“Il marxismo si è insinuato nella mentalità di tanti uomini di Chiesa così da indurli a modificare la dottrina della Chiesa”

In questi ultimi giorni sono accaduti alcuni fatti che sono degni di attenzione. Ci riferiamo all’iniziativa di fedeli di incontrarsi a Roma nei pressi di San Pietro per una preghiera pubblica per la Chiesa o all’intervista concessa da Papa Francesco sul volo di ritorno dal viaggio in Africa. Ho voluto approfondire questi temi con mons. Nicola Bux in questa intervista che propongo ai lettori del blog.

Bux è teologo, già consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione delle cause dei Santi sotto i papati di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, consultore della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e consultore dell’Ufficio delle celebrazinoi liturgichedel sommo pontefice. E’ stato anche docente a Gerusalemme, Roma e Bari.

 

Mons. Nicola Bux

Mons. Nicola Bux

 

Sabino Paciolla: Mons. Nicola Bux, abbiamo appreso di una iniziativa di fedeli che hanno deciso di incontrarsi a Roma il 5 ottobre prossimo nelle vicinanze di Piazza San Pietro (davanti a San Pietro, a fianco a Castel Sant’Angelo, largo Giovanni XXIII, ore 14.30) per recitare, cito alla lettera, una “preghiera pubblica per la Chiesa. E’ un gesto forte che risponde ad un sentire ormai comune: la Chiesa sta vivendo la sua Passione”. 

Perché secondo lei i fedeli hanno sentito l’esigenza di un gesto pubblico, senza bandiere, senza insegne e, soprattutto, perché si parla della Chiesa che sta vivendo la “sua Passione”?

Mons. Nicola Bux: Benedetto XVI non nascose che la Chiesa sta attraversando la crisi della fede: in che senso? È presa dal dilemma, tra la fede in Dio e quella nella praxis. Il filosofo polacco Stanislaw Grygiel ha osservato: “Alcuni teologi e pastori, accecati dall’efficacia delle scienze, trattano la teologia e la filosofia come se anch’esse fossero scienze. Sottomettono alla praxis pastorale il Logos, cercando furtivamente almeno di modificarlo, il che finisce con il trattarlo come se la Persona di Cristo fosse una delle opinioni e ipotesi che ieri erano in vigore, oggi invece non più.” E’ conseguenza della penetrazione nella Chiesa del principio marxista – “la praxis precede la verità e decide di essa” – che ha fatto da fondamento per i ragionamenti di tanti professori in America Latina. Si tratta di un “errore metafisico e antropologico” di cui non si sono accorti tanti studenti, sebbene conoscessero gli effetti nei paesi a regime comunista. Grygiel ne parlò con Karol Woityla che commentò: “Lo pagheranno caro, e noi purtroppo pagheremo con loro”. Queste parole si sono avverate. “Il marxismo si è insinuato nella mentalità degli intellettuali occidentali e di tanti uomini di Chiesa così da indurli nella loro prassi a modificare la dottrina della Chiesa, cioè la Persona di Cristo. La confusione che ne consegue costituisce il più grande pericolo per la Chiesa” (cfr K.Wojtyla, Segno di contraddizione, Esercizi spirituali a Paolo VI, 1976). In sintesi, è questa la ragione profonda dell’autoconvocazione di fedeli laici e anche di chierici a Roma, davanti a S. Pietro, il 5 ottobre prossimo. Bisogna supplicare il Signore affinché non faccia andare avanti l’autodemolizione della Chiesa cattolica.

 

Sabino Paciolla: Uno degli organizzatori scrive che è una “Passione protratta, che non data dal 2013, ma da ben prima, come dichiarato più volte dallo stesso Benedetto XVI. (…) Eppure Benedetto fungeva in qualche modo da diga (forse lo fa, in qualche maniera, ancora oggi): dopo le sue dimissioni, però, è arrivato il diluvio.”

Mons. Bux, secondo lei, di quale “diluvio” si tratterebbe?

