Vescovo Tobin: “I cattolici non dovrebbero sostenere o partecipare agli eventi del ‘mese dell’orgoglio’ LGBTQ che si tengono a giugno.”

New York Pride (Getty. via Catholic Herald)

 

di Sabino Paciolla

 

Come sapete, il mese di giugno è dedicato in tutto il mondo all’Orgoglio Gay, cioè ai Gay Pride. Ultimamente i sostenitori di queste manifestazioni hanno tolto la parola “gay”, lasciando solo la parola  “Orgoglio”, affinché esse siano meglio accettate. La sola parola “Pride” è più neutra, e non richiama immediatamente il concetto della cultura gay. 

Se volete una fotografia di quello che sta accadendo nella Chiesa riguardo alla questione dell’omosessualità e della cultura LGBT, basta guardare a due figure che in questi giorni si sono mosse ma con finalità diverse.

Da una parte il padre gesuita James Martin, s.j., nominato da Papa Francesco consulente del Dicastero delle comunicazioni vaticane. Egli il primo giugno scorso ha aperto col tweet che segue una lunga serie di commenti che evidenziano chiaramente il suo pensiero, con tanto di bandierina LGBT (che purtroppo nella immagine sotto non viene, ma è visibile sulla piattaforma Twitter):

Il tweet dice:

“A tutti i miei tanti amici #LGBTQ, cattolici e non solo: felice Mese dell’Orgoglio (gay, ndr), siate orgogliosi della vostra dignità donata da Dio, dei doni che vi ha donato, del vostro posto nel mondo, e dei vostri molti contributi alla Chiesa. Perché voi siete “meragigliosamente fatti” da Dio (Salmo 139). Mese dell?orgoglio (gay, ndr) 2019″

 

 

Dall’altra parte, troviamo il vescovo di Rhode Island, Thomas Tobin, della diocesi di Providence, che domenica scorsa ha difeso un suo precedente tweet che invitava i cattolici a non sostenere o partecipare agli eventi del mese dell’orgoglio LGBTQ.

Il vescovo della diocesi di  Providence Thomas Tobin ha scatenato una reazione a partire da sabato, quando ha twittato:

“Come promemoria, i cattolici non dovrebbero sostenere o partecipare agli eventi del “mese dell’orgoglio” LGBTQ che si tengono a giugno. Essi promuovono una cultura e incoraggiano attività contrarie alla fede e alla morale cattolica. Sono particolarmente dannosi per i bambini”.

 

Il post, come riporta la AP, ha suscitato le proteste da parte di migliaia di persone che hanno risposto su Twitter, tra cui le attrici Mia Farrow e Patricia Arquette. Molti hanno invocato gli scandali di abusi sessuali del clero sui bambini nella Chiesa.

‘Questo è pura ignoranza e bigottismo’, ha scritto la Farrow. ‘Ignorate questo ipocrita pieno d’odio. La sua mente porta solo alla sofferenza. Ricorda quei sacerdoti che hanno molestato i miei fratelli. OVVIAMENTE noi dovremmo abbracciare i nostri fratelli e sorelle e bambini LGBTQ. Gesù ha parlato d’amore’.

Arquette ha twittato, ‘Vergognati. I bambini LGBT vengono buttati per strada e abbandonati a causa di un pensiero velenoso come il tuo’”.

Sempre la AP riporta che a “partire da domenica pomeriggio, 69.000 persone hanno risposto al tweet, circa 15.800 lo hanno apprezzato e quasi 4.700 lo hanno ritwittato. Molti di coloro che hanno risposto hanno sostenuto il vescovo.

Il gruppo LGBTQ Rhode Island Pride ha pianificato un raduno fuori dalla sede della diocesi a Providence domenica sera.

‘Gesù non ha mai detto una parola sull’omosessualità, sull’orgoglio o sulla comunità Queer’, ha detto in una dichiarazione il presidente del gruppo, Joe Lazzerini. ‘Rhode Island Pride invita rispettosamente il vescovo Tobin a fare una certa autoriflessione perché la maggioranza dei cattolici di Rhode Island in questo stato respinge l’idea che essere cattolici significhi essere complici dell’intolleranza, del bigottismo e della paura’.

‘Il vescovo Tobin non rappresenta la maggioranza dei cattolici di Rhode Island che sostengono la comunità LGBTQIA+ nel Rhode Island’, ha scritto.”

Il vescovo ha dunque emesso il seguente comunicato:

“Mi dispiace che i miei commenti di ieri sul mese dell’orgoglio si siano rivelati così controversi nella nostra comunità, e offensivi per alcuni, specialmente per la comunità gay. Non era certamente mia intenzione, ma capisco perché un buon numero di persone si siano offese. Riconosco e apprezzo anche l’ampio sostegno che ho ricevuto in materia.

La Chiesa cattolica ha rispetto e amore per i membri della comunità gay, così come me. Le persone con attrazione per lo stesso sesso sono amati figli di Dio e nostri fratelli e sorelle.  

Come Vescovo cattolico, tuttavia, il mio obbligo davanti a Dio è quello di guidare i fedeli affidati alle mie cure e di insegnare la fede, in modo chiaro e compassionevole, anche su questioni molto difficili e delicate.  Questo è ciò che ho sempre cercato di fare – su una varietà di questioni – e continuerò a farlo man mano che sorgono questioni contemporanee.

Mentre la comunità gay si riunisce questa sera per un raduno, spero che l’evento sia un’esperienza sicura, positiva e produttiva per tutti. Mentre si riuniscono pregherò per una rinascita della comprensione reciproca e del rispetto nella nostra comunità molto diversificata”.

 

Ci saranno sicuramente cattolici che negheranno la confusione nella Chiesa, ma alla luce di questi due fatti diventa difficile sostenere questa tesi.

 




Card. Eijk: la Teoria del gender mette a rischio la morale sessuale ed il senso e l’annuncio della fede cristiana

Il card. Willem Jacobus Eijk è laureato in medicina e prima di entrare nel seminario avviò gli studi di Bioetica medica all’università di Leida. È probabilmente la persona del clero più “ferrata” nelle materie bioetiche in questo momento. Ed è anche per questo che al Rome Life Forum di Roma, che si è tenuto 16 maggio scorso, ha tenuto la relazione sul tema del gender e le sue implicazioni sulla morale sessuale e l’annuncio della fede cristiana stessa.

Il suo è un intervento molto interessante che propongo ai lettori di questo blog nella mia traduzione.

Chiesa e LGBT

Chiesa e LGBT

 

La teoria del genere (Gender, ndr) è certamente uno sviluppo moderno che contrappone la città della specie umana alla città di Dio e l’ordine mondiale alla fede cristiana.

Che cosa comporta la teoria del genere? Il termine “sesso” si riferisce alle due categorie, “maschile” e “femminile” perché gli esseri umani e la maggior parte degli esseri viventi sono classificati in base alle differenze anatomiche e fisiologiche dei loro organi riproduttivi e delle caratteristiche sessuali secondarie. Negli anni ’50 è stato introdotto il termine “genere” (Gender, ndr). Ciò si riferisce più ai ruoli sociali dell’uomo e della donna.(1) La nozione fondamentale della teoria del genere è che questo ruolo sociale non ha alcuna, o solo una remota, connessione con il sesso biologico.

In passato, il genere come ruolo sociale sarebbe stato imposto dalla società agli uomini e alle donne, e lo è ancora oggi in molte parti del mondo. Tuttavia, nella società occidentale, con il suo iper individualismo e la sua etica autonoma associata, l’individuo è invitato a non accettare un ruolo imposto dalla società, ma a fare una scelta autonoma riguardo al genere. Inoltre, a questa persona sfugge il fatto che, su questa materia, l’individuo è guidato dall’opinione pubblica, dai mass media e sociali e dal mondo della pubblicità. In pratica, l’individuo ha semplicemente l’impressione di avere un’autonomia.

Il ruolo scelto dall’individuo si chiama “identità di genere”. L’individuo potrebbe scegliere questa identità di genere senza pressioni sociali e indipendentemente dal sesso biologico. Così l’individuo potrebbe, a seconda del suo orientamento sessuale, scegliere di essere un uomo eterosessuale, donna eterosessuale, omosessuale, lesbica, transessuale, transgender o neutro.(2) Un transgender è una persona la cui identità di genere non corrisponde al suo sesso biologico: l’individuo si sente una donna, anche se biologicamente un uomo, o viceversa. Un caso in cui un individuo sia insoddisfatto del suo sesso è noto come disforia di genere. Un transessuale è un transgender che intende subire un cambiamento o ha subito un cambiamento di sesso biologico verso l’altro sesso attraverso trattamenti medici e operazioni chirurgiche.

Ci sono molte organizzazioni che, ovunque e anche al di fuori del mondo occidentale, mirano ad introdurre il rispetto per l’individuo che voglia scegliere la propria identità di genere; questo è noto come uguaglianza di genere. Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un programma per promuovere e facilitare, a livello istituzionale, una politica che esige il rispetto del genere, dell’uguaglianza e dei diritti umani.(3) Le organizzazioni internazionali impongono infatti alle autorità nazionali e ad altre organizzazioni l’obbligo, attraverso la concessione di sussidi finanziari o la minaccia di trattenerli, di garantire ai singoli la libertà di scelta di genere. Impongono inoltre l’obbligo di facilitare tale scelta nel caso della persona transgender, offrendo cure mediche o chirurgiche, ove necessario, per adattare le caratteristiche biologiche sessuali al sesso scelto. In molti paesi occidentali, l’assicurazione sanitaria di base o i sistemi sanitari nazionali rimborsano parzialmente o totalmente i costi di tali trattamenti e operazioni chirurgiche. I programmi educativi cercano di sensibilizzare i bambini, a livello di scuola primaria, alla necessità di considerare e scegliere il loro genere il più presto possibile fin da piccoli. In circostanze in cui i bambini che credono di essere transgender, ma sono ancora incerti del proprio sesso, l’insorgenza dello sviluppo puberale può essere arrestata somministrando un farmaco ormonale noto come triptorelina,(4) per dare al bambino in questione il tempo ritenuto necessario per riflettere su questa scelta. A parte gli effetti collaterali della triptorelina, occorre considerare il fatto che molti giovani vivono periodi in cui dubitano della propria identità, compresa quella del proprio sesso. Questo fa parte del normale sviluppo puberale. Il blocco della pubertà in queste circostanze rischia di aggravare un problema che sarebbe scomparso spontaneamente, o addirittura di creare un problema che non sarebbe mai esistito se non si fosse verificato l’intervento di somministrazione della triptorelina. Va osservato che, dopo il passaggio ad un altro sesso, molte persone transgender sono insoddisfatte, hanno problemi psicologici e quindi desiderano tornare al sesso di origine.(5)


Radicalizzazione del genere come radice della teoria del genere


La teoria del genere affonda le sue radici nella radicalizzazione del femminismo degli anni Sessanta e Settanta(6) , e che di fatto è iniziata negli scritti di Simone de Beauvoir (1908-1986). Ha scritto nel suo libro, Il secondo sesso, che ha pubblicato nel 1949 la famosa sezione:

Non si nasce donna, ma si diventa donna. Nessun destino biologico, psicologico o economico determina la figura che la donna presenta nella società; è la civiltà nel suo insieme che genera questo prodotto, un livello intermedio tra il maschio e l’eunuco, definito come femmina“(7) .

Nella preadolescenza non ci sono molte differenze tra un ragazzo e una ragazza. Tuttavia, dall’inizio di questa fase, il ragazzo viene ammesso nel mondo degli uomini, mentre la ragazza deve rimanere nel mondo delle donne ed è quindi costretta ad assumere il ruolo sociale di donna (evidentemente, De Beauvoir parla della propria adolescenza, vissuta negli anni dopo la prima guerra mondiale). Dal momento in cui una ragazza matura fisicamente, la società sviluppa una certa ostilità nei suoi confronti: la madre critica il suo corpo e la sua posizione, mentre l’interesse dei maschi per il suo corpo la fa sentire come un oggetto sessuale fisico.

Non si può non riconoscere nelle sue idee l’influenza della teoria di Sigmund Freud (1856-1939) della perversità polimorfa.(8) Questa teoria dice che la persona umana originaria non ha alcun orientamento sessuale, nel senso moderno accordato al genere, cioè non è né eterosessuale né omosessuale, ma diventa l’uno o l’altro a seconda di come si sviluppano i rapporti psicologici con i suoi genitori. Quando, nell’ambiente parentale, il bambino indirizza i suoi desideri sessuali al genitore del sesso opposto, il bambino diventa eterosessuale. Se indirizza i suoi desideri sessuali al genitore dello stesso sesso, il bambino diventerà omosessuale.

Sotto l’influenza di queste idee e di altri fattori (9), il femminismo radicalizzato è convinto che il ruolo della donna sposata come strumento di procreazione e di educazione della prole è solo un ruolo sociale, finora imposto dalla società. E’ anche convinta che la donna può liberarsi da tutto ciò, persino deve, attraverso la contraccezione e la riproduzione artificiale. Nel 1970 la femminista radicale Firestone afferma che, una volta liberate dalla “tirannia della loro biologia riproduttiva” (10), le donne avrebbero potuto scegliere il loro ruolo, indipendentemente dal loro sesso biologico. Questa liberazione richiede anche un attacco all’unità sociale organizzata che circonda la riproduzione e l’assoggettamento della donna al suo destino biologico, cioè la famiglia. (11) Firestone ha esteso questa richiesta alla distruzione di tutte le istituzioni che separano i sessi gli uni dagli altri e i bambini dal mondo adulto, come le scuole elementari. Aggiunge una richiesta di “libertà di tutte le donne e di tutti i bambini di fare quello che vogliono sessualmente” (12). La rivoluzione finale del femminismo genererebbe in questo modo una nuova società, in cui “l’umanità potrebbe tornare alla sua naturale sessualità polimorfa – ogni forma di sessualità sarebbe consentita e assecondata”(13).

