Berlicche: “L’importante è fare il possibile affinché non si rendano conto di quanto siano amati dal nostro nemico”

Berlicche

 

 

 

di Maurizio Patti

 

Caro zio Berlicche,

L’anima che in questo periodo ci sta creando dei problemi, non a causa sua ma per gli amici che frequenta, ha avuto un’idea. Stamattina il nostro nemico gli ha suscitato un disgustoso desiderio di incontrarlo, una nostalgia di vederLo. Siamo stati clamorosamente vittoriosi con quelli stupidi protestanti però ancora ci sono alcuni cattolici che si ostinano ad adorare il nostro nemico. E’ la Sua arma più potente. 

Quelle incorruttibili suore del convento (mi viene il vomito solo a pensarlo) non solo glielo hanno concesso ma gli hanno facilitato anche la strada. Disgustoso!!! Pensare che eravamo così contenti dei risultati ottenuti con gli altri prelati. Facciamo loro credere di avere la coscienza a posto per avere ubbidito al governo nel chiudere le chiese. Convinti di proteggere la salute, in realtà ci hanno facilitato magnificamente il nostro lavoro.

Sono però preoccupato per l’anima di cui ti parlavo all’inizio. Non so cosa fare. 

Tuo nipote Malacoda

 

Caro Malacoda,

In effetti il nostro nemico è proprio innamorato dell’uomo, anche di questo omiciattolo. Non so davvero cosa ci trovi tra l’altro. Ma stai tranquillo, faremo di tutto per far cambiare idea a quest’anima e fargli vivere un’emozione passeggera. Hai visto come si è tutto esaltato, già in odore di santità. Ridicolo vermiciattolo! Gli metteremo degli ostacoli giocando su cose buone che pesano sui suoi punti deboli e lo distoglieremo dall’intento. Oggi seguirà la trasmissione di quel fastidiosissimo Avv. Amato e poi faremo in modo che il pacco che sta aspettando gli arrivi più tardi possibile. 

Tieni conto, caro nipote, che per raggiungere il convento di quelle incorruttibili suore deve camminare 7 Km in andata e 7 km per il ritorno. Non può prendere mezzi di trasporto. Oggi era la giornata ideale, calda e serena. Domani la temperatura scenderà di 15 gradi e pioverà. Preoccupato sempre per il suo mal di gola gli faremo trovare sicuramente una scusa per non andarci. 

Stai tranquillo, nipote mio, gli umani sono così facilmente manovrabili!! Li facciamo sentire buoni e così fanno il nostro gioco. L’importante è fare il possibile affinché non si rendano conto di quanto siano amati dal nostro nemico.

Tuo demonicamente affezionato Berlicche

 

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Nota:

Il Convento di Tyburn (fondato nel 1901).
Le Suore benedettine del Sacro Cuore di Gesù di Montmartre vivono come carisma l’Adorazione perpetua per la Gloria di Dio e la preghiera per i bisogni dell’umanità intera.
Il convento si trova a Londra vicino a Marble Arch. Durante la Riforma, in prossimità del convento, furono condannati a morte i cattolici che continuarono a rimanere fedeli alla Chiesa di Roma. All’interno c’è una cappella che li ricorda. Le suore pregano anche per loro e per la conversione del Regno Unito alla vera fede.

 

 




Porrò inimicizia tra te e la Donna

MUNIZIONI PER OGNI

EVENIENZA

 

secondo tamburo di 6 colpi, per la COLT, nel Far West del Cattolicesimo odierno

(qui il primo)

Porrò inimicizia tra te e la Donna

Nostra Signora di Guadalupe

Nostra Signora di Guadalupe

 

 

di Pierluigi Pavone

 

1) Satana vanta un diritto di proprietà su ogni anima a causa del peccato originale. Il Battesimo è in questo senso un vero e proprio esorcismo. Prima di tutto e prima di qualsiasi educazione, e insieme alla stessa evangelizzazione, ogni bambino ha la necessità – quanto prima – di essere battezzato. Genitori responsabili non corrono rischi, ma in maniera prudente si affrettano a far battezzare il figlio a distanza di ore o pochissimi giorni dal parto.

2) Il battesimo toglie la colpa ma non la pena. Quindi l’uomo avrà dolore e morirà. Alla morte subirà il giudizio individuale. Durante tutta la sua vita subirà l’istigazione satanica a credere che la sua natura è divina, che può legiferare su tutto, nella bontà democratica, stabilendo di volta in volta il bene e il male, che può creare la sua essenza, che può persino plasmare la sua identità sessuale, che non esiste il peccato e il giudizio, che non esiste Satana stesso.

3) Dal peccato di Adamo, l’umanità è in uno stato di guerra. Anche se ci dovesse essere il disarmo mondiale e vivessimo in armonia cosmica panteistica, nessuno ci toglierà la guerra contro gli spiriti demoniaci che abitano questo mondo. La guerra ha raggiunto il suo culmine sul Golgota. In questi tempi ultimi, iniziati con l’Incarnazione, Satana è rabbioso perché sa che gli resta poco tempo e sferra il suo attacco bi-millenario contro la Chiesa, sia come persecuzione fisica (i martiri di ogni epoca), sia come corruzione della dottrina (l’apostasia subdola o esplicita).

4) Solo su una Donna il diavolo non ha mai vantano nulla: l’Immacolata Concezione. E sa che proprio questa Donna lo distruggerà. Quanto più la Chiesa si convertirà alla mentalità del mondo e del principe di questo mondo, Satana la riconoscerà come conquistata, a dispetto di Dio. Quanto più la Chiesa si farà immagine di Maria, Satana la perseguiterà in ogni modo. Come contro Maria Satana esprime il suo odio perché sa che la Donna lo calpesterà, allo stesso modo ciò che più odia nella Chiesa è il Sacrifico sull’Altare, lo smacco definitivo, il segno reale della sua sconfitta, l’esorcismo più grande.

5) Nei confronti di Maria ogni uomo deve gli onori regali, perché Maria è Madre e Regina. Ma questo vale anche per gli stessi angeli, che di per sé sono superiori alla creatura umana. Eppure nei confronti di Maria, ogni angelo di tutte e nove le schiere deve onori regali, perché Maria è anche loro Regina e Madre dello stesso Dio.

Lo stesso Figlio si è legato talmente intimamente a lei che è “legato” a soddisfare qualsiasi richiesta della Madre. In quanto Dio non deve nulla e non ha bisogno di nulla. Eppure alla Madre deve qualsiasi cosa la Madre chieda. E ogni uomo ha bisogno della Madre se vuole sperare di superare il Giudizio, nell’ora della propria morte.

