Il Vaticano riconvoca i Big del petrolio per colloqui sul cambiamento climatico

Secondo questo articolo di Bloomberg, scritto da Kelly Gilblom, Chiara Albanese e John Follain, il Vaticano ha invitato per la seconda volta in un anno i direttori generali delle multinazionali del petrolio ed il gestore degli assets di BlackRock Inc, cioè la più grande società di investimento al mondo, come parte della campagna di Papa Francesco per contrastare il cambiamento climatico.

I particolari nell’articolo che vi presento nella mia traduzione.

Pozzi petroliferi

Pozzi petroliferi

 

Il Vaticano ha invitato i grandi del petrolio per la seconda volta in un anno come parte della campagna di Papa Francesco per contrastare il cambiamento climatico, secondo persone che hanno familiarità con il piano.

I dirigenti di alto livello da BP Plc e da Eni SpA sono fra quelli invitati a partecipare ad una riunione di due giorni dal 13 giugno, le fonti hanno detto, chiedendo di non essere identificata prima di un annuncio formale. I dirigenti potrebbero incontrare il Papa il secondo giorno, hanno detto.

I direttori generali di Exxon Mobil Corp., Eni e BP, insieme a Larry Fink gestore degli assets di BlackRock Inc .(che è la grande società di investimento al mondo, ndr), hanno partecipato l’anno scorso ad una simile riunione, in cui si sono dichiarati d’accordo sulla transizione verso fonti a più basso tenore di carbone pur assicurando adeguato approvvigionamento. Da allora, sono stati fatti pochi progressi su alcuni dei punti chiave concordati in quell’incontro, come il prezzo del carbone.




PAPA RINGRAZIA PATRIARCA LISBONA PER LINEE GUIDA SU AMORIS LAETITIA

Questo articolo dello Staff del Catholic Herald, a cui ha contribuito anche Filipe d’Avillez, ci informa che il Papa ha ringraziato personalmente il porporato portoghese per la promulgazione delle linee guida di Amoris Laetitia.

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: Papa Francesco è il patriarca di Lisbona Filipe d’Avillez  (Getty Images)

Foto: Papa Francesco è il patriarca di Lisbona Filipe d’Avillez (Getty Images)

Papa Francesco ha scritto al Patriarca di Lisbona, ringraziandolo personalmente per una nota ai sacerdoti sull’applicazione di Amoris Laetitia, fortemente mutuata dalle controverse linee guida argentine.

La nota del Patriarca è stata resa pubblica in febbraio e riprende essenzialmente le linee guida di Buenos Aires e della diocesi di Roma.

Il patriarca, il cardinale Manuel Clemente, è stato pesantemente criticato per questa nota, prima dai conservatori che lo hanno accusato di tradire la fede, e poi dalla stampa laica che lo ha condannato per aver detto alle coppie divorziate e risposate di vivere nella continenza.

Il cardinale aveva detto che le coppie in unione irregolare dovevano prima cercare di vivere in continenza se volevano ricevere i sacramenti. Tuttavia, se ciò si fosse rivelato impossibile, si sarebbe potuti passare a un processo di discernimento che possa condurli a ricongiungersi alla vita sacramentale della Chiesa.

Papa Francesco ha ora scritto personalmente al Patriarca per ringraziarlo di aver emesso la nota.

“Ho riconosciuto in essa lo sforzo di un pastore e di un padre che, consapevole del dovere di accompagnare i suoi fedeli, ha voluto cominciare con i suoi sacerdoti perché potessero meglio svolgere il loro ministero”, ha scritto il Papa. La lettera è datata 26 giugno, ma è stata resa pubblica solo giovedì.

“Oggi, la realtà della vita matrimoniale è uno dei campi in cui questo accompagnamento è più delicato e necessario. Per questo ho voluto invitare i Vescovi ad un lungo cammino sinodale che potesse rivelarsi propizio – nonostante le inevitabili difficoltà – alla maturazione di linee guida condivise a beneficio di tutto il Popolo di Dio”, dice papa Francesco.

Il Papa continua incoraggiando il Patriarca e tutti i sacerdoti di Lisbona a continuare con il loro impegno per aiutare coloro che si trovano in situazioni complesse.  “Un impegno che, da un lato, richiede un notevole sforzo da parte di noi pastori, ma che, dall’altro, ci rigenera e ci santifica, poiché tutto è animato dalla grazia dello Spirito Santo che il Signore risorto ha donato ai suoi apostoli, per la remissione dei peccati e la sollecitudine di tutte le ferite”.

