Abbiamo spento la civiltà. Abbiamo messo a tacere noi stessi. In nome dell’amore, abbiamo annullato l’amore.

“Lo sforzo di preservare la vita proibendo di viverla non funziona. Non può funzionare. Funzionerebbe se fossimo mere macchine biologiche, che non hanno bisogno di nient’altro che di aria, cibo, acqua, fogne e riparo. Funzionerebbe se gli uomini e le donne non fossero altro che frammenti staccati di umanità che possono prosperare nell’isolamento, se la comunione fosse un optional. Funzionerebbe se la vita non fosse altro che cibo e il corpo non fosse altro che un vestito. Funzionerebbe se potessimo salvare la nostra vita semplicemente conservandola.”

Pensieri di Peter J. Leithart pubblicati su First Thing, nella mia traduzione. 

 

ristorante persone a tavola
ristorante persone a tavola

 

“Come si sente sola la città che un tempo era così piena di gente” (Lamentazioni 1:1).

“Allora io eliminerò dalle città di Giuda e dalle strade di Gerusalemme, dice il Signore, la voce della gioia e la voce dell’allegria, la voce dello sposo e la voce della sposa; perché la terra diventerà un luogo di rovine” (Geremia 7:24).

“Babilonia, la grande città sarà precipitata e più non riapparirà. La voce degli arpisti e dei musici dei flautisti e dei suonatori di tromba, non si udrà più in te; ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere non si troverà più in te; e la voce della mola non si udrà più in te; e la luce della lampada non brillerà più in te; e voce di sposo e di sposa non si udrà più in te. Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra; perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.” (Apocalisse 18:21-23).

 

Non molto tempo fa, dovevamo immaginare queste scene di silenzio apocalittico. Ora non più. Le abbiamo vissute. Le nostre strade sono state svuotate. I ristoranti sono chiusi, i parchi e i campi da gioco sigillati con il nastro della polizia. Matrimoni e funerali sono ridotti o cancellati, sale da concerto e musei vacanti. Per molti, il Ringraziamento e il Natale non sono mai avvenuti. Per mesi, la maggior parte delle chiese ha smesso di celebrare, e alcune non hanno ancora aperto del tutto. Abbiamo operato secondo un grande comandamento: Tu non farai festa.

Incredibilmente, niente di tutto questo è successo a causa di un’invasione o di una sconfitta militare. Lo abbiamo fatto a noi stessi, volontariamente. Le civiltà sono paesaggi sonori, riempiti dal rumore del lavoro, dai lamenti per i morti, dalle risate dei matrimoni. Abbiamo spento la civiltà. Abbiamo messo a tacere noi stessi.

Abbiamo dovuto, molti risponderanno. Abbiamo dovuto spegnere tutto per preservare la vita. Non c’è altra ricchezza che la vita, e anche se dobbiamo perdere tutto per sopravvivere, ne vale la pena. 

Mettete da parte le questioni aspramente contestate sulla virulenza della pandemia. Lo sforzo di preservare la vita proibendo di viverla non funziona. Non può funzionare. Funzionerebbe se fossimo mere macchine biologiche, che non hanno bisogno di nient’altro che di aria, cibo, acqua, fogne e riparo. Funzionerebbe se gli uomini e le donne non fossero altro che frammenti staccati di umanità che possono prosperare nell’isolamento, se la comunione fosse un optional. Funzionerebbe se la vita non fosse altro che cibo e il corpo non fosse altro che un vestito. Funzionerebbe se potessimo salvare la nostra vita semplicemente conservandola. 

Non è così che è concepita la vita umana. Non si adatta al mondo reale. E quando cerchiamo di forzare la vita in quello stampo, ci si ritorce contro. Abbiamo sacrificato tutte le attività sociali e culturali che conferiscono bellezza e ricchezza alla vita, cose che rendono la vita più che la nuda sopravvivenza biologica. Abbiamo sacrificato la vita per preservarla. In nome dell’amore, abbiamo annullato l’amore. 

È destinato a ritorcersi contro di noi. Nella nostra frenetica necrofobia, fuggiamo la morte, evitando il contatto con gli altri, chiudendoci in casa, lavandoci ossessivamente le mani, evitando i luoghi pubblici e le riunioni – tutto per il bene della sopravvivenza. Ma una vita senza contatto umano, una vita in cui non ci avventuriamo mai, una vita senza rischio non è affatto una vita, ma una morte vivente. Conservare la nuda vita a tutti i costi è un suicidio. Per elevare la nuda vita come valore supremo, dobbiamo fare il sacrificio supremo della vita stessa. E così fuggiamo dalla morte, e ci troviamo a correre verso l’abbraccio della morte, stranamente confortati. La nostra necrofobia diventa necrofilia.

Quello che facciamo questa sera è un atto di sfida. Sfidiamo il silenzio, e osiamo condividere insieme la voce degli arpisti e dei flautisti e dei trombettisti e dei pianisti, la voce dello sposo e la voce della sposa, la voce dei cantanti, la voce delle risate su un tavolo condiviso. Qui stasera, insieme, formiamo un cerchio di suono, luce e vita. Qui almeno vive una città. Non siamo qui per sfidare questa o quella meschina ordinanza. Siamo qui, nel nome e nel potere del Signore Gesù risorto, per sfidare la morte, compresa la morte vivente della città silenziosa.

La festa non è un’aggiunta estranea alla vita. La festa è il segno effettivo della vita, il luogo dove si vive la vita, la vita in comunione con Dio e con gli altri, la vita come gioia condivisa, una condivisione di cibo e bevande che è anche una condivisione di noi stessi gli uni con gli altri. Il cibo esiste per essere saturato dalla comunione personale, “per portare in sé la comunicazione di una persona all’altra” (Erik van Versendaal). E così gustiamo la bontà gli uni degli altri, e la bontà del Signore, attraverso la bontà di queste creature del cibo e delle bevande.

Il mondo è cibo, un banchetto di sguardi, suoni, aromi, sapori, consistenze, una tavola imbandita dal nostro Creatore per la nostra reciproca e comune delizia. Questo – quello che stiamo facendo qui, ora – questa è la vita. Quindi, benvenuti al banchetto. Benvenuti alla vita. Mangiate, bevete, ridete, parlate, gridate, cantate, gioite, vivete.

 

Peter J. Leithart è presidente dell’Istituto Theopolis.

Le osservazioni riportate sono state pronunciate alla Festa dell’Epifania di Theopolis, tenutasi a Birmingham, Alabama, il 29 gennaio 2021.




Che squallore! Che livello infimo! Che vergogna!!!

Non ci sono veramente parole per commentare un tale livello di comportamento nei confronti di Giorgia Meloni. Poveri studenti di tal professore di nome Giovanni Gozzini della università di Siena. E degli altri due personaggi presenti…meglio non parlare.

Il rettore della Università di Siena, Francesco Frati, che si è detto indignato per quanto accaduto, ha deciso la sospensione dall’insegnamento in via cautelativa e ha avanzato al Collegio di disciplina la sua proposta di sanzione: tre mesi di stop dall’attività didattica, senza stipendio. 

Il presidente della Repubblica, Mattarella, ha telefonato alla Meloni per manifestarle la sua solidarietà.

 






Il figlio prodigo dell’Occidente…che rimane tra i porci.

Figliol prodigo

 

di Pierluigi Pavone

 

1. Nel Vangelo (la parabola del figlio prodigo in Luca 15) l’uomo che rifiuta Dio e adora se stesso, pretende da Dio tutto – come se gli fosse dovuto – per perderlo nel mondo. Tra i porci si ravvede: la desolazione del nulla gli è di tale e oggettivo ribrezzo, da ravvedersi. Da viziato e peccatore, diventa confessore pentito. A tal punto da mostrare il servilismo invidioso del fratello – apparentemente fedele – che era rimasto nella casa paterna, probabilmente giudicando – da bravo fariseo – l’altro.

