Mons. Viganò: “È inaudito che la Conferenza Episcopale Italiana continui a tollerare un tale abuso, che lede il diritto divino della Chiesa”

Mons. Carlo Maria Viganò è stato intervistato da Marco Tosatti sulla attualità. Riprendo i passaggi che ritengo più significativi dal blog Stilum Curiae

 

Arcivescovo Carlo Maria Viganò

Arcivescovo Carlo Maria Viganò

 

Eccellenza, l’ultimo Decreto del Presidente Giuseppe Conte ha disatteso le speranze della CEI e protratto il lockdown delle Messe in tutta Italia. Alcuni canonisti ed esperti di diritto concordatario hanno espresso molte riserve sul comportamento del Governo. Qual è il suo pensiero al riguardo?

Il Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano riconosce alla Chiesa, come suo diritto nativo, la piena libertà e autonomia nello svolgimento del proprio Ministero, che vede nella celebrazione della Santa Messa e nell’amministrazione dei Sacramenti la propria espressione sociale e pubblica, in cui nessuna autorità può interferire, nemmeno con il consenso della stessa Autorità ecclesiastica, la quale non è padrona ma amministratrice della Grazia veicolata dai Sacramenti.

La giurisdizione sui luoghi di culto spetta quindi in toto ed esclusivamente all’Ordinario del luogo, che decide in piena autonomia, per il bene delle anime affidate alle sue cure di Pastore, le funzioni che ivi si celebrano e da chi debbano essere celebrate. Non spetta al Primo Ministro autorizzare l’accesso alle chiese, né tantomeno legiferare su cosa possa o non possa fare il fedele o il Ministro del culto.

Al di là di questo, sono molto autorevoli i pronunciamenti di eminenti giuristi e magistrati – anche della Suprema Corte – che eccepiscono sulla legittimità di legiferare per il tramite di Decreti del Presidente del Consiglio, con i quali sono violati i diritti superiori e prevalenti garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Anche se non stessimo parlando della Religione Cattolica, particolarmente tutelata dal suo status speciale, la sospensione del diritto alla libertà di culto implicato dai Decreti del Primo Ministro è chiaramente illegittima, e confido che vi sarà chi vorrà dichiararlo ufficialmente, ponendo fine a questo indecoroso delirio d’onnipotenza dell’Autorità civile non solo dinanzi a Dio e alla Sua Chiesa, ma anche nei confronti dei fedeli e dei cittadini.

 

 Molti fedeli e sacerdoti si sono sentiti abbandonati e poco tutelati dalla Conferenza Episcopale e dai Vescovi.

Occorre precisare, a scanso di equivoci, che la Conferenza Episcopale non ha alcuna autorità sui Vescovi, i quali hanno piena giurisdizione nella propria Diocesi, in unione con la Sede Apostolica. E questo è ancor più importante nel momento in cui abbiamo compreso quanto la CEI sia fin troppo accondiscendente, anzi succube, nei riguardi del Governo italiano.

I Vescovi non devono aspettare che un organismo senza alcuna giurisdizione dica loro cosa fare: spetta a loro decidere come comportarsi, con prudenza e saggezza, per garantire ai fedeli i Sacramenti e la celebrazione della Messa. E lo possono fare senza dover chiedere né alla CEI né tantomeno allo Stato, la cui autorità finisce davanti al sagrato delle nostre chiese, e lì deve fermarsi.

È inaudito che la Conferenza Episcopale Italiana continui a tollerare un tale abuso, che lede il diritto divino della Chiesa, viola una legge dello Stato e crea un gravissimo precedente. E credo che anche il comunicato emesso domenica sera rappresenti una prova della consentaneità dei vertici dell’Episcopato non solo ai mezzi, ma anche ai fini che si propone questo Governo.

Il silenzio supino della CEI, e di quasi tutti gli Ordinari, rende evidente una situazione di subalternità allo Stato che non ha precedenti, e che giustamente è stata percepita dai fedeli e dai sacerdoti come una sorta di abbandono a se stessi: ne sono emblematico esempio le scandalose irruzioni della forza pubblica in chiesa, addirittura durante la celebrazione della Messa, con un’arroganza sacrilega che avrebbe dovuto suscitare una immediata e fermissima protesta da parte della Segreteria di Stato. Si sarebbe dovuto convocare l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, presentando una dura Nota di Protesta per la gravissima violazione del Concordato da parte del Governo, riservandosi di richiamare il Nunzio Apostolico in Italia, qualora non fosse stato ritirato il provvedimento illegittimo.

Il Cardinale Parolin, nella veste di sponsor del Presidente Conte, si trova in grande imbarazzo ed in conflitto di interessi. Appare evidente che, invece di tutelare la sovranità e la libertà della Chiesa in fedeltà alla sua alta funzione istituzionale di Segretario di Stato, il Cardinale Parolin ha vergognosamente scelto di schierarsi a fianco dell’amico avvocato. Nemmeno gli interessi economici del cosiddetto volontariato cattolico potrebbero giustificare una tale opzione.

 

 A quali interessi si riferisce? 

Mi riferisco alla scandalosa spartizione dei fondi pubblici destinati all’ospitalità degli immigrati clandestini, di cui papa Bergoglio e la CEI sono in gran parte beneficiari e, allo stesso tempo, strenui promotori. Altro conflitto d’interessi, questo, che pone la Chiesa in una posizione di riconoscenza nei riguardi dello Stato, rendendo non del tutto illegittimo il sospetto che i molteplici silenzi della CEI, compreso quello cui abbiamo assistito in questi mesi in occasione della presunta pandemia, siano motivati dal timore di vedersi sfumare i lucrosi proventi dell’accoglienza. Non dimentichiamo che i fondi derivanti dall’8×1000 vanno riducendosi sempre più, confermando l’allontanamento dei fedeli italiani da una Chiesa che pare non aver altro scopo se non quello di favorire la sostituzione etnica fortissimamente voluta dall’élite globalista. Temo che questo trend si confermerà nei prossimi mesi, in risposta al silenzio dei Vescovi.

 

In tutto questo, la posizione di Papa Francesco sembra contraddittoria: all’inizio ha ordinato al Cardinale Vicario di chiudere le chiese di Roma prima ancora che Conte emanasse il Decreto; poi lo ha messo in imbarazzo, smentendolo pubblicamente e facendole riaprire. Ha incoraggiato le Messe in streaming e poi ha parlato di gnosi, incoraggiando la CEI a prender posizione contro il Governo; ma proprio ieri ha raccomandato ai fedeli obbedienza alle disposizioni dei Decreti…

Bergoglio non è nuovo a questo genere di cambiamenti repentini.(…)

Nel caso da Lei ricordato, il Cardinale Vicario ha cercato di difendere la propria correttezza, spiegando che l’ordine di chiudere le chiese gli era stato impartito da Sua Santità. Nel caso più recente della CEI, il Comunicato diramato domenica sera aveva evidentemente un’approvazione del Presidente Cardinale Bassetti, che a sua volta doveva essersi consultato con Francesco. Sconcerta che, nel volgere di poche ore, il pulpito di Santa Marta sconfessi la CEI e inviti i fedeli e i sacerdoti ad un’obbedienza verso le disposizioni del Governo che non solo è indebita, ma è anche una violazione delle coscienze, deleteria per la salute delle anime.

Nessuno intende esporre i fedeli al possibile contagio, ammesso e non concesso che esso sia un’eventualità così temibile; ma le dimensioni delle nostre chiese e purtroppo il numero assai esiguo dei fedeli che normalmente le frequentano, consentono di rispettare le distanze di sicurezza tanto per la preghiera individuale quanto per la celebrazione del Santo Sacrificio o di altre cerimonie. Evidentemente i solerti legislatori non vanno in chiesa da lungo tempo…

Non dimentichiamo che i fedeli hanno il diritto, oltre che il dovere, di assistere alla Messa, di confessarsi, di ricevere i Sacramenti: questo è un diritto che viene loro dall’esser membra vive del Corpo Mistico in virtù del Battesimo. I Pastori hanno quindi il sacro dovere – anche a rischio della loro salute e della stessa vita, quando richiesto – di assecondare questo diritto dei fedeli, e di ciò dovranno rispondere a Dio, non al Presidente della CEI né tantomeno al Presidente del Consiglio.

 

Nei giorni scorsi S.E. Mons. Giovanni d’Ercole ha lanciato un severo monito a Conte e al “comitato scientifico” in cui ha intimato: “Bisogna che ci diate il diritto al culto, sennò ce lo riprendiamo”. Parole forti e coraggiose, che sembrano lasciar intendere un certo risveglio nelle coscienze dei Pastori.

Monsignor D’Ercole ha parlato come parla un vero Vescovo, con l’autorità che gli viene da Cristo. Come lui, ne sono sicuro, ci sono moltissimi altri Pastori e sacerdoti che sentono la responsabilità nei confronti delle anime loro affidate. Ma tanti tacciono, più per non sollevare gli animi che per pavidità. Proprio in questo tempo pasquale risuona nella liturgia la parabola evangelica del Buon Pastore; Gesù vi menziona anche i mercenari a cui non sta a cuore la salvezza delle pecorelle: cerchiamo di non rendere vano il monito divino e l’esempio del Salvatore, che dà la vita per le pecore!

Mi permetto di rivolgermi ai miei confratelli nell’Episcopato: credete che, quando in Messico o in Spagna chiusero le chiese, proibirono le processioni, vietarono l’uso dell’abito religioso in pubblico, le cose siano iniziate diversamente? Non permettete che con la scusa di una presunta epidemia si limitino le libertà della Chiesa! non permettetelo né da parte dello Stato, né da parte della CEI! Il Signore vi chiederà conto delle anime che sono morte senza Sacramenti, dei peccatori che non hanno potuto riconciliarsi con Lui, dell’aver voi permesso che, per la prima volta nella storia a partire dall’Editto di Costantino, fosse proibito ai fedeli di celebrare degnamente la Santa Pasqua. I vostri sacerdoti non sono pavidi, ma eroici testimoni, e soffrono per gli ordini arbitrari che impartite loro. I vostri fedeli vi implorano: non restate sordi al loro grido!

 

Sono parole che sembrano invitare alla disobbedienza all’autorità ecclesiastica ancor prima che a quella civile.

L’obbedienza è ordinata alla Verità e al Bene, altrimenti è servilismo. Siamo arrivati ad un tale ottundimento delle coscienze che non ci rendiamo più conto di cosa significhi “dare testimonianza alla Verità”: crede che Nostro Signore ci giudicherà per esser stati obbedienti a Cesare, quando questo significa disobbedire a Dio? Non è forse tenuto il Cristiano all’obiezione di coscienza, anche sul lavoro, quando ciò che gli è richiesto viola la Legge divina? Se la nostra Fede si basasse solo sull’obbedienza, i Martiri non avrebbero nemmeno dovuto affrontare i tormenti a cui li condannava la legge civile: sarebbe bastato obbedire e bruciare un grano d’incenso alla statua dell’Imperatore.

Non ci troviamo ancora, almeno in Italia, dinanzi alla scelta cruciale tra la vita e la morte; ma ci viene chiesto di scegliere tra il dovere di onorare Dio e di renderGli culto, e l’obbedienza prona ai diktat di sedicenti esperti, mille volte contraddetti dall’evidenza dei fatti.

Trovo paradossale che in questo inganno, che va ormai disvelandosi anche ai più moderati osservatori di quanto accade intorno a noi, si imponga al Popolo di Dio l’ingrato compito di dover testimoniare la propria Fede dinanzi ai lupi, senza poter avere al proprio fianco i loro Pastori. Ecco perché esorto i miei Confratelli a riprendere con fierezza il proprio ruolo di guide, senza accampare come pretesto l’ossequio a norme illegittime e irragionevoli. Faccio mie le parole di Monsignor D’Ercole: “Non abbiamo bisogno di favori da voi: abbiamo un diritto da rivendicare e questo diritto va riconosciuto”!

 

 




L’arcivescovo Viganò chiede ai vescovi e ai sacerdoti di recitare un esorcismo il prossimo Sabato Santo

Ricevo dalla rivista americana The Remnant il seguente comunicato e volentieri lo segnalo all’attenzione dei lettori. 

Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

COMUNICATO STAMPA

 

L’arcivescovo Viganò chiede ai vescovi e ai sacerdoti di recitare un esorcismo il prossimo Sabato Santo

Il 13 ottobre 1884, Leone XIII ebbe una terribile visione dell’assalto delle potenze dell’Inferno contro la Santa Madre Chiesa, e ordinò di recitare la preghiera a San Michele Arcangelo al termine della Messa. Compose anche un Atto di Esorcismo e ordinò che fosse inserito nel Rituale Romano, e menzionò esplicitamente ciò che aveva visto: “La Chiesa, la Sposa dell’Agnello Immacolato, è stata riempita di amarezza e inebriata di veleno dai suoi astuti nemici, che hanno messo mani empie sui suoi beni più sacri. Nel luogo dove la Sede di San Pietro e la Cattedra della Verità è stata eretta a luce del mondo, hanno innalzato il trono della loro abominevole empietà, con l’iniquo disegno che quando il Pastore sarà stato colpito, le pecore possano essere disperse”.

In questi tempi moderni di terribili tribolazioni, quando la pandemia ha privato i cattolici della Santa Messa e dei Sacramenti, il Maligno è andato in delirio e ha moltiplicato i suoi attacchi per tentare le anime nel peccato. Questi giorni benedetti della Settimana Santa, che un tempo erano il momento ideale per andare a confessarsi per prepararci alla Comunione di Pasqua, ora ci vedono chiusi in casa, ma non possono impedirci di pregare Nostro Signore.

Poiché è un giorno di silenzio, in attesa della Sua gloriosa Risurrezione, questo Sabato Santo dovrebbe essere un’occasione ideale per i Sacri Ministri. Non c’è bisogno di uscire, né di violare le leggi attualmente in vigore.

Vorrei chiedere a tutti voi di pregare insieme, utilizzando la forma data da Leone XIII, l’Esorcismo contro Satana e gli Angeli Apostati (Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos, Rituale Romanum, Tit. XII, Caput III), alle tre del pomeriggio, ora romana (ore 15:00, ora legale dell’Europa centrale) di sabato 11 aprile 2020, in modo da poter combattere tutti insieme il nemico comune di tutto il genere umano.

Il Sabato Santo è il giorno in cui ricordiamo Nostro Signore Gesù Cristo mentre scendeva agli inferi per liberare le anime dei Padri dalle catene di Satana. Nel grande silenzio dopo la Passione e la Morte di Nostro Signore, la Madonna ha vegliato e ha creduto, aspettando con speranza la risurrezione del suo amato Figlio. Era un tempo in cui il mondo sembrava aver vinto, ma tutto si stava preparando per la gloria della Pasqua.

