I “nuovi diritti” passano dal ‘globalismo giudiziario’: ancora su Sezioni Unite e adozioni omogenitoriali.

Rilanciamo un articolo di Renato Veneruso sul tema delle adozioni omogenitoriali ripreso dal sito del Centro Studi Livatino.

 

 

Torniamo sulla recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione per sottolineare il superamento, che essa realizza, perfino dei vincoli posti della Costituzione italiana, facendo discendere l’affermazione ideologica dell’adozione same sex da un ordine pubblico internazionale, esito dello shopping giudiziario fra orientamenti giurisprudenziali e norme di altri Stati.


Dopo il primo sintetico commento (qui), è il caso di tornare sulla sentenza delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione n. 9006/2021, depositata il 31 marzo, in materia di riconoscimento in Italia dell’adozione internazionale da parte di una coppia omogenitoriale, pur se formalmente qualificata come di riconoscimento di provvedimento di adozione di un’autorità straniera.

Riprenderemo, a partire da oggi, singoli passaggi della pronuncia perché essa appare un evidente esempio di scardinamento della gerarchia delle fonti, per la prevalenza del ius receptum di fonte giurisprudenziale rispetto alla norma positiva, e quanto alla gerarchia interna all’ordinamento costituzionale rispetto alle fonti di diritto internazionale. In particolare, il punto nel quale la sentenza affronta il tema del rapporto fra ordinamento pubblico internazionale e Costituzione rappresenta un vulnus al sistema delle fonti, sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo.

Si è già avuto modo di censurare, a commento della sentenza del 5 maggio 2020 di Karlsruhe sul QE–Quantitative Easing (qui), l’automatica prevalenza dell’ordinamento costituzionale europeo su quello domestico, indotta dalla acritica interpretazione estensiva dell’art. 11 Cost., che la nostra giurisprudenza consente all’opposto di quello che fa, invece, appunto il giudice costituzionale tedesco.

La tendenziale interpretazione della norma costituzionale da parte degli interpreti italiani è infatti nel senso di ritenere automatica la prevalenza della normativa di derivazione comunitaria, a prescindere dalla sua conformità o meno ai controlimiti rappresentati dai princìpi fondamentali dell’assetto costituzionale e dei diritti inalienabili della persona umana, che pure la giurisprudenza costituzionale ha riaffermato, con chiarezza almeno a far data dalla sentenza nel caso Taricco (qui)

Lo stesso Ministro della Giustizia, prof.ssa Marta Cartabia, presidente emerita della Corte Costituzionale, ha avuto modo di affermare che l’art. 4 TUE, richiamato dalla Corte costituzionale tedesca per vincolare la UE al rispetto della “identità costituzionale degli stati membri”, condiziona l’applicazione del principio del primato europeo, e legittima una lettura di tale primato attribuendo alle corti costituzionali nazionali la possibilità di bloccare l’applicazione della norma europea a scapito della norma interna fondamentale.

Tali timidi, seppur autorevoli, tentativi italiani di affermazione della nostra identità costituzionale sono ben più – e tradizionalmente – oggetto della giurisprudenza, malamente denigrata come sovranista, della Corte costituzionale germanica, la quale, legando strettamente la devoluzione della sovranità nazionale alle materie effettivamente oggetto dell’attribuzione operata con i Trattati, di cui appunto al principio di attribuzione e di sussidiarietà (art. 5 TUE), conferma la propria legittimazione al sindacato della norma esterna al rispetto dei princìpi fondamentali dell’ordinamento costituzionale domestico. È accaduto di recente anche con riferimento al Recovery fund, (qui) .

Nella sentenza delle Sezioni Unite si va oltre: da un lato l’interprete dell’assoggettamento della norma suprema nazionale non è il giudice costituzionale bensì quello di legittimità, se pure nella sua massima assise che, è bene ricordarlo, vincola l’esegesi del giudice ordinario, per lo meno fino a una nuova eventuale pronuncia di segno contrario delle stesse SS.UU.; dall’altro, la norma di riferimento che prevale non è convenzionale, né è costituita da fonti di rango costituzionale, bensì è l’ordinamento pubblico internazionale, di derivazione giurisprudenziale, così come letto e definito dalla giurisprudenza creativa delle SS.UU. della Cassazione! Una costruzione che, come è avvenuto anche per la sentenza che a suo tempo aveva definito il caso di Eluana Englaro (qui) è la sintesi di una sorta di shopping anche fra gli ordinamenti di altri Stati.

Invece di marchiare come “sovranista” la legittima aspettativa di difendere la nostra identità costituzionale, sarebbe piuttosto il caso di censurare il globalismo giurisprudenziale, veicolo dei “nuovi diritti”: strumento nel caso di specie di aggiramento del chiaro divieto della maternità surrogata e del correlato sfruttamento delle donne, previsto dal nostro ordinamento.

 




Cassazione e adozioni omogenitoriali: una sentenza ideologica e discriminatoria, che apre alla maternità surrogata.

Rilanciamo il commento molto significativo del Centro Studi Livatino sulla recente sentenza della Cassazione che apre al riconoscimento in Italia dell’adozione da parte di una coppia omogenitoriale.

 

genitori omosessuali con bambino

 

Nonostante le assicurazioni sparse e ripetute in motivazione, la sentenza delle Sezioni Unite civili della Cassazione n. 9006/2021, depositata il 31 marzo (leggi qui), sul riconoscimento in Italia dell’adozione da parte di una coppia omogenitoriale, è ideologica, discriminatoria, e apre la strada alla maternità surrogata. Avendo in qualche modo immaginato questo esito (leggi qui), riserviamo una più estesa trattazione delle questioni che essa pone sul nostro sito e sulla rivista L-Jus, e intanto diamo conto delle qualifiche che adoperiamo.

È ideologica. Non può qualificarsi diversamente una pronuncia nella quale si proclama (fg. 25) la “mancanza di riscontri scientifici sulla inidoneità genitoriale di una coppia formata da persone dello stesso sesso”, senza fornirne alcun riferimento scientifico sulla pretesa scientificità di una simile asserzione.

È ideologica nella sua costruzione giuridica perché, sulla scia di una giurisprudenza che esalta il c.d. multilivello delle fonti, supera l’evidente contrasto fra la legislazione in materia di famiglia e di minori dello Stato di New York e la normativa italiana, elaborando una nozione di ordine pubblico internazionale che oltrepassa i precetti della Costituzione. Definisce quest’ultimo “la sintesi (…) tra il rilievo dei valori condivisi dalla comunità internazionale e il processo di armonizzazione tra gli ordinamenti giuridici che lo accompagna ed il sistema assiologico proveniente dalla Costituzione” (fg. 22). Chi opera questa sintesi? ma è evidente, le SSUU della Cassazione, sulla base di assiomi “scientifici” come quello prima enunciato!

È discriminatoria, come accade di solito quando si considerano discriminazioni quelle che tali non sono. La sentenza si impegna in uno sforzo non di poco conto per negare competenza al Tribunale per i minorenni, sostenendo che ci si trova di fronte a un caso non di adozione internazionale, bensì di riconoscimento di provvedimento di adozione di un’autorità straniera, cui può provvedere la Corte d’Appello. Sarà interessante spiegarlo alle coppie eterosessuali che attendono anni, e si sottopongono a ogni sorta di sacrifici, per essere dichiarate idonee ad adottare, e poi per poter concretamente  adottare, spesso senza riuscirvi. Sarà interessante chiarire loro perché è sufficiente la delibazione di un provvedimento adottato da un altro Stato, del quale peraltro le SSUU ammettono di non conoscere la procedura: ma precisano che ciò non ha rilievo perché nessuno nel caso da loro esaminato avrebbe sollevato problemi in proposito. Come se, in assenza di una eccezione di parte, si potesse presumere la conformità di massima all’adozione prevista dal diritto italiano dell’ordinamento dello Stato di New York, o di qualsiasi altro Stato.

La sentenza apre la strada per la maternità surrogata, pur affermando ripetutamente il contrario, una sorta di excusatio non petita. Intanto apprendiamo che nel caso in esame “l’adozione estera è stata pronunciata dopo aver acquisito il consenso dei genitori biologici” (fg. 37): il che fa ritenere che non vi fosse la condizione di abbandono del bambino, e in ogni caso la sentenza non vi fa riferimento. Le SSUU aggiungono che mai per questa via potrebbe aggirarsi il divieto di maternità surrogata, “ove venga allegato dalle parti ed emerga con obiettività probatoria che la determinazione di privarsi del figlio minore da parte dei genitori biologici derivi da un intervento di carattere oneroso degli adottanti” (id.). E quale parte potrebbe “allegare” prove del genere? Certamente non la coppia omogenitoriale che chiede il riconoscimento, perché ha l’interesse opposto. Il sindaco del Comune nei cui registri anagrafici quella coppia intende iscrivere il bambino come proprio figlio? E che poteri ha quel Sindaco per acquisire le prove necessarie in un altro Stato?

L’ultima domanda non riguarda la Cassazione, ma il Parlamento. Che formalmente con la legge c.d. Cirinnà aveva escluso l’adozione per le coppie same sex: ma in realtà le SSUU richiamano quella legge proprio fra i presupposti della propria decisione. Il Parlamento ha di fronte a sé la scelta se continuare a far avanzare la giurisdizione sul fronte dei c.d. nuovi diritti, oltrepassando i chiari limiti della Costituzione, ovvero uscire dal torpore e adeguare le norme sulla maternità surrogata per impedirne l’aggiramento.

 

 




Legge Zan, interviene mons. Giovanni D’Ercole: Preghiere non polemiche

D'Ercole mons. Giovanni, vescovo di Ascoli Piceno
Mons. Giovanni D’Ercole, vescovo

 

Preghiere non polemiche

Vi chiedo di pregare per una intenzione particolare. Domani pomeriggio l’ufficio di presidenza della commissione giustizia del Senato è chiamato a decidere se incardinare o meno il DDL Zan sull’omofobia.