Mons. Nicola Bux: Il diluvio del relativismo dottrinale e morale. Cosa dobbiamo fare? Proclamare sempre la verità, perché “La verità vi farà liberi”. Se non sei in grado, non devi mentire, che non significa tacere vilmente. Anche il silenzio è una testimonianza alla verità. Però, tacere quando si deve parlare è altrettanto vile menzogna, come lo è parlare quando si deve tacere (cfr Gregorio Magno, Omelie sui vangeli 17,3; PL 76 1139). Giovanni Paolo II non adoperava mai parole di compromesso quando difendeva la verità della persona. Dunque, l’errore a cui stiamo assistendo nella Chiesa, permette di staccare l’uomo dalla verità e incatenarlo alla praxis, la quale decide come l’uomo e le cose debbano essere. Ogni praxis che produce la verità si riduce alla politica. Nei documenti di papa Francesco si insiste sul cambio di paradigma. Che vuol dire? La verità è una relazione, non è il criterio della relazione, è dunque – in senso pieno – relativa; così, l’ottica prevalente è politica: si tratti di questioni politiche o ecclesiastiche, del Venezuela, dell’Ucraina o della Cina.

Dunque, non dovremmo mai opporre la fede alla ragione, né recidere il legame tra la dottrina e la vita. La pastorale non può essere in nessun caso sganciata dalla dogmatica. “Richiamare la connessione della fede con la verità è oggi più che mai necessario, proprio per la crisi di verità in cui viviamo” (Lumen Fidei, 25). Impariamo da san Tommaso, che possedette al massimo grado il coraggio della verità (cfr Fides et ratio 57-59).

 

Sabino Paciolla: Molti osservatori ritengono che questo “diluvio” sia dovuto ad una mancanza di chiarezza, alcuni parlano di una certa ambiguità, con un conseguente profluvio di confusione che suscita notevoli critiche provenienti soprattutto dal mondo anglosassone ma non solo. Arrivano anche, ad esempio, da alcuni alti e autorevoli prelati tedeschi come il card. Mueller o il card. Brandmueller. Lo stesso Jason Drew Horowitz, vaticanista del New York Times, nella conferenza stampa di ritorno dal viaggio in Africa di Papa Francesco, nel porgli la sua domanda ha parlato addirittura di “complotto contro di lei” da parte “di un settore della Chiesa americana”. Papa Francesco però, nel rispondergli, ha detto che per lui “Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non voler bene alla Chiesa”. Ma molti hanno osservato che proprio ad una “critica” molto rispettosa come i Dubia posti dai quattro cardinali al Papa non è mai arrivata una risposta. Cosa ne pensa della questione “dialogo” nella Chiesa odierna?

Mons. Nicola Bux: Non pochi hanno osservato ciò. Altri hanno evidenziato commissariamenti di Congregazioni religiose e ribaltamenti di Istituti teologici e accademici, tanto che alcune autorevoli personalità hanno parlato di “atti arbitrari delle autorità ecclesiastiche” e di un “abuso della libertà accademica”. Invece di favorire l’unità nel rispetto della pluralità dei carismi, si impone una linea di subalternità al pensiero modernista, ora al potere nelle strutture ecclesiastiche. Questo trasforma la Chiesa in un partito e non la fa vivere come corpo nella diversità delle sue membra, o come popolo nella varietà delle sensibilità spirituali e teologiche. Giovanni Paolo II – annota Grygiel – non ha mai fatto la politica: “Per lui essere sacerdote, vescovo e poi Pietro, significava incatenare ogni giorno la propria persona e quelle affidate al suo lavoro alla verità dell’uomo rivelata nella Persona di Cristo.” In tal modo “egli è stato uno dei più grandi politici cui sia stata data la capacità di cambiare il mondo”. Perché, “la verità antica e sempre nuova” è “che a dividere gli uomini non è la verità ma la menzogna […] Il timor Dei lo teneva al riparo dall’aggiungere (alla Parola del Maestro), qualcosa di sé. Cristo è da adorare non da modificare. Giovanni Paolo II non adeguava Cristo al mondo”. Le persone e le comunità – le famiglie, le nazioni e la Chiesa – “non sono da riformare. Queste realtà o rinascono o muoiono. Rinascono ritornando al Principio con cui Dio crea l’universo e l’uomo nella Parola che è suo Figlio”. Questo avviene con la conversione a questo primordiale atto di amore. Solo così si riapre il dialogo – parola altrimenti abusata, che porta a credere nella diplomazia, non nella fede, basato sulla compiacenza, sui compromessi e sulla doppiezza – il dialogo fra Cristo e il cuore dell’uomo, annichilito ma non distrutto. Questo avvia il processo della fede, intesa come immedesimazione nella presenza del Signore, sequela di Lui, esperienza viva del cambiamento dell’intelligenza e del cuore. Questa è la missione fondamentale della Chiesa – ha scritto Giovanni Paolo II – la sua identità profonda: “di tutte le epoche e, in modo particolare, della nostra, è di dirigere lo sguardo dell’uomo, di indirizzare la coscienza e l’esperienza di tutta l’umanità verso il mistero di Cristo, di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità della redenzione, che avviene in Cristo Gesù” (Redemptoris Missio, 10). Altrimenti la Chiesa, come un mero organismo umano, si riduce ad una azienda burocratica, e non attualizza la santificazione del mondo.