Vorrei chiedere a tutti i miei fratelli Vescovi e Sacerdoti di unirsi a me nel recitare questo Esorcismo, conoscendo la potenza di questo sacramentale – soprattutto quando viene recitato insieme a tutti gli altri Sacerdoti – per aiutare la Chiesa nella sua lotta contro Satana. Vorrei anche raccomandare a tutti voi di indossare una stola, segno del vostro potere sacerdotale, e l’Acqua Santa.

La grande Madre di Dio, Maria Santissima, terribile come un esercito schierato, e San Michele Arcangelo, Patrono della Santa Chiesa e Principe dell’Ostia Celeste, aiuteranno tutti noi.

 

+ Carlo Maria Viganò,

Arcivescovo titolare di Ulpiana

Giovedì Santo 2020

 




Breaking: Viganò esce allo scoperto per protestare contro il distruttivo “percorso sinodale” dei vescovi tedeschi

Oggi a Monaco un centinaio di Cattolici laici si sono radunati per una preghiera perché il Sinodo dei vescovi tedeschi non prosegua nel suo “percorso sinodale” che ha suscitato molte perplessità.
Tra i partecipanti anche Mons. Viganò alla prima apparizione pubblica dal 2018.

Ce ne parla questo articolo di Maike Hicksonper LifeSiteNews nella mia traduzione.

       Annarosa Rossetto 

 

Arcivescovo Carlo Maria Viganò

Arcivescovo Carlo Maria Viganò alla manifestazione Acies Ordinata di Monaco di Baviera del 18.01.2020

 

Alla prima apparizione pubblica dal rapporto McCarrick nel 2018, l’arcivescovo Viganò partecipa all’evento di preghiera di Monaco

 

Nella sua prima apparizione pubblica da quando da un anno a questa parte viveva in una località segreta, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò si è unito oggi ad altri eminenti cattolici di Monaco in preghiera e protesta contro la Conferenza episcopale tedesca e il suo presidente cardinale Marx. Il prelato che aveva lanciato gravi accuse al Vaticano si è unito ai laici cattolici per opporsi al piano dei prelati tedeschi di intraprendere un “percorso sinodale” che i critici sostengono creerebbe una “nuova Chiesa” che si allontana dall’insegnamento cattolico sul celibato sacerdotale, la contraccezione, l’omosessualità e la fornicazione. 


Viganò si era
tenuto nascosto dopo aver pubblicato il 25 agosto 2018 il suo rapporto McCarrick accusando Papa Francesco di aver ignorato le precedenti restrizioni di Papa Benedetto XVI sull’allora cardinale Theodore McCarrick a causa della predazione e dell’abuso sui seminaristi da parte di McCarrick. Viganò all’epoca disse anche che Francesco avrebbe dovuto dimettersi. 

Papa Francesco ha abolito il segreto pontificio in merito ai casi di abuso sessuale nel dicembre 2019. Ha emesso un decreto in base al quale il segreto pontificio che vincolava i funzionari della Chiesa alla riservatezza in questioni specifiche, “non si applica alle accuse, ai processi e alle decisioni” riguardanti l’abuso sessuale di adulti, minori e persone vulnerabili, nonché alla produzione, possesso e distribuzione di pornografia (cfr. Vos estis lux mundi, art. 1). Ciò consentirà ad una persona che presenta un’accusa di abuso sessuale, ad esempio, nonché “la persona che sostiene di essere stata danneggiata e i testimoni non devono essere vincolati da alcun obbligo di silenzio per quanto riguarda le questioni che coinvolgono il caso”. 

È forse alla luce di questo nuovo decreto che l’arcivescovo Viganò si sente meno impedito dall’apparire in pubblico. In ogni caso, ha costantemente alzato la voce riguardo a importanti aspetti morali e dottrinali dell’attuale crisi della Chiesa, come la crisi clericale di abuso sessuale , alcuni sviluppi problematici durante e dopo il Concilio Vaticano II, l’importante ruolo della Beata Vergine Maria , nonché il recente Sinodo Amazzonico  del 6-27 ottobre 2019 a Roma. 

Una coalizione internazionale di fedeli laici cattolici, le Acies Ordinata, si è incontrata oggi a Monaco per pregare in silenzio, in “ferma protesta contro la Conferenza episcopale tedesca e il suo presidente”. Circa 100 cattolici sono rimastiin silenzio per un’ora in preghiera davanti allaTheatinerkirche al centro di Monaco. Tra i partecipanti c’erano il professor Roberto de Mattei, John-Henry-Westen, Alexander Tschugguel – che è noto per aver fatto sparire le statuette di Pachamama – e Michael Matt del quotidiano cattolico The Remnant. Come spiegano gli organizzatori di questo evento in un comunicato stampa, sono venuti a Monaco, luogo di residenza del cardinale Reinhard Marx, per protestare contro il “Percorso sinodale” dei vescovi tedeschi la cui prima assemblea si terrà alla fine di gennaio . 

Spiegano che “i vescovi tedeschi, dopo aver promosso ideologicamente e finanziariamente il Sinodo dell’Amazzonia, oggi costituiscono il luogo più avanzato della rivoluzione nella Chiesa”. Sotto la guida del cardinale Marx, che è il presidente della Conferenza Episcopale tedesca, i vescovi tedeschi stanno minando gli insegnamenti vincolanti della Chiesa riguardo a questioni moltoimportanti come il celibato sacerdotale, l’ordinazione femminile, la contraccezione, la convivenza, l’omosessualità e la teoria del gender.

I vescovi tedeschi avevano concordato questo cammino sinodale nella loro assemblea di primavera nel 2019, e finora ci sono stati solo due vescovi tedeschi – il vescovo Rudolf Voderholzer di Ratisbona e il cardinale Rainer Woelki di Colonia – che hanno messo in guardia contro questo processo che potrebbe benissimo portare, con le parole del vescovo Voderholzer, a un “percorso di distruzione”. 

Oggi, in una conferenza stampa, sei oratori e partecipanti all’assemblea di preghiera di Monaco hanno discusso e criticato diversi aspetti di questo cammino sinodale, ad esempio la loro idea di promuovere le donne nella Chiesa (Jeanne Smits); parallelismi nella storia tedesca in cui i cattolici tedeschi furono spinti ad adattarsi allo spirito dei tempi (Michael Matt); il pericolo che la Chiesa diventi una ONG (Alexander Tschugguel); problemi legali del percorso sinodale (José Antonio Ureta);  l‘incoraggiamento personale del cardinale Marx agli atti omosessuali e ad altri atti immorali (John-Henry Westen); così come l’invito ai cattolici tedeschi a smettere di pagare la tassa obbligatoria della Chiesa (Professor de Mattei). I testi completi dei loro discorsi possono essere letti qui .

 




Gruppo francescano difende l’immagine della Vergine Maria con la Pachamama: Noi mostriamo Gesù accanto a un asino

Un gruppo di frati francescani ha difeso la pubblicazione di un biglietto di auguri natalizi  raffigurante la dea della terra andina “Pachamama” accanto alla Beata Vergine Maria.

Ce ne parla Martin M. Barillas in questo suo articolo pubblicato su LifeSiteNews.

Eccolo nella mia traduzione.

 

Pachamama e la Beata Vergine Maria

Pachamama e la Beata Vergine Maria

 

Un biglietto di auguri natalizi di Franciscans International (FI), un gruppo per i diritti umani formato da vari ordini francescani, ha raffigurato la dea della terra andina “Pachamama” accanto alla Beata Vergine Maria.

In una e-mail ad un cattolico preoccupato ottenuta da LifeSiteNews, il direttore esecutivo di FI, padre Markus Heinze OFM, si è difeso in questo modo.

“Per quanto riguarda la sua accusa al messaggio della cartolina di Natale, non voglio entrare nei dettagli, non capisco perché consideri un sacrilegio l’unione di Maria con il simbolo pagano della madre terra mentre tutti noi siamo abituati a mettere un asino accanto al neonato Gesù”, ha scritto. “L’asino è il simbolo dei pagani. E lo facciamo perché crediamo che Dio sia venuto nel nostro mondo in Gesù per incontrare tutte le persone, compresi i pagani”.

“Quindi il sacrilegio non è incontrare i pagani, il sacrilegio è quando non li incontriamo con rispetto come ha fatto il cristianesimo in passato quando hanno ucciso centinaia di migliaia di indigeni e distrutto la loro terra e la loro cultura”, ha concluso Heinze.

Nell’originale saluto natalizio di FI, Heinze ha scritto:

Nel contesto della natività, Luca ci racconta dell’incontro tra Maria e sua cugina Elisabetta. Le due donne, entrambe in attesa di un bambino, si incontrano con attenzione e sensibilità. All’apertura del Sinodo, Papa Francesco ci ha chiesto di avvicinarci ai popoli dell’Amazzonia “in punta di piedi”.

In questa immagine lei vede Maria, che noi onoriamo come “la nuova Eva” o Madre della Vita, insieme alla Pachamama, che alcuni popoli indigeni onorano come “la madre della terra”. Anche Francesco d’Assisi descrive la terra come nostra madre nel Cantico.

La Pachamama, una donna amazzonica incinta, nuda e con il ventre rosso, sta di fronte alla Vergine Maria nell’immagine che FI ha usato in cima alla sua e-mail di saluto. 

Il biglietto di auguri si è concluso con: “Festeggiando il Natale, desidero che ci avviciniamo a Dio e che ci avviciniamo l’un l’altro in punta di piedi, in modo da sperimentare in questi incontri il “vero vivere””.

Biglietto di auguri natalizi dei Franciscans International

Biglietto di auguri natalizi dei FranciscansInternational

Papa Francesco ha benedetto il 4 ottobre una statua della Pachamama in occasione di un rituale in cui sono stati piantati alberi nei giardini vaticani che ha dato il via al Sinodo dell’Amazzonia. Diverse statue della Pachamama sono state poi esposte all’interno della chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino al Vaticano. Questo ha spinto il 26enne austriaco Alexander Tschugguel a rimuoverle e a gettarle nel Tevere.

Si presume che siano state recuperate. In seguito, Papa Francesco rilasciò una dichiarazione in cui si scusava come “Vescovo di Roma” per la rimozione delle “statue della Pachamama” dalla chiesa. Ha affermato che erano lì “senza intenzioni idolatriche”.

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò si è unito a più di 100 altri cattolici di spicco nel chiedere a Papa Francesco di pentirsi per la sua partecipazione al rito pagano. Separatamente, eminenti ecclesiastici come il Cardinale Walter Brandmüller, il Cardinale Raymond Burke, il Cardinale Gerhard Müller, il Cardinale Jorge Urosa Savino, il Vescovo Athanasius Schneider, il Vescovo José Luis Azcona Hermoso, il Vescovo Rudolf Voderholzer e il Vescovo Marian Eleganti hanno anche espresso la loro preoccupazione per i rituali della Pachamama.

Franciscans International dice sul suo sito web che gode dello status consultivo presso le Nazioni Unite come “organizzazione non governativa internazionale non profit per i diritti umani” per “promuovere e proteggere i diritti umani e la giustizia ambientale”.

I suoi post sui social media indicano che è attualmente impegnata in una campagna contro l’infanticidio rituale nel paese dell’Africa occidentale del Benin.

L’infanticidio commesso dai nativi dell’Amazzonia è emerso più volte durante le conferenze stampa del Sinodo.

 




McCarrick: “Non voglio dire che [Viganò] è un bugiardo, ma penso che alcuni vescovi abbiano detto che non stesse dicendo la verità”

Prima rara intervista all’ex chierico Theodore McCarrick rilasciata a Ruth Graham. Ce ne parla lo staff del Catholic News Agency, in questo articolo che vi propongo nella mia traduzione

 

McCarrick Theodore ex cardinale ora ridotto allo stato laicale

McCarrick Theodore ex cardinale ora ridotto allo stato laicale

 

In un’intervista del mese scorso con la scrittrice dello staff di Slate Ruth Graham, Theodore McCarrick ha detto di non credere di aver commesso gli atti di cui è stato accusato.

McCarrick, 89 anni, è caduto in disgrazia pubblica dal giugno 2018, quando sono state rese note accuse credibili di abusi sessuali su un minorenne. È stato dimesso dallo stato clericale nel febbraio 2019, dopo un processo penale amministrativo con il quale la Congregazione per la Dottrina della Fede lo ha ritenuto colpevole di adescamento nel confessionale, e di abusi sessuali su minori e adulti, aggravati da abusi di potere.

“Non sono così cattivo come mi dipingono”, ha detto McCarrick a Graham il 14 agosto al convento di St. Fidelis a Victoria, Kansas, circa 90 miglia ad ovest di Salina, dove risiede. “Non credo di aver fatto le cose di cui mi hanno accusato”.

Graham ha scritto in un articolo pubblicato il 3 settembre che quando ha sfidato McCarrick dicendo che “fa sembrare come se stesse lasciando una domanda aperta”, e che sembrava come se pensasse che fosse possibile che avesse commesso gli atti, lui ha risposto di no.

McCarrick è stato arcivescovo di Washington dal 2000 al 2006.

Si è dimesso dal Collegio cardinalizio nel luglio 2018, e ha preso la residenza nel convento in settembre.

Graham ha trascorso almeno alcuni giorni a Victoria, intervistando i cittadini del luogo e i frati che vivono con McCarrick.

Ha detto che McCarrick ha parlato con lei brevemente prima di pranzo al convento. Le ha detto che non lascia il convento, nemmeno per entrare nell’adiacente Basilica di San Fedele; una condizione della sua residenza è che rimanga nel convento. Ha indicato che passa gran parte del suo tempo nella cappella e nella biblioteca.

McCarrick ha parlato in particolare delle accuse di James Grein secondo cui lo avrebbe adescato durante la confessione: “La cosa della confessione, è una cosa orribile. Sono stato sacerdote per 60 anni, e non avrei mai fatto niente del genere….. Era orribile, prendere il Santo Sacramento e farne una cosa peccaminosa”.

L’ex chierico ha detto a Graham che lui pensa che coloro che dicevano di essere stati da lui abusati mentre erano seminaristi durante i weekend nella sua casa sulla spiaggia del New Jersey “sono stati incoraggiati” a sviluppare storie simili, attribuendo questo incoraggiamento a non meglio identificati  “nemici”.

“C’erano molti che si trovavano in quella situazione e che non hanno mai avuto problemi di questo tipo”, ha detto.

McCarrick ha fatto cenno anche alle dichiarazioni dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, nunzio apostolico emerito negli Stati Uniti, il quale ha detto che la presunta cattiva condotta sessuale di McCarrick è stata nota ad alcuni funzionari vaticani per anni, portando infine ad una restrizione dal ministero arcivescovile su richiesta di Benedetto XVI e ad un successivo ristabilimento delle funzioni di McCarrick come consigliere papale da parte di Papa Francesco.