Il Patriarca di Lisbona ha partecipato a entrambi i Sinodi della Famiglia e inizialmente ha espresso disaccordo con l’idea di permettere ai cattolici divorziati e risposati di ricevere la Comunione. Il suo atteggiamento è però cambiato dopo la pubblicazione di Amoris Laetitia.


fonte: Catholic Herald




MONS. GALANTINO NUOVO PRESIDENTE APSA, UN DIRIGENTE POCO COLLAUDATO

Papa Francesco ha ancora una volta sorpreso tutti quando ha nominato mons. Nunzio Galantino, fino ad oggi segretario della CEI, a presidente dell’ASPA. Utile a questo proposito un articolo che John L. Allen Jr. ha scritto per Crux Now perchè fa un quadro della figura di mons. Galantino. Ve lo riporto per la quasi totalità.

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: mons. Nunzio Galantino

Foto: mons. Nunzio Galantino

Papa Francesco per le riforme della finanza vaticana ha (…)  nominato un alleato leale, ma in gran parte non sperimentato a prendere in consegna il principale centro di potere finanziario del Vaticano. È, in un certo senso, sia la mossa più rassicurante che quella più rischiosa che abbiamo visto dal pontefice da qualche tempo.

Il Papa ha incaricato il vescovo Nunzio Galantino di rilevare l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), che controlla sia il vasto e notevolmente sottovalutato patrimonio immobiliare vaticano, sia il suo portafoglio di investimenti.

Dall’esterno, si suppone spesso che il grande affare in termini di finanza papale sia l’Istituto per le Opere Religiose (IOR, ndr), meglio conosciuto come “Banca Vaticana”. In realtà, questo è un malinteso per due motivi.

In primo luogo, la maggior parte dei circa 8 miliardi di dollari di attività della banca non appartiene al papa. Sono, invece, fondi appartenenti ad ordini religiosi, associazioni e movimenti cattolici, e ad altre entità della Chiesa, a cui il Vaticano semplicemente non può attingere per coprire le proprie spese operative.

In secondo luogo, il processo di riforma della banca vaticana è iniziato sotto il pontificato emerito di Benedetto XVI, ed è ormai in gran parte concluso. Le persone che non avrebbero dovuto avere conti in primo luogo sono state eliminate dal sistema, e sotto l’occhio vigile dell’Autorità di Informazione Finanziaria Vaticana, le transazioni sospette sono attentamente monitorate.

Invece, gli addetti ai lavori hanno capito da tempo che la vera azione è all’APSA, che controlla la stragrande maggioranza dei beni che il papa ha effettivamente a sua disposizione, e che ha una reputazione di arretratezza e di resistenza agli sforzi per la trasparenza e la responsabilità.

Negli ultimi mesi, molti addetti ai lavori hanno concluso che Francesco avesse in gran parte abbandonato l’intera idea di riforma finanziaria. Il suo tanto decantato nuovo Consiglio per l’Economia, destinato a definire la politica finanziaria, ha faticato a trovare la sua voce; il Segretariato per l’Economia, destinato ad attuare la politica, è senza leader poiché il  cardinale australiano George Pell è tornato a casa per controbattere alle accuse di abuso sessuale “storico”, e la posizione del presunto Revisore Indipendente generale è vacante dopo che il suo unico occupante è stato licenziato in circostanze ancora nebulose.

In una recente intervista con la Reuters, tuttavia, Francesco è sembrato mostrare una nuova determinazione. Ha francamente riconosciuto che “non c’è trasparenza” in APSA per quanto riguarda il patrimonio immobiliare del Vaticano; ha detto che il cardinale italiano Domenico Calcagno, il precedente capo dell’APSA è una figura che è stata accusata di essere coinvolta in uno schema di appropriazione indebita nella sua precedente diocesi, era in uscita; e il papa ha detto: “Dobbiamo andare avanti sulla trasparenza, e questo dipende da APSA”.

Sulla scia di quell’intervista, rimaneva la questione di cosa Francesco fosse disposto a fare al riguardo. Martedì ha portato la risposta, poiché Francesco ha incaricato il sessantanovenne Galantino a prendere le redini di APSA.