 

Sabino Paciolla: Sempre il vaticanista Horowitz, nel porre la sua domanda ha chiesto a Papa Francesco: “Lei ha paura di uno scisma nella Chiesa americana? E se sì, c’è qualcosa che lei potrebbe fare – un dialogo – per evitarlo?”. Il pontefice ha risposto: “Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano”. Molti però si sono chiesti se un pontefice possa “non aver paura” della sola ipotesi di uno scisma, cioè di uno degli eventi più traumatici della vita della Chiesa. Lei cosa ne pensa?

Mons. Nicola Bux: La Chiesa ha ricevuto dal Signore il mandato di evangelizzare tutte le genti: il vangelo è costituito dal deposito della fede e della verità rivelata, da custodire, approfondire ed esporre fedelmente. La Chiesa ha ricevuto pure dal Signore il compito di annunciare sempre e dovunque i principi morali anche circa l’ordine sociale, e il giudizio su qualsiasi realtà umana, perché lo esigono i diritti fondamentali della persona umana e ancor più la salvezza delle anime.  Il Romano Pontefice o i Vescovi evangelizzano anche mediante costituzioni e decreti, con i quali devono esporre la dottrina e proscrivere gli errori (cfr CJC 754, cioè Codice di Diritto Canonico) – questo oggi non si fa ed è male – così tutti i membri della Chiesa, pastori e fedeli, non vengono aiutati – cosa a cui sono tenuti – ad evitare qualsiasi dottrina contraria all’unico deposito della fede. Infatti, il deposito della fede racchiude le verità divinamente rivelate, proposte sia dal magistero solenne della Chiesa – definizioni dogmatiche e concili – sia da quello ordinario e universale, ossia quello che è manifestato dalla comune adesione dei fedeli sotto la guida del sacro magistero.

Non può esistere quindi un magistero vivente del papa e dei vescovi che sia in contrasto con quello dei papi e dei vescovi predecessori; né un insegnamento di vescovi di una regione ecclesiastica che contraddica quello di altri in altre regioni (cfr CJC 750). Ciò premesso, i fedeli devono prestare alla dottrina non ancora definita circa la fede e i costumi, non un assenso di fede, ma un religioso assenso dell’intelletto e della volontà. Altrimenti si produce lo scisma, termine greco che sta a indicare la lacerazione del corpo ecclesiale di Gesù Cristo: è un delitto, un gravissimo peccato. Lo scisma è propriamente il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti (cfr CJC 751), presupponendo che il papa abbia esercitato il primato petrino di confermare nella fede e di evangelizzare le verità di Gesù Cristo.

Quando accade lo scisma? Quando i pastori o i fedeli hanno lasciato diffondere,  o qualcuno di essi ha diffuso, l’eresia – termine greco che indica la scelta o l’assolutizzazione di una verità o di un suo aspetto, in contrasto con altre  che si deve credere per fede divina e cattolica – oppure il dubbio ostinato su di essa. Ma può accadere anche l’apostasia, altro termine greco che indica l’allontanamento e il ripudio totale della fede cristiana. Scisma, eresia, apostasia, termini greci perché documentano quanto avvenuto alle origini del cristianesimo nel mondo greco-romano. Ai Padri tremavano le vene ai polsi, al solo pensiero che si producesse uno scisma.

Come può un pastore non avere paura? Va ricordato quanto afferma Giovanni Paolo II: “L’unità della Chiesa è ferita non solo dai cristiani che rifiutano o stravolgono le verità della fede, ma anche da quelli che misconoscono gli obblighi morali a cui li chiama il Vangelo” (Veritatis Splendor 26). Sebbene il papa possieda la plenitudo potestatis, neppure lui può dispensare dai comandamenti divini. Non possono esistere cose come un omicidio legittimo, un santo adulterio, un furto consentito o una pia menzogna. Nemmeno una intenzione buona è in grado di tirar fuori un’opera buona da un’azione cattiva. Qualcosa di cattivo non può diventare buono grazie ad una buona intenzione o a dei buoni mezzi.