Quindi, dal femminismo radicale, è emersa la teoria del genere. Il fatto che questa teoria abbia avuto origine nel fatto che l’introduzione della contraccezione ormonale su larga scala negli anni Sessanta ha reso possibile quella che è nota come liberazione della donna dalla sua biologia riproduttiva, aprendo così la strada al distacco totale del genere dal sesso biologico, sottolinea ancora una volta la natura profetica dell’Enciclica Humanae vitae di Paolo VI. L’Enciclica non ha chiaramente previsto questi sviluppi nel 1968, anno in cui è stata pubblicata. Tuttavia, questa Enciclica ebbe in seguito un significato più ampio che nel solo campo della procreazione. I tentativi del massone francese e ginecologo Pierre Simon ne sono un’ulteriore dimostrazione. Il suo scopo era quello di permettere alla persona umana stessa, piuttosto che a un Creatore, di dare la propria forma alla sua natura e alla sua vita. Egli vide un modo per raggiungere questo obiettivo in ginecologia. Un primo passo sulla strada fu, per lui, la più ampia promulgazione possibile di mezzi contraccettivi per realizzare un cambiamento radicale del concetto di famiglia.(14)

Nel 1990 Judith Butler dedusse che l’imposizione del ruolo sociale convenzionale sulla donna e dell’eterosessualità come norma per vivere la sessualità da parte della società fosse una componente di un piano politico, fondato su una metafisica errata sulla sostanza. Riferendosi alla nozione di Friedrich Nietzsche secondo cui “non c’è identità di genere dietro l’azione, l’effetto e il divenire” (15) Butler dice: “non c’è identità di genere dietro le espressioni di genere, ma l’identità è costituita performativamente dalle sue espressioni ‘proprie’, che si dice siano i risultati di queste ultime”(16) Dice che il genere imposto ad una donna è costruito dal potere, “in parte in termini di convinzioni falliche ed eterosessuali”(17).

Ciò significa che, nel genere inteso come ruolo sociale dell’uomo e della donna, ci sono aspetti socialmente determinanti: il fatto che le donne guadagnano generalmente meno degli uomini per lo stesso lavoro, il fatto che, fino a poco tempo fa, non era legale per una donna guidare un’auto in Arabia Saudita, o che, anche nei Paesi Bassi, una donna sposata non poteva avere un conto corrente bancario proprio o tenuta ad abbandonare il matrimonio fino agli anni ’50. Tuttavia, vi sono aspetti indissolubilmente legati al sesso biologico, ad esempio il ruolo dell’uomo e il ruolo della donna nel matrimonio, nella famiglia, nella procreazione, come padre e madre.


La Teoria di genere alla luce della visione cristiana dell’uomo


Il fatto che oggi l’opinione pubblica accetti facilmente il distacco totale del genere dal sesso biologico è la conseguenza di un “cocktail”, cioè dell’iperindividualismo con la sua etica autonoma, sopracitata, e una particolare visione dell’uomo, oggi particolarmente dominante nel mondo anglosassone. Secondo questo punto di vista, la persona umana in quanto tale è limitata – consciamente o inconsciamente – alla “mente”, cioè alla coscienza razionale e centro della volontà autonoma, di fatto delle funzioni biochimiche e neurofisiologiche altamente complesse dei nuclei superiori e della corteccia del cervello. Si tratta quindi di una visione materialista della persona umana.(18) Il corpo è invece visto come qualcosa di secondario, non essenziale per la persona umana. Il corpo sarebbe, per la persona umana, la “mente” dell’uomo, puro mezzo di espressione di sé. La “mente”, in quanto persona umana autonoma, determina lo scopo e il significato del corpo, quindi anche l’identità di genere, senza dover tenere conto del sesso biologico del corpo.(19) Nella moralità sessuale, rimangono quindi due norme fondamentali: che non si devono subire danni o esercitare il potere su un partner sessuale.

Tuttavia, questa visione di autonomia quasi assoluta è incompatibile con l’esperienza che la persona umana ha una certa libertà entro certi limiti: ciò è determinato in gran parte dall’educazione fornita da genitori e insegnanti, amici, opinione pubblica e dai mezzi di comunicazione di massa e sociali, come abbiamo osservato in precedenza. Inoltre, la persona umana non è solo la sua “mente”, ma una unità di dimensione spirituale e materiale, anima e corpo. La persona umana non è solo la sua anima, o semplicemente il suo corpo, ma “corpore e anima unus” (Gaudium et spes, n. 14).(20) Sia l’uomo che la donna hanno la stessa anima – altrimenti avrebbero essenze diverse – e quindi la stessa dignità. Tuttavia, anche il corpo – compresi gli organi riproduttivi e sessuali – appartiene all’essere della persona umana ed è quindi, come la persona umana, un fine a se stesso e non solo un mezzo, il cui scopo può essere determinato dalla persona umana. Giovanni Paolo II scrive nella sua Enciclica Veritatis splendor:

Una libertà che si pretende di essere assoluta finisce per trattare il corpo umano come un dato grezzo, privo di ogni significato e di valori morali fino a quando la libertà non l’ha plasmato secondo il suo disegno”. (sezione 48).(21)

Tuttavia, il corpo umano non è un dato grezzop ma, poiché appartiene all’essere della persona umana, ha i propri scopi e significati che la persona umana non può cambiare. L’uomo e la donna non sono due specie diverse, ma rappresentano due partecipazioni diverse e reciprocamente complementari nella stessa natura umana. Questa complementarità non denota una differenza di perfezione o di status, ma implica che né l’uomo né la donna sono capaci di procreare, ma solo insieme: la moglie dona la paternità al marito e il marito la maternità alla moglie.  

La complementarità non si limita agli ambiti del matrimonio e della procreazione, ma riguarda anche le differenze biopsichiche nei loro rapporti come coniugi e con i terzi e con la società nel suo insieme. Il maschio ha la tendenza a concentrarsi sulla razionalità, ha un mondo interiore un po’ astratto, esprime generalmente sentimenti meno prontamente e predilige l’avventura e la sperimentazione. La donna, tuttavia, si concentra in particolare sulle cose concrete, ha una maggiore intuizione, esprime i sentimenti più facilmente ed è in generale più premurosa. Attraverso la loro complementarietà, che non esclude né l’uno né l’altro da diversi settori sociali, si completano a vicenda nella vita familiare, sociale e professionale. Anche gli uomini e le donne non sposati contribuiscono con i loro talenti alla vita personale e sociale secondo la loro complementarietà al di fuori dell’ambito del matrimonio e della procreazione.

Giovanni Paolo II ha arricchito questi principi da una prospettiva teologica nella sua teologia del corpo.(22) Il primo capitolo del libro della Genesi (23) collega la divisione della persona umana in due diversi sessi biologici direttamente al suo essere, creato a immagine di Dio:


“Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.” (Gen. 1,27).


A questo segue immediatamente il comando di Dio all’uomo e alla donna di procreare e sviluppare il creato essendo come amministratori:


“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra” (Gen. 1,28).


Giovanni Paolo II combina questo nella sua catechesi sulla Teologia del corpo con l’esegesi del secondo capitolo della Genesi, in cui il matrimonio è descritto come la più intensa comunione tra due persone umane:(24)


“Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.” (Gen. 2,24).


C’è un solo Dio in tre Persone. Dio è in se stesso una comunità di tre Persone, che si differenziano nei loro rapporti reciproci, si amano e si donano totalmente gli uni agli altri. Qualcosa dell'”unità della Trinità” si rispecchia per analogia nella comunità più intima delle persone, cioè il matrimonio, in cui l’uomo e la donna, entrambe persone umane, ma reciprocamente complementari, si amano e si donano totalmente l’uno all’altro, a livello spirituale, emotivo e fisico (Mulieris dignitatem sezione 7;(25) Familiaris consortio sezione 11).(26).

Giovanni Paolo II ha anche osservato un’analogia tra l’eterna procreazione del Figlio da parte del Padre e dello Spirito Santo da parte del Padre e del Figlio da un lato e la procreazione umana dall’altro. La donazione reciproca totale dell’uomo e della donna nel matrimonio diventa feconda nel generare (e nell’educazione di nuove persone umane. La generazione in Dio, pur essendo interamente divina e spirituale, è il modello assoluto per la generazione dell’uomo, che è “propria dell'”unità dei due” (Mulieris dignitatem sezione 8).(27) Sia la persona umana in due sessi biologici che la generazione umana sono state create ad immagine di Dio. Gli aspetti essenziali dei generi maschile e femminile, come sposi, come padre e madre e come sessi biologici umani sono quindi ugualmente ancorati all’essere creato a immagine di Dio e fanno parte dell’ordine della creazione.

Simone de Beauvoir e altre femministe radicali percepiscono il disprezzo della donna come oggetto di piaceri e repressioni carnali e come madre, un essere destinato, in termini funzionali, alla riproduzione e all’educazione, in un ruolo e in un genere che la società ha imposto. Giovanni Paolo II percepisce invece la fonte del disprezzo della donna nel peccato originale, che ha offuscato l’essere creato in Dio sia nell’uomo che nella donna, ma con conseguenze più gravi per quest’ultima. Perciò Dio dice alla donna, dopo la caduta nel peccato:


“(Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli).
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà” (Gen. 3,16)(28).


A questo proposito, Giovanni Paolo II raccomanda, come rimedio contro la discriminazione e la tentazione per le donne, osservabile in modi diversi nel corso della storia dell’umanità, la conversione al riconoscimento che sia l’uomo che la donna sono innanzitutto persone umane con la stessa dignità, entrambe create a immagine di Dio. E raccomanda anche la conversione al recente riconoscimento che la loro reciproca complementarietà, come conseguenza delle loro differenze biologiche, compresi gli aspetti essenziali del loro genere, è radicata nel loro essere.

 

Conseguenze della teoria di genere dell’annuncio della fede cristiana



La teoria del genere (gender, ndr) ha gravi conseguenze per la proclamazione della fede cristiana.

In primo luogo, la teoria del genere, che comporta il distacco quasi totale del genere dal sesso biologico, contraddice radicalmente l’insegnamento della Chiesa secondo il quale il luogo di una relazione sessuale può essere solo tra un uomo e una donna, all’interno del matrimonio, e deve sempre essere aperto alla procreazione. Al contrario, la teoria del genere sostiene la libera scelta del genere, indipendentemente dal sesso biologico, e accetta anche l’attività sessuale a piacimento, anche al di fuori del matrimonio e non aperta alla procreazione, ad esempio tra persone dello stesso sesso. Promuove anche il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso biologico e ritiene moralmente accettabile che tali persone adottino figli. Accetta i rapporti sessuali extraconiugali, la maternità surrogata e la riproduzione artificiale. Inoltre, la riassegnazione del sesso biologico nel transessuale comporta la sterilizzazione.

In secondo luogo, la teoria del genere, che ha origine nel femminismo radicalizzato, promuove la legalità dell’aborto procurato – utilizzando i termini eufemistici dei diritti sessuali e riproduttivi – per evitare che una donna che è diventata involontariamente incinta sia costretta ad assumere il ruolo di madre, visto come un ruolo imposto alle donne in passato nella società occidentale e ancora oggi in molti paesi del mondo.(29)

In terzo luogo, la teoria del genere ostacola l’annuncio della fede cristiana e mina i ruoli di padre, madre, coniugi, matrimonio e relazioni tra figli e genitori. Dobbiamo renderci conto che la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa, e più tardi la teologia cattolica, hanno usato l’analogia tra le relazioni tra le tre Persone in Dio e la generazione divina da una parte, e la generazione umana dall’altra, per proclamare la fede cristiana. La rimozione o l’alterazione dei significati di padre, madre, matrimonio, paternità e maternità, rendono difficile annunciare la fede in un Dio in tre Persone, Dio Padre, Cristo come Figlio di Dio Padre, fatto uomo, e Maria come sposa dello Spirito Santo. Dio è identificato come il Padre e lo sposo del suo popolo d’Israele. Minare il significato del marito e della moglie significa minare la possibilità di annunciarlo.  In questo modo si danneggia anche l’analogia tra il rapporto tra Cristo e la Chiesa da una parte e il rapporto tra marito e moglie dall’altra (Efesini 5,21-33). Al di là di tutti gli altri argomenti, il fatto che il sacerdote, che rappresenta Cristo in persona e quindi ha la Chiesa come coniuge, deve essere un uomo, si fonda su questa analogia. La separazione del genere dal sesso biologico renderebbe, di per sé, irrilevante se il sacerdote è maschio o femmina.



Conclusione



La dimostrazione degli errori della teoria del genere è della massima urgenza, perché come risultato di tale teoria sono in gioco non solo la morale sessuale, ma anche l’annuncio della fede cristiana in sé stessa.

 

Fonte: LifeSiteNews

 




Una Chiesa secolarizzata, senza fascino e senza attrattiva

Bandiera LGBT

Bandiera LGBT

 

 

di Sabino Paciolla

 

Alla fine la diocesi di Torino non ha rinunciato a parlare di fedeltà alle coppie gay. Infatti, si ricorderà, l’anno scorso, quando questa iniziativa, seguita da don Carrega, venne alla luce, provocando grande clamore, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, intervenne fermandola. Tanti notarono che si trattava di una semplice interruzione, non di una cancellazione. E infatti, a distanza di un anno, con le acque calme della dimenticanza mediatica, l’iniziativa è stata riproposta ma senza renderla pubblica. Si è saputo a cose fatte.

Complimenti alla diocesi di Torino.

Bando al moralismo, si è detto. “Anche voi siete degni di fedeltà, cioè meritate un amore esclusivo e unico”. Questo, come riporta il giornale La Stampa di Torino, sembra sia stato il messaggio alla base dell’iniziativa. Il ritiro spirituale si è tenuto in un istituto religioso della collina. C’era anche il cappellano del carcere don Alfredo Stucchi.

Il gesuita padre Piva, come riportò Avvenire un anno fa, con dispiacere per l’interruzione dell’iniziativa, disse: «Sarebbe stato un ritiro quaresimale sull’amore per convertirci all’amore, oggi è quanto mai necessario. E non solo per persone omosessuali e per i loro familiari, anche per persone e coppie eterosessuali».

«Siamo fermamente convinti – sono ancora parole di padre Piva – che fare l’esperienza autentica dell’amore di Dio, un amore senza misura e senza condizioni – se non quella di accoglierlo – significhi anche permettere che questo amore possa mettere ordine nella vita delle persone». Ora, come si faccia a mettere ordine in un amore omosessuale i cui atti espressivi ed essenziali il Catechismo definisce “intrinsecamente disordinati” è veramente un rebus. In ogni caso, questo tentativo dimostra la cifra della confusione montante nella Chiesa.

E infatti, se è la fedeltà (che è la modalità espressiva) a rendere ordinato l’amore, e non l’amore in quanto tale, quando è secondo il piano di Dio, allora anche l’amore omosessuale, purché fedele, diventa anch’esso ordinato. Ma se è ordinato, allora vuol dire che è un bene per la persona, dunque degno di essere ricercato e tutelato dalla Chiesa. Questo il ragionamento fatto da alcuni, anche pastori. Si spiega così la richiesta di benedizione in chiesa per le coppie omosessuali avanzata da alcuni alti esponenti della Chiesa tedesca.