Preghiamo perché al nostro Paese sia risparmiata questa legge sulla quale la conferenza episcopale italiana si è già pronunciata in modo molto chiaro il 10 giugno dello scorso anno. Rileggiamo insieme quello che la CEI ha detto:
“non si riscontra alcun vuoto normativo ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni.
Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso”.

Fin qui il comunicato della CEI.

La legge è già stata migliorata ma ha bisogno di ancora una riflessione perché nulla di molto significativo mi pare sia cambiato nella formulazione del testo modificato alla Camera e ora proposto al Senato.

Permane intatto, secondo moltissimi cittadini italiani tra i quali anche me, il rischio della deriva liberticida e dell’indottrinamento dei giovani mediante le teorie del “Gender” che papa Francesco ha definito “sbaglio della mente umana”.

Pur rispettando le opinioni di tutti ci si chiede se in questo tempo di Covid sia proprio urgente spaccare l’armonia del popolo italiano già tanto sofferente con un argomento così divisivo.

Come cittadini lavoriamo perché non prevalga la visione della vita che veicola questa legge. Come cristiani preghiamo perché il Signore illumini la mente e il cuore dei politici chiamati a decidere su questa legge che una parte considerevole degli italiani considera per lo meno non necessaria e taluni pericolosa.

Siamo nella Settimana Santa, la settimana più importante dell’anno per i cristiani, e penso che non pochi deputati e senatori d’ispirazione cristiana lavoreranno perché un argomento così delicato sia rimandato a tempi di più attenta e pacato confronto. Noi carissimi non facciamo polemiche ma preghiamo, liberi di manifestare la nostra opinione e pronti al confronto con tutti.

mons. Giovanni D’Ercole

fonte: profilo Facebook

 




Benedizione unioni omosessuali: “E le stelle stanno a guardare”

“La maggior parte dei vescovi cattolici del mondo sembrano contenti di stare seduti, assorbendo passivamente gli insulti lanciati alla Chiesa dagli attivisti omosessuali, senza dire nulla in pubblico per difendere la dichiarazione del Vaticano o rimproverare i suoi critici surriscaldati.”

Un articolo dello scrittore e giornalista Phil Lawler, pubblicato su Catholic Culture, nella mia traduzione. 

 

Van-Gogh-Cielo-stellato

 

La dichiarazione della settimana scorsa della Congregazione per la Dottrina della Fede, che conferma che la Chiesa Cattolica non può concedere la benedizione alle unioni omosessuali, non avrebbe dovuto sorprendere nessuno. L’insegnamento della Chiesa – che la dichiarazione della CDF ha ribadito – è stato ragionevolmente chiaro negli ultimi 2.000 anni.

Eppure ci sono alcuni cattolici che affermano di essere sorpresi dalla dichiarazione del Vaticano, e altri – come la Rete nazionale dei gruppi cattolici LGBT in Brasile – che annunciano la loro “indignazione”. New Ways Ministry, un gruppo che è stato rimproverato dal Vaticano per aver distorto l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, ha prevedibilmente denunciato la dichiarazione della CDF, citando il pensiero contrario di teologi di peso come Elton John e il segretario dell’uffico stampa della Casa Bianca.

New Ways Ministry, continuando l’incurante difesa dei gay che ha attirato la censura del Vaticano, ha risposto alla dichiarazione della settimana scorsa offrendo il testo di una cerimonia per la benedizione delle coppie dello stesso sesso, facendo così esattamente ciò che il Vaticano aveva detto che la Chiesa cattolica non può fare. Il celebre sacerdote James Martin, SJ, ha poi pubblicato una petizione del New Ways Ministry, invitando le persone a firmare una dichiarazione: “Benediremo le coppie dello stesso sesso”. Naturalmente l’astuto padre Martin non ha esplicitamente approvato questa dichiarazione ribelle; ha semplicemente citato un passaggio della Lumen Gentium sul diritto dei fedeli di esprimere le loro opinioni.

Ci sono stati anche commenti negativi da parte della gerarchia. Il vescovo Georg Bätzing, il presidente della conferenza episcopale tedesca – cioè la voce principale della gerarchia in un paese che sta perdendo oltre 250.000 cattolici all’anno – ha annunciato che non era “felice” della dichiarazione del Vaticano. Il cardinale Blase Cupich di Chicago – che sta chiudendo decine di parrocchie – ha offerto la previsione che si auto conferma che la “comprensibile reazione tra molti [alla dichiarazione della CDF] sarà la delusione”. Anche il cardinale Christoph Schönborn di Vienna ha detto che “farà male a molte persone”.

Ma questi prelati, pur dando ogni indicazione di simpatia per i critici omosessuali della CDF, si sono trattenuti dall’esprimere un chiaro disaccordo con la dichiarazione del Vaticano. Il vescovo Johan Bonny di Anversa, d’altra parte, ha fatto il passo successivo fatale, dicendo in un articolo pubblicato: “Voglio scusarmi con tutti coloro per i quali questo è doloroso e incomprensibile”. Ha detto di provare “vergogna per la Chiesa” perché la dichiarazione della CDF ha usato un’argomentazione che “non raggiunge nemmeno il livello della scuola superiore”.

Il ragionamento che il vescovo Bonny trova così incomprensibile, e condanna come così infantile, è naturalmente l’insegnamento formale della Chiesa cattolica. Così il mio amico Padre Gerald Murray è giustificato quando scrive per The Catholic Thing:

Il vescovo Bonny deve prendere una decisione se vuole rimanere fedele a Dio e alle parole che ha solennemente giurato sulla Bibbia: ritrattare il suo rifiuto dell’insegnamento della Chiesa e proclamare fedelmente tale insegnamento nella sua diocesi. Se non può farlo, dovrebbe immediatamente dimettersi.

Padre Murray ricorda ai suoi lettori che quando si è insediato alla guida della diocesi di Anversa, il vescovo Bonny ha fatto solennemente un giuramento di fedeltà alla Chiesa, e ha detto: “Mi atterrò al deposito della fede nella sua interezza; lo trasmetterò e lo spiegherò fedelmente, ed eviterò qualsiasi insegnamento ad esso contrario”. Se il vescovo Bonny trova veramente gli insegnamenti della Chiesa “incomprensibili”, in semplice onestà deve ammettere che non può essere un insegnante della fede cattolica. E se non ha l’integrità di dimettersi, altri vescovi – soprattutto il vescovo di Roma – dovrebbero chiedere le sue dimissioni.

Sfortunatamente non ho sentito di nessun vescovo – o per quella materia nessun prete oltre a Padre Murray – fare una richiesta pubblica per le dimissioni del Vescovo Bonny. La maggior parte dei vescovi cattolici del mondo sembrano contenti di stare seduti, assorbendo passivamente gli insulti lanciati alla Chiesa dagli attivisti omosessuali, senza dire nulla in pubblico per difendere la dichiarazione del Vaticano o rimproverare i suoi critici surriscaldati.

Gli attivisti cattolici liberali possono sempre trovare l’energia per professare sorpresa che la Chiesa insegna ciò che la Chiesa insegna. Ma confesso che non sono affatto sorpreso dal silenzio dei vescovi che hanno giurato di sostenere gli insegnamenti della Chiesa. Lo schema è fin troppo familiare. I liberali urlano di sdegno e denunciano l’espressione della semplice dottrina cattolica. I vescovi tacciono. E come qualsiasi avvocato vi dirà, il silenzio implica il consenso.

 

 




CDF: “La Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso.”

Rilanciamo il testo del Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede ad un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso pubblicato oggi sul sito della Sala Stampa Vaticana.

 

padre Vicente Paula Gomes benedice unione omosessuale
Padre Vicente Paula Gomes benedice unione omosessuale

 

 

Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede ad un dubium
circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso

AL QUESITO PROPOSTO:
La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?

SI RISPONDE:
Negativamente.

Nota esplicativa

In alcuni ambiti ecclesiali si stanno diffondendo progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso. Non di rado, tali progetti sono motivati da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali, alle quali si propongono cammini di crescita nella fede, «affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita»[1].

In tali cammini, l’ascolto della parola di Dio, la preghiera, la partecipazione alle azioni liturgiche ecclesiali e l’esercizio della carità possono ricoprire un ruolo importante al fine di sostenere l’impegno di leggere la propria storia e di aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale, perché «Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa»[2], rifiutando ogni ingiusta discriminazione.

Tra le azioni liturgiche della Chiesa rivestono una singolare importanza i sacramentali, «segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie situazioni della vita»[3]. Il Catechismo della Chiesa Cattolica specifica, poi, che «i sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa» (n. 1670).

Al genere dei sacramentali appartengono le benedizioni, con le quali la Chiesa «chiama gli uomini a lodare Dio, li invita a chiedere la sua protezione, li esorta a meritare, con la santità della vita, la sua misericordia»[4]. Esse, inoltre, «istituite in certo qual modo a imitazione dei sacramenti, si riportano sempre e principalmente a effetti spirituali, che ottengono per impetrazione della Chiesa»[5].

Di conseguenza, per essere coerenti con la natura dei sacramentali, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni.

Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso[6]. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore.

Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale[7], invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio, dato che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»[8].

La dichiarazione di illiceità delle benedizioni di unioni tra persone dello stesso sesso non è quindi, e non intende essere, un’ingiusta discriminazione, quanto invece richiamare la verità del rito liturgico e di quanto corrisponde profondamente all’essenza dei sacramentali, così come la Chiesa li intende.

