani (che a parte inverse si sarebbero stracciati le vesti in prima pagina).

E il protagonista? L’anziano conduttore, di fronte alle polemiche, ha rincarato la dose ribadendo il suo erudito pensiero nel programma Agorà, dove ha affermato: “Il pensiero di destra è più vicino alle spinte istintive delle masse di quanto non lo sia il pensiero di sinistra, che invece è più elaborato, tanto è vero che sul pensiero di sinistra esistono intere biblioteche, mentre il pensiero di destra è più semplice»

Mentre Nicola Mirenzi su Linkiesta.it si chiede cosa abbia mai a che vedere la campagna elettorale di Matteo Salvini con la “cultura di destra”, Nicola Porro spiega che in Italia ad essere censurati sono gli intellettuali di destra e non di certo quelli di sinistra: “Perché noi siamo come delle bestie, perché nel nostro cervello non c’è il ragionamento”. Ed è lo stesso Porro a denunciare il razzismo di Augias e il silenzio complice di una classe culturale (superiore) che spadroneggia da decenni su media e tv: «Dietro a quella voce suadente… c’è il razzismo antropologico per chi non la pensa come loro. Gli altri non hanno un’idea diversa, gli altri sono inferiori; gli altri non stanno sbagliando, non si devono criticare, si devono abbattere».

Resta solo da ringraziare perché le incredibili confessioni del compagno Augias rendono la sinistra (che già non gode di una buona reputazione) ancora più impopolare e meno affidabile per quel “popolo” che dice di voler rappresentare e che vorrebbe – ogni tanto – venire ascoltato.

 

 

 

_________________________________

[wpedon id=”15469″ align=”center”]

 




UNIVERSITA’ GESUITA LICENZIA PROFESSORE PER OMOFOBIA, MA PERDE LA CAUSA, PROF. RIAMMESSO

Un professore viene licenziato da un’università cattolica diretta da gesuiti solo perchè aveva fatto un post sul blog su uno studente che era stato redarguito dal suo insegnante per aver espresso la sua opposizione al matrimonio omosessuale. Ma la Corte Suprema gli ha dato ragione, ed è stato riammesso.

Ecco l’incredibile storia nella mia traduzione.

foto: Marquette University

foto: Marquette University

In una decisione storica venerdì scorso la Corte Suprema del Wisconsin ha sentenziato che la Marquette University ha violato il diritto di John McAdams alla libertà di parola quando ha sospeso il professore per aver scritto il post sul blog, e ha ordinato all’Università di reintegrare McAdams immediatamente con il suo pieno livello, il suo ruolo, i compensi e benefici.

I fatti indiscussi mostrano che l’Università ha violato il suo contratto con il Dr. McAdams quando lo ha sospeso per l’impegno in attività protette dalla garanzia del contratto di libertà accademica“, dicono i documenti del tribunale. (…)

I dettagli della notizia sono stati condivisi su Twitter da Charlie Sykes, autore di Weekly Standard.

La sentenza della Corte Suprema del Wisconsin arriva dopo tre anni di contenzioso sul post del blog del 2014.

McAdams ha citato in giudizio l’Università diretta dai gesuiti nel 2015 per violazione del suo contratto di lavoro dopo che lo aveva licenziato quando si rifiutò di scusarsi per aver reso pubblico il fatto di un insegnante che aveva zittito l’opposizione al “matrimonio” omosessuale nella sua classe.

L’Università Marquette aveva vinto nel primo grado presso la corte di giustizia, e McAdams aveva vinto l’appello. La Corte suprema ha deciso all’inizio di quest’anno di aggirare la Corte d’appello e di giudicare immediatamente il caso, con le argomentazioni presentate alla Corte in aprile.

L’Università Marquette aveva ritenuto che  McAdams avesse violato la responsabilità professionale verso l’insegnante Cheryl Abbate, causandole un danno diretto e irreparabile con il post del 9 novembre 2014 pubblicato sul blog.

McAdams ha continuamente contestato l’affermazione, dicendo a LifeSiteNews che il post sul blog era un pretesto, e che l’Università Marquette voleva sbarazzarsi di lui da tanto tempo.

