Card. Burke: I diritti dei genitori come educatori primari dei loro figli

Raymond Leo Cardinale BURKE
Raymond Leo Cardinale BURKE

 

 

di Raymond Leo Cardinale BURKE

 

VOCE DELLA FAMIGLIA [VOICE OF THE FAMILY]
Conferenza virtuale
Settembre 2020

 

I diritti dei genitori come educatori primari dei loro figli

e l’obbligo dei genitori di opporsi a un programma di studi contrario alla legge morale

 

Mi fa molto piacere assistere Voice of the Family nella sua nobile opera di promozione della sana dottrina e disciplina della Chiesa riguardo al matrimonio e al suo frutto incomparabile: la famiglia. In particolare, sono lieto di affrontare il tema critico dell’educazione che è la missione essenziale della famiglia ed espressione fondamentale della nostra cultura.

Non può sfuggire all’attenzione di nessuna persona premurosa che l’istruzione oggi sia sotto un feroce attacco. Sia nell’educazione che nel diritto, come espressioni fondamentali della nostra cultura, assistiamo all’abbandono della comprensione della natura umana e della coscienza mediante la quale Dio ci chiama a rispettare la verità della natura e a vivere in accordo con quella verità in un amore puro e disinteressato .

San Paolo, nella sua Lettera agli Efesini, riferendosi all’alienazione dell’uomo da Dio e, quindi, dal mondo, dichiarava:

Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito.[1]

È solo Cristo che apre la comprensione e anima il cuore ad abbracciare la verità e a viverla nell’amore. Gli educatori, quindi, collaborando con i genitori, conducono i figli a conoscere Cristo e a seguirlo in ogni cosa, conducendoli così alla pace che è il desiderio di ogni cuore umano. L’educazione, sia in casa che a scuola, apre gli occhi del bambino per contemplare il mistero dell’amore di Dio per noi nell’invio del suo unigenito Figlio nella nostra carne umana e nell’invio del suo Santo Spirito nelle nostre anime, il grande frutto dell’Incarnazione Redentiva.

I genitori che in passato si sono affidati alle scuole per aiutarli a crescere i loro figli come veri cittadini del cielo e della terra, buoni membri della Chiesa e buoni membri della società civile, trovano in alcune scuole luoghi di indottrinamento nel materialismo ateo con il suo relativismo concomitante.  Tali scuole, infatti, tentano di distruggere l’educazione ricevuta in casa sulle verità più fondamentali: la verità sulla dignità inviolabile della vita umana innocente, l’integrità della sessualità umana e del matrimonio, e l’insostituibilità del rapporto dell’uomo con Dio o della santa religione. Inoltre, quando i genitori cercano giustamente di salvaguardare i propri figli da un’ideologia così nichilista, queste scuole tentano di forzare l’indottrinamento sui loro figli in modo totalitario.

Purtroppo, alcune scuole cattoliche, per una serie di motivi, imitano la situazione nelle scuole non cattoliche insistendo sull’ideologia anti-vita, anti-famiglia e anti-religione che contraddistingue l’educazione, in generale. Quest’ultima situazione è particolarmente perniciosa, perché i genitori mandano i figli a una scuola cattolica, confidando che sia veramente cattolica, quando, in realtà, non è niente del genere. Il funzionamento di tali scuole sotto il nome di Cattolica è una profonda ingiustizia per le famiglie.

Alla radice della deplorevole situazione culturale in cui ci troviamo c’è la perdita del senso della natura e della coscienza. Papa Benedetto XVI ha affrontato questa perdita, nel rispetto dei fondamenti del diritto, nel suo discorso al Parlamento tedesco, il Bundestag, durante la sua visita pastorale in Germania nel settembre del 2011. Partendo dalla storia del giovane re Salomone al momento della sua ascesa al trono, ha ricordato ai leader politici l’insegnamento delle Sacre Scritture sull’opera della politica. Dio chiese al re Salomone quale richiesta voleva fare quando iniziò a governare il popolo santo di Dio. Il Santo Padre ha commentato:

Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (1Re 3,9).[2]

La storia del re Salomone, come ha osservato papa Benedetto XVI, insegna quale deve essere il fine dell’attività politica e, quindi, del governo. Ha dichiarato: “La politica deve essere un impegno per la giustizia, e quindi deve stabilire i presupposti fondamentali per la pace…. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico”.[3]

Papa Benedetto XVI ha poi chiesto come conosciamo il bene e il giusto che l’ordine politico e in particolare la legge devono salvaguardare e promuovere. Pur riconoscendo che in molte questioni “il sostegno della maggioranza può servire come criterio sufficiente”[4], ha osservato che tale principio non è sufficiente “per le questioni fondamentali del diritto, in cui è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità.”[5] Per quanto riguarda i fondamenti stessi della vita della società, il diritto civile positivo deve rispettare “la natura e la ragione come le vere fonti del diritto”[6]. In altre parole, bisogna ricorrere alla legge morale naturale che Dio ha inscritto in ogni cuore umano. Penso alla mia patria, gli Stati Uniti d’America, in cui la Corte Suprema della nazione ha ritenuto di definire l’inizio della vita umana, il legame del matrimonio e la sessualità umana stessa secondo considerazioni materialistiche e relativistiche, sentimentali, in sfida alla legge scritta da Dio nel cuore dell’uomo.[7]

Ciò che Papa Benedetto XVI ha osservato riguardo ai fondamenti del diritto nella natura e nella coscienza indica il lavoro fondamentale dell’educazione, vale a dire, il lavoro di favorire negli studenti “un cuore in ascolto” che si sforza di conoscere la legge di Dio e di rispettarla sviluppando nella vita le virtù. La vera educazione mira a portare la persona umana “alla piena maturità umana e cristiana”[8]. Basti dire che i genitori devono vigilare affinché l’educazione data ai loro figli sia coerente con l’educazione e l’educazione cristiana nella famiglia. Come la famiglia è essenziale per la trasformazione della cultura, lo è anche l’istruzione per la sua connessione intrinseca con la crescita e lo sviluppo del bambino.