 

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Ecco le risposte ai Dubia

Un articolo apparso oggi 11 maggio su The Catholic Thing propone una riflessione sul saggio del Papa emerito Benedetto XVI sugli abusi pubblicato esattamente un mese fa. Secondo l’autrice, Elizabeth A. Mitchell, che riprende molte riflessioni apparse sui social a commento del testo, tra le righe ci sono le risposte ai Dubia posti da alcuni Cardinali a Papa Francesco su Amoris Laetitia  ai quali, in modo organico ed ufficiale, non è mai stata data risposta.

Ecco l’articolo nella quasi interezza, nella mia traduzione.

Benedetto XVI aiutato da Gaeinswein

Benedetto XVI aiutato da Gaeinswein

 

Forse perché Notre-Dame de Paris stava bruciando. Forse perché il posto migliore per nascondere qualcosa perché non lo si veda è metterlo proprio in bella vista. O forse è perché cerchiamo la potenza nel vento, nel terremoto e nel fuoco, ma ci sfugge il “mormorio” di Dio quando passa. (1 Re 19: 11-13)

Qualunque sia la ragione, il mondo ha guardato, letto e ignorato le risposte ai Dubia proposte dal Papa Emerito Benedetto XVI nel suo saggio di aprile “La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali“.

Offrendo una risposta in tre parti alla crisi della Chiesa, risponde indirettamente ai cinque dubbi  che i Cardinali Brandmüller, Caffarra, Meisner e Burke avevano presentato anni fa a Papa Francesco. […].

Che cosa ha detto il Papa emerito? Egli offre alla Chiesa e al mondo degli inequivocabili  no, sì, sì, sì e sì. Cinque domande, cinque risposte:

 

Dubium Uno: Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”

La risposta di Benedetto: No.

“Corriamo il rischio di diventare maestri di fede invece di essere rinnovati e dominati dalla Fede. Consideriamo questo per quanto riguarda una questione centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro modo di trattare l’Eucaristia non può che destare preoccupazione. . . Ciò che predomina non è una nuova venerazione per la presenza della morte e della risurrezione di Cristo, ma un modo di trattarLo che distrugge la grandezza del Mistero. . . L’Eucaristia è declassata ad un semplice gesto cerimoniale quando è scontato che la cortesia esiga che venga  distribuita a tutti gli invitati per la ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali. . . E’ piuttosto ovvio che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa secondo un nostro progetto. Piuttosto, ciò che è richiesto prima di tutto è il rinnovamento della Fede nella realtà di Gesù Cristo che ci è stata donata nel Santissimo Sacramento. . . E dobbiamo fare tutto il possibile per proteggere il dono della Santa Eucaristia dagli abusi”.

 

Dubium Due: Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

La risposta di Benedetto: 

“Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva da vicino, commissionò il lavoro su un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. . . Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor . .e in effetti conteneva l’affermazione secondo cui ci sono azioni che non possono mai diventare buone.. . . . Sapeva che non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. “

 

Dubium Three:  Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

La risposta di Benedetto: 

“Una società senza Dio – una società che non Lo conosce e lo tratta come inesistente – è una società che perde la sua misura. . . La società occidentale è una società in cui Dio è assente nella sfera pubblica e non ha più nulla da offrire. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umanità è sempre più persa. A singoli punti diventa improvvisamente evidente che ciò che è malvagio e distrugge l’uomo è diventato una questione naturale “.

 

Dubium Quattro:     Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

La risposta di Benedetto: Sì.   “Ci sono beni che non sono mai soggetti a compromessi. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. . . .Dio è (circa) più della mera sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita..”

 

Dubium Cinque:  Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive in virtù del loro oggetto?

La risposta di Benedetto:  .

“La crisi della morale. . era principalmente l’ipotesi che la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano.. . . Di conseguenza, non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio; (possono esserci) solo giudizi di valore relativo. Non c’era più il (bene assoluto), ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente il meglio..  E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Coloro che negano alla Chiesa un’ultima competenza didattica in questo campo la costringono a rimanere in silenzio proprio dove è in gioco il confine tra verità e menzogna”.

