Ma quale problema di machismo nella Chiesa, semmai, ne abbiamo uno di femminilizzazione sentimentale

Questo continuo lamentarsi del machismo nella Chiesa e, contemporaneamente, questa costante richiesta di una maggiore femminilità, nasconde in realtà, secondo padre Longenecker, la richiesta della ordinazione delle donne.

L’articolo è di padre Longenecker, la traduzione è mia.

L’attore Silvester Stallone nei panni di “Rambo”

L’attore Silvester Stallone nei panni di “Rambo”

 

La vista di cardinali cattolici che si arrampicano su se stessi per rincorrere lo spirito dei tempi non è solo sconcertante, è ridicolo e triste.

In questo articolo il cardinale canadese Ouellet ci dice che la Chiesa “ha bisogno di donne per combattere il clericalismo e l’estrema mascolinità”.

Va bene. Non arriviamo subito alle conclusioni basate sul titolo.

Nel suo discorso ai membri del Sinodo del 18 ottobre, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, si è detto d’accordo con l’affermazione del documento di lavoro (l’Instrumentum Laboris, ndr) che a volte c’è “un’incapacità ecclesiale di riconoscere, accogliere e promuovere la creatività del ‘genio femminile’”.

“La partecipazione di donne autorevoli alla discussione ci ha dimostrato che è possibile e necessario accelerare i processi di lotta contro la cultura ‘machista’ e il clericalismo, sviluppare il rispetto per le donne e il riconoscimento dei loro carismi e la loro uguale integrazione nella vita della società e della Chiesa”, ha detto il cardinale.Ancora una volta i nostri prelati sembrano sordi al problema reale nella Chiesa e stanno assumendo la posizione di struzzo.


I titoli dei giornali urlano su sacerdoti omosessuali che hanno abusato di adolescenti, cardinali che saltano nel letto con seminaristi, una sottocultura omosessuale nei seminari e nelle case religiose, orge gay alimentate dalla droga in Vaticano, un guru delle comunicazioni nominato dal Vaticano che è un sostenitore globale della vita gay attiva, parrocchie con “ministeri LGBTQ” che tengono incontri nei club gay, cardinali e arcivescovi che sostengono gruppi per i diritti dei gay dissidenti….. e abbiamo un problema di mascolinità tossica nel sacerdozio?

La maggior parte dei sacerdoti che conosco sono brave persone, ma non direi che sono esattamente i reverendi Rambo.

Se oggi nella Chiesa c’è un problema in questo senso, probabilmente è esattamente il contrario: l’eccessiva femminilizzazione della Chiesa. Con la catechesi alla cuccioli e gattini, un’enfasi nauseante sull’emozione e la dittatura del sentimentalismo, la Chiesa sta sguazzando nella forma più stupida del “genio femminile”.

Il secondo problema è la mancanza, percepita dal cardinale, del “genio femminile” nella chiesa. Per amor del cielo, la Chiesa cattolica ha sempre venerato la Vergine Santissima come la più alta e santa dell’ordine creato e ha sempre predicato che era il modello di santità sia per gli uomini che per le donne.

Questo tipo di genio femminile – in contrapposizione al tipo sentimentale melenso – è forte e fiducioso della sua femminilità. Questo genio femminile non manca nella Chiesa. Infatti queste donne costituiscono la (parte) più grande tra le sante e nella Chiesa di oggi svolgono un ruolo forte e positivo.

Il terzo aspetto della follia prelatesca è l’idea che le donne non sono in qualche modo attive o influenti nella Chiesa di oggi. Credo che sia stato quell’intrepido reporter John Allen che una volta ha raccolto le statistiche e ha sottolineato che, di fatto, la Chiesa cattolica impiega molte più donne proporzionalmente rispetto alla maggior parte delle organizzazioni. Né le donne si limitano a lavare i piatti, preparare il pranzo e pulire il naso e il fondo schiena dei bambini. Sono in ruoli di leadership.

Servono come amministratori parrocchiali, contabili, presidi e insegnanti. Servono come cancellieri diocesani, architetti, direttori di promozione, consiglieri, direttori spirituali e avvocati canonici. Servono come teologi, professori di seminario, psicologi e medici. L’elenco potrebbe continuare.

Nonostante tutto questo, continuiamo a sentire parlare della negligenza delle donne, degli abusi sulle donne e della “cultura macho” della Chiesa cattolica.

Questo lamento costante è, naturalmente, la continua sottocorrente per chiedere l’ordinazione delle donne.

Questo è ciò di cui si tratta in realtà.

 

Fonte: dwightlongenecker




Se un uomo vestito da drag queen si presentasse a messa, che succederebbe?

Se un uomo vestito da drag queen si presentasse a messa, che succederebbe? E’ una domanda legittima perché potrebbe effettivamente accadere. Infatti, è quanto accaduto durante una funzione religiosa di fede protestante negli Stati Uniti. Il pastore Antonio Rocquemore ha invitato l’uomo vestito da donna ad uscire dalla chiesa. Questo episodio ha suscitato una valanga di commenti. Ed il video, che riporto, in soli quattro giorni è stato visto mezzo milione di volte.

Ci racconta il caso Doug Mainwaring in questo articolo nella mia traduzione.

foto: Il pastore Antonio Rocquemore

foto: Il pastore Antonio Rocquemore

 

Un pastore (protestante, ndr) ha chiesto ad un giovane che si è presentato per la funzione religiosa vestito da drag queen di andare a casa e indossare i “vestiti da uomo”

“Io mantengo delle regole qui dentro” il pastore di Chicago, Antonio Rocquemore, ha detto all’uomo vestito da donna. “Qualsiasi cosa tu faccia all’esterno sono affari tuoi, ma non consento di far entrare qui le drag queen”.  

