Oggi, 25 Aprile…liberi da cosa e per cosa?

Balcone con donna mascherina tricolore bandiera italiana

 

di Stefania Marasco

 

È passato un po’ di tempo dal mio ultimo post, un po’ perché sono stata presa da certe priorità, un po’ perché prima di esprimermi su determinate questioni preferisco meditarci su.
Scelgo di scrivere oggi, 25 Aprile 2020, chiedendomi: cosa c’è da festeggiare?

ANSA ci trasmette il pensiero del Presidente Mattarella (leggi qui) che dice, testualmente «“il settantacinquesimo anniversario della Liberazione è – sottolinea il presidente – data fondatrice della nostra esperienza democratica di cui la Repubblica è presidio con la sua Costituzione”. “Fare memoria della Resistenza, della lotta di Liberazione, di quelle pagine decisive della nostra storia significa ribadire i valori di libertà, giustizia e coesione sociale, che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore”. L’Italia, ricorda Mattarella, si è dotata “di antidoti contro il rigenerarsi di quei germi di odio e follia che avevano nutrito la scellerata avventura nazifascista”

Sempre ANSA (leggi qui) ci fa sapere che oggi ci sarà un flashmob collettivo, tutti a cantare “Bella Ciao” sul balcone di casa.

Sapete cosa vi dico? Che io non ci penso neppure vagamente a mettermi a cantare “Bella Ciao” sul balcone di casa mia, perché proprio non capisco cosa accidenti ci sia da festeggiare! Sono francamente stanca della solita retorica dietro la Festa della Liberazione: arrivarono gli Americani e ci liberarono dalla piaga nazi-fascista…ci liberarono? Per cosa? Solo per renderci schiavi di altre dittature di pensiero e fatemi il piacere di non dirmi che non è vero perché chi ha un minimo di onestà intellettuale sa bene che dico una verità sotto gli occhi di tutti. Dalla fine della II Guerra Mondiale siamo stati obbligati a piegarci progressivamente all’ONU, alla NATO, all’UE, impoverendoci sempre di più, indebolendoci sempre più, perdendo progressivamente autonomia di Stato, di Nazione, per dipendere da organismi che, francamente, pare abbiano a cuore solo l’economia, i mercati, i soldi, depauperando i popoli non solo economicamente ma culturalmente, invocando la globalizzazione come grande unione dei popoli quando è solo una forma di controllo delle masse.

A chi sta per farmi il solito commento “Sono 75 anni che viviamo in pace, senza guerre” scusate tanto ma grido: CIECHI! Dalla fine della II Guerra Mondiale solo il “civilizzato mondo Occidentale” è stato in pace, territorialmente parlando, ma le guerre in giro per il mondo quante sono state? Corea, Vietnam, Cuba, Afghanistan, Libano, Egitto, Israele, Persia, Iraq, ex Jugoslavia, Siria – vogliamo parlare d’Africa? -, guerre scatenate, finanziate, sfruttate dal predetto Occidente! La NATO ha inviato soldati ovunque, gli USA in autonomia anche di più, mi dite la pace dove diamine l’avete vista negli ultimi 75 anni?!? Neppure lo spazio e la Luna abbiamo lasciato in pace! Pure per quello USA e URSS hanno litigato! Guerre fredde, guerre calde, guerre “pulite” e guerre dalle armi sporche!
E poi il terrorismo…le BR ed il terrorismo nero, Hamas, l’IRA, giù giù fino ai Talebani, ad Al Quaeda, all’IS, a Boko Haram ed a tutti quelli che sto dimenticando ma ci sono ed operano quasi indisturbati.

Dove la vedete ‘sta pace da celebrare?!? Oggi, poi, che grazie al virus di probabile matrice artificiale (e questo è un capitolo ulteriore, che oggi vi risparmierò, ma che rientra nella stessa parentesi di guerre “fuori dagli schemi”) c’è chi sta approfittando della situazione per ridurre ancora di più i nostri diritti, la nostra libertà, in nome del “pericolo pandemia”?!? Un interessante articolo in inglese ipotizza che questa pandemia sia proprio l’occasione che i fautori del Nuovo Ordine Mondiale attendevano per accelerare i loro piani (leggi qui).