L’agenda completamente galvanizzata contro la vita, la famiglia e la religione del nostro tempo avanza, in gran parte, a causa della mancanza di attenzione e informazione tra il pubblico in generale. I mass media pervasivi, i potenti promotori dell’agenda, corrompe e confonde le menti e i cuori, e ottunde le coscienze verso la legge scritta da Dio nella natura e su ogni cuore umano. Nella sua Lettera enciclica sul Vangelo della vita, Evangelium vitae, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato:

Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita: nuova, perché in grado di affrontare e risolvere gli inediti problemi di oggi circa la vita dell’uomo; nuova, perché fatta propria con più salda e operosa convinzione da parte di tutti i cristiani; nuova, perché capace di suscitare un serio e coraggioso confronto culturale con tutti. L’urgenza di questa svolta culturale è legata alla situazione storica che stiamo attraversando, ma si radica nella stessa missione evangelizzatrice, propria della Chiesa. Il Vangelo, infatti, mira a «trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità»; è come il lievito che fermenta tutta la pasta (cf. Mt 13, 33) e, come tale, è destinato a permeare tutte le culture e ad animarle dall’interno, perché esprimano l’intera verità sull’uomo e sulla sua vita.[9]

Ciò che il Papa Giovanni Paolo II ha affermato sulla mobilitazione delle coscienze riguardo all’inviolabilità della vita umana innocente, vale sicuramente anche e fortemente per la mobilitazione delle coscienze riguardo all’integrità del matrimonio e della vita familiare, e riguardo all’insostituibile rapporto con Dio, che è la santa religione.

            Papa Giovanni Paolo II non ha mancato di far notare che tali sforzi devono “cominciare dal rinnovare la cultura della vita all’interno delle stesse comunità cristiane[10]. La Chiesa stessa deve affrontare la situazione di tanti suoi membri che, pur essendo attivi nelle attività ecclesiali, “cadono in una sorta di dissociazione tra la fede cristiana e le sue esigenze etiche a riguardo della vita, giungendo così al soggetivismo morale e a taluni comportamenti inaccettabili”[11]. Questa separazione della fede dalla vita pratica è particolarmente devastante quando influenza l’educazione. Il bambino, al quale viene insegnato ad avere un “cuore che ascolta”, che è naturalmente in sintonia con la sua coscienza, con la legge di Dio scritta sul suo cuore, è corrotto da coloro in cui è portato a riporre la sua fiducia. Si pensa solo alla corruzione operata da una pervasiva falsa educazione alla sessualità umana. I genitori non possono essere abbastanza attenti alla possibilità che tale corruzione entri in quella che dovrebbe essere l’educazione dei loro figli.

            L’educazione cattolica dei bambini e dei giovani è un’educazione completa, cioè lo sviluppo della ragione attraverso la competente trasmissione di conoscenze e capacità nel contesto della fede attraverso lo studio di Dio e del suo piano per noi e per il nostro mondo, come Egli ci ha rivelato se stesso e il Suo piano. Papa Pio XI, nella sua Lettera enciclica Divini Illius Magistri, descriveva con queste parole un’educazione cattolica o cristiana:

Fine proprio e immediato dell’educazione cristiana è cooperare con la Grazia divina nel formare il vero e perfetto cristiano: cioè Cristo stesso nei rigenerati col Battesimo, secondo la viva espressione dell’Apostolo: “Figlioli miei, che io nuovamente porto in seno fino a tanto che sia formato in voi Cristo” (Gal 4, 19). Il vero cristiano deve vivere la vita soprannaturale in Cristo: “Cristo che è la vita vostra” (Col 3, 4), e manifestarla in tutte le sue operazioni: “affinché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale” (2 Cor 4, 11).

 Perciò appunto l’educazione cristiana comprende tutto l’ambito della vita umana, sensibile, spirituale, intellettuale e morale, individuale, domestica e sociale, non per menomarla in alcun modo, ma per elevarla, regolarla e perfezionarla secondo gli esempi e la dottrina di Cristo.

Il vero cristiano, frutto dell’educazione cristiana, è l’uomo soprannaturale, che pensa, giudica ed opera costantemente e coerentemente, secondo la retta ragione illuminata dalla luce soprannaturale degli esempi e della dottrina di Cristo; ovvero, per dirla con il linguaggio ora in uso, il vero e compìto uomo di carattere. Non qualsiasi coerenza e tenacia di condotta, secondo principi soggettivi, costituisce il vero carattere, ma soltanto la costanza nel seguire i principi eterni della giustizia, come riconosce anche il poeta pagano, quando loda, inseparabilmente, «l’uomo giusto e ben fermo nel suo proposito»; e, d’altra parte, non può darsi compiuta giustizia, se non nel dare a Dio quel che si deve a Dio, come fa il vero cristiano.[12]

Solo un’educazione così completa può guidare i nostri figli e i nostri giovani sulla via della felicità per la quale Dio ha creato ciascuno di noi. Con l’aiuto di una solida educazione a casa e a scuola, i bambini conoscono la felicità sia durante i giorni del loro pellegrinaggio terreno che eternamente alla meta del loro pellegrinaggio che è il Paradiso. Solo un’educazione di questo tipo può trasformare la nostra cultura.

La famiglia è il primo luogo dell’educazione, una verità che definisce essenzialmente la missione della scuola. La scuola è al servizio della famiglia e, quindi, lavora intimamente con la famiglia per portare i bambini a una sempre maggiore maturità, alla pienezza della vita in Cristo. Per quanto riguarda il matrimonio cristiano e la famiglia, e la missione educativa, Papa San Giovanni Paolo II, nella sua Esortazione apostolica post-sinodale sulla famiglia del 1981, Familiaris consortio, ha dichiarato che “la famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana”[13].  L’educazione cristiana nella famiglia e nella scuola introduce i bambini e i giovani, in modo sempre più profondo, nella Tradizione, nel grande dono della nostra vita in Cristo nella Chiesa tramandatoci fedelmente, in linea retta, attraverso gli Apostoli e i loro successori.

