«Chi può capire, capisca»

Gesù che parla alla gente

Gesù che parla alla gente

 

di Sabino Paciolla

 

L’altro ieri ho riportato (qui) la notizia che il card. Vincent Nichols di Westminster, Londra, ha presieduto per la seconda volta la messa di benvenuto ai cattolici LGBT+ nella festa del Battesimo del Signore, domenica 13 gennaio, nella Chiesa dei Gesuiti di Farm Street. Come ha riportato ICN, “nella sua omelia, il Cardinale Vincent Nichols ha fatto riferimento all’identità radicale che tutti i cristiani hanno con il loro battesimo, che trascende tutte le altre identità.” Poi ha parlato di “ringraziamento a Dio per la famiglia, le famiglie”, concludendo, sempre secondo ICN,con: “La parola ‘famiglia’, quindi, è in grado di includere molti e diversi modelli e dimensioni di vita, e alcuni portano con sé l’esperienza della tristezza e del fallimento.”

Quando uno dice il caso….

Oggi, ho partecipato a Roma, in una importante università di quel posto, ad una catechesi tenuta da un sacerdote. Egli ha parlato davanti a qualche centinaio di persone, tutti uomini. Ha detto che si immaginava un uditorio formato da uomini per la maggior parte sposati, ed alcuni con il desiderio di sposarsi. Era proprio così. Parlando dunque del matrimonio, ad un certo punto ha detto pressappoco così: “Voglio essere a questo proposito estremamente chiaro”, e per farlo si è servito del seguente passo del Vangelo che vi riporto e che lui ha letto:

Matteo 19,3-12

3 Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4 Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: 5 Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? 6 Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». 7 Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». 8 Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. 9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
10 Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12 Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Ecco, appunto, «Chi può capire, capisca».




L’ipocrisia della “pastorale LGBT” che allontana gli omosessuali dall’insegnamento della Chiesa

Un articolo interessante di Sebastian Alvarez, un omosesuale cattolico di New York, sulla parrocchia S.Paolo di New York e relativo gruppo “Out in St. Paul“  (OSP) che padre James Martin propone nelle sue conferenze quali modelli di “pastorale per i cattolici LGBT”  davvero accoglienti ed inclusivi, mascherandone l’ipocrisia.
Scopriamo infatti in questo articolo che la tanto accogliente parrocchia “liberal” (ovvero “progressista”) ospita, oltre al gruppo altrettanto progressista OSP – che come verrà spiegato appoggia la visione LGBT dei rapporti omoerotici – anche un gruppo di sostegno per le persone omosessuali di impronta “ortodossa” aderente al Magistero della Chiesa, la pastorale “Courage”, costretto però alla clandestinità per non irritare i parrocchiani più “aperti”.
Avvisiamo i lettori che l’articolo contiene anche alcune critiche alla pastorale di Courage da prendere come personali dell’autore, e che non riflettono necessariamente la linea del blog.

Ecco l’articolo nella traduzione di Annarosa Rossetto.

Foto: bandiera LGBT

Foto: bandiera LGBT

 

“CORAGGIO” NEL QUARTIERE GAY DI NEW YORK

“Out a Saint Paul” (OSP), una delle più vivaci organizzazioni LGBT cattoliche di Manhattan, si riunisce presso la chiesa di St. Paolo Apostolo nel quartiere di Hell Kitchen (noto anche come il “Gayborhood” – “quartiere gay”) tra Midtown e l’Upper West Side. Sarò per sempre grato alla comunità di S.Paolo, che ha dato forma ai miei primi giorni da convertito. Ho ottenuto un lavoro presso il loro negozio di articoli da regalo circa sei mesi dopo essere entrato nella Chiesa cattolica. La vivacità della fede dei parrocchiani mi ha aiutato a crescere spiritualmente. Sebbene avessi partecipato alla messa in diverse parrocchie della zona, S.Paolo mi ha offerto una gamma completa di attività pastorali e opportunità per essere coinvolto nella vita parrocchiale, tra cui un club del libro, una mensa per i poveri e un gruppo di poesia.

Ma la pastorale più attiva a S.Paolo era proprio O.S.P. (“Out a Saint Paul”), la cui stessa esistenza mi ha sconcertato. Anche se non mi ero sorpreso che molti gay partecipassero alla Messa (i quartieri circostanti sono pieni di bandiere arcobaleno e bar gay), non riuscivo a capire perché gli eventi ospitati da questo ministero parrocchiale ufficiale negassero apertamente l’insegnamento morale cattolico. L’esistenza di OSP mi ha anche infastidito a livello personale. Una parte significativa del mio viaggio attraverso il Tevere (“conversione”, ndt) ha comportato la riconciliazione della mia omosessualità con gli insegnamenti della Chiesa. Dopo molte domande e discussioni, ero giunto a fidarmi della saggezza della Chiesa e presto ho visto che i suoi insegnamenti sulla castità non hanno soffocato la mia sessualità, ma l’hanno aiutata a prosperare.

La comunità di San Paolo è piena della presenza di Dio in molti modi. Ma volevo approfondire perché la parrocchia era così risoluta nel promuovere un’organizzazione LGBT che respinge apertamente l’insegnamento della Chiesa. Il problema con OSP (“Out a Saint Paul”) non è che accoglie i parrocchiani LGBT, ma piuttosto che la sua missione e gli incontri sottintendono che il sesso gay è moralmente accettabile e che la Chiesa dovrebbe riconoscere la sacramentalità dei “matrimoni” dello stesso sesso.

Alcune delle attività del gruppo sono di tipo assistenziale, assolutamente lodevoli: l’OSP serve regolarmente la cena ai pazienti affetti da AIDS al Gay Men’s Health Crisis, un’organizzazione di volontariato che offre servizi per malati di AIDS. Ha uno studio biblico mensile e sta programmando un viaggio di volontariato a Porto Rico. Ma mi sono preoccupato quando ho visto un invito a un  “Giro Pub”, durante il quale i membri dell’OSP avevano in programma di visitare diversi bar gay di Hell’s Kitchen. Conoscevo abbastanza i bar del quartiere gay per sapere che non sono luoghi salutari, specialmente per le persone che cercano di “impegnarsi nella [loro] fede cattolica”.

Sono stato anche turbato dalle selezioni del “libro del mese” della OSP, molte delle quali esaltavano i rapporti omosessuali. Tra i titoli più recenti c’è Chiamami col tuo nome di Andre Aciman . Il libro è una versione gay di Cinquanta sfumature di grigio, completa di resoconti descrittivi e dettagliati dei due protagonisti che fanno sesso anale. I sacerdoti Paulisti che reggono la parrocchia offrono regolarmente anche una “Messa Pride” durante il weekend del Pride di New York a Sheridan Square, di fronte alla storica Stonewall Inn [locale gay noto per essere stato teatro di scontri tra attivisti LGBT e polizia a fine anni 60, ndt].

