Che cosa devo fare io, nella presente confusione della Chiesa?

Rilancio un articolo del prof. Leonardo Lugaresi pubblicato sul suo blog.

 

Piazza San Pietro colpita da fulmine

 

“Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è favorevole”, diceva un noto agente della disssoluzione, il quale dal suo punto di vista poteva anche avere ragione. Chi non lavora per Satana, il grande dissolutore, deve pensare all’opposto che la confusione sia un pericolo mortale.

Che il mondo sia confuso è normale, lo è sin dagli inizi e sempre lo sarà. L’entropia sembra però crescere anche nella chiesa, il cui “sistema” ci sta dando l’impressione di evolvere rapidamente ad un grado massimo di disordine, e la cosa più preoccupante è che chi dovrebbe istituzionalmente “sorvegliarlo” (che in greco si dice episkopein) sembra non farci caso o addirittura compiacersene (come quel “grande timoniere” di cui sopra).

In tale situazione, che cosa possiamo (e dobbiamo) fare noi piccoli, che non abbiamo nessuna responsabilità istituzionale (con le conseguenti possibilità di intervento), ma abbiamo una responsabilità personale nei confronti del battesimo che abbiamo ricevuto, di noi stessi e di tutti coloro che dalla nostra testimonianza (che in greco si dice martyrion) possono essere edificati o al contrario scandalizzati?

La buona notizia, paradossalmente, è che la confusione nella chiesa c’è sempre stata: non è dunque lo stato finale dell’entropia di un sistema chiuso le cui trasformazioni irreversibili producono inesorabilmente un aumento del disordine. La chiesa conosceva la confusione anche agli inizi, e dunque non saremo scandalizzati dal disordine della “chiesa iniziale” di oggi. Perché ricordiamoci sempre che il cristianesimo è sempre iniziale, e il suo non è affatto un “sistema chiuso” destinato alla decadenza, bensì aperto all’impulso potente della grazia divina per opera dello Spirito santo.

Conoscendo la confusione, la chiesa apostolica – la cui autocoscienza, indefettibilmente consegnata alla Scrittura nei testi del Nuovo Testamento, è normativa per noi – conosceva anche il rimedio. Ce lo indica, per esempio, San Paolo con questo avvertimento che sembra davvero (ed in effetti è) scritto per noi oggi, 23 ottobre 2020:

«Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Lettera ai Galati, 1, 6-9).

Dicano e facciano quello che vogliono: io so a Chi e che cosa ho creduto. E non c’è nulla di confuso in Colui a cui ho creduto e nell’insegnamento che, per Suo mandato la chiesa mi ha impartito. Di magistero ce n’è quanto ne vogliamo (oltretutto a portata di ogni mano in quel bellissimo e per nulla confuso Catechismo che – Dio l’abbia in gloria! – san Giovanni Paolo II ha donato alla chiesa) e può rispondere, con chiarezza, ad ogni nostra esigenza. Se anche un angelo dal cielo ci predicasse un vangelo diverso da quello che abbiamo ricevuto, sappiamo che cosa fare. Che il bianco sia nero e che il nero sia bianco non lo accetteremo mai. Perinde ac cadaver qui non funziona: siamo vivi, grazie a Dio, e tali vogliamo restare.




La Croce, il giubbotto salvagente e il rischio di confusione

La croce recentemente svelata che porta il giubbotto di salvataggio di un immigrato sconosciuto, ora appesa in Vaticano, solleva seri interrogativi e preoccupazioni, poiché il Crocifisso per i cristiani conosce una sola persona che vi è stata appesa: Gesù Cristo.

Questo articolo è stato pubblicato anche su The Catholic World Report. Lo presento ai lettori di questo blog nella traduzione di Sabino Paciolla.

 

Papa Francesco benedice la croce con giubbotto di salvataggio (19.12.2019)

Papa Francesco benedice la croce con giubbotto di salvataggio (19.12.2019)

 

Il 19 dicembre 2019, Papa Francesco ha incontrato 33 richiedenti asilo provenienti dall’isola greca di Lesbo, portati a Roma dal cardinale Konrad Krajewski. Per l’occasione è stata svelata una croce nel cortile del Belvedere in Vaticano per rendere omaggio ai migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo. La croce è piuttosto insolita, per usare un eufemismo: il corpo della croce è trasparente, come l’acqua, ed è circondato da un giubbotto di salvataggio arancione proprio nel luogo in cui Cristo è stato posto sulla croce. Il giubbotto di salvataggio arancione apparteneva a un migrante sconosciuto che ha perso la vita in mare nel luglio 2019.