“Quando entri in questa casa (di Dio, ndr), se sei un uomo, vestiti da uomo; se sei donna, vestiti da donna”, ha aggiunto il pastore.  

Mentre Rocquemore continuava a spiegare la sua richiesta all’uomo, usando il caso accaduto come momento per insegnare, le grida di “amen” e gli applausi dei presenti sono cresciuti sempre più.

“Non ti permetterò di mancare di rispetto alla Casa di Dio”, ha dichiarato il pastore Rocquemore.

Il breve dramma che ha avuto luogo a Powerhouse International Ministries è stato ripreso in un video sul cellulare e pubblicato insieme a un post con volgarità su Facebook da Christian James Lhuillier. Da quando è stato caricato per la prima volta quattro giorni fa, il video è stato visto quasi mezzo milione di volte.

Il video ha rapidamente suscitato una valanga di commenti.  

Il pastore Rocquemore ha condiviso la sua versione della storia in un video separato della durata di un’ora sulla sua pagina Facebook.

Ha raccontato come il giovane in drag aveva precedentemente detto ai membri della chiesa che voleva unirsi perché voleva imparare a diventare un uomo.  

Il pastore Rocquemore ha detto che presentandosi alla celebrazione liturgica vestito da drag queen, il giovane lo aveva sfidato pubblicamente, così “lo l’ho sfidato pubblicamente”.

 

Fonte: LifeSiteNews

 




L’ipocrisia della “pastorale LGBT” che allontana gli omosessuali dall’insegnamento della Chiesa

Un articolo interessante di Sebastian Alvarez, un omosesuale cattolico di New York, sulla parrocchia S.Paolo di New York e relativo gruppo “Out in St. Paul“  (OSP) che padre James Martin propone nelle sue conferenze quali modelli di “pastorale per i cattolici LGBT”  davvero accoglienti ed inclusivi, mascherandone l’ipocrisia.
Scopriamo infatti in questo articolo che la tanto accogliente parrocchia “liberal” (ovvero “progressista”) ospita, oltre al gruppo altrettanto progressista OSP – che come verrà spiegato appoggia la visione LGBT dei rapporti omoerotici – anche un gruppo di sostegno per le persone omosessuali di impronta “ortodossa” aderente al Magistero della Chiesa, la pastorale “Courage”, costretto però alla clandestinità per non irritare i parrocchiani più “aperti”.
Avvisiamo i lettori che l’articolo contiene anche alcune critiche alla pastorale di Courage da prendere come personali dell’autore, e che non riflettono necessariamente la linea del blog.

Ecco l’articolo nella traduzione di Annarosa Rossetto.

Foto: bandiera LGBT

Foto: bandiera LGBT

 

“CORAGGIO” NEL QUARTIERE GAY DI NEW YORK

“Out a Saint Paul” (OSP), una delle più vivaci organizzazioni LGBT cattoliche di Manhattan, si riunisce presso la chiesa di St. Paolo Apostolo nel quartiere di Hell Kitchen (noto anche come il “Gayborhood” – “quartiere gay”) tra Midtown e l’Upper West Side. Sarò per sempre grato alla comunità di S.Paolo, che ha dato forma ai miei primi giorni da convertito. Ho ottenuto un lavoro presso il loro negozio di articoli da regalo circa sei mesi dopo essere entrato nella Chiesa cattolica. La vivacità della fede dei parrocchiani mi ha aiutato a crescere spiritualmente. Sebbene avessi partecipato alla messa in diverse parrocchie della zona, S.Paolo mi ha offerto una gamma completa di attività pastorali e opportunità per essere coinvolto nella vita parrocchiale, tra cui un club del libro, una mensa per i poveri e un gruppo di poesia.

Ma la pastorale più attiva a S.Paolo era proprio O.S.P. (“Out a Saint Paul”), la cui stessa esistenza mi ha sconcertato. Anche se non mi ero sorpreso che molti gay partecipassero alla Messa (i quartieri circostanti sono pieni di bandiere arcobaleno e bar gay), non riuscivo a capire perché gli eventi ospitati da questo ministero parrocchiale ufficiale negassero apertamente l’insegnamento morale cattolico. L’esistenza di OSP mi ha anche infastidito a livello personale. Una parte significativa del mio viaggio attraverso il Tevere (“conversione”, ndt) ha comportato la riconciliazione della mia omosessualità con gli insegnamenti della Chiesa. Dopo molte domande e discussioni, ero giunto a fidarmi della saggezza della Chiesa e presto ho visto che i suoi insegnamenti sulla castità non hanno soffocato la mia sessualità, ma l’hanno aiutata a prosperare.

La comunità di San Paolo è piena della presenza di Dio in molti modi. Ma volevo approfondire perché la parrocchia era così risoluta nel promuovere un’organizzazione LGBT che respinge apertamente l’insegnamento della Chiesa. Il problema con OSP (“Out a Saint Paul”) non è che accoglie i parrocchiani LGBT, ma piuttosto che la sua missione e gli incontri sottintendono che il sesso gay è moralmente accettabile e che la Chiesa dovrebbe riconoscere la sacramentalità dei “matrimoni” dello stesso sesso.

Alcune delle attività del gruppo sono di tipo assistenziale, assolutamente lodevoli: l’OSP serve regolarmente la cena ai pazienti affetti da AIDS al Gay Men’s Health Crisis, un’organizzazione di volontariato che offre servizi per malati di AIDS. Ha uno studio biblico mensile e sta programmando un viaggio di volontariato a Porto Rico. Ma mi sono preoccupato quando ho visto un invito a un  “Giro Pub”, durante il quale i membri dell’OSP avevano in programma di visitare diversi bar gay di Hell’s Kitchen. Conoscevo abbastanza i bar del quartiere gay per sapere che non sono luoghi salutari, specialmente per le persone che cercano di “impegnarsi nella [loro] fede cattolica”.

