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Covid, vaccino ai bambini? Il presidente dei pediatri in Germania: “L’immunità di gregge non può essere un criterio. Non possono essere costretti a proteggere gli adulti”

Rilancio una interessante intervista fatta da Peter D’Angelo, de Ilfattoquotidiano.it, a Jörg Dötsch, presidente della Società tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza (DGKJ), che spiega quale sia la strategia vaccinale rivolta ai minorenni in Germania. Non siamo d’accordo con il prof. Jörg Dötsch sulla affermazione “il primo obiettivo deve essere la copertura completa – con 2 dosi di vaccino – di tutta la popolazione adulta”, poiché se il ragionamento del costo/beneficio viene fatto per i ragazzi sotto i 18 anni, allora il ragionamento deve essere applicato a tutta la popolazione visto che si parla di vaccino sperimentale. Vi sono infatti anche altre fasce di età che mostrano una rischiosità superiore ai benefici.

 

vaccino-bambini-pfizer

 

Il Koch Institute ha pubblicato un rapporto in cui sconsiglia la vaccinazione nei bambini sani fino a 17 anni di età. La raccomanda, invece, per i bambini con condizioni preesistenti patologiche che sono suscettibili di COVID19. Qual è la sua opinione?

Il Robert Koch Institute è sede della Commissione Permanente per le Vaccinazioni (STIKO). Questa commissione è composta da esperti con diversi background medici, inclusi pediatri. Il RKI raccomanda di vaccinare solo i bambini con particolari patologie preesistenti tra i 12 e i 17 anni, e i bambini che vivono con persone adulti fragili, a rischio, che non possono essere vaccinati. Mentre, per i bambini e gli adolescenti sani, che non rientrano in nessuno di questi due gruppi, la decisione di vaccinare dovrebbe essere discussa su base individuale all’interno della famiglia e poi con i pediatri e i medici adolescenti competenti. Quindi, non c’è né pressione verso la vaccinazione, né consiglio contro la vaccinazione.

 

Lei, come presidente della Società tedesca di Pediatria, cosa raccomanda?

Dal punto di vista della Società Tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza, consideriamo questo approccio estremamente sensato. Prende in considerazione a) la bassa gravità della malattia dell’infezione da COVID nei bambini (ad esempio un numero comparabilmente basso di morti come nella stagione influenzale 2019) b) l’esperienza ancora mancante per quanto riguarda i potenziali effetti collaterali della vaccinazione su larga scala. Se una qualsiasi di queste condizioni di base cambiasse, è probabile che la Commissione permanente sulle vaccinazioni cambi la sua posizione sulla vaccinazione dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

La variante Delta infetta anche persone vaccinate, questo significa che l’immunità di gregge è difficile da raggiungere?

Più un virus è contagioso, più è difficile in linea di principio raggiungere l’immunità di gregge. Questo spiega, per esempio, perché il 95% di copertura vaccinale è necessario per raggiungere l’immunità di gregge per il morbillo. Per i bambini e gli adolescenti, l’immunità di gregge non dovrebbe essere il criterio per la vaccinazione. Non possono essere costretti a proteggere gli adulti da una malattia che fortunatamente li colpisce solo in modo lieve nella maggior parte dei casi. A causa del suo passato estremamente difficile, la Germania ha obblighi e requisiti molto più severi di molti altri paesi del mondo quando si tratta di minorenni.

 

I bambini sono inclusi nell’immunità di gregge anche se hanno meno probabilità di essere infettati rispetto agli altri?

Un altro argomento per non concentrarsi sui bambini è quello dell’immunità di gregge. Mi spiego: i bambini hanno meno probabilità di essere infettati e meno probabilità di infettare gli altri. Questo è stato dimostrato per le varianti più recenti in diversi paesi. Nel complesso, il gruppo di bambini e adolescenti di cui si parla è anche molto piccolo rispetto al gran numero di adulti che non sono ancora stati vaccinati. Pertanto, il primo obiettivo deve essere la copertura completa – con 2 dosi di vaccino – di tutta la popolazione adulta.

 

La FDA (l’ente regolatore sui medicinali negli Usa) ha riconosciuto ufficialmente le rare miocarditi associate al vaccino e ha aggiornato il foglio informativo dei vaccini includendo informazioni su miocardite e pericardite. Cosa ne pensa?

Siamo a conoscenza dei rapporti di un aumento dei casi di miocardite e pericardite tra i bambini e gli adolescenti vaccinati. Per quanto ne sappiamo, queste malattie sono di solito lievi e scompaiono completamente. È corretto che questa informazione sui rischi sia inclusa nell’informativa dei vaccini per i bambini e gli adolescenti che vogliono essere vaccinati.

 

Invece, quanti casi di miocardite dovuta a COVID19 nella fascia 12-15 anni, ci sono stati in Germania? I numeri in questa fascia d’età sono preoccupanti in termini di decessi registrati?

Sono dati molto specifici. Non siamo a conoscenza di cifre per la miocardite causata dalla sola infezione da COVID19 in Germania per l’età di 12-15 anni. Sappiamo che nel contesto della cosiddetta sindrome PIMS (infiammazione multisistemica pediatrica temporalmente correlata a SARS-CoV-2), il coinvolgimento del cuore può verificarsi, di solito sotto forma di cambiamenti nei vasi coronari o aritmie cardiache. Nel complesso, il numero di morti in Germania non è motivo di preoccupazione. In tutta la pandemia, 4 bambini e adolescenti sono morti a causa del COVID19. I dati comparati mostrano che 9 bambini sono morti a causa della classica influenza nel 2019.

 

Complessivamente, quindi, quali altri i rischi ci sono per i bambini quando si infettano con Sars-CoV-2?

Oltre ai rari decessi già menzionati, le cifre dei ricoveri sono anche significativamente inferiori a quelli dell’ondata di influenza stagionale. Anche il numero di casi di PIMS con 1:1000 a 1:5000 da considerare raro e ben trattabile. Altri rischi vanno valutati per i bambini infettati da COVID19 nei casi in cui vi siano preesistenti gravi malattie multiple. In secondo luogo, la comparsa della cosiddetta sindrome PIMS, che finora ha colpito quasi 400 bambini e adolescenti in Germania durante l’intera pandemia e che ora può essere trattata molto bene con farmaci come le immunoglobuline e farmaci simili al cortisolo.

 

La vaccinazione può influenzare la comparsa/selezione indiretta di varianti virali?

A questa domanda può rispondere in modo più appropriato un immunologo. In definitiva, naturalmente, l’eliminazione più veloce possibile del virus è la migliore protezione possibile contro la selezione indiretta delle varianti del virus. Allo stesso tempo, è sempre necessario soppesare individualmente il rischio personale e, come già spiegato sopra, nel gruppo di bambini e giovani bisognosi di protezione, il bene comune da solo non può essere posto al di sopra del bene individuale di un bambino o giovane che ci viene affidato.

 

 

 




Ora tocca a noi

Rilancio un articolo scritto dalla dottoressa Silvana De Mari sulla questione dei vaccini covid. L’articolo è apparso sul suo blog, silvanademaricommunity.

 

Silvana de Mari, medico
Silvana de Mari, medico

 

Il Presidente del Consiglio Draghi ha affermato “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire. O a far Morire. Non ti vaccini, ti ammali e muori”

Per una malattia con lo 0,3% di mortalità calcolando anche i novantenni? Mentre in Gran Bretagna il 60% dei morti è vaccinato?

I dati ci dicono che ci sono 10, 15 morti al giorno e che l’anno scorso negli stessi giorni senza vaccino ce ne erano di meno. Vaccinando si causano danni inenarrabili e si aumenta la mortalità

Non dovrebbe essere vietato mentire al popolo?