Quel migrante senza nome, ha sottolineato papa Francesco, è stato vittima di un’ingiustizia. “È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”, ha detto il pontefice. La croce con il giubbotto di salvataggio del migrante, [il Papa] ha dichiarato,

Ci ricorda che dobbiamo tenere gli occhi aperti…, tenere il cuore aperto…, per ricordare a tutti l’impegno indispensabile per salvare ogni vita umana, un dovere morale che unisce credenti e non credenti… Come possiamo rimanere indifferenti agli abusi e alla violenza di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alla mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo andare oltre, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, rendendoci responsabili della loro morte? La nostra ignoranza è un peccato.

Potrebbe apparire come se la croce “indossasse” il giubbotto di salvataggio di un migrante. Infatti, il giubbotto di salvataggio del migrante occupa il posto di Cristo crocifisso; il giubbotto è il sostituto di Cristo sulla croce. L’insolita croce è controversa, con alcuni italiani che si chiedono se questo sia il messaggio di Francesco per il Natale, facendoli sentire in colpa per non aver aiutato e curato abbastanza i migranti. La croce insolita è uno strumento per far sentire in colpa i fedeli, soprattutto a Natale?

Sicuramente suscita seri interrogativi e preoccupazioni, perché il Crocifisso per i cristiani conosce un sola persona che ha occupato quel posto: Gesù Cristo, che è il centro e il vertice della fede cristiana. “La croce è il sacrificio unico di Cristo”, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica (par. 618), e l’Enciclopedia Cattolica Moderna (The Liturgical Press, 1994) spiega che la croce è “il simbolo più solenne e significativo della fede cristiana…”. In 2.000 anni di storia cristiana, i cristiani non hanno mai avuto nessun Crocifisso se non la Croce Redentrice che ha portato il corpo senza vita di Cristo crocifisso per i peccati dell’umanità. La Croce di Cristo, infatti, non è rimpiazzabile o sostituibile con nessun’altra immagine, perché una sola morte sulla Croce è una morte Redentrice e Salvifica, una morte che non può essere paragonata a nessun’altra morte o sofferenza, né per metonimia (salvagente che sostituisce Cristo) né per metafora.

Solo la sofferenza di Cristo e solo la sua morte in Croce sono Salvifici e Redentrici. La morte di Cristo abbraccia tutti ed include tutti, ma è stata la Sua morte; il Crocifisso abbraccia tutte le sofferenze e tutti i sofferenti, compresa l’ingiustizia subita da tutti gli uomini: i migranti annegati in mare, il nascituro assassinato, i cristiani perseguitati in Cina o in Medio Oriente, la famiglia che cerca di sbarcare il lunario questo Natale, i malati, i lebbrosi, i disoccupati, gli anziani, i genitori single, le donne maltrattate, i disoccupati e molti altri. Ogni vita è sacra agli occhi di Dio; Egli non fa discriminazioni: “Perché Dio non mostra alcuna parzialità” (Rm 2,11).

Perché non i giubbotti di salvataggio dei vigili del fuoco, o i giubbotti antiproiettile indossati da uomini e donne delle forze dell’ordine che muoiono nell’adempimento del loro dovere al servizio degli altri? Non si può prendere una particolare sofferenza umana, quella del migrante, e sostituirla con il sacrificio di Cristo sulla croce. Cristo non può essere sostituito. Il migrante non può diventare Cristo, il nuovo redentore. È davvero un peccato che il migrante sia morto in mare nel luglio 2019, cercando di raggiungere la sicurezza e una vita migliore, dando se stesso per una vita migliore, ma non per redimere l’umanità. Il migrante – o qualsiasi altro essere umano, se è per questo – non è mai capace di rinunciare a se stesso per salvare tutti. Solo uno si è offerto per la salvezza di tutti, e quell’Uno è Gesù Cristo. “E non c’è salvezza in nessun altro”, ha dichiarato il primo papa, San Pietro, “non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12).

Il giubbotto di salvataggio non è il simbolo della fede cristiana; non è un simbolo della sofferenza umana che tutto comprende, e tanto meno della salvezza universale. Cristo ha sofferto per salvare tutti, l’intera umanità. Non c’è paragone e non c’è teologia per supportare la sostituzione di Cristo con un salvagente; il salvagente può salvare vite umane, ma è una “salvezza” radicalmente diversa. Il salvagente non può salvare per la vita; è una salvezza temporale dal mare, una salvezza che è esclusiva di un particolare gruppo di persone: migranti e rifugiati. Invece, secondo la dottrina della Chiesa di Cristo, Cristo Crocifisso è l’unica fonte e culmine della salvezza eterna per tutti coloro che lo seguono e gli obbediscono. La sofferenza e la redenzione di Cristo è stata una sofferenza e una redenzione che include tutti.

