Card. Ruini: «La Chiesa italiana è in declino. Criticare papa Francesco non significa essergli contro»

Rilancio ampi stralci dall’intervista che il card. Camillo Ruini ha concesso a Cazzullo del Corriere della sera.

 

Camillo Ruini, cardinale

Camillo Ruini, cardinale

 

Cardinale Ruini, il nuovo libro di Massimo Franco parla del declino politico-culturale della Chiesa italiana. Lei è d’accordo?

«Sì, purtroppo. La dimensione culturale è strettamente legata alla fede e la dimensione politica ha un’ovvia connessione con quella culturale. Questo declino non può non preoccupare. Occorre reagire: un compito che spetta ai laici credenti, ma anche alla Chiesa come tale. Oggi è più difficile di qualche anno fa; ma non è impossibile».

 

Lei ha la sensazione che i temi storicamente cari ai cattolici, a cominciare dalla difesa della vita e della famiglia, non facciano più parte dell’agenda politica?

«Direi che ne fanno parte assai meno di prima. Ma non sono spariti, e nemmeno lo potrebbero: nel contesto dell’Occidente contemporaneo sono inevitabilmente oggetto di dibattito. È di pochi giorni fa una buona notizia, almeno dal mio punto di vista: la Santa Sede ha ribadito con forza il rifiuto dell’eutanasia».

 

 

Che cos’ha provato nel vedere i portoni chiusi delle chiese? (durante la pandemia, ndr)

«Li ho visti solo in tv: esco raramente di casa. Ne ho avuto un’impressione triste, mitigata dalla fiducia che il Signore possiamo trovarlo ovunque. Anzi, lui per primo trova sempre la strada per incontrarci».

 

Torniamo al declino della Chiesa. Cosa dovrebbero fare i cattolici per contare di più, sia nella politica che nella discussione culturale? Come si ferma la scristianizzazione?

«Dobbiamo avere più fiducia nella bontà e nell’attualità di una cultura che abbia il cristianesimo alle sue radici. Un rapporto sano e fecondo tra cattolici e politica passa attraverso la mediazione della cultura. Poi naturalmente occorrono capacità politiche e un grande amore per la libertà. Fermare la scristianizzazione è molto difficile. Non si può farlo solo a livello culturale e tanto meno politico. Decisiva è una testimonianza cristiana autentica, personale e comunitaria. In ultima analisi, decisiva è la grazia di Dio».

  

Qualche guaio però in Curia gli italiani l’hanno combinato. Che idea si è fatto del caso Becciu?

«Non ho elementi per una mia valutazione personale. Vorrei dire però che i mezzi di comunicazione sono comprensibilmente attenti alle vicende negative; ma esiste nella Chiesa una moltitudine di persone e di comportamenti che sono invece decisamente positivi, e che la gente conosce perché ne fa esperienza. Per questo la Chiesa è sopravvissuta nei secoli alle sue peggiori crisi».

 

Però nella Chiesa la corruzione esiste.

«La corruzione, specialmente in alto loco, è una delle più gravi piaghe della Chiesa. Da giovane pensavo che si trattasse di un problema del passato ormai remoto; ma mi illudevo. Continuo a sperare che ne usciremo, con l’aiuto di Dio e facendo ciascuno la propria parte».

 

Non abbiamo un Papa italiano da quasi mezzo secolo. Essere italiano è ormai un handicap per diventare Papi?

«Penso proprio di no. Direi piuttosto che non è più un vantaggio, o addirittura un pre-requisito; ma è bene che non lo sia più. Papa deve essere eletto colui che è ritenuto più degno e idoneo, indipendentemente dalla nazionalità».

 

Esiste un movimento conservatore internazionale contro Francesco?

«In qualche modo, esiste; ma ha varie accentuazioni e sfaccettature. Solo pochi possono davvero essere considerati “contro” Papa Francesco: ad esempio, non tutti coloro che hanno formulato qualche critica con intenti costruttivi».

 

C’è spazio oggi in Italia per un partito dei cattolici? Magari al seguito del premier Conte…

«Non vedo uno spazio del genere. I cattolici devono puntare sui contenuti dell’azione politica, individuati anche alla luce di una visione cristiana dell’uomo e della società; e devono collaborare con chi, cattolico o no, condivide tali contenuti. Oggi purtroppo in larga misura manca proprio l’attenzione a una visione cristiana».

 

Lei un anno fa disse al Corriere che con Salvini bisognava dialogare. L’hanno molto criticata per questo. Si è pentito? Ora Salvini appare un po’ ridimensionato…

«Non mi sono pentito affatto. Dialogare bisogna. A Salvini e a Giorgia Meloni, che adesso meritatamente è sulla cresta dell’onda, vorrei dire che se vogliono fare il bene del Paese e arrivare al governo devono sciogliere il nodo dei loro rapporti con le forze che sono stabilmente alla guida dell’Unione europea».

 

Lei cos’ha votato al referendum sul taglio dei parlamentari? È stata una vittoria dell’antipolitica?

«Ho votato No. È stato un successo del desiderio, comprensibile ma ingenuo, di ridurre i costi della politica».

 

Ora si parla del ritorno a una legge elettorale proporzionale. Lei cosa ne pensa?

«È una proposta sbagliata e soprattutto pericolosa. Fin dall’inizio la nostra Repubblica ha avuto seri problemi di governabilità. Quando De Gasperi aveva la maggioranza assoluta dovette affrontare una crisi di governo all’anno, perché non solo ogni partito ma ogni corrente si sentiva libera di pretendere sempre più spazio. È facile immaginare cosa accadrebbe adesso, quando nessuna forza politica può aspirare all’autosufficienza».

 

Sarebbe meglio una legge maggioritaria?

«Penso di sì. A mio parere, il maggioritario è stato il principale tra i pochi progressi della Seconda Repubblica».




“Io ti maledico!”

(se il video qui sotto non si apre fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)



 

Dando un’occhiata ai commenti in rete circa il gesto aggressivo compiuto un paio di giorni fa da una donna di origini congolesi nei confronti di un uomo politico, in quel di Pontassieve, mi ha colpito che quasi nessuno abbia rilevato che ciò che lei ha detto è assai più grave di ciò che ha fatto (strappando a quel tale la camicia e un rosario che portava al collo, a quanto dicono). Mettere le mani addosso a qualcuno non va bene, ma dirgli «Io ti maledico!» è molto peggio.

Perché è grave, e perché è preoccupante che non ce ne accorgiamo? È grave per due ragioni, una soggettiva e l’altra oggettiva. La donna che ha pronunciato quella frase a quanto pare non è né una demente né una “disperata-perciò-esasperata” (adopero per una volta l’etichetta corrente, sulla quale ci sarebbe molto da discutere, ma ora lasciamo stare), bensì una persona da considerarsi sotto ogni profilo compos sui e quindi pienamente consapevole e responsabile dei propri atti, tanto più che il suo retaggio culturale la agevola nel comprendere il significato e il “peso” di una maledizione. (È per questo e non per altro che sopra vi ho fatto cenno). La seconda ragione sta appunto nella natura dell’enunciato da lei prodotto: «Io ti maledico!» è un enunciato performativo, cioè destinato a fare ciò che dice.

