Il grido di dolore inascoltato di Solženicyn e Sciambra

Nel nostro blog avete letto più di un articolo (qui, qui e qui ad esempio) dell’ “ex-gay” Joseph Sciambra, impegnato oggi a denunciare la svolta omosessualista che sempre più si rende evidente nella Chiesa Cattolica. Questo articolo del blog di padre Longnecker, che abbiamo più volte tradotto (qui, qui e qui) quando ha pubblicamente corretto padre Martin su omosessualità e dottrina cattolica, ci parla di lui e di come venga respinto sia dai suoi ex compagni del mondo gay che da molta parte dei suoi fratelli Cattolici.

 

Solženicyn e Sciambra

Aleksandr Isaevič Solženicyn e Joseph Sciambra

 

Uno dei vantaggi di essere uno scrittore è che devi anche stare al passo con le proprie letture. In un momento in cui tutti noi sprechiamo troppo tempo davanti allo schermo, quest’anno è una mia disciplina Quaresimale dedicare meno tempo allo schermo e più tempo per i libri. Ho l’abitudine di cercare almeno di dare un’occhiata a ogni libro che finisce sulla mia scrivania. Di molti non riesco a superare la prima pagina, o perché sono scritti male o perché il contenuto non mi attira o perché, semplicemente, stanno ripetendo le stesse vecchie cose.

Per questo motivo mi trovo spesso a leggere due o tre libri alla volta di autori totalmente diversi su argomenti totalmente diversi. È la mia sfida a unire i puntini e vedere ciò che unisce i vari temi.

Così, nelle ultime due settimane, mi sono ritrovato a leggere libri di due Joseph. Il libro di memorie di Joseph Sciambra Disorered (“Disordinato”) e la biografia di Joseph Pearce di Alexander Solzhenitsyn,  A Soul in Exile (“Un’anima in esilio”). Joseph Sciambra – per coloro che non lo conoscessero, è un ex attore porno gay. In Disordered racconta come, da giovane, si era trasferito a San Francisco dove si era fatto travolgere dalla vita gay. Il libro di Joseph è un viaggio implacabile nel più oscuro dei mondi sotterranei. Desiderando l’amore di un vero amico maschio, cade nella trappola dello stile di vita omosessuale. Sciambra non risparmia i dettagli al lettore e chiunque stia pensando di leggere il libro di Joseph dovrebbe esserne avvertito: si troverà di fronte a scene di totale, infernale depravazione. Ci sono pochi scrittori disposti a discutere degli estremi sordidi e luridi degli inferi omosessuali, ma Sciambra non esita a farlo.

Sciambra è un uomo arrabbiato, profondamente ferito, fisicamente e psicologicamente crudo, la sua salute è stata rovinata e ha visto numerosi amici morire di AIDS. Ma il suo bruciante resoconto del mondo omosessuale prende una svolta sorprendente. Non si lancia in moralistiche invettive contro gli omosessuali. Nella maggior parte dei casi guarda ai suoi simili con pietà, non con biasimo. In effetti, ora che è tornato alla fede cattolica, Joseph fa un coraggioso apostolato ritornando nel Castro District (quello che aveva frequentato con gli omosessuali, ndr) con il messaggio che Dio ama chi è intrappolato nella spirale del sesso e della solitudine. Sciambra riserva la sua più grande ira non per gli uomini gay, e nemmeno per i pornografi e i mercenari della comunità gay, ma invece se la prende soprattutto con i Cattolici che stanno cercando di normalizzare il sesso gay.

Racconta come, da giovane, un prete di fiducia della sua famiglia gli ha detto di essere felice e di accettare i suoi desideri omosessuali … di “trovarsi un bel fidanzato”. Si scaglia contro padre James Martin SJ e la “mafia gay” presente nel clero cattolico. Sui social media denuncia che il vescovo Robert Barron e l’arcivescovo Gomez di Los Angeles hanno permesso la partecipazione di propagandisti gay al Congresso sulla Educazione Religiosa di Los Angeles. Ricerca e fa conoscere i numerosi “ministeri” della Chiesa cattolica in America che promuovono l’omosessualità e cercano sottilmente di normalizzare il sesso gay con il pretesto di “costruire ponti”. Mentre la Chiesa che ama è in bancarotta per azioni legali intentate per l’abuso (principalmente) omosessuale nei confronti dei giovani, egli è sbalordito dal fatto che i poteri che non solo non stanno a guardare, ma strizzano l’occhio a individui e a gruppi di pressione che sono stati messi al bando da Roma perché giustificano le pratiche omosessuali.

Perché collegare Sciambra e Solzhenitsyn? Non possiamo far finta che Sciambra sia uno scrittore dello status di Solzhenitsyn. Disordered è disomogeneo in alcune parti. La storia spesso si trascina e diventa un po’ confusa. Come ha sottolineato Philip Lawler nella sua recensione, Sciambra avrebbe potuto usare un buon curatore editoriale. Tuttavia, ciò che mi ha colpito nel leggere questi due libri è stata la giusta rabbia che genera profeti.

Solzhenitsyn è famoso per essere un Geremia de nos jours. Sia che si scagliasse contro la disumanità del regime sovietico o che si scagliasse contro il decadente e superficiale consumismo dell’Occidente, Solzhenitsyn, come Sciambra, diceva la verità al potere e per il loro impegno entrambi sono stati perseguitati. Ciò che per entrambi è stato più straziante è stato il rifiuto e la ridicolizzazione di cui hanno sofferto da parte dei propri amici e delle persone di cui si fidavano di più.

È questo rifiuto e questa persecuzione che danno alla loro voce potenza e autenticità. I moralisti che condannano “quei peccatori” dalla loro comoda casa di periferia e dalla loro vita tranquilla verranno ignorati. Sbadigliamo, scrolliamo le spalle e ignoriamo la loro filippica moralista. Ma Solzhenitsyn e Sciambra parlano dal profondo. Gridano dalle segrete del gulag, dagli scantinati sado-masochisti del Castro, nella solitudine dell’esilio e nel trattamento umiliante del proctologo. È la loro sofferenza che nega al critico il lusso di liquidarli come nevrotici moralisti di periferia.

Sciambra riceve regolarmente messaggi di odio e minacce di morte. È stato emarginato, diffamato e ridicolizzato non solo dalla comunità omosessuale, ma anche dai suoi fratelli cattolici. Quando ha tentato di affrontare l’omosessualità segreta in un ordine religioso conservatore, è stato emarginato ed escluso, e i suoi tentativi di coinvolgere gli agili preti e prelati della gerarchia cattolica non gli è stato fatto dare nemmeno un educato benservito da un lacchè, e quando questo non ha funzionato sono arrivate minacce aggressive. Le sue richieste di “dialogo” e discussione sono state, ovviamente, ignorate dai preti in giacca e cravatta con la parlantina sciolta che chiedono continuamente “dialogo” e “accompagnamento”.

Così è sempre stato per quegli uomini coraggiosi che sono chiamati ad essere profeti. Saranno gettati in cisterne, incarcerati, diffamati, ridicolizzati, respinti e odiati per il loro impegno perché gli uomini amano l’oscurità piuttosto che la luce perché le loro azioni sono cattive. La cosa più sorprendente di tutte, ovviamente, è che la più accanita persecuzione e l’odio più profondo non provengono dai “peccatori” ma da devoti leader religiosi. Non sono tanto gli attivisti gay, ma i vescovi e i sacerdoti politicamente corretti a scagliare le pietre.

La famosa persecuzione di Solzhenitsyn da parte del regime sovietico è ormai Storia e Pearce (che è andato in Russia per intervistare di persona Solzhenitsyn) racconta l’intera vicenda in modo chiaro e oggettivo, ma con profonda simpatia per quel grande uomo. Illustra chiaramente il sistema di oppressione e persecuzione intenzionale dei Sovietici, e uno dei dettagli più significativi è che quando Solzhenitsyn arrivò in Occidente osservò che le cose lì non erano molto diverse se non che in Occidente la persecuzione era portata avanti dai media, dagli avvocati e dagli interessi privati ​​piuttosto che da un governo collettivistico burocratico e dispotico.

Sciambra sarebbe d’accordo – come lo sarebbe qualsiasi scrittore o commentatore che osi stuzzicare quel nido di vespe che è la decadenza cattolica contemporanea. Esistono molti tipi di gulag.

L’e-book di Sciambra è disponibile su Amazon. I libri stampati dal suo sito Web qui .

 




Io omosessuale sono stato incoraggiato alla omosessualità da sacerdoti della Chiesa cattolica

Phil Lawler, scrittore e giornalista, recensisce il nuovo libro di Joseph Sciambra, un omosessuale convertito che conosce molto bene gli ambienti della sottocultura omosessuale. L’articolo è pubblicato su Catholic Culture

Eccolo nella mia traduzione. 

Joseph Sciambra

Joseph Sciambra è un uomo arrabbiato. Ha scandagliato le profondità della sottocultura omosessuale. Ha sofferto per il suo coinvolgimento nella promiscuità, nella pornografia, nell’abuso di droghe e nell’autolesionismo. Ne sta pagando ancora il prezzo, nella sofferenza fisica e psicologica. Ha visto un amico dopo l’altro morire di AIDS. Ora, avendo riscoperto la sua fede cattolica e riformato la sua vita, osserva frustrato come i preti cattolici incoraggiano i giovani uomini ad esplorare la stessa strada che lo ha quasi portato alla rovina, e come i vescovi cattolici si rifiutano di intervenire.

Nel suo libro Disordinato [Amazon porta solo la versione Kindle; copie cartacee sono disponibili sul sito web dell’autore], Sciambra racconta come si è immerso nella vita spericolata del famigerato quartiere di Castro di San Francisco. In alcuni dettagli espliciti descrive le degradanti pratiche sessuali che lì vengono accettate, pratiche che sono state guidate dalla disperazione emotiva. (Questo libro rimarrà su uno scaffale alto; non vorrei che i giovani impressionabili scoprissero questo tipo di squallore morale). In piena confessione, Sciambra non si risparmia, ma descrive i suoi peccati. Allo stesso tempo riesce a dare al lettore un forte senso di quanto fosse orribilmente infelice. Questo libro illustra vividamente come il peccato grave porta a una vita di desolazione.

Finalmente questo giovane autodistruttivo raggiunge un punto di non ritorno. La sua salute si deteriora completamente; è vicino alla morte, e non è molto interessato a rimanere in vita. Ma chiede aiuto, la madre risponde, e inizia il lungo cammino verso il recupero fisico e il ravvedimento morale.

Per questo lettore, la conversione spirituale è arrivata appena in tempo; non avrei potuto sopportare molto di più il tour che fa venire il volta stomaco attraverso un mondo di perversione e sfruttamento senza gioia. Ma la storia di Sciambra non è finita affatto.

Per prima cosa c’è la storia della conversione stessa. È sempre affascinante vedere come il “Segugio del Cielo” insegua un’anima errante. Nel caso di Sciambra, c’è la graduale realizzazione che per tutta la sua vita ha desiderato un rapporto intimo con un uomo da poter ammirare e di cui potersi fidare, fino a quando finalmente incontra il Dio-Uomo che solo Lui può riempire quel bisogno doloroso.

Ma c’è di più, purtroppo. Sciambra non può dimenticare che quando ha iniziato a esplorare la vita omosessuale, è stato incoraggiato dai sacerdoti cattolici.

Non dimenticherò mai come, durante un intervento fallito di una cena organizzata dai miei genitori, il prete abitualmente felice che avevano invitato per mettere il figlio ribelle sulla retta via mi dette una pacca sulla schiena e mi dice che stavo facendo proprio bene; appartenevo a Castro [quartiere gay di San Francisco] con coloro che mi capivano.

Non è stato un incidente isolato. In diverse occasioni, i sacerdoti a cui il giovane Sciambra si rivolse per un consiglio gli diedero lo stesso tipo di consiglio: abbracciare la sua omosessualità, continuare a fare le stesse cose che stavano torturando e corrompendo la sua anima.

Triste a dirsi, la stessa modalità continuò dopo la sua esperienza di conversione. Recuperando la sua fede, la sua salute e la sua sanità mentale, si fermò per un po’ di tempo presso una comunità religiosa – e lì scoprì la sottocultura omosessuale. Quando riferì il problema ai funzionari della Chiesa, aspettandosi una risposta rapida, rimase molto deluso.

Nella migliore delle ipotesi, la risposta che ho ricevuto è stata quella di un freddo sospetto… Nella comunità omosessuale maschile, non sono riuscito a trovare un solo uomo; nella gerarchia maschile della Chiesa cattolica, ho scoperto lo stesso dilemma. Per un minuto ho pensato di andarmene. Non ne vale la pena. Ma, dove potrei andare? L’angoscia che ho sopportato nella Chiesa cattolica ha superato quella che ho vissuto a Castro.

E continua ancora oggi. Spinto dallo zelo di un convertito e dal ricordo di amici morti miseramente per malattie autoinflitte, Sciambra si assume la responsabilità di agire come missionario verso gli omosessuali. Torna a Castro, distribuendo grani di rosario. Va alle sfilate del Gay Pride e dice ai partecipanti che Gesù li ama. Cerca, nei suoi modi non convenzionali, di diffondere il messaggio di guarigione del Vangelo. E si arrabbia, perché non riceve alcun aiuto dalla Chiesa che ama.

Peggio ancora: incontra l’opposizione, non solo occasionalmente ma costantemente. I vescovi che appoggiano il messaggio sovversivo di padre James Martin, naturalmente, non avranno tempo di parlare con Sciambra. Ma anche altri vescovi – quelli che hanno la reputazione di essere ortodossi – lo evitano. È un paria.

Così Sciambra ha portato la sua causa su Internet. Con una presenza molto attiva sui social media, denuncia la sottocultura gay all’interno della Chiesa e la negligenza della gerarchia che permette a questa sottocultura di prosperare. Non tira pugni.

Prima che iniziassi questa campagna di sensibilizzazione, pensavo che la mia lotta sarebbe stata con la comunità gay laica. No, quello non è stato il fronte di battaglia. C’è una guerra civile gay nella Chiesa. Quelli che si battono per la verità sono pochi e mal equipaggiati; non abbiamo quasi nessun sostegno da parte della gerarchia. Nel frattempo la parte che sostiene la cultura gay controlla intere parrocchie e ministeri LGBT in quasi tutte le principali arcidiocesi… e decide anche chi deve parlare al più grande raduno di cattolici degli Stati Uniti: il Congresso dell’Educazione Religiosa di Los Angeles.

Disordinato è un libro strano che, ad essere sinceri, avrebbe potuto beneficiare del lavoro di un buon editore. Ci sono alcuni errori sintattici, alcuni passaggi ripetitivi, e alcuni problemi generali di organizzazione del materiale. Ma anche la presentazione grezza a volte trasmette un senso di urgenza che aumenta la potenza della presentazione.

Dopo aver raccontato la sua storia di vita, Sciambra aggiunge una serie di saggi, tutti riguardanti le sfide dell’affrontare l’omosessualità. Alla fine, il messaggio dell’autore è abbondantemente chiaro. Ma il saggio finale del libro è un altro resoconto autobiografico, di natura molto diversa. Sciambra racconta come lui e suo padre hanno evitato per un pelo la morte in un incendio nel bosco. Il racconto della sua frenetica, ultima disperata fuga – letteralmente guidare attraverso le fiamme – conclude il libro in modo emozionante, e rappresenta una metafora appropriata per la vita di Sciambra.