L’ora laico (non più chierico, ndr) ha detto che Viganò “parlava come rappresentante dell’estrema destra, credo”, aggiungendo: “Non voglio dire che è un bugiardo, ma penso che alcuni vescovi abbiano detto che non stesse dicendo la verità”.

Padre Christopher Popravak, l’ex provinciale della provincia di S. Congrad dei Cappuccini, ha detto a Graham che McCarrick probabilmente rimarrà nel convento di S. Fedele, dicendo: “E’ diventato impossibile per lui trasferirsi perché nessuno lo vorrà”.

Secondo Graham, McCarrick aveva sperato di tornare sulla costa orientale, ma le disse: “Non so quanti anni ci sono nel mio calendario. Si fa del proprio meglio per accettare dove ci si trova”.

L’ex cardinale ha detto di ricevere poca posta, e “la stragrande maggioranza della posta che ricevo è in cerca di aiuto. Non ho molti soldi, ma cerco di essere utile. È quello che dovresti fare”.

Una volta dimesso dallo stato clericale, la stanza e il vitto di McCarrick di circa 500 dollari al mese non sono stati più pagati dall’arcidiocesi di Washington, e lui si è offerto di pagare di tasca sua.

Secondo Graham, padre John Schmeidler, parroco della Basilica di San Fedele, ha rifiutato l’offerta di McCarrick.

Dice Padre Popravak: “So che per se stessa potrebbe essere interpretata come problematica, come se la Chiesa continui a coprirlo o a dargli rifugio. Ma non stiamo cercando di trarne profitto. Questo è semplicemente un tentativo di mostrare misericordia”.

Graham ha scritto che McCarrick partecipa alla routine quotidiana del convento, compresa la messa, la colazione, le preghiere serali e la confessione settimanale.

 

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Arciv. Carlo Maria Viganò, lunga intervista integrale al Washington Post

Quella che segue è l’intervista dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò concessa al Washington Post nella mia traduzione.

Arciv. Carlo Maria Viganò e Papa Francesco 2

Arciv. Carlo Maria Viganò e Papa Francesco

Nella sua prima estesa intervista da quando ha invitato papa Francesco a dimettersi lo scorso agosto, accusando il pontefice di aver coperto un abusatore sessuale, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha scritto 8.000 parole in risposta a quasi 40 domande per e-mail con il Washington Post per oltre due mesi. Qui presentiamo quello scambio. Passaggi selezionati contenenti accuse non verificate sono stati rimossi. Altri sono stati leggermente modificati per chiarezza. La conversazione si è svolta in inglese.

 

VIGANÒ: Grazie per avermi dato la possibilità di rispondere alle vostre domande. L’ho fatto con la massima attenzione possibile e per amore alla Chiesa, che sta attraversando uno dei momenti più turbolenti della sua storia. Le mie risposte dettagliate si trovano dopo ciascuna delle domande, ad eccezione di quelle che riguardano la mia situazione personale, che considero irrilevanti nei confronti dei gravi problemi che la Chiesa deve affrontare.

 

Domanda: Quali sono i suoi pensieri sull’esito del vertice nella Chiesa di quattro giorni di febbraio sulla Protezione dei minori?

Insieme a molti fedeli cattolici autentici e affettuosi, diaconi, sacerdoti, vescovi e cardinali, stavo pregando intensamente per il successo del vertice di febbraio, e avrei gioito molto se avesse avuto successo. L’iniziativa di convocare tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo per un incontro a Roma, una novità nella storia della Chiesa, ha dato a molti la speranza che i gravi problemi che la riguardano fossero finalmente affrontati in modo chiaro.

Purtroppo, quell’iniziativa si è rivelata pura ostentazione, perché non abbiamo visto alcun segno di una genuina disponibilità ad occuparsi delle vere cause della crisi attuale. Infatti, la scelta del Cardinale [Blase] Cupich, [arcivescovo di Chicago,] come [presidente della commissione] dell’evento, da parte di Papa Francesco, è stata di per sé inquietante. Cupich, ricorderai, aveva affermato che concentrarsi sulla crisi degli abusi sessuali era una “tana del coniglio” (un modo di dire americano, è una metafora per dire che era una questione troppo profonda e complessa, e che dunque non sarebbe stata una buona idea esplorarla, ndr), e che la Chiesa non avrebbe dovuto entrarvi, e che Papa Francesco aveva un “programma più ampio” e aveva bisogno di “andare avanti con altre cose”, come “parlare dell’ambiente e proteggere i migranti”. Questo, dall’uomo scelto dal Papa per affrontare la crisi! I commenti di Cupich hanno creato una pubblicità negativa, e alla fine se ne è scusato, ma solo dopo che la sua accusa, secondo la quale l’intervista era stata modificata in modo scorretto, si è rivelata infondata. Non vedo alcuna prova che egli si è impegnato a ripulire il pasticcio ed esporre insabbiamenti.

Anche le conferenze stampa durante il vertice sono state scoraggianti. Giornaliste, soprattutto alcune donne coraggiose di grande esperienza e professionalità, comprese alcune provenienti dai media laici, hanno cercato invano di ottenere risposte che avrebbero potuto offrire un minimo di credibilità al vertice. Per citare solo un esempio, l’arcivescovo [Charles] Scicluna, colto di sorpresa con una domanda sull’insabbiamento del papa nel caso scandaloso del vescovo argentino Gustavo Zanchetta – “Come possiamo credere che questa sia in realtà l’ultima volta che sentiremo “niente più insabbiamenti” quando, in fin dei conti, papa Francesco ha coperto qualcuno in Argentina che aveva pornografia gay che coinvolgeva minori? – ha pronunciato queste parole imbarazzanti: “Riguardo al caso, non sono, non sono, non sono, sai, non sono autorizzato…..”. La risposta inetta di Scicluna ha dato l’impressione che avesse bisogno di essere autorizzato – ci si può chiedere da chi – per dire la verità! Il direttore dell’ufficio stampa vaticano ad interim Alessandro Gisotti intervenne rapidamente per assicurare ai giornalisti che un’indagine era stata avviata, e che una volta conclusa sarebbero stati informati dei risultati. Ci si può perdonare di chiedersi se i risultati di un’indagine onesta e approfondita saranno davvero divulgati, e in modo tempestivo. Gisotti aggiunse che non erano consentite domande su casi specifici. C’è una certa ironia: Questo scambio è avvenuto mentre Cupich e Scicluna discutevano di quella che loro stessi chiamavano trasparenza.

Un problema particolarmente grave è che il vertice si è concentrato esclusivamente sugli abusi sui minori. Questi crimini sono effettivamente i più orribili, ma le recenti crisi negli Stati Uniti, in Cile, in Argentina, in Honduras e altrove hanno a che fare soprattutto con gli abusi commessi contro i giovani adulti, compresi i seminaristi, non solo, né soprattutto, contro i minori. Infatti, se il problema dell’omosessualità nel sacerdozio fosse stato onestamente riconosciuto e adeguatamente affrontato, il problema dell’abuso sessuale sarebbe molto meno grave.

 

Vede qualche segno che il Vaticano, sotto la guida di Papa Francesco, stia adottando misure adeguate per affrontare i gravi problemi degli abusi? In caso contrario, cosa manca?

I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo Papa Francesco non sta facendo quasi nulla per punire coloro che hanno commesso abusi, ma non sta facendo assolutamente nulla per denunciare e consegnare alla giustizia coloro che, per decenni, hanno facilitato e coperto i maltrattamenti. Solo per citare un esempio: Il cardinale Wuerl, che per decenni ha coperto gli abusi dell’allora cardinale McCarrick e di altri, e le cui ripetute e palesi menzogne sono state rese manifeste a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi con disonore  per l’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, Papa Francesco lo lodò per la sua “nobiltà”. Che credibilità rimane al Papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

 

A febbraio, l’ex cardinale Theodore McCarrick è stato dimesso dallo stato clericale. Qual è la sua valutazione di questa punizione? E cosa pensa del modo in cui la Congregazione per la Dottrina della fede ha trattato il caso McCarrick nei mesi successivi alla sua testimonianza? Infine, pensa che la sua testimonianza abbia avuto effetti concreti (positivi o negativi)?

La riduzione allo stato laicale di McCarrick è stata, per quanto si può dire, una giusta punizione, ma non c’è alcuna ragione legittima per cui non sia stata imposta più di cinque anni prima, e dopo un giusto processo con una procedura giudiziaria. Coloro che hanno l’autorità di agire (cioè Papa Francesco) sapevano tutto quello che dovevano sapere dal giugno 2013. Eppure la mia testimonianza dell’agosto scorso ha quasi certamente accelerato questa punizione, che ha spostato l’attenzione pubblica su McCarrick e lontano da coloro che da tempo conoscevano i suoi crimini e hanno tratto vantaggio dal suo clientelismo. Anche dopo la pubblicazione della dichiarazione su McCarrick da parte del Cardinale [Timothy] Dolan il 20 giugno 2018, c’era molto tempo per un processo, ma sarebbe stato troppo dannoso per molti membri di spicco della Curia e naturalmente per lo stesso Papa Francesco. Così, invece di una vera e propria procedura giudiziaria, dopo più di sette mesi di silenzio totale, è stata scelta deliberatamente una procedura amministrativa. È difficile evitare di concludere che i tempi sono stati concepiti per manipolare l’opinione pubblica. Condannare McCarrick come capro espiatorio con una punizione esemplare – era la prima volta nella storia della Chiesa che un cardinale veniva ridotto allo stato laicale – avrebbe sostenuto la narrazione che Papa Francesco era fermamente determinato a lottare contro gli abusi sessuali del clero.

Secondo una dichiarazione rilasciata dalla Sala Stampa della Santa Sede il 16 febbraio 2019, McCarrick è stato giudicato colpevole dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) di “adescamento nel sacramento della confessione e peccati contro il sesto comandamento” con minori e adulti, con “il fattore aggravante dell’abuso di potere”. La pena inflitta è la laicizzazione, che papa Francesco conferma come “definitiva”. In questo modo McCarrick, che si è sempre dichiarato innocente, è stato privato di ogni possibilità di impugnare la sentenza. Dov’è il giusto processo? È così che si fa giustizia in Vaticano?

Inoltre, avendo reso definitiva la sentenza, il Papa ha reso impossibile condurre ulteriori indagini, che avrebbero potuto rivelare chi in Curia e altrove conosceva gli abusi di McCarrick, quando lo hanno saputo, e chi lo ha aiutato ad essere nominato arcivescovo di Washington e infine cardinale. Si noti, tra l’altro, che i documenti di questo caso, la cui pubblicazione era stata promessa, non sono mai stati prodotti.

Il punto fondamentale è questo: Papa Francesco sta deliberatamente nascondendo le prove su McCarrick.

Lo ripeto con fermezza davanti a Dio: Papa Francesco ha saputo di McCarrick da me domenica 23 giugno 2013, 40 minuti prima dell’Angelus. Gli ho detto degli abusi di McCarrick dopo che lo stesso Papa, di propria iniziativa, mi ha chiesto di McCarrick.

Ma consideriamo la dimensione spirituale di gran lunga più importante, che è stata completamente assente da qualsiasi dichiarazione su McCarrick o da qualsiasi conferenza stampa al vertice. Lo scopo principale delle sanzioni nell’ordine canonico è il pentimento e la conversione: “Suprema ratio est salus animarum” (la legge suprema è la salvezza delle anime). Credo, quindi, che la semplice “riduzione allo stato laicale” sia del tutto inadeguata, perché non fornisce un rimedio e non esprime la preoccupazione per lo scopo più importante della punizione, cioè la salvezza dell’anima di McCarrick.

Infatti, a meno che non sia accompagnata da altre misure, una semplice laicizzazione potrebbe essere considerata un’espressione di disprezzo per lo Stato laico. L’idea che un prelato che si comporta male è punito con l’essere “ridotto” allo stato laico è una specie di clericalismo. Come sostiene il professor Scott Hahn, essa mina il significato della chiamata universale alla santità.

Credo, e non sono l’unico, che la pena della scomunica – da cui può essere assolto in qualsiasi momento – dovrebbe essere imposta anche a McCarrick. Come farmaco adeguatamente dosato, avrebbe dovuto essere imposto per indurre McCarrick ad assumersi la responsabilità dei suoi peccati, a pentirsi, a riconciliarsi con Dio, e quindi a salvare la sua anima.

 

Separatamente, ci sono state tensioni tra la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti e la Santa Sede. Lo scorso novembre, i vescovi statunitensi si preparavano a votare su misure per ritenere i vescovi possibilmente più responsabili nella loro supervisione dei casi di abuso. Il Vaticano ha interrotto questo voto. Ha qualche riflessione su questo intervento, se fosse appropriato e perché sia potuto avvenire? Come valuterebbe le azioni del nunzio?

Se non si fosse verificata alcuna interferenza, la riunione di novembre dell’USCCB (la Conferenza Episcopale degli USA, ndr) avrebbe indubbiamente esaminato i problemi della corruzione episcopale, delle coperture episcopali e della falsità, dei misfatti sessuali episcopali, sia con minori che con adulti – ognuno dei quali avrebbe implicato e imbarazzato intollerabilmente la Santa Sede. La chiusura era del tutto ingiustificata di per sé, ma derivava dal panico. I vescovi americani stavano esercitando i loro legittimi doveri e responsabilità, e ci si chiede come un papa che invoca la “sinodalità” possa compiere una tale intrusione.

 

Dopo che lei ha rilasciato la sua testimonianza, papa Francesco ha fatto molteplici riferimenti agli “attacchi del diavolo” – osservazioni che molti hanno interpretato come un riferimento a lei stesso. Come ci si sente ad essere citati in questo modo dal suo pontefice?

Nel Vangelo leggiamo: “ Un discepolo non è superiore al maestro, né un servo superiore al suo signore. Basti al discepolo essere come il suo maestro e al servo essere come il suo signore. Se hanno chiamato Belzebù il padrone, quanto più chiameranno così quelli di casa sua!” (Mt 10,24-25). Sono il servo del mio padrone.

 

C’è stata una notevole mancanza di smentite da parte del Vaticano riguardo ai dettagli della sua testimonianza, e Papa Francesco deve ancora rispondere. Come interpreta questo silenzio?

Nessuno ha negato in modo plausibile i fatti che ho detto nella mia testimonianza originale perché nessuno può negare la verità. I cardinali e gli arcivescovi che ho nominato non vogliono essere sorpresi a mentire, e a quanto pare pensano di essere così potenti da essere intoccabili se solo stanno zitti e si nascondono. La vera domanda è: perché i giornalisti gliela fanno passare liscia?