Forse il rifiuto più definitivo di OSP (“Out a Saint Paul”) per l’insegnamento morale cattolico è arrivato nel cortometraggio del documentario del 2015 prodotto dai membri dell’OSP e pubblicato su YouTube, Grazie alla nostra Fede (vedi trailer in fondo). Il documentario afferma di cercare di “favorire il dialogo e incoraggiare una maggiore inclusione e accettazione delle persone LGBT nella Chiesa. … Grazie alla nostra Fede cerca di aprire i cuori e ricordare a tutti noi che Dio opera attraverso l’amore.” Tra i 21 cattolici gay e i loro sostenitori presentati nel cortometraggio, solo una, Eve Tushnet, ha descritto correttamente la interpretazione cristiana tradizionale dell’ “amore.” Il resto dei partecipanti ha respinto l’idea che il sesso gay fosse moralmente problematico. E alla fine il film sosteneva chiaramente che “inclusione e accettazione” significava sacramentalizzare i matrimoni omosessuali.

Quando ho chiesto perché  a OSP (“Out a Saint Paul”) hanno ospitato oratori e eventi che respingevano apertamente l’insegnamento della Chiesa, mi è stato detto: “Questa è una parrocchia progressista”. Così sono andato da padre Gil Martinez – allora sacerdote a San Paolo, recentemente riassegnato a Los Angeles, e noto quale fondatore di OSP – per chiedergli cosa ne pensava della Teologia del Corpo (di San Giovanni Paolo II, ndr). “Le idee di Giovanni Paolo II erano troppo sulle nuvole”, mi ha detto padre Gil. “Le persone concrete non possono vivere in quel modo!” Ma che dire di tutti quei gay che in realtà vogliono seguire gli insegnamenti della Chiesa sulla castità e avrebbero piacere di un certo sostegno in quella impresa?

San Paolo ospita anche un gruppo maschile dell’Apostolato di Courage. Ma questo gruppo si incontra “clandestinamente”, senza permesso di invitare i parrocchiani a Messa o attraverso il giornalino della Chiesa.

L’unica pastorale per le persone con attrazione per lo stesso sesso attualmente riconosciuto dal Vaticano, Apostolato di Courage è gestito come un programma in dodici passi per le persone che hanno vissuto uno stile di vita (omo)sessuale instabile. È stato fondato nel 1980 da padre John Harvey, e mira ad aiutare i suoi membri a lasciarsi alle spalle il loro passato peccaminoso attraverso amicizie caste con persone dello stesso sesso. Ogni gruppo è guidato da sacerdoti che sono stati addestrati a comprendere la psicologia che sta dietro l’omosessualità e la dipendenza. Courage rifiuta l’idea che i desideri sessuali costituiscano un’identità e chiede ai suoi membri di identificarsi non come gay, ma come persone che “sperimentano attrazione per lo stesso sesso (SSA ndr)”.

Mentre ero studente alla Fordham University, uno dei miei compagni di classe, che aveva vissuto uno stile di vita gay attivo prima di tornare alla sua fede d’infanzia, mi ha invitato ad un incontro del gruppo semi-clandestino di Courage a S.Paolo.  Sono andato, pieno di eccitazione e ansia. “Perché non vedo mai niente di voi ragazzi nel bollettino della Chiesa?” Chiesi a uno dei membri a cena. “Perché non ci è permesso parlare apertamente del fatto che Courage si incontra qui”, mi disse. La parrocchia che professava di essere progressista e di mentalità aperta era così solo per i gay che respingono apertamente l’insegnamento della Chiesa, non per quelli che accettano l’insegnamento della Chiesa.

In seguito ho saputo che uno dei Paulisti, padre James Lloyd, gestiva questo gruppo da anni. Ma da quando era iniziato OSP (“Out a Saint Paul”), non gli è stato più permesso di pubblicizzare la presenza di Courage nella parrocchia. Padre Lloyd ha scritto diversi libri, tra cui Cattolicesimo e  attrazione per lo stesso sesso , che affrontano gli insegnamenti della Chiesa sulla castità. Ho appreso che questi libri non sono venduti nel negozio della parrocchia, per timore di offendere i parrocchiani. Ai membri di Courage lì viene generalmente chiesto di essere discreti riguardo alle riunioni, anche se normalmente i gruppi di Courage fanno pubblicità apertamente.

Devo dire che personalmente non ho trovato l’approccio Courage molto utile, anche se ho apprezzato il modo in cui ha cercato di aiutare i cattolici con la SSA (“attrazione per lo stesso sesso”) a lasciarsi alle spalle il loro stile di vita distruttivo e a crescere in amicizie caste e virtuose. Per il mio amico e altri giovani ragazzi che hanno a che fare con la dipendenza sessuale, raccomando di cuore la pastorale di Courage. Ma io ero un giovane vergine che aveva iniziato a dichiarare apertamente la mia omosessualità molto prima della mia conversione. Per noi cattolici la cui esperienza nella comunità gay non ha avuto il luccichio dei “leather party” e degli incontri segreti Sado-Maso nei bagni dei bar, né l’OSP né Courage saranno molto rilevanti.

E a New York City non abbiamo molte altre opzioni. Sto ancora aspettando una parrocchia cattolica per avviare un gruppo che accolga i “queer” cattolici e si proponga di aiutarli a crescere in santità, senza il programma di dodici passi. Un esempio che mi viene in mente è il ministero di Always God’s Children (Sempre figli di Dio) nella Cattedrale di St. Matthew a Washington DC, di cui Eve Tushnet è membro. Sempre figli di Dio “sostiene l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla castità”, ma “riconosce anche che ci sono quelli che hanno punti di vista diversi sul tema della castità” e “accoglie tutti coloro che sono disposti a impegnarsi in modo rispettoso nel dialogo.”

Fino a quando un ministero come quello verrà a New York, tornerò alla mia domanda iniziale: perché San Paolo, una parrocchia che promuove altrimenti una vita parrocchiale autenticamente cattolica, sfida apertamente la morale sessuale cattolica? Spargere vaghe parole cristiane sopra la retorica laica dell’attivismo LGBT non serve a “soddisfare i bisogni” dei gay cattolici. Forse parte della risposta è pratica e finanziaria: l’OSP mantiene la parrocchia dalla parte giusta dei ricchi abitanti di Hell’s Kitchen. Quando i pastori nel quartiere gay sostengono che gli insegnamenti della Chiesa sono “troppo sulle nuvole” per le “persone reali”, sono più preoccupati per la salvezza delle anime dei loro parrocchiani, o per la salvezza del conto in banca della parrocchia?

Quando i dirigenti dei ministeri parrocchiali come l’OSP affermano di essere impegnati a favorire la crescita spirituale dei loro parrocchiani LGBT/SSA, conoscono i reali bisogni spirituali dei parrocchiani? Sono aperti ad incontrarci dove siamo realmente e ad accompagnarci verso un’autentica crescita spirituale? La Chiesa ha un’antropologia ricca e piena di sfumature che offre alla gente, gay e etero, una visione liberante che trascende gli ideali di uno stile di vita confortevole e borghese. Prego che i pastori si rendano conto che l’accompagnamento dei parrocchiani gay verso lo splendore della verità dovrebbe avere la precedenza sull’accompagnamento dei donatori verso il cestino delle offerte.