 




Papa Francesco chiarisce l’incontro con il gesuita padre James Martin

Padre James Martin, gesuita, e Papa Francesco, 30.09.2019

Padre James Martin, gesuita, e Papa Francesco, 30.09.2019

 

di Sabino Paciolla

 

Durante un incontro privato con i vescovi del sud-ovest degli Stati Uniti, Papa Francesco ha parlato del suo incontro del 2019 con padre James Martin, SJ, della cura pastorale e del suicidio assistito.

I vescovi incontrati dal Papa il 10 febbraio scorso sono stati quelli del New Mexico, Arizona, Colorado, Utah e Wyoming.

Come riferisce J. D. Flynn nel suo articolo pubblicato su Catholic News Agency (CNA), diversi vescovi presenti all’incontro hanno detto a CNA che, oltre a discutere sulla sua esortazione sulla regione amazzonica, in quel momento in corso di pubblicazione, e sulle sfide del transgenderismo e dell’ideologia di genere, Papa Francesco ha parlato anche del suo incontro del 30 settembre scorso con padre Martin, un gesuita americano molto noto ai lettori di questo blog poiché ama parlare e scrivere molto del suo ministero verso le persone che si identificano come LGBT. Questo suo modo di affrontare il variegato mondo LGBT suscita però notevoli critiche in quanto a molti appare nella sostanza in netto contrasto con l’insegnamento di sempre della Chiesa.

“La disposizione [d’animo] del Santo Padre era molto chiara, era molto dispiaciuto per l’intera questione di padre Martin e per come era stato utilizzato il loro incontro. È stato molto espressivo, sia nelle parole che nel volto – la sua rabbia era molto chiara, si era sentito usato”, ha detto un vescovo alla CNA.

Si ricorderà che Martin aveva incontrato Papa Francesco poco dopo che l’arcivescovo Charles Chaput, in un articolo del 19 settembre, aveva criticato “una modalità ambiguità” nell’opera di Martin, che, secondo Chaput, “tende a minare i suoi obiettivi dichiarati, alienando le persone dal sostegno di cui hanno bisogno per un’autentica crescita umana”.

“Trovo necessario sottolineare che padre Martin non parla con autorità a nome della Chiesa, e ritengo necessario mettere in guardia i fedeli da alcune delle sue affermazioni”, aveva aggiunto Chaput.

L’arcivescovo, in sostanza, contestava a padre Martin una mancanza di chiarezza, una ambiguità di fondo derivante dall’omettere o sottacere alcune verità poiché, “nell’attuale clima, verità incomplete rappresentano, di fatto, una contestazione della Fede cattolica autentica”, anche se si dichiara pubblicamente, come usa fare Martin, di non attaccare o mettere (formalmente) in discussione l’insegnamento della Chiesa. 

Padre Martin rispose a quell’articolo con una serie di tweet in cui si affermava che quello che l’arcivescovo Chaput gli contestava era esattamente ciò che avevapresentato all’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino lo scorso anno, il cui testo era stato verificato e approvato in precedenza dal Vaticano.

In sostanza, diceva Martin a Chaput, se contesti me, contesti il Vaticano. 

Per questo, l’incontro tra Martin e il papa venne interpretato da alcuni come risposta all’articolo di Chaput.

L’incontro si svolse in una biblioteca papale che è normalmente riservata alle visite tra il papa e un pubblico di alto livello. Ciò fu visto da alcuni giornalisti come una decisione piena di significato.

Infatti, la stessa America Magazine, che è la rivista dei gesuiti americani, spiegò che “Scegliendo di incontrare [padre Martin] in questo luogo, Papa Francesco stava facendo una dichiarazione pubblica. Per certi versi, l’incontro è stato il messaggio”.

E ciò tanto più perché padre Martin aveva riferito, orgogliosamente, che quell’incontro non era stato richiesto da lui, ma direttamente dal papa. Proprio per questo, lo stesso Martin, a un mese da quell’incontro, sentì forte il bisogno di pubblicare sui social nuovamente la foto con il papa, come fosse uno spartiacque ed un sigillo ufficiale e pubblico di alto livello del suo operato.

Ma i vescovi che si sono incontrati con il Papa questa settimana hanno detto che, mentre Papa Francesco aveva accolto (si noti, “aveva accolto”) la richiesta di un incontro con Martin, egli ha voluto chiarire con loro che non intendeva trasmettere alcun messaggio.

Infatti, un vescovo durante l’incontro ha riferito alla CNA che Papa Francesco ha detto di aver “chiarito il suo disappunto” sul modo in cui l’incontro è stato interpretato e rappresentato da alcuni giornalisti.

“Ci ha detto che la questione è stata affrontata; che a padre Martin è stato fatto un ‘rimprovero’ e che anche i suoi superiori sono stati informati e gli hanno chiarito perfettamente la situazione”, ha detto un altro vescovo.

“Non credo che vedrete la sua foto con il papa sulla prossima copertina del suo libro [di padre Martin]”, ha detto il vescovo alla CNA.

CNA ha dunque interpellato padre Martin per un commento, il quale, il 20 febbraio, ha però detto che “non posso commentare ciò che il Santo Padre mi ha detto, poiché mi ha chiesto di non condividere i dettagli con i media, se non per dire che mi sono sentito profondamente ispirato, consolato e incoraggiato dalla nostra mezz’ora di udienza nel Palazzo Apostolico, che è avvenuta su suo invito“. 

Come si vede, padre Martin conferma ancora una volta di essere stato invitato all’incontro direttamente e su espressa richiesta del Papa.

Due vescovi hanno detto alla CNA che il lavoro di Martin nei confronti della comunità LGBT è stato anche discusso con i capi di numerose congregazioni vaticane, e che alcuni funzionari hanno espresso preoccupazione per alcuni aspetti del lavoro del sacerdote.

Secondo i vescovi presenti all’incontro papale, Papa Francesco ha parlato anche dell’eutanasia, ed è stato interrogato sui commenti dell’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che in un simposio di dicembre aveva detto che i sacerdoti dovrebbero “lasciar andare le regole” per essere presenti con le persone che hanno iniziato il suicidio assistito.

Al simposio mons. Paglia aveva anche detto che avrebbe tenuto la mano di qualcuno che stava morendo a causa del suicidio assistito, e che non considerava una tale azione come un implicito sostegno alla pratica.

In quella occasione molti si chiesero se Paglia, con quell’“accompagnamento pastorale”, non stesse aprendo nella Chiesa una sorta di tacita accettazione del suicidio assistito. Per quelle sue dichiarazioni mons. Paglia sollevò notevoli critiche, tanto più perché è il Prefetto della Pontificia Accademia della Vita.

A quanto pare Papa Francesco ha detto ai vescovi che mentre i sacerdoti devono amare misericordiosamente coloro che hanno malattie terminali, non possono “accompagnare” qualcuno che sta attuando un atto di suicidio, che la Chiesa cattolica insegna essere gravemente immorale.

Infine, un vescovo ha detto alla CNA che la stessa questione è stata sollevata con i capi degli uffici vaticani, e questi “sono stati davvero chiari sul fatto che quello che [Paglia] ha detto è stato un grosso problema, e che altri vescovi hanno sollevato la questione”.

La domanda sorge spontanea: com’è possibile che un Prefetto della Pontificia Accademia per la Vita abbia sulla questione del suicidio assistito una posizione così distante dal Papa? Come è possibile che un Prefetto della Pontificia Accademia per la Vita abbia una posizione sul suicidio assistito così distante dall’essenza ontologica della stessa Pontificia Accademia per la Vita? 

Mons. Vincenzo Paglia è stato nominato Prefetto della Pontificia Accademia della Vita da Papa Francesco. E’ stato in seguito promosso, sempre da Papa Francesco, Gran Cancelliere del Pontificio istituto teologico San Giovanni Paolo II per le Scienze sul matrimonio e sulla famiglia.

 




Flynn: “Noi siamo più dei nostri appetiti”

J.D. Flynn, editor-in-chief della rivista Catholic News Agency, ci offre delle interessanti riflessioni su quanto proposto da padre Martin alla riunione dei presidenti dell’Associazione dei College e delle Università Cattoliche degli Stati Uniti d’America. 

Ecco il suo articolo che è stato pubblicato sulla rivista First Thing, nella mia traduzione. 

 

Padre Jame Martin, gesuita

Padre Jame Martin, gesuita

 

Padre James Martin, S.J., sostiene che la sua difesa (della cultura LGNT, ndr) non mette in discussione la dottrina cattolica sull’omosessualità. Egli si è impegnato a pubblicare un saggio che delinei l’insegnamento della Chiesa sull’argomento. Sono felice di considerare padre Martin per quello che dice: Se afferma di non voler mettere in discussione l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, anche se ci sono prove che questo potrebbe non essere vero, sono disposto a credergli.

Ma c’è una differenza tra la scelta di non sfidare la dottrina cattolica e la scelta di insegnarla nella sua pienezza. E la dottrina della Chiesa si estende ben oltre le questioni della sessualità. Anche se Martin potrebbe non stare ad insegnare un errore su questo argomento, il suo lavoro non esprime, o addirittura non tiene conto, dell’insegnamento cattolico su una questione fondamentale: cosa significa essere una persona. La conseguenza di questo fallimento è la confusione.

Consideriamo le recenti osservazioni di padre Martin ai presidenti dei college in una riunione dell’Associazione dei College e delle Università Cattoliche. Il suo discorso non afferma che l’attività omosessuale dovrebbe essere tollerata, o che l’insegnamento della Chiesa in materia dovrebbe cambiare. Ma presenta una visione della persona umana in contrasto con l’insegnamento cattolico, e sollecita una serie di pratiche pastorali che porteranno ad un dolore straziante e alla delusione, non alla libertà di Gesù Cristo.

Padre Martin inizia paragondando gli studenti universitari che sono rifugiati agli studenti universitari che si identificano come omosessuali. Così come dovremmo trattare i rifugiati con compassione e sensibilità alla luce delle esperienze strazianti del passato, così i college cattolici dovrebbero trattare con rispetto e cura pastorale coloro che hanno affrontato stigmatizzazioni, dolore o rifiuto a causa delle loro inclinazioni omosessuali. Questo sembra vero, e degno di considerazione.

Qui finiscono le similitudini. I rifugiati di un campus universitario sono usciti dalla prigionia e sono arrivati in un luogo di libertà. Ma padre Martin non continua a sostenere che gli studenti che si identificano come omosessuali debbano essere condotti alla libertà. Piuttosto, egli propone un piano che mescola una schiavitù della confusione sulla vera identità umana – su chi siamo, e su chi Dio ci ha fatto essere.

Ogni iniziativa che padre Martin raccomanda nel suo discorso – dalle “lauree alla lavanda” all’”L.G.B.T. – che afferma spiritualità, teologie, liturgie e spazi sicuri” – è strutturata per affermare la menzogna che l’inclinazione o l’orientamento sessuale sia, di per sé, identità. Padre Martin sembra sostenere che, per essere compassionevole, la Chiesa deve incoraggiare i giovani a vedere se stessi come li vede il mondo: come la somma dei loro desideri, piuttosto che come figli di Dio, amati figli e figlie del Padre.

La confusione contemporanea sull’orientamento sessuale oggi deriva dal conflitto tra l’appetito e l’identità. Noi siamo più della somma dei nostri appetiti. E i nostri appetiti – per quanto fortemente li sentiamo, per quanto ci abbiano modellati, per quanto abbiamo sofferto per loro – non sono spesso ordinati, in assenza di grazia, alla nostra realizzazione. Questa confusione va al di là della sessualità; è la causa di un consumismo insaziabile, di una dipendenza dalla tecnologia, e persino della nostra nuda e disfunzionale arena politica.

La Chiesa crede che la conoscenza della nostra vera identità di figli di Dio possa liberarci dalla schiavitù di definirci sulla base dei nostri appetiti, dalla confusione su chi siamo e su cosa ci porterà la felicità. Per questo la Chiesa dice che i college cattolici dovrebbero insegnare che gli studenti sono fatti a immagine di Dio, e che per grazia di Dio possono vivere nella libertà della loro creazione e rinascere in questa vita e nella prossima. Questo messaggio sfida il determinismo biologico o psicologico; sfida le tendenze postmoderne a definire la realtà secondo l’esperienza; sfida una cultura tecnocratica che dice che siamo ciò che facciamo.

Invece di insegnare agli studenti universitari che la loro identità si trova nei loro appetiti, e invece di affermare questa visione sbagliata della persona umana nell’ “L.G.B.T.-affermando le spiritualità”, i college cattolici dovrebbero confortare gli studenti con la consapevolezza che siamo fatti per la libertà, e che la Chiesa offre sia la via della libertà che la grazia per arrivarci.

Questo non significa che i college cattolici dovrebbero ignorare le sfide affrontate dagli studenti che si identificano come gay, transgender o queer. Significa prendere in considerazione il loro trauma. Ma significa anche insegnare la verità che porta alla felicità, proclamare la fonte di quella verità e proporre modi significativi per viverla. Significa offrire risorse come Courage (*), insieme a confessori compassionevoli, consulenti competenti e la testimonianza di uomini e donne che hanno scoperto la pienezza dell’identità umana in Gesù Cristo. Tutti gli studenti, indipendentemente da ciò con cui stanno lottando, hanno effettivamente bisogno di queste cose.

Padre Martin ha ragione sul fatto che gli studenti che si identificano come omosessuali hanno sofferto molto a causa di tale identificazione. Hanno affrontato la confusione e il rifiuto. E spesso si sentono isolati e soli. Ma la risposta non è affermare le menzogne del mondo su chi sono. Piuttosto, è mostrare loro come Dio Padre li vede, e quanto li ama.

 

(*) Courage offre accompagnamento spirituale alle persone con attrazione per lo stesso sesso ed ai loro cari secondo l’insegnamento di sempre della Chiesa.

 




Il gesuita James Martin pubblicizza “ritiri cattolici LGBT”

Joseph Sciambra, noto “ex-gay” cattolico di cui vi abbiamo proposto una riflessione qualche settimana addietro, ci parla in questo articolo di Church Militant della “proposta” di ritiro per “cattolici LGBT” e fatta ai suoi follower da padre James Martin S.J. e dell’inganno che la sua “pastorale LGBT” costituisce per le persone cattoliche con attrazione per lo stesso sesso.

 

Padre Jame Martin, gesuita

Padre Jame Martin, gesuita

 

Nel suo ultimo tentativo di trasformare la Chiesa cattolica, un noto gesuita pro-gay ha pubblicizzato con forza sui social media “due ritiri per cattolici LGBT” ma un autore cattolico smaschera la finzione.

“Gli organizzatori dei due ritiri per cattolici LGBT mi hanno chiesto di condividere queste informazioni con voi”, inizia un tweet dell’omosessualista p. James Martin.

Il ritiro “Love Casts Out Fear ” (“L’amore caccia via la paura”, n.d.t.), organizzato dal gruppo dissidente New Ways Ministry (NWM),  avrà luogo nel Maryland ad aprile e il ritiro di “Out at St. Paul” avrà luogo all’inizio di febbraio sulla costa di Jersy, a circa 15 miglia a nord della famigerata casa di Theodore McCarrick al mare a Sea Girt nel New Jersey.