Non solo le mie testimonianze non sono state negate, ma alcuni dei fatti in esse contenuti sono stati confermati in modo indipendente. Per citare solo due esempi, la lettera dell’ [allora arcivescovo Leonardo] Sandri al [sacerdote di New York] padre [Bonifacio] Ramsey ha confermato la mia affermazione che i funzionari vaticani sapevano delle accuse di McCarrick già nel 2000, e il cardinale [Marc] Ouellet, nella sua lettera aperta a me, mi ha confermato di avermi detto di persona e poi ha messo per iscritto le restrizioni imposte da Papa Benedetto a McCarrick.

Per quanto riguarda Papa Francesco, la sua risposta alla mia testimonianza è stata: “Non dirò una sola parola su questo”. Avrebbe detto questo se sapeva che la mia testimonianza era falsa? Non è, piuttosto, esattamente ciò che dice la persona che sa ma non vuole ammettere che la testimonianza è vera? Non è quello che voi americani chiamate “appellarsi al quinto emendamento”? Rispondendo come ha fatto, il Papa ammette essenzialmente di non voler essere trasparente. Eppure, i fatti rimangono. McCarrick è stato un amico personale di Francesco per decenni prima che questi fosse eletto papa. Francesco sapeva dei suoi crimini, ma lo ha riabilitato, lo ha reso il suo inviato personale e consigliere di fiducia, e ha nominato vescovi e cardinali che sono ben noti protettori di McCarrick. Eppure non dirà una sola parola su questo. È sorprendente che molti abbiano interpretato la risposta del Papa come una manifestazione di disprezzo sia per le vittime che per coloro che vogliono che l’occultamento finisca? Ironicamente, tuttavia, il persistente silenzio del Papa, che è diventato sempre più assordante, alla fine testimonia la verità della mia testimonianza.

Si potrebbe far notare, per prendere un caso analogo, che Theodore McCarrick è stato e rimane totalmente libero di parlare su qualsiasi argomento a qualsiasi pubblico durante l’intera vicenda. L’unico motivo per non parlare è che, così facendo, farebbe risultare sé stesso peggiore di quanto non lo sia già. Per una questione di temperamento umano, né McCarrick né Papa Francesco hanno una reputazione di uomini di poche parole.

È immensamente triste leggere le risposte di papa Francesco sul caso McCarrick, per non parlare di tutto il resto. In primo luogo dice che ha già risposto molte volte; in secondo luogo, che non sapeva nulla, assolutamente nulla di McCarrick, e in terzo luogo, che si è dimenticato della mia conversazione con lui. Come possono queste affermazioni essere affermate e sostenute insieme allo stesso tempo? Tutte e tre sono menzogne palesi.

In primo luogo, per nove lunghi mesi non ha detto una parola sulla mia testimonianza, e si è anche vantato e continua a farlo sul suo silenzio, paragonandosi a Gesù. Così, o parla o sta in silenzio. Che cos’è?

In secondo luogo, tutti conoscevano il comportamento predatorio di McCarrick per tutta la vita, dal più giovane seminarista di Newark ai prelati di più alto rango in Vaticano.

Terzo, ripeto davanti a Dio quello che ho detto nella mia testimonianza dell’agosto scorso: Il 23 giugno 2013 lo stesso papa Francesco mi ha chiesto di McCarrick, e gli ho detto che c’era un enorme dossier sui suoi abusi presso la Congregazione dei vescovi, e che ha corrotto generazioni di seminaristi. Come si può dimenticare tutto questo, soprattutto un papa? Se davvero non sapeva nulla fino a quel giorno, come poteva ignorare il mio avvertimento e continuare a fare affidamento su McCarrick come uno dei suoi consiglieri più vicini?

Siamo in un momento davvero oscuro per la Chiesa universale: Il Sommo Pontefice ora mente palesemente a tutto il mondo per coprire le sue azioni malvagie! Ma alla fine verrà fuori la verità, su McCarrick e tutti gli altri insabbiamenti, come già avviene nel caso del cardinale Wuerl, che anche lui “non sapeva nulla” e aveva “un vuoto di memoria”.

 

Nella sua lettera di ottobre, il cardinale Ouellet la ritrasse come motivato dall’amarezza per la sua stessa carriera. È vero? Come risponderebbe a questo?

Posso solo chiedere a persone imparziali di esaminare le decisioni che hanno segnato la mia carriera per vedere se hanno un sapore di ambizioso carrierismo e di desiderio di promozione. Allo stesso modo, persone imparziali potrebbero chiedere chi trae il massimo profitto dal rigetto della Testimonianza di Viganò a causa di una motivazione sconveniente?

Permettetemi di ripeterlo ancora una volta. Sono un uomo anziano, e fra non molto comparirò davanti al Buon Giudice. Il mio silenzio mi renderebbe complice degli abusanti e porterebbe ad altre vittime. So di essere motivato da queste preoccupazioni, e Dio lo sa. Non posso preoccuparmi di ciò che gli altri pensano della mia motivazione.

In ogni caso, la mia motivazione non è il punto [centrale], e le domande al riguardo sono una distrazione. La domanda veramente importante è se la mia testimonianza è vera. Lo sostengo e sollecito indagini affinché i fatti possano emergere. Purtroppo, coloro che contestano le mie motivazioni non sono stati disposti a condurre indagini aperte e approfondite.

 

Nel complesso, come ritiene che i media abbiano riferito la storia della sua testimonianza? Ritiene che gli organi di informazione siano stati disposti a indagare senza pregiudizi sulle accuse che ha mosso?

Mi rattrista il fatto che i principali mezzi di informazione non insistono affinché Papa Francesco e altri prelati rispondano alle mie accuse, e non posso immaginare che sarebbero stati così timidi se il papa in questione fosse stato Giovanni Paolo II o Benedetto XVI. È difficile evitare di concludere che questi media sono riluttanti a farlo perché apprezzano l’approccio più liberale di Papa Francesco su questioni di dottrina e disciplina della Chiesa, e non vogliono mettere a repentaglio la sua agenda. Eppure, ciò di cui stiamo parlando sono crimini molto gravi, che spesso coinvolgono minori, e accuse di insabbiamento. Con poche eccezioni, e quelle appartenenti ad organi periferici, i media non sono riusciti ad affrontare il “crimine dietro il crimine” e a porre le domande ovvie alle persone ovvie: dove sono gli archivi con documenti del tipo pertinente con le rivendicazioni di Viganò? Chi ha accesso e autorità per la pubblicazione dei documenti? Chi li ha effettivamente esaminati e quando? Che cosa hanno trovato o non hanno trovato? Quali sforzi di conferma sono stati fatti e da chi? Chi coordina le indagini su McCarrick? I protettori di McCarrick Cupich e [il cardinale Joseph] Tobin sono stati inclusi nell’indagine – in caso contrario, perché no? Questo è solo l’inizio.

In breve, i giornalisti dovrebbero scavare alla ricerca dei fatti, intervistare le vittime, seguire i sentieri del denaro e della promozione e scoprire le reti corrotte. Ci sono così tanti casi da seguire. Tanto per citarne uno: ha letto il recente libro di Martha Alegria Reichmann, sui misfatti del cardinale Maradiaga, scelto da papa Francesco come consigliere senior di fiducia, cioè il capo del consiglio del C-9? Ha pensato di intervistarla? Di indagare sulle sue affermazioni? Di chiedere un’intervista a Maradiaga per chiedergli tutte le accuse che gli sono state mosse contro? Di chiedere a papa Francesco perché ha scelto un tale uomo come suo consigliere?

 

La sua testimonianza chiarisce che lei ritiene che l’omosessualità – e la mancata risposta del Vaticano – sia una parte fondamentale del problema attuale della Chiesa nell’affrontare gli abusi. Può spiegare, con la massima chiarezza possibile, come l’omosessualità, a suo avviso, è correlata all’abuso?

Manteniamo due arene distinte: (1) i reati di abuso sessuale e (2) l’occultamento criminale dei reati di abuso sessuale. Nella maggior parte dei casi nella Chiesa di oggi, entrambi hanno una componente omosessuale – di solito minimizzata – che è la chiave della crisi.

Per quanto riguarda il primo, gli uomini eterosessuali ovviamente non scelgono ragazzi e giovani uomini come partner sessuali di preferenza, e circa l’80% delle vittime sono maschi, la stragrande maggioranza dei quali sono maschi post-pubescenti. Le statistiche di molti paesi diversi riguardo agli abusi sessuali commessi dal clero non lasciano dubbi. Per quanto orribili siano i casi di abuso da parte di veri pedofili, la percentuale è di gran lunga inferiore. Non sono i pedofili, ma i sacerdoti gay che predano i ragazzi post-pubescenti che hanno fatto fallire le diocesi americane. Uno degli studi più recenti e affidabili, “Gli abusi sessuali del clero cattolico sono legati a sacerdoti omosessuali”, è stato condotto da padre Paul Sullins, Ph.D., dell’Istituto Ruth. Nella sua sintesi, lo studio Sullins riporta, tra l’altro, quanto segue:

“La quota di uomini omosessuali nel sacerdozio è passata dal doppio della popolazione generale negli anni Cinquanta a otto volte la popolazione generale negli anni Ottanta. Questa tendenza era fortemente correlata all’aumento degli abusi sessuali su minori”.

“Le stime di questi risultati prevedono che, se la percentuale di sacerdoti omosessuali fosse rimasta al livello degli anni ’50, almeno 12.000 bambini in meno, soprattutto ragazzi, avrebbero subito abusi”.

La preponderanza di questi casi di abuso è schiacciante. Non credo che nessuno possa contestarlo. Che l’omosessualità è una delle cause principali della crisi degli abusi sessuali è stato affermato anche da papa Benedetto, nel suo recente saggio La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali”. Dalla sua lunga esperienza come presidente della CDF, ricorda come “in vari seminari si sono formate cricche omosessuali, che hanno agito più o meno apertamente e hanno cambiato significativamente il clima nei seminari”.

Date le prove schiaccianti, è stupefacente che la parola “omosessualità” non sia apparsa una sola volta, in nessuno dei recenti documenti ufficiali della Santa Sede, compresi i due Sinodi sulla famiglia, quello sulla gioventù e il recente Vertice dello scorso febbraio.

Per quanto riguarda la seconda arena, la “mafia gay” tra i vescovi è legata non da un’intimità sessuale condivisa, ma da un interesse comune a proteggersi e progredire professionalmente e a sabotare ogni sforzo di riforma. Nel suo già citato saggio, papa Benedetto XVI ha osservato che un’indagine vaticana sui seminari, compreso il problema delle cricche omosessuali, “non ha portato nuove intuizioni, apparentemente perché diversi poteri avevano unito le forze per nascondere la vera situazione”, e la sua osservazione dà credito alla mia testimonianza che una potente rete di prelati ha, per decenni, coperto gli abusi. C’è un solo vescovo attivo negli Stati Uniti che ammetta di essere attivamente omosessuale? Certo che no. Il loro lavoro è costituzionalmente clandestino.

 

Il suo soggiorno negli Stati Uniti ha avuto un impatto sulla sua visione dell’omosessualità? Le sue posizioni si sono in qualche modo irrigidite trascorrendo del tempo in un paese con una sottocultura molto forte e definita di conservatorismo/tradizionalismo ecclesiastico.

Il mio soggiorno negli Stati Uniti e la presenza di una “sottocultura molto forte e definita del conservatorismo/tradizionalismo ecclesiastico”, come ha detto lei, non hanno nulla a che fare con la mia visione dell’omosessualità. Il mio punto di vista è stato e rimarrà sempre fedele all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica, che è giustamente riassunto nel Catechismo:

Basandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta gli atti omosessuali come atti di grave depravazione, la tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale” (CCC, 2357). Il Catechismo prosegue dicendo che l’inclinazione a compiere tali atti (piuttosto che le persone stesse, che non dovrebbero essere definite da questa inclinazione) è “oggettivamente disordinata” e “costituisce per la maggior parte di essi un processo”. La Chiesa non risponde condannandoli. Al contrario, insegna: “Devono essere trattati con rispetto, compassione e sensibilità”. (CCC, 2358)

Il Catechismo insiste sul fatto che coloro che sperimentano questa inclinazione sono, come tutti gli altri, chiamati alla castità. Questo è un bellissimo insegnamento, perché la Chiesa afferma la dignità di coloro che vivono l’attrazione sessuale per lo stesso sesso proprio affermando che coltivando la virtù, possono raggiungere la libertà interiore e, con l’aiuto di autentica amicizia, preghiera e grazia sacramentale, “avvicinarsi risolutamente alla perfezione cristiana” (CCC, 2359).

 

Il Vaticano in ottobre ha promesso la propria indagine negli archivi sul caso McCarrick. I risultati di tale indagine non sono ancora stati resi pubblici. Ma se e quando lo saranno, cosa pensa che sarà rivelato?

A tutt’oggi, non ci sono indicazioni che tale indagine sia nemmeno iniziata. So per certo che i risultati di un’indagine onesta sarebbero disastrosi per l’attuale papato, e anche i responsabili dell’avvio dei lavori lo sanno. Posso solo concludere che l’assicurazione di un’adeguata indagine di archivio era una promessa vuota.

 

Anche se il Vaticano non ha reso note i propri risultati sul caso McCarrick, alcuni storici della Chiesa ritengono che i dettagli di come McCarrick è stato protetto – una volta rivelati – potrebbero danneggiare la reputazione di Benedetto XVI e, ancora di più, di San Giovanni Paolo II. Ritiene che Benedetto XVI o Giovanni Paolo II avrebbero potuto fare di più per gestire correttamente McCarrick?

Vorrei sinceramente che tutti i documenti, se non sono già stati distrutti, venissero rilasciati. È del tutto possibile che questo possa danneggiare la reputazione di Benedetto XVI e di san Giovanni Paolo II, ma non è una buona ragione per non cercare la verità. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II sono esseri umani, e possono anche aver commesso errori. Se lo hanno fatto, noi vogliamo conoscerli. Perché dovrebbero rimanere nascosti? Tutti noi possiamo imparare dai nostri errori.

Io stesso mi rammarico di non aver parlato pubblicamente prima. Come ho già detto, speravo davvero contro ogni speranza che la Chiesa potesse riformarsi dall’interno. Ma quando è divenuto chiaro che il successore di Pietro stesso era uno di quelli che coprivano i crimini, non ho avuto dubbi che il Signore mi chiamava a parlare, come ho fatto e continuerò a fare.

 

Pensa che ci sia un rischio di scisma nella Chiesa americana?