Anche l’Occidente ha il suo figlio prodigo. Con la differenza che rivendica per diritto di essere tra i porci e di vivere come i porci. La desolazione non gli è motivo di scandalo interiore. Ora la Verità è scandalo. La bellezza, l’ordine, la legge naturale, l’evidenza stessa delle cose. La sua natura di uomo è ora prigione. È curioso notare che questo figlio moderno è stato educato al vizio (spacciato per virtù) dell’Oltre-Uomo nietzschiano; è stato educato ad affidarsi alla sua ragione (perversamente luminosa). E condotto da queste filosofie, in realtà, alla aberrazione e alla follia (come fu per lo stesso Nietzsche). La Verità richiede molto più coraggio e eroismo. L’umiltà, quando è sincera, è una vera e invincibile virtù. Come avviene per il figlio prodigo del Vangelo. Come avviene per ogni Santo, contro l’uomo che con orgoglio e senza prova alcuna rivendica di provenire dalle scimmie e di vivere ancora peggio.

 

2. Al contrario, il figlio prodigo dell’Occidente rifiuta l’Occidente, dopo averne goduto pienamente. L’insuperabile civiltà occidentale gli ha permesso di avere libertà, ragione, diritto, benessere. Non è rimasta nell’immobilismo mistico delle caste; non gli ha insegnato che la realtà è illusione; né che deve uccidere e sacrificare gli schiavi perché il sole sorga ancora; né che deve uccidere innocenti per guadagnare il paradiso molto carnale. Gli ha insegnato la logica del reale; gli ha vietato di uccidere l’innocente (che sia il feto o l’indios o il malato, perché tutti riconosciuti come uomini); lo ha reso partecipe tramite il battesimo della figliolanza divina; lo ha educato nelle Università (create nel Medioevo); gli ha insegnato la pari dignità dell’uomo e della donna (a tal punto che una Donna è proclamata Madre di Dio e Regina degli Angeli).

Non essendo all’altezza di questo, però, il figlio prodigo dell’Occidente ha prima rifiutato l’anima della sua cultura, cioè il Cristianesimo; infine anche il corpo. Infatti ora, si ispira al Caos. E lo può fare, perché in fondo, è un viziato che non ha mai dovuto né pensare, né lavorare. E si compiace della Chiesa, quando tradendo se stessa, questa si adegua al suo linguaggio, al suo scopo, ai suoi nichilisti valori. Dietro la maschera della tolleranza buonista, sincretista e solidale.

 

3. Maurizio Blondet, scriveva già vent’anni fa, nel suo libro No Global: «Il neo-borghese è la creatura che vive a suo perfetto agio nella “secolarizzazione compiuta”: che per lui (come per Scalfari) significa il rifiuto, in via di principio, di riconoscere qualcosa di superiore a sé. Con ciò, è diventato il viziato della storia, il figlio di papà della civilizzazione tecnocratica. […]. È il contrario della noblesse, con un elemento maligno in più: i comfort inodori dello Stato del benessere hanno dato all’uomo nuovo la sensazione (falsa) di non avere limiti, di non essere sottoposto a condizioni. Gli sono state risparmiate le ristrettezze, la fatica fisica, la pressione crudele dell’ambiente naturale; le difficoltà reali della vita, e perfino la malattia e la morte gli sono nascoste, o svalutate dalla speranza (sostenuta dai media), che “la scienza”, anch’essa concepita come onnipotente, vi troverà rimedio. Proprio perché ignaro di quanto sia dura la vita, il neo-borghese si proclama ecologista, anti-industriale, preoccupato delle specie in vie di estinzione, foche e balene, più che dell’operoso sviluppo umano. […]. Chiede alla Chiesa di dichiarare lecito il peccato, così da sollevare lui dai complessi di colpa. Vuole la religione come assicurazione sociale che dia il suo contribuito alla “qualità della vita”» (pp. 63-64).

 

4. Ed è così che l’uomo occidentale, fuggito da Dio e dall’Occidente stesso, sceglie i porci. Con orgoglio. E guida le masse alla dissoluzione anarchica. E non si tratta più di anarchia politica, ma di una più globale anarchia culturale. Per loro, famiglia e proprietà sono elementi corrosivi e degenerati. Eppure vogliono che tutto sia famiglia e proprietà. Per loro il diritto e la legge sono oppressione. Eppure vogliono che tutto sia diritto. Per loro il mercato libero è ingiustizia sociale. Eppure vogliono che tutto sia comprabile: persino il figlio e colei che lo porta in grembo, affinché probabilmente non abbia neppure una madre. Per loro tutto è permesso. Eppure fanno leggi che indicano come reato l’opinione non allineata alla loro democratica visione.

Perché il loro scopo è Dissoluzione. Dissoluzione del mondo che li ha partoriti, allevati e soddisfatti, spiritualmente e materialmente. Perché il loro scopo è l’Indeterminazione, attraverso cui intendono Dio, l’universo. E l’essenza stessa dell’uomo.

 




L’amore tra l’uomo e la donna al centro dell’attuale crisi della civiltà

Eros

 

 

di Massimo Lapponi

 

1. L’amore tra l’uomo e la donna è al centro della vita del mondo, e in questi nostri tragici tempi esso appare anche essere la chiave di volta dei problemi cruciali della civiltà. La crisi della democrazia, la crisi della religione, l’inquietante rapporto tra l’occidente e l’Islam: tutto ruota intorno al mistero insondabile dell’amore tra l’uomo e la donna.

Che questa sia la retta interpretazione di nostri tempi lo suggerisce già soltanto il fatto che i tratti più evidenti delle diverse crisi che stiamo attraversando si sono manifestati nello stesso momento in cui anche l’amore tra l’uomo e la donna è entrato in una crisi di una gravità inedita, quale probabilmente non era mai apparsa nella storia del mondo.
Soltanto la suggestione di una propaganda martellante impedisce a un gran numero di persone di capire che gli stravolgimenti che il costume e la legislazione stanno introducendo nella vita amorosa del genere umano non hanno nulla di “normale”, ma costituiscono un’assoluta novità nella vita delle nazioni e nel corso della natura, tale da dovere suscitare allarme, se non altro proprio per il suo carattere di stravolgimento radicale di tutta la precedente storia del mondo.

La pretesa di separare radicalmente gli atti sessuali dalla loro organica connessione con la generazione della vita, la conseguente diffusione, nella vita ordinaria delle persone, di pratiche finalizzate a rendere infecondi tali atti, e perciò la normalizzazione di molteplici comportamenti sessuali contro natura, di interventi meccanici o medico-farmaceutici per ottenere sterilità, di pratiche abortive per evitare la maternità, e la tendenza, già realizzata in alcune nazioni, a rendere obbligatorie, o almeno ad ottenere, con forme molto efficaci di persuasione, la diffusione quasi universale di alcune di dette pratiche, l’equiparazione del normale rapporto di amore tra l’uomo e la donna con rapporti omosessuali o altrimenti configurati e tutto ciò che ne deriva, non sono manifestazioni più che evidenti di uno stravolgimento della vita umana e della natura che viene ad irrompere come un uragano per la prima volta nella storia del mondo?

La pretesa che tutto ciò non sia che il normale svolgimento della vita democratica delle nazioni e che ogni allarmismo sia perciò da condannare è un insulto alla ragione e al buon senso.

Ma cosa ha a che fare questo stravolgimento della vita amorosa del genere umano con la crisi della democrazia e della religione e con le sempre più gravi tensioni del mondo occidentale con il mondo islamico? A prima vista il nesso non appare evidente, ma un’analisi più approfondita potrebbe forse svelarcelo.

2. Come dice “Il Pastor fido” di Giovanni Battista Guarini, «non si comincia bene se non dal cielo»: per comprendere i misteri della storia umana è necessario rivolgere lo sguardo il più in alto possibile. E cosa incontriamo di più alto, nella considerazione della generazione della vita umana, se non l’Incarnazione di Cristo? Questo mistero, che è al centro della storia del mondo, è anche al centro della vita amorosa del genere umano, e perciò quest’ultima non può essere compiutamente illuminata se non da esso.

Già il fatto che Dio abbia scelto la generazione da una donna quale mezzo per rendersi presente nel mondo, suggerisce che la generazione umana, e tutto ciò che ad essa concorre, è qualche cosa di sacro e di ineffabile, a cui l’uomo non dovrebbe accostarsi se non con riverenza e timore.

