Papa Francesco: “Sono scioccato da alcuni dei discorsi che sento in Europa sulle frontiere. Il populismo sta prendendo forza.”

Papa Francesco ha incontrato un gruppo di 48 gesuiti del sud-est asiatico durante la sua visita apostolica in Thailandia e in Giappone. Subito dopo l’incontro con i membri della Conferenza Episcopale Tailandese e della Federazione delle Conferenze Episcopali asiatiche nel Santuario del Beato Nicolas Bunkerd Kitbamrung, Francesco si è trasferito in una stanza attigua dove i religiosi lo aspettavano.

La trascrizione di quell’incontro è stata diffusa da La Civiltà Cattolica . Da quella trascrizione prendo solo la risposta che Papa Francesco ha dato alla domanda sui rifugiati. Eccola nella mia traduzione. 

 

Papa Francesco

 

Domanda: Lavoro per il JRS, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati. Ci sono molti rifugiati in Thailandia e ci sono problemi. Come si deve vivere questo ministero dell’ospitalità?

 

Papa Francesco: Per i gesuiti il nostro lavoro con i rifugiati è diventato un vero e proprio “luogo teologico”. È così che la vedo io, un luogo teologico. Pedro Arrupe proprio qui in Thailandia nel suo ultimo discorso ha riaffermato l’importanza di questa missione. Arrupe è stato per me un profeta: il suo “canto del cigno” è stato l’istituzione, proprio qui a Bangkok, del Servizio dei gesuiti per i rifugiati. Poi, durante il volo dalla Thailandia a Roma, ha avuto un ictus.

Il fenomeno dei rifugiati è sempre esistito, ma oggi è meglio conosciuto per le differenze sociali, la fame, le tensioni politiche e soprattutto la guerra. Per questi motivi, i movimenti migratori si stanno intensificando. Qual è la risposta del mondo? La politica dei rifiuti. I rifugiati sono rifiuti. Il Mediterraneo è stato trasformato in un cimitero. La famigerata crudeltà di alcuni centri di detenzione in Libia mi tocca il cuore. Qui in Asia conosciamo tutti il problema dei rohingya. Devo ammettere che sono scioccato da alcuni dei discorsi che sento in Europa sulle frontiere. Il populismo sta prendendo forza. In altre parti ci sono muri che separano persino i bambini dai genitori. Mi viene in mente Erode. Eppure, per quanto riguarda la droga, non c’è un muro per tenerli fuori.

Come vi ho detto, il fenomeno migratorio è aggravato dalla guerra, dalla fame e da una “mentalità difensiva”, che ci fa credere, in uno stato di paura, che si può difendersi solo rafforzando i confini. Allo stesso tempo, c’è lo sfruttamento.

 

Sappiamo bene come la Chiesa – e quante suore sono impegnate in questo campo! – sta lavorando duramente per salvare le ragazze dalla prostituzione e da varie forme di schiavitù. La tradizione cristiana ha una ricca esperienza evangelica nell’affrontare il problema dei rifugiati. Ricordiamo anche l’importanza di accogliere lo straniero come ci insegna l’Antico Testamento. Ma ci sono anche molte piccole usanze e tradizioni di ospitalità, come lasciare una sedia vuota in un giorno di festa nel caso in cui arrivi un ospite inaspettato. Se la Chiesa è un ospedale da campo, questo è uno dei campi dove si trova la maggior parte dei feriti. Sono questi ospedali che dobbiamo frequentare maggiormente.

 

Ritorno ai “luoghi teologici”. La testimonianza di Arrupe ha dato un grande impulso al lavoro con i rifugiati, e lo ha fatto chiedendo prima di tutto una cosa: preghiera, più preghiera. Il discorso che ha pronunciato qui a Bangkok ai gesuiti che lavorano con i rifugiati non è stato quello di trascurare la preghiera. Dobbiamo ricordarlo bene: la preghiera. Cioè: in quella periferia fisica non dimenticate quest’altra, quella spirituale. Solo nella preghiera troveremo la forza e l’ispirazione per affrontare proficuamente le conseguenze disordinate dell’ingiustizia sociale.

 




La Merkel ammette che il multiculturalismo tedesco ha “completamente fallito”

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ammette che il suo tentativo di creare una società multiculturale è “completamente fallito”, e che troppo poco è stato richiesto agli immigranti che rifiutano di integrarsi nella cultura tedesca.

Se ne parla in questo articolo di Tyler Durden pubblicato su ZeroHedge, nella traduzionedi Riccardo Zenobi.

Angela Merkel (foto: Reuters)

Angela Merkel (foto: Reuters)

 

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ammette che il suo tentativo di creare una società multiculturale è “completamente fallito”, e che troppo poco è stato richiesto agli immigranti che rifiutano di integrarsi nella cultura tedesca.

La Merkel ha detto ad una platea di giovani membri del suo partito Cristiano Democratico (CDU) che permettere a persone di differenti retroterra culturali di vivere fianco a fianco senza tale integrazione è stato un enorme errore, secondo Reuters, la quale nota che circa 4 milioni di islamici vivono nel paese. “Questo approccio (multiculturale) ha fallito, completamente fallito”, ha detto la Merkel durante il meeting a Potsdam, a sud di Berlino.

La Merkel si confronta con pressioni interne al CDU a prendere una linea più dura sugli immigrati che non mostrano volontà di adattarsi alla società tedesca e il suo commento sembra intenzionato a pacificare i suoi critici. Ha detto che troppo poco è stato richiesto agli immigranti nel passato e ha ripetuto la sua solita posizione che dovrebbero imparare il tedesco in modo da cavarsela a scuola e avere opportunità sul mercato del lavoro. – Reuters

La sorprendente ammissione arriva settimane dopo che l’ex direttore della foreign intelligence tedesca, Dr August Hanning, ha suggerito che la Merkel ha creato una “emergenza sicurezza” in Germania dovuta alla sua politica delle frontiere aperte. (Summit News)

“Abbiamo visto le conseguenze di questa decisione nei termini della pubblica opinione tedesca e in sicurezza interna – abbiamo problemi ogni giorno”, ha dichiarato.

“Abbiamo criminali, sospetti terroristi e persone che usano identità multiple. Quelli responsabili dell’attentato di Berlino usavano 12 diverse identità”, ha aggiunto Hanning.

“Mentre i controlli sono più stretti oggi, abbiamo ancora 300 mila persone in Germania delle cui identità non possiamo essere sicuri. È un enorme rischio alla sicurezza”, ha avvisato.

La Merkel ha calpestato una linea sottile tra nazionalisti tedeschi e islam – dicendo ai nativi di accettare che le moschee sono ora parte del loro paesaggio, ma anche dicendo sabato che l’educazione dei disoccupati tedeschi deve avere la precedenza su quella dei lavoratori stranieri (anche aggiungendo che la Germania non può cavarsela senza la manodopera specializzata estera).

 

E mentre il cancelliere tedesco parla da un lato della sua bocca, il suo ministro del lavoro Ursula von der Leyen (CDU) suggerisce che il paese dovrebbe abbassare le barriere per far entrare lavoratori stranieri in modo da supplire la carenza nazionale di manodopera specializzata.

“Per alcuni anni, più gente ha lasciato la nostra nazione di quelle che vi entravano”, ha detto per il Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, aggiungendo “Dove sia possibile, dobbiamo abbassare gli ostacoli all’ingresso per coloro che portano avanti il paese”.

Il presidente della Christian Social Union (CSU) Horst Seehofer, nel frattempo, rifiuta ogni tentativo di rilassare le leggi di immigrazione, dicendo la scorsa settimana che la Germania non ha più spazio per persone da “culture estere”.

Secondo la Camera dell’Industria e Commercio tedesca (DIHK), la Germania ha carenza di circa 400 mila operai specializzati.

 

 




Alla fine di questo secolo l’Europa sarà islamica?

Un interessante articolo di Giulio Meotti che affronta la questione della immigrazione di massa secondo una prospettiva che tiene conto delle radici culturali e religiose dell’Europa e dell’Occidente. 

L’articolo di Meotti è stato pubblicato su Gatestone Institute.

 

migranti in mare

 

L’Europa si presenta come l’avanguardia dell’unificazione dell’umanità. Di conseguenza, le radici culturali dell’Europa sono state messe a rischio. Secondo Pierre Manent, un illustre politologo francese e docente presso la l’École des hautes études en sciences sociales di Parigi:

“L’orgoglio europeo o l’autocoscienza europea dipendono dal rifiuto della storia europea e della civiltà europea! Non vogliamo avere nulla a che fare con le radici cristiane e vogliamo assolutamente essere perfettamente accoglienti con l’Islam”.

Manent ha consegnato queste parole al mensile francese Causeur. Ha citato come esempio la Turchia:

“Era molto chiaro che non solo il carattere massicciamente islamico (anche prima di Erdogan) non era un ostacolo ma una sorta di motivo, una ragione per far entrare la Turchia. Alla fine sarebbe stata la prova definitiva che l’Europa si era liberata dalla dipendenza cristiana”

La frontiera meridionale dell’Europa è ora la linea del fronte per questa migrazione di massa; l’Italia rischia di diventare un campo profughi. Negli ultimi mesi, l’Italia ha dovuto affrontare una serie di imbarcazioni provenienti dall’Africa, che hanno messo alla prova la sua politica: innanzitutto la Sea Watch 3, poi la Open Arms e l’Ocean Viking. Fino a poco prima delle elezioni italiane del marzo 2018, i migranti attraversavano il Mediterraneo al ritmo di 200 mila all’anno.

Poiché i ministri europei della sicurezza non hanno raggiunto un accordo sulla crisi migratoria del Mediterraneo, il ministro italiano dell’Interno Matteo Salvini, disposto a rimanere praticamente da solo, ha deciso di chiudere i porti italiani. Sebbene la magistratura italiana abbia tentato di accusarlo di “sequestro” di migranti, la politica di Salvini ha funzionato e gli sbarchi sono crollati. Nei primi due mesi del 2019, 262 migranti hanno raggiunto l’Italia via mare, a fronte dei 5.200 arrivati nello stesso periodo dello scorso anno e rispetto agli oltre 13 mila sbarcati nello stesso periodo del 2017.

Il governo italiano è crollato il 20 agosto; esiste ora la grande possibilità che una nuova coalizione di sinistra pro-immigrazione prenda il suo posto. Una nave che tenta di portare in Italia 356 migranti provenienti dall’Africa, più di quelli sbarcati nei primi due mesi dell’anno, è stata bloccata in mare dopo che aveva recuperato i migranti tra il 9 e il 12 agosto, in attesa del permesso di sbarco. In uno stallo dopo l’altro, le ong hanno tentato di smantellare la barricata di Salvini contro l’immigrazione illegale.

Un’imbarcazione l’ha già fatto. A uno dei capitani della Sea Watch3, una cittadina tedesca, Pia Klemp, è stata perfino offerta un’onorificenza dalla città di Parigi per aver forzato il blocco italiano. Secondo l’altra capitana tedesca, Carola Rackete: “La mia vita è stata facile. (…) Sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto” – come se la sua determinazione ad aiutare i migranti fosse, nelle sue parole, legata alla vita relativamente privilegiata che ha condotto in Occidente.

È una falsa idea marxista tra i giovani qui in Europa che se hai successo e sei tranquillo non può che essere a scapito dell’umanità: “Se io vinco, qualcun altro deve perdere”. Non sembra esserci alcun concetto della “vittoria per tutti”. – “Se io vinco, anche voi potete vincere: tutti possono vincere!” che è alla base dell’economia libera e ha permesso a gran parte del mondo di uscire dalla povertà in modo così spettacolare. Molti giovani vedono solo barriere da abbattere. Pascal Bruckner l’ha definita la “tirannia del pentimento“.

Purtroppo il prezzo del relativismo culturale è diventato penosamente visibile in Europa. La disintegrazione degli Stati-nazione è ora una possibilità reale. Il multiculturalismo – costruito su un background di declino demografico, di massiccia scristianizzazione e di auto-ripudio culturale – non è altro che una fase di transizione che rischia di portare alla frammentazione dell’Occidente. Tra le ragioni di ciò, lo storico David Engels ha menzionato la “migrazione di massa”, l’invecchiamento della popolazione, l’islamizzazione e la dissoluzione degli Stati-nazione”.

Le migrazioni di massa hanno già minato l’unità e la solidarietà delle società occidentali e – unite alla demonizzazione di Israele nella speranza di ottenere petrolio a basso costo e di prevenire il terrorismo – hanno destabilizzato il consenso politico post-1945.

La politica delle porte aperte della cancelliera tedesca Angela Merkel – “Wir schaffen das” (“Ce la possiamo fare”) – ha portato un partito di destra nel suo parlamento. Alternativa per la Germania (AfD) è ora in testa ai sondaggi nelle elezioni regionali nella ex Germania orientale. Il Partito socialista francese, che ha governato il paese sotto il presidente François Hollande sta scomparendo. I diktat di Bruxelles sull’immigrazione e sulla distribuzione delle quote hanno spezzato l’unità dell’Europa e hanno provocato la “secessione” di fatto dei paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia). L’utopia della migrazione in Svezia ha portato in parlamento un partito di destra e l’arrivo di mezzo milione di migranti illegali ha spinto la Lega di Matteo Salvini, un tempo marginale, in cima all’establishment politico italiano.

Questo elenco non include nemmeno la Brexit, il voto britannico a favore dell’uscita dell’UE. Secondo la giornalista tedesca Jochen Bittner, scrivendo sul New York Times lo scorso anno:

“Alla fine del 2015, la campagna Leave iniziò ad attaccare manifesti che mostravano l’esodo dei rifugiati siriani e di altri paesi dei Balcani, utilizzando slogan del tipo ‘Punto di rottura’ e ‘Riprendiamo il controllo’. Con la Merkel favorevole a una politica delle porte aperte, il messaggio ha colpito milioni di britannici e di europei preoccupati. Non a caso, fu in questo periodo che l’appoggio alla Brexit iniziò a rafforzarsi”.

Anziché piangere costantemente per il “populismo” e per il “nazionalismo”, l’Europa non potrebbe cambiare idea?