Uno scisma è la più terribile afflizione che la Chiesa, il corpo di Cristo, può patire e, come insegna la storia della Chiesa, può avere conseguenze durature. Dovremmo pregare che una tale catastrofe non le capiti mai più. Uno scisma formale (che comporta la scomunica reciproca dei vescovi validamente ordinati e il successivo riallineamento laicale) sembra al momento improbabile. Tuttavia, esiste già uno scisma de facto basato sull’accettazione o il rifiuto della rivoluzione sessuale. E c’è il rischio di uno scisma formale, che potrebbe essere provocato da un atto di grottesca irresponsabilità papale (ad esempio, se rispondesse ai Dubia a lungo ignorati sull’insegnamento di Amoris Laetitia in modo contrario al precedente insegnamento della Chiesa).

 

All’indomani della pubblicazine della sua testimonianza, si è sentito in alcuni momenti come il leader spirituale di un movimento ribelle? E se sì, come gestisce la cosa? Che si senta o meno in un ruolo di leadership, come descriverebbe questo movimento – in termini di dimensioni e portata geografica?

Gesù è l’unico leader della Chiesa. Egli è il capo della Chiesa, che è il Suo corpo. Tutti noi, compreso il Papa, abbiamo un solo Signore. Per quanto riguarda il mio ruolo, come cristiano e vescovo ho il dovere di testimoniare la verità senza timore, e come Timoteo “annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna” (2 Tm 4,2). Nessun papa può dispensare da questo dovere, e se un uomo lo compie fedelmente, non può essere ribelle in nessun altro senso se non in un senso onorevole. Ribelli in modo non onorevole sono coloro che presumono di rompere o cambiare la perenne tradizione della Chiesa.

 

A seguito del rilascio della sua testimonianza, come ha cambiato la sua vita la portata di quelle azioni? Quanto è libero di vivere la vita a suo piacimento?

(nessuna risposta)

 

Se potesse ripercorrere gli eventi, chiederebbe comunque le dimissioni di Papa Francesco? Crede che aver chiesto le dimissioni del Papa abbia distolto l’attenzione dal suo messaggio?

Ho fatto del mio meglio con la mia testimonianza, e il Signore non chiede altro che questo. Rimango fedele a questa testimonianza. Tuttavia, sono ben lungi dall’essere perfetto, e posso vedere, a posteriori, come alcuni punti avrebbero potuto essere espressi meglio. Vedo che sarebbe stato meglio affrontare la questione che lei chiede nel modo seguente, cominciando da un punto che ho incluso nella mia terza testimonianza:

“Chiedo, anzi imploro vivamente, il Santo Padre di far fronte agli impegni che egli stesso si è assunto nell’assumere il suo ufficio di successore di Pietro. Si è assunto la missione di confermare i suoi fratelli e di guidare tutte le anime nella sequela di Cristo, nel combattimento spirituale, lungo il cammino della croce. Ammetta i suoi errori, si penta, manifesti la sua disponibilità a seguire il mandato dato a Pietro e, una volta convertito, confermi i suoi fratelli (Lc 22,32)”.

Avrei voluto far notare che san Pietro stesso ha rinnegato tre volte Cristo, ma poi ha pianto amaramente e si è pentito. Allora avrei detto quello che dico ora: Che Papa Francesco possa imitare San Pietro! Ma se papa Francesco rifiuta di ammettere i suoi errori e di chiedere perdono, per adempiere il mandato ricevuto da Cristo, deve dimettersi.

 

Come ci si sente a seguire da lontano questi importanti sviluppi della Chiesa – la riduzione allo stato laicale di McCarrick, il summit degli abusi? La rattrista, in un certo senso, di essere lontano dalla Chiesa Cattolica in questo momento critico?

I miei sentimenti, in una questione di questa gravità, non hanno alcuna conseguenza. Ho parlato di ciò che credevo fosse necessario parlare, per evitare che le falsità rimanessero non affrontate e danneggiassero la mia anima e le anime degli altri.

 

E’  in grado di dichiarare il paese, o anche il continente, dove si trova in questo momento?

(nessuna risposta)

 

Quante persone sanno dove lei si trova? Con quante persone ha contatti personali quotidiani?

(nessuna risposta)

 

Può fornire una descrizione della sua vita quotidiana?

Rispondo a questa domanda con riluttanza, perché questo pone l’attenzione su di me piuttosto che su ciò che è importante.

La mia vita non è cambiata molto. Naturalmente, devo stare più attento a chi incontro e a cosa dico, ma sono stato benedetto da una famiglia numerosa e da molti amici che mi hanno sostenuto. Li vedo regolarmente e la loro vicinanza è per me fonte di grande consolazione.

Forse il più grande cambiamento dopo la mia prima testimonianza è l’incredibile effusione di sostegno che ricevo quotidianamente da tutto il mondo. Ci sono migliaia di cattolici che pregano per me, e con me per la conversione di Papa Francesco e per la guarigione della Chiesa.

Nel complesso, molto poco è cambiato. Faccio quello che ho fatto per tutta la vita: da quando sono stato ordinato sacerdote cerco di servire il popolo di Dio, in obbedienza, ovunque mi sia stato chiesto di andare. Sono solo una persona semplice che cerca di fare del suo meglio, e ho avuto la fortuna di ricevere ottimi esempi da sacerdoti santi e devoti durante tutta la mia vita.

 

Celebra Messa?

Mi perdoni di essere sorpreso da questa domanda, ma….. perché non dovrei dire Messa? Stiamo parlando del Pane della vita! Naturalmente celebro la Messa, ogni giorno, come qualsiasi altro sacerdote in regola.

 

Prega per il Papa?

Non ho mai smesso di pregare per il Papa; non lo farò mai.

 

Crede che la sua sicurezza sia in pericolo e, se sì, perché? Ha ricevuto delle vere e proprie minacce?

(nessuna risposta)

 

Quali precauzioni prende per proteggersi?

(nessuna risposta)

 

Dal rilascio della sua testimonianza, è stato contattato dalla Santa Sede? In caso affermativo, cosa hanno detto?

A parte la lettera aperta del cardinale Ouellet, alla quale ho già risposto, nessuno mi ha contattato per nulla.

 

Sa di essere indagato canonicamente? Se sì, per quali accuse? In ogni caso, si “arrenderebbe” alle autorità vaticane?

Come ho detto, non c’è nulla di cui sono a conoscenza. Non sarebbe sorprendente se finisse per essere indagato l’informatore, invece che i prelati che nascondono gli abusi?

 

Purtroppo, una percentuale allarmante di persone subisce abusi all’inizio della propria vita, quando sono più vulnerabili. Nella sua testimonianza, era chiaro che lei provava empatia per le vittime e sentiva una grande responsabilità personale di agire. È mai stato lei stesso testimone di abusi? Oppure è mai stato vittima di abusi?

Non sono mai stato maltrattato né ho mai assistito personalmente ad abusi, grazie a Dio. Ma qualsiasi essere umano decente, vittima o meno, si sarebbe immedesimato e desidererebbe aiutare le vittime.

 

Cosa l’ha convinta a presentare la sua testimonianza? Qual è stata la “goccia finale”?

Ho già risposto a questa domanda e nelle mie precedenti testimonianze.

 

E’ in contatto con i tuoi cari? Se sì, cosa ne pensano delle tue azioni?

(nessuna risposta)

 

Si sente solo?

Io non lo sono. Il Signore è il mio compagno costante.

 

Si rese conto, quando ha pubblicato questa testimonianza, che la sua vita sarebbe cambiata così drasticamente? Come si è sentito in quei giorni di fine agosto 2018, quando stava per attraversare il Rubicone?

La mia coscienza è sempre stata chiara su questo: la verità ci rende liberi.

 

Quando ha deciso di agire, è stato ispirato da San Tommaso Moro, o da qualche altra figura storica?

Sono stato ispirato dal beato cardinale Newman che ha detto: ““se fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla Coscienza, poi al Papa” “, e da san Giovanni Fisher, l’unico vescovo della Chiesa cattolica in Inghilterra che non si è piegato a Enrico VIII. Queste sue parole sono così appropriate per il nostro tempo: “La luce del buon esempio è spenta in coloro che dovrebbero brillare come lucerne al mondo intero, come torri di guardia e fari sulle montagne. Nessuna luce, ahimè, viene da loro, ma orribili tenebre e pestilente malizia, per cui innumerevoli anime cadono nella perdizione”. (Beato John Fisher, di Rev. T. E. Bridgett, Londra (1888), p. 435).

 

E’ stato riconosciuto in pubblico? In caso affermativo, qual è stata la reazione e qual’è stata la sua reazione?

(nessuna risposta)

 

Quando esce, è travestito?

(nessuna risposta)

 

Pensa che ad un certo punto sarà in grado di condurre di nuovo una vita “normale”? Cosa dovrebbe accadere prima che ciò sia possibile?

La mia vita è abbastanza normale, grazie per averlo chiesto.

 

Pensa che ci potrebbe mai essere una riconciliazione con Francesco? Spera in una riconciliazione?

La premessa della sua domanda è errata. Non sto combattendo contro Papa Francesco, né l’ho offeso. Ho semplicemente detto la verità. Papa Francesco ha bisogno di riconciliarsi con Dio, e l’intera Chiesa, poiché ha coperto McCarrick, si rifiuta di ammetterlo, e ora sta coprendo molte altre persone. Sono grato al Signore perché mi ha protetto da sentimenti di rabbia o risentimento contro Papa Francesco, o da qualsiasi desiderio di vendetta. Prego ogni giorno per la sua conversione. Nulla mi renderebbe più felice che Papa Francesco riconoscesse e ponesse fine alla copertura e che confermasse i suoi fratelli nella fede.

 

Come guarda ai suoi molti anni di servizio nella Chiesa? Avrebbe voluto pronunciarsi prima? E sente di aver sbagliato a dedicare la sua vita a quell’istituzione?

Ho servito la Santa Sede per 43 anni con grande gioia e piena dedizione, con soddisfazione spirituale e umana. Naturalmente con i miei molti limiti, ma confidando nei miei superiori che sono sempre stati buoni e riconoscenti della mia collaborazione. A volte ho accettato missioni rischiose, come quelle in Iraq, Kuwait e Nigeria. Ho avuto ottimi rapporti con superiori, colleghi e collaboratori laici. Il cardinale Bertone, dopo essere stato nominato segretario di Stato, trovò il modo di liberarsi di me perché rifiutai di approvare candidati indegni che lui stava spingendo per essere nominati vescovi: Mi offrì la carica di segretario generale del governatorato. Non era certo una promozione, ma accettai volentieri.

Non ci sono motivi per cui dovrei pentirmi di aver servito la Santa Sede. Ho sempre cercato di seguire la volontà di Dio attraverso l’obbedienza. Non ho mai chiesto una promozione, e non rimpiango di aver rifiutato la proposta di papa Benedetto, che mi offrì un posto di cardinale in Curia. Chi ha complottato la mia partenza da Roma pensava che si sarebbe sbarazzato di me. Non sapevano che il Signore li usava per mettermi in grado di parlare dello scandalo McCarrick.

 

Nella sua testimonianza, lei ha fornito molti dettagli, ma non c’era documentazione aggiuntiva – che si sarebbe rivelata utile per corroborare la sua testimonianza. Ha i documenti e le lettere a cui fa riferimento nella sua testimonianza? E, ha qualche documentazione aggiuntiva che mostrerebbe la conoscenza preesistente del Vaticano sul comportamento di McCarrick? Se è in possesso di tali documenti, può per favore condividerli con noi, in quanto sarebbero incommensurabilmente utili.

Non è ancora giunto il momento di rilasciare qualcosa. Vi suggerisco di chiedere a Papa Francesco e ai prelati che ho nominato nella mia testimonianza di rilasciare la documentazione pertinente, qualcuna delle quali è piuttosto incriminante, supponendo che non l’abbiano ancora distrutta.

 

Nello specifico, ha la lettera che ha scritto al cardinale Parolin chiedendo se le sanzioni imposte a McCarrick da Papa Benedetto XVI fossero ancora in vigore? In caso affermativo, potrebbe per favore condividerla con noi?

Si veda la domanda precedente.

Viganò: In conclusione, vorrei sottolineare che la crisi attuale non è una lotta di potere tra progressisti e conservatori, tra sinistra e destra. Né si tratta principalmente del comportamento sessuale scorretto del clero, né della prevalenza di omosessuali attivi nel clero, anche se questi gravi problemi, che sono perenni nella Chiesa, sono particolarmente gravi in questo momento. La crisi riguarda il fatto che una “mafia” corrotta ha preso il controllo di molte istituzioni della Chiesa, dall’alto verso il basso, e sta sfruttando la Chiesa e i fedeli per i suoi scopi immorali. Come ho già detto, questa coalizione è legata non da un’intimità sessuale condivisa, ma da un interesse comune a proteggersi e progredire professionalmente, e a sabotare ogni sforzo per riformare la corruzione sessuale. Eppure i membri di questa alleanza, e coloro che temono la sua ira, sono gli unici che hanno l’autorità di correggere il problema attraverso adeguate procedure giudiziarie, l’imposizione di disciplina, e la riaffermazione di un sano insegnamento.

Questo sta causando una paralisi istituzionale immensamente demoralizzante per i fedeli. Detto questo, non dobbiamo essere né del tutto sorpresi né eccessivamente disturbati da questo stato di cose disperato, data la costante presenza dello Spirito Santo e la promessa di Cristo di tornare a stabilire il suo regno definitivo. Concludo citando un passaggio del Catechismo della Chiesa cattolica che fa riflettere, che sembra essersi verificato nella nostra epoca:

Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra  svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. (CCC, 675)

+ Carlo Maria Viganò, arcivescovo di Ulpiana, Nunzio Apostolico

 

2 maggio 2019 Festa di Sant’Atanasio Vescovo e Dottore della Chiesa

 

Fonte: The Washington Post

 




Una riflessione sulla intervista che Papa Francesco ha concesso a Valentina Alazraki

McCarrick Theodore ex cardinale ora ridotto allo stato laicale

McCarrick Theodore ex cardinale ora ridotto allo stato laicale

 

di Sabino Paciolla

 

A proposito dellintervista che Papa Francesco ha concesso a Valentina Alazraki della emittente messicana Televisa, è bene ritornarci sopra per riflettere ed approfondire. Il motivo è necessariamente legato al fatto che è la prima volta dopo dieci mesi che il Papa si esprime sulla vicenda di McCarrick. Infatti, ad agosto scorso aveva detto: Non dirò una singola parola al riguardo. Poi il silenzio.

Quale la valutazione dell’intervista dell’altro giorno?