La genealogia di Cristo, quale è riferita nel Vangelo di Luca – Lc 3, 23-38 – risale fino ad Adamo, che viene chiamato “figlio di Dio”. Dunque Cristo appare essere Figlio di Dio non solo perché generato per opera dello Spirito Santo, ma anche perché fin dall’origine il capostipite della sua genealogia era detto “figlio di Dio”. La figliolanza di Dio, perciò, incomincia già con il genere umano e culmina, infine, nella generazione di Cristo da Maria, e l’intervento dello Spirito Santo sembra inserirsi quasi naturalmente nel corso delle generazioni. Il testo biblico suggerisce, infatti, che vi sia una sorta di preparazione al mistero dell’Incarnazione, che era già presentita al momento della creazione del primo uomo e che ha animato del suo soffio sublime tutte le successive generazioni umane. Dare la vita ad un uomo, dunque, è già un’azione divina, che misteriosamente aspira ad assimilarsi alla generazione eterna del Verbo di Dio dal Padre.

Se è così, possiamo credere che l’amore tra l’uomo e la donna, così inscindibilmente coinvolto nella generazione della vita, non sia anche coinvolto nel mistero della generazione temporale ed eterna del Verbo divino?
Nel pensiero dei Padri della Chiesa e dei grandi teologi antichi, la creazione del mondo viene presentata come un prolungamento del flusso delle Persone Divine nel seno della Trinità. Come il Figlio fluisce eternamente dal Padre nel vincolo di amore dello Spirito Santo, in modo analogo la creazione, quasi straripando al di fuori della vita divina per l’eccesso incontenibile dell’amore, viene a formare una sorta di prolungamento temporale dell’eternità. Ovviamente tra la vita divina della Trinità e il mondo creato vi è l’abisso che separa l’infinito dal finito e l’Essere per sé dall’essere per partecipazione, ma nel mondo creato vi è il riflesso della vita divina da cui esso deriva, quasi fosse un torrente uscito dall’alveo di un fiume.

Ora, questo torrente non può non avere in sé una misteriosa tensione a ritornare verso la pienezza di vita da cui è scaturito e a ritrovare così il senso pieno della propria esistenza. Ma come superare l’abisso invalicabile che lo divide dall’infinito divino? Sembra quasi che la natura creata sia animata da una misteriosa “anima del mondo”, da un istinto che la porta ad evolvere verso forme sempre superiori di esistenza, dalla vita inorganica alla vita organica, alla vita autonoma, alla vita cosciente.

Ecco che, con l’apparire dell’uomo, il mondo diviene cosciente di se stesso e nella coscienza dell’uomo appare, come l’alba su un orizzonte lontano, l’intuizione della vita divina da cui il mondo è derivato e a cui esso aspira a ritornare. Ma il sole, annunciato dall’alba spirituale nella coscienza dell’uomo, indugia ad apparire all’orizzonte, finché l’uomo, dopo aver ammirato l’immenso scenario della natura, non posa il suo sguardo sull’ultima creatura di Dio, che viene quasi a coronare tutta l’opera della creazione: la donna!

Allora l’uomo esclama: «Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa!» (Gn 2, 23) e, intrecciando con la sua sposa un vicolo di amore, vede apparire nell’orizzonte della sua coscienza una più intensa luce del sole divino che si prepara a sorgere.
Tutta la natura sembra raccogliersi nella bellezza della sua sposa e nell’amore che entrambi li trasporta e il mistero divino non appare più soltanto avvolto dalla maestà del Creatore, ma incomincia a rivelare quella pienezza originaria di «luce intellettual piena d’amore» (Paradiso, 30, 40) da cui è sgorgato il torrente dell’universo creato. Amore e felicità sono nel medesimo tempo l’esperienza dell’uomo e della donna, il senso ultimo del mondo e la rivelazione della stessa misteriosa vita divina.

Ma, sebbene ora l’alba si sia trasformata in una sfolgorante luce che inonda l’orizzonte interiore dell’uomo e della donna, il sole divino rimane ancora nascosto: l’abisso tra finito e infinito non è stato ancora varcato. Possono sperare lo sposo e la sposa che il loro amore, e con esso tutto l’universo, rifluiscano infine nella sorgente originaria del mondo creato?

3. L’uomo e la donna ancora non sanno che all’origine della creazione vi è un modello eterno ineffabile: la generazione del Figlio di Dio dal Padre nel vincolo di amore dello Spirito Santo. Questo modello, che il mondo naturale ha imitato in forme sempre più elevate, dalla causalità meccanica alla generazione biologica, alla generazione della vita autonoma, ora essi sono chiamati a riprodurlo attraverso la fecondità, non solo biologica, ma soprattutto e sostanzialmente spirituale della loro unione. La loro «luce intellettual piena d’amore», nell’atto di dare la vita a nuove creature umane, nello stesso tempo rispecchierà il mistero della Santissima Trinità e collaborerà con essa a generare – più che a creare – nuovi figli. E certamente questi figli assomiglieranno al Figlio eterno di Dio, generato nell’eternità, e avvertiranno nelle profondità del loro cuore questa somiglianza, trasmessa loro dalla causa sostanziale che li ha generati: non il processo semplicemente biologico, ma il mistero di coscienza e di amore operante nell’intimo essere del padre e della madre nell’atto della loro unione sponsale.
Questa fecondità sconfinata dell’amore dello sposo e della sposa, che darà vita ad una generazione infinita, appare come un ulteriore gradino verso il superamento dell’abisso che ancora divide il mondo da Dio. E questo gradino senza confini, che si estende per tutte le generazioni del mondo, non sembra adombrare già la presenza dell’infinito nell’universo creato? Esso, infatti, contiene una misteriosa promessa: un giorno infine, proprio grazie alla generazione umana, l’abisso sarà colmato, il sole divino sorgerà sull’orizzonte del mondo creato e invaderà, con la sua luce divina, tutta la creazione.

La donna, posta da Dio come culmine della creazione, rivelatrice e generatrice della vita divina nel mondo, redenta da quella colpa che l’aveva fatta precipitare dal suo trono di regina nel fango della carnalità, avrebbe dato alla luce lo stesso Figlio eterno di Dio nel mondo.

Ma prima che ciò avvenisse la storia umana doveva essere attraversata dalla tragedia del peccato: la donna, rinunciando al suo ruolo sublime, sarebbe stata travolta, insieme all’uomo, in una funesta avventura. Voltando le spalle al Creatore, l’uomo e la donna si sarebbero alienati l’uno dall’altra: l’uomo non avrebbe più cercato nella donna il gradino per salire fino a Dio e per preparare la sua venuta nel mondo e avrebbe regredito alla funzione di padrone del mondo della natura, mentre la donna, abbassata al ruolo di diletto carnale, avrebbe cercato di vendicarsi della sua umiliazione sfruttando il suo immenso potere sull’uomo.

Ma la rovina non era tale che non persistesse, in fondo alla coscienza umana, l’intuizione di un destino più alto e più degno dell’uomo e della donna. Per questo rimase, a salvaguardia contro una totale degenerazione, la sacralità del matrimonio, per quanto troppo spesso tradita e infangata dall’umana perversione. Nei figli, soprattutto quando i genitori conservavano una più alta virtù, permaneva una confusa intuizione dell’origine divina della loro generazione. E intanto Dio preparava la strada alla restaurazione del suo piano originario e all’apparizione del suo Figlio eterno nel mondo.

La Provvidenza guidava le generazioni umane e miracolosamente preparava una stirpe in cui le conseguenze del peccato originale e dei peccati degli uomini piano piano si attenuavano. Finché un giorno apparvero due giovani sposi – a cui la tradizione ha dato i nomi di Gioacchino ed Anna – nei quali, attraverso una grande tribolazione, che prefigurava un sacrificio infinitamente più sublime, che avrebbe redento tutto il genere umano, l’amore sponsale sarebbe stato interamente purificato dal peccato e avrebbe, perciò, generato una donna degna di rioccupare il trono regale del mondo, già abbandonato dalla sua prima progenitrice.

Maria fu immune da ogni peccato fin dal suo santo concepimento e nel suo cuore si rifletté senza macchia la luce della divinità. Ormai il genere umano era pronto: dalla donna, culmine della creazione, poteva infine nascere, per opera dello Spirito Santo, lo stesso Figlio eterno di Dio, che era stato l’oggetto del desiderio incosciente di tutto il creato e del desiderio semi-cosciente dell’uomo, nel cui spirito il creato doveva rivelarsi a se stesso.

