In memoria di Giancarlo Ricci, lo psicologo lacaniano accusato di aver detto che i bambini hanno bisogno di mamma e papà

Con grande dispiacere abbiamo appreso la notizia della morte del noto psicologo Giancarlo Ricci.

Una vicenda a dir poco surreale quella che ha coinvolto lo psicoterapeuta con quarant’anni di onorato servizio, archiviata dopo ben tre anni (qui). Le accuse riguardavano le sue affermazioni circa l’importanza della presenza di entrambi i genitori nello sviluppo del bambino, per le sue perplessità sull’ideologia gender e sulla non equiparabilità tra eterosessualità e omosessualità. Nel libro “Il tempo della postlibertà”, edito da Sugarco, è lo psicologo stesso a raccontare la vicenda del processo e le sue posizioni.

 Noi ricordiamo questo grande professionista, riportando un estratto del suo contributo “Omosessualità, sostantivo plurale”, pubblicato sul Manuale “Sessualità, gender ed educazione” (Giorgia Brambilla, Edizioni Scientifiche Italiane, 2015).

 

Giancarlo Ricci, psicologo e psicoterapeuta

Giancarlo Ricci, psicologo e psicoterapeuta

 

Una tendenza della contemporaneità è di omologare comportamenti e tendenze per renderli immediatamente identificabili. La semplificazione attuata dai media di considerare l’individuo omosessuale come una categoria sociale “normale”, ha abolito le differenze all’interno del vasto e variegato campo dell’omosessualità maschile e femminile.

Creare l’omogeneità in un ambito dove invece regna l’eterogeneità, oltre ad appiattire le soggettività instaura una visione ideologica che si espande in un’ipertrofia dei diritti. Le istanze in gioco sono sotto gli occhi quotidianamente: la diffusione dell’insegnamento gender nelle scuole, le campagne contro l’omofobia e la discriminazione, il diritto ai matrimoni gay e sulla possibilità di adottare.

In tal modo viene promossa un’idea culturale, sociale e giuridica di omosessualità normalizzata e normalizzante. Viene avanzata inoltre una nuova antropologia che pretende di sovvertire i cardini della differenza tra i sessi, dell’istituzione della famiglia e dei principii simbolici che presiedono alla filiazione. L’omosessualismo in definitiva reclama una serie di riconoscimenti e di diritti che coinvolgono l’intero sistema sociale. Mostrando il volto del vittimismo, l’omosessualismo vive di semplificazioni che uniformano le differenze soggettive.

Vi sono differenti omosessualità. (..) L’elenco, anche se lungo, sarebbe parziale. Ogni voce sarebbe appena il titolo di un romanzo soggettivo la cui trama, dal punto di vista psichico, è ben più complessa. Anche se questa trama talvolta si fa densa e opaca, non significa che non sia leggibile. (..)

È un dato clinico: qualora non vi sia un’istanza simbolica trasmessa dalla famiglia che chiami il figlio ad esistere e a porsi nel mondo, l’esito non può che svolgersi lungo un versante nichilistico.

Si dimentica facilmente che l’acquisizione dell’identità sessuale è scandita da precisi processi e tappe che si susseguono nell’arco di poco meno di due decenni. In questo attraversamento, scandito dalla crescita fisiologica, dalle trasformazioni del corpo, dallo sviluppo neurologico, dal modo con cui la vita psichica integra e assimila tali cambiamenti, risulta assolutamente primario il posizionamento simbolico dei due genitori.

Decisiva è la qualità della loro relazione, il posto che ciascuno dei due assegna all’amore e alla sessualità, alla filiazione, al senso dell’esistere, alla morte. Non poco. È qualcosa di enorme, di imponderabile, di opaco.

 

 




Putin: “finché sarò presidente, non avremo genitori n.1 e n.2, avremo ‘papà’ e ‘mamma'”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che la tradizionale definizione di matrimonio tra un uomo e una donna dovrebbe essere aggiunta alla costituzione russa, aggiungendo che sotto la sua guida la Russia non adotterà i termini “genitore numero 1” e “genitore numero 2”.

Lo spiega Paul Smeaton in questo articolo pubblicato su Lifesitenews. Eccolo nella mia traduzione.

 

 

Putin ha fatto i commenti giovedì scorso in un incontro per discutere della riforma costituzionale russa. Durante una discussione sui valori della famiglia in Russia, la legislatrice conservatrice Olga Batalina ha detto che alcuni vorrebbero che la parola “famiglia” fosse definita nella costituzione come “unione di un uomo e una donna”.

“Dobbiamo chiarire alcune cose. Il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna”, ha risposto Putin. “Una famiglia è una cosa diversa, ma l’idea è giusta e va sostenuta. Dobbiamo solo pensare a come formularla e dove”. 

Batalina ha anche sostenuto che la famiglia è sotto attacco dai tentativi di introdurre nuovi termini come “genitore numero uno” e “genitore numero due”.

“Questa non è fantasia, questa è la realtà in alcuni paesi”, ha detto. 

Putin ha risposto: “Quanto a ‘genitore n.1’ e ‘genitore n.2’, l’ho già detto pubblicamente e lo ripeterò ancora una volta: finché sarò presidente, non avremo genitori n.1 e n.2, avremo ‘papà’ e ‘mamma'”.

L’anno scorso la Francia ha approvato una legge che impone alle scuole di sostituire le parole “madre” e “padre” nei loro documenti con “genitore 1” e “genitore 2”. In Italia nel 2018, l’allora vice presidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini ordinò che le parole “genitore 1” e “genitore 2” fossero cancellate dai moduli governativi online e sostituite con “madre” e “padre”.

Nel 2013 Putin ha firmato un disegno di legge che vieta la promozione dell’omosessualità, il “matrimonio omosessuale” e le sfilate del Gay Pride in tutta la Federazione Russa. La legge impone multe severe o pene detentive per la diffusione di “propaganda di relazioni sessuali non tradizionali”. Ha anche sostenuto misure per impedire alle coppie dello stesso sesso “sposate” all’estero di adottare bambini in Russia.

 




I tuoi occhi

 

di Giorgio Canu

 

I tuoi occhi

 

Sembravi volare
oggi,
sulla strada verso scuola,
sicura.

La bimba abbarbicata
al tuo collo
pareva dire: “è mia mamma! ”
con fierezza e dolcezza,
quasi con sfida.

E i tuoi occhi,
spalancati avanti,
con le sue pupille
dentro,
ridevano e tremavano…
ti mancava già
prima ancora di lasciarla.

Pensavi forse
a tutte le cose da sbrigare
ma dentro,
al fondo, sempre lei.

Un vuoto,
anche quando pieno;
un pieno,
anche quando vuoto,
pieno di lei…

………………………….
Un incontro casuale, stamani per strada, proprio mentre ascoltavo questa sonata.
Le note, calme ma sicure, si rassomigliavano ai suoi passi.
Ascoltate…
la melodia, un po’ melanconica, a tratti più decisa, e dolce, è come la vita, le cose da sbrigare, mentre si pensa alle cose care..
E quelle due note di sottofondo, incalzanti, sempre presenti… come quella bimba nel cuore della mamma, come quel tremore per lei.

 

Pubblicata anche su: Il punto rosso