260 milioni di cristiani sono perseguitati

Le persecuzioni dei cristiani nel mondo sono un problema crescente, afferma un nuovo rapporto redatto da un’agenzia che documenta gli abusi contro i cristiani in tutto il globo.

Se ne parla in questo articolo scritto dallo staff del Catholic News Agency , e che vi propongo nella mia traduzione.

                      Riccardo Zenobi

 

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

 

Le persecuzioni dei cristiani nel mondo sono un problema crescente, afferma un nuovo rapporto da un’agenzia che documenta gli abusi contro i cristiani in tutto il globo.

Nel mondo, riporta la statistica, 260 milioni di cristiani sono perseguitati. Ciò segna un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

Il rapporto annuale di Open Doors, rilasciato il 15 gennaio, riporta la Corea del Nord come primo di una lista delle 50 più pericolose nazioni nelle quali essere cristiano, il 18° anno di seguito in cui il paese ha ricevuto tale designazione.

Sono stimati 300 mila cristiani tra la popolazione totale di 25,4 milioni di abitanti in Corea del Nord. Open Doors riporta che se i cristiani nordcoreani sono scoperti, il governo li deporterà ai campi di lavoro come criminali politici o addirittura li uccide sul momento. Incontrare altri cristiani per adorare è quasi impossibile a meno che non sia fatto in completa segretezza.

Seguono la Corea del Nord nella top 10 globale Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Sudan, Yemen, Iran e India.

“I cristiani rimangono uno dei gruppi religiosi più perseguitati nel mondo. Mentre la persecuzione contro i cristiani prende diverse forme, è definita come una qualunque ostilità sperimentata come risultato di una identificazione con Cristo. Nel mondo i cristiani continuano a rischiare prigionia, perdita di casa e patrimonio, tortura, stupro e addirittura morte come risultato della loro fede”, ha detto Open Doors in una dichiarazione che accompagna il report.

La Cina si trova quattro posti più in alto nella lista rispetto allo scorso anno, dal numero 27 del 2019 al numero 23 nel 2020, dovuto in larga parte dagli sforzi del governo comunista di preservare il proprio ruolo.

I cristiani in Cina sperimentano, tra le altre cose, un incremento in attacchi contro le chiese nello scorso anno. Open Doors riporta che 793 chiese sono state attaccate nel periodo riportato per la lista del 2018, in rapporto a 1847 attacchi riportati alle chiese in tutto il mondo nel 2019. Nel 2020, il numero è cautelativamente stimato almeno a 5576 nella sola Cina, afferma il rapporto.

Secondo Open Doors, ci sono almeno 97 milioni di cristiani in Cina. La politica iniziata dal partito comunista nel 2018 per “cinesizzare” la Chiesa – o adattarla al loro modo di pensare – è stata rinforzata in sempre più territori, risultando nel drammatico incremento di persecuzione contro i cristiani, riporta il gruppo.

Persone di fede soffrono dalla continua sorveglianza del governo. Open Doors cita un rapporto della CNBC che afferma che vi sono quasi mezzo miliardo di telecamere di sorveglianza in Cine, un numero che si pensa crescerà solo.

In aggiunta, ai bambini sotto i 18 anni è vietato andare in chiesa, i luoghi di culto sono monitorati, e ai pastori è sempre più richiesto di registrarsi al governo comunista, rischiando la chiusura della chiesa e arresto se rifiutano, continua il report. Più di 5500 chiese in China sono state chiuse, e chiese in almeno 23 provincie sono state molestate o chiuse.

Ci sono almeno 447 incidenti verificati di violenza e crimini d’odio contro i cristiani in India nella lista del 2020, afferma il report. Molti attacchi ai cristiani in India sono perpetrati dai radicali indù e spesso prendono forma di violenza di gruppo.

I gruppi estremisti musulmani sono stati responsabili di violenze significative contro i cristiani di tutto il mondo nell’ultimo anno. Ad esempio, nello Sri Lanka, 250 persone sono morte e più di 500 sono rimaste ferite in attacchi a chiese e hotel cattolici e protestanti nella domenica di Pasqua, osserva il rapporto. In Pakistan, i gruppi islamisti radicali sono spesso liberi dal governo, afferma il rapporto.

In Iraq e Siria, centinaia di migliaia di cristiani – fino all’87% della popolazione cristiana in Iraq – sono stati costretti a fuggire a causa della guerra civile e della presenza di gruppi militanti come lo Stato islamico.

Al di fuori dell’Asia, il rapporto ha preso atto della difficile situazione dei cristiani nella nazione africana del Burkina Faso, che è cresciuta di 33 punti nell’ultimo anno. Dozzine di sacerdoti cattolici sono stati uccisi l’anno scorso, e pastori protestanti e le loro famiglie sono state uccise o rapite da violenti militanti islamisti.

In particolare, un’ondata di violenza nelle chiese in Burkina Faso la scorsa estate e continuata durante tutto l’anno ha portato il vescovo Justin Kientega di Ouahigouya a dire a dicembre che il mondo occidentale ha ignorato la difficile situazione dei cristiani nell’Africa occidentale e ha persino venduto ai militanti le armi che usano per uccidere i cristiani.

In totale, quasi mezzo milione di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case in Burkina Faso negli ultimi cinque anni e nel 2019 più di 60 cristiani sono stati assassinati da militanti nel paese.

Il gruppo islamista militante Boko Haram mantiene anche una presenza in paesi come la Nigeria settentrionale e il Camerun.

 

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Fin qui l’articolo del Catholic News Agency.

