A un’amica

 

 

A un’amica

 

Oggi, sfogliando e cercando 
tra le mie foto 
mi è capitata tra le mani
una sua foto, 
e d’istinto l’ho baciata, 
poi l’ho stretta sul petto 
come se fosse l’amore
della mia vita, 
involontario sussulto, 
sangue che dà respiro. 
Ma lei…??? 
Come ogni volto
che smuove la vita,
mi fa salpare 
su ali 
più mie che le mie. 
 
 
 
di Giorgio Canu
 
 
 
Giorgio Canu gestisce il sito: giorgiocanupoesie
 



Gli occhi e le parole

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Gli occhi e le parole

 

A volte mi fa quasi 
paura, guardarla,
come fosse vento
di tempesta, 
eppure lo sguardo
va sempre là, 
ai suoi occhi.
Poi mi lascio cullare
dalle parole
e scopro che
è soffio leggero
di brezza
che trasporta
il mio cuore. 
 
 
di Giorgio Canu
 
 
 
da: giorgiocanupoesie



Sopra la foto di una bella donna (potrei dire un’amica)

 

 

Sopra la foto di una bella donna (potrei dire un’amica)

 
 
Però, quel sorriso, e quel passo 
quasi volessi lasciare la scena, 
non senza lasciarne un’impronta…
 
Mi verrebbe da dire: “che bella”! 
Poi penso: a che serve? 
È lontana… quasi come una stella,
eppure la sento vicina:

vorrei entrare, vederne la storia, 
lavoro, tensioni, progetti, 
sogni, famiglia, pensieri, 
circostanze di oggi e di ieri. 

Perché il bello ci chiama 
per nome, 
per dirci per cosa siam fatti: 
è questa del cuore la trama! 

Ed il compimento si svela 
già ora, 
lontani eppure vicini
per quell’orizzonte 
che chiama. 
 
 
di Giorgio Canu
 
 
 

da: giorgiocanupoesie




Il cielo sopra Parigi

 

 

Il cielo sopra Parigi

14.11.15

 

 

È l’alba.

Dalla porta socchiusa
del sole che sorge
filtra tenue la luce
che presto,
vestita di festa,
invaderà la pianura
e campi
e case
e ci riempirà di colori.

Il cielo si tinge d’azzurro
anzi ancora
di Blu;
qua e là qualche nuvola
Bianca,
fino al Rosso del sole
che ammanta
ogni cosa che incontra,
e l’avvampa.

Anche il cielo
stamane
è tinto di FRANCIA.

___________________
14.11.2015
Parigi
Attentato al Bataclan

 

di Giorgio Canu

 

(da giorgiocanupoesie)

 




Tu

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Tu

 

Chissà se lontananza
è vicinanza
e se mancanza
è in realtà presenza, 
o se, al contrario, 
tutto è una domanda.

Il punto non è 
che cosa sia o non sia
ma se ci sia risposta.
Se c’è, 
la vita è un cammino, 
con corse per vedere 
al di là del dosso, 
e pause per riposare.
Si chiama speranza ed è il  motore  della felicità.

Solo un abbraccio
in carne ed ossa
però, il loro volto, 
può darmi la certezza
che Tu ci sei,
che Tu, la mia risposta, 
sei qui con me.

 

di Giorgio Canu

 

(da giorgiocanupoesie)

 




Poesia

 

 

Poesia

 
Non ho mai cercato la poesia, 
finché grandi gioie o dolori
hanno partorito in me 
questa figlia, inaspettata, 
perché la crescessi 
e l’affidassi a chi mi legge. 
Ed ora, se lei mi abbandonasse,
mi mancherebbe di poter dire
con due parole Tutto. 
È un dono, lo so, 
forse anche un impiego, 
per alleggerire altri
dal peso delle stagioni, 
del farsi e disfarsi del giorno
e della notte, 
e per cantare Chi
queste notti e giorni
regge e fa mutare. 
Che cosa canto infatti, 
attraverso luna, stelle, 
amori, addii, ritorni, 
corse, attese, incontri, 
amici?
Te solo canto, che sempre
sei tra noi. 
 