Sono stato anche turbato dalle selezioni del “libro del mese” della OSP, molte delle quali esaltavano i rapporti omosessuali. Tra i titoli più recenti c’è Chiamami col tuo nome di Andre Aciman . Il libro è una versione gay di Cinquanta sfumature di grigio, completa di resoconti descrittivi e dettagliati dei due protagonisti che fanno sesso anale. I sacerdoti Paulisti che reggono la parrocchia offrono regolarmente anche una “Messa Pride” durante il weekend del Pride di New York a Sheridan Square, di fronte alla storica Stonewall Inn [locale gay noto per essere stato teatro di scontri tra attivisti LGBT e polizia a fine anni 60, ndt].

Forse il rifiuto più definitivo di OSP (“Out a Saint Paul”) per l’insegnamento morale cattolico è arrivato nel cortometraggio del documentario del 2015 prodotto dai membri dell’OSP e pubblicato su YouTube, Grazie alla nostra Fede (vedi trailer in fondo). Il documentario afferma di cercare di “favorire il dialogo e incoraggiare una maggiore inclusione e accettazione delle persone LGBT nella Chiesa. … Grazie alla nostra Fede cerca di aprire i cuori e ricordare a tutti noi che Dio opera attraverso l’amore.” Tra i 21 cattolici gay e i loro sostenitori presentati nel cortometraggio, solo una, Eve Tushnet, ha descritto correttamente la interpretazione cristiana tradizionale dell’ “amore.” Il resto dei partecipanti ha respinto l’idea che il sesso gay fosse moralmente problematico. E alla fine il film sosteneva chiaramente che “inclusione e accettazione” significava sacramentalizzare i matrimoni omosessuali.

Quando ho chiesto perché  a OSP (“Out a Saint Paul”) hanno ospitato oratori e eventi che respingevano apertamente l’insegnamento della Chiesa, mi è stato detto: “Questa è una parrocchia progressista”. Così sono andato da padre Gil Martinez – allora sacerdote a San Paolo, recentemente riassegnato a Los Angeles, e noto quale fondatore di OSP – per chiedergli cosa ne pensava della Teologia del Corpo (di San Giovanni Paolo II, ndr). “Le idee di Giovanni Paolo II erano troppo sulle nuvole”, mi ha detto padre Gil. “Le persone concrete non possono vivere in quel modo!” Ma che dire di tutti quei gay che in realtà vogliono seguire gli insegnamenti della Chiesa sulla castità e avrebbero piacere di un certo sostegno in quella impresa?

San Paolo ospita anche un gruppo maschile dell’Apostolato di Courage. Ma questo gruppo si incontra “clandestinamente”, senza permesso di invitare i parrocchiani a Messa o attraverso il giornalino della Chiesa.

L’unica pastorale per le persone con attrazione per lo stesso sesso attualmente riconosciuto dal Vaticano, Apostolato di Courage è gestito come un programma in dodici passi per le persone che hanno vissuto uno stile di vita (omo)sessuale instabile. È stato fondato nel 1980 da padre John Harvey, e mira ad aiutare i suoi membri a lasciarsi alle spalle il loro passato peccaminoso attraverso amicizie caste con persone dello stesso sesso. Ogni gruppo è guidato da sacerdoti che sono stati addestrati a comprendere la psicologia che sta dietro l’omosessualità e la dipendenza. Courage rifiuta l’idea che i desideri sessuali costituiscano un’identità e chiede ai suoi membri di identificarsi non come gay, ma come persone che “sperimentano attrazione per lo stesso sesso (SSA ndr)”.

Mentre ero studente alla Fordham University, uno dei miei compagni di classe, che aveva vissuto uno stile di vita gay attivo prima di tornare alla sua fede d’infanzia, mi ha invitato ad un incontro del gruppo semi-clandestino di Courage a S.Paolo.  Sono andato, pieno di eccitazione e ansia. “Perché non vedo mai niente di voi ragazzi nel bollettino della Chiesa?” Chiesi a uno dei membri a cena. “Perché non ci è permesso parlare apertamente del fatto che Courage si incontra qui”, mi disse. La parrocchia che professava di essere progressista e di mentalità aperta era così solo per i gay che respingono apertamente l’insegnamento della Chiesa, non per quelli che accettano l’insegnamento della Chiesa.

In seguito ho saputo che uno dei Paulisti, padre James Lloyd, gestiva questo gruppo da anni. Ma da quando era iniziato OSP (“Out a Saint Paul”), non gli è stato più permesso di pubblicizzare la presenza di Courage nella parrocchia. Padre Lloyd ha scritto diversi libri, tra cui Cattolicesimo e  attrazione per lo stesso sesso , che affrontano gli insegnamenti della Chiesa sulla castità. Ho appreso che questi libri non sono venduti nel negozio della parrocchia, per timore di offendere i parrocchiani. Ai membri di Courage lì viene generalmente chiesto di essere discreti riguardo alle riunioni, anche se normalmente i gruppi di Courage fanno pubblicità apertamente.

Devo dire che personalmente non ho trovato l’approccio Courage molto utile, anche se ho apprezzato il modo in cui ha cercato di aiutare i cattolici con la SSA (“attrazione per lo stesso sesso”) a lasciarsi alle spalle il loro stile di vita distruttivo e a crescere in amicizie caste e virtuose. Per il mio amico e altri giovani ragazzi che hanno a che fare con la dipendenza sessuale, raccomando di cuore la pastorale di Courage. Ma io ero un giovane vergine che aveva iniziato a dichiarare apertamente la mia omosessualità molto prima della mia conversione. Per noi cattolici la cui esperienza nella comunità gay non ha avuto il luccichio dei “leather party” e degli incontri segreti Sado-Maso nei bagni dei bar, né l’OSP né Courage saranno molto rilevanti.

