CARD. MÜLLER: “SONO TRISTE PERCHE’ DA ROMA ARRIVANO DIRETTIVE CONTRADDITTORIE”

Riprendo una importante intervista a largo spettro al card. Gerhard L. Muller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, rilasciata in occasione della sua prima visita in Australia.

Eccola nella mia traduzione.  

Foto: card. Gerhard L. Muller

Foto: card. Gerhard L. Muller

Jordan Grantham: Sua Eminenza, la ringrazio per l’onore della sua prima intervista in Australia. Cosa la porta in Australia?

Cardinale Müller: Sono invitato da un gruppo di sacerdoti a tenere un discorso sul sacerdozio, per incoraggiarli a predicare il Vangelo, ad amministrare i Santi Sacramenti e a guidare la Chiesa come buoni pastori. Siamo la Chiesa universale, la Chiesa cattolica, quindi siamo tutti responsabili gli uni degli altri e un Cardinale in maniera particolare, perché è coinvolto con il Primate della Santa Romana Chiesa e abbiamo questo lavoro internazionale in materia di fede. La Fede non è un’ideologia ma la Fede si rivela come Parola di Dio, ricevuta e accettata dagli esseri umani, e così via la Chiesa iniziò e la Fede in Gesù Cristo per rendere le persone sante e portarle a Dio, alla vita eterna. È la prima volta che mi reco in Australia.

JG: Quindi, il suo discorso riguarda la Missione e l’Identità del Sacerdote. Va bene se condivide il suo messaggio in questo colloquio?

M: La mia tesi non è qualcosa che ho inventato, non sono le mie idee personali. Non credo che tutti debbano essere interessati alle idee di un uomo che vive lontano, in Europa, ma stiamo partecipando alla Santa Chiesa Cattolica, fondata da Gesù Cristo e che ha fondato l’apostolato dei Dodici Apostoli e di San Paolo e degli altri Apostoli della prima, primitiva Chiesa. Egli ha mandato gli Apostoli in tutto il mondo per testimoniare il Vangelo di Gesù Cristo perché mandato dal Padre e nel Nome del Padre. Nel suo nome e nella potenza dello Spirito Santo ha mandato gli Apostoli in tutto il mondo e ora sono i loro successori nell’episcopato e nel sacerdozio.

JG: I Pastori sono particolarmente importanti per guidare i giovani come me e i Vescovi hanno fatto di questo un Anno della Gioventù nella Chiesa Cattolica Australiana.

Muller: La Santa Sede ospita l’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, anche sui giovani, che ha un documento preparatorio in cui si afferma: “Ascoltando i giovani, la Chiesa sentirà ancora una volta il Signore parlare nel mondo di oggi”.

JC: Perché la Chiesa ha bisogno di ascoltare i giovani, che per lo più non praticano la fede in Australia, Germania e nell’Occidente?

Muller: Devo chiedermi qual è il significato di questa espressione: “La Chiesa deve ascoltare i giovani”? Chi è la Chiesa, chi è il soggetto, chi ascolta? La Chiesa non è solo la gerarchia, ma la Chiesa è tutto ciò che viene battezzato e se i giovani vengono battezzati non possiamo dire che la Chiesa, che è la comunione dei battezzati, debba ascoltare i battezzati. È un po’ autoreferenziale.

Dopo il Concilio Vaticano II, questo tipo di linguaggio è un po’ strano. Penso che questo sia un po’ un linguaggio vecchio stile usato qui. È meglio dire: noi tutti, pastori e fedeli, dobbiamo ascoltare Gesù Cristo, la Parola di Dio e realizzare la Parola di Dio e seguire la Parola di Dio nelle condizioni del mondo di oggi. Dobbiamo fare un’analisi tutti insieme, perché la gerarchia non vive nei secoli passati. Quali sono le condizioni? Quali sono gli ostacoli anche per tutti noi? Siamo persone che vivono insieme, in tre o quattro generazioni, nello stesso momento. È anche necessario che le diverse generazioni nella Chiesa si ascoltino perché i giovani hanno ragione ad esprimere le loro esperienze e le loro idee. Ogni generazione ha il diritto di vivere nel proprio tempo, ma non di isolarsi e di pensare nell’ideologia del progressismo che gli ultimi tempi sono i migliori. Penso che, come ha detto un famoso autore, tutte le generazioni sono subito dopo Dio e noi apparteniamo insieme attraverso tutti i secoli. Per esempio,, un tempo,  ascoltiamo la Parola di Dio espressa nelle parole del popolo del tempo degli Apostoli, dei Padri della Chiesa e degli altri tempi. In questo senso possiamo dire “siamo conservatori”, ma non conservatori perché siamo rimasti nel passato ma per ascoltare tutti insieme come una comunione di fedeli la Parola di Dio, che viene a noi tutti, all’umanità durante tutti i tempi, Dio per sempre.

JG: Come possono i membri della Chiesa oggi trascendere queste etichette che lei ha citato, conservatori e progressisti?

Muller: Questa distinzione è assolutamente stupida, senza senso, perché lì abbiamo accordi politiche e anche la politica che viene da sé. Il senso di questa distinzione deriva dalla Rivoluzione francese e da quell’ideologia del progressismo. Ci sono persone che vivono ora con questa o quella comprensione, ma filosoficamente questa distinzione non ha senso, almeno nella Chiesa, che è la comunione dei fedeli che ascoltano la Parola di Dio.

La Parola di Dio è presente in ogni tempo per dare risposte, ma non le nostre risposte, le nostre prospettive, alle altre persone, ma per stare insieme e ascoltare l’unica Parola di Dio, che è la Parola di Dio per noi oggi e anche per il futuro. E’ assolutamente necessario superare questa distinzione, questo scisma nella Chiesa, così come nelle altre comunità cristiane in cui abbiamo questo problema.

La Parola di Dio è questa realtà che unisce, unifica tutti. Non siamo divisi in partiti, come ai tempi dell’apostolo Paolo, non ci sono paolini, petrinisti. E secondo i diversi apostoli, siamo tutti uniti nell’unico Corpo di Cristo, siamo membra del Corpo di Cristo, Cristo è il capo del suo corpo, che è la Chiesa stessa.

JG: Questo richiede l’educazione di tutti i fedeli e si riferisce al suo lavoro nella Congregazione per l’Educazione Cattolica?

Muller: La Congregazione per l’Educazione ha la visione d’insieme dell’educazione nelle scuole e nelle università perché siamo la religione del logos, in greco, della ragione. Questa è la ragione di Dio: tutta la nostra esistenza è ragionevole, non priva di ragione, non siamo nichilisti ma siamo positivisti, in questo senso, quell’essere esiste.

L’educazione è molto importante, siamo discepoli della Parola di Dio, discepoli di Gesù Cristo e la Chiesa è iniziata con questa storia a Gerusalemme nel mondo ebraico ed è entrata nel mondo greco e romano. Comprendiamo che il Verbo di Dio si è fatto carne ed è possibile, con questa espressione, che il Verbo di Dio sia un’Incarnazione permanente, inculturazione dell’unico Verbo di Dio nelle diverse nazioni, tradizioni, concezioni. Tuttavia, la comprensione greca della filosofia non è solo una delle tante filosofie. Due principi assolutamente importanti per tutta l’umanità che i Greci scoprirono furono il principio della realtà e il principio della razionalità del mondo. La ragionevolezza di tutto ciò che esiste, e quindi l’idea di creazione che potrebbe essere espressa; la presenza di Dio nella realtà, nel nostro pensiero, nella nostra comprensione del mondo e nell’indagine del mondo materiale, del mondo spirituale.