 

Della nostra salute non importa un accidente. Lo dimostra il delirante protocollo tachipirina e vigile attesa: cosa pensereste se i pompieri chiamati perché casa vostra è in fiamme vi dicessero che stanno monitorando tutto con attenzione, ma che per nessun motivo interverranno prima che il fuoco raggiunga il tetto? La stessa cosa, la stessa parola che vi è venuta in mente per un pompiere che dà all’incendio tutto il tempo di devastare e di diventare facilmente invincibile prima di intervenire, pensatela per chi ha prescritto quel protocollo, per i medici che lo hanno applicato, per gli ordini dei medici che lo hanno permesso. Della nostra salute non importa nulla: lo dimostrano gli ospedali chiusi per mesi che non hanno fatto diagnostica e terapia oncologica e cardiologica, lo dimostrano le mascherine che moltiplicano le faringiti e causano ipercapnia, lo dimostra la guerra al plasma iperimmune, all’idrossiclorochina, all’invermectina, all’eparina, al professor Cavanna, al buonsenso, lo dimostra la informazione deviata da fiumi di denaro arrivati dal ministero della salute pubblica per dimostrarci al di là di ogni ragionevole dubbio che l’unica via di uscita da una malattia che, se curata correttamente ha una letalità dello 0.05% , è l’inoculazione di farmaci in fase sperimentale che hanno nel 4% dei casi conseguenze gravi o anche mortali.

Mentre tutto questo succede notizie inquietanti arrivano da Israele dove la vaccinazione è stata completata. 152 morti dopo la doppia dose di vaccino mentre le varianti imperversano.   È sempre da Israele arrivano i primi importanti studi su quanto il siero realizzato da Pfizer e BioNTech possa mettere persone più giovani a rischio di una infiammazione del muscolo cardiaco.

Il rapporto rischi benefici sull’inoculazione dei sieri erroneamente chiamati vaccini spinge clamorosamente a pensare che la bilancia pende contro. La facilità di cura spinge a pensare che la vaccinazione debba essere una scelta, e forse nemmeno tanto caldeggiata. Il fatto che il governo abbia già pagato le dosi c’entra col fatto che qualcuno debba farsele? Mi ha scritto un uomo: mia figlia sta morendo, aveva fatto il vaccino, era sanissima, i medici hanno detto che non hanno mai visto trombosi cerebrali così devastanti. Nella regione Emilia Romangna un documento ufficiale sconsiglia ai medici di far fare ai pazienti i test della coagulazione prima e dopo la cosiddetta vaccinazione. Questo doppio esame potrebbe permettere di arrivare in tempo sul disastro, avrebbe potuto salvare Camilla, ma dimostrerebbe il rapporto tra trombosi e cosiddetti vaccini che sono iniettati dopo che il paziente ha firmato una delibera che gli impedirà di denunciare anche l’omicidio colposo. In sempre più ospedali nasce il reparto specializzato in danni da vaccino. A questo punto risulta fondamentale la domanda: esistono conflitti di interessi? La risposta è sì. Sia associazioni sovranazionali come l’OMS e l’EMA, sia nazionali, come l’AIFA, innumerevoli associazioni di medici, come ed esempio pediatri e oncologi,  ricevono finanziamenti dalle stesse case produttrici di questi sieri. Potete trovare la lista nel libro Pandemie non autorizzate di Marco Pizzuti.  Il Dio Vaccino di Tiziana Altieri è un altro libro che parla di quattrini. La produzione di sieri ha moltiplicato i proventi delle case produttrici del 3000%. Si tratta di società per azioni, non di enti di beneficenza. Parenzo invita a sputare nel cibo dei perplessi, l’ordine di medici di radiali, la Dottoressa Capua di derubarli, pretendendo cioè che paghino cure sanitarie che hanno già pagato profumatamente con le proprie tasse, tutti pretendono che vengano chiusi in casa, se non si fanno iniettare un qualcosa che per poter essere iniettato ha bisogno di una firma che lede qualsiasi responsabilità anche di omicidio colposo o di invalidità grave agli operatori. Quindi resistiamo.

Si tratta di un volgarissimo DPCM, non ha valore legale. Consiglio a tutti di stamparsi il modulo sottostante, e portarlo in tasca. Tutte le volte che qualcuno vuole impedire qualche cosa, salire su un autobus, accedere a cure sanitarie, essere ospitato alla casa dello studente, pretendete, esigete, che venga messo per iscritto usando il modulo sottostante, così poi da poter fare denuncia per abuso di potere. Dopodiché dovete fare denuncia. Dicono dalle mie parti chi pecora si fa, lupo se lo mangia. In termini più aulici nessuna dittatura ha mai potuto istallarsi senza la collaborazione dei vili.

Nessuna dittatura può resistere al coraggio dei bravi. Se il mondo si divide in pecore lupi, esistono anche cani da pastore.

 




“No green pass!”, “No green pass!”, “No green pass!”



 

 



 

 



 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari-24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari-24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021

 

 

Manifestazione "No green pass" -Bari- 24 luglio 2021
Manifestazione “No green pass” -Bari- 24 luglio 2021



Prof. Garavelli, Direttore Malattie Infettive Novara: “Green Pass figlio bastardo del lockdown. Vaccini a under 40? Ho dubbi”

(se il video qui sotto non si apre clicca qui)



 

In questa intervista di qualche minuto, il Prof. Pier Luigi Garavelli, direttore di Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’ Azienda Ospedaliero Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, chiarisce in maniera esemplare il quadro su vaccini, sicurezza, terapie precoci domiciliari, lockdown, green pass, ecc. 

 “Da un anno e mezzo mi occupo di covid a livello nazionale e internazionale. Sono venuto a dirvi tutto quello che dovete sapere”Alla manifestazione contro il Green Pass ad Alessandria di sabato pomeriggio era presente anche il dottor Pietro Luigi Garavelli, medico alessandrino e direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’Ospedale di Novara, nominato Cavaliere della Repubblica per il contributo dato alla lotta al covid. “Il Green Pass è il figlio bastardo del lockdown” ha sottolineato il dottor Garavelli a Radio Gold “non è efficace di per sé, è un induttore alla vaccinazione che, però, ha mille problemi e da sola non risolve il problema. Per dire quanto hanno funzionato i vaccini sulle minori ospedalizzazioni occorrerà aspettare questo autunno, a condizioni climatiche paritarie. La soluzione? Ce l’abbiamo già qui, in Piemonte: abbinare alla politica vaccinale le cure domiciliare precoci, con l’idrossiclorochina e coi monoclonali. Insomma, deve essere una terapia combinata”. 

“Se consiglio a queste persone di vaccinarsi? Sì, ma senza riporre eccessiva fiducia nei vaccini” ha aggiunto il medico alessandrino “ad esempio ho dubbi sul vaccino agli under 40: fino a quell’età, a fronte di un rischio covid grave pari a zero, esiste invece un rischio di miocardite, in particolare nei maschi vaccinati. Dopo i 40 anni, invece, il dato si inverte: consiglierei, quindi, di vaccinare cum grano salis. Di questi vaccini conosciamo gli effetti collaterali immediati, ma quelli a medio-lungo periodo non li conosciamo. Il problema del vaccino è che si induce nella gente la falsa sicurezza: tra i giovani non deve passare il concetto del “liberi tutti” dopo la vaccinazione”.

Il dottor Garavelli ha poi parlato dell’uso della mascherina, obbligatoria anche all’aperto in caso di assembramenti come quello di ieri: “Ce l’ho abbassata perché sto parlando. Adesso comunque fa caldo e il virus non sopravvive oltre i 26 gradi”.




Un lockdown per i vaccinati!

Mario Draghi ride
Mario Draghi

 

 

di Il moschettiere

 

Quando ho appreso che il Sig. Draghi (Mario per gli amici) ha approvato il decreto sul greenpass ho esultato. Mi sono detto: ci voleva! Eh, sì! Adesso staremo tutti più tranquilli, mi son detto. I vaccinati potranno circolare più liberamente… Anche se non proprio del tutto, lo ammetto: perché anche a loro, beh, può capitare che finiscano in ospedale per qualche complicazione da covid…, sì, è vero, anche da vaccino, se vogliamo essere pignoli. Però, vuoi mettere: un vaccinato è un vaccinato. Lui ha i titoli anticorpali, mica scherzi. Anche se magari non ha più il lavoro, però ha la salute, e la salute, si sa, è il bene primario, quando c’è la salute c’è tutto… Magari poi il lavoro lo potrà trovare in un secondo tempo, l’anno prossimo forse; insomma per il lavoro e i soldi per l’affitto c’è tempo. La salute è tutto e basta!