(trad. “In secondo luogo il gruppo di mobilitazione LGBT “Out at St Paul” della chiesa di S. Paolo Apostolo di N.Y, sta diffondendo la notizia di un ritiro davanti all’oceano nell’accogliente Casa per i Ritiri “Sant’Alfonso” a Long Branc, New Jersey dal 7 al 9 febbraio.” )

Church Militant ha parlato con l’autore e blogger cattolico Joseph Sciambra che dirige Sons of St. Joseph, un’associazione di “uomini cristiani [devoti a San Giuseppe] che sperano di superare tutte le attrazioni per lo stesso sesso e qualsiasi attaccamento persistente all’omosessualità o all’ “orientamento gay”.

“Tutti questi cosiddetti ministeri e ritiri cattolici LGBT si basano su due premesse: che l’omosessualità è una caratteristica innata data da Dio e che la Chiesa cattolica alla fine cambierà la sua posizione sulle relazioni omosessuali“, ha detto.

Questa spinta per cambiare la Chiesa può essere vista nei materiali di una delle organizzazioni che ospitano un ritiro.

Out at St. Paul“, che tiene l’evento di febbraio, “è la pastorale per lesbiche, gay, bisessuali e transgender della nostra parrocchia di S. Paolo Apostolo a New York City”, secondo il suo sito web.

Un bollettino di St. Paul the Apostle pubblicizza il progetto “Out at St. Paul” intitolato “Essere padroni della nostra Fede” con un suo sito web.

I visitatori del sito sono accolti con un breve documentario in cui i membri attivi della comunità LGBT parlano della fede cattolica.

Si vede una coppia omosessuale, Rick e Matt Vidal, seduta su un divano a parlare della fede cattolica.

“Se la lasciamo…se abbandoniamo la Chiesa, allora la Chiesa non cambierà mai”, dice Matt.

Sciambra afferma che tale cambiamento è impossibile.

“Non ci sono prove che la Chiesa cattolica potrà mai cambiare i suoi insegnamenti sugli atti omosessuali; per fare ciò sarebbe necessario un rifiuto totale della legge naturale”, ha detto. “È impossibile.”

Sciambra ha spiegato che dire alla gente altrimenti è manipolativo e offensivo: “Far deliberatamente credere a qualcuno (che si identifica come LGBT) che se restano lì nella Chiesa e tengono duro tutto cambierà equivale al peggior tipo di abuso e manipolazione psicologica”.

Per quanto riguarda la premessa, ovvero che le persone “nascono gay”, dice Sciambra, “Anche l’American Psychological Associationmolto pur essendo molto “gay-affermativa” non può affermare che qualcuno sia nato gay”, secondo l’APA infatti: ‘Non c’è consenso tra gli scienziati sulle ragioni esatte per le quali un individuo sviluppa un orientamento eterosessuale, bisessuale, gay o lesbico. ‘ ”

Church Militant ha contattato la diocesi di Trenton, dove si svolgerà il ritiro di Jersey Shore, e ha ricevuto la seguente risposta: “La Casa di ritiro San Alfonso è gestita dall’Ordine Redentorista, indipendente dalla diocesi di Trenton. Pur trovandosi nella diocesi, La Casa di Ritiro San Alfonso non ha mai chiesto alla diocesi di approvare i programmi, i relatori o i gruppi che ospitano nella loro struttura. ”

Il sito web di NWM afferma che il suo ritiro è per aiutare il clero gay:

I gay sono presenti in modo sproporzionato nel clero cattolico. La stragrande maggioranza serve la Chiesa con cura e compassione. Tuttavia, alcuni Cattolici ritengono la presenza di uomini gay nel ministero sacerdotale responsabile dell’abuso sessuale sui minori. In questa atmosfera di colpa e vergogna, i preti gay hanno paura di dire la verità su chi sono. … Il ritiro è progettato per aiutare sacerdoti, vescovi, fratelli e diaconi gay a sviluppare una migliore comprensione di sé, spiritualità, amicizie e un rapporto più onesto con la Chiesa istituzionale.

NWM ha ragione sulla predominanza degli uomini gay nel clero, ma trascura la ben documentata  natura omosessuale  della maggior parte dei casi di abuso sessuale da parte del clero. L’organizzazione anche dà per scontato che questi predatori omosessuali colpiscano i bambini (pedofilia) quando la loro preda principale sono adolescenti e giovani adulti maschi.

Padre Paul Rospond, vice parroco di San Paolo Apostolo, nel bollettino di domenica ha offerto alcune idee per le “propositi spirituali per il nuovo anno” . Una di queste idee è iscriversi al ritiro “Out at St. Paul’s” all’inizio di febbraio.

 




Vescovo Drainey: ho istituito le “Messe LGBT+” “in risposta alla proclamazione del Santo Padre dell’Anno della Misericordia nel 2016”.

Il vescovo Terence Drainey si rifiuta di incontrare le persone preoccupate per il sostegno della diocesi di Middlesbrough all’agenda del “Pride”.

Di seguito l’articolo scritto da Paul Smeaton pubblicato su LifeSiteNews.

Eccolo nella mia traduzione.

 

Vescovo Terence Drainey della diocesi di Middlesbrough

Vescovo Terence Drainey della diocesi di Middlesbrough

I fedeli laici cattolici della diocesi britannica di Middlesbrough lanciano un allarme sulle attività incontrollate del “ministero” LGBT+ nella loro diocesi. L’anno scorso, il “ministero” ha ospitato una bancarella in occasione di un evento locale “Pride” omosessuale, e il suo sito web e le pagine dei social media mostrano una croce con i colori della bandiera arcobaleno.

LifeSite ha recentemente riportato il crescente numero di “Messe LGBT” celebrate nelle diocesi cattoliche in Inghilterra. Middlesbrough è una di queste diocesi, con una Messa LGBT+ mensile che si svolge dal dicembre 2017. La celebrazione avviene presso il famoso York Bar Convent, il più antico convento cattolico d’Inghilterra, risalente al 1686.

La  diocesi di Middlesbrough promuove il sito web Middlesbrough Diocese Diocese LGBT+ Ministry sulla sua pagina ufficiale della diocesi. La stessa pagina web promuove anche un gruppo Facebook dedicato al “ministero”. Nel giugno 2019, su questa pagina Facebook è stato pubblicato un album di foto che mostrava la partecipazione del gruppo all’evento “Pride” a York. Questo evento è stato condotto da scolari della zona.

Il sito web del Ministero LGBT+ della Diocesi di Middlesbrough chiarisce che il ministero è un’iniziativa dell’ordinario locale, il vescovo Terence Drainey, e che il gruppo ha il suo sostegno. Lo dichiarano sulla loro homepage:

Il nostro Padre in Dio, il Vescovo Terence (Terry) Drainey, è chiaro [nel dire che] che qui nella diocesi c’è una calorosa accoglienza per tutti, e ciò include in modo esplicito i membri della comunità LGBT+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, e coloro che si identificano sotto il segno “più”), così come i loro amici e le loro famiglie.

LifeSite è stata ora informata di una serie di altre attività del ministero LGBT nella sua diocesi di Middlesbrough, tra cui la pubblicazione di posts sui social media da parte di membri di spicco del ministero LGBT+, la loro associazione con gruppi che promuovono idee in contraddizione con l’insegnamento cattolico e l’evidenza che le scuole all’interno della diocesi potrebbero utilizzare controversi programmi educativi pro LGBT+.

I fedeli cattolici hanno scritto una serie di lettere al vescovo Drainey, ma ritengono che le loro preoccupazioni non siano state adeguatamente affrontate. Il vescovo Drainey si è rifiutato di incontrarli. Ha detto a LifeSite che sentiva che qualsiasi cosa avesse detto “non sarebbe stata soddisfacente ai loro occhi” ed era chiaro che “un incontro non avrebbe offerto loro una soddisfazione maggiore della mia lettera”.

Nelle lettere a Mons. Drainey, i fedeli cattolici hanno sottolineato la loro preoccupazione per la partecipazione dei gruppi diocesani agli eventi locali “Pride” e per alcuni post sui social media di padre Tony Lester e Dr. Johan Bergström-Allen, le due persone elencate come contatti sul sito web della Diocesi di Middlesbrough LGBT+ Ministry.

Il Dr. Bergström-Allen, presidente del Consiglio Pastorale del Ministero LGBT+, ha pubblicato sulla sua pagina di Instagram le foto del suo coinvolgimento nell’evento “Pride” di Hull nel luglio 2019. La sua pagina include una serie di immagini e video tratti dall’evento di luglio, tra cui diverse immagini e video di una rappresentazione sovradimensionata di Gesù Cristo che indossa una fascia arcobaleno.

Su uno di questi post il dottor Bergström-Allen ha pubblicato il messaggio “La vostra Chiesa ha questo aspetto? #GodisInclusive #Pride”.

La sua pagina mostra anche una serie di immagini dell’evento “Pride” di York del giugno 2019, dove il “ministero” diocesano ha ospitato la propria bancarella. Una di queste immagini mostra una “drag queen” raffigurata in una cornice di cartone ritagliata in modo da assomigliare a un post di social-media con il marchio “Middlesbrough Diocese LGBT+ Ministry”, insieme all’immagine di una croce riempita con i colori dell’arcobaleno. L’immagine della croce arcobaleno appare sul sito web del ministero, sulle pagine dei social media e sulle pubblicità. Accompagnando il post, il Dr. Bergström-Allen ha scritto: “50 anni fa le drag queen hanno guidato le rivolte di Stonewall e dato il via al moderno movimento LGBT+. Stanno ancora combattendo e sono favolose”. Diverse altre immagini di membri del pubblico che posano per foto simili sono pubblicate sulla pagina Facebook del ministero LGBT+ della diocesi di Middlesbrough. I nostri contatti nella diocesi di Middlesbrough ci dicono che questa immagine era originariamente anche sulla pagina Facebook del “ministero”, ma non viene più visualizzata.

Stonewall è un gruppo di lobby LGBT leader nel Regno Unito, più o meno equivalente alla Human Rights Campaign (HRC) negli Stati Uniti, che l’anno scorso ha  proposto nuove linee guida per introdurre temi ed esempi di gay, lesbiche e transgender in ogni area del programma scolastico, a partire dalle lezioni per bambini di 5 anni.

La pagina Instagram del Dr. Bergström-Allen include anche video di lui che frequenta il Black Orchid York – Gentlemans Club & Whisky Lounge, con uno dei suoi video che include una nota descrittiva del Dr. Bergström-Allen che dice: “Drag discoteca per iniziare il 2019”.

Nelle lettere al vescovo Drainey, i cattolici hanno anche espresso una serie di preoccupazioni su padre Lester, un sacerdote cattolico della diocesi e coordinatore del Ministero LGBT+. Padre Lester può essere visto nella foto qui sotto in occasione di un evento del “Pride” (“Gay Pride”, ndr) nel 2018, in piedi nell’angolo in basso a sinistra della grande bandiera arcobaleno.

Uno dei problemi evidenziati nella corrispondenza con il vescovo Drainey è stato che nel dicembre 2018, padre Lester ha ritwittato un post del personale del Sistema Sanitario Nazionale al fine di lodare il personale di salute sessuale, che includeva una foto di alcuni preservativi gonfiati disposti in modo da assomigliare ad un albero di Natale.

I cattolici preoccupati hanno inoltre fatto notare al vescovo Drainey che la chiesa di Nostra Signora ad Acomb, dove padre Lester è parroco e il Dr. Bergström-Allen è membro del consiglio pastorale, si è registrata presso l’organizzazione  Inclusive Church. Una parte della “visione condivisa” di Inclusive Church è quella di “sfidare la chiesa laddove continua a discriminare le persone per motivi di disabilità, potere economico, etnia, genere, identità di genere, disabilità di apprendimento, salute mentale, neurodiversità o sessualità”. Nel 2018, la loro conferenza annuale è stata tenuta da Ruth Hunt, CEO di Stonewall, che afferma di essere anche “cattolica praticante”.

I cattolici hanno anche evidenziato le prove che il controverso programma scolastico pro-LGBT “No Outsider” può essere utilizzato in una scuola cattolica della diocesi.

Il programma “No Outsiders” ha ricevuto una significativa copertura mediatica l’anno scorso, quando i genitori musulmani di Birmingham hanno protestato contro il suo utilizzo per l’insegnamento ai loro figli. Il programma promuove gli stili di vita LGBT come normali, con l’introduzione in un libro che spiega che “essere una persona gay o lesbica o transessuale o bisessuale è normale, accettabile e ok”. Il suo autore, Andrew Moffatt, ha guidato la marcia annuale omosessuale “Pride” a Birmingham l’anno scorso.

Una recente indagine di ChurchMilitant.TV ha mostrato che almeno 10 scuole dell’arcidiocesi cattolica di Liverpool hanno utilizzato il programma “No Outsiders”. In una newsletter estiva, il dipartimento per l’educazione dell’arcidiocesi di Liverpool ha dato i seguenti consigli alle scuole:

“Le informazioni di No Outsiders sono ancora attuali e vanno bene per la scuola. Dato il clima attuale, potrebbe essere meglio non pubblicare sui social media e usare il termine ‘Tutti sono benvenuti’ per il momento per evitare pubblicità negativa”.

Nelle lettere al vescovo Drainey, i cattolici hanno sottolineato che un tweet della parrocchia della Chiesa di Nostra Signora ad Acomb (dove padre Lester è parroco) ha mostrato un poster ufficiale “No Outsiders” esposto nella scuola elementare Nostra Signora Regina dei Martiri, una scuola cattolica della diocesi di Middlesbrough. Questo tweet che mostrava il poster nella scuola è stato poi ritwittato da Emma Barrs, la direttrice della scuola.

LifeSite ha contattato la signora Barrs per sapere se il programma “No Outsiders” viene utilizzato nella scuola e, in caso contrario, perché il poster è stato esposto, ma finora non è stata data alcuna risposta.

La risposta del vescovo Drainey

Nella risposta del Vescovo Drainey ai cattolici interessati, egli ha sottolineato in diverse occasioni che il ministero LGBT+ è stato istituito in linea con varie dichiarazioni di Papa Francesco, compreso l’appello contenuto del nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium a raggiungere le “periferie” della società.

Il vescovo Drainey ha affermato nelle sue lettere di risposta ai cattolici che il “ministero” diocesano LGBT+ è “pienamente all’interno dell’insegnamento della Chiesa cattolica” e che non ha preso parte a una vera e propria parata del “Pride”, ma è stato semplicemente presente all’evento per motivi pastorali.

In una delle sue lettere di risposta ai cattolici, il vescovo Drainey ha affermato che una delle ragioni per cui la diocesi ha iniziato il “ministero” LGBT+ è stata la sua preoccupazione per i gruppi “anticattolici” e i loro tentativi di “cambiare completamente o distruggere la bussola morale della nostra società”.

I cattolici hanno fatto notare a Mons. Drainey che le immagini disponibili sulle pagine dei social media del “ministero” indicano che l’evento è stato accolto dalla diocesi. Sulla pagina Facebook del “ministero” ci sono alcune immagini della sfilata “Pride” di York dell’anno scorso, così come le immagini della loro bancarella. Inoltre sottolineano che l’evento è sostenuto da una serie di sponsor, molti dei quali sono espliciti nel loro sostegno agli stili di vita omosessuali, contrariamente al chiaro insegnamento cattolico.