Quindi non siamo una religione separata, auto-correlata e riflessiva, ma siamo la religione missionaria, la Chiesa cattolica. Gli Apostoli non raggiunsero altre culture e le distrussero, ma favorirono tutto ciò che è buono e le riunirono. Per questo la Pentecoste è il nostro paradigma, lo Spirito Santo è venuto a tutti e la massa delle persone ha rappresentato tutti coloro che venivano da ogni parte, da ogni luogo e da ogni cultura. Possiamo leggere negli Atti degli Apostoli che ognuno può ascoltare le parole degli Apostoli nella propria lingua. Questo significa non solo capire con le proprie parole, ma anche con la propria cultura.

JG: Questo è un punto interessante per i lettori della diocesi di Parramatta (Western Sydney), che è la diocesi australiana più multiculturale con il maggior numero di migranti.

Ha qualche suggerimento su come i laici, il clero, i religiosi e l’episcopato possano essere docili allo Spirito Santo nell’ascolto della Parola di Dio?

Muller: Nessuno può dire “Gesù è Signore” senza lo Spirito Santo (1 Cor. 12:3). La Parola di Dio non è un’ideologia, un sistema di pensiero filosofico, ma la persona viva di Gesù Cristo che è il Messia. I missionari sono stati inviati dallo Spirito Santo, pieni dello Spirito Santo e noi, come seguaci di Gesù Cristo, siamo legati alla persona di Gesù Cristo. Siamo membra del Suo corpo e Cristo opera attraverso di noi, presenti nel mondo attraverso tutti i battezzati. Secondo il sacerdozio comune, tutti rappresentano Gesù Cristo e gli Apostoli e i Vescovi, in un senso speciale. Possiamo farlo solo per la potenza e la presenza dello Spirito Santo. Non dobbiamo essere egoisti, ma annunciare il Vangelo in modo amichevole, perché lo Spirito Santo è amico di tutti. Siamo figli di Dio in Cristo, ma siamo amici di Dio nello Spirito Santo e quindi lo Spirito Santo può incoraggiarci, anche per superare la nostra autocentralità. Questa è la parte della visione della Chiesa che lo Spirito Santo può aiutarci a superare le divisioni nei conservatori, nei liberali e in qualsiasi cosa essa sia.

Tutti devono ascoltare lo Spirito Santo e se si ascolta lo Spirito Santo si dirà “Io sono un cattolico”, non un conservatore o un cattolico liberale, perché questa distinzione è contro lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo unisce la Chiesa ed è l’antidoto contro le divisioni e le separazioni.

Attraverso la storia, diversi gruppi si sono riferiti allo Spirito Santo, Appassionati. Hanno detto che abbiamo un sentimento diretto, una linea diretta con lo Spirito Santo, “non abbiamo bisogno della Sacra Scrittura, non abbiamo bisogno della tradizione apostolica, non abbiamo bisogno del magistero della Chiesa Cattolica”.

Pertanto, dobbiamo sottolineare il fondamento cristologico e incarnazionale contro questo unilateralismo. Nessuno, nemmeno il Papa e un Concilio, hanno una linea diretta con lo Spirito Santo perché non ricevono una nuova rivelazione. C’è una sola rivelazione, data per sempre in Gesù Cristo e quindi la nostra base è la Sacra Scrittura. Non possiamo dire nulla, né stabilire nella Chiesa una dottrina o un’intesa che sia contro le parole di Dio nella Sacra Scrittura e l’espressione della tradizione cattolica. Nessuno può avere una comprensione contraria a Gesù Cristo come vero Figlio di Dio che si è fatto uomo, come ha espresso il Concilio di Nicea. Nessuno può dire che ora ho avuto una rivelazione di Dio nella mia camera e lo Spirito Santo mi ha rivelato che esistono solo sei sacramenti. Siamo membri della Chiesa e non abbiamo tali profezie private, i carismi sono dati per il bene della Chiesa e non per la propria posizione, che “Io sono migliore, lo conosco meglio di te perché ho una rivelazione privata dallo Spirito Santo”. Lo Spirito Santo è sempre lo spirito di Dio Padre e del Figlio e quindi non c’è distinzione tra un fondamento cristologico e un fondamento pneumatologico della Chiesa e della Fede.

JG: L’Islam, che sta crescendo in Germania, è una rivelazione privata sbagliata? Attualmente ci sono anche controversie sui rifugiati islamici e sui migranti in Germania.

M: Noi, come cristiani, accettiamo la possibile esistenza di rivelazioni private, a parte l’unica rivelazione pubblica in Gesù Cristo. Ad esempio, possiamo parlare di una rivelazione privata nei messaggi di Fatima. Nel contesto della rivelazione cristiana, unica nel suo genere, Dio è Gesù Cristo. Penso che Muhammad intendesse una rivelazione pubblica, che era importante per tutti, non solo per un carisma all’interno del mondo cristiano e per coloro che sono convinti che egli è un mediatore della Parola di Dio, come Mosè, che è la loro convinzione. Noi come cristiani non possiamo accettarla come una rivelazione pubblica. È assolutamente impossibile dopo Gesù Cristo, né come rivelazione privata all’interno del contesto cristiano. Potremmo accettarlo come cristiano, come uomo, come persona di buona volontà soggettiva e come persona religiosa. Tuttavia, noi come cristiani, se restiamo tali, non possiamo accettare il suo messaggio come una rivelazione che viene da Dio. Pertanto, c’è una grande differenza. Sei cristiano o sei musulmano. Non si può cambiare la base di tutto. Non sono convinto, come cristiano, che una rivelazione di questo tipo sia possibile dopo Gesù Cristo. Non si può ridurre Gesù Cristo ad essere solo un profeta, è il Figlio di Dio, è il logos incarnato e quindi non è possibile nessun’altra rivelazione perché tutta la realtà, tutto il contenuto della rivelazione è la persona di Gesù Cristo. Abbiamo l’identità di Gesù Cristo come mediatore della nuova alleanza ed è anche il contenuto.

JG: Che cosa ha da offrire la saggezza della Chiesa per risolvere in modo giusto la tesa situazione dei rifugiati in Germania?

Muller: Prima di tutto, noi come cristiani abbiamo pieno rispetto per tutti, perché ognuno è creatura di Dio. Sono creati a immagine e somiglianza di Dio, ma questo non può portare al relativismo. Siamo convinti di Gesù Cristo e non possiamo superare e non vogliamo superare Gesù Cristo, né relativizzarlo come uno dei profeti. Ma dobbiamo anche aiutare lo Stato e la società ad accettare una comprensione pluralistica. Non siamo in uno Stato cristiano, ma in uno Stato democratico e pluralista. Lo Stato deve essere tollerante e accettare tutte le diverse religioni, ma sulla base dei diritti umani e della legge morale naturale. È anche molto importante che l’Australia non superi la legge morale naturale come fondamento con una legislazione solo positiva (fatta dall’uomo). Non può relativizzarsi, cioè riferirsi in modo antico all’onnipotenza dello stato, e accettare solo un’evoluzione di alcuni stati assoluti dei vecchi re allo stato totalitario di oggi.

JG: Mi potrebbe fare un esempio di un’area in cui lo Stato rischia di violare la legge morale naturale?