Dunque, dicevo, ho esultato, perché così si dà la priorità alla sicurezza! Così pensavo, così dicevo, così stavo quasi per telefonare a qualche amico per condividere la gioia.

Ora abbiate pazienza se vi rovino la giornata. Il fatto è che me la sono rovinata per primo io da solo. Ho avuto l’imprudenza di andare a guardare in giro qualche notizia dall’estero. Beh, sapete, si parla tanto di Israele, che è un paese modello, anzi, come si dice un paese-guida, per la vaccinazione s’intende. Mi son detto che sicuramente anche da quelle parti avrei trovato altri motivi di conforto. Così ho aperto sul web il The Jerusalem Post, uno dei più diffusi quotidiani israeliani, e in data 21 luglio 2021 ho trovato un titolo promettente: Cosa sappiamo dei 143 ospedalizzati per coronavirus? Ho subito letto avidamente l’articolo. Ecco, mi sono detto, proprio la conferma che ci voleva. La maggior parte dei ricoverati non è vaccinata! Hanno ragione a limitare gli spostamenti a questi fanatici di no-vax. Ora col greenpass li metteranno in riga.

Il fatto è che alla fine, ma proprio alla fine, dell’articolo, in due o tre righe ho trovato la notizia che mi ha rovinato la giornata e ora rischio di rovinarla anche a voi che mi leggete. Tutta l’esultanza di poco prima mi si è gelata nel cuore e non ho fatto più nessuna telefonata. Ho chiuso il PC e ho cercato di distrarmi. Le ultime (ma proprio le ultime) righe del pezzo dicevano che, nell’ultimo mese, ci sono stati in Israele 20 decessi da covid. Un tasso basso, mi direte voi. Beh, indubbiamente è basso rispetto ai picchi massimi di decine di decessi quotidiani dei mesi di gennaio e febbraio, cioè nel primo e secondo mese dopo l’inizio della vaccinazione (ma questo è un puro caso, naturalmente). Il fatto è che di questi 20 morti dell’ultimo mese ben 15 erano completamente vaccinati. Sì avete capito bene: 20 morti da covid a luglio, di cui 15 vaccinati. Perché il ministro della salute israeliano lo ha detto: con questa benedetta variante Delta non sappiamo più bene quanto il vaccino ci protegga…

Ora mi dispiace di avervi guastato la festa. Ma vorrei che qualcuno lo dicesse al Sig. Draghi: per favore il greenpass datelo solo a chi non ha ricevuto il vaccino. Chi invece è stato vaccinato stia riguardato, per piacere, non esca di casa, se non per necessità. Lo dico per il bene di tutti: i vaccinati sono a rischio, sono – come si dice – una fascia debole. Sì, perché in fondo non conta se sono positivo o negativo al tampone, se vengo ricoverato o no. La cosa che conta, alla fine, è se campo oppure muoio. Lo capite questo?

Per favore proteggete tutti i vaccinati, non fateli uscire, metteteli in lockdown. Pensano di essere immuni, ma non è vero. Fermateli finché siamo in tempo. Mario, ti prego, abbi pietà…

 

(dietro lo pseudonimo de Il moschettiere si cela una persona reale)

 

 




Green pass: l’ultimo tranello

Ricevo e volentieri pubblico.

 

green pass

 

IUSTITIA IN VERITATE

 

COMUNICATO

 

Ancora inebriati da alcuni felici tiri al pallone, in questo fine luglio afoso, abbiamo ascoltato increduli, ieri sera, le parole del primo ministro che hanno svelato una terribile noncuranza dei principi basilari del diritto e della scienza medica.

Come in una orchestra, da subito anche emeriti giuristi sino ad oggi silenti di fronte alle inaudite violenze perpetrate a danno di quella “carta più bella del mondo” da loro stessi decantata, si sono precipitati a giustificare l’inverecondo ulteriore abuso.
L’aver promulgato come normale la prosecuzione di uno stato di emergenza, ormai fondato su dati inesistenti, e ancor più pronunciato parole divisive e di menzogna, che umiliano il decoro e l’intelligenza di ogni uomo, sopprimendo la libertà della persona e della società senza alcuna logica, possono far cadere nello sconforto.
E tuttavia, di fronte ad un sistema che, incapace di fornire un qualsiasi fondamento razionale di diritto o medico, sa soltanto sgangheratamente introdurre presunti obblighi ricorrendo ad artifizi linguistici con formule subdole di auto convincimento per indurre a concepire le proprie libertà fondamentali come concessione dall’alto e, in quanto tali, gradualmente riducibili o sopprimibili, significa che è un potere ridotto a finto simulacro di rappresentanza, ormai destituito di credito.
Sono già in rete gli innumerevoli esempi grotteschi che potrebbero crearsi nelle varie situazioni, in cui un inesigibile obbligo di richiesta di pass vaccinale per esercitare i propri diritti, cozza con l’intelligenza e il buon senso. Uno per tutti: dal 6 agosto si potrà consumare in piedi al bancone all’interno di un ristorante senza mostrare alcunché, ma non seduti.
Siamo quindi certi che chi impunemente, e concordemente avvalendosi di una finta opposizione, si scaglia offensivamente contro la dignità e l’intelligenza del proprio popolo, non può che eseguire altre agende e svelare i propri piedi d’argilla.
A chi ancora si trastulla inebetito, non si rende conto della gravità del declino, non capisce la menzogna e il grottesco – il male lo è sempre – e continua a credere che chi ci governa abbia a cuore la nostra salute, non esitiamo ad affermare che merita la stella gialla o qualsiasi altro odioso stigma, estratto dal cilindro di un ennesimo assurdo provvedimento.
L’aver affermato in diretta televisiva che il cosiddetto green pass “non è un arbitrio ma una condizione”, con uno scontatissimo quanto beffardo gioco delle tre carte per convincere che la libertà della persona e della società non sono un diritto, ma una detrazione graduale e progressiva e quindi una concessione, ci conferma nella fragilità della menzogna e nella certezza che la battaglia si fa sempre più dura, ma la verità trionferà sul male, anche se colorato da un verde rassicurante.

Iustitia in Veritate è pronta ad aiutare e sostenere chiunque non voglia cadere nel tranello di una consuetudine scontata e a non assuefarsi alla cancellazione graduale della propria dignità e diritti.

Milano, 23 Luglio 2021

 

Iustitia in Veritate – Corso Venezia 40 – 20121 Milano (MI) Email: [email protected] – Tel: 02/87166419
Sito: http://www.iustitiainveritate.org – Pagina Facebook: https://www.facebook.com/asdilesi/

 




Siamo in un regime sanitario dispotico, una barbarie che non possiamo accettare. Per questo bisogna reagire!

 

 

 

di Sabino Paciolla

 

Dopo la decisione del Consiglio dei ministri di ieri che ha ristretto le liberatà dei cittadini, dividendoli in cittadini di serie A e cittadini di serie B, privilegiati e non privilegiati sulla base dell’inoculo di un vaccino sperimentale, violando palesemente la Costituzione italiana e la Convenzione di Oviedo, la democrazia italiana è stata seriamente sfregiata. Attuare pratiche vessatorie, impedire la libertà di movimento a coloro che non vogliono sottoporsi a una vaccinazione sperimentale è semplicemente una cosa orripilante, che ci riporta alla mente periodi bui della storia del secolo scorso che pensavamo non potessero più ritornare. 

La cosa inquietante della faccenda è che la gran parte della popolazione e della classe medica abbracci questa continua e sempre più allargata violazione della democrazia, accetti la censura e questo stato di sudditanza, degno di un regime del ‘900, con l’allegrezza della partecipazione ad una festa di gala, con la spensieratezza con cui si va ad un Open day.

Quella che consente di mangiare liberamente una pizza al tavolo in cambio di un siero sperimentale è una democrazia malata, una parvenza, anzi, una aberrazione di democrazia. Come si fa a credere che il green pass sia lo strumento della libertà quando è il patibolo della democrazia? Il green pass divide e destruttura il popolo. Il green pass è il pendio scivoloso verso una forma di dittatura, dove la politica sanitaria si tramuta in regime sanitario. Siamo in presenza di una democrazia che sprofonda come il Titanic mentre la popolazione continua a suonare la musica, ripetendo senza sosta il sinistro mantra “il vaccino ci renderà liberi”.