I cattolici restano preoccupati. Ritengono che il ministero LGBT+ (diocesano, ndr)continui a promuovere immagini, letteratura, organizzazioni ed eventi che promuovono uno stile di vita LGBT e non rendono chiaro l’insegnamento cattolico.

Nella “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica del 1986 sulla Pastorale per le Persone Omosessuali” il Cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse quanto segue riguardo alle organizzazioni pastorali per le persone omosessuali:

Incoraggiamo i Vescovi, quindi, a fornire una cura pastorale in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa per le persone omosessuali delle loro diocesi. Nessun autentico programma pastorale includerà organizzazioni in cui le persone omosessuali si associano tra loro senza affermare chiaramente che l’attività omosessuale è immorale. Un approccio veramente pastorale apprezzerà la necessità per le persone omosessuali di evitare le occasioni prossime di peccato.

Il vescovo Drainey ha sempre rifiutato di incontrare i cattolici per discutere di persona delle loro preoccupazioni. Quando hanno evidenziato i tweet che mostravano il poster “No Outsiders” esposto nella scuola elementare Nostra Signora Regina dei Martiri e il suo successivo re-tweet da parte della preside Barrs, il vescovo Drainey ha risposto affermando che avevano fatto “gravi accuse” sul preside, che avrebbe dovuto indagare e che avrebbe chiesto al reverendo Peter Warren, il legale diocesano, di contattarli per organizzare un incontro. Il reverendo Warren è anche il diacono della parrocchia della “Inclusive Church” di Nostra Signora ad Acomb, dove padre Lester è il parroco e ha fatto lui stesso da diacono alle Messe LGBT+ a York.

Dopo essere stati contattati dal reverendo Warren, i cattolici hanno fatto notare di non aver fatto alcuna “accusa grave”, ma di aver semplicemente fatto una domanda su un’informazione di pubblico dominio. Hanno continuato a cercare un incontro con il vescovo Drainey, poiché le loro preoccupazioni riguardano esclusivamente l’attività pastorale della diocesi di cui egli è l’autorità. Sono rimasti delusi dal fatto che, invece di poter spiegare le loro preoccupazioni direttamente al loro vescovo, sono stati informati di aver fatto “gravi accuse” su un insegnante della scuola locale e hanno chiesto di incontrare il legale diocesano, che era stato direttamente coinvolto con lo stesso gruppo diocesano di cui erano principalmente interessati.

I cattolici sono stati successivamente contattati telefonicamente il 21 dicembre dal canonico Derek Turnham, il Vicariato episcopale della diocesi per la strategia pastorale. Egli ha spiegato loro che la telefonata era un’opportunità per discutere delle loro preoccupazioni. I cattolici hanno detto a LifeSiteNews che hanno detto al canonico Turnham che dovevano discutere le loro preoccupazioni con il vescovo Drainey perché era lui il responsabile della diocesi. Il canonico Turnham ha risposto che non era normale avere un incontro con il “CEO di una grande azienda in questa fase”.

Il 19 dicembre LifeSite ha scritto al vescovo Drainey tramite l’indirizzo e-mail della sua segretaria, spiegando che LifeSite era stato contattato dai cattolici della sua diocesi preoccupati per le attività del ministero LGBT+ che aveva avviato e delusi dal fatto che non erano riusciti a incontrarlo per discutere delle loro preoccupazioni. LifeSite ha ricevuto una risposta automatica spiegando che non avrebbe ricevuto una risposta prima del 2 gennaio, e così LifeSite ha chiamato la residenza privata del vescovo al numero visualizzato sul sito web della diocesi per vedere se fosse possibile contattarlo tramite un altro indirizzo e-mail. Il vescovo Drainey ha risposto lui stesso al telefono e ha gentilmente dato a LifeSite il suo indirizzo e-mail personale.

Il 23 dicembre, il vescovo Drainey ha risposto all’e-mail di LifeSite. Ha spiegato che le Messe LGBT+ sono state istituite “in risposta alla proclamazione del Santo Padre dell’Anno della Misericordia nel 2016”. In quella e-mail, egli ha ripetuto la sua affermazione che era stata fatta una “grave accusa” da parte dei cattolici riguardo alle “persone nominate”. LifeSite ha visto la corrispondenza tra i cattolici e il vescovo e può affermare che le questioni da loro sollevate si basano su informazioni disponibili nel pubblico dominio – molte delle quali sono incluse in questo articolo.

Il primo uso del termine “accusa grave” è apparso nella corrispondenza dopo che i cattolici hanno avvisato il vescovo Drainey sui post di Twitter di un poster “No Outsiders” esposto alla scuola elementare Nostra Signora Regina delle Matrici. Quei tweet sono ancora sulle pagine Twitter sia della parrocchia di Nostra Signora ad Acomb che di Barrs, il preside di Nostra Signora Regina dei Martiri, al momento della pubblicazione di questo articolo.

Il vescovo Drainey ha detto nella sua e-mail a LifeSite che ha offerto ai cattolici l’opportunità di incontrare due chierici della diocesi che lo rappresentano e che sentiva che qualsiasi cosa dicesse “non sarebbe stata soddisfacente ai loro occhi” e che gli era chiaro che “un incontro non avrebbe offerto loro una soddisfazione maggiore della mia lettera”.




Le Messe per l’”orgoglio” LGBT conquistano diverse diocesi cattoliche in Inghilterra

La “pastorale per le persone omosessuali” è, in molti casi, un sostegno esplicito all’ideologia gay, a partire dall’iconografia e dalla denominazione che ricalcano pedissequamente gli stereotipi della comunità LGBT. In questo articolo di LifeSiteNews ci viene mostrata una carrellata di iniziative “ad hoc” promosse da molte diocesi inglesi con l’appoggio esplicito del vescovo locale. Tutto questo avviene in netto contrasto con le indicazioni presenti nella  Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla Cura Pastorale delle Persone Omosessuali in cui si chiede esplicitamente di evitare di far entrare nelle comunità cristiane quei gruppi che, benché magari etichettati come “cattolici”, sostengono l’ideologia gay, incompatibile con la Fede e la Dottrina della Chiesa. Un documento prezioso  purtroppo misconosciuto o disatteso.

 

Salford gay pride LGBT figura di Gesù

Salford gay pride LGBT figura di Gesù

 

La diocesi cattolica di Salford nell’Inghilterra nord-occidentale è diventata l’ultima di diverse diocesi cattoliche nel Regno Unito che hanno iniziato a ospitare “Messe LGBT+”. A Salford, come nelle altre diocesi, il le Messe LGBT+ godono del sostegno dei rispettivi vescovi locali.

Ormai gli annunci di queste Messe sono diventati disponibili in molte chiese e su vari siti ufficiali parrocchiali e diocesani. Molte di queste pubblicità sono impreziosite dalla bandiera arcobaleno o da popolari immagini cattoliche come croci o il Sacro Cuore dipinti nei colori dell’arcobaleno. Molti dei gruppi coinvolti nell’organizzazione di queste messe partecipano agli eventi “Gay Pride” locali.

In nessuno degli annunci o delle pubblicazioni ufficiali su queste messe è chiarito l’insegnamento autorevole e costante della Chiesa cattolica secondo cui gli atti sessuali omosessuali sono intrinsecamente peccaminosi .

Un ruolo chiave nella promozione e nel sostegno di molte di queste messe è il gruppo Quest. Sul suo sito web Quest afferma che desidera vedere “l’accettazione delle relazioni omosessuali da parte della Chiesa cattolica” e che il suo scopo è di aiutare gli omosessuali a riconciliare la loro fede cattolica con la “piena espressione della loro natura omosessuale”. Alla loro conferenza annuale del 2018 , gli organizzatori di Quest hanno mostrato una presentazione video appositamente preregistrata dal sacerdote celebrità omosessuale, P. James Martin .

Questo aumento delle messe LGBT+ in tutto il paese è stato accolto favorevolmente dai cattolici LGBT+ di Westminster. Questo gruppo ha goduto del sostegno a lungo termine del cardinale Vincent Nichols , che è sia il loro ordinario locale sia il religioso cattolico senior in Inghilterra. Nel marzo di quest’anno, al gruppo sono stati assegnati posti privilegiati presso un’udienza papale in Piazza San Pietro, a Roma, dopo di che sono stati invitati a incontrarsi e scattare fotografie con Papa Francesco . Sono stati presentati a Papa Francesco da Martin Pendergrast, un ex sacerdote che è unito civilmente con Julian Filochowski, ex capo di Cafod (“Agenzia cattolica per lo sviluppo d’oltremare”  si occupa di sollievo della povertà e la sofferenza nei paesi in via di sviluppo, ndt), dal 2006.

Image

 

Image

 

Diocesi di Salford

La diocesi di Salford è l’ultima diocesi in Inghilterra ad aver avviato una messa LGBT+  il 12 ottobre presso la chiesa del Santo Nome di Manchester. Il sito web di Quest afferma di aver svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione di questa iniziativa a Salford:

“Le origini dell’attuale sviluppo risalgono a un incontro tra l’allora presidente della missione, Ruby Almeida, Gez Hodgson, padre Paul Daly e il vescovo John Arnold nel settembre 2017, quando si discusse della possibilità di legami più stretti tra la comunità cattolica LGBT+ e la diocesi di Salford . Il vescovo John era molto favorevole all’idea e così si è dimostrato nei successivi contatti con i suoi rappresentanti.”

Il 6 ottobre, il vescovo Arnold ha reso pubblica la messa durante il programma  Sounds,  trasmissione della domenica mattina della BBC Radio 4,.

In una e-mail inviata al clero della sua diocesi, il vescovo Arnold ha dichiarato di essere soddisfatto dell’evento.

“Grazie, penso, ad una buona pianificazione e organizzazione, la Messa LGBT è andata molto bene, meglio del previsto. L’atmosfera era molto buona e i commenti delle persone che uscivano erano all’unanimità incoraggianti.  C’erano qualcosa come 300 persone, una comunità che comprendeva familiari, amici ed altri che semplicemente si erano stati presenti perché pensavano che fosse un’occasione importante. Dobbiamo ora vedere cosa gli organizzatori potrebbero voler pianificare per il futuro. Sebbene sia utile riconoscere i bisogni del gruppo, è anche importante non organizzare le cose in modo da isolarli dalla vita parrocchiale. Ci sono state solo due voci di dissenso presenti alla Messa e la loro scortesia ha fatto fallire il valore di qualsiasi affermazione che avrebbero potuto voler fare. I miei ringraziamenti alla comunità gesuita che ha ospitato l’evento presso il “Santo Nome” e a tutti coloro che hanno contribuito all’occasione.”

 

Clifton

Nella diocesi di Clifton, la “Messa LGBT+” è iniziata nel marzo di quest’anno nella parrocchia di San Nicola da Tolentino a Bristol. Il sito web della parrocchia chiarisce che la Messa è stata voluta direttamente dal vescovo Declan Lang, l’ordinario locale.

 

Image

“Il vescovo Declan desidera esprimere la cura pastorale e la preoccupazione per la nostra comunità cattolica LGBT+ e così ha chiesto alla chiesa di San Nicola da Tolentino  di celebrare una serie di messe per questa comunità ed i loro amici e familiari e per tutti coloro che desiderano partecipare.

L’intenzione non è quella di isolare, ma piuttosto di garantire un caloroso benvenuto e di integrare questa comunità nella Chiesa.”

 

Image

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stesso sito web mostra anche un’immagine di una scultura del Sacro Cuore di Gesù, sovrastata da una croce e dipinta nei colori della bandiera arcobaleno. La parrocchia promuove la sua messa con un poster che include l’immagine di una croce con i colori dell’arcobaleno.

 

Le messe vengono inoltre pubblicizzate sul sito Web diocesano ufficiale.

Image

 

Quest spiega sul proprio sito web che le messe nella diocesi sono iniziate dopo l’incontro con il vescovo Lang l’anno scorso:

“John Flannery, membro di Quest e la presidente Ruby Almeida hanno incontrato il vescovo Declan Lang nel novembre 2018. Il vescovo Lang ha approvato l’idea di tenere una messa per LGBT +, i loro familiari ed amici. Ora, dopo meno di tre mesi, una serie di messe si terranno a San Nicola di Tolentino a Easton, Bristol.”

 

Nottingham

La diocesi di Nottingham organizza una messa LGBT+ annuale e ha promosso una messa LGBT in occasione della Commemorazione dei Defunti il 2 novembre 2019. Il poster che pubblicizza gli eventi afferma:

 

“MESSA LGBT: P. Simon Robson OP celebrerà la Messa per i cattolici LGBT, i loro familiari ed amici sabato 2 novembre presso la Chiesa del Sacro Cuore, 25 Mere Road, Leicester, LE5 ​​3HS, alle 14:00. Questo è il giorno dei Defunti. Ricorderemo tutti coloro che sono stati torturati, fatti morire ed uccisi a causa della loro identità di genere o sessualità. Tutti sono benvenuti!”

 

Il sito web della diocesi di Nottingham ospita una pagina con esplicita approvazione per la “Pastorale LGBT +” del vescovo Patrick McKinney. Il suo messaggio dice:

 

Image

 

“Il vescovo Patrick augura a tutti un caloroso benvenuto nella diocesi; questo include, in modo esplicito, i membri della comunità LGBT+. Per dimostrare e condividere la Buona Novella dell’amore di Dio per tutti, il vescovo ha istituito un ministero pastorale rivolto in particolare alle persone LGBT+, alle loro famiglie ed amici. I cattolici LGBT+ condividono la loro vita di discepoli del Signore Gesù con tutti gli altri gruppi e comunità della nostra diocesi; ci arricchiamo e cresciamo insieme come Corpo di Cristo.”

 

Northampton

L’anno scorso, il vescovo Peter Doyle della diocesi di Northampton ha partecipato a una conferenza di Quest. Mentre era lì, prese parte a una tavola rotonda su una presentazione video appositamente registrata che il sacerdote celebrità omosessuale p. James Martin ha realizzato per l’evento. Un resoconto dal sito web Quest dice:

“Il vescovo Peter ha parlato molto calorosamente a nome dei vescovi, pur riconoscendo che vi era una certa varietà di punti di vista tra i suoi confratelli sulle questioni LGBT+. È significativo il fatto che sia lui il primo vescovo a partecipare a una conferenza da molti anni.”

Nel 2015, il vescovo Doyle ha rilasciato un’intervista alla Radio Vaticana in cui suggeriva che l’insegnamento cattolico, attraverso futuri sinodi, avrebbe in prospettiva potuto svilupparsi fino ad accettare “relazioni omosessuali”. Alla domanda sul perché non fosse stato detto di più sulle questioni LGBT a ottobre Sinodo sulla famiglia 2015, ha dichiarato:

“Penso che sia una combinazione del fatto che è troppo difficile e anche per via dell’antropologia teologica di base, suppongo… ciò che intendo è che la nostra comprensione, dalle Scritture, dell’uomo e della donna … al momento non c’è spazio per le relazione omosessuali. E quindi, penso che abbiano detto in qualche modo – beh, non l’hanno effettivamente detto, ma nel mio cuore, mi chiedo se non stiano dicendo- : “Non sappiamo cosa fare”.  Ora, questo non è molto utile per queste brave persone, ma forse qualcosa uscirà inaspettatamente, ma al momento la questione sembra essere stata parcheggiata lì, da parte.