Muller: Ad esempio, con l’aborto. Ognuno ha il diritto di esistere dall’inizio dell’esistenza nel grembo materno e non si può dire che l’autodeterminazione definisca la determinazione definitiva. Gli adulti, la madre e il padre, non hanno il diritto di uccidere i loro figli. Prima o dopo la nascita, non c’è alcuna differenza essenziale. Non c’è differenza essenziale tra i bambini di uno, due o tre anni di età, non hanno coscienza di sé riflessiva. Ciò non significa sminuire il loro diritto naturale fondamentale alla loro esistenza. E lo Stato deve accettare la libertà religiosa, ad esempio il sigillo confessionale. Non possono portarsi, per leggi ingiuste, nella coscienza, il rapporto più intimo dell’uomo con Dio, perché dobbiamo obbedire alla legge di Dio piuttosto che all’uomo. Dobbiamo rispettare la nostra costituzione, viviamo in una società che ha bisogno di una forma democratica di organizzazione, che definiamo Stato, ma che non è Dio. Penso che alcuni credano alle vecchie teorie di Thomas Hobbes, dove lo stato è un Leviatano, è tutto ciò che definisce. Non possiamo dire che invece del potere assoluto dei vecchi re, ora abbiamo il potere assoluto della maggioranza del parlamento. Non è giusto.

JG: Lei era il vescovo di Ratisbona, dove il castello di Sant’Emmeram (un’ex abbazia e sede del principe locale) è un simbolo della collaborazione tra Chiesa e Stato.

C’è qualche legame tra il pluralismo di oggi e il relativismo?

Muller: Nei nostri moderni Stati democratici, ognuno ha un diritto fondamentale alla libertà religiosa e lo Stato e la società devono rispettarlo. Noi, come Chiesa cattolica, siamo i promotori della libertà religiosa, non solo richiedendola per noi stessi. Non siamo una lobby per noi stessi, ma siamo i promotori di questo diritto naturale, che tutti meritano: la libertà religiosa derivante dalla legge morale naturale e la libertà di coscienza. Sicuramente tutti devono rispettare la legge morale naturale per l’altro. Se un altro uomo dice “Accetto la religione musulmana”, lo rispettiamo sulla base della legge morale naturale e possiamo vivere insieme a persone di altre religioni. Nessuno può dire che tutto ciò che appartiene alla mia religione sia permesso o debba diventare la base della comunità, per esempio le mutilazioni genitali femminili, perché questa azione è contraria alla legge morale naturale e all’inviolabilità del corpo umano.

La realizzazione di una comunità pluralistica deve avvenire sulla base della legge morale naturale per tutti. Non vi è alcun diritto di distruggere la legge morale naturale nei confronti degli altri. Non siamo semplicemente egocentrici come cattolici, come cristiani, comunità egocentriche interessate solo al bene del nostro popolo.

Inoltre, abbiamo la nostra dottrina sociale, la dottrina politica, e quindi abbiamo il nostro contributo alla vita sociale nell’educazione, nelle scuole cattoliche e nel pensiero sul rapporto tra lavoratori e imprenditori. Non possiamo accettare il capitalismo di Manchester, secondo il darwinismo sociale, la sopravvivenza del più forte in questo senso. Diciamo che tutti hanno una responsabilità nei confronti della società e quindi la Dottrina sociale cattolica è stata ed è molto utile anche per vivere insieme in una società pluralistica. La fede cattolica non ha bisogno di una società come base, di uno Stato cristiano unificato, del vecchio Impero romano e di quei molti Stati. Siamo una minoranza o una maggioranza e non importa. Possiamo convivere pacificamente con altre persone se rispettano anche la nostra libertà religiosa e la nostra pratica religiosa. Non possiamo accettare i falsi dogmi del liberalismo politico secondo cui la religione è solo una cosa privata. Noi, come membri della nostra società e degli stati, abbiamo gli stessi diritti di presenza e partecipazione pubblica dei liberali o dei massoni.

JG: Lei nato a Magonza, in Germania, nel 1947, due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando questa città fu distrutta per l’80% dai bombardamenti.

L’orrore della seconda guerra mondiale è stato parte del motivo per cui gli intellettuali si sentivano disillusi dall’idea di una società cristiana?

Muller: Penso fosse un dilemma perché la gente dopo la seconda guerra mondiale e la dittatura nazista ha capito che la seconda guerra mondiale e l’Olocausto e tutte le crudeltà disastrose sono state causate dall’ateismo e dal nichilismo dei nazisti e poi dei comunisti.

Così, abbiamo avuto una nuova primavera della fede cristiana in Germania dopo la seconda guerra mondiale, dopo la dissoluzione del nazismo. Sia i protestanti che la Chiesa cattolica e i costruttori della nostra nuova democrazia, Adenauer, e queste persone hanno avuto un ottimo orientamento nella fede cristiana, che è stata anche la base di un umanesimo, è stato un umanesimo cristiano, un umanesimo teocentrico. La costituzione della nuova democrazia in Germania afferma che è stata accettata dal popolo tedesco, consapevole della sua “responsabilità di fronte a Dio e all’uomo”.

Sappiamo quali sono le conseguenze di un uomo o di un partito che si costituisce come Dio per l’altro. Il potere dello Stato deve essere responsabile verso il trascendente, verso la legge superiore e la realtà e nessuno può dire “Io sono il creatore e il perfezionatore” degli altri. Questo è molto significativo per noi contro l’assolutizzazione dello Stato, e la legge puramente positiva perché, è un vero scandalo, tutti gli orrori dei nazisti erano giustificati legalmente. Hanno reso le leggi razziste ufficialmente legali secondo le regole del loro stato. Non tutto ciò che è formalmente legale è corretto. Pertanto, ciò che impariamo dalla storia è che il diritto positivo degli Stati, dei parlamenti, del governo e dei tribunali deve basarsi sul diritto morale naturale, che è universale.

JG: Oggi la Germania è la nazione leader in Europa. Come sta procedendo la Nuova Evangelizzazione globale?

Muller: La Germania è il paese economicamente più trainante ma abbiamo bisogno di leadership anche nell’orientamento etico-morale e in questo modo possiamo dire che la maggior parte dei leader europei e delle persone di governo sono troppo legati a certe ideologie, sostengono il matrimonio per tutti, come gli omosessuali, l’aborto e l’eutanasia.

Pensano che questo sia il progresso dell’umanità, ma è una regressione rispetto a ciò che abbiamo imparato dalle brutali dittature del XX secolo. Come ho detto, dobbiamo avere pieno rispetto per la vita e la libertà umana, che non è solo autodeterminazione illimitata, ma libertà che è una possibilità di fare del bene, non solo di seguire i miei interessi personali. La nostra vita ci è donata da Dio per essere rispettata, certo, ma anche per essere la base per fare il bene. Non siamo una collezione di individualisti in viaggio egocentrico, ma come disse Bonhoeffer, “il mistero dell’esistenza umana deve esistere per gli altri”, a favore degli altri; la madre, il padre, la famiglia, il nonno.

Nel contesto familiare, ognuno ha i suoi diritti, ma noi viviamo insieme e apparteniamo insieme per aiutarci, essere per gli altri, sacrificarci per gli altri. L’amore è superare l’egocentrismo per essere centrati sull’altro, non solo nell’altruismo, ma nell’amore cristiano, per amare l’altro come noi stessi. Si tratta di un buon equilibrio tra l’accettazione di sé e l’accettazione degli altri, non strumentalizzandoli.

JG: Vedete segni di speranza in Germania e qual è la situazione della crisi e della controversia tra le due comunità?

Muller: Purtroppo i nostri Vescovi pensano di più in categorie di politica e di potere e non in questa linea della Nuova Evangelizzazione. L’intercomunione non è possibile, assolutamente, oggettivamente, non è possibile perché la Comunione è la rappresentazione sacramentale della comunione nella Fede. Se non si ha piena comunione nella Fede, non è possibile avere piena comunione nell’espressione sacramentale, specialmente nell’Eucaristia.

Abbiamo tante famiglie di protestanti e cattolici, anche a volte ortodossi, ma questo non è così problematico perché gli ortodossi hanno la stessa nostra Fede, ma non la piena comunione. Tra i protestanti, i luterani o i calvinisti, abbiamo una comprensione molto diversa del ruolo e dell’essenza della Chiesa.