La comunità cristiana e i Pastori sono chiamati ad accogliere con rispetto e delicatezza le persone con inclinazione omosessuale, e sapranno trovare le modalità più adeguate, coerenti con l’insegnamento ecclesiale, per annunciare il Vangelo nella sua pienezza. Queste, nello stesso tempo, riconoscano la sincera vicinanza della Chiesa – che prega per loro, li accompagna, condivide il loro cammino di fede cristiana[9] – e ne accolgano con sincera disponibilità gli insegnamenti.

La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale[10], le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio[11].

Nel contempo, la Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare»[12]. Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti «ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo»[13].

Per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso.

Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’Udienza concessa al sottoscritto Segretario di questa Congregazione, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa.

Dato a Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 22 febbraio 2021, Festa della Cattedra di San Pietro, Apostolo.

Luis F. Card. Ladaria, S.I.
Prefetto

✠ Giacomo Morandi
Arcivescovo tit. di Cerveteri
Segretario

_______________________

[1] Francesco, Es. ap. post-sinodale Amoris laetitia, n. 250.

[2] Sinodo dei Vescovi, Documento finale della XV Assemblea Generale Ordinaria, n. 150.

[3] Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 60.

[4] Rituale Romanum ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De benedictionibus, Praenotanda Generalia, n. 9.

[5] Ibidem, n. 10.

[6] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357.

[7] La benedizione nuziale, infatti, rimanda al racconto della Creazione, nel quale la benedizione di Dio sull’uomo e sulla donna è in relazione alla loro unione feconda (cfr. Gen 1, 28) e alla loro complementarietà (cfr. Gen 2, 18-24).

[8] Francesco, Es. ap. post-sinodale, Amoris laetitia, n. 251.

[9] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Homosexualitatis problema sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 15.

[10] Il De benedictionibus presenta infatti un vasto elenco di situazioni per le quali invocare la benedizione del Signore.

[11] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Homosexualitatis problema sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 7.

[12] Francesco, Udienza Generale del 2 dicembre 2020, Catechesi sulla preghiera: la benedizione.

[13] Ibidem.

 




Il vescovo Kohlgraf ha difeso pubblicamente il suo sostegno a un libro di benedizioni e riti per le unioni omosessuali.

Un vescovo cattolico tedesco ha difeso pubblicamente il suo sostegno a un libro di benedizioni e riti per le unioni omosessuali. Ne parla l’articolo dello staff del Catholic News Agency che vi propongo nella mia traduzione.

 

 

Un vescovo cattolico tedesco ha difeso pubblicamente il suo sostegno a un libro di benedizioni e riti per le unioni omosessuali.

Il vescovo Peter Kohlgraf di Mainz ha anche suggerito che non ci si può aspettare che tutti i cattolici con inclinazioni omosessuali vivano castamente e che la Chiesa dovrebbe adottare un approccio pastorale che riconosca questo.

“Non poche persone che hanno attrazioni omosessuali appartengono alla Chiesa e sono veramente pie nel miglior senso della parola”, ha scritto il vescovo Peter Kohlgraf di Magonza in un articolo per il suo giornale diocesano che è stato anche pubblicato sul sito web della diocesi, con il titolo “Non ignorare la scienza”, il 3 febbraio. 

“Per quanto riguarda la richiesta di castità: cosa significa dal punto di vista delle persone che sperimentano l’attrazione per lo stesso sesso? Penso che pochi di loro considererebbero questa richiesta con tatto e rispetto, perché – come sa anche il Catechismo – questa inclinazione non è frutto di una scelta personale”. 

Il libro delle benedizioni, intitolato “Paare. Riten. Kirche.” (Coppie, Riti, Chiesa), è pubblicato da Bonifatiusverlag, una casa editrice affiliata all’arcidiocesi di Paderborn. Il libro contiene anche una prefazione del vescovo Ludger Schepers, un vescovo ausiliario della diocesi di Essen.

Il vescovo Kohlgraf ha confermato il 3 febbraio che membri del suo staff diocesano hanno partecipato alla produzione del libro e ha affermato il suo sostegno alla sua pubblicazione. Ha anche detto che è stato presto “reso consapevole” che molte forme diverse di benedizioni per le coppie omosessuali esistevano già “e continueranno ad esistere” dopo che è stato fatto vescovo di Magonza nel 2017. 

Il vescovo è l’ultimo di una serie di prelati tedeschi che chiedono pubblicamente cambiamenti nella posizione della Chiesa sull’omosessualità. Ci sono stati anche appelli simili nella vicina Austria. Nel maggio 2020, un libro che considera come le coppie omosessuali potrebbero ricevere una benedizione formale e liturgica della loro unione nella Chiesa cattolica è stato pubblicato, con uno degli autori che considera il volume come una risposta a una richiesta del comitato liturgico della conferenza episcopale austriaca.

I vescovi tedeschi che finora hanno espresso pubblicamente il loro sostegno alla benedizione delle unioni omosessuali includono il cardinale Reinhard Marx di Monaco e Frisinga, il vescovo Franz-Josef Bode di Osnabrück e il vescovo Heinrich Timmerervers di Dresda-Meißen. 

Il vescovo Georg Bätzing, il presidente della conferenza episcopale tedesca, ha chiesto nel dicembre 2020 modifiche alla sezione sull’omosessualità nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che è stato promulgato da Papa Giovanni Paolo II nel 1992 come guida autorevole agli insegnamenti della Chiesa cattolica.

Secondo CNA Deutsch, il partner di notizie in lingua tedesca della CNA, Bätzing ha detto di credere che un cambiamento al Catechismo fosse necessario, esprimendo apertura alle benedizioni delle unioni omosessuali, dicendo “abbiamo bisogno di soluzioni per questo”. 

Il Catechismo afferma che: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.”. (CCC 2357, ndr)

Prosegue: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.”. (CCC 2358, ndr)

Si conclude: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.”. (CCC 2359, ndr)

CNA Deutsch ha riferito che Bätzing ha ripetutamente suggerito che la prossima assemblea a Roma del Sinodo dei Vescovi sul tema della sinodalità potrebbe aiutare ad attuare i cambiamenti proposti dai vescovi tedeschi e dal  “Cammino Sinodale” del paese – non solo in Germania, ma in tutta la Chiesa Cattolica.

Il “Cammino sinodale” è un processo che riunisce laici e vescovi tedeschi per discutere quattro argomenti principali: il modo in cui il potere viene esercitato nella Chiesa; la moralità sessuale; il sacerdozio e il ruolo delle donne.

Coloro che chiedono un cambiamento nell’insegnamento e nella pratica della Chiesa sostengono che è necessario alla luce delle “nuove prove scientifiche” sulla sessualità umana. Le discussioni del Cammino sinodale sono informate dallo studio “MHG” sugli abusi sessuali. CNA Deutsch ha riportato le critiche allo studio da parte di esperti cattolici.

Nel dicembre 2019, un gruppo selezionato di specialisti medici, teologi e esperti di diritto canonico sono stati invitati a un evento a Berlino, organizzato dall’arcivescovo di Berlino Heiner Koch. Tra coloro che hanno partecipato c’erano il vescovo Franz-Josef Bode di Osnabrück, il vescovo Wolfgang Ipolt di Görlitz, Kohlgraf e diversi vescovi ausiliari della commissione fede e famiglia della conferenza episcopale. 

Dopo l’incontro, la conferenza episcopale ha annunciato che si è impegnata a “valutare nuovamente” l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, la morale sessuale in generale e i sacramenti dell’ordinazione e del matrimonio. 

Tutti i partecipanti, secondo Koch, hanno concordato che, poiché l’orientamento sessuale è da considerarsi immutabile, “ogni forma di discriminazione delle persone con un orientamento omosessuale” è da respingere, come è stato “esplicitamente sottolineato da Papa Francesco” nella sua esortazione apostolica del 2016 “Amoris laetitia“. 

Invocando una “solida discussione sostenuta dalle scienze umane e dalla teologia”, Koch e Bode hanno anche detto che “Amoris laetitia” ha già previsto notevoli “sviluppi” sia della dottrina che della pratica della Chiesa in questo settore.

Kohlgraf ha scritto il 3 febbraio che la riunione del 2019 ancora la sentiva dentro. Ha suggerito che poiché Dio ha chiaramente permesso l’omosessualità nell’ordine creato, si dovrebbe forse anche accettare che si esprima. 

“Ho difficoltà con l’idea di un errore nell’ordine della creazione”, ha scritto. “O questo mostra una variazione nella diversità della creazione che è semplicemente lì?”. 

Il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), una potente organizzazione laica che guida il cammino sinodale insieme alla conferenza episcopale tedesca, ha pubblicato nel 2015 una dichiarazione che chiede nuove “forme liturgiche, in particolare benedizioni di unioni omosessuali” e “accettazione incondizionata” delle unioni omosessuali. 

Thomas Sternberg, il co-presidente della Via Sinodale e della ZdK, ha ribadito il suo appello per le benedizioni delle relazioni omosessuali in un’intervista alla Neue Osnabrücker Zeitung nel settembre 2018. 

In risposta alle richieste di cambiamento in Germania, Padre Matthew Schneider, L.C., ha detto alla CNA via e-mail il 17 febbraio che “la Chiesa storicamente si è preoccupata di una fascia più ampia di peccato sessuale rispetto alla sola omosessualità.”

Egli ha detto: “Due insegnamenti portano alla logica conseguenza che nessun atto sessuale tra due persone dello stesso sesso è morale. Primo, il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. Secondo, tutto il sesso [fatto] al di fuori del matrimonio è peccaminoso”.

Schneider, che sta scrivendo una tesi di dottorato sulla teologia morale e in precedenza ha risposto alle richieste dei vescovi tedeschi, ha aggiunto: “Alcune cose nell’insegnamento della Chiesa sono solide e immutabili, mentre altre pratiche sono prudenziali ma non devono andare contro i principi dell’insegnamento infallibile.” 