Per noi cattolici è sempre stato diverso, e sempre stata la “Verità che ci farà liberi”. Ora invece anche i sacerdoti e i pastori ci ripetono che il vaccino ci libererà dal male pandemico. Si è arrivati persino a limitare la partecipazione alle celebrazioni religiose solo ai vaccinati. Una certa Chiesa sembra precedere le mosse dello Stato dispotico, sventolando la santa opzione etica vaccinale.

Pare che la paura abbia obnubilato il sensorio, visto che la gente è capace allegramente di abbracciare l’oppressivo controllo politico-sociale, un aggravamento del rischio per la salute generato da effetti collaterali dovuti a continue future vaccinazioni. Il pass vaccinale, infatti, non è eterno e dura solo 9 mesi, varianti del virus permettendo. E’ bene che la gente lo sappia. E sappia pure che allo scadere del pass, se vuole rimanere “libera”, sarà costretta a inocularsi un nuovo e sempre misterioso siero delle meraviglie. Già, perché nessuno sa cosa ci sia in quel siero.

Ma non tutti sono affetti dal sonno della ragione, prigioniera della paura. E’ necessario dunque scendere in piazza per gridare e difendere la nostra libertà, quella vera! Quella rossa comunista oppressiva del green pass a noi non interessa, anzi, ci fa orrore. Qualcosa si muove, si vedano i filmati di ieri sera a Torino in fondo a questo articolo.

I politici che si sono assunti la responsabilità di questo orrore legale raccoglieranno politicamente le conseguenze.

Voglio concludere queste amare note riportando le parole, altrettando amare, del filosofo Giorgio Agamben:

 

Come avviene ogni volta che si istaura un regime dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese, il risultato è, come è avvenuto per gli ebrei sotto il fascismo, la discriminazione di una categoria di uomini, che diventano automaticamente cittadini di seconda classe. A questo mira la creazione del cosiddetto green pass. Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, che, secondo il parere di medici e scienziati che non c’è ragione di ignorare, sono stati prodotti in fretta e senza un’adeguata sperimentazione.
Malgrado questo, coloro che si attengono alla propria libera e fondata convinzione e rifiutano di vaccinarsi verranno esclusi dalla vita sociale. Che il vaccino si trasformi così in una sorta di simbolo politico-religioso volto a creare una discriminazione fra i cittadini è evidente nella dichiarazione irresponsabile di un uomo politico, che, riferendosi a coloro che non si vaccinano, ha detto, senza accorgersi di usare un gergo fascista: “li purgheremo con il green pass”. La “tessera verde” costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale.
Si tratta di un fatto la cui gravità politica non potrebbe essere sopravvalutata. Che cosa diventa un paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe? Il bisogno di discriminare è antico quanto la società e certamente forme di discriminazione erano presenti anche nelle nostre società cosiddette democratiche; ma che queste discriminazione fattuali siano sanzionate dalla legge è una barbarie che non possiamo accettare.

 

 

***




In principio era l’uranio impoverito….ma poi sbucarono i vaccini

Oggi che si parla di vaccini sperimentali fatti a tappeto sulla popolazione, anche infantile, è bene ricordare una storia che è molto molto istruttiva per l’oggi. Qui trovate un epilogo.

L’articolo è di Alberto Scarpitta ed è stato pubblicato nel 2017 su AnalisiDifesa.

 

 

Nello scorso mese di luglio è stata resa pubblica la relazione finale della IV Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito, uno studio autorevole che ha fatto ulteriormente chiarezza sulle cause di un fenomeno che ha colpito migliaia di soldati italiani negli ultimi vent’anni.

All’inizio del nuovo millennio, infatti, tra i nostri militari che avevano prestato servizio nelle missioni balcaniche, in Bosnia e nel Kosovo, si era verificato un improvviso aumento di casi di linfoma di Hodgkin, tale da far prevedere un collegamento tra l’insorgere della malattia e l’attività prestata in teatro.

Gravemente sospetta era apparsa la presenta in quei territori di residui di uranio impoverito che, sotto forma di aerosol con particelle micro polverizzare trasportabili dal vento anche a grande distanza, erano suscettibili di entrare nell’organismo per inalazione o ingestione attraverso alimenti contaminati.

Dopo non poche polemiche, non sempre prettamente scientifiche, venne varata la Commissione Mandelli, incaricata dal Ministero della Difesa di far luce sul fenomeno ed individuarne le cause scatenanti.

La commissione terminò i propri lavori nel 2004 senza accertare un nesso diretto ed incontrovertibile tra l’esposizione potenziale all’uranio impoverito e l’insorgenza dei linfomi, ma raccomandando un’ulteriore fase di studio che monitorasse l’evoluzione del fenomeno.

Ne nacque, su indicazioni della Difesa, il Progetto SIGNUM, acronimo per Studio di Impatto Genotossico Nelle Unità Militari, destinato a coinvolgere su base volontaria 982 militari impiegati nella missione “Antica Babilonia” in Iraq, dove le forze statunitensi avevano fatto largo uso di munizionamento contenente uranio impoverito.

Lo studio prevedeva la raccolta di informazioni dettagliate sulla possibile esposizione dei militari oggetto dell’indagine all’uranio impoverito e ad altri metalli pesanti mediante l’esame di campioni biologici (urine, sangue e capelli) effettuato prima e dopo la missione, per un periodo significativamente lungo (quasi otto anni).

Lo scopo era chiaramente quello di porre in essere una sorveglianza clinica ed epidemiologica protratta nel tempo, per accertare l’insorgenza di fenomeni a lungo termine.

Lo studio prendeva inoltre in considerazione altri fattori potenziali di rischio quali le condizioni ambientali e climatiche presenti nelle basi italiane di “White Horse” e “Camp Mittica”, gli stili di vita, la dieta, il fumo ed altre condizioni tendenzialmente pericolose, inclusa, per la prima volta, la somministrazione dei vaccini.

Il rapporto finale del progetto, redatto dal Comitato Scientifico costituito da 14 esperti di fama provenienti dagli staff medici delle università di Pisa, Genova e Roma, giunge già nel 2010 a conclusioni sorprendenti.

Nei soldati monitorati la quantità di uranio impoverito presente nel sangue e nelle urine non risultava aumentata al termine della missione, ma diminuita.

Erano invece aumentati i livelli di cadmio e nichel, notoriamente cancerogeni, ed ara cresciuto il danno ossidativo sul dna dei linfociti, cioè delle cellule del sistema immunitario, in particolare tra i soggetti che svolgevano intesa attività all’esterno ed avevano subito 5 o più vaccinazioni. I monitoraggi ambientali escludevano invece contaminazioni significative dovute ad uranio e l’esposizione ad altri specifici inquinanti genotossici.

 

L’attenzione sui vaccini

L’uranio impoverito, il grande accusato dei Balcani, cessava di essere il principale responsabile delle malattie sviluppate tra tanti soldati italiani e di un numero tristemente crescente di decessi.

Il Comitato Scientifico di Signum si concentrava invece sui vaccini, osservando una chiara correlazione tra le alterazioni ossidative del DNA ed il numero di vaccinazioni effettuate a partire dal 2003.

La differenza più eclatante si registrava infatti tra i 742 soggetti che avevano ricevuto un massimo di quattro vaccinazioni e quanti, un centinaio, ne avevano praticato un numero superiore, fino ad otto e somministrate talvolta anche in rapida successione. Per questi ultimi il differenziale di alterazioni ossidative era significativamente più elevato.

In particolare risultava sotto accusa il vaccino trivalente vivo attenuato Mrp (morbillo parotite rosolia) suscettibile di compromettere le cellule del nostro sistema immunitario incaricate di aggredire ed eliminare gli agenti patogeni esterni.

Profilassi massicce, stress psico-fisico e forte irraggiamento solare venivano pertanto individuati quali probabili concause di linfomi e neoplasie.