Tutti questi dati contrastano con la visione che gli occidentali hanno del cristianesimo e dei cristiani, che spesso sono visti come oppressori, ma mai considerati potenziali vittime. Nella visione propalata dai media delle nostre nazioni abbondano le notizie di persecuzioni delle minoranze di ogni dove, ma gli accenni alle sofferenze patite da chi crede in Cristo non interessano nessuno; si vedono più manifestazioni per salvare gli animali che per proteggere i cristiani dai governi oppressori. Questo è indice non tanto di quanto gli occidentali sentano più proprie alcune cause rispetto ad altre, cosa del tutto legittima, ma di quanto poco siano profondi questi sentimenti e da che cosa sono mossi. Come in ogni ambito della cultura dei paesi sviluppati, anche la filantropia è soggetta alle mode mediatiche del momento, e ciò è dimostrato dal fatto che le vittime della droga o della criminalità (in auge negli scorsi decenni) ricevono oggi meno interesse degli immigrati o degli omosessuali, nonostante le prime siano sempre presenti nella realtà, anche se spesso relegate ad un trafiletto di cronaca di provincia. Per quanto riguarda i cristiani si evita di parlarne perché ciò si scontra frontalmente con le basi della cultura contemporanea, le quali si possono riassumere in “ABC: All But Christianity”, tutto tranne il cristianesimo. Gli atti vandalici compiuti contro i presepi nell’ultimo periodo natalizio non hanno fatto nessuno scalpore, in quanto non sono state colpite sinagoghe, moschee, centri sociali o circoli gay. La filantropia occidentale è del tutto basata sulle emozioni suscitate da quella fabbrica di sentimentalismi che spesso sono i media attuali, il tutto all’indice del sensazionalismo e, quando si tratta di ambiente, di una paura apocalittica per il futuro. Ciò non dice nulla sulla sincerità della filantropia occidentale, ma mostra quanto sia poco profondo questo sentimento: l’amore del prossimo ridotto a delegare delle organizzazioni perché operino per aiutare gente che non si vede – i poveri del terzo mondo, i malati di qualche nazione, etc. – ha reso del tutto superficiale e senza forma quello che dovrebbe essere ciò che promana dall’abbondanza del cuore, mentre in realtà è spesso solo dato dall’urgenza di tamponare una carenza.

                      Riccardo Zenobi

 

 




Perseguitati e dimenticati? Difendere i cristiani indifesi

Come il mio meccanico, molti vorrebbero che i leader della Chiesa prestassero meno attenzione alla Pachamama e al cambiamento climatico a lungo termine e più attenzione a una minaccia immediata: i cristiani perseguitati che sono sull’orlo dell’estinzione. La Chiesa potrebbe spendere molte più energie per dare voce a chi non ha voce. Il male della persecuzione cristiana e della sparizione forzata del cristianesimo dall’antica patria della fede dovrebbe essere chiamato con il suo nome, anche se politicamente scorretto.”

Così la professoressa Ines Murzaku nel suo articolo che ci propone oggi e già pubblicato su The Catholic Thing. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Decapitazione di 11 cristiani in Nigeria nel giorno di Natale.

Decapitazione di 11 cristiani in Nigeria nel giorno di Natale.

 

Qualche giorno fa sono andato dal mio meccanico libanese di fiducia per un cambio dell’olio. I cristiani d’Oriente hanno sempre avuto un debole per la teologia, la politica e la razza –  e per quanto riguarda la teologia, gli orientali hanno tutta la teologia di cui potrebbero voler discutere e contestare. Il mio controllo dell’auto di routine, quindi, di solito si trasforma in interessanti discussioni sulla teologia, la storia della Chiesa e – più recentemente – lo stato dei cristiani perseguitati in Oriente.

Credo che questo sia uno dei vantaggi del mio essere uno storico della Chiesa. Si dà il caso che il mio meccanico fosse appena tornato dal Libano, che aveva visitato per il funerale di sua madre. Aveva molto da dirmi sulle persecuzioni e le molestie che i cristiani libanesi stanno subendo per mano della maggioranza musulmana e sulle recenti proteste – Hezbollah è attualmente la principale forza politica del Paese.

Lui e la sua famiglia sono cristiani per nascita, quindi sono ufficialmente autorizzati a praticare liberamente il culto. Ciò non sempre avviene nella pratica, soprattutto perché il numero di cristiani in Libano sta progressivamente diminuendo e il riferimento ai cristiani come discreta minoranza è diventato la norma. Secondo le statistiche, nel 1970 il Libano era cristiano al 62 per cento. Nel 2010 la popolazione cristiana in Libano si è drasticamente ridotta a circa il 36%. I cattolici maroniti costituiscono il gruppo cristiano più numeroso, escludendo la recente aggiunta di rifugiati siriani. L’Islam e i musulmani sono diventati rispettivamente la religione e il gruppo religioso più importante del Paese.

Ebbene, la conversazione è continuata, e uno dei punti principali che il mio meccanico ha fatto notare è stato come la gente d’Occidente, e specialmente la Santa Sede e il Santo Padre, si sia dimenticata della difficile situazione dei cristiani in Libano e della loro lotta per la sopravvivenza. Invece, il Vaticano è stato molto più interessato al cambiamento climatico e ad altre questioni politiche che allo sterminio dei cristiani in Medio Oriente. Continuava a ripetere: “Noi [cristiani] veniamo cancellati”, e l’Occidente si allontana [da noi].

Molto tempo dopo aver lasciato il suo negozio, non riuscivo a dimenticare questa conversazione. La Chiesa in Occidente ha attraversato lo scandalo sessuale, la corruzione finanziaria, la polemica sulla Pachamama, le incursioni finanziarie in Vaticano, gli intrighi politici, le polemiche sui viri probati, l’ordinazione delle donne al diaconato. Nel frattempo, la situazione in Medio Oriente si è deteriorata a tal punto che i fratelli e le sorelle cristiane delle terre che hanno dato vita al cristianesimo potrebbero estinguersi nei prossimi anni.

Mentre si celebrava la controversa Misa por la Tierra Sin Males (Messa per una Terra senza Male) e la Pachamama veniva esposta nella chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina, nella Basilica di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina a Roma si svolgeva un evento importante, anche se pochi ne hanno sentito parlare.

L’evento non ha avuto la stessa attenzione che il Sinodo della Pachamama e il Sinodo dell’Amazzonia hanno ricevuto dai media. La fondazione pontificia Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre, ndr) ha pubblicato un nuovo rapporto “Perseguitati e dimenticati”, incentrato sulla persecuzione dei cristiani tra il 2017 e il 2019. Come dimostra ampiamente il rapporto, i cristiani sono la comunità religiosa più braccata e perseguitata del mondo.

