L’ex card. McCarrick potrebbe essere ridotto allo stato laicale già nella prossima settimana

ex. card. Theodore McCarrick

ex. card. Theodore McCarrick

 

di Sabino Paciolla

 

Due fonti vaticane, sotto la condizione dell’anonimato, hanno detto che l’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick è quasi certo che venga ridotto allo stato laicale nelle prossime settimane, come conseguenza del processo basato sulle accuse contro di lui, compresi gli abusi sessuali sui minori. E’ quanto riferisce Philip Pullella nel suo articolo sulla Reuters.

Lo scorso luglio, McCarrick è diventato il primo prelato cattolico in quasi 100 anni a perdere il titolo di cardinale. Le accuse contro di lui risalgono a decenni fa, quando McCarrick era ancora ai vertici della gerarchia della Chiesa statunitense.

McCarrick, 88 anni, ha risposto pubblicamente a una sola delle accuse, dicendo che non ha “assolutamente nessun ricordo” di un presunto caso di abuso sessuale di un ragazzo di 16 anni più di 50 anni fa.

L’avvocato canonico di McCarrick, J. Michael Ritty, e il suo avvocato civile, Barry Coburn, entrambi hanno rifiutato di essere intervistati per l’articolo che Pullella ha pubblicato. Il Vaticano, a sua volta, ha detto che è in corso di svolgimento un “processo canonico” e che non si esprimerà fino a quando lo stesso non sarà terminato.

Tre fonti, riferisce Pullella, hanno detto che papa Francesco, che ha l’ultima parola sul caso, vuole che il processo abbia termine prima dell’inizio dell’incontro mondiale da lui convocato in Vaticano. In tale incontro, che si svolgerà dal 21 al 24 febbraio prossimo, e che vedrà riuniti tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo, comprese altre personalità, si discuterà di quella che ora è una crisi globale degli abusi sessuali.

“Sarebbe come un trofeo (la riduzione allo stato laicale di McCarrick) per dimostrare che il Papa è davvero serio nell’affrontare questo problema. Questo è il processo che sembra dipanarsi”, ha detto Kurt Martens, professore di diritto canonico presso la Catholic University of America di Washington.

Un’altra fonte vaticana a conoscenza dei fatti ha riferito a Pullella che sarebbe stato sorprendente se il papa non avesse allontanato McCarrick dal clero, un processo noto come “laicizzazione”.

“Non so quale sarebbe l’alternativa“, ha detto un’altra fonte.

Tali fonti vaticane hanno parlato sotto la condizione di anonimato perché non sono autorizzate a discutere del caso. Una delle fonti ha detto che se venisse laicizzato, McCarrick sarebbe la figura cattolica romana di più alto profilo ad essere allontanato dal sacerdozio in tempi moderni.

La riduzione allo stato laicale significherebbe che McCarrick non potrebbe più chiamarsi sacerdote, e dunque non potrebbe più celebrare i sacramenti, anche se gli sarebbe permesso di somministrarli solo a una persona in punto di morte e in caso di emergenza.

Il processo attualmente in corso è di tipo  “amministrativo”. La ragione dell’adozione di un processo amministrativo è che esso è molto più snello di uno canonico completo. È la strada che viene intrapresa quando si ha a disposizione un’abbondanza di prove chiare, ha detto a Pullella una delle fonti vaticane.

Le procedure possono sfociare in un decreto di riduzione allo stato laicale da parte della Congregazione della Dottrina della Fede (CDF), firmato dal prefetto cardinale Luis Francisco Ladaria e approvato dal papa. Il papa, che è il legislatore supremo della Chiesa, può anche decidere di avocare a sé il dossier e di decidere in prima persona su di esso.

Una decisione papale non può essere impugnata. Un decreto della CDF può essere impugnato entro 60 giorni. Una terza possibilità è che il papa possa approvare un decreto della CDF, ma ridurre i tempi di ricorso, in modo che il caso sia chiuso prima dell’assemblea episcopale di febbraio.

Se le fonti dovessero rivelarsi corrette e tenuto conto della vicinanza della data del 21 febbraio prossimo, data di inizio dell’incontro mondiale in Vaticano, allora è probabile che l’ex Card. McCarrick venga ridotto allo stato laicale già a partire dalla settimana prossima.




Ex nunzio negli Stati Uniti ammette di aver sentito voci sulla cattiva condotta di McCarrick nel 1994.

Articolo di Robert Duncan su CNS nella mia traduzione.

Foto: ex card. Theodore McCarrick

Foto: ex card. Theodore McCarrick

 

 

Un ex nunzio negli Stati Uniti ha riconosciuto di aver sentito voci sulla cattiva condotta sessuale dell’arcivescovo Theodore E. McCarrick già nel 1994.

Il cardinale Agostino Cacciavillan, che è stato pro-nunzio negli Stati Uniti dal 1990 al 1998, ha detto al Catholic News Service il 29 ottobre di aver ricevuto una telefonata da una donna nei mesi precedenti la visita di San Giovanni Paolo II negli Stati Uniti nel 1995.

Ricordo che nel 1994, durante la preparazione della visita papale a New York, Newark e Baltimora“, ha detto il cardinale Cacciavillan, “ho ricevuto una telefonata” presso la Nunziatura Apostolica di Washington, D.C.

Secondo il 93enne diplomatico papale in pensione, colui che telefonò temeva che ci sarebbe stato uno “scandalo mediatico se il papa si fosse recato a Newark”, diocesi dell’arcivescovo McCarrick, a causa di “voci, voci (rumors) sul comportamento di McCarrick con i seminaristi“.

Non era una denuncia formale, ma l’espressione di una preoccupazione“, ha detto.

Il cardinale Cacciavillan ha detto di aver portato la questione all’allora arcivescovo di New York, il cardinale John J. O’Connor, perché era “il vescovo più vicino.  Nessuno meglio dell’arcivescovo di New York avrebbe saputo cosa stava succedendo nell’arcidiocesi di Newark”.

Il cardinale O’Connor condusse “un’indagine, un’inchiesta”, ha detto, e disse al nunzio che “non c’era alcun ostacolo alla visita del papa a Newark”.