 

Fonte: First Thing

 

Trailer del filmato prodotto dai membri dell’OSP e pubblicato su YouTube:




Diacono che sostiene la “famiglia” gay ha assistito il card. Farrell nella messa all’Incontro Mondiale delle Famiglie

foto: Il diacono Ray Dever, a sinistra, con il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita (fonte New Ways Ministry)

foto: Il diacono Ray Dever, a sinistra, con il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita (fonte New Ways Ministry)

di Sabino Paciolla

 

New Ways Ministry ci dà la breaking news che il diacono permanente Ray Dever, che serve pastoralmente nella parrocchia di St. Paul, Tampa, Florida, padre di una figlia transgender e di una figlia bisessuale, ha servito liturgicamente alla Messa di chiusura, presieduta dal card. Kevin Farrell, dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino (vedi la foto). Egli, sempre a quanto riporta New Ways Ministry, dovrebbe assistere anche alla Messa di domenica nel Parco della Fenice, che sarà presieduta da Papa Francesco.

Il diacono Dever scrive abitualmente sul blog di New Ways Ministry,  Bondings 2.0, sul suo ruolo di padre di famiglia e di diacono della Chiesa cattolica.

Si ricordi che New Ways Ministry è un movimento che sostiene, tra l’altro, il matrimonio gay. Questo movimento è stato condannato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1999. Inoltre, la Conferenza Episcopale USA nel 2010 impose al movimento di non qualificarsi come cattolico in quanto “Nessuno dovrebbe essere indotto in errore dall’affermazione che New Ways Ministry fornisce un’interpretazione autentica dell’insegnamento cattolico e un’autentica pratica pastorale cattolica”.

New Ways Ministry, nella breaking news, scrive che “la partecipazione del diacono Ray Dever alla Messa di chiusura dell’Incontro Mondiale delle Famiglie è una grande testimonianza di tutte le preghiere e del lavoro che i genitori di persone LGBT hanno svolto nella Chiesa per decenni”.

Il diacono Dever, in un articolo pubblicato sul blog di New Ways Ministry, respinge l’idea che gli uomini e le donne transgender non vivano come Dio li ha concepiti. La sua esperienza con sua figlia lo ha fatto riflettere quando ha sentito alcuni messaggi negativi da parte dei leader della Chiesa sul gender e la sessualità. Nel processo di transizione del figlio (da maschio a “femmina”) egli è diventato un diacono più compassionevole e pastorale per coloro che lo circondano.

A tal proposito scrive: “Così, quando sento pronunciare l’espressione ‘ideologia gender’, semplicemente non mi risuona vera. La mia prospettiva pastorale è informata dalla chiamata che tutti i diaconi permanenti condividono: portare la Chiesa nel mondo con tutti i suoi problemi e riportare i problemi del mondo alla Chiesa. Ho scoperto che, in fin dei conti, ciò che gli individui transgender vogliono più di ogni altra cosa è semplicemente essere in grado di vivere la propria vita come sono, con gli stessi diritti, libertà e dignità di cui godono gli altri come noi“.

In un altro articolo, riflettendo sulla festa della Sacra Famiglia, dice: “Molti all’interno della Chiesa sembrano avere ancora una visione idealizzata e sempre più imprecisa di ciò cui una famiglia cattolica assomiglia, nonostante la crescente diversità delle famiglie che compongono il popolo di Dio”.

Nel 2015, Ray Dever criticò l’Incontro Mondiale delle Famiglie, che quell’anno si tenne a Filadelfia, per il suo apparente “focus su un ideale ristretto della famiglia cattolica“. Nell’articolo che scrisse, plasticamente intitolato:Che sia un Incontro Mondiale di TUTTE le Famiglie, dice: “L’idea che ci sia una sorta di famiglia cristiana ideale che comprenda la maggior parte delle nostre congregazioni è semplicemente una finzione. (…) Ma chi è che pensa esattamente cosa la Chiesa intenda che siano queste famiglie eroiche elogiate dal Papa? Sono solo famiglie ideali guidate da un uomo e una donna cattolici, il cui primo e unico matrimonio ha avuto luogo nella Chiesa cattolica? La risposta a questa domanda è evidente per chiunque faccia parte delle famiglie fedeli che compongono le nostre congregazioni. Naturalmente no! Naturalmente ci sono una grande varietà di famiglie eroiche nei banchi ogni domenica, eroiche in tutti i sensi delle parole del Papa – famiglie fedeli guidate da divorziati, risposati, coppie non sposate, coppie di fedi diverse, e genitori soli.  E sì, anche le famiglie come la mia con bambini LGBTQ e le famiglie capeggiate da coppie dello stesso sesso.

(…) Tutte le famiglie fedeli meritano un posto a tavola se la Chiesa intende affrontare seriamente la realtà della vita familiare nella Chiesa di oggi”.

E infine, in un altro articolo: “Nella sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, papa Francesco ha espresso preoccupazione per ‘l’ideologia gender’, che egli immagina essere un’ideologia che cerca di eliminare le differenze sessuali nella società, minando così le basi della famiglia. (…) Non ho altro che rispetto per le buone intenzioni che indubbiamente sono alla base di queste dichiarazioni, ma la mia esperienza personale è che queste dichiarazioni hanno alimentato incomprensioni e bigottismo, e non amore, verità e vita che sono l’essenza di Gesù Cristo”.

Il diacono Dever, come detto, ha partecipato alla messa con il card. Kevin Farrell, che è il Prefetto del Dicastero dei Laici, Famiglia e Vita, l’ente vaticano che ha organizzato l’Incontro Mondiale delle Famiglie. A questo punto, il messaggio appare piuttosto chiaro.

Va ricordato, infine, che il padre gesuita James Martin è sostenitore di New Ways Ministry. 

Infatti, il 6 settembre 2016, la rivista scrive: “New Ways Ministry è orgogliosa di

Il diacono Ray Dever annuncia il Vangelo nella Messa di chiusura del Congresso pastorale

Il diacono Ray Dever annuncia il Vangelo nella Messa di chiusura del Congresso pastorale (fonte New Ways Ministry)

annunciare la consegna del nostro Bridge Building Award a padre James Martin, SJ, in riconoscimento del suo ministero della comunicazione che ha contribuito ad ampliare il dialogo sulle tematiche LGBT nella Chiesa Cattolica”. La relazione che padre James Martin tenne in quella occasione di consegna del premio costituì la base del libro “The Bridge”, tradotto in italiano con il titolo: “Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT”, che porta la prefazione dell’arcivescovo Matteo Zuppi di Bologna il quale in quella prefazione scrive: Il libro di padre Martin è utile a favorire il dialogo, la conoscenza e comprensione reciproca, in vista di un nuovo atteggiamento pastorale da ricercare insieme alle nostre sorelle e fratelli Lgbt”.

Come si può vedere, non esistono più i cristiani (o le persone) nel senso più semplice del termine, ma esistono le categorie di cristiani, tra le quali anche “i fratelli LGBT”!




10.000 firme per bloccare la relazione di padre Martin all’Incontro Mondiale delle Famiglie

In Irlanda, gli organizzatori dell’incontro Mondiale per le Famiglie (arcidiocesi di Dublino con l’assistenza del Dicastero dei Laici, Famiglia e Vita – diretto dal card. Farrell – del Vaticano) avrebbero potuto invitare le associazioni come Courage e Gruppo Lot che aiutano gli omosessuali secondo l’insegnamento di sempre della Chiesa Cattolica, invece hanno invitato solo il gesuita padre James Martin che sostiene i gruppi che si rifanno all’approccio LGBT (contrario all’insegnamento della Chiesa). Questo è molto strano. E’ per questo che oltre 10.000 persone hanno firmato una petizione (qui il link, ma vedi anche più sotto la lettera) per far ritirare l’invito a padre James Martin, in qualità di relatore, all‘Incontro Mondiale delle Famiglie.