Non sono un linguista né tantomeno un filosofo del linguaggio, quindi da poveretto mi limito a far notare, alla buona e all’ingrosso, che tutti gli enunciati si possono distinguere e raggruppare in tre categorie: a) alcuni descrivono il mondo, com’è o come pensiamo che sia o come vorremmo che fosse. Se dico: «la terra è uno sferoide», faccio una descrizione (di un aspetto) della realtà. Se dico: «la terra è piatta», è la stessa cosa, solo che in questo caso l’enunciato è falso. Se dico: «la terra sarebbe un posto migliore se non ci fossero criminali», descrivo il mondo come vorrei che fosse, il che implica un giudizio di valore, in questo caso facilmente condivisibile da quasi tutti. Ma anche se dico: «la terra sarebbe un posto migliore senza gli ebrei (oppure senza i bianchi o senza i neri, è lo stesso)», o se dico: «la terra sarebbe un posto migliore senza Salvini (oppure senza chi volete voi, è uguale)», produco enunciati dello stesso tipo. La sola differenza è che essi potranno risultare assurdi o moralmente ripugnanti ad un numero più o meno grande di persone, mentre il primo sta bene a tutti. b) Altri enunciati (che a volte vengono chiamati conativinon descrivono il mondo ma sono diretti a cambiarlo. Sono comandi, più o meno espliciti e diretti: «spegni la luce», «apri la porta»; ma anche: «arrestate quell’uomo!» oppure «liberatelo!», «andiamo a bruciare la sinagoga!» oppure «andiamo a salvare quei naufraghi!». c) Altri ancora creano il mondo che descrivono, in quanto pretendono di compiere ciò che enunciano (sopra li ho chiamati performativi). È questo, in un certo senso, il livello più alto e sacro del linguaggio umano. I sacramenti, non per nulla, consistono di enunciati di questo genere: «Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo» non descrive ma opera il battesimo; lo stesso fa la formula «Io ti sposo», o «Io ti assolvo». Anche una maledizione funziona così: «Io ti maledico» non è semplicemente una rappresentazione del proprio odio verso qualcuno, né una frase che istiga a compiere un atto conseguente a tale odio: è un’azione in se stessa. Un’azione di odio. Poco importa ora se noi alle maledizioni “ci crediamo” oppure no. Quella donna congolese sono sicuro che ci crede e penso anche che tutto sommato abbia ragione: noi europei di solito non ci crediamo affatto (o facciamo finta di non crederci), ma sfido qualsiasi illuminista su piazza a restare seriamente indifferente e interiormente impassibile di fronte ad una maledizione seriamente scagliata contro di lui con autentico odio. L’azione di odio non è mai senza effetti, anche quando non si estrinseca in alcuna violenza fisica e non sembra procurare sul momento alcun danno tangibile. Chi si sente oggetto di un odio non represso e non combattuto ma anzi espresso performativamente, sta male (spesso proprio nel senso che si ammala), e non c’è bisogno di appartenere a una cultura tradizionale e premoderna per saperlo, basta osservare la realtà.

Perché allora nell’episodio di Pontassieve questo aspetto così importante non è stato notato, proprio oggi che siamo tanto sensibili, per non dire iper-sensibili, al tema del discorso di odio, alla necessità di non offendere nessuno e all’obbligo del politically correct? Credo che in parte sia colpa proprio di quella stessa ideologia dello hate speech, che si è diffusa dappertutto e come un cancro sta distruggendo uno dei valori fondamentali della nostra civiltà, la libertà di parola. Come una malapianta invasiva, essa ci sta soffocando, ottunde la menti, inibisce il pensiero impedendo di distinguere ciò che va distinto, col risultato paradossale di far scendere su di noi “la notte in cui tutte le vacche sono nere” e nella quale non abbiamo più il criterio per riconoscere e combattere il vero discorso di odio quando esso si manifesta.

L’errore fondamentale di tale ideologia, infatti, è di trattare – nella sua folle, menzognera (e perciò satanica) pretesa di bandire per legge l’odio dal mondo – tutti gli atti di parola allo stesso modo, quando invece è essenziale distinguere tra quelli che abbiamo chiamato sopra descrittivi e quelli conativi perché vi è una differenza abissale. Gli uni stanno al di qua e gli altri stanno al di là della linea che separa i pensieri/parole dalle parole/azioni. Se si ha veramente a cuore la libertà dell’uomo, bisogna difenderla e promuoverla integralmente, senza alcun limite tranne quello che essa incontra quando lede altri beni essenziali: la vita e la libertà di altri soggetti. La libertà di manifestazione del pensiero, pertanto, deve essere assoluta quando si estrinseca in enunciati del primo tipo, perché è evidente che “descrivere male il mondo”, sia pure con gli enunciati più assurdi e/o moralmente ripugnanti, non lede mai il diritto degli altri di descriverlo in modo vero e giusto. Una società è libera solo se tutti i suoi membri sono tutelati nel loro diritto di dire anche cose stupide e orribili. Tutte le norme di legge e tutte le pratiche sociali che reprimono tale libertà vanno perciò respinte e combattute. Il razzista, il “negazionista”, il teorizzatore delle visioni del mondo più aberranti non possono mai essere criminalizzati per le loro aberrazioni mentali. Li combatteremo intellettualmente, non daremo loro nessun aiuto, ma non possiamo accettare che qualcuno vada in galera o subisca altre sanzioni perché non “pensa e non parla bene”. Gli enunciati del secondo tipo, al contrario, vanno trattati esattamente come si trattano le azioni, perché tali sono, in fin dei conti. Qui sì che si può delineare il concetto di discorso di odio, ma esistono già gli strumenti giuridici per sanzionarlo (si pensi al reato di istigazione a delinquere).

La falsa coscienza a cui l’ideologia del politicamente corretto ci ha costretti ha creato un clima velenoso e opaco. Obbligati a far finta di essere buoni, abituati a scandalizzarci fintamente e a comando per la “parola scorretta” sfuggita a Tizio o intercettata nella conversazione privata di Caio; nauseati dalle continue tempeste di merda scatenate per punire chi “ha parlato male”, nauseati dall’ipocrisia del doppio standard (in pubblico in un modo in privato all’opposto; con gli amici in un modo coi nemici all’opposto), siamo divenuti ormai incapaci di riconoscere e di ribellarci ad una parola veramente cattiva come «io ti maledico». Da chiunque sia detta, a chiunque.

fonte: leonardo lugaresi




Caro Salvini, nell’aborto non sono in gioco solo la salute e il corpo della donna, ma anche, e soprattutto, la vita del nascituro

Matteo Salvini

 

di Sabino Paciolla

 

Matteo Salvini, parlando domenica al Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma, alla manifestazione della Lega «Roma torna capitale», ha detto:

“Ci sono immigrati che hanno scambiato il pronto soccorso per un bancomat sanitario per farsi gli affari loro senza pagare una lira. È ora di smetterla che ci siano migliaia di cittadini non italiani che hanno preso il pronto soccorso come l’anticamera di casa loro. Io dico che la terza volta che ti presenti paghi”, ha continuato il leader della Lega.