Ampiamente visto come il più stretto alleato del pontefice nella Conferenza Episcopale Italiana e il più esplicito portatore della sua agenda negli affari italiani, Galantino fu notato da Francesco mentre prestava servizio come vescovo nella relativamente oscura diocesi di Cassano allo Jonio (Calabria, ndr).

Francesco stupì l’establishment clericale italiano nel dicembre 2013 quando nominò Galantino segretario della potente Conferenza Episcopale Italiana, conosciuta con il suo acronimo CEI. All’epoca Galantino era stato vescovo a Cassano allo Jonio, nella Calabria meridionale, solo per due anni, e nessuno ha mai confuso questo lavoro con un trampolino di lancio di primo piano.

All’inizio del 2013, Francesco aveva chiesto al presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco di Genova, di sondare i vescovi sui (potenziali, ndr) candidati alla carica di segretario. Bagnasco offrì un elenco completo di tutti i vescovi italiani e di quelli che avevano segnalato. Alcuni uomini emersero come candidati sulla base del consenso, mentre Galantino, a quanto si dice, avrebbe avuto un solo voto da quasi 500 prelati.

Tuttavia, Francesco bypassò il consiglio che egli stesso aveva richiesto e decise che Galantino era il suo uomo, facendo l’insolito passo di scrivere alla comunità della diocesi per “chiedere il permesso” di prendere in prestito il loro vescovo. Quattro mesi dopo, Francesco chiamò Galantino a un intero mandato di cinque anni.

Perché Francesco si è agganciato a Galantino? Ebbene, quando (Galantino) fu nominato vescovo nel 2011 da papa Benedetto XVI, chiese che tutto ciò che la gente avrebbe speso per comprargli dei doni per l’occasione fosse usato invece per servire i poveri.

Galantino scelse di vivere nel seminario diocesano piuttosto che nel palazzo vescovile di Cassano allo Jonio, non volle né un segretario né un autista, e chiese di essere chiamato “don Nunzio” piuttosto che “sua eccellenza“.

Per quanto se ne sappia, Galantino ha una storia personale senza macchia, non essendo mai stato coinvolto o mai sussurrato in qualsiasi scorrettezza finanziaria che potrebbe compromettere la sua credibilità nel suo nuovo ruolo. Inoltre, il suo stretto legame con il capo suggerisce che avrà il peso per affermare la sua autorità.

La grande incognita, però, è se Galantino avrà la forza di abbattere le forze che sono destinate a resistere ai cambiamenti reali, perché i cumuli di spazzatura della storia vaticana sono disseminati di carcasse di riformatori ben intenzionati che si sono rivelati incapaci di portare a termine il lavoro.

Il beato Papa Paolo VI, ad esempio, creò la Prefettura per gli Affari Economici nel 1967, nel tentativo di modernizzare e razionalizzare le finanze vaticane, eppure una serie di presidenti si dimostrarono incapaci anche solo di redigere un bilancio annuale completo. San Giovanni Paolo II cercò di portare con sé un cardinale americano con delle unghie dure, Edmund Szoka di Detroit, ma anche lui non fu in grado di portare avanti una vera trasformazione.

Si potrebbero continuare a moltiplicare gli esempi, ma il punto è chiaro: le agenzie vaticane come l’APSA hanno una lunga storia di assorbimento di ondate di presunte riforme e rimanendo sostanzialmente immutate, e in astratto, non c’è ragione particolare di credere che Galantino riuscirà dove altri hanno fallito.

La verità è che Galantino è un dirigente in gran parte non collaudato di una piccola diocesi, che poi è entrato in un ruolo alla Conferenza Episcopale Italiana che ha richiesto che lui articolasse la linea del papa ma non di attuarla realmente in senso amministrativo o gestionale.

In altre parole, dal punto di vista del compito che gli è stato chiesto di svolgere, non c’è molto da fare per valutare se Galantino sia all’altezza o meno. (…)

Fonte: Crux Now




PAPA FRANCESCO: CAMBI IN VISTA, MA NON SARA’ UN “TAGLIARE LE TESTE”

Foto: Consiglio del C-9

Foto: Consiglio del C-9

Come noto, papa Francesco ha concesso due domeniche fa una importante intervista a tutto campo alla Reuters. Quest’ultima sta rilasciando brani di questa intervista in maniera scaglionata nel tempo. Il 22 giugno ne ha rilasciato uno in cui apprendiamo che:

“Francesco ha detto anche che prima della fine dell’anno sta pensando di apportare cambiamenti al gruppo di cardinali consiglieri provenienti da tutto il mondo conosciuto come il C-9. Il gruppo, che si riunisce periodicamente con lui a Roma, e che ha iniziato i suoi lavori cinque anni fa.