Ormai tutta la storia umana era destinata a cambiare: ogni sposo e sposa, purificati dal sangue di Cristo, erano invitati ad imitare l’amore di Gioacchino ed Anna e a generare figli destinati a rispecchiare, nel loro essere, la stessa dignità di Cristo e di Maria: figli di Dio, uniti da un vincolo di divina fraternità, destinati ad operare nel mondo non come padroni della natura, ma quali custodi dell’amore sponsale, paterno, materno, filiale e fraterno e perciò diffusori, in tutto il mondo, della vita rinnovata nella pace e nell’armonia divina.

4. Ma il nemico di Dio e del genere umano era sempre in agguato e, grazie all’antico peccato che ancora operava nel mondo, in tutti i modi cercava di attraversare i progetti di salvezza di Dio.

Quale era la luce centrale da cui scaturiva tutto il senso del mondo e della sua salvezza? Il mistero dell’Incarnazione, in vista del quale il mondo era stato creato e aveva trovato la sua piena realizzazione nella coscienza dell’uomo e la sua perfezione nella creazione della donna.

La donna, destinata a dare la vita al Figlio di Dio nel mondo, aveva rivelato all’uomo e a se stessa il vero volto di Dio e aveva dato il suo vero senso alla vita dell’uomo, il quale, dunque, avrebbe dovuto porre l’amore per la sua sposa e per la vita da lei generata al di sopra di ogni altro interesse. Se Dio stesso aveva scelto la generazione da una donna per manifestarsi al mondo, cosa c’era di più alto nella vita umana dell’amore tra l’uomo e la donna che genera la vita, e una vita ormai santificata per essere in comunione con la vita di Cristo?

Dunque il dominio del mondo naturale passa in secondo piano e deve essere messo al servizio della vita e dell’amore, non viceversa. E se l’amore tra l’uomo e la donna dà il suo vero senso divino alla vita dell’uomo, questo amore non potrà essere che unico e indissolubile. Da esso saranno generati figli che sapranno per intima esperienza di essere figli di Dio e fratelli tra loro. Dunque la santità dell’amore sponsale, la venerazione per la donna, unica sposa che dà senso alla vita dell’uomo, e l’amore rispettoso per ogni uomo saranno i caratteri indelebili del nuovo mondo che nasce dalla rivelazione del Figlio di Dio sulla terra, generato dalla Vergine Maria.

Monogamia, inseparabilità dell’amore sponsale dalla generazione dei figli, cura amorosa di ogni uomo, in quanto figlio di Dio, o chiamato a diventarlo: questi sono i caratteri della nuova “civiltà dell’amore”, e tutti si fondano sul sublime mistero dell’Incarnazione.

Come opererà, dunque, il nemico di Dio e degli uomini, servendosi dell’antico peccato dell’uomo, per rovinare la “civiltà dell’amore”, con la quale Dio ha disposto la salvezza del genere umano?

Cercherà di distruggere i caratteri di questa civiltà e, nello stesso tempo, diffonderà tra gli uomini la negazione e il rifiuto dell’Incarnazione.

5. Torniamo ora al quesito iniziale: è arbitrario affermare che l’attuale stravolgimento della vita amorosa del genere umano sia all’origine delle crisi più significative del nostro tempo?
Consideriamo la crisi della democrazia.

Quale che sia il modo in cui storicamente si è svolto e attuato il principio democratico, è indubbio che esso ha trovato il suo vero e ultimo fondamento in quell’amore rispettoso per ogni essere umano che sgorga dalla chiamata di ogni uomo ad essere figlio di Dio. Ma questa chiamata trova il suo fondamento nell’Incarnazione di Cristo e nella sua volontà di estendere a tutto il genere umano la sua figliolanza divina. E, a sua volta, questa estensione presuppone la redenzione del genere umano dal peccato, che aveva stravolto l’originario rapporto di amore tra l’uomo e la donna, riportando l’uomo a considerare suo fine supremo il solo dominio del mondo. Soltanto un ritorno dell’uomo alla sua vocazione primaria, sponsale e paterna, poteva ricollocare l’amore rispettoso per ogni vita umana al centro del suo interesse, ponendo il dominio del mondo quale fine secondario e subordinato al primo.

Ora, l’attuale crisi della democrazia sorge proprio dal conflitto insanabile tra il principio del rispetto per ogni essree umano e il ricadere dell’uomo, a causa della negazione della intangibile missione sponsale e materna della donna, nel ruolo primario di dominatore del mondo – nel quale si è fatta coinvolgere anche la donna, dopo aver rinunciato alla sua missione divina. Non si può, dunque, negare, che il rifiuto della monogamia, la separazione delle funzioni riproduttive dalla generazione della vita, la diffusa degenerazione sessuale, l’accettazione come normali delle pratiche abortive e delle unioni sessuali contro natura siano in insanabile conflitto con il rispetto per ogni uomo, quale figlio di Dio, e siano perciò a fondamento dell’attuale crisi della democrazia.

Anche la crisi della religione poggia sul medesimo fondamento. Infatti, se la donna ha la funzione di privilegiata rivelatrice del vero volto di Dio attraverso la sua dignità sponsale e materna, non c’è dubbio che il volto di Dio si offusca nella coscienza dell’uomo, una volta che si introduce il dubbio sulla missione divina della donna, e con esso viene meno la devozione verso Maria, madre di Dio e di tutti gli uomini, e si ottenebra la complementare missione maschile – regale e sacerdotale – di Cristo.

E qual è la reazione dell’inquieto mondo mussulmano di fronte a questa crisi civile e religiosa dell’occidente?
L’Islam aveva una tradizionale soggezione, rispetto al mondo occidentale, non tanto per la superiorità tecnica di quest’ultimo, quanto per le grandi conquiste civili che in esso si manifestavano, quali appunto la democrazia, il rispetto per la donna, la monogamia. Ma, dal momento che questi caratteri della civiltà occidentale sono entrati in crisi, l’Islam non può non sentire istintivamente la contraddizione tra i principi di rispetto per l’uomo, che ancora si sbandierano retoricamente, e il loro sfacciato tradimento attraverso la degenerazione sessuale, lo sfruttamento della donna, la violenza dell’aborto, la profanazione delle funzioni genetiche, la normalizzazione delle unioni contro natura e tutto ciò che ne consegue. L’uomo occidentale appare ormai rivolto esclusivamente al dominio del mondo, e a questo dominio subordina ogni cosa, a cominciare dal rispetto per l’uomo e per i suoi diritti. In questo clima, ogni sincero sentimento religioso è destinato a scomparire. E come può non reagire a questa situazione contraddittoria e intimamente falsa la religione islamica, fondata in modo così esclusivo sull’adorazoine assoluta di Dio?

Ma a sua volta l’Islam è attraversato da una grande contraddizione: esso rimprovera all’occidente la sua ipocrisia nel celebrare a parole il rispetto per ogni uomo, mentre lo viola ormai sfacciatamente proprio per aver perduto ogni senso del sacro, ma, nello stesso tempo, non è in grado di mostrare un rispetto per l’uomo che possa dare nuovo vigore alle tradizioni democratiche dell’occidente. E perché non è in grado di farlo? Perché l’Islam si fonda su due principi: l’assoluta sovranità di Dio, che deve estendersi a tutte le nazioni, e il cosciente e categorico rifiuto del mistero dell’Incarnazione. Ora, mentre il primo principio potrebbe fornire il fondamento per una devozione rispettosa verso ogni uomo – e infatti questo tratto è presente in molti aspetti dell’Islam – il secondo entra con essa in contraddizione. Proprio il rifiuto dell’Incarnazione ha tolto all’Islam il fondamento della dignità della donna, il cui ruolo non può che essere subordinato alle attività maschili. Così, con la pratica della poliginia e la mancanza di venerazione per la missione paterna e materna, quale superiore vocazione dell’uomo e quale vera rivelazione del volto di Dio, l’Islam finisce per perdere la vera base della fraternità e della democrazia. In questa situazione la sua critica all’occidente finisce per dimostrarsi sterile e contraddittoria e per ottenere, infine, soltanto un risentito disprezzo.