Alla domanda se ci fosse bisogno di una maggiore esplorazione teologica di queste questioni, ha detto:

Beh, penso che dovrà succedere, no? Penso che non possiamo lasciare le persone sospese per aria e nel limbo. Il Signore ci ama tutti, quindi in qualche modo dobbiamo trovare un modo per abbracciare tutti. Ma al momento è una vera sfida e non penso proprio che abbiamo davvero iniziato ad affrontarla in modo serio. Penso che ci sarebbe quasi bisogno di un Sinodo dedicato solo a questo.

Il vescovo Doyle è presidente del Comitato per il Matrimonio e la Vita Familiare della Conferenza episcopale cattolica dell’Inghilterra e del Galles e membro del Dipartimento di Educazione e Formazione.

Middlesbrough

La diocesi di Middlesbrough ospita mensilmente una messa LGBT + da dicembre 2017. Lo fa nel famoso Bar Convent di York, il più antico convento cattolico dell’Inghilterra, risalente al 1686.

La diocesi di Middlesbrough promuove il sito Web Middlesbrough Diocese LGBT+ Ministry sulla propria pagina diocesana ufficiale . La stessa pagina web promuove anche un gruppo di Facebook dedicato al “ministero”. Nel giugno di quest’anno, questa pagina di Facebook ha pubblicato un album di foto che mostrano la partecipazione del gruppo al “Pride” di York. Questo evento è stato guidato dagli studenti della zona.

 

Image

 

Image

 

Image

 

Il sito web del Ministero LGBT + della diocesi di Middlesbrough chiarisce che le persone coinvolte sentono di avere il sostegno del loro ordinario locale, il vescovo Terry McKinney, per le loro attività. Dichiarano sulla loro home page:

“Il nostro Padre, il vescovo Terry, afferma con chiarezza che qui c’è un caloroso benvenuto per tutti e che questo include, in modo esplicito, i membri della comunità LGBT +, i loro amici e familiari.”

 

Westminster

Il supporto a Quest da parte delle diocesi e dei vescovi e cattolici in tutta l’Inghilterra non è molto sorprendente dato che nel 2017 il cardinale Vincent Nichols, il più anziano sacerdote cattolico in Inghilterra, scrisse ai sacerdoti raccomandando di usare Quest per seguire “coloro che vivono con un’attrazione per lo stesso sesso e spesso sono molto preoccupati per il loro cammino verso Dio e il loro rapporto con la Chiesa. ”

Quest era stato in precedenza bandito dall’arcidiocesi di Westminster dal predecessore del cardinale Nichols, il cardinale Hume, a causa della sua palese promozione del comportamento omosessuale contrario all’insegnamento cattolico.

Nel gennaio di quest’anno, il Cardinale Nichols ha celebrato la Messa per il gruppo dei Cattolici LGBT+ di Westminster. In precedenza aveva celebrato una messa per il gruppo nel 2015 .

Nel 2012, la Messa LGBT a Westminster è stata trasferita da Nostra Signora dell’Assunta, in Warwick Street, alla Chiesa dell’Immacolata Concezione gestita dai Gesuiti in Farm Street. Al momento del trasloco, il cardinale Nichols ha rilasciato una dichiarazione a seguito delle preoccupazioni secondo cui le Messe fossero utilizzate per promuovere lo stile di vita omosessuale. In quella dichiarazione, egli affermava che “si sta prendendo in considerazione le circostanze in cui si celebrano queste messe per garantire che il loro scopo sia rispettato e che non siano occasioni di confusione o opposizione riguardo all’insegnamento positivo della Chiesa sul significato della sessualità umana o degli imperativi morali che scaturiscono da quell’insegnamento, che sosteniamo e verso il quale tutti tendiamo ”.

Nel luglio di quest’anno, il gruppo ha nuovamente partecipato al “Pride” di Londra e sulla loro pagina Facebook hanno soprannominato la Messa che lo ha seguito “la nostra messa post-Pride”.

 

 

Il gruppo aveva goduto preventivamente del sostegno esplicito del cardinale Nichols per la partecipazione al corteo.

La home page del loro sito Web include un’immagine che sembra provenire anche quella da un evento “Pride”.

 

 

__________________________________

[wpedon id=”15469″ align=”center”]

 




Papa Francesco ha richiesto e incontrato padre Martin, sostenitore della pastorale LGBT, ma non ha voluto incontrare i cardinali dei “dubia”.

Lunedì scorso, Papa Francesco ha incontrato il gesuita padre James Martin, un sacerdote americano che ha dedicato la maggior parte degli ultimi tre anni al ministero dei cattolici LGBT, che egli descrive come il “gruppo più emarginato” della Chiesa cattolica.

In proposito, ecco l’intervista che Ines San Martin ha fatto a padre Martin e che ha pubblicato su Crux now.

Eccola nella mia traduzione.

 

Papa Francesco incontra padre James Martin il 30.09.2019

Papa Francesco incontra padre James Martin il 30.09.2019

 

Lunedì scorso, Papa Francesco ha incontrato il gesuita padre James Martin, un sacerdote americano che ha dedicato la maggior parte degli ultimi tre anni al ministero dei cattolici LGBT, che egli descrive come il “gruppo più emarginato” della Chiesa cattolica.

Francesco e Martin hanno parlato per mezz’ora, tra altri due incontri che il papa ha avuto quel giorno: La conferenza dei vescovi del Pacifico, attualmente a Roma per il loro regolare pellegrinaggio ad limina alla Santa Sede, e una delegazione di istituti missionari fondati in Italia.

Parlando con Crux, Martin ha detto che il pontefice è un “ascoltatore incredibilmente attento” che, sulla base delle domande che ha posto al suo collega gesuita, “si prende chiaramente cura” delle persone LGBT.

Martin è l’autore del libro del 2017 “Costruire un ponte: Come la Chiesa cattolica e la comunità LGBT possono entrare in una relazione di rispetto, compassione e sensibilità”.

Secondo il New Ways Ministry, un gruppo di promozione e sostegno dei cattolici LGBT ( diffidato dalla Conferenza Episcopale USA a parlare di questioni di omosessualità in riferimento al magistero della Chiesa, ndr), l’incontro “smentisce l’ingiustificata ondata di critiche [che Martin] ha ricevuto da una minoranza di leader ecclesiastici e da altri settori anti-LGBTQ della chiesa”.

“È un chiaro segnale che Papa Francesco sta chiamando la chiesa alla conversione, lontano dai messaggi negativi che essa ha inviato in passato sulle persone LGBTQ”, ha detto il gruppo in una dichiarazione rilasciata lunedì. “È un giorno di festa per i cattolici LGBTQ che hanno desiderato una mano tesa di benvenuto dalla chiesa che amano”.

Il libro di Martin Building a Bridge (Costruire un ponte) si basa su un discorso che ha tenuto nel 2016, quando ha ricevuto un premio proprio da New Ways Ministry.

Il gesuita è a Roma dal 21 settembre per partecipare a una riunione del Dicastero vaticano delle comunicazioni (di cui è consultore per nomina papale, ndr) e rimarrà in città fino al 6 ottobre.

Martin ha parlato con Crux dell’incontro [con il Papa], della reazione che ha ricevuto da parte di alcuni cattolici che trovano il suo lavoro controverso, e di quello che direbbe ai cattolici LGBT che pensano che Papa Francesco sia stato troppo forte nel condannare la teoria del genere.

Quelli che seguono sono estratti di quella conversazione.

 

Sono passate cinque ore. Riesci a crederci che sia accaduto?

No. È quasi un miracolo per me. Ma, cosa più importante, penso che sarà visto come un vero segno della sua cura pastorale e della sua attenzione per i cattolici LGBT e le persone LGBT in tutto il mondo.

 

Cosa direbbe a chi pensa che papa Francesco, quando parla delle persone LGBT, sia discriminatorio o sia troppo forte nel condannare la teoria del genere, definendola “un abominio”?

Vorrei dire loro di guardare a questa persona come a un pastore che sta cercando di raggiungere le persone nelle loro esperienze di persone emarginate. E che sta cercando di far progredire la Chiesa nella sua cura pastorale per le persone. Quindi direi di prendere tutto quello che fa nel suo insieme.

Non avrebbe potuto essere più attento, accogliente e caloroso. E il tema del nostro incontro è stato la pastorale delle persone LGBT.

 

Lei come si è preparato all’incontro?

I preparativi sono stati in realtà gli ultimi due o tre anni di ministero. Quello che gli ho portato sono state le esperienze dei cattolici LGBT che ho incontrato, le loro gioie e speranze, le loro lotte e sfide, le loro esperienze come un modo per dare loro una voce con il Papa.

È stato un ascoltatore incredibilmente attento, e dalle domande che ha posto, si può dire che ha a cuore queste persone. Per me, è stata una conversazione molto facile, come quella che potresti avere con il tuo pastore preferito. Non ho mai avuto una conversazione così ampia con un papa prima d’ora, ma lui mi ha messo comodo e mi sono sentito completamente a mio agio.

All’inizio, gli ho dato un biglietto di mio nipote che sta prendendo il nome di Francesco per la Cresima e lui ha subito preso una penna e gli ha scritto.

 

Ha intenzione di condividere il contenuto di quella nota?

Sì, che potrei postarla. È fondamentalmente una nota di ringraziamento e di preghiera per me. È una nota molto semplice, ma mio nipote è al settimo cielo.

Direi che quello che mi ha colpito oggi è che prima del [mio incontro] c’è stata un’intera conferenza episcopale, e dopo di me un dicastero. Dare a questo argomento 30 minuti del suo programma [del Papa] nel bel mezzo di una giornata incredibilmente impegnativa e poco prima di un sinodo è un segno del suo impegno nei confronti delle persone LGBT.

 

Lei ha detto che il Papa è un uomo che cerca di far progredire la Chiesa quando si tratta del ministero delle persone LGBT. Supponendo che le avesse chiesto di questo, cosa gli avrebbe detto?

Vorrei chiarire che non è quello che gli ho detto. Ma per me, è una chiesa che accoglie i cattolici LGBT tanto quanto accoglie ogni altro cattolico. Un luogo dove non si sentono lebbrosi nella Chiesa, dove non devono chiedersi come saranno trattati quando vi entrano, e un luogo dove vengono accolti, perché sono battezzati cattolici ed è anche la loro chiesa.

 

Come possiamo fare in modo che ciò accada quando la Chiesa vede alcuni comportamenti come peccaminosi?

Ecco il punto. Se la Chiesa fosse aperta solo a persone la cui vita riflette i Vangeli e il Catechismo, ci sarebbero pochissime persone nei banchi. Come dice Francesco, l’Eucaristia è una medicina per i malati, non un premio [per i sani].

A differenza di qualsiasi altro gruppo di persone, esse sono escluse, mirate ed emarginate in un modo che nessun altro gruppo sente. L’altro gruppo che si sente emarginato è quello delle donne, ma in Vaticano ci sono le Giornate delle donne, si parla di mettere più donne in ruoli di leadership, ma raramente si sente quell’invito dei vescovi in termini di persone LGBT perché sono viste come peccaminose sempre e ovunque.

Non credo che ci sia nessuno che si senta emarginato nella Chiesa come i cattolici LGBT. Un paio di mesi fa ho sentito la storia di una donna lesbica il cui pastore le ha detto: “Il tuo genere non è benvenuto qui”.

Spero che i cattolici LGBT vedano questo incontro come un segno dell’amore e della preoccupazione di Papa Francesco per loro.

 

Un sacco di persone – dopo che è venuto fuori che lei ha incontrato il Papa – l’hanno chiamata controversa …..

No, non credo proprio. A meno che predicare il Vangelo non sia controverso.

 

Perché la gente pensa che lei lo sia?

Per paura [di considerare] la persona LGBT come l’altra, per quello che potrebbe significare per la Chiesa cambiare il suo approccio pastorale, e a volte per paura della propria sessualità complicata.

Ma visto che non sto sostenendo alcun tipo di cambiamento nell’insegnamento della Chiesa, ma per uno spirito di accoglienza, inclusione e amore, non so perché questo dovrebbe essere controverso.

 

Cosa direbbe a chi dice che il Papa non avrebbe dovuto incontrarla?

Io direi “parla con il Papa”.

 

Come è nato l’incontro?

Alcuni amici comuni lo avevano avvertito che sarei stato in città, e quando l’ho visto durante l’udienza per il Dicastero della comunicazione, lui mi ha detto: “Voglio avere un’udienza con te”. E il giorno dopo è arrivato un invito formale alla Curia dei gesuiti.

 

E lei ha cancellato il suo calendario?

L’ho fatto….. Non era RSVP! (Répondez, s’il vous plaît, ndr). Il contrasto tra l’impostazione formale e la calda conversazione è stato impressionante.

___________

 

[wpedon id=”15469″ align=”center”]

 




Padre James Martin: “Papa Francesco ha amici LGBT. E ha nominato molti cardinali, arcivescovi e vescovi che sostengono il mondo LGBT”

“Papa Francesco ha amici LGBT. E ha nominato molti cardinali, arcivescovi e vescovi che sostengono il mondo LGBT”. E’ esattamente quello che padre James Martin ha detto in una omelia che potete vedere nel corpo dell’articolo scritto da Martin M. Barillas e che vi presento nella mia traduzione.

Featured Image

Prima di una delle più grandi parate omosessuali “Pride” del mondo, padre James Martin, SJ, ha celebrato una Messa pre-Pride durante la quale ha detto ai “cattolici LGBT” che devono essere fiduciosi perché Papa Francesco ha “amici LGBT” e ha “nominato molti cardinali, arcivescovi e vescovi che supportano le persone LGBT” (si veda l’omelia più sotto).

Padre Martin è un consultore dell’ufficio comunicazioni del Vaticano che si batte per una maggiore accettazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica. Il gesuita ha officiato la sera del 29 giugno la “Messa Pre-Pride” nella parrocchia di San Francesco d’Assisi a New York City, nota per il suo “ministero LGBT” che si fa beffe dell’insegnamento della Chiesa sulla sessualità. Uno dei leader di questo “ministero” ha raccolto fondi per Planned Parenthood (la più grande multinazionale dell’aborto, ndr)

Martin ha detto che i “cattolici LGBT” dovrebbero essere “duri” in risposta alle critiche sull’ideologia LGBT. Offrendo una chiosa delle parole di Gesù Cristo nel Vangelo di San Luca, Martin ha cercato di approfondire la definizione di discepolato cristiano. Invitando i cattolici che si identificano come omosessuali e transgender a “essere duri”, ha detto che gli ultimi anni hanno visto “molti passi positivi per i cattolici LGBT”. 

Parlando di “due grandi tendenze”, Martin ha detto che una può essere “riassunta da due parole: Papa Francesco. Le sue cinque parole più famose sono ancora: “Chi sono io per giudicare”, che è stata per prima cosa una risposta alla domanda sui sacerdoti gay e poi estesa alle persone LGBT”. Martin ha detto che l’attuale papa è stato il primo a usare la parola “gay”, aggiungendo: “Ha amici LGBT. E ha nominato molti cardinali, arcivescovi e vescovi che sostengono il mondo LGBT”. 