Certamente, come ho già avuto modo di dire in un articolo precedente, quando ad agosto il papa disse ai giornalisti in conferenza stampa in volo: “Non dirò una singola parola al riguardo. Credo che la dichiarazione parli da sola. E voi avete la capacità giornalistica di trarre le vostre conclusioni.”, tutti pensarono che i giornalisti fossero stati invitati dal Papa a leggere la lettera di Viganò e a trarre le conclusioni. Invece, nella intervista alla TV messicana è venuto fuori che il Papa intendeva dire che i giornalisti avrebbero dovuto indagare nella vita privata di Viganò perché attraversata da una lite familiare sulla eredità sfociata in Tribunale (e lì però terminata). Una lite che nulla aveva a che fare con il caso McCarrick. “Certo. Ho taciuto” ha detto Francesco “perché avrei dovuto gettare fango. Che siano i giornalisti a scoprirlo. E voi l’avete scoperto, avete trovato tutto quel mondo.”

Come ha giustamente affermato Christopher Altieri sul Catholic World Report: “Viganò potrebbe essere un santo vivente: ma, se il suo ricordo non è esatto, allora avrebbe comunque fatto gravi ingiustizie alla persona del Santo Padre e gravi danni all’Ufficio di Pietro, insieme a danni incalcolabili alla fede e al popolo di Dio. Se, però, il ricordo dell’ex Nunzio è accurato, allora potrebbe essere lui stesso un diavolo, e tuttavia aver dato a Papa Francesco un resoconto del carattere depravato di McCarrick, che Francesco avrebbe dovuto prendere ancora sul serio, e apparentemente non lo avrebbe fatto.”

Sorvolo poi sull’affermazione che Papa Francesco ha fatto in merito alla lettera di Viganò: “Alcuni di voi hanno persino scritto che era pagata, non so, non mi risulta però.”. Credo non si debba menzionare un fatto tanto grave se non si è a conoscenza di nulla, altrimenti si corre il rischio di cadere nella insinuazione.

Infine, l’ultimo punto importante è quello relativo alla famosa frase prima omessa e poi reinserita nella trascrizione italiana della intervista in spagnolo, dopo che l’Associated Press aveva chiesto chiarimenti dell’omissione  al Dicastero vaticano delle comunicazioni. La frase che dice il Papa, che prima era assente e poi è comparsa, è la seguente: “E quando dice [Viganò] che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!”.

Alla luce di questi tre punti evidenziati, si può dire che questa intervista, nella questione specifica relativa al caso McCarrick-Viganò, se da una parte è stata una delusione (spostare l’attenzione dal contenuto della lettera alle questioni personali di Viganò e, peggio, alla menzione della lettera “pagata”), dall’altra ha aperto per la prima volta una possibilità almeno potenziale che Viganò potrebbe avergli parlato di McCarrick (”io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!”). Per tutto questo, a molti l’intervista è sembrata un continuare a non voler affrontare la quesione essenziale del caso.

Per una fortuita coincidenza, nella stessa giornata, circa un’ora prima della messa in onda della intervista, il segretario personale dell’ex Card. McCarrick, Msgr. Figueiredo, ha pubblicato stralci di corrispondenza che aveva avuto con quest’ultimo. Dopo questa pubblicazione, la sensazione dei più è che ulteriori tasselli di conferma si siano aggiunti alle affermazioni esternate con la lettera dall’arciv. Carlo Maria Viganò. In particolare, che McCarrick fosse stato sottoposto a restrizioni da parte del Vaticano sotto il papato di Benedetto XVI sarebbe diventato una certezza. Basterebbe attendere la pubblicazione delle copie vere e proprie della corrispondenza privata da parte di Msgr. Figueiredo.

E’ bene precisare che al momento non è chiaro, sicuramente non è provato, che Papa Francesco sia stato messo conoscenza delle restrizioni imposte da Benedetto XVI e che, di conseguenza, le abbia deliberatamente eliminate, vedendo in McCarrick una risorsa particolarmente versata nella costruzione di relazioni. Una risorsa da impiegare in particolare in due questioni geopolitiche di notevole importanza: da una parte, in Occidente, i rapporti con l’Amministrazione Obama e la inquieta conferenza dei vescovi statunitensi e, dall’altra, in Oriente, le relazioni con il Governo cinese che portassero ad un qualche superamento della mai sanata spaccatura tra la Chiesa sotterranea (non ricosciuta dal Partito cinese, ma fedele a Roma) e la chiesa ufficiale cinese (costituita e governata dal Partito cinese, ma non riconosciuta dal Vaticano).

E dunque, dopo dieci mesi, questo tentennare, questo mancato effettivo affronto da parte del Papa della vessata quaestio, anzi l’averla buttata sull’aspetto delle questioni familiari e del buon nome di Viganò, non fa che aumentare in alcuni la sensazione di dubbio.

Allora, a quasi un anno di distanza dal deflagrare dello scandalo, che rischia di minare disastrosamente la credibilità della Chiesa cattolica e di erodere la fiducia dei fedeli cattolici nella autorevolezza dei loro pastori, cruciali rimangono le domande di cosa il Papa sapesse e quando, eventualmente, lo avesse saputo.

A questo punto, prima di continuare, è bene notare una cosa.

Più di quindici anni fa, nel 2002, all’epoca del primo scandalo degli abusi sessuali clericali scoppiato negli Stati Unita la grande stampa americana si fiondò sul caso. Ricorderete l’inchiesta giornalistica portata avanti dal quotidiano Boston Globe, chiamata Spotlight, l’indagine che valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003, che portò alla scioccante verità della complicità della Chiesa in una vasta gamma di casi di abusi su minori. Da quella inchiesta fu poi tratto il film Oscar intitolato appunto “Spotlight”. Questa volta, però, la grande stampa sembra fare spallucce. Probabilmente perché oggi, piuttosto che la pedofilia, molto più centrale è la questione della omosessualità nella Chiesa. E l’omosessualità, di questi tempi, è diventata una bandiera da far sventolare il più alto possibile, un orgoglio, un valore che la cultura mainstream fa di tutto per difendere e promuovere. In tutto questo, involontariamente un grande assist lo ha sicuramente dato proprio Papa Francesco con il suo famosissimo “Chi sono io per giudicare”. Manna per i media della cultura dominante.

Ma oggi, a differenza di quasi venti anni fa ci sono i social, ci sono i siti internet indipendenti, ci sono i blog. C’è insomma un contr’altare alla cultura mainstream dominante, c’è tanta voglia di conoscere ed un “attivismo” senza precedenti. Ciò alimenta una fortissima dialettica all’interno del popolo cattolico che non fa certamente bene alla Chiesa. Per questo non è così semplice o non è augurabile che si prolunghino i tempi nell’arrivare alla verità sulla questione. I  danni causati da un “aspettando Godot” cattolico sarebbero notevoli.

La stessa frase del Papa sulla lettera “pagata” non fa che alimentare la tensione tra progressisti e conservatori. Infatti, quella frase dà spago alla interpretazione che vorrebbe far passare Viganó per un ingrugnito conservatore che sarebbe parte di un più grande complotto di fanatici conservatori arrabbiati, al soldo di miliardari americani, ostili allo stile ed al messaggio pauperistico di Papa Francesco. In Italia, ma anche in altre parti del mondo, alcuni credono a questo disegno. Purtroppo, chi crede a questa storia ha capito poco di quello che ribolle nel sentire del semplice fedele cattolico in italia, in Europa e negli USA. Anzi, soprattutto negli USA.

Per questo, ancora più forte diventa la convinzione che l’unico modo per risolvere questa impasse sarebbe un esame approfondito e indipendente dei documenti in archivio. Ma un esame approfondito ed indipendente era proprio quello che chiedevano i vescovi statunitensi l’anno scorso, poi fermati dal Vaticano.

D’altra parte, il Vaticano, dopo forti insistenze, all’inizio di ottobre scorso promise un tale esame, un’indagine che attualmente sembra essere in corso, e guidata direttamente dal Card. Parolin, il Segretario di Stato vaticano, la seconda carica per importanza dopo il Papa. A dimostrazione di quanto delicato sia il caso. Finora, però, a otto mesi di distanza, nulla è stato reso pubblico. E lo stesso Parolin, dopo le reazioni alla intervista del Papa alla emittente messicana, ha confermato che l’indagine è in corso, ma è stato evasivo sulla data della pubblicazione dei risultati.

Per inciso, dato che McCarrick ha collaborato con il card. Parolin al dossier della Cina, anche lui, in linea di principio, dovrebbe essere chiamato a riferire sul caso.

Probabilmente qualcuno potrebbe aver pensato che la riduzione allo stato laicale di McCarrick avrebbe dovuto risolvere il “problema McCarrick”, cioè aver chiuso la falla. Se quel qualcuno lo avesse pensato, avrebbe sicuramente commesso un grave errore! Laicizzare McCarrick era obbligatorio semplicemente perché lo imponeva il Codice di Diritto Canonico. Quindi, la laicizzazione non risolve il problema o, comunque, è solo una parte del problema, forse la più scontata.

E ciò perché  la gente  si chiede come mai una persona come McCarrick, che ha commesso quelle nefandezze, sia potuta arrivare così in alto nella gerarchia ecclesiastica e per tanto tempo. La gente si chiede chi sia stato a non far applicare le restrizioni (scomparsa dalla scena pubblica e ritiro a vita reclusa nella preghiera) volute da Benedetto XVI, e come mai gli sia stato consentito di riprendere i suoi movimenti nel mondo. La gente si chiede come mai dal 2013 sia diventato un vero e proprio globe-trotter nel mondo impegnato in attività per conto del Vaticano, anche in dossier delicati come quello cinese.

Il punto, come si vede, non è McCarrick in quanto tale, anche lui, certamente, ma lo stato della Chiesa nel suo complesso, il “sistema” di potere, il prorompere della questione della omosessualità.

Data la situazione attuale caratterizzata da questa iniziale diffusione di corrispondenza privata (quella di Msgr. Figueiredo) è ragionevole pensare che altri potrebbero seguire questa strada. Pertanto, semmai una comunicazione dell’esito della indagine condotta dal card. Parolin negli archivi vaticani, diocesani e della Nunziatura apostotlica negli USA dovesse mai arrivare, sicuramente costituirà un vero e proprio test per la trasparenza vaticana sulla spinosa questione McCarrick. Infatti, una comunicazione non completa potrebbe essere facilmente “corretta” da altre pubblicazioni private. Si ricordi che lo stesso mons. Anthony Msgr. Figueiredo ha semplicemente diffuso brani di corrispondenza privata, ma ha detto che le vere e proprie copie da cui tali brani sono stati tratti verranno pubblicate in futuro su un sito internet.

Tra l’altro, lo stesso Msgr. Figueiredo ha affermato che si è sentito spinto a pubblicare quel materiale dopo aver dato “seguito ai tentativi, dal settembre 2018, di condividere e discutere con la Santa Sede e altri leader della Chiesa” quella corrispondenza. Inoltre, ha detto di averlo fatto anche perché sollecitato indirettamente dallo stesso Papa Francesco a seguito della pubblicazione il 7 maggio scorso del nuovo motu proprio Vos estis lux mundi. Motu proprio che è entrato nella piena operatività dal primo giugno scorso.

Di Vos estis lux mundi ho già avuto modo di parlare su questo blog. Come ho scritto in un precedente articolo: “Potremmo dire che il punto cardine del documento è che i sacerdoti e i religiosi sono canonicamente obbligati a denunciare la loro conoscenza di casi di abusi o di qualsiasi scorrettezza, e che le conferenze episcopali dovrebbero stabilire un meccanismo di denuncia che possa essere utilizzato da chiunque. Dice che gli informatori non devono essere puniti e sottolinea l’attenzione dovuta alle vittime di coercizione sessuale clericale e alle loro famiglie.”

Dopo la pubblicazione del motu proprio, ecco una prima importante conseguenza: “Le mie azioni nel pubblicare questo rapporto in questo momento sono incoraggiate dal motu proprio Vos Estis Lux Mundi del Santo Padre”, scrive Mons. Figueiredo, che è “basato sul principio fondamentale che è imperativo mettere in pubblico dominio, al momento giusto e con prudenza, informazioni che devono ancora venire alla luce e che incidono direttamente sulle accuse di attività criminale, le restrizioni imposte al mio  ex arcivescovo, ora ridotto allo stato laicale, e che sapeva cosa e quando”.

Pertanto, se dal primo giugno scorso è diventato illegale per i chierici ed i diaconi possedere informazioni relative ad atti criminosi sessuali e non comunicarli a chi di dovere, allora qualcuno ha dato corso a questo obbligo canonico.

Oggi, dunque, tenuto conto che importanti nodi sono ancora da sciogliere, diventa più che mai urgente pervenire ad una soddisfacente soluzione del caso, alle dovute risposte che tanti fedeli meritano di ricevere.

In un mio articolo di agosto scorso scrissi:

“Una mancata risposta alle accuse non può che portare ad una profonda perdita della autorità morale del Papa dovuta alla persistenza del dubbio sulla fondatezza e veridicità delle stesse. Un danno per la Chiesa incalcolabile.

In conclusione, non possiamo che sperare che il nodo venga sciolto nel più breve tempo possibile. Nel frattempo, non ci resta che sperare e pregare.”

Credo che questa considerazione sia oggi ancora più vera di ieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Caso McCarrick: nuova intervista, nuove rivelazioni. Quali le ricadute?

Qualche giorno fa Papa Francesco ha rilasciato una importante intervista a Valentina Alazraki, una vaticanista di lungo corso, corrispondente della TV messicana Televisa. L’intervista ha toccato tanti argomenti. Quello che però ha suscitato immediate reazioni è stato su Theodore McCarrick, ora ridotto allo stato laicale, da cardinale che era, a causa degli abusi sessuali, anche su minori.

Phil Lawler, scrittore e giornalista, riflette su alcuni passaggi dell’intervista secondo il suo consueto stile, molto asciutto e tagliente.

Ecco il suo articolo nella mia traduzione.

Papa Francesco intervistato da Valentina Alazraki di Televisa 28 05 2019

Papa Francesco intervistato da Valentina Alazraki di Televisa 28 05 2019 (screenshot)

 

Nella sua ultima intervista Papa Francesco dice di non ricordare se l’Arcivescovo Viganó gli abbia parlato della cattiva condotta sessuale di Theodore McCarrick. Insiste anche sul fatto che non sapeva “niente, ovviamente, niente, niente, niente” della cattiva condotta di McCarrick. Queste due affermazioni non si conciliano facilmente l’una con l’altra.

Se mi dicessi che hai studiato francese al liceo, forse non me lo ricorderei cinque anni dopo; non mi verrebbe in mente. Ma se mi dicessi che hai lottato contro un orso brizzolato, che io ti abbia creduto o meno, certamente mi ricorderei dell’affermazione. Il Papa sta forse suggerendo che la notizia che l’arcivescovo Viganó dice di avergli trasmesso – cioè che un cardinale arcivescovo era stato a letto con seminaristi, e che gli era stato ordinato dal precedente Pontefice di ritirarsi dalla vita pubblica – non si sarebbe impressa nella sua memoria?