L’educazione, per essere sana, cioè per il bene dell’individuo e della società, deve essere particolarmente attenta ad armarsi contro gli errori del secolarismo e del relativismo, per evitare che non riesca a comunicare alle generazioni successive la verità, la bellezza e la bontà della nostra vita e del nostro mondo, come si esprimono nell’insegnamento immutabile della fede, nella sua massima espressione attraverso la preghiera, la devozione e il culto divino, e nella santità di vita di coloro che professano la fede e adorano Dio “in spirito e in verità”[14]

La Dichiarazione sull’educazione cristiana, Gravissimum educationis, del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha chiarito che la responsabilità primaria per l’educazione dei bambini appartiene ai genitori che si affidano a scuole solide per aiutarli a fornire una parte dell’educazione totale dei loro figli, che non sono in grado di impartire in casa. Il bene essenziale del matrimonio, che è il dono dei figli, comprende sia la procreazione che l’educazione del bambino. Cito da Gravissimum educationis:

I genitori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può difficilmente essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società. Soprattutto nella famiglia cristiana, arricchita della grazia e della missione del matrimonio-sacramento, i figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo, e ad amare il prossimo secondo la fede che hanno ricevuto nel battesimo.[15]

Certo, la società, in generale, e la Chiesa, in modo particolare, hanno anche una responsabilità per l’educazione dei bambini e dei giovani, ma questa responsabilità deve essere sempre esercitata nel rispetto della responsabilità primaria dei genitori.

I genitori, da parte loro, dovrebbero essere pienamente impegnati in qualsiasi servizio educativo fornito dalla società e dalla Chiesa. I bambini e i giovani non devono essere confusi o indotti in errore da un’educazione fuori casa che sia in conflitto con l’educazione impartita in casa. Oggi i genitori devono essere particolarmente vigili, perché alcune scuole sono diventate gli strumenti di un’agenda laica contraria alla vita cristiana. Si pensi, ad esempio, alla cosiddetta “educazione di genere” obbligatoria in alcune scuole, che è un attacco diretto alla sessualità umana e al matrimonio e, quindi, alla famiglia.

Per il bene dei nostri giovani, tutti noi dobbiamo prestare particolare attenzione all’espressione fondamentale della nostra cultura che è l’educazione. I buoni genitori e i buoni cittadini devono essere attenti al programma scolastico e alla vita nelle scuole, per assicurare che i nostri figli si formino nelle virtù umane e cristiane e non siano deformati dall’indottrinamento nella confusione e nell’errore sulle verità più fondamentali della vita umana, della famiglia e della religione, che li porterà alla schiavitù del peccato e, quindi, alla profonda infelicità e alla distruzione della cultura.

Al centro di un solido curriculum c’è sia il rispetto per la dignità della persona umana che per la tradizione di bellezza, verità e bontà nelle arti e nelle scienze. Così spesso, oggi, una nozione di tolleranza dei modi di pensare e di agire contrari alla legge morale sembra essere la chiave interpretativa per molti cristiani. Secondo questo approccio, non si può più distinguere tra il bello e il brutto, tra il vero e il falso, tra il bene e il male. Questo approccio non è saldamente radicato nella tradizione morale, eppure tende a dominare il nostro approccio al punto che finiamo per pretendere di essere cristiani, pur tollerando modi di pensare e di agire che sono diametralmente opposti alla legge morale che ci viene rivelata nella natura e nelle Sacre Scritture. L’approccio, a volte, diventa così relativistico e soggettivo che non si osserva nemmeno il principio logico fondamentale di non contraddizione, cioè che una cosa non può essere e non essere nello stesso rispetto allo stesso tempo. In altre parole, certe azioni non possono essere allo stesso tempo fedeli alla legge morale e non essere fedeli ad essa.

Infatti, la sola carità deve essere la chiave interpretativa dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Nel contesto della carità, tolleranza significa amore incondizionato per la persona che è coinvolta nel male, ma ferma avversione per il male in cui la persona è caduta. Tutta l’educazione deve essere diretta a formare gli alunni nella carità con la quale la mente e il cuore rispondono al bello, al vero e al bene, come Dio ci ha creati per fare.

L’educazione che si svolge prima di tutto in casa ed è arricchita e completata dalle scuole e, soprattutto, da scuole veramente cattoliche, è orientata fondamentalmente alla formazione di buoni cittadini e di buoni membri della Chiesa. In definitiva è diretta alla felicità dell’individuo che si trova nelle giuste relazioni e che ha il suo compimento nella vita eterna. Essa presuppone la natura oggettiva delle cose a cui è diretto il cuore umano, se è addestrato ad essere un “cuore in ascolto”[16], cioè a seguire una coscienza correttamente formata. Cerca una conoscenza e un amore sempre più profondo del vero, del buono e del bello. Forma l’individuo a questa ricerca fondamentale durante tutta la sua vita.

Possa Dio ispirare e rafforzare i genitori e tutti noi nell’opera di formare “cuori in ascolto” nei nostri figli e nei nostri giovani per la loro salvezza e per la trasformazione della nostra cultura. Sotto la cura materna della Vergine Madre di Dio, possiamo cercare e trovare nel Cuore di Gesù la saggezza e la forza per salvaguardare e promuovere il costante insegnamento e la pratica della Chiesa riguardo alla vita umana, alla sessualità umana, al matrimonio e alla famiglia, e alla santa religione.

Grazie per la vostra cortese attenzione. Che Dio vi benedica.

 

(La traduzione è a cura di Sabino Paciolla)

Sito del Card. Burke: cardinalburke.com.

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[1] Ef 2, 13-22.