La risposta di Benedetto pone termine al silenzio assordante riguardo alle questioni fondamentali della fede indirizzate dai dubia . Lui risponde ad essi, in modo chiaro e inequivocabile. Sa che l’ora è tarda.

Benedetto ci avverte che “la stessa fede della Chiesa” viene messa in discussione. “È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Santa Chiesa che è indistruttibile. …. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni (“martiri”) nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli. “




“Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”. Firmato: Burke e Brandmuller

“Dove sta andando la Chiesa?” Alla vigilia del vertice mondiale sul dramma degli abusi, che si aprirà giovedì in Vaticano, la domanda è posta ai presidenti delle Conferenze episcopali da due cardinali, Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke, con la lettera aperta che qui pubblichiamo, ripresa dal blog di Aldo Maria Valli.

Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke sono i due cardinali superstiti che, insieme ai cardinali Caffarra e Meisner, posero al papa i cinque Dubia.

Cardinale Walter Brandmüller  Cardinale Raymond Burke,  16 Sett 2017 - (Edward Pentin photo)

Cardinale Walter Brandmüller Cardinale Raymond Burke, 16 Sett 2017 – (Edward Pentin photo)

 

Cari Confratelli, Presidenti delle Conferenze Episcopali,

Ci rivolgiamo a Voi con profonda afflizione!
Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa?

Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione.

Si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale, sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa.

Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche Voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio?

Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui dubia che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei dubia non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa.

Preghiamo lo Spirito Santo perché assista la Chiesa e illumini i pastori che la guidano. Un atto risolutore ora è urgente e necessario. Confidiamo nel Signore che ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Walter Card. Brandmüller

Raymond Leo Card. Burke

 

 




MA IL PAPA LEGGE LA SUA POSTA IN ARRIVO?

Foto: Phil Lawler

Foto: Phil Lawler

Parlando a proposito dei Dubia nella sua ultima intervista (qui), papa Francesco ha detto al servizio stampa Reuters di aver appreso delle quattro domande (sui Dubia contenute nella lettera, ndr) dei (4) cardinali “dai giornali”. (Riporto la Reuters: Francesco ha detto di aver sentito parlare della lettera dei (quattro, ndr) cardinali che lo criticava “dai giornali… un modo di fare le cose che è, diciamo, non ecclesiale, ma tutti sbagliamo”.) 

Quando hanno reso pubblica (la lettera sui) dubia, nel novembre 2016, i quattro cardinali hanno riferito di aver inviato le loro domande al Pontefice in un messaggio privato due mesi prima (qui) (il 19 settembre 2016, ndr), e di non aver ricevuto risposta.

Per contestualizzare questa storia, ricordate che nel gennaio di quest’anno il Papa ha detto ai giornalisti che a quel tempo non aveva mai ricevuto lamentele sul vescovo cileno Barros (quello degli abusi sessuali che aveva per due volte dato le sue dimissioni al papa e da questi erano state respinte, e la terza volta, qualche giorno fa, accettate, ndr). Ma il cardinale Sean O’Malley aveva consegnato a mano proprio questo tipo di reclamo nel 2015. (Papa Francesco, per la vicenda degli abusi cileni, chiese scusa e perdono pubblicamente per gravi errori di valutazione, ndr).

O papa Francesco non legge la sua posta, o abbiamo un problema più grave.

di Phil Lawler

Fonte: Catholic Culture

 

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***************************************20.06.2018

 

Maike Hickson di OnePeterFive, a proposito dell’affermazione di Papa Francesco, ha interpellato il card. Meisner, uno dei sottoscrittori della lettera dei Dubia:

Il cardinale ha risposto per iscritto e ha dichiarato quanto segue:

I Dubia sono stati pubblicati per la prima volta – penso che siano passati due mesi – dopo che il Papa non ha nemmeno confermato la loro accoglienza. È molto chiaro che abbiamo scritto direttamente al Papa e allo stesso tempo alla Congregazione per la Fede (card. Gerhard Müller, ndr). Cosa ci sarebbe di non chiaro qui?

Fonte: OnePeterFive

 

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*******************************************21.06.2018 ore 10.39 EST

Il card. Burke, uno dei quattro cardinali dei Dubia, interpellato in merito alle affermazioni di Papa Francesco ha dichiarato:

“Il defunto cardinale Carlo Caffarra consegnò personalmente la lettera contenente i dubia alla residenza papale, e nello stesso tempo alla Congregazione per la dottrina della fede, il 19 settembre 2016, così come consegnò anche la successiva corrispondenza dei quattro cardinali in merito ai dubia”.