Attualmente, l’Europa, che aveva promesso di evitare di costruire altri muri dopo il 1989, quando il crollò il Muro di Berlino, ne sta innalzando uno dopo l’altro per difendersi da una situazione senza precedenti. Ci sono le barriere nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla; il muro ungherese del primo ministro Viktor Orbán; un muro a Calais, in Francia; una recinzione austriaca prevista al confine con l’Italia, una recinzione che la Slovenia vuole costruire al confine con la Croazia e una recinzione nella Macedonia del Nord, al confine con la Grecia.

Che piaccia o meno, l’Europa sembra avvertire una minaccia culturale esistenziale legata a questi grandi flussi migratori. Non c’è soltanto la pressione dell’immigrazione illegale, c’è anche la pressione dell’immigrazione legale. Più di 100 mila persone hanno chiesto asilo in Francia nel 2017, una cifra “storica“, e più di 123 mila nel 2018. In Germania, sono state 200 mila le richieste di asilo nel 2018.

Questa immigrazione di massa sta cambiando la composizione interna dell’Europa. Ad Anversa, la seconda città più grande del Belgio e la capitale delle Fiandre, la metà dei bambini delle scuole primarie sono musulmani. Nella regione di Bruxelles, si può avere idea del cambiamento in corso osservando la partecipazione alle lezioni di religione nelle scuole primarie e secondarie: il 15,6 per cento frequenta le lezioni di religione cattolica, il 4,3 per cento quelle di religione ortodossa e protestante, lo 0,2 per cento le lezioni di ebraismo e il 51,4 per cento segue le lezioni di religione islamica. Ora è più chiaro cosa accadrà nella capitale dell’Unione Europea? Non dovremmo sorprenderci che l’immigrazione sia in cima alla lista delle preoccupazioni della popolazione belga.

Marsiglia, la seconda città più grande della Francia, è già musulmano il 25 per cento degli abitanti e a Rotterdam, la seconda città più grande di Paesi Bassi, lo è il 20 per cento. Birmingham, la seconda città più grande della Gran Bretagna è musulmana al 27 per cento. Si stima che in una generazione, un terzo degli abitanti di Vienna sarà musulmano. “La Svezia si trova in una situazione in cui nessun paese moderno in occidente si era mai trovato”, ha osservato Christopher Caldwell. Secondo il Pew Research Center, la Svezia raggiungerà il 30 per cento dei musulmani entro il 2050; e il 21 per cento nell’improbabile eventualità che il flusso di immigrati si fermi del tutto. Oggi, il 30 per cento dei bambini svedesi ha madri nate all’estero. La città di Leicester nel Regno Unito, è al 20 per cento islamica. A Luton, su 200 mila abitanti, 50 mila sono musulmani. Gran parte della crescita demografica in Francia tra il 2011 e il 2016 è stata trainata dalle grandi aree urbane del paese. In cima ci sono Lione, Tolosa, Bordeaux e la regione parisienne, secondo uno studio pubblicato dall’Institut national français de la statistique et des études économiques. A Lione, ci sono circa 150 mila musulmani su una popolazione di 400 mila abitanti. Secondo un articolo, il 18 per cento dei neonati in Francia porta un nome musulmano. Negli anni Sessanta, la cifra era dell’1 per cento.

Nello scenario più estremo, si stima che nel 2050 le percentuali dei musulmani in Europa saranno le seguenti: Francia (18 per cento), Regno Unito (17,2 per cento), Paesi Bassi (15,2 per cento), Belgio (18,2 per cento), Italia (14 per cento), Germania (19,7 per cento), Austria (19,9 per cento), Norvegia (17 per cento). Il 2050 si profila all’orizzonte. Cosa ci si aspetta quindi tra due o tre generazioni, quando, come ha detto il compianto storico Bernard Lewis, “alla fine di questo secolo” l’Europa sarà islamica?

Purtroppo, la mentalità europea rifiuta di affrontare la realtà, come se la sfida fosse troppo difficile da affrontare. “L’inarrestabile progressione di questo sistema mi fa pensare a un tè a bordo del Titanic”, scrive l’eminente filosofo francese Alain Finkielkraut.

“Non è distogliendo lo sguardo dalla tragedia che si impedirà che accada. Quale sarà il volto della Francia fra cinquant’anni? A cosa somiglieranno le città di Mulhouse, Roubaix, Nantes, Angers, Tolosa, Tarascon, Marsiglia e tutta la Seine Saint-Denis?”

Se la popolazione cambia, la cultura la segue. Come rileva l’autore Éric Zemmour, “dopo un certo numero, la quantità diventa qualità”.

Mentre il potere del Cristianesimo europeo sembra cadere da una scogliera demografica e culturale, l’Islam fa passi da gigante. Non è solo una questione di immigrazione e di tassi di natalità, è anche una questione di influenza. “Nel settembre del 2002, partecipai a una riunione dei centri culturali dei principali Stati membri dell’Unione Europea, a Bruxelles”, ha scritto Bassam Tibi, professore emerito di Relazioni internazionali, presso l’Università di Göttingen.

“Si è tenuta la conferenza sul tema ‘Pensare l’Europa’ (…) Lì, mi ha infastidito sentire Tariq Ramadan parlare di Europa come di Dar al-Shahada ossia “casa della testimonianza di fede islamica”. Il pubblico presente era allarmato, ma non ha compreso il messaggio della percezione dell’Europa (…) come parte della casa dell’Islam. Se l’Europa non è più percepita come Dar a-Harb/casa della guerra, ma come parte della casa pacifica dell’Islam, allora non è un segno di moderazione, come qualcuno erroneamente pensa: è la mentalità di un’islamizzazione dell’Europa…”.

La buona notizia è che nulla è scolpito nella pietra. Gli europei possono ancora decidere il numero di migranti di cui la loro società ha bisogno. Potrebbero mettere in campo una soluzione che è coerente anziché caotica. Potrebbero ancora riscoprire il loro retaggio umanistico. Potrebbero ricominciare ad avere dei figli e lanciare un reale programma d’integrazione per gli immigrati già in Europa. Ma nessuna di queste misure, necessarie per evitare la trasformazione di gran parte del continente e il suo sgretolamento, ha luogo.

È importante ascoltare la previsione di Pierre Manent e rifiutare il modo attuale dell’umiliazione di sé. L’Europa sembra essere afflitta da uno scetticismo sul futuro, come se il declino dell’Occidente fosse in realtà una punizione giustificata e una liberazione dalle sue colpe del passato. Sì, molti errori possono essere stati terribili, ma sono davvero peggiori di quelli commessi da molti altri paesi come l’Iran, la Cina, la Corea del Nord, la Russia, la Mauritania, Cuba, la Nigeria, il Venezuela o il Sudan, tanto per citarne alcuni? La cosa più importante è che almeno l’Occidente, a differenza di molti altri luoghi, ha cercato di correggere i propri errori. Ma ciò che più conta è evitare un’eccessiva correzione e di ritrovarsi in una situazione peggiore di prima.

“Per me, oggi”, osserva Finkielkraut, “la cosa più essenziale è la civiltà europea”.

 

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Il Dio nascosto e il barcone dei profughi presentato da Papa Francesco.

Monumento migrazioni 2 (foto Nicoletta Latteri)

Monumento migrazioni 2 (foto Nicoletta Latteri)

 

di Nicoletta Latteri

 

Papa Francesco ha con orgoglio presentato la nuova opera d’arte che orna Piazza San Pietro realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz raffigurante un barcone carico di migranti di tutte le religioni e nazioni. Le intenzioni del Pontefice sono senza dubbio lodevoli, però a guardarla si resta perplessi, non solo perché è bruttina, ma perché si discosta dalla tradizionale iconografia cristiana.

Infatti, nessuno si aspettava una Nike di Samotracia sulla prua della nave, e le due alette che si notano al centro dell’opera sono un po’ poco per indicare la presenza dell’agire divino nel grande dramma dell’emergenza migratoria.  L’artista potrebbe aver voluto raffigurare un angelo talmente schiacciato dalla massa dei migranti da non essere più visibile, però come interpretazione non convince del tutto.

I migranti messi in prima fila sono stati caratterizzati come ebrei ed mussulmani, per cui sembra lecito chiedersi se si tratta di un angelo cristiano, ebraico o islamico o se, piuttosto, non sia stato scelto proprio un angelo nascosto perché attribuibile a tutte e tre le religioni, ricordando che Ebraismo ed Islam sono iconoclaste; avremmo quindi a che fare con il primo monumento cristiano politicamente corretto che nasconde il suo Dio per non urtare gli altri? La nuova religione unica?

Sull’intera opera vi è solo una croce posta a decorazione della borsa di un migrante, accanto a lui una bambina ha una borsetta con la testa di Topolino, un’altra riduzione dell’elemento sacro ai minimi termini?

Monumento migrazioni 3 (foto Nicoletta Latteri).JPG

Monumento migrazioni 3 (foto Nicoletta Latteri).JPG

Da un punto di vista cristiano l’opera lascia perplessi, si è spinti a chiedersi se nella concezione di quest’opera Dio abbia perso d’importanza, sia stato messo in secondo piano rispetto all’uomo, o quale sia il significato soteriologico della scultura.

Si ha l’impressione di avere di fronte un’opera dell’uomo diretta all’uomo senza finalità trascendentali,  improntata ad una salvezza del tutto terrena dove le genti non si salvano più in Dio, bensì passando materialmente da una nazione all’altra, poiché, se è vero che bisogna vedere Cristo in ogni uomo e che Cristo è in ognuno di noi, fare il passo successivo ed equiparare la presenza dell’uomo a quella di Dio o sostituire addirittura Dio con l’uomo, per cui se c’è l’uomo non c’è bisogno di Dio, significa osare un po’ troppo ed avvicinarsi pericolosamente alla bestemmia e all’eresia.

 

La nave è l’antico simbolo di Cristo che ci conduce tra acque tempestose alla salvezza dell’anima e quindi un aprirsi all’eternità della vita in Dio, all’infinita bellezza dell’incontro tra uomo e Dio.

Tertulliano fu il primo a fare esplicito uso del simbolismo della nave in acque tempestose (Mc. 4,35-41)  per significare la Chiesa di Dio tormentata e flagellata dalle persecuzioni, simbolismo poi ripreso da molti Padri della Chiesa, della cui predicazione resta un mirabile esempio proprio dalla cosiddetta Navicella di Giotto che ornava la facciata dell’antico portico di San Pietro in Vaticano e che adesso, quasi completamente rifatta, si trova nel portico della stessa basilica e ci narra una visione soteriologica e pastorale di tutt’altri orizzonti umani e teologici.

Come detto inizialmente, l’opera, pur lodevole, parla un linguaggio che a molti non è ben comprensibile, la gente passa accanto facendo spallucce, la maggior parte non si avvicina nemmeno. La scultura è troppo distante dal sentire comune.

Ciò che nei secoli ha contraddistinto le grandi opere d’arte, e le commissioni pontificie lo sono sempre state, è il forte impatto visivo ed emotivo che riescono ad esercitare sull’osservatore senza differenza di estrazione sociale o luogo di provenienza, il sapere parlare senza l’uso delle parole direttamente al cuore degli uomini, rapirlo verso Dio e quest’opera purtroppo non ci riesce, gravata da un uniforme grigiore, sembra muta.

Intanto sui social in relazione all’opera voluta da Papa Francesco parte il tam tam che ricorda che la vera emergenza umana e sociale oggi sono le persecuzioni contro Cristiani. Solo per ricordare alcuni dati: nel 2014 i Cristiani perseguitati erano 100 milioni, solo pochi anni dopo nel 2017 erano saliti a 215 milioni, oggi siamo intorno ai 245 milioni.

Monumento migrazioni 1 (foto Nicoletta Latteri)

Monumento migrazioni 1 (foto Nicoletta Latteri)

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Superiore generale dei gesuiti: “Il diavolo non è una persona, è una maniera di attuare il male”

 

Padre Arturo Sosa Abascal e Emilia Guarnieri al Meeting di Rimini 2019

Padre Arturo Sosa Abascal e Emilia Guarnieri al Meeting di Rimini 2019

 

 

di Sabino Paciolla

 

Al Meeting di Rimini ci saranno sicuramente degli incontri interessanti. Nonostante ciò, è da un po’ di tempo che non vi prendo parte. E credo che continuerò a non andarci finché una certa aria da politicamente corretto che da qualche anno lì si respira non cesserà.

Credo che, indirettamente, ce la faccia notare anche il giornalista di Tempi, Rodolfo Casadei, quando nellarticolo pubblicato oggi su Tempi scrive: “L’accoglienza di padre Arturo Sosa Abascal al Meeting di Rimini da parte della presidente Emilia Guarnieri è stata talmente entusiastica che lo stesso superiore generale dei gesuiti ha dovuto a un certo punto moderare gli ardori. Quando la signora ha detto: «L’abbiamo invitata per imparare a esercitare il discernimento di cui parla papa Francesco: voi gesuiti siete maestri di discernimento». «Dovremmo», l’ha corretta il ‘papa nero’, che per l’occasione sfoggiava un candido clergyman perfettamente abbinato alla capigliatura e ai baffi canuti.”

Ora, per chi non lo ricordasse, padre Arturo Sosa Abascal è il superiore generale dei gesuiti, il cosiddetto “papa nero”, il quale, due anni fa, a proposito della sacralità e indissolubilità del matrimonio, e davanti alla affermazione del card. Muller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che recitava: “Le parole di Gesù (NdR: in questo caso a proposito della sacralità del matrimonio) sono molto chiare e la loro interpretazione non è una interpretazione accademica, ma è Parola di Dio”, il padre gesuita disse

Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito…

Sosa Abascal è lo stesso che a EWTN, in un’intervista del 15 ottobre 2018, disse:

“Molto spesso dimentichiamo che il Papa non è il capo della Chiesa, è il Vescovo di Roma“.

Alla luce delle parole di Sosa Abascal, dovremmo dar ragione alla presidente Guarnieri, i gesuiti sono “maestri del discernimento”….a modo loro, ovviamente!

 

Ritornando al presente, padre Arturo Sosa Abascal, dopo l’intervento che ha tenuto oggi al Meeting, ha concesso una intervista a Rodolfo Casadei. Ed anche in questo caso non si è smentito. 

A proposito del sacerdozio un po’ si contraddice. Infatti, se da una parte dice che “Ma esso (il sacerdozio, ndr) prende senso quando c’è una comunità viva. La fonte della vocazione sacerdotale è la comunità stessa”, dall’altro dice che “…è Dio che ci chiama: noi dobbiamo tenere le orecchie aperte e avere il coraggio di seguire la chiamata”.