Presenta quattro casi di studio e dodici profili di paesi che descrivono in dettaglio la persecuzione cristiana in Birmania (Myanmar), Repubblica Centrafricana, Cina, Egitto, India, Iraq, Nigeria, Corea del Nord, Pakistan, Filippine, Sri Lanka e Sudan. I dati sono allarmanti e descrivono in dettaglio la persecuzione accelerata dei cristiani in tutto il mondo – una tendenza che non sembra cambiare rotta.

Nel luglio 2019, gli islamisti hanno ucciso quattro cristiani in Burkina Faso, e hanno minacciato di ucciderne altri se si fossero rifiutati di convertirsi. In India, “la polizia del distretto di Jaunpur, nell’Uttar Pradesh, ha accusato 271 cristiani di ‘diffondere menzogne sull’induismo’ e di usare droghe per indurre le persone a convertirsi”.

Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha presentato il rapporto, ha esortato ad avere il coraggio di chiamare “il male con il suo nome” – il male che infuria nei cuori e distrugge le case delle chiese, alimentando l’odio e la vendetta.

Storia dopo storia suona il campanello d’allarme: I cristiani vengono cacciati dalle loro terre, il cristianesimo viene sradicato. In Iraq, per esempio, “la popolazione cristiana ha continuato a diminuire. I cristiani erano 1,5 milioni prima del 2003 eppure nell’estate del 2019 i cristiani in Iraq erano “ben al di sotto” di 150.000 e forse anche al di sotto di 120.000″. Ciò significa che, nell’arco di una generazione, la popolazione cristiana irachena si è ridotta di oltre il 90%”.

Perché i cristiani sono perseguitati e perché sono dimenticati? Ovviamente, i cristiani sono perseguitati per il fatto stesso di essere cristiani e di seguire il prototipo del martirio – il Figlio di Dio sulla Croce. Il mondo, che non ha riconosciuto Dio, lo ha perseguitato. Lo stesso si può dire del mondo di oggi: il mondo secolare, senza Dio e pauroso, post-cristiano, chiude un occhio sulla sua situazione e sulla sua persecuzione.

Poche storie di persecuzione filtrano all’Occidente secolarizzato, che si è quasi trasformato in una cospirazione del silenzio e di una riduzione al silenzio. Sembra che tutto il resto sia più importante della condizione dei cristiani. L’Occidente secolarizzato è troppo spaventato per chiamare il male della persecuzione cristiana con il suo nome.

Come il mio meccanico, molti vorrebbero che i leader della Chiesa prestassero meno attenzione alla Pachamama e al cambiamento climatico a lungo termine e più attenzione a una minaccia immediata: i cristiani perseguitati che sono sull’orlo dell’estinzione. La Chiesa potrebbe spendere molte più energie per dare voce a chi non ha voce. Il male della persecuzione cristiana e della sparizione forzata del cristianesimo dall’antica patria della fede dovrebbe essere chiamato con il suo nome, anche se politicamente scorretto.

Difendere cristiani indifesi potrebbe non essere di moda, anche nella Chiesa di questi tempi, e potrebbe anche portare a tensioni con altre fedi e con vari regimi. Ma è il male che è più trascurato e, quindi, che più grida all’azione in questo momento, non solo dai cristiani ma dal mondo intero.

 




Il genocidio dei cristiani raggiunge un “livello allarmante”

“La stragrande maggioranza della persecuzione cristiana ha luogo nei paesi a maggioranza musulmana. Secondo laWorld Watch List 2019(WWL) di Open Doors (Porte Aperte), che elenca i 50 paesi in cui i cristiani sono maggiormente perseguitati, “l’oppressione islamica continua a essere la fonte principale di persecuzione di milioni di cristiani”. In sette delle più martoriate dieci nazioni in assoluto, “l’oppressione islamica”, è la causa della persecuzione. “Ciò significa che per milioni di cristiani – in particolare quelli che sono nati e cresciuti in famiglie musulmane – seguire apertamente Gesù può avere conseguenze dolorose”, inclusa la morte.”

Un articolo di Raymond Ibrahim.

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

 

Persecuzione dei cristiani, ‘quasi un genocidio” è il titolo di un report della BBC del 3 maggio scorso che menziona un lungo studio ad interimcommissionato dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, e coordinato dal reverendo anglicano Philip Mounstephen, vescovo di Truro.

Secondo il report della BBC, una persona su tre nel mondo subisce persecuzioni religiose, con i cristiani che sono “il gruppo religioso più perseguitato”; “in alcune parti del globo, la religione ‘rischia di sparire'” e “in alcune regioni, il livello e la natura delle persecuzioni si avvicina verosimilmente alla definizione internazionale di genocidio, secondo i criteri adottati dalle Nazioni Unite”.

L’articolo menziona inoltre quanto asserito dal titolare del Foreign Office britannico Jeremy Hunt sul perché i governi occidentali sono “addormentati” per quanto concerne questo problema dilagante:

“Penso che sia fuori luogo preoccuparsi del fatto che sia in qualche modo colonialista parlare di una religione [il Cristianesimo] che è stata associata alle potenze coloniali piuttosto che ai paesi in cui abbiamo marciato come colonizzatori. Questo ha probabilmente creato un certo imbarazzo nel parlare di questo tema – il ruolo dei missionari è sempre stato controverso e questo, forse, ha anche portato alcune persone a evitare questo argomento.”

Per quanto il pensiero sia lodevole, il fatto è che molti dei cristiani più perseguitati al mondo non hanno niente a che fare con il colonialismo o i missionari. Quelli su cui pesa la minaccia del genocidio – come gli assiri siriani e iracheni o i copti egiziani – erano cristiani molti secoli prima che gli antenati dei colonizzatori europei diventassero cristiani e andassero a evangelizzare i popoli.