La Chiesa non è solo per noi una comunione di singoli fedeli, ma è il Corpo di Cristo, come rappresentazione sacramentale della presenza di Dio, di Cristo nel mondo e quindi abbiamo le altre conseguenze, hanno un solo sacramento, il Battesimo, e in un certo modo, un’altra comprensione dell’Eucaristia. Abbiamo sette sacramenti e non possiamo dire che siano tutti uguali ed è sufficiente avere un sentimento religioso, o un sentimento di appartenenza. Questo è molto buono, ma non è sufficiente per la comunione sacramentale e quindi spero che i Vescovi tedeschi trovino il modo di tornare a una comprensione religiosa e spirituale della Chiesa e di rispettare anche i fondamenti della Fede cattolica, che non possono essere cambiati.

Sono molto triste che da Roma stiano arrivando direttive, che sono opposte, quella del prefetto della Congregazione della Fede è antitetica con la lettera che il cardinale Marx ha ricevuto dal Santo Padre.

Il Papa, secondo la Fede cattolica, è il principio universale dell’unità della Chiesa, non dell’unità politica ma dell’unità nella Fede rivelata. La fede, la dottrina della Chiesa cattolica sull’Eucaristia e l’appartenenza dell’Eucaristia alla piena comunione della Chiesa sotto il Papa e l’episcopato è molto chiara. Non può essere modificato.

 

Fonte: Catholic Outlook

 




CARD. MULLER: “STIAMO SPERIMENTANDO UNA CONVERSIONE AL MONDO, INVECE CHE A DIO”

In un’intervista esclusiva allo staff del The Catholic World Report, il card. Gerhard Muller, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, discute le tensioni sulla proposta di ricevere la Santa Comunione da parte dei protestanti, i continui conflitti sull’insegnamento della Chiesa in materia di ordinazione, omosessualità e ideologia.

Ve la propongo nella mia traduzione.

Foto: card. Gerhard L. Muller e papa Benendetto XVI.

Foto: card. Gerhard L. Muller e papa Benendetto XVI.

CWR: Dal 2014 c’è stato all’interno della Chiesa un flusso costante di conflitti e tensioni che coinvolgono molti vescovi della Germania. Qual è il contesto in cui si inserisce questo fenomeno? Qual è la fonte di questi vari conflitti sull’ecclesiologia, la Santa Comunione e questioni correlate?

Il cardinale Gerhard Müller: Un gruppo di vescovi tedeschi, con il loro presidente (cioè della Conferenza episcopale tedesca, ovvero il card. Reinhard Marx, ndr) in testa, si vede come trendsetter (chi detta la moda, ndr) della Chiesa cattolica nella marcia verso la modernità. Considerano la secolarizzazione e la scristianizzazione dell’Europa come uno sviluppo irreversibile. Per questo motivo la Nuova Evangelizzazione – programma di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – è a loro avviso una battaglia contro il corso oggettivo della storia, simile a quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Essi cercano per la Chiesa una nicchia dove si possa sopravvivere in pace. Perciò tutte le dottrine della fede che si oppongono al “mainstream”, il consenso sociale, devono essere riformate.

Una conseguenza di ciò è la richiesta della Santa Comunione anche per le persone senza fede cattolica e anche per quei cattolici che non sono in uno stato di grazia santificante. In agenda anche: la benedizione per le coppie omosessuali, l’intercomunione con i protestanti, la relativizzazione dell’indissolubilità del matrimonio sacramentale, l’introduzione dei viri probati e con essa l’abolizione del celibato sacerdotale, l’approvazione dei rapporti sessuali prima e dopo il matrimonio. Questi sono i loro obiettivi, e per raggiungerli sono disposti ad accettare anche la divisione della Conferenza episcopale.

I fedeli che prendono sul serio la dottrina cattolica sono bollati come conservatori ed espulsi dalla Chiesa, e sono esposti alla campagna diffamatoria dei media liberali e anticattolici.

Per molti vescovi, la verità della rivelazione e della professione di fede cattolica è solo un’altra variabile della politica di potere intraecclesiale. Alcuni di loro citano accordi individuali con papa Francesco e pensano che le sue dichiarazioni in interviste a giornalisti e personaggi pubblici lontani dal cattolicesimo offrano una giustificazione anche per “annacquare” verità di fede definite e infallibili (= dogmi). Nel complesso, ci troviamo di fronte a un palese processo di protestantizzazione.

L’ecumenismo, invece, ha come obiettivo la piena unità di tutti i cristiani, che è già sacramentalmente realizzata nella Chiesa cattolica. La mondanità dell’episcopato e del clero nel XVI secolo è stata la causa della divisione del cristianesimo, che è diametralmente opposta alla volontà di Cristo, il fondatore della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. La malattia di quell’epoca è ora presumibilmente la medicina con cui la divisione deve essere superata. L’ignoranza della fede cattolica in quel tempo era catastrofica, specialmente tra i vescovi e i papi, che si dedicavano più alla politica e al potere che alla testimonianza della verità di Cristo.

Oggi, per molte persone, essere accettate dai media è più importante della verità, di cui dobbiamo anche soffrire. Pietro e Paolo subirono il martirio per Cristo a Roma, centro del potere ai loro tempi. Non sono stati celebrati dai governanti di questo mondo come eroi, ma piuttosto sbeffeggiati come Cristo sulla croce. Non dobbiamo mai dimenticare la dimensione martirologica del ministero petrino e dell’ufficio episcopale.

CWR: Perché, nello specifico, alcuni vescovi tedeschi vogliono permettere che la Santa Comunione sia data a vari protestanti su base regolare o comune?

Il cardinale Müller: Nessun vescovo ha l’autorità di amministrare la Santa Comunione a cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. Solo in una situazione di pericolo di morte il protestante può chiedere l’assoluzione sacramentale e la Santa Comunione come viatico, se condivide tutta la fede cattolica ed entra così in piena comunione con la Chiesa cattolica, anche se non ha ancora dichiarato ufficialmente la sua conversione.

Purtroppo, persino i vescovi oggi non conoscono più la fede cattolica nell’unità della comunione sacramentale ed ecclesiale, e giustificano la loro infedeltà alla fede cattolica con presunte preoccupazioni pastorali o con spiegazioni teologiche, che però contraddicono i principi della fede cattolica. Ogni dottrina e prassi deve essere fondata sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica, e non deve contraddire le precedenti dichiarazioni dogmatiche del Magistero della Chiesa. Questo è il caso del permesso per i cristiani non cattolici di ricevere la Comunione durante la Santa Messa, a parte la situazione di emergenza descritta sopra.

CWR: Come valuterebbe, prima, lo stato di salute della fede cattolica in Germania e poi, in secondo luogo, in tutta Europa? Pensa che l’Europa possa recuperare o recuperi il senso della sua precedente identità cristiana?

Il cardinale Müller: Ci sono molte persone che vivono la loro fede, amano Cristo e la sua Chiesa, e pongono tutta la loro speranza su Dio nella vita e nella morte. Ma tra loro ce ne sono parecchi che si sentono abbandonati e traditi dai loro pastori. Essere popolare nell’opinione pubblica è oggi il criterio per un vescovo o un sacerdote presumibilmente buono. Stiamo vivendo una conversione al mondo, invece che a Dio, in contrasto con le affermazioni dell’apostolo Paolo: “Sto cercando il favore degli uomini, o di Dio? O sto cercando di compiacere gli uomini? Se fossi ancora un uomo gradito, non sarei un servo di Dio” (Gal 1, 10).

Abbiamo bisogno di sacerdoti e vescovi pieni di zelo per la casa di Dio, che si dedichino interamente alla salvezza degli uomini nel pellegrinaggio della fede alla nostra casa eterna. Non c’è futuro per un “Christianity Lite” (un cristianesimo dietetico, ndr). Abbiamo bisogno di cristiani con spirito missionario.

CWR: La Congregazione per la Dottrina della Fede ha recentemente ribadito l’insegnamento perenne della Chiesa che le donne non possono essere ordinate sacerdoti. Perché lei pensa che questo insegnamento, più volte ribadito negli ultimi anni, continui ad essere contestato da molti nella Chiesa?

Il cardinale Müller: Purtroppo in questo momento la Congregazione per la Dottrina della Fede non è particolarmente stimata e il suo significato per il primato petrino non è riconosciuto. La Segreteria di Stato e il servizio diplomatico della Santa Sede sono molto importanti per i rapporti della Chiesa con i vari Stati, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede è più importante per i rapporti della Chiesa con il suo Capo da cui ogni grazia procede.

La fede è necessaria per la salvezza; la diplomazia papale può fare molto bene nel mondo. Ma l’annuncio della fede e della dottrina non deve essere subordinato ai requisiti e alle condizioni del potere terreno. La fede soprannaturale non dipende dal potere terreno. Nella fede è abbastanza chiaro che il sacramento dell’Ordine sacro nei tre gradi di vescovo, sacerdote e diacono può essere ricevuto validamente solo da un battezzato cattolico, perché solo lui può simboleggiare e rappresentare sacramentalmente Cristo come lo Sposo della Chiesa. Se il ministero sacerdotale è inteso come una posizione di potere, allora questa dottrina della riserva dell’Ordine sacro ai cattolici di sesso maschile è una forma di discriminazione contro le donne.

Ma questa prospettiva di potere e di prestigio sociale è falsa. Solo se vediamo tutte le dottrine della fede e dei sacramenti con occhi teologici, invece che in termini di potere, sarà evidente anche per noi la dottrina della fede riguardo ai prerequisiti naturali per i sacramenti dell’Ordine sacro e del matrimonio. Solo un uomo può simboleggiare Cristo Sposo della Chiesa. Solo un uomo e una donna possono rappresentare simbolicamente la relazione di Cristo con la Chiesa.

CWR: Lei ha recentemente presentato l’edizione italiana del libro di Daniel Mattson Why I Don’t Call Myself Gay. Cosa l’ha colpita del libro e del suo approccio? Come si differenzia da alcuni degli approcci “pro-gay” o posizioni adottate da alcuni cattolici? Che cosa si può fare per spiegare, in termini positivi, l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità, il matrimonio e le questioni correlate?

Il cardinale Müller: Il libro di Daniel Mattson è scritto da un punto di vista personale. Si basa su una profonda riflessione intellettuale sulla sessualità e il matrimonio, che lo rende diverso da qualsiasi tipo di ideologia. Aiuta quindi le persone con un’attrazione omosessuale a riconoscere la propria dignità e a seguire un percorso benefico nello sviluppo della propria personalità, e a non lasciarsi usare come pedine nella domanda di potere degli ideologi. Un essere umano è un’unità interiore di principi organizzativi spirituali e materiali, e di conseguenza una persona e un soggetto che agisce liberamente, di natura spirituale, corporea e sociale.

L’uomo è creato per la donna e la donna per l’uomo. L’obiettivo della comunione coniugale non è il potere dell’uno sull’altro, ma piuttosto l’unità nell’amore che dona se stesso, in cui entrambi crescono e insieme raggiungono il traguardo in Dio. L’ideologia sessuale che riduce l’essere umano al piacere sessuale è infatti ostile alla sessualità, perché nega che l’obiettivo del sesso e dell’eros sia l’agape. Un essere umano non può lasciarsi degradare allo status di animale più sviluppato. Egli è chiamato ad amare. Solo se amo l’altro per il suo bene, allora raggiungo il mio bene; solo allora sono liberato dalla prigionia del mio egoismo primitivo. Non ci si può realizzare a spese degli altri.

La logica del Vangelo è rivoluzionaria in un mondo di consumismo e narcisismo. Perché solo il chicco di grano che cade in terra e muore non rimane solo, ma produce molto frutto. “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25).

Fonte: The Catholic World Report

 




7 VESCOVI TEDESCHI: VATICANO INTERVENGA SU COMUNIONE A CONIUGI PROTESTANTI

SETTE VESCOVI TEDESCHI CHIEDONO AL VATICANO DI INTERVENIRE SU COMUNIONE AI CONIUGI PROTESTANTI

Foto: Cardinale Rainer Woelki di Colonia (CNS photo/Sascha Steinbach, EPA)

Foto: Cardinale Rainer Woelki di Colonia (CNS photo/Sascha Steinbach, EPA)

Sette vescovi tedeschi, guidati dal cardinale Rainer Woelki, hanno chiesto ufficialmente al Vaticano di pronunciarsi sulle proposte che consentirebbero alle persone di fede protestante, sposate con cattolici, di ricevere la Santa Comunione.

In sostanza, i sette vescovi hanno chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede se la Conferenza Episcopale Tedesca abbia o no l’autorità di consentire a delle persone non cattoliche, sposi di cattolici, di ricevere la Santa Comunione.

Questa “protesta” dei sette vescovi tedeschi nasce dal timore (e la preoccupazione) che quella decisione della Conferenza Episcopale Tedesca possa essere il primo passo verso l’intercomunione.

Della richiesta al Vaticano ci informa il Catholic Herald in questo articolo (leggi qui).

Di questa proposta abbiamo già parlato nello scorso febbraio in questo post (leggi qui). L’approvazione di quella proposta, sotto forma di linee guida, da parte della Conferenza Episcopale Tedesca fece scaturire un certo clamore.

Quelle linee guida prevedevano che i coniugi di fede protestante potessero ricevere la Santa Comunione solo dopo aver ottemperato a delle condizioni come: effettuare un “serio esame di coscienza”, “affermare la fede della Chiesa cattolica”, desiderare di porre fine ad “un grave disagio spirituale” ed esprimere “un desiderio di soddisfare la fame dell’Eucaristia”.

La proposta, come detto, suscitò notevole clamore anche se il card. Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, si affrettò a precisare che quelle linee guida non avevano alcuna intenzione di cambiare la dottrina della Chiesa.

Il Kölner Stadt-Anzeiger riporta che il card. Marx, in una risposta ai sette autori, ha espresso la sua sorpresa per le loro azioni e ha sottolineato che questa richiesta di aiuto si riferisce solo a un progetto di testo al quale sono ancora possibili emendamenti. Il card. Marx respinge espressamente i dubbi espressi dai sette vescovi. Il card. Marx ha inviato la sua risposta al Vaticano e a tutti i vescovi tedeschi il 4 aprile.

Il card. Müller (leggi qui), già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, definì quelle linee guida come un “trucco retorico”, perché le condizioni menzionate nella bozza del documento non avrebbero mai potute essere soddisfatte restando fedeli all’insegnamento della Chiesa.

Anche il cardinale Brandmüller (leggi qui) a sua volta intervenne chiarendo che: “Se ora il documento dei vescovi tedeschi parla di singoli casi in cui ciò può essere possibile, allora questo è di per sé solo un passo tattico verso l’intercomunione generale con i non cattolici”. Il cardinale tedesco aggiunse: “Questo approccio si chiama anche ‘tattica del salame’. E: il gocciolamento costante che rompe la pietra. Si tratta di una manovra del tutto disonesta, per arrivare al vero obiettivo”. Infine Brandmüller concluse in maniera molto netta: è “un imbarazzante melodrammatico imbroglio”.