6) Nella fase ultima dei tempi finali, all’approssimarsi del ritorno di Cristo, i cristiani attendono il manifestarsi dell’Anticristo, che porterà al mondo la pace, la fratellanza e la divinità. In egual misura la fede cattolica sarà ridotta ai minimi termini, tanto da chiedersi se sarà effettivamente presente al ritorno di Cristo. Maria – e la Sua stirpe – sicuramente ci sarà: lei chiamerà a raccolta i suoi figli, li proteggerà e li esorterà per lo scontro finale, assicurando loro la corona della Vittoria.

 

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Il demonio non può non essere una persona

Dopo le affermazioni fatte dal preposito (il superiore) dei gesuiti, padre Arturo Sosa Abascal, a margine del Meeting di Rimini 2019, sul diavolo, che a suo parere non sarebbe una “persona” ma una “maniera di attuare il male”, tante sono state le prese di posizioni. Ecco quella di Silvio Brachetta.

 

Arturo Sosa Abascal, Preposito generale dei gesuiti

Arturo Sosa Abascal, Preposito generale dei gesuiti

 

Francesco Agnoli ha detto recentemente che il Maligno «è persona, né simbolo né cosa». E lo dimostra mediante l’argomento maggiore: il male «è una scelta della nostra intelligenza e volontà, cioè della nostra persona». Agnoli attinge dalla sapienza teologica e filosofica classica, secondo cui il male è una categoria etica; e dove c’è l’etica c’è una scelta; e dove c’è scelta c’è una persona che sceglie. Chiunque riduce il male a simbolo, o a forza malefica, compie un paralogismo. Dire che il principio del male è impersonale significa applicare bene e male al di fuori della persona. Cioè, al di fuori di volontà e ragione. Ma questo è un paralogismo, perché bene e male si originano proprio nell’intelletto e nella volontà.

Le creature, di per sé, sono neutre – eticamente neutre. Così anche i corpi, le forze o le energie. Bene e male hanno anche a che fare con le forze, ma solo per orientarle al bene o al male, appunto. È questo il motivo per cui la Rivelazione, interpretata dal magistero cattolico, afferma l’esistenza di un Dio buono, come pure degli angeli che, per libera scelta, fanno il bene o il male. Allo stesso modo, l’uomo compie la scelta nella propria coscienza, in obbedienza o in disobbedienza alla legge di Dio.

Se vi è, dunque, un principio del male, questo non può che essere un angelo decaduto (demonio) o una persona dannata. Non vi è nulla di simbolico in materia etica, ma piuttosto di tragico o di amabile, poiché il male (come scelta) trascina le creature alla rovina, mentre il bene le beatifica.

Perché gli animali, i vegetali e le cose inanimate sono fuori dalla dimensione morale? È questa una questione talmente dibattuta nella storia, che non è per nulla difficile trovare l’argomento di un qualche autore. Clive Staples Lewis, ad esempio, scrive che mentre «un corpo non può scegliere di obbedire o no alla legge di gravitazione», un uomo «può scegliere tra obbedire e disobbedire alla legge della natura umana» (Il cristianesimo così com’è, Adelphi). Le uniche leggi a cui l’uomo è costretto ad obbedire sono quelle «che ha in comune con le altre entità» irrazionali – come la legge di gravitazione e le altre leggi della fisica e della chimica.

C’è, allora, un qualcosa che lega bene e male alla libertà, di cui godono gli esseri volenti e intelligenti. Nella teologia morale di San Bonaventura da Bagnoregio, il mistero della libertà è intimamente connesso con il mistero dell’unione sostanziale di ragione e volontà. Francesco Agnoli fa bene a dire che nella scelta non è coinvolta solo la volontà, ma anche l’intelligenza. Per Bonaventura, infatti, non solo ragione e volontà sono inseparabili dall’unica essenza dell’anima umana, ma il libero arbitrio è definito come una «una capacità operativa della ragione e della volontà» (nel Breviloquium) e, dunque, il Dottore esclude che possa esserci libero arbitrio, laddove una delle due facoltà – ragione o volontà – sia assente.

L’evidenza stessa, pertanto, associa il male (o il bene) alle persone. Seppure quando si parla di angeli o di demoni – o anche di Dio stesso – è giocoforza confrontarsi alla Rivelazione, tuttavia la questione può essere intuita anche mediante la semplice speculazione naturale. La stessa teologia è una sintesi del dato rivelato e della speculazione filosofica. Se però nemmeno l’evidenza dovesse bastare ad alcuni, allora questi farebbero bene a chiedersi a chi mai si riferisce la Scrittura, quando descrive il «principe di questo mondo», il «principe della potestà dell’aria», l’«omicida fin da principio», il «tentatore», il «padre della menzogna», il «serpente antico», il «calunniatore», l’«anticristo» – e altri epiteti consimili.

 

 




Gender, inferno vuoto, Pianeta divino. Come fluidità di genere, panteismo ecologista e reintegrazione dei dannati siano le pastorali di un’unica “teologia”

Stanno avendo notevole notorietà le posizioni di Teresa Forcades, la suora che in nome del bene, promuove il Gender. E avviene a stretto giro rispetto all’intervista di padre Arturo Sosa Abascal, superiore generale dei Gesuiti, il quale nega esplicitamente la realtà sostanziale del diavolo. Non occorre molta memoria per richiamare le dichiarazioni del card. Marx circa il peccato della Chiesa di aver parlato per secoli dell’inferno. Sono fuochi di paglia o accurati capitoli di un’unica visione teologica di Dio, dell’uomo, del mondo?

 

Suor Teresa Forcades, monaca benedettina femminista e teologa queer

Suor Teresa Forcades, monaca benedettina femminista e teologa queer

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Non mi stupirei affatto se cristiani (laici e religiosi) sostenitori delle teorie Gender e dell’ecologismo, si dichiarassero alfieri dell’apocatastasi, cioè di quella credenza escatologica, secondo la quale alla fine dei tempi, tutti i dannati – angeli e diavoli – saranno reintegrati in Dio.

Coloro che già sostengono che su questa Terra non c’è peccato né colpa e che siamo destinati tutti ad incontrare Dioin fratellanza, pace e amore – perché non dovrebbero, con eguale logica, ammettere un giudizio di ammenda totale? Una sanatoria universale. Come se nulla fosse successo. Come se il peccato fosse una ferita rimarginata e scomparsa. La giustificazione anonima, la santità globale, il Cristo cosmico dell’evoluzionismo panteista, il cristianesimo iscritto nel fondo di ogni spiritualità e mistica sono tutte teorie coerentemente conciliabili con la tesi della reintegrazione dei dannati, che a sua volta condivide la stessa visione teologica di base con gender ed ecologismo“cristiani”.