Il report della BBC sottolinea la “correttezza politica” come la principale causa dell’indifferenza dell’Occidente e cita nuovamente Hunt a riguardo: “Ciò che abbiamo dimenticato in quell’atmosfera di correttezza politica è in realtà che i cristiani perseguitati sono alcune delle persone più povere del pianeta”.

Anche se il pezzo della BBC dedica espressamente un paragrafo all’impatto della “correttezza politica”, paradossalmente, soccombe a questo male occidentale contemporaneo. Per quanto abbia fatto un buon lavoro nell’evidenziare il problema, non dice nulla sulle cause – non una parola su chi perseguita i cristiani o perché.

Tuttavia, la stragrande maggioranza della persecuzione cristiana ha luogo nei paesi a maggioranza musulmana. Secondo laWorld Watch List 2019(WWL) di Open Doors (Porte Aperte), che elenca i 50 paesi in cui i cristiani sono maggiormente perseguitati, “l’oppressione islamica continua a essere la fonte principale di persecuzione di milioni di cristiani”. In sette delle più martoriate dieci nazioni in assoluto, “l’oppressione islamica”, è la causa della persecuzione. “Ciò significa che per milioni di cristiani – in particolare quelli che sono nati e cresciuti in famiglie musulmane – seguire apertamente Gesù può avere conseguenze dolorose”, inclusa la morte.

Tra i peggiori persecutori ci sono quelli che governano conformemente ai dettami della legge islamica, la sharia – che accademici come John Esposito della Georgetown University considerano equa e giusta. In Afghanistan (che si colloca al secondo posto della lista), “il Cristianesimo non può esistere”, affermala WWL 2019, perché “è per costituzione uno Stato islamico, il che significa che i funzionari governativi, i capi dei gruppi etnici, i leader delle moschee e i comuni cittadini sono ostili” nei confronti dei cristiani. Allo stesso modo, in Somalia (al terzo posto), “la comunità cristiana è piccola e sotto costante minaccia di attacco. La legge della sharia e l’Islam sono sanciti nella Costituzione del paese e la persecuzione dei cristiani comporta quasi sempre violenza”. In Iran (al nono posto), la “società è governata dalla legge islamica, il che implica che i diritti e le possibilità di lavoro per i cristiani sono fortemente limitati”.

Altrettanto significativo è il fatto che 38 dei 50 paesi della WWL 2019 sono a maggioranza musulmana.

Forse la BBC ha ceduto al silenzio riguardo alle fonti della persecuzione cristiana – ossia, ha ceduto “all’atmosfera della correttezza politica” che ha paradossalmente sottolineato – perché nel suo report non si basa sulla World Watch List. Il problema con questa interpretazione è che lo studio su cui la BBC si è basata, quello coordinato dal vescovo di Truro, è saturo di discorsi riguardanti le reali fonti della persecuzione cristiana. A tale proposito, in questo studio sui cristiani perseguitati, i termini “Islam” e “islamista” appaiono 61 volte e “musulmano” appare 56 volte.

Qui di seguito, alcuni delle frasi più rilevanti di questo rapporto:

  • “La persecuzione dei cristiani è forse più virulenta nella regione della culla del Cristianesimo: il Medio Oriente e il Nord Africa”.
  • “In paesi come Algeria, Egitto, Iran, Iraq, Siria e Arabia Saudita, la situazione dei cristiani e di altre minoranze ha raggiunto un livello allarmante”.
  • “Lo sradicamento dei cristiani e di altre minoranze minacciati con la ‘spada’ o con altri mezzi violenti si è rivelato essere un obiettivo specifico e dichiarato dei gruppi estremisti [islamici] in Siria, in Iraq, in Egitto, nella Nigeria nord-orientale e nelle Filippine”.
  • “Esiste una violenza di massa che si esprime regolarmente attraverso il bombardamento delle chiese, com’è avvenuto in paesi come l’Egitto, il Pakistan e l’Indonesia”.
  • “La più grande minaccia ai cristiani [in Nigeria] (….) arriva dal gruppo militante islamista Boko Haram, con i rapporti di intelligence degli Stati Uniti che nel 2015 asserivano che 200 mila cristiani rischiavano di essere uccisi. (…) Ad essere più colpite, le donne e le ragazze cristiane ‘rapite e costrette a convertirsi, a matrimoni forzati e sottoposte ad abusi sessuali e a torture”.
  • “L’intenzione di cancellare ogni prova della presenza cristiana [in Siria, in Iraq, in Egitto, nella Nigeria nord-orientale e nelle Filippine] è stata resa evidente dalla rimozione delle croci, dalla distruzione degli edifici ecclesiastici e di altri simboli ecclesiali. L’uccisione e il rapimento di religiosi ha rappresentato un attacco diretto alla struttura e alla leadership della Chiesa”.
  • “Il Cristianesimo rischia ora di essere spazzato via in alcune parti del Medio Oriente dove le sue radici sono più antiche. In Palestina, i cristiani sono meno dell’1,5 per cento; in Siria, la popolazione cristiana è diminuita passando da 1,7 milioni nel 2011 a meno di 450 mila e, in Iraq, il numero dei cristiani è crollato da 1,5 milioni prima del 2003 a meno di 120 mila oggi. Il Cristianesimo rischia di sparire, rappresentando una massiccia battuta d’arresto per il pluralismo nella regione”.

La BBC merita un encomio per aver (finalmente) riferito in merito a questo problema urgente – anche se in ritardo di tre anni. Come osserva giustamente il report del vescovo di Truro, “nel 2016, vari organismi politici come il Parlamento del Regno Unito, il Parlamento europeo e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti dichiararono che le atrocità dell’Isis perpetrate

contro i cristiani e altre minoranze religiose come gli yazidi e i musulmani sciiti rispondevano ai criteri di genocidio”.

Perlomeno, sembra che la BBC abbia smesso di cercare diminimizzare lo spettro della persecuzione cristiana come fece nel 2013, quando questa situazione stava iniziando a raggiungere il punto di ebollizione.