Ma la benedizione non è altro che un primo passo verso la equiparazione della famiglia naturale, quella prevista dal piano di Dio, con quella immaginata e poi statuita da una qualsiasi maggioranza politica al potere. L’amore secondo Dio confuso con l’amore secondo l’orizzonte umano.

Come si vede, si è in presenza di un capovolgimento dell’ordine delle cose: l’attributo (la fedeltà) prende il posto della cosa (l’amore secondo il piano di Dio). Una confusione terribile.

Non a caso, uno dei partecipanti al ritiro, Massimo Battaglio, attivista gay, come riporta sempre La Stampa, dice: “Chiediamo alla Chiesa non solo apertura ma anche rispetto, ma quando ci troviamo tra gay credenti diamo per scontato che l’amore gay è amore. E l’amore, nel Cristianesimo, è l’essenza”.

Appunto, “l’amore gay è amore”.

Quale l’obiettivo dichiarato? Aggiornare la Dottrina. Il tutto guidato dalla coscienza (erronea) di non essere al passo con i tempi, di essere obsoleti. Ma quello voluto è un aggiornamento che segue i criteri del mondo, basati sulla sociologia, sulla psicologia, sulla politica. In una parola, sulla ideologia. Un aggiornamento che non segue i criteri di Cristo ma quelli di una società secolarizzata.

Ma la Chiesa, quando spinge gli altri ad agire contro i Comandamenti di Dio e l’insegnamento di Cristo, non sta commettendo un abuso di potere? Non sta perseguendo un suo disegno piuttosto che quello che Dio le ha rivelato? Non sta ricercando il suo particolare piuttosto che il vero bene delle persone e la salvezza delle loro anime?

Ecco il punto centrale: la salvezza delle anime. L’insegnamento alla fedeltà in un amore che la Chiesa definisce disordinato, poiché viola il sesto Comandamento, come potrà mai portare alla salvezza delle anime. È una contraddizione. Spero si sia consapevoli di questo.

Mi chiedo dunque se alcuni pastori abbiano forse dimenticato che «La Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere per sé aperto alla trasmissione della vita… Tale dottrina, più volte esposta dal magistero, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo» («Humanae Vitae», 11-12)

A questo proposito, fanno riflettere le parole che il card. Gerhard Müller ha scritto qualche giorno fa:

“Come sottolinea giustamente Benedetto XVI, possiamo allontanarci dalle false vie solo se comprendiamo la sessualità maschile e femminile come dono di Dio, che non serve al piacere narcisistico ma ha il suo vero scopo nell’amore tra coniugi e nella responsabilità per una famiglia. Solo nel più ampio contesto di Eros e Agape la sessualità ha il potere di costruire la persona umana, la Chiesa e lo Stato. Altrimenti genera la distruzione”.

In conclusione, Benedetto XVI una volta disse che “la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”. Quello che è avvenuto a Torino mi sembra però che si muova su una strada diversa, quella dell’adesione a ciò che il mondo chiede. Qualcosa che fa perdere molto del suo fascino, qualcosa che rende il cristianesimo una tra le tante opzioni disponibili sul mercato dell’offerta consolatoria. Ma una Chiesa che persegue la strada della secolarizzazione è una Chiesa irrimediabilmente senza fascino e senza attrazione. E, come scriveva sempre il card. Müller qualche giorno fa, una Chiesa secolarizzata è destinata alla perdizione.

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Qui il video del 2018 in cui don Gianluca Carreca, incaricato per l’accompagnamento delle persone omosessuali credenti spiega l’iniziativa e il percorso spirituale voluto dalla Diocesi di Torino:

 

 




Papa francesco incontra e posa per le foto con i Cattolici LGBT+ di Westminster

Papa Francesco ha incontrato un gruppo LGBT+ che si identifica come “cattolico” ma afferma posizioni contrarie alla morale cattolica. Papa Francesco ha posato con loro per le foto durante la visita del gruppo a Roma la scorsa settimana. Il gruppo è stato istituito e viene supervisionato dall’arcivescovo Vincent Nichols di Westminster, Londra, elevato al cardinalato da Papa Francesco nel 2014. Del card. Nichols ho già riferito qui e qui

Di seguito un articoli di Martin M. Barillas, nella mia traduzione.

"I cattolici LGBT+ Westminster" incontrano Papa Francesco 06.03.2019

“I cattolici LGBT+ Westminster” incontrano Papa Francesco 06.03.2019

 

Papa Francesco ha incontrato un gruppo pro-omosessuale che si identifica come “cattolico” e ha posato con loro per le foto durante la visita del gruppo a Roma la scorsa settimana.

Il gruppo, “LGBT+ Catholics Westminster”, promuove la normalizzazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica e cerca di “liberare la Chiesa e la società dall’omofobia sistemica e istituzionale”. Il gruppo pro-omosessuale è stato nominato dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, per fornire assistenza pastorale ai cattolici che si identificano come omosessuali.

Cattolici LGBT+ Westminster afferma posizioni contrarie all’insegnamento cattolico sull’omosessualità.

“Un ministero pastorale pienamente inclusivo con e per i cattolici LGBT, genitori e famiglie, porta inevitabilmente a comprendere l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità e l’identità di genere come un’area in via di sviluppo dell’insegnamento magisteriale e non qualcosa di fisso una volta per tutte in precedenti documenti della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede”, afferma il gruppo sul suo sito web.

L’organizzazione ha marciato nella parata gay pride di Londra. Il sito web dell’organizzazione mostra in una posizione di rilievo una preghiera scritta dal sacerdote cattolico apertamente omosessuale Bernárd J. Lynch che afferma sul suo blog: “Sono sposato con mio marito Billy dal 1998”.

La Chiesa cattolica insegna che gli atti omosessuali sono “atti di grave depravazione” e sono “intrinsecamente disordinati” perché “contrari alla legge naturale”.

“Chiudono l’atto sessuale al dono della vita. Non procedono da una genuina complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica. La Chiesa insegna anche che la stessa inclinazione omosessuale è “oggettivamente disordinata”.

Il Papa ha incontrato il gruppo e ha posato con loro per una foto il mercoledì delle Ceneri del 6 marzo, dopo l’udienza generale. Secondo The Tablet, il gruppo aveva “posti privilegiati” all’udienza in piazza San Pietro. Il Papa ha stretto la mano ai pellegrini. Ognuno di loro ha ricevuto un rosario da lui.

Durante la loro visita a Roma dal 4 al 10 marzo, il gruppo ha ascoltato le presentazioni dei giornalisti e del professor James Keenan SJ del Boston College. Il prof. Keenan ha parlato della prospettiva del Papa sui Sinodi su Matrimonio e Famiglia del 2014 e 2015. Per quanto riguarda le preoccupazioni LGBT, Keenan ha parlato dell’importanza dei principi di Papa Francesco di “accompagnamento” e “discernimento morale”. Il gruppo ha avuto anche un momento di Preghiera del mattino per commemorare nella basilica di San Bartolomeo sul Tevere le vittime dell'”omofobia” e della “transfobia”.

La vicinanza del Cardinale Nichols ai cattolici LGBT+ Westminster era evidente quando ha celebrato la Messa della festa del Battesimo del Signore nella Chiesa dell’Immacolata Concezione nel centro di Londra in gennaio. Amministrato da sacerdoti gesuiti, il programma di assistenza LGBT della parrocchia, LGBT Catholics Westminster, è stato formato sotto la direzione del cardinale. Comprende gruppi più piccoli che presentano persone che si identificano come “trans”. Il cardinale è stato innalzato al cardinalato nel 2014 da Papa Francesco e ha celebrato per la prima volta una messa per accogliere i cattolici LGBT nella parrocchia dei gesuiti a Londra nel 2015. Ex arcivescovo di Birmingham, il cardinale Nichols è il chierico cattolico più anziano in Inghilterra e Galles.

Il Cardinale Nichols ha scritto ai pellegrini prima del loro pellegrinaggio, dicendo loro che era una “meravigliosa opportunità” quella di essere a Roma e, soprattutto, di “approfondire la propria fede”. Egli ha scritto: “Che San Pietro e San Paolo, e in effetti tutti gli Apostoli, continuino a guidarvi sulla vostra strada, e che non manchiate mai di lasciarvi ispirare dalla loro testimonianza di fedeli servitori del nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo”. Il cardinale ha chiesto ai pellegrini LGBT di pregare per lui “presso le tombe di San Pietro e San Paolo e di tutti gli altri luoghi santi che visiterete”, assicurando loro le sue preghiere.

 

Nota: Pete Baklinski ha contribuito a questo articolo.

 

Fonte: LifeSiteNews




Card. Nichols: “L’identità ricevuta con il Battesimo trascende tutte le altre identità. E la parola ‘famiglia’ include molti modelli”

Card. Vincent Nichols

Card. Vincent Nichols

di Sabino Paciolla

 

Mi chiedo perché tanti uomini di Chiesa, oggi anche importanti prelati, girino intorno alle parole e non dicano invece quello che effettivamente pensano? Perché usare parole come ”misericordia”, “accoglienza”, “sentirsi a casa”, per “accogliere” (giustificare?) indirettamente, ma realmente, le nuove “famiglie” omosessuali? Perché ridurre la parola amore a sentimento, svuotandola del suo significato profondo, facendo così fuori tutta l’antropologia cristiana fino a ieri condivisa e data quasi scontata. Una antropologia che discende direttamente dall’ordine del creato come è stato disegnato da Dio?

Il Cardinale Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster (Londra), ha presieduto per la seconda volta la Messa di benvenuto ai cattolici LGBT+, genitori e famiglie, nella festa del Battesimo del Signore, domenica 13 gennaio, nella Chiesa dei Gesuiti di Farm Street. La chiesa di Mayfair, ospita il Consiglio Pastorale LGBT+ dei Cattolici di Westminster e le sue attività pastorali, come richiesto dal Cardinale.

Non credo sia stato un caso che la messa di benvenuto per i cattolici LGBT sia stata celebrata nella ricorrenza del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Infatti, come ci riporta questo articolo di ICN, “nella sua omelia, il Cardinale Vincent Nichols ha fatto riferimento all’identità radicale che tutti i cristiani hanno con il loro battesimo, che trascende tutte le altre identità. La comunità della Chiesa, formata dall’unità battesimale, è radicata nell’amore, e questo è vissuto in impegni profondi di amicizia, compresi il matrimonio e la vita familiare”.

Dunque, il card. Nihcols sembra ci stia dicendo che  l’identità acquisita con il Battesimo, cioè quella di figli di Dio, trascenda tutte le altre identità, in particolare quella di maschio e femmina. Per cui, l’identità sessuata perderebbero di significato, e che dunque tutte le identità diventerebbero secondarie dinanzi a quella di figli di Dio. In realtà, il Battesimo non annulla l’identità sessuata, anzi la qualifica, la fortifica, la rende più vera, perché Dio ci ha creati così, “maschio e femmina Dio li creò”.

Nella sua omelia, continua l’articolo, il card. Nicols “ha fatto eco alla sua recente Lettera Pastorale alla diocesi di Westminster:  Essere ‘a casa’, nel suo senso più ovvio, che è essere nel cerchio in cui siamo nati, riunendo le generazioni di cui facciamo parte. Ma ‘a casa’ significa anche celebrare tutto l’amore e le amicizie che ci sostengono. Comprende l’abbracciare nuovamente le scelte di vita importanti che abbiamo fatto, i doveri di fedeltà e le sue grazie……un momento di ringraziamento a Dio per la famiglia, le famiglie, a cui apparteniamo, siano essi legami di carne e sangue, legami di amicizia, o legami creati da impegni liberi, comprese le promesse di vita religiosa. La parola ‘famiglia’, quindi, è in grado di includere molti e diversi modelli e dimensioni di vita, e alcuni portano con sé l’esperienza della tristezza e del fallimento. (30 dicembre 2018)”

Date le premesse, non ci si deve poi meravigliare se si finisce con il ringraziare Dio per la famiglia e “le famiglie”, indipendentemente dal fatto che esse siano costituite da ”legami di carne e sangue, legami di amicizia, o legami creati da impegni liberi”. Né ci si deve stupire se il card. Nichols pensa che, come riportato dall’articolo, “La parola ‘famiglia’ è in grado di includere molti e diversi modelli e dimensioni di vita”.

Quando si parla alla comunità LGBT+ (che sappiamo quali “modelli” di famiglia sostiene) e si sostiene che la famiglia ricomprende “diversi modelli e dimensioni di vita”, cosa si sta di fatto affermando? Quale tipo di famiglia si sta giustificando?

Stando dunque alla omelia di un cardinale cattolico, mi chiedo dove sia finito tutto l’insegnamento della Chiesa che fino ad oggi ci è stato dato? È ancora valido? È ancora tenuto per vero? E le autorità vaticane a tutela della ortodossia dell’insegnamento della Chiesa cosa ne pensano?

L’articolo conclude: “Parlando dopo la Messa, il Cardinale ha elogiato i cattolici LGBT+ di Westminster come un importante segno di benvenuto e di inclusione nella diocesi di Westminster, non solo come individui che vengono accolti, ma come comunità identificabile che è di casa nella Chiesa”.

Capite, il cardinale ha elogiato i ”cattolici LGBT+” non solo come individui, ma proprio come “comunità identificabile”.

 




I Gesuiti sono cattolici?

Sui social i principali protagonisti della discussione sui “cattolici LGBT” sono sacerdoti della Compagnia di Gesù. Oggi come oggi i più noti sono padre James Martin (molto noto ai lettori di questo blog) e padre Thomas Reese che, dopo aver sostenuto che la Chiesa doveva smettere di perdere tempo a combattere contro il matrimonio gay e di storcere il naso verso i seminaristi gay, viste le poche vocazioni, è stato premiato da Obama con un incarico presso la Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale.

Martin, consultore della Santa Sede per le Comunicazione, l’estate scorsa è stato inviato al Meeting internazionale della Famiglia per parlare di “accoglienza delle persone LGBT”; Reese, allontanato dalla rivista “America Magazine” per ordine della Congregazione per la Dottrina della Fede (dopo anni di polemiche con il card. Ratzinger nel frattempo diventato Papa), il prossimo anno, parlerà della crisi degli abusi sessuali del clero al Congresso di Educazione religiosa di Los Angeles (LA REC).