E a New York City non abbiamo molte altre opzioni. Sto ancora aspettando una parrocchia cattolica per avviare un gruppo che accolga i “queer” cattolici e si proponga di aiutarli a crescere in santità, senza il programma di dodici passi. Un esempio che mi viene in mente è il ministero di Always God’s Children (Sempre figli di Dio) nella Cattedrale di St. Matthew a Washington DC, di cui Eve Tushnet è membro. Sempre figli di Dio “sostiene l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla castità”, ma “riconosce anche che ci sono quelli che hanno punti di vista diversi sul tema della castità” e “accoglie tutti coloro che sono disposti a impegnarsi in modo rispettoso nel dialogo.”

Fino a quando un ministero come quello verrà a New York, tornerò alla mia domanda iniziale: perché San Paolo, una parrocchia che promuove altrimenti una vita parrocchiale autenticamente cattolica, sfida apertamente la morale sessuale cattolica? Spargere vaghe parole cristiane sopra la retorica laica dell’attivismo LGBT non serve a “soddisfare i bisogni” dei gay cattolici. Forse parte della risposta è pratica e finanziaria: l’OSP mantiene la parrocchia dalla parte giusta dei ricchi abitanti di Hell’s Kitchen. Quando i pastori nel quartiere gay sostengono che gli insegnamenti della Chiesa sono “troppo sulle nuvole” per le “persone reali”, sono più preoccupati per la salvezza delle anime dei loro parrocchiani, o per la salvezza del conto in banca della parrocchia?

Quando i dirigenti dei ministeri parrocchiali come l’OSP affermano di essere impegnati a favorire la crescita spirituale dei loro parrocchiani LGBT/SSA, conoscono i reali bisogni spirituali dei parrocchiani? Sono aperti ad incontrarci dove siamo realmente e ad accompagnarci verso un’autentica crescita spirituale? La Chiesa ha un’antropologia ricca e piena di sfumature che offre alla gente, gay e etero, una visione liberante che trascende gli ideali di uno stile di vita confortevole e borghese. Prego che i pastori si rendano conto che l’accompagnamento dei parrocchiani gay verso lo splendore della verità dovrebbe avere la precedenza sull’accompagnamento dei donatori verso il cestino delle offerte.

 

Fonte: First Thing

 

Trailer del filmato prodotto dai membri dell’OSP e pubblicato su YouTube:




La BBC darà la “caccia” agli “odiatori” al suo interno?

Rod Dreher riflette sul recente caso della politica pro-LGBT adottata dalla direzione del personale della BBC. E’ davvero inquietante. Dreher si chiede: la BBC darà la caccia agli odiatori al suo interno?

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

LGBT ‘Ally’ flag (Yaroslav Melnik/Shutterstock) via The Amarican Conservative

LGBT ‘Ally’ flag (Yaroslav Melnik/Shutterstock) via The Amarican Conservative

Questo è geniale, davvero – ed è esattamente quello che sto dicendo da anni su quello che sarebbe accaduto. Riprendo dal Times di Londra; il grassetto che segue è mio:

Al personale della BBC è stato detto di usare pronomi non-binari quando ci si rivolge a dipendenti di genere-fluido o transgender per garantire che l’azienda non sviluppi una “cultura eteronormativa”.

Per tale indirizzo si intende che i lavoratori della BBC saranno incoraggiati a riferirsi ai colleghi non-binari con il pronome “loro”, piuttosto che con i pronomi “lui” o “lei”.

L’emittente rivedrà anche i propri “sistemi e pratiche” per garantire che siano inclusivi anche dei generi non-binari, e formerà i manager su come supportare il personale transgender, specialmente quando sono in fase di transizione (da un sesso all’altro).

Inoltre, allo staff eterosessuale della BBC sarà chiesto di indossare un distintivo che li identifichi come “alleati diretti” per aiutare i loro colleghi LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender).

I team televisivi, radiofonici e giornalistici dell’azienda sono stati invitati ad aumentare la “rappresentazione accessoria delle identità LGBT” nei loro programmi.

Questo ha a che fare su come produrre materiale per gli spettatori della BBC, naturalmente, ma la cosa davvero interessante è come allo staff della BBC viene chiesto di identificarsi pubblicamente come “alleati” LGBT (indossando cioè il distintivo, ndr). E se non voleste farlo, per motivi religiosi o per qualsiasi altro motivo? Tutti sul posto di lavoro sapranno che non vorrete essere visti come un “alleato”. Anche se trattaste i vostri colleghi LGBT con totale correttezza e rispetto, questo non avrebbe importanza. Improvvisamente le persone LGBT e i loro “alleati” vi guarderebbero con sospetto. Se non siete alleati, cosa siete, nemici? Continuiamo a ragionare.

Ad un certo punto, quando arriva il momento della promozione, vi verrà chiesto di spiegare perché non vi siete dichiarati “alleati” – e se pensate che questo non danneggerà le vostre possibilità di avanzamento di carriera, siete degli sciocchi.

La BBC ha genialmente progettato una politica che, in superficie, ha lo scopo di aiutare, ma serve per denunciare pubblicamente coloro che all’interno dell’organizzazione non sono al 100% in linea con le disposizioni impartite. L’assenza di distintivi (sull’abito, ndr) avrà lo stesso ruolo della stella gialla che portavano gli ebrei nell’Europa antisemita: distinguendo quelli all’interno del gruppo che è giusto disprezzare, perché sono contaminati da una qualità che la maggioranza odia.