Scrivendo per il National Catholic Register nel 2019, Schneider ha esaminato la storia dell’insegnamento della Chiesa sugli atti omosessuali. Ha concluso che per “2.000 anni, la Chiesa non ha vacillato nel suo insegnamento sull’immoralità degli atti omosessuali.” 

Ha scritto: “Non c’è stata una definizione nel magistero straordinario, ma il magistero ordinario universale può essere infallibile se insegnato universalmente rispetto al tempo e al luogo. L’immoralità degli atti omosessuali è un insegnamento infallibile della Chiesa nel magistero ordinario universale. Quindi, la Chiesa non può cambiare questo insegnamento, non importa quanto certi sacerdoti possano desiderare che cambi”.  

Schneider ha detto alla CNA il 17 febbraio: “Il modo in cui ci occupiamo di coloro che sono attratti dallo stesso sesso per aiutarli a vivere la castità e altri aspetti della crescita in santità – sia esso seguendo un modello di coraggio o di amicizia spirituale – è prudenziale. Tuttavia, l’applicazione prudenziale non può arrivare ad avallare atti peccaminosi degli individui, come gli atti sessuali al di fuori del legittimo matrimonio”. 

“Allo stesso modo, la prudenza permette la benedizione delle amicizie ma non la richiede. Tuttavia, la benedizione delle amicizie dovrebbe essere un’amicizia che sta conducendo le persone verso la santità, non una benedizione di ‘amicizie omosessuali’ come un dolce surrogato del matrimonio, approvando — almeno implicitamente — gli atti sessuali immorali degli ‘amici’.”

 

 




“Genitore 1” e “Genitore 2”, ovvero, quando l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla “sfera biologica” – finisce per distruggere se stesso.

Benedetto XVI
Benedetto XVI

 

 

di Sabino Paciolla

 

Avantieri abbiamo dato la notizia che il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, ha deciso di reintrodurre sulla carta di identità dei minori la dizione di “Genitore 1” e “Genitore 2”.

La Repubblica introduce la notizia con queste parole: 

“Dopo i decreti sicurezza, il Viminale cancella un altro lascito dell’era Salvini che aveva fatto molto discutere.

Sulla carta di identità per i minori di 14 anni o sui moduli di iscrizione a scuola dei bambini si torna a ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’, una dicitura che da tempo ormai aveva sostituito il vecchio “madre” e “padre” e che Salvini ministro dell’Interno aveva invece recuperato.”

Avete capito? Il concetto di “padre” e “madre”, secondo Repubblica, sarebbe un “lascito” di Salvini, cioè di un partito e non della civiltà, un concetto che non affonderebbe nella notte dei tempi, ma sarebbe frutto delle decisioni dei partiti della maggioranza di turno. Secondo Repubblica, i concetti ”madre” e “padre” sarebbero vecchi e, addirittura, avrebbero “fatto molto discutere”. Per la élite intellettuale snob e radical-chic, occorre invece essere sempre trendy, up-to-date, alla moda e scaricare tutto ciò che è “vecchio”, per vestirsi dell’uomo nuovo, quello ideologico, ovviamente. 

E invece a noi piacciono le cose sensate, semplici, perché ci mantengono stretti alla realtà, con i piedi per terra.

Per questo ci abbeveriamo alle parole che Benedetto XVI disse il 22 dicembre 2006, e che ci aiutano a capire questi nostri strani tempi.

Eccole: 

Si aggiunge poi, per l’altra forma di coppie, la relativizzazione della differenza dei sessi. Diventa così uguale il mettersi insieme di un uomo e una donna o di due persone dello stesso sesso. Con ciò vengono tacitamente confermate quelle teorie funeste che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana, come se si trattasse di un fatto puramente biologico; teorie secondo cui l’uomo – cioè il suo intelletto e la sua volontà – deciderebbe autonomamente che cosa egli sia o non sia. C’è in questo un deprezzamento della corporeità, da cui consegue che l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla “sfera biologica” – finisce per distruggere se stesso. Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari, allora noi possiamo solo rispondere: forse che l’uomo non ci interessa? I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo?  Non è piuttosto il loro – il nostro – dovere alzare la voce per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?

Il ministro Lamorgese dice che ce lo chiede l’Europa. Già l’Europa. Questo “Moloch” a cui dobbiamo solo obbedire, qualunque richiesta, anche la più insensata, ci faccia. Un’Europa che ha rifiutato le sue radici cristiane, perché, come Repubblica, le ha considerate cosa vecchia, da recidere, per “emanciparsi” (si fa per dire). 

Ma è sempre Benedetto XVI che dice:  

…il problema dell’Europa, che apparentemente quasi non vuol più avere figli, mi è penetrato nell’anima. Per l’estraneo, quest’Europa sembra essere stanca, anzi sembra volersi congedare dalla storia. Perché le cose stanno così? Questa è la grande domanda. 

Il problema è diventato così difficile anche perché non siamo più sicuri delle norme da trasmettere; perché non sappiamo più quale sia l’uso giusto della libertà, quale il modo giusto di vivere, che cosa sia moralmente doveroso e che cosa invece inammissibile. Lo spirito moderno ha perso l’orientamento, e questa mancanza di orientamento ci impedisce di essere per altri indicatori della retta via.

Infine, Benedetto XVI va alla radice della questione, e dice: 

La Chiesa deve parlare di tante cose: di tutte le questioni connesse con l’essere uomo, della propria struttura e del proprio ordinamento e così via. Ma il suo tema vero e – sotto certi aspetti – unico è “Dio”. E il grande problema dell’Occidente è la dimenticanza di Dio: è un oblio che si diffonde. In definitiva, tutti i singoli problemi possono essere riportati a questa domanda, ne sono convinto.

Come sarebbe bello se la Chiesa, come ha detto Benedetto XVI, sentendolo come dovere, alzasse la sua voce “per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio”.




Il cardinale di Toronto rimprovera i membri del consiglio scolastico cattolico per aver impedito la lettura del catechismo

Il cardinale Thomas Collins di Toronto ha rimproverato i membri del consiglio di una scuola cattolica locale per aver rifiutato di far leggere, durante un recente incontro, un passo del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardante il ministero a persone con attrazione per lo  stesso sesso.

Se ne parla in questo articolo pubblicato sul Catholic News Agency, che vi propongo nella mia traduzione.

 

Cardinale Thomas Collins, Toronto
Cardinale Thomas Collins, Toronto

 

Il cardinale Thomas Collins di Toronto ha rimproverato i membri del consiglio di una scuola cattolica locale per aver rifiutato di far leggere, durante un recente incontro, un passo del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardante il ministero a persone con attrazione per lo  stesso sesso.

“Che un cattolico debba essere criticato, ed effettivamente impedito dai membri del Catholic Trustees (consiglio fiduciario, ndr) di una scuola cattolica di leggere il Catechismo cattolico durante una riunione del consiglio è riprovevole”, ha scritto Collins in una lettera del 17 novembre al presidente del consiglio scolastico Joseph Martino.

“La fede cattolica deve guidare tutti coloro che sono impegnati nell’educazione cattolica – compresi gli studenti, gli insegnanti, gli amministratori e i fiduciari – o l’educazione cessa di essere cattolica”.

Jose Luis Dizon, un parrocchiano della chiesa cattolica di San Bonifacio a Scarborough, aveva convocato una riunione del consiglio del 12 novembre per esprimere il proprio sostegno alle dichiarazioni di diversi membri del consiglio che avevano parlato a sostegno dell’insegnamento della Chiesa riguardo alle persone aventi attrazione per lo stesso sesso. 

Dizon ha iniziato a citare il paragrafo 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica, che descrive gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”. Il paragrafo successivo del Catechismo prosegue affermando che le persone che provano attrazione per lo stesso sesso “devono essere accettate con rispetto, compassione e delicatezza”.

Il fiduciario Norm Di Pasquale ha interrotto Dizon mentre citava il passo, affermando che i commenti di Dizon [stavano] “camminando su acque pericolose” e “denigrando una comunità emarginata e vulnerabile”.

Martino si è dichiarato d’accordo, aggiungendo che “devo avvertire il delegato che una parte della linguaggio, a mio avviso, non è corretta”.

La sessione speciale del consiglio scolastico era stata convocata per stabilire se censurare Michael Del Grande, un amministratore fiduciario che l’anno scorso si era opposto alla decisione del consiglio di aggiungere i termini identità di genere, espressione di genere, stato di famiglia e stato civile al suo codice di condotta come categorie protette.

Nel corso di una riunione del consiglio di amministrazione del novembre 2019, Del Grande aveva criticato la decisione del consiglio di aggiungere le categorie protette proponendo, in modo scherzoso, che il consiglio aggiungesse anche comportamenti come la pedofilia e la bestialità alle categorie protette.

Il consiglio scolastico cattolico, dopo aver ascoltato le testimonianze a favore e contro la censura di Del Grande, aveva infine deciso di censurarlo per “comportamento irrispettoso nei confronti della comunità [LGBT] nel suo complesso e della comunità [del consiglio scolastico]”.

Il consiglio aveva anche votato a favore della richiesta di chiedere a Del Grande di scusarsi pubblicamente, di completare un “programma di formazione sull’equità” e di non poter esercitare alcun ruolo per conto del consiglio scolastico per tre mesi.

Il cardinale Collins nella sua lettera ha ricordato agli amministratori del consiglio fiduciario che hanno fatto un giuramento di fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, e ha chiesto come i membri del consiglio scolastico cattolico possano adempiere alla loro missione se “prendono per buona la storia fondamentalmente anticattolica che travisa la fede cattolica come priva di compassione”.

“Il mondo in cui viviamo è dominato da una visione laica e superficiale della persona umana e dello scopo della vita, una visione che è contraria alla rivelazione divina, alla ragione e alla profonda eredità della fede cristiana. È deludente quando i fiduciari cattolici permettono a questa visione secolare di sostituire la pienezza della fede articolata nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Siamo chiamati a lasciarci guidare dallo Spirito Santo, non dallo spirito ingannevole dell’epoca”, scriveva Collins.