[2] “Was wird sich der junge Herrscher in diesem Augenblick erbitten? Erfolg – Reichtum – langes Leben – Vernictung der Feinde? Nicht um diese Dinge bittet er. Er bittet: „Verleih deinem Knecht ein hörendes Herz, damit er dein Volk zu regieren und das Gute vom Bösen zu unterscheiden versteht“ (1 Kön 3,9).” Benedictus PP. XVI, Allocutio “Iter apostolicum in Germaniam: ad Berolinensem foederatum coetum oratorum,” 22 Septembris 2011, Acta Apostolicae Sedis 103 (2011), p. 663. [Bundestag]. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 27 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 2013), p. 499, n. 711. [EV27]. 

[3] “Politik muss Mühen um Gerechtigkeit sein und so die Grundvoraussetzung für Frieden schaffen.… Dem Recht zu dienen und der Herrschaft des Unrechts zu wehren ist und bleibt die grundlegend Aufgabe des Politikers.” Bundestag, p. 664. Traduzione italiana: EV27, pp. 499 e 501, n. 711.

[4] “…kann die Mehrheit ein genügendes Kriterium sein.” Bundestag, p. 664. Traduzione italiana: EV27, p. 501, n. 712.

[5] “…in den Grundfragen des Rechts, in denen es um die Würde des Menschen und der Menschheit geht.” Bundestag, p. 664. Traduzione italiana: EV27, p. 501, n. 712.

[6] “…Natur und Vernunft als die wahren Rechtsquellen.” Bundestag, p. 665. Traduzione italiana: EV27, p. 503, n. 714.

[7] Cf. Roe v. Wade :: 410 U.S. 113 (1973); Obergefell v. Hodges :: 576 U.S. 644 (2015); and Bostock v. Clayton County :: 590 U.S. ___ (2020).

[8] “… ad plenam maturitatem humanam et christianam ….” Ioannes Paulus PP. II, Adhortatio Apostolica Familiaris Consortio, “De Familiae Christianae muneribus in mundo huius temporis,” 22 Novembris 1981, Acta Apostolicae Sedis 74 (1982), 823, n. 2. [FC]. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 7 (Bologna: Edizione Dehoniane Bologna, 1982), p. 1391, n. 1525. [EV7].

[9] “Quam primum inducantur necesse est generalis conscientiarum motus moralisque communis nisus, qui excitare valeant validum sane opus ad vitam tuendam: omnibus nobis simul coniunctis nova exstuenda est vitae cultura: nova, quae scilicet possit hodiernas de vita hominis ineditas quaestiones suscipere atque solvere; nova, utpote quae acriore et alacriore ratione omnium christianorum conscientiam permoveat; nova demum, quae accommodata sit ad gravem animosamque culturalem suscitandam comparationem cum omnibus. Huius culturalis conversionis necessitas coniungitur cum aetatis nostrae historica rerum condicione, at praesertim inhaeret in ipso evangelizandi munere quod proprium est Ecclesiae. Evangelium enim eo spectat «ut perficiat interiorem mutationem» et «humanitatem novam efficiat»; est velut fermentum quo pasta tota fermentatur (cfr Mt 13, 33), atque, qua tale, perfundere debet omnes culturas easque intus pervadere, ut integram declarent de homine deque eius vita veritatem.” Ioannes Paulus PP. II, Litterae encyclicae Evangelium vitae, “De vitae humanae inviolabili bono”, 25 Martii 1995, Acta Apostolicae Sedis 87 (1995), 509, n. 95. [EvangV]. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 14 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1997), p. 1419, n. 2483. [EV14].

[10] “… vitae cultura renovanda intra ipsas christianas communitates.” EvangV, 509, n. 95. Traduzione italiana: EV14, p. 1419, n. 2484.

[11] “… seiunctionem quandam inferunt inter christianam fidem eiusque moralia circa vitam postulata, progredientes hac ratione ad moralem quendam subiectivismum adque vivendi mores qui probari non possunt.” EvangV, 509-510, n. 95. Traduzione italiana: EV14, p. 1419, n. 2484.

[12] “Eo proprie ac proxime intendit christiana educatio, ut, divina cum gratia conspirando, germanum atque perfectum christianum efficiat hominem: ut Christum scilicet ipsum exprimat atque effingat in illis qui sint Baptismate renati, ad illud Apostoli vividum: «Filioli mei, quos iterum parturio, donec formetur Christus in vobis». Vitam enim supernaturalem germanus christianus vivere debet in Christo: «Christus, vita vestra», eandemque in omnibus rebus gerendis manifestare «ut et vita Iesu manifestetur in carne nostra mortali».

Quae cum ita sint, summam ipsam humanorum actuum, quod attinet ad efficentiam sensuum et spiritus, ad intellectum et ad mores, ad singulos et ad societatem domesticam atque civilem, christiana educatio totam complectitur, non autem ut vel minime exenuet, verum ut secundum Iesu Christi exempla et doctrinam extollat, regat, perficiat.

Itaque verus christianus, christiana educatione conformatus, alius non est ac supernaturalis homo, qui sentit, iudicat, constanter sibique congruenter operatur, ad rectam rationem, exemplis doctrinaque Iesu Christi supernaturaliter collustratam: scilicet, homo germana animi firmitate insignis. Neque enim quisquis sibi consentit et sui propriique tenax propositi agit, is solido ingenio est, sed unus ille qui aeternas iustitiae rationes sequitur, ut agnovit ethnicus ipse poëta, «iustum» una simul «et tenacem propositi virum» extollens; quae, ceterum, iustitiae rationes integre servari nequeunt, nisi Deo tribuatur – ut fit a vero christiano – quidquid Deo debetur.” Pius PP. XI, Litterae Encyclicae Divini Illius Magistri, “De Christiana iuventutis educatione,” 31 Decembris 1929, Acta Apostolicae Sedis 22 (1930), 83. Traduzione italiana: Enchiridion delle Encicliche, vol. 5 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1995), pp. 509 e 511, nn. 405-407.

13] “… christiana enim familia est prima communitas, cuius est Evangelium personae humanae crescent annuntiare eamque progrediente educatione et catechesi ad plenam maturitatem humanam et christianam perducere.” FC, 823, n. 2. Traduzione italiana: EV7, p. 1391, n. 1525.