A conclusione di queste osservazioni, vorremmo richiamare ad un esame di coscienza, che permetta di ritrovare, nella situazione apparentemente caotica e indecifrabile del nostro tempo, una strada di chiarificazione, e perciò di salvezza.

Da queste riflessioni è nata l’ispirazione di comporre una sacra rappresentazione in musica sui personaggi di Sant’Anna e San Gioacchino. Non essendoci pervenuta alcuna certa informazione storica sui genitori della Beata Vergine Maria, la storia narrata nella rappresentazione è frutto di pura immaginazione. Si può leggere il libretto dell’opera, ancora mai rappresentata, tramite il seguente link:

https://massimolapponi.wordpress.com/gli-occhi-luminosi-di-santanna-sacra-rappresentazione/




Lewis: Stop alla famiglia. La riproduzione dovrebbe essere fatta solo attraverso la maternità surrogata.

In questo corposo articolo Dreher, partendo da due fatti di “cronaca culturale”, ci porta a riflettere sul dilemma che attanaglia i Conservatori Nord Americani in questo periodo. Se, cioè, le basi culturali dell’Occidente liberale siano davvero in grado di resistere e contrastare il cambiamento della società o se non ne siano, in fondo, la causa. Una discussione interessante da continuare a seguire.

Di seguito un articolo di Rod Dreher nella traduzione di Annarosa Rossetto.

Evoluzione sinistra

 

Aborto, Pornografia e Civiltà Liberale

 

Questo è un fermo immagine da un breve video promozionale di Verso Books con l’autrice Sophie Lewis, il cui nuovo libro sostiene (questo è il sottotitolo) “Femminismo contro Famiglia”. Dice nella clip che l’aborto è un’uccisione, ma dovrebbe essere difeso come diritto di “smettere di fare il lavoro gestazionale”. In un’altra clip – puoi vederle tutte qui – sostiene anche, da un punto di vista marxista, che la famiglia dovrebbe essere abolita. Parole sue, non mie. E qui una pagina web che descrive il suo background e il suo lavoro. La sua biografia su Verso Books dice che è una “femminista impegnata nell’ecologia dei cyborg e nel comunismo queer”. Il nuovo libro, Full Surrogacy Now (un titolo che fa il verso alla campagna “Stop Surrogacy Now” per l’abolizione dell’utero in affitto, N.d.T.), fa rivivere, in un’epoca tardo liberale, la vecchia richiesta marxista di abolire la famiglia, dandole una nuova svolta grazie alla tecnologia riproduttiva. Sostiene che la riproduzione dovrebbe essere fatta solo attraverso la maternità surrogata. Leggete di più in questa recensione acritica in The New Republic. 

Questa idea è il male. Io sono rimasto colpito anche dalla recensione (di Nora Caplan-Bricker , una giovane giornalista femminista), che descrive a lungo la tesi della Lewis, ma non offre una sola parola di critica, tranne che un accenno di scetticismo sul fatto che qualcuno debba proprio avere figli in questo mondo in rapido surriscaldamento.

Non una sola sillaba di critiche per la tesi di base di questo libro. È come se il XX secolo non fosse mai esistito.

Ovviamente non penso che molte persone della Sinistra americana siano pronte ad abbracciare il “comunismo gestazionale” (la parola di Lewis) e l’aborto come una “uccisione che può essere difesa”. Ma quello che io davvero credo è che l’avanguardia della Sinistra – cioè, le élite che popolano redazioni, case editrici, facoltà universitarie, scuole di Diritto, e in ultima analisi, il Partito Democratico – favoriscono una visione del sesso, della famiglia, e della dignità umana che non può e non vuole difendere la famiglia dalle varie Sophie Lewis. Se un editore di Destra producesse un libro di un intelligente filosofo di estrema Destra che discettasse in chiave contemporanea per rilanciare idee e politiche dell’eugenetica tedesca, sarebbe (giustamente!) condannato universalmente, e non ci sarebbe verso che le riviste di opinione conservatrice recensirebbero la cosa, tanto meno per fargli una recensione rispettosa.

Non intendo dire questo in modo “benaltrista”. Intendo dire che, per ora, abbiamo in questa nostra cultura la capacità di riconoscere il male radicale quando nasce dalla Destra e resistergli. Ma se gli eugenisti riescono a trovare il modo di enunciare le loro argomentazioni in termini di Sinistra e hanno un pedigree di Sinistra certificato (la Lewis ha studiato a Oxford, alla New School, ecc.),  riescono a trovare molto più facile proporre l’idea che ci sono alcune vite che non meritano di vivere, e che la difesa del bene comune richiede di farle fuori.

Consentitemi di esprimere il punto in modo più diretto: credo che la Sinistra liberale abbia raggiunto un punto in cui la sua visione della libertà e della persona umana consente questo e, sulla questione dell’aborto, ne richiede l’accettazione anche se si tratta di annientare un essere umano.

Se non avete visto il potente articolo su Atlantic di Caitlin Flanagan su una giornalista del liceo e una sua compagna di scuola che guadagna soldi facendo film porno , leggetelo ora. Bailey Kirkeby è la giornalista; Caitlin Fink è la liceale porno star. Vivono a Stockton, in California, una zona depressa. Flanagan scrive:

Recentemente, Caitlin si è trovata in un impiccio che ha suscitato l’attenzione di Bailey e anche la sua simpatia. Avendo bisogno di soldi, Caitlin ha iniziato a lavorare nella pornografia, cosa che ha risolto i suoi problemi finanziari a breve termine, ma che ha anche portato le persone a “dire cose” su di lei a scuola. Allo staff del  Bruin Voice è venuta l’idea  che una storia che considerasse Caitlin come qualsiasi altro studente “esemplare” – per aver affrontato e superato ostacoli – un articolo che le permettesse di raccontare la sua versione della storia, sarebbe stato utile a Caitlin e sarebbe stato utile per il gionale.

Dato che Bailey aveva un corso scolastico in comune con Caitlin, le sembrava di essere la più adatta a scriverlo. Ha lanciato l’idea al consigliere di facoltà del giornale scolastico, Katherine Duffel, che l’ha approvata, e ben presto la ragazza si è messa al lavoro per  un articolo di 1.000 parole su Caitlin. Tuttavia, le cose hanno cominciato in poco tempo ad andare storte.

Il sovrintendente scolastico distrettuale ha sentito parlare della storia e ha richiesto il diritto di esaminarla prima della pubblicazione. Il giornale scolastico ha rifiutato. Flanagan riprende la storia qui:

A questo punto, una serie di adulti con ruoli di potere è entrata in azione per far sì che gli studenti della scuola di Caitlin potessero sapere tutto sul suo lavoro nel porno e su come trovarlo. Lo Student Press Law Center ha indirizzato la scuola a un avvocato di nome Matthew Cate, che ha assunto il caso pro bono. I maggiori organi di informazione, incluso il  Times , hanno trattato la storia con ricchi dettagli, trasmettendo un tono di neutralità morale nei confronti di una ragazza delle scuole superiori che fa porno e di una tacita ma evidente disapprovazione nei confronti della violazione dei diritti dei giornalisti studenteschi garantiti dal Primo Emendamento. Cate ha letto l’articolo, ha assicurato il Distretto che, nonostante le sue preoccupazioni (tra le quali il fatto che studenti sotto i 18 anni avevano visto  pornografia nella preparazione del pezzo) non violava il codice della Scuola statale, e l’articolo è stato pubblicato il 3 maggio.

“Durante gli anni del liceo, agli studenti viene spesso detto di seguire i loro sogni e perseguire ciò che amano”, inizia il pezzo, e presenta Caitlin come qualcuno che sta facendo proprio questo. Il tono è quello di un  articolo su Seventeen  (rivista per adolescenti, n.d.t.) del 1964, del tipo che spiegava alle ragazze cosa vuol dire essere una hostess o una modella – ecco qualcosa di divertente e persino affascinante, che qualsiasi ragazza carina, di qualsiasi piccola città, potrebbe fare se le passasse per la mente. “Vado spesso a San Francisco, e non devo pagare nulla, perché qualcuno paga le spese”, dice Caitlin. “Ho provato nuove cose, uscendo dalla mia comfort zone e incontrando nuove persone.”