Burke ha aggiunto che, “Durante tutto il tempo trascorso dalla presentazione dei dubia, non c’è mai stata una domanda sul fatto che essi siano stati presentati al Santo Padre, secondo la prassi della Chiesa e nel pieno rispetto del suo ufficio”.

Il cardinale Burke ha insistito sul fatto che “la presentazione dei dubia al Santo Padre è stata fatta secondo la prassi di lunga data della Chiesa, cioè sono stati presentati al Santo Padre senza alcuna pubblicazione, affinché egli potesse rispondere loro per il bene di tutta la Chiesa”.

Fonte: Lifesitenews

 

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*******************************************21.06.2018 ore 01.07 PM

 

Poiché il testo integrale dell’intervista alla Reuters non è stata ancora pubblicato, Edward Pentin del National Catholic Register ha chiesto direttamente al giornalista Pullella della Reuters di confermare che il papa nella sua risposta si fosse riferito espressamente alla lettera dei Dubia.

Riprendo dal National Catholic Register un passo dall’articolo di Pentin:

“Pullella ha confermato al National Catholic Register che il Papa ha risposto chiaramente a una domanda sui dubia e non su una iniziativa di cardinali a sé stante, come la lettera dei 13 cardinali inviata al Papa prima dell’inizio del secondo Sinodo sulla Famiglia nel 2015.

Pullella ha detto al National Catholic Register il 21 giugno che altri commenti del Papa sul dubia saranno pubblicati a breve”

Fonte: National Catholic Register




PAPA FRANCESCO CRITICA TRUMP: “I POPULISMI NON SONO LA SOLUZIONE

Riprendo stralci dell’intervista che Papa Francesco ha concesso alla Reuters nella serata di domenica scorsa.

Foto: Papa Francesco e presidente Donald Trump

Foto: Papa Francesco e presidente Donald Trump

MIGRAZIONI

Papa Francesco critica l’amministrazione Trump per la decisione di separare le famiglie di migranti al confine col Messico e spiega che il populismo non è la risposta ai problemi globali dell’immigrazione.

In base alla nuova politica sull’immigrazione del presidente Donald Trump, le autorità Usa puntano a perseguire penalmente tutti i migranti colti ad attraversare illegalmente la frontiera col Messico, detenendo gli adulti in prigione mentre i loro figli vengono trattenuti in strutture protette.

Il Papa ha detto che condivide le dichiarazioni di vescovi cattolici statunitensi che hanno definito la separazione dei bambini dai loro genitori “contraria ai nostri valori” e “immorale”.

“Non è facile, ma i populismi non sono la soluzione”, ha detto Francesco durante l’intervista realizzata domenica scorsa, la prima da circa un anno.

“Io mi schiero con l’Episcopato (statunitense, ndr)”, ha detto il Papa.

“Sia chiaro che in queste cose rispetto (la posizione della) Conferenza episcopale”.

Il presidente ha difeso con forza le azioni della sua amministrazione e ha attribuito la colpa delle separazioni familiari ai Democratici.


“I democratici sono il problema”, ha detto Trump su Twitter martedì.  “Non si preoccupano della criminalità e vogliono gli immigrati clandestini”. (Trump dice che per cambiare la legge, fatta dai democratici, ha bisogno dei voti dei democratici, ndr).

Il Pontefice ha aggiunto che i populisti “stanno creando una psicosi” sulla questione dell’immigrazione, e che società che invecchiano, come quella europea, rischiano invece “un inverno demografico grande”, e hanno dunque bisogno degli immigrati.

Senza immigrazione, ha aggiunto, l’Europa “diverrà vuota”.

LA VICENDA DELL’AQUARIUS

Il Papa ha parlato anche della vicenda dell’Aquarius, la nave gestita da due associazioni umanitarie costretta a sbarcare in Spagna i 629 migranti che aveva raccolto in mare perché il governo italiano ha negato l’accesso ai porti.

“Credo che non si debba respingere la gente che arriva, si devono ricevere, aiutare e sistemare, accompagnare e poi vedere dove metterli, ma in tutta l’Europa”, ha detto il Papa, rispondendo a una domanda sulle decisioni assunte dal governo e dal ministro dell’Interno Matteo Salvini

IL FUTURO DELLA CHIESA E’ “SULLA STRADA”

Papa Francesco ha promosso un’interpretazione liberale della dottrina cattolica, (…).

