Ma come è possibile mettere sullo stesso piano chi difende la vita e la famiglia e chi invece grida: “Meglio falli di gomma, che feti di gomma”?

World Congress of Families 2019 a Verona, manifestazione conclusiva del 31 marzo

World Congress of Families 2019 a Verona, manifestazione conclusiva del 31 marzo

 

di Sabino Paciolla

 

È passata una settimana dalla conclusione del World Congress of Families che si è tenuto a Verona dal 29 al 31 marzo scorso. Inutile dire che ha scatenato una marea di polemiche. Ma non rimarrà certamente un caso unico.

Ad una manifestazione internazionale che ha voluto riflettere sulla famiglia naturale, sul matrimonio, sulla donna, sulla natalità e sulla tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, si è contrapposta una potenza di fuoco fatta di media, forze politiche e sindacali, forze del femminismo e del mondo LGBT. Obiettivo? Non farlo celebrare, scoraggiando i partecipanti (alcuni relatori si sono tirati indietro), scaricando una valanga di bugie e di fango. È stata organizzata pure una contromanifestazione con chi gridava: “Meglio falli di gomma, che feti di gomma”.

Ed il mondo cattolico che fa? Sorpresa! (si fa per dire) Giù altre bastonate condite con la solita solfa dei muri e dei ponti. Non ci saremo perché “Siamo per il dialogo, creare muri ed escludere non aiuta mai (…) È inutile continuare a dividerci sulla definizione di cosa è ‘famiglia’” ha detto Paola Pisoni, presidente del Forum delle famiglie del Trentino. Avete capito bene: “È inutile continuare a dividerci sulla definizione di cosa è ‘famiglia’”. Questa affermazione chiarisce in maniera inequivocabile il senso di dove sta andando un certo mondo cattolico.

A tutto questo si è unito poi il card. Gualtiero Bassetti, il quale, introducendo i lavori della sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente della CEI (Roma, 1°-3 aprile), e riferendosi al Congresso sulla famiglia che si è tenuto a Verona, ha scritto: “Purtroppo, quando manca questo sguardo (cioè quello della sinodalità, che significa “camminare insieme”, ndr), riusciamo a dividerci su tutto, a contrapporre le piazze, persino su un tema prioritario come quello della famiglia, sul quale paghiamo un ritardo tanto incredibile quanto ingiusto”.

Ha fatto seguito Gigi De Palo (vedi Avvenire del 2 aprile), Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari: “Credo che queste settimane di polemiche siano state importanti per il futuro di questo Paese. Ora sappiamo come non si deve parlare di famiglia, di vita e di donne. Ora sappiamo che tolte quelle due piazze contrapposte che si alimentavano l’una dell’altra, c’è un mondo reale che vuole politiche per la famiglia e per la natalità e che ci si può mettere seriamente attorno ad un tavolo a lavorare”.

E’ lo stesso De Palo a dichiarare che il Forum delle famiglie non ha partecipato perché «Abbiamo concordato questa linea con tutte le associazioni del Forum, con la Conferenza episcopale italiana e con il Vaticano».

Se le affermazioni della Pisoni possono essere prese quale paradigma della posizione culturale del Forum, allora si faccia convinto De Paolo, per quello che conta e per quello che pensa, si può tranquillamente fare a meno del Forum. Una conferma? Lo si è visto negli ultimi due poderosi Family Day. Nessuno si è accorto della mancanza del Forum delle famiglie, della sua presa di distanza dalle piazze, per altro stracolme.

Ma mi si permetta una domanda semplice semplice: quando si parla di sinodalità che cosa si intenderebbe? Mettere allo stesso tavolo le forze LGBT con tutto il loro carico culturale? Per tirare poi una sintesi rappresentativa di tutte le posizioni culturali partecipanti al tavolo? Spero che la risposta sia negativa. Ma comincio a dubitare.

Davanti ad una manifestazione che è stata oggetto di un massiccio attacco da parte di forze che conosciamo bene, che comprendevano la Cirinnà, Boldrini, Bonino, Camusso, Turco, Di Maio, Spadafora e tutto l’orizzonte arcobaleno, come è possibile prendere una posizione di equidistanza? Come si fa a parlare contrapposizione di piazze? Perché parlare quasi di due opposti estremismi? Come è possibile parlare di “divisione”? Direi che la divisione è nelle cose. La nostra visione cattolica della famiglia è diversa da quella delle famiglie arcobaleno. Perchè stupirsene?  

