MONS. GALANTINO NUOVO PRESIDENTE APSA, UN DIRIGENTE POCO COLLAUDATO

Papa Francesco ha ancora una volta sorpreso tutti quando ha nominato mons. Nunzio Galantino, fino ad oggi segretario della CEI, a presidente dell’ASPA. Utile a questo proposito un articolo che John L. Allen Jr. ha scritto per Crux Now perchè fa un quadro della figura di mons. Galantino. Ve lo riporto per la quasi totalità.

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: mons. Nunzio Galantino

Foto: mons. Nunzio Galantino

Papa Francesco per le riforme della finanza vaticana ha (…)  nominato un alleato leale, ma in gran parte non sperimentato a prendere in consegna il principale centro di potere finanziario del Vaticano. È, in un certo senso, sia la mossa più rassicurante che quella più rischiosa che abbiamo visto dal pontefice da qualche tempo.

Il Papa ha incaricato il vescovo Nunzio Galantino di rilevare l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), che controlla sia il vasto e notevolmente sottovalutato patrimonio immobiliare vaticano, sia il suo portafoglio di investimenti.

Dall’esterno, si suppone spesso che il grande affare in termini di finanza papale sia l’Istituto per le Opere Religiose (IOR, ndr), meglio conosciuto come “Banca Vaticana”. In realtà, questo è un malinteso per due motivi.

In primo luogo, la maggior parte dei circa 8 miliardi di dollari di attività della banca non appartiene al papa. Sono, invece, fondi appartenenti ad ordini religiosi, associazioni e movimenti cattolici, e ad altre entità della Chiesa, a cui il Vaticano semplicemente non può attingere per coprire le proprie spese operative.

In secondo luogo, il processo di riforma della banca vaticana è iniziato sotto il pontificato emerito di Benedetto XVI, ed è ormai in gran parte concluso. Le persone che non avrebbero dovuto avere conti in primo luogo sono state eliminate dal sistema, e sotto l’occhio vigile dell’Autorità di Informazione Finanziaria Vaticana, le transazioni sospette sono attentamente monitorate.

Invece, gli addetti ai lavori hanno capito da tempo che la vera azione è all’APSA, che controlla la stragrande maggioranza dei beni che il papa ha effettivamente a sua disposizione, e che ha una reputazione di arretratezza e di resistenza agli sforzi per la trasparenza e la responsabilità.

Negli ultimi mesi, molti addetti ai lavori hanno concluso che Francesco avesse in gran parte abbandonato l’intera idea di riforma finanziaria. Il suo tanto decantato nuovo Consiglio per l’Economia, destinato a definire la politica finanziaria, ha faticato a trovare la sua voce; il Segretariato per l’Economia, destinato ad attuare la politica, è senza leader poiché il  cardinale australiano George Pell è tornato a casa per controbattere alle accuse di abuso sessuale “storico”, e la posizione del presunto Revisore Indipendente generale è vacante dopo che il suo unico occupante è stato licenziato in circostanze ancora nebulose.

In una recente intervista con la Reuters, tuttavia, Francesco è sembrato mostrare una nuova determinazione. Ha francamente riconosciuto che “non c’è trasparenza” in APSA per quanto riguarda il patrimonio immobiliare del Vaticano; ha detto che il cardinale italiano Domenico Calcagno, il precedente capo dell’APSA è una figura che è stata accusata di essere coinvolta in uno schema di appropriazione indebita nella sua precedente diocesi, era in uscita; e il papa ha detto: “Dobbiamo andare avanti sulla trasparenza, e questo dipende da APSA”.

Sulla scia di quell’intervista, rimaneva la questione di cosa Francesco fosse disposto a fare al riguardo. Martedì ha portato la risposta, poiché Francesco ha incaricato il sessantanovenne Galantino a prendere le redini di APSA.