Sulla base di queste conclusioni, per certi versi inaspettate e spiazzanti, si costituì con delibera del Senato del 16 marzo 2010 una nuova Commissione Parlamentare di Inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che avevano colpito il personale italiano impiegato all’estero. Di fronte a questa il professor Franco Nobile, oncologo direttore del Centro prevenzione della lega contro i tumori di Siena, rese noti gli esiti di uno studio condotto su 600 militari del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore” reduci da missioni internazionali.

Le risultante confermavano quanto emerso dal Progetto Signum, evidenziando la possibilità che pratiche vaccinali particolari, massicce e ravvicinate potessero comportare una “disorganizzazione del sistema immunitario”, suscettibile a sua volta di concorrere alla manifestazione di gravi patologie autoimmuni, quali tiroidite, sclerosi multipla, eritema nodoso, lupus, artrite reumatoide, diabete e, secondo taluni studi, leucemie e linfomi.

Sotto accusa erano soprattutto le modalità di somministrazione vaccinale, con un nesso sempre più evidente tra vaccinazioni ravvicinate e abbassamento delle difese immunitarie, ed il loro stesso contenuto, che evidenziava la presenza di metalli pesanti quali alluminio e mercurio, senz’altro cancerogeni, utilizzati in alcuni tipi di vaccini come eccipienti e conservanti per migliorarne l’effetto.

Il ruolo dei vaccini risulterebbe suffragato soprattutto dall’insorgenza di numerosi casi di malattie in situazioni che escluderebbero altri fattori, primo fra tutti l’uranio impoverito.

Secondo dati di fonte ufficiale, infatti, l’85% dei militari che hanno contratto patologie gravemente invalidanti o sono addirittura deceduti per cause tumorali non hanno preso parte a missioni militari all’estero.

Si giunge così ai giorni nostri, con la pubblicazione, nel mese di luglio, della Relazione della IV Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito che, nonostante il nome, si è occupata di tutti gli aspetti relativi alla tutela della salute del personale militare.

Sono state esaminate anche tematiche particolari, relative a determinati siti utilizzati dalle forze armate e potenzialmente contaminati dalla presenza di amianto, gas radom o elementi radioattivi specifici utilizzati nel sistema di tracciamento IR del missile Milan.

Oltre a questo la Relazione si è soffermata ampiamente di nuovo sulla somministrazione dei vaccini.

Ricordando gli esiti del progetto Signum e gli studi del Prof. Nobile sui militari della Folgore che collegavano in maniera molto netta il significativo incremento della frequenza di alterazioni ossidative del DNA dei linfociti con un numero di vaccinazioni superiore a cinque, il documento raccomanda che tale numero divenga limite prescrittivo nella somministrazione di vaccini ed adottato come specifica prescrizione.

 

Indicazioni utili anche per civili e bambini?

 A tale proposito la Commissione suggerisce di predisporre una serie di esami pre-vaccinali specifici per individuare i soggetti particolarmente esposti a patologie gravi e per i quali è assolutamente sconsigliabile la vaccinazione, estendendo tali test in futuro anche alle reclute in fase di valutazione di idoneità all’arruolamento. In ogni caso per tutto il personale in servizio si raccomandano esami prima della somministrazione, per valutare immunità già acquisite e si sottolinea l’opportunità di non effettuare vaccinazioni in prossimità della partenza per le missioni, perché indurrebbero uno stato di immunodepressione che aumenterebbe paradossalmente il rischi di contrarre quella stessa malattia o altra patologia.

Infine la Commissione esprime il convincimento che farmaci vaccinali forniti in soluzione monovalente e monodose ridurrebbero significativamente i rischi della profilassi vaccinale, in particolare in presenza di soggetti già immunizzati nell’infanzia, con profilassi specifica o per aver contratto la malattia.

Dopo quasi vent’anni di polemiche spesso ideologiche e ben poco scientifiche, accese campagne di stampa talvolta fuorvianti, circa 4000 soggetti ammalati ed alcune centinaia di decessi, sembrano finalmente identificate con sufficiente chiarezza le cause principali di un fenomeno così grave e devastante.

Nell’auspicare che il Ministero della Difesa e la Sanità Militare diano attuazione con la massima sollecitudine e solerzia alle direttive espresse dalla Commissione, non possiamo ignorare che l’apparizione di questo autorevole documento sia coinciso con le forti polemiche registrate in tema di vaccinazione dei bambini in età scolare, vaccinazioni numerose (10 obbligatorie e 4 facoltative) ed effettuate anche con farmaci polivalenti.

A dispetto delle granitiche certezze manifestate più volte dal ministro della salute ci domandiamo se non sia opportuno suggerire anche per i bambini maggiori cautele e specifici accorgimenti pre-vaccinali per escludere rischi legati all’iperimmunizzazione, valutando caso per caso i possibili effetti delle somministrazioni sull’equilibrio immunitario.

 

 




Cascioli: “Io non mi vaccino, venite pure a prendermi”

“Visto che si è scatenata la caccia a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid, io mi costituisco. Però non sono affatto un “no vax”, come non lo è la maggioranza di quanti rifiutano questo vaccino e oggi si ritrovano ad essere il bersaglio di una campagna d’odio senza precedenti. Ho buone ragioni per non vaccinarmi, così come altri giudicano utile per sé il vaccino. Però davanti all’obbligatorietà imposta immotivatamente, opporsi al Green pass diventa una battaglia di libertà contro questo totalitarismo che si sta affermando.”

Rilancio un editoriale dell’amico Riccardo Cascioli, pubblicato su LNBQ, che condivido totalmente. 

 

 

Visto che ormai si è scatenata la caccia a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid e la campagna d’odio verso chi sprezzantemente è definito “no vax” sta raggiungendo livelli senza precedenti, ho deciso di costituirmi: io non mi vaccinerò; venitemi pure a prendere se oltre a fare i leoni da tastiera o i generali dei proclami, avete il coraggio di un incontro fisico, reale.

Però intanto cominciamo a chiarire le cose: non sono affatto “no-vax”, così come non lo è la stragrande maggioranza di coloro che non intendono vaccinarsi contro il Covid. Non solo ho fatto tutti i vaccini che l’Italia comanda, ma avendo girato un po’ per il mondo, ho fatto tranquillamente tutti i vaccini e le profilassi richieste. Ciò non ha impedito, come è logico che sia, che qualche “souvenir sanitario” di questi viaggi mi sia rimasto; a ricordare che vaccini e profilassi non ci rendono superuomini immortali, ma hanno i loro margini di rischio.
Non solo, come Bussola abbiamo sempre sostenuto l’importanza delle vaccinazioni essenziali nei paesi in via di sviluppo, dove si muore giovanissimi per malattie qui ampiamente sconfitte.

Ma ci sono vaccinazioni e vaccinazioni: davvero questi apostoli del vaccino ritengono che le migliaia di sanitari in Italia che stanno rischiando il posto e la carriera pur di non sottoporsi al vaccino siano dei pericolosi estremisti o dei creduloni che si abbeverano a fonti inattendibili?

Noi stessi sulla Bussola abbiamo sempre sostenuto che ci sono delle categorie di persone a cui può essere riconosciuto lo stato di necessità e quindi, valutando il rapporto rischi-benefici, consigliato di vaccinarsi. Ma appunto: consigliato, forse raccomandato, e comunque a certe condizioni. Certamente non obbligato. E riguarda solo una fascia di popolazione, quella che ha dimostrato essere più a rischio di vita nel caso di una infezione da Covid.

Ma è evidente che già da molto tempo la questione Covid ha smesso di essere un problema sanitario per diventare uno strumento politico. Solo così si spiega la furia, il disprezzo e l’odio contro chi pone obiezioni all’obbligatorietà dei vaccini. Solo così si spiega la totale irrazionalità di certe posizioni dogmatiche.