Il Pontefice deve anche fare fronte all’opposizione interna del clero conservatore che si oppone alle sue interpretazioni liberali, soprattutto sulla sessualità e sul divorzio. Ma Francesco dice che prega per i conservatori che talvolta dicono “cose brutte” sul suo conto.

LETTERA SUI DUBIA

Francesco ha detto di aver sentito parlare della lettera dei (quattro, ndr) cardinali che lo criticava “dai giornali… un modo di fare le cose che è, diciamo, non ecclesiale, ma tutti sbagliamo”.

SACERDOZIO FEMMINILE

Francesco ha però escluso il sacerdozio femminile: “Giovanni Paolo II è stato chiaro e ha chiuso la porta e io non torno su questo. Era una cosa seria, non una cosa capricciosa”.

SULLE POTENZIALI DIMISSIONI

Il Papa ha detto di essere in buona salute, nonostante il dolore alle gambe legato alla condizione della schiena. Ha ribadito che magari prima o poi potrebbe dimettersi per ragioni di salute come il suo predecessore Benedetto XVI nel 2013, ma ha aggiunto”: “In questo momento, non ce l’ho neanche in mente”.

CLIMA

Papa Francesco ha anche detto che la decisione di Trump di rescindere l’accordo di Parigi per frenare il cambiamento climatico gli ha causato “un po’ di dolore perché è in gioco il futuro dell’umanità”. Il papa ha detto che spera che Trump ripensi la sua posizione.

ACCORDO CINA-VATICANO

Rifiutando la critica di correre il rischio di svendere i cattolici cinesi fedeli al Vaticano, Francesco ha detto che i colloqui per risolvere la disputa sulla nomina dei vescovi in Cina – un ostacolo alla ripresa dei legami diplomatici – sono “a buon punto”.

“Il dialogo è un rischio, ma io preferisco il rischio piuttosto che la sconfitta certa che viene dall’assenza di dialogo”, ha detto.

“Per quanto riguarda la tempistica, alcuni dicono che è ‘il tempo cinese’. Dico che è il tempo di Dio.  Andiamo avanti serenamente”.

Tra i più forti critici dell’accordo vi è il card. emerito di Hong Kong, Joseph Zen, che parla di svendita. Sempre in questa città, alcuni sacerdoti dicono che i colloqui potrebbero essere una trappola che porta a una maggiore persecuzione dei credenti clandestini e, in ultima analisi, a un più stretto controllo del Partito comunista sulla religione cattolica.

ABUSI SESSUALI  IN CILE E DIMISSIONI

Il Papa ha accettato le dimissioni di tre vescovi in Cile per lo scandalo degli abusi sessuali e per le accuse di averli coperti. Egli ha detto di poter accettare ulteriori dimissioni, ma non ha detto quale o quali vescovi abbia in mente.

FINANZA VATICANA

Francesco ha detto di essere per lo più soddisfatto delle riforme attuate per rendere più trasparenti le finanze vaticane, una volta scandalose. La banca vaticana, che ha chiuso centinaia di conti sospetti o dormienti, “ora funziona bene”, ha detto.

BASTA SFRUTTAMENTO DELL’AFRICA

“Dobbiamo investire in Africa, ma investire in modo ordinato e creare occupazione, non andare lì a sfruttarla”.

“Quando un Paese concede l’indipendenza a un Paese africano è dal suolo in su – ma il sottosuolo non è indipendente. E poi la gente (fuori dall’Africa) si lamenta degli africani affamati che vengono qui. Ci sono ingiustizie”!

Il Papa ha detto che l’Europa ha bisogno di concentrarsi sull’istruzione e sugli investimenti in Africa se vuole arginare il flusso di migranti, che è anche una questione sempre più divisiva in Italia, dove la nuova coalizione di governo sta assumendo una linea dura.

“E c’è un problema”, ha aggiunto.  “Rimandiamo le persone a coloro che le hanno mandate qui. Finiscono nelle carceri dei trafficanti”.

Fonte: Reuters (sia versione italiana che inglese)

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BREAKING NEWS, ore 17.55

Trump ha detto che sta per firmare una misura “preventiva” per tenere insieme le famiglie degli immigrati.

Fonte: CNBC (qui)