Ampiamente visto come il più stretto alleato del pontefice nella Conferenza Episcopale Italiana e il più esplicito portatore della sua agenda negli affari italiani, Galantino fu notato da Francesco mentre prestava servizio come vescovo nella relativamente oscura diocesi di Cassano allo Jonio (Calabria, ndr).

Francesco stupì l’establishment clericale italiano nel dicembre 2013 quando nominò Galantino segretario della potente Conferenza Episcopale Italiana, conosciuta con il suo acronimo CEI. All’epoca Galantino era stato vescovo a Cassano allo Jonio, nella Calabria meridionale, solo per due anni, e nessuno ha mai confuso questo lavoro con un trampolino di lancio di primo piano.

All’inizio del 2013, Francesco aveva chiesto al presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco di Genova, di sondare i vescovi sui (potenziali, ndr) candidati alla carica di segretario. Bagnasco offrì un elenco completo di tutti i vescovi italiani e di quelli che avevano segnalato. Alcuni uomini emersero come candidati sulla base del consenso, mentre Galantino, a quanto si dice, avrebbe avuto un solo voto da quasi 500 prelati.

Tuttavia, Francesco bypassò il consiglio che egli stesso aveva richiesto e decise che Galantino era il suo uomo, facendo l’insolito passo di scrivere alla comunità della diocesi per “chiedere il permesso” di prendere in prestito il loro vescovo. Quattro mesi dopo, Francesco chiamò Galantino a un intero mandato di cinque anni.

Perché Francesco si è agganciato a Galantino? Ebbene, quando (Galantino) fu nominato vescovo nel 2011 da papa Benedetto XVI, chiese che tutto ciò che la gente avrebbe speso per comprargli dei doni per l’occasione fosse usato invece per servire i poveri.

Galantino scelse di vivere nel seminario diocesano piuttosto che nel palazzo vescovile di Cassano allo Jonio, non volle né un segretario né un autista, e chiese di essere chiamato “don Nunzio” piuttosto che “sua eccellenza“.

Per quanto se ne sappia, Galantino ha una storia personale senza macchia, non essendo mai stato coinvolto o mai sussurrato in qualsiasi scorrettezza finanziaria che potrebbe compromettere la sua credibilità nel suo nuovo ruolo. Inoltre, il suo stretto legame con il capo suggerisce che avrà il peso per affermare la sua autorità.

La grande incognita, però, è se Galantino avrà la forza di abbattere le forze che sono destinate a resistere ai cambiamenti reali, perché i cumuli di spazzatura della storia vaticana sono disseminati di carcasse di riformatori ben intenzionati che si sono rivelati incapaci di portare a termine il lavoro.

Il beato Papa Paolo VI, ad esempio, creò la Prefettura per gli Affari Economici nel 1967, nel tentativo di modernizzare e razionalizzare le finanze vaticane, eppure una serie di presidenti si dimostrarono incapaci anche solo di redigere un bilancio annuale completo. San Giovanni Paolo II cercò di portare con sé un cardinale americano con delle unghie dure, Edmund Szoka di Detroit, ma anche lui non fu in grado di portare avanti una vera trasformazione.

Si potrebbero continuare a moltiplicare gli esempi, ma il punto è chiaro: le agenzie vaticane come l’APSA hanno una lunga storia di assorbimento di ondate di presunte riforme e rimanendo sostanzialmente immutate, e in astratto, non c’è ragione particolare di credere che Galantino riuscirà dove altri hanno fallito.

La verità è che Galantino è un dirigente in gran parte non collaudato di una piccola diocesi, che poi è entrato in un ruolo alla Conferenza Episcopale Italiana che ha richiesto che lui articolasse la linea del papa ma non di attuarla realmente in senso amministrativo o gestionale.

In altre parole, dal punto di vista del compito che gli è stato chiesto di svolgere, non c’è molto da fare per valutare se Galantino sia all’altezza o meno. (…)

Fonte: Crux Now