 
 
di Giorgio Canu



Tu non puoi morire

Vocazione di San Matteo (particolare) - Caravaggio

 

 

Tu non puoi morire

 
Quando (*) dalla tua voce, 
d’improvviso, 
ho riscoperto il mio cuore, 
come un soffio ho percepito
la mia anima.   
E l’anima non muore mai:
si affatica, si perde a volte, 
sembra scomparire, 
ma è il respiro, 
impercettibile, 
della vita. 
Da lei nascono il bene, il male, 
e il desiderio. 
Anche se il corpo invecchia
e muore, lei vive 
dà forma, svela:
l’anima, intelligenza e cuore, 
son io, sei tu, tu, tu… 
In essa quella Tua voce, 
come polla sorgiva, 
risuona, incontenibile. 

 

di Giorgio Canu

 

(*)Riccione, settembre 1976

(giorgiocanupoesie)




La nostra grande compagnia

Santuario di caravaggio
Santuario di caravaggio

 

La nostra grande compagnia

 

Tu, sulla porta o seduto tra noi. 
E qualunque nostro tu

prende  volto 
dal Tuo volto, a noi caro.

 

 




Sei tornata!

 

 

Sei tornata!

 
Stormi di uccelli migratori 
nei cieli, 
nubi che si rincorrono, 
ridiscendono a valle
greggi ed armenti. 
Si parte. 
Sempre si parte, 
e poi si ritorna
come le onde, 
respinte dalla riva
attratte dalla riva, 
sempre ritornano. 
Non si torna mai a casa
per fermarsi a casa, 
si torna per costruire, 
servire, gioire, 
anche soffrire, 
si torna per ripartire
ogni giorno mandati…
E tu sei tornata!, 
silenziosa
come il primo raggio
di sole che avvampa, 
come i fiori, 
il sapore di spezie
e i colore del mare 
mentre il profumo odoroso dei peschi
cede il passo all’uva ed ai pruni. 
E pervadi di gioia
ogni cosa, 
ogni nostro pensiero.
 

(a Marina) 

 

di Giorgio Canu

(da giorgiocanupoesie)

 




Un Angelo in Cielo

Marc Chagall, trittico della Crocifissione

 

Un Angelo in Cielo

 

Oggi tremavi, senza parole, 
solo il sordo singhiozzo 
di una ferita, che trapassava l’anima. 
Donna, non piangere.
Un terremoto
sotto i tuoi piedi, 
risucchiata resisti,
mentre ti senti sprofondarenell’abisso, senza più lei. 

Non piangere:
la morte che sembra
ogni cosa dissolvere 
non è terra fredda, non è terra nera. 
Non è il nulla, la tua Beatrice!
Hai un angelo adesso, in Cielo, 
e puoi parlarle, ti guarda, t’ascolta, 
è nel tuo tremore e nel tuo pianto, 
in ogni cosa ti tiene.
Tremerai ad ogni ricordo, 
e lei ti sosterrà ad ogni tremoreper farti guardare oltre. 
Perché la vita
è più grande: grande come la tua domanda,grande come il cielo e il mare, grande a perdita d’occhio, grande come è grande il Cuore,grande perché c’è Dio. 

A Beatrice Palitta e alla sua mamma Franca

 

di Giorgio Canu

(da giorgiocanupoesie)




Tu… e le stelle

Danzica

   

   Tu… e le stelle

     

     (…a Beatrice)

Una valigia, mille calcoli, 
la casa, gli orari,
saluti agli amici
e si piange, 
i soldi, 
i biglietti, la sveglia:
si parte. 
 
Tu spensierata e bella, 
camice bianco con pure il fonendo, nove mesi:
e guardo le stelle. 
 