Tutti, ma proprio tutti, fino all’ultimo parrocchiano della più sperduta parrocchia, a ripetere le parole del card. Parolin: “La sostanza è corretta, il metodo è sbagliato“. Salvo poi non saper specificare quali sarebbero i metodi giusti. Forse quelli della Pisoni che dice di “non dividerci sulla definizione di cosa è ‘famiglia’”?

Quello che, invece, appare sempre più evidente è che da qualche tempo a questa parte a parlare di matrimonio, di difesa della vita e della famiglia naturale sembra che si venga “lapidati” sia dalle forze LGBT sia da un certo mondo cattolico.

Però una cosa è risultata evidente. Dopo il congresso di Verona, ancora una volta, un certo mondo cattolico ha perso l’occasione per mostrare di aver compreso quello che si agita sotto i nostri occhi.

Un certo mondo cattolico, alla Pisoni, per intenderci, pensa in maniera molto ingenua che in questo frangente storico, per essere accettati o ascoltati, si debba parlare della famiglia naturale in un certo modo, “pontile” e “amurale” si potrebbe dire, e non in maniera divisiva, come invece sarebbe stato fatto a Verona. Tale mondo cattolico non si è ancora reso conto che questo è totalmente erroneo perché il problema, da oggi in poi, è che non si potrà più parlare di famiglia naturale semplicemente perché, secondo alcune forze, è un concetto che lede la dignità di altri “tipi di famiglia”. Quindi, la necessità di un bavaglio. Esattamente quello che è andato in scena a Verona.

Mi chiedo: ma questo mondo cattolico si rende conto che quello che ci aspetta, implicito nel percorso intrapreso dalle forze LGBT, sarà il tentativo di impedirci di testimoniare la nostra fede per non urtare la sensibilità di chi non ha fede?

Infatti, secondo alcune frange culturali, molto potenti e influenti dal punto di vista dei mezzi finanziari e mediatici, la libertà religiosa, cioè la libertà di esprimere il proprio credo religioso, è considerata intrinsecamente discriminatoria nei confronti di chi non ha fede poiché censura alcuni comportamenti o orientamenti sessuali. In questo senso, queste forze tendono a considerare la libertà religiosa non come un diritto pienamente riconosciuto ma come una eccezione che deve essere malamente tollerata. Una eccezione che, in quanto eccezione, diventerà sempre più limitata, fino a scomparire del tutto.

Questo mondo cattolico, purtroppo, attardandosi su concetti piuttosto fumosi, sta perdendo di vista la questione fondamentale  che è in gioco, ovvero, la libertà religiosa tout court. Poiché la libertà religiosa è un diritto preminente e la pietra angolare della democrazia, in gioco, dunque, c’è l’essenza stessa della democrazia e non la semplice irritazione espressa da alcune forze nei confronti di un convegno di cui non condividono i contenuti. Pertanto, la cifra alla base del “chiasso” di Verona non è altro che il totalitarismo intrinseco alla nostra cultura sempre più post-liberale. Un totalitarismo abilmente camuffato di buoni sentimenti, falsamente non discriminatorio,

Alcuni esponenti della Chiesa non si sono resi conto che quello che a Verona è andato in scena è stato il primo, plateale, evidente, chiarissimo tentativo messo in atto da parte di alcune forze di mettere il bavaglio ad altri, per il semplice motivo che non si vuole che si parli, si agisca e persino si pensi secondo una particolare concezione antropologica, quella cristiana.

D’altra parte, è stato lo stesso card. Parolin, il 3 aprile scorso, a dire che il sostegno del principio del diritto naturale, della famiglia e delle questioni relative alla vita dei credenti religiosi è sotto attacco, perché la società laica non ritiene che il credo religioso sia parte essenziale della natura umana.

“Alcuni dei cosiddetti ‘nuovi diritti umani’ a volte tendono a entrare in conflitto con quelli universalmente riconosciuti come diritti umani fondamentali, tra cui la libertà religiosa e il diritto alla vita”, ha detto Parolin.