Non mi vaccino per tanti motivi, tre in particolare: perché i rischi sono maggiori dei benefici; perché c’è un problema etico; perché stante l’evidente scopo politico del green pass, questa è diventata anche una battaglia a difesa della libertà. Sintetizzo il primo punto: anzitutto per quanto non sia affatto augurabile ammalarsi di Covid, e malgrado a leggere i giornali sembrerebbe che almeno mezza Italia sia infetta, la probabilità di contagio è molto bassa, sia per stile di vita personale (ho una scarsa propensione all’assembramento) sia per dati oggettivi: il bollettino di ieri sera riportava che in Italia ci sono poco più di 51mila contagiati (contagiati, non malati), vale a dire lo 0,08% della popolazione italiana. E solo una minima parte di questi risultano ricoverati con qualche sintomo: 1.194 (il 2,3% dei positivi, lo 0,002% della popolazione italiana). Leggendo i giornali e ascoltando la tv, politici e influencer vari, si ha comunque la sensazione che una nuova ondata si sia rimessa effettivamente in moto. Ebbene, si rimane stupiti a notare che in effetti stiamo assistendo a un calo notevole dei malati di Covid: il 1 luglio, tanto per fare un esempio, i “ricoverati con sintomi” erano 1.532. Vale a dire che in 20 giorni c’è stata una diminuzione del 22%. Discorso analogo per le terapie intensive, passate in 20 giorni da 229 a 158 presenze (-31%).

Se comunque venissi contagiato so di poter contare sulle terapie precoci che – ne abbiamo tantissime prove – danno ottimi risultati. Certo, nessuno ci garantisce di non morire comunque di Covid, ma lo stesso vale per i vaccini, come stiamo vedendo in questi mesi. Devo agire con prudenza e ragione; ma non spinto dalla paura di morire. Devo essere invece sempre cosciente che la mia vita è ultimamente affidata a Dio (lui è il Signore della vita e della morte), non ai farmaci, ai virologi, ai generali (e neanche ai preti).
A fronte di questa bassa probabilità di contagio c’è un rischio evidente in vaccini sperimentali, i cui “bugiardini” vengono aggiornati man mano che i vaccinati registrano reazioni avverse gravi, anche letali; i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti, la cui reale efficacia è ancora tutta da dimostrare.

Sulla questione etica è presto detto: non si tratta di stabilire quanto sia remota la cooperazione al male compiuto da chi ha praticato quegli aborti da cui sono state tratte le cellule che, riprodotte milioni di volte, sono arrivate a contribuire alla realizzazione di questi vaccini. Questa lontananza la diamo per acquisita. Ma come ricordava il recente documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, anche in questo caso la liceità dell’uso di questi vaccini è legato all’esistenza di alcune condizioni, tra cui lo stato di necessità (cosa che appunto potrebbe verificarsi al massimo soltanto per una fascia della popolazione) e il fare un’azione di pressione su politici e case farmaceutiche perché non usino più cellule da feti abortiti. Soprattutto quest’ultimo punto è importante perché siamo in un contesto – come abbiamo già dettagliatamente spiegato – in cui l’uso di embrioni per la ricerca e di cellule da feti abortiti è in espansione e viene sempre più ritenuto normale. Non dire nulla davanti a questo è una grave omissione.

Ma detto questo è chiaro, come già detto, che la questione sanitaria è da tempo – forse dall’origine – passata in seconda linea, è soltanto un pretesto per affermare qualcosa d’altro. Come ha ben sintetizzato recentemente il filosofo Giorgio Agamben «nel Green pass non è in gioco la salute, ma il controllo della popolazione». Realizzare un regime di apartheid con i numeri di contagiati e malati sopra citati sarebbe pura follia se non ci fosse un progetto più ambizioso. Altrettanto folle sarebbe vaccinare giovani e bambini che per il Covid hanno una mortalità praticamente pari a zero.

I non vaccinati sono pericolosi non perché portatori di contagi mortali, ma perché sfuggono al controllo, ciò che una società che sta rapidamente trasformandosi in un regime totalitario non può tollerare. Anche se si vaccinasse il 100% della popolazione il virus non sparirebbe sia perché produce sempre nuove varianti, alcune delle quali probabilmente provocate dagli stessi vaccini e che a questi sfuggono sia perché bisogna considerare che il virus circola in tutto il mondo.
Del resto è sempre stato chiaro che i vaccini non sono in grado di estirpare il Covid, ma di minimizzarne gli effetti. I fatti di questi giorni dimostrano che gli stessi vaccinati si contagiano e contagiano per cui i Green pass sono tutto meno che un certificato di sicurezza sanitaria.

A questo si aggiunge il dato temporale: la validità del Green pass dura 270 giorni dall’inoculazione della seconda dose del vaccino. Ebbene, in Italia le seconde dosi sono iniziate il 17 gennaio; vale a dire che dal 14 ottobre i primi “immunizzati” non avranno più la copertura del Green pass e per Natale oltre tre milioni di vaccinati si ritroveranno di nuovo scoperti e quindi esclusi dai locali pubblici, ristoranti, treni, aerei, e così via. Cosa succederà? Ecco che il Green pass servirà a spingere alla terza dose, e poi alla quarta, e così via.

Chi si sta vaccinando non per scelta sanitaria ragionata, ma pensando così di riacquistare la libertà, avrà presto un’amara sorpresa. Al contrario dire di no al Green pass e all’obbligatorietà dei vaccini è ormai una battaglia di libertà contro un regime che si sta affermando tra gli applausi entusiasti delle sue vittime.
La spinta a vaccinarsi ha anche una inquietante analogia con la richiesta dei primi secoli di bruciare l’incenso all’Imperatore per avere la libertà di culto. Tanti cattolici hanno già deciso di farlo e, anzi, la chiamano carità. Ma noi non bruceremo l’incenso all’Imperatore. Resto qui ad aspettarvi.

 




Il COVID-19 dovrebbe essere una malattia da vaccino o una malattia infantile?

Il COVID-19 dovrebbe essere una malattia da vaccino o una malattia infantile?

Documentata risposta all’ articolo, pubblicato sulla rivista medica BMJ, che si interrogava se fosse necessario attendere per la vaccinazione anti Covid-19 nei bambini. Firmata da:

  • Christine Stabell Benn, medico, capo del progetto Bandim Health e professore di salute globale all’Istituto Danese di Studi Avanzati dell’Università della Danimarca meridionale.
  • Peter Aaby antropologo e medico, fondatore del Bandim Health Project, sistema di sorveglianza sanitaria e demografica in Guinea-Bissau, nell’Africa occidentale.

I due scienziati sostengono l’opportunità di trattare il Covid-19 come malattia infantile, permettendo ai bambini di sviluppare gli anticorpi naturali, piuttosto di esporli ad una vaccinazione, che mette inutilmente a repentaglio la loro salute, oltre a provocare il proliferare delle varianti.

La traduzione è a cura di Wanda Massa.

 

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Caro editore

Nella discussione riguardante la vaccinazione COVID-19 nei bambini, sembrano mancare diversi aspetti.

In primo luogo, la vaccinazione dei bambini si basa su un modesto studio di fase 3 sponsorizzato da Pfizer su 2260 adolescenti randomizzati al vaccino BNT162b2 COVID-19 o alla soluzione salina.

Il documento risultante conclude che il vaccino “aveva un profilo di sicurezza favorevole” (1). Tuttavia, in base ai dati presentati nella tabella supplementare 2, nel gruppo di età 12-15 anni, 7/1131 vaccinati contro 2/1129 non vaccinati hanno avuto un evento avverso grave (1), cioè un rischio 3 volte maggiore.

Nel gruppo di età 16-25 anni presentato nello stesso documento, 9/536 vaccinati contro 3/561 non vaccinati hanno avuto un evento avverso grave (1), cioè anche un rischio 3 volte maggiore. I risultati combinati indicano un rischio aumentato di 3,28 (intervallo di confidenza al 95% da 1,21 a 8,94) di eventi avversi gravi negli adolescenti/giovani adulti vaccinati (2).

In numeri assoluti, 1 su 100 vaccinati ha sperimentato un evento grave, contro 3 su 1000 non vaccinati. I dati non sono stati presentati per sesso.