Poi ha continuato, tra gli applausi: “Non entro nel merito di una scelta che compete solo alla donna. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale o di etica a chiunque, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”.

Conclusa la manifestazione, mentre lasciava il Palazzo dei Congressi di Roma, Salvini ha sentito il bisogno di precisare: “Se ritengo che le donne che abortiscono siano incivili? Se si arriva alla settima interruzione di gravidanza significa che si sbaglia stile di vita”.

Salvini, poi, è intervenuto di nuovo sul social network dicendo: «Figurati se Salvini si mette contro l’aborto o contro il divorzio, sono l’ultimo che può dare lezioni. Semplicemente raccolgo il grido di allarme che arriva da tanti pronto soccorso, consultori e centri aiuto alla vita che chiedono di fare il possibile per tutelare la vita. A fronte di certi eccessi e abusi di chi, mi segnalano, di interruzioni di gravidanza per la quinta, sesta volta, ritengo che una comunità non possa far finta di niente, sembra così strano?».

Queste parole hanno suscitato un’immediata levata di scudi.

Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, commentando su Facebook le parole del leader della Lega, ha detto: “Salvini la spara ogni giorno più grossa perché è in difficoltà. Con offese, teorie stravaganti e numeri a casaccio. Per fortuna nei pronto soccorso italiani non ascoltano le sue provocazioni. Giù le mani dalle donne. Giù le mani dalla sanità italiana”.

A loro volta, i parlamentari del Movimento 5 stelle del gruppo Pari opportunità affermano: “Con le sue parole sull’aborto, Salvini dimostra ancora una volta di voler portare l’italia indietro di decenni rispetto ai diritti delle donne conquistati con fatica e grandi battaglie. Dalle sue dichiarazioni emerge infatti la volontà di delegittimare un diritto, quello all’autodeterminazione, che non possiamo accettare venga messo in discussione.

Non poteva mancare la ciliegina sulla torta: il problema è la misoginia di Salvini! Infatti, scrive Nadia Somma su Il Fatto Quotidiano: “Non è certo il primo attacco contro le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza o alle legge 194, e non sarà l’ultimo. Sono convinta che quando la tecnologia metterà a disposizione degli uomini un utero e due ovaie artificiali per gravidanze al maschile, finalmente cesserà il braccio di ferro sui corpi delle donne. Fino a quel giorno dovremo difenderci dai numerosi tentativi di ridurci ad essere un utero e due ovaie a disposizione di un uomo, della famiglia o dello Stato e dovremo rispondere per le rime con le parole di Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita di Donna, a coloro che ci mostrificano quando rivendichiamo il diritto di scegliere se essere madri….

Già, “il diritto di scegliere se essere madri”, il diritto della donna di disporre del proprio corpo, il diritto di disporre della propria libertà, il diritto all’autodeterminazione, il diritto di disporre delle proprie ovaie, il diritto di avere il proprio stile di vita, “l’utero è mio e lo gestisco io”, indietro non si torna, il diritto bla bla bla bla bla bla……..che mai nessuno avesse citato per errore, ma proprio per errore, l’essere umano indifeso che con l’aborto viene soppresso, la vita umana che viene spezzata, il bambino che mai vedrà la luce, il figlio che ha IL DIRITTO DI VIVERE!!!

Sì, il figlio che ha il diritto di vivere. Cari signori, questo è il dramma del nostro tempo!

Salvini parla dell’aborto come il ricorso ad un bancomat, a causa di uno “stile di vita” definito incivile. Zingaretti parla della sanità: “giù le mani dalla sanità!”, si strappa i capelli. La Somma spera addirittura che la tecnologia un giorno impianti un utero e due ovaie artificiali nell’uomo, così che l’aborto se lo faccia anche lui, e ponga fine al braccio di ferro uomo-donna.  

Che tristezza!

Caro Salvini, mi pare da subito giusto precisare che se parliamo di un figlio, allora la scelta di abortire non compete solo alla donna, ma coinvolge anche l’uomo, perché un figlio ha sempre un padre ed una madre. Di certo il figlio è nel grembo materno, e dunque è la donna che rischia sulla sua pelle, ma non dimentichiamoci del padre. 

Inoltre, non si è incivili perché si arriva alla settima interruzione di gravidanza, come se il problema fosse nel numero di aborti per donna. L’inciviltà è nella società quando crede di essere civile proprio quando legalizza la soppressione di una vita umana. E gongolando di gioia, arriva al settimo cielo perché ha garantito ad un essere umano, la donna, il diritto di sopprimere un altro essere umano, suo figlio. 

Infine, caro Salvini, le tue parole mi sono sembrate un colpo alla botte ed uno al cerchio. Da una parte dici “figuriamoci se Salvini si mette contro l’aborto” e, dall’altra, di stare a raccogliere il grido d’allarme dei “centri di aiuto alla vita che chiedono di fare il possibile per tutelare la vita”. Permettimi, mi sembra che in questa delicata faccenda della vita umana occorra una posizione più netta, come quella che ha assunto Donald Trump, quando poco più di due settimane fa, nel suo discorso conclusivo alla Marcia per la vita americana, la prima volta di un Presidente degli Stati Uniti d’America, ha detto:

“Siamo qui per un motivo molto semplice: difendere il diritto di ogni bambino, nato e non nato, a realizzare il potenziale che Dio gli ha dato. (…) Tutti noi qui comprendiamo una verità eterna: ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio. Insieme, dobbiamo proteggere, custodire e difendere la dignità e la santità di ogni vita umana. 

Quando vediamo l’immagine di un bambino nel grembo materno, intravediamo la maestà della creazione di Dio. Quando teniamo un neonato tra le braccia, conosciamo l’amore infinito che ogni bambino porta alla famiglia. Quando guardiamo un bambino crescere, vediamo lo splendore che irradia da ogni anima umana. Una vita cambia il mondo – dalla mia famiglia, e posso dirvi, vi mando amore, e vi mando un grande, grande amore – e fin dal primo giorno in carica, ho intrapreso un’azione storica per sostenere le famiglie americane e per proteggere i nascituri.”

Caro Matteo, queste sono le parole, franche, chiare, luminose, che vorremmo sentire da un nostro leader. 

Perché un leader, o è un leader di tutti, nati e non ancora nati, o non lo è!

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Feto di 12 settimane nel grembo materno

Feto di 12 settimane nel grembo materno

Ecco la risonanza magnetica di un bambino non ancora nato.

A sole 20 settimane, si muove, gira la testa e scalcia.

Si vede anche il suo cuore che batte.

La vita umana è un miracolo!!!