È in atto nella nostra società contemporanea un evidente (per chi abbia gli occhi aperti) esperimento di liberare l’uomo estirpando dal suo cuore il desiderio di Dio, il desiderio di un Padre buono. Infatti, la radice ultima della ideologia del gender non è altro che questo. Lo aveva ben capito Dostoevskij quando scrisse nel suo quaderno nel 1863-1864: “I socialisti vogliono rigenerare gli esseri umani, per liberarli, presentandoli senza Dio e senza la famiglia”.

Eppure, alcune personalità della Chiesa non si rendono conto che passo dopo passo, tentativo dopo tentativo, il bavaglio messo sulla bocca dei cristiani, e quindi della Chiesa, si fa sempre più stretto. Esse non si rendono conto della sofferenza patita da tanti cristiani che hanno visto distrutta la loro attività economica a causa della loro concezione cristiana della famiglia. Non si rendono conto che medici perdono il loro lavoro o vengono arrestati perché si sono rifiutati di eseguire aborti. Non si rendono conto che laureati non riescono a trovare lavoro negli ospedali o nelle scuole pubbliche perché provenienti da Università che professano chiaramente una concezione della famiglia secondo l’insegnamento di sempre della Chiesa. Non si rendono conto che professori perdono il posto per la loro concezione cristiana della famiglia e della sessualità. Non si rendono conto che legislazioni, vedi l’Irlanda, potrebbero imporre agli ospedali Cattolici l’obbligo di offrire il servizio degli aborti se volessero mantenere i fondi pubblici. Non si rendono conto che Università come la Yale Law School non fornirà più sostegno finanziario a studenti e laureati che lavorano presso organizzazioni che operano in base ad un “orientamento sessuale e identità ed espressione di genere”. Non si rendono conto del grave atto messo in atto in questi giorni dal Comune di Milano, dove è stata imposta per legge l’esclusione dalla partecipazione ad un bando per l’assegnazione di un negozio di proprietà del Comune, per qualsiasi associazione contraria all’aborto, alle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) e alle unioni civili.

Questi sono tutti esempi che dimostrano che sarà sempre più difficile, finanche impossibile, esprimere liberamente il proprio pensiero cristianamente definito perché, proprio come è avvenuto a Verona, si sarà accusati di essere propagatori di odio, di omofobia, di transfobia, di intolleranza, di razzismo, ecc. Questo significa che per noi cristiani non ci sarà posto nella società odierna, e che per questo motivo saremo oggetto di discriminazione, a meno che la nostra fede diventi spiritualistica e privata, cioè insignificante.

Guardate quello che è avvenuto. Si è passati in pochissimo tempo da una tolleranza verso manifestazioni che esprimevano contenuti anche in maniera blasfema (Gay Pride), alla completa intolleranza verso coloro che vogliono parlare della santità della vita, del matrimonio cristiano e della famiglia naturale. È difficile capirlo?

A questo proposito è stato profetico don Luigi Giussani quando ha detto che:

“La famiglia è attaccata per far sì che l’uomo sia più solo, e non abbia tradizioni in modo che non veicoli responsabilmente qualcosa che possa esser scomodo per il potere o che non nasca dal potere. La seconda ragione, più profonda, è questa: che distruggendo la famiglia si attacca l’ultimo e più forte baluardo che resiste naturalmente alla concezione culturale che il potere introduce, di cui il potere è funzione: vale a dire, intendere la realtà atomisticamente, materialisticamente, una realtà in cui il bene sia l’istinto o il piacere, o meglio ancora il calcolo.”

 

Ecco due video fatti dal videopeatore Paolo Pari:




“Mio padre (donatore di seme) fu pagato 75 dollari per stare lontano dalla mia vita per sempre”

“L’unica volta in cui mi sono permessa di dare sfogo al desiderio di una mamma, la risposta degli adulti fu ‘ti vogliamo così bene’ o ‘dovresti sentirti fortunata ad avere due genitori che ti amano’ o che ‘dovrei esser grata di essere al mondo’. Il senso sottinteso era ‘abbiamo pagato per te, sei la nostra bambina, non dovresti andare fuori a cercare qualcun’altro’ (la tua mamma).”