Risultati immagini per Arturo Sosa Abascal yogaMa poi prende una virata tipica dei gesuiti odierni. Infatti, Sosa dice: “Sì, occorre anche correggere l’immagine del sacerdote perché rifletta maggiormente quella del servitore. Servitore della comunità cristiana che è a servizio dell’umanità che è chiamata al rinnovamento del mondo nella riconciliazione e nella giustizia per i diritti di tutti. Senza preghiera, tutto questo è impossibile.”

Dunque, se abbiamo capito bene, secondo il gesuita Sosa Abascal, il fine non è l’evangelizzazione, ma la “giustizia dei diritti di tutti”!

Casadei prosegue ponendo la seguente domanda: Oggi nel corso della conferenza lei ha affermato che ai confini dell’Italia e del Messico i diritti umani dei migranti sono violati: quali sono esattamente i diritti umani dei migranti e quali sono i diritti umani di chi già vive nei territori oggetto di immigrazione?

Sosa Abascal risponde: “Sono gli stessi per tutti. Il primo è essere riconosciuti come esseri umani uguali a tutti gli altri esseri umani. La sfida per un paese che riceve migranti non è solo l’accoglienza, ma l’integrazione, che significa ricevere il contributo che gli immigrati portano. Vengono a dare un contributo, che è superiore a ciò che ricevono dal paese di accoglienza. Gli italiani devono fare memoria della loro esperienza: sono venuti in America latina, anche nel mio paese che è il Venezuela, e sono stati accolti, sono diventati parte della società allo stesso titolo di tutti gli altri, e oggi non sono considerati ‘diversi’”.

Ma certo che noi italiani siamo andati anche in Venezuela, e chi lo nega. Io stesso ho avuto uno zio che emigrò per alcuni anni in quel paese. Ma il padre gesuita dimentica di dire che noi in quel paese non ci siamo andati da clandestini. Infatti, non è la figura del migrante in sé che non è accettabile, ma quella legata ai flussi incontrollati di clandestini gestiti dai trafficanti di carne umana. Questo non è un concetto difficile da capire, a meno che non si abbia una posizione ideologica. Infatti, Padre Sosa Abascal continua:

“Chi abita un determinato territorio non ha diritto di respingere i migranti, perché non ha un diritto assoluto su quel territorio: non ne sono proprietari, i beni della terra sono per tutti. Io non vedo un conflitto di diritti, quelli dei migranti e quelli di chi vive già nel posto, ma l’occasione di un dialogo umano per creare una fraternità universale attraverso questi movimenti di popolazioni dovuti a vari motivi: guerre, persecuzioni, povertà, ricerca di una vita migliore”.

Come si vede, a Sosa Abascal sfugge la differenza, importantissima, di chi fugge da “guerre e persecuzioni”, da accogliere in ogni caso, per altro come già avviene, da chi invece è alla “ricerca di una vita migliore”, da respingere se arriva nel nostro paese con la pretesa e la volontà di non rispettare le leggi sovrane del nostro Stato.

Ma il massimo della “performance” di padre Arturo Sosa Abascal arriva quanoo comincia a parlare della figura del diavolo. 

Chiede Casadei: Padre Sosa, il diavolo esiste?

Sosa Abascal: “In diversi modi. Bisogna capire gli elementi culturali per riferirsi a questo personaggio. Nel linguaggio di sant’Ignazio è lo spirito cattivo che ti porta a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale.”

A questo punto, forse occorre ricordare al padre gesuita che il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 391 dice: “La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. « Diabolus enim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi».

Quindi, caro Sosa Abascal, “creato da Dio”, cioè una creatura, non un “personaggio” della nostra immagine o “una maniera di attuare il male“.

Al n.392 del Catechismo si legge: “diavolo è peccatore fin dal principio » (1 Gv 3,8), « padre della menzogna » (Gv 8,44).”

Al n.413: « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi […]. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo » (Sap 1,13; 2,24).

Dunque, il diavolo, Satana, è una persona reale che esiste nell’invisibile reame spirituale.

E infatti, nel Vangelo di Matteo (4, 1-11) è Gesù stesso che parla con il diavolo. In quel passo evangelico si legge: 

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Dopo tutto quello che abbiamo sentito da padre Sosa Abascal, potremmo concludere che aveva senz’altro ragione Baudelaire quando nel XIX secolo diceva: “La più bella astuzia del diavolo è di convincervi che non esiste”.

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento del 22.08.2019

Ho un amico sacerdote che è esorcista, e qualche mese fa mi ha detto cose ben diverse da quelle affermate da padre Arturo Sosa Abascal.

per questo leggete questo aggiornamento:

Associazione Internazionale Esorcisti

Comunicato alla Stampa 

A.I.E. 

Associazione Internazionale Esorcisti

sulla dichiarazione di padre Arturo Sosa Abascal al Meeting di Rimini 

Roma, 22 agosto 2019

 

 

 

Comunicato Stampa dell’Associazione Internazionale Esorcisti

 

L’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) con il presente comunicato fa seguito alle dichiarazioni rese dal Preposito generale della Compagnia di Gesù padre Arturo Sosa Abascal nel corso di un’intervista apparsa sul periodico online “Tempi.it” (Meeting. «Il diavolo esiste solo come realtà simbolica», 21 agosto 2019).

Una delle domande rivolte nell’intervista al religioso, invitato a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione per tenere un incontro sul tema “Imparare a guardare il mondo con gli occhi di Papa Francesco”, ha avuto per oggetto l’esistenza del diavolo.

Padre Sosa Abascal ha fra l’altro così dichiarato: “Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”.

Di fronte a queste gravi e disorientanti affermazioni, peraltro già espresse in passato da padre Sosa Abascal al supplemento di El Mundo, è doverosa qualche puntualizzazione dottrinale alla luce del magistero, anche dell’attuale Pontefice.

Se è vero che nei confronti del magistero ordinario bisogna rapportarsi con “ossequio di intelletto e volontà”, bisogna considerare, infatti, che il magistero solenne espresso nel Concilio Lateranense IV su angeli e demoni implica una vincolante adesione di fede. La posizione di Abascal, pertanto, si pone all’infuori del magistero ordinario e straordinario-solenne. (Grassetto mio, ndr)

L’esistenza reale del diavolo, quale soggetto personale che pensa e agisce e che ha fatto la scelta di ribellione a Dio, è una verità di fede che fa parte da sempre della dottrina cristiana. Tale verità viene ribadita da un documento della Congregazione della fede, pubblicato da «L’Osservatore Romano» il 26 giugno 1975. Il testo esamina in maniera circostanziata la dichiarazione del concilio Lateranense IV, di cui riconosce l’importanza teologica, in relazione anche al diavolo e ai demoni: «L’enunciato che li concerne si presenta come un’affermazione indiscussa della coscienza cristiana». Esso, infatti, è inserito nel simbolo di fede, che il concilio ha riproposto a tutta la Chiesa, e, pertanto, appartiene alla regola universale della fede. Del resto tale insegnamento corrisponde a tutta la tradizione dei Padri della Chiesa e dei Papi.

In precedenza Paolo VI, il 15 novembre 1972, durante l’udienza generale del mercoledì, affronta il tema in questione. Partendo dal male esistente nel mondo, egli dichiara che esso è «occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo di un agente oscuro e nemico, il demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». Prosegue affermando decisamente la necessità di credere che il diavolo è un essere creato da Dio (che successivamente con libera scelta, ha radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno) e non come un principio assoluto indipendente o come semplice simbolo del male: «Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere» la realtà del demonio. A sostegno di questa tesi sono riportate numerose citazioni bibliche, dopo le quali il Papa ribadisce che il diavolo «è il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero».

Papa Francesco, dopo la sua elezione al soglio pontificio (2013), in diverse circostanze ha ribadito con insistenza e fortemente la realtà del demonio. Nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exultate (19 marzo 2018) si è soffermato a lungo sulla tematica demoniaca, puntualizzando nel cap. 5 alcune brevi ma incisive delucidazioni. Il pontefice prende l’avvio dal fatto che la vita cristiana, nel suo cammino verso la santità, è un combattimento permanente (n.158), in cui occorre forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo. Ciò costituisce il dato concreto che non si può trascurare, anzi forma le condizioni per rafforzare la propria configurazione spirituale (n.159). Il Papa precisa che quando si parla della lotta contro il demonio, non si tratta di un contrasto con la mentalità mondana né con le inclinazioni personali verso il male, ma più puntualmente ci si riferisce a una lotta contro un essere reale, «che è il principe del male». Con questa espressione viene sottolineata la dimensione di soggetto o persona nella sua concretezza, cioè una entità sussistente reale, che si chiama ed è il Maligno. Gesù stesso lo ha sconfitto e se ne rallegra (Lc 10,18).

Il Papa spiega che ai tempi di Gesù si poteva intendere una malattia, quale l’epilessia, come un’azione demoniaca, tuttavia bisogna riconoscere che Gesù ha compiuto molteplici liberazioni di ossessi. L’azione diabolica conferma la reale esistenza del diavolo e la sua costante presenza, fin dall’inizio della creazione, come risulta dalle prime pagine delle Scritture, in riferimento al racconto genesiaco della seduzione del serpente verso la prima coppia umana, Adamo ed Eva. Quindi non si può sostenere che «il demonio non esiste o non agisce». Il pontefice dice che Gesù stesso, quando ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padrenostro, ha posto come ultima richiesta di essere liberati dal male: «L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto», ma propriamente e concretamente si indica il Maligno, che è un essere personale, il tentatore.

Il Papa fa un accenno agli errori che si diffondono attorno alla figura di Satana (n.161): «Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti». L’affermazione è chiara e non ammette dubbi o discussioni sull’esistenza reale di Satana. Rientra nella dottrina della Chiesa che va accettata e creduta. Se si nega tale verità, prosegue il papa, si cade facilmente sotto le grinfie del diavolo, che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

Quindi la Chiesa fondandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica ufficialmente insegna che il demonio è una creatura e un essere personale, e mette in guardia da coloro che, come il padre Sosa lo ritengono solo un simbolo.

Come Associazione Internazionale Esorcisti, ci piace terminare riportando quanto affermato dalla Conferenza Episcopale Italiana al n. 5 della Presentazione della versione italiana nuovo Rito degli Esorcismi, promulgato dalla Santa Sede il 22 novembre 1998 (De exorcismis et supplicationibus quibusdam):

«Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc 1, 23-28; 32-34; 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che “non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male (Ef 6, 12)».

Infine, oltre a prendere atto della chiara posizione di Papa Francesco espressa nei saluti inviati ai partecipanti ai Convegni Internazionali degli Esorcisti, per approfondire la conoscenza dell’insegnamento della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa circa la reale esistenza e attività del mondo demoniaco, consigliamo la lettura delle seguenti relazioni riportate nel blog dell’Associazione Internazionale Esorcisti: aiepressoffice.com

 

L’insegnamento sul diavolo nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC)

Relazione del Vescovo Mons. Raffaello Martinello.

 

  1. L’azione straordinaria di Satana nel mondo: aspetti teologici e magisteriali.               Relazione del Vescovo Mons. Giovanni Rinaldi.
  2. L’esorcismo nella Pastorale ordinaria della Chiesa.                                                            Relazione del Cardinale Salvatore De Giorgi.
  3. L’origine del male nell’universo creato buono da Dio
  4. Studio a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.
  5. San Martino Di Tours, Vescovo esorcista.   Articolo a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.

 

Associazione Internazionale Esorcisti [A.I.E.]

Casella Postale 212

00120 Città del Vaticano SCV

 

 

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Continuiamo a sperare!

L’assemblea dei vescovi della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa Occidentale (RECOWA / CERAO) si è da poco conclusa e ha rilasciato un messaggio pastorale che vogliamo rilanciare per lo meno nelle parti salienti.

E’ un accorato appello all’Africa perché trovi in Cristo e nelle sue giovani generazioni la forza per uno sviluppo umano che garantisca pace, giustizia e prosperità ai popoli che la abitano.

Ecco il messaggio pastorale nella mia traduzione.

Ecco la parte che riguarda i giovani. Dopo la foto trovate le rimanenti parti salienti del testo:

Voi rappresentate il presente e il futuro dell’Africa, che deve lottare con tutte le sue risorse per la dignità e la felicità dei suoi figli e figlie. In questo contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle vostre migrazioni, in particolare verso l’Europa. I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere queste barche sovraccariche di giovani, donne e bambini che si perdono tra le onde del Mediterraneo.

Certo, comprendiamo la vostra sete di quella felicità e benessere che i vostri paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà rimangono mali che umiliano e si ribellano. Tuttavia, non devono portarvi a sacrificare la propria vita lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare dalle false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con il duro lavoro e la perseveranza ce la potete fare anche in Africa e, cosa più importante, potete rendere questo continente una terra prospera.”

Conferenza Episcopale Regionale dell'Africa Occidentale (RECOWA / CERAO)

Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa Occidentale (RECOWA / CERAO)

 

Messaggio pastorale

Cardinali, Arcivescovi e Vescovi della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa Occidentale (RECOWA / CERAO) al Popolo di Dio e persone di buona volontà, al termine della loro terza Assemblea Plenaria svoltasi a Ouagadougou, Burkina Faso , Dal 13 al 20 maggio 2019.


Cari fratelli nel sacerdozio ministeriale,

Cari fratelli e sorelle della vita consacrata,

Cari fedeli laici,

Tutti voi, uomini e donne di buona volontà,


Saluti


1. Mentre concludiamo la nostra Terza Assemblea Plenaria su “La nuova evangelizzazione e la promozione dello sviluppo umano integrale nella Chiesa-Famiglia di Dio nell’Africa occidentale”, siamo lieti di inviare questo messaggio di pace, di incoraggiamento e speranza.

[…]

 

La nostra missione alla sequela di Cristo

 

6. Siamo discepoli di Cristo e nulla ci impedirà di seguire il suo esempio. Inviato dal Padre, “non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv 3:17), Gesù ci ha rivelato il volto misericordioso di questo Padre che, già in Esodo, si fa conoscere da Mosè come colui che ha visto la miseria del suo popolo, che ha sentito le sue grida di angoscia ed è sceso per salvarlo (Es 3: 7-8).