Il cardinale Cacciavillan ha descritto il cardinale O’Connor, morto nel 2000, come una “persona molto competente“, e il nunzio in pensione ha detto di non avere avuto motivo di dubitare dell’affidabilità dell’inchiesta del cardinale O’Connor.

Interrogato sul perché pensava che la telefonata giustificasse un’inchiesta, il cardinale Cacciavillan ha risposto: “Ho pensato che fosse qualcosa di importante“.

Il Cardinale Cacciavillan ha detto al Catholic News Service che mentre ha incontrato frequentemente l’Arcivescovo McCarrick durante gli otto anni di servizio come nunzio, non ha mai parlato con l’Arcivescovo McCarrick delle voci né ha riferito le voci al Vaticano.

Infatti, egli ha detto, la prima volta che ha parlato con un funzionario vaticano a proposito delle voci è stato il 7 ottobre (scorso) durante una visita con il cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi. All’inizio di quel giorno, il cardinale canadese aveva rilasciato una lettera aperta in risposta alle accuse dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un altro ex nunzio, secondo il quale Papa Francesco sapeva da anni sul comportamento dell’arcivescovo McCarrick e non aveva fatto nulla al riguardo fino a quando non sono state fatte accuse su di lui su abusi sessuali fatti su  ragazzi.

Intervistato nel suo appartamento in Vaticano, il Cardinale Cacciavillan ha negato di aver ordinato all’allora Arcivescovo McCarrick di vendere la sua casa sulla spiaggia a Sea Girt, New Jersey, la casa dove avrebbe portato gruppi di seminaristi e avrebbero avuto un letto in comune con lui. L’arcivescovo McCarrick ha venduto la casa nel 1997, mentre il cardinale Cacciavillan era ancora nunzio.

Il Cardinale Cacciavillan non è stato menzionato nella lunga dichiarazione che l’Arcivescovo Viganò ha pubblicato in agosto, sostenendo che le lamentele sull’Arcivescovo McCarrick sono state mal gestite per anni; la dichiarazione, tuttavia, citava i passi che secondo Viganó i successori del Cardinale Cacciavillan – Arcivescovi Gabriel Montalvo e Pietro Sambi – hanno cercato di fare.

Il caso di McCarrick è emerso soprattutto dopo il suo trasferimento a Washington” alla fine del 2000 e dopo che San Giovanni Paolo lo ha nominato cardinale nel febbraio 2001, ha detto il cardinale Cacciavillan.

 

Fonte: Catholic News Service




Da Metuchen conferme degli abusi sessuali e di un risarcimento di cui ha parlato Viganò

Forse mons. Carlo Maria Viganò sarà stato impreciso nell’accusa di “copertura di abusi” nei confronti sia del vescovo Paul Bootkoski di Metuchen che dell’arcivescovo John Myers di Newark, ma intanto sono giunte le conferme dell’esistenza delle denunce, oltre che di un risarcimento, quello del 2005 (l’altro era in esame), per abusi sessuali di cui lo stesso Viganò aveva fatto cenno. Di seguito la conferma da parte del vescovo emerito Paul Bootkoski di Metuchen in questo articolo di Carl Bunderson.

Occorre però precisare che il New York Times ha riferito che la diocesi di Metuchen era a conoscenza delle accuse anni prima che i risarcimenti avessero luogo.

Ecco la conferma nella mia traduzione.

foto: vescovo emerito Paul Bootkoski

foto: vescovo emerito Paul Bootkoski

Il vescovo emerito Paul Bootkoski di Metuchen ha detto la settimana scorsa che le denunce di abusi contro l’allora cardinale McCarrick fatte alla sua diocesi sono state segnalate all’allora nunzio in modo tempestivo. I resoconti di alcune presunte vittime suggeriscono che la diocesi era stata a conoscenza del comportamento scorretto di McCarrick molto prima che fosse segnalato.

Una dichiarazione del 28 agosto dall’ufficio del Vescovo Bootkoski riferisce che l’Arcivescovo Carlo Maria Viganòsi è sbagliato nel ricordare i fatti riguardanti gli abusi commessi dall’Arcivescovo McCarrick“.

Mons. Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, aveva scritto che Mons. Bootkoski, così come l’Arcivescovo emerito John Myers di Newark “hanno coperto gli abusi commessi da McCarrick nelle rispettive diocesi e hanno risarcito due delle sue vittime. Non possono negarlo e devono essere interrogati per rivelare ogni circostanza e ogni responsabilità al riguardo” (qui il testo integrale in italiano).

Secondo la dichiarazione dell’ufficio del vescovo Bootkoski, “la diocesi di Metuchen ha ricevuto la prima di tre denunce contro l’arcivescovo McCarrick nel 2004“, dopo che McCarrick era stato trasferito a Washington e nominato cardinale.

La diocesi di Metuchen ha prontamente riferito ogni denuncia ricevuta alle forze dell’ordine in diverse contee dei diversi stati in cui si sono verificati i reati denunciati“, si legge nella dichiarazione.

Mons. Bootkoski ha detto di aver informato l’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, Mons. Gabriel Montalvo Higuera, delle denunce ricevute dalla diocesi di Metuchen riguardo a McCarrick nel dicembre 2005, prima per telefono e poi per iscritto.

Qualsiasi implicazione riguardo al fatto che il vescovo Bootkoski non abbia riferito le accuse contro l’arcivescovo McCarrick ai funzionari ecclesiastici e alle autorità civili competenti è errata“, si legge nella dichiarazione.

L’ufficio del vescovo ha fornito la lettera di presentazione che il vescovo Bootkoski ha inviato all’arcivescovo Montalvo il 6 dicembre 2005.

Quando ha inviato la lettera, Bootkoski ha allegato due pagine che descrivono “tre richieste individuali di risarcimento da parte di adulti contro McCarrick“, ha detto il suo ufficio.