Bisogna leggere il tutto per i dettagli e per l’analisi di Flanagan sul significato culturale di questa storia. Il giudizio di Flanagan sui fatti si basa su questa osservazione:

La cultura è progressista e cumulativa, così come il porno, che incessantemente cerca e attraversa il prossimo confine, e in tal modo fa sembrare tutto ciò che è venuto prima banale e ordinario. … Quello che è successo è che nel giro di pochi anni dall’arrivo del porno, il Paese ha imparato a capire rapidamente quello con cui aveva a che fare – qualcosa che non aveva il potere di controllare, qualcosa che non poteva nemmeno impedire a i bambini di imbattervisi – e la vita moderna si è semplicemente adattata attorno al nuovo Grande Leader.

Quello che scandalizza Flanagan è che la Sinistra sia così dedita all’autonomia personale e alla libertà sessuale che non sa più  reagire e proteggere una liceale che vende il suo corpo per soldi nei film porno. Questa non è la Sinistra radicale, quella di Sophie Lewis; questa è la Sinistra mainstream. Flanagan disapprova anche la Destra perché vede la pornografia come nient’altro che un business. Dice anche che l’unica forza in grado di fermare lo sfruttamento di Caitlin Fink, il conservatorismo sociale, ha perso ogni credibilità sostenendo Donald Trump.

Non sono per nulla d’accordo con Flanagan su quest’ultimo punto; penso che sia più complicato di come la metta giù lei. Ma sono d’accordo con la sua argomentazione generale: né la Sinistra mainstream (i liberali di Sinistra) né la Destra mainstream (i liberali di Destra) hanno la volontà o la capacità di fermare questo male. La pornografia ha conquistato la cultura e scommetterei che qualsiasi Repubblicano che tentasse seriamente di mettere in atto misure per fermarla finirebbe dentro una sega circolare.

Io leggo questi due elementi – il libro di Sophie Lewis e la storia della liceale pornostar – nel contesto dell’articolo di Ross Douthat di oggi (su Noa, la ragazza olandese suicidatasi con aiuto medico in Olanda qualche giorno fa, N.d.T.) che a sua volta offre una visione panoramica della querelle tra French e Ahmari. Molte persone nella Destra pensano che la discussione tra French e Ahmari non sia altro che una tempesta in un bicchier d’acqua, ma si sbagliano. Il conflitto tra David French e Sohrab Ahmari riflette una divisione seria e sostanziale di opinione sulla Destra, la cui gravità è in qualche modo oscurata dall’assurdità di Donald Trump.

Douthat afferma che il rinnovato interesse per un  “il liberalismo” sia nella Destra che nella Sinistra riflette una vera crisi all’interno del liberalismo (con cui intende l’ordine giuridico, politico ed economico dell’Occidente). Scrive:

Sia a Destra che a Sinistra, è diventato ormai facile immaginare modi in cui il sistema liberale potrebbe meritare di cadere, a causa dei mali generati al suo stesso interno.

A Destra, a partire da esempi come i fan dell’eutanasia dei Paesi Bassi si può immaginare di andare verso una società futura che rimane formalmente liberale ma assomiglia al “Brave New World” di Aldous Huxley – dominato da realtà virtuale, eugenetica e droghe stabilizzanti dell’umore, post-familiare e post-religioso e funzionalmente post-umano. Una tale società meriterebbe la lealtà politica di un cristiano o di un musulmano (diciamo) tradizionali, solo perché offre ancora alcune protezioni del Primo Emendamento (libertà di parola,di religione, di pensiero, ecc. n.d.t.)? È ragionevole dire che potrebbe non meritarlo.

A Sinistra l’immaginazione prende la forma di una grave  estrapolazione ecologica – la paura che la catastrofe climatica non sia inevitabile non nonostante il liberalismo ma a causa sua, che la combinazione di governi con poteri limitati, cittadini con conoscenze limitate e società con incentivi capitalisti possano essere responsabile di una  catastrofe della civiltà . Questo scenario (o altri equivalenti che coinvolgono l’intelligenza artificiale) mette in discussione il proceduralismo liberale? Per alcuni Carl Schmitts (o  Ted Kaczynskis ) di Sinistra, potrebbe farlo.

Inoltre:

Tutto ciò suggerisce che una politica autenticamente post-liberale potrebbe, tuttavia, un giorno essere necessaria – per salvare la civiltà liberale dalla distopia o dal disastro. I post-liberalismi attualmente offerti non sono così gravi come i loro sostenitori sperano o temono i loro critici. Ma se non si può immaginare   mai  di essere post-liberali, di Sinistra o di Destra, non si è nemmeno seri.

Davvero, è tutto da leggere. 

La storia della pornostar delle scuole superiori è più emblematica del nostro tempo della crociata utopica di Sophie Lewis (che menziono solo perché il ventesimo secolo le avrebbe dovute far considere oltre ogni limite di discussione; che non lo siano ci dice qualcosa di importante). La teenager porno star e la giornalista liceale che l’ha celebrata, sono la massima espressione del liberalismo contemporaneo (sia nel senso di Sinistra che in quello libertario), o qualche aberrazione? Cosa c’è nel liberalismo che possa fermarle? Come sostiene Flanagan, né la Sinistra contemporanea né la Destra contemporanea hanno in sé le risorse per prevenire questo genere di cose, o persino per riconoscerla come una cosa che debba essere prevenuta.

Flanagan incolpa il conservatorismo sociale (con cui intende i conservatori religiosi, immagino) di aver perso la propria influenza per via di Trump. Penso che non si renda conto che le mancano diversi dettagli. È indubbiamente  vero che conservatori religiosi hanno fatto esattamente questo, ma è assurdo credere che se solo la Destra Religiosa non fosse saltata sul Trump Train, sarebbe stata in grado di prendere una posizione significativa contro l’(auto) sfruttamento di Caitlin Fink.

Il conservatorismo sociale e religioso sta diminuendo. Vorrei che non fosse vero, ma lo è. Ho scritto The Benedict Option  nel 2016, prima dell’elezione di Trump; dopo la sua vittoria shock sono dovuto tornare al manoscritto già finito e rivedere alcune cose. Ho detto nel libro che nel migliore dei casi Trump avrebbe offerto ai Cristiani “tradizionali” un po’ di respiro prima che accadesse l’inevitabile. Continuo a crederlo, anche se gli eventi successivi alla pubblicazione mi hanno reso ben disposto, un po’ di più, almeno, verso la scelta di votare Trump puramente come autodifesa contro il progressismo ostile e militante. Non c’è bisogno che io ci torni su.

Il problema principale è che il conservatorismo sociale e religioso americano fino a questo momento consisteva principalmente nell’opporsi all’aborto e al matrimonio gay, ma per il resto nell’accettare l’ordine liberale, in particolare il sistema economico. Non abbiamo seriamente considerato come i meccanismi di questo sistema minano le istituzioni che dei seri conservatori sociali e religiosi devono conservare al di sopra di tutti gli altri: la famiglia naturale e la chiesa.(grassetto mio, ndr) Non dovremmo essere sorpresi dal fatto che il tasso di fertilità sia collassatoI leader politici e gli studiosi considerano la solitudine come un problema sociale critico e, come dice Kay Hymowitz, il nocciolo della questione è il crollo della famiglia:

Il naufragio della fiducia sociale, il crollo del cuore delle comunità, l’epidemia di oppioidi e il crescente numero di “morti per la disperazione” suggeriscono un profondo scontento collettivo. Vale la pena delineare una delle cause principali che è allo stesso tempo così ovvia e così scomoda che gli osservatori della solitudine tendono a menzionarla solo di sfuggita. Sto parlando, naturalmente, del crollo della famiglia. A questo punto, le conseguenze della instabilità familiare sono un argomento sempreverde quando si tratta di bambini; questo rimane oggetto di innumerevoli documenti e conferenze. Ora, dovremmo tenere conto di quanto profondamente i cambiamenti nella vita familiare degli ultimi 50 anni sono intrecciati con l’affievolirsi del benessere anche di tanti adulti e comunità.