Ha detto che può approfittare del prossimo anniversario ‘per rinnovarlo un po’, ma che non sarebbe un gesto di ‘tagliare le teste’”.

Il C-9 è il comitato creato da Papa Francesco affinché lo assista nella gestione della riforma della Chiesa. Inizialmente era costituito da 8 membri, ai quali, in seguito, è stato aggiunto il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin.

Come ha scritto qualche mese fa John L.  Allen Jr. :”Ad oggi, molti osservatori direbbero che i risultati sono stati un po’ sottotono – la creazione di tre nuove strutture di vigilanza finanziaria che attualmente sembrano alla deriva o sdentate, una revisione dell’operazione di comunicazione vaticana che ha recentemente presieduto il fiasco “lettergate” (qui Allen si riferisce allo scandalo che mons. Viganò ha creato con la lettera di papa Benedetto XVI, ndr) e, in generale, un senso abbastanza diffuso di confusione su ciò che esattamente questa “riforma” dovrebbe essere o dove sta andando”.
Papa Francesco, nell’usare l’espressione “tagliare le teste”, ha spinto l’intervistatore Pullella di Reuters a pensare a due nomi: al card. Gorge Pell ed al card. Javier Errázuriz Ossa.

Infatti, il cardinale australiano George Pell, che dovrà subire un processo per presunti abusi sessuali avvenuti decine di anni fa, oramai sono mesi che non partecipa al Consiglio ristretto, mentre il cardinale cileno Francisco Javier Errázuriz Ossa è accusato di aver coperto i casi di abusi sessuali in Cile.

Occorre ricordare che tutti i vescovi cileni, a causa degli scandali sessuali, si sono dimessi, ad eccezione di Errázuriz, perché in pensione. Nell’ultimo incontro di tutti vescovi cileni voluto a Roma dal Papa, proprio per riflettere sulla crisi, Errázuriz si è mostrato indignato ed ha detto «mi diffamano, il Papa ha detto che l’ho informato bene».

In merito alle accuse, entrambi però hanno negato qualsiasi illecito.

In realtà, oltre ai due nomi fatti da Reuters, occorrerebbe aggiungere anche quello del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, accusato di presunti scandali finanziari, da lui sempre negati, oltre che di una mala gestione delle accuse a sfondo sessuale avanzate da ex seminaristi contro il suo vescovo ausiliare, Juan José Pineda Fasquelle, dell’arcidiocesi di Tegucigalpa.

Un altro componente del C-9 che ha dato e dà grattacapi è il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, sempre più al centro di accese polemiche. Infatti, quest’ultimo ha suscitato clamore a febbraio scorso con la sua velata approvazione delle benedizioni in chiesa delle unioni gay e lesbiche, però sempre un previo discernimento caso per caso. Ancora più infuocata è stata la sua leadership nella approvazione di un opuscolo, rimasto in bozza, della intercomunione. Questo capitolo, che sembrava chiuso, è stato riaperto da Papa Francesco qualche giorno fa sul volo di ritorno da Ginevra.

Ritornando alla notizia della Reuters, Franesco ha anche detto che avrebbe smosso l’APSA, una sorta di ufficio di contabilità generale che gestisce il patrimonio immobiliare del Vaticano a Roma e in altre parti d’Italia, paga gli stipendi dei dipendenti del Vaticano, e funge da ufficio acquisti e dipartimento delle risorse umane.

“Ha detto che l’attuale capo dell’APSA, il cardinale italiano Domenico Calcagno, aveva offerto le sue dimissioni quando ha raggiunto il limite di età di 75 anni a febbraio e che sarebbero state accettate entro la fine di questo mese”.

“Sto studiando candidati che hanno un atteggiamento di rinnovamento, una persona nuova dopo tanti anni”, ha detto. “Calcagno conosce bene il funzionamento ma forse la mentalità deve essere rinnovata”.