 

 

 

Raymond Ibrahim è autore di un nuovo libro, Sword and Scimitar, Fourteen Centuries of War between Islam and the West, è Distinguished Senior Fellow presso il Gatestone Institute e Judith Rosen Friedman Fellow presso il Middle East Forum.

 

fonte: Gatestone Institute




Nigeria: Jihad contro i cristiani

Un articolo di Uzay Bulut, pubblicato su Gatestone Institute,  che ci parla della persecuzione dei Cristiano in  Nigeria.

Abubakar Shekau, leader di Boko Haram

Abubakar Shekau, leader di Boko Haram

In Nigeria, i cristiani vengono massacrati dai militanti Fulani e dai jihadisti di Boko Haram– e a nessuno sembra importare.

La più grave persecuzione di questi cristiani indifesi – che costituiscono metà della popolazione totale della Nigeria – ha avuto luogo soprattutto nella parte settentrionale musulmana del paese che è governata dalla legge della sharia e nei cosiddetti Stati della “Cintura di Mezzo“, che è una zona di transizione tra gli Stati del nord e del sud.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani International Christian Concern (ICC):

“A marzo, i militanti Fulani hanno continuato a compiere attacchi in tutta la regione nigeriana della Cintura di Mezzo. Gli attacchi brutali perpetrati da questi intransigenti militanti islamici generano costantemente paura tra i cristiani che vivono nella Cintura di Mezzo, mentre il bilancio delle vittime continua a salire. (…) Il mese scorso [marzo 2019], sono state uccise almeno 150 persone.

“…il vescovo nigeriano William Amove Avenya dello Stato di Benue ha dichiarato: ‘Le tribù Fulani armate fino ai denti stanno uccidendo donne incinte e bambini, e stanno distruggendo le nostre piccole proprietà.

“‘Questa è una bomba a tempo che minaccia di innescare l’intera regione. Non possiamo aspettare che si perpetri un genocidio di massa per intervenire‘, ha aggiunto.

“…Qui di seguito sono riportati i maggiori attacchi compiuti a marzo:

  1. 4 marzo, 2019: I militanti Fulani attaccano lo Stato di Benue, uccidendo 23 persone.
  2. 11 marzo 2019: Le milizie Fulani attaccano Kajuru, bruciando più di cento case e uccidendo 52 persone.
  3. 18 marzo 2019: Boko Haram assedia una città a maggioranza cristiana nello Stato di Adamawa, con più di 370 mila abitanti.

Il direttore regionale per l’Africa dell’ICC, Nathan Johnson, che di recente si è recato in Nigeria, ha detto al Gatestone che questa violenza letale è iniziata meno di 20 anni fa.

“In realtà è iniziata solo nel 2001, dopo che una serie di scontri tra musulmani e cristiani nella regione dell’Altopiano causarono la morte di più di un migliaio di persone e la distruzione di molte chiese. Nel 2018 e nel 2010, ci furono anche delle rivolte mortali e da allora la tensione tra le due comunità è aumentata”.

Johnson ha rilevato che l’attuale violenza, che si è intensificata dall’inizio del 2017, “è leggermente diversa, trattandosi di una serie di attacchi mirati alle comunità cristiane e finalizzati a cacciare gli agricoltori e ad appropriarsi delle loro terre per darle ai pastori”.

Secondo il responsabile dell’ICC, l’ostilità annovera una serie complessa di fattori – socio-economici (pastori contro agricoltori), etnici (soprattutto Fulani contro chiunque, tranne gli Hausa) e religiosi (musulmani contro cristiani) – tuttavia:

“Il governo nigeriano e i media mainstream hanno minimizzato il fatto che i musulmani radicali stanno massacrando le comunità cristiane in Nigeria. Preferirebbero considerare la crisi come uno scontro tra due comunità etniche o socio-economiche che si uccidono a vicenda – anche se quasi l’80 per cento delle vittime sono cristiane”.

E Johnson ha aggiunto:

“In Nigeria, i cristiani vengono trattati come cittadini di seconda classe nei dodici Stati del nord, dove viene applicata la legge della sharia. Sono perseguitati in molti modi. Le ragazze cristiane vengono rapite e costrette a sposare uomini musulmani. I pastori vengono rapiti per chiedere un riscatto. Le chiese sono vandalizzate o completamente distrutte.

“I cristiani che ho incontrato durante il mio recente viaggio in Nigeria, vittime dei Fulani e di Boko Haram, sperano che altri nel mondo esprimano preoccupazione e preghino per loro. Molti non hanno cibo, acqua e riparo, perché sono stati cacciati dalle loro terre e nelle città dove si sono trasferiti non possono coltivare la terra né riescono a trovare lavoro. Centinaia di migliaia di bambini cristiani in tutto il paese non possono andare a scuola, perché i loro genitori non possono permetterselo, non hanno accesso all’istruzione o temono che i loro figli possano essere attaccati o rapiti mentre si recano a scuola o mentre sono in classe”.

Come l’esperto di Medio Oriente Raymond Ibrahim ha scritto lo scorso anno:

“Il governo nigeriano e la comunità internazionale (…) fin dall’inizio hanno fatto ben poco per affrontare la situazione. Questa mancanza di partecipazione non è sorprendente: non riescono nemmeno a riconoscere le sue radici, ossia l’intollerante ideologia del jihad. Di conseguenza, il bilancio delle vittime cristiane non ha fatto che aumentare – e probabilmente continuerà a crescere in modo esponenziale – fino al momento in cui questa realtà non sarà soltanto riconosciuta, ma anche affrontata”.

Uzay Bulut, una giornalista turca, è Distinguished Senior Fellow presso il Gatestone Institute.