Sostituendo Cristo sulla croce con il giubbotto di salvataggio del migrante, Papa Francesco rischia di diventare parziale nello scegliere una sofferenza umana piuttosto che altre. Ancora peggio, la Chiesa rischia di non essere diversa da un’organizzazione non governativa (ONG) con sede a Trastevere. Inoltre, l’installazione di questo nuovo non-crocifisso rischia di diventare blasfema per la fede cristiana e per i cristiani. In questa recente esposizione, la Chiesa e la fede cristiana di 2000 anni fa sono diventate ideologia e il Crocifisso è strumentalizzato al servizio della politica.

Come dice il proverbio: “Custodite Cristo nel Natale!” Quest’anno, sembra particolarmente opportuno aggiungere: “Custodite Cristo sul Crocifisso!” Sono fatti l’uno per l’altra e non possono essere compresi in maniera separata. “perché mi ero proposto di non sapere fra voi altro”, scriveva san Paolo, “se non Gesù Cristo e lui crocifisso”.

Papa Francesco fa affiggere crocifisso con giubbotto salvagente (19.12.2019)

Papa Francesco fa affiggere crocifisso con giubbotto salvagente (19.12.2019)

 

 




Arciv. Leonard: “Gesù ci ha avvertito: nel mondo dovrete soffrire, ma fidatevi di me, io ho vinto il mondo”

Lunedì scorso nella cattedrale francese di Chartres – dove da secoli i pellegrini venerano il velo della Beata Vergine Maria – l’Arcivescovo Andre-Joseph Léonard, già Primate del Belgio, ha celebrato la Messa tridentina davanti a migliaia di pellegrini che avevano percorso più di 60 miglia da Parigi nell’ormai tradizionale pellegrinaggio di Pentecoste di tre giorni.

Ecco l’omelia nella mia traduzione.

L'Arcivescovo Andre-Joseph Léonard, già Primate del Belgio

L’Arcivescovo Andre-Joseph Léonard, già Primate del Belgio

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, AMEN!

Tutti conosciamo, fratelli e sorelle, le multinazionali che commerciano in tutto il mondo. Ebbene, e questo è uno scoop, la multinazionale più impressionante del mondo è la Chiesa cattolica che si diffonde tra tutte le nazioni. E lo dobbiamo allo Spirito Santo e a San Pietro, nella lettura degli Atti degli Apostoli di oggi. Pietro è andato da Cornelio, un pagano, un soldato romano e a tutto il suo seguito; è entrato in casa sua – cosa che era proibita per un ebreo! – ed ecco, su richiesta di Cornelio, Pietro lo evangelizza, gli parla di Gesù, vero Dio, vero uomo, crocifisso e risorto. Appena terminato il suo sermone, lo Spirito Santo scese su Cornelio e su tutta la sua famiglia…. e Pietro si trovò di fronte ad un problema. Avevano già ricevuto il sacramento della cresima, come si poteva negare loro l’acqua del battesimo? Così Pietro battezzò questi pagani dopo un brevissimo catecumenato.

È grazie, dunque, allo Spirito Santo, e grazie a Pietro e poi a Paolo che la Chiesa è diventata una vera e propria multinazionale, non più legata a un solo popolo ma alla multinazionale della fede, della speranza e della carità in tutto il mondo. E questo è ciò che ha permesso a noi, Galli, Celti, Attuati, Nerviani, Eburoni e altri popoli del tempo, di entrare finalmente nella Chiesa cattolica. E questa Chiesa cattolica, osiamo nel Credo dire che è una, santa, cattolica e apostolica. A volte sento persone, in questo giorno e in questo periodo, dopo la rivelazione di tanti scandali che ci hanno ferito, dire: “Possiamo ancora dire che la Chiesa è una sola, santa, cattolica e apostolica? Ebbene, sì, è santa, anche se è fatta di peccatori – la prova di ciò è che siamo qui. È composta da peccatori.

Ma lei è santa perché il Santo di Dio, Gesù, è il suo capo, perché lo Spirito Santo è la sua anima, perché la Santissima Vergine Maria è il suo cuore, perché per guidarla nel cammino della storia è sostenuta dalla Santa Tradizione che viene dagli apostoli, ed è illuminata dalle Sacre Scritture, e perché nel cuore della vita della Chiesa c’è quello che facciamo ora: c’è il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. E inoltre, nel corso dei secoli, la Chiesa, dai peccatori che la compongono, è capace di produrre santi – e tutti avremo il dovere di diventarlo prima o poi.