La diocesi non ha potuto pubblicare il contenuto dell’allegato, ma ne ha riassunto il contenuto: un sacerdote della diocesi di Metuchen, che è stato successivamente licenziato dallo stato clericale, “ha asserito che McCarrick ha avuto contatti fisici inappropriati con lui“; che un ex seminarista di Metuchen “ha asserito di aver sentito voci di feste (“parties”) tenute presso la casa del cardinale McCarrick sulla costa del New Jersey; tuttavia, ha indicato di non essere stato presente a nessuna delle feste (“parties”) e non ha dato credito alle voci“; e che un sacerdote di Metuchen, che è stato successivamente rimosso dal ministero a causa di abusi sessuali su minori negli anni ’90 “ha asserito che McCarrick ha avuto contatti fisici inappropriati con lui, compresi i contatti sessuali, quando era seminarista, così come incontri simili con altri sacerdoti della diocesi”.

Secondo un articolo del New York Times del 16 luglio 2004, Robert Ciolekha chiesto un risarcimento dalla chiesa” nel 2004 .

Ciolek era stato un seminarista negli anni ’80, e ha asserito abusi da parte di McCarrick. È stato ordinato sacerdote, ma ha lasciato il sacerdozio nel 1988.

Nel 2005, ha ricevuto un risarcimento di 80.000 dollari dalle diocesi di Metuchen, Trenton e Newark.

Ma il New York Times ha riferito che Ciolek è stato contattato “intorno al 1999” da Mons. Michael Alliegro, che gli ha chiesto “se intendeva fare causa alla diocesi, e poi ha menzionato il nome dell’Arcivescovo McCarrick“.

Mons. Alliegro era stato segretario di McCarrick a Metuchen, ed è stato vicario della vita pastorale per la diocesi dal 1987 fino al 1999 circa.

E ho letteralmente riso, e ho detto no“, ha detto Ciolek al New York Times, aggiungendo che Alliegro ha tirato un sospiro di sollievo.

Il New York Times ha riferito che un altro sacerdote è stato nel 2004 “costretto a dimettersi in base ai nuovi protocolli di tolleranza zero contro gli abusi sui minori“.

Quel sacerdote disse al New York Times di aver scritto al vescovo Edward Hughes di Metuchen nel 1994dicendo che l’arcivescovo McCarrick aveva toccato impropriamente lui e altri seminaristi negli anni Ottanta“.

“Ha detto al Vescovo Hughes che si stava facendo avanti perché credeva che gli abusi sessuali ed emotivi subiti dall’Arcivescovo McCarrick, così come molti altri sacerdoti, lo avevano lasciato così traumatizzato che lo hanno spinto a toccare impropriamente due ragazzi quindicenni. La diocesi di Metuchen ha mandato il sacerdote in terapia, per poi trasferirlo in un’altra diocesi“.

Il sacerdote è stato pagato dalla Chiesa nel 2007 con un risarcimento di 100.000 dollari.

L’ufficio del vescovo Bootkoski ha detto che “La diocesi di Metuchen ha ricevuto la prima di tre denunce contro l’arcivescovo McCarrick nel 2004“.

È evidente che tre uomini hanno contattato la diocesi di Metuchen tra il 2004 e il 2005 con accuse contro McCarrick.

Il primo è stato Ciolek, il cui risarcimento è stato pagato nel 2005. La diocesi di Metuchen era a conoscenza delle sue accuse almeno dal 1999.

Il secondo, un ex seminarista, aveva sentito parlare di McCarrick, ma non ha affermato di essere stato vittima di abusi.

Il terzo è il sacerdote senza nome che ha ricevuto un risarcimento nel 2007. Ha detto per la prima volta al Vescovo di Metuchen nel 1994 che lui e altri seminaristi erano stati abusati sessualmente ed emotivamente da McCarrick negli anni ’80, e che questo lo aveva spinto a toccare impropriamente due ragazzi minorenni.

Prima di diventare vescovo di Metuchen, Bootkoski ha servito alle dipendenze di McCarrick nell’arcidiocesi di Newark per 14 anni: 11 come sacerdote, e tre come vescovo ausiliare.

 

Fonte: Catholic News Agency




Arciv. Naumann: come vescovi abbiamo fallito nella responsabilità. Ecco perché.

In una lunga lettera inviata ai suoi fedeli della arcidiocesi venerdì 31 agosto scorso, l’arcivescovo Joseph F. Naumann di Kansas City, nel Kansas (USA), ha parlato del rapporto della Grande giuria della Pennsylvania, ha delineato le risposte alla crisi attuale, ha sottolineato i progressi compiuti nel riferire e gestire i casi di abusi clericali, ha fornito una difesa dettagliata dell’insegnamento cattolico sul sacerdozio e sul matrimonio, e ha concluso con un forte appello ai vescovi a “rinnovare la nostra determinazione a sforzarci di essere pastori che seguono l’esempio di Gesù, il buon pastore”.

L’arcivescovo Naumann, da sempre un pastore Pro-Life, a novembre scorso, battendo il card. Blase Cupich, considerato un protégé di papa Francesco, a sorpresa è stato eletto a presidente del comitato episcopale statunitense per le attività a favore della vita.

Di seguito sono riportati alcuni stralci, nella mia traduzione.

Foto: arcivescovo Joseph F. Naumann di Kansas City

Foto: arcivescovo Joseph F. Naumann di Kansas City

 


Sulle accuse e scoperte riguardanti l’arciv. McCarrick:


Questo giustamente ha scioccato e irritato i cattolici degli Stati Uniti. Comprensibilmente, ha scosso la loro fiducia nei loro vescovi. Ha suscitato molte domande e preoccupazioni. Come è stato possibile per McCarrick avanzare nei ranghi dirigenziali della Chiesa? Chi sapeva cosa e quando?

Comprensibilmente, molti cattolici sono arrabbiati, confusi e rattristati per questo. Molti si pongono domande: Non abbiamo forse vissuto attraverso tutti questi 15 anni passati? Non è stato fatto niente? I vescovi non lo hanno afferrato? Molti sono stanchi e si vergognano di sentire cattive notizie sulla Chiesa che amano. Per altri, questo è tutto nuovo. Nel 2002, erano troppo giovani o non hanno prestato attenzione a questi temi all’interno della Chiesa. Di fronte a queste domande e preoccupazioni, cosa dobbiamo fare?