L’elenco dei Gesuiti oggi esplicitamente a favore ad una incorporazione della visione antropologica derivata dalla cultura LGBT nella pastorale e nella dottrina cattolica è piuttosto lungo ma non è un dato recente: fin dagli anni ‘70 i Gesuiti sono stati in prima linea con i movimenti LGBT, con sacerdoti attivisti che sono stati spesso tollerati dalla Compagnia e contrastati con vario successo dal Vaticano.
Questo articolo del 2002 presenta un libro, Incertezza Passionale: Dentro i Gesuiti americani, in cui viene mostrato come questo processo, all’interno di un quadro di desertificazione dottrinale della Compagnia di Gesù negli Stati Uniti, è proseguito e, agli inizi del nuovo millennio, era già molto avanzato.
A guardare come stanno le cose oggi, sembrerebbe, purtroppo, che negli ultimi 16 anni non siano migliorate.

L’articolo è del padre gesuita Paul Shaughnessy, la traduzione è di Annarosa Rossetto.

Gesuiti: novizi.

Gesuiti: novizi.

 

I Gesuiti sono cattolici?

“Miei cari amici, vediamo tutti le difficoltà che affliggono qualunque nozione di una religione rivelata”, dice un filosofo di Oxford in Let Dons Delight di Ronald Knox. “Firmi un assegno in bianco, approvando in anticipo, per così dire, la sua dottrina, non sapendo se ci saranno ancora abbastanza soldi quando andrai a controllare il conto.”

La Chiesa Cattolica si considera come il legatario di verità universali e immutabili su Dio e l’uomo, sostenendo di avere una garanzia divina che non ha mai insegnato, e mai insegnerà, l’errore. Come intuì con particolare chiarezza un soldato basco di nome Ignazio Loyola, questa posizione o è vera o è folle: solo la vigliaccheria morale o la confusione intellettuale potrebbero dare spazio ad una via di mezzo. Quindi nessuna fede è più radicalmente vulnerabile del cattolicesimo alla mancanza insinuata dallo scettico docente di Knox, nessuna religione ha più bisogno di una difesa agile, adattabile e sempre vigile.

Gli uomini della Compagnia di Loyola, conosciuti col nome sarcastico di “Gesuiti” dato dai loro oppositori, si sono organizzati su linee militari con un amore militaresco per una chiara catena di comando, come attesta il loro atto di fondazione. Il Gesuita deve “servire come un soldato di Dio sotto lo stendardo della Croce e servire il solo Signore e la Chiesa, sua sposa, sotto il romano pontefice, il vicario di Cristo sulla terra”. La missione del Gesuita è “lottare soprattutto per la difesa e la propagazione della fede e per il progresso delle anime nella vita e nella dottrina cristiana”.

È un affare rischioso. I voti “di sangue” con cui il Gesuita si lega perennemente alla povertà, alla castità e all’obbedienza sono fatti tipicamente per la prima volta quando il novizio ha venticinque anni, non alla conclusione, ma all’inizio dei dieci anni di addestramento in cui imparerà che cosa esattamente si è impegnato a difendere. Più l’aspirante è intelligente e idealista, più è spiritualmente precaria la sua posizione, mentre affronta il pieno potere degli avversari della Chiesa e la fragilità fin troppo umana dei suoi difensori. La scommessa di Loyola era che, se il desiderio di Dio di un uomo potesse essergli reso presente, egli avrebbe sopportato volentieri i sacrifici richiesti fino a quando non avesse visto la verità “dall’interno”, e non fosse più motivato dalla disciplina ma dall’amore. Per quattro secoli il gioco ha funzionato.

Ora non più. L Incertezza Passionale: Dentro i Gesuiti americani pubblicato recentemente è una rappresentazione eccentrica ma convincente del collasso della diserzione della Società di Gesù: Papisti che odiano il Papa (il riferimento è a Giovanni Paolo II, N.d.R.), evangelizzatori che hanno perso la fede. Privati ​​della loro ragion d’essere come Gesuiti, rispondono o mettendo fine alla loro esistenza come Gesuiti (i disertori sono più numerosi dei membri attivi negli Stati Uniti) o indugiando a una voluta imbecillità in cui alle questioni che dividono in modo esplosivo non è mai permesso di emergere.

Gli autori di Passionate Uncertainty, Peter McDonough e Eugene Bianchi (rispettivamente un esperto di scienze politiche e un professore di religione) descrivono in modo molto vivido il crollo dei Gesuiti citando le interviste e le dichiarazioni scritte di più di quattrocento Gesuiti ed ex Gesuiti. Sia la gamma degli oratori presentati sia il contenuto delle loro opinioni riflettono accuratamente la situazione attuale. Non che chi parla sia sempre equilibrato, onesto o magnanimo – c’è un risentimento troppo profondo perché possa essere così – ma nel complesso le voci ci danno una immagine reale del dilemma dei Gesuiti americani: uomini capaci e senza scopo, irrimediabilmente compromessi dallo spergiuro .

La traiettoria del declino non è difficile da ricostruire, e la storia dei Gesuiti, sebbene più drammatica, differisce poco da quella di altri ordini progressisti religiosi nei decenni successivi al Concilio Vaticano II. Si è visto il liberalismo promuovere la tolleranza e il rispetto reciproco nelle comunità secolari pluraliste. Tuttavia, essendo puramente negativo nel contenuto e procedurale nell’applicazione, si rivelò letale quando importato in un ordine volontario come la Società di Gesù, un ordine sia dottrinalmente esclusivista sia rigidamente gerarchico. Quasi da un giorno all’altro la fanteria leggera del Papa divenne un battaglione in cui ogni uomo decise da sé quale guerra stava combattendo. Il risultato fu un incubo istituzionale: confusione e codardia al vertice; disperazione, rabbia e disillusione nei ranghi. I Gesuiti americani sono passati da 8.400 membri nel 1965 a 3.500 oggi. I novizi entrati sono diminuiti da un picco di un anno totale di 409 a un minimo di 38. Peggio ancora, il numero di preti che abbandonano la nave ogni anno equivale all’incirca al numero di novizi entrati; il numero di Gesuiti che muoiono ogni anno è il doppio di entrambi.

Eppure, al suo centro, la crisi non è di dimensioni ma di fedeltà. Uno dei servizi importanti che fornisce Passionate Uncertainty è che farci ascoltare influenti Gesuiti – quelli che plasmano la strategia – esprimere francamente la loro opinione, con parole non addolcite dalle loro personali relazioni pubbliche negli uffici di raccolta fondi. “Sono inorridito dalla direzione dell’attuale Papato”, dice un amministratore universitario. “Sono scandalizzato dal rifiuto intransigente di Roma di riesaminare le sue dottrine riguardanti gender e sesso”. .  . “Francamente penso che la Chiesa sia governata da criminali.” “La Chiesa come la conosciamo sta morendo”, insiste un maestro ad un ritiro. “Spero e prego che la Compagnia aiuti a facilitare questa morte e risurrezione.” Un accademico gongola: “La Società non ha venduto la sua anima alla ‘Restaurazione’ di Giovanni Paolo II.” Un altro studioso Gesuita, uno storico di Chiesa, classifica Giovanni Paolo II come “probabilmente il peggior Papa di tutti i tempi”, aggiungendo: “Non è uno dei peggiori Papi; lui è il peggiore. Non fraintendetemi.” Gli intervistati chiariscono che il loro disprezzo per il Papa è basato quasi interamente sulla sua intransigenza, la sua riluttanza a imitare la propria adattabilità in materia di dottrina.

Come tutti i sacerdoti, i citati di cui sopra hanno fatto un giuramento solenne giurando di “abbracciare fermamente e accettare tutto ed ogni cosa che riguarda la dottrina della fede e della morale” proposta dalla Chiesa. Non si deve presumere che non riescano a vedere la discrepanza. La loro voluta imbecillità non deriva da una mancanza di intelligenza o ingegnosità, ma da una deliberata decisione di ignorare lo scontro con gli impegni presi e di sopprimere i tentativi ribelli di gettare luce su ciò che, per ragioni tattiche, è meglio lasciare nell’oscurità.

La “NEGAZIONE DELL’EVIDENZA” è il motto della nuova nomenklatura dei Gesuiti, e gli uomini che si sono nominati superiori negli anni ’70 hanno capito chiaramente che chiunque può scrivere o dire praticamente tutto ciò che vuole, purché continui a tenere aperte le linee semantiche della ritirata. Così il teologo tedesco Karl Rahner ha potuto esortare i suoi compagni Gesuiti: “Dovete rimanere fedele al Papato nella teologia e nella pratica, perché questo è parte del tuo retaggio in misura speciale, ma perché la forma attuale del Papato rimanga soggetta , anche in futuro, ad un processo storico di cambiamento, la vostra teologia e la legge ecclesiastica hanno soprattutto il compito di servire il Papato come lo sarà nel futuro. Vedete che idea? I nostri attuali Gesuiti (si parla del 2002 N.d.T.) sono tutti fedeli al Papato, ma al futuro Papato – forse quello di Papa Chelsea XII – e il loro sostegno alla contraccezione, al sesso gay e al divorzio proviene da umile obbedienza a questo pontefice opportunamente proteiforme.

C’era un prezzo da pagare, ovviamente. La negazione dell’evidenza ha permesso alla Compagnia di Gesù di emanciparsi dalla Santa Sede, ma nello stesso tempo ha sottratto alla dirigenza Gesuita la sua capacità di condurre, di esprimere chiaramente una visione lucida e di impartire ordini di marcia inequivocabili. Non sorprende che, in assenza di un obiettivo chiaro, la disciplina tradizionalmente accettata come mezzo per raggiungere l’obiettivo inizi a sfaldarsi. Come spiegano gli autori nel loro stesso gergo: “La struttura degli incentivi alla santità è cambiata. La pratica ascetica ha subito una dissacrazione e ha assunto più di un sentore di patologia.” Il risultato, molto semplicemente, è la diffusa infedeltà ai voti: rilassamento nella povertà e nell’obbedienza, ma, più drammaticamente, fallimento nella castità.

In PASSIONATE UNCERTAINTY McDonough e Bianchi citano un Gesuita sulla cinquantina che – ammettendo sconcerto alla domanda “cosa costituisce l’adesione al celibato?” – dice che questa incertezza “mette i preti in un dilemma tra un dannato se lo fai (posizione morale non coerente) e un maledetto se non lo fai (repressione vecchio stile).” Le sue ulteriori osservazioni suggeriscono che la repressione è la strada meno presa: “Ora tutti (quelli con un cervello) si rendono conto che le regole sono cambiate. Posso lavorare a stretto contatto con una collega donna? Andare a pranzo? . . . Posso darle il bacio della buonanotte? Passarci una notte una volta ogni tanto, purché non interferisca con il mio ruolo sacerdotale? Fare le vacanze insieme?”

Anche se mi allineo con i senza cervello nella classificazione di quest’uomo, non ho dubbi che abbia ragione a credere che la maggior parte dei suoi colleghi Gesuiti sia del suo pensiero e che non vivano secondo i loro voti ma secondo le loro nuove regole. Il suo resoconto è fuorviante, tuttavia, nel suggerire che la maggior parte della nuova generazione cerchi la compagnia delle donne.

“Sono entrato per trovare un modo di vivere il mio essere gay”, dice un Gesuita di trentasei anni, “anche se allora non l’avrei detta in questo modo.” Non è il solo. Circa la metà della Compagnia sotto l’età di cinquanta vaga al confine tra omosessualità dichiarata e non dichiarata. Nel 1999 i Gesuiti americani decisero di dare la priorità al reclutamento dei gay (sotto la rubrica di “uomini a proprio agio con la loro sessualità”), e la maggior parte dei formatori americani, Gesuiti incaricati della preparazione, sono essi stessi omosessuali.

C’è una buona dose di dissimulazione tra i superiori su questo punto: alcuni negano l’accusa di un afflusso di gay, alcuni lo ammettono ma insistono sul fatto che è un vantaggio, e probabilmente si spostano da una posizione all’altra a seconda delle simpatie del loro pubblico e delle esigenze del momento. Nel complesso, i superiori hanno favorito con cautela la trasformazione della sottocultura gay nella cultura dominante all’interno delle case dei Gesuiti. Il sito web della Provincia della California ritrae il suo noviziato in termini francamente di campeggio (una foto che mostra due novizi nelle maschere di Carnevale era intitolata “Pretty Boy and Jabba the Slut” (la puttana, N.d.T.). Sull’altra costa, il Boston Magazine ha riconosciuto la parrocchia dei Gesuiti del centro come il “miglior posto per incontrare un compagno gay” nei suoi riconoscimenti per “Il Meglio di Boston”.

Il costo non è trascurabile. Come afferma la “Legge di Neuhaus” (proposta dall’editore di First Things Richard John Neuhaus), “dove l’ortodossia è facoltativa, prima o poi verrà proscritta”. Nella Società di Gesù ciò si applica alla diversità sia nello stile di vita che nella dottrina. Un uomo osserva: “Molti dei miei amici ex Gesuiti menzionavano il gran numero di Gesuiti gay e l’impatto che aveva sulla vita di comunità come una delle maggiori ragioni per cui se ne erano andati. Come Gesuita relativamente giovane ed eterosessuale credo di essere in minoranza, e questo solleva delle domande.” Un Gesuita di trentacinque anni aggiunge: “Il mio maestro dei novizi se n’è andato per sposarsi, il mio direttore di formazione per una relazione con un altro uomo, e così via. Non si può fare a meno di avere la sensazione che noi di questa generazione di Gesuiti possiamo essere ‘l’ultimo degli Shaker’.” (Gli “Indian Shaker” erano una setta religiosa indiana in cui si mescolavano elementi cattolici, protestanti e sciamanici – da qui il gioco di parole che vuol dire “l’ultimo dei Moicani” in senso religioso. N.d.T.)

Sarebbe un’esagerazione dire che non c’è preoccupazione tra i superiori in quello che Passionate Uncertainty chiama – in una frase memorabile – “l’incheccamento e l’invecchiamento dei Gesuiti” (nel testo un gioco di parole traducibile con l’omosessualizzazione e l’ingrigimento dei Gesuiti N.d.T.). Ma chiaramente sono disposti a tollerare l’invecchiamento per accelerare l’omosessualizzazione. Le simpatie omosessuali degli uomini posti nelle posizioni di controllo rendono particolarmente difficile per i candidati eterosessuali e dottrinalmente ortodossi sopravvivere al processo di selezione. Gli uomini del tipo considerato come materiale di prima scelta per Gesuiti negli anni ’50, vengono spesso eliminati prima di entrare nel noviziato. Qualche anno fa uno studente universitario di Harvard mi disse: “Dalla mia lettura della storia avevo ricevuto questa idea di Gesuiti come persone brillanti e fighissime che amano la Chiesa. Così ho pensato di tastare il terreno e sono andato a parlare con il promotore vocazionale. Per tutta l’ora in cui abbiamo parlato, non mi ha mai chiesto una sola volta qualcosa sulla mia vita di preghiera o simile. Ha continuato a fissarmi il pacco continuando a chiedermi quanto spesso mi masturbavo. Così, per tutto il tempo”. Così, amico mio, e tanti saluti a Jabba la Puttana.