Ultima news da Alex Defert del Catholic Herald, nella mia traduzione.

Foto: padre James Martin (Getty Images) ripresa dal Catholic Herald

Foto: padre James Martin (Getty Images) ripresa dal Catholic Herald


La petizione, indetta dal ramo irlandese di Tradition, Family, Property, si oppone alla presenza di padre Martin con la motivazione che “sostiene il transgenderismo per i bambini” e “sostiene che gli omosessuali si bacino durante la messa”.

Alla petizione è allegata una lettera, inviata all’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, in cui si critica il sostegno di padre James Martin all’organizzazione pro-LGBT New Ways Ministry.

In particolare, la lettera denuncia padre Martin per aver “accettato pubblicamente un premio da parte di New Ways Ministry, tenuto una conferenza al loro evento e successivamente trasformato questa conferenza in un libro” (si tratta del libro tradotto in italiano con il titolo: “Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT”, con prefazione dell’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ndr).

Padre Martin è anche in disaccordo con il riferimento del Catechismo della Chiesa Cattolica all’inclinazione omosessuale definita come ‘gravemente disordinata’”.
(infatti, propone che venga definita “diversamente ordinata”, ndr)

“In questo modo, (padre Martin) impedirebbe alle persone con tendenze omosessuali di arrivare a una vera comprensione della loro condizione alla luce dell’insegnamento della Chiesa e della misericordia di Dio. E’ un grande disservizio per coloro che egli sostiene di aiutare”.

“Noi crediamo che la semina dell’errore e della confusione non debba avere posto nell’Incontro Mondiale delle Famiglie. Per questo motivo, vi chiediamo caldamente di ritirare l’invito a padre James Martin a parlare a un evento così importante”.

Da parte sua, padre Martin insiste sul fatto che “non si preoccupa” dell'”oceano di odio e di minacce” che ha ricevuto.

“Che tipo di gesuita sarei se lasciassi che l’odio mi impedisse di amare” ha detto. “Oltre a ciò, l’omofobia rappresenta una piccolissima percentuale di cattolici, e ho il sostegno dei miei superiori gesuiti, di diversi cardinali, arcivescovi e vescovi, e anche della maggioranza dei fedeli, molti dei quali hanno persone LGBT nelle loro famiglie”.

“Questi manifestanti non sono solo dalla parte sbagliata della storia, ma anche dalla parte sbagliata del Vangelo”, ha aggiunto.

Gli organizzatori dell’Incontro Mondiale delle Famiglie” hanno dichiarato che non vi saranno cambiamenti nella formazione attuale di relatori.

(NOTA DI REDAZIONE: New Ways Ministry sostiene posizioni sulla omosessualità in netto contrasto con l’insegnamento di sempre della Chiesa. Essa sostiene il matrimonio omosessuale, e si è molto battuta perché le forze politiche statunitensi approvassero il matrimonio gay

Per le posizioni sostenute, il presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America, nel 2010, ha stabilito che: “Di conseguenza, desidero chiarire che, come altri gruppi che affermano di essere cattolici ma negano aspetti centrali dell’insegnamento della Chiesa, New Ways Ministry non ha alcuna approvazione o riconoscimento da parte della Chiesa cattolica e che non può parlare a nome dei fedeli cattolici negli Stati Uniti”)

 

Fonte: Catholic Herald

 

 

Ecco, nella mia traduzione, il testo della lettera che con la petizione (che può essere firmata qui) verrà mandata all’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin.

 

Caro Arcivescovo Martin,

L’ospitalità offerta da parte della vostra Arcidiocesi all’Incontro Mondiale delle Famiglie dovrebbe essere un’occasione gioiosa per l’Irlanda. La scelta di Dublino come sede da parte di Papa Francesco dovrebbe servire come consolazione per l’Irlanda in un momento difficile ed è naturalmente il motivo effettivo della visita pastorale del Papa.

Siamo delusi e molto preoccupati per il fatto che padre James Martin, S.J. interverrà all’evento, gettando un’ombra sui suoi lavori. Padre Martin è noto per il suo dissenso dall’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale. Ha espresso opinioni che perdonano il comportamento omosessuale in contraddizione con il magistero.

Per presentare solo una delle citazioni di P. Martin:  

“I cattolici LGBT portano alla Chiesa doni unici, sia come individui che come comunità. Questi doni edificano la chiesa in modo speciale, come scriveva San Paolo quando paragonava il Popolo di Dio ad un corpo umano (1 Cor 12,12-27)”.

Padre Martin non fa distinzione tra persone che lottano coraggiosamente contro l’attrazione per lo stesso sesso (che non possono quindi essere considerate “LGBT”) e coloro che si sono arresi a uno stile di vita immorale e innaturale condannato dallo stesso Apostolo che egli cita sopra.

Padre Martin è un sostenitore di New Ways Ministry, un’organizzazione religiosa pro omosessuale e pro lesbica che è stata dichiarata gravemente inaccettabile dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti.  Ha accettato pubblicamente un premio da questo gruppo, ha tenuto un discorso al loro evento e successivamente ha sviluppato questo discorso in un libro.

Padre Martin è anche in disaccordo con il riferimento del Catechismo della Chiesa Cattolica all’inclinazione omosessuale come “gravemente disordinata”. In questo modo impedisce a coloro con tendenze verso lo stesso sesso di arrivare a una vera comprensione della loro condizione alla luce della dottrina della Chiesa e della misericordia di Dio. E’ un grande disservizio verso coloro che egli sostiene di aiutare.

Riteniamo che la semina dell’errore e della confusione non debba trovare posto nell’Incontro Mondiale delle Famiglie. Per questo motivo, vi invitiamo caldamente a ritirare l’invito a padre James Martin a parlare a un evento così importante.

Fedeli al vostro in Cristo.




Ex premier Irlanda: l’insegnamento della Chiesa cattolica sull’omosessualità è “malvagio”

Ex presidente Mary McAleese, con suo marito Martin (seconda sinistra) e suo figlio Justin (seconda destra) e suo marito Fionan (destra) durante la Pride Parade di Dublino. Immagine di Brian Lawless, Press Association Stampa (foto ripresa da The Irish News)

Ex presidente Mary McAleese, con suo marito Martin (secondo sinistra) e suo figlio Justin (secondo destra) e suo “marito” Fionan (destra) durante il Gay Pride di Dublino. Immagine di Brian Lawless, Press Association Stampa (foto ripresa da The Irish News)

 

di Sabino Paciolla

McAleese, che è stata presidente dell’Irlanda dal 1997 al 2011, durante il ricevimento di un premio per il suo sostegno alla comunità LGBT in Irlanda, ha riferito all’emittente nazionale irlandese RTÉ che l’insegnamento della Chiesa cattolica sull’omosessualità è “malvagio”.

La ex-premier è stata la prima vincitrice del Premio Vanguard al festival del cinema LGBT Gaze di Dublino, e ciò perché a giugno è stata la prima ex presidente irlandese a partecipare alla sfilata Dublin Pride quando ha marciato con suo figlio Justin e suo “marito” Fionan (cioè il suo compagno, si veda la foto). Il tema di quest’anno è stato ‘We Are Family‘, un riferimento alla visita di Papa Francesco in Irlanda a fine di questo per l’Incontro Mondiale delle Famiglie della Chiesa Cattolica.