Chi pensate che questo possa nuocere di più all’interno della BBC? Personale di supporto di basso livello – segretarie, custodi, eccetera – che sono immigrati da paesi più conservatori.

Ho citato in diverse occasioni in questo spazio il caso di un amico che è un cattolico “tradizionalista”. Lavora come senior manager per una grande azienda. Ha gay e lesbiche nel suo staff. Dice che sono bravi lavoratori. La sua etica professionale è garanzia che non li tratti in modo differente. Ed è una cosa cui lui tiene molto. Negli ultimi anni, l’azienda, che è fortemente pro-LGBT, ha invitato i suoi dipendenti a identificarsi pubblicamente come “alleati”, anche se non è arrivata al punto di far indossare loro il distintivo. La sua politica è stata semplicemente quella di negare il suo nome dalla lista degli “alleati”, per una questione di coscienza. Ma sa anche dove sta andando la cultura aziendale sul posto di lavoro e si sta preparando per il giorno in cui sarà costretto a dichiararsi “alleato” o a dimettersi.

Si è preparato e formato, e ha ottenuto la certificazione per un’altra linea di lavoro in modo da avere qualcosa su cui ripiegare nel caso dovesse lasciare l’azienda.

Dal capitolo sul lavoro del libro L’opzione Benedetto:

In fin dei conti, si tratta di ciò che i credenti sono disposti a soffrire per la fede. Siamo pronti ad avere il nostro capitale sociale svalutato e a perdere lo status professionale, compresa la possibilità di accumulare ricchezza? Siamo disposti a trasferirci in luoghi lontani dalla ricchezza e dal potere delle città dell’impero, alla ricerca di un modo vivere con maggiore libertà religiosa? Si arriverà a questa situazione per un sempre maggior numero di noi. Il momento della prova è a portata di mano.

“Molti cristiani non vedono alcuna differenza tra l’essere fedelmente cristiani e l’essere professionalmente e socialmente ambiziosi”, dice un attivista per la libertà religiosa. “Questo sta finendo”.

(…)

Una giovane cristiana che sogna di essere un avvocato o un medico potrebbe dover abbandonare quella speranza e intraprendere una carriera in cui guadagnebbe molto meno di quanto farebbe un avvocato o un medico. Un aspirante accademico cristiano potrebbe doversi accontentare del salario più basso e del minore prestigio insegnando in un classico Istituto Superiore cattolico.

Una famiglia cristiana potrebbe essere costretta a vendere o chiudere un’azienda piuttosto che sottomettersi ai dettami dello stato. La famiglia Stormans dello stato di Washington ha affrontato questa decisione dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato una legge statale che imponeva alla sua farmacia di vendere pillole che la famiglia considera abortive. A seconda dell’esito finale della sua battaglia legale, la fiorista Barronelle Stutzman, che ha rifiutato per motivi di coscienza di approntare fiori per un matrimonio gay, affronta la stessa scelta.(Il 25 giugno scorso la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rinviato il caso alla Corte Suprema di Washington, chiedendo che esso sia riconsiderato alla luce della decisione del Masterpiece Cakeshop, la sentenza che aveva dato ragione al pasticciere che si era rifiutato di preparare la torta nuziale per un matrimonio gay, ndr).

Quando quel prezzo dovrà essere pagato, i cristiani della Opzione Benedetto dovranno essere pronti a sostenersi l’un l’altro economicamente attraverso l’offerta di posti di lavoro, aziende amiche, reti professionali, e così via. Questo non sarà una panacea; la trasformazione della piazza pubblica in una zona politicizzata sarà un programma di troppa vasta portata per le reti cristiane ortodosse tese ad impiegare o altrimenti sostenere finanziariamente tutti i loro rifugiati economici. Ma qualcuno saranno in grado di aiutare.

Svegliatevi. Sta arrivando.

Fonte: The American Conservative




DILEMMA DI PAPA FRANCESCO: INCONTRO MONDIALE FAMIGLIE DEL 2018

Foto: Esultanza vittoria referendum matrimonio omosex in Irlanda/ Foto: Aidan Crawley, EPA

Foto: Esultanza vittoria referendum matrimonio omosex in Irlanda/ Foto: Aidan Crawley, EPA

IL DILEMMA DI PAPA FRANCESCO: INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE 2018

L’Incontro Mondiale delle Famiglie del 2018, promosso dal Dicastero della Santa Sede per i Laici, la Famiglia e la Vita, si terrà a Dublino, in Irlanda, il prossimo agosto. Le “famiglie” LGBT stanno facendo di tutto per essere accettate come tali. Papa Francesco ha davanti a sé una grande sfida.

In previsione del prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie in Irlanda, credo siano interessante questi ampi stralci di riflessione di padre Regis Scanlon (qui).

Eccoli nella mia traduzione.

Negli ultimi mesi, le storie di questo incontro si sono moltiplicate. Sono stati realizzati video sui partecipanti in programma. Gli organizzatori sono stati intervistati. Il titolo del programma, “Vangelo della Famiglia, Gioia per il Mondo”, è stato spiegato che si ispira all’Esortazione Apostolica di Papa Francesco, Amoris Laetitia.

Ciò che è meno ovvio è che questo incontro presenta un problema serio per papa Francesco e per la Chiesa.

Perché? Perché i temi delle interviste e delle storie sono chiari: questo incontro è un tentativo di “stampa di corte” per spingere papa Francesco ad accogliere le persone LGBT nella Chiesa come un tipo legittimo di famiglia.