Sulla necessità della preghiera:


La nostra prima risposta a qualsiasi crisi personale, familiare o – in questo caso – della Chiesa dovrebbe essere la preghiera. Siate certi che non sto suggerendo che è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno o che possiamo fare, ma credo che debba essere la nostra prima risposta. In primo luogo, dobbiamo pregare per la guarigione e il conforto per le vittime. In secondo luogo, questo è un momento di preghiera per la purificazione dei vescovi, dei sacerdoti e di tutta la Chiesa.


Sulla responsabilità dei vescovi e la testimonianza di Abp. Viganó:


E’ per me inconcepibile che i vescovi coinvolti nei risarcimenti delle vittime per la cattiva condotta di McCarrick non abbiano portato queste questioni al nunzio papale (l’ambasciatore del Santo Padre negli Stati Uniti) e i nunzi non abbiano informato il papa in quel momento e coloro che lo hanno assistito con la cura dei vescovi.

Proprio la settimana scorsa, l’ex nunzio pontificio negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Viganó, ha rilasciato una dichiarazione che afferma che lui e i suoi predecessori, l’arcivescovo Pietro Sambi e l’arcivescovo Gabriel Montalvo (entrambi deceduti), hanno informato i rispettivi papi. Nella mia esperienza dell’arcivescovo Viganó durante il suo mandato di nunzio apostolico, era un uomo di integrità. Ci sono anche fonti autorevoli che contestano elementi della dichiarazione dell’Arcivescovo Vigano.

Questo sviluppo rende ancora più imperativo abbracciare l’impegno del Cardinale DiNardo a perseguire la verità sul perché a McCarrick è stato permesso di continuare ad esercitare il ministero pubblico e continuare nel Collegio Cardinalizio, quando la sua cattiva condotta sessuale e gli abusi di potere erano già noti. Dobbiamo fare tutto il possibile per accertare la verità e senza preoccuparsi delle conseguenze.

 

Sulla conversione e la questione dell’omosessualità:


Questo è un momento della conversione e del rinnovamento di tutta la Chiesa, ma soprattutto per i vescovi e i sacerdoti. L’unica via per il rinnovamento è riconoscere e confessare i nostri peccati passati, così come fare un fermo proposito di emendamento per non ripeterli.

Sia il rapporto della Grande giuria della Pennsylvania che il precedente studio nazionale del John Jay College commissionato dai vescovi statunitensi sulla scia dello scandalo del 2002 rivelano che un’alta percentuale di vittime di cattiva condotta sessuale del clero erano uomini in età post-puberale. In altre parole, gran parte della cattiva condotta riguardava atti omosessuali. Non possiamo ignorare questa realtà.

Papa Emerito Benedetto XVI ha guidato i seminari e i ministeri delle vocazioni per quanto riguarda la non accettazione della formazione sacerdotale di coloro che hanno profonde tendenze omosessuali. Tutti i candidati al seminario devono essere in grado di dare prova della loro capacità di vivere la castità celibe con integrità e gioia.


Sul sacerdozio, il celibato e l’omosessualità:


Non basta che chi cerca l’ordinazione sacerdotale accetti con riluttanza il celibato come un fardello necessario per diventare sacerdote. Se il nostro cuore non è nella condizione di cogliere con gioia le sfide e la bellezza del celibato, allora ci stiamo preparando al fallimento e ferendo il nostro popolo.

Né è sufficiente che i sacerdoti vivano fedelmente il celibato, ma non siano in grado di insegnare con convinzione ed entusiasmo la morale sessuale cattolica come è articolata nel Catechismo della Chiesa Cattolica. La nostra comprensione cattolica della sessualità umana è bella e guida coloro che la abbracciano sulla via dell’amore autentico e della felicità. Il sacerdote deve essere in grado di spiegare, in modo convincente e avvincente, poiché l’intimità eterosessuale al di fuori dell’alleanza coniugale è gravemente immorale, così come allo stesso modo anche l’attività omosessuale è sempre seriamente peccaminosa.



Sulle ragioni della crisi attuale e sulla responsabilità dei vescovi:

 

La ragione di questa crisi attuale non è dovuta principalmente ad una debolezza individuale, ma al fallimento della responsabilità dei vescovi. Noi, vescovi, siamo peccatori che hanno bisogno della misericordia di Dio. I Vangeli rivelano la fragilità degli apostoli – i primi vescovi. Da ogni punto di vista umano, essi non erano qualificati per compiere la missione che Gesù aveva affidato loro – cioè, fare discepoli di tutte le nazioni.

 

Il racconto evangelico è disseminato di esempi di apostoli che sono lenti nel capire, con ambizioni malsane, con rivalità per gelosia, che soccombono alla codardia, che abbandonano e persino negano Gesù di fronte al pericolo. Nostro Signore preferisce usare i deboli nel compiere la sua missione per chiarire che i frutti realizzati sono il risultato del potere di Dio, non la saggezza o i talenti dei ministri della Chiesa. Certamente mi si adatta il profilo di essere uno strumento molto debole e fragile.

Questo non è un momento in cui nessuno di noi può permettersi di cedere ai naturali sentimenti di scoraggiamento e disperazione. È un’occasione per tutti noi di impegnarci di nuovo a vivere una vita di integrità.

Per me e per i miei fratelli vescovi, è un momento per rinnovare la nostra determinazione a sforzarci di essere pastori che seguono l’esempio di Gesù, il buon pastore. Vi prego di pregare per me e per i miei fratelli vescovi mentre cerchiamo di fare riforme strutturali che assicurino una maggiore responsabilità da parte nostra.

Gesù dice ai suoi discepoli che il suo giogo è dolce e il suo carico è leggero – non perché ciò che ci chiede non sia difficile, ma perché Nostro Signore promette di assumersi il giogo e portare con noi il fardello mentre ci sforziamo di seguirlo. La nostra fiducia non è in noi stessi, ma nella fedeltà delle sue promesse di essere con noi fino alla fine dei tempi e di mandare lo Spirito Santo a guidare la sua chiesa.

 

Fonte: Catholic World Report




McCarrick ha sfidato e disubbidito più volte a Benedetto XVI. Ecco Quando.