 




Contro Ruini la censura dei guardiani della rivoluzione. Necessario tornare a Dio per contrastare l’ateismo anonimo

Fuoco amico contro il card. Ruini che paga l’aver osato incoraggiare la Chiesa al dialogo con Matteo Salvini, un politico demonizzato da gran parte della gerarchia e dell’intelligenza cattolica che s’indentifica con l’ideologia dei democratici

Card. Camillo Ruini
Card. Camillo Ruini

È realmente una triste vicenda quella che, in questi giorni, ha visto il cardinale Ruini sommerso da una furiosa polemica per il solo fatto di aver invitato la Chiesa italiana al dialogo col partito e la persona di Matteo Salvini. Evidentemente l’invito nasce dalla consapevolezza che un dialogo non c’è e non sembra che ci sia l’intenzione di costruirlo. Tuttavia sembra pacifico e sommamente auspicabile affermare che la Chiesa debba trovare il modo di rimanere sempre in dialogo con tutte le forze politiche e non solo con una parte di esse. Ne va la missione stessa della Chiesa che è quella di far presente Cristo nel mondo, di santificare gli uomini e di portarli a Cristo, attuando nel mondo il mistero della Salvezza attraverso i Sacramenti (cfr. CCC 1086-1087). È proprio in virtù di questa sua missione che la Chiesa ha il dovere di contribuire all’edificazione del bene comune invitando “i poteri politici a riferire i loro giudizi e le loro decisioni a tale ispirazione di verità su Dio e sull’uomo”, senza mai confondersi con la comunità politica o, tantomeno, con un solo partito (cfr. CCC 2244-2246).

Si da il caso tuttavia che, nel nostro paese, esistano diversi motivi per credere che la gerarchia ecclesiastica (non solo i cosiddetti “preti di strada”) s’identifichi con un particolare partito: quello “democratico” (evoluzione moderata e contestualizzata del Partito Comunista Italiano). Ma questo non è il punto, o per lo meno non è il punto di questa riflessione (se non altro le infuocate polemiche “domestiche” confermano questo sospetto).

Il punto è che rattrista vedere un’alzata di scudi da parte cattolica contro le parole del venerando cardinale, per motivi politici. Perché affermare che è possibile e necessario dialogare con un partito politico (per quanto antipatico risulti il suo leader e per quanto discutibili possano sembrare le sue idee politiche) desta così tanta irritazione in casa cattolica?

Sacerdoti, professori, leader spirituali, esperti e inesperti (ma pur sempre ben ammanicati) vaticanisti hanno gridato allo scandalo dopo le parole rilasciate dal cardinale Ruini al Corriere della Sera.

Se da una parte si può capire l’indignazione della sinistra politica (in qualche modo comprensibile e giustificabile), potrebbe risultare più difficile comprendere l’indignazione di una parte della élite cattolica. Potrebbe… ma conoscendo i pulpiti, la predica non sorprenderebbe più di tanto un uditorio attento. In casa cattolica sono in molti ad aver abbandonato la fede come criterio di discernimento, abbandonato Dio per dedicarsi alla cosa pubblica, alla cosa (o alla casa) comune; in tanti hanno confuso il Credo con la Costituzione e la Chiesa con un’associazione finalizzata alla diffusione della pace nel mondo e dell’amore tra gli uomini; hanno sostituito il “Credo in Dio” con il “Credo nell’uomo” (quel “restiamo umani” che nella pratica contraddice il piano di Dio per l’uomo: quello di divinizzarlo, di donarle la sua natura divina a la vita immortale. Niente male, o no?). La loro ostentata superiorità morale li rende incapaci di mettere in pratica ciò che predicano dagli altari, dalle cattedre o dai giornali. Proclamano dialogo ma non con tutti; invocano ponti ma all’occorrenza innalzano muri; auspicano pace ma provocano guerriglie urbane sul web; predicano amore ma seminano odio; invitano a non giudicare mentre puntano il dito; elogiano la tolleranza ma criticano le diverse sensibilità. Sull’altare della democrazia e del rispetto umano sacrificano le opinioni (quelle altrui). Si dicono cristiani e offrono lezioni di vita cristiana, ma spesso si comportano come “atei anonimi”.

Vittima di questo tipo di censura è stato qualche mese fa niente meno che un Sommo Pontefice, Benedetto XVI. Durante il suo pontificato gli fu impedito di parlare all’Università La Sapienza di Roma e dovette umilmente incassare il duro colpo e rinunciare al tanto atteso incontro (ma il discorso che avrebbe pronunciato chiariva il senso della sua presenza in ambito universitario). Era il gennaio del 2008. A censurarlo fu un rigurgito di rivolta comunista (la testa è mia… e pure l’università, anche se l’ha fondata un papa) misto a un ondata di intolleranza laicista in salsa giacobbina. Ce lo si poteva e doveva aspettare. Ma qualche mese fa (ad aprile del 2019) quando papa Benedetto pubblicò degli appunti come un contributo al Summit sugli abusi sessuali promosso da papa Francesco in Vaticano, venne colpito da fuoco amico. A scatenarsi contro il denso memorandum del papa Emerito non furono infatti i centri sociali (che, tra l’altro, poco si interessano di abusi o di violenze sui minori) o l’Unione Atei Razionalisti Anonimi. Ad alzare la voce furono professori di teologia e giornalisti vaticanisti che ricordarono il ruolo di un papa emerito: quello di tacere. Un’alzata di scudi da parte dei cosiddetti “guardiani della rivoluzione”, autoproclamati difensori (più tifosi) della “Chiesa di Francesco”, con la sindrome apocalittica del “faccio nuove tutte le cose”.

Stefania-Falasca-tweet

Memorabile, a questo proposito, il tweet di Stefania Falasca – giornalista che con suo marito Gianni Valente (anch’egli giornalista) vanta una lunga amicizia col Pontefice regnante – che dopo la pubblicazione del testo di Benedetto XVI si precipitò a precisare il ruolo di un Emerito: documenti alla mano, lo invitò al silenzio con una (poco velata) accusa di voler interferire nella guida della Chiesa minando l’autorità di papa Francesco con un “magistero parallelo”.

Vittima della stessa “censura democratica” è oggi il cardinale Camillo Ruini che fu braccio destro di papa Giovanni Paolo II, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (dal 2001 al 2007) e Vicario per la Diocesi di Roma (dal 1991 al 2008). Titoli (o meglio, responsabilità) che basterebbero per concedergli – sia pure ogni tanto – la parola e il beneficio della libertà di esprimersi su temi ecclesiali e politici, in quanto persona (ben) informata sui fatti.

Eppure le sue parole (in realtà molto di più di quella frase su Salvini) hanno provocato un vespaio di polemiche. Paragonato, dal novantenne padre gesuita Bartolomeo Sorge e dallo storico progressista Alberto Melloni, alla Chiesa che ha “benedetto” Hitler e Mussolini (la reductio ad Hitlerum è diventata una moda nella lotta politica contro Salvini) e accusato dal professore di teologia Andrea Grillo di “ridurre il cattolicesimo ad un mostro” per cui varrebbe la pena “fare apostasia” (!), l’anziano cardinale romagnolo è diventato bersaglio dei pacifici difensori del “non giudicate”.

Vale la pena domandarsi: perché le posizioni del cardinale sono scomode? Sicuramente perché ha osato riabilitare la figura di un politico demonizzato da più parti anche all’interno della Chiesa Cattolica (il famoso “Vade retro…”, ma non solo…). Ma soprattutto perché – come ha fatto Benedetto XVI – Ruini parla di Dio, di una Chiesa che – pur contrastata e criticata – è chiamata ad essere segno di contraddizione e per questo ad incidere e influire sulla società proponendo un messaggio autorevole anche se scomodo. Vale la pena ricordare che i due ultimi libri di Ruini puntano in alto trattando argomenti sui quali la Chiesa dovrebbe tornare a parlare: il primato di Dio e il destino finale dell’uomo (foto).