7. Inaugurando la pienezza dei tempi e l’oggi della salvezza, Gesù si è presentato nella sinagoga di Nazareth come il Profeta inviato per chinarsi sulle miserie umane. Come tale, rivelò la sua identità e missione come “ ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione  per rimettere in libertà gli oppressi,  e predicare un anno di grazia del Signore“(Lc 4,18-19, vedere Is 61,1-2a).

8. Così impegnato per gli uomini e le donne nelle loro più profonde aspirazioni, Gesù ha offerto alla Chiesa e ai suoi pastori il modello del proprio ministero per la promozione dello sviluppo integrale della persona umana. Questo è il motivo per cui anche noi, perseguendo l’opera del nostro Divino Maestro e Signore, vogliamo stare dalla parte di tutti coloro che soffrono, rendendo le nostre gioie e le loro speranze, le loro ansie e le loro pene (vedi Gaudium et spes1 ).

Le situazioni inquietanti nella nostra sub regione

[...]

Sfortunatamente, negli ultimi anni ci sono state minacce inaspettate, tragedie senza precedenti e nuovi disastri che cercano di annientare tutti questi sforzi per lo sviluppo sociale e il progresso umano.

10. Questi drammi hanno molte sfaccettature: epidemie incontrollabili, disastri ecologici, nuovi focolai di tensioni sociali con violenze intercomunitarie e interreligiose che contrastano con le antiche tradizioni di tolleranza e ospitalità, elezioni organizzate in condizioni caotiche che portano a crisi mortali, attacchi alla democrazia, riconciliazioni nazionali difficili da raggiungere, nuove forme di terrorismo interno agli Stati o alle frontiere che colpiscono alla cieca, il dramma della migrazione che colpisce in particolare giovani africani attratti dalla sete di una vita migliore interrotta bruscamente tra le onde del Mediterraneo o nel deserto libico, lo sviluppo di nuove forme di povertà e miseria che colpiscono i più svantaggiati nonostante la nostra ricchezza naturale e umano, la politicizzazione dello spazio scolastico e dell’universo misura sanitaria.

Nuova evangelizzazione e sviluppo

11. In questo contesto, noi, vescovi della regione RECOWA / CERAO, riuniti nello spirito della collegialità episcopale e della Chiesa-Famiglia di Dio in Africa, ribadiamo che la nostra principale responsabilità è “annunciare a mondo la speranza, a partire dalla predicazione del Vangelo di Gesù Cristo, non soltanto la speranza che riguarda le realtà presenti, ma prima di tutto e soprattutto la speranza escatologica, quella che aspira al tesoro della gloria di Dio, ciò che supera tutto ciò che il cuore dell’uomo non aveva immaginato e al quale le sofferenze del tempo presente non possono essere paragonate “(Pastores Gregis 3).

[…]

Rinnovando la nostra missione di profeti, testimoni e servitori della speranza, già accogliendo i frutti dello Spirito promessi dal Risorto e conferiti ai suoi discepoli a Pentecoste, vogliamo unirci fraternamente a ciascuno di voi, i nostri fratelli e sorelle. Per voi, a nome di Cristo e della sua Chiesa, abbiamo un messaggio: la Buona Novella.

Ai sacerdoti e ai consacrati

13. La nuova evangelizzazione ci chiama a nuove scelte e nuovi atteggiamenti. Nella situazione attuale del nostro continente, la Chiesa deve essere un segno di speranza, un luogo di unità della famiglia umana desiderato da Dio Padre e riunito dal prezioso sangue di suo Figlio Gesù Cristo. Per farlo, ha bisogno di pastori credibili, testimoni che proclamino il Vangelo non solo a parole, ma anche e soprattutto nella testimonianza della propria vita.

La Chiesa in Africa non può essere un segno di speranza se coloro che animano la sua vita e le danno un volto concreto non sono credibili. Chiediamo la consapevolezza di ciò che i pastori sono chiamati ad essere riguardo alla fiducia che Cristo ha riposto in loro, “il sale della terra … e la luce del mondo” (Mt 5 13-14).

14. In modo particolare, vi esortiamo a dare ai giovani il loro giusto posto nella Chiesa e nella società. Mettiamoci a loro disposizione per ascoltarli, per accompagnarli coltivando in loro l’amore del nostro continente e il senso del dovere ben compiuto. Rendiamoli più consapevoli dei pericoli dell’emigrazione irregolare. Aiutiamoli a credere in se stessi e nella loro capacità di riuscire bene nella vita in Africa.

Accogliamoli quando sono in una situazione precaria e offriamo loro un accompagnamento pastorale e spirituale. Aiutiamoli a trovare opportunità per guadagnarsi da vivere. Per tutti quelli che tornano da una sfortunata esperienza di emigrazione, lavoriamo perché possano sempre trovare nella Chiesa un’accoglienza pastorale e spirituale che permetta loro di reintegrarsi nel loro paese e nella loro comunità ecclesiale per vivere pienamente la loro fede.

[…]

Ai nostri giovani: forze vitali dei nostri paesi

16. Voi rappresentate il presente e il futuro dell’Africa, che deve lottare con tutte le sue risorse per la dignità e la felicità dei suoi figli e figlie. In questo contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle vostre migrazioni, in particolare verso l’Europa. I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere queste barche sovraccariche di giovani, donne e bambini che si perdono tra le onde del Mediterraneo.

Certo, comprendiamo la vostra sete di quella felicità e benessere che i vostri paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà rimangono mali che umiliano e si ribellano. Tuttavia, non devono portarvi a sacrificare la propria vita lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare dalle false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con il duro lavoro e la perseveranza ce la potete fare anche in Africa e, cosa più importante, potete rendere questo continente una terra prospera.

Ai governanti e ai politici

17. Nel nome di Cristo, salutiamo con rispetto il vostro impegno e la vostra missione al servizio dei nostri popoli in un contesto internazionale tra i più delicati e complessi. […]

18. In questo periodo particolarmente delicato del camminodel nostro continente che affronta le sfide della globalizzazione, la vostra responsabilità è impegnativa e la vostra missione è diventata più esigente poiché è vero che le vostre scelte politiche condizionano il presente e il futuro di milioni di persone. Persone di cui siete responsabili.

Le molteplici e sfaccettate sfide che i nostri paesi affrontano in termini di sviluppo, salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, creazione di opportunità per i giovani, formazione adeguata dei cittadini, riconciliazione, giustizia e pace , richiedono da parte vostra un impegno senza riserve. Dio ha benedetto l’Africa e l’ha dotata di tanta ricchezza umana e naturale che essa può offrire a tutti i suoi figli ciò di cui hanno bisogno.

19. Con voi e per voi, noi preghiamo che i privilegi e gli interessi personali non abbiano la meglio nei vostri cuori, ma che vi facciano assolvere il vostro incarico, dando la massima priorità al bene comune, in uno spirito di servizio allo stesso modo di Gesù Cristo, che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita inriscatto per molti” (Mc 10,45).

In questo senso, vi esortiamo a combattere tutto ciò che mette in pericolo il bene comune e mina la dignità della persona umana: corruzione, cattiva gestione e traffico di esseri umani in tutte le sue forme. Inoltre, non dovete mai tralasciare i vostri sforzi per garantire la sicurezza della vita e della proprietà dei vostri concittadini.

Questo è il vostro primo dovere. Siamo consapevoli che questa grande sfida da cui dipende il successo dei vari piani strategici di sviluppo dei nostri paesi non è facile. Viincoraggiamo ad unire le vostre forze insieme nella sottoregione (l’intelligence e le forze di difesa) per affrontare questo nemico comune del benessere degli africani.

[…]

21. Chiediamo un ordine internazionale più giusto in modo che il nostro continente non sia continuamente saccheggiato a beneficio di una minoranza. Sosteniamo una migliore distribuzione della ricchezza del mondo, una più giusta remunerazione degli sforzi di ciascuno, di una vera giustizia sociale e all’interno dei nostri Stati come a livello delle relazioni internazionali.

Riconoscimenti e preghiera

22. Al termine della nostra Assemblea, un vero momento di grazia, desideriamo esprimere la nostra sincera gratitudine a Dio e alla Chiesa-Famiglia di Dio in Burkina-Niger, alle più alte autorità politiche, civili e amministrative, in particolare al Presidente del Burkina Faso, alle Forze di difesa e sicurezza, a tutto il comitato organizzatore, ai partner, agli uomini e alle donne dei media e a tutti voi che ci avete accompagnato con le vostre preghiere e i vostri servizi.

23. Facciamo affidamento sulla promessa di Cristo che vive con noi fino alla fine dei tempi (vedi Mt 28,20), vi invitiamo a mantenere la speranza. Con tutto il cuore, vi benediciamo evi affidiamo alla materna protezione di Maria Nostra Signora d’Africa.


Ouagadougou, il 19 maggio 2019.


I vescovi di RECOWA-CERAO

 

Preambolo

 

Noi, vescovi cattolici delle Conferenze episcopali dell’Africa occidentale, (CERAO), abbiamo tenuto la nostra terza assemblea plenaria, dal 13 al 20 maggio 2019 presso il Centro Cardinale Nazionale Paul Zoungrana (CNCPZ) a Ouagadougou, Burkina Faso. tema: “La nuova evangelizzazione e la promozione dello sviluppo umano integrale nella Chiesa famiglia di Dio nell’Africa occidentale”.

Consapevoli delle realtà e delle emergenze che attualmente caratterizzano il nostro continente africano e più in particolare la nostra sottoregione, abbiamo organizzato seminari e workshop sui seguenti sotto-temi: “Gioventù, fede e migrazione: il ruolo della famiglia del “Chiesa di Dio nell’Africa occidentale” e “Sviluppo umano integrale e servizio sociale nella Chiesa – Famiglia di Dio nell’Africa occidentale”. Alla fine della nostra riunione plenaria, pubblichiamo il seguente comunicato:

1. Ringraziamenti

Rendiamo grazie a Dio, Padre onnipotente, che ci ha dato ogni successo con le sue buone azioni. Accogliamo calorosamente la calda accoglienza che ci è stata data dalla Conferenza dei vescovi cattolici del Burkina Faso e del Niger e dal popolo di Dio che hanno contribuito al successo del nostro incontro. 

[…]

Ringraziamo inoltre in particolare i due rappresentanti della Sezione dei migranti e dei rifugiati del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, i Reverendi Padri Lambert TONAMOUR e Ikenna IKECHI che ci insegnano sui loro argomenti. I loro interventi hanno provocato molte domande e risoluzioni per un approccio migliore.

2. Terrorismo e sicurezza

Esprimiamo la nostra solidarietà ai governi e ai cittadini del Burkina Faso, del Niger, del Mali e della Nigeria che, durante la nostra assemblea, hanno sperimentato gli orrori e la violenza degli attacchi terroristici.

Denunciamo tutte le forme di terrorismo e violenza che continuano a infliggere dolore e dolore alle nostre famiglie, ai nostri popoli, qualunque sia la ragione.

La vera religione rispetta la santità della vita e non si impone a nessuno. Chiediamo che sia la libertà di religione e movimento sia protetta dalla legge, e chiediamo ai nostri governi di garantire la sicurezza della vita e della proprietà nel nostro continente, in particolare nella sub-regione dell’Africa occidentale. Preghiamo che Dio conceda il riposo eterno a tutte le vittime dei recenti attacchi e consoli tutti coloro che sono in lutto.

3. Migrazione, gioventù e buon governo

Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per il fenomeno della migrazione irregolare e del problema dei rifugiati che hanno causato tanta sofferenza, dolore e persino morte per centinaia di nostri fratelli e sorelle, specialmente giovani. È triste notare che molti, nella loro ricerca di migliori condizioni di vita, sono stati vittime di rapitori, commercianti di schiavi. Molti sono morti in alto mare o nel deserto. Non dobbiamo permettere che una tale tragedia continui.

Le cause principali di queste disgrazie sono la scarsa governance, l’insicurezza, l’istruzione disfunzionale e la mancanza di opportunità di lavoro nella sub-regione.

Chiediamo ai nostri governi di promuovere una nuova cultura di leadership nel servizio, nella giustizia, nel patriottismo e di creare un ambiente favorevole affinché gli africani possano vivere e prosperare nel nostro continente.

Dichiariamo che migranti e rifugiati africani costituiscono capitale umano e ricche risorse spirituali per i paesi verso cui emigrano.

Chiediamo quindi che la dignità dei migranti e dei rifugiati sia rispettata ovunque e sempre.

Noi sollecitiamo per loro una migliore accoglienza e cura pastorale, affinché possano essere aiutati a integrarsi nella società ospitante.

Esortiamo i nostri giovani a impegnarsi in iniziative legali, ovunque si trovino, ricordiamo loro il loro dovere di rimanere saldi nella loro fede e li esortiamo ad essere agenti di evangelizzazione al servizio della Buona Novella. Da parte nostra, ci impegniamo a fornire loro una migliore formazione pastorale e spirituale, in collaborazione con altre religioni e denominazioni nella nostra subregione.

[…]

5. Sviluppo umano integrale e imprenditorialità

Come Vescovi di CERAO, ci impegniamo a perseguire lo sviluppo integrale della nostra gente attraverso l’educazione. Desideriamo lavorare con tutti gli attori politici e sociali, le organizzazioni religiose, i giovani, le donne, gli uomini e tutte le persone di buona volontà per realizzare la visione dello Sviluppo Umano Integrale.

Come segno di questo impegno, abbiamo tenuto seminari sull’imprenditorialità per consentire alla Chiesa di potenziare i bisognosi nelle nostre società. Speriamo di ridurre povertà, criminalità, disperazione e disoccupazione soprattutto tra i giovani.

6. Il messaggio della gioventù

 

Salutiamo il messaggio consegnato all’assemblea da una delegazione di giovani cattolici accompagnati dai loro sacerdoti cappellani. Da loro conserviamo alcune chiamate per dare ai giovani africani il posto giusto nella Chiesa e nella società, attraverso una conversione culturale, pastorale, missionaria e spirituale.

[…].

Conclusione

Invitiamo tutti i nostri fedeli a rimanere fermi e pieni di speranza nella preghiera, perché Dio stabilirà la pace e salverà il suo popolo.”Popolo di Sion che abiti in Gerusalemme, tu non dovrai più piangere; a un tuo grido di supplica ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta.  (Is30,19). Maria, Vergine Maria d’Africa, interceda per tutti noi perché confidiamo in Gesù Cristo nostro Salvatore. Amen


Ouagadougou, il 19 maggio 2019

 

 

fonte https://www.cadjos.org




Il Vaticano negherebbe la benedizione papale a Salvini a causa della politica contro l’immigrazione clandestina

Il Vaticano negherebbe una benedizione papale al Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini a causa delle sue forti politiche sull’immigrazione clandestina, ha detto uno stretto collaboratore di Papa Francesco, il card. Konrad Krajewski, mettendo il funzionario cattolico del governo allo stesso livello di un fornitore di [servizi per] aborto e di dittatori venezuelani.