E per compiere la sua missione, la Chiesa ha come fonte di speranza e fonte di pace le parole che abbiamo ascoltato nel Vangelo: questi sono i due versi più preziosi di tutto il Nuovo Testamento: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chi crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna, perché Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato”. Sono una pura meraviglia.

San Paolo ha riassunto ciò nella sua seconda lettera ai Corinzi nel capitolo 5, versetto 21, quando ha detto: “Colui che non aveva conosciuto il peccato, il Santo di Dio” – così il demonio si è rivolto a Gesù, “sappiamo chi sei, Gesù di Nazareth, tu sei il Santo di Dio” – beh, dice Paolo, “colui che era senza peccato, il Santo di Dio, Dio lo fece peccato in nostro favore, lo ha messo nel rango dei peccatori in modo che noi peccatori, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.”.

Se ci rendiamo conto di questo, se ci rendiamo conto del perché Gesù è sceso così in basso in un abisso di solitudine, abbandono, paura, angoscia, sentirsi abbandonato dai suoi discepoli, e persino, apparentemente, abbandonato dal Padre suo fino al punto di piangere: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; se è sceso così in basso, è per raggiungere ogni uomo e ogni donna, per quanto profonda fosse la loro disgrazia.

Ebbene, chi crede in questo, chi ripone la sua fede in Gesù che è sceso fino in fondo all’abisso, è abitato da una speranza inesauribile e riceve il dono della pace – ma a che prezzo! Il prezzo pagato da chi ci ha salvati. La sera di Pasqua nel Vangelo di Giovanni, Gesù si rivolge due volte ai discepoli dicendo loro: “La pace sia con voi”. E mostra loro le ferite delle sue mani e la ferita sul fianco – il prezzo che ha pagato, salendo dall’abisso, per farci il dono della pace.

Questo è stato il tema del vostro pellegrinaggio: essere missionari di pace. Ma c’è un prezzo, e un prezzo a cui dobbiamo pensare. Perché è detto nel Vangelo di Giovanni nei versi che seguono le parole che ho appena citato: “Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce” e noi dobbiamo scegliere la luce e conformarci alla volontà, agire secondo la volontà del Signore su di noi. E sarà una lotta.

Gesù è venuto a darci la pace. Lo disse esplicitamente la sera dell’Ultima Cena: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”. E nei vangeli sinottici – Matteo, Marco, Matteo, Luca – sentiamo queste parole un po’ sorprendenti: “Non pensiate – dice Gesù – che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a portarvi la pace, ma la spada”.

Ebbene, fratelli e sorelle, missionari di speranza e missionari di pace, ci sarà comunque una battaglia da combattere. In Europa stiamo vivendo una grande confusione politica. Ci sarà una battaglia da combattere.

C’è anche molta confusione in questo momento nella Chiesa cattolica su punti importanti che riguardano l’indissolubilità del matrimonio, il rapporto dell’Alleanza coniugale con l’Alleanza del sacramento dell’Eucaristia, la questione dell’indissolubilità del matrimonio, la questione delle pratiche omosessuali, la questione del celibato dei sacerdoti nella Chiesa latina e tanti altri temi: una grande confusione. E va in ogni direzione. E dobbiamo essere grati quando su alcuni di questi punti il nostro attuale Papa, papa Francesco, parla chiaramente. E possiamo anche continuare a ispirarci all’insegnamento molto chiaro e anche molto misericordioso che ci viene dato da papa emerito Benedetto XVI, e da san Giovanni Paolo II. Dovremo combattere con fermezza, benevolenza, ascolto e misericordia, ma ci saranno battaglie da combattere.

E Gesù ci ha avvertito: nel mondo dovrete soffrire, ma fidatevi di me, io ho vinto il mondo.

Chiudo con un piccolo messaggio. Sono rimasto molto colpito nel vedere tutte le famiglie che sono qui riunite con persone che hanno già il loro stato di vita, che sono sposate, o che sono single per scelta, o che sono single a causa delle circostanze della vita. Ci sono ministri ordinati, ci sono persone consacrate….. Ma anche tanti giovani!

Quindi, cari giovani che sono qui presenti, rimanete sempre molto vicini a Gesù. Questa è una fonte di pace, ma potrebbe anche essere molto difficile. Chiederà alla maggioranza di voi di fondare un giorno una casa solida, cioè un uomo e una donna e il Signore in mezzo: un bel “ménage à trois”, un uomo, una donna e il Signore che è l’unità profonda di una coppia. Chiederà ad alcuni di vivere un celibato forzato che non è stato scelto perché non hanno mai trovato un’anima gemella in vita. E chiederà a queste persone di vivere il loro celibato nella verità.