La “stagione” di Ruini in cui la Chiesa era contrastata ma restava influente è decisamente superata. Oggi di Dio si parla poco, il primato sembra esserselo preso l’uomo e il suo agire (la religione si è convertita in etica, come riconosce compiaciuto il teologo spagnolo José María Castillo nel suo recente “Evangelio marginado“); la Chiesa ha perso autorevolezza nel dibattito pubblico, complice (doveroso sottolinearlo) una società che non riconosce alcun tipo di autorità (neanche alla natura stessa delle cose). Oggi la Chiesa è poco contrastata e molto poco influente (ricevendo dalla società più applausi che ascolto). Una strategia vincente ai fini della missione che Cristo ha affidato agli apostoli (“Andate ed annunciate il Vangelo, chi crederà sarà salvo”)? Si conceda, quantomeno, il diritto di dissentire.

Le parole di Ruini su Salvini.

Ecco le parole del cardinale Camillo Ruini sul leader della Lega Matteo Salvini (intervista rilasciata il 19 novembre ad Aldo Cazzullo per Il Corriere della Sera):

Salvini è così cattivo come lo dipingono? È possibile il dialogo con lui? O deve cambiare linea sui migranti?

«Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti. Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto. Sui migranti vale per Salvini, come per ciascuno di noi, la parola del Vangelo sull’amore del prossimo; senza per questo sottovalutare i problemi che oggi le migrazioni comportano».

Sbaglia a baciare il rosario?

«Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al “politicamente corretto”, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico».

 

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A chi piace lo sport di buttare la croce sul governo Salvini-Conte-Di Maio?

di Sabino Paciolla

 

Non tutte le politiche che sta attuando questo governo sono condivisibili. Ciò che però di sicuro non condivido è il buttare addosso a questo governo la colpa di tutte le sciagure possibili, in particolare quelle economiche, che inevitabilmente inizierebbero dalla data della sua formazione. I dati economici appena usciti smentiscono questa storiella.

Compulsando i dati della IHS Markit, che è un provider di informazioni globali di stanza a Londra, si nota che, come ci dice Zerohedge, dopo gli Stati Uniti e la Cina, ora anche le PMI (Piccole Medie Imprese) europee (indice composito) sono crollate a dicembre, con le PMI dell’Eurozona che sono scivolate a 51,1 – il valore più debole degli ultimi quattro anni.

Se guardiamo il grafico di seguito riportato, notiamo che l’indice PMI per l’intera eurozona raggiunge il picco a gennaio del 2018 (il governo Salvini-Conte-Di Maio, per inciso, non c’era ancora), dopo di che esso comincia una rovinosa e continua discesa. Da notare che l’indice europeo è a piramide, gli altri, invece, hanno un andamento più lineare :

Indice PMI

Indice PMI mondiali

 

Se guardiamo ora il grafico per la sola Italia, vediamo che l’andamento è identico a quello europeo. Anzi, la discesa inizia un mese prima. Il che significa che l’andamento dell’indice composito PMI italiano è “a rimorchio” dell’andamento dell’economia della intera eurozona. Attribuire le colpe del rallentamento che è stato sperimentato nel 2018 all’attuale governo sarebbe dunque cosa ardua.

Indice PMI Italia

Indice PMI Italia

 

La crescita dell’industria manifatturiera e dei servizi, continua ancora Zerohedge, è rallentata più di quanto inizialmente registrata in dicembre – appesantita dalle proteste pubbliche in Francia, dalle continue lotte della Germania nel settore automobilistico e dalla rinnovata debolezza dell’Italia. I misuratori compositi per le aspettative di produzione e i nuovi ordini sono stati i peggiori dalla fine del 2014.

Nello specifico, le nazioni europee sono molto diverse (dal migliore al peggiore):

Irlanda: 55,5 (minimo da 9 mesi)

Spagna: 53,4 (minimo da 3 mesi)

Germania: 51,6 (minimo da 66 mesi)

Italia: 50,0 (minimo da 3 mesi)

Francia:  48,7 (minimo da 49 mesi)

 

Osservate il dato francese. E poi pensate all’atteggiamento di Macron.

Chris Williamson, Chief Business Economist alla IHS Markit, nel suo commento finale dice:

L’economia dell’Eurozona si è spostata verso il basso alla fine del 2018, con una crescita notevolmente inferiore rispetto ai tassi elevati di inizio anno. A dicembre l’attività economica è cresciuta al tasso più debole dalla fine del 2014, con un aumento minimo dell’afflusso di nuovi posti di lavoro. Per la prima volta in quasi quattro anni, i livelli delle attività non concluse stanno diminuendo in quanto gli ordini ricevuti in precedenza non sono stati completamente sostituiti da nuovi lavori.

“Mentre un calo dell’attività produttiva in Francia potrebbe in parte essere imputato alle proteste dei giubbotti gialli, nel resto della regione mancano fattori mitigatori di questo tipo, anche se con la recente debolezza del settore automobilistico, si spera in una temporanea battuta d’arresto.

È importante sottolineare che, con le aspettative di una produzione in calo al minimo storico di oltre quattro anni, le aziende non prevedono un’imminente ripresa della domanda. Le preoccupazioni riflettono i molteplici venti contrari derivanti dalle guerre commerciali, dalla Brexit, dall’accresciuta incertezza politica, dalla volatilità dei mercati finanziari e dal rallentamento della crescita economica globale.

“La crescita dell’occupazione ha già preso una battuta d’arresto, poiché le aziende adottano un approccio più cauto alle assunzioni a fronte di un portafoglio ordini più debole. La crescita dell’occupazione ha toccato il minimo storico di due anni.

Le notizie migliori sono arrivate sotto forma di un allentamento della pressione sui prezzi al minimo storico di oltre un anno, che dovrebbe dare un po’ di respiro alla Banca Centrale Europea per rivedere i suoi orientamenti politici”.

Infine, Williamson conferma che questo sondaggio è un segnale di debolezza per il futuro…..

I dati sono coerenti con la crescita del PIL dell’Eurozona di poco meno dello 0,3% nel quarto trimestre, ma con un rallentamento del ritmo di crescita trimestrale allo 0,15% in dicembre.”

ZeroHedge si pone infine una domanda un po’ ironica: quanto tempo ci vorrà prima che Draghi torni ad un nuovo Quantitative Easing?

 

 

 

 




Ben detto Salvini. Ben detto!!!

Foto Matteo Salvini

Foto Matteo Salvini

Oggi, durante l’intervento alla Conferenza di Vienna sulla sicurezza e l’immigrazione, Salvini ha avuto un battibecco con il suo collega lussemburghese Asselborn.

Riprendo dal Corriere della sera:

Salvini ha detto: «Ho sentito da qualche collega dire che c’è bisogno di immigrazione perché la popolazione europea invecchia, io ho una prospettiva completamente diversa. Io penso di essere al governo e di essere pagato per aiutare i nostri giovani a tornare a fare quei figli che facevano qualche anno fa e non per espiantare il meglio dei giovani africani per rimpiazzare i giovani europei che per motivi economici oggi non fanno più figli. Magari in Lussemburgo – prosegue Salvini – c’è questa esigenza, in Italia invece abbiamo l’esigenza di aiutare i nostri figli a fare degli altri figli e non ad avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più. Siamo assolutamente disponibili a dialogare con tutti».