Avendo due papà ma non una mamma, cosa significa per una bambina crescere non solo senza conoscere sua madre, ma con la consapevolezza che non potrà mai averla e la terribile realtà che il suo essere al mondo è stato frutto di contratti, acquisti di ovuli, affitti di utero, distruzioni di embrioni? Una riflessione sulle “nuove famiglie”, ma mettendosi nei panni dei figli.

Di seguito un articolo di  Katy Faust, tradotto da Filippo Serini.

givani solitudine violenza donne

 

di  Katy Faust

 

Quasi ogni settimana, viene pubblicato un articolo patinato su una coppia gay (o single) che ha generato dei bambini con l’ausilio della sempre crescente industria della fertilità. L’ultimo è stato: Sempre più gay si rivolgono alla pratica dell’utero in affitto per avere figli(purtroppo questo articolo non è più reso visibile, ndr)

L’articolo offre un’immagine emozionale e affettuosa di due uomini adulti che si sono serviti della tecnologia per ottenere ciò che la loro biologia ha proibito: ottenendo due gemelle. Non stupisce che l’autore non spenda del tempo a considerare il benessere emozionale delle due piccole, generate attraverso questo processo costoso, sfruttatore e sperimentale.

Ogni volta che leggo questi articoli—presentati sempre con immagini di famiglia catturate perfettamente, sempre dalla prospettiva dei genitori—non posso fare a meno di sentire le voci di figli maggiorenni che hanno sofferto a causa della mancanza di una madre o di un padre.

Non vi stiamo raccontando tutta la storia.

Quindi, concedetemi un momento di inquietudine. Essendomi immersa nelle storie personali di quei bambini e nei dati concreti associati alle loro conseguenze, ho pensato giustamente di raccontare questa storia dalla prospettiva di una bambina basata su un campione composto da tutti quelli che sono venuti prima di lei.

Ecco la Bambina #2 (delle gemelle) che, nel gennaio 2042, dà la sua versione dell’articolo Sempre più gay si rivolgono alla pratica dell’utero in affitto per avere figli”

I miei papà, hanno comprato me e mia sorella, selezionando la mia madre genetica basandosi sulla sua razza, colore della pelle e degli occhi e assicurandosi che fosse altamente qualificata, atletica e che non avesse disabilità fisiche. Hanno comprato gli ovuli di mia madre—diversi ovuli— affinché potessero scegliere i migliori embrioni. Hanno affittato un altro utero di una donna per 9 mesi. Bene, a 8 mesi: eravamo premature e sottopeso. I miei papà decisero che ciascuno di essi avrebbe preso una bambina genetica—quindi sono una sorellastra con la mia gemella, che è strano. Mentre i miei due papà credevano fosse importante avere un legame biologico con i loro figli, non sembravano pensare che avrei voluto una relazione con la mia madre biologica.

Quando ero piccola, odiavo la festa della Mamma. Vedevo tutti i miei amici festeggiare le proprie mamme e desideravo averne una anch’io. Mi sono sempre chiesta dove fosse mia madre quel giorno. Pensava a me tanto quanto io pensavo a lei? Ma allora, non ero sicura a chi pensare come mia mamma: quella da cui ho ricevuto le fattezze del mio naso, o quella che mi ha dato il gusto per il cibo piccante? I miei papà mi dissero invece di fare dei lavoretti per mia nonna. Era disorientante perché le donne erano importanti abbastanza da farmi festeggiare mia nonna ma non abbastanza per avere una mamma. Volevo una mamma come quella dei miei amici, ma non volevo parlarne perché non volevo urtare i sentimenti dei miei papà. È difficile parlare con i tuoi papà della mancanza di tua madre quando sono loro i responsabili della sua mancanza. Come fai a metterti seduta vicino a loro e a dirgli sostanzialmente che loro non sono abbastanza  “famiglia” per te? Ci sono state volte in cui mi sentivo così triste e arrabbiata con mia madre perché non era lì per me, e delle volte in cui ero arrabbiata con me stessa persino per il desiderio di volere una mamma con cui ricominciare. Ma l’ho fatto, e lo faccio.