Il caso che contrapponeva il professore di scienze politiche all’Università di fama liberale aveva ottenuto l’attenzione nazionale con implicazioni per quella che da molti viene considerata una battaglia tra correttezza politica e libertà di parola nei campus universitari a livello nazionale. Diversi gruppi sono intervenuti con memorie presentate da un amicus curiae.

Marquette sospese McAdams nel dicembre 2014 a causa del post sul blog, e nello stesso momento gli vietò di entrare nel campus, inoltre gli revocò il suo mandato e poi lo licenziò il mese successivo.

Nel settembre 2015 una commissione di audizione di facoltà iniziò una revisione e comunicò la raccomandazione nel gennaio 2016 per McAdams della sua sospensione senza retribuzione per un massimo di due semestri.

McAdams a sua volta aveva sostenuto che gli era stato negato un giusto processo nella revisione di facoltà sostenendo che la revisione fosse caratterizzata da un pregiudizio nei suoi confronti.

Nel marzo 2016 il presidente della Marquette University Michael Lovell informò McAdams attraverso una lettera che non solo era sospeso, ma anche che McAdams aveva tempo fino al 4 aprile per inviare a lui e alla Abbate una dichiarazione scritta nella quale si esprimeva il “profondo rammarico” e ammettendo che il suo post sul blog era stato “sconsiderato e incompatibile con la missione e i valori della Marquette University“.

McAdams notificò a Lovell (presidente dell’Università) che non avrebbe fatto la dichiarazione scritta, perché non credeva che il suo contenuto corrispondesse a verità, e citò in giudizio l’università il 2 maggio 2016, sostenendo che l’Università aveva violato il suo accordo contrattuale di libertà accademica e di libertà di parola protetto dalla Costituzione degli Stati Uniti. Da allora è sempre stato sospeso, senza retribuzione, dopo il periodo di sospensione iniziale.

Il post sul blog del novembre 2014 era incentrato su uno scambio avvenuto al termine delle lezioni sul “matrimonio” gay tra uno studente universitario e Abbate, il suo insegnante universitario di etica.

Durante la conversazione, Abbate aveva detto allo studente, tra le altre cose, che alcune sue opinioni non erano appropriate, che sarebbe stato offensivo verso gli studenti gay esprimere in classe la sua opposizione al “matrimonio” gay, e inoltre, che i commenti omofobi non sarebbero stati tollerati in classe.

Nel suo post sul blog, il professore McAdams aveva criticato l’idea del professore universitario (la Abbate, ndr) di limitare l’espressione di parola dello studente sulla base di un punto di vista.

Lo studente aveva percepito che i suoi tentativi di affrontare le sue preoccupazioni con la direzione dell’Università circa la sua conversazione con Abbate non avevano sortito successo e si era avvicinato a McAdams, che era il suo consigliere. McAdams inviò un’e-mail all’Abbate dicendole che si apprestava a scrivere sullo scambio di opinioni avvenuto e chiedendole di fornirgli una versione di ciò che era accaduto.

La Abbate non gli rispose.

Tuttavia, lei comunicò agli altri del fatto, e varie e-mail e altre discussioni seguirono tra le parti interessate prima e dopo la pubblicazione del post sul blog. Alcuni di essi furono portati negli atti giudiziari, esibendo resoconti divergenti degli eventi sul caso.

McAdams nel passato aveva fatto dei post sul blog esternando le preoccupazioni per l’identità cattolica dell’Università, i quali ha sostenuto nel caso sono stati uno dei fattori delle azioni dell’Università contro di lui.

“Nel suo blog, il professor McAdams ha regolarmente preso posizioni contrarie al sentimento della maggioranza tra i docenti e gli amministratori del campus ed è stato molto critico nei confronti di alcuni colleghi di facoltà e di molti in posizioni di autorità nella Marquette University, tra cui il presidente, prevosto, rettori e presidenti di dipartimento“, dice la querela. “In generale, il professor McAdams è stato critico nei confronti di un insieme di valori che alcuni hanno definito di ‘correttezza politica’ e, a volte, ha evidenziato la tensione tra certe posizioni assunte dalla Marquette University e la sua identità cattolica“.

Fonte: LifeSiteNews