L’esempio più eclatante è la recente dichiarazione di Katherine Zappone, ministro irlandese per l’infanzia e la gioventù, che ha la doppia cittadinanza americana e irlandese, ed è stata educata presso l’Università cattolica d’America. Era legalmente sposata con la sua partner lesbica, Anne Louise Gilligan, fino alla morte di Gilligan, avvenuta l’anno scorso.

Non solo Zappone è un’importante sostenitrice dei diritti degli omosessuali in Irlanda e negli Stati Uniti, ma recentemente si è assunta l’onere di chiedere come la Chiesa cattolica dovrebbe presentare il suo Incontro Mondiale delle Famiglie: “Ci dovrebbe essere un benvenuto per tutti”, ha detto. “E mai più dovrebbero essere tollerate dichiarazioni pubbliche o commenti che cercano di isolare certe famiglie”. Zappone ha continuato (…) dicendo che spera che l’incontro mondiale “non sia usato come piattaforma per osservazioni che escludano, isolino o feriscano qualsiasi famiglia”. “Gli occhi del mondo saranno puntati su Dublino”, ha continuato. “L’Incontro Mondiale delle Famiglie è un’opportunità unica per affrontare tali disuguaglianze, discriminazioni e odio. Può fornire una leadership globale in materia di integrazione”.

Ha concluso: “Papa Francesco ha dato speranza a molti.”

Bene, lo vedremo.

Pochi eventi potrebbero essere oggi più significativi di un raduno mondiale di famiglie “che contribuirebbe a rafforzare i legami tra le famiglie e testimonierebbe l’importanza cruciale del matrimonio e della famiglia per tutta la società”. Questo era l’obiettivo di Giovanni Paolo II per il Primo Incontro Mondiale delle Famiglie del 1994.

Tuttavia, il messaggio di San Giovanni Paolo II, fatto 24 anni fa sul matrimonio e la famiglia, è stato completamente travolto nel nostro tempo dall’entusiasmo, anche all’interno della Chiesa, per la promozione dei diritti degli omosessuali.

“Accogliere” il movimento LGBT all’Incontro

Oggi, alcune gerarchie della Chiesa esprimono apertamente un atteggiamento di “accoglienza” nei confronti della presenza del movimento LGBT all’Incontro mondiale delle famiglie del 2018. Infatti, come si può leggere nell’elenco dei Cardinali, dei Vescovi e di tutti coloro che prenderanno la parola in questo incontro, la metà (9 su 18) degli oratori sono riconoscibili come coloro che hanno pubblicamente espresso il loro sostegno per “accogliere” le persone LGBT nella Chiesa come famiglia (vedi qui).

Inoltre, c’è un chiaro obiettivo politico per l’Incontro mondiale delle famiglie del 2018 da parte delle persone LGBT e dei loro sostenitori religiosi e civili. “Il materiale promozionale per preparare i cattolici all’incontro suggerisce che l’evento sta facendo un’azione speciale per le persone LGBT e le loro famiglie in un momento di rapida trasformazione sociale in Irlanda(vedi qui). Tra i cambiamenti più inquietanti vi è l’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso da parte del paese. E il prossimo maggio, gli elettori irlandesi valuteranno se approvare o meno l’aborto (vedi qui).

 

Foto ragazze lesbiche inizialmente inclusa (poi eliminata) nel fascicoletto di presentazione dell'Incontro Mondiale Famiglie 2018

Foto ragazze lesbiche inizialmente inclusa (poi eliminata) nel fascicoletto di presentazione dell’Incontro Mondiale Famiglie 2018

Ma cerchiamo di essere chiari sull’obiettivo delle persone LGBT, della loro Chiesa e dei loro sostenitori irlandesi. Non si tratta di convincere papa Francesco ad approvare esplicitamente l’attività omosessuale. Sanno che non lo farà. Vogliono solo che taccia sul male degli atti omosessuali (cioè intesi come “intrinsecamente disordinati”, ndr) e non si opponga all’inclusione delle persone LGBT nella Chiesa come una sorta di famiglia legittima. (vedi anche qui)

Il cardinale Kevin Farrell, uno degli organizzatori dell’Incontro mondiale delle famiglie, ha già chiarito che l’evento dovrebbe rivitalizzare la vita della famiglia, e che non escluderà nessuno. Recentemente ha affermato che: “Questo incontro… deve promuovere il concetto cristiano di matrimonio, e il concetto cattolico di matrimonio, e si concentrerà su questo. Tutte le persone sono invitate, non escludiamo nessuno”. (vedi qui ) (…)

Così, se papa Francesco rimarrà in silenzio, le persone LGBT, insieme alla loro Chiesa e ai loro sostenitori di Stato irlandesi, avranno la loro vittoria. L’antica frase latina è ancora valida: “Qui tacet consentire videtur” (Colui che tace sembra acconsentire). Il mondo intero concluderà che le coppie gay sono ora una parte benvenuta e accettata della vita familiare cattolica nella Chiesa e che i loro “legami” matrimoniali e civili dovrebbero essere “rafforzati”.

La Chiesa dovrebbe convertire le persone LGBT d’Irlanda, o viceversa?

Quando il Concilio Vaticano II, al n. 48 della Gaudium et spes, ha parlato della santità del matrimonio e della famiglia (leggi anche qui), ha sottolineato che “il matrimonio è stato stabilito dal Creatore” ed è tenuto insieme da un “sacro vincolo” attraverso il quale la famiglia diventa santa (Gn 2, 24). Il matrimonio e la famiglia sono sacri. Pertanto, il fine dell’Incontro Mondiale delle Famiglie 2018 dovrebbe essere quella di aiutare le famiglie di tutto il mondo a riscoprire e “rafforzare” questa santità che era destinata sia al matrimonio che alla famiglia fin dall’inizio (Mt 19,8).