Ora sette vescovi hanno chiesto al successore del card. Gerhard Müller, il cardinale Luis Ladaria, di intervenire. In una lettera di tre pagine pubblicata su Kölner Stadt-Anzeiger (qui) si dice che la Conferenza episcopale Tedesca rischia di oltrepassare le sue competenze e si chiede quindi l’aiuto del Vaticano. La lettera è stata indirizzata anche al cardinale Kurt Koch, presidente del Concilio ecumenico Vaticano II.

La lettera è firmata oltre che dal cardinale Woelki, anche dall’arcivescovo Ludwig Schick di Bamberg e dai vescovi Konrad Zdarsa (Augusta), Gregor Maria Hanke (Eichstätt), Wolfgang Ipolt (Görlitz), Rudolf Voderholzer (Ratisbona) e Stefan Oster (Passavia).

È inutile sottolineare che questa richiesta dei sette vescovi evidenzia una spaccatura acuta in seno alla Conferenza dei vescovi tedeschi.




MÜLLER: “CONTRAPPORRE GLI ULTIMI TRE PONTIFICATI E’ CRIMINE CONTRO LA CHIESA”

Card. Gerhard Ludwig Mueller. Credit: Daniel Iba?n?ez / CNA.

 

MÜLLER: “CONTRAPPORRE PONTIFICATI E’ CRIMINE CONTRO LA CHIESA

Parlando ad una presentazione di un libro su Humanae Vitae, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, ha sottolineato mercoledì che i tentativi di cambiare l’insegnamento della Chiesa sono “un crimine contro la Chiesa”.

 

Qualche giorno fa vi è stata la presentazione ufficiale del libro scritto dal polacco Pawel Galuska, edito da Cantagalli, intitolato: Karol Wojtyla e Humanae Vitae”. Il libro ripercorre il contributo del cardinale Wojtyla alla redazione di Humanae Vitae.Tra gli intervenuti alla presentazione del volume, anche il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione della Dottrina della Fede

Riprendo, nella mia traduzione, il resoconto (qui) fatto da Andrea Gagliarducci su Catholic News Agency di ieri.

L’attuale tentativo – ha detto il card. Müller  – di contrapporre gli ultimi tre pontificati, con il pretesto di imporre un insegnamento eterodosso ai fedeli è un crimine contro la Chiesa e un tradimento della sua missione e del suo mandato, il cui compito finale è quello di conservare la fede autenticamente ereditata dagli apostoli”.

Le osservazioni del cardinale Müller si riferiscono in particolare all’articolo dal titolo  “Rilettura della Humanae Vitae alla luce di Amoris Laetitia” del teologo italiano Maurizio Chiodi, recentemente nominato membro della Pontificia Accademia per la Vita (qui)

L’articolo, pubblicato a fine gennaio sul quotidiano Avvenire, giornale della Conferenza Episcopale Italiana – è tratto da una relazione tenuta presso la Pontificia Università Gregoriana da Chiodi, nell’ambito di una serie di conferenze organizzate dall’Università dei Gesuiti a Roma per celebrare il 50° anniversario della enciclica (Humanae Vitae, ndr) di Paolo VI.

Nella sua relazione, Chiodi ha detto che “ci sono circostanze che richiedono l’uso della contraccezione”, perché in questi casi l'”intervento tecnico (cioè l’uso del contraccettivo, ndr) non nega la responsabilità delle relazioni procreative”.

E Chiodi  ha anche sottolineato che “l’insistenza del Magistero della Chiesa sui metodi naturali non può essere interpretata, a mio parere, come una norma fine a se stessa, né come semplice conformità alle leggi biologiche, perché la norma si riferisce ad un’antropologia, il bene della responsabilità coniugale”.

Alla fine, don Chiodi ha detto: “un metodo artificiale per la regolazione della nascita potrebbe essere riconosciuto come un atto di responsabilità che viene compiuto, non per rifiutare radicalmente il dono di un bambino, ma perché in queste situazioni la responsabilità chiama la coppia e la famiglia ad altre forme di accoglienza e ospitalità”.

Ricollegandosi all’articolo di Chiodi, il cardinale Müller si è infatti rivolto a qualsiasi tentativo di cambiare o “reinterpretare” l’insegnamento della enciclica dell’Humanae Vitae.

Il professor Gilberto Marengo, (membro) della Pontificia Università Lateranense, sta attualmente dirigendo un gruppo di studio per definire la genesi dell’enciclica, e ha respinto ogni tentativo di cambiare l’insegnamento di Humanae Vitae.

Tuttavia, il cardinale Müller l’ha descritta come una commissione segreta, e ha detto che questa commissione “non porterà a nessuna modifica dell’insegnamento cattolico”.

Il cardinale Mueller ha anche sottolineato che la discussione è ora “solo basata sul dualismo, e questo renderà un cattivo servizio alla Chiesa”.

Parlando di Humanae Vitae Vitae, il cardinale Müller ha detto che l’enciclica “va oltre la sterile polarizzazione tra regolazione artificiale e naturale delle nascite”. Ha anche detto che l’enciclica è ancora attuale, perché “le stesse domande sono oggi ancora valide”.

Il cardinale Mueller ha sottolineato che “la secolarizzazione inganna gli uomini, privandoli di Dio”, dicendo che la secolarizzazione “non implica alcun passo avanti nel cammino verso la perfezione. Si tratta piuttosto di un deficit antropologico, in quanto abbandona gli uomini alla disperazione e all’inutilità. Il paradigma della secolarizzazione è il nichilismo “.

L’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha sostenuto che l’Humane Vitae: “ha un messaggio positivo, poiché guarda gli uomini nella loro interezza”.

Il libro di Galuska contiene una relazione redatta da un gruppo di studiosi di Cracovia riguardo il cardinale Karol Wojtyla, che si riferisce alla partecipazione di Wojtyla alla commissione di studio sulla contraccezione di Paolo VI. Il cardinale (Wojtyla, ndr) spedì una relazione perché non fu in grado di ottenere un visto dal regime sovietico (per lasciare la Polonia, ndr) e di presentarla personalmente a Roma.

Ancora più importante, il libro pubblica una lettera del cardinale Wojtyla indirizzata a Paolo VI nel 1969. La lettera elogiava l’enciclica, osservava che c’erano resistenze e chiedeva un’istruzione papale per ribadire il messaggio di Humanae Vitae.

La presentazione del libro è stata l’occasione per sfatare alcune “false notizie” sull’enciclica.

E qui Gagliarducci fa molto probabilmente riferimento alla campagna mediatica che sta cercando di annacquare l’insegnamento della Humanae Vitae. Tale campagna ha letto quella lettera del cardinale Wojtyla del 1969 a Paolo VI come un tentativo di rendere ancora più rigida l’interpretazione dell’enciclica, chiedendo a papa Paolo VI di proclamare che il suo insegnamento aveva un carattere dogmatico e infallibile. Un tale tentativo di lettura in questo senso lo possiamo riscontrare nell’articolo scritto da Luciano Moia su Avvenire proprio a proposito di quella lettera (qui).

Riprende Gagliarducci: mons. Livio Melina, ex presidente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia, ha sottolineato che “dire che il cardinale Wojtyla ha chiesto un’istruzione per ribadire l’infallibilità dell’enciclica è solo una notizia falsa”.

Invece, ha detto Melina, quella lettera chiedeva al Papa di spiegare che ciò che Humanae Vitae diceva faceva parte del magistero universale ordinario della Chiesa, e che il magistero ordinario e universale della Chiesa è infallibile.