Sri Lanka: l’élite culturale e mediatica in Occidente si è dimostrata comicamente ipocrita e confusa

Un articolo di mons. Robert Barron, vescovo ausiliare di Los Angeles, che partendo dalla, a dir poco, curiosa espressione di “adoratori della Pasqua” usata da Obama e Clinton a commento della strage di Cristiano in Sri Lanka, riflette sulla posizione delle élite intellettuali e politiche occidentali nei confronti dei cristiani, della persecuzione da essi subita e del rapporto tra Cristianesimo ed Islam. Molto interessante. Senz’altro da leggere.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

 

Nel ventesimo secolo ci sono stati più martiri cristiani che in tutti i diciannove secoli precedenti messi insieme.  Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot e molti dei loro colleghi dittatori meno noti hanno messo a morte milioni di cristiani per la loro fede in quel terribile periodo lungo cento anni. Una delle caratteristiche più tristi del ventunesimo secolo ancora giovane è che questa terribile tendenza senza dubbio sta continuando. Il gruppo religioso di gran lunga più perseguitato nel mondo di oggi sono i cristiani, che stanno morendo a migliaia, soprattutto in Medio Oriente e in Africa. Anche se indù e buddisti hanno preso di mira i cristiani, i loro aggressori più eclatanti, con un incremento vertiginoso, sono stati i musulmani radicalizzati, e le recenti uccisioni di massa in Sri Lanka sono l’esempio più recente di questo tipo di violenza. Ho detto questo fatto in modo semplice e schietto, perché sono convinto che non si potrà trovare una soluzione se e fintantoché, per lo meno, non si parlerà in modo veritiero.

Come molti commentatori hanno sottolineato, l’élite culturale e mediatica in Occidente si è dimostrata comicamente ipocrita e confusa a questo proposito. Le dichiarazioni dell’ex presidente Barack Obama e dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton sugli attentati nello Sri Lanka, si sono riferite alle vittime, non come cristiani o cattolici, ma come “adoratori della Pasqua”, sono un caso particolarmente patetico. Ma poco meglio sono le centinaia di editoriali, pezzi di opinionisti, articoli e libri che definiscono questi attacchi come, principalmente, motivati economicamente e politicamente, o frutto di risentimento culturale. Non ho alcun dubbio che tutti questi fattori hanno avuto un ruolo, ma saremmo ciechi se non vedessimo che il principale motore di questa violenza è stata, prima di tutto, la religione. Ora capisco certamente che non va a vantaggio di nessuno suscitare tensioni religiose, soprattutto nelle società pluraliste, ma la negazione della religione come causa principale di questi oltraggi è insincero, nel migliore dei casi, pericolosamente stupida, nel peggiore.

Buona parte di ciò è dovuto ad una teoria, ancora ostinatamente persistente tra i commentatori della élite dell’Occidente, secondo cui la religione sta svanendo (o almeno sarebbe sul punto di svanire). L'”ipotesi di secolarizzazione”, proposta fin dai tempi di Comte, Nietzsche e Marx, è, nonostante prove significative del contrario, ampiamente condivisa dagli opinion-maker occidentali. Secondo questa lettura, il religioso non è mai ciò che sta “realmente” accadendo; piuttosto, è una copertura sovrastrutturale per l’economia o la politica o i rapporti razziali o la lotta per l’egemonia culturale. Ma finché non vedremo il disaccordo religioso come ciò che sta realmente accadendo nella violenza attuale, non risolveremo il problema. Hans Kung è un teologo con cui raramente concordo, ma aveva ragione quando ha commentato che non ci sarà pace tra le nazioni finché non ci sarà pace tra le religioni. E non ci sarà pace finché le religioni non troveranno un terreno comune su cui stare, un contesto in cui si possa svolgere un vero dialogo e una vera conversazione.

Ma cosa potrebbe mai costituire tale terreno? Non sono forse il cristianesimo e l’islam – per rimanere con le due fedi che oggi si scontrano in modo più drammatico – sistemi di fede semplicemente incommensurabili e che si escludono a vicenda? Non si basano su rivelazioni che si ripugnano a vicenda? Potrei suggerire una risposta a queste domande ponendo ascolto a ciò che è avvenuto in precedenza? Nel XIII secolo, Tommaso d’Aquino costruì un sistema intellettuale, simile ad una cattedrale per la sua bellezza e complessità, sulla base sia della fede che della ragione. Nell’articolare il significato della rivelazione cristiana, utilizza gli strumenti della scienza e della filosofia a sua disposizione. Nella costruzione di questo edificio razionale, si è affidato a filosofi pagani, ebrei e cristiani, ma tra le sue influenze più importanti ci sono stati i filosofi e i teologi della tradizione islamica.  La metafisica di Aquino è, semplicemente, impensabile senza il lavoro di Averroè, Avicenna e Avicebron, tutti teorici musulmani. Durante l’alto Medioevo, cristiani e musulmani hanno effettivamente dialogato sulla base di un’eredità intellettuale condivisa, ma è proprio il venir meno dell’influenza di questi grandi maestri filosofi all’interno dell’Islam e l’emergere di un approccio positivistico basato sulla volontà che ha contribuito fortemente ai conflitti a cui assistiamo oggi. E se potessimo mettere da parte le passioni suscitate dal suo certamente goffo uso di un esempio di una conversazione disfunzionale cristiano-musulmana, sarebbe utile tornare al famoso discorso di Ratisbona di papa Benedetto XVI. Ciò che il Papa chiedeva in quel discorso era un entusiastico recupero di una tradizione radicata nel profondo del cristianesimo, cioè l’uso della ragione, fondato sulla convinzione che Gesù è l’incarnazione, precisamente del Logos (la ragione) di Dio. Finché la religione è segnata principalmente dalla volontà (e in effetti egli criticava l’Islam radicale contemporaneo su questo punto), essa tenderà a ricorrere alla violenza. E nel portare avanti la tradizione del Logos, egli chiamava l’Islam a ritornare ad una dimensione forse dimenticata o sottoutilizzata del suo patrimonio storico-culturale.

Alcuni musulmani stanno oggi attaccando i cristiani sul terreno religioso e per motivi religiosi? Sì. È almeno una parte significativa del problema una tensione di volontarismo e irrazionalità all’interno dell’Islam? Sì. Qual è la via da seguire? Se posso citare un profeta sacro sia al cristianesimo che all’islam: “Vieni, ragioniamo insieme”.