La Chiesa ha protetto e promosso questo piano divino nel corso della sua storia. Il matrimonio era universalmente e naturalmente inteso come un legame sacro tra un uomo e una donna. L’unione dell’uomo con la donna e il bambino riflette l’unità della Trinità, e la cooperazione tra Dio e gli esseri umani (uomo e donna) per creare una nuova vita. Le unioni omosessuali sono un affronto a questa unità, alla possibilità di far nascere una nuova vita, e, quindi, sono una ribellione contro Dio.

In agosto, questa ribellione contro Dio avrà una piattaforma di primo piano in Irlanda, precedentemente la più cattolica delle nazioni.

Per lo stesso motivo, questo rappresenta anche una grande opportunità per la Chiesa, e per Papa Francesco, di testimoniare la vera natura del matrimonio e della famiglia, e di proclamare la verità in Irlanda, un paese che ha tragicamente preso l’iniziativa nel “cambiamento sociale” con leggi che favoriscono i diritti di aborto, il matrimonio omosessuale e soffocano l’autorità dell’insegnamento della Chiesa.

Mentre possiamo pregare che papa Francesco raccolga la sfida di proclamare la verità, un grande pericolo si profila con il controverso documento papale, Amoris Laetitia, che ha già causato molto dissenso e confusione nella Chiesa. Il pericolo è che i sostenitori dei diritti degli omosessuali in questo Incontro Mondiale delle Famiglie usino i temi popolari di questo documento controverso per mettere a tacere Francesco, o per zittire il suo messaggio. Questi temi popolari (dell’Amoris Laetitia, ndr) sottolineano il rispetto assoluto per la scelta morale di ogni individuo (specialmente se la persona proviene da un luogo di difficoltà) piuttosto che promuovere l’insegnamento della Chiesa sulla legge morale assoluta e immutabile. Questo tema è un risultato dei precedenti Sinodi sulla Famiglia che si sono svolti a Roma nel 2014 e nel 2015, e compare nel paragrafo 291 di Amoris Laetitia come:

«la Chiesa deve accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza, come la luce del faro di un porto o di una fiaccola portata in mezzo alla gente per illuminare coloro che hanno smarrito la rotta o si trovano in mezzo alla tempesta»

Quindi, c’è il grave pericolo che alcuni membri della gerarchia della Chiesa, coinvolti nell’evento irlandese, cerchino di dire che i principi di Amoris Laetitia sono in armonia con il movimento LGBT. È anche possibile che l’evento sia posizionato al fine di acclimatare e condizionare la Chiesa cattolica ad accettare questa nuova “rapida trasformazione sociale in Irlanda”.

Suono esagerato? Basta guardare i primi materiali promozionali dell’Incontro Mondiale delle Famiglie 2018:

Un programma multimediale si intitola “Amoris: Parliamo famiglia! Facciamo famiglia”! Afferma: “Mentre la Chiesa sostiene l’ideale del matrimonio come impegno permanente tra un uomo e una donna, esistono altre unioni che forniscono sostegno reciproco alla coppia. Papa Francesco ci incoraggia a non escludere mai, ma ad accompagnare anche queste coppie, con amore, cura e sostegno.” (leggi qui ) L’implicazione è chiara: anche se non rappresentano l'”ideale” del matrimonio e della famiglia, tuttavia le coppie del movimento LGBT sono un tipo di matrimonio e di famiglia e, pertanto, meritano “sostegno” da parte della Chiesa per “rafforzare il loro legame” come famiglia. (leggi anche qui)

I materiali spiegano che le coppie del movimento LGBT sono state invitate all’Incontro Mondiale delle Famiglie del 2018 principalmente per “celebrare la gioia” di essere una “famiglia” all’interno della Chiesa. È soprattutto un annuncio che le coppie LGBT fanno già parte della nostra famiglia ecclesiale e devono godere di tutti i diritti e i privilegi che derivano da questo nuovo rapporto. (Questa non sembra essere un’opinione da considerare per la discussione all’Incontro Mondiale delle Famiglie del 2018, ma piuttosto un fatto compiuto.)

Nulla nei materiali suggerisce che la gerarchia della Chiesa stia cercando di “illuminare coloro che hanno perso la strada”, come suggerisce Amoris Laetitia. Nulla in questi allegri documenti pubblicitari dà nemmeno un’idea della chiara verità, insegnata fin dall’inizio della Chiesa. (…) Ma che opportunità (finora non colta) per la Chiesa di fare un’azione amorevole ma ferma nei confronti del movimento LGBT – e di attivisti come la cattolica Katherine Zappone – per aiutarli a capire che le loro azioni potrebbero condannarli a un’eternità separata da Dio. L’Incontro Mondiale delle Famiglie potrebbe essere quella proverbiale “linea nella sabbia” che proclama chiaramente che, naturalmente, le persone omosessuali sono amate da Dio e dalla Chiesa, ma devono pentirsi dei loro peccati (come ognuno di noi deve pentirsi) per essere “accompagnate” nella piena partecipazione alla vita della Chiesa.

È chiaro, invece, che gli organizzatori sono neutrali, se non apertamente solidali, con le scelte morali fatte dagli omosessuali.

Naturalmente, essi (i movimenti LGBT, ndr) vorrebbero rappresentare il loro scopo esclusivamente come una questione di diritti umani e di accettazione, ma il fatto è che le loro pratiche sono l’antitesi dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, sulla sessualità umana e sulla stessa Rivelazione Divina.