Hymowitz parla di enormi cambiamenti sociali negli ultimi 60 anni circa e di come ci abbiano insegnato a disprezzare il metter su famiglia a favore della felicità individuale. Anche nella Destra relativamente pochi lo mettono in discussione, ma c’è un grave costo sociale. Ancora:

La sfida è trovare i modi per comunicare questo bisogno alle generazioni future prima che prendano decisioni che frammenteranno ulteriormente le loro vite e le comunità. Finora, non sta succedendo. I Millennial e i loro fratelli e sorelle più giovani affermano che vorrebbero sposarsi e avere figli, ma solo il 30 % considera un matrimonio di successo una delle cose più importanti della vita. Circa la metà si scrolla di dosso la genitorialità dei single come un non-problema; a loro avviso, la convivenza è fondamentalmente uguale al matrimonio.  Anche se la percentuale complessiva di bambini americani nati da madri non sposate è diminuita un po’ negli ultimi anni, la maggior parte delle nascite tra i Millennial sono dovute a donne non sposate. Finora, i ragazzini più piccoli, Gen Z, come vengono a volte chiamati, non sembrano pronti a ribellarsi alla noncuranza dei loro fratelli più grandi. In un sondaggio del 2018 sugli atteggiamenti dei giovanissimi di età compresa tra 10 e 19 anni da parte di PerryUndem Research and Communication, tre quarti hanno dichiarato di ritenere “molto importante” avere  una carriera di successo. Meno di un terzo ha affermato che sposarsi o avere figli importasse molto. In particolare, ragazzi e ragazze hanno avuto risposte quasi identiche.

Leggetelo tuttoQuesto non è solo un problema di Sinistra o di Destra. È una crisi per tutti noi – e una crisi per il liberalismo, le cui norme ci hanno spinto fino a questo punto. Qualunque sia la causa, la nostra non è una cultura pro-famiglia. Se perdiamo la famiglia, perdiamo la chiesa e perdiamo la civiltà.

L’Opzione Benedetto non prevede una soluzione politica a questa crisi, o una qualche soluzione programmatica. La politica può essere parte della soluzione, e in ultima istanza lo sarà, ma prima, dovremo passare attraverso una nuova era oscura. L’incapacità della comunità di proteggere Caitlin Fink da sé stessa e da coloro che la sfruttano sessualmente è un segno di questa nuova era oscura. Basta aspettare solo che i soldi finiscano e vedrete come andrà.

L’Opzione Benedetto consiglia un ritorno forte e contro-culturale in modo affermativo alle pratiche religiose “tradizionali”, compreso il mettere maggiore enfasi sulla costruzione di famiglie e comunità resilienti locali piuttosto che sul tentativo di salvare un sistema liberale morente. Vi esorto vivamente a leggere il libro The Final Pagan Generation dello storico Edward J. Watts  che racconta la storia delle élite romane nate all’inizio del IV secolo. Erano gli ultimi ad essere cresciuti con le antiche credenze romane come fondamento dell’ordine della loro civiltà. La loro vita comprendeva la trasformazione radicale della società Romana da pagana a Cristiana. La cosa da ricordare più forte del libro è che questi uomini non l’hanno vista arrivare . Anche fino alla fine della loro vita, è stato possibile vivere negando la realtà.

Così siamo noi Cristiani oggi. Così siamo tutti noi. Non credo nemmeno per un secondo che possiamo sostenere una civiltà sul tipo di visione del mondo liberal-libertaria abbracciata dalla maggior parte degli Americani – certamente dalle élite.

La disputa French-Ahmari si incardina su quale dovrebbe essere la reazione della Destra a questa crisi. In generale, French crede che l’ordine liberale sia difendibile e meritevole di difesa; Ahmari crede che sia necessaria un’azione più radicale. Come ho detto su queste pagine tutta la settimana , sto principalmente con Ahmari su questo, ma sto cercando di frenare il mio stesso pessimismo. Non penso che tutto sia perduto, almeno nel breve periodo, e potrebbe anche accadere che essere troppo rapidi a seguire il pessimismo verso le sue conclusioni naturali ci renderebbe incapaci di approfittare delle reali opportunità di difendere all’interno del sistema le nostre comunità e le libertà che rendono possibili queste comunità.

Ecco le domande correlate che, tra me e me, non riesco a risolvere: i Cristiani “tradizionali” possono permettersi di mantenere una profonda lealtà verso l’ordine liberale? I Cristiani “tradizionali” possono permettersi di non farlo?

Quello che mi piacerebbe sentire dal lato di French di questa disputa è un motivo per cui l’ordine liberale così com’è oggi – comprese una chiesa debole e una cultura pro-family flebile – sia in grado di fermare la crescente marea del disordine. Davvero, vorrei leggere un tale argomento. Viceversa, quello che mi piacerebbe sentire dal lato di Ahmari – e ciò di cui ho bisogno per lavorare su me stesso – è un argomento su come i Cristiani “tradizionali” possano formare un ordine post-liberale in una società in cui siamo una minoranza. Perdi il liberalismo, perdiamo il Primo Emendamento – e poi che cosa avremmo?

Una crisi futura può portare al potere un assolutista di Destra, ma la mia sensazione è che in termini di ripristino del Cristianesimo, sarebbe una figura alla Giuliano l’Apostata. Giuliano, che regnò dal 361 al 63, aveva creduto ardentemente che solo il ripristino del tradizionale politeismo e dei valori romani avrebbe salvato l’Impero dalla dissoluzione. E fallì. Il politeismo era ormai esaurito nella cultura popolare romana; il Cristianesimo stava crescendo e nessun editto governativo poteva respingerlo.

La mia opinione è che la dis-integrazione della civiltà occidentale non è qualcosa che può essere fermata di colpo. Può essere solo guidata. Ciò non significa rinunciare completamente alla politica, ma significa che il nucleo di ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere non si svolge nei tribunali di politici o giudici. Il disordine politico, sociale e culturale incombente deriva fondamentalmente dal disordine nei nostri stessi cuori e menti. Se il liberalismo ha finito per significare cose che vanno dall’incapacità di difendere Caitlin Fink da Caitlin Fink, all’incapacità di trasmettere le credenze e le pratiche necessarie alla formazione della famiglia fino all’incapacità di trasmettere la fede in una qualche forma ortodossa, allora qual è la necessità di mantenere la lealtà politica a un tale sistema?

 




È la preghiera che ha costruito le grandi e splendide cattedrali, è l’inginocchiarsi che ha generato una civiltà

Notre Dame in fiamme e parigini in ginocchio in preghiera

Notre Dame in fiamme e parigini in ginocchio in preghiera

 

 

di Sabino Paciolla

 

Due giorni fa tantissimi sono rimasti a bocca aperta, basiti, senza parole, al vedere la cattedrale Notre Dame di Parigi invasa dal fuoco come fosse una grande torcia. L’immagine della guglia che brucia e poi si spezza e crolla mi ha fatto ricordare il crollo delle Torri gemelle di New York. Allora una immane tragedia, ora un grande sbigottimento.

Certo, questo disastro alcuni lo avranno visto come una “perdita per la civiltà”, altri come una perdita di un capolavoro dell’arte, altri come la distruzione di un segno visibile della fede, altri, infine, come uno degli incendi che di tanto in tanto capitano in qualche posto….e basta.

La sera siamo andati a letto quasi in lutto. Il giorno dopo, però, d’improvviso, la notizia della rinascita. I miliardari francesi in meno di 24 ore hanno messo insieme almeno 500 milioni di euro per contribuire alla ricostruzione di questa cattedrale. Ci siamo sentiti sollevati. È sembrata fatta. Quello che era un gioiello irrimediabilmente distrutto, presto o tardi, ritornerà a mostrare tutto il suo splendore, tutta la sua bellezza.

Ma, appunto, un gioiello o una cattedrale?

Mi ha colpito una intervista all’architetto Fuksas. Il quale, intervistato per un suo parere, ha detto:

“L’immagine della guglia che era alta circa 90 metri che bruciando cadeva è una cosa che mi ha fatto pensare che una parte del mondo stava scomparendo. La storia importante è sapere che il gotico è la ricostruzione di un mondo. Dopo Roma, dopo la caduta dell’impero romano basato sul concetto di città, il gotico è stato il primo tentativo di ricostruire la città mercantile, la città commerciale, i rapporti. E l’importanza della città era in parte data dalle dimensioni di queste enormi cattedrali che sul modello di Saint Denis, in 200 anni, si sono diffuse in tutta la Francia. È il momento in cui rinasce la cultura della città, ci sono i commerci il mercato e l’Europa non è più luogo da difendersi ma anche dell’incontro. Un mondo in cambiamento che Notre Dame rappresenta perfettamente”.