[14] Gv 4, 24.

[15] “Parentes, cum vitam filiis contulerint, prolem educandi gravissima obligatione tenentur et ideo primi et praecipui eorum educatores agnoscendi sunt. Quod munus educationis tanti ponderis est ut, ubi desit, aegre suppleri possit. Parentum enim est talem familiae ambitum amore, pietate erga Deum et homines animatum creare qui integrae filiorum educationi personali et sociali faveat. Familia proinde est prima schola virtutum socialium quibus indigent omnes societates. Maxime vero in christiana familia, matrimonii sacramenti gratia et officio ditata, filii iam a prima aetate secundum fidem in baptismo receptam Deum percipere et colere atque proximum diligere doceantur oportet; …” Sacrosanctum Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Declarato Gravissimum educationis, “De Educatione Christiana,” 28 Octobris 1965, Acta Apostolicae Sedis 58 (1966), 731, n. 3. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 1 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1981), p. 457, n. 826.

[16] 1 Re 3, 9.

 

 

 




Sessualizzazione dell’infanzia e direttive OMS: il caso del Friuli e il compito dei genitori

 

di Lucia Comelli

 

Ho letto con molto interesse l’articolo che questo Blog ha dedicato l’altro ieri alla sessualizzazione dell’infanzia come prossima tappa della rivoluzione sessuale[1]: i suoi fautori spacciano l’educazione sessuale precoce dichiarando l’intentodi evitare gravidanze indesiderate, prevenire gli abusi e fermare le malattie sessualmente trasmissibili, in realtà mirano ad influenzare le abitudini e gli affetti dei bambini, le loro azioni e i loro atteggiamenti, rendendo gradualmente concepibile nella nostra società la liberalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e minori, anche bambini.  

Quello che non emerge dall’articolo è che la sessualizzazione dei bambini viene promossa attivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalle istituzioni europee collegate: vi basti leggere il documento “Standard for Sexual Education in Europe”. Concepito dalla sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, esso fornisce le linee guida dell’educazione sessuale dei bambini (a partire dalla prima infanzia) di 53 Paesi, tra europei e zone limitrofe. Il documento dell’Oms – composto di 65 verbosissime pagine – si apre chiarendo che il compito di condurre i bambini e i ragazzi alla scoperta delle loro facoltà sessuali ricade prima di tutto sulla scuola, sugli psicologi, psicoterapeuti e sessuologi e non sui genitori che “non sono all’altezza del compito”, anche perché spesso “si imbarazzano ad affrontare l’argomento”.

Ma anche gli insegnanti non sono considerati un elemento positivo al riguardo, come evidenziano i corsi di educazione sessuale organizzati nelle scuole italiane che si ispirano ai suddetti Standard.

 Il Corso di prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse tra gli adolescenti delle classi prime o seconde delle scuole secondarie della provincia di Udine[2],di cui mi sono interessataad esempio, non prevede – durante gli interventi degli operatori – la presenza dell’insegnante in classe[3], giudicata negativamente come un elemento di disturbo.

Questa indicazione esclude a priori che – in un percorso di educazione all’affettività – la letteratura, la filosofia, le scienze e le altre discipline, così come la professionalità e l’umanità dei docenti possano contribuire positivamente a quell’Integrazione dei diversi aspetti – somatici, emozionali, intellettivi e sociali – dell’esistere sessuale, in cui consiste – almeno a parole – secondo l’OMS, la salute sessuale.

Gli studenti non possono quindi confrontarsi con i propri docenti sulle affermazioni – che magari li hanno turbati – degli esperti esterni; oltretutto la richiesta esplicita agli insegnanti, presente nel progetto, di abbandonare l’aula costituisce un illecito, in quanto la presenza di un esperto esterno per progetti svolti in orario curricolare non esonera il personale docente dalla diretta responsabilità sulla vigilanza degli alunni e sul controllo delle complessive condizioni ambientali nelle quali viene effettuata quella determinata attività[4].

Un altro elemento critico di tali corsi (così come dei corsi contro l’omofobia, ispirati – almeno nella mia regione – alla teoria gender[5]), è l’informazione spesso carente, se non inesistente, sul loro contenuto fornita alle famiglie: una mancanza che contrasta con la descrizione, alquanto particolareggiata, fornita dalla scuola per altre iniziative – come le uscite didattiche.  Il consenso richiesto per legge ai genitori degli allievi coinvolti può considerarsi informato se non viene fornito alle famiglie, assieme al relativo modulo, la possibilità di prendere visione del progetto e dei test somministrati durante il corso[6]? I genitori sono consapevoli del fatto che uno degli obiettivi dichiarati di questo, come di altri consimili progetti, è quello di stabilire un contatto diretto tra i loro giovanissimi figli e i consultori presenti sul territorio, e quindi un accesso autonomo alla contraccezione e allo stesso aborto[7]

Quanto ai contenuti proposti, se l’intenzione dichiarata del progetto (e di altri consimili) è quella di  stimolare gli adolescenti a far proprie le diverse dimensioni, corporea, affettiva, cognitiva e sociale, che devono integrarsi per raggiungere una vita sessuale soddisfacente, (p. 4) -leggendo con attenzione – presentazione e test (vedi sotto)[8], si capisce che l’intervento degli esperti è di tipo informativo (non educativo) e riguarda sostanzialmente la sfera sessuale cioè la prevenzione delle malattie infettive (in primis HIV), la contraccezione e, se serve, il ricorso all’aborto. Come si evince dalle domande del test somministrato agli allievi prima e dopo l’intervento, gli incontri si incentrano sulla trasmissione di informazioni di natura igienico-biologica, in un’ottica individualistica e non relazionale, quindi riduttiva rispetto al vissuto familiare dei ragazzi e alle stesse dichiarazioni iniziali del Corso.