(…) Ma la promulgazione di Amoris Laetitia ha reso l’insegnamento della Chiesa molto più difficile. Ricordiamo la famosa frase di Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare”. La riga ha un anello magnanimo, ma non offre molte indicazioni per navigare nella confusione morale del nostro tempo.

Infatti, Papa Francesco farebbe bene a considerare un avvertimento lanciato dal suo predecessore, Giovanni Paolo II, al Congresso eucaristico di Filadelfia del 1976. L’avvertimento ha ottenuto poca attenzione dei media in quel momento, e anche poco avvertimento tra i cattolici. Giovanni Paolo II affermò che il mondo stava entrando in una nuova e storica era che sarebbe stata pericolosa per la fede:

Ora ci troviamo di fronte al più grande confronto storico che l’umanità abbia mai vissuto. Non credo che gli ampi circoli della società americana, o della comunità cristiana, se ne rendano pienamente conto. Ora ci troviamo di fronte al confronto finale tra la Chiesa e l’anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’anti Vangelo. (leggi qui )

Oggi, il senno di poi ci aiuta ad apprezzare la sua profezia.

Ma la maggior parte dei cattolici ancora non capiscono le forze potenti oggi a lavoro. L’anti-Chiesa e l’anti-Vangelo sono in marcia, e l’Incontro Mondiale delle Famiglie del 2018 ne è un esempio drammatico.

Tuttavia, l’incontro sarà un grande successo se Papa Francesco accetterà la sfida e proclamerà pubblicamente la santità del matrimonio uomo-donna. (…) È tempo che la Chiesa affermi chiaramente e con forza che gli esseri umani non potranno mai essere veramente felici in questa vita se le loro azioni li avvicineranno sempre più alla perdita della vita eterna.

D’altra parte, se l’incontro di agosto passa alla storia come un grande trionfo per i diritti omosessuali, lascia dietro di sé il messaggio che la Chiesa è disposta a compiacere il mondo mostrando quanto sia diventata progressista. (…) Se questo accade, guai ai pastori della Chiesa che lo fanno! (…)




MÜLLER: È UN “TRUCCO”. NO ALLA “PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA”

foto Card. Müller

 

MÜLLER: È UN “TRUCCO”. NO ALLA “PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA”

Stralci da un articolo di Maike Hickson, apparso su LifeSiteNews (qui) ieri, 28 febbraio.

Eccoli nella mia traduzione .

Il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione della Fede, in una intervista rilasciata a Die Tagespost ha affermato di non condividere affatto la decisione presa (a stragrande maggioranza, ndr) dai vescovi tedeschi di concedere la Comunione ai coniugi protestanti dei cattolici (cioè matrimoni in cui un coniuge sia cattolico e l’altro protestante, ndr), sebbene gli stessi precisino che si parli solo di casi individuali.

Il sito web dei vescovi tedeschi Katholisch.de ha pubblicato oggi la notizia dell’intervista.

Secondo questa informazione, Müller descrive l’espressione “nei singoli casi” come un “trucco retorico”.

Mentre il Codice di Diritto Canonico (nel Canone 844 § 4) consente tale intercomunione nei casi di “grave bisogno spirituale”, Müller suggerisce che non è “giusto” per i vescovi tedeschi invocare tale disposizione del Codice in questa circostanza.

Il Codice di Diritto Canonico non è applicabile qui, secondo Müller, poiché le eccezioni canoniche riguardano la salvezza eterna delle anime e il pericolo di morte. Un matrimonio misto, invece, non è una situazione di emergenza.

Nella sua nuova intervista, il cardinale Müller insiste sul fatto che nel caso in cui qualcuno condivida la fede cattolica nell’Eucaristia – come condizione preliminare per ricevere la Santa Comunione – deve anche respingere quegli insegnamenti delle comunità non cattoliche che sono in contraddizione con essa.

(La decisione presa dai vescovi tedeschi si concretizzerà prossimamente in una piccola “guida” nella quale saranno precisate le condizioni in base alle quali concedere la comunione ai coniugi protestanti. Tale guida sarà distribuita ai pastori.ndr)

Per questo il card. Müller ammonisce i vescovi tedeschi a non essere, nel loro opuscolo di prossima pubblicazione sull’intercomunione, “troppo sciolti” con i principi teologici che sono interessati in questa materia. Altrimenti, si potrebbe avere a che fare “con altre conseguenze indesiderate” che potrebbero essere tratte da questo tipo di approccio. Il cardinale Müller accoglie con favore il progresso nel campo dell’ecumenismo come “auspicabile e necessario”, ma insiste sul fatto che ciò non può condurre ad una “protestantizzazione della Chiesa cattolica”.

L’opposizione del cardinale Müller contro la spinta tedesca all’intercomunione arriva sulla scia di una dichiarazione del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Come ha riferito LifeSiteNews, Sarah aveva scritto una prefazione a un nuovo libro a proposito di una degna accoglienza della Santa Comunione, in cui afferma: “Le comunioni sacrileghe, non ricevute in uno stato di grazia di Dio, o non professando la fede cattolica (mi riferisco ad alcune forme della cosiddetta “intercomunione”), sono anche oltraggi”.

Nell’intervista di Die Tagespost, il cardinale tedesco critica ancora una volta anche la proposta avanzata dai vescovi tedeschi di offrire una benedizione alle coppie omosessuali. In precedenza aveva definito queste benedizioni come “atrocità”. Sarebbe una “arroganza sacrilega” condannare le persone con inclinazioni omosessuali, dice ora, “ma nessuno può chiedere la benedizione di Dio qui, poiché gli atti omosessuali sono contrari alla volontà di Dio”.

L’assistenza pastorale ha un aspetto diverso e può servire la pace dell’anima solo se rimane fermo sul fondamento della verità”, aggiunge.