Eppure anche questo stravagante suggerimento non è sufficiente a coniugare le due affermazioni del Papa in maniera convincente. Perché se l’arcivescovo Viganó lo avesse informato, allora anche se il Papa in qualche modo si fosse dimenticato, non potrebbe dire in modo veritiero che non sapeva “nulla” dello scandalo McCarrick.

L’arcivescovo Viganó, senza mezzi termini, ha espresso perfettamente la sua posizione in risposta alla nuova intervista papale: “Quello che il Papa ha detto sul non sapere nulla è una menzogna“.

Così ancora una volta ci troviamo a chiederci: La testimonianza dell’arcivescovo Viganó è credibile? A settembre, quando la maggior parte del clamore si era attenuato dopo la prima esplosione dello scandalo McCarrick, ho riassunto le prove disponibili e ho scoperto che erano molto a favore dell’arcivescovo. (I difensori di papa Francesco hanno preferito non esaminare quelle prove, mettendo in discussione le motivazioni dell’arcivescovo Viganó ). Papa Francesco, da parte sua, si è rifiutato di discutere la testimonianza di Viganó , finché, durante questa nuova intervista, Valentina Alazraki della rete televisiva messicana gli ha detto che il suo silenzio era diventato gravoso per i giornalisti, così ha provveduto a liberarsi.

Per coincidenza (o è stata una coincidenza?), lo stesso giorno in cui è stata resa pubblica l’intervista a Televisa, sono emerse nuove importanti prove, fornite da un chierico che non potrebbe essere facilmente descritto come nemico del Pontefice. Mons. Anthony Figueiredo, ex segretario di McCarrick, ha professato il suo “immutato affetto, lealtà e sostegno a Papa Francesco“, anche quando ha rilasciato una serie di informazioni che confermano importanti elementi della testimonianza di Viganó. Mons. Figueiredo ha rivelato:

  • che nell’agosto 2008, McCarrick aveva ricevuto istruzioni dal Vaticano, che gli ordinavano di allontanarsi dalla vita pubblica;
  • che McCarrick aveva riconosciuto l’azione disciplinare e promesso di non fare altre apparizioni pubbliche;
  • che copie della corrispondenza pertinente dovrebbero essere prontamente disponibili negli archivi della Congregazione vaticana per i vescovi e quelli del nunzio apostolico a Washington;
  • che le restrizioni su McCarrick erano note al cardinale Wuerl, suo successore a Washington, e al cardinale Bertone, segretario di Stato vaticano, tra gli altri;
  • che a McCarrick era stato proibito di recarsi a Roma; e
  • che nonostante le restrizioni vaticane e nonostante la sua promessa, McCarrick aveva continuato a fare apparizioni pubbliche, aveva visitato Roma e aveva agito come rappresentante vaticano in Cina, in Iran, in Iraq e altrove.

I fascicoli di Figueiredo non affrontano direttamente la questione se l’Arcivescovo Viganó avesse parlato a Papa Francesco delle restrizioni su McCarrick. Ma chiariscono che l’azione disciplinare era una questione seria: il tipo di argomento che un nunzio apostolico (Viganó) avrebbe probabilmente discusso con un pontefice (Francesco) in visita alla città in cui McCarrick viveva.

Ma papa Francesco dice di non ricordare una simile conversazione. Si noti, ancora una volta, che non nega che la conversazione abbia avuto luogo; dice semplicemente che non la ricorda. Questa affermazione mette a dura prova la credibilità, allo stesso modo dell’affermazione dell’ufficio stampa vaticano che, in una trascrizione dell’intervista, il vuoto di memoria professato dal Papa è stato omesso fino a quando i giornalisti non hanno richiamato l’attenzione sull’omissione. (Un articolo riassuntivo sull’intervista, pubblicato sul servizio di Vatican News, tocca a malapena l’affare McCarrick, e non menziona la mancanza di memoria.)

Nel corso dell’intervista a Televisa Papa Francesco fa altre affermazioni che dovrebbero far alzare le sopracciglia dei giornalisti scettici. Dice di aver portato a Roma il vescovo argentino Gustavo Zanchetta, sollevandolo dai suoi doveri pastorali, perché “il clero non si sentiva ben trattato da lui” – non a causa delle accuse di abusi emerse in seguito. Ha descritto le critiche del cardinale Oscar Maradiaga, presidente del Consiglio cardinalizio (il C9, ndr), come “calunnie” – la stessa affermazione che ha fatto diciotto mesi fa sulle critiche del vescovo cileno Juan Barros, e che alla fine è stato costretto a ritrattare (a causa degli abusi dimostrati, ndr) – pur facendo anche l’affermazione molto meno convincente che “non c’è niente di certo” contro il cardinale honduregno. E quando gli è stato chiesto di un famigerato colloquio con una divorziata argentina, in cui l’avrebbe incoraggiata a ricevere la Comunione nonostante un nuovo matrimonio illecito, il Papa dice ancora una volta che non ricorda la conversazione, “ma devo averle sicuramente detto: ‘Guarda, in Amoris Laetitia c’è quello che devi fare”. (Come ha sottolineato Chris Altieri sul Catholic World Report, Amoris Laetitia non è stata promulgata che due anni dopo la conversazione riportata).

Tuttavia, la sezione più rivelatrice dell’intervista di Televisa è la spiegazione del Papa sul perché è rimasto in silenzio, fino ad ora, sulla testimonianza di Viganó. Spiega che, invece di difendersi, ha scelto di affidarsi ai giornalisti per esporre le sue ragioni per lui:

E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato.

La menzione da parte del Papa del “giudice di Milano” è un riferimento alla disputa legale dell’arcivescovo Viganó con il fratello, una questione sfortunata che non ha alcuna attinenza con le rivendicazioni dell’arcivescovo sullo scandalo McCarrick. Sta forse il Papa Francesco rivelando di aver fatto affidamento sui mass media affinché facessero il loro lavoro sporco per lui, per trovare informazioni poco lusinghiere sul suo accusatore, per distogliere l’attenzione dalle prove? Papa Francesco dice di non aver mai letto per intero la testimonianza di Viganó, ma descrive la critica dell’arcivescovo come “cattiveria” e sembra, in una frase particolarmente confusa, implicare che Viganó sia stato pagato per attaccarlo. Così, proprio mentre si paragona a Gesù, come vittima innocente e silenziosa, il Pontefice sferra il suo attacco feroce al personaggio del suo accusatore.

L’Arcivescovo Viganó, nella sua originale testimonianza-bomba, ha detto che Papa Francesco era a conoscenza, e ha scelto di ignorare le accuse contro McCarrick. E’ sicuramente rilevante, quindi, che nella sua nuova testimonianza appena rilasciata, Mons. Figueiredo dice di aver reso pubbliche le sue prove solo dopo aver tentato inutilmente, dallo scorso settembre, di portare quelle prove all’attenzione di Papa Francesco e di altri funzionari vaticani.

Ironia della sorte, Mons. Figueiredo rivela che la sua decisione di rendere pubblica la sua corrispondenza è stata incoraggiata – indirettamente – da Papa Francesco. Nel rilasciare il suo nuovo motu proprio, Vos Estis Lux Mundi, il Papa ha sottolineato che la copertura degli abusi è di per sé un crimine canonico, e ha esortato chiunque abbia informazioni su un insabbiamento a farsi avanti. Così Mons. Figueiredo si è fatto avanti. “E’ mia speranza”, ha scritto, “che la mia trasparenza incoraggi e aiuti altri sacerdoti, religiosi e seminaristi, che si sono trovati intrappolati in simili abusi di autorità e di copertura da parte di vescovi e superiori”. Amen a questo.

 

Fonte: Catholic Culture

 




Il Vaticano, dopo chiarimenti richiestigli, corregge l’omissione nella citazione del Papa su McCarrick

Papa Francesco nei giorni scorsi ha concesso una importante e lunga intervista video ad una TV messicana.

Nel testo in lingua italiana dell’intervista era stata omessa in un passo una importante frase del Papa che ne cambiava il senso.
Una grande agenzia di stampa ha chiesto chiarimenti dell’omissione al Dicastero delle comunicazioni vaticano e, dopo pochi minuti, il passo omesso è ricomparso.

Andrea Tornielli, giornalista, è direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede.

Andrea Tornielli, giornalista, è direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede.

 

di Sabino Paciolla

 

Chi ha letto l’articolo che ho pubblicato ieri ricorderà che avevo messo in evidenza che nella versione italiana dell’intervista che Papa Francesco ha concesso in spagnolo a Valentina Alazraki, una giornalista vaticanista di lungo corso, corrispondente della TV messicana Televisa, era stata tagliata una frase importante di Papa Francesco. Una frase che invece era stata ripresa da altre fonti giornalistiche. La cosa strana è che quella frase era riportata nella versione in spagnolo e, ovviamente, nel video dell’intervista.

Il passo nella versione italiana, che potete trovare nel mio articolo citato, così recitava:

Papa Francesco: – Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla. Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto.

La versione corretta che ora si può leggere sul sito è la seguente:

Papa Francesco: Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla, non ne avevo idea. E quando dice [Viganò] che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea! Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto.

Ora, si capisce che la differenza tra le due versioni non è di poco conto. Infatti, nella prima versione il senso che se ne trae è che Papa Francesco affermi che del caso McCarrick non sapesse nulla in senso assoluto, qualunque cosa affermi l’arciv. Carlo Maria Viganó che, invece, ha affermato di aver detto in un’udienza privata del giugno 2013 al Papa appena eletto che McCarrick spingeva i seminaristi a condividere il suo letto.

Nella seconda versione, quella corretta, il papa non esclude in linea di principio, semplicemente perché non ricorda, che Viganó gli avesse riferito del caso McCarrick. “se è vero o no. Non ne ho idea!”, aveva affermato.

Come detto, la differenza di significato non è affatto trascurabile. Perché se è il Papa stesso a non escludere che Viganó gli possa aver detto che McCarrick era un abusatore seriale, vorrebbe dire che nel caso ciò fosse realmente avvenuto, cioè che Viganó gli avesse riferito di McCarrick, allora il papa, nonostante questo, e per una qualche ragione, che potrebbe essere anche la pura dimenticanza, lo avrebbe comunque incaricato di importanti compiti e missioni.

D’altra parte, quella frase omessa nella versione italiana darebbe un barlume di credibilità, quanto meno potenziale, ovvero non escludibile a priori, alle affermazioni esplosive fatte ad agosto scorso dall’arciv. Carlo Maria Viganó nella sua famosa lettera di accuse a Papa Francesco nella quale veniva affermato che il papa, pur avendo appreso dei turpi abusi dell’ex prelato, aveva affidato a McCarrick incarichi delicati che in qualche modo spendevano il nome del Vaticano nel mondo.

Il Vaticano, si ricorderà, aveva annunciato l’anno scorso che avrebbe avviato una indagine su McCarrick e che a tempo debito avrebbe dato comunicazione pubblica dei risultati. Ad oggi però, dopo quasi un anno dalla eliminazione della berretta cardinalizia di McCarrick, non è stato reso pubblico alcun risultato.

Nel frattempo, a febbraio scorso, alla vigilia dell’Incontro mondiale in Vaticano sugli abusi voluto proprio da Papà Francesco, McCarrick è stato ridotto allo stato laicale poiché riconosciuto colpevole di abusi su un minore durante la Confessione. Uno dei reati più gravi nella Chiesa.

Dopo l’intervista del papa, il Card. Parolin, Segretario di Stato Vaticano, ha comunicato che è in corso una indagine sui fatti di McCarrick, ma è stato evasivo sulla data prevista per la pubblicazione dei risultati.

Parlando alla stampa il 29 maggio, Parolin ha insistito che la Santa Sede “ha detto più volte che [in Vaticano] stanno facendo un’indagine, che consiste nel raccogliere tutta la documentazione relativa a questo caso”.

Come abbiamo detto, la versione iniziale dell’intervista è stata poi corretta. Come mai?

Perché l’Associated Press (AP), la più grande e importante agenzia di stampa americana, ha interpellato l’ufficio delle comunicazioni vaticane per chiedere chiarimenti sulla omissione di quella “importante” frase nella versione italiana. Importante perché ne cambiava il senso.

Riprendo da AP: “Il coordinatore delle comunicazioni del Vaticano, Andrea Tornielli, ha detto mercoledì che la discrepanza è dovuta ai rapidi tempi di traduzione di una lunga intervista dallo spagnolo all’italiano, e che il testo spagnolo originale è considerato il testo di riferimento.

A pochi minuti dalla richiesta dell’Associated Press, la versione completa e corretta della citazione è apparsa sul sito italiano del portale d’informazione vaticano Vatican News. L’intervista è stata condotta il 21 maggio da Valentina Alazraki, da tempo corrispondente vaticano della Televisa del Messico.”

Chi legge questo blog, ricorderà che la Associated Press l’anno scorso portò alla luce un altro caso in cui il Dicastero delle comunicazioni vaticane si rese attore di un’azione che non rispettava gli standard internazionali di giornalismo. Infatti, esso aveva pubblicato una foto ritoccata e una citazione parziale di una lettera scritta dal Papa emerito Benedetto XVI che ne travisava completamente il significato. Quel tentativo portò ad un grave scandalo di credibilità delle comunicazioni vaticane ed alle dimissioni dell’allora Prefetto di quell’ufficio.

 

 




Le parole di Papa Francesco, quelle di Viganó e quelle di Figueiredo sul caso Theodore McCarrick

Papa Francesco e l’arciv. Carlo Maria Viganó

Papa Francesco e l’arciv. Carlo Maria Viganó

 

 

di Sabino Paciolla

 

Il portale dei media del Vaticano ha riportato ieri una intervista concessa da Papa Francesco a Valentina Alazraki, trasmessa ieri dall’emittente messicana Televisa. In questa intervista, molto lunga, si parla anche della spinosa questione dell’ex card. Theodore McCarrick. Per la prima volta dall’agosto scorso, quando il caso scoppiò, Papa Francesco ha rotto il silenzio e ha parlato oltre che di McCarrick anche di mons. Carlo Maria Viganó, l’allora Nunzio apostolico negli USA, che ad agosto pubblicò una Lettera in cui affermava che Papa Francesco sapeva degli abusi sessuali di McCarrick .