Mary McAleese, riferendosi proprio alla prossima visita in Irlanda di papa Francesco, si è detta fiduciosa che il papa cambi l’insegnamento della Chiesa sulla omosessualità.

Inoltre la McAleese ha detto ai presenti del festival cinematografico che l’iniziativa di Papa Francesco sulla pena di morte della scorsa settimana ha dimostrato che i suoi insegnamenti possono essere modificati.

Il Papa ha “esploso quel mito” che i principi cattolici non possano essere cambiati quando dichiarato che la pena capitale è “inammissibilein ogni circostanza, ha aggiunto.

Ha detto di essere fiduciosa che anche gli insegnamenti “malvagi” della Chiesa sull’omosessualità siano cambiati. E’ la stessa cosa che ha auspicato l’attuale primo ministro irlandese, Varadkar, del quale ho parlato in questo articolo (qui)

Impero di misoginia

Non è la prima volta che critica la Chiesa cattolica. Infatti, nel marzo scorso, parlando a Roma ad un incontro di donne cattoliche, ha detto che una gerarchia che è “omofoba e anti-aborto non è la Chiesa del futuro“. Inoltre, ha definito la Chiesa Cattolica come “un impero di misoginia“.

Ma non è tutto.

Come ho già riportato in un mio precedente articolo del giugno scorso su questo blog (qui), l’ex Presidente irlandese Mary McAleese ha affermato che il battesimo dei bambini è una forma di coercizione e ha invitato la Chiesa cattolica a modificare la sua prassi.

Non si possono imporre obblighi a persone che hanno solo due settimane (di vita, ndr), e non si può dire loro a 7 o 8 o 14 o 19 (settimane di vita, ndr), ‘Ecco quello che hai contratto; ecco quello a cui ti sei iscritto’ perché la verità è che loro non si sono iscritti a nulla”, ha detto in un’intervista del 23 giugno con l’Irish Times.

Battezzando i bambini, ha detto, rende i “bambini coscritti ad un obbligo di obbedienza per tutta la vita”.

McAleese è stata studentessa all’Università Gregoriana (quella dei gesuiti, ndr) di Roma, dove ha conseguito il dottorato in diritto canonico. La sua tesi di dottorato critica le pratiche cattoliche che riguardano il battesimo dei bambini, ha riferito l’Irish Times.

 

Fonte: BBC e The Irish News

 

 

 

 

 

 




AGENZIA DEI VESCOVI IRLANDESI OFFRIRÀ CONSULENZA MATRIMONIALE A COPPIE OMOSESSUALI

Una agenzia di proprietà dei vescovi irlandesi, pur di continuare a ricevere i fondi dal Governo, si è piegata alla pretesa governativa di offrire consulenza “matrimoniale” e “familiare” anche alle coppie omosessuali, cosa che prima non offriva in linea con l’insegnamento della Chiesa Cattolica.

Domanda: l’agenzia cattolica si piegherà anche riguardo all’insegnamento della contraccezione e dell’aborto nelle scuole dove offre servizi di educazione sessuale e familiare agli studenti?

Proprio ieri in questo bell’articolo (qui) – che vi invito a leggere – era stato sollevato il problema del “CORAGGIO DELLE PROPRIE CONVINZIONI” in una società come quella attuale dove si riscontra una crescente ostilità nei confronti della espressione della fede religiosa, in particolare di quella cristiana.

Ecco un articolo dallo Staff del Catholic Herald nella mia traduzione.

Foto: mani sposi

Un’agenzia di consulenza matrimoniale gestita dai vescovi cattolici irlandesi ha ceduto alle richieste del governo di offrire aiuto alle coppie omosessuali.

L’agenzia, denominata Accord, ha accettato di non respingere le coppie dello stesso sesso per continuare a ricevere finanziamenti pubblici.

Tusla, l’agenzia governativa che finanzia i servizi di consulenza alle famiglie, fornirà ad Accord 408.000 euro per i suoi servizi a Dublino e altri 1.184.500 euro per i suoi corsi a livello nazionale.

Una portavoce della Tusla ha dichiarato al Times che il suo accordo di finanziamento per il 2018 stabilisce chiaramente che gli organismi finanziati dal governo devono essere “accessibili a tutti”.

“Accord Catholic Marriage Care Service CLG ha assicurato Tusla che fornirà servizi di consulenza indipendentemente dall’orientamento sessuale e che rispetterà l’accordo. Tusla monitorerà i fornitori di servizi, tra cui Accord Dublin Catholic Marriage Care Service, per garantire che rispettino i termini del loro accordo sul livello di servizio”, ha aggiunto.

“Se un qualsiasi servizio non rispetterà i termini del suo obbligo contrattuale con Tusla, dovremo intervenire per garantire il rispetto di tale obbligo, compresa la possibilità di ritirare i finanziamenti e di avviare la disattivazione del servizio”.

Accord in precedenza aveva una politica di non accettare le coppie dello stesso sesso per motivi religiosi. Offre anche educazione sessuale e relazionale nelle scuole dove non insegna la contraccezione e le relazioni omosessuali, in linea con l’insegnamento cattolico.

La Conferenza Episcopale Irlandese ha rifiutato di commentare.

 

Fonte: Catholic Herald




“DON” GIULIANO, SPOSATO CON PABLO, SARÀ SEMPRE UN SACERDOTE

La storia del sacerdote don Giuliano Costalunga che ha sposato in Spagna il suo compagno Paolo, l’abbraccio del suo vescovo mons Zenti avranno confuso molto fedeli. Questo articolo di Ines Angeli Murzaku chiarisce molti punti sulla questione del suo sacerdozio.

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: “don” Giuliano Costalunga e Paolo

Foto: “don” Giuliano Costalunga e Paolo

 

di Ines Murzaku 

 

I media italiani riferiscono del matrimonio di un sacerdote veronese, don Giuliano Costalunga, che fino a due anni fa era sacerdote in una piccola parrocchia di montagna di Selva di Prongo, nella provincia veronese del Nord Italia. Lo scorso aprile, il sacerdote si è sposato a Gran Canaria, in Spagna, con il suo partner di lunga data Paolo, che conosceva quando prestava servizio come parroco. “Infine, dopo 10 anni il mio sogno si è avverato: ho sposato Paolo, un amico e l’amore per la mia vita”, racconta il quotidiano veronese L’Arena.

Tuttavia, Costalunga è ancora considerato un sacerdote cattolico romano, in quanto non ha mai presentato domanda di dispensa dal suo ministero sacerdotale, secondo il suo vescovo locale, il vescovo Giuseppe Zenti. Il suo status di “sacerdote” nella diocesi di Verona è stato confermato dal vescovo Zenti in un’intervista all’Arena il 3 luglio:  “(Costalunga) è ancora sacerdote. È una storia molto triste per la nostra Chiesa. Uno dei miei predecessori aveva impedito la sua ordinazione, forse perché aveva capito che non era la scelta giusta, ma fu ordinato sacerdote a Rieti. Certamente, si tratta di una questione personale molto difficile e triste. Non ha chiesto di essere dispensato dal suo ministero, perciò è ancora sacerdote…”.