Crescendo, mi piaceva stare a casa della mia amica che aveva una mamma. A volte, sua madre tirava fuori il suo vestito da sposa cosicché noi potevamo fare le principesse, ed ero invidiosa della mia amica perché desideravo che ci fosse un vestito da sposa nell’attico di casa mia. Alla scuola elementare, avevo “problemi di adattamento” che si presentarono in quarta quando cominciai a prendere il Ritalin per i disturbi da deficit dell’attenzione. Ero molto legata al mio papà genetico, ma non così tanto all’altro mio padre e mi sentivo colpevole per questo. Ho combattuto con i problemi d’identità. Da adolescente, passavo molto tempo online cercando là fuori gli altri fratellastri. Non posso accedere ai registri di mia madre donatrice di uova a causa della policy della criobanca del seme.

Ho visto delle immagini della mia madre surrogata, ma non mi somigliava affatto. Sull’esempio dei miei amici, mi misi alla ricerca della mia vera madre, ma non ne avevo davvero una. Avevo una donatrice e una surrogata. Quindi, non posso neanche fingere di cercare quell’unica donna che così tanto desidero.

L’unica volta in cui mi sono permessa di dare sfogo al desiderio di una mamma, la risposta degli adulti fu “ti vogliamo così bene” o “dovresti sentirti fortunata ad avere due genitori che ti amano” o che “dovrei esser grata di essere al mondo”. Il senso sottinteso era “abbiamo pagato per te, sei la nostra bambina, non dovresti andare fuori a cercare qualcun’altro.” Ma qualcosa disperatamente dentro di me vuole conoscere l’altra metà del mio DNA. Ho perso il sonno su questa cosa. Io adoro i miei papà, ma più mi raccontavano del mio concepimento e più mi facevano sentire a disagio perché sembrava che avessero speso una fortuna per mettermi al mondo. E mi sono chiesta cosa sarebbe successo se avessi avuto delle caratteristiche fisiche imperfette o una disabilità. Mi avrebbero “scelto” o si sarebbero disfatti di me? Adesso ho 25 anni e a mia sorella gemella, che non è mai sembrata turbata da tutto questo, gli è appena stata diagnosticata una depressione e ha iniziato ad assumere degli antidepressivi. A volte, mi sento smarrita.

Una crescente tendenza a violare i diritti dei bambini.

La storia della bambina vi sembra molto diversa da quella dell’articolo originale, vero?

Questi due uomini avevano un bisogno profondo di essere genitori. Non è meraviglioso? Tuttavia, i genitori dovrebbero essere altruisti e questi uomini, motivati solamente dai loro sentimenti, hanno preferito sacrificare il bisogno di quelle ragazze di avere una madre invece di affrontare la verità biologica delle loro scelte di vita. In altre parole, invece di affrontare il loro senso di vuoto, lo hanno assicurato a vita alle loro bambine. Ma al di là dei sentimenti, sia degli adulti che dei bambini, questo articolo evidenzia una tendenza crescente nella violazione dei diritti fondamentali del bambino. Potrai aver saltato la lettura del presente articolo perché, come me, sai che questo tipo di articolo celebrativo si concentra esclusivamente sui desideri degli adulti. Pertanto, ho rimosso alcuni dettagli non etici perché tu lo potessi “masticare”. Questi possono essere adeguatamente identificati in un estratto ordinato:

Gli ovuli sono stati estratti dalla donatrice e fecondate. Poi, due dei migliori embrioni sono stati impiantati nell’utero della madre surrogata; uno di loro appartenente biologicamente ad Hastings, l’altro a Hoppe-Hastings. Si sono verificate alcune complicanze: le bambine nacquero 6 settimane prima e dovettero passare 19 giorni in un’unità di terapia intensiva neonatale in un’area ospedaliera di Chicago.”

Quali sono esattamente i diritti dei bambini in gioco?

Allora, giochiamo a Dare Un Nome alla Violazione dei Diritti del Bambino, ti va?