Un vaccino protettivo può avere effetti negativi non specifici e differenziati per sesso sulla salute generale (3). Per esempio, un vaccino protettivo contro il morbillo ha dovuto essere ritirato dopo essere stato associato a una mortalità per tutte le cause 2 volte superiore per le femmine (4). Un vaccino parzialmente protettivo contro la malaria è stato recentemente associato a una mortalità femminile 2 volte superiore (5).

Queste osservazioni epidemiologiche indicano che mentre i vaccini proteggevano dalla malattia target, aumentavano la vulnerabilità ad altre malattie.

In altre parole, la protezione specifica è arrivata al prezzo di una maggiore vulnerabilità ad altre malattie. Questo fenomeno epidemiologico di effetti negativi non specifici è stato collegato alla tolleranza immunitaria innata (3, 6).

Anche se il numero di partecipanti era modesto, l’unico studio finora del vaccino BNT162b2 (Pfizer) COVID-19 indica che questo vaccino induce tolleranza immunitaria innata verso ligandi (ione o molecola in grado di donare i suoi elettroni per formare un legame di coordinazione, ndt) batterici e virali (7).

Così, la protezione contro COVID-19 potrebbe venire al prezzo di un aumento del rischio di altre infezioni.

Altri vaccini pandemici hanno poi scoperto di aver causato effetti collaterali rari ma gravi, come la sindrome di Guillain-Barré nei destinatari di vaccini antinfluenzali nel 1976, e la narcolessia legata a una marca di vaccino contro l’influenza suina nel 2009 (8).

Nessuno degli studi di fase 3 dei vaccini COVID-19 è stato progettato per studiare sia gli effetti non specifici differenziati per sesso, sia i rari ma gravi effetti collaterali a lungo termine (8).

Dato il basso rischio di COVID-19 grave in bambini precedentemente sani – nessuno nello studio di fase 3 sponsorizzato da Pfizer (1) – non è chiaro che i benefici del vaccino superino i danni nei bambini sani.

In secondo luogo, gli argomenti a favore della vaccinazione dei bambini includono che l’infezione nei bambini potrebbe portare a varianti più pericolose.

Le varianti che destano preoccupazione sono in genere il risultato di infezioni persistenti in persone immunocompromesse che possono far sì che il virus cambi più frequentemente perché il sistema immunitario della persona non può eliminare il virus così rapidamente come il sistema immunitario di una persona sana (9).

È improbabile che i bambini presumibilmente sani, che in genere hanno infezioni molto lievi/di breve durata, diano origine a varianti preoccupanti. Da notare che gli individui che hanno avuto un’infezione da COVID-19, probabilmente avranno un’ampia resistenza alle varianti di SARS-CoV2 (10), e quindi contribuiranno in modo importante all’immunità di gruppo.

Questo ci porta al terzo punto: Il COVID-19 dovrebbe essere una malattia da vaccino o una malattia infantile? C’è stata sorprendentemente poca discussione sul futuro del COVID-19. Molte persone sembrano assumere che il COVID-19 diventerà una malattia per la quale vaccineremo l’intera popolazione forse annualmente o biennalmente. Questo sarà costoso – e potenzialmente dannoso, se le vaccinazioni (ripetute) avranno effetti negativi. Non pensiamo che la vaccinazione di tutta la popolazione sia necessaria; infatti, potrebbe essere controproducente per la società.

I Corona-virus umani endemici conosciuti (HCoV) infettano la maggior parte delle persone prima dei 15 anni; in seguito le persone possono essere nuovamente infettate, ma come evidenziato dalla mancanza di risposte IgM, la risposta è una risposta di richiamo (11). Questi HCoV raramente causano malattie gravi fino all’età dell’immunosenescenza e non prenderemmo mai in considerazione la vaccinazione contro gli HCoV a livello di popolazione, anche se esistessero i vaccini.

Dato che siamo così fortunati che la SARS-CoV2 causa molto raramente malattie gravi nei bambini, il modo più sicuro ed economico di procedere sembra essere quello di trattare la SARS-CoV2 alla stregua di una malattia infantile comune come gli altri HCoV. Questo avverrebbe permettendo alla SARS-CoV2 di infettare i bambini, che in tal modo diventerebbero probabilmente protetti dalla malattia grave fino alla tarda età adulta. È importante notare che questa transizione della SARS-CoV2 in una malattia infantile sarebbe ritardata se ci fosse troppo poca SARS-CoV2 in circolazione.

Come notato da altri: “Una volta che la maggior parte degli adulti sono vaccinati, la circolazione della SARS-CoV-2 può essere in effetti auspicabile, in quanto è probabile che porti a un’infezione primaria all’inizio della vita, quando la malattia è lieve, seguita da riesposizioni di richiamo durante l’età adulta… Questo manterrebbe le reinfezioni lievi e l’immunità aggiornata“(12).

In conclusione, ci sono buoni argomenti per cui non vaccinare i bambini può in effetti servire diversi scopi a livello individuale e sociale:

  • Non vaccinare i bambini protegge i bambini dai potenziali danni sconosciuti delle vaccinazioni COVID-19.
  • Non vaccinare i bambini dà loro l’opportunità di sviluppare un’ampia immunità naturale, contribuendo all’immunità di gregge e accelerando la transizione della SARS-CoV2 in una malattia infantile.

I costi evitati per rendere la COVID-19 una malattia vaccinale, per la quale vacciniamo tutta la popolazione magari annualmente o biennalmente, potrebbero essere ben spesi per altri problemi di salute come il fumo, il cancro, l’obesità e la salute mentale.

Riferimenti

  1. Frenck RW, Jr., Klein NP, Kitchin N, Gurtman A, Absalon J, Lockhart S, et al. Safety, Immunogenicity, and Efficacy of the BNT162b2 Covid-19 Vaccine in Adolescents. N Engl J Med. 2021.
  2. Benn CS. https://www.linkedin.com/posts/christine-stabell-benn_safety-immunogenic…. LinkedIn post 2021.
  3. Benn CS, Fisker AB, Rieckmann A, Sørup S, Aaby P. Vaccinology: time to change the paradigm? Lancet Infect Dis. 2020.
  4. Aaby P, Jensen H, Samb B, Cisse B, Sodemann M, Jakobsen M, et al. Differences in female-male mortality after high-titre measles vaccine and association with subsequent vaccination with diphtheria-tetanus-pertussis and inactivated poliovirus: reanalysis of West African studies. Lancet. 2003;361(9376):2183-8.
  5. Klein SL, Shann F, Moss WJ, Benn CS, Aaby P. RTS,S Malaria Vaccine and Increased Mortality in Girls. MBio. 2016;7(2):e00514-16.
  6. Blok BA, de Bree LCJ, Diavatopoulos DA, Langereis JD, Joosten LAB, Aaby P, et al. Interacting, Nonspecific, Immunological Effects of Bacille Calmette-Guerin and Tetanus-diphtheria-pertussis Inactivated Polio Vaccinations: An Explorative, Randomized Trial. Clin Infect Dis. 2020;70(3):455-63.
  7. Föhse FK, Geckin B, Overheul GJ, van de Maat J, Kilic G, Bulut O, et al. The BNT162b2 mRNA vaccine against SARS-CoV-2 reprograms both adaptive and innate immune responses. medRxiv. 2021:2021.05.03.21256520.
  8. Doshi P. Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren’t designed to tell us. Bmj. 2020;371:m4037.
  9. Peacock TP, Penrice-Randal R, Hiscox JA, Barclay WS. SARS-CoV-2 one year on: evidence for ongoing viral adaptation. J Gen Virol. 2021;102(4).
  10. Ferretti AP, Kula T, Wang Y, Nguyen DMV, Weinheimer A, Dunlap GS, et al. Unbiased Screens Show CD8(+) T Cells of COVID-19 Patients Recognize Shared Epitopes in SARS-CoV-2 that Largely Reside outside the Spike Protein. Immunity. 2020;53(5):1095-107.e3.
  11. Zhou W, Wang W, Wang H, Lu R, Tan W. First infection by all four non-severe acute respiratory syndrome human coronaviruses takes place during childhood. BMC Infect Dis. 2013;13:433.
  12. Lavine JS, Bjornstad O, Antia R. Vaccinating children against SARS-CoV-2. BMJ. 2021;373:n1197.