Ciascuno tragga le proprie conclusioni, io so soltanto che in nome del Covid-19 sono emerse le “necessità di serie A” e quelle di “serie B”, sono emerse le meschinità da spioni del KGB di troppe persone, è emersa la discrepanza tra persone, popoli, visioni politiche, che mi hanno portato a riflettere che ben lungi dall’essere Europei non siamo neppure Italiani! Lo abbiamo visto nelle diatribe tra i professori Galli ed Ascierto, nelle vergognose dichiarazioni di Feltri, nei battibecchi tra schieramenti politici, nel protezionismo dei singoli Governatori, cosa ci meravigliamo se la Germania ed i vari Paesi ricchi del Nord Europa vogliono imporci il MES perché non vogliono accollarsi i debiti dei Paesi poveri dell’UE, diventati poveri proprio per unirsi a questa sciagura di UE (e di questo noi italiano sempre saremo “grati” a Mr. Romano Prodi!)?!?

No, scusate tanto, io non festeggio proprio nulla.

Dovrei festeggiare il fatto che in nome del rischio di propagazione del virus il Governo non accenna neppure ad un via libera regolato delle celebrazioni religiose?!?
Devo festeggiare gli sceriffi che, in barba alla libertà religiosa ed ad ordinanze precise ed esistenti, moltiplicano gli abusi di potere come a Gallignano, a Maser, a Sant’Arpino, a Marina di Cerveteri (leggi qui), con l’apoteotico linciaggio mediatico del sacerdote di Formia via Striscia la Notizia di cui abbiamo ampiamente parlato?!?

Devo festeggiare per il tempo che la Chiesa ha impiegato a reagire e finalmente chiedere che il Governo cominci a calendarizzare il via libera regolamentato alle celebrazioni religiose (Il Cardinale Bassetti, Presidente della CEI, si è deciso finalmente il 23 aprile con un discorso alla sua Arcidiocesi ma sul sito della CEI nulla si legge)?!?

Devo festeggiare il fatto che un paziente in terapia per malattia autoimmune abbia la terapia sospesa da mesi in un noto ospedale romano  (per privacy della persona in questione non la nominerò, dovrà bastarvi il fatto che la conosca piuttosto bene e sappia di cosa sto parlando) ma l’aborto sia una priorità?!?
Curare può non essere una priorità in certi casi, eliminare una vita umana nascente si; la Messa crea pericolosi assembramenti, il supermercato no (ieri poco c’è mancato che litigassi pesantemente con un’anziana signora incapace di tenere le distanze); alla Messa no ma in chiesa magari ci mettiamo gli studenti per creare classi adeguatamente distanziate come i geni danesi stanno ipotizzando.

Se poi vogliamo aggiungere all’elenco delle follie di questi ultimi giorni discutibilissime multe quali questa (leggi qui) o questa o chissà quante altre non arrivate agli onori della cronaca, beh, lo ribadisco, lascio festeggiare voi, io eviterò.




DI QUALE LIBERAZIONE PARLIAMO? – Alla ricerca della “vera Liberazione”

25 aprile Festa della Liberazione

 

di Gianni Silvestri

 

LIBERAZIONE NAZIONALE
IL 25 APRILE è la data della festa nazionale per ricordare la liberazione della nostra nazione dalla occupazione nazista e dai residui delle forze fasciste della Repubblica di Salò.
Questa liberazione è un evento positivo che segna il ritorno dell’Italia nel pieno percorso democratico, con il conseguente rifiuto della logica di sopraffazione e violenza che ha caratterizzato gli anni di guerra. Ma proprio questo rifiuto della logica di violenza deve farci riflettere senza pregiudizi su  quella che si è continuata ad usare nei mesi/anni successivi alla liberazione, perché una lotta inizialmente giusta divenne un paravento di violenze politiche e di parte.