Coloro che da cattolici (?!) – difendono una pseudo-libertà di auto-determinarsi in infinite identità sessuali o nel darsi la morte o nell’uccidere il bambino nel grembo della madre (anche se si guardano bene dal mangiare uova perché magari sono purevegani), spesso sono gli stessi che – sempre da cattolici (?!) – negano il giudizio e la colpa, il peccato e la stessa realtà di Satana, per credere nell’empatia cosmica, nello Spirito Santo come lo spirito divino presente in ogni cosa e nel diavolo come una “maniera di attuare il male”. Qualcuno rilascia interviste in merito ad una questione morale, qualcun altro scrive un libro sull’amore gender, qualcun altro affronta argomenti di teologia trinitaria.

Sembrano posizioni solitarie che toccano singoli aspetti del credo.

Io sono convinto del contrario. Sono convinto che rispondono – a diverso titolo, con maggiore o minore conoscenza, magari con eterogenee intenzioni – ad una identica dottrina teologica, da cui ricavano – coerentemente – varie conclusioni sull’uomo o sul mondo, sulla Chiesa o sul peccato.

Non c’è da stupirsi, dunque. È certo necessario riproporre la dottrina cattolica. Ma urge con altrettanto impegno la formazione del soldato. C’è da capire le ragioni profonde della visione globale che soggiace alle varie eterodossie.

Primo concetto utile: anarchia.

Non nel senso politico, in questo caso, ma nel suo significato letterale: archè infatti in greco significa sia principio-origine, sia potere. Ci interessa il primo senso. Anarchia come assenza di ragione-principio. Anarchia come illimitatezza. Caos. Ma non nel significato ordinario di disordine, bensì nel senso di Indeterminazione.

Ebbene, con Lutero questa indifferenziazione è contestualizzata nell’ambito della libertà divina. Indifferenziato e illimitato, privo di ragione e principio, è l’arbitrio divino. Quindi l’anarchia è confinata ad una speciale azione. Dio salva in modo anarchico. L’anarchia irragionevole è quella che riguarda la giustizia di Dio. Per Lutero giustizia coincide con giustificazione. E la giustificazione è anarchica da parte della Grazia. Cioè Dio dispone – indipendentemente dall’individuo e senza alcuna ragionevolezza di salvare alcuni e di lasciare altri dannati.Illimitatezza dell’arbitrio, volontarismo assoluto.

Il processo attuale, piuttosto che essere un ampliamento, non è altro che una radicalizzazione: un richiamarsi alla matrice originaria di quel pensiero e una applicazione in ogni ambito. L’anarchia salvifica di Dio – propria della dottrina protestante – è determinata dal fatto che Dio stesso è Anarchia. Ma prima di Lutero, «Anarchia» come non-principio, Nulla o Vuoto, era ilmodo cabalistico di intendere l’intima essenza di Dio. In assoluto.In principio è il Caos. Non nel senso di disordine, ma nel senso di indistinzione. Abisso indistinto di luce e tenebra, bene e male.

Il male allora diventa la possibilità in Dio, che Dio non attua. E questo poi lo si dice anche per luogo, reinterpretando Satana come una potenza negativa realizzata. In questo modo si nega il diavolo. Assorbendo la figura angelica nella potenza illimitata e indefinita di Dio e in Dio. È la stessa ragione per cui il filosofo francese P. Nemo, in un testo su Giobbe tradotto da Città Nuova, poteva ritenere che le tentazioni di Giobbe sono ordite insieme, in perfetta connivenza e complicità di intenzioni, da Dio e da Satana, tanto da sembrare «che non ci sia alcuna ragione per distinguerli. Dio è il Diavolo, e Satana è Dio, e Giobbe non è Giobbe che attraverso il gioco di Dio-Satana».

Secondo concetto utile: apocatastasi.

Il termine apocatastasi appartiene alla filosofia panteistica dello Stoicismo, cioè a quella scuola filosofica che ritiene l’universo come unico essere vivente – divino e razionale –, che ciclicamente diviene e si sviluppa, fino alla consumazione nel fuoco di ogni cosa e la loro reintegrazione (apocatastasi). Questo termine fu poi assunto – in modo eretico – in chiave teologica da una corrente filosofica cristiana, per indicare non la reintegrazione cosmica, ma quella salvifica dei dannati. Fu rifiutata dalla Chiesa cattolica per evidenti ragioni: la contraddizione scritturistica, con quanto Cristo stesso afferma nel Vangelo; la contraddizionemorale con la Giustizia di Dio; la contraddizione antropologica, relativa alla morte dell’uomo e alla natura dell’angelo (gli angeli, essendo di puro spirito, hanno scelto di amare o rifiutare Dio in modo irreversibile, fuori dalla dimensione temporale, come avverrà per il giudizio sull’anima nell’istante della morte, cioè quando si separerà dal corpo).

Esiste un’ulteriore contraddizione. Quella teologica.

La teoria dell’apocatastasi si basa sull’idea di Dio come Unità indistinta e sull’idea di peccato come rottura in Dio di questa unità. Alla fine del mondo ci sarebbe il ripristino finale dell’identità indistinta e indeterminata di Dio e in Dio. Ecco perché l’inferno è vuoto, siamo già tutti salvati. A non esistere è il peccato stesso, se non come frattura che verrà totalmente rimarginata, in una sorta di cosmico Uno-Tutto impersonale, caro alla mistica orientale. Ecco perché è indifferente assistere alla Messa o passare un’ora in meditazione cercando di mettersi in empatia con Saturno. Ecco perché tutte le religioni sono uguali e derivazioni culturali di un’unica cosmica sapienza spirituale. Si tratta di simili processi di ascesi, momenti di un unico movimento spirituale dell’universo, in cui si prende coscienza del proprio sé divino, in totale armonia con il Sé universale. In pieno New Age cristico, ecologista e panteista.

Terzo concetto utile: En Sof.

La prospettiva teologica di pensare Dio, in termini di Infinito, come Indistinto e indifferenziato non è un’idea contemporanea.

a) Esiste un precedente filosofico, nella tradizione presocratica. Anassimandro: quando in modo originale pensa che la realtà derivi – colpevolmente – dall’infinito (inteso come illimitatezza e indeterminazione assoluta). Questo precedente è però spiccatamente fisico e materialista.  

b) In chiave teologica raggiunge l’apice estremo di sviluppo e complessità con l’idealismo tedesco, in particolare con la teologia filosofica di Hegel e dell’ultimo Schelling. Nel primo si ha il fondamentale stravolgimento del significato di Rivelazione, da cui procedono i concetti di dialettica, auto-alienazione, fenomenologia dello Spirito; nel secondo l’idea di Dio prima di Dio. Ne discuterò in un successivo articolo.

c) la matrice dell’idealismo tedesco sarà fondamentale per capire il concetto attuale di modernismo e come è stato possibile far coincidere lo spirito del mondo con lo Spirito Santo. A sua volta, però, questa stessa matrice è uno sviluppo filosofico della mistica cabalistica.

d) Risale, infatti, alla Cabala, il pensiero di Dio come En Sof.Il Nulla-Infinito. Rispetto a Dio così pensato, il mondo non è creato, come nella tesi classica. È l’effetto di un processo in Dio di auto-oblio, auto-contrazione (Tzimtzum). Dio si sarebbe auto-limitato, perché il mondo potesse esistere.