Questo articolo del canonista padre Raymond J. de Souza ci mostra come l’ex. card. McCarrick abbia più volte disubbidito, anche in maniera sprezzante, all’allora papa Benedetto XVI. Padre Raymond J. de Souza ci fornisce alcuni circostanziati casi. Ciò avvalora l’ipotesi che McCarrick, pur sottosto a sanzioni, abbia poi fatto quello che ha voluto.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

Foto: ex card. Theodore McCarrick

Foto: ex card. Theodore McCarrick

Papa Benedetto XVI ha imposto restrizioni disciplinari al cardinale Theodore McCarrick nel 2009 o nel 2010, come afferma la “testimonianza” dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò?

Papa Francesco ha chiesto ai giornalisti di fornire la prima risposta alla testimonianza dell’arcivescovo.  Il Santo Padre ha dichiarato che “non dirà una parola”, e nessun alto funzionario vaticano è venuto a sua difesa sulla sostanza delle accuse.

Così i giornalisti stanno discutendo della questione, e il tema centrale discusso nei giorni trascorsi dalla pubblicazione della testimonianza dell’arcivescovo Viganò è se papa Benedetto XVI abbia effettivamente posto delle restrizioni al ministero cardinalizio. In caso affermativo, perché non è stato annunciato pubblicamente e perché McCarrick ha continuato ad operare mentre era in pensione come faceva quando era in servizio, ossia come il primo “vescovo dell’aeroporto” al mondo?

E’ una domanda legittima. L’essenza della testimonianza di Viganò dipende dalla risposta.

La risposta più semplice è che, in realtà, non ci sono state sanzioni, e che l’arcivescovo Viganò in qualche modo ha frainteso ciò che gli era stato detto dalla Congregazione per i vescovi e ciò che il suo predecessore come nunzio a Washington, l’arcivescovo Pietro Sambi, aveva detto al cardinale McCarrick.

Eppure la risposta è così semplice che, se fosse vera, è lecito chiedersi perché la Segreteria di Stato – che sorveglia i nunzi – o la Congregazione per i Vescovi non si limitano a spiegarla, facendo in gran parte sparire la questione.

Lo stesso Papa Benedetto XVI ha potuto far conoscere la sua opinione, come ha fatto all’inizio di quest’anno, quando il capo della comunicazione vaticana, mons. Dario Edoardo Viganò (da non confondere con l’attuale Carlo Maria Viganó), ha tentato di manipolare il papa emerito in relazione a una serie di opuscoli che celebravano la teologia di papa Francesco.

Se Benedetto non avesse sanzionato McCarrick, potrebbe farlo sapere facilmente.

Da non dimenticare in tutto questo è lo stesso arcivescovo McCarrick, che non è morto, ma piuttosto in isolamento. A meno che non si compiaccia perversamente delle sofferenze inflitte a papa Francesco per suo conto, potrebbe semplicemente chiarire le cose sulla verità relativa alle sanzioni. Se qualcuno lo creda è un’altra questione, ma sarebbe il minimo che possa fare.

Così il silenzio di chi potrebbe facilmente respingere le affermazioni dell’arcivescovo Viganò spinge almeno i giornalisti a considerare che alcune sanzioni erano in atto, ma in maniera non chiara, non pubblica e non fatte osservate. E’ plausibile?

In breve, sì, come una possibilità che merita di essere indagata.

Va ricordato che ciò che “tutti” apparentemente “sapevano” per anni dell’arcivescovo McCarrick non era il tipo di materiale che potesse giustificare una sanzione penale, frutto di un processo canonico. C’erano molte voci (“rumors”), ma nessuna accusa specifica da parte di vittime specifiche. Solo nel 2018 si è avuta un’accusa “credibile e documentata”. I risarcimenti effettuati nel 2005 e nel 2007 erano su base riservata, il che significa che le vittime non erano quasi certamente disponibili per un processo canonico.

Laddove papa Benedetto XVI si fosse reso conto degli abusi di McCarrick, il rimedio che Ratzinger/Benedetto impiegò nel caso del fondatore della Legione di Cristo, padre Marcial Maciel – cioè mandare un investigatore per intervistare le vittime note in preparazione di un processo canonico – potrebbe non essere stato fattibile.

Imporre a un sacerdote una vita di preghiera e di penitenza è una pena che dovrebbe essere il risultato di un processo canonico, che potrebbe essere stato impossibile nelle circostanze. E’ quindi plausibile che la comunicazione privata delle sanzioni sia stata ritenuta la migliore opzione disponibile, contando sulla buona volontà di McCarrick per rispettarle?

E’ plausibile che, dopo aver ricevuto tali sanzioni non rese pubbliche, il cardinale McCarrick le avesse semplicemente ignorate?  Sì.

Nella primavera del 2004, i vescovi degli Stati Uniti stavano esaminando la questione dell’ammissione alla Santa Comunione di politici cattolici risolutamente favorevoli all’aborto – John Kerry era in lizza per la presidenza quell’anno -. Il cardinale McCarrick ha guidato il gruppo episcopale incaricato su questa questione e, in tale veste, ha ricevuto una lettera dal cardinale Joseph Ratzinger che diceva che in tali circostanze i politici “non devono” essere ammessi alla Santa Comunione.

Il cardinale McCarrick ha nascosto quella lettera ai suoi fratelli vescovi e ha mentito su ciò che il cardinale Ratzinger aveva scritto. Solo più tardi la verità è venuta alla luce quando la lettera completa è trapelata alla stampa.

Sappiamo quindi che il cardinale McCarrick era disposto a sfidare il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede anche fino a nascondere una lettera destinata ai suoi fratelli vescovi. E sappiamo che le conseguenze sono state lievi.

L’aprile successivo, il cardinale Ratzinger fu eletto papa.  Ricordo che la sera stessa dell’elezione, l’addetta stampa dell’arcidiocesi di Washington si era precipitata a riunire i sacerdoti e i seminaristi di Washington presenti a Roma. Li mise in guardia dal parlare ai media, perché voleva evitare storie che potessero esaminare la relazione del cardinale McCarrick con il nuovo papa.  Presumeva che l’elezione del cardinale Ratzinger avrebbe significato la fine del suo capo – non per abuso sessuale, ma per la mendacia dell’anno precedente.