 

Asselborn avrebbe sbottato: “Merde alors”.

 

Ben detto Salvini. Ben detto!!!

 

Fonte: Corriere della sera




Salvini: via “genitore 1” e “genitore 2” dai moduli per richiesta di carta di identità

Riprendo alcuni stralci di un’intervista fatta da Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana (qui), al Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Di seguito anche il comunicato del Comitato Difendiamo i Nostri Figli che loda l’intenzione del Ministro di ripristinare il senso delle parole e dei concetti, in particolare che ogni essere umano nasce da un papà e da una mamma e non da un “genitore 1” e “genitore 2”.

Foto Matteo Salvini

Foto Matteo Salvini

Sembrerebbe una politica di buon senso, a suo tempo anche il Pd rimproverava al governo Berlusconi di non riuscire a fermare l’immigrazione clandestina. Ma allora perché secondo lei Avvenire e Famiglia Cristiana ce l’hanno tanto con lei?

Sinceramente non so spiegarmelo, tanta virulenza mi lascia molto perplesso.

(…)

Visto che ha toccato il tema dell’islam, si moltiplicano gli avvertimenti riguardo ai jihadisti che approfittano dell’immigrazione clandestina, e ai foreign fighters di ritorno.

Anche su questo mi davano dell’esagerato, del razzista, ma è ormai provato da Interpol e dai servizi di paesi nordafricani che con i barconi sono partiti e dai barconi sono sbarcati uomini affiliati al terrorismo, e poi c’è il fenomeno dei combattenti islamici che sono partiti dall’Italia e che stanno tornando. Ma aldilà della lotta al terrorismo che è sacrosanta, anche la difesa dei nostri valori e della nostra identità passa attraverso il controllo della presenza islamica e delle organizzazioni islamiche in Italia. È evidente che l’interpretazione fanatica del Corano è incompatibile con i nostri valori di libertà e con i valori cristiani. Essendo un papà, ho conosciuto personalmente situazioni scolastiche di mamme a cui viene impedito di imparare l’italiano, viene impedito di lavorare; di bambine a cui è impedito di fare ginnastica coi maschietti o andare a feste di compleanno coi maschietti, e così via. Qui non c’è alcuna intenzione di integrarsi, di dialogare. Un certo tipo di islam purtroppo si autoghettizza ed è incompatibile con la nostra società. E mi stupisce che qualcuno delle gerarchie cattoliche faccia finta di non capire.

(…)

A suo tempo il governo Berlusconi aveva creato una consulta italiana per l’islam, che pure stava dando buoni risultati. Poi i successivi governi hanno smantellato tutto. Non è il caso di riprendere quel discorso?

Ci sto seriamente pensando anche perché ci sono realtà islamiche anche propositive che vedono nella Lega un punto di riferimento.

Un’ultima questione legata più in generale all’immigrazione: il problema dei rimpatri, che richiede la collaborazione dei Paesi di provenienza degli irregolari. Non sembra che la cosa stia funzionando.

Occorre lavorare molto, fare ciò che altri non hanno fatto in passato. La situazione è che attualmente ci sono accordi solo con quattro Paesi, e bene ne funziona soltanto uno, con la Tunisia verso cui ci sono due voli charter alla settimana. Qualcosa funziona con la Nigeria, per il resto quasi nulla. Ci sono situazioni assurde, vedi paesi come Bangladesh e Pakistan, da cui arrivano migliaia di irregolari. Lì il rimpatrio è previsto uno ad uno. Cioè dovremmo metterli sui voli di linea uno alla volta, ognuno con due poliziotti di scorta. Una follia. Quindi bisogna lavorare, viaggiare, parlare con questi Paesi, rinnovare gli accordi, farne di nuovi: sono già stato in Libia ed Egitto, ora ho in programma di andare in Marocco, Tunisia e Algeria. Poi il ministro della Giustizia ha iniziato a dialogare con gli omologhi stranieri anche per il rimpatrio dei detenuti, che sono 20mila e sono un costo non indifferente.

(…)

Passiamo ad altri temi, che a noi stanno molto a cuore, i cosiddetti temi antropologici. Nella passata legislatura sono state approvate leggi pessime, che ora fanno il loro corso. Da questo punto di vista la “moratoria” sui temi etici non può essere vista come una tregua.

Lo so. Quella tra Lega e 5 Stelle è un’alleanza nata in maniera particolare: movimenti diversi, storie diverse, culture diverse. È un’alleanza di cui sono pienamente soddisfatto, che rifarei domattina, con un contratto di governo che su alcuni temi sensibili non ha scritto nulla perché abbiamo posizioni diverse. La Lega è per la libertà di educazione, per il diritto alla vita, per la difesa della famiglia naturale. Ma siccome i nostri alleati su questo non sempre la pensano come noi, accontentiamoci che non vengano fatti altri danni. In certi campi meglio non fare niente che fare danni.

Poi nella suddivisione del governo, abbiamo scelto il ministero della Famiglia e della disabilità; il ministero dell’Interno, che si occupa anche di discriminazioni e tematiche gender; il ministero dell’Istruzione per dare una chiara impronta alla libertà di educazione e al rispetto di alcuni princìpi. Quindi nei limiti del contratto, rispettando le sensibilità diverse, cerchiamo di tenere alti alcuni princìpi.

Però, come dicevo, il problema non si limita all’approvazione delle leggi. Abbiamo visto ad esempio, che ci sono comuni che sfidano direttamente il governo e il Parlamento trascrivendo all’anagrafe bambini acquistati all’estero con la pratica dell’utero in affitto. A suo tempo, il ministro Alfano ingaggiò un braccio di ferro con i Comuni per la trascrizione dei matrimoni gay. Finora da lei non è arrivata alcuna risposta.

Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano “genitore 1” e “genitore 2”. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione “madre” e “padre”. È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile al ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione. Utero in affitto e orrori simili assolutamente no.

Anche certe ambiguità della legge sulle unioni civili generano sviluppi, ad esempio nel senso delle adozioni per le coppie gay.

È vero, ma difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile.

A proposito di educazione, c’è un fronte aperto anche sul tema droga.

Sono ben consapevole che questo fenomeno dei negozi di marijuana che stanno aprendo in ogni dove è molto pericoloso sempre nell’ottica della diseducatività. Devo dire che nel contratto di governo, sulla droga si è bloccata qualsiasi ipotesi di legalizzazione e liberalizzazione che pure era stata proposta negli scorsi mandati. Quindi non se ne fa nulla. Poi certo, anche questi negozi sembrano come i centri massaggi cinesi, che mascherano dei veri e propri bordelli. L’ho detto al ministro della Salute, che ha una posizione diversa: lavoreremo per trovare una mediazione.

La famiglia si difende anche con l’economia, soprattutto attraverso il fisco. In questi mesi si sta parlando tanto di flat tax, ma si ragiona sempre in termini di individui, la famiglia sembra esclusa dal discorso.