Sotto l’egida dell’OMS, pertanto, anche moltissime scuole italiane, attraverso l’intervento di esperti esterni, stanno promuovendo un genere di educazione sessuale che inizia fin dalla prima infanzia e che – al di là delle intenzioni dichiarate – scindendo la sessualità da ogni progetto familiare e da ogni considerazione di ordine morale, religioso o anche semplicemente filosofica (già i pensatori greci esortavano i concittadini a considerare l’autodominio come condizione necessaria per conquistare la libertà interiore) e connettendola semplicemente all’immediato benessere fisico, di fatto ne incoraggia l’esercizio anche tra giovanissimi, come si evince dal boom di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili che caratterizza da anni i Paesi del Nord Europa più ‘avanti’ di noi in siffatta educazione sessuale[9].

Mi sembra, partendo dalla mia esperienza di madre e di insegnante, di poter consigliare ai genitori, specie di figli molto piccoli, spesso ignari di quanto viene loro insegnato o, al contrario, fortemente preoccupati:

  • Non lasciatevi intimidire dagli esperti: voi siete i primi depositari del diritto/dovere dell’istruzione e educazione, dei vostri figli (art. 31 della nostra Costituzione). Quello di cui hanno bisogno i bambini non sono i dettagli tecnici, ma di capire il senso dell’affettività e della sessualità, collegandolo al grande dono della vita che l’affetto e la passione dei genitori ha fatto loro. Bisogna rispondere con semplicità alle loro domande quando le pongono (mentre in una classe elementare/media le domande – magari appositamente maliziose di alcuni allievi – possono risultare inappropriate per altri).
  • La migliore difesa dalle molestie sessuali è il pudore del bambino e l’esistenza di un dialogo con i genitori (i bambini poi amano farsi raccontare di come papà e mamma si sono incontrati…). La curiosità di un bambino verso il suo corpo o quello di un amichetto se è spontanea (e non ossessiva, come accade quando i più piccoli vengono a contatto con immagini, messaggi che li turbano) è un fatto naturale, ma l’entrata a gamba tesa di maestre, esperti vari nell’intimità di un bambino, specie molto piccolo (come nel Gioco del rispetto sperimentato negli asili di Trieste e diventato un caso nazionale) dovrebbe trovare una accanita resistenza da parte dei genitori, perché è oggettivamente ambiguo e risponde a ideologie e logiche perverse. In questi anni sono sorte diverse associazioni genitori (in cui militano anche molti insegnanti) per contrastarle: non temete di rivolgervi a loro!

L’esperienza mi ha insegnato che la sessualità precoce è anche un modo per molti giovanissimi di riempire il vuoto pneumatico della mente e del cuore: non abbiate paura di proibire quello che può essere pericoloso per un bambino (come l’utilizzo precoce e incontrollato di un cellulare/computer) ma, soprattutto, non temete di proporre con coraggio ciò che vi appassiona, in quanto bello e buono, perché il cuore dell’essere umano è fatto per cose grandi! E soprattutto insegnate ai vostri figli a credere nell’amore di Dio: non impedirà loro tutte le cadute, ma li aiuterà ad accettare in profondità se stessi e a rialzarsi!


 

 

[1] https://www.sabinopaciolla.com/linfanzia-sessualizzata-e-la-prossima-frontiera-della-rivoluzione-sessuale/

[2]Titolo di un diffuso Corso di prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse tra gli adolescenti delle classi prime o seconde delle scuole secondarie di II grado di Udine, promosso dal Comune di Udine nell’ambito del più vasto Progetto O.M.S. “Città Sane”.

[3] Motivazione (p. 5): “… La sola presenza degli altri senza un coinvolgimento attivo, origina un’influenza sociale sui comportamenti … Molte persone diventano apprensive quando sono osservate e valutate e vengono distratte dall’opinione altrui (…). Un effetto di disturbo entra in gioco quando chi risponde percepisce che un’alternativa è più accettabile socialmente dell’altra”. Si noti che le citazioni tratte da testi scientifici parlavano genericamente di altre persone presenti, non specificamente dei docenti (dunque anche la presenza dei compagni di classe influenza i presenti?!)

[4] L’art. 2048 c.c. dispone infatti che “i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la vigilanza”.

[5] Quindi all’equiparazione di tutte le pratiche sessuali e alla fluidità del genere di appartenenza (cfr. R. Castenetto – G. Stocchi – Il Friuli Venezia Giulia come laboratorio per la diffusione della teoria gender Cronaca di un impegno civile per la libertà di educazione, Quaderni del Centro culturale “Augusto Del Noce” (n.5), Pordenone 2016

[6] Ai sensi del Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR, nonché dal D.Lgs 101/2018, che ha novellato il Codice Privacy di cui al D.Lgs n. 196 del 2003, è consentito sottoporre agli alunni questionari o renderli partecipi ad attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali solo se gli alunni, o i genitori nel caso di minori, sono stati preventivamente informati su trattamento e successiva conservazione dei dati. È consentito ai genitori negare il consenso alla somministrazione dei questionari.

[7] L’adolescente infatti – si legge a p.2 del progetto – ha bisogno di luoghi e servizi che gli consentano di muoversi ed esprimere richieste autonomamente. Una serie di sentenze ha sancito di fatto il diritto dei giovanissimi di accedere ai servizi dei consultori, senza essere accompagnati dai genitori, quindi prescindendo dalle convinzioni di questi ultimi rispetto alla sessualità e dagli stessi rischi sanitari connessi alle pratiche contraccettive (specie d’emergenza) o abortive.

[8] Cfr. Link

[9] Dopo la pubblicazione del primo Rapportodell’European center for diseases control, diversi giornali (come Il ‘Messaggero’ del 12 giugno 2011) invitavano alla prudenza i milioni di giovani in procinto di passare le vacanze nei Paesi del Nord Europa e la ‘Repubblica’ qualche giorno dopo commentava: In Europa le malattie sessuali sono in aumentoSecondo il primo rapporto dell’European center for diseases control (Ecdc), che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni sulle malattie a trasmissione sessuale (Mst), il numero di casi è in continua crescita, con alcune nazioni come la Gran Bretagna che sono un vero e proprio serbatoioI numeri forniti dall’agenzia europea parlano di più di 344mila casi di clamidia notificati nel continente nel 2009, con un aumento costante negli ultimi 10 anni che ha portato a un raddoppio dell’incidenza da 143 ogni 100mila abitanti a 332. L’88% dei casi si concentra in quattro paesi, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca. Valeria Pini, Boom di malattie sessuali in Europa. Allarme in Italia, più a rischio le ragazze, in ‘Repubblica’, 16 giugno 2011.