Benedetto come ha affrontato la questione McCarrick dopo la sua elezione? Il cardinale McCarrick compì 75 anni nel luglio 2005; se Benedetto avesse voluto punirlo rapidamente per la sua disonestà nella discussione del 2004, avrebbe potuto accettare immediatamente le sue dimissioni nel luglio 2005. Ma Benedetto permise a McCarrick di rimanere in carica fino alla primavera successiva.  Anche questo è conforme all’idea che papa Benedetto XVI si sia mosso contro il cardinale McCarrick, ma non ha optato per l’opzione più severa.

Nel maggio 2009 mi sono occupato (giornalisticamente, ndr) della visita di Benedetto in Terra Santa. All’epoca ho sentito una strana storia da un membro anziano dell’entourage papale mentre si trovava a Gerusalemme.  Apparentemente nei preparativi per il viaggio, il Vaticano disse molto chiaramente al cardinale McCarrick che non avrebbe dovuto accompagnare il Santo Padre. All’epoca pensavo fosse perché la Santa Sede era stanca della intromissione del cardinale nella sua attività diplomatica per i suoi frequenti – tre o quattro – viaggi nella regione.  Quindi egli non era parte del viaggio.

Ma quando papa Benedetto XVI ebbe il suo incontro con il re Abdullah di Giordania, il re menzionò in maniera innocente che il cardinale McCarrick era stato lì poco prima, presentando se stesso come il preparatore della visita papale. Il cardinale McCarrick aveva sfidato di nuovo Benedetto.

Nell’agosto 2009, quando l’anziano Sen.Ted Kennedy del Massachusetts morì, il Vaticano optò per l’elogio funebre. Il cardinale Sean O’Malley di Boston partecipò al funerale, ma fu chiaramente sobrio nell’elogio del defunto politico. Il cardinale McCarrick si è assunto la responsabilità di comparire alla tomba di Arlington, in Virginia, e ha letto una risposta standard della corrispondenza vaticana, come se Papa Benedetto XVI stesse elogiando personalmente il senatore defunto. E’ stato un chiaro atto di provocazione.

Quando l’arcidiocesi di New York ricevette l’accusa che il cardinale McCarrick aveva abusato di un minore all’inizio degli anni ’70, informò il cardinale che era in corso un’indagine, condotta da laici nell’ufficio del procuratore distrettuale e nel comitato di revisione dell’arcidiocesi.

Il Catholic Herald riferisce che anche il cardinale Donald Wuerl, successore del cardinale McCarrick a Washington, fu notificato nel 2017 e scrisse al suo predecessore, dicendogli di ritirarsi dal ministero pubblico mentre era sotto inchiesta. Eppure, anche mentre era sotto inchiesta per abuso di un minore, il cardinale McCarrick era sfidante, continuando le sue apparizioni pubbliche e conducendo un pellegrinaggio all’estero in onore del giubileo di diamante della sua ordinazione.

Come giornalista, quindi, vorrei concludere che ci sono quattro grandi episodi di sfida che rendono plausibile che l’arcivescovo Theodore McCarrick avrebbe potuto sfidare le sanzioni che gli sono state imposte.

Lo spirito di sfida non è il solo a stabilire la verità della testimonianza dell’arcivescovo Carlo Viganò. Non risponde adeguatamente alle domande sui motivi per cui le sanzioni sono state imposte privatamente e non sono state applicate. Esso offre tuttavia una possibile spiegazione che merita un’ulteriore indagine.

 

Fonte: National Catholic Register




Consiglio autorevole di laici che ha affrontato la precedente crisi di abusi sessuali chiede di essere riconfermato

Un consiglio di laici nominato 15 anni fa dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti per indagare sullo scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti sta cercando di essere riconfermato e di ottenere il potere di indagare su membri di alto rango della Chiesa cattolica negli Stati Uniti.

Il gruppo di nove membri – che comprendeva Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois; Leon Panetta, ex capo della CIA e segretario alla Difesa del presidente Barack Obama; Robert Bennett, potente avvocato di Washington; e Petra Jimenez Maes, giudice della Corte Suprema del New Mexico – ha lavorato insieme la scorsa settimana per telefono per formulare la sua richiesta, una copia della quale, ottenuta da Sneed, è riportata di seguito.

Anne M. Burke, a nome del gruppo, ha inviato la lettera venerdì scorso alla Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti, il cui presidente è il cardinale Daniel DiNardo.

Come si ricorderà, il presidente DiNardo alcuni giorni fa aveva emesso un comunicato nel quale si poteva leggere, tra l’altro: “La recente lettera dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò pone particolare attenzione e urgenza a questo esame. Le domande poste meritano risposte conclusive e basate su prove”.

Ecco la lettera, nella mia traduzione.

 

Foto: giudice Anne Burke (Anthony Souffle / Chicago Tribune)

Foto: giudice Anne Burke (Anthony Souffle / Chicago Tribune)

 

Gentile Eminenza:

Ho ricoperto il ruolo di presidente ad interim del National Review Board creato dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, che ha pubblicato il suo rapporto il 27 febbraio 2004 (quello seguito alla precedente crisi sugli abusi sessuali del 2003, ndr). Per vostra comodità, ho allegato le pagine introduttive della relazione. Sono stato in contatto con i membri di quel consiglio e siamo tutti profondamente turbati e rattristati dalle recenti notizie riguardo l’abuso sessuale da parte del clero e la sua presunta insabbiatura che sono penetrati nella gerarchia della Chiesa.

Lo scopo di questa lettera è di offrire i servizi dei membri di quel Consiglio per aiutare la Chiesa ad affrontare la gravissima crisi che sta attraversando.