 




Gerusalemme: tre farmaci esistenti sconfiggono in laboratorio il coronavirus con un successo “quasi del 100%”

L’epidemia di Covid 19 continua a preoccupare. Il sorgere e il diffondersi di nuove varianti mina la fiducia totale nei vaccini. Una notizia da Gerusalemme fa sperare in future cure mirate contro il virus, indipendentemente dalle varianti. Ce ne parla Nathan Jeffay in questo articolo pubblicato sul Times of Jerusalem.

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

 

coronavirus covid sars-cov-2
This 2020 electron microscope image provided by the National Institute of Allergy and Infectious Diseases – Rocky Mountain Laboratories shows SARS-CoV-2 virus particles which cause COVID-19, isolated from a patient in the U.S., emerging from the surface of cells cultured in a lab. Viruses are constantly mutating, with coronavirus variants circulating around the globe. (NIAID-RML via AP)

 

Se i farmaci superano i test clinici per COVID, è probabile che si dimostrino efficaci anche per le nuove varianti, affermano gli scienziati, poiché prendono di mira proteine che cambiano molto poco nelle mutazioni del virus

 

Scienziati israeliani affermano di aver identificato tre farmaci esistenti che hanno buone prospettive come trattamenti per COVID-19, affermando di aver dimostrato una grande capacità di combattere il virus nei test di laboratorio.

Hanno messo in vitro queste sostanze a contatto con SARS-CoV-2 attivo e cellule umane. I risultati “hanno dimostrato che i farmaci sono in grado di proteggere le cellule dagli attacchi del virus con quasi il 100% di efficacia, il che significa quasi il 100% delle cellule è sopravvissuto nonostante fossero state infettate dal virus”, ha detto al Times of Israel il professor Isaia Arkin, un biochimico dell’Università Ebraica che ha avviato la ricerca.

“Al contrario, in circostanze normali, circa la metà delle cellule sarebbe morta entro due giorni dal contatto con il virus”. Ha aggiunto che ci sono forti indicazioni che i farmaci saranno efficaci contro le varianti da mutazione.

Il prof. Arkin, che fa parte di un centro dell’Università Ebraica specializzato nel reimpiego di farmaci esistenti, ha affermato di aver esaminato più di 3.000 farmaci per verificarne l’idoneità, in quella che descrive come una ricerca simile a quella di “un ago in un pagliaio”. Questo approccio può aiutare a trovare rapidamente i trattamenti perché i farmaci sono già stati testati. Spera di lavorare con un’azienda farmaceutica in modo che i farmaci che ha identificato vengano rapidamente testati clinicamente per il COVID-19.

“Abbiamo il vaccino, ma non dobbiamo riposare sugli allori e vorrei che questi farmaci facessero parte dell’arsenale che stiamo usando per combattere il coronavirus”, ha detto.

La ricerca che ha aperto la strada alla sperimentazione di laboratorio è stata sottoposta a peer-review e pubblicata, ma lo studio di laboratorio in quanto tale deve ancora essere sottoposto a revisione paritaria.

Arkin ha affermato che il suo ottimismo sul fatto che i farmaci si dimostreranno efficaci contro varianti future si basa su ciò che prendono di mira.

Di fronte alla SARS-CoV-2, i farmaci in questione – Darapladib, attualmente usato per curare l’aterosclerosi, Flumatinib, un farmaco contro il cancro e un farmaco per l’HIV – non prendono di mira la proteina spike. Piuttosto prendono di mira una delle altre due proteine: la proteina della membrana e la proteina 3a. Queste proteine, in particolare la proteina dell’involucro, non cambiano molto da variante a variante e persino da malattia a malattia della famiglia dei coronavirus. Ecco perché i farmaci che le prendono di mira hanno probabilità di rimanere efficaci nonostante le mutazioni, sostiene il prof. Arkin.

La proteina dell’involucro del coronavirus, una delle due proteine ​​che gli scienziati dell’Università Ebraica prendono di mira con i farmaci che hanno testato nel loro laboratorio (per gentile concessione della Hebrew University)

“La proteina dell’involucro del virus SARS-CoV-2 è approssimativamente identica al 95% a quella del primo focolaio di SARS del 2003, mentre la proteina spike è identica per meno dell’80%”, ha affermato.

“Ciò significa che se avessimo avuto un farmaco mirato verso la proteina dell’involucro per curare l’epidemia di SARS, molto probabilmente non avremmo dovuto sopportare questa pandemia.” 

Fino ad ora, la proteina dell’involucro non era considerata un bersaglio promettente per i farmaci. Il team di Arkin, invece, l’ha identificata come un canale ionico, una classe di proteine ​​presenti nelle membrane di tutti gli organismi, che, per la loro struttura, rispondono particolarmente bene ai farmaci – una qualità sfruttata dai prodotti farmaceutici per l’ipertensione, l’angina e molti altri condizioni. 

Arkin ha dichiarato: “Sono entusiasta di aiutare ad espandere l’arsenale di cure contro il coronavirus. Se pensiamo a cosa ci consente di combattere l’HIV, l’epatite e molte altre malattie, è proprio il fatto che disponiamo di una varietà di trattamenti, un vasto arsenale.”

 

 




Associazione di medici: Il programma di Biden di andare porta-a-porta per convincere gli esitanti del vaccino è incostituzionale e non etico

L’Associazione americana di medici e chirurghi ha dichiarato che il piano di Biden di andare “porta a porta” per promuovere le iniezioni di COVID-19, “viola i principi etici di protezione della riservatezza e del consenso informato” ed è incostituzionale. 

Ne parla WND News Center in un suo articolo che vi propongo nella mia traduzione.

 

Joe Biden
Joe Biden

 

Il piano dell’amministrazione Biden di inviare agenti “porta a porta” per convincere gli “esitanti verso il vaccino” a ricevere le iniezioni sperimentali COVID-19 è incostituzionale e immorale, sostiene un’associazione di medici.

L’American Association of Physicians and Surgeons (AAPS) (Associazione americana di medici e chirurghi, ndr) ha detto in una dichiarazione che la “sollecitazione del governo federale viola i principi etici della protezione della riservatezza e del consenso informato”.

“I professionisti della salute hanno bisogno del consenso implicito di un paziente anche per essere visti; non possono semplicemente presentarsi senza invito a casa di un estraneo”, sostengono i medici.

L’AAPS dichiara che per “ragioni sia legali che etiche, il programma dovrebbe essere interrotto immediatamente”.

Il gruppo nota anche uno scritto trapelato dal Lake County Health Department in Illinois che istruisce gli “ambasciatori della salute della comunità” a tenere traccia degli indirizzi e delle risposte dei residenti in un “Doorknocking Spreadsheet”.

L’AAPS ha fatto le seguenti osservazioni:

  • La Costituzione degli Stati Uniti non prevede alcuna autorità per il governo federale di essere coinvolto nella medicina, per esempio, raccomandando, promuovendo o rendendo obbligatori i trattamenti.
  • Se l’Ambasciatore conosce lo stato di vaccinazione di una persona, il governo ha già raccolto dati sanitari personali e li ha condivisi con agenti che non hanno nulla a che fare con la cura della persona, una violazione del quarto emendamento. L’Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA) non vi proteggerà – permette una divulgazione molto ampia ai funzionari governativi.
  • Gli Stati hanno l’autorità legale di regolare la pratica della medicina, ma gli ambasciatori non sono evidentemente sotto alcun vincolo per quanto riguarda la formazione, le credenziali, la documentazione o l’ambito di pratica, anche se stanno raccogliendo dati e dando consigli medici senza supervisione. Anche gli assistenti medici e gli scrivani medici devono soddisfare certe qualifiche.
  • Gli ambasciatori stanno promuovendo un prodotto sperimentale, senza informazioni sui rischi. Anche se un prodotto è approvato dalla FDA, i pubblicitari e i professionisti medici devono divulgare i rischi, come l’infiammazione del cuore, la paralisi da Guillain-Barré o altre cause, l’aborto o la morte. Contrasta lo scritto dell’Ambasciatore con le rivelazioni su una pubblicità televisiva per un farmaco, diciamo uno per trattare la tigna del tuo cane.