Ma certamente vorrà trovare, tra voi giovani, ragazze che pensano che Gesù sia il più bello, e che per i suoi occhi belli abbracceranno una forma o l’altra di vita consacrata. Siate in guardia, e siate accoglienti, signore! E tra i giovani ragazzi, vorrà trovare qualcuno che accetterà di diventare sacerdote al servizio della Chiesa. In tutte le diocesi di Francia e d’Europa, a cominciare dalla diocesi di Chartres, c’è bisogno ovunque di giovani così appassionati di Gesù da decidere di dedicare tutta la loro vita a lui e alle persone che ama.

Non abbiate paura. Nel mondo, dovrete soffrire e fare scelte impegnative, ma fidatevi, ci dice Gesù: “Ho sconfitto il mondo”.

Amen, alleluia!

 

Fonte: LifeSiteNews




Confusione nella comunicazione

 

 

Foto: Papa Francesco

Foto: Papa Francesco

di Sabino Paciolla

 

Quando si dice la confusione. Riprendo da Il Sismografo, un sito molto vicino al Vaticano.

Faccio la sintesi dell’antefatto.

Giovedì 27 settembre pomeriggio, a San Giovanni in Laterano, il Santo Padre ha pronunciato un importante discorso ai partecipanti al Corso diocesano di formazione su matrimonio e famiglia promosso dal Tribunale della Rota Romana. Come al solito, dalla Sala stampa vaticana, prima dell’evento, viene recapitato via mail ai giornalisti il discorso del Papa, con il solito obbligo, “embargo” nel gergo della sala stampa vaticana, di non pubblicarlo prima che il testo sia stato pronunciato dal Papa. La dizione esatta dell’obbligo è questa: “EMBARGO
FINO AL MOMENTO IN CUI IL TESTO È PRONUNCIATO, VALE SOLO QUANTO PRONUNCIATO, SALVO INDICAZIONI DIVERSE”.

Più tardi, alle ore 18,17, la Sala Stampa Vaticana invia una nuova mail ai giornalisti in cui si leggeva: “Si comunica che il discorso del Santo Padre pronunciato nel corso dell’Udienza ai partecipanti al Corso di formazione promosso dalla Diocesi di Roma e dal Tribunale della Rota Romana (Bollettino 701) non ha subito variazioni e si può quindi diffondere“.

C’è un piccolo particolare, il Papa, al testo scritto ha aggiunto anche numerose e corpose aggiunte, improvvisate e pronunciate a braccio. In pratica erano “due discorsi”, che si complementavano e completavano reciprocamente, dice il giornalista Luis Badilla de Il Sismografo.

Accade però un fatto curioso. Sul sito della Sala stampa vaticana appare il testo scritto diffuso ai giornalisti, senza le aggiunte a braccio, mentre, continua Badilla, i media come Vatican Insider, Aica, Vida Nueva, RaiNews24, Tgcom, riprendono quello che hanno visto, sentito e registrato.

Ovvio lo sconcerto tra i giornalisti: si parla di magistero, e dunque si deve evitare il più possibile di generare confusione.

A tal proposito, riporto le eloquenti e testuali parole di Louis Badilla:

Appare chiaro che, all’origine di questi eventi, ci sia la precisa volontà del Pontefice. Non è pensabile nemmeno come ipotesi che un modo di fare di questo tipo si possa decidere senza l’approvazione del Papa. Lui ha voluto agire in questo modo, aggiungendo riflessioni nuove che poi non sono state integrate nel corpo dell’allocuzione consegnata e poi diffusa dalla Sala stampa, e ciò va rispettato alla lettera. E’ la sua volontà e basta.