Mi riferisco alle violenze (sottaciute per decenni) di alcune frange partigiane comuniste contro sacerdoti, seminaristi ed esponenti cattolici vari, messe in luce dal grande giornalista di sinistra Giampaolo Pansa, scomparso nel gennaio scorso, nel suo libro “il sangue dei Vinti”. Nell’ultima parte della sua carriera, questo storico (collaboratore trentennale del gruppo Repubblica/L’Espresso) ha pubblicamente denunciato (anche nel suo successivo libro “la Grande Bugia) la violenza di alcuni esponenti delle formazioni comuniste responsabili di uccisioni silenziose avvenute soprattutto contro “nemici di classe” e contro i sacerdoti cattolici. Questa violenza non fu sporadica o casuale, ma organizzata in quanto interessò migliaia di casi e nello stesso territorio dell’Emilia (chiamato addirittura “il triangolo della morte”). Le cifre sono impressionanti, con migliaia di morti (alcuni storici e giornalisti parlano di circa 5000 persone). L’autorevole quotidiano “Il Foglio” nel 2018 ha scritto: “Tra il 1944 e il 1947 furono centotrenta i sacerdoti e i seminaristi uccisi in Italia dai partigiani comunisti – ben trecento, secondo un approfondito studio dell’Azione cattolica, tra il 1940 e il 1946 (fece scalpore la esecuzione del seminarista Rolando Rivi appena quattordicenne, ucciso da partigiani comunisti e beatificato dalla Chiesa nel 2013). La cosa preoccupante è che la gran parte di queste violenze sono state compiute a guerra finita ed addirittura dopo la “liberazione”, quindi senza giustificazione alcuna se non l’odio di classe, la vendetta politica o religiosa. Queste violenze sono rimaste non solo impunite, ma sostanzialmente nascoste per decenni, sino alla denuncia di questo coraggioso giornalista di sinistra (poi osteggiato persino dall’A.N.P.I, per aver scoperchiato questa retorica a senso unico).

 

Rolando Rivi

Rolando Rivi

 

Questa precisazione è necessaria per precisare che la LIBERAZIONE non può essere un ombrello che copre di tutto, anche la violenza più ingiustificata.
Sarà interessante elencare altri casi di acritica accettazione del termine Liberazione, termine con cui si sono coperti fenomeni pericolosi o ambigui:

1) I Movimenti di LIBERAZIONE POPOLARE diffusi dagli anni 50-60 in poi, principalmente di ispirazione marxista, come quello più famoso di Cuba. Ma fu liberazione quella di una dittatura durata decenni?

2) ORGANIZZAZIONE LIBERAZIONE DELLA PALESTINA, (OLP). che con la lotta armata intendeva combattere il governo israeliano per liberare la Palestina (e si sa come è andata a finire: Se Arafat avesse accettato le proposte di Pace decenni fa – Presidenza Carter – oggi la Palestina avrebbe un territorio libero e ben di maggiore estensione).

3) TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE sviluppatasi in America Latina per coniugare la fede cristiana con la ideologia comunista per sviluppare, con l’azione di comunità di base, una prassi di liberazione non solo religiosa, ma sociale, economica e politica. Questo fenomeno non sembra aver portato agli sperati cambiamenti (da una parte i cattolici in America Latina si sono dimezzati in pochi decenni a vantaggio di varie sette evangeliste, dall’altro i comunisti – dopo la fallimentare esperienza Nicaraguense,  hanno la loro principale esperienza Latino Americana nell’impoverita dittatura Venezuelana di Maduro).
4) LIBERAZIONE POST-SESSANTOTTINA il 68 fu un complesso movimento di contestazione, anche degli stereotipi della società capitalista, con varie forme di protesta, che si divisero nella componente di contestazione-impegno sociale (da cui sorsero i gruppi comunisti di lotta armata degli anni 70) ed in quella anarchico-individualista (in cui proliferò il fenomeno di diffusione delle droghe, anche sintetiche, come LSD).

5) LIBERA(LIZZA)ZIONE SESSUALE E DEI COSTUMI che ha finito per determinare la devastante autonomia del sesso dall’amore, con i risultati di una sessualizzazione della società che ha favorito anche la pornografia libera attuale (certamente alla base di tante mercificazioni e violenze sulla donna, considerata come un oggetto di violenti divertimento – come continua a dimostrare il fenomeno della prostituzione nelle nostre strade).

6) LIBERAZIONE DELLA DONNA  fenomeno positivo nella sua componente di parità giuridica ed economica e sociale della donna,
ma che ha portato anche ad estremismi errati, con un apparente sostituzione della lotta di classe nella lotta tra i sessi, (lo slogan “l’utero è mio e la gestisco io” – ab-usato a voler rivendicare anche la libertà assoluta di aborto – mostra una estremizzazione incomprensibile che ha escluso l’uomo da ogni scelta e responsabilità, che ha separato e non unito. Tanto che il cd “femminismo” sembra aver perso la sua originaria forza propulsiva ed oggi si sente il bisogno di una maggior femminilità, come attestato dal crescente consenso della scrittrice di Costanza Miriano.
In generale non voglio essere disfattista, in qualche settore alcuni progressi sono stati fatti, ma a distanza di decenni appaiono purtroppo insufficienti rispetto alle promesse ed alle aspettative di partenza.  Ecco perché nonostante tutte queste ventilate “liberazioni”, e nonostante l’aumento vertiginoso dei mezzi economici e tecnici a disposizione dell’uomo siamo ancora in attesa delle vere liberazioni:

Liberazione dalla povertà, (sono secoli che l’Africa ed “il mondo povero” rimangono tali).
Liberazione dalle ingiustizie: la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di pochi e, nonostante ogni progresso, cresce sempre più la forbice delle disuguaglianze (poche decine di miliardari possiedono ricchezze maggiori della metà povera della popolazione della terra);
liberazione dalla ignoranza: con attenzione “all’analfabetismo di ritorno” come attestano le sempre più diffuse trasmissioni “trash” (come il grande fratello e le varie isole di famosi sempre più sconosciuti).

Forse, dopo tanti fallimenti, totali o parziali, c’è da riconsiderare maggiormente l’elemento umano: ogni vera liberazione deve partire da una nuova consapevolezza dell’uomo per poi diffondersi a cerchi concentrici alle strutture che l’uomo crea e non viceversa: è l’uomo nuovo che crea strutture nuove e non il contrario (come invece affermato dalla analisi marxista).
La principale caratteristica dell’essere umano (che lo distingue da ogni altro essere vivente sulla terra) è la sua interiorità e spiritualità: ogni vera liberazione non può che partire di là.
Solo un uomo rinnovato interiormente potrà tornare a costruire famiglie, imprese, società e strutture politiche rinnovate dal profondo, e potrà immaginare regole nuove che rompano gli attuali meccanismi di sfruttamento di una società che è divenuta uno spaventoso “tritacarne umano” dal quale si estraggono i guadagni di pochi. Una liberazione quindi prima di tutto interiore che apra l’uomo alla sua spiritualità (oggi dimenticata, quando non avversata), sarà una marcia in più che favorirà anche una maggior  comprensione di sé ed un’ampia solidarietà sociale, come ogni vera esperienza religiosa attesta (i cristiani ad esempio, sono sempre in prima linea nelle varie esperienze di aiuto agli altri).

Questo allargamento di orizzonti sarà la vera novità ed un rinnovato “popolo canterà la sua liberazione”, come migliaia di giovani hanno fatto sulle note di Claudio Chieffo, noto cantautore cristiano, prematuramente scomparso.
E’ ancora Chieffo a ricordarci la radice di ogni vera e non apparente liberazione:

“C’è bisogno di Qualcuno

che ci liberi dal male

perché il mondo, tutto intero

E’ rimasto tale e quale”.

In Pace

 




PERA: SI ACCETTA UN UMANESIMO CHE NON E’ IL MESSAGGIO CRISTIANO DELLA SALVEZZA

Riporto la relazione, libera, tenuta a braccio al convegno del 07 aprile 2018, “Chiesa cattolica, dove vai?”, dal prof. Marcello Pera, ordinario di Filosofia della scienza presso la università di Pisa, già presidente del Senato dal 2001 al 2006. E’ autore con l’allora card. Joseph Ratzinger del libro intitolato “Senza radici” , sulla questione delle radici cristiane dell’Europa. Infine nel 2008 ha scritto un libro intitolato: “Perché dobbiamo dirci cristiani”, nel quale esprime la sua preoccupazione per la nostra civiltà occidentale minata dal relativismo e dal nichilismo.

La relazione che segue è la mia trascrizione della registrazione audio e non è stata rivista dall’autore.

Foto: Marcello Pera

Foto: Marcello Pera

Grazie, buonasera a tutti, in dieci minuti mi è stato chiesto un intervento molto breve, cercherò di essere brevissimo, anche se gli argomenti che sono già stati trattati che sono qui in discussione sono tutti molto complessi e meriterebbero tutti quanti un grande approfondimento, ma mi limiterò ad alcune brevi osservazioni. Intanto una prima che considero di buon auspicio di essere invitato a parlare, e di ricordare il card. Caffarra, che era amico molto caro mio, come tutti voi. Di buon auspicio anche la sua importanza perché sono il terzo a parlare, perciò siccome Brandmuller è cardinale, direi che il mio amico Burke è cardinale, ed io sono il terzo e perciò posso ancora sperare nella carriera successiva (tutti ridono, ndr). Diceva il cardinale Caffarra che la situazione nella Chiesa è confusa, che solo un cieco potrebbe non vederla. Il cardinale Burke, Brandmuller e molti altri hanno aggiunto un altro aggettivo che la situazione è alquanto confusa e anche molto grave, e molto pericolosa. E io concordo con loro. Dalla mia prospettiva che, evidentemente, non è quella loro, una prospettiva di forte interesse e di attenzione, e non intendo aggiungere niente agli elementi in discussione che riguardano la confusione su questo o quel tema, è confuso ciò che si dice oggi sul matrimonio, è confuso quello che si dice sul sacerdozio, sull’etica sessuale, sui diritti non negoziabili, su una serie di cose che sono diventate…apparentemente erano chiare e sono diventate confuse,..no…io voglio fare una domanda molto più alle spalle di queste singole confusioni, cioè in che cosa consiste veramente la confusione oggi, nella Chiesa cattolica, per coloro che naturalmente la denunciano come confusione, e da cosa nasce e da dove viene fuori questa confusione. Non ho tempo di parlare del secondo argomento, faccio solo un breve riferimento, se uno pensa, secondo me, che l’attuale confusione sia derivata o responsabilità primaria ed esclusiva  di papa Francesco, secondo me commette un errore storico, perché la confusione, quella confusione, almeno a quella a cui faccio riferimento, è anche anteriore a quella che papa Francesco aveva portato di suo contributo (applauso). La confusione la dico un pò brevemente, anche un po’ schematicamente, per questo di ciò mi scuso, la confusione riguarda la natura del messaggio cristiano. E la pongo con questa domanda alternativa: il messaggio cristiano è un messaggio di salvezza o è un messaggio di liberazione? E’ un linguaggio escatologico o è un linguaggio ideologico? Voi capite che la differenza è profonda. Un messaggio di salvezza, intanto riguarda tutti e ciascuno, e tutti e ciascuno allo stesso modo. Non fa distinzione. Il cardinale Burke citava Paolo ai Galati, è proprio Paolo ai Galati dice che non c’è giudeo non c’è schiavo né padrone, non c’è uomo né donna, e perciò non c’è ricco né povero, perciò non c’è immigrato né residente, e così via e così via. Il messaggio di salvezza riguarda tutti, ed è il medesimo per tutti. Il messaggio di liberazione è un’altra cosa. Il messaggio di liberazione riguarda alcuni, e non tutti allo stesso modo, perchè non tutti devono essere o possono essere egualmente liberati. Si libera la donna, non l’uomo. Si libera il debole, non il potente; il povero non il ricco; l’immigrato non il residente. Il linguaggio della liberazione fa una distinzione, e concepisce il destinatario del messaggio di Cristo in maniera diversa. Non è che rifiuti la salvezza, ma dice un’altra cosa. Il messaggio inteso come liberazione dice che la incarnazione di Cristo, e quindi la rivelazione di Dio, ha una funzione che riguarda questo mondo, o come si diceva, hoc saeculum, e non riguarda soltanto l’altro mondo. E anzi, ciò che si fa in questo mondo, le ingiustizie che si tolgono da questo mondo, le sofferenze che si tolgono da questo mondo, le uguaglianze che si creano in questo mondo, tutto questo serve per la salvezza nell’altro mondo. Questo vuol dire interpretare il cristianesimo in una maniera mondana, in una maniera secolare, in una maniera rivolta al secolo e non all’altro mondo (applauso). Tanto che chi ritiene che il messaggio cristiano sia il messaggio della salvezza, ha anche la consapevolezza, la cruda consapevolezza, che il cristiano non può togliere le ingiustizie o le sofferenze dal mondo (battimano), non è compito suo. Perché ha questa consapevolezza? Perché egli sa che  precipitato in questo secolo a motivo della ribellione a Dio, e cioè del peccato originale, che non è compito più suo togliere dal mondo in cui è precipitato quelle ingiustizie che non possono non esserci, perché il mondo del secolo è esattamente il mondo precipitato. Alla consapevolezza, alla amara consapevolezza, egli è impotente, anzi, a togliere le ingiustizie dal mondo, è impotente, e in questa interpretazione, è impotente anche Dio. Il quale tollit peccata mundi, ma non significa che le toglie, le elimina perché ha creato il mondo proprio per il mondo del peccato, cioè il mondo è caduto. Quindi non toglie, le prende su di sé, le assume sopra di sé. E consente a coloro che credono in lui di riscattarsi, pur nelle ingiustizie e pur nelle sofferenze.

Rovesciate la interpretazione, e adesso pensate non più alla escatologia, ma pensate alla ideologia, cioè pensate a che cosa fa il linguaggio del cristiano nel mondo nella prospettiva non della salvezza e vedrete che fa esattamente le cose opposte. (il cristiano) Si impegna a togliere le ingiustizie. Ascolta la voce del mondo, il grido del mondo che soffre, e ritiene di poter andare incontro alle ingiustizie ed alle sofferenze, traducendo il messaggio cristiano in un messaggio che è secolare o politico. E’ così che la Chiesa, non soltanto di Bergoglio, che è l’ultimo dei protagonisti di questa evoluzione o involuzione, è così che la Chiesa ha accolto le richieste del mondo secolare e le ha fatte proprie. E’ così che la Chiesa ha riconosciuto i diritti inderogabili della donna, dell’uomo, del bambino, dell’immigrato, dell’insofferente, cioè ha trasferito il messaggio dal terreno della salvezza al terreno della liberazione, con la convinzione che chi si impegna nella liberazione si acquisiscono meriti per la salvezza.

C’era un tempo in cui questa idea, cioè che si acquisiscono meriti per la salvezza impegnandosi con le proprie forze e con i propri sforzi nel mondo, c’era un tempo in cui questa cosa si chiamava pelagianesimo, ed era considerata una eresia (applauso).

Vedo che in questi ultimi tempi si sollevano domande nei confronti del papa Francesco a proposito di alcuni elementi di confusione che sfortunatamente lui ha introdotto anche su questo argomento, sulla esistenza dell’inferno, e tutti vorrebbero sapere dal papa se lui creda o no all’inferno. Io vorrei fare un’altra domanda che mi pare forse più decisiva di quella dell’esistenza dell’inferno. E cioè Santità, la Chiesa oggi crede nel peccato originale, crede che il peccato originale non sia redimibile se non mediante la grazia di Dio, crede che il peccato originale non si….dal peccato originale non si può essere redenti con le opere di giustizia, politiche o di carità? Io credo che la confusione sia qui. Perchè ci sono delle espressioni, delle prese di posizione che a me fanno pensare alla eresia pelagiana, alla convinzione che io mi salvo davanti a Dio perché mi impegno ad eliminare con le mie forze una ingiustizia del mondo. Questa è secondo me è una visione ideologica che oggi è molto diffusa negli atteggiamenti, nelle parole, negli obiter dicta (espressione latina usata nell’ambito del diritto, nei quali le sentenze dei giudici hanno un valore vincolante per i successivi giudizi, ndr)  di questo pontefice, ma che sfortunatamente, a me pare, ha colpito la Chiesa negli ultimi tempi, non soltanto in questo secolo. Oggi si dicono parole dentro la Chiesa, e si accolgono parole che fino ad ottanta, novanta anni fa erano considerate eresie. Che cosa sta accadendo? Penso che stiamo attraversando una di queste fasi, una di queste fasi così rischiose, con la confusione e la gravità, non ci stiamo trasformando, noi cristiani, in una filosofia largamente umanitaria, con connotazioni scritturali vaghe, interpretate quasi sempre ad hoc, tradotte quasi sempre ad usum Delphini (locuzione viene adoperata in senso ironico o spregiativo per indicare qualcosa che è stato alterato col fine di soddisfare interessi di parte, ndr), e noi stiamo accettando questa forma di umanesimo che però non è, secondo il mio punto di vista, la religione, il messaggio cristiano della salvezza che dovrebbe caratterizzare tutti noi se non vogliamo diventare semplicemente una setta, o una classe o una sottospecie di una filosofia della liberazione come tante si sono avute.

Grazie (lungo applauso).