Per il gesuita, un’altra tendenza positiva è che “sempre più cattolici stanno facendo coming out e ad aprirsi sulla loro identità di genere, loro e le loro famiglie stanno portando le loro speranze e desideri nelle loro parrocchie, e lentamente la cultura della Chiesa sta cambiando”.

 

Homily for the LGBT Community | World Pride NYC 2019

Be tough. Be free. Be hopeful.Homily: Pre-Pride Mass, Church of St. Francis of Assisi, June 29, 2019Thirteenth Sunday of Ordinary Time (1 Kgs 19:16b, 19-21; Gal 5:1, 13-18; Lk 9:51-62)Video and textWhat does it mean to be a disciple? What does it mean to be a Christian? What does it mean to be free? What might it mean to be all these things as a Catholic, as an LGBT Catholic, or as the family member or friend or ally of an LGBT Catholic?At first glance, you might not think that these readings would have much to say to us. After all, the First Book of Kings, was written in roughly 550 BC, when the Hebrew people were in exile in Babylon; St. Paul’s Letter the Galatians was written around AD 55; and the Gospel of Luke, the most “recent” of our readings, was written around AD 85. You might not think they would have much to say to contemporary Catholics, and maybe even less to LGBT people, but of course they do. The Bible is the Living Word of God and, if we are open to it, God’s voice will always be revealed when we read or hear these readings, no matter how ancient. Let’s start with the Gospel, where Jesus confronts, head on, the demands of his ministry. Jesus is on his way to Jerusalem, where he will meet his destiny—his passion, death and resurrection. Even before he gets there, he’s facing opposition, and he knows it. He has just passed through Samaria, where the people have rejected him. “They would not welcome him,” says Luke. Why? For religious reasons: the Samaritans had very different idea of what good Israelite was, and didn’t even recognize the Jerusalem Temple as the seat of God’s presence. In response to their rejection, his disciples want to punish the people of Samaria, but Jesus says no. He’s not going to punish them, but he’s also not going to be dissuaded. Then Jesus turns his attention to the demands of discipleship. And he is extremely blunt with the disciples. He fully understands the costs of discipleship and wants them to as well. “I’ll follow you,’ says one. “Really?” says Jesus. “You’re not going to have anywhere to sleep if you follow me.” Now, not all his disciples followed Jesus along the road—some stayed at home, like Martha and Mary—but many were indeed, like him, itinerant. That’s part of the deal, he’s saying. Two other disciples offer excuses based on family responsibilities: “I have to bury my father,” says one. “I have to say goodbye to my parents,” says another.But Jesus sweeps these excuses aside. Now, does he really expect that dead people will bury dead people. No, he doesn’t. But he is not above using hyperbole to make a point. If you’re going to follow me, you’re going to have to be tough. And if you’re going to follow me, you can’t look back. And Jesus goes even further than the Old Testament prophets. In the First Book of Kings, we see Elijah anointing Elisha as a prophet, by throwing his cloak over him. But first Elisha says he needs to care for his father and mother. Once he does so, he follows Elijah. Jesus goes beyond that. No, he says, no using your family as an excuse. Nothing comes before following me, not even duties to your family. Jesus makes that point elsewhere in the Gospel, when his family comes from Nazareth to the Sea of Galilee to confront him. We don’t talk about that episode very much because it shocks many Christians. But the Gospel of Mark reports that his family thinks that Jesus, who has just started his public ministry, is “out of his mind.” So his extended family travels all the way from Nazareth to Capernaum on the Sea of Galilee, where he is living, to “restrain” or “arrest” him. But when Jesus is told that his mother and brother and sisters are waiting outside his house, he says, “Who are my mother and brothers and sisters? Those who do the will of God.” Ties to God are more important than ties to the family.Finally, to drive his point home, Jesus uses an image that people in this agrarian society would have known well: once you put your hand to the plow don’t look back. Because what happens if you take your eyes from the team of oxen? They will plow in the wrong direction. Stay focused. Now, each of these readings, though ancient, has a great deal to say to all of us today, especially LGBT Catholics. Let me suggest three things.1) Be tough. The last few years have seen many positive steps for LGBT Catholics. And there are two big trends. The first can be summarized by two words: “Pope Francis.” His five most famous words are still, “Who am I to judge?,” which was first a response to the question of gay priests and then expanded to LGBT people. Francis is the first pope ever to use the word “gay.” He has LGBT friends. And he’s appointed many LGBT-supportive cardinals, archbishops and bishops. Another trend is that as more and more Catholics are coming out and being open about their gender identity, they and their families are bringing their hopes and desires into their parishes, and slowly the culture of the church is being changed. Yet it’s also a hard time to be an LGBT Catholic. Catholic schools are still firing LGBT employees who are civilly married when many other straight church employees, who are also not following various church teachings, have no problem keeping their jobs. Church leaders publish documents, issue statements and offer quotes to the media that betray not the slightest evidence that they have listened to the experience of LGBT people or their families. And of course on the local level, we still find in some places homophobic pastors, pastoral workers and parishioners.All the more reason to be like Jesus: that is, tough. And to, first of all, claim your rightful place in your church. Look, if you are a baptized Catholic and you are LGBT or are an LGBT parent or family member, you are as much a part of the church as the Pope, your local bishop, your pastor, or me. Root yourself in your baptism and claim your place in your church. But make no mistake, Jesus is telling us: sometimes it’s going to be hard. Sometimes your family may misunderstand you, as Jesus’s family did. Sometimes you’ll feel unwelcome in places, as Jesus did in Samaria. Sometimes it won’t feel like you have a home, like Jesus felt when he had to sleep by the side of the road. Sometimes you’ll find that your friends disagree with you, as Jesus did when he told the disciples that revenge was not his way. But it’s all part of the journey. It’s part of being with him.Throughout all this, Jesus invites you to be tough. Claim your place in your church. Be rooted in your baptism. Know that you are fully Catholic. You know, lately I’ve been hearing that it’s not enough for the Catholic church to be “welcoming” and “affirming” and “inclusive.” And I agree. Because those are the minimum. Instead, LGBT people should fully expect to participate in all the ministries in the church. Not just being welcomed and affirmed and included, but leading. But to do that you have to keep your hand to the plow and you have to be tough. 2) Be free. A second lesson from today’s Gospel is Jesus’s supreme freedom. Look again at what the Gospels say about Samaria: “They would not welcome him.” But Jesus doesn’t care if Samaria rejects him. Certainly he would like the Samaritan people to hear his word. We know this because, in the Gospel of John, he speaks at length to a woman from Samaria, the famous “woman at the well,” and she later shares their encounter with the people of Samaria. But if the Samaritans don’t want to welcome him, fine. He’s free. He moves on. Jesus is free from the need to be loved, liked or approved of. He is free from the need to be loved by the Samaritans. He is free of the need to be liked by the disciples, as when he rebukes James and John. And he is free of the need to be approved of by his family, who early on think he’s crazy. He is supremely free. And what is he free to do? To follow the Father’s will. Many people in the LGBT community feel unwelcome, like Jesus felt, as well as excluded, rejected and sometimes, as Jesus was, persecuted. It can be painful and enraging. And it’s okay to feel those things. It’s human and it’s natural, and sometimes those feelings should stir you to action on behalf of people and groups who are being persecuted! But, ultimately, Jesus asks us to be free of the need to be loved, liked or approved of. And to be confident in who you are. Notice that Jesus is also free of the need to punish. James and John wanted to “call down fire from heaven” to destroy the Samaritans who rejected Jesus. But Jesus “rebukes” his disciples for this. That’s not his way. He is free of the need for revenge. So be like Jesus. Be free. 3) Finally, be hopeful. The life of Christian discipleship is not simply a hard row to plow, it’s not simply tough, it’s not simply a chore. As St. Paul says in today’s reading, “For freedom Christ set us free.” Isn’t that beautiful? The Christian life is not some terribly burden or “yoke” as St. Paul says, echoing the plow imagery of Jesus. No, it’s an invitation to live in freedom. Just as Elijah covered Elisha with his cloak, so all of us, LGBT or straight, who accept Jesus’s invitation are wrapped under what the theologian Barbara Reid calls the “protective cloak of his spirit.” We live in freedom. And in joy! And in hope too! It’s tempting for LGBT Catholics and their families to look at the present reality of the church and say, “This will never change.” Or “I feel unwelcome.” Or “I have no place here.” But that is not the only place Jesus wants us to dwell. The future will be so much fuller than the present, and Jesus knows this. We keep our hands to the plow not only so that we don't lose our way, but so that we don't take our eyes off the horizon. Sometimes LGBT Catholics say that they’re done with the church, with the faith and with God. Yet when looking for Christ in the church often they’re only seeing the present. But suffering and death are not the only things that Jesus experiences in Jerusalem. They’re not even the most important things. The most important thing is the Resurrection. And the Good News of the Resurrection is that hope is stronger than despair, suffering is never the last word, and love always triumphs over hate. Love always wins. So be hopeful!These readings, so ancient, so different, so seemingly far away, are actually tailor made for us today, for all of us who are called to encounter God. In these readings we hear God say to us: Be tough, be free, be hopeful. Be proud to be Catholic. And for my LGBT brothers and sister and siblings, be the LGBT Catholic whom you are called to be by Jesus Christ himself.

Posted by Fr. James Martin, SJ on Saturday, June 29, 2019

 

Nonostante questa tendenza, Martin ha lamentato che questo è un “momento difficile per essere un cattolico LGBT”. Ha fatto riferimento al licenziamento di “dipendenti LGBT civilmente sposati” da parte di scuole cattoliche che richiedono agli insegnanti cattolici di esporre gli insegnamenti cattolici e dar esempio. Egli ha sostenuto che le scuole cattoliche mostrano un doppio standard quando si tratta di “dipendenti etero della Chiesa” che mantengono il loro lavoro anche quando non seguono “vari insegnamenti della Chiesa”.

I leader della Chiesa, ha detto, continuano a rilasciare documenti e dichiarazioni che “non tradiscono la minima prova di aver ascoltato l’esperienza delle persone LGBT o delle loro famiglie”. Martin ha anche denunciato “pastori, operatori pastorali e parrocchiani omofobi”.

“Una ragione in più per essere come Gesù: cioè, duri”, ha detto Martin. Ha detto che i cattolici LGBT e i loro genitori e parenti sono “parte della Chiesa tanto quanto il Papa, il vostro vescovo locale, il vostro pastore, o me. Radica te stesso nel tuo battesimo e rivendica il tuo posto nella tua chiesa”. 

Parafrasando Gesù, Martin ha detto che sarà difficile farlo. 

“A volte la tua famiglia può fraintendere te, come ha fatto la famiglia con Gesù. A volte ti sentirai sgradito in alcuni luoghi, come fece Gesù in Samaria. A volte non ti sembrerà di avere una casa, come si sentiva Gesù”, ha detto nella predica. Ma i disaccordi, ha detto, sono “tutti parte del viaggio. Fa parte dello stare con Lui”.

“Le persone LGBT dovrebbero aspettarsi di partecipare pienamente a tutti i ministeri della Chiesa”, ha detto padre Martin. “Non solo per essere accolti e confermati e inclusi, ma anche per guidare”.

Ha concluso promuovendo l’idea che Dio crea le persone con una identità omosessuale: “Siate orgogliosi di essere cattolici. E per i miei fratelli e sorelle LGBT, siate i cattolici LGBT che siete chiamati ad essere da Gesù Cristo stesso”.

Il gesuita ha dato inizio a giugno 2019 augurando un “felice mese dell’Orgoglio” a “tutti i miei numerosi amici cattolici LGBTQ”. Il suo attivismo omosessuale ha incluso la promozione dell’uso di bagni delle ragazze da parte dei ragazzi e viceversa; l’accettazione di un premio dall’associazione dissidente New Ways Ministry; il promuovere il libro da lui scritto “Costruire un ponte”, un libro approvato da diversi prelati di sinistra che esorta la Chiesa ad accettare maggiormente l’omosessualità; il ritweettare una denuncia secondo cui i sacerdoti non possono “benedire” le unioni omosessuali; e molte dichiarazioni pro-gay nei discorsi e nelle partecipazioni a trasmissioni dei media.

Egli sostiene gli uomini gay che si baciano durante il segno della pace a Messa, dice che un cattolico che assiste a un “matrimonio” omosessuale è come se assistesse a un matrimonio ebraico, e suggerisce che i suoi stessi critici sono segretamente gay.

Nel giugno 2018, Martin è stato il relatore all’incontro mondiale delle famiglie sponsorizzato dal Vaticano. Anthony Murphy dell’Istituto Lumen Fidei ha detto a LifeSiteNews che avere il sacerdote gesuita a parlare all’evento “dovrebbe far ammalare il cuore di ogni fedele cattolico”. Anche Papa Francesco ha partecipato all’evento, che si è tenuto a Dublino.

Image

La settimana scorsa, padre Martin ha “messo un like” a un tweet di Chasten Buttigieg, il “marito” dell’omosessuale sindaco Pete Buttigieg che parteciperà alla competizione per la scelta dello sfidante democratico alle presidenziali del 2020, oltre che sostenitore dell’aborto. Il tweet ha mostrato una silhouette dei due uomini, con Chasten che aggiusta la cravatta di Pete. “Hai ottenuto questo. Ti amo”, ha twittato Chasten.

Commentando il sermone di Martin, l’autore Rod Dreher ha scritto su The American Conservative, “Padre James Martin è un predicatore eccezionale. Ma ciò che predica qui è direttamente contrario alla Scrittura e al Magistero cattolico”.

 

Fonte: Lifesitenews




Il card. Tobin nuovo membro della Congregazione per l’Educazione Cattolica

Card. Tobin accoglie i fedeli all'ingresso della cattedrale

Card. Joseph Tobin accoglie i fedeli all’ingresso della cattedrale

 

di Sabino Paciolla

 

Papa Francesco, il 6 giugno scorso, ha aggiunto nuovi membri della Congregazione per l’Educazione Cattolica che ha il compito di diffondere i principi dell’educazione cattolica affinché, come si legge nella Pastor Bonus di Papa San Giovanni Paolo II, siano “approfonditi, affermati e conosciuti dal popolo di Dio”.

Tra questi nuovi membri figura anche il card. Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, New Jersey, USA. Egli è molto apprezzato da Papa Francesco. Infatti, oltre che crearlo cardinale il 16 novembre 2016, di lui ha scritto: Tobin è “Uno di quelli che credevano nella necessità di accompagnare meglio la vita consacrata, invece di disciplinarla”.

Ma il card. Tobin è una figura molto nota anche su questo blog.

Il card. Tobin, il 17 aprile scorso, durante un’intervista con Anne Thompson della NBC sul “Today Show” (qui), parlando delle relazioni omosessuali, ha detto: “La Chiesa, penso, stia discutendo su ciò che la nostra fede ci dice di fare e dire con persone che hanno relazioni omosessuali. Quello che dovrebbe essere fuori discussione è che siamo chiamati ad accoglierli”.

Ma come puoi accogliere persone che chiami “intrinsecamente disordinate”?, ha chiesto la giornalista Thompson.

Beh, non li chiamo “intrinsecamente disordinati”, ha risposto Tobin.

“Ma non è questo [ciò che] il Catechismo della Chiesa cattolica [dice]?”, ha chiesto la Thompson.