 

 

 




Sono papà di un bambino autistico di undici anni …

Bambino solo

 

 

di Nicola Pasqualato

 

Sono papà di un bambino autistico di undici anni e conosco bene lo shock che subiscono i genitori quando ricevono una diagnosi di Disordine dello Spettro Autistico per il loro figlio. In Italia il fenomeno riguarda circa 600 mila famiglie e la condizione colpisce un bambino ogni circa 100 nuovi nati. Si tratta di una condizione permanente che accompagna il soggetto per tutta la sua vita. I servizi di psichiatria non preparano agli effetti psicologici sulla famiglia e si può rimanere schiacciati. Lo shock può essere enorme, significa che si sta entrando nel mondo dell’autismo, un mondo che può sembrare alieno, pieno di codici, gerghi, terapie, professionisti, strategie, interventi e servizi.

La condizione autistica può essere enormemente invalidante per il soggetto ed egualmente impattante su tutta la famiglia. Fobie, stereotipie, crisi di sovraccarico sensoriale od emotivo del bambino investono inevitabilmente tutti i famigliari coinvolti, sottoponendoli ad uno stress insopportabile.

Tutto diventa diverso, le più elementari azioni quotidiane possono costituire un problema insuperabile. Spesso i bambini diventano un pericolo per se stessi e per gli altri. La sorveglianza deve essere costante, così come deve essere la capacità di stravolgere le proprie abitudini consolidate. L’autismo obbliga ad una revisione radicale del proprio stile di vita, delle priorità,  delle necessità ma obbliga anche a rivedere i canoni di felicità e realizzazione familiare. Un alto numero di coppie con figli disabili gravi si separano. Spesso è il maschio l’elemento debole che getta la spugna, di conseguenza sono molte le madri con figli disabili gravi a carico, che non riescono a far fronte alla più elementari necessità di vita. Quando le coppie non si separano generalmente sono le mamme le prime a prendersi cura del figlio fino ad esaurire le proprie forze entro la prima decina d’anni del bambino,  momento in cui, se nel frattempo non è fuggito, subentra il padre. Sono pochissimi i genitori che affrontano la situazione con costanza, forza e perseveranza. I servizi di psichiatria infantile, dopo la diagnosi, e quando va bene, prescrivono precocemente una terapia cognitivo comportamentale intensiva che prevede 40 ore di terapia settimanali, ma sono poche le ulss che ne forniscono gratuitamente più di due a settimana, costringendo così i genitori ad indebitarsi fino a scivolare nella povertà.

Quando poi si arriva all’età  scolare i problemi aumentano. La scuola è totalmente impreparata alla comprensione dell’autismo, tanto che misura ancora l’inclusione scolastica con il numero di ore che l’alunno trascorre in classe assieme ai propri compagni. La maggior parte dei Dirigenti Scolastici rifiuta persino l’aiuto offerto dai genitori.  Un caso felice è invece quello della mamma di Pordenone che è tornata fra i banchi di scuola assieme al proprio figlio autistico per aiutarlo a diplomarsi. Un plauso va a quel Dirigente Scolastico che non si è vergognato di chiedere aiuto ai genitori. Contestualmente la notizia di quei genitori che non sono più in grado di assistere il proprio figlio mi rattrista ma non mi sorprende. Chissà quante notti insonni,  io ad esempio mi sveglio tutte le notti a calci sulla schiena perché mio figlio Luca si butta sul nostro lettone perché non può stare senza di noi. Altri genitori mi riferiscono di cassetti svuotati dalla finestra dai loro figli autistici a tutte le ore della notte, imbrattamento di muri con le feci o pericolose fughe interminabili fra le strade trafficate alla percezione di sibili o alla vista di oggetti comuni, con rischio di venire travolti. L’abbandono totale da parte dello stato di queste famiglie è la norma. I genitori che dispongono di una ricchezza personale possono circondarsi di operatori che abilitano il figlio o che almeno se ne fanno carico per qualche ora al giorno in vece dei genitori, altri collassano e gettano la spugna. Da qualche anno ci chiamano le scuole, le parrocchie, le associazioni ed i circoli per raccontare la nostra storia di genitori, per avere strumenti di comprensione ed iniziare ad entrare nel mondo dell’autismo. Mia moglie Maria Chiara ha elaborato delle didattiche inclusive che sono usate in classe con la presenza contemporanea di Luca e dei suoi compagni e, grazie a questo, nostro  figlio mostra progressi costanti nei livelli di apprendimento scolastico. La creazione di un team di lavoro coeso e capace è essenziale per ogni processo di abilitazione ed interventi pedagogici ed abilitanti, ma sono pochissimi i soggetti interessati a mettere in discussione le proprie convinzioni di fronte disabilità che devono gestire. I progetti di vita per un adulto con autismo sono costosi e spesso richiedono l’impiego a pagamento di una persona interamente dedicata al soggetto. Mi chiedo perché la legge sul caregiver (il familiare pagato per assistere il disabile) escluda i familiari dei minorenni con autismo. Infatti, come per un anziano ultra novantenne, i genitori di un bambino autistico sono costretti a lavorare entrambi per mangiare e pagare le bollette oltre che farsi carico costantemente del disabile non autosufficiente. Le terapie in autismo possono arrivare a costare anche a 3 mila euro al mese, e, magari richiedere il supporto di una persona addetta all’assistenza quando i genitori si devono assentare dal lavoro. Il tutto dovrebbe essere coperto dall’indennità di accompagnamento che comunque non supera i 520 euro al mese.