Dati i loro settori d’interesse scientifico, è sorprendente che McDonough e Bianchi in Passionate Uncertainty dimentichino di toccare il cambiamento postconciliare più importante di tutti nella struttura di comando dei Gesuiti americani: lo spostamento del potere de facto dalla gerarchia formale (rettori di seminario, provinciali) ai Rettori universitari. Sulla carta, i Rettori rimangono soggetti ai loro superiori religiosi; in realtà sono loro a dettare il tono con cui la vita dei Gesuiti è vissuta e, in occasione di un conflitto tra Rettori e superiori, i Rettori vincono a mani basse. Il destino di padre Joseph Fessio, ex allievo del cardinale Joseph Ratzinger e direttore della Ignatius Press a San Francisco, ne è un’ottima esemplificazione. Quando Fessio è diventato una seccatura per il Rettore della University of San Francisco, padre Stephen Privett, all’inizio di quest’anno (2002, N.d.T.) contribuendo alla fondazione di un college cattolico biennale nelle vicinanze, è stato prontamente riassegnato come cappellano di un piccolo ospedale a Duarte, in California. Pochi Gesuiti furono sorpresi; e a nessuno il messaggio non è arrivato forte e chiaro.

La tipologia sociale della nuova classe dirigente è anche una dimensione importante della realtà attuale. Posizioni prestigiose, come amministratori universitari e teologati, sono per la maggior parte decise da un gruppo informalmente conosciuto come i “Galleristi”: sacerdoti gay discreti, di ottimo eloquio e curati nell’abbigliamento, tra i cinquanta e i sessant’anni. Laddove i Gesuiti più anziani sono famosi per il calore della loro passione anti-Papale, i Galleristi mostrano un’apatia quasi completa nei confronti della religione in tutte le sue forme. Progressisti in modo convenzionale, sostengono i preservativi e le donne sacerdote non tanto per motivi di fede ma perché è una posizione alla moda, un po’ come l’indossare un berretto da baseball all’indietro. L’anno scorso undici delle ventisette università Gesuite americane hanno ospitato ripresentazioni dei Vagina Monologues di Eve Ensler, mentre i Gesuiti più umilmente impiegati, spesso inclini ad essere sconcertati per questi sviluppi, sono stati ufficialmente rassicurati dal quartier generale che “l’identità cattolica dei collegi [Gesuiti] e delle università non è mai stata più forte”. Gli insegnamenti della Chiesa, essendo in gran parte irrilevanti, hanno un’importanza minimale nel plasmare le opinioni dei Galleristi, che tendono a considerare il cattolicesimo ortodosso come la boxe o l’eterosessualità, cioè come uno dei rozzi divertimenti della classe operaia.

Uno dei primi recensori di Passionate Uncertainty (lui stesso membro della nomenklatura Gesuita) ha lanciato una veloce occhiata agli indicatori di declino dati da McDonough e Bianchi, ma ha concluso allegramente: “Il ritratto generale è quello di uomini contenti delle loro vocazioni, che si sono avvicinati alla persona di Gesù lasciando dietro di sé quell’immagine del passato di un Dio Onnipotente.”

Questa osservazione, per quanto paradossale possa sembrare, è un’espressione abile della disconnessione caratteristica tra l’identità Gesuitica (nella nuova modalità) e il servizio sacerdotale a Dio (in quella vecchia). Nel capitolo di McDonough e Bianchi su “Il ministero e il significato del sacerdozio”, sentiamo un altro uomo liquidare languidamente la nozione di dovere sacerdotale come un esempio di immaturità emotiva: “L’azione sacramentale formale è meno centrale, come lo sono le ‘pratiche’ religiose, di come era stato negli anni precedenti – ma spesso molto più coinvolgente. Celebrare la Messa quotidiana, semplicemente perché si fa così, non fa più parte del mio modo di pensare. Sarebbe un approccio simile a quello per cui, in una relazione coniugale, si dovrebbe fare sesso ogni notte”

“A nessuno degli uomini che conosco interessa essere un prete”, riferisce un uomo che si occupa della formazione teologica. “Ciò che conta è essere un Gesuita”. Un direttore spirituale sulla cinquantina concorda: “Se potessi rimanere un Gesuita diventando Quacchero, potrei essere tentato”. Non si dovrebbe immaginare che queste siano le voci di un malcontento trascurato; al contrario, questo è un gesuita chic in rapida ascesa. Nel New York Times , Maureen Dowd ha scritto di un dramma televisivo in cui un “prete giovane, carino e trendy” porta una sua penitente ad abortire: “Non ho pensato che lo spettacolo riflettesse il punto di vista dell’élite del mondo dello spettacolo o, come hanno scritto alcuni critici, dei suoi produttori ebrei ‘non praticanti’. Ho riconosciuto il punto di vista dell’elite dei Gesuiti. I Gesuiti sono i piloti della Chiesa, l’intellighenzia formativa che più probabilmente si può trovare a bere vino costoso e viaggiare all’estero e ad escogitare interpretazioni dei dogma della Chiesa.” A quanto pare, aveva ragione: il co-creatore del programma e uno dei i consulenti esterni erano Gesuiti – Gesuiti, possiamo supporre, che si sono lasciati alle spalle una figura di Dio onnipotente con successo.

Ovviamente uomini così lungimiranti non hanno né vogliono nessun ruolo nel mondo religioso retrogrado dei santi e dei martiri Gesuiti. Edmund Campion, Jean de Brebeuf, Miguel Pro e compagnia bella sono tutti morti per convinzioni che la nuova razza trova adolescenziali e imbarazzanti. Certo, tra i 3.500 Gesuiti americani ci sono alcuni dissidenti: uomini che non sono interessati ad unirsi ai Quaccheri, che si sentono ancora legati dai loro voti, che celebrano la Messa, che desiderano, nel loro modo privo di immaginazione, una certa affinità con la semplicità e zelo di Sant’Ignazio di Loyola. Tendono a parlare poco e scrivono ancora meno: tengono la testa bassa, per la maggior parte, e portano le padelle ai vecchi quando non lo fanno.

Quindi, se la situazione nella Compagnia di Gesù è davvero come McDonough e Bianchi la descrivono in Passionate Uncertainty, perché il Papa (Giovanni Paolo II, N.d.T.) non interviene e fa cambiamenti radicali? Si evidenziano due ragioni. Da un lato, l’atteggiamento di Papa Giovanni Paolo II nei confronti delle congregazioni religiose, sia femminili che maschili, è in qualche modo darwiniano. È contento di far prosperare i gruppi sani – le Missionarie della Carità di Madre Teresa sono un esempio lampante – mentre lasciano morire per conto loro quelli malsani, come un caribù malato in mezzo al permafrost. D’altra parte, i recenti Papi hanno giudicato il costo politico degli interventi per riformare le congregazioni in fallimento come eccessivo in vista dei probabili benefici da ottenere. Una stretta analogia può essere tracciata con le talpe che sono emerse nel British Secret Service negli anni ’50. Il loro tradimento era noto molto prima che venissero presi provvedimenti contro di loro; un po’ alla volta gli è stato negato l’accesso a materiale sensibile, semplicemente perché avrebbero avuto meno da tradire. Allo stesso modo, e per le stesse ragioni, i Papi hanno evitato uno scontro drammatico con i nuovi Gesuiti, preferendo invece, senza fare troppa pubblicità alla cosa, per dare incarichi più importanti ad agenti più affidabili.

“Invecchiando, mi trovo meno centrato sulla Chiesa”, dice un accademico di alto livello. L’eroe della storia di McDonough e Bianchi, il Gesuita appassionatamente incerto, come un uomo separatosi dalla moglie dopo trent’anni conserva una gelida cortesia riferendosi alla sua sposa e adempie al minimo dei doveri sociali. Può essere convinto di essere arrivato alla miglior tregua possibile data la sua storia personale e rocciosa; ma nessun giovane – almeno un giovane con opzioni reali – sceglie di dare la vita per una tregua. È una senescenza solitaria. Qui e là ci sono voci di coraggio, devozione, persino fede. Ma il Gesuita appassionatamente incerto si ritrova chiuso in un piccolo angolo di un piccolo mondo, con le calanti consolazioni della sodomia e del whisky single-malt, barcollando per i corridoi di un crepuscolo sempre più minaccioso.

 

3 giugno, 2002


Paul Shaughnessy, SJ, è un sacerdote Gesuita abituale collaboratore del Catholic World Report




Weinandy: se il Papa non si coinvolge nella questione degli abusi, nessun altro lo farà

Padre Weinandy è l’ex direttore esecutivo del Segretariato per la dottrina e le pratiche pastorali della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. In vista dell’incontro di febbraio, voluto da Papa Francesco, in cui si parlerà degli abusi sessuali nella Chiesa, è utile questa breve intervista, se non altro per l’importanza della figura. Ve la propongo nella mia traduzione.

 

Foto: padre Thomas Weinandy

Foto: padre Thomas Weinandy

 

Pentin: Padre Weinandy, pensa che il Papa avrebbe ragione ad organizzare una discussione su questo tema alla riunione di febbraio sulla protezione dei minori e degli adulti vulnerabili dagli abusi sessuali clericali, e perché pensa che abbia fatto queste osservazioni, diffuse il 9 agosto e non molto tempo dopo lo scoppio dello scandalo (dell’ex card.)  McCarrick?

Weinandy: Penso che sarebbe giusto che Papa Francesco invitasse i membri dell’incontro di febbraio per discutere la questione del clero con un orientamento omosessuale. Si tratta di una questione importante, poiché è diventato evidente che alcuni membri del clero, tra cui i vescovi, sono impegnati in attività omosessuali. È noto che predano i seminaristi e i giovani uomini. C’è anche il problema delle “reti gay”. Tale comportamento non può essere tollerato. L’incontro di febbraio ha disperatamente bisogno di affrontare questi problemi, se si vuole che l’incontro sia preso sul serio.

Quale influenza lei si aspetta che le osservazioni del Papa su questo tema abbiano sulla conferenza?

Questo è difficile da giudicare. Il problema è che il Papa deve agire secondo le sue parole. Se lui stesso non si impegna attivamente sulla questione, nessun altro lo farà. Senza il suo impegno attivo, nessuno la prenderà sul serio. Questo perché il Vaticano sembra a volte promuovere “l’agenda gay”. Basti pensare alla Settimana sul matrimonio e la vita familiare che si è svolta a Dublino (cioè all’Incontro Mondiale delle Famiglie dell’agosto scorso, ndr) e al Sinodo sui giovani. Quello che abbiamo imparato è che ciò che dice Papa Francesco ha poco significato in sé e per sé. Il vero Papa Francesco è visto solo nelle sue azioni, e le sue azioni sono spesso in conflitto con le sue parole. Quindi, se Francesco insiste su azioni specifiche e se lui stesso fa qualcosa, allora quello che dice potrebbe avere un effetto sulla conferenza.

La preoccupa il fatto che il cardinale Blase Cupich, che il Papa ha nominato capo del comitato di preparazione del vertice di febbraio, cercherà di rimuovere questo legame, o i commenti del Papa potrebbero averlo reso meno probabile?

Immagino che il Cardinale Cupich non vorrebbe affrontare la questione. È uno dei promotori dell'”agenda gay”. La nomina del Cardinale Cupich è un buon esempio di Papa Francesco che dice una cosa (preoccupazione per l’omosessualità tra i sacerdoti) e poi fa qualcosa che minerebbe quella preoccupazione dichiarata (la nomina del Cardinale Cupich a capo della preparazione della riunione).

 

Fonte: Edward Pentin




Ma quale problema di machismo nella Chiesa, semmai, ne abbiamo uno di femminilizzazione sentimentale

Questo continuo lamentarsi del machismo nella Chiesa e, contemporaneamente, questa costante richiesta di una maggiore femminilità, nasconde in realtà, secondo padre Longenecker, la richiesta della ordinazione delle donne.

L’articolo è di padre Longenecker, la traduzione è mia.

L’attore Silvester Stallone nei panni di “Rambo”

L’attore Silvester Stallone nei panni di “Rambo”

 

La vista di cardinali cattolici che si arrampicano su se stessi per rincorrere lo spirito dei tempi non è solo sconcertante, è ridicolo e triste.

In questo articolo il cardinale canadese Ouellet ci dice che la Chiesa “ha bisogno di donne per combattere il clericalismo e l’estrema mascolinità”.

Va bene. Non arriviamo subito alle conclusioni basate sul titolo.

Nel suo discorso ai membri del Sinodo del 18 ottobre, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, si è detto d’accordo con l’affermazione del documento di lavoro (l’Instrumentum Laboris, ndr) che a volte c’è “un’incapacità ecclesiale di riconoscere, accogliere e promuovere la creatività del ‘genio femminile’”.

“La partecipazione di donne autorevoli alla discussione ci ha dimostrato che è possibile e necessario accelerare i processi di lotta contro la cultura ‘machista’ e il clericalismo, sviluppare il rispetto per le donne e il riconoscimento dei loro carismi e la loro uguale integrazione nella vita della società e della Chiesa”, ha detto il cardinale.Ancora una volta i nostri prelati sembrano sordi al problema reale nella Chiesa e stanno assumendo la posizione di struzzo.


I titoli dei giornali urlano su sacerdoti omosessuali che hanno abusato di adolescenti, cardinali che saltano nel letto con seminaristi, una sottocultura omosessuale nei seminari e nelle case religiose, orge gay alimentate dalla droga in Vaticano, un guru delle comunicazioni nominato dal Vaticano che è un sostenitore globale della vita gay attiva, parrocchie con “ministeri LGBTQ” che tengono incontri nei club gay, cardinali e arcivescovi che sostengono gruppi per i diritti dei gay dissidenti….. e abbiamo un problema di mascolinità tossica nel sacerdozio?

La maggior parte dei sacerdoti che conosco sono brave persone, ma non direi che sono esattamente i reverendi Rambo.

Se oggi nella Chiesa c’è un problema in questo senso, probabilmente è esattamente il contrario: l’eccessiva femminilizzazione della Chiesa. Con la catechesi alla cuccioli e gattini, un’enfasi nauseante sull’emozione e la dittatura del sentimentalismo, la Chiesa sta sguazzando nella forma più stupida del “genio femminile”.

Il secondo problema è la mancanza, percepita dal cardinale, del “genio femminile” nella chiesa. Per amor del cielo, la Chiesa cattolica ha sempre venerato la Vergine Santissima come la più alta e santa dell’ordine creato e ha sempre predicato che era il modello di santità sia per gli uomini che per le donne.