Il nostro Consiglio, che ha svolto il suo lavoro sotto l’egida del vescovo Wilton Gregory, è stato indipendente e imparziale ed è stato ampiamente elogiato sia all’interno che all’esterno della Chiesa. Crediamo che il nostro rapporto inviato alla Conferenza Episcopale sia stato ben accolto e che la Carta che è scaturita dal nostro lavoro sia stata utile. In effetti, è indubbio che, grazie alla nostra relazione alla Conferenza, i bambini e i giovani sono più sicuri oggi che in passato. Sono in vigore politiche, pratiche, procedure e obblighi di segnalazione che si sono dimostrati molto efficaci nel raggiungimento dei nostri obiettivi di protezione dei bambini e dei giovani.

Crediamo che debba essere convocata una “Commissione d’inchiesta indipendente” composta interamente da laici.

La nuova indagine e la relazione che ne è scaturita dovrebbero essere incentrate sui seguenti aspetti:

 

  1.  L’incapacità della Chiesa di risolvere in modo efficace e adeguatamente i casi di abuso sessuale che precedono la Carta.

    2.  Il difetto fondamentale della Carta che ha sempre esentato i vescovi dal processo.

    3.  L’esigenza fondamentale di rispondere alla domanda su come l’arcivescovo McCarrick e altri siano avanzati nella loro carriera ecclesiastica quando la gerarchia che li ha promossi conosceva fatti preoccupanti riguardanti gli abusi sessuali.

 

Al fine di ristabilire la fiducia nella Chiesa e nella gerarchia, raccomandiamo vivamente di chiedere alla Santa Sede di nominare i membri del nostro Consiglio per indagare e riferire alla Santa Sede sulle accuse in questa crisi in evoluzione e per fare raccomandazioni alla Conferenza Episcopale. Se la Santa Sede dovesse chiamarci, noi accetteremmo. Inoltre, le raccomandiamo rispettosamente di chiedere alla Santa Sede di nominare l’arcivescovo Charles Scicluna per consultarsi con noi e servire da nostro collegamento con la Santa Sede.  Offriamo alla Chiesa il nostro aiuto, la nostra conoscenza, la nostra saggezza, la nostra credibilità e la nostra esperienza in questo tempo di grande bisogno.

Con rispetto.

Onorevole Anne M. Burke

 

Fonte: Chicago Sun Times

 

Nota per i lettori del blog: l’arcivescovo Charles Scicluna è stato il capo della task force che Benedetto XVI istituì per affrontare gli abusi sessuali, e che portò, sotto il suo papato, a spretare oltre 400 sacerdoti. È la stesso arcivescovo che è stato poi incaricato da Papa Francesco per indagare nei mesi scorsi durante la crisi di abusi sessuali in Cile.




Lawler: “ma alla fine un resoconto dovrà essere dato”

Una analisi lucida ed equilibrata della situazione conseguente alla pubblicazione del memoriale Viganò fatta dal giornalista e scrittore Phil Lawler. Un’analisi che prende in considerazione anche i punti critici del memoriale stesso. Alla fine, Lawler conclude che un resoconto, un chiarimento, dovrà essere dato. 

Eccola nella mia traduzione.

Foto: Il tamburo interno della cupola della Basilica di San Pietro

Foto: Il tamburo interno della cupola della Basilica di San Pietro

Esploderanno le battaglie all’interno della gerarchia cattolica in seguito alle accuse dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò secondo le quali papa Francesco è da tempo a conoscenza della cattiva condotta sessuale dell’ex cardinale Theodore McCarrick? La prospettiva di una guerra aperta tra i vescovi è naturalmente allettante per il crescente numero di reporter che si occupa della storia. Forse più sorprendente è anche l’accoglienza riservata (a questa faccenda, ndr) dai tanti fedeli cattolici che, stanchi ed infuriati dalle rivelazioni seriali di coperture e corruzione che hanno sopportato per anni, vogliono la piena verità ora, a qualunque costo.

Le richieste impazienti di un resoconto completo degli scandali di abuso sono state ora collegate a domande sulla leadership di Francesco. Eletto con un chiaro mandato per la riforma, soprattutto sulla questione degli abusi sessuali, il pontefice non è riuscito a coniugare dichiarazioni forti con azioni efficaci. Ora la testimonianza dell’arcivescovo Viganò mette in dubbio l’impegno profuso dal papa per liberare la Chiesa dai chierici predatori.

Viganò si qualifica innegabilmente come esperto testimone nella causa. Per anni funzionario di rango della Segreteria di Stato vaticana, che si occupava anche della gestione dei casi di prelati “problematici”, è stato nominato nel 2011 nunzio apostolico (l’equivalente dell’ambasciatore vaticano) negli Stati Uniti. Nel primo incarico, riferisce, ha visto appunti sull’abitudine di McCarrick di attirare i seminaristi a letto nella sua casa sulla spiaggia. Nell’ultimo incarico, ha parlato direttamente con Francesco del ruolo pubblico che McCarrick continuava a svolgere.

Nel suo intervento, Viganò rivela che papa Benedetto XVI aveva punito il cardinale McCarrick per il suo comportamento scorretto, ordinando al presule di ritirarsi dalla vita pubblica. Secondo Viganò, Francesco in seguito revocò quella sanzione, dando a McCarrick l’influenza di consigliere papale e concedendogli un ruolo chiave nella nomina dei vescovi americani.

Qui incontriamo la prima difficoltà con la testimonianza di Viganò, perché infatti McCarrick, dopo essersi ritirato dalla funzione di arcivescovo di Washington, non si è ritirato dalla vita pubblica. Uscì dal seminario di Washington (a quanto pare per ordine di Benedetto XVI), ma continuò a fare apparizioni pubbliche. Si unì anche ad altri cardinali in Vaticano in una cerimonia di addio per Benedetto quando il papa lasciò l’ufficio.

La testimonianza di Viganò è dunque inesatta? O McCarrick si è fatto beffe di una direttiva papale? “Viganò ha detto la verità”, racconta Mons. Jean-François Lantheaume, ex consigliere dell’ufficio del nunzio a Washington, che aveva una conoscenza diretta dell’ordine di Benedetto XVI. Ma a quanto pare McCarrick aveva potenti amici a Roma, tra cui l’ex segretario di Stato vaticano, il cardinale Angelo Sodano, che si assicurò che le sanzioni papali non fossero applicate con rigore.