Collins ha detto che ascoltando l’intero dibattito del consiglio scolastico, gli è apparso chiaro che il consiglio sembra aver dato priorità al desiderio di non offendere coloro che ascoltano il messaggio evangelico, piuttosto che alla fedeltà al Vangelo stesso e alla sua ‘sfida che ci chiama alla santità’”.

“Se Gesù stesso dovesse partecipate a una riunione del consiglio scolastico del distretto cattolico di Toronto, mi chiedo se verrebbe interrotto, se cominciasse a dire: ‘Pentitevi, perché il Regno di Dio è vicino’, o molte altre cose che dice nel Vangelo, perché queste parole forse non sono sufficientemente tranquillizzanti, e forse potrebbero offendere”.

L’Ontario è una delle tre province canadesi – le altre sono Alberta e Saskatchewan – che finanziano parzialmente il sistema scolastico cattolico con il denaro dei contribuenti.




I critici dicono che il rapporto McCarrick elude la questione dell’omosessualità pervasiva nel clero cattolico

Il cardinale ha sottolineato come, nonostante lo scandalo McCarrick, papa Francesco approvi le unioni civili tra persone dello stesso sesso e si sia circondato di prelati favorevoli all’agenda omosessuale. Alla fine di questo mese, nominerà tre nuovi cardinali che hanno pubblicamente manifestato il loro sostegno alla comunità LGBT, secondo una dichiarazione che applaude alla loro nomina rilasciata dal gruppo pro-LGBT New Ways Ministry. Il cardinale ha detto di essere sicuro che l’ascesa di McCarrick a diventare uno dei prelati più potenti della Chiesa la si deve alla ‘lobby omosessuale'”. 

Un articolo di Edward Pentin pubblicato sul National Catholic Register, nella mia traduzione. 

 

McCarrick Theodore
McCarrick Theodore

 

Uno degli aspetti più inquietanti e chiave rivelati dal Rapporto McCarrick è come l’ormai laicizzato ex cardinale omosessuale arcivescovo di Washington adescatore di seminaristi abbia riportato solo lievi punizioni, mentre allo stesso tempo ha raggiunto i ranghi più alti della Chiesa.

Il rapporto di 450 pagine, intitolato ufficialmente “Rapporto sulla conoscenza istituzionale e il processo decisionale della Santa Sede riguardante l’ex Cardinale Theodore Edgar McCarrick (dal 1930 al 2017)”, è il frutto di un’indagine biennale della Segreteria di Stato vaticana sui documenti d’archivio e di 90 interrogatori riguardanti l’ex cardinale. 

Racconta di molti episodi di abusi da parte di McCarrick nei confronti di seminaristi e giovani sacerdoti, che spesso includevano toccatine inappropriate e la condivisione di letti con loro, sebbene McCarrick stesso negasse ogni attività sessuale. 

Documenta che due vescovi hanno assistito di persona all’attività inappropriata. Il vescovo James McHugh di Camden e il vescovo John Smith di Trenton erano presenti a una cena nel 1990, quando McCarrick iniziò ad abusare fisicamente di un giovane chierico palpeggiandolo. Era presente anche mons. Dominic Bottino, un giudice del tribunale diocesano e cappellano dell’ospedale della diocesi di Camden, che è stato intervistato per l’indagine McCarrick.

Il vescovo McHugh e il vescovo Smith, entrambi morti, hanno visto quello che stava succedendo, ha detto mons. Bottino nell’interrogatorio del rapporto: “McHugh allora si alzò immediatamente e bruscamente, in una sorta di panico, e disse: ‘Dobbiamo andarcene'”, ha ricordato mons. Bottino. 

Ma quando nel 2000 il nunzio apostolico, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, chiese al vescovo McHugh di fornire informazioni concrete su una “grave debolezza morale dimostrata dall’arcivescovo McCarrick” per giudicare se fosse adatto ad essere nominato a Washington, D.C., il vescovo McHugh negò di aver assistito a “comportamenti impropri”. Il vescovo Smith, da parte sua, informò il nunzio di non avere “alcuna prova di una grave debolezza morale dimostrata dall’Arcivescovo McCarrick”. 

Il domenicano padre Bonifacio Ramsey, che nel 2000 scrisse all’arcivescovo Montalvo per avvertirlo delle voci che aveva sentito riguardo alla condotta inappropriata di McCarrick con i seminaristi, disse di essere scioccato nell’apprendere che due vescovi avevano assistito agli abusi di McCarrick e che quindi erano “non del tutto sinceri” su ciò che avevano visto. 

“Non si tratta di voci, ma di qualcosa di evidente per loro, che hanno scelto di non menzionare”, ha detto al National Catholic Register l’11 novembre. 

Alla domanda se fosse a causa di una cultura a causa della quale in gran parte ci si è girati dall’altra parte per quanto riguarda il comportamento omosessuale, padre Ramsey ha detto: “Questo fa parte”.

Come professore in seminario a Newark dal 1988 al 1996, ha detto “tutti sapevano” che McCarrick “andava a letto con i seminaristi e nessuno faceva niente, è stato ‘scusato'”. Ha aggiunto che nessuno “ha mai sentito parlare di McCarrick che toccava qualcuno, era considerato un comportamento peculiare ordinario; poiché non ha mai toccato nessuno, è stato accettato con riluttanza”.

Nonostante l’ampia consapevolezza del comportamento di McCarrick con i seminaristi, che normalmente sarebbe stato giudicato inaccettabile anche se non si trattava di adescamento omosessuale, è stato fatto poco o nulla. Il Rapporto McCarrick conferma che solo le restrizioni di base, di non viaggiare e di non fare apparizioni pubbliche, sono state consigliate da papa Benedetto XVI negli anni 2000, dopo che McCarrick si era ritirato come arcivescovo di Washington, e che l’ex pontefice non ha applicato alcuna sanzione formale.

Papa Francesco ha intrapreso un’azione canonica solo dopo il 2017, quando l’arcidiocesi di New York ha concluso che c’era un’accusa credibile che McCarrick aveva abusato di un minore. Una sintesi della relazione, firmata da Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero della Comunicazione del Vaticano, si concentra quasi esclusivamente su questo aspetto, mentre il suo comportamento omosessuale con gli adulti è appena accennato. Anche se è stato lanciato l’allarme su tali abusi, “non ci sono stati fatti comprovati”, ha detto Tornielli.  

Scrivendo su Catholic World Report il 12 novembre, lo psichiatra cattolico Richard Fitzgibbons ha contestato il sommario esecutivo del rapporto, che si trova nel corpo del documento. Ha detto che “contrariamente” a quella sintesi, “significative prove credibili sono state presentate in questo Rapporto da laici, seminaristi, sacerdoti e membri della gerarchia secondo le quali Theodore McCarrick era impegnato regolarmente e ripetutamente in intensi comportamenti di adescamento e violazioni fisiche del corpo di adolescenti maschi e seminaristi.”

Fitzgibbons, che è stato intervistato per il rapporto sulla base della sua testimonianza al Vaticano fatta nel 1996 sui “comportamenti inappropriati di adescamento di McCarrick”, ha espresso il suo disappunto per il fatto che la sua descrizione di tali comportamenti da parte di McCarrick “non era [presente] nel rapporto finale”.

Il cardinale Raymond Burke, prefetto emerito della Segnatura apostolica (un dicastero della Curia romana e supremo tribunale di diritto canonico della Santa Sede, ndr), ha detto al Register il 12 novembre, che per quanto lo riguardava, l’azione canonica avrebbe dovuto essere intrapresa molto tempo fa. 

“Anche se c’erano queste forti accuse, voci insistenti su questo tipo di attività, non c’è mai stata una vera e propria indagine canonica per arrivare alla verità della situazione”, ha detto.  

“Con il massimo rispetto per Benedetto XVI, egli ha chiesto [a McCarrick] di disciplinarsi, ma se aveva informazioni abbastanza significative, allora ci sarebbe dovuto essere un processo canonico e un atto formale”. 

Riccardo Cascioli, direttore del quotidiano cattolico italiano La Nuova Bussola Quotidiana, ha osservato che, in pratica, ciò che emerge dai risultati del Rapporto McCarrick è che “il comportamento immorale con gli adulti, pur non essendo certo una cosa buona, è comunque alla fine qualcosa che viene tollerato”. Ha aggiunto che il “vero allarme” che comporta delle sanzioni è “solo se chi ha subito abusi è minorenne”. 

“Come se le decine e decine di futuri preti che hanno condiviso il letto con McCarrick, e che quindi sono stati per lo più condannati a una vita sacerdotale squilibrata, non contassero molto”, ha continuato Cascioli. “Come se la devastazione morale e la distruzione della fede causata da un vescovo-predatore – vocazioni perdute, sacerdoti che a loro volta ripetono gli abusi, nomine episcopali stravolte da legami patologici – fossero solo un problema minore”.

Cascioli ha aggiunto che “deliberatamente ignorato” nella vicenda McCarrick è stato che ciò che ha permesso la sua “irresistibile ascesa è un sistema di potere noto anche come lobby gay, che favorisce la nomina e la carriera di vescovi con determinate caratteristiche”.

Nei commenti al Register, un cardinale che ha parlato in condizioni di anonimato ha detto che “la radice del problema dello scandalo McCarrick è l’omosessualità. Un atto omosessuale con giovani seminaristi è un peccato mortale. È un crimine in senso ecclesiastico perché distrugge la fede di questi giovani e il loro rapporto con Dio, oltre che la credibilità della Chiesa”.  