Questo tipo di genio femminile – in contrapposizione al tipo sentimentale melenso – è forte e fiducioso della sua femminilità. Questo genio femminile non manca nella Chiesa. Infatti queste donne costituiscono la (parte) più grande tra le sante e nella Chiesa di oggi svolgono un ruolo forte e positivo.

Il terzo aspetto della follia prelatesca è l’idea che le donne non sono in qualche modo attive o influenti nella Chiesa di oggi. Credo che sia stato quell’intrepido reporter John Allen che una volta ha raccolto le statistiche e ha sottolineato che, di fatto, la Chiesa cattolica impiega molte più donne proporzionalmente rispetto alla maggior parte delle organizzazioni. Né le donne si limitano a lavare i piatti, preparare il pranzo e pulire il naso e il fondo schiena dei bambini. Sono in ruoli di leadership.

Servono come amministratori parrocchiali, contabili, presidi e insegnanti. Servono come cancellieri diocesani, architetti, direttori di promozione, consiglieri, direttori spirituali e avvocati canonici. Servono come teologi, professori di seminario, psicologi e medici. L’elenco potrebbe continuare.

Nonostante tutto questo, continuiamo a sentire parlare della negligenza delle donne, degli abusi sulle donne e della “cultura macho” della Chiesa cattolica.

Questo lamento costante è, naturalmente, la continua sottocorrente per chiedere l’ordinazione delle donne.

Questo è ciò di cui si tratta in realtà.

 

Fonte: dwightlongenecker




“I Quattro Amori” di CS Lewis – ma ce ne saranno anche altri, no?

C.S. Lewis non ha bisogno di presentazioni: è il grande scrittore de Le Cronache di Narnia e de Le Lettere di Berlicche ed un grande apologeta laico del secolo scorso autore di importanti saggi. Molti però non conoscono quello che, in questi tempi, potrebbe essere il suo libro più importante, I quattro amori.

Ecco un articolo che ci farà riflettere sull’appiattimento anche in casa cattolica del concetto di “amore”, ridotto sempre più spesso all’amore romantico e al sesso.

Un articolo di Robert Royal, nella traduzione di Annarosa Rossetto.

I quattro amori (screenshot)

I quattro amori (screenshot)


Nota dell’autore dell’articolo: Venerdì è apparso un nuovo libro di interviste a Papa Francesco, in cui si parla anche di omosessualità e del clero. Dice che un responsabile di un seminario francese che gli chiedeva riguardo al problema l’aveva liquidato come un semplice “affetto”. Il papa sembra aver risposto che, no, è qualcosa di più di questo e non ha posto nel sacerdozio. Bisognerà vedere il libro per sapere come valutare questo argomento in modo completo, ma qui c’è una confusione, come in molte questioni di oggi, sulla natura dei nostri amori – e anche sull’eterosessualità e sulll’omosessualità – che cerchiamo di chiarire qui di seguito. Di solito abbiamo ricevuto chiarimenti come questo da fonti cattoliche ufficiali, ma ora – sfortunatamente – sono i canali indipendenti come il nostro (“The Catholic Thing”, ndt) che devono fare questo lavoro.

Probabilmente la più grande scoperta che un Cattolico, giovane o vecchio, possa fare è quanto sia ricca la tradizione della Chiesa, sia in termini di puro pensiero che di saggezza pratica. Se (prendendo spunto dai mass media e dai canali di intrattenimento) pensate che il Cattolicesimo sia solo un guazzabuglio di regole antiquate e terribili scandali, una rapida occhiata ad Agostino e a Tommaso d’Aquino, a Pascal e Newman, a Dante, Michelangelo e Mozart, dovrebbe mettere a tacere queste assurdità.

Sì, ma sappiamo che c’è molto più di tutto questo, qualcuno potrebbe obiettare. Basta guardare ai progressi che sono stati compiuti nella scienza e nella tecnologia, in particolare nella medicina e nella psicologia. Tutta quella roba vecchia andava bene a suo tempo, ma ora ci sono a disposizione molte più conoscenze per aiutarci ad affrontare la condizione umana.

È vero, se si ha mal di denti o un problema cardiaco, è senz’altro preferibile essere curati da un dentista o da un cardiologo moderno rispetto a chiunque altro del passato. Ma, come ci dice la nostra tradizione e ogni ragionamento corretto, in altre questioni bisogna fare distinzioni accurate tra buono e cattivo – e tra il bene e il male – se si vuol capire qualcosa.

Perché nelle questioni davvero importanti non siamo andati avanti, ma tristemente, incurantemente, siamo andati indietro. Prendiamo, come esempio lampante, le domande sull’amore.

Oggi come oggi, se dite la parola “amore” a qualcuno, presupporrà che stiate parlando di amore romantico e sesso, o in alcuni ambienti, di LGBT e di tutto il guazzabuglio psicologico che ci sta dietro. Padre James Martin SJ ha sostenuto, ad esempio, che definire l’attrazione per lo stesso sesso “oggettivamente disordinata” è “inutilmente doloroso. Dire che una delle parti più profonde di una persona – la parte che dà e riceve l’amore – è ‘disordinata’ è di per sé inutilmente crudele”.

Ma la nostra natura sessuale è l’unico posto in cui diamo e riceviamo amore, e il sesso è l’unico o il più profondo tipo di amore? E prevale su tutti gli altri amori perché … beh, perché?

C.S. Lewis non ha bisogno di presentazioni per i cristiani seri. È semplicemente il miglior apologeta laico del secolo scorso. Ma molti che conoscono i suoi grandi libri come Il cristianesimo così come L’abolizione dell’uomo o Le lettere di Berlicche, non hanno familiarità con quello che potrebbe essere un libro ancora più importante in questi tempi, I quattro amori.

I quattro amori di Lewis non sono (quelli) LGBT, è quasi inutile dirlo, perché nelle visioni più antiche della persona umana l’amore erotico o sessuale – anche nelle sue forme devianti – è solo uno dei vari tipi di amore. E mentre il sesso è parte della creazione dell’uomo da parte di Dio (“maschio e femmina li creò“), non siamo stati creati esclusivamente o principalmente per il sesso.

Nessun mero riassunto de I quattro amori può rendergli in pieno giustizia: bisogna leggere Lewis e assorbire la sua attenzione dettagliata e sensibile verso i vari tipi e le varie manifestazioni di amore che noi umani sperimentiamo per vedere quanto sia ricca e complessa l’intera questione.

Ma, a grandi linee, i quattro amori, così come Lewis li descrive, sono:

1) il semplice affetto (storge in Greco), come lo si vede tra conoscenti, colleghi di lavoro e (sostiene Lewis) anche tra animali come i cani e gatti di casa (e per noi non è meno reale visto che anche noi siamo in parte animali);
2) l’amicizia propriamente detta (philia in Greco), che a sua volta assume molte forme, alcune più interessate, altre disinteressate, in cui il bene degli altri è perlomeno parte in causa;
3) l’amore sessuale (eros in Greco), con le sue numerose distinzioni e le necessarie implicazioni morali per la famiglia, i bambini, la comunità, ecc.
4) la carità (agape in Greco), il più puro degli amori, la preoccupazione altruistica per l’altro, compresa l’obbedienza a Dio, assoluta e al di là dei nostri interessi e desideri personali.

Il semplice elencarli mostra quanto sia riduttivo equiparare amore e sesso e – come accade in tanti contesti moderni – presupporre che il sesso prevalga rispetto a tutti gli altri amori. Anche in termini secolari, visti i problemi che l’ eros sfrenato ha prodotto – come testimoniano la maggior parte dei film, romanzi, televisione, canzoni pop moderni – questo è ovviamente e disastrosamente sbagliato.


Lewis ci ricorda che gli amori si mescolano spesso l’uno con l’altro. Una coppia sposata, per esempio, si unisce e ha figli attraverso l’eros, ma di solito col tempo svilupperà anche affetto, amicizia e persino una certa carità reciproca che include i loro doveri verso il Creatore.

È sorprendente che persino personalità cristiane ai più alti livelli in questi giorni sembrano spesso incuranti di tali distinzioni e gerarchie. Il cardinale Christoph Schönborn, ad esempio, ha detto, dopo il Sinodo sulla Famiglia, che conosceva una coppia “gay” a Vienna; quando uno dei due si era ammalato, l’altro gli aveva dimostrato grande cura e sostegno – e che la Chiesa doveva riconoscere il valore di questa cosa.

È vero, in un certo senso, ma anche se questa cura riflette affetto, amicizia e carità, è una cosa che potrebbe ugualmente esistere tra due amici, fratelli o vicini di casa. Non è una scusa, per non dire una giustificazione, per – con buona pace di padre James Martin – una relazione sessuale “oggettivamente disordinata“.

Né è “odio” farlo notare. Crediamo in un Signore che ci ha detto che c’è un modo in cui dobbiamo “odiare” madre, padre, moglie, figli – e anche noi stessi – se vogliamo essere suoi discepoli. Il suo amore metterà in ordine gli altri nostri amori e li farà diventare ancora di più ciò che dovrebbero essere, senza annientarli.

Che un principe della Chiesa altrimenti intelligente (anche se non è certo l’unico) abbia sottinteso che dovremmo in qualche modo guardare oltre una relazione che comporta un peccato mortale per solidarietà (decenza umana, dignità,…?) riflette il tipo di confusione che ultimamente ha deturpato una grande quantità di pensiero – o meglio, di non-pensiero – nella Chiesa.

Lewis ne ha scritto senza questi deliri. Egli ha riconosciuto che i nostri amori, a meno che non siano ordinati all’amore grande e incondizionato per Dio, possono diventare tiranni e talvolta idoli a tutti gli effetti. E la prova di questo è ovunque intorno a noi.

Se vogliamo sistemare gli evidenti problemi nella Chiesa e nel mondo in questo momento storico, è urgente che impariamo a chiamare i nostri amori e l’Amore con i loro nomi corretti.

Fonte: The Catholic Thing




Diacono predica per l’aborto e il “matrimonio omosessuale” e dice: “Gesù ci ha insegnato COME amare, non CHI amare”

Un diacono della diocesi di Lexington, Steve Hester,  ha predicato a favore dell’aborto legalizzato, del “matrimonio” omosessuale e dell’omosessualità il fine settimana prima delle elezioni di medio termine di questo mese, dicendo che Cristo “è venuto per insegnarci COME amare, non CHI amare”.

Un articolo di Lisa Bourne, nella mia traduzione.

Foto: diacono Steve Hester

Foto: diacono Steve Hester

 

 

Un diacono della diocesi di Lexington, Steve Hester,  ha predicato a favore dell’aborto legalizzato, del “matrimonio” omosessuale e dell’omosessualità il fine settimana prima delle elezioni di medio termine di questo mese, dicendo che Cristo “è venuto per insegnarci COME amare, non CHI amare”.

Gesù “non ha predicato affatto contro l’aborto“, secondo il diacono Steve Hester.

I commenti di Hester sono arrivati in un’omelia (si veda il video in fondo) sul tema di come Gesù avrebbe votato.

Hester ha detto di non sapere perché Gesù non abbia predicato contro l’aborto, e non crede che il Signore “pensasse che uccidere i bambini fosse giusto”.  C’era l’aborto allora, ha detto, quindi non è come se il Signore fosse stato inconsapevole.

Ma forse non ha predicato contro l’aborto perché sapeva che il sesso sicuro e l’educazione piuttosto che la legislazione sono il modo effettivo per ridurre gli aborti”, ha detto Hester. “Ma sapeva anche che non avremmo finito per credere nel sesso sicuro o nell’educazione. Quindi era un punto controverso.  Dovrete chiederglielo quando arriverete lì (al suo cospetto, ndr)”.

Dopo aver fatto le dubbie affermazioni su Gesù e sull’aborto, Hester ha continuato nella stessa linea con il “matrimonio” e l’attività omosessuale.

E non ha predicato nemmeno contro il matrimonio omosessuale o l’omosessualità”, ha detto Hester di Cristo. “Anche se allora c’erano persone LGBT”.

“E forse non ha predicato contro l’omosessualità perché è venuto qui per insegnarci come amare, non chi amare”, ha detto ancora Hester. “E quando ha predicato sul matrimonio, era per sottolineare la sua permanenza, la sua insolubilità. Ci ha insegnato come amare i nostri partner per la vita. Non ci ha insegnato chi dovrebbero essere quei partner”.

Hester è un diacono della diocesi di Lexington assegnato alla storica chiesa cattolica romana di San Paolo a Lexington.

Hester aveva parlato altre volte in questi termini per promuovere la causa LGBT. In un’altra omelia ha parlato del battesimo di un bambino “con due padri”. Hester ha difeso il cambiamento della Chiesa dal di dentro sugli argomenti LGBT.

L’omelia è stata pubblicata il 3 novembre su YouTube e dall’associazione che afferma i valori LGBT, Fortunate Families, sulla pagina Facebook del gruppo, e riportata da Joseph Sciambra, un omosessuale cattolico (che si batte contro il pensiero LGBT, ndr)..

Fortunate Families sostiene lo “sviluppo dell’insegnamento della Chiesa sul tema dell’omosessualità e del gender”, e che la Chiesa riconosca le relazioni tra persone dello stesso sesso e sostenga il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso.  Secondo le sue informazioni, Fortunate Families consiste in “famiglie cattoliche che celebrano i nostri figli LGBT”.

Il vescovo di Lexington John Stowe è un “Consulente ecclesiale” per il gruppo.

LifeSiteNews ha chiesto informazioni alla diocesi di Lexington, ma non ha ricevuto risposta su come i commenti problematici del diacono e il coinvolgimento del vescovo Stowe con Fortunate families si concilino con l’insegnamento cattolico.

 

Hester ha anche proceduto dicendo nella sua omelia che il modo in cui Gesù avrebbe votato potrebbe essere ipotizzato dalle cose di cui ha parlato, quindi alcune altre questioni – oltre all’aborto, al “matrimonio” gay e all’omosessualità – sono le priorità di voto.

Le cose di cui parlava Gesù”, ha detto Hester, “l’immigrazione, l’assistenza sanitaria, i poveri, la guerra e la pace, e il modo in cui ha sempre predicato l’amore ci dice molto su come probabilmente avrebbe votato”.

Oltre al coinvolgimento in Fortunate Families, il vescovo Stowe è anche uno dei quattro vescovi statunitensi ad appoggiare il libro di Padre James Martin, attivista LGBT, tratto dal discorso di accettazione del premio ricevuto da Martin nel novembre 2016 e concesso dal gruppo pro omosessuale New Ways Ministry.