“Ma (Francesco, ndr) è preoccupato perché ‘non c’è trasparenza’ nel patrimonio immobiliare vaticano, che sono per lo più in Italia e molti dei quali sono stati donati nel corso degli anni. ‘Dobbiamo andare avanti con trasparenza, e questo dipende da APSA’, ha detto”.

di Sabino Paciolla

 




CERCARE PRINCIPI STABILI NEL MONDO CONFUSO NON E’ RIGIDITA’ MA SANITA’

Interessante questo articolo di Robert Royal (qui), scritto su The Cattolic Thing, ieri 11 aprile. Esso riflette sulla recente publicazione da parte di papa Francesco della esortazione apostolica Gaudete et Exsultate . 

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: Basilica di San Pietro a Roma

Foto: Basilica di San Pietro a Roma

Tra le tante tristi conseguenze delle divisioni che papa Francesco ha esacerbato all’interno della Chiesa, ora siamo costretti a vivere con una realtà innegabile: anche quando dice cose buone – e ce ne sono molte nella sua nuova Esortazione apostolica Gaudete et Exsultate (“Rallegratevi ed esultate: sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”) (qui)– inevitabilmente si sentono attratti dalla guerra di trincea che ha contribuito a creare.

I suoi sostenitori spesso sostengono che l’opposizione al tipo di cambiamenti che lui ha fatto in un documento come Amoris laetitia deriva da qualcosa come la Francescofobia, un disprezzo irrazionale. E’ vero che alcuni cattolici ora mostrano una sorta di furia cieca a ciò che credono egli stia facendo. Ma per molti altri, come spiega Ross Douthat nel suo libro “To Change the Church”, ciò non deve avvenire in questo modo.

Questo è abbastanza evidente in Gaudete et Exsultate in come evoca molti elementi tradizionali della spiritualità cattolica e li modella per l’uso corrente. Il papa afferma da subito di non aver scritto un trattato completo sulla santità, anche se nel suo modo sincero e a volte contraddittorio, tocca – utilmente – quasi tutto.

L’obiettivo generale è esattamente quello giusto: “Il Signore ci chiede tutto, e in cambio ci offre la vera vita, la felicità per cui siamo stati creati. Vuole che noi siamo santi e che non ci accontentiamo di un’esistenza blanda e mediocre”.

E la maggior parte delle pagine che seguono mostrano i modi in cui tutti noi possiamo  – qualunque sia il nostro stato di vita – percorrere questo sentiero. Papa Francesco avverte anche verso la fine:

“Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. Proprio la convinzione che questo potere maligno è in mezzo a noi, è ciò che ci permette di capire perché a volte il male ha tanta forza distruttiva. (…) Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea.Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. (…) E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità”.

Eppure, nonostante tali forti avvertimenti, molti cattolici ora sono diffidenti su dove tali sentimenti papali possano condurre. E ci sono problemi particolari, alcuni derivanti dalla disattenzione di Francesco per la coerenza.

Per esempio: “(26) Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione“.

Abbastanza vero, naturalmente. Ma questo potrebbe anche descrivere un problema che non esiste tanto nel mondo moderno – i cattolici troppo “spirituali” – o riferirsi agli ordini religiosi contemplativi. La Chiesa ammette molte vocazioni, anche di vita contemplativa, che altrove nel documento ricevono lodi.

Io, per esempio, avrei voluto che il Papa avesse posto maggiore enfasi sulla tradizione contemplativa cattolica, che è simile a tutto quello che gli occidentali – specialmente i giovani – cercano nel buddismo o nell’induismo.

Passa invece pagine a denunciare forme contemporanee di eresie gnostiche e pelagiane, che esistono. Ma è piuttosto ovvio che non dobbiamo essere né troppo spirituali né troppo mondani.

Ogni lettore dovrà giudicare da solo. Ma per me, tra le buone intuizioni, il papa sembra essere in lotta con un mondo che forse una volta esisteva, ma ora non molto più. La sua costante pressione, qui e altrove, per allontanare le persone da una conoscenza teologica “astratta” o da una spiritualità eccessivamente individuale, verso un amore altrimenti lodevole per Dio e per il prossimo, si rivolge, appunto, a chi in questi giorni?