Ecco un articolo di Lisa Bourne nella mia traduzione.

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Il Vaticano negherebbe una benedizione papale al Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini a causa delle sue forti politiche sull’immigrazione clandestina, ha detto uno stretto collaboratore di Papa Francesco, mettendo il funzionario cattolico del governo allo stesso livello di un fornitore di aborto e di dittatori venezuelani.

Il Cardinale Konrad Krajewski ha detto che le benedizioni papali possono essere richieste per eventi religiosi come le prime Comunioni, cresime, matrimoni e anniversari, ha riferito Thomas Williams di Breitbart, ma non possono essere date a qualcuno se questo può creare scandalo.

“Ma non le diamo a tutti”, ha detto Krajewski al quotidiano italiano Il Messaggero. “Potremmo mai dare una, ad esempio, ad un ospedale dove si pratica l’aborto? O possiamo dare una a certi personaggi in Venezuela che ce la chiedono? No, certo che no”.

“Come altro esempio”, ha detto Krajewski, “se Salvini ce la chiedesse, la negheremmo”.

Il Vaticano rifiuterebbe a Salvini una richiesta di benedizione papale a causa delle dure politiche di Salvini tese a limitare l’immigrazione illegale, secondo l’articolo de Il Messaggero, in un momento in cui il Vaticano sta spingendo per una maggiore accoglienza dei migranti.

Il Messaggero aveva anche riferito che un altro cardinale aveva detto a Salvini diversi mesi fa che non avrebbe “mai ricevuto un’udienza papale” a meno che non avesse cambiato la politica dei porti chiusi, ha detto l’articolo di Williams.

Due pubblicazioni italiane, Il Giorno e Il Mio Giornale (anche Libero, ndr), hanno riferito a fine marzo che Francesco aveva ripetutamente rifiutato gli sforzi di Salvini di organizzare un’udienza privata con lui, e anche che Salvini era stato informato che il rifiuto del Papa di incontrarlo era dovuto alla posizione di Salvini in materia di immigrazione. Il Papa non si opponeva in linea di principio a un incontro con Salvini, hanno detto gli articoli dei due giornali, ma al ministro era stato detto che “non si sarebbe potuto tenere un incontro se Salvini avesse continuato nella sua dura posizione nei confronti dei migranti”.

La politica dell’immigrazione è una questione di prudenza [politica] su cui i cattolici possono essere in disaccordo riguardo alle specificità della sua gestione.  L’aborto, d’altra parte, è un peccato mortale e secondo l’insegnamento della Chiesa non è negoziabile.

Dal 2015 l’Europa ha assistito ad un’immigrazione su vasta scala e a livello di crisi, soprattutto dai paesi a maggioranza musulmana del Medio Oriente e dell’Africa.

La crisi è piena di controversie. Molti migranti rischiano e perdono la vita per spostarsi, e c’è un notevole disaccordo sullo status di rifugiato, sulla sovranità nazionale e sulle preoccupazioni per la sicurezza, il terrorismo e la criminalità, oltre all’onere di finanziare il sostegno sociale per i migranti e i rifugiati.

E nel complesso, una complicità dei media ha spesso sottovalutato ogni aspetto negativo dell’apertura delle frontiere nella maggior parte delle arene.

Francesco ha condannato i muri relativi ai confini nazionali in più di un’occasione – un commento diretto nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per le politiche di sicurezza nazionale. Il Papa ha detto nel 2016 che “costruire muri” invece di “costruire ponti” “non è cristiano”, e poi ancora il mese scorso, “Chi costruisce un muro finisce prigioniero del muro che ha costruito”.

Il Papa ha sempre condannato i tentativi di arginare la marea dell’immigrazione musulmana in Europa, anche a spese della sicurezza nazionale.

Dopo che nel 2017 milioni di immigrati prevalentemente musulmani si sono riversati in Europa, Francesco ha chiesto “opzioni più ampie per i migranti e i rifugiati per l’ingresso nei paesi di destinazione in modo sicuro e legale”.

“Il principio della centralità della persona umana …. ci obbliga a dare sempre la priorità alla sicurezza personale rispetto alla sicurezza nazionale”, ha dichiarato.

E a segnalare ulteriormente la posizione del papa sull’immigrazione aperta in Europa più recentemente è stato il titolo del quotidiano vaticano L’Osservatore Romano sul dirottamento di una nave nel Mediterraneo da parte dei migranti; il titolo del giornale affermava che i migranti sono “dirottatori per necessità“, poiché la nave che era arrivata a salvarli li avrebbe riportati a Tripoli se non avessero preso il posto del capitano e dell’equipaggio.

Il rifiuto di una benedizione papale e dei tentativi di un’udienza papale a causa della posizione di Salvini sull’immigrazione sono in contrasto con la misericordia della persona di Francesco, e anche in netto contrasto con la continua associazione del papa con persone e gruppi che si oppongono all’insegnamento cattolico sulla vita e la famiglia, in particolare l’aborto.

Papa Francesco ha avuto due incontri privati con la famosa abortista italiana e politica radicale di sinistra Emma Bonino.

Bonino, da tempo leader nella campagna per l’aborto, ha soppresso personalmente i bambini non ancora nati in strutture per l’aborto illegale, e difende ancora oggi questa pratica.

Francesco la elogiò pubblicamente nel 2016 come una delle “grandi dimenticate” dell’Italia per il suo lavoro con i rifugiati, paragonandola a famosi statisti storici come Konrad Adenauer e Robert Schuman.

Il Papa disse all’epoca che lei offriva all’Italia i migliori consigli per conoscere l’Africa, e ammise che lei la pensava in modo diverso dai cattolici.

“Vero, ma non importa”, disse Francesco. “Dobbiamo guardare le persone, a quello che fanno”.

Lo scorso settembre, il Papa ha concesso un’udienza privata a Bono, il front-man del gruppo rock irlandese U2 apertamente favorevole all’aborto.

Il Vaticano di Francesco invita e ospita regolarmente molti noti sostenitori dell’aborto e del controllo della popolazione a parlare alle sue conferenze.

Tra loro ci sono stati Paul Ehrlich, il padre del movimento del controllo della popolazione, il vicepresidente del Consiglio per la Popolazione pro-aborto John Bongaarts, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon e il consigliere ONU Jeffrey Sachs, anch’egli pro-aborto.

Allo stesso modo, il Papa ha incontrato più volte persone LGBT, rappresentanti e attivisti, e non ha esitato a posare per le foto relative alle visite.

Nel 2016, nel mezzo della crisi migratoria italiana, l’allora primo ministro Matteo Renzi aveva avvertito che l’Italia non poteva sopravvivere a un altro anno di immigrazione di massa come l’anno precedente, ha osservato Williams, con più di 155.000 migranti che erano entrati in Italia senza controlli.

“O blocchiamo l’afflusso entro il 2017 o l’Italia non gestirà un altro anno come l’anno scorso”, dichiarò Renzi alla televisione nazionale.

Pur riconoscendo la gravità del problema, Renzi disse di non poter fare nulla per mitigare il flusso migratorio senza l’approvazione dell’Unione Europea.

Durante la competizione per la carica [di Presidente del Consiglio] nel 2018, Salvini disse che l’Italia è una nazione sovrana e che deve difendere i suoi confini, indipendentemente dal fatto che l’UE sia d’accordo, ha riferito Williams, una posizione che ha reso Salvini molto popolare tra i cittadini italiani.

Nell’intervista della scorsa settimana, il card. Krajewski ha dato altri esempi di persone che non sono qualificate per una benedizione papale a causa del loro comportamento.

“Oggi è venuto un vescovo e ha chiesto (una benedizione) per la polizia segreta di un paese, dato che era cappellano, ma non poteva essere data”, ha detto il cardinale. “E se ce la chiedesse il proprietario di una fabbrica che non paga i suoi operai?”

Krajewski ha detto che se Salvini si sposasse e chiedesse la benedizione del Papa, il Vaticano la prenderebbe in considerazione.

Krajewski è l’Elemosiniere papale dal momento della sua nomina da parte di Francesco nell’agosto 2013.  Francesco lo ha nominato arcivescovo nello stesso periodo del 2013, pochi mesi dopo la sua elezione al papato, e lo ha elevato a cardinale nel giugno 2018.

Formalmente noto come Elemosiniere di Sua Santità, è il membro della famiglia papale incaricato di svolgere opere di carità per conto del Papa, e uno dei pochi funzionari vaticani che continuano a ricoprire il proprio incarico quando un papa muore o si dimette. Tutti i proventi delle benedizioni papali richieste dai cattolici vanno ad enti di beneficenza papali.

Il card. Krajewski sta realizzando le iniziative di Francesco a favore dei senzatetto di Roma, tra cui dormitori, docce, uno stand del barbiere, visite mediche, gite in spiaggia e un circo per i senzatetto e i poveri.

 

Fonte: LifeSiteNews




Dalla “salvezza dal male” alla “salvezza dal mare”!

don Mattia Ferrari a bordo della nave Mare Jonio, della ong Mediterranea

don Mattia Ferrari a bordo della nave Mare Jonio, della ong Mediterranea

La “nouvelle theologie” del prete moderno: “Il Vangelo è qui”: certo, ma altrove, in tutto il mondo, non c’è missione, non c’è annuncio, non c’è testimonianza (e i martiri cristiani in Sri Lanka …)?

Un tempo (non lontano!) I preti salivano sulle navi per andare in terre di missione a “salvare le anime” attraverso l’annuncio del Vangelo e il battesimo.
Oggi i preti salgono sulle navi che restano nel Mediterraneo e fanno da traghetti di migranti per “salvare i loro corpi” dal mare e tirare su, a bordo, i non credenti.

Dalla “salvezza dal male” alla “salvezza dal mare”, dal “tirare su le anime al cielo” a “tirare su i corpi a bordo” … Una bella metamorfosi della missione della Chiesa!

..ma liberaci dal mare…

 

(da un commento sui social)




Testo integrale della conferenza stampa di Papa Francesco durante il volo da Rabat, Marocco

Di seguito vi propongo il testo integrale della conferenza stampa di papa  Francesco durante il volo di ritorno da Rabat, capitale del Marocco. Ve la propongo nella mia traduzione del testo trascritto da Catholic News Agency.

Papa Francesco sul volo nella visita in Marocco marzo 2019 - Foto: Alan Holdren CNA

Papa Francesco sul volo nella visita in Marocco marzo 2019 – Foto: Alan Holdren CNA

 

Papa Francesco: Sono grato per la vostra compagnia, il viaggio, il vostro lavoro. E’ stata una sfida perché un giorno e mezzo e tante cose, giusto? E grazie per il vostro lavoro e ora sono al vostro servizio.

Alessandro Gisotti: Chiaramente, come sempre, come da tradizione, si parte dai media locali. Siham Toufiki, vuoi porre la domanda in inglese, come preferisci.

Siham Toufiki, MAP:  Chiederò in francese ….. Ci sono stati momenti molto potenti. Questa visita è stata eccezionale, storica per il popolo marocchino. Quali sono le conseguenze di questa visita per il futuro, per la pace nel mondo, per la convivenza nel dialogo tra le culture?

Papa Francesco: Dirò che ora ci sono i fiori, i frutti arriveranno più tardi, ma i fiori sono promettenti. Sono felice perché in questi due viaggi ho potuto parlare molto di ciò che c’è nel mio cuore: pace, unità, fraternità. Con fratelli e sorelle musulmani, abbiamo suggellato questa fraternità nel documento di Abu Dhabi, e qui in Marocco, con questo abbiamo visto tutti una libertà, un’accoglienza, tutti fratelli con tanto rispetto, e questo bel fiore della convivenza, un bel fiore che promette di dare frutti.  
 

Non dobbiamo arrenderci. E’ vero che ci saranno ancora difficoltà. Ci saranno molte difficoltà perché purtroppo ci sono gruppi fondamentalisti. Anche questo, vorrei dire chiaramente: in ogni religione ci sono sempre gruppi fondamentalisti, che non vogliono andare avanti e che vivono con amari ricordi di lotte passate e cercano più guerra e seminano anche paura; e abbiamo visto che è più bello seminare speranza. Seminare la speranza è tenersi per mano, sempre in avanti.

Abbiamo visto, anche nel dialogo con voi qui in Marocco, che servono ponti, e proviamo dolore quando vediamo persone che preferiscono costruire muri. Perché ci sentiamo tristi? Perché coloro che costruiscono muri finiranno per essere prigionieri dei muri che costruiscono. Coloro che costruiscono ponti, invece, andranno avanti. Costruire ponti, per me, è qualcosa che va quasi oltre l’umano perché richiede un grande sforzo.

Sono rimasto molto colpito da una frase del romanzo “Il ponte sulla Drina” di Ivo Andrić. Dice che il ponte è fatto da Dio con le ali degli angeli affinché gli uomini possano comunicare…..affinché gli uomini possano comunicare.  Il ponte è per la comunicazione umana. E questo è bellissimo e l’ho visto qui in Marocco. È bello. Invece di muri che sono contro la comunicazione – sono per l’isolamento e quelli che li costruiscono diventeranno prigionieri di quei muri. Quindi, un riassunto: i frutti non si vedono, ma vediamo tanti fiori che daranno frutto.  Andiamo avanti così.

Gisotti: Santo Padre Nicolas Seneze di La Croix le farà la sua domanda, forse Cristina Cabrejas può avvicinarsi per risparmiare tempo.

Nicolas Seneze, La Croix: Buonasera, Santo Padre.  Ieri il re del Marocco ha detto che proteggerà gli ebrei marocchini, e i cristiani di altri Paesi che vivono in Marocco. Questo fa sorgere la domanda: che dire dei musulmani che si convertono al cristianesimo? Volevo sapere se Lei è preoccupato per questi uomini e queste donne, che rischiano la prigione, o la morte in alcuni Paesi musulmani, come gli Emirati, che ha visitato. E anche una domanda un po’ subdola, che riguarda il cardinale Barbarin, nato a Rabat, che lei ha visitato per due giorni.