Il vescovo Stowe ha parlato nell’aprile 2017 per il gruppo dissidente New Ways Ministry, che è stato condannato due volte dai responsabili della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti e i cui fondatori (di New Ways) sono stati censurati dal Vaticano, che ha “permanentemente” proibito loro di occuparsi  “di qualsiasi lavoro pastorale che coinvolga persone omosessuali”, dopo aver stabilito che il loro insegnamento era “erroneo e pericoloso” e “dottrinalmente inaccettabile”.

Nel difendere il suo discorso (per New Ways Ministry), Stowe ha detto: “Papa Francesco ha segnalato che abbiamo bisogno di assumere un altro sguardo su questi argomenti (omosessualità)….”.

Alla domanda se la Chiesa cambierà mai il suo insegnamento sull’omosessualità, Stowe ha detto: “Il cambiamento avviene in un lungo periodo di tempo nel modo in cui la Chiesa affronta una serie di questioni”.

 

Fonte: LifeSiteNews (nella mia traduzione)




Card. Müller: “ecco un chiaro esempio della presenza dell’ateismo nel cristianesimo”

Non c’è che dire, una grande intervista del card. Muller sulla crisi della Chiesa a partire dalla drammatica questione degli abusi sessuali. Le risposte sono a largo raggio e coprono un ampio ventaglio delle questioni che stanno generando un grande travaglio che attraversa il cattolicesimo ai nostri giorni.

Propongo ai lettori di questo blog l’interessante intervista del card. Muller a Maike Hickson, nella mia traduzione.

Foto: card. Gerhard L. Müller

Foto: card. Gerhard L. Müller

 

LifeSite: I vescovi statunitensi hanno appena concluso la loro assemblea autunnale a Baltimora, dove non è stato loro permesso di votare sulle linee guida nazionali riguardanti il coinvolgimento episcopale in casi di abusi sessuali (né per commissione, né per omissione o occultamento), perché il Vaticano ha detto loro di non farlo. Le nuove linee guida avrebbero contenuto un codice di condotta e un organo di supervisione laico per indagare sui vescovi accusati di cattiva condotta. Molti cattolici negli Stati Uniti stavano aspettando alcuni passi concreti, e ora sono indignati. Pensa che questa decisione sia saggia, o pensa che i vescovi statunitensi avrebbero dovuto essere in grado di stabilire le proprie linee guida e commissioni nazionali, proprio come i vescovi francesi stessi hanno fatto questo mese?

Cardinale Gerhard Müller: Bisogna fare una rigida distinzione tra i crimini sessuali e le loro indagini da parte della giustizia laica – agli occhi dei quali tutti i cittadini sono uguali (quindi una lex – legge – separata per la Chiesa cattolica costituirebbe una contraddizione con il moderno e democratico stato di diritto) – e quelle procedure canoniche per i sacerdoti in cui l’autorità ecclesiale determina le sanzioni per qualsiasi condotta che contraddice diametralmente l’ethos sacerdotale.

Il vescovo ha la giurisdizione canonica su ogni ecclesiastico della sua diocesi, che è collegata, in casi particolari, con la Congregazione della Fede di Roma, che agisce nell’autorità del Papa. Se un vescovo non rispetta la sua responsabilità, può essere ritenuto responsabile nei confronti del Papa. Le Conferenze episcopali possono stabilire linee guida per la prevenzione e per le azioni penali canoniche, che danno al vescovo della propria diocesi uno strumento prezioso.

Dobbiamo avere una mente lucida in mezzo alla situazione di crisi negli Stati Uniti. Non ci riusciremo con l’aiuto di una legge del linciaggio e del sospetto generale contro l’intero episcopato o nei confronti di “Roma”. Non vedo come una soluzione il fatto che i laici ora prendano il controllo, solo perché i vescovi (come alcuni credono) non sono in grado di farlo con le proprie forze. Non possiamo superare le carenze capovolgendo la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa. Caterina da Siena si appellò candidamente e senza sosta alle coscienze di papi e vescovi, ma non li sostituì nelle loro posizioni. Questa è la differenza con Lutero, a causa del quale soffriamo ancora della divisione del cristianesimo. Sarebbe importante che la Conferenza episcopale americana si assuma le proprie responsabilità con indipendenza e autonomia. I vescovi non sono impiegati del Papa che sono soggetti a direttive né, come nei militari, generali che devono obbedienza assoluta al comando superiore. Piuttosto, essi portano con il successore di Pietro, come pastori nominati da Cristo stesso, la responsabilità per la Chiesa universale. Ma da Roma, possiamo aspettarci che essa serva l’unità nella Fede e nella comunione dei Sacramenti. Questa è l’ora di una buona collaborazione per superare la crisi, e non della polarizzazione e del compromesso, così che a Roma si è arrabbiati con i Vescovi degli Stati Uniti, e negli Stati Uniti si è arrabbiati con Roma.

 

LifeSite: Una parte essenziale delle discussioni durante la riunione dell’USCCB (Conferenza episcopale USA, ndr) è stata ancora lo scandalo McCarrick e come sia stato possibile che qualcuno come McCarrick sia potuto salire ai più alti livelli della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, con molta influenza conseguente a Roma. Quali sono le sue riflessioni sul caso McCarrick e cosa dovrebbe imparare la Chiesa dal fatto che c’è stata una rete di silenzio che ha circondato un uomo che nella sua vita ha costantemente sfidato le leggi della Chiesa praticando l’omosessualità, seducendo i seminaristi che dipendevano da lui e conducendoli così nel peccato, e, peggio ancora, abusando dei minori?

Müller: Non lo conosco e desidero astenermi da ogni giudizio. Spero che presto ci sia un processo canonico presso la Congregazione per la fede, anche per portare la luce sui crimini sessuali commessi con i giovani seminaristi. Nel mio periodo di prefetto della Congregazione per la fede (2012-2017), nessuno mi ha parlato di questo problema, molto probabilmente perché si sarebbe temuta da me una reazione troppo “rigida”. Il fatto che McCarrick, insieme al suo clan e a una rete omosessuale, sia riuscito a fare devastazioni in modo mafioso nella Chiesa è legato alla sottovalutazione della depravazione morale degli atti omosessuali tra gli adulti. Anche se a Roma per ipotesi si fossero sentite solo alcune voci, si sarebbe dovuto indagare sulla questione e verificare la veridicità delle accuse e anche astenersi da qualsiasi promozione episcopale (di McCarrick) all’importantissima diocesi della capitale (Washington D.C.) e allo stesso modo astenersi dal nominarlo cardinale della Santa Chiesa romana. E quando persino è stato già pagato qualche risarcimento – e con esso, l’ammissione dei suoi crimini sessuali con i giovani – allora ogni persona ragionevole si chiede come una tale persona possa essere un consigliere del Papa per quanto riguarda le nomine episcopali. Non so se questo sia vero, ma dovrebbe essere chiarito. Gli aiuti prezzolati nella ricerca di buoni pastori per l’ovile di Dio – nessuno può capire una tale cosa. In tal caso, dovrebbe emergere con molta chiarezza una spiegazione pubblica di questi eventi e dei legami personali, così come la domanda su quanto le autorità ecclesiastiche coinvolte sapessero ad ogni passo; una tale spiegazione potrebbe benissimo includere l’ammissione di una valutazione errata delle persone e delle situazioni.

 

LifeSite: Negli ultimi cinque anni ha assistito a casi in cui l’allora cardinale McCarrick ha avuto una notevole influenza o missioni specifiche da parte del Papa o del Vaticano?

Müller: Come ho detto, non sono stato informato di nulla. Si è detto che la Congregazione della Fede era responsabile solo degli abusi sessuali sui minori, ma non sugli adulti – come se anche i reati sessuali commessi da un ecclesiastico con un altro sacerdote o con un laico non fossero una grave violazione della Fede e della santità dei Sacramenti. Ho sottolineato più volte che anche la condotta omosessuale del clero non può in nessun caso essere tollerata; e che la morale sessuale della Chiesa non può essere relativizzata dall’accettazione mondana dell’omosessualità. Bisogna anche distinguere tra la condotta peccaminosa in un singolo caso, un crimine, e una vita condotta in uno stato di continuo peccato.

 

Lifesite: Uno dei problemi del caso McCarrick è che, già nel 2005 e nel 2007, ci sono stati accordi legali (con risarcimenti, ndr) con alcune delle sue vittime, ma l’arcidiocesi di Newark – all’epoca sotto l’arcivescovo John J. Myers – non ne ha informato l’opinione pubblica, né i propri sacerdoti. In questo modo ha nascosto informazioni vitali per coloro che ancora lavoravano con McCarrick o si fidavano di lui. Come il cardinale Joseph Tobin, quando divenne, nel gennaio 2017, arcivescovo a Newark. Per quanto io ne sappia, né Myers né Tobin ha presentato le scuse per questa omissione e per aver rotto la fiducia dei loro sacerdoti. Ritiene che l’Arcidiocesi avrebbe dovuto far conoscere i fatti di questi accordi legali, soprattutto perché dal 2002 (la data dello scoppio della prima crisi degli abusi sessuali negli USA, ndr) la Carta di Dallas degli Stati Uniti aveva imposto maggiore trasparenza?

Müller: In tempi passati si presumeva che si potessero risolvere questi casi difficili in modo silenzioso e discreto. Poi, però, l’autore del reato ha potuto continuare ad abusare della fiducia del suo vescovo. Nella situazione odierna, i cattolici e il pubblico hanno diritto morale alla pubblicazione di questi eventi. Non si tratta di accusare qualcuno, ma di imparare dagli errori.

 

LifeSite: Un tale problema morale può mai essere risolto stabilendo nuove linee guida, o abbiamo bisogno qui nella Chiesa di una più profonda conversione dei cuori?

Müller: L’origine di tutta questa crisi sta nella secolarizzazione della Chiesa e nella riduzione del sacerdote al ruolo di funzionario. È finalmente l’ateismo che si è diffuso nella Chiesa. Secondo questo spirito malvagio, la Rivelazione sulla Fede e la morale viene adattata al mondo senza Dio, in modo che non interferisca più con una vita secondo le proprie concupiscenze e necessità. Solo il 5% circa degli abusatori viene valutato come pateticamente pedofilo, mentre la grande massa dei colpevoli ha liberamente calpestato il Sesto Comandamento a causa della propria immoralità e ha così sfidato, in modo blasfemo, la Santa Volontà di Dio.

 

LifeSite: Cosa ne pensa dell’idea di stabilire una nuova legge della Chiesa che proponga la scomunica per i sacerdoti che hanno abusato?

Müller: La scomunica è una pena coercitiva e deve essere rimossa immediatamente in caso di pentimento da parte dell’autore del reato. Ma nel caso di gravi abusi e altre offese contro la Fede e l’unità della Chiesa, si può imporre il licenziamento permanente dallo stato clericale, cioè l’interdizione permanente ad agire come sacerdote.

 

LifeSite: Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prevedeva una serie di sanzioni chiare nei confronti di un sacerdote abusatore e di un sacerdote omosessualmente attivo. Queste sanzioni concrete sono state in gran parte eliminate nel Codice del 1983, che è più vago e che ora non menziona nemmeno esplicitamente gli atti omosessuali. Ritiene che, alla luce della grave crisi degli abusi, la Chiesa dovrebbe tornare a una serie più rigorosa di sanzioni automatiche in questi casi?

Müller: È stato un errore disastroso. I contatti sessuali tra persone dello stesso sesso contraddicono completamente e direttamente il senso e lo scopo della sessualità fondata sulla creazione. Sono l’espressione di un desiderio e di un istinto disordinato, così come è segno della rottura del rapporto tra l’uomo e il suo Creatore dalla caduta dell’uomo.

Il sacerdote celibe e il sacerdote sposato di rito orientale devono essere modelli per il gregge e devono anche dare l’esempio che la redenzione comprende anche il corpo e le passioni corporee. Non la brama selvaggia per la realizzazione, ma la donazione corporea e spirituale, nell’agape, ad una persona dell’altro sesso, è il senso e lo scopo della sessualità. Questo porta alla responsabilità per la famiglia e per i figli che Dio ha dato.

 

LifeSite: Durante il recente incontro di Baltimora (quello della Conferenza Episcopale USA, del 12-14 novembre, ndr), il cardinale Blase Cupich ha affermato che si dovrebbe “differenziare” tra atti sessuali consensuali tra adulti e abusi su minori, il che implica che i rapporti omosessuali di un sacerdote con un altro adulto non sia un problema grave. Qual è la sua risposta a questo tipo di approccio?

Müller: Si può differenziare tutto – e poi anche considerarsi un grande intellettuale – ma non un peccato grave che esclude una persona dal Regno di Dio, almeno non come il vescovo che ha il dovere di non mostrare il gusto del tempo (“Zeitgeschmack”), ma piuttosto di difendere la verità dei Vangeli. Sembra che sia giunto il momentoin cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.(2 Tm 4,3s).

 

LifeSite: Nel suo lavoro di prefetto della CDF, lei ha avuto la supervisione su molti casi di abusi sessuali clericali che la CDF ha indagato. È vero che la maggior parte delle vittime in questi casi erano adolescenti maschi?

Müller: Più dell’80% delle vittime di questi autori di reati sessuali sono adolescenti di sesso maschile. Non si può concludere da questo, però, che la maggior parte dei sacerdoti sono inclini alla fornicazione omosessuale, ma, piuttosto, solo che la maggior parte degli autori del reato ha cercato, nel loro profondo disordine delle passioni, vittime maschili. Dalle statistiche di tutto il crimine, sappiamo che la maggior parte degli autori di abusi sessuali sono i propri parenti, persino i padri dei propri figli. Ma da ciò non possiamo concludere che la maggior parte dei padri è incline a tali crimini. Bisogna sempre stare molto attenti a non generalizzare i casi concreti, in modo da non cadere in slogan e pregiudizi anticlericali.

 

LifeSite: Se questo è il caso – e lo studio sugli abusi sessuali dei vescovi tedeschi, così come il Rapporto John Jay, ha mostrato numeri simili – allora la Chiesa non dovrebbe affrontare più direttamente il problema della presenza di sacerdoti omosessuali?

Müller: A mio avviso, non esistono uomini omosessuali e nemmeno sacerdoti. Dio ha creato l’essere umano come uomo e come donna. Ma possono esserci uomini e donne con passioni disordinate. La comunione sessuale ha il suo posto esclusivamente nel matrimonio tra un uomo e una donna. Fuori, c’è solo fornicazione e abuso della sessualità, sia con persone dell’altro sesso, sia nell’innaturale intensificazione del peccato con persone dello stesso sesso. Solo colui che ha imparato a controllare se stesso soddisfa anche la condizione morale per la ricezione dell’ordinazione sacerdotale (vedere 1 Tm 3,1-7).