 

Secondo Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Zenti ha detto anche:  “Non posso nascondere tutta la mia amarezza, che avrei preferito mantenere nel silenzio del cuore sanguinante di un padre. Tutto quello che posso fare ora è affidare (Costalunga) alla misericordia di Dio”.

Il vescovo Zenti ha visitato l’ex parrocchia di Costalunga il 5 luglio per parlare della situazione ai parrocchiani.

“Bisogna presentare alla Santa Sede una domanda di dispensa – ha spiegato Mons. Zenti ai parrocchiani – cosa che non è mai accaduta in questo caso: per questo non posso non considerare, anche sul piano giuridico, don Giuliano un sacerdote incardinato (canonicamente assegnato) nella nostra diocesi”.

L’affermazione del vescovo Zenti che Costalunga è “ancora sacerdote” fa notizia in tutta Italia. Può un sacerdote “dispensare” se stesso dal suo ministero sacerdotale senza una domanda formale al vescovo locale e alla Santa Sede, oppure spetta alla Santa Sede e al Santo Padre concedere una dispensa? E perché la diocesi e il vescovo hanno atteso così a lungo per rispondere?


La riflessione teologica sulla permanenza del sacramento dell’Ordine si basa sulla Sacra Scrittura. Un sigillo di permanenza è impresso dallo Spirito sul credente che riceve i sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’ordine sacro, secondo 2 Corinzi 1:21-22, Efesini 4:30 e Salmi 110:4.

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 1582) definisce la permanenza del battesimo, della confermazione e dell’ordine sacro:

Nel caso del Battesimo e della Confermazione questa partecipazione all’ufficio di Cristo è concessa una volta per tutte. Il sacramento dell’Ordine sacro, come gli altri due, conferisce un carattere spirituale indelebile e non può essere ripetuto o conferito temporaneamente.

Colui che è battezzato, confermato e ordinato diacono, sacerdote o vescovo rimane per sempre legato a questi sacramenti. Una persona non può essere ri-battezzata, ri-confermata o ri-ordinata, se questi sacramenti sono stati legittimamente e regolarmente conferiti. Un altro modo di guardare al segno indelebile sull’anima è che se un sacerdote è stato scomunicato dalla Chiesa, e poi ri-riaccolto, non ha bisogno di essere ri-ordinato. La prima ordinazione è valida e non può mai essere annullata.  Canone 290 nel Codice di Diritto Canonico conferma: “Una volta ricevuta validamente, la sacra ordinazione non diventa mai invalida”. Ma come funziona l’indelebilità se si entra in un altro status: il matrimonio con una donna o, come nel caso di Costalunga, l’unione con un altro uomo?

 

La Chiesa può concedere una sospensione degli obblighi sacerdotali o una dismissione dallo stato clericale. Il Catechismo (CCC 1583) afferma:

Un soggetto validamente ordinato può, certo, per gravi motivi, essere dispensato dagli obblighi e dalle funzioni connessi all’ordinazione o gli può essere fatto divieto di esercitarli, ma non può più ridiventare laico in senso stretto, poiché il carattere impresso dall’ordinazione rimane per sempre. La vocazione e la missione ricevute nel giorno della sua ordinazione lo segnano in modo permanente.


Quindi, un sacerdote non può agire come un sacerdote – cioè, celebrare l’Eucaristia, essere coinvolto nel ministero, o conferire sacramenti – e “è privato di ogni ufficio, funzione e potere delegato” (Can. 976), ma la perdita delle responsabilità sacerdotali “esterne” non diluisce il segno indelebile nell’anima che il sacramento dell’Ordine sacro ha impresso – un sacerdote è sempre un sacerdote. La “perdita dello stato clericale”, come spiegano i canoni 290-293, non significa che si cessi di essere sacerdote; la perdita dello stato clericale significa che il sacerdote non ha più gli obblighi legali che derivano dal suo stato clericale. Nulla, però, potrà mai cancellare quel sigillo sacerdotale che ha ricevuto all’ordinazione. Per questo la legislazione canonica stabilisce che, in casi estremi e bisognosi, ogni sacerdote (anche laico) può assolvere da tutti i peccati coloro che sono in pericolo di morte (Can. 976). Questo aiuta a chiarire come il carattere sacerdotale e il potere dell’ordinazione accompagnino il sacerdote per tutta la vita, qualunque sia il suo cammino. Così, nel caso di Costalunga, è ancora sacerdote.

 

Il 24 ottobre 1967, a conclusione del Concilio Vaticano II, il Beato Papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Sacerdotalis Coelibatus, che affronta specificamente la questione della concessione di dispense dagli obblighi clericali. In questa enciclica, affermava Paolo VI:

… con amore paterno e affetto, il nostro cuore si rivolge con ansia e profondo dolore a quei sacerdoti sfortunati che rimangono sempre i Nostri cari fratelli amati e la cui assenza Ci dispiace profondamente. Parliamo di coloro che, conservando il carattere sacro conferito dalla loro ordinazione sacerdotale, sono stati tuttavia tristemente infedeli agli obblighi che hanno assunto quando sono stati ordinati.

Nello stesso documento, Paolo VI spiegava i motivi per cui la Chiesa ritiene opportuno laicizzare alcuni sacerdoti, dispensandoli dall’obbligo di osservare il celibato:

… ogni mezzo persuasivo disponibile (possa) essere usato per condurre i nostri fratelli da questo stato vacillante e per restituire loro la pace dell’anima, la fiducia, la penitenza e il loro zelo precedente. È solo quando non si può trovare un’altra soluzione per un sacerdote in questa infelice condizione che deve essere sollevato dal suo ufficio. Vi sono alcuni il cui sacerdozio non può essere salvato, ma le cui gravi disposizioni promettono comunque di poter vivere da buoni laici cristiani.  A questi la Santa Sede, dopo aver studiato tutte le circostanze con i loro vescovi o con i loro superiori religiosi, talvolta concede una dispensa…

 

Tornando al caso Costalunga, secondo quanto riportato dai media, da due anni Costalunga non era nel ministero. Costalunga ha perso il suo stato clericale?  Nessuna delle seguenti condizioni prescritte dal Canone 290 è stata imposta a Costalunga dal suo vescovo, né Costalunga ha richiesto volontariamente la riduzione allo stato laicale:

 

Can. 290 – La sacra ordinazione, una volta validamente ricevuta, non diviene mai nulla. Tuttavia il chierico perde lo stato clericale:

1) per sentenza giudiziaria o decreto amministrativo con cui si dichiara l’invalidità della sacra ordinazione;

2) mediante la pena di dimissione irrogata legittimamente;

3) per rescritto della Sede Apostolica; tale rescritto viene concesso dalla Sede Apostolica ai diaconi soltanto per gravi cause, ai presbiteri per cause gravissime.

 

Per questo Mons. Zenti considera Costalunga ancora sacerdote. Non ha perso il suo stato clericale e non è mai stato sospeso dal suo vescovo per iscritto.  Nell’incontro con i parrocchiani, Zenti sosteneva che “per essere dispensato dallo stato clericale non basta una dichiarazione; bisogna fare una richiesta alla Santa Sede, che valuta attentamente il caso”, aggiungendo “sei ancora mio sacerdote, anche se sospeso a divinis”.