Cosa c’è tra me, te e le stelle? 
Il non-ancora, il dopo, l’altrove, 
perché ogni cosa è un partire;
il tuo futuro, che illumina il mio. 
 
Madonna, Madonna nera, 
ora che viene da Te, 
nella tua terra adorata, 
guidala col tuo dolce sguardo, 
tienila sotto il tuo manto
e insegnale a guardare lassù, 
il Cielo da cui tutto nasce. 
È questo il bene più grande
che chiedo ogni giorno per lei.

 

    di Giorgio Canu

    (da giorgiocanupoesie)

 

 




Io sono una forza del passato

Pier Paolo Pasolini

 

Io sono una forza del passato

 

Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più

 

Pier Paolo Pasolini

(Da Poesia in forma di rosa)

 

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Commento di Pier Paolo Pasolini

 

Essere una forza del Passato significa percepire la parte più vitale della nostra Memoria, sede dei nostri Ricordi e dei nostri Conflitti. Non aver capito il proprio Passato significa riviverlo, ma vivere il Passato in forma lapidea significa togliere ad esso la parte vitale. La parola Forza esprime un concetto presente di dinamismo non necessariamente legato al movimento, quindi io non mi identifico nel Passato e non provengo dal passato, piuttosto vivo al presente sollecitato da forze multiformi. Io non mi identifico nel Passato, ma rivedo i suoi riti e i suoi cicli umani, gesti ripetuti nelle epoche che raccolgono i sentimenti di generazioni, e sento che il mio amore di oggi ha radici profonde in quel Passato. 

Vengo direttamente dai ruderi dei casolari abbandonati o distrutti dalle bombe, dalle chiese che costellano ogni nostra regione, dalle pale d’altare che pure ho studiato, analizzato, ammirato, dai borghi degli Appennini o dalle Prealpi, in cui la vita muore lasciandovi niente altro che pochi abitanti che si aggirano come fantasmi. Là sono vissuti i nostri fratelli, quelli che coltivavano il grano e aravano i campi secondo le fasi della luna, tra una carestia, una guerra o un padrone prepotente. Quello è il nostro Passato.

E mi ritrovo oggi, sulla via Tuscolana, quell’antica via che da Porta San Giovanni portava a Tusculum, la moderna Frascati. Ma in quale punto della Tuscolana giro come un pazzo? Che paesaggio è quello che ho attorno? Vedo case moderne, palazzoni fitti come alveari, tutti uguali ed io che giro con un cane randagio per l’Appia. Perchè devi sapere che la via Tuscolana per un certo tratto corre quasi parallela alla via Appia Nuova, sono strade vicine che comunicano. Io ora vivo qui, questi sono i nuovi paesaggi della nuova era, mi guardo intorno smarrito, sempre stupito e con in gola un nodo che non si scioglie.

Eppure guardo i tramonti e le mattine su Roma, perché chi non ha mai osservato un crepuscolo o un’alba romana almeno una volta, provato sulla pelle il calore di quei raggi solari così luminosi e potenti, è ben difficile che riesca a capire ciò di cui sto parlando. Assisto alle albe e ai tramonti da Roma, dalla Ciociaria e poi sul resto del mondo, al margine di una civiltà sepolta il primo agitarsi di una nuova era primitiva. Il tutto per il solo privilegio anagrafico di esservi piovuto, niente di speciale.

All’improvviso realizzo che io sono frutto di questo Passato ormai morto e mi percepisco come un essere mostruoso, al pari di chi è nato dal cadavere di una donna morta. Sono piovuto su questa terra senza possibilità di governare il mio destino, inconsapevole e fragile come un feto, ma vecchio di mille e mille secoli, mi aggiro saldato alla nostra epoca, inesorabilmente legato al nostro tempo, a cercare i fratelli che non sono più. Il perché di questa ricerca è motivato dall’esigenza di non perdere le nostre radici, per far sì che questo Dopostoria perda la sua anonimità, il solo modo per trovare nuovi linguaggi e nuove identità.