È un concetto che si riscontra anche nel pensiero del cardinal Cusano nel 1400: l’universo come un dio-contratto. La famosa «dotta ignoranza», che si studia a scuola, non è affatto l’umiltà del fedele che si rapporta al mistero di Dio, senza poterlo esaurire. È, invece, la via mistica di pensare Dio come coincidenza degli opposti, al di là dello stesso principio di non contraddizione.

Vani e anche inutili sono tutti gli sforzi di negare l’occulto o esplicito panteismo dialettico (il nucleo dell’ecologismo in chiave religiosa), che arriva a pensare alla creazione come il primo atto di auto-umiliazione di Dio che precede quello della Croce (ma è ad esso legato come unica realtà processuale) e l’Incarnazione come l’atto in cui Dio si unisce al creato.

e) Ma non basta. È proprio di vari movimenti occultisti ed esoterici interpretare l’Esagramma  come principio androgino. Nell’intersezione dei due triangoli sarebbe espressa l’idea dell’indistinzione sessuale, là dove il triangolo con la punta verso l’alto rappresenterebbe l’identità maschile e quella verso il basso, quella femminile. Indifferenziazione. La stessa che l’ideologia gender contestualizza sul piano dell’identità sessuale dell’uomo.

A ben ragione per il “cabalista cristiano” Pico della Mirandola, Dio crea Adamo con un’essenza indeterminata, perché lui la possa liberamente forgiare e auto-plasmare. Cosa c’è da stupirsi se poi l’ideologia Gender contestualizza questa auto-creazione della propria essenza, in ambito sessuale e una suora fa riferimento a Dio come a un Lui o una Lei?  

Ecco allora l’unica matrice per pensare insieme ecologismo e gender, per negare insieme Giudizio e inferno. Ecologismo cristiano, gender cristiano, apocatastasi cristiana sono tutti aspetti coerenti di un’unica reintepretazione apostata del cattolicesimo, che trova nello gnosticismo moderno la sua radice.  

 

 

 

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Superiore generale dei gesuiti: “Il diavolo non è una persona, è una maniera di attuare il male”

 

Padre Arturo Sosa Abascal e Emilia Guarnieri al Meeting di Rimini 2019

Padre Arturo Sosa Abascal e Emilia Guarnieri al Meeting di Rimini 2019

 

 

di Sabino Paciolla

 

Al Meeting di Rimini ci saranno sicuramente degli incontri interessanti. Nonostante ciò, è da un po’ di tempo che non vi prendo parte. E credo che continuerò a non andarci finché una certa aria da politicamente corretto che da qualche anno lì si respira non cesserà.

Credo che, indirettamente, ce la faccia notare anche il giornalista di Tempi, Rodolfo Casadei, quando nellarticolo pubblicato oggi su Tempi scrive: “L’accoglienza di padre Arturo Sosa Abascal al Meeting di Rimini da parte della presidente Emilia Guarnieri è stata talmente entusiastica che lo stesso superiore generale dei gesuiti ha dovuto a un certo punto moderare gli ardori. Quando la signora ha detto: «L’abbiamo invitata per imparare a esercitare il discernimento di cui parla papa Francesco: voi gesuiti siete maestri di discernimento». «Dovremmo», l’ha corretta il ‘papa nero’, che per l’occasione sfoggiava un candido clergyman perfettamente abbinato alla capigliatura e ai baffi canuti.”

Ora, per chi non lo ricordasse, padre Arturo Sosa Abascal è il superiore generale dei gesuiti, il cosiddetto “papa nero”, il quale, due anni fa, a proposito della sacralità e indissolubilità del matrimonio, e davanti alla affermazione del card. Muller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che recitava: “Le parole di Gesù (NdR: in questo caso a proposito della sacralità del matrimonio) sono molto chiare e la loro interpretazione non è una interpretazione accademica, ma è Parola di Dio”, il padre gesuita disse

Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito…

Sosa Abascal è lo stesso che a EWTN, in un’intervista del 15 ottobre 2018, disse:

“Molto spesso dimentichiamo che il Papa non è il capo della Chiesa, è il Vescovo di Roma“.

Alla luce delle parole di Sosa Abascal, dovremmo dar ragione alla presidente Guarnieri, i gesuiti sono “maestri del discernimento”….a modo loro, ovviamente!

 

Ritornando al presente, padre Arturo Sosa Abascal, dopo l’intervento che ha tenuto oggi al Meeting, ha concesso una intervista a Rodolfo Casadei. Ed anche in questo caso non si è smentito. 

A proposito del sacerdozio un po’ si contraddice. Infatti, se da una parte dice che “Ma esso (il sacerdozio, ndr) prende senso quando c’è una comunità viva. La fonte della vocazione sacerdotale è la comunità stessa”, dall’altro dice che “…è Dio che ci chiama: noi dobbiamo tenere le orecchie aperte e avere il coraggio di seguire la chiamata”.

Risultati immagini per Arturo Sosa Abascal yogaMa poi prende una virata tipica dei gesuiti odierni. Infatti, Sosa dice: “Sì, occorre anche correggere l’immagine del sacerdote perché rifletta maggiormente quella del servitore. Servitore della comunità cristiana che è a servizio dell’umanità che è chiamata al rinnovamento del mondo nella riconciliazione e nella giustizia per i diritti di tutti. Senza preghiera, tutto questo è impossibile.”

Dunque, se abbiamo capito bene, secondo il gesuita Sosa Abascal, il fine non è l’evangelizzazione, ma la “giustizia dei diritti di tutti”!

Casadei prosegue ponendo la seguente domanda: Oggi nel corso della conferenza lei ha affermato che ai confini dell’Italia e del Messico i diritti umani dei migranti sono violati: quali sono esattamente i diritti umani dei migranti e quali sono i diritti umani di chi già vive nei territori oggetto di immigrazione?

Sosa Abascal risponde: “Sono gli stessi per tutti. Il primo è essere riconosciuti come esseri umani uguali a tutti gli altri esseri umani. La sfida per un paese che riceve migranti non è solo l’accoglienza, ma l’integrazione, che significa ricevere il contributo che gli immigrati portano. Vengono a dare un contributo, che è superiore a ciò che ricevono dal paese di accoglienza. Gli italiani devono fare memoria della loro esperienza: sono venuti in America latina, anche nel mio paese che è il Venezuela, e sono stati accolti, sono diventati parte della società allo stesso titolo di tutti gli altri, e oggi non sono considerati ‘diversi’”.