Ma c’è un’altra questione importante da considerare in questo caso: anche se Costalunga avesse perso il suo stato clericale, ciò non significa che abbia ricevuto “una dispensa dall’obbligo del celibato, che solo il Romano Pontefice concede” (Can. 291). In altre parole, la perdita dello stato clericale non comporta la dispensa dal celibato. Solo il Papa ha la facoltà di concedere questa dispensa e solo dopo averla ricevuta un sacerdote può legittimamente sposarsi con un rito religioso.  Costalunga non ha beneficiato di tale deroga. Invece, si è semplicemente allontanato dal suo impegno per il celibato, e ha contratto un’unione senza ottenere o chiedere il permesso dai suoi superiori, da quanto è stato riferito. Il caso di Costalunga rientra quindi nelle disposizioni del canone Can. 1394 – §1: “Fermo restando il disposto del ⇒ can. 194, §1, n. 3, il chierico che attenta al matrimonio anche solo civilmente, incorre nella sospensione latae sententiae; che se ammonito non si ravveda e continui a dare scandalo, può essere gradualmente punito con privazioni, fino alla dimissione dallo stato clericale”.  Così, Costalunga è automaticamente sospeso dallo stato clericale e non può essere chiamato “Don” (titolo usato per il clero secolare) o “Padre”, anche se l’impronta interiore dell’ordinazione sulla sua anima rimane.

 

In sintesi, la teologia cattolica e il diritto canonico riconoscono che un sacerdote non può cessare di essere tale, ma ci sono casi in cui è possibile che un uomo giustamente ordinato viva come laico e sia ancora in buona posizione con la Chiesa. Ma ci sono casi in cui gli uomini ordinati hanno voltato le spalle alla Chiesa e all’insegnamento della Chiesa. Nel caso di Costalunga, nessuna procedura di dispensazione sembra essere stata seguita a livello diocesano e di dicastero – nessuna richiesta scritta e firmata al vescovo locale e alla Congregazione per il Clero come prescritto nelle Normae de dispensatione a sacerdotali coelibatu ad instantiam partis, emanate il 14 ottobre 1980, dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede.  Tuttavia, Costalunga porta ancora il sigillo dell’ordinazione sulla sua anima, perciò è ancora sacerdote. Questo è ambiguo e confuso per i fedeli che probabilmente non conoscono le implicazioni teologiche ed ecclesiali e i passi da compiere per la dispensazione? Sì.

Il 5 luglio 2018, l’incontro del vescovo Zenti con i parrocchiani di Selva di Prongo si è concluso con un abbraccio fraterno tra Zenti e Costalunga, che torna a fare notizia. Ma il vescovo ha ribadito l’insegnamento cattolico sul matrimonio con i fedeli che stavano traboccando la Chiesa; parlando di Costalunga, ha affermato: “Gli auguro ogni bene, ma ha danneggiato la diocesi… il suo ministero qui a Selva è stato efficace.  Ma come vescovo non posso tacere. La nostra fede ci trasmette una sola comprensione del matrimonio, quella specificata dalla Genesi: ‘Maschio e femmina li ho creati””.

 

Fonte: World Catholic Report

 

Foto: il vescovo Zenti abbraccia “don” Giuliano

Foto: il vescovo Zenti abbraccia “don” Giuliano

 




NOZZE GAY, CASSAZIONE DICE NO ALLA TRASCRIZIONE: “Il matrimonio è altro”

Riprendo dall’articolo di Federica Parbuoni su Il SECOLO d’Italia di 15 maggio 2018.

Foto: matrimonio omosessuale

Foto: matrimonio omosessuale

Le nozze gay contratte all’esterno non possono essere trascritte all’anagrafe italiana, neanche se uno dei due è cittadino straniero. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, precisando comunque che la coppia può vedersi riconosciuto lo status di unione civile, così come previsto dalla legge italiana.

In particolare, i giudici della Suprema corte, che con questa sentenza si esprimono per la prima volta sulla materia, erano stati chiamati a valutare il caso di un cittadino italiano e uno brasiliano che si erano sposati in Brasile nel 2012 e in Portogallo nel 2013, chiedendo poi che il Comune di Milano trascrivesse le loro nozze. Dopo il rifiuto dello Stato civile, il caso era arrivato nel 2015 davanti alla Corte d’Appello, che aveva validato il no dell’anagrafe. Da qui il ricorso davanti alla Cassazione, che non solo non ha riconosciuto l’obbligo della trascrizione, ma ha ribadito «la discrezionalità legislativa» propria del «potere degli Stati» e il fatto che «il matrimonio tra persone dello stesso sesso non corrisponde al modello matrimoniale delineato dal nostro ordinamento».

«In materia di trascrizione e stato civile il Parlamento è sovrano con la sua discrezionalità legislativa. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha negato la trascrizione del matrimonio di una coppia omosessuale all’anagrafe di Milano. Il governo legga bene la motivazione perché è ciò che noi diciamo anche in tema di trascrizione delle coppie omogenitoriali», ha commentato la parlamentare di FdI, Augusta Montaruli, sottolineando che «è il Parlamento che si deve occupare della materia». «Ogni iniziativa simile a quella assunta dal sindaco Appendino è illegittima. L’esecutivo annulli i provvedimenti: la sentenza della Cassazione – ha concluso Montaruli – è ulteriore conferma che abbiamo ragione».

Fonte: Il SECOLO d’Italia




LA PORTA LASCIATA SOCCHIUSA, SI APRIRÀ COMPLETAMENTE

foto: card. Eijk

LA PORTA LASCIATA SOCCHIUSA, SI APRIRÀ COMPLETAMENTE

 

Riprendo ampi stralci da una interessante intervista rilasciata dal card. Eijk, arcivescovo di Utrecht, a Lorenzo Bertocchi de Il Timone, e rilanciata da Maike Hickson del sito OnePeterFive (qui) il 2 marzo scorso. Il cardinale, dottore, filosofo, ed esperto di teologia nel campo della bioetica, è stato presidente della Conferenza Episcopale Olandese fino al 2016 e fatto cardinale da papa Benedetto XVI nel 2012. Vi consiglio la lettura.

Eccoli nella mia traduzione.

Domanda: Sua Eminenza, in Italia dopo le leggi che consentono il divorzio, l’aborto, la fecondazione in vitro, le unioni civili gay, è stata approvata una legge che più o meno direttamente apre la porta all’eutanasia. Cosa ne pensa di questa legge?

Card. Eijk: Le leggi umane dovrebbero essere basate sulla legge morale naturale, che trova le sue radici nella dignità inalienabile della persona umana, creata da Dio a sua immagine. Non appena una legge umana offre un’apertura, per quanto minima, ad un atto che viola la dignità della persona umana, vi sarà il rischio di minare ogni rispetto per questa dignità.

Domanda: In Olanda, questa secolarizzazione sta avvenendo da tempo, come è iniziata?