 

LifeSite: Sembra che in questo momento ci troviamo in una situazione nella Chiesa, dove non c’è ancora nemmeno un consenso presente che riconosce che i sacerdoti omosessualmente attivi hanno un ruolo importante nella crisi degli abusi. Anche alcuni documenti vaticani parlano ancora di “pedofilia”, o di “clericalismo” come il problema principale. Il giornalista italiano Andrea Tornielli arriva addirittura a sostenere che McCarrick non avesse rapporti omosessuali, ma che si trattasse piuttosto di esercitare il suo potere sugli altri. Allo stesso tempo, abbiamo altri, come Padre James Martin, S.J., che viaggia per il mondo (ed è stato anche invitato al World Family Meeting in Irlanda) e promuove l’idea di “Cattolici LGBT” e sostiene anche che alcuni santi sono stati probabilmente omosessuali. Vale a dire, c’è ora una forte tendenza nella Chiesa a minimizzare il carattere peccaminoso delle relazioni omosessuali. Lei sarebbe d’accordo, e se sì, come si potrebbe – e dovrebbe – porre rimedio a questa situazione?

Müller: È parte della crisi che non si vogliono vedere le vere cause e che le si coprono con l’aiuto delle frasi propagandistiche della lobby omosessuale. La fornicazione con adolescenti e adulti è un peccato mortale che nessun potere sulla terra può dichiarare di essere moralmente neutrale. Questa è l’opera del diavolo – contro il quale Papa Francesco avverte spesso – che dichiara il peccato essere una cosa buona. Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza“. (1 Tm 4,1f) E’ davvero assurdo che, improvvisamente, le autorità ecclesiali utilizzino slogan di lotta giacobina, nazista e comunista contro i sacerdoti ordinati sacramentalmente. I sacerdoti hanno l’autorità di proclamare i Vangeli e di amministrare i Sacramenti di Grazia. Se qualcuno abusa della sua giurisdizione per raggiungere scopi egoistici, egli stesso non è clericale in forma spropositata, ma, piuttosto, è anticlericale, perché nega Cristo che vuole operare attraverso di lui. L’abuso sessuale da parte degli ecclesiastici deve quindi, al massimo, essere chiamato anti-clericale. Ma è ovvio – e può essere negato solo da chi vuole essere cieco – che i peccati contro il Sesto Comandamento del Decalogo derivano da inclinazioni disordinate e quindi sono peccati di fornicazione che escludono dal Regno di Dio, almeno finché non ci si è pentito e non ha fatto espiazione, e finché non esiste la ferma volontà di evitare tale peccato in futuro. Tutto questo tentativo di offuscare le cose è un cattivo segno della secolarizzazione della Chiesa. Si pensa come il mondo, ma non come Dio vuole.

 

LifeSite: Al recente Sinodo dei giovani a Roma, si è potuto sentire un tono simile. Il documento di lavoro usa per la prima volta il termine “LGBT”, e il documento finale ha sottolineato la necessità di accogliere gli omosessuali nella Chiesa, e ha persino respinto “ogni forma di discriminazione” nei loro confronti. Tuttavia, tali affermazioni non minano effettivamente la prassi della Chiesa di non assumere omosessuali praticanti, ad esempio come insegnanti nelle scuole cattoliche?

Müller: L’ideologia LGBT si basa su una falsa antropologia che nega Dio come Creatore. Poiché è in linea di principio atea o forse ha a che fare solo con una concezione cristiana di Dio ai margini, non ha posto nei documenti della Chiesa. Questo è un esempio dell’influenza strisciante dell’ateismo nella Chiesa, che è stata responsabile della crisi della Chiesa per mezzo secolo. Purtroppo non smette di lavorare nella mente di alcuni pastori che, credendo ingenuamente di essere moderni, non si rendono conto del veleno che ogni giorno bevono e che poi offrono ad altri di bere.

 

LifeSite: Possiamo ora noi dire che abbiamo una forte “lobby gay” all’interno delle fila della Chiesa cattolica?

Müller: Non lo so perché queste persone non si mostrano a me. Ma potrebbe essere perché ha fatto piacere loro che io non abbia più il compito (di prefetto) della Congregazione per la Dottrina (della Fede) di occuparmi dei crimini sessuali soprattutto contro gli adolescenti maschi.

 

LifeSite: Lei ha recentemente rivelato che, mentre lavorava alla Congregazione per la Dottrina della fede (CDF), il Papa ha istituito una commissione che avrebbe dovuto consigliare la CDF sulle possibili sanzioni per i sacerdoti che abusano. Questa commissione, tuttavia, tendeva ad avere un atteggiamento più indulgente nei confronti dei sacerdoti che avevano abusato, a differenza sua che volevate una laicizzazione in casi gravi (come il caso di don Mauro Inzoli). Ora, la rivista gesuita America ha rivelato l’anno scorso – al momento del suo licenziamento dalla carica di prefetto della CDF – “che alcuni cardinali avevano chiesto a Francesco di allontanare il cardinale Müller da quell’incarico perché in diverse occasioni aveva pubblicamente dissentito o preso le distanze dalle posizioni del papa, e hanno sentito che ciò stava minando l’ufficio e il magistero pontificio”. Lei stesso vede una possibile connessione tra i suoi stessi standard più severi e l’atteggiamento verso i sacerdoti abusatori e un gruppo di cardinali vicini al Papa che desiderano un approccio più indulgente? Se così non fosse, direbbe ancora di essere stato rimosso per la sua più ferma difesa dell’ortodossia?

Müller: Il primato del Papa viene minato dai sicofanti e dai carrieristi della corte papale – come ha già detto il famoso teologo Melchior Cano nel XVI secolo – e non da coloro che consigliano il Papa in modo competente e responsabile. Se è vero che c’è un gruppo di cardinali che mi ha accusato davanti al Papa della deviazione delle mie idee, allora la Chiesa è in cattive condizioni. Se questi fossero stati uomini coraggiosi e retti, avrebbero parlato direttamente con me, e avrebbero dovuto sapere che io come vescovo e cardinale sono per rappresentare l’insegnamento della Fede cattolica, e non per giustificare le diverse opinioni private di un Papa. La sua autorità si estende sulla Fede rivelata della Chiesa cattolica e non sulle opinioni teologiche individuali di se stesso o dei suoi consiglieri.  Possono forse accusarmi di interpretare Amoris Laetitia in modo ortodosso, ma non possono dimostrare che mi discosto dalla dottrina cattolica. Inoltre, è irritante che persone teologicamente non istruite vengano promosse al rango di vescovi che, a loro volta, pensano di dover ringraziare il Papa per questo attraverso una sottomissione infantile. Forse avrebbero potuto leggere il mio libro Il Papa. Missione e mandato (Herder Verlag; è disponibile in tedesco e spagnolo; sono in corso le traduzioni in italiano e inglese). Poi potremmo continuare a discutere le cose a quel livello.

Il Magistero dei vescovi e del Papa si trova sotto la Parola di Dio nella Sacra Scrittura e nella Tradizione e la serve. Non è affatto cattolico dire che il Papa come persona individuale riceva direttamente dallo Spirito Santo la Rivelazione e che ora può interpretarla secondo i suoi capricci mentre tutti gli altri devono seguirlo ciecamente e rimanere muti. Amoris Laetitia deve essere assolutamente conforme alla Rivelazione, e non siamo noi che dobbiamo essere in accordo con Amoris Laetitia, almeno non nell’interpretazione che contraddice, in modo eretico, la Parola di Dio. E sarebbe un abuso di potere sottoporre ad azioni disciplinari coloro che insistono su un’interpretazione ortodossa di questa enciclica e di tutti i documenti magisteriali papali. Solo colui che è in stato di grazia può anche ricevere fruttuosamente la Santa Comunione. Questa verità rivelata non può essere rovesciata da alcun potere nel mondo, e nessun cattolico può mai credere il contrario o essere costretto ad accettare il contrario.

 

LifeSite: In quali campi lei stesso, in qualità di prefetto della CDF, era il più contrario alle innovazioni proposte per la Chiesa? Quali parti del suo operato, guardando indietro, ritiene che abbiano contribuito maggiormente al suo licenziamento e al suo trattamento in modo tale che non le è stata nemmeno data alcuna posizione alternativa in Vaticano?

Müller: Non mi sono opposto a nessuna innovazione o riforma. Perché riforma significa rinnovamento in Cristo, non adattamento al mondo. Non mi è stato detto quale fosse il motivo del mancato rinnovo del mio mandato. Questo è insolito perché il Papa lascia diversamente che tutti i prefetti continuino il loro lavoro. Non c’è ragione di osare di parlare senza rendersi ridicolo. Non si può, dopo tutto, affermare in netta contraddizione con papa Benedetto, che Müller manchi delle qualifiche teologiche sufficienti, che non sia ortodosso, o che sia stato negligente nel perseguire i crimini contro la fede e nei casi di crimini sessuali. Per questo motivo si preferisce tacere e si lascia ai media di sinistra-liberali il compito di fare commenti dispettosi e lusinghieri.

 

LifeSite: Alcuni osservatori stanno attualmente confrontando la sua rimozione dalla sua importante posizione in Vaticano – che certamente è dovuta anche alla sua cortese resistenza nei confronti di Amoris Laetitia – con il trattamento indulgente che qualcuno come l’ex cardinale McCarrick ha ricevuto. Anche ora, nonostante la sua condotta criminale, non è stato ancora nemmeno laicizzato. Così, ad alcuni sembra che coloro che cercano di preservare l’insegnamento cattolico sul matrimonio e sulla famiglia come è sempre stato insegnato siano stati messi da parte, mentre coloro che sono a favore di innovazioni in questo campo morale sono stati trattati con clemenza o addirittura promossi – come, per esempio, il cardinale Cupich e padre James Martin. Vorrebbe commentare questo punto?

Müller: Tutti possono riflettere sui criteri secondo i quali alcuni vengono promossi e protetti, altri vengono combattuti ed eliminati.

 

LifeSite: Nel contesto dell’apparente soppressione degli ecclesiastici ortodossi e della promozione di rappresentanti progressisti, padre Ansgar Wucherpfennig, S.J. ha appena ricevuto dal Vaticano il permesso di tornare al suo posto di rettore dell’università gesuita di Francoforte, nonostante sostenga l’ordinazione femminile e la benedizione delle coppie omosessuali. Ora gli viene persino chiesto di pubblicare articoli su questi temi. Come commenterebbe questo sviluppo?

Müller: Questo è un esempio di come l’autorità della Chiesa romana si indebolisce e di come le chiare conoscenze specialistiche della Congregazione per la fede vengono messe da parte. Se questo sacerdote chiama la benedizione delle relazioni omosessuali frutto di un ulteriore sviluppo della dottrina, per la quale continua a lavorare, non è altro che la presenza dell’ateismo nel cristianesimo. Non nega teoricamente l’esistenza di Dio, ma, piuttosto, lo nega come fonte della morale, presentando ciò che è davanti a Dio un peccato come una benedizione.

Il fatto che il destinatario del sacramento dell’ordine sacro debba essere di sesso maschile non è il risultato di circostanze culturali o di una legislazione ecclesiale positiva, ma mutevole, ma, piuttosto, (di una ragione) fondata sulla natura di questo sacramento e sulla sua istituzione divina, così come la natura del sacramento del matrimonio richiede la differenza tra i due sessi.

 

LifeSite: Dal suo osservatorio, pensa che la Chiesa si stia avvicinando ad avere un controllo sufficiente e coerente sulla crisi degli abusi e ha trovato i rimedi giusti; o quale ritiene che sia ancora oggi l’ostacolo maggiore per un miglioramento sostanziale? Come può la Chiesa riconquistare la sua fiducia agli occhi delle famiglie cattoliche?

Müller: Tutta la Chiesa, con i suoi sacerdoti e vescovi, deve piacere a Dio più che all’uomo. L’obbedienza nella fede è la nostra salvezza.

 

Fonte: LifeSiteNews

 




Se un uomo vestito da drag queen si presentasse a messa, che succederebbe?

Se un uomo vestito da drag queen si presentasse a messa, che succederebbe? E’ una domanda legittima perché potrebbe effettivamente accadere. Infatti, è quanto accaduto durante una funzione religiosa di fede protestante negli Stati Uniti. Il pastore Antonio Rocquemore ha invitato l’uomo vestito da donna ad uscire dalla chiesa. Questo episodio ha suscitato una valanga di commenti. Ed il video, che riporto, in soli quattro giorni è stato visto mezzo milione di volte.

Ci racconta il caso Doug Mainwaring in questo articolo nella mia traduzione.

foto: Il pastore Antonio Rocquemore

foto: Il pastore Antonio Rocquemore

 

Un pastore (protestante, ndr) ha chiesto ad un giovane che si è presentato per la funzione religiosa vestito da drag queen di andare a casa e indossare i “vestiti da uomo”

“Io mantengo delle regole qui dentro” il pastore di Chicago, Antonio Rocquemore, ha detto all’uomo vestito da donna. “Qualsiasi cosa tu faccia all’esterno sono affari tuoi, ma non consento di far entrare qui le drag queen”.  

“Quando entri in questa casa (di Dio, ndr), se sei un uomo, vestiti da uomo; se sei donna, vestiti da donna”, ha aggiunto il pastore.  

Mentre Rocquemore continuava a spiegare la sua richiesta all’uomo, usando il caso accaduto come momento per insegnare, le grida di “amen” e gli applausi dei presenti sono cresciuti sempre più.

“Non ti permetterò di mancare di rispetto alla Casa di Dio”, ha dichiarato il pastore Rocquemore.

Il breve dramma che ha avuto luogo a Powerhouse International Ministries è stato ripreso in un video sul cellulare e pubblicato insieme a un post con volgarità su Facebook da Christian James Lhuillier. Da quando è stato caricato per la prima volta quattro giorni fa, il video è stato visto quasi mezzo milione di volte.

Il video ha rapidamente suscitato una valanga di commenti.  

Il pastore Rocquemore ha condiviso la sua versione della storia in un video separato della durata di un’ora sulla sua pagina Facebook.

Ha raccontato come il giovane in drag aveva precedentemente detto ai membri della chiesa che voleva unirsi perché voleva imparare a diventare un uomo.  

Il pastore Rocquemore ha detto che presentandosi alla celebrazione liturgica vestito da drag queen, il giovane lo aveva sfidato pubblicamente, così “lo l’ho sfidato pubblicamente”.

 

Fonte: LifeSiteNews