Ma certo che noi italiani siamo andati anche in Venezuela, e chi lo nega. Io stesso ho avuto uno zio che emigrò per alcuni anni in quel paese. Ma il padre gesuita dimentica di dire che noi in quel paese non ci siamo andati da clandestini. Infatti, non è la figura del migrante in sé che non è accettabile, ma quella legata ai flussi incontrollati di clandestini gestiti dai trafficanti di carne umana. Questo non è un concetto difficile da capire, a meno che non si abbia una posizione ideologica. Infatti, Padre Sosa Abascal continua:

“Chi abita un determinato territorio non ha diritto di respingere i migranti, perché non ha un diritto assoluto su quel territorio: non ne sono proprietari, i beni della terra sono per tutti. Io non vedo un conflitto di diritti, quelli dei migranti e quelli di chi vive già nel posto, ma l’occasione di un dialogo umano per creare una fraternità universale attraverso questi movimenti di popolazioni dovuti a vari motivi: guerre, persecuzioni, povertà, ricerca di una vita migliore”.

Come si vede, a Sosa Abascal sfugge la differenza, importantissima, di chi fugge da “guerre e persecuzioni”, da accogliere in ogni caso, per altro come già avviene, da chi invece è alla “ricerca di una vita migliore”, da respingere se arriva nel nostro paese con la pretesa e la volontà di non rispettare le leggi sovrane del nostro Stato.

Ma il massimo della “performance” di padre Arturo Sosa Abascal arriva quanoo comincia a parlare della figura del diavolo. 

Chiede Casadei: Padre Sosa, il diavolo esiste?

Sosa Abascal: “In diversi modi. Bisogna capire gli elementi culturali per riferirsi a questo personaggio. Nel linguaggio di sant’Ignazio è lo spirito cattivo che ti porta a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale.”

A questo punto, forse occorre ricordare al padre gesuita che il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 391 dice: “La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. « Diabolus enim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi».

Quindi, caro Sosa Abascal, “creato da Dio”, cioè una creatura, non un “personaggio” della nostra immagine o “una maniera di attuare il male“.

Al n.392 del Catechismo si legge: “diavolo è peccatore fin dal principio » (1 Gv 3,8), « padre della menzogna » (Gv 8,44).”

Al n.413: « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi […]. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo » (Sap 1,13; 2,24).

Dunque, il diavolo, Satana, è una persona reale che esiste nell’invisibile reame spirituale.

E infatti, nel Vangelo di Matteo (4, 1-11) è Gesù stesso che parla con il diavolo. In quel passo evangelico si legge: 

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Dopo tutto quello che abbiamo sentito da padre Sosa Abascal, potremmo concludere che aveva senz’altro ragione Baudelaire quando nel XIX secolo diceva: “La più bella astuzia del diavolo è di convincervi che non esiste”.

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento del 22.08.2019

Ho un amico sacerdote che è esorcista, e qualche mese fa mi ha detto cose ben diverse da quelle affermate da padre Arturo Sosa Abascal.

per questo leggete questo aggiornamento:

Associazione Internazionale Esorcisti

Comunicato alla Stampa 

A.I.E. 

Associazione Internazionale Esorcisti

sulla dichiarazione di padre Arturo Sosa Abascal al Meeting di Rimini 

Roma, 22 agosto 2019

 

 

 

Comunicato Stampa dell’Associazione Internazionale Esorcisti

 

L’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) con il presente comunicato fa seguito alle dichiarazioni rese dal Preposito generale della Compagnia di Gesù padre Arturo Sosa Abascal nel corso di un’intervista apparsa sul periodico online “Tempi.it” (Meeting. «Il diavolo esiste solo come realtà simbolica», 21 agosto 2019).

Una delle domande rivolte nell’intervista al religioso, invitato a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione per tenere un incontro sul tema “Imparare a guardare il mondo con gli occhi di Papa Francesco”, ha avuto per oggetto l’esistenza del diavolo.

Padre Sosa Abascal ha fra l’altro così dichiarato: “Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”.

Di fronte a queste gravi e disorientanti affermazioni, peraltro già espresse in passato da padre Sosa Abascal al supplemento di El Mundo, è doverosa qualche puntualizzazione dottrinale alla luce del magistero, anche dell’attuale Pontefice.

Se è vero che nei confronti del magistero ordinario bisogna rapportarsi con “ossequio di intelletto e volontà”, bisogna considerare, infatti, che il magistero solenne espresso nel Concilio Lateranense IV su angeli e demoni implica una vincolante adesione di fede. La posizione di Abascal, pertanto, si pone all’infuori del magistero ordinario e straordinario-solenne. (Grassetto mio, ndr)

L’esistenza reale del diavolo, quale soggetto personale che pensa e agisce e che ha fatto la scelta di ribellione a Dio, è una verità di fede che fa parte da sempre della dottrina cristiana. Tale verità viene ribadita da un documento della Congregazione della fede, pubblicato da «L’Osservatore Romano» il 26 giugno 1975. Il testo esamina in maniera circostanziata la dichiarazione del concilio Lateranense IV, di cui riconosce l’importanza teologica, in relazione anche al diavolo e ai demoni: «L’enunciato che li concerne si presenta come un’affermazione indiscussa della coscienza cristiana». Esso, infatti, è inserito nel simbolo di fede, che il concilio ha riproposto a tutta la Chiesa, e, pertanto, appartiene alla regola universale della fede. Del resto tale insegnamento corrisponde a tutta la tradizione dei Padri della Chiesa e dei Papi.

In precedenza Paolo VI, il 15 novembre 1972, durante l’udienza generale del mercoledì, affronta il tema in questione. Partendo dal male esistente nel mondo, egli dichiara che esso è «occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo di un agente oscuro e nemico, il demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». Prosegue affermando decisamente la necessità di credere che il diavolo è un essere creato da Dio (che successivamente con libera scelta, ha radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno) e non come un principio assoluto indipendente o come semplice simbolo del male: «Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere» la realtà del demonio. A sostegno di questa tesi sono riportate numerose citazioni bibliche, dopo le quali il Papa ribadisce che il diavolo «è il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero».