Ma ha sostenuto che il Vaticano “non ha in mente che il vero problema è che l’80% degli abusi sessuali clericali sono commessi da omosessuali, che le vittime non sono solitamente bambini ma maschi post adolescenti”. Ha ricordato i tre giorni del summit vaticano dell’anno scorso sugli abusi sessuali clericali, in cui si è notato che il tema dell’omosessualità era completamente assente durante la giornata di apertura dell’incontro, e che i leader dell’incontro hanno cercato di evitare l’argomento, sostenendo che una sottocultura dell’omosessualità nei seminari non aveva “nulla a che fare con l’abuso sessuale dei minori”. 

Il cardinale ha sottolineato come, nonostante lo scandalo McCarrick, papa Francesco approvi le unioni civili tra persone dello stesso sesso e si sia circondato di prelati favorevoli all’agenda omosessuale. Alla fine di questo mese, nominerà tre nuovi cardinali che hanno pubblicamente manifestato il loro sostegno alla comunità LGBT, secondo una dichiarazione che applaude alla loro nomina rilasciata dal gruppo pro-LGBT New Ways Ministry. Il cardinale ha detto di essere sicuro che l’ascesa di McCarrick a diventare uno dei prelati più potenti della Chiesa la si deve alla “lobby omosessuale”. 

Il cardinale Burke ha sostenuto che all’interno di questa cricca, “alcune persone” vengono spinte in alto nei ranghi. “È nell’interesse dell’agenda avere persone in posizione di autorità che hanno un atteggiamento soft con l’agenda o che sono compromesse”. 

L’arcivescovo Carlo Viganò, la cui testimonianza del 2018 sulla gestione di McCarrick da parte di Papa Francesco e del Vaticano ha fatto luce sulla lobby omosessuale e sul suo ruolo nell’ascesa di McCarrick, ha osservato che “le stesse connessioni, le stesse complicità, le stesse conoscenze ricorrono sempre”, insieme a “una processione di omosessuali e molestatori che non è irrilevante”. 

Il Papa, ha aggiunto, “si circonda ancora” di queste persone che hanno “una reputazione gravemente compromessa”, cosa che, secondo lui, è “il più palese disconoscimento” della sua “presunta opera moralizzatrice”. 

Il Rapporto McCarrick è fortemente critico nei confronti della testimonianza dell’arcivescovo Viganò, citandolo per nome 306 volte – un fattore che ha portato alcuni critici a credere che il rapporto stesso sia un mezzo per screditare un testimone chiave e continuare a proteggere McCarrick e coloro che lo circondano. L’arcivescovo ha confutato molte delle accuse contro di lui nel programma World Over di Raymond Arroyo del 12 novembre, e ha detto di non essere stato intervistato per il rapporto.

Per Phil Lawler, redattore di Catholic World News, la questione se McCarrick sia protetto da una rete omosessuale è una delle due domande chiave senza risposta nel rapporto, l’altra è come abbia plasmato la politica del Vaticano e la gerarchia degli Stati Uniti. 

Lawler ha detto al Register l’11 Nov. che crede che il Rapporto McCarrick sia stato preparato “per alleviare la pressione pubblica senza rispondere alle domande sollevate dallo scandalo”. 

Ha aggiunto che il “cattivo principale” del rapporto, oltre a McCarrick, “è l’informatore, l’arcivescovo Viganò, le cui rivelazioni hanno messo quelle domande in primo piano”.

Lawler ritiene quindi che il rapporto sia “un’altra indicazione del fatto che il Vaticano, sotto l’attuale leadership, non ha alcuna intenzione di affrontare tali questioni”.

 




Quando il sesso smette di essere quello che “l’uomo fa” per diventare quello che “l’uomo è”, la libertà religiosa è a rischio.

Opporsi al sesso prima del matrimonio significa opporsi a un’espressione illegittima di un’identità legittima. Opporsi al sesso omosessuale significa negare il senso stesso di sé di una persona gay. Ciò rende il cristianesimo non semplicemente inverosimile, ma addirittura moralmente offensivo, anche politicamente sedizioso, perché sembra minacciare il bene comune. Mantenere l’insegnamento cristiano sul sesso e sul matrimonio significa impegnarsi in atti linguistici considerati violenti e dannosi per l’identità personale e quindi per la società in generale.”

Di seguito la seconda parte (qui la prima) del saggio di Carl R. Trueman pubblicato su The Public Discourse. La traduzione è a cura di Riccardo Zenobi.

 

Gesù crocifisso a San marcello - Roma

 

Nel saggio di ieri ho abbozzato un resoconto dell’ascesa di un nuovo tipo normativo di individualità in Occidente, quello dell'”uomo psicologico”. Ho anche suggerito che la comprensione di questa dinamica è un elemento importante per comprendere i tempi in cui viviamo, perché si situa dietro a tanti degli sviluppi apparentemente disparati che stanno trasformando la nostra società, dall’etica sessuale alle attuali preoccupazioni sul razzismo. Nel saggio di oggi, voglio concentrare la mia argomentazione su come questo sviluppo sta rimodellando i nostri valori culturali: in primo luogo, ha spostato l’attenzione sull’uso del linguaggio come punto centrale nella discussione sull’oppressione; in secondo luogo, sta trasformando le virtù sociali tradizionali in vizi politici.

Per tornare a mio nonno di cui ho parlato nel saggio di ieri: per lui l’oppressione era questione di non riuscire a trovare lavoro, di non essere pagato con una giusta paga per una giornata di lavoro onesta, di non poter provvedere alla sua famiglia. Per il sé psicologico di oggi, l’oppressione è un concetto molto più ampio con contenuti molto meno tangibili e stabili. L’oppressione implica far sentire le persone a disagio con sé stesse, meno che pienamente umane, o impedire loro di essere esteriormente ciò che sono interiormente. In pratica, ciò significa che gran parte di ciò che ora è considerato oppressione è di carattere linguistico. Le parole diventano importantissime perché le parole sono atti linguistici con cui riconosciamo o neghiamo l’identità di un altro. Lo capiamo tutti intuitivamente: usare un insulto razziale non significa descrivere qualcuno, ma denigrarlo, fargli qualcosa, metterlo al suo posto. Le parole sono, per usare il gergo iperbolico del nostro momento culturale, strumenti di violenza perché il danno è concettualizzato in termini psicologici. Questo è il motivo per cui i codici linguistici ora sono così importanti. Anche l’uso accidentale di un pronome inappropriato può essere visto come un’aggressione alla persona di qualcuno perché è visto come una negazione della sua identità.

Ripulire il linguaggio diventa così centrale in una società costituita da sé psicologici. Il risultato di ciò è che ciò che una volta era considerato un bene sociale fondamentale come la libertà di parola e la libertà religiosa diventa problematico. Potrebbero essere state virtù per i fondatori americani, ma oggi vengono rapidamente viste come vizi. Dove il sé psicologico è normativo, la parola diventa violenza e la libertà di parola quindi una licenza per la violenza. Questo a sua volta crea la più strana delle situazioni: una società costruita sulla nozione di autonomia individuale radicale in cui il controllo del linguaggio da parte delle autorità diventa una parte vitale del contratto sociale. La libertà individuale richiede perversamente l’autoritarismo politico.

Quando ci volgiamo alla libertà religiosa, la situazione è ancora più conflittuale rispetto a quella con la libertà di parola. La natura specifica della rivoluzione del sé, quella che ha posto l’identità sessuale al centro, effettua una trasformazione della comprensione del sesso. Questo smette di essere “ciò che fanno” gli esseri umani e diventa “ciò che sono”. Da una prospettiva cristiana, questo è politicamente drammatico perché riguarda comportamenti che il cristianesimo considera illegittimi e ne fa un’identità che la società considera legittima e quindi richiede che tutti i suoi cittadini riconoscano per il bene comune. Opporsi all’omosessualità cessa così di essere semplicemente un’obiezione a certe pratiche o inclinazioni sessuali; diventa la negazione dell’individualità di un altro, un atto di violenza politica.

Questo pone il cristianesimo (e il ​​conservatorismo religioso in generale) in una posizione sgradevole. L’immaginazione morale della società contemporanea ha spostato i desideri e i comportamenti privati ​​che il cristianesimo ha tradizionalmente anatemizzato al centro dell’identità pubblica e dell’appartenenza civica. Un cristiano potrebbe far bene a dire ad una persona gay che disapprova il sesso al di fuori del matrimonio proprio come disapprova l’omosessualità e quindi non può essere colpevole di omofobia. Ma nel discorso di una società che assume il sé come psicologico, ciò che la persona gay sente è una negazione della sua stessa identità. Opporsi al sesso prima del matrimonio significa opporsi a un’espressione illegittima di un’identità legittima. Opporsi al sesso omosessuale significa negare il senso stesso di sé di una persona gay. Ciò rende il cristianesimo non semplicemente inverosimile, ma addirittura moralmente offensivo, anche politicamente sedizioso, perché sembra minacciare il bene comune. Mantenere l’insegnamento cristiano sul sesso e sul matrimonio significa impegnarsi in atti linguistici considerati violenti e dannosi per l’identità personale e quindi per la società in generale.

Questo è il motivo per cui la semplice tolleranza delle identità LGBTQ + non sarebbe mai stata sufficiente. La tolleranza implica nel migliore dei casi l’indifferenza legale, ma lascia spazio alla disapprovazione morale. Pertanto garantisce ancora legittimità proprio al tipo di atti linguistici che le identità psicologizzate vedono come violenza. Si collega anche strettamente alle recenti affermazioni riguardo alla razza secondo cui “il silenzio è violenza”. Le identità fondate su un sé psicologizzato devono essere affermate attivamente, sia riconoscendo positivamente la loro legittimità sia esprimendosi esplicitamente contro comportamenti che la negano. La semplice tolleranza di un’identità non richiede nessuno dei due. E questo fa del mantenimento della morale sessuale cristiana un atto di immoralità sociale secondo i gusti della moderna immaginazione morale.