Card. Eijk: Dopo l’introduzione della contraccezione ormonale nel 1964, è sorto il problema delle gravidanze indesiderate, per le quali è stato prescritto l’aborto procurato come rimedio. A metà degli anni ’60 si era pensato che questo sarebbe stato solo qualche caso all’anno, ma oggi e per qualche tempo il numero di aborti procurati è superiore a 30.000 all’anno. Anche questo numero è relativamente basso, perché la maggior parte delle giovani donne usa la pillola a partire dai 13-14 anni per iniziativa dei genitori, che temono che le loro figlie possano rimanere incinte. Così l’Olanda rimane molto orgogliosa di avere relativamente poche gravidanze adolescenziali. (…)

Domanda: Per quanto riguarda l’eutanasia, il vostro paese è probabilmente uno dei più “avanzati” del mondo.

Card. Eijk: Alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta in Olanda si è parlato dell’applicazione dell’eutanasia (definita come la soppressione della vita da parte di un medico su richiesta di un paziente) e del suicidio assistito, ma solo nel caso della fase terminale di una malattia fisica incurabile. In seguito è stata accettata anche la soppressione della vita al di fuori dei casi terminali. Così, negli anni ’90, cominciarono a parlare di eutanasia, o a dare assistenza nel suicidio, nei casi di pazienti affetti da malattie psichiatriche o nel caso di demenza. Una nuova barriera cadde con il cosiddetto “Protocollo di Groningen”, un accordo tra neonatologi e il procuratore della città di Groningen, secondo cui un medico, che ha interrotto la vita di un neonato handicappato, non avrebbe potuto essere perseguito, purché avesse rispettato una serie di richieste cautelative. Da questo protocollo locale è stato creato un regolamento a livello nazionale per la soppressione della vita dei neonati disabili. Nell’ottobre 2016, il governo precedente all’attuale ha annunciato di voler proporre una nuova legge che avrebbe reso possibile il suicidio assistito per le persone che non soffrono di alcun tipo di malattia psichiatrica o somatica, ma che sono dell’opinione che, a causa dei sentimenti di solitudine, vecchiaia o mobilità ridotta, la loro vita sia “compiuta”, cioè non abbia più senso nell’essere vissuta, e che quindi ad essa si possa porre fine. (…)

Questo breve esempio dimostra che i criteri per la soppressione della vita si stanno ampliando sempre più e che il rispetto per la vita umana e per la dignità della persona sta crescendo sempre meno. La porta, una volta lasciata aperta, alla fine si apre completamente. Iniziando ad ammettere l’eutanasia per alcuni casi ben definiti, ci si mette su un piano inclinato, che in inglese è chiamato “il pendio scivoloso”. Una volta che hai messo il piede su questo pendio scivoloso, tu cominci a scivolare più rapidamente di quanto tu possa pensare.

Domanda: È lo stesso tipo di pendio scivoloso che ha portato al matrimonio tra persone dello stesso sesso?

Card. Eijk: L’Olanda è stato il primo paese a legalizzare il cosiddetto matrimonio omosessuale, nel 2001. E’ vero, in un certo senso, che anche in questo caso si tratta di un pendio scivoloso. La legalizzazione della contraccezione ormonale nei primi anni ‘60 suggerì che un atto sessuale può essere moralmente separabile dalla procreazione. Una volta che la cultura si è abituata a questa idea, siamo giunti alla conclusione che anche altri atti sessuali al di fuori di quelli direttamente ordinati alla procreazione sono moralmente accettabili, tra cui gli atti omosessuali. E’ essenziale essere consapevoli che queste cose sono legate l’una all’altra: se cambiamo un elemento della morale sessuale, alla fine rischiamo di cambiarla radicalmente in tutto, forse senza averlo capito in un primo momento.

Domanda: Sembra che molti cattolici coinvolti nella politica possano aver dimenticato i cosiddetti “principi non negoziabili” (la difesa della vita, la famiglia naturale e l’educazione libera).

Card. Eijk: I paragrafi 73-74 della lettera enciclica Evangelium Vitae del 1995 di Giovanni Paolo II permettono che i politici cattolici, a determinate condizioni – cioè nel rispetto delle condizioni dei principi generali sulla cooperazione con il male – possano votare a favore di una legge, ad esempio una legge più restrittiva sull’aborto procurato (sic), anche se si tratta di una legge intrinsecamente ingiusta, nel tentativo di impedire l’approvazione di una legge ancora più permissiva. I politici che limitano così il numero di aborti procurati possono considerare questa azione come un contributo al bene comune. Molti politici cattolici hanno in questo modo difeso il loro voto a favore di una legge che promuove l’aborto o l’eutanasia, anche se ci si può chiedere se hanno veramente seguito tutte le condizioni menzionate nell’Evangelium Vitae e se il loro voto può essere interpretato come un vero contributo al bene comune. Ora, a parte il fatto che molti politici cattolici oggi possono essere meno efficacemente disposti a dialogare su principi non negoziabili per giungere a un compromesso eticamente giustificabile, temo che molti di loro non vedano più queste cose nemmeno come non-negoziabili.

Domanda: A suo parere, qual è la causa della situazione?

Card. Eijk: La crisi della fede colpisce sempre anche le convinzioni morali, che sono parte intrinseca della fede. L’attuale crisi di fede in Cristo ha portato ad una crisi di fede nelle norme assolute, nell’esistenza di atti intrinsecamente malvagi, e quindi nel fatto che certi principi non sono negoziabili. Tuttavia, “dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29). Le leggi umane devono corrispondere alla legge morale naturale, che salvaguarda la dignità della persona e che deriva dall’ordine che Dio ha dato alla sua creazione.

(Il card. Eijk spiega poi perché ha chiesto che la Chiesa predisponga un documento sulla teoria del gender, e conclude dicendo:)

Card.Eijk: In un futuro non lontano, saranno soprattutto i giovani, influenzati da progetti educativi che promuovono la teoria del genere, che non comprenderanno più il valore intrinseco del sesso biologico e che vedranno il genere come oggetto di libera scelta da parte dell’individuo, indipendentemente dal sesso biologico. Questo ha già avuto, e continuerà ad avere, profonde ripercussioni sul modo di vedere la famiglia, il matrimonio e la sessualità, che è la più grande area di difficoltà per la Chiesa cattolica nel proclamare la sua dottrina.

(Riguardo infine alla questione della Comunione ai divorziati-risposati, il card. Eijk precisa che tale questione sta creando forti attriti tra cardinali, vescovi, sacerdoti e laici. E poi continua:)

Card. Eijk: La fonte della confusione è l’Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia, scritta da Papa Francesco a conclusione dei Sinodi sulla Famiglia del 2014 e del 2015. Questa confusione riguarda soprattutto il paragrafo 305 dell’esortazione. Vediamo che alcune Conferenze episcopali hanno introdotto norme pastorali che implicano che i divorziati-risposati possano essere ammessi alla Santa Comunione con una serie di condizioni e dopo un periodo di discernimento pastorale da parte del sacerdote che li accompagna. Al contrario, altre conferenze episcopali escludono questa possibilità. Ciò che è vero nel posto A non può essere falso nel posto di B. Queste diverse interpretazioni dell’esortazione, che riguardano questioni dottrinali, stanno causando confusione tra i fedeli. Pertanto, sarei felice se il Papa chiarisse questo tema, preferibilmente sotto forma di una sorta di documento magisteriale. (…)

Domanda: Può spiegare brevemente la sua posizione?

Card. Eijk: Gesù stesso disse che il matrimonio è indissolubile (Mt 5,32;19,9; Mc 10,11-12; Lc 16,18). (…)