Papa Francesco, dopo la sua elezione al soglio pontificio (2013), in diverse circostanze ha ribadito con insistenza e fortemente la realtà del demonio. Nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exultate (19 marzo 2018) si è soffermato a lungo sulla tematica demoniaca, puntualizzando nel cap. 5 alcune brevi ma incisive delucidazioni. Il pontefice prende l’avvio dal fatto che la vita cristiana, nel suo cammino verso la santità, è un combattimento permanente (n.158), in cui occorre forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo. Ciò costituisce il dato concreto che non si può trascurare, anzi forma le condizioni per rafforzare la propria configurazione spirituale (n.159). Il Papa precisa che quando si parla della lotta contro il demonio, non si tratta di un contrasto con la mentalità mondana né con le inclinazioni personali verso il male, ma più puntualmente ci si riferisce a una lotta contro un essere reale, «che è il principe del male». Con questa espressione viene sottolineata la dimensione di soggetto o persona nella sua concretezza, cioè una entità sussistente reale, che si chiama ed è il Maligno. Gesù stesso lo ha sconfitto e se ne rallegra (Lc 10,18).

Il Papa spiega che ai tempi di Gesù si poteva intendere una malattia, quale l’epilessia, come un’azione demoniaca, tuttavia bisogna riconoscere che Gesù ha compiuto molteplici liberazioni di ossessi. L’azione diabolica conferma la reale esistenza del diavolo e la sua costante presenza, fin dall’inizio della creazione, come risulta dalle prime pagine delle Scritture, in riferimento al racconto genesiaco della seduzione del serpente verso la prima coppia umana, Adamo ed Eva. Quindi non si può sostenere che «il demonio non esiste o non agisce». Il pontefice dice che Gesù stesso, quando ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padrenostro, ha posto come ultima richiesta di essere liberati dal male: «L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto», ma propriamente e concretamente si indica il Maligno, che è un essere personale, il tentatore.

Il Papa fa un accenno agli errori che si diffondono attorno alla figura di Satana (n.161): «Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti». L’affermazione è chiara e non ammette dubbi o discussioni sull’esistenza reale di Satana. Rientra nella dottrina della Chiesa che va accettata e creduta. Se si nega tale verità, prosegue il papa, si cade facilmente sotto le grinfie del diavolo, che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

Quindi la Chiesa fondandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica ufficialmente insegna che il demonio è una creatura e un essere personale, e mette in guardia da coloro che, come il padre Sosa lo ritengono solo un simbolo.

Come Associazione Internazionale Esorcisti, ci piace terminare riportando quanto affermato dalla Conferenza Episcopale Italiana al n. 5 della Presentazione della versione italiana nuovo Rito degli Esorcismi, promulgato dalla Santa Sede il 22 novembre 1998 (De exorcismis et supplicationibus quibusdam):

«Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc 1, 23-28; 32-34; 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che “non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male (Ef 6, 12)».

Infine, oltre a prendere atto della chiara posizione di Papa Francesco espressa nei saluti inviati ai partecipanti ai Convegni Internazionali degli Esorcisti, per approfondire la conoscenza dell’insegnamento della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa circa la reale esistenza e attività del mondo demoniaco, consigliamo la lettura delle seguenti relazioni riportate nel blog dell’Associazione Internazionale Esorcisti: aiepressoffice.com

 

L’insegnamento sul diavolo nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC)

Relazione del Vescovo Mons. Raffaello Martinello.

 

  1. L’azione straordinaria di Satana nel mondo: aspetti teologici e magisteriali.               Relazione del Vescovo Mons. Giovanni Rinaldi.
  2. L’esorcismo nella Pastorale ordinaria della Chiesa.                                                            Relazione del Cardinale Salvatore De Giorgi.
  3. L’origine del male nell’universo creato buono da Dio
  4. Studio a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.
  5. San Martino Di Tours, Vescovo esorcista.   Articolo a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.

 

Associazione Internazionale Esorcisti [A.I.E.]

Casella Postale 212

00120 Città del Vaticano SCV

 

 

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Esorcista: La tentazione – non il possesso – è l’attività demoniaca più significativa

Sebbene le rappresentazioni drammatiche delle possessioni demoniache, come quelle viste a Hollywood, possano farle apparire come il metodo primario del diavolo, un sacerdote ed esorcista domenicano, Padre Francois Dermine, ha avvertito che la minaccia maggiore e più comune alla salvezza di una persona è la tentazione del peccato.

Ecco un articolo di Hannah Brockhaus che ci racconta del colloquio con un esorcista. Ve lo presento nella mia traduzione.

Estitxu Carton via Flickr (CC BY-SA 2.0)

Estitxu Carton via Flickr (CC BY-SA 2.0)

 

Sebbene le rappresentazioni drammatiche delle possessioni demoniache, come quelle viste a Hollywood, possano farle apparire come il metodo primario del diavolo, un sacerdote ed esorcista domenicano ha avvertito che la minaccia maggiore e più comune alla salvezza di una persona è la tentazione del peccato.

“La manifestazione più comune del diabolico è la tentazione, che è molto più significativa del possesso”, ha detto Padre Francois Dermine, OP, a Catholic News Agency (CNA) il 10 maggio.

Esorcista da oltre 25 anni, ha spiegato che il possesso non è una minaccia spirituale come lo è la tentazione, e che una persona che è stata posseduta dal diavolo può ancora fare “uno straordinario progresso spirituale”, e potrebbe anche un giorno essere un santo.

Questo perché il possesso demoniaco del corpo di una persona avviene senza la sua conoscenza o il suo consenso. Il possesso in sé e per sé non rende la vittima moralmente colpevole.

“Non dobbiamo sottovalutare il significato della tentazione. Non è spettacolare come il possesso, ma è molto più pericoloso [per l’anima]”, ha detto Dermine.

“Resistere alla tentazione è semplice”, ha incoraggiato, anche se non sempre è facile. “Dovete evitare le occasioni di tentazione, naturalmente, e dovete avere una vita cristiana e spirituale. Dovete pregare, dovete cercare di comportarvi correttamente, di amare le persone che incontrate ogni giorno e le persone con cui vivete”.

Dermine ha detto che la successiva forma più comune di attività demoniaca è l’oppressione. A volte, le persone possono avere molti problemi, spesso di natura sanitaria, commerciale o familiare, che non possono essere spiegati da cause naturali.

Se la causa è considerata un’oppressione demoniaca, questi problemi sono chiamati “preternaturali” e possono richiedere l’assistenza di un esorcista.

“Questa è l’azione straordinaria più comune del diavolo”, ha detto Dermine, mentre la tentazione è considerata un’azione demoniaca “ordinaria”.

Dermine avverte che le persone non dovrebbero immediatamente concludere che i problemi fisici o la sofferenza sono il risultato di oppressione demoniaca, perché sono più spesso spiegabili per cause naturali.

Se qualcuno ha visitato un medico, o uno psicologo se del caso, e non è stato possibile trovare una spiegazione naturale, allora può visitare un esorcista. “Quando una persona viene a chiedere la benedizione per un problema specifico, la prima cosa che un esorcista deve chiedere è: hai fatto visita ad un medico?” Ha detto il sacerdote.