Questo, ovviamente, mette sotto pressione la libertà religiosa. La libertà religiosa non è mai stata un diritto incondizionato e assoluto: non si poteva, ad esempio, sacrificare la propria figlia a Moloch e affermare che tale comportamento è tutelato dalla Costituzione. È sempre stato qualificato in relazione ad altri diritti e libertà. Ora, poiché gli insegnamenti morali centrali, diciamo, del cristianesimo vengono identificati con atti di violenza e danno psicologico, possiamo aspettarci che la libertà religiosa diventi molto più limitata. Il recente intreccio che circonda la competenza di Amy Coney Barrett a prestare servizio presso la Corte Suprema si collega a questo. E, sebbene la recente sentenza Bostock sia stata presentata come una decisione molto ristretta incentrata sul posto di lavoro, è costruita sulla nozione di identità psicologicamente costruita e stabilisce efficacemente quel punto per precedente legale. Una volta che i diritti di una persona transgender come persona transgender sono riconosciuti in una sentenza legale come Bostock, l’idea che ciò non avrà chiare implicazioni per altri ambiti della vita è politicamente ingenua e filosoficamente priva di senso.

C’è qualcosa che potrebbe fornire una struttura unificata per comprendere l’attuale frammentazione e instabilità rabbiosa che la nostra società sembra sperimentare? Direi che in parte è questo: una nozione psicologizzata di individualità, che pone bisogni, desideri, sentimenti e convinzioni interiori al centro della propria nozione di fine umano, tende inevitabilmente alla frammentazione sociale. Dove il sé è concepito psicologicamente, ci sono potenzialmente tanti fini quante sono le persone; le istituzioni esterne tradizionali cessano di avere alcun potere decisivo su chi pensiamo di essere o su ciò che condividiamo con gli altri. I vecchi schemi di significato – la nazione, la famiglia, la religione – cessano di essere plausibili non appena non riescono a realizzare le speranze e i sogni di un dato individuo o gruppo.

In un momento in cui queste istituzioni sono sottoposte a forte stress da altre pressioni – lo stato-nazione dalla globalizzazione, la famiglia da una miriade di forze economiche e legali, la religione dalla corruzione interna e dalla pressione morale esterna del tipo sopra descritto – sono incapaci di soddisfare i bisogni sentiti del sé psicologico. Anche la storia, incentrata com’è spesso su queste istituzioni, non può più offrire una narrazione unificante abbastanza forte da superare la frammentazione a cui si inclina l’identità psicologica, con i suoi imperativi terapeutici. Da qui l’ascesa di nuove identità e nuove narrazioni di libertà e appartenenza che in pratica minacciano il vecchio consenso sociale: attivismo LGBTQ +, nuovi attriti etnici e razziali, ecc. L’amnesia culturale e l’iconoclastia culturale diventano incapacità culturali.

Come rispondere

Considerato tutto ciò, come dovrebbero rispondere i cristiani? In primo luogo, dobbiamo riconoscere la profondità e la natura del problema che dobbiamo affrontare. La preoccupazione per i sintomi – siano essi matrimonio gay, poliamore, transgenderismo, ascesa della pornografia nella cultura di massa, politicamente corretto, cancel culture, teoria critica della razza o altro – non ci porterà al cuore del problema. Ognuna di queste cose è sintomo di patologie culturali molto più profonde, un elemento primario delle quali è la nozione di sé psicologico che di conseguenza psicologizza i concetti di oppressione e liberazione. Non possiamo attaccare lo stato contemporaneo del mondo occidentale sulla base di presupposti che non sono più applicabili. L’idea, ad esempio, che la rivoluzione sessuale sia semplicemente una questione di espansione di ciò che la società considera un comportamento sessuale accettabile è non vedere che si tratta in realtà di una trasformazione di ciò che significa essere un essere umano – una trasformazione che è alla base di tutto, dagli argomenti della Corte Suprema sulla legislazione sui diritti civili alle giustificazioni per l’aborto offerte nei seminari della Ivy League al crollo della libertà di parola nei campus universitari. I bisogni di quest’ora non sono tanto quelli di spiegare la Chiesa al mondo. Per prima cosa, dobbiamo spiegare il mondo alla Chiesa.

Questo capovolgimento catechetico è necessario a causa di un secondo punto. La tentazione tra i conservatori – forse soprattutto i conservatori religiosi – è di guardare alle patologie più ampie della nostra cultura e di passare istintivamente alla preghiera del fariseo nel tempio: “Ti ringraziamo Signore che non siamo come gli altri uomini”. Eppure questo approccio è insufficiente, non solo per la sua innata ipocrisia, ma anche perché indica che non abbiamo afferrato la profondità del problema. La trasformazione del sé nella cultura occidentale non è qualcosa che influenza un “loro” esternalizzato piuttosto che un “noi”. Ognuno di noi è un individualista espressivo ora. La rivoluzione è così completa che ne siamo tutti influenzati e tutti siamo a un certo livello complici.

Al centro del sé psicologico ed espressivo c’è l’idea che scegliamo le nostre identità. E ciò è vero anche per i religiosi. C’è un senso in cui ora scegliamo le nostre religioni come altri potrebbero scegliere il loro genere o sessualità. I miei antenati di seicento anni fa non godevano di tale scelta. Sarebbero stati battezzati, sposati e sepolti nella stessa chiesa, qualcosa che avrebbero considerato naturale e inevitabile come l’alba quotidiana del sole. Oggi, anche i cattolici nati devono scegliere di rimanere cattolici praticanti man mano che crescono semplicemente perché ora ci sono molte altre opzioni religiose – e non religiose – disponibili. In effetti, è sicuramente ironico che debbano persino scegliere che tipo di cattolici saranno, data la diversità che esiste anche nella loro Chiesa. Tutti i cristiani al giorno d’oggi sono settari. Nel fare questa osservazione, confesso di non avere una soluzione immediata da offrire. Sto semplicemente sottolineando la necessità di autoesame e umiltà quando si parla degli altri nel nostro momento culturale.

Il terzo punto è che non dobbiamo sottovalutare la profondità dei cambiamenti a cui stiamo assistendo. La tendenza ad incolpare l’avvento della cancel culture e le sfide alla libertà di parola su una generazione di “snowflakes” ipersensibili può renderci ciechi al fatto che il retroterra per queste cose è storicamente radicato e culturalmente completo. Oggi non stiamo vedendo un deviazione superficiale o un’aberrazione momentanea nella cultura americana, ma una trasformazione della sfera pubblica che è in realtà il risultato della trasformazione del sé che ho descritto sopra. Supportata da nuovi strumenti come internet e i social media, la generazione emergente è semplicemente l’ultima e più immediatamente influente iterazione dell’individualismo espressivo e dell’identità psicologizzata.

Ma è anche la più significativa perché i suoi gusti rappresentano una rottura consapevole e voluta con i valori stessi che l’hanno promossa in primo luogo. L’ascesa dell’individualismo espressivo moderno è intimamente connessa a concetti come libertà di parola e religione, ma queste cose sono oggi molto meno plausibili come virtù sociali. Le intuizioni della generazione emergente non si rifanno automaticamente alle ortodossie liberali standard in queste materie. È improbabile che la cancel culture diventi automaticamente un anatema per le generazioni cresciute a pensare all’identità come psicologica e quindi alla libertà di parola e di religione come atti di violenza linguistica. Poiché sempre meno persone considerano la religione importante nella propria vita, sempre meno persone si preoccuperanno della libertà religiosa. E per coloro che dipendono dalla generazione nascente per restare in carica – il che include, ovviamente, candidati di tutte le affiliazioni politiche – la solida difesa delle libertà tradizionali diverrà probabilmente sempre meno una priorità politica.

Ciò significa che per un po’ di tempo vivremo in un periodo di navigazione a vista. Il sé moderno è il risultato di una rivoluzione lunga e globale; non può essere soppiantato fino a quando non avrà preso il suo posto una rivoluzione altrettanto globale, e ciò richiederà probabilmente molte generazioni se dovesse accadere. Nel frattempo, i cristiani devono avere obiettivi modesti, soprattutto i cristiani coinvolti nella pubblica piazza. Un mondo in cui l’ortodossia cristiana è considerata non solo non plausibile ma anche immorale è un mondo in cui avremo bisogno di muoverci in un modo forse non visto dal secondo secolo. All’epoca il cristianesimo era un culto minoritario poco compreso, sospettato di intrattenere valori e modelli di comportamento ritenuti sovversivi del bene sociale più ampio. Ovviamente sappiamo tutti come si è sviluppata quella storia. Sporadiche persecuzioni locali e successivamente panimperiali della chiesa cedettero nel IV secolo alla tolleranza e poi all’adozione ufficiale del cristianesimo come religione di Roma. Storici e teologi discutono ancora oggi se questa mossa finale sia stata nel complesso buona o cattiva per la Chiesa. Non è questo il mio interesse qui. Il punto è semplicemente questo: la Chiesa si è trovata in una situazione simile prima e non solo è sopravvissuta, ma alla fine ha prosperato.

E come, umanamente parlando, ha fatto questo? A detta di tutti, ciò avvenne essendo membri fedeli della comunità ecclesiale e sudditi leali dello stato, nella misura in cui la lealtà a Cristo e la lealtà a Cesare erano compatibili. A volte non era possibile essere entrambe le cose, e quelli erano tempi di persecuzione. Ma non è stata tanto la guerra culturale quanto la fedeltà alla comunità cristiana e, solo quando necessario, il dissenso ai decreti di Cesare a caratterizzarla e renderla forte. È diventata attraente rimanendo fedele al suo messaggio. È mia convinzione che solo modellando una vera comunità, orientata al trascendente, la Chiesa può mostrare ad un mondo rapidamente in via di destabilizzazione fatto da individualità espressive che c’è qualcosa di più grande, più solido e più duraturo della soddisfazione immediata dei desideri personali.