L’obiettivo che mi pongo da qui fino a fine governo è introdurre il concetto di quoziente familiare, in modo da premiare la natalità e la scommessa sul futuro.(…)




LUCIE-SMITH: “IRRESPONSABILE PARAGONARE SALVINI A SATANA”

Dopo la incredibile copertina di Famiglia Cristiana, nella quale il ministro degli Interni di uno Stato sovrano viene paragonato a Satana, si è scatenato un forte clamore sui media. Tale scalpore ha avuto una risonanza mediatica anche all’estero. Infatti, il caso ha preso le prime pagine delle più importanti testate giornalistiche del mondo. A questo proposito, riporto un pacato, quanto ragionato, giudizio di padre Alexander Lucie-Smith. Ve lo riporto nella mia traduzione.

Intanto il vescovo di Chioggia, mons. Tessarollo, qui, bacchetta Famiglia Cristiana.

Foto: Copertina di Famiglia Cristiana

Foto: Copertina di Famiglia Cristiana

Come avevo previsto a marzo, siamo in un lungo periodo di conflitto tra Chiesa e Stato in Italia. Gli elettori hanno eletto un governo anti-immigrazione, nonostante l’ammonimento della Chiesa che in realtà si dovrebbero accogliere i migranti. La Chiesa, da parte sua, non ha mai chiarito se questa accoglienza debba essere estesa solo ai rifugiati, o a tutti i migranti. E ora, come ha riportato questo giornale (cioè il Catholic Herald, ndr), la più grande rivista per diffusione italiana, Famiglia Cristiana, edita dall’ordine paolino, ha paragonato Matteo Salvini, il leader della Lega, e il ministro dell’Interno, a Satana, che comprensibilmente è infastidito. Si tratta di un attacco personale piuttosto sorprendente, soprattutto perché la Chiesa è stata null’altro che gentile nei confronti di alcuni politici noti per la loro posizione contro la vita, come Emma Bonino, per esempio. Nessuno da entrambi i lati ha pensato di deporre la retorica e cercare di trovare un modus vivendi, a quanto pare.

L’onorevole Salvini, da parte sua, ha reagito alle critiche rivolte alla Chiesa sottolineando che molti cattolici lo sostengono, e non si sbaglia certo. Abbiamo così una situazione pericolosa: una gerarchia ecclesiastica che tira in una direzione, ma molti laici (e forse anche alcuni sacerdoti e vescovi, che per il momento tacciono) che tira in un’altra. Inutile dire che la Chiesa dovrebbe essere contro-culturale, e non dovrebbe mai essere un amico acritico di alcun governo, ma la situazione attuale è difficilmente desiderabile, soprattutto perché non sembra esserci alcun dialogo tra Chiesa e Stato in questo momento che sia degno di questo nome.

Nel frattempo, l’onorevole Salvini si è impegnato a rispettare un altro impegno, ossia a eliminare gli accampamenti illegali di zingari alla periferia di Roma. Questo, nonostante quello che la gente all’estero potrà pensare, e quello che molti in Italia diranno, sarà popolare. Dopo tutto, come può sottolineare Salvini, sta semplicemente adempiendo alla legge. Inoltre, parlare di censimento degli zingari è in linea con le draconiane e complesse norme italiane in materia di residenza, che però non vengono quasi mai applicate. (Parlo per esperienza:  ho vissuto in Italia per otto anni, la maggior parte senza permesso di soggiorno, il permesso di soggiorno difficilmente ottenibile richiesto anche ai cittadini comunitari).

Può darsi che i redattori di Famiglia Cristiana e altri pensino che Salvini e i suoi alleati dureranno quanto il governo italiano medio. Forse sarà così, ma la rabbia che ha portato Salvini al potere non diminuirà necessariamente una volta che il governo sarà andato via. La Chiesa e tutti gli altri dovrebbero sicuramente rendersi conto che non si tratta di una questione di personalità, ma di un profondo malessere in Italia. L’importanza dell’onorevole Salvini è il sintomo di ciò che è sbagliato, non la sua causa.

In Italia ciò che dice il Vaticano, e ciò che dicono pubblicazioni come Famiglia Cristiana, viene preso molto sul serio. Se la Chiesa ha un problema con Salvini, ne consegue anche che Salvini ha un problema con la Chiesa. La Chiesa finora non ha mostrato lo stesso livello di ostilità verso il Movimento Cinque Stelle, alleato di Salvini, e potrebbe cercare di creare un cuneo tra i partner della coalizione, sperando che il meno conflittuale Luigi di Maio possa finalmente emergere come Primo Ministro. Se così fosse, questo tipo di intervento politico non farebbe che dare munizioni ai laicisti italiani, che vedranno dai margini questa guerra Chiesa-Stato che si sta sviluppando con grande interesse e con gioia appena nascosta.


Per il bene degli italiani, e per frustrare persone come Emma Bonino, la Chiesa ha urgente bisogno di costruire ponti con il governo italiano. Che un’importante pubblicazione cattolica (di solito considerata un portavoce del Vaticano) chiami il Ministro degli Interni Satana, non aiuta. In effetti, è irresponsabile.

 

Fonte: Catholic Herald




A NOI I “RADICAL CHIC” CI FANNO UN BAFFO


Non si sa se ridere o piangere quando si vedono certe copertine come quella della rivista Rolling Stone, quella con sottofondo la bandiera arcobaleno dei gay pride e la scritta: “Noi non stiamo con Salvini”, seguita dalla frase oscena: “Da adesso chi tace è complice”.

Non si sa se ridere o piangere perché questi signori esprimono plasticamente la loro nozione di democrazia, un ambito dove non si discute più rispettosamente, dove il dialogo ed il confronto delle idee è bandito, dove ci sono solo i buoni (loro) ed i cattivi, anzi i “pericolosi” (tutti gli altri), dove ci sono quelli che hanno sempre ragione (ancora loro) e quelli che hanno torto comunque, i belli (sempre loro) ed i brutti anatroccoli (gli altri), sempre neri, da mettere alla gogna.  

Leggo dall’Editoriale di Rolling Stone, sentite che “poesia”:

Fa male vedere, giorno dopo giorno, un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere”.

“I valori sui quali abbiamo costruito la civiltà, la convivenza, sono messi in discussione. Ci troviamo costretti a battaglie di retroguardia, su temi che consideravamo ormai patrimonio condiviso e indiscutibile. I sedicenti “nuovi” sono in realtà antichi e pericolosi, cinicamente pronti a sfruttare paure ancestrali e spinte irrazionali. Dobbiamo opporci a chi ci porta indietro, a chi ci costringe a diventare conservatori. Not in my name, non nel mio nome, nel nostro nome”.

Che tenerezza ci fa certa gente che per mostrarsi trendy deve per forza stringere la bandierina dell’orgoglio gay e della pace, che per essere à la page spesso si mostra multiculturalizzata, multivitaminizzata, multimilionaria, multicolor, multibanca e multiconto. Mica come noi “popolino”, che ci accontentiamo della mono banca, del monolocale, del mono conto (è una battuta, ovviamente).