Papa Francesco:  E la domanda?

Seneze:  È un po’ complicato, lo so, ma questa settimana i consigli della diocesi di Lione hanno votato quasi all’unanimità che si trovi una soluzione duratura al suo pensionamento (congedo di assenza). A parte {inaudibile} del cardinale, volevo sapere se è possibile per lei, che è molto legato alla sinodalità della Chiesa, ascoltare questo appello di una diocesi che ha una situazione così difficile?  Grazie.

Papa Francesco: e la prima domanda qual’era?

Seneze:  I musulmani che si convertono al cristianesimo.

Papa Francesco: Posso dire che in Marocco c’è la libertà di culto, c’è la libertà religiosa, c’è la libertà di appartenere a un credo religioso. Poi, la libertà si sviluppa sempre, cresce. Pensate a noi cristiani 300 anni fa, se ci fosse questa libertà che abbiamo oggi. La fede cresce nella consapevolezza, nella capacità di comprendere se stessa. Un monaco tra voi, un francese, Vincenzo di Lérins, nel IX o VIII secolo [in realtà nel V secolo] ha coniato una bella espressione per spiegare come si può crescere nella fede, spiegare meglio le cose, crescere anche nella morale, ma anche rimanere fedeli alle proprie radici. Ha detto tre parole che segnano precisamente la via. Ha detto che la crescita nella spiegazione e nella comprensione della fede e della morale deve essere “annis scilicet consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate”, cioè deve essere rafforzata negli anni, allargata nel tempo, ma è la stessa fede, e sublimata negli anni.

Così, comprendiamo, ad esempio, che oggi nella Chiesa abbiamo rimosso la pena di morte dal Catechismo della Chiesa cattolica. Trecento anni fa, gli eretici sono stati bruciati vivi. Perché la Chiesa è cresciuta nella coscienza morale, nel rispetto della persona e nella libertà di culto. Anche noi dobbiamo continuare a crescere. Ci sono persone, cattoliche, che non accettano ciò che il Concilio Vaticano II ha detto sulla libertà di culto, la libertà di coscienza. Ci sono persone che non lo accettano. Cattolici. Anche noi abbiamo questo problema. Ma, anche i fratelli musulmani crescono in coscienza. In alcuni Paesi, non capiscono bene o non crescono come in altri.

In Marocco, c’è questa crescita. In questo quadro, c’è il problema della conversione, alcuni Paesi ancora non la vedono [in questo modo]. Non so se sia proibito, ma la pratica è proibita. Alcuni Paesi come il Marocco non fanno problemi – sono più aperti, più rispettosi, cercano un certo modo di procedere con discrezione. Altri Paesi con cui ho parlato dicono: “Non abbiamo problemi, ma noi preferiamo che facciano il battesimo fuori dal Paese e che ritornino cristiani”. Ma, ci sono modi per progredire nella libertà di religione e nella libertà di culto.

Ma c’è un’altra cosa che mi sta preoccupando: la regressione di noi cristiani quando ci togliamo la libertà di coscienza. Pensate ai medici cristiani e alle istituzioni ospedaliere che non hanno il diritto all’obiezione di coscienza, per esempio, per l’eutanasia. Come? La Chiesa è andata avanti e voi paesi cristiani tornate indietro? Pensate a questo perché è una verità. Oggi, noi cristiani abbiamo il pericolo che alcuni governi ci tolgano la libertà di coscienza, che è il primo passo verso la libertà di culto. La risposta non è facile. Ma, non accusiamo i musulmani. Accusiamoci anche in quei Paesi dove questo accade. È un peccato.

Poi, sul cardinale Barbarin. Lui, uomo di Chiesa, ha presentato le sue dimissioni, ma moralmente non posso accettarle perché giuridicamente, ma anche nella classica giurisprudenza globale, c’è una presunzione di innocenza durante il tempo in cui la causa è aperta. Ha fatto appello e la causa è ancora aperta. Poi, quando il secondo tribunale emetterà il suo verdetto, vedremo cosa succede. Ma, egli deve sempre avere la presunzione di innocenza. Questo è importante perché va contro la superficiale condanna dei media. Cosa dice la giurisprudenza globale? “Ha fatto questo”. Ma guarda, cosa dice il giudice, cosa dice la giurisprudenza globale?  Che se un caso è aperto, c’è la presunzione di innocenza. Forse non è innocente, ma c’è la presunzione.

Molte volte….. Una volta ho parlato di questo problema riferendomi alla Spagna, di come la condanna mediatica abbia rovinato la vita di alcuni sacerdoti che sono stati poi giudicati innocenti. Prima di fare una condanna mediatica, pensaci due volte. Non so se ho risposto. E, [Barbarin] ha preferito, onestamente….. “Mi ritirerò, prenderò un congedo volontario e lascerò che il vicario generale gestisca la diocesi fino al momento in cui il tribunale prenderà una decisione definitiva”. Capito?  Grazie.

Gisotti: Ok, chiedo a tutti voi la brevità e una sola domanda per rispettare tutti i gruppi linguistici. C’è Cristina Cabrejas dell’EFE che le pone la sua domanda, mentre Michael Schram dell’ARD se è in grado di prepararsi. Per favore, Cristina.

Cristina Cabrejas, EFE: Buonasera, papa Francesco. Farò la domanda in italiano. Nel discorso di ieri alle autorità, lei ha detto che il fenomeno migratorio non si risolve con barriere fisiche, ma qui in Marocco, la Spagna ha costruito due barriere con lame affilate che tagliano chi volesse superarle. Lei ha incontrato alcuni di loro in alcuni incontri e il presidente Trump in questi giorni ha detto di voler chiudere completamente le frontiere e sospendere gli aiuti a tre Paesi centroamericani.

Papa Francesco: Prima di tutto, quello che ho detto poco fa, i costruttori di muri, siano essi fatti di filo spinato che taglia con coltelli o mattoni, diventeranno prigionieri dei muri che fanno. In primo luogo. La storia lo dimostrerà.  
 
In secondo luogo, Jordi Evole, quando mi ha intervistato, mi ha mostrato un pezzo di quel filo con i coltelli. Ve lo dico sinceramente, mi ha commosso. Poi, quando se n’è andato, ho pianto. Ho pianto perché tanta crudeltà non entra nel mio cuore e nella mia testa. Guardare le persone affogare nel Mediterraneo non mi entra nel cuore e la mia testa, bloccare i porti non entra. Non è così che si risolve il grave problema dell’immigrazione.  Capisco, un governo con questo problema abbia una “patata bollente” che deve essere risolta in un altro modo.

Quando ho visto quel filo, con i coltelli, mi è sembrato di non poterci credere. Poi, una volta che ho avuto la possibilità di vedere un video della prigione dei rifugiati che ritornano, che vengono rispediti indietro. Carceri non ufficiali, prigioni tra tanti trafficanti. Se vuoi, posso mandarti [il video]. Ma creano sofferenza, creano sofferenza. Lì vendono donne e bambini, gli uomini rimangono. E le torture che si vedono filmate lì sono incredibili. Era un film fatto in segreto, con servizi [segreti]. Qui non li faccio entrare: è giusto perché non ho posto, ma ci sono altri paesi, c’è l’umanità dell’Unione europea. Dobbiamo parlare dell’intera Unione europea.  Non li lascio entrare, né li faccio annegare, né li mando via sapendo che così tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno donne e bambini, uccideranno o tortureranno per schiavizzare gli uomini. Questo video è a vostra disposizione.

Una volta ho parlato con un politico, un uomo che rispetto e di cui dirò il nome: Alexis Tsipras. E parlando di questo e degli accordi di non far entrare [i migranti], mi ha spiegato le difficoltà, ma alla fine mi ha parlato con il cuore e mi ha detto questa frase: “i diritti umani vengono prima degli accordi”. Questa frase merita il Premio Nobel.

 

Gisotti: Qui, la domanda è ora affrontata da Michael Schramm dell’ARD tedesca, e Cristiana Caricato si prepari, grazie.  
 
Michael Schramm, ARD Roma: Sua Santità, devo scusarmi, il mio italiano non è buono. Mi dispiace.  La mia domanda: Lei ha lottato o ha combattuto per molti anni per proteggere e aiutare i migranti, come ha fatto negli ultimi giorni in Marocco. La politica europea va esattamente nella direzione opposta.  L’Europa diventa come una sbarra contro i migranti. Questa politica riflette l’opinione degli elettori. La maggioranza di questi elettori sono cattolici cristiani. Cosa ne pensa di questa triste situazione?

Papa Francesco:  Vedo che molte persone di buona volontà, non solo cattolici, ma anche brave persone, di buona volontà, sono un po’ prese dalla paura che è il solito sermone del populismo: la paura. Seminare la paura e poi prendere decisioni. La paura è l’inizio delle dittature. Andiamo al secolo scorso, alla caduta dell’impero di Weimar [Repubblica]. Lo ripeto spesso.  La Germania aveva bisogno di una [via] di uscita e, con promesse e paure, Hitler andò avanti. Conosciamo il risultato. Impariamo dalla storia, questo non è nuovo: seminare la paura è fare un raccolto di crudeltà, chiusure e persino sterilità. Pensate all’inverno demografico dell’Europa. Anche noi che viviamo in Italia: sotto zero. Pensate alla mancanza di memoria storica:  L’Europa è stata fatta di migrazioni e questa è la sua ricchezza. Pensiamo alla generosità di tanti paesi, che oggi bussano alle porte dell’Europa, con i migranti europei dall’84 in poi, i due periodi del dopoguerra, in massa, Nord America, Centro America, Sud America. Mio padre ci è andato nel dopoguerra, in segno di benvenuto. Anche l’Europa potrebbe avere un po’ di gratitudine, è vero, vero. Per essere benevolo  dirò due cose. E’ vero che il primo lavoro che dovremmo fare è cercare di garantire che le persone che emigrano per la guerra o per la fame non abbiano questa necessità.  Ma se l’Europa, così generosa, vende armi allo Yemen [usate] per uccidere i bambini, come può essere coerente? Dico: questo è un esempio, ma l’Europa vende armi. Poi c’è il problema della fame, della sete. L’Europa, se vuole essere la madre Europa e non la nonna Europa, deve investire, deve cercare intelligentemente di aiutare a sollevare [la gente] con l’istruzione, con gli investimenti, (questo non è mio, lo ha detto la Cancelliera Merkel). E’ qualcosa che porta avanti abbastanza bene.

Prevenire l’immigrazione non con la forza, ma con la generosità, gli investimenti nell’istruzione, gli investimenti economici, ecc. Questo è molto importante.  Secondo punto: come agire. E’ vero che un paese non può ricevere tutti, ma c’è tutta l’Europa a cui distribuire i migranti, c’è tutta l’Europa. Perché l’ospitalità deve essere di cuore aperto, poi accompagnare, promuovere e integrare. Se un paese non può integrare [i migranti] deve pensare subito a parlare con gli altri paesi: quanto si può integrare per dare una vita dignitosa alla gente.

Un altro esempio che ho vissuto nella mia carne ai tempi delle dittature, l’operazione Condor a Buenos Aires, America Latina, Argentina, Cile e Uruguay. E’ stata la Svezia ad accogliere la gente, con una generosità impressionante.

Impararono subito la lingua a spese dello Stato, trovarono un lavoro, una casa. Ora la Svizzera (forse intendeva la Svezia, ndr) si sente un po’ in difficoltà a integrare [i migranti], ma lo dice e chiede aiuto.

Quando sono stato a Lund l’anno scorso, o l’altro anno, non ricordo, il primo ministro mi ha accolto, ma nella cerimonia d’addio è stato un ministro, un giovane ministro, credo nell’istruzione. Era un po’ bruna, perché è figlia di uno svedese e di una migrante africana. Così è come un paese che ho citato come esempio, la Svezia, integra [i migranti]. Ma questo richiede generosità, il desiderio di andare avanti. Con la paura non andremo avanti, con i muri rimarremo chiusi in questi muri.  Faccio un sermone, mi dispiace.



Gisotti: C’è ora la domanda di Cristiana Caricato di TV2000 e vedremo se possiamo fare l’ultima domanda.

Cristiana Caricato, TV2000: Santo Padre, lei ha appena notato le paure e il rischio di dittature che queste paure possono generare. Proprio oggi, un ministro italiano, riferendosi alla conferenza di Verona, ha detto che più che la famiglia, bisogna avere paura dell’Islam. Lei dice qualcos’altro da anni ormai. Secondo lei, siamo a rischio di dittatura nel nostro Paese? Secondo lei, è il risultato di un pregiudizio, di non sapere, cosa ne pensa? E poi una curiosità: spesso lei denuncia l’azione del diavolo, lo ha fatto anche al recente [Vertice vaticano sugli abusi]. Mi sembra che nell’ultimo periodo sia molto attivo, il diavolo si è dato molto da fare ultimamente, anche nella Chiesa. A suo parere, cosa bisogna fare per contrastarlo, soprattutto per quanto riguarda gli scandali di pedofilia? Le leggi sono sufficienti? Perché il diavolo è così attivo in questo momento?

Papa Francesco: Molto bene. Grazie per la domanda.  Ha detto un giornale, dopo il mio discorso alla fine del vertice dei presidenti [delle conferenze episcopali]: Il papa è stato subdolo. Prima ha detto che la pedofilia è un problema globale, poi ha detto qualcosa sulla Chiesa, alla fine si è lavato le mani e ha incolpato il diavolo. Un po’ semplicistico, no? Questo discorso è chiaro. Un filosofo francese, negli anni ’70, aveva fatto una distinzione che mi ha dato molta luce. Si chiamava [registrazione poco chiara]. Mi ha dato una luce ermeneutica. Ha detto: per capire una situazione bisogna dare tutte le spiegazioni e poi cercare i significati. Cosa significa socialmente? Cosa significa personalmente o religiosamente?