“Cioè”, ha detto Tobin, aggiungendo “è un linguaggio molto sfortunato. Speriamo che alla fine quel linguaggio sia un po’ meno doloroso”.  (vedi video in fondo all’articolo).

Il card. Tobin è anche colui che il 21 maggio del 2017 autorizzò un “pellegrinaggio LGBT” nella cattedrale basilica del Sacro Cuore. E come riporta il New York Times, “Le porte della cattedrale sono state aperte e [le persone che si dichiarano LGBT] sono state accolte personalmente dal cardinale Joseph W. Tobin, responsabile dell’arcidiocesi di Newark. (…)

“Io sono Joseph, vostro fratello”, ha detto il cardinale Tobin al gruppo, che comprendeva cattolici lesbiche, gay, bisessuali e transgender di tutta New York e delle cinque diocesi del New Jersey. “Sono vostro fratello, come discepolo di Gesù. Sono vostro fratello, come peccatore che trova misericordia con il Signore”.

Pellegrinaggio LGBT Newark

Pellegrinaggio LGBT Newark

 

Se lui ha autorizzato un “pellegrinaggio LGBT”, sembra logico che due parrochie della sua arcidiocesi organizzino una “Messa dell’Orgoglio” LGBT.

Infatti, la parrocchia di Nostra Signora delle Grazie a Hoboken, New Jersey, insieme all’altra di San Giuseppe, sta pubblicizzando la sua “2a Messa annuale dell’orgoglio a sostegno dei nostri fratelli e sorelle LGBTQ”.

La Messa è prevista per le 9 di domenica 30 giugno prossimo. Le pubblicità sul sito web Out in New Jersey e su NJ.com indicano che la parrocchia sta incoraggiando i partecipanti alla Messa ad assistere poi alla marcia del gay pride a New York più tardi in quel giorno.

L’anno scorso, durante la prima “Messa dell’Orgoglio”, il parroco, padre Alexander Santora, ha annunciato all’inizio di quella Messa che avrebbe impartito una benedizione speciale per coloro che avrebbero marciato nella parata del gay pride di New York City, che si svolge sempre lo stesso giorno.

Messa dell’Orgoglio in New Jersey

Tobin ha anche sostenuto un libro del 2017, “Building a Bridge” (Costruire un ponte”, ndr), di padre James Martin, SJ, che ha anche chiesto alla Chiesa di modificare il linguaggio con cui si parla di omosessualità. Padre Martin ha affermato che non è giusto parlare degli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”. Sarebbe invece meglio definirli atti “diversamente ordinati”.

Tobin parlando del libro di padre Martin ha detto che “in troppe parti della nostra Chiesa le persone LGBT sono state fatte sentire sgradite, escluse e persino piene di vergogna. Il nuovo libro di Padre Martin, coraggioso, profetico e ispiratore, segna un passo essenziale per invitare i dirigenti della Chiesa a svolgere il ministero con più compassione, e per ricordare ai cattolici LGBT che essi sono parte della nostra Chiesa come qualsiasi altro cattolico”.

Infine, il card. Tobin è succeduto nella conduzione della arcidiocesi di Newark all’ex card. McCarrick, ora ridotto allo stato laicale per abusi sessuali. La diocesi di Newark ha pagato risarcimenti alle vittime degli abusi. Ma il card. Tobin, in qualità di arcivescovo, dice di non essersi mai preoccupato delle “voci” che aveva sentito, e di non aver mai indagato perché gli sembravano troppo inverosimili.

Dopo quanto è successo al card. McCarrick, egli ha detto:  “Mi vergogno per non aver chiesto prima”.

In alcune scuole a conduzione cattolica si comincia ad abbracciare la cultura LGBT e gender. Motivazione? Dialogo, accoglienza, integrazione, accompagnamento (qui trovate un esempio).

Con la nomina del card. Tobin alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, che sovrintende agli indirizzi di università, scuole cattoliche ecc, pensate che questa tendenza sarà fermata o incentivata? Il tempo lo dirà.

 




Vescovo Tobin: “I cattolici non dovrebbero sostenere o partecipare agli eventi del ‘mese dell’orgoglio’ LGBTQ che si tengono a giugno.”

New York Pride (Getty. via Catholic Herald)

 

di Sabino Paciolla

 

Come sapete, il mese di giugno è dedicato in tutto il mondo all’Orgoglio Gay, cioè ai Gay Pride. Ultimamente i sostenitori di queste manifestazioni hanno tolto la parola “gay”, lasciando solo la parola  “Orgoglio”, affinché esse siano meglio accettate. La sola parola “Pride” è più neutra, e non richiama immediatamente il concetto della cultura gay. 

Se volete una fotografia di quello che sta accadendo nella Chiesa riguardo alla questione dell’omosessualità e della cultura LGBT, basta guardare a due figure che in questi giorni si sono mosse ma con finalità diverse.

Da una parte il padre gesuita James Martin, s.j., nominato da Papa Francesco consulente del Dicastero delle comunicazioni vaticane. Egli il primo giugno scorso ha aperto col tweet che segue una lunga serie di commenti che evidenziano chiaramente il suo pensiero, con tanto di bandierina LGBT (che purtroppo nella immagine sotto non viene, ma è visibile sulla piattaforma Twitter):

Il tweet dice:

“A tutti i miei tanti amici #LGBTQ, cattolici e non solo: felice Mese dell’Orgoglio (gay, ndr), siate orgogliosi della vostra dignità donata da Dio, dei doni che vi ha donato, del vostro posto nel mondo, e dei vostri molti contributi alla Chiesa. Perché voi siete “meragigliosamente fatti” da Dio (Salmo 139). Mese dell?orgoglio (gay, ndr) 2019″

 

 

Dall’altra parte, troviamo il vescovo di Rhode Island, Thomas Tobin, della diocesi di Providence, che domenica scorsa ha difeso un suo precedente tweet che invitava i cattolici a non sostenere o partecipare agli eventi del mese dell’orgoglio LGBTQ.

Il vescovo della diocesi di  Providence Thomas Tobin ha scatenato una reazione a partire da sabato, quando ha twittato:

“Come promemoria, i cattolici non dovrebbero sostenere o partecipare agli eventi del “mese dell’orgoglio” LGBTQ che si tengono a giugno. Essi promuovono una cultura e incoraggiano attività contrarie alla fede e alla morale cattolica. Sono particolarmente dannosi per i bambini”.

 

Il post, come riporta la AP, ha suscitato le proteste da parte di migliaia di persone che hanno risposto su Twitter, tra cui le attrici Mia Farrow e Patricia Arquette. Molti hanno invocato gli scandali di abusi sessuali del clero sui bambini nella Chiesa.

‘Questo è pura ignoranza e bigottismo’, ha scritto la Farrow. ‘Ignorate questo ipocrita pieno d’odio. La sua mente porta solo alla sofferenza. Ricorda quei sacerdoti che hanno molestato i miei fratelli. OVVIAMENTE noi dovremmo abbracciare i nostri fratelli e sorelle e bambini LGBTQ. Gesù ha parlato d’amore’.

Arquette ha twittato, ‘Vergognati. I bambini LGBT vengono buttati per strada e abbandonati a causa di un pensiero velenoso come il tuo’”.

Sempre la AP riporta che a “partire da domenica pomeriggio, 69.000 persone hanno risposto al tweet, circa 15.800 lo hanno apprezzato e quasi 4.700 lo hanno ritwittato. Molti di coloro che hanno risposto hanno sostenuto il vescovo.

Il gruppo LGBTQ Rhode Island Pride ha pianificato un raduno fuori dalla sede della diocesi a Providence domenica sera.

‘Gesù non ha mai detto una parola sull’omosessualità, sull’orgoglio o sulla comunità Queer’, ha detto in una dichiarazione il presidente del gruppo, Joe Lazzerini. ‘Rhode Island Pride invita rispettosamente il vescovo Tobin a fare una certa autoriflessione perché la maggioranza dei cattolici di Rhode Island in questo stato respinge l’idea che essere cattolici significhi essere complici dell’intolleranza, del bigottismo e della paura’.

‘Il vescovo Tobin non rappresenta la maggioranza dei cattolici di Rhode Island che sostengono la comunità LGBTQIA+ nel Rhode Island’, ha scritto.”

Il vescovo ha dunque emesso il seguente comunicato:

“Mi dispiace che i miei commenti di ieri sul mese dell’orgoglio si siano rivelati così controversi nella nostra comunità, e offensivi per alcuni, specialmente per la comunità gay. Non era certamente mia intenzione, ma capisco perché un buon numero di persone si siano offese. Riconosco e apprezzo anche l’ampio sostegno che ho ricevuto in materia.

La Chiesa cattolica ha rispetto e amore per i membri della comunità gay, così come me. Le persone con attrazione per lo stesso sesso sono amati figli di Dio e nostri fratelli e sorelle.  

Come Vescovo cattolico, tuttavia, il mio obbligo davanti a Dio è quello di guidare i fedeli affidati alle mie cure e di insegnare la fede, in modo chiaro e compassionevole, anche su questioni molto difficili e delicate.  Questo è ciò che ho sempre cercato di fare – su una varietà di questioni – e continuerò a farlo man mano che sorgono questioni contemporanee.

Mentre la comunità gay si riunisce questa sera per un raduno, spero che l’evento sia un’esperienza sicura, positiva e produttiva per tutti. Mentre si riuniscono pregherò per una rinascita della comprensione reciproca e del rispetto nella nostra comunità molto diversificata”.

 

Ci saranno sicuramente cattolici che negheranno la confusione nella Chiesa, ma alla luce di questi due fatti diventa difficile sostenere questa tesi.

 




Card. Eijk: la Teoria del gender mette a rischio la morale sessuale ed il senso e l’annuncio della fede cristiana

Il card. Willem Jacobus Eijk è laureato in medicina e prima di entrare nel seminario avviò gli studi di Bioetica medica all’università di Leida. È probabilmente la persona del clero più “ferrata” nelle materie bioetiche in questo momento. Ed è anche per questo che al Rome Life Forum di Roma, che si è tenuto 16 maggio scorso, ha tenuto la relazione sul tema del gender e le sue implicazioni sulla morale sessuale e l’annuncio della fede cristiana stessa.

Il suo è un intervento molto interessante che propongo ai lettori di questo blog nella mia traduzione.

Chiesa e LGBT

Chiesa e LGBT

 

La teoria del genere (Gender, ndr) è certamente uno sviluppo moderno che contrappone la città della specie umana alla città di Dio e l’ordine mondiale alla fede cristiana.

Che cosa comporta la teoria del genere? Il termine “sesso” si riferisce alle due categorie, “maschile” e “femminile” perché gli esseri umani e la maggior parte degli esseri viventi sono classificati in base alle differenze anatomiche e fisiologiche dei loro organi riproduttivi e delle caratteristiche sessuali secondarie. Negli anni ’50 è stato introdotto il termine “genere” (Gender, ndr). Ciò si riferisce più ai ruoli sociali dell’uomo e della donna.(1) La nozione fondamentale della teoria del genere è che questo ruolo sociale non ha alcuna, o solo una remota, connessione con il sesso biologico.

In passato, il genere come ruolo sociale sarebbe stato imposto dalla società agli uomini e alle donne, e lo è ancora oggi in molte parti del mondo. Tuttavia, nella società occidentale, con il suo iper individualismo e la sua etica autonoma associata, l’individuo è invitato a non accettare un ruolo imposto dalla società, ma a fare una scelta autonoma riguardo al genere. Inoltre, a questa persona sfugge il fatto che, su questa materia, l’individuo è guidato dall’opinione pubblica, dai mass media e sociali e dal mondo della pubblicità. In pratica, l’individuo ha semplicemente l’impressione di avere un’autonomia.

Il ruolo scelto dall’individuo si chiama “identità di genere”. L’individuo potrebbe scegliere questa identità di genere senza pressioni sociali e indipendentemente dal sesso biologico. Così l’individuo potrebbe, a seconda del suo orientamento sessuale, scegliere di essere un uomo eterosessuale, donna eterosessuale, omosessuale, lesbica, transessuale, transgender o neutro.(2) Un transgender è una persona la cui identità di genere non corrisponde al suo sesso biologico: l’individuo si sente una donna, anche se biologicamente un uomo, o viceversa. Un caso in cui un individuo sia insoddisfatto del suo sesso è noto come disforia di genere. Un transessuale è un transgender che intende subire un cambiamento o ha subito un cambiamento di sesso biologico verso l’altro sesso attraverso trattamenti medici e operazioni chirurgiche.

Ci sono molte organizzazioni che, ovunque e anche al di fuori del mondo occidentale, mirano ad introdurre il rispetto per l’individuo che voglia scegliere la propria identità di genere; questo è noto come uguaglianza di genere. Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un programma per promuovere e facilitare, a livello istituzionale, una politica che esige il rispetto del genere, dell’uguaglianza e dei diritti umani.(3) Le organizzazioni internazionali impongono infatti alle autorità nazionali e ad altre organizzazioni l’obbligo, attraverso la concessione di sussidi finanziari o la minaccia di trattenerli, di garantire ai singoli la libertà di scelta di genere. Impongono inoltre l’obbligo di facilitare tale scelta nel caso della persona transgender, offrendo cure mediche o chirurgiche, ove necessario, per adattare le caratteristiche biologiche sessuali al sesso scelto. In molti paesi occidentali, l’assicurazione sanitaria di base o i sistemi sanitari nazionali rimborsano parzialmente o totalmente i costi di tali trattamenti e operazioni chirurgiche. I programmi educativi cercano di sensibilizzare i bambini, a livello di scuola primaria, alla necessità di considerare e scegliere il loro genere il più presto possibile fin da piccoli. In circostanze in cui i bambini che credono di essere transgender, ma sono ancora incerti del proprio sesso, l’insorgenza dello sviluppo puberale può essere arrestata somministrando un farmaco ormonale noto come triptorelina,(4) per dare al bambino in questione il tempo ritenuto necessario per riflettere su questa scelta. A parte gli effetti collaterali della triptorelina, occorre considerare il fatto che molti giovani vivono periodi in cui dubitano della propria identità, compresa quella del proprio sesso. Questo fa parte del normale sviluppo puberale. Il blocco della pubertà in queste circostanze rischia di aggravare un problema che sarebbe scomparso spontaneamente, o addirittura di creare un problema che non sarebbe mai esistito se non si fosse verificato l’intervento di somministrazione della triptorelina. Va osservato che, dopo il passaggio ad un altro sesso, molte persone transgender sono insoddisfatte, hanno problemi psicologici e quindi desiderano tornare al sesso di origine.(5)


Radicalizzazione del genere come radice della teoria del genere


La teoria del genere affonda le sue radici nella radicalizzazione del femminismo degli anni Sessanta e Settanta(6) , e che di fatto è iniziata negli scritti di Simone de Beauvoir (1908-1986). Ha scritto nel suo libro, Il secondo sesso, che ha pubblicato nel 1949 la famosa sezione:

Non si nasce donna, ma si diventa donna. Nessun destino biologico, psicologico o economico determina la figura che la donna presenta nella società; è la civiltà nel suo insieme che genera questo prodotto, un livello intermedio tra il maschio e l’eunuco, definito come femmina“(7) .

Nella preadolescenza non ci sono molte differenze tra un ragazzo e una ragazza. Tuttavia, dall’inizio di questa fase, il ragazzo viene ammesso nel mondo degli uomini, mentre la ragazza deve rimanere nel mondo delle donne ed è quindi costretta ad assumere il ruolo sociale di donna (evidentemente, De Beauvoir parla della propria adolescenza, vissuta negli anni dopo la prima guerra mondiale). Dal momento in cui una ragazza matura fisicamente, la società sviluppa una certa ostilità nei suoi confronti: la madre critica il suo corpo e la sua posizione, mentre l’interesse dei maschi per il suo corpo la fa sentire come un oggetto sessuale fisico.

Non si può non riconoscere nelle sue idee l’influenza della teoria di Sigmund Freud (1856-1939) della perversità polimorfa.(8) Questa teoria dice che la persona umana originaria non ha alcun orientamento sessuale, nel senso moderno accordato al genere, cioè non è né eterosessuale né omosessuale, ma diventa l’uno o l’altro a seconda di come si sviluppano i rapporti psicologici con i suoi genitori. Quando, nell’ambiente parentale, il bambino indirizza i suoi desideri sessuali al genitore del sesso opposto, il bambino diventa eterosessuale. Se indirizza i suoi desideri sessuali al genitore dello stesso sesso, il bambino diventerà omosessuale.

Sotto l’influenza di queste idee e di altri fattori (9), il femminismo radicalizzato è convinto che il ruolo della donna sposata come strumento di procreazione e di educazione della prole è solo un ruolo sociale, finora imposto dalla società. E’ anche convinta che la donna può liberarsi da tutto ciò, persino deve, attraverso la contraccezione e la riproduzione artificiale. Nel 1970 la femminista radicale Firestone afferma che, una volta liberate dalla “tirannia della loro biologia riproduttiva” (10), le donne avrebbero potuto scegliere il loro ruolo, indipendentemente dal loro sesso biologico. Questa liberazione richiede anche un attacco all’unità sociale organizzata che circonda la riproduzione e l’assoggettamento della donna al suo destino biologico, cioè la famiglia. (11) Firestone ha esteso questa richiesta alla distruzione di tutte le istituzioni che separano i sessi gli uni dagli altri e i bambini dal mondo adulto, come le scuole elementari. Aggiunge una richiesta di “libertà di tutte le donne e di tutti i bambini di fare quello che vogliono sessualmente” (12). La rivoluzione finale del femminismo genererebbe in questo modo una nuova società, in cui “l’umanità potrebbe tornare alla sua naturale sessualità polimorfa – ogni forma di sessualità sarebbe consentita e assecondata”(13).

Quindi, dal femminismo radicale, è emersa la teoria del genere. Il fatto che questa teoria abbia avuto origine nel fatto che l’introduzione della contraccezione ormonale su larga scala negli anni Sessanta ha reso possibile quella che è nota come liberazione della donna dalla sua biologia riproduttiva, aprendo così la strada al distacco totale del genere dal sesso biologico, sottolinea ancora una volta la natura profetica dell’Enciclica Humanae vitae di Paolo VI. L’Enciclica non ha chiaramente previsto questi sviluppi nel 1968, anno in cui è stata pubblicata. Tuttavia, questa Enciclica ebbe in seguito un significato più ampio che nel solo campo della procreazione. I tentativi del massone francese e ginecologo Pierre Simon ne sono un’ulteriore dimostrazione. Il suo scopo era quello di permettere alla persona umana stessa, piuttosto che a un Creatore, di dare la propria forma alla sua natura e alla sua vita. Egli vide un modo per raggiungere questo obiettivo in ginecologia. Un primo passo sulla strada fu, per lui, la più ampia promulgazione possibile di mezzi contraccettivi per realizzare un cambiamento radicale del concetto di famiglia.(14)

Nel 1990 Judith Butler dedusse che l’imposizione del ruolo sociale convenzionale sulla donna e dell’eterosessualità come norma per vivere la sessualità da parte della società fosse una componente di un piano politico, fondato su una metafisica errata sulla sostanza. Riferendosi alla nozione di Friedrich Nietzsche secondo cui “non c’è identità di genere dietro l’azione, l’effetto e il divenire” (15) Butler dice: “non c’è identità di genere dietro le espressioni di genere, ma l’identità è costituita performativamente dalle sue espressioni ‘proprie’, che si dice siano i risultati di queste ultime”(16) Dice che il genere imposto ad una donna è costruito dal potere, “in parte in termini di convinzioni falliche ed eterosessuali”(17).

Ciò significa che, nel genere inteso come ruolo sociale dell’uomo e della donna, ci sono aspetti socialmente determinanti: il fatto che le donne guadagnano generalmente meno degli uomini per lo stesso lavoro, il fatto che, fino a poco tempo fa, non era legale per una donna guidare un’auto in Arabia Saudita, o che, anche nei Paesi Bassi, una donna sposata non poteva avere un conto corrente bancario proprio o tenuta ad abbandonare il matrimonio fino agli anni ’50. Tuttavia, vi sono aspetti indissolubilmente legati al sesso biologico, ad esempio il ruolo dell’uomo e il ruolo della donna nel matrimonio, nella famiglia, nella procreazione, come padre e madre.


La Teoria di genere alla luce della visione cristiana dell’uomo


Il fatto che oggi l’opinione pubblica accetti facilmente il distacco totale del genere dal sesso biologico è la conseguenza di un “cocktail”, cioè dell’iperindividualismo con la sua etica autonoma, sopracitata, e una particolare visione dell’uomo, oggi particolarmente dominante nel mondo anglosassone. Secondo questo punto di vista, la persona umana in quanto tale è limitata – consciamente o inconsciamente – alla “mente”, cioè alla coscienza razionale e centro della volontà autonoma, di fatto delle funzioni biochimiche e neurofisiologiche altamente complesse dei nuclei superiori e della corteccia del cervello. Si tratta quindi di una visione materialista della persona umana.(18) Il corpo è invece visto come qualcosa di secondario, non essenziale per la persona umana. Il corpo sarebbe, per la persona umana, la “mente” dell’uomo, puro mezzo di espressione di sé. La “mente”, in quanto persona umana autonoma, determina lo scopo e il significato del corpo, quindi anche l’identità di genere, senza dover tenere conto del sesso biologico del corpo.(19) Nella moralità sessuale, rimangono quindi due norme fondamentali: che non si devono subire danni o esercitare il potere su un partner sessuale.

Tuttavia, questa visione di autonomia quasi assoluta è incompatibile con l’esperienza che la persona umana ha una certa libertà entro certi limiti: ciò è determinato in gran parte dall’educazione fornita da genitori e insegnanti, amici, opinione pubblica e dai mezzi di comunicazione di massa e sociali, come abbiamo osservato in precedenza. Inoltre, la persona umana non è solo la sua “mente”, ma una unità di dimensione spirituale e materiale, anima e corpo. La persona umana non è solo la sua anima, o semplicemente il suo corpo, ma “corpore e anima unus” (Gaudium et spes, n. 14).(20) Sia l’uomo che la donna hanno la stessa anima – altrimenti avrebbero essenze diverse – e quindi la stessa dignità. Tuttavia, anche il corpo – compresi gli organi riproduttivi e sessuali – appartiene all’essere della persona umana ed è quindi, come la persona umana, un fine a se stesso e non solo un mezzo, il cui scopo può essere determinato dalla persona umana. Giovanni Paolo II scrive nella sua Enciclica Veritatis splendor:

Una libertà che si pretende di essere assoluta finisce per trattare il corpo umano come un dato grezzo, privo di ogni significato e di valori morali fino a quando la libertà non l’ha plasmato secondo il suo disegno”. (sezione 48).(21)

Tuttavia, il corpo umano non è un dato grezzop ma, poiché appartiene all’essere della persona umana, ha i propri scopi e significati che la persona umana non può cambiare. L’uomo e la donna non sono due specie diverse, ma rappresentano due partecipazioni diverse e reciprocamente complementari nella stessa natura umana. Questa complementarità non denota una differenza di perfezione o di status, ma implica che né l’uomo né la donna sono capaci di procreare, ma solo insieme: la moglie dona la paternità al marito e il marito la maternità alla moglie.  

La complementarità non si limita agli ambiti del matrimonio e della procreazione, ma riguarda anche le differenze biopsichiche nei loro rapporti come coniugi e con i terzi e con la società nel suo insieme. Il maschio ha la tendenza a concentrarsi sulla razionalità, ha un mondo interiore un po’ astratto, esprime generalmente sentimenti meno prontamente e predilige l’avventura e la sperimentazione. La donna, tuttavia, si concentra in particolare sulle cose concrete, ha una maggiore intuizione, esprime i sentimenti più facilmente ed è in generale più premurosa. Attraverso la loro complementarietà, che non esclude né l’uno né l’altro da diversi settori sociali, si completano a vicenda nella vita familiare, sociale e professionale. Anche gli uomini e le donne non sposati contribuiscono con i loro talenti alla vita personale e sociale secondo la loro complementarietà al di fuori dell’ambito del matrimonio e della procreazione.

Giovanni Paolo II ha arricchito questi principi da una prospettiva teologica nella sua teologia del corpo.(22) Il primo capitolo del libro della Genesi (23) collega la divisione della persona umana in due diversi sessi biologici direttamente al suo essere, creato a immagine di Dio:


“Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.” (Gen. 1,27).


A questo segue immediatamente il comando di Dio all’uomo e alla donna di procreare e sviluppare il creato essendo come amministratori:


“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra” (Gen. 1,28).


Giovanni Paolo II combina questo nella sua catechesi sulla Teologia del corpo con l’esegesi del secondo capitolo della Genesi, in cui il matrimonio è descritto come la più intensa comunione tra due persone umane:(24)


“Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.” (Gen. 2,24).


C’è un solo Dio in tre Persone. Dio è in se stesso una comunità di tre Persone, che si differenziano nei loro rapporti reciproci, si amano e si donano totalmente gli uni agli altri. Qualcosa dell'”unità della Trinità” si rispecchia per analogia nella comunità più intima delle persone, cioè il matrimonio, in cui l’uomo e la donna, entrambe persone umane, ma reciprocamente complementari, si amano e si donano totalmente l’uno all’altro, a livello spirituale, emotivo e fisico (Mulieris dignitatem sezione 7;(25) Familiaris consortio sezione 11).(26).

Giovanni Paolo II ha anche osservato un’analogia tra l’eterna procreazione del Figlio da parte del Padre e dello Spirito Santo da parte del Padre e del Figlio da un lato e la procreazione umana dall’altro. La donazione reciproca totale dell’uomo e della donna nel matrimonio diventa feconda nel generare (e nell’educazione di nuove persone umane. La generazione in Dio, pur essendo interamente divina e spirituale, è il modello assoluto per la generazione dell’uomo, che è “propria dell'”unità dei due” (Mulieris dignitatem sezione 8).(27) Sia la persona umana in due sessi biologici che la generazione umana sono state create ad immagine di Dio. Gli aspetti essenziali dei generi maschile e femminile, come sposi, come padre e madre e come sessi biologici umani sono quindi ugualmente ancorati all’essere creato a immagine di Dio e fanno parte dell’ordine della creazione.

Simone de Beauvoir e altre femministe radicali percepiscono il disprezzo della donna come oggetto di piaceri e repressioni carnali e come madre, un essere destinato, in termini funzionali, alla riproduzione e all’educazione, in un ruolo e in un genere che la società ha imposto. Giovanni Paolo II percepisce invece la fonte del disprezzo della donna nel peccato originale, che ha offuscato l’essere creato in Dio sia nell’uomo che nella donna, ma con conseguenze più gravi per quest’ultima. Perciò Dio dice alla donna, dopo la caduta nel peccato:


“(Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli).
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà” (Gen. 3,16)(28).


A questo proposito, Giovanni Paolo II raccomanda, come rimedio contro la discriminazione e la tentazione per le donne, osservabile in modi diversi nel corso della storia dell’umanità, la conversione al riconoscimento che sia l’uomo che la donna sono innanzitutto persone umane con la stessa dignità, entrambe create a immagine di Dio. E raccomanda anche la conversione al recente riconoscimento che la loro reciproca complementarietà, come conseguenza delle loro differenze biologiche, compresi gli aspetti essenziali del loro genere, è radicata nel loro essere.

 

Conseguenze della teoria di genere dell’annuncio della fede cristiana



La teoria del genere (gender, ndr) ha gravi conseguenze per la proclamazione della fede cristiana.

In primo luogo, la teoria del genere, che comporta il distacco quasi totale del genere dal sesso biologico, contraddice radicalmente l’insegnamento della Chiesa secondo il quale il luogo di una relazione sessuale può essere solo tra un uomo e una donna, all’interno del matrimonio, e deve sempre essere aperto alla procreazione. Al contrario, la teoria del genere sostiene la libera scelta del genere, indipendentemente dal sesso biologico, e accetta anche l’attività sessuale a piacimento, anche al di fuori del matrimonio e non aperta alla procreazione, ad esempio tra persone dello stesso sesso. Promuove anche il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso biologico e ritiene moralmente accettabile che tali persone adottino figli. Accetta i rapporti sessuali extraconiugali, la maternità surrogata e la riproduzione artificiale. Inoltre, la riassegnazione del sesso biologico nel transessuale comporta la sterilizzazione.

In secondo luogo, la teoria del genere, che ha origine nel femminismo radicalizzato, promuove la legalità dell’aborto procurato – utilizzando i termini eufemistici dei diritti sessuali e riproduttivi – per evitare che una donna che è diventata involontariamente incinta sia costretta ad assumere il ruolo di madre, visto come un ruolo imposto alle donne in passato nella società occidentale e ancora oggi in molti paesi del mondo.(29)

In terzo luogo, la teoria del genere ostacola l’annuncio della fede cristiana e mina i ruoli di padre, madre, coniugi, matrimonio e relazioni tra figli e genitori. Dobbiamo renderci conto che la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa, e più tardi la teologia cattolica, hanno usato l’analogia tra le relazioni tra le tre Persone in Dio e la generazione divina da una parte, e la generazione umana dall’altra, per proclamare la fede cristiana. La rimozione o l’alterazione dei significati di padre, madre, matrimonio, paternità e maternità, rendono difficile annunciare la fede in un Dio in tre Persone, Dio Padre, Cristo come Figlio di Dio Padre, fatto uomo, e Maria come sposa dello Spirito Santo. Dio è identificato come il Padre e lo sposo del suo popolo d’Israele. Minare il significato del marito e della moglie significa minare la possibilità di annunciarlo.  In questo modo si danneggia anche l’analogia tra il rapporto tra Cristo e la Chiesa da una parte e il rapporto tra marito e moglie dall’altra (Efesini 5,21-33). Al di là di tutti gli altri argomenti, il fatto che il sacerdote, che rappresenta Cristo in persona e quindi ha la Chiesa come coniuge, deve essere un uomo, si fonda su questa analogia. La separazione del genere dal sesso biologico renderebbe, di per sé, irrilevante se il sacerdote è maschio o femmina.



Conclusione



La dimostrazione degli errori della teoria del genere è della massima urgenza, perché come risultato di tale teoria sono in gioco non solo la morale sessuale, ma anche l’annuncio della fede cristiana in sé stessa.

 

Fonte: LifeSiteNews