Pur non condividendo la scelta, che sicuramente non è stata facile,  posso però comprendere il motivo che ha spinto quei genitori a gettare la spugna. Sono certo, tuttavia, che si sia trattato, di un gesto eclatante ed estremo necessario per richiedere il sostegno di uno Stato che, ad oggi, e per troppo tempo, ha dimenticato i suoi cittadini autistici e le loro famiglie.

 




IL GOVERNO E LE CORTI STANNO RENDENDO IL RUOLO DEI GENITORI UN INCUBO

Mentre impazza la tragedia da vero e proprio incubo che i genitori del piccolo Alfie stanno attraversando nel Regno Unito, Ed Condon, con questo articolo pubblicato sul Catholic Herald di ieri 12 aprile, ci fa riflettere sul mondo orwelliano verso cui ci stiamo rapidamente incamminando, con le nostre stesse gambe. Eccolo nella mia traduzione.

foto: I genitori di Charlie Gard fuori dalle Corti Reali di Giustizia durante la loro lotta legale (Getty)

foto: I genitori di Charlie Gard fuori dalle Corti Reali di Giustizia durante la loro lotta legale (Getty)

Non è affatto controverso affermare che l’istituzione della famiglia è in crisi. Sempre meno persone si sposano, dentro o fuori la Chiesa. I tassi di fecondità sono in caduta libera da 50 anni. Quasi un quarto delle famiglie britanniche sono monoparentali, di cui quasi la metà vive in povertà. Con quasi tutte le metriche che si possono utilizzare, la famiglia, che è il meccanismo essenziale attraverso il quale il nostro DNA culturale e sociale si trasmette, è in declino.

Poiché vi sono abbondanti prove del massiccio costo sociale ed economico del declino familiare, si potrebbe pensare che lo Stato sia desideroso di fare tutto il possibile per sostenere ciò che resta della nostra vita familiare.

Sareste in errore. Nei paesi occidentali, le famiglie che sono riuscite a frenare la tendenza della nostra società secolare atomizzata sono sotto attacco attivo da parte dei governi e dei tribunali. Infatti, poiché la famiglia allargata è stata effettivamente uccisa come forza sociale più di una generazione fa, i concetti di famiglia nucleare e di paternità sono ora oggetto di un attacco aperto.

Con la crescita dello Stato che ha riempito gli spazi precedentemente occupati dalla famiglia, esso ha assunto un’autorità assoluta su genitori e figli che è davvero agghiacciante. (…)

In Scozia, nonostante l’opposizione e i ritardi, continua a progredire il famigerato programma Named Person, che prevede che ogni bambino abbia un funzionario governativo incaricato di seguire i suoi progressi e di valutare la sua vita familiare. I sostenitori del piano lo vestono con il linguaggio stucchevole di un “governo attento”, ma non possono nascondere la premessa di base che i genitori sono una classe sospetta che ha bisogno di un monitoraggio costante (vedi anche qui).

A sud del confine, è ampiamente sfuggito alla pubblica consapevolezza che i diritti dei genitori esistono già solo sotto il tacito consenso del governo. La Corte suprema del Regno Unito ha stabilito che in qualsiasi controversia significativa su ciò che è nell’interesse superiore di un bambino, il bambino deve avere una voce “indipendente” (vale a dire nominata dallo Stato). Questa interpretazione del Children Act del 1989, che aveva lo scopo di salvaguardare gli interessi dei bambini quando i genitori fossero in disaccordo, è stata ampliata per includere i contrasti tra genitori concordi (da una parte) e le altre autorità (dall’altra), siano esse educative, mediche o governative. Come hanno dimostrato i tragici casi di Charlie Gard e Alfie Evans (qui), i risultati sono una questione di vita e di morte.

(…)

Recentemente, in America, un tribunale ha ordinato l’allontanamento di una adolescente dai suoi genitori perché non l’avrebbero sostenuta nella “transizione” (cambio di sesso, ndr) per diventare un ragazzo. In questo paese esistono già i meccanismi giuridici per garantire che, quando un caso del genere dovesse essere sottoposto a un tribunale britannico, l’esito non sia messo in dubbio. Quando (Dio non voglia) un medico diagnostica un bambino britannico come “trans”, i genitori possono essere portati in tribunale dalle autorità mediche per assicurarsi che il bambino riceva il “trattamento”.

(…) Se si considera la rapidità con cui qualsiasi critica all’agenda della teoria di genere viene riclassificata come discorso di odio, può essere solo una questione di tempo prima che i genitori che la respingono si trovino non solo in tribunale, ma anche sul banco degli imputati.

La velocità con cui l’agenda in materia di genere è passata dallo scherzo su Internet alla priorità politica è vertiginosa. Ma ciò è stato sostanzialmente consentito da decenni di erosione della famiglia nel diritto e nella società, il cui risultato è stato il rifiuto della funzione di base di un genitore – per formare il bambino.

Per tutta la storia umana, si è inteso che i genitori fossero i primi educatori dei loro figli, impartendo non solo la conoscenza, ma anche il carattere, la fede e la morale. Ma nella nostra società postmoderna e pluralista  è proprio questo comportamento che è inaccettabile. La moralità di un genitore è un altro crimine di odio del programma Named Person. I genitori sono ora tenuti a consegnare i loro figli all’età adulta senza marchio, pronti a scegliere i propri valori, la religione e l’identità tra la gamma offerta.

Molte responsabilità dei genitori stanno diventando, per dirla in maniera chiara, attività criminali. In un futuro molto prossimo, i bambini saranno attivamente incoraggiati ad affermare la propria identità e ad informare i genitori se non fossero sufficientemente solidali. L’incubo orwelliano in cui ci stiamo imbattendo sembra sempre più inevitabile. Alla luce degli effetti catastrofici che avrà sulla civiltà occidentale, la domanda che si pone ora è la seguente: siamo pronti a resistere alla tempesta?

Foto: Alfie Evans

Foto: Alfie Evans