6) Consideriamo però nostro dovere dire che questo modo di agire nella diffusione del magistero del Papa, almeno in alcune circostanze, è un errore che finirà per generare equivoci, casi mediatici e polemiche assurde, inutili e non necessarie in un momento come questo. Se il Papa parla a gruppi, piccoli o grandi è evidente che quanto dice, sia che legga un testo preparato sia che improvvisi, sono contenuti necessariamente pubblici e non si può fare altrimenti; solo nel caso di un’udienza privata questa consequenzialità non avviene.
Un testo pubblico, letto come preparato, va pubblicato come ufficiale e le eventuali aggiunte a braccio, non appena trascritte ed elaborate, vanno pubblicate insieme all’originale preparato, è così che finora si è sempre fatto.
La dicitura: VALE SOLO QUANTO PRONUNCIATO, SALVO INDICAZIONI DIVERSE, crea confusione e i fatti di giovedì scorso ne sono la prova tangibile. Quel giorno, in serata, circolavano due discorsi del Papa al Laterano: quello pronunciato e quello riportato dai giornalisti con contenuti che non hanno avuto mai l’ufficialità.
“Quanto pronunciato” dal Papa, in atti aperti e non riservati, è di per se pubblico e la modalità “salvo indicazioni diverse” non è sostenibile nel mondo dei media oggi. Si rischia che ogni qualvolta sarà applicata la modalità  “salvo indicazioni diverse” nascerà un caso mediatico, soprattutto se la materia è sensibile.
7) A questo punto ci chiediamo dunque cosa possono citare non solo i giornalisti, ma anche gli studiosi o i ricercatori che siano alla ricerca di una fonte autorevole? Cosa sarà vero o attendibile nel caso di contraddizioni (tra il testo scritto e quanto pronunciato a braccio, ndr): il testo pubblicato su vatican.va, che magari non coincide con quanto alcuni testimoni riportano ma che comunque rappresenta la fonte ufficiale del Vaticano, o i testi prodotti da giornalisti che hanno assistito alle parole a braccio e magari le hanno anche registrate?
Non si tratta di una questione da poco, che riguarda capricci burocratici, da passacarte. Si tratta di una cosa seria, che chiama in causa l’autorevolezza delle fonti e l’inequivocabilità delle parole del Pontefice; sarebbe meglio evitare di accrescere confusione e polemiche.

 

Fonte: Il Sismografo




CONVEGNO: “CHIESA CATTOLICA, DOVE VAI?”

Foto: convegno 7 aprile 2018 - “Chiesa cattolica, dove vai?”

Foto: convegno 7 aprile 2018 – “Chiesa cattolica, dove vai?”

Ieri, 7 aprile, a Roma, presso The Church Village, ex Domus Pacis, si è svolto un importante convegno, organizzato dagli “Amici del card. Caffarra”, dal titolo: “Chiesa cattolica, dove vai?”.

Il convegno ha voluto riflettere sulla attuale crisi nella Chiesa, crisi che da alcuni è negata. Ma come aveva detto il card. Caffarra in una famosa intervista al Foglio del 14 gennaio 2017: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Questa frase ha costituito anche il sottotitolo del convegno.

I relatori sono stati sei: il card.
Raymond Leo Burke, già prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e presidente della Corte di Cassazione dello Stato Vaticano; il card. Walter Brandmüller, insigne storico; il vescovo Athanasius Schneider, ausiliare di Karaganda, Kazakistan; Marcello Pera, filosofo, già presidente del Senato; il prof. Renzo Puccetti, bioeticista, docente presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze Del matrimonio e della famiglia; il prof. Valerio Gigliotti, docente di Storia del diritto medievale e moderno presso l’Università di Torino. In video è arrivato anche il saluto del cardinale Joseph Zen-Zekiun, vescovo emerito di Hong Kong, il quale, per l’età e la distanza, non ha potuto partecipare di persona.  Egli ha comunque inviato una riflessione sull’evoluzione dei rapporti Cina-Santa Sede.

Come si può vedere dai relatori, il livello del convegno è stato molto elevato. Ciononostante, le relazioni sono state semplificate rispetto a quelle ufficiali depositate.

Il convegno, cui ho partecipato, è stato molto affollato, con circa 400 persone, molte di esse in piedi. Erano presenti anche molte testate giornalistiche sia italiane che straniere, compresa la Reuters, che ha effettuato riprese dell’intero convegno oltre che interviste.

Il convegno ha avuto un piccolo prologo. Prima del suo inizio, chiunque avesse voluto poteva fermarsi a pregare presso la cappella presente nel giardino della struttura. Poi c’è stato il raduno in una stupenda giornata di sole. Il convegno vero è proprio è iniziato alle verso le 15.30.

Si può dire che le relazioni hanno toccato il cuore dei partecipanti poiché sono state spesso interrotte da lunghi applausi.

La serata si è conclusa con la lettura da parte del direttore editoriale de Il timone, prof. Gianpaolo Barra, della “declaratio”. Essa, pur riprendendo alcune delle questioni sollevate nei “dubia”, è stata strutturata come una testimonianza di fede che viene pubblicamente espressa dal popolo cristiano in un momento percepito da molti come di “grave pericolo per la fede e l’unità della Chiesa”. a causa di “interpretazioni contraddittorie” dell’esortazione apostolica Amoris laetitia” ma non solo.

Le relazioni sono state tutte molto interessanti, e per questo vanno sicuramente studiate ed approfondite. Probabilmente presenterò una loro sintesi nei prossimi giorni. Al momento mi sembra prioritario riportare la “Declaratio”. Eccola.

Dichiarazione finale del convegno “Chiesa cattolica, dove vai?”
Roma, 7 aprile 2018

A causa di interpretazioni contraddittorie dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia”, tra i fedeli nel mondo si diffondono sconcerto e confusione crescenti.