Quanta autoreferenzialità nell’affermare con prosopopea: “Da adesso chi tace è complice”. Ci chiediamo: ma complice di che cosa? Come se non stare dalla loro parte significasse commettere un reato, una lesa maestà, un atto di vigliaccheria, un atto di ignavia degno dell’inferno dantesco. Ve lo immaginate la Rolling Stone con la faccia arcigna e tenebrosa che scaraventa nell’inferno dantesco quei poveri artisti che, a suo dire, si sono macchiati della grave colpa dell’ignavia, semplicemente perché hanno osato rifiutare il suo appello? E come per gli ignavi di Dante, anche questi artisti, che nè il cielo nè l’inferno della cultura mainstream li vuole più, saranno condannati per l’eternità a correre nudi, tormentati da vespe e mosconi che rigano di sangue il loro corpo, calpestando per l’eternità un tappeto di vermi che si nutrono delle loro lacrime miste al sangue. E come avrebbe pensato Dante, la pena è più degradante che dolorosa. E Rolling Stone, nella sua maestosa giustizia, punterà il dito contro la loro meschinità, dicendo: “Questi sciaurati, che mai non fur vivi” (per la cultura pop, ovviamente).

Le due frasi dell’editoriale della Rolling Stone sono il sigillo di una certa sinistra radicale, così distante dalla gente comune, dai problemi della gente semplice, così solipsistica nel suo narcisismo pseudo culturale.

E dunque, se a loro sta bene il diritto all’aborto, noi ci teniamo stretta la tutela del diritto alla vita; se a loro sta bene la inesistente “famiglia” arcobaleno formata da due uomini e due donne, noi ci teniamo stretta l’esistente famiglia naturale, quella formata da un uomo ed una donna, aperta alla vita; se a loro sta bene lo sfruttamento del corpo della donna con l’utero in affitto, noi ci teniamo stretto il rispetto della dignità del corpo materno; se a loro sta bene la selvaggia immigrazione clandestina, noi ci teniamo stretta l’accoglienza verso tutti ma nel rispetto della dignità della persona e della legalità; se a loro sta bene la violenza nelle strade e la paura della gente, noi ci teniamo stretto il desiderio di camminare in tutta sicurezza per le vie delle città e di colloquiare con tutti, di qualunque nazionalità, religione e provenienza; se a loro sta bene quella stramba nozione di modernità di cui altezzosamente farfugliano, noi ci teniamo stretto quel che rimane della civiltà occidentale originata dal cristianesimo.

Si mettano pure l’anima in pace, a noi tutta questa loro arroganza ci fa un baffo!

di Sabino Paciolla

 




I “CECCHINI” ARMATI DI MORALISMO A PALLETTONI

foto: nave Acquarius che ha raccolto i migranti

foto: nave Acquarius che ha raccolto i migranti

In Italia oramai abbiamo i “cecchini” che si caricano di moralismo a pallettoni e sparano poi parole come: “ministri dell’interno razzisti o sbirri in Italia”, “politiche del ministro dal sapore fascista”, o accusano di inumanità e assenza di cuore, o infine come fa Repubblica che dà a Salvini del sequestratore, visto che titola: “629 persone ostaggi di Salvini”.

Sono le stesse persone che finiscono poi per scaricare il risultato del loro moralismo sulla popolazione italiana. Loro si fanno belli, riempiendosi di belle “umane” parole, ma poi lasciano che i problemi derivanti dal loro buonismo ricadano sul popolo italiano. Sono problemi evidenti a tutti, che si accumulano giorno dopo giorno, che si incancreniscono settimana dopo settimana, che non sono visibili immediatamente ma che poi, di tanto in tanto, scoppiano localmente. Diventano infatti sempre più numerosi i casi di immigrati che, sciamando per le città, cominciano sempre più spesso ad importunare persone del luogo o turisti in arrivo, a spacciare droga, a porre le basi per la loro mafia interna, ad aggredire carabinieri che sono costretti a scappare in maniera vergognosa. Vergogna non per colpa loro, ma per il sistema che li ha messi nella condizione di scappare solamente.

Eppure, davanti a questo completo, pluriennale, fallimento, qualcuno ha ancora la faccia tosta di fare il moralista. Ha la faccia di bronzo di usare i migranti come “scudo umano” per i propri fallimenti politici.

Per la prima volta in oltre un quinquennio, un ministro della Repubblica ha cominciato a porre seriamente la distinzione, lecita oltre che di prudenza politica, tra migrante clandestino e rifugiato. Per la prima volta un ministro dello Stato ha offerto sì il soccorso umanitario, ma ha rifiutato la violazione di legge. E cosa succede? Apriti cielo! Un diluvio di accuse semplicemente ridicole. Questi moralizzatori non si sono mai stracciate le vesti davanti al rifiuto all’accoglienza da parte di Malta, della Spagna, della Francia e lo fanno invece nei confronti di un ministro italiano che dice no al business dell’immigrazione clandestina. Sembra quasi che si straccino le vesti perché continui la tratta degli esseri umani, insieme all’ipocrisia degli altri Paesi Europei. Quell’ipocrisia che ha fatto dire il 3 giugno scorso alla cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Italia è stata lasciata sola sulla questione dei migranti. Oibò,  non ce ne eravamo accorti.

Al reggente del PD, Maurizio Martina, che sospira dicendo: «L’intervento del governo spagnolo non è una vittoria ma solo un respiro di sollievo», dobbiamo dire che non possiamo farci nulla se il governo Gentiloni, quello del suo partito, il 28 giugno del 2017 – esattamente un anno fa – pur avendo annunciato che l’Italia non sarebbe stata più disposta a sbarcare migranti da navi che non battessero bandiera italiana o delle istituzioni europee non sia stato poi capace di mantenere la parola. Purtroppo per lui, Salvini lo è stato, e solo dopo alcuni giorni di governo.

Ma come si fa a non rendersi conto che è una idiozia spendere in Italia 5 miliardi di euro per tener qui quasi 200.000 persone, a poltrire nei centri di accoglienza, a girovagare nelle città o a chiedere l’elemosina davanti ai supermercati, quando invece sarebbe molto più proficuo impiegare quei 5 miliardi di euro ogni anno direttamente in Africa dove, grazie al suo bassissimo costo della vita, si potrebbero sfamare milioni di persone, dove sarebbe possibile creare quelle strutture di produzione, di istruzione e di assistenza utili a tutta la popolazione locale. Quando le azioni e le parole sono animate da un astruso moralismo, le conseguenze non possono che essere pessime e distorte per alcuni (gente comune) ed una manna per altri (cooperative di accoglienza ed assistenza).

Piccola consolazione. L’Italia, a fronte della spesa di 5 miliardi, sembra che riceva dall’Europa il premio di consolazione di soli 80 milioni di euro.

Rimane infine il tweet del card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel quale si può leggere: “Ero straniero e non mi avete accolto (Mt 25,43) #Aquarius”. E’ la frase del Vangelo di Matteo, ma cambiata in negativo. Sarebbe da commentare. Ma poi mi ritorna in mente la mostra al MET GALA 2018, ed allora preferisco tacere.

 

di Sabino Paciolla