Mons. Melina ha spiegato che “la lettera deve essere letta attentamente. Il cardinale Wojtyla non ha chiesto a Paolo VI di dichiarare che l’enciclica è infallibile. Egli ha appena chiesto di ribadire che gli insegnamenti in esso contenuti fanno parte del magistero ordinario (universale) della Chiesa. E quel magistero è infallibile”.




MÜLLER: SACERDOTI COLPEVOLI DI ABUSI DEVONO ESSERE ESCLUSI DAL SACERDOZIO PER SEMPRE

Foto Card. Gerhard Ludwig Muller

MÜLLER: SACERDOTI COLPEVOLI DI ABUSI DEVONO ESSERE ESCLUSI DAL SACERDOZIO PER SEMPRE

 

La questione relativa alla pedofilia tra gli uomini di Chiesa è veramente spinosa.
Il cardinale Gerhard Müller, per cinque anni fino al luglio 2017, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha supervisionato la gestione dei casi di sacerdoti accusati o giudicati colpevoli di abusi sessuali clericali.

Per questo, e per alcuni particolari, è molto interessante questa intervista (qui) a Müller rilasciata ad Edward Pentin e pubblicata ieri, 01 marzo, sul National Catholic Register.

Ecco ampi stralci nella mia traduzione.

Domanda: Sua Eminenza, al momento di lasciare la CDF, quanto è stato riformato questo settore in modo che la Congregazione potesse gestire meglio questi casi?

Card. Müller: Ogni abuso sessuale nei confronti di un bambino o di un adolescente è un crimine particolarmente orribile, soprattutto perché le vittime spesso soffrono per tutta la vita. Il sacerdote è “servitore di Cristo e custode dei misteri di Dio” (1 Cor 4,1) che, come il buon pastore, veglia sul suo gregge. Egli lo difenderà contro il male con la sua vita, se necessario, mai diventando egli stesso un lupo e così facendo male alle pecore. Occorre fare tutto il possibile affinché nessun candidato al sacerdozio con tendenza pedo-criminale diventi mai sacerdote. Chi fa un’ingiustizia così inimmaginabile come un sacerdote deve sempre essere escluso dallo stato clericale, è in verità per sempre. Questa è la misura con cui l’autorità ecclesiastica può restituire giustizia alla vittima. Naturalmente, nessun potere al mondo può rimediare all’ingiustizia. Solo Dio può restituire la pace ai nostri cuori. Ma così come i processi penali dello Stato sono condotti secondo una procedura ben regolamentata, così anche i processi canonici devono essere condotti secondo l’attuale disciplina. Ciò include il diritto di difesa del convenuto. La proporzione tra reato e pena deve essere rispettata. Nella pratica dei tribunali è talvolta difficile, dopo alcuni decenni, chiarire i fatti. Sono state anche mosse false accuse.

La CDF ha bisogno di sacerdoti più istruiti canonicamente, abili in diverse lingue, che possano svolgere le procedure in modo tempestivo. Purtroppo, molti dipendenti competenti sono stati licenziati senza motivo e contro la mia volontà espressa. Poi si sentono le lamentele sulla Congregazione a causa della mancanza di rapidità delle procedure. Non puoi dividerti dai tuoi cavalli migliori e richiedere che la carrozza vada ad una velocità superiore. Le leggi della logica e della fisica valgono anche nella Chiesa.
(Qui il cardinale si riferisce anche al licenziamento ordinato dal papa di tre dei suoi più validi collaboratori, due dei quali erano impegnati proprio in cause sugli abusi sessuali, ndr)

Domanda: Il Santo Padre è stato criticato per non aver agito abbastanza, o per niente, o addirittura per aver promosso chierici o prelati accusati di abuso. Qual è stata la sua valutazione del modo in cui Papa Francesco ha trattato questo problema?

Card. Müller: Papa Francesco ha pienamente e completamente accettato e continuato la politica della cosiddetta tolleranza zero di Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Non c’è alternativa. Il fatto che le stesse persone che ora stanno conducendo una campagna contro di lui, che prima lo hanno salutato oltre ogni misura, credo sia mendace e ingiusto. Le critiche devono sempre rimanere obiettive e non devono mai violare la persona. Il Papa è il rappresentante di Cristo e si è sempre guadagnato il nostro massimo rispetto. Soprattutto, solo Cristo è il giudice.

Non posso dire nulla sui singoli casi perché sono vincolato dal segreto d’ufficio. Ma posso dire che i nostri collaboratori fanno il loro lavoro per il bene della Chiesa con la massima diligenza e precisione. Solo quando alcune persone responsabili hanno continuato a sostenere che il licenziamento dallo stato clericale dovrebbe essere evitato il più possibile, si sono create difficoltà, perché non si tratta della misericordia per i responsabili, ma della giustizia per le vittime. Alcune persone ancora non si rendono conto che il benessere dei giovani è il più alto criterio e che è in gioco la credibilità della Chiesa e la buona reputazione di molti sacerdoti che non hanno nulla a che fare con i crimini, ma in ogni caso hanno una responsabilità condivisa per l’orrendo cattivo comportamento di alcuni dei loro confratelli. Il loro buon lavoro pastorale è così appesantito e ostacolato.

Domanda: Che cosa si potrebbe fare di meglio per garantire che questo difficile settore sia trattato in modo corretto e giusto?

Card. Müller: (…) Interferire con il licenziamento (riduzione allo stato laicale, ndr) – se si dimostrasse colpevole – per pietà dell’autore del reato dovrebbe essere evitato il più possibile; provoca un grave danno alla Chiesa ed è un’ingiustizia per le vittime. Tale reato non può essere equiparato agli errori e ai peccati che tutti commettiamo. Naturalmente, qualsiasi colpa può essere perdonata al peccatore penitente. Ma non ci può essere alcuna pretesa che un pastore ritorni alla posizione di fiducia di cui ha abusato in modo ripugnante.




MÜLLER: È UN “TRUCCO”. NO ALLA “PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA”

foto Card. Müller

 

MÜLLER: È UN “TRUCCO”. NO ALLA “PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA”

Stralci da un articolo di Maike Hickson, apparso su LifeSiteNews (qui) ieri, 28 febbraio.

Eccoli nella mia traduzione .

Il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione della Fede, in una intervista rilasciata a Die Tagespost ha affermato di non condividere affatto la decisione presa (a stragrande maggioranza, ndr) dai vescovi tedeschi di concedere la Comunione ai coniugi protestanti dei cattolici (cioè matrimoni in cui un coniuge sia cattolico e l’altro protestante, ndr), sebbene gli stessi precisino che si parli solo di casi individuali.

Il sito web dei vescovi tedeschi Katholisch.de ha pubblicato oggi la notizia dell’intervista.

Secondo questa informazione, Müller descrive l’espressione “nei singoli casi” come un “trucco retorico”.

Mentre il Codice di Diritto Canonico (nel Canone 844 § 4) consente tale intercomunione nei casi di “grave bisogno spirituale”, Müller suggerisce che non è “giusto” per i vescovi tedeschi invocare tale disposizione del Codice in questa circostanza.

Il Codice di Diritto Canonico non è applicabile qui, secondo Müller, poiché le eccezioni canoniche riguardano la salvezza eterna delle anime e il pericolo di morte. Un matrimonio misto, invece, non è una situazione di emergenza.

Nella sua nuova intervista, il cardinale Müller insiste sul fatto che nel caso in cui qualcuno condivida la fede cattolica nell’Eucaristia – come condizione preliminare per ricevere la Santa Comunione – deve anche respingere quegli insegnamenti delle comunità non cattoliche che sono in contraddizione con essa.