L’urgente richiesta da parte di circa un milione di fedeli, di più di 250 studiosi e anche di cardinali di una risposta chiarificatrice del Santo Padre a queste domande non è stata finora ascoltata.

Nel grave pericolo venutosi a creare per la fede e l’unità della Chiesa noi, membri battezzati e cresimati del Popolo di Dio, siamo chiamati a riaffermare la nostra fede cattolica.

Ci autorizza e ci incoraggia a farlo il Concilio Vaticano II, che nella “Lumen gentium” al n. 33 afferma: “Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa ‘secondo la misura del dono del Cristo’ (Ef 4, 7)”.

Ci incoraggia a farlo anche il beato John Henry Newman, che nel suo scritto, si può dire profetico, “On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine”, già nell’anno 1859 indicava l’importanza della testimonianza di fede da parte dei laici.

Perciò noi testimoniamo e confessiamo in accordo con l’autentica tradizione della Chiesa che:

1) il matrimonio tra due battezzati, rato e consumato, può essere sciolto solo dalla morte.

2) Perciò i cristiani che, uniti da un matrimonio valido, si uniscono a un’altra persona mentre il loro coniuge è ancora in vita, commettono il grave peccato di adulterio.

3) Siamo convinti che esistono comandamenti morali assoluti, che obbligano sempre e senza eccezioni.

4) Siamo anche convinti che nessun giudizio soggettivo di coscienza può rendere buona e lecita un’azione intrinsecamente cattiva.

5) Siamo convinti che il giudizio sulla possibilità di amministrare l’assoluzione sacramentale non si fonda sull’imputabilità o meno del peccato commesso, ma sul proposito del penitente di abbandonare un modo di vita contrario ai comandamenti divini.

6) Siamo convinti che i divorziati risposati civilmente e non disposti a vivere nella continenza, trovandosi in una situazione oggettivamente in contrasto con la legge di Dio, non possono accedere alla Comunione eucaristica.

Il nostro Signore Gesù Cristo dice: “Se rimanete nella mia parola siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32).

Con questa fiducia confessiamo la nostra fede davanti al Supremo Pastore e Maestro della Chiesa e davanti ai vescovi e chiediamo loro di confermarci nella fede.

 




CARD. BURKE: LA CORREZIONE DEL PAPA NON È DISOBBEDIENZA, MA OBBEDIENZA A CRISTO

Riprendo ampi stralci da una interessantissima intervista (qui) rilasciata ieri dal card. Raymond Leo Burke al direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, Riccardo Cascioli.

Foto: card. Raymond Leo Burke

Foto: card. Raymond Leo Burke

Cascioli: Eminenza, lei sarà uno dei principali relatori al convegno del 7 aprile, che nel nome del cardinal Caffarra si interrogherà sulla direzione della Chiesa. Già dal titolo del convegno si percepisce la preoccupazione per la direzione presa. Quali sono i motivi di tale preoccupazione?

Card. Burke: La confusione e la divisione nella Chiesa, sulle questioni fondamentali e più importanti – il matrimonio e la famiglia, i Sacramenti e la giusta disposizione per accedervi, gli atti intrinsecamente cattivi, la vita eterna ed i Novissimi – diventano sempre più diffuse. E il Papa non soltanto rifiuta di chiarire le cose con l’annuncio della costante dottrina e sana disciplina della Chiesa, una responsabilità che è inerente al suo ministero quale Successore di san Pietro, ma aumenta anche la confusione.

Cascioli: Si riferisce anche al moltiplicarsi di dichiarazioni private che vengono riportate da coloro che lo incontrano?

Card. Burke: Quello che è successo con l’ultima intervista concessa ad Eugenio Scalfari durante la Settimana Santa e resa pubblica il Giovedì Santo è andato oltre il tollerabile. Che un noto ateo pretenda di annunciare una rivoluzione nell’insegnamento della Chiesa Cattolica, ritenendo di parlare nel nome del Papa, negando l’immortalità dell’anima umana e l’esistenza dell’Inferno, è stata fonte di profondo scandalo non solo per tanti cattolici ma anche per tanti laici (…) La risposta della Santa Sede alle reazioni scandalizzate arrivate da tutto il mondo, è stata fortemente inadeguata. Invece di riannunciare chiaramente la verità sulla immortalità della anima umana e sull’Inferno, nella smentita c’è scritto solo che alcune parole citate non sono del Papa. (…)

Cascioli: Se queste cose sono molto gravi, e fonte di imbarazzo, stupisce però anche il silenzio di tantissimi Pastori.