“Courage”, Voi siete una testimonianza a coloro che immaginano che la “loro” verità sia più vera di quella di Cristo.

Una riflessione di George Weigel, amico e biografo di San Giovanni Paolo II, sulle parole di Papa Francesco riguardo le unioni civili omosessuali. L’articolo di George Weigel è stato pubblicato su The First Thing. Eccolo nella mia traduzione.

 

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo:

Ci sono molti esempi della virtù cardinale del coraggio nella Chiesa cattolica di oggi: Cattolici di Hong Kong che rischiano la vita e il sostentamento in difesa della libertà religiosa, della libertà di parola e di associazione; cattolici francesi che sfidano gli assassini islamisti nel praticare la fede; giovani che si preparano a una vocazione sacerdotale che potrebbe farli finire in prigione per “crimini d’odio” perché predicano il Vangelo; ministri del campus che respingono il politicamente corretto per evangelizzare; genitori che insistono che le scuole cattoliche siano “cattoliche” più che di nome; adolescenti che non si lasciano intimidire dai loro coetanei perché rinneghino Cristo. Siamo veramente circondati da una “gran… nugolo di testimoni” (Eb 12,1). 

E tra loro non ci sono cattolici più coraggiosi di voi, uomini e donne di “Courage” (Coraggio, ndr). Contro le feroci pressioni culturali e sociali, voi vi sforzate – con l’aiuto della grazia, dei vostri pastori e l’uno dell’altro – di vivere l’etica cattolica dell’amore umano anche quando sperimentate attrazioni omosessuali. I vostri sforzi di fedeltà parlano di una fede profonda, di una speranza potente e di un amore autentico.  

Vivere in modo casto, vivendo ciò che Giovanni Paolo II chiamava “l’integrità dell’amore”, non è facile per nessuno nella nostra cultura licenziosa. Infatti quella cultura insiste perversamente sul fatto che l’attuazione dei nostri desideri, qualunque essi siano, è un segno di “autenticità”, mentre la castità viene sminuita come una repressione o un tradimento disonesto di se stessi. Sapete che queste sono menzogne.  

Sapete anche che le menzogne come questa provengono dalla fonte che il Signore ha chiamato “padre della menzogna” (Gv 8,44). Contro la grana dei tempi e della cultura, voi cercate di resistere all’assalto del Maligno e di vivere la verità dell’amore umano in mezzo alle tentazioni. Voi siete i “vasi di creta” di San Paolo (2 Cor 4,7) e, come tutti noi, a volte inciampate nel cammino verso la santità. Ma, a differenza di alcuni altri, non pretendete che la verità si pieghi al desiderio. Con Flannery O’Connor, sapete che “la verità non cambia in base alla nostra capacità di sopportarla emotivamente”. Quindi cercate la riconciliazione e il perdono e vi impegnate a vivere l’integrità dell’amore. 

Altrettanto importante, non trattate la castità come una “questione politica” ecclesiastica e non fate pressioni all’interno della Chiesa per un cambiamento nella “politica”, perché sapete che ciò che è in gioco qui è la verità: una verità che fa la felicità, l’amicizia genuina e, in ultima analisi, la beatitudine. Lavorando con la grazia che Dio vi mette a disposizione, voi offrite una testimonianza cruciale e spesso di croce alla Chiesa, specialmente a coloro che immaginano che la “loro” verità sia più vera di quella di Cristo. 

Molti di voi sono rimasti sconvolti da ciò che Papa Francesco ha detto, in un film documentario, sulle unioni civili per le coppie omosessuali e sulle questioni connesse. Poiché è ormai chiaro che i commenti del Papa sono stati tagliati e uniti da un regista guidato da un’agenda (culturale, ndr), questo episodio è stato un altro promemoria per ricordare che le notizie dei media sulle questioni cattoliche dovrebbero sempre essere prese con un grano di sale; lo stesso vale per l’isteria che troppo spesso caratterizza la blogosfera cattolica. Ma proprio perché alcuni partiti hanno confuso ulteriormente le cose facendo girare e politicizzare ciò che si diceva del papa, è importante ricordare due realtà cattoliche. 

In primo luogo, i commenti informali di un papa a un cineasta non costituiscono un’espressione dell’insegnamento papale. Quelli che suggeriscono il contrario sono teologicamente male informati, politicamente motivati, o entrambi. Come faccio notare ne Il prossimo Papa: L’Ufficio di Pietro e una Chiesa in missione, il papa non è un oracolo e ogni affermazione papale non è un magistero. 

In secondo luogo, nulla di ciò che Papa Francesco è stato riferito di aver detto cambia l’insegnamento della Chiesa cattolica sull’etica dell’amore umano, su ciò che costituisce il matrimonio e su chi può sposarsi. Questo insegnamento non può cambiare, perché è radicato nella rivelazione divina e attestato dalla ragione. Sarebbe stato utile (e professionalmente competente) se l’ufficio stampa vaticano avesse chiarito questo punto prima che il gregge di menti indipendenti dei media dichiarasse quello che il papa ha detto essere un possibile primo passo verso un’affermazione cattolica del cosiddetto “matrimonio gay”. Non era una cosa del genere, perché una cosa del genere è impossibile. 

Quindi, coraggiosi uomini e donne di “Courage”, grazie per la vostra testimonianza. Vi prego di continuare a raccogliere la sfida che San Giovanni Paolo II lanciò il 22 ottobre 1978: “Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!” Il vostro coraggio dovrebbe ispirare ogni cattolico ad una fedeltà simile e al sostegno reciproco e orante che aiuta a sostenere l’integrità dell’amore.




Maschio e femmina li creò

maschio e femmina Dio
Adamo ed Eva davanti a Dio, ca 1350, di Guariento (1338, ca 1367), affresco, Cappella Carrarese, Galilean Academy of Arts and Sciences, previously Patavina, Padova, Veneto. Italia

 

 

di Gianni Pezzuolo

 

Qualche giorno fa ci sono state varie reazioni e interpretazioni più o meno strumentali della posizione di Papa Francesco sulle relazioni di tipo omosessuale.

Il 02 novembre scorso è comparsa una nota di chiarimento da parte della Segreteria di Stato del Vaticano.

Già questo mi fa storcere il naso perché il linguaggio che deve essere usato dal Vicario di Cristo deve essere chiaro e non prestarsi ad equivoci (Mt 5,37).

Il chiarimento però mi lascia alquanto perplesso .

Se ho capito bene, da parte del Papa viene data copertura legale, e di fatto legittimata, una convivenza civile di persone dello stesso sesso senza che ci sia alcun richiamo allo stato di peccato insito in una tale situazione.

E’ forse cambiata la legge di Dio che nei capitoli 18 e 20 del libro del Levitico dice chiaramente che se un uomo ha relazioni con un maschio come con una donna è un abominio (Lv 18,22); tutti e due hanno commesso un abominio (Lv 20,13)?

Si potrebbe obiettare che questo è il vecchio testamento, che questa è  la legge data a Mosé e che oggi non siamo più sotto la legge ma sotto la grazia (Rm 6,14). 

Vero … ma, è opportuno proseguire nella lettura del brano di Romani “Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!  Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell’ubbidienza che conduce alla giustizia? Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d’insegnamento che vi è stata trasmessa;  e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione. Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. Quale frutto dunque avevate allora? Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte. Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 6,15-23).

Siamo quindi sotto la grazia, chiamati alla santificazione e alla vita eterna.

Allora come non tener conto di S. Paolo quando afferma che né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio (1Cor 6,9b-10).

Non solo ma rincara anche la dose: “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce  – poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità –  esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele (Ef 5 3-11).  

Non è per caso scritto che è compito dei pastori conservare, esporre, diffondere e tutelare le verità della fede e promuovere e difendere l’integrità dei costumi (SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE – Decreto riguardante la vigilanza dei Pastori della Chiesa sui libri) e che tale compito è esercitato dai Vescovi, successori degli Apostoli, ma in modo speciale lo esercita il Successore di Pietro, in quanto perpetuo e visibile fondamento (4) di unità sia dei Vescovi che della moltitudine dei fedeli?

Come lo esercita il successore di Pietro?

Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica ha ancora una qualche validità?

Qual è il senso da attribuire alle affermazioni secondo le quali la vita morale è un culto spirituale (2031), la presenza della guida e la vigilanza dei pastori per la trasmissione della vita morale (2033), che l’autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza (2036) (Catechismo della Chiesa Cattolica che nella parte terza sezione prima, capitolo terzo articolo 3)?

Al successivo punto 2038 è scritto che:  Nell’opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana, la Chiesa ha bisogno della dedizione dei Pastori, della scienza dei teologi, del contributo di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà. Attraverso la fede e la pratica del Vangelo i singoli fanno un’esperienza della « vita in Cristo », che li illumina e li rende capaci di discernere le realtà divine e umane secondo lo Spirito di Dio. 

Ma se la Chiesa nell’opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana ha bisogno dei Pastori e se questi Pastori tacciono o diffondono idee non conformi alla legge naturale, i cristiani e gli uomini di buona volontà a chi debbono rivolgersi?

E’ scritto ancora che i cristiani contribuiscono all’edificazione della Chiesa con la saldezza delle loro convinzioni e dei loro costumi (2045); ma chi li mantiene saldi se i pastori abdicano al loro ruolo?

Come si può rendere sapore al sale insipido (Mc 9,50a)?

Ancora una volta la mancata distinzione fra il peccato (da condannare) e il peccatore (chi sono io per giudicare?) rischia di essere interpretata in modo ambiguo e fuorviante.

Questo atteggiamento se compiuto in buona fede può dar luogo ad un fraterno richiamo: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine” (Eb 13, 7-9).

Se invece è frutto di mala fede allora dobbiamo ricorrere alla lettera ai Galati: “Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Ga 1,9).