Dermine, che è franco-canadese, vive in Italia da poco prima della sua ordinazione sacerdotale nel 1979. Esorcista dal 1994, presta servizio nell’arcidiocesi italiana di Ancona-Osimo.

Ha parlato della vita di un esorcista durante il 14° corso sull’esorcismo e le preghiere di liberazione, organizzato dal Pontificio Ateneo Regina Apostolorum e dal GRIS (The Socio-Religious Information and Research Group).

Il corso di una settimana, che si è concluso il 10 maggio, non forma nuovi esorcisti, ma ha lo scopo di fornire una formazione generale ai sacerdoti e ai laici su cosa sia l’esorcismo e sui temi correlati. Dermine ha detto che molti dei laici che frequentano il corso sono lì su richiesta del loro vescovo, in modo che possano imparare a sostenere e assistere meglio i sacerdoti nell’esorcismo.

Dermine ha detto alla CNA che la sua relazione affronterà anche alcuni degli errori comuni commessi dagli esorcisti, uno dei quali è quello di confondere le manifestazioni preternaturali (demoniache) con i carismi soprannaturali, che vengono da Dio.

“È una differenza molto importante”, ha detto. “Abbiamo una natura umana e non possiamo sapere le cose senza imparare attraverso i nostri sensi”.

“Dio ci ha creato per operare in un certo modo. Se avete percezioni extrasensoriali, e cose di questo genere, e non hanno lo scopo di aiutare o provocare un risultato spirituale, allora non possono venire da Dio”, ha avvertito. Le persone con queste percezioni sono spesso descritte come “medium” nella cultura secolare.

Questi tipi di sensazioni o manifestazioni preternaturali possono essere “una causa di molti problemi” per le persone, quindi avranno bisogno dell’aiuto di un esorcista, ha detto Dermine.

Il sacerdote ha notato che c’è un valore culturale nel tenere un corso di esorcismi per sacerdoti e laici selezionati, e questo perché il tema è spesso misterioso, quindi il desiderio di capirlo è importante.

“La maggior parte delle persone che vengono qui, vengono qui perché hanno l’intenzione non di diventare esorcisti, necessariamente, ma di capire”, ha detto.

 

Fonte: Catholic News Agency

 




A proposito della realtà del diavolo

Simbolismo di Notre Dame de Paris

Simbolismo di Notre Dame de Paris

 

In breve, quindi, la posizione della Chiesa nei confronti della demonologia è chiara e ferma. È vero che nel corso dei secoli l’esistenza di Satana e dei diavoli non è mai stata oggetto di una dichiarazione esplicita del suo magistero. La ragione di ciò è che la questione non è mai stata posta in questi termini. Sia gli eretici che i fedeli, basando le rispettive posizioni sulla Sacra Scrittura, erano d’accordo nel riconoscere l’esistenza di Satana e dei diavoli e dei loro principali misfatti. Ecco perché, quando la realtà del diavolo è oggi messa in discussione, è alla fede costante e universale della Chiesa e alla sua fonte principale, l’insegnamento di Cristo, che bisogna appellarsi, come è stato detto. È infatti nell’insegnamento del Vangelo e come qualcosa al cuore della fede che l’esistenza del mondo demoniaco si mostra come un dato dogmatico. Il disagio attuale che abbiamo descritto all’inizio non mette quindi in discussione un elemento secondario del pensiero cristiano; si tratta piuttosto della convinzione costante della Chiesa, del suo modo di concepire la redenzione e, alla radice, va contro la coscienza stessa di Gesù. E’ per questo che, quando Sua Santità Papa Paolo VI ha parlato recentemente di questa “terribile, misteriosa e spaventosa realtà” del Male, ha potuto affermare con autorità: “Chi si rifiuta di riconoscerne l’esistenza, o chi fa di essa un principio in sé che non ha, come ogni creatura, la sua origine in Dio, o chi la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e immaginaria delle cause sconosciute dei nostri mali, si discosta dall’integrità dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico“. Né gli esegeti né i teologi possono trascurare questa cautela.

Ribadiamo dunque che, sottolineando oggi l’esistenza della realtà demoniaca, la Chiesa non intende né riportarci alle speculazioni dualistiche e manichee di un tempo, né proporre qualche sostituto razionalmente accettabile per loro. Vuole solo rimanere fedele al Vangelo e alle sue esigenze. È chiaro che non ha mai permesso all’uomo di liberarsi delle sue responsabilità attribuendo le sue colpe al diavolo. La Chiesa non ha esitato ad opporsi a tale evasione quando quest’ultima si è manifestata, dicendo con san Giovanni Crisostomo: “Non è il diavolo, ma l’incuria degli uomini stessi che causa tutte le loro cadute e tutti i mali di cui si lamentano” (1975).

 

Fonte: Congregazione per la Dottrina della Fede

 




INTERVISTA A BERLICCHE (il diavolo)

Berlicche (il diavolo)

– Buongiorno signor Berlicche.

– Buongiorno a lei.

– Come va?

– Molto bene, grazie.

– Ci può dire qualcosa circa la vicenda di Alfie Evans?

– Sono soddisfattissimo!

– Perché?

– Beh, siamo riusciti a far prevalere la nostra visione.

– Quale?

– In due parole direi così: che la morte è meglio della vita, che la speranza è un’illusione, che un essere umano è inutile quando non è in linea con i parametri della massima efficienza, che il dolore non ha senso

– Però, signor diavolo… oh, mi scusi, volevo dire signor Berlicche…  non può negare che a favore di Alfie c’è stata una mobilitazione…

– Sì, abbiamo visto, ma che ci vuole fare… In questi casi scatta sempre una certa emotività

– Beh, signor Berlicche, con tutto il rispetto, direi che qui c’è qualcosa di più dell’emotività. C’è un popolo che si è schierato dalla parte di Alfie, del suo diritto alla vita…

Popolo… Diritto alla vita… Che espressioni noiose! Se ne riempiono la bocca i sentimentali. Noi siamo realisti.

– E quindi?

– E quindi preferiamo parlare di diritto a non soffrire, dolce morte, accompagnamento. Ma l’espressione migliore di tutte è quella usata dai giudici inglesi: best interest.

– In che senso «migliore»?

– Ci pensi, è un’idea davvero intelligente: best interest, miglior interesse. Ecco a che cosa dobbiamo guardare: al miglior interesse del soggetto. Altro che diritto alla vita! E il miglior interesse, ovviamente, può essere qualsiasi cosa. Dipende da chi ha il potere di decidere! Geniale!

– E allora?

– E allora è tutta questione di potere: se siamo noi a decidere qual è il best interest, il gioco è fatto!