(La decisione presa dai vescovi tedeschi si concretizzerà prossimamente in una piccola “guida” nella quale saranno precisate le condizioni in base alle quali concedere la comunione ai coniugi protestanti. Tale guida sarà distribuita ai pastori.ndr)

Per questo il card. Müller ammonisce i vescovi tedeschi a non essere, nel loro opuscolo di prossima pubblicazione sull’intercomunione, “troppo sciolti” con i principi teologici che sono interessati in questa materia. Altrimenti, si potrebbe avere a che fare “con altre conseguenze indesiderate” che potrebbero essere tratte da questo tipo di approccio. Il cardinale Müller accoglie con favore il progresso nel campo dell’ecumenismo come “auspicabile e necessario”, ma insiste sul fatto che ciò non può condurre ad una “protestantizzazione della Chiesa cattolica”.

L’opposizione del cardinale Müller contro la spinta tedesca all’intercomunione arriva sulla scia di una dichiarazione del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Come ha riferito LifeSiteNews, Sarah aveva scritto una prefazione a un nuovo libro a proposito di una degna accoglienza della Santa Comunione, in cui afferma: “Le comunioni sacrileghe, non ricevute in uno stato di grazia di Dio, o non professando la fede cattolica (mi riferisco ad alcune forme della cosiddetta “intercomunione”), sono anche oltraggi”.

Nell’intervista di Die Tagespost, il cardinale tedesco critica ancora una volta anche la proposta avanzata dai vescovi tedeschi di offrire una benedizione alle coppie omosessuali. In precedenza aveva definito queste benedizioni come “atrocità”. Sarebbe una “arroganza sacrilega” condannare le persone con inclinazioni omosessuali, dice ora, “ma nessuno può chiedere la benedizione di Dio qui, poiché gli atti omosessuali sono contrari alla volontà di Dio”.

L’assistenza pastorale ha un aspetto diverso e può servire la pace dell’anima solo se rimane fermo sul fondamento della verità”, aggiunge.




IL “CAMBIAMENTO DI PARADIGMA”: SEMBRA RICADUTA NEL MODERNISMO E NEL SOGGETTIVISMO

IL “CAMBIAMENTO DI PARADIGMA”: SEMBRA RICADUTA NEL MODERNISMO E NEL SOGGETTIVISMO

È stato il card. Parolin, segretario di Stato Vaticano, il mese scorso, a parlare per primo, ed in maniera esplicita, del cosiddetto “cambiamento di paradigma” che si starebbe realizzando con Amoris Laetitia. Il “cambiamento di paradigma” sarebbe un cambiamento profondo, quasi una rivoluzione, che secondo alcuni riguarderebbe la pastorale, ma che secondo altri riguarderebbe proprio la dottrina. Ciò ha creato non poco trambusto nel mondo cattolico. In un post precedente ho riferito della opinione critica dello scrittore George Weigel, biografo e amico di papa Giovanni Paolo II. Alcuni giorni fa il card. Cupich, molto vicino a Papa Francesco, ha ripreso il concetto di “cambiamento di paradigma” in una maniera ancora più accentuata, suscitando anch’egli numerose critiche. A queste si è aggiunta quella molto esplicita del card. Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede con un saggio scritto oggi per l’autorevole The First Thing. Riprendo la sintesi fatta oggi dalla redazione del Catholic Herald.

Eccola nella mia traduzione.

La Chiesa cattolica non può avere “cambiamenti di paradigma” nell’interpretazione del deposito della sua fede, ha detto il cardinale Gerhard Müller.

L’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha scritto che, sebbene la dottrina della Chiesa si sviluppi, può farlo solo quando è fondata su ciò che è accaduto prima.

“Lo sviluppo della dottrina… si riferisce al processo attraverso il quale la Chiesa, nella sua coscienza della fede, giunge ad una comprensione concettuale e intellettuale sempre più profonda della auto-rivelazione di Dio”, ha scritto il cardinale in The first Thing.

“Lo sviluppo della dottrina è possibile perché nell’unica verità di Dio tutte le verità rivelate della fede sono collegate, e quelle più implicite possono essere esplicitate”.

Al contrario, i modernisti cercano di reinterpretare la dottrina e nel far ciò la”corrompono” piuttosto che svilupparla.

Le sue parole arrivano dopo che il cardinale Blase Cupich ha tenuto un discorso intitolato “La Rivoluzione della Misericordia di Papa Francesco: Amoris Laetitia come nuovo paradigma della cattolicità”. In quel discorso, ha chiesto un “grande cambiamento nel nostro approccio ministeriale che non è altro che rivoluzionario”.

Questo “cambiamento di paradigma” implicherebbe il passaggio da un approccio incentrato sull'”applicazione automatica dei principi universali” ad un approccio “continuamente immerso” in “situazioni concrete”.

Alla domanda se questo debba essere riconosciuto come un tentativo di imporre un radicale cambiamento dottrinale alla Chiesa, il cardinale ha detto che coloro che hanno tali preoccupazioni dovrebbero chiedersi: “Crediamo davvero che lo Spirito non stia più guidando la Chiesa?”.

Tuttavia, il cardinale Müller scrive che quando si parla di un “cambiamento di paradigma” in relazione ad Amoris Laetitia “questo sembra essere una ricaduta in un modo modernista e soggettivista di interpretare la fede cattolica”.

Spiegando l’origine del termine, scrive:

“Fu nel 1962 che Thomas Kuhn introdusse la sua controversa e al tempo stesso influente idea di “cambiamento di paradigma” nel dibattito interno alla filosofia della scienza, dove l’espressione ricevette un preciso significato tecnico. Al di là di questo contesto, però, questo termine ha anche un uso quotidiano, riferendosi a qualsiasi forma di cambiamento fondamentale delle forme teoriche del pensiero e del comportamento sociale. ‘Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e per sempre ‘(Eb 13,8), questo è, al contrario, il nostro paradigma, che non scambieremo con nessun altro. ‘Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo‘ (1 Cor 3,11)”.

il cardinale ha anche avvertito che coloro che cercano di reinterpretare la dottrina corrono il rischio di seguire l’eresia Gnostica. “La Chiesa romana in generale e i suoi vescovi in particolare dovrebbero essere gli ultimi a seguire il modo gnostico introducendo un nuovo principio di interpretazione con il quale dare una direzione completamente diversa a tutto l’insegnamento della Chiesa”, ha scritto.

Quanto all’idea che lo Spirito Santo stia conducendo uno sviluppo dottrinale, il cardinale Müller ha detto: “Sviluppo significa crescita nella comprensione delle realtà spirituali e teologiche, guidati dallo Spirito Santo (cfr. Dei Verbum, n. 8). Questa crescita non è dovuta ad alcun tipo di necessità naturale, e non ha nulla a che vedere con la convinzione liberale in corso”.

Il segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin è stato il primo a proporre che Amoris Laetitia fosse un “cambiamento di paradigma” in un’intervista con Vatican News il mese scorso.

(il card. Parolin, ndr) Ha detto che il documento (Amoris Laetitia, ndr) deriva da un “nuovo paradigma che Papa Francesco sta portando avanti con saggezza, prudenza e anche con pazienza”.

“E’ un cambiamento di paradigma, e il testo stesso insiste su questo, questo è ciò che ci viene chiesto – questo nuovo spirito, questo nuovo approccio! Quindi ogni cambiamento porta sempre difficoltà, ma queste difficoltà devono essere considerate ed affrontate con impegno”, ha aggiunto [il card. Parolin].

Link al Catholic Herald:
http://www.catholicherald.co.uk/news/2018/02/20/cardinal-muller-there-can-be-no-paradigm-shifts-in-the-church/

Link a The first thing:
https://www.firstthings.com/web-exclusives/2018/02/development-or-corruption