Cerco di darvi tutte le spiegazioni e anche i limiti delle spiegazioni. Ma c’è un punto che non può essere compreso senza il mistero del male. Pensate a questo: la pornografia infantile virtuale. Ci sono stati due importanti incontri [su questo tema], uno a Roma e l’altro ad Abu Dhabi. Mi chiedo: perché è diventata una cosa quotidiana? Perché, sto parlando di statistiche serie, come avviene se volessi vedere abusi sessuali su minori, in diretta, ci si può connettere con la pedopornografia virtuale, lo fanno. Guarda, non sto dicendo bugie. È nelle statistiche. Mi chiedo: I responsabili dell’ordine pubblico non possono fare nulla?  Noi della Chiesa faremo di tutto per porre fine con questa piaga, faremo tutto. E in quel discorso ho dato misure concrete. E lo erano già, prima del vertice, quando i presidenti della conferenza mi hanno dato quella lista che ho dato a tutti voi [Si riferisce ai 21 ‘punti di riflessione’]. Ma gli autori di questo sporco sono innocenti? E quelli che guadagnano da questo? A Buenos Aires, con due parlamentari della città, non del governo nazionale, abbiamo fatto un ordine, non è una legge, ma una disposizione non vincolante per gli alberghi di lusso, dove si diceva “messo in reception: in questo hotel non è consentito il divertimento (rapporti) con i minori”. Nessuno voleva metterlo. “No, ma sai, non si può, sembra che siamo sporchi, non lo permettiamo, ma senza il cartello”. Un governo, per esempio, non è in grado di identificare dove si svolge il video di questo abuso, dove vengono fatte queste cose con i bambini?  Tutti filmati in diretta. Questo per dire che il flagello globale è grande, ma anche per dire che questo non si capisce senza lo spirito del male. È un problema concreto. Dobbiamo risolverlo concretamente, ma dire che è lo spirito del male.

E per risolvere questo ci sono due pubblicazioni che consiglio: una è un articolo di Gianni Valente su Vatican Insider dove parla dei donatisti. Il pericolo che la Chiesa oggi rischia di diventare donatista facendo tutto [con] i provvedimenti umani, il che deve essere fatto, ma solo questi, dimenticando le altre dimensioni: la preghiera, la penitenza, l’accusa di sé, che non siamo abituati a fare.  Entrambi! Perché superare lo spirito del male non è “lavarsi le mani”, dicendo “lo fa il diavolo”, no. Anche noi dobbiamo lottare con il diavolo, così come dobbiamo lottare con le cose umane.

L’altra pubblicazione è quella che hanno fatto…..tu, La Civilta Cattolica. Ho scritto un libro nel 1987, “Le lettere di tribolazione”, erano lettere dei padri generali gesuiti di allora, quando la società era sul punto di essere sciolta, e ho scritto un prologo. E queste persone hanno studiato questo e hanno trovato uno studio sulle lettere che avevo scritto all’episcopato cileno e al popolo cileno, su come agire in questo, le due parti, la parte umana, la parte scientifica per andare avanti e contro, anche la parte legale, e poi la parte spirituale.

La stessa cosa che ho fatto con i vescovi degli Stati Uniti, perché le proposte erano troppo [basate sulla] organizzazione, metodologie, un po’ senza senso, ma avevano trascurato questa seconda dimensione spirituale, con i laici, con tutti.

Voglio dirvi che la Chiesa non è una chiesa congregazionalista, è una Chiesa cattolica dove il vescovo prende in mano questo come un pastore, “il Papa deve prendere in mano questo”, ma come lo prende in mano? Con misure disciplinari, con la preghiera, la penitenza, l’accusa di sé. In quella lettera che ho scritto loro prima che iniziassero i loro esercizi spirituali, c’era anche questa dimensione ben spiegata. Vi sarei grato se studiaste entrambe le cose: la parte umana e anche la parte della lotta spirituale.


Gisotti: No, abbiamo davvero superato il tempo, mi dispiace, ma è una conferenza stampa che è diventata più lunga di quello…..

Caricato:  La questione è se anche in Italia siamo a rischio di dittatura.

Papa Francesco: Davvero, non capisco la politica italiana. Non capisco. Ieri passavo [sull’aereo] vicino Franca [Giansoldati]. Avevo letto sull’Espresso di questo Family Day (credo si riferisca al World Congress of Families di Verona, ndr). Ho detto [a Giansoldati] non l’hai scritto tu? Cosa ne pensi del Family Day? Non so cos’è, in realtà so che è uno dei tanti giorni che [gli italiani] hanno. So anche, le ho detto, che ho letto la lettera inviata dal cardinale Parolin e sono d’accordo. Una lettera pastorale, educata, dal cuore di un pastore. Ma non chiedetemi della politica italiana, non capisco.

 

Gisotti: Mi dispiace, come ti ho detto, siamo davvero, assolutamente, assolutamente, fuori tempo. C’è solo un minuto per una piccola sorpresa per due colleghi che ieri hanno avuto i compleanni:  Phil Pulella e Gerry O’Connell, due grandi colleghi e questo è un piccolo regalo della comunità dei vostri colleghi e di tutti noi.

 

Fonte: Catholic News Agency




Belgio: quando l’accoglienza deve fare i conti con il terrorismo

Nella foto: il centro della città di Liegi. (Fonte dell'immagine: iStock, via Gatestone)

Nella foto: il centro della città di Liegi Belgio). (Fonte dell’immagine: iStock, via Gatestone)

 

di Judith Bergman

 

Il Belgio, nel suo benevolo benvenuto ai nuovi arrivati dal Medio Oriente, sta affrontando una persistente minaccia terroristica e “un’ondata di jihadismo”, secondo un nuovo rapporto pubblicato il 30 novembre dai servizi di intelligence belgi, la cui attività è svolta dalla Sûreté de l’État (VSSE). Il motivo principale di queste recenti acquisizioni, osserva il report, è la continua radicalizzazione islamica dei detenuti nelle carceri belghe e il rischio che i detenuti condannati per terrorismo siano coinvolti in atti terroristici una volta tornati in libertà dopo aver scontato la pena.

“Nei prossimi anni,” afferma il report, “la VSSE sarà portata a prestare particolare attenzione al monitoraggio dei detenuti condannati per atti di terrorismo [dopo che sono] tornati in libertà”. Gli autori del rapporto non rivelano quanti reclusi radicalizzati siano presenti nelle carceri belghe; solo nel settembre del 2018, c’erano 130 detenuti per atti di terrorismo o “in custodia cautelare per reati connessi al terrorismo”.

“Tenendo conto della persistente tendenza a recidivare tra gli ex detenuti per terrorismo, per non parlare dei comuni criminali radicalizzati, il Belgio continuerà ad affrontare una minaccia terroristica latente per molto tempo ancora”, il documento accenna all’argomento.

I servizi di intelligence belgi non sembrano considerare l’Islam un fattore chiave del terrorismo islamico. Il report attribuisce altre motivazioni allo sviluppo del terrorismo islamico internazionale, quali: “…discriminazione reale o percepita, instabilità politica, misere condizioni economiche, disoccupazione, livello di sviluppo”.

Benjamin Herman, ad esempio, era un criminale convertitosi all’Islam in carcere. Nonostante egli fosse schedato dalla Sicurezza di Stato come sospetto radicalizzato, lo scorso maggio, a Liegi, uscito dalla prigione grazie a un permesso premio di 48 ore, ha ucciso tre persone, di cui due poliziotte. Ha risparmiato una donna, a quanto pare perché era musulmana. Ha inoltre colpito e ferito altri quattro agenti di polizia al grido di “Allahu Akbar”. Il ministro dell’Interno Jan Jambon ha dichiarato all’epoca:

“Ci sono segnali che ci permettono di parlare di radicalizzazione in carcere. Ma può anche essere dovuto al fatto che non aveva più prospettive nella nostra società, il che spiega l’omicidio da lui commesso la sera prima”.

Nel 2017, un rapporto confidenziale trapelato rilevò che c’erano 51 organizzazioni a Molenbeek – un quartiere di Bruxelles che è stato definito la “capitale jihadista d’Europa“, dove è stata registrata la presenza di numerosi jihadisti, compresi alcuni coinvolti negli attentati di Parigi del 2015.

La stessa Bruxelles è stata teatro di un attacco nel marzo del 2016, quanto i terroristi musulmani uccisero 31 persone, ferendone circa 300 negli attentati all’aeroporto di Bruxelles e nella stazione della metropolitana di Maalbeek.

Inoltre, in Belgio, è attualmente in corso un processo di islamizzazione.

Un altro ambito in cui la radicalizzazione è crescente, secondo un ulteriore documento confidenziale dei servizi segreti trapelato a maggio ai media, è quello delle moschee dove viene predicato il jihad. Alcune di esse, come la Grande Moschea di Bruxelles finanziata dai sauditi, sembrano formare imam per promuovere il jihad armato, l’odio verso gli ebrei e pare che perseguitino i membri della comunità LGBT. Il report osserva che i testi islamici diffusi in queste moschee invocano la possibilità che i gay vengano lapidati o defenestrati e definiscono gli ebrei “corrotti, malvagi e traditori”. Gli scritti in questione, continua il report, “si ispirano principalmente al diritto islamico classico del Medioevo” ed esortano alla guerra contro tutti coloro che non seguono l’Islam sunnita. “Il principio più importante del jihad”, si legge in un manuale didattico, “è combattere i miscredenti e gli aggressori. (…) Il jihad armato diventa un dovere individuale per ogni musulmano”.

Tali manuali, osserva il report, sono ampiamente disponibili “grazie ai mezzi finanziari e tecnologici illimitati dell’apparato di proselitismo dell’Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo”. I manuali, sia in formato cartaceo sia online, aggiunge il documento, sono stati rinvenuti non solo in Belgio, ma anche nei paesi limitrofi.

Un altro modo in cui l’islamizzazione si sta diffondendo è la rimozione delle tradizioni cristiane, per paura di “offendere la sensibilità”. A Bruges, gli organizzatori del mercatino di Natale hanno cambiato il suo nome in “Mercato invernale” per “non offendere gli altri credi religiosi”, spiega il quotidiano belga HLN.

Le luminarie natalizie diventano ora “illuminazioni invernali”. Secondo Pieter Vanderyse, l’organizzatore del mercatino invernale di Bruges, “se utilizziamo la parola Natale, essa sarà associata a una religione, allora vogliamo essere più neutrali. Non sappiamo dove sia il problema, il nome è stato cambiato da due anni”.

Sempre secondo HLN, altre città belghe come Bruxelles, Anversa, Gand e Hasselt hanno cambiato il nome dei mercatini natalizi chiamandoli “mercati invernali, “terre invernali” o “divertimenti invernali”.

Si potrebbe tuttavia ipotizzare che oltre a temere di “offendere la sensibilità”, gli organizzatori abbiano anche paura del jihad. I mercatini natalizi in Europa sono diventati ripetuti bersagli del terrorismo islamista. Nel 2016, un terrorista, Anis Amri, uccise 12 persone in una mercatino di Natale a Berlino dopo aver promesso fedeltà all’Isis. Più di recente, il 2 dicembre 2018, un uomo armato di accetta e al grido di “Allahu Akbar” [“Allah è il più Grande!”] ha minacciato alcune persone in un mercatino natalizio nella città tedesca di Witzenhausen.

Il crescente desiderio di accontentare i nuovi arrivati dal Medio Oriente non è limitato alle attività commerciali come i mercatini di Natale. Anche la Chiesa cattolica è intervenuta. A Liegi, al funerale delle due poliziotte uccise da Benjamin Herman, il vescovo di Liegi, Jean-Pierre Delville, apparentemente inesperto dei principi dell’Islam, ha detto:

“Sappiamo che, se l’Islam è stato invocato come motivazione per uccidere, è perché è stato manipolato e tenuto in ostaggio da terroristi e gente violenta. Dobbiamo quindi contribuire a liberare l’Islam da queste interpretazioni manipolative e perverse, promuovendo continuamente il dialogo e l’amicizia”.

Il Belgio ha il suo partito islamico, chiamato ISLAM (Integrité, Solidarité, Liberté, Authenticité, Moralité), che ha come obiettivo la creazione di uno Stato islamico, tra cui la separazione tra uomini e donne sui bus. Nelle elezioni comunali del 2012, il partito ottenne due seggi, uno dei quali a Molenbeek. Nelle elezioni comunali del 2018, il partito perse il suo seggio a Molenbeek, ottenendo meno del 2 per cento dei voti, quindi forse l’interesse verso tale partito è in calo.

Il Belgio ha inoltre assistito alla crescita di un antisemitismo forse ampiamente importato. Il rabbino capo di Bruxelles non indossa in pubblico la kippah dal 2001, anno in cui fu attaccato da un gruppo di giovani arabi. Quando un’emittente pubblica belga chiese di riprendere il rabbino capo e altri membri della comunità ebraica mentre camminavano per strada portando la kippah sul capo, essi non accettarono affermando che temevano per la loro incolumità. Nel 2014, un terrorista musulmano uccise quattro persone al museo ebraico di Bruxelles.

La metà di tutti gli adolescenti musulmani in Belgio nutre idee antisemite, secondo uno studio del 2013 condotto dal governo fiammingo tra quasi 4mila studenti delle scuole superiori di Anversa e Gand. Tra i musulmani, il 50,9 per cento degli intervistati è d’accordo con l’affermazione che “gli ebrei fomentano la guerra e incolpano gli altri di questo”, rispetto al 7,1 per cento tra i non musulmani. L’asserzione “gli ebrei cercano di controllare tutto” ha ottenuto il 45,1 per cento dei consensi tra i musulmani, rispetto al 10,8 per cento di gradimento tra i non musulmani. Circa il 35 per cento dei musulmani concorda con l’affermazione che “gli ebrei hanno troppa influenza in Belgio”, rispetto all’11,8 per cento dei non musulmani.

Secondo il principale organo di vigilanza contro l’antisemitismo in Belgio, la Lega belga contro l’antisemitismo (Lbca), gli ebrei belgi vivono “in una fase permanente di assedio”.

“I presidi militari nelle strade davanti ai siti ebraici sono alquanto rassicuranti”, ha dichiarato nel maggio del 2018 il presidente della Lbca, Joël Rubinfeld. Negli “ultimi due o tre anni”, egli ha detto, la sua organizzazione si è occupata di una dozzina di casi di studenti ebrei vittime di bullismo antisemita, nonché di una tendenza più ampia da parte dei genitori ebrei che non vogliono rischiare di mandare i propri figli nelle scuole pubbliche.

“Questo è ciò che si chiama una doppia punizione: da un lato, sono vittime di questi atti antisemiti, di bullismo o anche a volte di violenza fisica, e dall’altro, sono loro, e non gli aggressori, a dover lasciare la scuola”.