  1.   Mercificazione dei Bambini. I bambini non sono prodotti, sono esseri umani con diritti innati e pertanto meritevoli di protezione. La scelta degli embrioni desiderabili basandosi sulla salute, aspetto, genere, razza o altre caratteristiche riduce gli uomini a prodotti, non persone. Questo tipo di comportamento è appropriato quando si acquista un’auto, ma non quando si mette al mondo un figlio.
  2.   Diritto alla vita. Gli embrioni ritenuti inaccettabili sono stati probabilmente distrutti. Spesso i genitori che commissionano, al fine di massimizzare il loro investimento, impiantano embrioni multipli e in seguito “riducono selettivamente” (ossia, fanno abortire intorno alle 20 settimane) i bambini indesiderati, anche se sono perfettamente sani.
  3.   Diritto alla madre. I bambini hanno diritto ad entrambi i genitori biologici. Non sono elementi da tagliare e incollare in funzione della romantica configurazione degli adulti. Come ogni altro bambino, queste ragazze sono fatte da, e probabilmente brameranno, una relazione con entrambi i genitori biologici. I figli non necessitano solo di “amore e sicurezza.” In realtà, desiderano ardentemente l’amore genitoriale maschile e femminile e ricevono benefici unici e complementari da entrambi madre e padre.
  4.   Diritto all’informazione genetica. I bambini desiderano ardentemente la loro identità biologica e ne hanno diritto. Non solo perché vogliono capire chi sono, ma è anche critico per la loro salute medica a lungo termine e quella dei loro bambini. È una violazione di un diritto del bambino, quella di negargli arbitrariamente l’accesso a metà della loro biologia.
  5.   Diritto all’eredità (biologica). La connessione biologica contava abbastanza per questi due genitori che hanno fatto la commissione al fine di assicurarsi che ciascun padre avesse un figlio biologico. Probabilmente perché volevano anche dei nipoti e pro-nipoti connessi (biologicamente) a loro. Ma funziona anche al contrario. I bambini hanno diritto di conoscere e desiderano essere conosciuti da entrambi i lati delle loro famiglie allargate e la cultura razziale/etnica per quanto possibile.
  6.   Diritto di nascere gratuitamente – non comprati o venduti. Come menzionato nell’articolo, l’acquisto di ovuli e l’impiego di una madre surrogata costa tra i $100,000 e i $200,000. Molti bambini nati attraverso la donazione di sperma e ovulo sono turbati dallo scambio di denaro avvenuto per il concepimento, non importa quanto poco. Ho sentito un’osservazione dolorosa fatta da un figlio maggiorenne: “Mio padre (donatore di seme) fu pagato $75 per stare lontano dalla mia vita per sempre”.
  7.   Esporre i bambini a maggiori rischi medici. Le gravidanze derivanti dalle tecnologie riproduttive hanno maggiori probabilità di incorrere in complicazioni. I bambini nati attraverso madre surrogata, ad esempio, sono più inclini ad essere prematuri, sottopeso alla nascita e ad avere problemi di adattamento probabilmente a causa dell’“assenza di una connessione gestazionale alla madre”

Sono previsti punti extra qualora avessi notato la completa assenza di informazioni circa il rischio per la donatrice di ovulo e la surrogata stessa.

Rispetta le esigenze dei bambini piuttosto che i desideri degli adulti.

Una soluzione migliore per gli adulti è quella di riconoscere e costruire le loro vite e scelte in modo da rispettare i diritti fondamentali dei bambini, a prescindere dai loro sentimenti. Ma siamo nel 2017, l’anno in cui adoriano sull’altare i desideri degli adulti.

Le storie sull’assenza intenzionale della madre e del padre rappresenteranno sempre gli adulti come delle vittime, e i bambini come qualcosa a loro dovuto. Non farti ingannare. Quando si viene alla surrogazione o alla riproduzione ad opera di terzi, non è agli adulti che dobbiamo la nostra simpatia, ma ai bambini.

Questa non sarà l’ultima storia che leggerai di bambini concepiti attraverso la donazione di sperma, donazione di ovuli e surrogazione. (E sono sempre raccontate dalla prospettiva luminosa dei genitori). Allora, arma te stesso di dati di vita reale e storie sull’impatto attuale che queste tecnologie riproduttive e strutture familiari alternative hanno sui bambini.

C’è sempre un’altra parte della storia. Ed è la parte dei bambini che merita la nostra attenzione.

Fonte: The Federalist

 

Maggie’s story (Official Trailer) from CBC Network on Vimeo.

Eggsploitation (Official Trailer Updated and Expanded Edition) from CBC Network on Vimeo.