– Voi? Ma voi chi?…

– Noi, noi, caro signore. Noi che siamo ovunque. Nei tribunali, nelle scuole, negli uffici, nei giornali, nelle chiese! Ah! Ah! Ah! Le nostre ramificazioni raggiungono ogni settore della società, della politica, della cultura. E così riusciamo a mantenere il controllo su tutto, anche sulla lingua. Il che, mi creda, non è di secondaria importanza.

– Ma come fate?

– Ora lei vuole sapere troppo. Diciamo che abbiamo una certa esperienza, maturata nel tempo.

– Ma che cosa ci guadagnate a togliere la speranza?

– Ah! Ah! Lei mi fa sorridere, caro signore. La sua ingenuità è senza pari.

– E perché? Glielo chiedo di nuovo: che cosa ci guadagnate?

– Tutto ci guadagniamo, tutto! Via la speranza, via la fede, via quella sciocca idea dei miracoli, via la fiducia, via la bontà d’animo (Ah! Ah! Ah!), via la carità, via la fraternità! Ecco che cosa ci guadagniamo.

– Quindi, mi faccia capire, il vostro guadagno è un togliere…

– Ma certo! Togliere, svuotare, strappare, rimuovere. È la nostra specialità.

– Ma torno a chiedere: a che scopo?

Lo scopo? Ma caro signore, è evidente: per lasciare il vuoto, il nulla. Che cosa c’è di più soddisfacente? Rimuovere quel grumo di passioni, dolori, contraddizioni, patimenti, sentimenti, emozioni, eccitazioni e turbamenti che è l’essere umano. Rimuovere tutto per ottenere il vuoto assoluto. Tranne per una piccola percentuale di sensibilità. Che serve ad avvertire l’angoscia.

– Non riesco a seguirla, signor Diavolo.

– Caro amico, lei non mi segue perché evidentemente è ancora impregnato.

– Di che?

– Ma di questa vecchia, obsoleta, inutile umanità della quale le stavo parlando. Tuttavia, quanto più riuscirà a ripulirsi, a rendersi più freddo, distaccato, indifferente,  tanto più si avvicinerà alle nostre posizioni.

– E tutto questo, mi perdoni, che c’entra con Alfie?

– Ma come che c’entra? C’entra eccome! Sono proprio le vicende come questa di Alfie che alimentano le umane passioni e scatenano quelli che voi chiamate buoni sentimenti e per noi sono soltanto inutili rimasugli di un’umanità vecchia e contorta. Se in un caso come questo noi riusciamo a far prevalere la logica dell’indifferenza e a mostrare che quella che voi chiamate speranza è mera illusione, diamo un contributo determinante alla svolta che è nei nostri piani: svuotare l’anima, strappare il cuore, rimuovere ogni barlume di carità…

– Uhm, credo di aver capito. E tuttavia…

– Tuttavia?

– Tuttavia questa vostra azione ha contribuito a mettere in luce l’amore di due giovanissimi genitori, Tom e Kate, appena ventenni, che si stanno battendo come leoni per il loro bambino.

– Sì, è vero, dobbiamo ammetterlo…

– E dunque?

– Dunque dobbiamo lavorarci su. Non avevamo previsto questo effetto, diciamo così, collaterale, questi due genitori così determinati, questo papà che vuole fare il papà e questa madre che vuole fare la madre. Inconcepibile…

– Ma come inconcepibile?

– Voglio dire: uno lavora per anni per togliere di mezzo l’idea di paternità e maternità, per appiattire tutto, per fare tabula rasa di un certo attaccamento, e poi eccoti questi due, questi ragazzini, che pensano di fare gli eroi.

– Ma come eroi? Vogliono fare semplicemente i genitori!

– Dia retta a me, quelli si sono fatti strane idee: credono ancora nell’amore, figuriamoci! Non hanno capito. Sono due arretrati, due romantici. Meno male che noi, ops, volevo dire che i giudici inglesi hanno saputo tenerli a bada.

– E adesso?

– Adesso continuiamo a lavorare. Non dobbiamo arretrare di un millimetro. Penso che investiremo ancora molto sul linguaggio, ma qualcosa di buono abbiamo già prodotto.

– Per esempio?

– Per esempio, la nota dei vescovi inglesi su Alfie.

– E cioè?

Ma caro signore, dal nostro punto di vista quello è un capolavoro. Senta qui: «Affermiamo la nostra convinzione che tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscono con integrità e per il bene di Alfie, così come loro lo vedono. La professionalità e la cura per bambini seriamente malati dimostrata all’Alder Hey Hospital deve essere riconosciuta e affermata».

– Non la seguo…

– Ma come, non capisce? Quel comunicato è perfetto: parla di decisioni «strazianti» e sostiene l’eutanasia! Parla di «cura» (Ah! Ah! Ah!) e sostiene chi promuove la morte! Ha quel che di falso e subdolo che lo rende perfetto. «Così come loro lo vedono»! Ah! Ah! Ah! Magnifico! Devo ricordarmi di fare i complimenti al nostro, ops, volevo dire al loro ufficio stampa.

– Senta signor Berlicche, ma possibile che lei non nutra un briciolo d’amore per quel bambino, per Alfie? Ma ha visto le foto?…

– Lei sta scherzando, vero?

– No che non scherzo!

– Mi viene in mente un frase che ho letto da qualche parte: « È buffo che i mortali ci rappresentino sempre come esseri che mettono loro in testa questa o quella cosa: in realtà il nostro lavoro migliore consiste nel tenere le cose fuori della loro testa». Come le dicevo: svuotare, rimuovere, fare pulizia. E lei mi chiede se una foto mi può commuovere!?

– Posso chiederle, infine, qual è la sua più grande soddisfazione?

La più grande ricompensa per le nostre fatiche è quel senso di smarrimento e d’angoscia che l’anima umana avverte quando riusciamo a instillarle l’idea che tutto sia perduto. Impagabile!

– Faccio fatica a seguirla…

– Mettiamola così, caro signore: l’uomo è anima e corpo, mezzo e mezzo. E noi naturalmente lavoriamo perché diventi tutto corpo e niente anima. Ma sappiamo che comunque un po’ d’anima, un certo rimasuglio, resterà. Orbene: noi vogliamo che quel po’ d’anima serva ad avvertire tutto lo smarrimento che nasce dalla mancanza di speranza. Ecco il nostro godimento.

– Vuole lanciare un ultimo messaggio?

– Volentieri: che la creatura umana non si elevi e non sia elevata, ma si abbassi e sia abbassata.

– Va bene, signor Berlicche. Grazie per questo incontro.

– Non c’è di che.

– Ora dov’è diretto?

– Un po’ qua un po’ là, dipende…

– Andra a Liverpool?

– Non posso dirlo, caro signore. Ma, mi creda, lì siamo già molto ben rappresentati.

 

 

tratto dal blog di Aldo Maria Valli