 

Fonte: Wordonfire




Mons. Olmsted: “Mariti e mogli, madri e padri, siete chiamati ad andare contro la cultura (dominante) e ad essere coraggiosi

Il vescovo Olmsted sprona i mariti e le mogli, i padri e le madri a dare testimonianza della fede nelle case e nelle piazze, concretamente, a partire dalla difesa del corpo umano e della vita.

Ce ne parla Christine Rousselle in questo articolo che vi presento nella mia traduzione.

Mons Thomas Olmsted, vescovo di Phoenix (foto ripresa dal sito della diocesi)

Mons Thomas Olmsted, vescovo di Phoenix (foto ripresa dal sito della diocesi)

 

Il vescovo Thomas Olmsted di Phoenix ha invitato i leader cattolici della nazione a resistere alle eresie dell’epoca moderna e a difendere la dignità della persona umana, corpo e anima, come parte integrante della difesa della fede.

Parlando alla National Catholic Prayer Breakfast del 23 aprile, il relatore che ha aperto il convegno ha detto che l’importanza del corpo umano è al centro di una crisi morale contemporanea, e cruciale nel presentare l’insegnamento della Chiesa nella società moderna.

Olmsted ha detto di ritenere che il “disastro” predetto da Papa San Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae si è realizzato. Citando da un’esortazione alle coppie sposate della sua diocesi, ha detto che la rivoluzione sessuale del secolo scorso (il ‘68, ndr) ha causato all’umanità “una piaga di miseria di dimensioni mai conosciute prima”.

Basta! Mariti e mogli, madri e padri, siete chiamati oggi ad avere grandi cuori, ad andare contro la cultura (dominante, ndr) e ad essere coraggiosi. Si può costruire qualcosa di meglio, più libero, più generoso e più nobile”, ha detto, insistendo sul fatto che la ricostruzione della società è iniziata in casa.

I mariti e le mogli devono essere “completamente dedicati” ai loro voti del matrimonio sacramentale, ha spiegato Olmsted. Questo significa che le coppie devono essere aperte a una nuova vita, sia “per mezzo dell’atto coniugale” sia attraverso l’adozione e l’affidamento.

Non abbiate paura di affondare profondamente le vostre radici nell’acqua viva che è Gesù Cristo. Non vi abbandonerà”, ha detto Olmsted. “Guida la tua famiglia, e guidala in qualsiasi altro luogo il Signore chieda, con profonda fede in Lui come fossi un bambino“.

La famiglia, ha detto Olmsted, è il segno che sconfigge le eresie dell’epoca attuale, che riguardano tutte il corpo umano. Che si tratti della vera natura del matrimonio, della vita e del genere (Gender, ndr), o della risurrezione di Cristo, quando si mette in discussione la dignità del corpo, ha detto Olmsted, la verità predicata dalla Chiesa viene messa da parte, a scapito del matrimonio e dei figli non ancora nati.

Il matrimonio sacramentale “ostacola ora l’Ideologia del Gender”, ha detto, insistendo sul fatto che i cattolici devono proclamare la verità e opporsi ai tentativi di indebolire il matrimonio e la famiglia – tentativi che “non fanno nulla per rafforzare il nostro grande paese”.

“Guardate l’opposizione rumorosa alla legge sulla Protezione deinati-vivi  sopravvissuti all’aborto”, ha detto Olmsted, riferendosi ai tentativi del Congresso di legiferare per richiedere che i medici forniscano cure vitali per i neonati che sopravvivono agli aborti tardivi (cioè fatti in gravidanza molto avanzata quando il bambino, già formato, riesce a resistere ad un tentativo di aborto. Nato vivo dopo l’aborto, la legge consente la possibilità di far morire quel bambino. Con questo disegno di legge si vorrebbe dare la possibilità ai medici di far vivere il bambino. ndr)

Da dove viene questa palese mancanza di rispetto”, ha chiest. “Da un cuore indurito“.

Olmsted ha detto che è un grande dovere dei cattolici “alzarsi per ogni bambino”, offrendo una coraggiosa testimonianza di vita. Questo, ha detto, richiede a ciascuno di “allargare  i nostri cuori per ricevere quel bambino” e di “stare con i bambini lasciati dai cuori induriti“.

Noi cristiani, quindi, dobbiamo batterci per questa realtà del matrimonio oggi, nelle nostre case e nelle piazze, nonostante il rischio reale di persecuzione per questo”, ha detto.

“Possiamo farlo. Siamo stati creati per un tempo come questo”.

 

Fonte: Catholic News Agency




Il card. Parolin e le sue preoccupazioni a due velocità sulla libertà religiosa

Card. Pietro Parolin

Card. Pietro Parolin

 

di Sabino Paciolla

 

Mi perdonerà il card Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ma faccio fatica a seguirlo. Credo però di non essere il solo. Anzi.

Il 3 aprile scorso, partecipando ad un incontro, intitolato “Stand Together to Defend International Religious Freedom”, ha condannato il continuo abuso della libertà religiosa in molte parti del mondo, chiamando in soccorso i media e invitandoli a puntare i riflettori sulle persecuzioni religiose ovunque si verifichino. Ha riferito questo perché, ha detto, “continuiamo ad assistere a gravi violazioni di questo diritto fondamentale, che spesso si verificano impunemente, e a volte ricevono poca, se non nessuna, attenzione da parte dei media”.

Parolin aveva parlato addirittura di “aggressione”. Infatti, ha detto: “Nonostante i tanti sforzi per promuovere e rafforzare il diritto umano fondamentale della libertà religiosa, in realtà stiamo assistendo a un continuo deterioramento, potremmo persino dire un’aggressione, di questo diritto inalienabile in molte parti del mondo”.

Parolin ha sottolineato l’importanza dei giornalisti nella difesa della libertà religiosa, affermando che “la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla realtà della persecuzione religiosa, in particolare attraverso i mezzi rapidi ora disponibili con i media digitali, rimane un passo utile per affrontare le violazioni della libertà religiosa”.