Rubinfeld ha inoltre affermato che non è facile far comprendere ai politici belgi che il paese ha un serio problema con l’antisemitismo. “Già nel 2008-2009, dicevo loro: ‘Se non lo fate per i miei figli fatelo per i vostri'”. E ha aggiunto che è difficile convincere gli esponenti politici belgi che il paese ha un grosso problema.

È possibile che il Belgio ne abbia qualcuno?

 

 

Judith Bergman è avvocato, editorialista e analista politica. È Distinguished Senior Fellow presso il Gatestone Institute.

 

Fonte: Gatestone Institute




MIGRAZIONI: I PROBLEMI SONO COMPLESSI E DELICATI, OCCORRE SOLIDARIETA’ E REALISMO

Foto: Mar Mediterraneo, aprile 2011 - Oltre 100 immigrati tunisini attraversano lo Stretto di Sicilia verso Lampedusa.

foto: Mar Mediterraneo, aprile 2011 – Oltre 100 immigrati tunisini attraversano lo Stretto di Sicilia verso Lampedusa.

Ieri il problema dei migranti americani ha raggiunto il suo apice in seguito alla pubblicazione di stralci di un’intervista che papa Francesco ha concesso alla Reuters. Su questo ne abbiamo dato conto ieri (qui).

Bisogna precisare che la politica di “tolleranza zero” è stata attuata nel passato in maniera bipartisan. L’ha utilizzata l’amministrazione Bush, facendo delle eccezioni sia per i bambini non accompagnati sia per le famiglie con figli, l’ha utilizzata anche l’amministrazione Obama non facendo applicare sistematicamente la legge per le famiglie con bambini.

Il risvolto di tali eccezioni è stato però che i bambini in più di un caso venivano utilizzati dai migranti clandestini come un escamotage per poter rimanere negli Stati Uniti, senza incorrere in procedimenti penali. Infatti, una volta che il migrante veniva fermato dalla polizia frontaliera veniva inviato a un giudice per l’immigrazione, il quale doveva decidere se respingerlo o meno. Nell’attesa dell’udienza, il migrante veniva fermato nei centri di detenzione per immigrati, oppure – per mancanza di risorse o per la mancanza di limiti legali sulla durata del trattenimento di alcuni tipi di immigrati – dopo una certa data, veniva rilasciato.

Nel maggio 2018, il Procuratore Generale Jeff Sessions ha annunciato una politica di “tolleranza zero” che ha cercato di perseguire penalmente il 100% degli immigrati che fossero stati catturati mentre attraversavano il confine illegalmente. Ciò ha significato il carcere, nel quale, sulla base delle leggi esistenti, un bambino non poteva essere trattenuto. Di qui, la separazione dei bambini dai loro genitori.

Nella faccenda ha giocato un ruolo fondamentale anche l’acceso contrasto tra Trump e i democratici, ognuno sulla questione ha cercato di mettere in cattiva luce l’altro, che ha fatto dimenticare il dramma reale che si stava generando.

Tale politica è stata criticata dalla Conferenza Episcopale Statunitense, alla quale si è associato il papa.

Ieri Trump ha firmato un ordine esecutivo che ripristina l’eccezione come nelle precedenti amministrazioni, ristabilendo il ricongiungimento. Rimane il problema della tenuta del provvedimento con le leggi esistenti sulla immigrazione clandestina. Per questo Trump afferma che per cambiare le leggi vigenti ha bisogno dei voti anche dei democratici.

Questo il significato del trambusto di ieri.

Per quanto non si conosca il testo integrale dell’intervista rilasciata a Reuters dal Papa, quello che però ha colpito sono state le dure parole da lui usate, in particolare quando ha parlato di populismo.

Infatti, papa Francesco ha detto: “Non è facile, ma i populismi non sono la soluzione”.

Proprio perché ha parlato di populismo, il papa non si è rivolto esclusivamente a Trump, ma ha fatto riferimento anche al nuovo governo italiano. In particolare, quando ha ripreso proprio l’ultimo episodio che ci ha riguardati, quello della Aquarius.

Papa Francesco, rispondendo a una domanda sulle decisioni assunte dal governo e dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha detto: “Credo che non si debba respingere la gente che arriva, si devono ricevere, aiutare e sistemare, accompagnare e poi vedere dove metterli, ma in tutta l’Europa”.

E qui, ovviamente, sono sorte anche delle polemiche italiane in quanto il problema della migrazione clandestina è vissuto e sentito profondamente anche da noi. E’ un problema che si è notevolmente acuito proprio negli ultimi anni.

Trattandosi di una questione complessa, di non facile soluzione, che presenta molteplici opzioni risolutive, non tutte praticabili, ma che ha comunque delle pesanti ricadute sulla sicurezza, sulla vivibilità e tenuta del tessuto sociale, è lecito dissentire da quanto affermato dal Santo Pontefice.

Infatti, alcuni non si riconoscono e non condividono affatto alcuni concetti o analisi fatte dal Pontefice, come ad esempio le seguenti: “i populisti ‘stanno creando una psicosi’ sulla questione dell’immigrazione, e che società che invecchiano, come quella europea, rischiano invece ‘un inverno demografico grande’, e hanno dunque bisogno degli immigrati. Senza immigrazione, ha aggiunto, l’Europa ‘diverrà vuota’”.

Molti, non riconoscendosi con i pensieri su esposti, ribattono dicendo che rimangono fermi alcuni punti che possiamo sintetizzare:

  1. le nazioni hanno il diritto alla sicurezza;
  2. le famiglie hanno il diritto di migrare per sicurezza, libertà o opportunità economiche;
  3. bisogna distinguere i rifugiati dai migranti economici. I primi da accogliere in ogni caso, i secondi da gestire secondo necessità e circostanze;
  4. i paesi sono obbligati ad accogliere i migranti, senza però compromettere il benessere, inteso in senso lato, cioè comprensivo anche della identità culturale e religiosa, dei loro cittadini;
  5. la famiglia è sacra, è antecedente allo Stato, e va mantenuta nella sua unità per quanto possibile;
  6. le nazioni ricche e stabili hanno il dovere morale di assistere i paesi instabili e poveri, possibilmente migliorando le situazioni interne ai paesi stessi, onde evitare che si creino le condizioni che portano poi ai fenomeni migratori.

Da questi principi, e visto che risulta impossibile che una intera popolazione di un continente come quello africano, ma anche una sua minima parte, possa spostarsi nei paesi europei, senza mettere a repentaglio la sicurezza dei paesi riceventi, risulta chiaro che non ha senso agitare lo spauracchio del “populismo”. I problemi infatti sono già oggi concreti e pesanti, e possono aggravarsi senza alcun preavviso nel caso non si ponesse prudentemente un freno.

Per un capo di stato che abbia la responsabilità della sicurezza e la stabilità del proprio paese, tenuto conto della complessità e dei risvolti dei fenomeni migratori, le parole del papa – “Credo che non si debba respingere la gente che arriva, si devono ricevere, aiutare e sistemare, accompagnare e poi vedere dove metterli, ma in tutta l’Europa” – non risultano del tutto scontate.

Risultano infine molto discutibili, e da molti non accettate, anzi rifiutate, le considerazioni riguardanti la soluzione all’invecchiamento delle popolazioni europee, il cosiddetto “inverno demografico”, che, secondo il Pontefice, potrà essere identificata nella immigrazione (incontrollata). Non è questa la soluzione, perché la genesi dell’inverno demografico è altra, ed altra, dunque, dovrebbe essere la cura. Ma questo è un altro capitolo.

di Sabino Paciolla   




PAPA FRANCESCO CRITICA TRUMP: “I POPULISMI NON SONO LA SOLUZIONE

Riprendo stralci dell’intervista che Papa Francesco ha concesso alla Reuters nella serata di domenica scorsa.

Foto: Papa Francesco e presidente Donald Trump

Foto: Papa Francesco e presidente Donald Trump

MIGRAZIONI

Papa Francesco critica l’amministrazione Trump per la decisione di separare le famiglie di migranti al confine col Messico e spiega che il populismo non è la risposta ai problemi globali dell’immigrazione.

In base alla nuova politica sull’immigrazione del presidente Donald Trump, le autorità Usa puntano a perseguire penalmente tutti i migranti colti ad attraversare illegalmente la frontiera col Messico, detenendo gli adulti in prigione mentre i loro figli vengono trattenuti in strutture protette.

Il Papa ha detto che condivide le dichiarazioni di vescovi cattolici statunitensi che hanno definito la separazione dei bambini dai loro genitori “contraria ai nostri valori” e “immorale”.

“Non è facile, ma i populismi non sono la soluzione”, ha detto Francesco durante l’intervista realizzata domenica scorsa, la prima da circa un anno.

“Io mi schiero con l’Episcopato (statunitense, ndr)”, ha detto il Papa.

“Sia chiaro che in queste cose rispetto (la posizione della) Conferenza episcopale”.

Il presidente ha difeso con forza le azioni della sua amministrazione e ha attribuito la colpa delle separazioni familiari ai Democratici.


“I democratici sono il problema”, ha detto Trump su Twitter martedì.  “Non si preoccupano della criminalità e vogliono gli immigrati clandestini”. (Trump dice che per cambiare la legge, fatta dai democratici, ha bisogno dei voti dei democratici, ndr).

Il Pontefice ha aggiunto che i populisti “stanno creando una psicosi” sulla questione dell’immigrazione, e che società che invecchiano, come quella europea, rischiano invece “un inverno demografico grande”, e hanno dunque bisogno degli immigrati.

Senza immigrazione, ha aggiunto, l’Europa “diverrà vuota”.

LA VICENDA DELL’AQUARIUS

Il Papa ha parlato anche della vicenda dell’Aquarius, la nave gestita da due associazioni umanitarie costretta a sbarcare in Spagna i 629 migranti che aveva raccolto in mare perché il governo italiano ha negato l’accesso ai porti.

“Credo che non si debba respingere la gente che arriva, si devono ricevere, aiutare e sistemare, accompagnare e poi vedere dove metterli, ma in tutta l’Europa”, ha detto il Papa, rispondendo a una domanda sulle decisioni assunte dal governo e dal ministro dell’Interno Matteo Salvini

IL FUTURO DELLA CHIESA E’ “SULLA STRADA”

Papa Francesco ha promosso un’interpretazione liberale della dottrina cattolica, (…).

Il Pontefice deve anche fare fronte all’opposizione interna del clero conservatore che si oppone alle sue interpretazioni liberali, soprattutto sulla sessualità e sul divorzio. Ma Francesco dice che prega per i conservatori che talvolta dicono “cose brutte” sul suo conto.

LETTERA SUI DUBIA

Francesco ha detto di aver sentito parlare della lettera dei (quattro, ndr) cardinali che lo criticava “dai giornali… un modo di fare le cose che è, diciamo, non ecclesiale, ma tutti sbagliamo”.

SACERDOZIO FEMMINILE

Francesco ha però escluso il sacerdozio femminile: “Giovanni Paolo II è stato chiaro e ha chiuso la porta e io non torno su questo. Era una cosa seria, non una cosa capricciosa”.

SULLE POTENZIALI DIMISSIONI

Il Papa ha detto di essere in buona salute, nonostante il dolore alle gambe legato alla condizione della schiena. Ha ribadito che magari prima o poi potrebbe dimettersi per ragioni di salute come il suo predecessore Benedetto XVI nel 2013, ma ha aggiunto”: “In questo momento, non ce l’ho neanche in mente”.

CLIMA

Papa Francesco ha anche detto che la decisione di Trump di rescindere l’accordo di Parigi per frenare il cambiamento climatico gli ha causato “un po’ di dolore perché è in gioco il futuro dell’umanità”. Il papa ha detto che spera che Trump ripensi la sua posizione.

ACCORDO CINA-VATICANO

Rifiutando la critica di correre il rischio di svendere i cattolici cinesi fedeli al Vaticano, Francesco ha detto che i colloqui per risolvere la disputa sulla nomina dei vescovi in Cina – un ostacolo alla ripresa dei legami diplomatici – sono “a buon punto”.

“Il dialogo è un rischio, ma io preferisco il rischio piuttosto che la sconfitta certa che viene dall’assenza di dialogo”, ha detto.

“Per quanto riguarda la tempistica, alcuni dicono che è ‘il tempo cinese’. Dico che è il tempo di Dio.  Andiamo avanti serenamente”.

Tra i più forti critici dell’accordo vi è il card. emerito di Hong Kong, Joseph Zen, che parla di svendita. Sempre in questa città, alcuni sacerdoti dicono che i colloqui potrebbero essere una trappola che porta a una maggiore persecuzione dei credenti clandestini e, in ultima analisi, a un più stretto controllo del Partito comunista sulla religione cattolica.

ABUSI SESSUALI  IN CILE E DIMISSIONI

Il Papa ha accettato le dimissioni di tre vescovi in Cile per lo scandalo degli abusi sessuali e per le accuse di averli coperti. Egli ha detto di poter accettare ulteriori dimissioni, ma non ha detto quale o quali vescovi abbia in mente.

FINANZA VATICANA

Francesco ha detto di essere per lo più soddisfatto delle riforme attuate per rendere più trasparenti le finanze vaticane, una volta scandalose. La banca vaticana, che ha chiuso centinaia di conti sospetti o dormienti, “ora funziona bene”, ha detto.

BASTA SFRUTTAMENTO DELL’AFRICA

“Dobbiamo investire in Africa, ma investire in modo ordinato e creare occupazione, non andare lì a sfruttarla”.

“Quando un Paese concede l’indipendenza a un Paese africano è dal suolo in su – ma il sottosuolo non è indipendente. E poi la gente (fuori dall’Africa) si lamenta degli africani affamati che vengono qui. Ci sono ingiustizie”!

Il Papa ha detto che l’Europa ha bisogno di concentrarsi sull’istruzione e sugli investimenti in Africa se vuole arginare il flusso di migranti, che è anche una questione sempre più divisiva in Italia, dove la nuova coalizione di governo sta assumendo una linea dura.

“E c’è un problema”, ha aggiunto.  “Rimandiamo le persone a coloro che le hanno mandate qui. Finiscono nelle carceri dei trafficanti”.

Fonte: Reuters (sia versione italiana che inglese)

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BREAKING NEWS, ore 17.55

Trump ha detto che sta per firmare una misura “preventiva” per tenere insieme le famiglie degli immigrati.

Fonte: CNBC (qui)