Card. Burke: Certo, la situazione è ulteriormente aggravata dal silenzio di tanti vescovi e cardinali che condividono con il Romano Pontefice la sollecitudine per la Chiesa universale. Alcuni stanno semplicemente zitti. Altri fanno finta che non ci sia nulla di grave. Altri ancora diffondono fantasie di una nuova Chiesa, di una Chiesa che prende una direzione totalmente diversa dal passato, fantasticando ad esempio di un “nuovo paradigma” per la Chiesa o di una conversione radicale della prassi pastorale della Chiesa, rendendola completamente nuova.(…)

Cascioli: Senza dubbio, oggi è molto discussa la figura di papa Francesco. Si passa facilmente dall’esaltazione acritica di qualsiasi cosa egli faccia alla critica spietata per ogni suo gesto ambiguo. Ma in qualche modo il problema di come rapportarsi al Papa vale per ogni pontefice. Per cui alcune cose necessitano di essere chiarite. Intanto, cosa rappresenta il Papa per la Chiesa?

Card. Burke: Secondo il costante insegnamento della Chiesa, il Papa, per la volontà espressa di Cristo, è “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Costituzione Dommatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, n. 23). È l’essenziale servizio del Papa di salvaguardare e promuovere il deposito della fede, la vera dottrina e la sana disciplina coerente con le verità credute. Nell’intervista già citata con Eugenio Scalfari, ci si riferisce compiacenti al Papa come “rivoluzionario”. Ma l’Ufficio Petrino non ha niente, assolutamente niente, da fare con la rivoluzione.

Cascioli: Quella che lei dipinge è una situazione apocalittica…

Card. Burke: Tutta questa situazione mi porta a riflettere sempre più sul messaggio della Madonna di Fátima che ci ammonisce del male – ancora più grave dei gravissimi mali sofferti a causa della diffusione del comunismo ateistico – che è l’apostasia dalla fede dentro la Chiesa. (…)

Cascioli: Sicuramente il Papa non è un sovrano assoluto, eppure oggi è molto percepito in questo modo. “Se lo dice il Papa…” è il modo comune di troncare qualsiasi domanda o dubbio su alcune affermazioni. C’è una sorta di papolatria. Come vi si risponde?

Card. Burke: (…) Il Papa, per la volontà divina, gode di tutto il potere necessario per poter salvaguardare e promuovere la vera fede, il vero culto divino, e la richiesta sana disciplina. Questo potere appartiene non alla sua persona ma al suo ufficio di Successore di san Pietro.(…) Attualmente, c’è una rischiosa e perfino dannosa confusione della persona del Papa con il suo ufficio che risulta nell’oscuramento dell’Ufficio Petrino. (…) La Chiesa esiste per la salvezza delle anime. Qualsiasi atto di un Papa che mina la missione salvifica di Cristo nella Chiesa, sia un atto eretico o sia un atto peccaminoso in se stesso, è semplicemente vuoto dal punto di vista dell’Ufficio petrino.

Cascioli: Nel rapporto con il Papa a cosa un cattolico deve tenere maggiormente?

Card. Burke: Il cattolico deve sempre rispettare, in modo assoluto, l’Ufficio Petrino quale parte essenziale dell’istituzione della Chiesa da parte di Cristo. Il momento nel quale il cattolico non rispetta più l’ufficio del Papa si è disposto o allo scisma o alla apostasia dalla fede. Allo stesso tempo, il cattolico deve rispettare l’uomo incaricato con l’ufficio che significa attenzione al suo insegnamento e direzione pastorale. Questo rispetto include anche il dovere di esprimere al Papa il giudizio di una coscienza rettamente formata, quando egli devia o sembra deviare dalla vera dottrina e sana disciplina o abbandona le responsabilità inerenti il suo ufficio. Per il diritto naturale, per i Vangeli, e per la costante tradizione disciplinare della Chiesa, i fedeli sono tenuti ad esprimere ai loro pastori la loro premura per lo stato della Chiesa. Hanno questo dovere al quale corrisponde il diritto di ricevere una risposta dai loro pastori.

Cascioli: Quindi è possibile criticare il Papa? E a quali condizioni?

Card. Burke: Se il Papa non adempie il suo ufficio per il bene di tutte le anime, non è soltanto possibile ma anche necessario criticare il Papa. (…) Alcuni hanno criticato quelli che hanno espresso pubblicamente la critica al Papa quale una manifestazione di ribellione o di disobbedienza, ma domandare – con il rispetto dovuto per il suo ufficio – la correzione di confusione o errore non è un atto di disobbedienza, ma un atto di obbedienza a Cristo e perciò al Suo Vicario sulla terra.