Una cosa sarebbe se le università cattoliche, i seminari, le cancellerie, le opere di carità, gli ospedali, le agenzie di soccorso, gli ordini religiosi, i gruppi laicali, ecc. fossero zeppe di persone rigidamente e riduttivamente aggrappate a formule teologiche nude – come spesso sembra suggerire Francesco. La realtà, come riconoscono anche i commentatori laici, è che viviamo nella post-verità, in un mondo profondamente caotico, e in una Chiesa. Cercare principi stabili per non essere spazzati via dallo tsunami del secolarismo e dell’eterodossia non è “rigidità”, ma sanità.

L’ho già detto, ma nelle nostre circostanze, il famoso “ospedale da campo” di Francesco ha bisogno di medici che abbiano studiato medicina reale. Altrimenti, possono avere un buon modo di trattare i pazienti, ma non possono davvero curare nulla.

Ce n’è di più. All’inizio del pontificato, i pro-lifer erano punti dal suo linguaggio duro sui cattolici che “avevano l’ossessione” e “insistevano” sull’aborto. Saranno ancora una volta sconvolti dalla sua stessa insistenza: che questioni sociali come la povertà e l’immigrazione sono questioni di vita “altrettanto sacre” rispetto alla morte violenta nel grembo materno e sul fine della vita.

Questa versione dell’”abito senza cuciture” (*) contraddice ciò che la Chiesa ha insegnato sin da quando l’aborto legalizzato è diventato ordinario. I numeri non raccontano tutta la storia, naturalmente, ma se – diciamo – che gli agenti di frontiera americani uccidessero 3000 persone al giorno che cercano di entrare nel paese (grossomodo il numero di bambini uccisi ogni giorno in America nel grembo materno) il mondo intero sarebbe indignato.

I rifugiati, ad esempio, dovrebbero essere una questione di profonda preoccupazione per i cristiani, ma come affrontarli è una questione di giudizi prudenziali, non un assoluto come il divieto di uccidere la vita innocente.

I popoli del mondo sanno che non si tratta solo di una questione di accoglienza dello straniero. In tutta Europa – dalla Gran Bretagna alla Polonia, dalla Scandinavia all’Ungheria – c’è una reazione populista contro la facile ammissione di immigrati difficili da assimilare, spesso non rifugiati in fuga dalla guerra e dall’oppressione, ma migranti economici in cerca di una vita migliore. (…)

Nonostante tali domande, i cattolici trarranno beneficio dalla lettura di questo testo. C’è molto qui nella tradizione che è bello aver presentato di nuovo. Inoltre, forse la più grande sfida spirituale per i cattolici nel mondo moderno è come praticare un’autentica spiritualità anche in mezzo alla divisione – e di trovare le profonde risorse spirituali che ci possono aiutare a superarla.

 

 

(*) Nota: definizione del cardinale Bernardin di Chicago che stava ad indicare che il cristiano nei suoi sforzi doveva percepire che tutti i problemi della vita sono intrecciati e si dispiegano dal migrante all’aborto senza soluzione di continuità, proprio come se parlassimo di un ‘abito senza cuciture’ (ndr).




INTERCOMUNIONE SI AVVICINA?


  1. L’INTERCOMUNIONE SI AVVICINA?

  2. L’intercomunione, cioè la possibilità o no di partecipare alla stessa comunione eucaristica tra cristiani di diverse confessioni, è un tema da sempre molto critico. A tal proposito, la Conferenza Episcopale Tedesca ha fatto un passo che ha suscitato accese controversie all’interno della stessa Conferenza dei vescovi tedeschi. Di queste preoccupazioni fa cenno il suo stesso presidente, il card. Marx, che è strettissimo collaboratore del Papa in quanto componente del C9, cioè della commissione ristretta che assiste il papa nella riforma della Chiesa.

Del documento tedesco c’è ne dá conto Edward Pentin con un articolo pubblicato ieri sul National Catholic Register (qui).

Eccolo nella mia traduzione.

I vescovi tedeschi hanno votato “a stragrande maggioranza” a favore della realizzazionedi una “guida” per i coniugi protestanti riguardo il ricevimento della Santa Comunione a determinate condizioni.

Nella loro conferenza di primavera ad Ingolstadt, la Conferenza Episcopale Tedesca ha convenuto che un partner protestante di un coniuge cattolico può ricevere l’Eucaristia dopo aver effettuato un “serio esame” di coscienza con un sacerdote o con un’altra persona con responsabilità pastorali, [dopo aver] “affermato la fede della Chiesa cattolica, [dopo aver] “desiderato porre fine a “gravi disagi spirituali” ed abbia un “desiderio di soddisfare la brama per l’Eucaristia”.