Questa spiegazione corrisponde alle notizie secondo cui Benedetto era frustrato dalla sua incapacità di assicurare che i suoi ordini fossero eseguiti. Una volta disse a un visitatore che la sua autorità papale si estendeva solo fino alla porta del suo ufficio. Infatti, la testimonianza di Viganò può dare un’idea del perché Benedetto si sentisse costretto a dimettersi; gli mancavano la forza e la capacità manageriale necessarie per superare la resistenza della burocrazia vaticana.

Inoltre, se Benedetto avesse punito McCarrick, perché ha imposto delle sanzioni in segreto? E’ facile giudicare con il senno di poi l’ex pontefice su questo punto, in particolare alla luce delle attuali richieste di piena divulgazione. Ma ancora una volta l’azione si adatta a un modello. All’inizio del suo pontificato, Benedetto aveva tranquillamente imposto lo stesso tipo di sanzioni a padre Marcial Maciel, il potente fondatore dei Legionari di Cristo (che, non a caso, era stato anche protetto da Sodano). Apprendendo che Maciel aveva condotto una scandalosa doppia vita, Benedetto gli impose una vita privata di penitenza; solo più tardi la documentazione di Maciel venne alla luce.

Se la testimonianza di Viganò è esatta, allora Francesco ha fatto solo ciò che Benedetto cercò di fare quasi dieci anni fa: Rimuovere McCarrick dalla scena pubblica. Ma mentre Benedetto può essere criticato per aver protetto McCarrick dalla vergogna, Francesco merita una censura molto maggiore sia per aver permesso a un predatore di entrare nel suo circolo interno sia per aver intrapreso un’azione disciplinare solo dopo che lo scandalo è diventato di dominio pubblico.

Purtroppo, anche questo segue un modello familiare. Più e più volte i vescovi cattolici hanno rimosso gli autori di abusi dal loro incarico e si sono scusati pubblicamente solo dopo che i media hanno denunciato i reati. Durante la sua visita in Irlanda lo scorso fine settimana, Francesco ha usato uno dei suoi riferimenti scatologici per descrivere il modello delle coperture. Ora egli stesso è implicato nel comportamento che ha denunciato.  

Tutto questo presuppone, ancora una volta, che la testimonianza di Viganò sia corretta. Ma quale motivo avrebbe per fare affermazioni false? L’arcivescovo Viganò sa che una parola del papa Emerito Benedetto distruggerebbe la sua credibilità. Deve anche sapere che alcune parti della sua relazione si riflettono male su di lui stesso e che presto verrà alla luce il suo ruolo di copertura. L’arcivescovo dice di aver fatto la sua dichiarazione per ripulire la coscienza, e questa spiegazione suona vera.

Francesco ha scelto di non difendersi – almeno per ora. Ha detto ai giornalisti che non avrebbe detto “una sola parola” sulla testimonianza di Viganò, lasciando che fossero i giornalisti a indagare da soli sulle rivendicazioni. Forse si affidava alla capacità dei suoi collaboratori per contestare il carattere di Viganò, o al disgusto dei media laici per qualsiasi inchiesta sull’influenza degli omosessuali a Roma. Ma alla fine il Pontefice deve dare un resoconto.

Intanto, nella piccola diocesi di Tyler, in Texas, il vescovo Joseph Strickland, che finora non ha avuto alcun ruolo particolare in questo dramma e non ha avuto particolare accesso a informazioni interne, ha detto al suo gregge di ritenere credibile la testimonianza di Viganò, e ha chiesto un’indagine approfondita. Gli altri vescovi, spinti dall’esempio di Viganò e dalla furia dei laici cattolici, si uniranno alla richiesta di pieno chiarimento?

Alle domande poste da Viganò non possono non essere date risposte. Possono solo essere date risposte o essere ignorate. Rispondervi comporterà un processo doloroso, che potrebbe portare a un’epurazione della gerarchia cattolica. Ma ignorarle richiederebbe un’altra copertura. La qual cosa potrebbe essere fatale per questo papato.

 

Fonte: First Thing

 




Papa Francesco: “Io non dirò una parola su questo. Credo che il documento parli da sé”

Papa Francesco sul volo di ritorno dall’Irlanda 26.08.2018

Papa Francesco sul volo di ritorno dall’Irlanda 26.08.2018

Da Catholic News Agency (qui)  riprendo la risposta del papa al giornalista che chiedeva chiarimenti sulla testimonianza dell’arcivescovo Viganò:

Domanda di Anna Matranga, CBS: Buonasera, Santo Padre. Tornerò sul tema degli abusi sessuali di cui hai già parlato. Questa mattina, molto presto, è uscito un documento dell’arcivescovo Carlo Maria Vigano’. In esso si dice che nel 2013 ha avuto un colloquio personale con Lei in Vaticano, e che in quel colloquio Le ha parlato esplicitamente del comportamento e degli abusi sessuali dell’ex cardinale McCarrick. Volevo chiederle se sia vero. Volevo anche chiedere un’altra cosa: l’Arcivescovo ha anche detto che Papa Benedetto XVI ha sanzionato McCarrick, che gli ha proibito di vivere in seminario, di celebrare la Messa in pubblico, che non poteva viaggiare, che è stato sanzionato dalla Chiesa.  Posso chiederle se queste due cose sono vere?

 

Risposta di Papa Francesco:

«Risponderò alla sua domanda, ma preferirei l’ultima prima parliamo del viaggio, e poi di altri argomenti.    Sono stato distratto da Stefania, ma risponderò.

Ho letto la dichiarazione stamattina e devo dirvi sinceramente che, devo dirlo, lo dico a voi e a tutti coloro che sono interessati. Leggete attentamente la dichiarazione e formulate il vostro giudizio. Non dirò una singola parola al riguardo. Credo che la dichiarazione parli da sola. E voi avete la capacità giornalistica di trarre le vostre conclusioni. È un atto di fede. Quando passerà un po’ di tempo e voi avrete tratto le vostre conclusioni, io forse parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale facesse il suo lavoro per voi.  Sarà un bene per voi. Questo è un bene. (Impercettibile)».

 

 

Video della conferenza: