Un Tribunale dice che la Cina continua a prelevare organi con la forza, avendo come target le minoranze religiose

Un tribunale investigativo indipendente ha dichiarato che il prelievo forzato di organi per trapianti continua in Cina, con le minoranze religiose particolarmente prese di mira. Sull’argomento leggere anche questo articolo (qui).

Di seguito un articolo dello staff del Catholic News Agency (CNA) nella mia traduzione. 

bandiera cinese

Un tribunale investigativo ha dichiarato che il prelievo forzato di organi per trapianti continua in Cina, con le minoranze religiose particolarmente prese di mira.

“Il prelievo forzato di organi è stato commesso per anni in tutta la Cina su scala significativa”, ha detto il Tribunale cinese nella sua sentenza finale, emessa il 17 giugno a Londra.

Una tale pratica è “di ineguagliabile malvagità – sulla base della morte per morte – con le uccisioni per crimini di massa commessi nel secolo scorso”, ha detto il rapporto finale del China Tribunal, la NBC News reporta.

Il governo cinese ha precedentemente respinto le denuncie di raccolta forzata di organi come voci.

Il Tribunale cinese è presieduto da Sir Geoffrey Nice. Il tribunale, a quanto si dice indipendente, è stato istituito da una coalizione internazionale australiana per porre fine all’abuso di trapianti in Cina; esso si descrive come un gruppo per i diritti umani focalizzato sul traffico forzato di organi.

Dopo aver concluso le udienze, il tribunale ha dichiarato di aver stabilito all’unanimità che è certo che il Falun Gong è “una fonte – probabilmente la fonte principale – di organi per il prelievo forzato di organi”, riferisce il quotidiano britannico The Guardian.

Il Falun Gong ha attirato decine di milioni di seguaci alle loro pratiche di meditazione, alla riflessione sui suoi testi e al seguire le sue virtù per raggiungere l’illuminazione e la salvezza. Il gruppo ha iniziato a subire persecuzioni in Cina nel 1999, dopo che i leader cinesi hanno cominciato a percepirlo come una minaccia per il paese comunista.

Le prove del tribunale sono state fornite da esperti medici, investigatori dei diritti umani e altre fonti. Il tribunale ha citato tempi di attesa estremamente bassi per il trapianto di organi negli ospedali cinesi, anche solo di un paio di settimane. In passato, agli investigatori che telefonavano agli ospedali in Cina per indagare sui trapianti dei pazienti, è stato detto che la fonte di alcuni organi erano gli aderenti al Falun Gong.

Il tribunale ha stimato che ci sono ben 90.000 operazioni di trapianto di organi in Cina, che è molto più alta delle statistiche ufficiali. Ci sono prove numeriche che è impossibile che ci sia un “numero sufficiente di donatori” nell’ambito del programma di donatori volontari della Cina, ha concluso il tribunale.

“La conclusione dimostra che moltissime persone sono decedute di una indescrivibile orrenda morte senza ragione, che altre persone possono soffrire in modi simili e che tutti noi viviamo su un pianeta dove l’estrema malvagità può essere trovata nel potere di coloro che, per il momento, gestiscono un paese con una delle più antiche civiltà conosciute dall’uomo moderno”, ha detto il tribunale.

Il governo cinese non ha preso parte alle udienze e ha negato con forza le affermazioni di prelievo forzato degli organi.

All’inizio di quest’anno l’ambasciata cinese nel Regno Unito ha detto al Guardian che il governo cinese “segue sempre i principi guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui trapianti di organi umani, e negli ultimi anni ha rafforzato la sua gestione dei trapianti di organi”.

Ha citato l’entrata in vigore, il 21 marzo 2007, da parte del Consiglio di Stato cinese, di un regolamento sul trapianto di organi umani che richiede che la donazione di organi umani sia fatta volontariamente e gratuitamente

“Speriamo che il popolo britannico non sia indotto in errore dai rumors”, ha detto l’ambasciata.

Nel 2014 la Cina ha annunciato che avrebbe interrotto la sua pratica di prelievo di organi dai prigionieri giustiziati. Ha contestato le affermazioni circa il prelievo coercitivo di organi sono motivate politicamente.

Nice ha respinto le dichiarazioni sui prigionieri, dicendo: “non c’è alcuna prova che la pratica sia stata fermata e il tribunale è convinto che stia continuando”.

In una dichiarazione rilasciata insieme alla sentenza finale, il tribunale ha citato un testimone, il dottor Enver Tohti, il quale ha detto che in Cina, in qualità di chirurgo, gli è stato richiesto di eseguire estrazioni di organi. Ha raccontato un caso in cui ha rimosso un organo da un paziente vivente, che ha sanguinato in seguito all’intervento e ha cercato di resistere, ma era troppo debole.

Mentre il rapporto considerava il trattamento del Falun Gong, il tribunale ha trovato meno prove riguardo al trattamento di altre minoranze religiose ed etniche come i tibetani, i musulmani Uiguri e i cristiani.

Ex detenuti provenienti sia dal Falun Gong che dagli uiguri hanno dichiarato di essere stati sottoposti a ripetuti esami medici in carcere.

La maggior parte delle prove fornite al tribunale risale sin dall’anno 2000, anche se il tribunale ha esaminato i rapporti sui reni espiantii dai prigionieri giustiziati già negli anni Settanta.

Oltre 40 deputati britannici di tutti i partiti hanno sostenuto la proposta di vietare ai pazienti di recarsi in Cina per trapianti d’organo. Tali divieti di viaggio sono in vigore in Israele, Italia, Spagna e Taiwan.

Gli aderenti del Falun Gong sono detenuti a migliaia, con alcuni sottoposti a torture. Il gruppo ha stimato che almeno 69 adepti sono morti in custodia o a causa di lesioni subite in custodia in Cina nel 2018. Alcuni membri sembrano mancare.

In un discorso dell’8 marzo a Hong Kong, Sam Brownback, l’ambasciatore statunitense per la libertà religiosa internazionale, ha citato le accuse secondo cui il governo cinese preleva con la forza organi da persone imprigionate a causa della loro pratica religiosa, anche nel caso dei praticanti del Falun Gong e degli uiguri.

Il suo discorso ha ricevuto una risposta dal Ministero degli Esteri cinese, che lo ha definito “un attacco calunnioso e una diffamazione delle politiche religiose cinesi”.

Il trattamento della Cina nei confronti degli uiguri è stato criticato anche da Brownback, che ha detto che le autorità cinesi hanno arbitrariamente arrestato minoranze musulmane nei campi di internamento. I viaggi sono limitati e ai genitori non è consentito dare ai figli nomi comuni musulmani.

L’ambasciatore ha respinto le affermazioni del governo cinese secondo cui i campi sono centri di formazione professionale, con l’accusa che sono “campi di internamento creati per cancellare l’identità culturale e religiosa delle comunità minoritarie”.

 

Fonte: Catholic News Agency




MONS. SORONDO DIFENDE LA RIFORMA DEL SISTEMA DELLA DONAZIONE ORGANI IN CINA

Foto: mons. Sorondo (Getty)

Foto: mons. Sorondo (Getty)

Il Catholic Herald, in un articolo pubblicato il 4 aprile scorso (leggi qui), riporta, sulla base della visione di una lettera, che il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha difeso la documentazione fornita dal governo cinese sulla raccolta degli organi.

Il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, sempre secondo il Catholic Herald, ha detto che è “miope” criticare l’impegno della Santa Sede con la Cina e che il governo cinese ha “realizzato la riforma del sistema di donazione degli organi”.

Tale commento di mons. Sorondo sarebbe contenuto nella risposta alla lettera che la Coalizione Internazionale per Porre Fine all’Abuso di Trapianti in Cina (ETAC) gli aveva inviato.

L’International Coalition to End Transplant Abuse in China (ETAC) è una coalizione di avvocati, accademici, eticisti, medici, ricercatori e difensori dei diritti umani che si dedica a porre fine al prelievo forzato di organi in Cina

Nella lettera (qui) della coalizione si può, tra l’altro, leggere: “Prendiamo atto che la recente conferenza vaticana “Modern Slavery, Human Trafficking, and Access to Justice for the Poor and Vulnerable”, tenutasi dal 12 al 13 marzo, ha incluso tra i suoi partecipanti e relatori il dottor Wang Haibo, capo del China Organ Transplant Response System (COTRS).”

“COTRS sostiene di essere l’unico sistema per la distribuzione degli organi donati in Cina dal 1° settembre 2013. A partire dal 1° gennaio 2015, i funzionari hanno affermato che COTRS non ha più raccolto organi prelevati da prigionieri di alcun tipo. Da allora, il numero dichiarato di donazioni di organi in Cina è aumentato quasi in modo esponenziale – un’impresa davvero notevole”.

“La Cina non ha revocato, né riconosciuto pubblicamente, l’ordine segreto del 1984 che costituisce la base regolamentare per la raccolta di organi dai prigionieri”.

“La presunta riforma del sistema cinese dei trapianti, così com’è, è garantito esclusivamente da dichiarazioni rese dal dottor Huang Jiefu ai media. Tali dichiarazioni sono considerate rappresentative della politica statale. Tuttavia, in assenza di un quadro normativo o regolamentare,(…) tali affermazioni sono poco credibili”.

La Coalizione contro gli abusi dei trapianti in Cina, dopo aver riportato prove a supporto della sua tesi riguardo la scarsa trasparenza da parte della Cina, prosegue: “(…) non vi sono ancora motivi per approvare i cambiamenti che i funzionari cinesi sostengono siano avvenuti”.

“Vorremmo inoltre rilevare che la partecipazione di rappresentanti cinesi al recente evento è stata utilizzata a fini di propaganda nazionale ed estera da entità mediatiche cinesi controllate dallo Stato. I funzionari cinesi responsabili dei trapianti hanno esplicitamente legato la loro partecipazione alle relazioni tra Vaticano e Pechino”.

Consigliamo rispettosamente alla Pontificia Accademia delle Scienze di riservare il suo giudizio sulle rivendicazioni di riforma totale del sistema dei trapianti in Cina, prima della dimostrata trasparenza e significativa verifica indipendente delle presunte riforme del 2015. Se tali affermazioni si rivelano false, è in gioco la reputazione dell’Accademia, insieme a quella dei principali funzionari cinesi responsabili dei trapianti d’organo”.

Fin qui il mio sunto della lettera della Coalizione.

In risposta a tale lettera, mons. Sorondo, sempre secondo quanto riportato dal Catholic Herald, “ha affermato l’impegno del Vaticano a favore dei diritti umani, e ha affermato che attaccare i tentativi di riforma cinesi potrebbe tornare controproducente. ‘Coloro che cercano di minare il professor Jiefu Huang lo fanno a rischio di minare la leadership della riforma’”.

Mons. Sorondo ha detto che “gruppi politici ideologici” stanno cercando di ostacolare l’impegno del Vaticano con la Cina. Questi gruppi “per vari motivi non vogliono capire che la Chiesa, le Nazioni Unite e i popoli della terra devono seguire l’evoluzione di un Paese con una popolazione di 1.300 milioni e 31 milioni di cristiani, che sta diventando uno dei protagonisti più importanti del nuovo scenario mondiale”.

La politica attuale della Cina, ha detto il vescovo ai mittenti della lettera, vieta l’uso di organi da prigionieri giustiziati. “La disposizione della Cina nei confronti di questa riforma”, scrive, “è stata pubblicamente promulgata in occasione del Vertice PAS di febbraio 2017 ed è un riferimento encomiabile per questo nuovo modello di Cina”.

A questo punto non si può far altro che menzionare alcuni fatti.

La notizia della lettera di mons. Sorondo giunge nel momento in cui la Cina riafferma l’autorità dello Stato sulla Chiesa. Un funzionario dello stato ha detto l’altro ieri (leggi qui) in una conferenza stampa: “Guidare attivamente le religioni nell’adattamento alla società socialista significa guidare i credenti religiosi a… essere subordinati e servire gli interessi generali della nazione e del popolo cinese”.

Infine, mentre in Cina vengono sequestrati vescovi (qui), e dal primo febbraio scorso non si può più celebrare messa in casa (qui), ed è vietato ai minori di entrare nelle chiese, mons. Sorondo è anche lo stesso che ai primi di febbraio scorso ha detto che (leggi qui):In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.