Il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha detto giovedì che tale guida è stato un “passo positivo”. Ha detto che c’è stato un “intenso dibattito” durante il quale sono state sollevate “serie preoccupazioni”, secondo quanto riportato da Katholisch.de, il sito web della Conferenza Episcopale Tedesca.

(Il card. Marx, ndr) ha aggiunto che i vescovi non hanno dato l’approvazione generale, ma che la guida riguarda le decisioni individuali. Ha detto che i vescovi volevano continuare su questo tema “secondo in modalità di alto profilo”, ma che la guida sarebbe stata solo un “opuscolo pastorale” e che “non vogliamo cambiare nessuna dottrina”.

I vescovi credono che le linee guida dovrebbero aiutare i pastori a chiarire se tali casi siano di natura eccezionale, in linea con il significato del can. 844 § 4del codice di Diritto Canonico che regola quando un non cattolico possa ricevere la Santa Comunione.

Il codice di diritto canonico al n. 844 § 4 stabilisce:

§4. Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti.

Il cardinale Marx ha rifiutato l’idea che tale passo equivarrebbe a un cammino che chiamerebbe i protestanti alla conversione, altrimenti noto come “ecumenismo del ritorno o della conversione”. In altre parole, ha sottolineato che il documento non menziona che i protestanti possono ricevere la Santa Comunione solo se si convertono. Ha anche detto che molto sarebbe stato lasciato alla discrezione del vescovo locale, e le conseguenze che avrebbe potuto trarre dalla guida. Egli ha detto che solo il vescovo stesso può stabilire nuove leggi in questo campo.

La guida è stata preparata dalla commissione episcopale su questioni di fede ed ecumenismo e sarà pubblicata nelle prossime settimane. Il cardinale Marx ha detto che l’approvazione vaticana non è necessaria perché si tratta solo di assistenza pastorale.

La Chiesa Evangelica in Germania (EKD) ha risposto dicendo che la decisione è “un passo importante sulla strada dell’ecumenismo”.

“Per le persone che non solo condividono la fede in Gesù Cristo, ma anche la loro vita l’una con l’altra, questo è un vero e proprio sollievo”, ha detto giovedì il presidente del Consiglio dell’ EKD, Heinrich Bedford-Strohm. La decisione chiarisce che la necessità delle coppie con inter-confessione religiosa di poter stare insieme alla mensa del Signore è ascoltata e apprezzata dalla Conferenza episcopale”, ha detto.

Una fonte con conoscenza della questione in Germania ha detto al National Catholic Register che i vescovi stanno sollevando “di nuovo il famoso caso unico [eccezione]” che per quanto lui sia preoccupato è stata una “pratica tranquilla e discreta in Germania per un po’ di tempo”. Ha anche criticato l’EKD per aver tratto delle conclusioni che vanno oltre a quanto i vescovi sembrano intendere, e di vedere il documento come il semaforo verde per la intercomunione per tutte le coppie.

In un commento (qui) al National Catholic Register dell’anno scorso, un teologo italiano [mons. Nicola Bux] ha avvertito che se la Chiesa cambiasse le sue regole sulla Comunione Eucaristica Condivisa, sarebbe “andata contro la Rivelazione e il Magistero”, portando i cristiani a “commettere blasfemia e sacrilegio”.

Sulla base dell’insegnamento della Chiesa basato sulla Sacra Scrittura e Tradizione, Mons. Nicola Bux, già consultore della Congregazione per la dottrina della fede, ha sottolineato che i cristiani non cattolici, per poter ricevere Gesù nell’Eucaristia, devono aver intrapreso il battesimo e la confermazione nella Chiesa cattolica, essersi pentiti del peccato grave attraverso la confessione sacramentale.

La mossa dei vescovi tedeschi echeggia i commenti fatti da Papa Francesco (qui) nel novembre 2015 quando sembrava suggerire che un luterano sposato con un cattolico potesse ricevere la Santa Comunione sulla base del fatto che la moglie luterana era battezzata e [che nel far ciò] avrebbe agito secondo la sua coscienza.

Egli [papa Francesco] disse ai luterani evangelici di Roma che la donna dovrebbe “parlare con il Signore” per ricevere la santa Comunione “e poi andare avanti”, ma aggiunse che “non oserebbe mai permettere questo, perché non è di mia competenza”.