Ma proprio su questo punto sollevato dal card. Parolin, e riferendosi all’accordo provvisorio Cina-Vaticano del settembre scorso, l’Ambasciatore americano itinerante per la Libertà Religiosa Internazionale, Sam Brownback, l’8 marzo scorso, al Foreign Correspondents Club di Hong Kong, Cina, aveva detto: “Da quando questo accordo provvisorio è stato annunciato l’anno scorso, il governo cinese ha continuato a maltrattare i membri delle comunità cattoliche. Non vediamo segni di cambiamento nel prossimo futuro”.

Lo stesso Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Callista Gingrich, anche se non ha fatto espresso riferimento all’accordo del Vaticano siglato con la Cina il 22 settembre scorso, ha avvertito della repressione religiosa in Cina. La Gingrich, prima del convegno del 3 aprile scorso, ha detto alla rivista Crux: “Dobbiamo continuare a dire la verità e invocare la persecuzione religiosa, indipendentemente da dove si verifichi”. E poi, “Finché il governo cinese non cambierà le sue politiche controproducenti nei confronti delle persone di fede, gli Stati Uniti continueranno a esprimere la sua preoccupazione”.

Infine, tantissimi sono stati gli interventi da parte di autorevoli esponenti della stampa, compreso, nella sua modestia, questo blog con i suoi innumerevoli post (questi, ad esempio, gli ultimi tre: qui, qui, e qui), che hanno evidenziato con crescente preoccupazione la firma dell’accordo Cina-Vaticano che, per altro, rimane segreto, producendo quindi gravi ricadute sulla Chiesa sotterranea, da sempre fedele a Roma.

Eppure, dinanzi a queste preoccupazioni, il card. Parolin, proprio in risposta a Brownback, a margine del suddetto convegno del 3 aprile scorso, ha sottolineato la necessità di “essere pazienti”, dicendo che c’è la tendenza a volere risultati immediati, ma “la storia non è stata costruita in un giorno. La storia è un processo lungo, e penso che dobbiamo metterci in questa prospettiva”.

“Vogliamo che le cose vengano fatte immediatamente, ma le cose nella storia cambiano molto lentamente. Questa è la saggezza della Santa Sede. Lei non cerca risultati immediati, cerca un risultato che è nelle mani di Dio, che è anche nelle nostre mani per quanto possiamo aiutare Dio nel suo piano”, ha detto.

“Abbiamo firmato questo accordo per aiutare a far progredire la libertà religiosa, per trovare una normalizzazione per la comunità cattolica, e poi per tutte le altre religioni per avere uno spazio e un ruolo da svolgere nella società che sia riconosciuto”, ha detto Parolin ai giornalisti il 3 aprile.

“La nostra speranza – ha detto Parolin – è che [l’accordo] aiuti, non limiti, la libertà religiosa”.

A questo punto, francamente, continuo a non capire.

Rimango proprio interdetto dinanzi alle parole del cardinale Segretario di Stato vaticano quando leggo proprio ora su Ucanews la seguente grave notizia.

Il vescovo Guo Xijin – l’ex vescovo di Mindong – ha detto a ucanews.com che al momento non è sicuro che possa unirsi alla Messa del Crisma perché il Governo si rifiuta di riconoscerlo. “I funzionari del governo hanno detto con chiarezza che non mi riconoscono come vescovo”, ha detto il vescovo Guo.

Il vescovo ha riferito che i funzionari del Governo cinese gli hanno detto che il riconoscimento arriverà solo quando lui chiederà di entrare a far parte della Conferenza Episcopale della Chiesa Cattolica in Cina (BCCCC) e del suo comitato per gli affari ecclesiastici a livello provinciale.

A questo proposito, bisogna ricordare che la Conferenza Episcopale cinese non è riconosciuta dalla Santa Sede perché è gestita direttamente dal Governo, che elegge i vescovi.

Il governo cinese gli chiede di accettare la politica di “una chiesa indipendente, autonoma e autogestita [da Roma]“, ha detto Guo Xijin. “Lei non è abbastanza sincero e quindi non possiamo riconoscere la sua identità” gli hanno fatto sapere.

Ovviamente lui non ha alcuna intenzione di seguire le indicazioni del governo cinese.

Si ricorderà che il Vaticano aveva chiesto a Guo Xijin di farsi da parte e di lasciare il posto da vescovo nella sua diocesi in favore di un vescovo scomunicato, Zhan Silu, poi riconosciuto da Roma all’indomani della sottoscrizione dell’accordo Cina-Vaticano del 22 settembre scorso.

Inoltre, il vescovo Guo Xijin, proprio perchè fedele a Roma, più volte non è stato in grado di celebrare le Messe a causa di interventi di funzionari governativi. Nel 2017, sei giorni prima del Giovedì Santo, è stato portato via dai funzionari del dipartimento religioso provinciale. È stato rilasciato dopo 20 giorni di corsi di ‘lavaggio del cervello’ e ha potuto celebrare la Messa del Crisma solo dopo Pasqua. Anche l’anno scorso avevano tentato di non farlo partecipare alla Messa del Crisma, ma hanno dovuto desistere a causa del clamore sollevato dai media e dai social network dopo che la notizia era trapelata.

In conclusione, si fa fatica a seguire il card. Parolin, responsabile della “politica estera” vaticana, poiché se da una parte si dice preoccupato per l’aggravarsi della persecuzione religiosa nel mondo, dall’altra ci dice di “pazientare” sugli stessi gravi problemi di persecuzione religiosa in Cina. Persecuzione, quest’ultima, che si aggrava sempre più non solo nei confronti di coloro che professano una fede cristiana ma, soprattutto, di quelli di altre fedi (vedi un milione di uiguri internati forzatamente nei campi di “rieducazione”).

 

 

Qui la distruzione di una chiesa in Cina tra i pianti dei fedeli:

 

Qui il video ripreso di nascosto di un campo di rieducazione dove vengono indottrinati i bambini uiguri:

 

video ripreso di nascosto di un campo di vasto campo di rieducazione in costruzione: