Il grido di dolore inascoltato di Solženicyn e Sciambra

Nel nostro blog avete letto più di un articolo (qui, qui e qui ad esempio) dell’ “ex-gay” Joseph Sciambra, impegnato oggi a denunciare la svolta omosessualista che sempre più si rende evidente nella Chiesa Cattolica. Questo articolo del blog di padre Longnecker, che abbiamo più volte tradotto (qui, qui e qui) quando ha pubblicamente corretto padre Martin su omosessualità e dottrina cattolica, ci parla di lui e di come venga respinto sia dai suoi ex compagni del mondo gay che da molta parte dei suoi fratelli Cattolici.

 

Solženicyn e Sciambra

Aleksandr Isaevič Solženicyn e Joseph Sciambra

 

Uno dei vantaggi di essere uno scrittore è che devi anche stare al passo con le proprie letture. In un momento in cui tutti noi sprechiamo troppo tempo davanti allo schermo, quest’anno è una mia disciplina Quaresimale dedicare meno tempo allo schermo e più tempo per i libri. Ho l’abitudine di cercare almeno di dare un’occhiata a ogni libro che finisce sulla mia scrivania. Di molti non riesco a superare la prima pagina, o perché sono scritti male o perché il contenuto non mi attira o perché, semplicemente, stanno ripetendo le stesse vecchie cose.

Per questo motivo mi trovo spesso a leggere due o tre libri alla volta di autori totalmente diversi su argomenti totalmente diversi. È la mia sfida a unire i puntini e vedere ciò che unisce i vari temi.

Così, nelle ultime due settimane, mi sono ritrovato a leggere libri di due Joseph. Il libro di memorie di Joseph Sciambra Disorered (“Disordinato”) e la biografia di Joseph Pearce di Alexander Solzhenitsyn,  A Soul in Exile (“Un’anima in esilio”). Joseph Sciambra – per coloro che non lo conoscessero, è un ex attore porno gay. In Disordered racconta come, da giovane, si era trasferito a San Francisco dove si era fatto travolgere dalla vita gay. Il libro di Joseph è un viaggio implacabile nel più oscuro dei mondi sotterranei. Desiderando l’amore di un vero amico maschio, cade nella trappola dello stile di vita omosessuale. Sciambra non risparmia i dettagli al lettore e chiunque stia pensando di leggere il libro di Joseph dovrebbe esserne avvertito: si troverà di fronte a scene di totale, infernale depravazione. Ci sono pochi scrittori disposti a discutere degli estremi sordidi e luridi degli inferi omosessuali, ma Sciambra non esita a farlo.

Sciambra è un uomo arrabbiato, profondamente ferito, fisicamente e psicologicamente crudo, la sua salute è stata rovinata e ha visto numerosi amici morire di AIDS. Ma il suo bruciante resoconto del mondo omosessuale prende una svolta sorprendente. Non si lancia in moralistiche invettive contro gli omosessuali. Nella maggior parte dei casi guarda ai suoi simili con pietà, non con biasimo. In effetti, ora che è tornato alla fede cattolica, Joseph fa un coraggioso apostolato ritornando nel Castro District (quello che aveva frequentato con gli omosessuali, ndr) con il messaggio che Dio ama chi è intrappolato nella spirale del sesso e della solitudine. Sciambra riserva la sua più grande ira non per gli uomini gay, e nemmeno per i pornografi e i mercenari della comunità gay, ma invece se la prende soprattutto con i Cattolici che stanno cercando di normalizzare il sesso gay.

Racconta come, da giovane, un prete di fiducia della sua famiglia gli ha detto di essere felice e di accettare i suoi desideri omosessuali … di “trovarsi un bel fidanzato”. Si scaglia contro padre James Martin SJ e la “mafia gay” presente nel clero cattolico. Sui social media denuncia che il vescovo Robert Barron e l’arcivescovo Gomez di Los Angeles hanno permesso la partecipazione di propagandisti gay al Congresso sulla Educazione Religiosa di Los Angeles. Ricerca e fa conoscere i numerosi “ministeri” della Chiesa cattolica in America che promuovono l’omosessualità e cercano sottilmente di normalizzare il sesso gay con il pretesto di “costruire ponti”. Mentre la Chiesa che ama è in bancarotta per azioni legali intentate per l’abuso (principalmente) omosessuale nei confronti dei giovani, egli è sbalordito dal fatto che i poteri che non solo non stanno a guardare, ma strizzano l’occhio a individui e a gruppi di pressione che sono stati messi al bando da Roma perché giustificano le pratiche omosessuali.

Perché collegare Sciambra e Solzhenitsyn? Non possiamo far finta che Sciambra sia uno scrittore dello status di Solzhenitsyn. Disordered è disomogeneo in alcune parti. La storia spesso si trascina e diventa un po’ confusa. Come ha sottolineato Philip Lawler nella sua recensione, Sciambra avrebbe potuto usare un buon curatore editoriale. Tuttavia, ciò che mi ha colpito nel leggere questi due libri è stata la giusta rabbia che genera profeti.

Solzhenitsyn è famoso per essere un Geremia de nos jours. Sia che si scagliasse contro la disumanità del regime sovietico o che si scagliasse contro il decadente e superficiale consumismo dell’Occidente, Solzhenitsyn, come Sciambra, diceva la verità al potere e per il loro impegno entrambi sono stati perseguitati. Ciò che per entrambi è stato più straziante è stato il rifiuto e la ridicolizzazione di cui hanno sofferto da parte dei propri amici e delle persone di cui si fidavano di più.

È questo rifiuto e questa persecuzione che danno alla loro voce potenza e autenticità. I moralisti che condannano “quei peccatori” dalla loro comoda casa di periferia e dalla loro vita tranquilla verranno ignorati. Sbadigliamo, scrolliamo le spalle e ignoriamo la loro filippica moralista. Ma Solzhenitsyn e Sciambra parlano dal profondo. Gridano dalle segrete del gulag, dagli scantinati sado-masochisti del Castro, nella solitudine dell’esilio e nel trattamento umiliante del proctologo. È la loro sofferenza che nega al critico il lusso di liquidarli come nevrotici moralisti di periferia.

Sciambra riceve regolarmente messaggi di odio e minacce di morte. È stato emarginato, diffamato e ridicolizzato non solo dalla comunità omosessuale, ma anche dai suoi fratelli cattolici. Quando ha tentato di affrontare l’omosessualità segreta in un ordine religioso conservatore, è stato emarginato ed escluso, e i suoi tentativi di coinvolgere gli agili preti e prelati della gerarchia cattolica non gli è stato fatto dare nemmeno un educato benservito da un lacchè, e quando questo non ha funzionato sono arrivate minacce aggressive. Le sue richieste di “dialogo” e discussione sono state, ovviamente, ignorate dai preti in giacca e cravatta con la parlantina sciolta che chiedono continuamente “dialogo” e “accompagnamento”.

Così è sempre stato per quegli uomini coraggiosi che sono chiamati ad essere profeti. Saranno gettati in cisterne, incarcerati, diffamati, ridicolizzati, respinti e odiati per il loro impegno perché gli uomini amano l’oscurità piuttosto che la luce perché le loro azioni sono cattive. La cosa più sorprendente di tutte, ovviamente, è che la più accanita persecuzione e l’odio più profondo non provengono dai “peccatori” ma da devoti leader religiosi. Non sono tanto gli attivisti gay, ma i vescovi e i sacerdoti politicamente corretti a scagliare le pietre.

La famosa persecuzione di Solzhenitsyn da parte del regime sovietico è ormai Storia e Pearce (che è andato in Russia per intervistare di persona Solzhenitsyn) racconta l’intera vicenda in modo chiaro e oggettivo, ma con profonda simpatia per quel grande uomo. Illustra chiaramente il sistema di oppressione e persecuzione intenzionale dei Sovietici, e uno dei dettagli più significativi è che quando Solzhenitsyn arrivò in Occidente osservò che le cose lì non erano molto diverse se non che in Occidente la persecuzione era portata avanti dai media, dagli avvocati e dagli interessi privati ​​piuttosto che da un governo collettivistico burocratico e dispotico.

Sciambra sarebbe d’accordo – come lo sarebbe qualsiasi scrittore o commentatore che osi stuzzicare quel nido di vespe che è la decadenza cattolica contemporanea. Esistono molti tipi di gulag.

L’e-book di Sciambra è disponibile su Amazon. I libri stampati dal suo sito Web qui .

 




Io omosessuale sono stato incoraggiato alla omosessualità da sacerdoti della Chiesa cattolica

Phil Lawler, scrittore e giornalista, recensisce il nuovo libro di Joseph Sciambra, un omosessuale convertito che conosce molto bene gli ambienti della sottocultura omosessuale. L’articolo è pubblicato su Catholic Culture

Eccolo nella mia traduzione. 

Joseph Sciambra

Joseph Sciambra è un uomo arrabbiato. Ha scandagliato le profondità della sottocultura omosessuale. Ha sofferto per il suo coinvolgimento nella promiscuità, nella pornografia, nell’abuso di droghe e nell’autolesionismo. Ne sta pagando ancora il prezzo, nella sofferenza fisica e psicologica. Ha visto un amico dopo l’altro morire di AIDS. Ora, avendo riscoperto la sua fede cattolica e riformato la sua vita, osserva frustrato come i preti cattolici incoraggiano i giovani uomini ad esplorare la stessa strada che lo ha quasi portato alla rovina, e come i vescovi cattolici si rifiutano di intervenire.

Nel suo libro Disordinato [Amazon porta solo la versione Kindle; copie cartacee sono disponibili sul sito web dell’autore], Sciambra racconta come si è immerso nella vita spericolata del famigerato quartiere di Castro di San Francisco. In alcuni dettagli espliciti descrive le degradanti pratiche sessuali che lì vengono accettate, pratiche che sono state guidate dalla disperazione emotiva. (Questo libro rimarrà su uno scaffale alto; non vorrei che i giovani impressionabili scoprissero questo tipo di squallore morale). In piena confessione, Sciambra non si risparmia, ma descrive i suoi peccati. Allo stesso tempo riesce a dare al lettore un forte senso di quanto fosse orribilmente infelice. Questo libro illustra vividamente come il peccato grave porta a una vita di desolazione.

Finalmente questo giovane autodistruttivo raggiunge un punto di non ritorno. La sua salute si deteriora completamente; è vicino alla morte, e non è molto interessato a rimanere in vita. Ma chiede aiuto, la madre risponde, e inizia il lungo cammino verso il recupero fisico e il ravvedimento morale.

Per questo lettore, la conversione spirituale è arrivata appena in tempo; non avrei potuto sopportare molto di più il tour che fa venire il volta stomaco attraverso un mondo di perversione e sfruttamento senza gioia. Ma la storia di Sciambra non è finita affatto.

Per prima cosa c’è la storia della conversione stessa. È sempre affascinante vedere come il “Segugio del Cielo” insegua un’anima errante. Nel caso di Sciambra, c’è la graduale realizzazione che per tutta la sua vita ha desiderato un rapporto intimo con un uomo da poter ammirare e di cui potersi fidare, fino a quando finalmente incontra il Dio-Uomo che solo Lui può riempire quel bisogno doloroso.

Ma c’è di più, purtroppo. Sciambra non può dimenticare che quando ha iniziato a esplorare la vita omosessuale, è stato incoraggiato dai sacerdoti cattolici.

Non dimenticherò mai come, durante un intervento fallito di una cena organizzata dai miei genitori, il prete abitualmente felice che avevano invitato per mettere il figlio ribelle sulla retta via mi dette una pacca sulla schiena e mi dice che stavo facendo proprio bene; appartenevo a Castro [quartiere gay di San Francisco] con coloro che mi capivano.

Non è stato un incidente isolato. In diverse occasioni, i sacerdoti a cui il giovane Sciambra si rivolse per un consiglio gli diedero lo stesso tipo di consiglio: abbracciare la sua omosessualità, continuare a fare le stesse cose che stavano torturando e corrompendo la sua anima.

Triste a dirsi, la stessa modalità continuò dopo la sua esperienza di conversione. Recuperando la sua fede, la sua salute e la sua sanità mentale, si fermò per un po’ di tempo presso una comunità religiosa – e lì scoprì la sottocultura omosessuale. Quando riferì il problema ai funzionari della Chiesa, aspettandosi una risposta rapida, rimase molto deluso.

Nella migliore delle ipotesi, la risposta che ho ricevuto è stata quella di un freddo sospetto… Nella comunità omosessuale maschile, non sono riuscito a trovare un solo uomo; nella gerarchia maschile della Chiesa cattolica, ho scoperto lo stesso dilemma. Per un minuto ho pensato di andarmene. Non ne vale la pena. Ma, dove potrei andare? L’angoscia che ho sopportato nella Chiesa cattolica ha superato quella che ho vissuto a Castro.

E continua ancora oggi. Spinto dallo zelo di un convertito e dal ricordo di amici morti miseramente per malattie autoinflitte, Sciambra si assume la responsabilità di agire come missionario verso gli omosessuali. Torna a Castro, distribuendo grani di rosario. Va alle sfilate del Gay Pride e dice ai partecipanti che Gesù li ama. Cerca, nei suoi modi non convenzionali, di diffondere il messaggio di guarigione del Vangelo. E si arrabbia, perché non riceve alcun aiuto dalla Chiesa che ama.

Peggio ancora: incontra l’opposizione, non solo occasionalmente ma costantemente. I vescovi che appoggiano il messaggio sovversivo di padre James Martin, naturalmente, non avranno tempo di parlare con Sciambra. Ma anche altri vescovi – quelli che hanno la reputazione di essere ortodossi – lo evitano. È un paria.

Così Sciambra ha portato la sua causa su Internet. Con una presenza molto attiva sui social media, denuncia la sottocultura gay all’interno della Chiesa e la negligenza della gerarchia che permette a questa sottocultura di prosperare. Non tira pugni.

Prima che iniziassi questa campagna di sensibilizzazione, pensavo che la mia lotta sarebbe stata con la comunità gay laica. No, quello non è stato il fronte di battaglia. C’è una guerra civile gay nella Chiesa. Quelli che si battono per la verità sono pochi e mal equipaggiati; non abbiamo quasi nessun sostegno da parte della gerarchia. Nel frattempo la parte che sostiene la cultura gay controlla intere parrocchie e ministeri LGBT in quasi tutte le principali arcidiocesi… e decide anche chi deve parlare al più grande raduno di cattolici degli Stati Uniti: il Congresso dell’Educazione Religiosa di Los Angeles.

Disordinato è un libro strano che, ad essere sinceri, avrebbe potuto beneficiare del lavoro di un buon editore. Ci sono alcuni errori sintattici, alcuni passaggi ripetitivi, e alcuni problemi generali di organizzazione del materiale. Ma anche la presentazione grezza a volte trasmette un senso di urgenza che aumenta la potenza della presentazione.

Dopo aver raccontato la sua storia di vita, Sciambra aggiunge una serie di saggi, tutti riguardanti le sfide dell’affrontare l’omosessualità. Alla fine, il messaggio dell’autore è abbondantemente chiaro. Ma il saggio finale del libro è un altro resoconto autobiografico, di natura molto diversa. Sciambra racconta come lui e suo padre hanno evitato per un pelo la morte in un incendio nel bosco. Il racconto della sua frenetica, ultima disperata fuga – letteralmente guidare attraverso le fiamme – conclude il libro in modo emozionante, e rappresenta una metafora appropriata per la vita di Sciambra.

 




Papa Francesco chiarisce l’incontro con il gesuita padre James Martin

Padre James Martin, gesuita, e Papa Francesco, 30.09.2019

Padre James Martin, gesuita, e Papa Francesco, 30.09.2019

 

di Sabino Paciolla

 

Durante un incontro privato con i vescovi del sud-ovest degli Stati Uniti, Papa Francesco ha parlato del suo incontro del 2019 con padre James Martin, SJ, della cura pastorale e del suicidio assistito.

I vescovi incontrati dal Papa il 10 febbraio scorso sono stati quelli del New Mexico, Arizona, Colorado, Utah e Wyoming.

Come riferisce J. D. Flynn nel suo articolo pubblicato su Catholic News Agency (CNA), diversi vescovi presenti all’incontro hanno detto a CNA che, oltre a discutere sulla sua esortazione sulla regione amazzonica, in quel momento in corso di pubblicazione, e sulle sfide del transgenderismo e dell’ideologia di genere, Papa Francesco ha parlato anche del suo incontro del 30 settembre scorso con padre Martin, un gesuita americano molto noto ai lettori di questo blog poiché ama parlare e scrivere molto del suo ministero verso le persone che si identificano come LGBT. Questo suo modo di affrontare il variegato mondo LGBT suscita però notevoli critiche in quanto a molti appare nella sostanza in netto contrasto con l’insegnamento di sempre della Chiesa.

“La disposizione [d’animo] del Santo Padre era molto chiara, era molto dispiaciuto per l’intera questione di padre Martin e per come era stato utilizzato il loro incontro. È stato molto espressivo, sia nelle parole che nel volto – la sua rabbia era molto chiara, si era sentito usato”, ha detto un vescovo alla CNA.

Si ricorderà che Martin aveva incontrato Papa Francesco poco dopo che l’arcivescovo Charles Chaput, in un articolo del 19 settembre, aveva criticato “una modalità ambiguità” nell’opera di Martin, che, secondo Chaput, “tende a minare i suoi obiettivi dichiarati, alienando le persone dal sostegno di cui hanno bisogno per un’autentica crescita umana”.

“Trovo necessario sottolineare che padre Martin non parla con autorità a nome della Chiesa, e ritengo necessario mettere in guardia i fedeli da alcune delle sue affermazioni”, aveva aggiunto Chaput.

L’arcivescovo, in sostanza, contestava a padre Martin una mancanza di chiarezza, una ambiguità di fondo derivante dall’omettere o sottacere alcune verità poiché, “nell’attuale clima, verità incomplete rappresentano, di fatto, una contestazione della Fede cattolica autentica”, anche se si dichiara pubblicamente, come usa fare Martin, di non attaccare o mettere (formalmente) in discussione l’insegnamento della Chiesa. 

Padre Martin rispose a quell’articolo con una serie di tweet in cui si affermava che quello che l’arcivescovo Chaput gli contestava era esattamente ciò che avevapresentato all’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino lo scorso anno, il cui testo era stato verificato e approvato in precedenza dal Vaticano.

In sostanza, diceva Martin a Chaput, se contesti me, contesti il Vaticano. 

Per questo, l’incontro tra Martin e il papa venne interpretato da alcuni come risposta all’articolo di Chaput.

L’incontro si svolse in una biblioteca papale che è normalmente riservata alle visite tra il papa e un pubblico di alto livello. Ciò fu visto da alcuni giornalisti come una decisione piena di significato.

Infatti, la stessa America Magazine, che è la rivista dei gesuiti americani, spiegò che “Scegliendo di incontrare [padre Martin] in questo luogo, Papa Francesco stava facendo una dichiarazione pubblica. Per certi versi, l’incontro è stato il messaggio”.

E ciò tanto più perché padre Martin aveva riferito, orgogliosamente, che quell’incontro non era stato richiesto da lui, ma direttamente dal papa. Proprio per questo, lo stesso Martin, a un mese da quell’incontro, sentì forte il bisogno di pubblicare sui social nuovamente la foto con il papa, come fosse uno spartiacque ed un sigillo ufficiale e pubblico di alto livello del suo operato.

Ma i vescovi che si sono incontrati con il Papa questa settimana hanno detto che, mentre Papa Francesco aveva accolto (si noti, “aveva accolto”) la richiesta di un incontro con Martin, egli ha voluto chiarire con loro che non intendeva trasmettere alcun messaggio.

Infatti, un vescovo durante l’incontro ha riferito alla CNA che Papa Francesco ha detto di aver “chiarito il suo disappunto” sul modo in cui l’incontro è stato interpretato e rappresentato da alcuni giornalisti.

“Ci ha detto che la questione è stata affrontata; che a padre Martin è stato fatto un ‘rimprovero’ e che anche i suoi superiori sono stati informati e gli hanno chiarito perfettamente la situazione”, ha detto un altro vescovo.

“Non credo che vedrete la sua foto con il papa sulla prossima copertina del suo libro [di padre Martin]”, ha detto il vescovo alla CNA.

CNA ha dunque interpellato padre Martin per un commento, il quale, il 20 febbraio, ha però detto che “non posso commentare ciò che il Santo Padre mi ha detto, poiché mi ha chiesto di non condividere i dettagli con i media, se non per dire che mi sono sentito profondamente ispirato, consolato e incoraggiato dalla nostra mezz’ora di udienza nel Palazzo Apostolico, che è avvenuta su suo invito“. 

Come si vede, padre Martin conferma ancora una volta di essere stato invitato all’incontro direttamente e su espressa richiesta del Papa.

Due vescovi hanno detto alla CNA che il lavoro di Martin nei confronti della comunità LGBT è stato anche discusso con i capi di numerose congregazioni vaticane, e che alcuni funzionari hanno espresso preoccupazione per alcuni aspetti del lavoro del sacerdote.

Secondo i vescovi presenti all’incontro papale, Papa Francesco ha parlato anche dell’eutanasia, ed è stato interrogato sui commenti dell’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che in un simposio di dicembre aveva detto che i sacerdoti dovrebbero “lasciar andare le regole” per essere presenti con le persone che hanno iniziato il suicidio assistito.

Al simposio mons. Paglia aveva anche detto che avrebbe tenuto la mano di qualcuno che stava morendo a causa del suicidio assistito, e che non considerava una tale azione come un implicito sostegno alla pratica.

In quella occasione molti si chiesero se Paglia, con quell’“accompagnamento pastorale”, non stesse aprendo nella Chiesa una sorta di tacita accettazione del suicidio assistito. Per quelle sue dichiarazioni mons. Paglia sollevò notevoli critiche, tanto più perché è il Prefetto della Pontificia Accademia della Vita.

A quanto pare Papa Francesco ha detto ai vescovi che mentre i sacerdoti devono amare misericordiosamente coloro che hanno malattie terminali, non possono “accompagnare” qualcuno che sta attuando un atto di suicidio, che la Chiesa cattolica insegna essere gravemente immorale.

Infine, un vescovo ha detto alla CNA che la stessa questione è stata sollevata con i capi degli uffici vaticani, e questi “sono stati davvero chiari sul fatto che quello che [Paglia] ha detto è stato un grosso problema, e che altri vescovi hanno sollevato la questione”.

La domanda sorge spontanea: com’è possibile che un Prefetto della Pontificia Accademia per la Vita abbia sulla questione del suicidio assistito una posizione così distante dal Papa? Come è possibile che un Prefetto della Pontificia Accademia per la Vita abbia una posizione sul suicidio assistito così distante dall’essenza ontologica della stessa Pontificia Accademia per la Vita? 

Mons. Vincenzo Paglia è stato nominato Prefetto della Pontificia Accademia della Vita da Papa Francesco. E’ stato in seguito promosso, sempre da Papa Francesco, Gran Cancelliere del Pontificio istituto teologico San Giovanni Paolo II per le Scienze sul matrimonio e sulla famiglia.

 




Flynn: “Noi siamo più dei nostri appetiti”

J.D. Flynn, editor-in-chief della rivista Catholic News Agency, ci offre delle interessanti riflessioni su quanto proposto da padre Martin alla riunione dei presidenti dell’Associazione dei College e delle Università Cattoliche degli Stati Uniti d’America. 

Ecco il suo articolo che è stato pubblicato sulla rivista First Thing, nella mia traduzione. 

 

Padre Jame Martin, gesuita

Padre Jame Martin, gesuita

 

Padre James Martin, S.J., sostiene che la sua difesa (della cultura LGNT, ndr) non mette in discussione la dottrina cattolica sull’omosessualità. Egli si è impegnato a pubblicare un saggio che delinei l’insegnamento della Chiesa sull’argomento. Sono felice di considerare padre Martin per quello che dice: Se afferma di non voler mettere in discussione l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, anche se ci sono prove che questo potrebbe non essere vero, sono disposto a credergli.

Ma c’è una differenza tra la scelta di non sfidare la dottrina cattolica e la scelta di insegnarla nella sua pienezza. E la dottrina della Chiesa si estende ben oltre le questioni della sessualità. Anche se Martin potrebbe non stare ad insegnare un errore su questo argomento, il suo lavoro non esprime, o addirittura non tiene conto, dell’insegnamento cattolico su una questione fondamentale: cosa significa essere una persona. La conseguenza di questo fallimento è la confusione.

Consideriamo le recenti osservazioni di padre Martin ai presidenti dei college in una riunione dell’Associazione dei College e delle Università Cattoliche. Il suo discorso non afferma che l’attività omosessuale dovrebbe essere tollerata, o che l’insegnamento della Chiesa in materia dovrebbe cambiare. Ma presenta una visione della persona umana in contrasto con l’insegnamento cattolico, e sollecita una serie di pratiche pastorali che porteranno ad un dolore straziante e alla delusione, non alla libertà di Gesù Cristo.

Padre Martin inizia paragondando gli studenti universitari che sono rifugiati agli studenti universitari che si identificano come omosessuali. Così come dovremmo trattare i rifugiati con compassione e sensibilità alla luce delle esperienze strazianti del passato, così i college cattolici dovrebbero trattare con rispetto e cura pastorale coloro che hanno affrontato stigmatizzazioni, dolore o rifiuto a causa delle loro inclinazioni omosessuali. Questo sembra vero, e degno di considerazione.

Qui finiscono le similitudini. I rifugiati di un campus universitario sono usciti dalla prigionia e sono arrivati in un luogo di libertà. Ma padre Martin non continua a sostenere che gli studenti che si identificano come omosessuali debbano essere condotti alla libertà. Piuttosto, egli propone un piano che mescola una schiavitù della confusione sulla vera identità umana – su chi siamo, e su chi Dio ci ha fatto essere.

Ogni iniziativa che padre Martin raccomanda nel suo discorso – dalle “lauree alla lavanda” all’”L.G.B.T. – che afferma spiritualità, teologie, liturgie e spazi sicuri” – è strutturata per affermare la menzogna che l’inclinazione o l’orientamento sessuale sia, di per sé, identità. Padre Martin sembra sostenere che, per essere compassionevole, la Chiesa deve incoraggiare i giovani a vedere se stessi come li vede il mondo: come la somma dei loro desideri, piuttosto che come figli di Dio, amati figli e figlie del Padre.

La confusione contemporanea sull’orientamento sessuale oggi deriva dal conflitto tra l’appetito e l’identità. Noi siamo più della somma dei nostri appetiti. E i nostri appetiti – per quanto fortemente li sentiamo, per quanto ci abbiano modellati, per quanto abbiamo sofferto per loro – non sono spesso ordinati, in assenza di grazia, alla nostra realizzazione. Questa confusione va al di là della sessualità; è la causa di un consumismo insaziabile, di una dipendenza dalla tecnologia, e persino della nostra nuda e disfunzionale arena politica.

La Chiesa crede che la conoscenza della nostra vera identità di figli di Dio possa liberarci dalla schiavitù di definirci sulla base dei nostri appetiti, dalla confusione su chi siamo e su cosa ci porterà la felicità. Per questo la Chiesa dice che i college cattolici dovrebbero insegnare che gli studenti sono fatti a immagine di Dio, e che per grazia di Dio possono vivere nella libertà della loro creazione e rinascere in questa vita e nella prossima. Questo messaggio sfida il determinismo biologico o psicologico; sfida le tendenze postmoderne a definire la realtà secondo l’esperienza; sfida una cultura tecnocratica che dice che siamo ciò che facciamo.

Invece di insegnare agli studenti universitari che la loro identità si trova nei loro appetiti, e invece di affermare questa visione sbagliata della persona umana nell’ “L.G.B.T.-affermando le spiritualità”, i college cattolici dovrebbero confortare gli studenti con la consapevolezza che siamo fatti per la libertà, e che la Chiesa offre sia la via della libertà che la grazia per arrivarci.

Questo non significa che i college cattolici dovrebbero ignorare le sfide affrontate dagli studenti che si identificano come gay, transgender o queer. Significa prendere in considerazione il loro trauma. Ma significa anche insegnare la verità che porta alla felicità, proclamare la fonte di quella verità e proporre modi significativi per viverla. Significa offrire risorse come Courage (*), insieme a confessori compassionevoli, consulenti competenti e la testimonianza di uomini e donne che hanno scoperto la pienezza dell’identità umana in Gesù Cristo. Tutti gli studenti, indipendentemente da ciò con cui stanno lottando, hanno effettivamente bisogno di queste cose.

Padre Martin ha ragione sul fatto che gli studenti che si identificano come omosessuali hanno sofferto molto a causa di tale identificazione. Hanno affrontato la confusione e il rifiuto. E spesso si sentono isolati e soli. Ma la risposta non è affermare le menzogne del mondo su chi sono. Piuttosto, è mostrare loro come Dio Padre li vede, e quanto li ama.

 

(*) Courage offre accompagnamento spirituale alle persone con attrazione per lo stesso sesso ed ai loro cari secondo l’insegnamento di sempre della Chiesa.

 




Il gesuita James Martin pubblicizza “ritiri cattolici LGBT”

Joseph Sciambra, noto “ex-gay” cattolico di cui vi abbiamo proposto una riflessione qualche settimana addietro, ci parla in questo articolo di Church Militant della “proposta” di ritiro per “cattolici LGBT” e fatta ai suoi follower da padre James Martin S.J. e dell’inganno che la sua “pastorale LGBT” costituisce per le persone cattoliche con attrazione per lo stesso sesso.

 

Padre Jame Martin, gesuita

Padre Jame Martin, gesuita

 

Nel suo ultimo tentativo di trasformare la Chiesa cattolica, un noto gesuita pro-gay ha pubblicizzato con forza sui social media “due ritiri per cattolici LGBT” ma un autore cattolico smaschera la finzione.

“Gli organizzatori dei due ritiri per cattolici LGBT mi hanno chiesto di condividere queste informazioni con voi”, inizia un tweet dell’omosessualista p. James Martin.

Il ritiro “Love Casts Out Fear ” (“L’amore caccia via la paura”, n.d.t.), organizzato dal gruppo dissidente New Ways Ministry (NWM),  avrà luogo nel Maryland ad aprile e il ritiro di “Out at St. Paul” avrà luogo all’inizio di febbraio sulla costa di Jersy, a circa 15 miglia a nord della famigerata casa di Theodore McCarrick al mare a Sea Girt nel New Jersey.

(trad. “In secondo luogo il gruppo di mobilitazione LGBT “Out at St Paul” della chiesa di S. Paolo Apostolo di N.Y, sta diffondendo la notizia di un ritiro davanti all’oceano nell’accogliente Casa per i Ritiri “Sant’Alfonso” a Long Branc, New Jersey dal 7 al 9 febbraio.” )

Church Militant ha parlato con l’autore e blogger cattolico Joseph Sciambra che dirige Sons of St. Joseph, un’associazione di “uomini cristiani [devoti a San Giuseppe] che sperano di superare tutte le attrazioni per lo stesso sesso e qualsiasi attaccamento persistente all’omosessualità o all’ “orientamento gay”.

“Tutti questi cosiddetti ministeri e ritiri cattolici LGBT si basano su due premesse: che l’omosessualità è una caratteristica innata data da Dio e che la Chiesa cattolica alla fine cambierà la sua posizione sulle relazioni omosessuali“, ha detto.

Questa spinta per cambiare la Chiesa può essere vista nei materiali di una delle organizzazioni che ospitano un ritiro.

Out at St. Paul“, che tiene l’evento di febbraio, “è la pastorale per lesbiche, gay, bisessuali e transgender della nostra parrocchia di S. Paolo Apostolo a New York City”, secondo il suo sito web.

Un bollettino di St. Paul the Apostle pubblicizza il progetto “Out at St. Paul” intitolato “Essere padroni della nostra Fede” con un suo sito web.

I visitatori del sito sono accolti con un breve documentario in cui i membri attivi della comunità LGBT parlano della fede cattolica.

Si vede una coppia omosessuale, Rick e Matt Vidal, seduta su un divano a parlare della fede cattolica.

“Se la lasciamo…se abbandoniamo la Chiesa, allora la Chiesa non cambierà mai”, dice Matt.

Sciambra afferma che tale cambiamento è impossibile.

“Non ci sono prove che la Chiesa cattolica potrà mai cambiare i suoi insegnamenti sugli atti omosessuali; per fare ciò sarebbe necessario un rifiuto totale della legge naturale”, ha detto. “È impossibile.”

Sciambra ha spiegato che dire alla gente altrimenti è manipolativo e offensivo: “Far deliberatamente credere a qualcuno (che si identifica come LGBT) che se restano lì nella Chiesa e tengono duro tutto cambierà equivale al peggior tipo di abuso e manipolazione psicologica”.

Per quanto riguarda la premessa, ovvero che le persone “nascono gay”, dice Sciambra, “Anche l’American Psychological Associationmolto pur essendo molto “gay-affermativa” non può affermare che qualcuno sia nato gay”, secondo l’APA infatti: ‘Non c’è consenso tra gli scienziati sulle ragioni esatte per le quali un individuo sviluppa un orientamento eterosessuale, bisessuale, gay o lesbico. ‘ ”

Church Militant ha contattato la diocesi di Trenton, dove si svolgerà il ritiro di Jersey Shore, e ha ricevuto la seguente risposta: “La Casa di ritiro San Alfonso è gestita dall’Ordine Redentorista, indipendente dalla diocesi di Trenton. Pur trovandosi nella diocesi, La Casa di Ritiro San Alfonso non ha mai chiesto alla diocesi di approvare i programmi, i relatori o i gruppi che ospitano nella loro struttura. ”

Il sito web di NWM afferma che il suo ritiro è per aiutare il clero gay:

I gay sono presenti in modo sproporzionato nel clero cattolico. La stragrande maggioranza serve la Chiesa con cura e compassione. Tuttavia, alcuni Cattolici ritengono la presenza di uomini gay nel ministero sacerdotale responsabile dell’abuso sessuale sui minori. In questa atmosfera di colpa e vergogna, i preti gay hanno paura di dire la verità su chi sono. … Il ritiro è progettato per aiutare sacerdoti, vescovi, fratelli e diaconi gay a sviluppare una migliore comprensione di sé, spiritualità, amicizie e un rapporto più onesto con la Chiesa istituzionale.

NWM ha ragione sulla predominanza degli uomini gay nel clero, ma trascura la ben documentata  natura omosessuale  della maggior parte dei casi di abuso sessuale da parte del clero. L’organizzazione anche dà per scontato che questi predatori omosessuali colpiscano i bambini (pedofilia) quando la loro preda principale sono adolescenti e giovani adulti maschi.

Padre Paul Rospond, vice parroco di San Paolo Apostolo, nel bollettino di domenica ha offerto alcune idee per le “propositi spirituali per il nuovo anno” . Una di queste idee è iscriversi al ritiro “Out at St. Paul’s” all’inizio di febbraio.

 




Papa Francesco, il Papa emerito Benedetto e il “Magistero segreto”.

Il trambusto che ha generato la pubblicazione del libro scritto da Benedetto XVI e il card. Sarah ha messo in moto la macchina della stampa liberal. Su questa Padre Raymond J. de Souza scrive questo articolo National Catholic Register che a mio parere merita attenzione. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Benedetto XVI e Papa Francesco in piazza San Pietro il 28.9.2014 (Photo by Tiziana Fabi/AFP via Getty Images)

Benedetto XVI e Papa Francesco in piazza San Pietro il 28.9.2014 (Photo by Tiziana Fabi/AFP via Getty Images)

A Roma è scoppiato un vigoroso accordo, e c’è rancore e recriminazioni a tutto tondo. Il nuovo libro di Benedetto XVI e del cardinale Robert Sarah – o ultimamente del cardinale Sarah con Benedetto XVI – ha suscitato un grande dibattito sulla paternità. Edward Pentin ha fatto una analisi su questo.

Ma la domanda più sconcertante è questa: Perché la stampa cattolica liberal ritiene che Benedetto stia minando il celibato sacerdotale di Papa Francesco quando è d’accordo con lui? Le proteste di coloro che sono considerati collegati alla cerchia ristretta di Papa Francesco – Austen Ivereigh, autore di due biografie del Santo Padre; Gerard O’Connell della rivista America che, con sua moglie, la giornalista argentina Elisabetta Piqué, sono amici del Papa da prima della sua elezione – suppongono che Benedetto che difende il celibato sacerdotale stia frustrando l’agenda di Papa Francesco.

Non è la prima volta che succede. Alcuni di coloro che sono vicini al Papa sembrano pensare che quello che dice Papa Francesco non sia quello che pensa Papa Francesco. Quindi, per essere d’accordo con le sue dichiarazioni pubbliche bisogna essere davvero in disaccordo con il suo pensiero privato. Significa contraddire un magistero segreto che solo pochi hanno il privilegio di conoscere.

La salvezza [raggiunta] attraverso una conoscenza segreta è un’antica eresia chiamata gnosticismo. Nel 2018, Papa Francesco ha condannato a lungo nuove forme di gnosticismo nella sua esortazione sulla santità, Gaudete et Exultate.

“Lo gnosticismo è una delle peggiori ideologie, poiché, mentre esalta indebitamente la conoscenza o una determinata esperienza, considera che la propria visione della realtà sia la perfezione. In tal modo, forse senza accorgersene, questa ideologia si autoalimenta e diventa ancora più cieca”, scriveva (40).

Ma questo è solo quello che ha scritto in un documento ufficiale di insegnamento. Forse non è quello che pensa, e i suoi sostenitori rumorosi dei media sanno quello che davvero pensa. Non sarebbero né ideologici né miopi, ma dotati di una maggiore comprensione dei pochi privilegiati. Forse papa Francesco è davvero a favore dello gnosticismo e i giornalisti progressisti hanno la gnosi.

I critici del libro di Benedetto/Sarah sul celibato sacerdotale si sono spinti fino a suggerire che il Papa emerito stesse suggerendo un “magistero parallelo”. Questa è una pretesa troppo forte; al massimo Benedetto offre un “magistero di rinforzo”, prestando la sua grande profondità teologica per rafforzare le argomentazioni che Francesco stesso ha fatto di sfuggita.

Proprio queste osservazioni – sull’aereo di ritorno da Panama nel gennaio 2019 e più recentemente a conclusione del sinodo amazzonico di ottobre – sono state citate dalla Sala Stampa della Santa Sede in risposta diretta al libro Benedetto/Sarah. Papa Francesco ha fatto sua la famosa frase di San Paolo VI, che “preferisce dare la vita” piuttosto che cambiare l’obbligo del celibato.

Papa Francesco ha permesso che si potesse fare un’eccezione in aree remote – le isole del Pacifico sono state l’esempio che ha citato – ma che si è opposto a rendere il celibato facoltativo per i sacerdoti.

Benedetto XVI, come San Giovanni Paolo II prima di lui, ha fatto eccezioni, per gli ex sacerdoti protestanti sposati che volevano diventare sacerdoti cattolici. Benedetto ha anche permesso che si facessero eccezioni speciali negli “ordinariati personali” istituiti per gli ex anglicani.

Quindi, se Benedetto sostiene Francesco, e i funzionari delle comunicazioni della Santa Sede fanno notare questo punto, perché tanta agitazione da parte della stampa cattolica liberal su Benedetto che contraddice ciò che Francesco pensa veramente nel suo magistero segreto?

Per quattro ragioni: Il cammino sinodale della Germania; Amoris Laetitia; l’abuso sessuale; l’omosessualità – tutti casi in cui alcuni credono che il magistero segreto sia all’opera.

Papa Francesco ha chiarito molto bene lo scorso giugno – amplificato dai dicasteri vaticani più tardi in estate – che non voleva che il “percorso sinodale” tedesco attualmente in corso procedesse come un percorso “vincolante”, dove la Germania rimodellerebbe la dottrina e la disciplina cattolica indipendentemente dalla Chiesa universale. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx di Monaco di Baviera, ha incontrato il Papa e ha liquidato le sue preoccupazioni come infondate. Il Sinodo tedesco è andato avanti. Il Papa è ufficialmente contrario; il Cardinale Marx sostiene di essere segretamente d’accordo.

Durante i sinodi della famiglia prima della pubblicazione di Amoris Laetitia nel 2016, il Santo Padre ha chiarito che la dottrina non sarebbe stata cambiata. Il documento in sé non ha cambiato alcuna dottrina. Ai vescovi è stato detto di fornire delle linee guida per le loro diocesi. Alcuni lo hanno fatto in continuità con la dottrina e la disciplina cattolica. Altri si sono appellati a una nota ambigua per allontanarsi da quella stessa dottrina e disciplina. I primi hanno seguito il magistero; i secondi a quanto pare si sono sentiti di seguire il magistero segreto.

L’abuso sessuale riguarda più il governo che l’insegnamento magisteriale, ma lo stesso principio può essere applicato. Sono state annunciate diverse iniziative che successivamente non sono state attuate. I funzionari hanno seguito ciò che papa Francesco aveva promulgato per iscritto, o ciò che voleva segretamente?

La questione dell’omosessualità ha già fornito l’equivalente del “Non abbiate paura” di San Giovanni Paolo II per questo pontificato: “Chi sono io per giudicare?” Papa Francesco ha ripetutamente affermato che l’insegnamento del Catechismo è il suo stesso insegnamento e ha denunciato con vigore quella che chiama “ideologia gender”. Eppure sostenitori come il gesuita padre James Martin affermano che il Santo Padre è solidale con la sua difesa “LGBT”, che sostiene che il linguaggio del Catechismo è difettoso. La “T” di transgender non può trovare una sillaba di sostegno in nessun commento di Papa Francesco. Ma cosa pensa veramente Papa Francesco? La stampa progressista fa appello al suo magistero segreto per contraddire ciò che il Santo Padre dice realmente.

La stampa liberal rende un grande disservizio al Santo Padre, suggerendo che egli è connivente o manipolatore o ingannevole, insegnando una cosa in pubblico e promuovendo un’altra cosa in privato. È più rispettoso credere che il Santo Padre dica ciò che crede essere vero.

Non esiste un magistero segreto. Benedetto e il Cardinale Sarah sono d’accordo con l’insegnamento cattolico, così come Papa Francesco.

 




Alcune risposte alle distorte osservazioni di padre James Martin sulla giudice lesbica e la Comunione

Il gesuita padre James Martin su Twitter ha preso le difese della giudice lesbica, sposata con una persona dello stesso sesso, alla quale è stato fatto l’invito da padre Nolan a non presentarsi per ricevere l’Eucarestia. In alcuni tweet padre Martin ha fatto commenti che hanno fatto sbottare padre Dwight Longenecker tanto da fargli dire: “Martin è o stupido, o ignorante (e sappiamo che non è vero perché è molto intelligente e una persona erudita) o sta deliberatamente offuscando la verità, distorcendo la fede Cattolica e portando fuori strada le persone”.

Ecco l’articolo di padre Longenecker pubblicato sul suo blog e tradotto da Riccardo Zenobi.

 

Padre James Martin (da Twitter)

Padre James Martin (da Twitter)

 

James Martin è stato trovato a twittare nuovamente  piagnucolando e distorcendo la verità nel suo solito modo sottile. Questa volta si lamenta della richiesta fatta da padre Scott Nolan a Grand Rapids che il giudice Smolenski la smetta di presentarsi [per ricevere] la Comunione.

Qui sotto i tweet di Martin, con le mie repliche.

James Martin: Come sempre con questi tristi casi, la domanda è: perché vengono presi di mira solo gli LGBT sposati? La Comunione è negata a tutti i parrocchiani che non seguono gli insegnamenti della chiesa? Ossia, coppie sposate che usano contraccettivi o IVF? O giovani che fanno sesso prematrimoniale?

Dwight Longenecker: Gli LGBT non vengono “presi di mira” perché non seguono gli insegnamenti della Chiesa. Alla sig.ra Smolenski (giudice lesbica “sposata” con una persona dello stesso sesso, ndr) non è stato chiesto di astenersi dal ricevere la Comunione perché lesbica. Nemmeno le è stato chiesto di smettere di ricevere la Comunione per via della sua relazione lesbica. Le è stato chiesto di non ricevere la Comunione perché “ha sposato” un’altra donna. Questa non è solo una questione di “non seguire gli insegnamenti della Chiesa”. Tentando un matrimonio con una donna la sig.ra Smolenski ha pubblicamente, formalmente e irrimediabilmente rifiutato l’insegnamento cattolico sul matrimonio.

Il matrimonio è un sacramento Cattolico. È un veicolo di grazia. Per essere un sacramento valido richiede forma, ministro e materia giusta. La materia corretta è l’atto coniugale. I ministri validi sono l’uomo e la donna che si sposano. Perciò tentare un matrimonio omosessuale non è solo “non seguire gli insegnamenti della chiesa” è rifiutare l’insegnamento della Chiesa formalmente e pubblicamente. Quando un cattolico fa un matrimonio omosessuale sta rigettando l’insegnamento cattolico sui sacramenti.

Che Martin non ammetta questo o insegni questo indica o che è molto ignorante (ma è un gesuita, non può essere il caso) o che sta deliberatamente portando fuori strada il popolo di Dio.

Provare un matrimonio con una persona del proprio sesso non è allo stesso livello di una coppia che usa contraccettivi o IVF o qualcuno che fornica. Tutti questi sono peccati privati e ci si può pentire. In un matrimonio omosessuale la persona non sta solo “non seguendo gli insegnamenti della Chiesa”. Sta rifiutano l’insegnamento della Chiesa. Sta dicendo con parole e azioni, “il sesso gay non è un peccato. È qualcosa da celebrare. È qualcosa benedetto da Dio. La Chiesa cattolica sbaglia e io pubblicamente, formalmente dichiaro che rigetto gli insegnamenti della Chiesa”.

In altre parole non sta rompendo le leggi; sta rigettando le leggi e nel farlo rifiuta l’autorità che le ha poste.

Questa distinzione è qualcosa che qualunque studente di cresima può comprendere.

 

James Martin: L’argomento è tale che il matrimonio omosessuale è un peccato “pubblico”. Ma ci sono tanti altri esempi di atti pubblici ben conosciuti tra i parrocchiani. La comunione è rifiutata a qualcuno che è crudele o abusa della sposa, che non perdona i colleghi, che serba rancore per anni?

DL: Martin sostiene la comune visione che una festa nuziale è solo un’amabile cerimonia nella quale due persone celebrano il loro amore? È la tipica visione secolare, una comprensione del tutto sentimentale del matrimonio. È un tempo amabile per fare festa e celebrare l’amore della coppia felice. Sì, forse, ma non per i cattolici. Per i cattolici una festa nuziale è l’inizio di un matrimonio ed è molto più di ciò. La comprensione cattolica del matrimonio è intrecciata con l’unione tra Cristo e la Chiesa, ed è quindi un sacramento di vitale importanza per la fede.

Un matrimonio omosessuale non è solo un peccato pubblico e un rifiuto della fede cattolica. È anche un peccato formale. In altre parole, ha una componente legale e contrattuale, formale. È deliberato, premeditato e fatto con piena avvertenza e consenso. Un matrimonio omosessuale è, per sua natura, insanabile. In altre parole, l’intenzione della persona che contrae un matrimonio omosessuale è che prendano tale posizione per la vita. Questo è ciò che un matrimonio è – un impegno per la vita. L’equivalente del serbare rancore, non perdonare i colleghi, o compiere abusi verso la sposa sarebbe per la persona crudele, abusante, di ingaggiare un avvocato e un ufficio pubblico, invitare i suoi amici e familiari, siglare un contratto e fare un pubblico giuramento che lui crede che picchiare la moglie è una cosa buona e che serbare rancore verso i colleghi è azione nobile e degna e che lui solennemente si impegna ad abusare della moglie e a serbare rancore e cercare vendetta per il resto dei suoi giorni.

 

James Martin: Inoltre, perché è solo un atto “pubblico” che proibisce qualcuno dal ricevere la Comunione? Se i pastori volessero, potrebbero semplicemente chiedere alle coppie sposate se usano contraccettivi, o chiedere ai giovani se fanno sesso prematrimoniale. Certamente, scelgono di non farlo.

DL: Vedi sopra. L’equivalente sarebbe per la coppia sposata che usa contraccettivi o per la giovane coppia che fornica, affittare un pubblico spazio, siglare un contratto e dichiarare a tutti che ritengono la contraccezione e la fornicazione bellissime, benedette da Dio e che da adesso, per sempre e ovunque sono impegnati nell’[uso] della contraccezione e nella fornicazione. Andiamo. Non diventiamo assurdi.

Di nuovo, Martin è o stupido, o ignorante (e sappiamo che non è vero perché è molto intelligente e una persona erudita) o sta deliberatamente offuscando la verità, distorcendo la fede Cattolica e portando fuori strada le persone.

 

James Martin: La risposta è spesso: “Certo. Perché sarebbe non etico investigare e curiosare”. Ancora in molti casi di LGBT, le notizie del matrimonio vengono dallo scorrere pagine Facebook, da qualcuno che le riporta, o da un prete che torchia amici e famigliari.

DL: Perché la persona omosessuale desidererebbe essere sposata se non perchè desidera che le loro scelte siano pubblicamente conosciute e celebrate? I preti cattolici hanno il tempo e la tendenza a spiare le persone? Veramente? Mai sentito nulla del genere. Al contrario, molti preti cattolici fanno di tutto per evitare conflitti come quello in cui p. Nolan si è trovato. La gente racconta segreti? Ma sicuramente un cattolico che cerca un matrimonio omosessuale sa che sta andando contro l’insegnamento della Chiesa. Perché dovrebbero essere sorpresi o sconvolti quando altri Cattolici sono scandalizzati e preti e vescovi Cattolici affermano ciò che le coppie omosessuali sanno già essere vero?

Il prete è impegnato in una caccia alle streghe contro le povere vittime LGBTQ? Ne dubito. D’altro canto, forse la mano del prete è forzata perché le persone LGBT e i loro attivisti hanno gettato i loro comportamenti in faccia al clero Cattolico sfidandolo in maniera aggressiva, minacciando le loro posizioni e provando a rimuoverli – come nel caso del giudice Smolenski che, è riportato, è andata alla Chiesa Santo Stefano con un gruppo di compagni attivisti addobbati con mostrine arcobaleno e questo è ciò che ha spinto p. Nolan a chiederle di desistere.

 

James Martin: In generale, l’unico ambito che sembra entrare in gioco in questi casi è la morale sessuale, e l’unica morale sessuale che sembra dare problemi è quella delle persone LGBT. È una chiara presa di mira di un gruppo specifico su una specifica questione di morale. 

DL: Nonsense.

 

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Una foto che certifica un “cambio di paradigma”

Padre James Martin, gesuita, e Papa Francesco, 30.09.2019

Padre James Martin, gesuita, e Papa Francesco, 30.09.2019

 

 

di Sabino Paciolla

 

Come noto, padre James Martin, gesuita, molto vicino agli ambienti LGBT, ha incontrato Papa Francesco il 30 settembre scorso. Di quell’incontro dette notizia sui social con una foto molto significativa. L’incontro fu molto cordiale, tanto che, come ha fatto sapere lo stesso Martin,lui ed il Papa risero “varie volte”.

A distanza di un mese da quell’incontro, padre Martin ha sentito il bisogno di “commemorare” quell’evento su Twitter comunicando  ai suoi 255.800 follower un fatto per lui importante. A suo parere, l’incontro privato con Papa Francesco di settembre scorso è stato “un segno pubblico” del “sostegno” del pontefice al suo lavoro – che il gesuita americano descrive come “ministero con i cattolici LGBT”.

(Traduzione: Un mese fa, oggi, sono stato invitato a incontrare Papa Francesco nel Palazzo Apostolico, 30 minuti che mi ha incoraggiato a continuare il ministero con i cattolici LGBT. Spero che questo evento, segno pubblico del suo sostegno, ispiri molti altri ad aprire un dialogo con  quella comunità della nostra chiesa.)

 

Mio malgrado, e per la prima volta, devo dare ragione a padre James Martin. Anzi, dirò di più, quell’incontro e quella foto, costituiscono un autentico spartiacque.

Stando alla rivista americana dei gesuiti, America, padre James Martin aveva incontrato il Papa già altre due volte, ma quella del 30 settembre è stata la prima a svolgersi con una sostanziosa conversazione. Quella volta, stando a quanto ha riferito lo stesso Martin, era stato proprio il Papa che, avendo saputo della presenza del gesuita a Roma per un incontro presso il Dicastero vaticano delle comunicazioni, di cui è consultore proprio su nomina di Papa Francesco, aveva chiesto di incontrarlo. Contentissimo, rese pubblico l’avvenuto evento con il famoso tweet.

Credo che quella foto di padre Martin in udienza privata con Papa Francesco segni un evento.

La mente corre immediatamente all’incontro richiesto al Papa dai quattro cardinali dopo che stilarono i cinque Dubia sul testo di Amoris Laetitia. I Dubia furono scritti in maniera molto rispettosa dell’autorità petrina, su questioni teologiche molto importanti che riguardavano punti fondamentali della fede, e su un “format” canonicamente previsto da secoli, quello del “dubium”, cioè di una domanda di chiarimento su una particolare questione. Quella, dunque, fu una richiesta avanzata sia in forma orale sia in forma scritta, che però rimase lettera morta. Di questa cosa il Card. Caffarra, ma si può immaginare anche gli altri tre cardinali, rimase molto amareggiato.

Quello fu un episodio molto triste, anche perchè a fronte di parole assai usate come “dialogo”, “costruire ponti, non muri”, a mancare in quella circostanza fu proprio il dialogo, ad essere alzati furono proprio i muri.

Cosa assai diversa è capitata con padre Martin. Non è stato Martin a chiedere una udienza privata ma il Pontefice in persona a volerla. L’evento non è rimasto segreto, ma è stato ampiamente pubblicizzato, si può immaginare con il consenso del Papa, sui social, mediante una foto in cui le due personalità sono uno di fronte all’altro, con il Papa e Martin sorridenti e compiaciuti.

Stando sempre alla rivista America, di cui padre Martin è una delle più importanti firme, una fonte non meglio identificata ha rivelato alla rivista dei gesuiti americani che Papa Francesco aveva letto il libro di Padre Martin del 2017 Costruire un ponte: Come la Chiesa cattolica e la comunità LGBT possono entrare in una relazione di rispetto, compassione e sensibilità. Inolte, la stessa fonte ha detto che il Papa era anche consapevole del fatto che padre Martin è molto criticato dentro e fuori gli USA da varie persone, compresi alti prelati, per quel libro, così come per le sue conferenze e il suo ministero alle persone LGBT.

Infatti, Padre Martin, almeno in certi ambienti della Chiesa, appare una figura molto controversa. Il perché è presto detto. Egli è un personaggio molto contiguo agli ambienti LGBT, che con un linguaggio spesso ambiguo sostiene le stesse istanze del Mondo LGBT+, pur affermando che lui non intende affatto cambiare la dottrina ma solo far fare passi avanti alla pastorale, in particolare quando si occupa dell’accompagnamento di tali persone.

Ecco alcune sue espressioni.

Padre Martin in un incontro del 2017 alla Fordham University disse “Ho difficoltà a immaginare come anche il cattolico più tradizionalista, omofobico e chiuso non possa guardare il mio amico [in un ‘matrimonio’ omosessuale] e dire: ‘Questo è un atto d’amore, e questa è una forma d’amore che non capisco ma a cui devo riverenza’”. Aggiunse anche, riferendosi alle espressioni contenute nel n.2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica: “Non c’è altra frase che io conosca più di ‘oggettivamente disordinato’ e ‘intrinsecamente disordinato’, che si riferisce all’orientamento sessuale, …. che ha fatto sentire le persone LGBT così meno di, così subumane.”. In un’altra circostanza, allo stesso modo, disse: “affermare che una delle parti più profonde di una persona – la parte che dà e riceve amore – è disordinata è inutilmente dannoso”.

Nell’agosto dello stesso anno, dopo una conferenza all’Università di Villanova, Martin ad un giovane cattolico sessualmente attivo con un altro uomo che sperava un giorno di poter baciare il suo “partner” in chiesa disse: “Spero che tra dieci anni tu sia in grado di baciare il tuo partner [in chiesa] o, sai, che presto sia tuo marito. Perché no? Cosa c’è di terribile?”.

Ovvio che queste ed altre frasi abbiamo suscitato reazioni. Infatti, il card. Robert. Sarah, in un editoriale sul WSJ, ha definito padre Martin “uno dei critici più schietti del messaggio della Chiesa riguardo alla sessualità”. Il card. Burke, in una intervista a The Wanderer, ha detto che quanto affermato da padre Martin “non è coerente con l’insegnamento della Chiesa” sull’omosessualità. L’arcivescovo di Philadelphia, mons. Charles Chaput, ultimamente ha scritto che padre Martin “travisa il credo cattolico”. Il vescovo Thomas John Paprocki, della diocesi di Springfield, il 19 settembre scorso ha emesso un comunicato nel quale, tra l’altro, si dice che “I messaggi pubblici di Padre Martin creano confusione tra i fedeli e sconvolgono l’unità della Chiesa, promuovendo il falso senso che il comportamento sessuale immorale è accettabile secondo la legge di Dio.”

A fronte di queste affermazioni di padre Martin, e alle relative reazioni, troviamo la famosa foto dell’incontro del controverso gesuita con Papa Francesco. E’ indubbio che quella foto segna un benestare e un  lasciapassare in mondovisione alla posizione di padre Martin. Per questo, padre Martin ha ragioni da vendere quando dice che il Papa sostiene il suo “ministero con i cattolici LGBT”.

Lo hanno capito in molti e lo ha capito pure New Ways Ministry, una associazione cattolica che sostiene apertamente molte delle posizioni LGBT, tanto che qualche anno fa la Conferenza Episcopale USA la diffidò dal parlare a nome della Chiesa Cattolica in tema di morale sessuale. New Ways Ministry ha detto in una dichiarazione rilasciata dopo l’incontro: “È un chiaro segnale che Papa Francesco sta chiamando la Chiesa alla conversione, lontano dai messaggi negativi che essa ha inviato in passato sulle persone LGBTQ”. “È un giorno di festa per i cattolici LGBTQ che hanno desiderato una mano tesa di benvenuto dalla chiesa che amano”.

L’incontro, proprio perché voluto da Papa Francesco, appare a molti un chiarissimo e plastico segnale inviato per terza persona, quella di padre Martin, al mondo cattolico al quale, senza troppi giri di parole ma con la pregnanza di una immagine, viene detto: è finita l’epoca dei Caffarra, è iniziata quella della pastorale alla padre Martin.

In quella immagine dell’incontro molti hanno visto anche un pieno sostegno all’approccio ambiguo di padre Martin. Del resto, questa cosa era stata “certificata” dall’invito fatto recapitare a Padre Martin a parlare all’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino nel 2018. A quell’incontro fu invitato solo e soltanto Martin, non, ad esempio, Courage International che, in materia di omosessualità, segue un approccio consono allo spirito del Catechismo della Chiesa Cattolica.

D’altra parte, e come abbiamo visto più sopra, se è lo stesso Martin ad affermare che l’approccio alla questione omosessuale adottato dal Catechismo è profondamente irrispettoso della sensibilità delle persone omosessuali, si potrebbe dedurre, se la logica ha un senso, che il Papa, sostenendo Martin, sostenga in qualche modo anche la posizione critica che padre Martin ha nei confronti del Catechismo.

Naturalmente, scontata arriverà la precisazione che nessuno vuole cambiare di uno iota la Dottrina, ma solo il metodo pastorale, con l’inevitabile conseguenza di rivoluzionare nei fatti la Dottrina che apparentemente, solo apparentemente, rimarrebbe formalmente intonsa.

È questo un chiaro segnale che è partito in maniera sibillina ed implicita con il famoso “Chi sono io per giudicare”, e divenuto ora esplicito e chiaro con la visita mediaticamente pubblicizzata sui social da parte di padre Martin.

Nel mezzo ci sono tanti episodi che si pongono sulla stessa scia, e che rafforzano ogni giorno di più la narrazione di padre Martin. Questi episodi vanno dal “Pellegrinaggio LGBT” di Tobin (fatto cardinale da Papa Francesco) al ritiro spirituale delle coppie omosessuali per educarle alla fedeltà (”coniugale”?) promossa dalla diocesi di Torino, dalle “messe LGBT” al licenziamento dall’Istituto Giovanni PAOLO II di due teologi sostenitori della Teologia del corpo di Papa San Giovanni Paolo II per sostituirli con teologi favorevoli, a certe condizioni, all’amore omosessuale, e così via.

Possiamo ben dire che dopo quell’incontro, dopo quella foto, la marea della pastorale filo omosessualista non potrà che montare fino a sommergere tutto e tutti, con il Catechismo prima di tutto.

 

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Correggere padre James Martin di nuovo…un’altra volta!

Martin ammette che le Scritture condannano senza riserve i rapporti omosessuali ma mette in dubbio che le Scritture contengano un giudizio corretto basandosi su un parallelo con l’accettazione della schiavitù, frutto di un contesto storico e culturale diverso da quello attuale. P. Dwight Longenecker, che lo ha già più volte corretto come riportato anche su questo blog, gli dedica un articolo assolutamente chiarificatore.

Padre James Martin, gesuita

Padre James Martin, gesuita

 

“Jim l’ambiguo” c’è cascato di nuovo. Questo è il suo ultimo tweet controverso:

(trad: “Interessante: “Laddove la Bibbia menziona il comportamento [atti omosessuali], lo condanna chiaramente. Lo concedo apertamente. Il problema è precisamente se il giudizio biblico sia corretto. La Bibbia ha sancito anche la schiavitù e in nessun luogo l’ha attaccata come ingiusta ..”)

 

Questa domanda (e la linea di ragionamento) era emersa alcuni anni fa quando stavo scrivendo per CRUX. Margery Eagan, che scriveva di spiritualità sul sito web Crux del Boston Globe, ha posto una domanda sull’omosessualità in questa rubrica.

Ascoltando la lettura durante la Messa della settimana precedente tratta dalla Lettera agli  Efesini, Margery aveva sentito  San Paolo  dire: “Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore”. Il sacerdote aveva spiegato che allora i tempi erano diversi e che San Paolo non stava davvero approvando la schiavitù. La schiavitù era una realtà nel mondo antico e Paolo era un uomo del suo tempo. Ora capiamo meglio.

Margery aveva in mente la stessa domanda che ha fatto P. Martin.

Sentendo tutto ciò, ancora una volta, sono rimasta con la mia eterna domanda. In Romani, Corinzi e Timoteo 1, Paolo condanna anche l’omosessualità. E anche quelle Lettere sono state citate nel corso della storia cristiana per giustificare il trattamento di uomini e donne gay in modo diverso, persino per respingerli. Quindi, come mai non sentiamo gli stessi che parlano di “altri tempi” usare questa categoria riguardo Paolo e gli omosessuali? Come mai la Chiesa ha trovato un modo per attualizzare e respingere ciò che Paolo ha ripetutamente detto sugli schiavi, ma non per attualizzare e respingere quello che ha  detto più volte sugli omosessuali?

 Non ho la risposta. Faccio semplicemente la domanda.

 

Jim l’ambiguo e Margery devono usare lo stesso manuale: non attaccare apertamente l’insegnamento della Chiesa. Fai semplicemente una domanda. Una tattica che esiste da molto tempo. Controllate su Genesi 3.1.

Non raccontiamoci storie. Questa è una tattica per spostare l’opinione pubblica a favore dell’accettazione delle pratiche omosessuali. Come ho detto prima, questo post non riguarda la condizione omosessuale, né le azioni omosessuali in quanto taliNon ho opinioni su questi argomenti oltre all’insegnamento della Sacra Scrittura e del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Ma lasciamo i metodi subdoli di Jim l’Ambiguo da una parte e occupiamoci della domanda in quanto tale.

Presa così com’è, è una domanda lecita, è il tipo di domanda che  ogni studente di prima liceo un po’ dubbioso potrebbe porre.

Margery e padre Jim sembrano perplessi. Stanno “solo facendo una domanda!” Non hanno una risposta.

Forse posso essere d’aiuto.

Innanzitutto, molte persone sostengono l’argomento che erano “altri tempi”, e non solo riguardo l’omosessualità. L’arcivescovo di Canterbury, George Carey, ha usato questo argomento quando si discuteva l’ordinazione delle donne. In  1 Timoteo 2:12, San Paolo dice: “Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo”. Quando i contrari all’ordinazione delle donne usarono questo versetto per difendere la loro posizione, Carey la respinse, dicendo: “Ora sappiamo di più sui ruoli di genere di quanto non sapessero allora.”

Il problema di Carey era che voleva ignorare Palo e ordinare le donne, mentre allo stesso tempo resisteva alla lobby omosessuale. Gli attivisti LGBTQ hanno usato l’argomento “altri tempi” per sostenere l’ordinazione di omosessuali attivi e del matrimonio omosessuale. Carey e gli altri hanno obiettato? San Paolo era contro queste cose?  “Sappiamo di più sulla sessualità umana di quanto non ne sapessero allora”, fu la risposta.

Quindi la prima risposta alla domanda di padre Jim è: “L’argomentazione che porti non è nuova. Gli Anglicani e altri Protestanti stanno usando l’argomento ‘altri tempi’ da anni”.

Il problema con l’argomento “altri tempi” è che si tratta di uno strumento brutale. Può essere usato per relativizzare del tutto la Scrittura, quindi se a qualcuno non piace questo o quello dice: “Beh dai, allora era così, ora è cosà.”

L’altro problema con l’argomento “altri tempi” (e la ragione per cui i Cattolici non lo usano) è che rivela una mentalità protestante nei confronti della Bibbia – come se la Bibbia fosse l’unica autorità, e non fosse niente di più che un libro di dottrine o un libro di regole.

La Bibbia non è semplicemente un elenco di regole e leggi da seguire, né è un elenco di dottrine in cui credere. È il resoconto del rapporto di Dio con il suo popolo. Mentre ci sono particolari comandi e regolamenti scritti in particolari culture e periodi storici, le cose principali che si ricercano sono i principi fondamentali e la teologia che li sottende. L’idea non è tanto quella di raccogliere particolari massime o dettami, ma di comprendere l’intera sapienza di Dio per l’umanità.

Dobbiamo considerare la questione della diversità delle culture e dei periodi storici, ma queste non sono le principali linee di ragionamento quando si interpretano le Scritture. Margery Egan come laica avrebbe potuto essere scusata per non aver compreso le linee guida per l’interpretazione biblica, ma per padre Martin usare un metodo di argomentazione così infantile è risibile.

Sebbene prendiamo in considerazione la diversità dei tempi storici e della cultura in cui la Bibbia è stata scritta, è un aspetto di basso livello dell’interpretazione biblica ed è bilanciato da altre regole fondamentali dell’interpretazione biblica. Le regole sono che non si prendono i versetti fuori dal contesto, né si sostiene una posizione partendo da un versetto o solo una manciata di versetti. La Scrittura interpreta la Scrittura. Vanno valutati non solo tutti gli scritti di un autore, ma ciò che insegna tutta la Scrittura.

Infine, i Cattolici non sono cristiani “Bibbia e basta”. Crediamo che le Sacre Scritture siano la annotazione ispirata delle azioni di Dio in Cristo, come sono vissute dalla sua Chiesa. Le Scritture provengono dalla Chiesa e sono interpretate dalla Chiesa. Pertanto è al Magistero della Chiesa che ci rivolgiamo per l’interpretazione finale.

Tenendo conto di queste regole di interpretazione, consideriamo la questione in esame: San Paolo sembra perdonare la schiavitù e condannare l’omosessualità. Respingiamo la sua accettazione della schiavitù a causa delle differenze storiche nella cultura, perché non respingere la sua condanna dell’omosessualità se i tempi sono cambiati?

Innanzitutto, se ci occupiamo del contesto storico, dovremmo informarci su com’era la schiavitù nell’antica Roma. Pensiamo alla schiavitù come quella degli Africani che indossano catene, raccolgono cotone, vengono sorvegliati da un uomo bianco con la frusta. Questo articolo spiega che la schiavitù in epoca romana era considerevolmente diversa. Vale la pena di leggerlo.

Sebbene leggiamo che San Paolo si aspetta che gli schiavi obbediscano ai loro padroni, la sua visione della questione è più complessa. Invece di approvare la schiavitù e passare oltre, dice ai padroni che dovrebbero considerare i loro schiavi come fratelli. Nella  Lettera a Filemone , istruisce Filemone a trattare lo schiavo Onesimo come un fratello in Cristo (Filemone 16). Paolo dice ai padroni di trattare gli schiavi con giustizia ed equità (Col. 4:1) e di non minacciarli (Ef 6:9). Tutte queste sono istruzioni pratiche per la vita cristiana, ma con la sua teologia, Paolo pone i semi  dell’abolizione della schiavitù. Attraverso il battesimo, siamo uguali agli occhi di Dio. In  Galati 3:28 egli insegna: “poiché quanti siete stati battezzati in Cristo….non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero… poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

La posizione sulla schiavitù secondo San Paolo, quindi, può essere sintetizzata così: “Gli schiavi dovrebbero obbedire ai loro padroni, ma i padroni devono trattarli come fratelli nel Signore, poiché in Cristo non c’è schiavo o libero”. Sebbene la schiavitù nella società fosse un fatto accettato, San Paolo vede che in Cristo si spezzano le catene della schiavitù. Alla base di questo c’è la storia degli Ebrei che vengono condotti dalla schiavitù alla libertà nella terra promessa. Il tema è quindi presente sin dall’inizio del racconto biblico nel quale la schiavitù è terribile e la libertà è cosa buona.

La futura abolizione della schiavitù è quindi presente come un seme dall’Esodo fino all’insegnamento di San Paolo. Questo è un chiaro esempio del giusto tipo di sviluppo della dottrina – in cui una comprensione finale sboccia da un seme che è stato piantato in primo luogo nell’Antico e nel Nuovo Testamento.

Per un predicatore dire “Non abbiamo schiavitù ora perché sappiamo più di quanto sapesse allora Paolo”, non è molto approfondito. Non abbiamo abolito la schiavitù perché “sappiamo più di quanto sapesse allora Paolo”, ma perché l’abolizione della schiavitù era già presente nell’Esodo e nell’atteggiamento di Paolo verso la schiavitù sin dall’inizio. La nostra posizione attuale non è quindi una contraddizione di San Paolo o un rifiuto dei suoi insegnamenti, ma un loro adempimento.

Ora confrontiamo l’insegnamento di Paolo sulla schiavitù e il suo insegnamento sull’omosessualità.

Nel caso della schiavitù, Paolo stava condonando lo status quo. Nel caso dell’omosessualità stava condannando lo status quo. C’è una grande differenza. Il primo è un’accettazione passiva di un male. Il secondo è una condanna attiva.

Per dirla semplicemente, il suo atteggiamento verso la schiavitù è: “La accettiamo come una realtà, ma gli schiavi dovrebbero essere trattati in modo equo perché nel profondo sono nostri fratelli, e in Cristo non c’è schiavo o libero”. Il compimento di tutto l’insegnamento di Paolo è che la schiavitù è stata abolita. Se il suo atteggiamento nei confronti dell’omosessualità fosse simile, direbbe: “L’omosessualità è una realtà in questa società. La condanniamo, ma sappiamo che un giorno le relazioni amorose omosessuali durature saranno accettate come un tipo alternativo di matrimonio.”

Tuttavia, la teologia di San Paolo da nessuna parte suggerisce un’eventuale accettazione di azioni omosessuali. La sua condanna è assoluta. In 1 Corinzi 6:9-10  e  1 Timoteo 1: 8-11 , le azioni omosessuali sono condannate con la massima fermezza.

Come nel caso della schiavitù, dobbiamo considerare il sostrato teologico nell’insegnamento di Paolo. Nel caso della schiavitù, lo sfondo teologico sottostante di Paolo pianta il seme per l’abolizione della schiavitù. Il substrato teologico di Paolo per il suo giudizio sulle azioni omosessuali si trova in Romani 1, dove vede le azioni omosessuali come il frutto di una profonda ribellione contro Dio e l’ordine naturale. Dice che è una forma di idolatria sensuale, di orgoglio e di amore per se stessi.

In altre parole, la teologia di base di San Paolo porta a una grande avversione per le azioni omosessuali per una ragione davvero profonda – non vi è alcun seme piantato che possa portare ad una futura accettazione di azioni omosessuali; invece è vero il contrario: l’attività omosessuale è vista come il risultato di un profondo rifiuto di Dio e dell’ordine naturale.

Infine, l’insegnamento della Chiesa Cattolica dipende sempre non solo dalla Scrittura, ma da un’integrazione della verità Cattolica con la legge naturale. Da Agostino ad Aquino, i teologi hanno sostenuto che la legge naturale è contro la schiavitù perché, sia nella creazione che in Cristo, tutti sono uguali. Lo stesso ragionamento ha sempre e ovunque sostenuto che le azioni omosessuali sono contrarie alla legge naturale e non possono essere condonate o accettate.

Gli attivisti omosessuali come p. Martin potrebbero non essere d’accordo con San Paolo e la Chiesa cattolica, e potrebbero esporre le proprie ragioni, ma la risposta breve alla domanda di p. Jim è: no, noi non stiamo andando “contro” San Paolo. Anzi, una comprensione più completa dell’insegnamento di San Paolo porta all’abolizione della schiavitù e alla condanna dell’attività omosessuale.

Il principio alla base di San Paolo secondo cui “in Cristo tutti sono fratelli” e “nel battesimo sono tutti uguali” dovrebbe essere applicato alle persone omosessuali?

Dovrebbero essere trattati con rispetto e accolti con dignità?

Certamente. E il Catechismo  già lo insegna. Le persone omosessuali “devono essere accolte con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.”

 

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Papa Francesco ha richiesto e incontrato padre Martin, sostenitore della pastorale LGBT, ma non ha voluto incontrare i cardinali dei “dubia”.

Lunedì scorso, Papa Francesco ha incontrato il gesuita padre James Martin, un sacerdote americano che ha dedicato la maggior parte degli ultimi tre anni al ministero dei cattolici LGBT, che egli descrive come il “gruppo più emarginato” della Chiesa cattolica.

In proposito, ecco l’intervista che Ines San Martin ha fatto a padre Martin e che ha pubblicato su Crux now.

Eccola nella mia traduzione.

 

Papa Francesco incontra padre James Martin il 30.09.2019

Papa Francesco incontra padre James Martin il 30.09.2019

 

Lunedì scorso, Papa Francesco ha incontrato il gesuita padre James Martin, un sacerdote americano che ha dedicato la maggior parte degli ultimi tre anni al ministero dei cattolici LGBT, che egli descrive come il “gruppo più emarginato” della Chiesa cattolica.

Francesco e Martin hanno parlato per mezz’ora, tra altri due incontri che il papa ha avuto quel giorno: La conferenza dei vescovi del Pacifico, attualmente a Roma per il loro regolare pellegrinaggio ad limina alla Santa Sede, e una delegazione di istituti missionari fondati in Italia.

Parlando con Crux, Martin ha detto che il pontefice è un “ascoltatore incredibilmente attento” che, sulla base delle domande che ha posto al suo collega gesuita, “si prende chiaramente cura” delle persone LGBT.

Martin è l’autore del libro del 2017 “Costruire un ponte: Come la Chiesa cattolica e la comunità LGBT possono entrare in una relazione di rispetto, compassione e sensibilità”.

Secondo il New Ways Ministry, un gruppo di promozione e sostegno dei cattolici LGBT ( diffidato dalla Conferenza Episcopale USA a parlare di questioni di omosessualità in riferimento al magistero della Chiesa, ndr), l’incontro “smentisce l’ingiustificata ondata di critiche [che Martin] ha ricevuto da una minoranza di leader ecclesiastici e da altri settori anti-LGBTQ della chiesa”.

“È un chiaro segnale che Papa Francesco sta chiamando la chiesa alla conversione, lontano dai messaggi negativi che essa ha inviato in passato sulle persone LGBTQ”, ha detto il gruppo in una dichiarazione rilasciata lunedì. “È un giorno di festa per i cattolici LGBTQ che hanno desiderato una mano tesa di benvenuto dalla chiesa che amano”.

Il libro di Martin Building a Bridge (Costruire un ponte) si basa su un discorso che ha tenuto nel 2016, quando ha ricevuto un premio proprio da New Ways Ministry.

Il gesuita è a Roma dal 21 settembre per partecipare a una riunione del Dicastero vaticano delle comunicazioni (di cui è consultore per nomina papale, ndr) e rimarrà in città fino al 6 ottobre.

Martin ha parlato con Crux dell’incontro [con il Papa], della reazione che ha ricevuto da parte di alcuni cattolici che trovano il suo lavoro controverso, e di quello che direbbe ai cattolici LGBT che pensano che Papa Francesco sia stato troppo forte nel condannare la teoria del genere.

Quelli che seguono sono estratti di quella conversazione.

 

Sono passate cinque ore. Riesci a crederci che sia accaduto?

No. È quasi un miracolo per me. Ma, cosa più importante, penso che sarà visto come un vero segno della sua cura pastorale e della sua attenzione per i cattolici LGBT e le persone LGBT in tutto il mondo.

 

Cosa direbbe a chi pensa che papa Francesco, quando parla delle persone LGBT, sia discriminatorio o sia troppo forte nel condannare la teoria del genere, definendola “un abominio”?

Vorrei dire loro di guardare a questa persona come a un pastore che sta cercando di raggiungere le persone nelle loro esperienze di persone emarginate. E che sta cercando di far progredire la Chiesa nella sua cura pastorale per le persone. Quindi direi di prendere tutto quello che fa nel suo insieme.

Non avrebbe potuto essere più attento, accogliente e caloroso. E il tema del nostro incontro è stato la pastorale delle persone LGBT.

 

Lei come si è preparato all’incontro?

I preparativi sono stati in realtà gli ultimi due o tre anni di ministero. Quello che gli ho portato sono state le esperienze dei cattolici LGBT che ho incontrato, le loro gioie e speranze, le loro lotte e sfide, le loro esperienze come un modo per dare loro una voce con il Papa.

È stato un ascoltatore incredibilmente attento, e dalle domande che ha posto, si può dire che ha a cuore queste persone. Per me, è stata una conversazione molto facile, come quella che potresti avere con il tuo pastore preferito. Non ho mai avuto una conversazione così ampia con un papa prima d’ora, ma lui mi ha messo comodo e mi sono sentito completamente a mio agio.

All’inizio, gli ho dato un biglietto di mio nipote che sta prendendo il nome di Francesco per la Cresima e lui ha subito preso una penna e gli ha scritto.

 

Ha intenzione di condividere il contenuto di quella nota?

Sì, che potrei postarla. È fondamentalmente una nota di ringraziamento e di preghiera per me. È una nota molto semplice, ma mio nipote è al settimo cielo.

Direi che quello che mi ha colpito oggi è che prima del [mio incontro] c’è stata un’intera conferenza episcopale, e dopo di me un dicastero. Dare a questo argomento 30 minuti del suo programma [del Papa] nel bel mezzo di una giornata incredibilmente impegnativa e poco prima di un sinodo è un segno del suo impegno nei confronti delle persone LGBT.

 

Lei ha detto che il Papa è un uomo che cerca di far progredire la Chiesa quando si tratta del ministero delle persone LGBT. Supponendo che le avesse chiesto di questo, cosa gli avrebbe detto?

Vorrei chiarire che non è quello che gli ho detto. Ma per me, è una chiesa che accoglie i cattolici LGBT tanto quanto accoglie ogni altro cattolico. Un luogo dove non si sentono lebbrosi nella Chiesa, dove non devono chiedersi come saranno trattati quando vi entrano, e un luogo dove vengono accolti, perché sono battezzati cattolici ed è anche la loro chiesa.

 

Come possiamo fare in modo che ciò accada quando la Chiesa vede alcuni comportamenti come peccaminosi?

Ecco il punto. Se la Chiesa fosse aperta solo a persone la cui vita riflette i Vangeli e il Catechismo, ci sarebbero pochissime persone nei banchi. Come dice Francesco, l’Eucaristia è una medicina per i malati, non un premio [per i sani].

A differenza di qualsiasi altro gruppo di persone, esse sono escluse, mirate ed emarginate in un modo che nessun altro gruppo sente. L’altro gruppo che si sente emarginato è quello delle donne, ma in Vaticano ci sono le Giornate delle donne, si parla di mettere più donne in ruoli di leadership, ma raramente si sente quell’invito dei vescovi in termini di persone LGBT perché sono viste come peccaminose sempre e ovunque.

Non credo che ci sia nessuno che si senta emarginato nella Chiesa come i cattolici LGBT. Un paio di mesi fa ho sentito la storia di una donna lesbica il cui pastore le ha detto: “Il tuo genere non è benvenuto qui”.

Spero che i cattolici LGBT vedano questo incontro come un segno dell’amore e della preoccupazione di Papa Francesco per loro.

 

Un sacco di persone – dopo che è venuto fuori che lei ha incontrato il Papa – l’hanno chiamata controversa …..

No, non credo proprio. A meno che predicare il Vangelo non sia controverso.

 

Perché la gente pensa che lei lo sia?

Per paura [di considerare] la persona LGBT come l’altra, per quello che potrebbe significare per la Chiesa cambiare il suo approccio pastorale, e a volte per paura della propria sessualità complicata.

Ma visto che non sto sostenendo alcun tipo di cambiamento nell’insegnamento della Chiesa, ma per uno spirito di accoglienza, inclusione e amore, non so perché questo dovrebbe essere controverso.

 

Cosa direbbe a chi dice che il Papa non avrebbe dovuto incontrarla?

Io direi “parla con il Papa”.

 

Come è nato l’incontro?

Alcuni amici comuni lo avevano avvertito che sarei stato in città, e quando l’ho visto durante l’udienza per il Dicastero della comunicazione, lui mi ha detto: “Voglio avere un’udienza con te”. E il giorno dopo è arrivato un invito formale alla Curia dei gesuiti.

 

E lei ha cancellato il suo calendario?

L’ho fatto….. Non era RSVP! (Répondez, s’il vous plaît, ndr). Il contrasto tra l’impostazione formale e la calda conversazione è stato impressionante.

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Caro arciv. Chaput, le cose che dico sono le stesse che ho detto all’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino, verificate e approvate dal Vaticano

Padre James Martin (da Twitter)

Padre James Martin (da Twitter)

 

di Annarosa Rossetto

 

Padre Martin si è premurato di rispondere sui suoi profili Twitter e Facebook alle precisazioni di Mons. Chaput di cui abbiamo parlato ieri.

Come potrete leggere “Jim l’ambiguo” (così lo chiama padre Dwight Longenecker) non va mai al punto, continua a dichiarare di non attaccare l’insegnamento della Chiesa ma in realtà ribadisce le sue posizioni ambigue, per l’appunto, di cui abbiamo già parlato molte volte (ad esempio, si veda qui, qui, qui…… ).

Non spiega perché sarebbe meglio etichettare con esplicito riferimento alle loro attrazioni/identità sessuali le persone “LGBT” invece di come le chiama la Chiesa Cattolica, continuando ad identificarli così.

Non spiega perché parli di “nato così” riferendosi alle persone con attrazione per lo stesso sesso o disturbi dell’identità sessuale, andando contro l’insegnamento cattolico.

Non spiega perché continua a parlare di crudeltà degli insegnamenti della Chiesa nel definire “disordinata” l’attrazione per persone dello stesso sesso.

Non spiega perché, in disobbedienza alla lettera per la cura delle persone omosessuali citata da mons. Chaput, continui a collaborare con “pastorali LGBT” chiaramente in contrasto con l’autentico magistero.

Non spiega perché tutti siano convinti che lui suggerisca un futuro cambiamento degli insegnamenti.

La cosa forse più interessante è il voler sottolineare da parte sua che quanto dice nei suoi discorsi pubblici, come quello cui Mons. Chaput fa riferimento a Filadelfia, è stato letto e approvato dal Vaticano per la Giornata Mondiale delle Famiglie nell’agosto 2018 a Dublino.

Ecco la sua risposta integrale:

L’arcivescovo Charles Chaput oggi mi ha gentilmente inviato il testo per la sua rubrica prima della pubblicazione, e accolgo con favore questa risposta ponderata alla mia lezione all’Università di St. Joseph questa settimana. Ecco la mia risposta:

Caro Arcivescovo:

La Pace di Cristo sia con te!

La ringrazio molto per aver inviato il suo articolo in anticipo. Mi dispiace che lei abbia sentito la necessità di pubblicarlo.

Penso che la mia risposta principale sia che è difficile rispondere alle critiche sul fatto che sto “insinuando”  cose, quando sono diligente, nei miei scritti e nei miei discorsi, nel non attaccare mai l’insegnamento della chiesa. Ne ho scritto chiaramente qui, tra l’altro: https://www.americamagazine.org/faith/2018/04/06/what-official-church-teaching-homosexuality-responding-commonly-asked-question

Inoltre, la conferenza alla St. Joseph’s University di questa settimana, che ha ispirato il suo articolo, è la stessa conferenza che ho presentato all’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino lo scorso anno, il cui testo era stato verificato e approvato in precedenza dal Vaticano. (grassetto nostro)

Uno dei motivi per cui non mi occupo di parlare di relazioni tra persone dello stesso sesso e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, che so essere entrambe inammissibili (e immorali) nell’insegnamento della chiesa, è che i cattolici LGBT l’hanno ascoltato ripetutamente. Anzi, spesso questa è l’unica cosa che sentono dalla loro chiesa.

Quello che sto cercando di fare invece è incoraggiare i Cattolici a vedere le persone LGBT più che semplici “esseri sessuali”, a vederle nella loro totalità, proprio come Gesù vedeva le persone ai margini, persone che,  anche loro, erano viste come “diverse” ai suoi tempi.

La ringrazio per aver chiesto a tutti di evitare attacchi ad hominem e apprezzo il tono attento della sua lettera come ho sempre apprezzato le sue gentili comunicazioni con me.

Grazie ancora per l’invio.

Pace,
Jim

 

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Vescovo Tobin: “I cattolici non dovrebbero sostenere o partecipare agli eventi del ‘mese dell’orgoglio’ LGBTQ che si tengono a giugno.”

New York Pride (Getty. via Catholic Herald)

 

di Sabino Paciolla

 

Come sapete, il mese di giugno è dedicato in tutto il mondo all’Orgoglio Gay, cioè ai Gay Pride. Ultimamente i sostenitori di queste manifestazioni hanno tolto la parola “gay”, lasciando solo la parola  “Orgoglio”, affinché esse siano meglio accettate. La sola parola “Pride” è più neutra, e non richiama immediatamente il concetto della cultura gay. 

Se volete una fotografia di quello che sta accadendo nella Chiesa riguardo alla questione dell’omosessualità e della cultura LGBT, basta guardare a due figure che in questi giorni si sono mosse ma con finalità diverse.

Da una parte il padre gesuita James Martin, s.j., nominato da Papa Francesco consulente del Dicastero delle comunicazioni vaticane. Egli il primo giugno scorso ha aperto col tweet che segue una lunga serie di commenti che evidenziano chiaramente il suo pensiero, con tanto di bandierina LGBT (che purtroppo nella immagine sotto non viene, ma è visibile sulla piattaforma Twitter):

Il tweet dice:

“A tutti i miei tanti amici #LGBTQ, cattolici e non solo: felice Mese dell’Orgoglio (gay, ndr), siate orgogliosi della vostra dignità donata da Dio, dei doni che vi ha donato, del vostro posto nel mondo, e dei vostri molti contributi alla Chiesa. Perché voi siete “meragigliosamente fatti” da Dio (Salmo 139). Mese dell?orgoglio (gay, ndr) 2019″

 

 

Dall’altra parte, troviamo il vescovo di Rhode Island, Thomas Tobin, della diocesi di Providence, che domenica scorsa ha difeso un suo precedente tweet che invitava i cattolici a non sostenere o partecipare agli eventi del mese dell’orgoglio LGBTQ.

Il vescovo della diocesi di  Providence Thomas Tobin ha scatenato una reazione a partire da sabato, quando ha twittato:

“Come promemoria, i cattolici non dovrebbero sostenere o partecipare agli eventi del “mese dell’orgoglio” LGBTQ che si tengono a giugno. Essi promuovono una cultura e incoraggiano attività contrarie alla fede e alla morale cattolica. Sono particolarmente dannosi per i bambini”.

 

Il post, come riporta la AP, ha suscitato le proteste da parte di migliaia di persone che hanno risposto su Twitter, tra cui le attrici Mia Farrow e Patricia Arquette. Molti hanno invocato gli scandali di abusi sessuali del clero sui bambini nella Chiesa.

‘Questo è pura ignoranza e bigottismo’, ha scritto la Farrow. ‘Ignorate questo ipocrita pieno d’odio. La sua mente porta solo alla sofferenza. Ricorda quei sacerdoti che hanno molestato i miei fratelli. OVVIAMENTE noi dovremmo abbracciare i nostri fratelli e sorelle e bambini LGBTQ. Gesù ha parlato d’amore’.

Arquette ha twittato, ‘Vergognati. I bambini LGBT vengono buttati per strada e abbandonati a causa di un pensiero velenoso come il tuo’”.

Sempre la AP riporta che a “partire da domenica pomeriggio, 69.000 persone hanno risposto al tweet, circa 15.800 lo hanno apprezzato e quasi 4.700 lo hanno ritwittato. Molti di coloro che hanno risposto hanno sostenuto il vescovo.

Il gruppo LGBTQ Rhode Island Pride ha pianificato un raduno fuori dalla sede della diocesi a Providence domenica sera.

‘Gesù non ha mai detto una parola sull’omosessualità, sull’orgoglio o sulla comunità Queer’, ha detto in una dichiarazione il presidente del gruppo, Joe Lazzerini. ‘Rhode Island Pride invita rispettosamente il vescovo Tobin a fare una certa autoriflessione perché la maggioranza dei cattolici di Rhode Island in questo stato respinge l’idea che essere cattolici significhi essere complici dell’intolleranza, del bigottismo e della paura’.

‘Il vescovo Tobin non rappresenta la maggioranza dei cattolici di Rhode Island che sostengono la comunità LGBTQIA+ nel Rhode Island’, ha scritto.”

Il vescovo ha dunque emesso il seguente comunicato:

“Mi dispiace che i miei commenti di ieri sul mese dell’orgoglio si siano rivelati così controversi nella nostra comunità, e offensivi per alcuni, specialmente per la comunità gay. Non era certamente mia intenzione, ma capisco perché un buon numero di persone si siano offese. Riconosco e apprezzo anche l’ampio sostegno che ho ricevuto in materia.

La Chiesa cattolica ha rispetto e amore per i membri della comunità gay, così come me. Le persone con attrazione per lo stesso sesso sono amati figli di Dio e nostri fratelli e sorelle.  

Come Vescovo cattolico, tuttavia, il mio obbligo davanti a Dio è quello di guidare i fedeli affidati alle mie cure e di insegnare la fede, in modo chiaro e compassionevole, anche su questioni molto difficili e delicate.  Questo è ciò che ho sempre cercato di fare – su una varietà di questioni – e continuerò a farlo man mano che sorgono questioni contemporanee.

Mentre la comunità gay si riunisce questa sera per un raduno, spero che l’evento sia un’esperienza sicura, positiva e produttiva per tutti. Mentre si riuniscono pregherò per una rinascita della comprensione reciproca e del rispetto nella nostra comunità molto diversificata”.

 

Ci saranno sicuramente cattolici che negheranno la confusione nella Chiesa, ma alla luce di questi due fatti diventa difficile sostenere questa tesi.