Dunque per Fuksas “Il gotico è stato il primo tentativo di ricostruire la città mercantile, la città commerciale, i rapporti”. Ora, certamente, il gotico, come qualsiasi altro stile architettonico, è espressione della sua sua epoca. Ma questo giudizio di Fuksas, che è paradigmatico di un modo di vedere oggi molto comune, fraintende completamente il significato di una cattedrale, ignora completamente le ragioni profonde della sua costruzione, non comprende il respiro religioso che è alla base della sua genesi. In poche parole, misconosce il senso profondo della nostra civiltà occidentale. Una civiltà che è stata impregnata da un senso religioso e da una fede che hanno plasmato ogni sua pietra, ogni sua via, ogni sua piazza, ogni suo monumento, ogni sua chiesa ed ogni sua cattedrale. Compresa quella di Notre Dame de Paris.

Ecco, con l’ottica di Fuksas tutto quello che saremo capaci di fare sarà la semplice ricostruzione di un monumento del passato andato in fumo, di una cattedrale che appartiene ad una civiltà, quella cristiana, anch’essa andata “in fumo”, cioè morente. Una civiltà che in fondo in fondo non ci appartiene più perché non ci dice più nulla, e per questo ci appare sempre più estranea.

Ma la cifra di una civiltà non è data dalla capacità di raccogliere 500 mln di euro in 24 ore da ricchi miliardari (ben vengano!) per ricostruire un tesoro distrutto, ma dalla capacità di riconoscere che il vero tesoro è quella fede che nei secoli ha costruito quelle cattedrali. Quella fede che convertì quella prostituta milanese di nome Marta de Codevachi, divenuta ricca con il suo “mestiere”, e che donò tutti i suoi averi per la costruzione del Duomo di Milano. Quella stessa fede che muoveva anche una vecchietta poverissima, Caterina di Abbiateguazzone, che offriva quello che poteva, ovvero la pulizia delle pietre del cantiere del Duomo di Milano. La quale, una mattina, donò all’obolo della cattedrale l’unica pelliccetta che possedeva. E quando i canonici se ne accorsero ne furono commossi e le restituirono il denaro con gli interessi, perché potesse compiere il sospirato pellegrinaggio a Roma che desiderava fare da tanti anni.

Per questo, il significato più vero di quello che è accaduto è rappresentato dalle tante persone che dinanzi alla cattedrale in fiamme si sono inginocchiate per pregare, cantando il Regina Coeli.

Una disposizione, quella dell’inginocchiarsi,  che è diventata sempre più rara, persino nelle chiese durante la celebrazione della messa. Essa è invece la più umana, la più nobile per l’uomo perché con essa egli riconosce di essere stato creato per amore.

È la preghiera che ha costruito le grandi e splendide cattedrali, è l’inginocchiarsi che ha generato una civiltà.

Non a caso, Benedetto XVI, da grande padre e uomo di fede, qualche giorno fa ci ha detto: “Un mondo senza Dio può essere solo un mondo senza significato”, e “Una società senza Dio – una società che non lo conosce e lo tratta come inesistente – è una società che perde la sua misura.”

“In realtà, la morte di Dio in una società significa anche la fine della libertà, perché ciò che muore è lo scopo che fornisce la direzione. E perché scompare la bussola che ci indica la giusta direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società in cui Dio è assente nella sfera pubblica e non ha più nulla da offrire. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umanità è sempre più perduta. In momenti particolari diventa improvvisamente evidente che ciò che è male e distrugge l’uomo è diventato ovvio.”

“Un compito fondamentale, che deve risultare dagli sconvolgimenti morali del nostro tempo, è che noi stessi ricominciamo a vivere di nuovo per mezzo di Dio e verso di Lui. Soprattutto, noi stessi dobbiamo imparare di nuovo a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita, invece di lasciarlo da parte come una frase in qualche modo inefficace”.

 

 




La teologia diventa confusa e l’arte fasulla quando il sentimento prende il posto della realtà

La confusione dei nostri tempi è figlia della volontà di sostituire il sentimento alla realtà. La Chiesa nella storia è stata il baluardo della difesa della ragione. Per questo è stata la benefattrice della civiltà occidentale. Oggi invece……

Un articolo di padre George Rutler, nella mia traduzione.

Foto: mosaico del Cristo Pantocratore, XI secolo, Santa Sofia, Istanbul

Foto: mosaico del Cristo Pantocratore, XI secolo, Santa Sofia, Istanbul

 

Un segno distintivo dei migliori pensatori è la loro capacità di rendere comprensibili teorie complesse. Al contrario, i pensatori confusi presumono che l’oscurantismo sia profondo. Si pensi, ad esempio, a un commento fatto qualche mese fa da un gesuita italiano e stretto consigliere di Papa Francesco, che scriveva: “2 + 2 in teologia può equivalere a 5. Perché ha a che fare con Dio e la vita reale delle persone….”.  Era il tentativo di una mente confusa di giustificare “l’etica della situazione”, con cui il sentimento sostituisce la realtà. Nella vita che la gente vive veramente, come distinta dalla vita indulgente vissuta in torri d’avorio, i fatti sono fatti.

Sant’Agostino era un realista: “Nessun uomo può dire con la forza di volontà che tre volte tre volte non fa nove”. Con il suo impegno per la realtà, la Santa Chiesa è stata la più grande benefattrice della civiltà: in teologia, filosofia, scienza, opere di carità e arti. Étienne Gilson, appartenente alla stessa religione che ci ha dato Pascal e Pasteur, ha scritto: “Ci viene detto che è la fede che ha costruito le cattedrali del Medioevo. Senza dubbio, ma la fede non avrebbe costruito nulla se non ci fossero stati anche gli architetti; e se è vero che la facciata di Notre Dame di Parigi è un anelito dell’anima verso Dio, ciò non impedisce che sia anche un’opera geometrica. Bisogna conoscere la geometria per costruire una facciata che può essere un atto d’amore…..”.

Forse il declino del ragionamento classico spiega il pensiero confuso e non sistematico di molti che si ritraggono come teologi. Spiega almeno in parte come l’Europa, e Roma stessa, un tempo vivaio della grande scultura e dell’architettura, abbia imposto alla cultura pretenziose parodie dell’arte, come spesso esposte negli ultimi anni alla Biennale di Venezia e nelle sporadiche gallerie urbane. Fortunatamente, qui in patria l’attuale candidata a capo del National Endowment for the Arts, Mary Anne Carter, sarà in grado di annullare lo spreco di fondi pubblici per l’arte fasulla, una parte della quale è stata palesemente anticattolica.

Papa Pio XI istituì la Festa di Cristo Re per celebrare il dominio del Salvatore su tutta la creazione, che sostiene e nutre ogni aspetto della conoscenza umana. Quando i nazisti cominciarono a diffondere i miti pagani del razzismo e dello statalismo, fece trasmettere alla Radio Vaticana in tedesco: “Due per due fa quattro, che siate giapponesi, tedeschi o eschimesi. C’è una verità comune a tutta l’umanità, e ogni nazione non è che una diversa incarnazione della stessa verità sull’uomo”.

San Paolo lo diceva a modo suo: “poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.” (Colossesi 1:16-17).

Foto: tweet di padre Antonio Spadaro, s.j., direttore de La civiltà cattolica.

Foto: tweet di padre Antonio Spadaro, s.j., direttore de La civiltà cattolica.

 

 

Fonte: National Catholic

 

Padre George W. Rutler, convertito al cattolicesimo,  è parroco della chiesa di San Michele a New York City.  Possiede varie lauree e specializzazioni. E’ autore di molti libri tra cui Principati e Poteri:  Combattimento spirituale 1942-1943 (South Bend, IN: St. Augustine’s Press) e Hints of Heaven (Sophia Institute Press).  I suoi ultimi libri sono He Spoke To Us (Ignatius, 2016); The Stories of Hymns (EWTN Publishing, 2017); e Calm in Chaos (Ignatius, 2018).