 

Dall’intervista riprendo il seguente stralcio:

 

Alazraki: – La questione di McCarrick mi porta a un’altra questione che volevo affrontare con lei. Lei mi ha consigliato in uno dei suoi ultimi viaggi di leggere “Lettere della tribolazione”: io le ho lette, ho fatto i compiti. Ho incontrato molto spesso la parola silenzio e la spiegazione di come a volte il silenzio sia necessario. Secondo lei, è quasi come un momento di grazia. Ma dire a un giornalista che il silenzio è necessario… Non rida Papa Francesco, è così. Si ricorda quando le hanno detto, 8 mesi fa: c’è una dichiarazione dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò che dice che lui stesso le ha detto in un’udienza all’inizio del suo pontificato chi era McCarrick, e lei non ha fatto nulla, ha solo detto: “non risponderò, giudicate voi, risponderò a tempo debito”. Quel silenzio ha pesato molto, perché per la stampa e per molta gente, quando uno tace, è come tra marito e moglie, no? Becchi tuo marito e non ti risponde e dici “qui qualcosa non va”. Allora perché quel silenzio? È giunto il momento di rispondere a quella domanda che le abbiamo fatto in aereo, sono passati più di otto mesi, Papa Francesco.

 

Papa Francesco: – Sì, quelli che hanno fatto il diritto romano dicono che il silenzio è un modo di parlare. In quel caso ho visto che Viganò non aveva letto tutta la lettera, allora ho pensato che confidavo nell’onestà dei giornalisti e vi ho detto: “Guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni”. E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato.

 

Domanda: La questione della sua famiglia, intende?

 

Papa Francesco: Certo. Ho taciuto, perché avrei dovuto gettare fango. Che siano i giornalisti a scoprirlo. E voi l’avete scoperto, avete trovato tutto quel mondo. È stato un silenzio basato sulla fiducia in voi. Non solo, ma vi ho anche detto: “tenete, studiatelo, è tutto”. E il risultato è stato buono, meglio che se mi fossi messo a spiegare, a difendermi. Voi giudicate prove alla mano. C’è un’altra cosa che mi ha sempre colpito: i silenzi di Gesù. Gesù rispondeva sempre, anche ai nemici quando lo provocavano, “si può fare questo, quello”, per vedere se cadeva nella provocazione. E lui in quel caso rispondeva. Ma quando divenne accanimento il Venerdì santo, l’accanimento della gente, tacque. Al punto che lo stesso Pilato disse: “Perché non mi rispondi?”. Ossia, di fronte a un clima di accanimento non si può rispondere. E quella lettera era un accanimento, come voi stessi vi siete resi conti dai risultati. Alcuni di voi hanno persino scritto che era pagata, non so, non mi risulta però.

 

Ci sono alcuni che continuano a pensare che è vera e che continuano a chiedersi il perché, se lei sapeva o no di McCarrick. Nella stampa c’è di tutto ovviamente.

 

Papa Francesco:Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla. Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto. Il motivo del mio silenzio è stato prima di tutto che le prove erano lì, vi ho detto: “giudicate voi”. È stato davvero un atto di fiducia. E poi, per quello che vi ho detto di Gesù, che nei momenti di accanimento non si può parlare, perché è peggio. Tutto va a sfavore. Il Signore ci ha indicato questo cammino e io lo seguo.

 

Da quello che Papa Francesco dice a Alazraki si capisce che nella sua intervista in volo di agosto scorso, di ritorno dall’Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie, lui si fosse rivolto ai giornalisti sull’aereo invitandoli ad indagare sul personaggio Carlo Maria Viganó e le sue vicende personali per meglio comprendere la credibilità delle accuse contenute nella sua lettera.

In verità, in quella intervista il Papa aveva invitato i giornalisti ad approfondire il testo della lettera di Viganó, non l’autore, ed a trarre le conclusioni.

 

Ecco le sue precise parole:

 

«Risponderò alla sua domanda, ma preferirei l’ultima prima parliamo del viaggio, e poi di altri argomenti.    Sono stato distratto da Stefania, ma risponderò.

Ho letto la dichiarazione stamattina e devo dirvi sinceramente che, devo dirlo, lo dico a voi e a tutti coloro che sono interessati. Leggete attentamente la dichiarazione e formulate il vostro giudizio. Non dirò una singola parola al riguardo. Credo che la dichiarazione parli da sola. E voi avete la capacità giornalistica di trarre le vostre conclusioni. È un atto di fede. Quando passerà un po’ di tempo e voi avrete tratto le vostre conclusioni, io forse parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale facesse il suo lavoro per voi.  Sarà un bene per voi. Questo è un bene. (Impercettibile)».

 

Qui il video a cominciare dal minuto 22.10:

 

Come sapete, dall’articolo pubblicato ieri su questo blog, per una strana coincidenza, proprio ieri l’ex segretario di McCarrick, mons. Figueiredo, ha pubblicato stralci di corrispondenza relativa all’attività di McCarrick che confermano che egli, a causa degli abusi sessuali, fu sottoposto a restrizioni da parte del Vaticano sotto il pontificato di Benedetto XVI. Inoltre, sempre dalla corrispondenza, viene confermato che il card. Wuerl sapeva di tali restrizioni. Infine, che l’ex card. McCarrick si è interessato attivamente per conto del Vaticano anche delle relazioni con la Cina.

Per questo, e per l’intervista del papa ad Alazraki, Mons. Carlo Maria Viganó è stato da più parti interpellato per un commento.

Prendo alcuni stralci dall’articolo fatto da Diane Montagna su LifeSiteNews. Eccoli nella mia traduzione:

Nei commenti a LifeSite, l’Arcivescovo Viganò ha respinto il tentativo del Papa di mettere in dubbio la sua affidabilità su una disputa con suo fratello riguardo alla gestione della loro eredità – una domanda che egli ha sottolineato non aveva “nessuna rilevanza per le accuse riguardanti il Cardinale McCarrick”.

Quello che papa Francesco ha detto a proposito della sentenza di Milano e della mia famiglia non ha nulla a che fare con la questione, perché [quella] è stata completamente chiarita. Era solo una divisione della proprietà tra fratelli. L’ho accettata per fare la pace. Né io né mio fratello abbiamo fatto appello alla sentenza, così la storia è finita lì. E non ha nulla a che fare con McCarrick. È una delle tante storie che hanno sollevato per distruggere la mia credibilità”.

 

Nell’ottobre 2018, il Vaticano ha annunciato che sarebbe stata condotta una “indagine approfondita” di tutti i documenti rilevanti conservati negli uffici vaticani. Non è chiaro però perché Papa Francesco avrebbe richiesto un’indagine di archivio per dire se fosse a conoscenza dei misfatti del cardinale McCarrick.

Nei suoi commenti a LifeSite, l’Arcivescovo Viganò ha detto: “Al ritorno da Dublino, il Papa ha detto ai giornalisti: ‘Confido nella vostra professionalità’. Ha promesso di fornire i documenti e non li fornisce. Dimmi come si suppone che i giornalisti sappiano la verità se non si forniscono i documenti”.

“Quanto tempo è passato da quando il Vaticano ha promesso un’indagine? È tutta una contraddizione. Si contraddice completamente”, ha detto.

“Il Papa finge di non ricordare quello che gli ho detto di McCarrick”, ha aggiunto l’arcivescovo Vigano. “Finge di non essere stato lui a chiedermi di McCarrick. E finge di non ricordare quello che gli ho detto”.

Papa Francesco (nell’intervista di ieri a Alazraki): continua dicendo “Quando [l’arcivescovo Viganò] dice di avermi parlato quel giorno [il 23 giugno 2013], che è venuto…. Non ricordo se mi ha detto questo, che sia vero o no, non importa! Ma sai che non sapevo nulla di McCarrick; altrimenti non avrei taciuto, vero?”

[NOTA DELL’AUTORE DI QUESTO BLOG: questo passaggio, in cui il papa dice che “Quando [l’arcivescovo Viganò] dice di avermi parlato quel giorno [il 23 giugno 2013], che è venuto…. Non ricordo se mi ha detto questo, che sia vero o no, non importa!“, riportato da Viganó, non è presente nell’intervista al Papa di Alazraki su Vaticannews, anche se, ma non vorrei sbagliare, mi sembra di averla letta ieri su quel portale. Il passaggio, oltre che riportato da Viganó su LifeSiteNews, è ripreso anche da Vatican insider (qui), molto vicino al Vaticano. Del resto dovrebbe far fede l’integrale dell’intervista video]

L’arcivescovo Viganò fa questa osservazione: “Cerca di essere intelligente, sostenendo di non ricordare quello che gli ho detto, quando è stato lui che mi ha chiesto di McCarrick”.

L’arcivescovo Viganò ha anche notato che la corrispondenza mostra che il Vaticano è stato informato del fatto che McCarrick stava condividendo un letto con i seminaristi. “McCarrick lo ha ammesso”, ha detto.

“Per difendersi con il Papa, McCarrick ha detto di non avere mai avuto rapporti sessuali con nessuno, ma di aver dormito nello stesso letto con seminaristi e sacerdoti”, ha detto l’ex nunzio americano.

 

Spiega l’arcivescovo Viganò:

 

“È la stessa cosa che ha detto prima della sentenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. La condanna a ridurlo allo stato laico si basava su abusi contro adulti, minori e anche su abusi nella Confessione. O la sentenza del Sant’Uffizio [Congregazione per la Dottrina della Fede] è irrilevante, o quello che McCarrick ha detto, che non ha mai avuto rapporti con nessuno, è una menzogna – proprio come quello che il Papa ha detto sul non sapere nulla è una menzogna, proprio come quello che ha detto sul non ricordare quello che gli ho detto è una menzogna, quando fu lui a chiedermi.”

 




Nuovi documenti resi pubblici confermano che l’ex card. Theodore McCarrick fu sottoposto a restrizioni da parte del Vaticano sotto il pontificato di papa Benedetto XVI

Lo staff della rivista Crux ha reso pubblici documenti dell’ex segretario di McCarrick, mons. Figueiredo, di cui è venuto in possesso, e relativi a corrispondenza dell’allora card. Theodore McCarrick, che confermano che egli, a causa degli abusi sessuali, fu sottoposto a restrizioni da parte del Vaticano sotto il pontificato di Benedetto XVI. Inoltre, viene confermato che il card. Wuerl sapeva di tali restrizioni. Infine, che l’ex card. McCarrick si è interessato attivamente per conto del Vaticano delle relazioni con la Cina.

Segnalo che proprio oggi Papa Francesco ha rotto il silenzio sul caso Viganò . Il pontefice dice: «Non sapevo nulla di McCarrick»

Ecco l’articolo di Crux nella mia traduzione.

McCarrick Theodore ex cardinale ora ridotto allo stato laicale

McCarrick Theodore ex cardinale ora ridotto allo stato laicale

 

La corrispondenza ottenuta da Crux da un ex assistente di Theodore McCarrick, l’ex cardinale laicizzato per accuse di cattiva condotta sessuale e abusi, conferma che nel 2008 il Vaticano impose restrizioni a McCarrick. McCarrick sostiene anche che il cardinale Donald Wuerl, allora arcivescovo di Washington, ne era a conoscenza e coinvolto in conversazioni sulla loro attuazione.

Anche se i dettagli di queste restrizioni non sono mai stati resi pubblici, la corrispondenza mostra che McCarrick promette di non viaggiare senza l’espresso permesso del Vaticano e di dimettersi da tutti i ruoli in Vaticano e all’interno della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB), mentre contesta l’istruzione di smettere di recarsi a Roma.

In una lettera, McCarrick suggerisce che il Vaticano voleva “evitare la pubblicità” e quindi di mantenere riservate le restrizioni.

La corrispondenza mostra anche che, nonostante le restrizioni, McCarrick ha gradualmente ripreso a viaggiare e a svolgere ruoli diplomatici di primo piano sotto i due papi Benedetto XVI e, in misura maggiore, Francesco, compresi i colloqui con la Cina che possono aver contribuito a dar struttura ad un controverso accordo del 2018 tra Roma e Pechino sulla nomina dei vescovi.

Le attività di McCarrick non sono state portate avanti in segreto, poiché egli ha scritto regolarmente a Papa Francesco tra il 2013 e il 2017 per informarlo sui suoi viaggi e le sue attività.

Nella corrispondenza, McCarrick nega qualsiasi condotta sessuale.

“Non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno”, ha scritto, ma ammette “una sfortunata mancanza di giudizio” nel condividere il suo letto con i seminaristi di venti e trenta anni.

“Quando i problemi dell’abuso sessuale cominciarono ad emergere, mi resi conto che questo era imprudente e stupido e finirono”,ha scritto  in una lettera del 2008 a un alto funzionario vaticano.

Da un esame della corrispondenza, che comprende e-mail e lettere private di McCarrick nel periodo 2008-2017, risulta che alti funzionari della Chiesa, tra cui il Segretario di Stato vaticano sotto la guida di papa Benedetto XVI, il capo della Congregazione per i vescovi e l’ambasciatore del Papa negli Stati Uniti, erano a conoscenza delle restrizioni informali, e che qualunque sia stata la loro risposta quando McCarrick ha ripreso le sue attività, ciò non gli ha impedito di farlo.

McCarrick scrive anche che discusse le restrizioni con [il card.] Wuerl nel 2008, dicendo che “l’aiuto e la comprensione di Wuerl è, come sempre, un grande aiuto e sostegno fraterno per me”. In una lettera del 2008 all’ambasciatore pontificio negli Stati Uniti, McCarrick ha detto di aver condiviso con Wuerl una lettera vaticana che delineava le restrizioni.

Wuerl, che si è dimesso da successore di McCarrick come Arcivescovo di Washington lo scorso ottobre tra le critiche per un rapporto della Pennsylvania Grand Jury sulla sua gestione dei casi di abuso come vescovo di Pittsburgh, inizialmente ha negato di sapere delle accuse di abuso contro McCarrick fino a quando sono diventate pubbliche nel 2018, anche se in gennaio ha ammesso “un vuoto nella memoria” a proposito di un’accusa che gli era pervenuta nel 2004.

Raggiunto da Crux per un commento, un portavoce di Wuerl ha detto che, nonostante ciò che McCarrick ha scritto, Wuerl non era a conoscenza di alcuna azione vaticana.

“Il Cardinale Wuerl ha dichiarato in precedenza – e lo ribadisce ancora una volta – che non era a conoscenza di alcuna imposizione di sanzioni o restrizioni relative a qualsiasi pretesa di abuso o attività inappropriata da parte di Theodore McCarrick”, ha detto il portavoce.

“Sulla base delle descrizioni, nessuno dei documenti rilasciati oggi indica esplicitamente che il cardinale Wuerl ne fosse a conoscenza”, ha detto.

La corrispondenza è stata fornita a Crux dall’americano monsignor Anthony Figueiredo, un sacerdote di Newark, N.J., che fu ordinato da McCarrick nel 1994, servì come suo segretario personale dal settembre 1994 al giugno 1995, e successivamente funse da intermediario e assistente personale durante le molteplici visite di McCarrick a Roma per un periodo di 19 anni.

Figueiredo, che ha servito in varie funzioni durante i suoi anni a Roma, è stato coinvolto in uno scandalo nell’ottobre 2018 quando è stato arrestato per guida in stato di ebbrezza nel Regno Unito dopo aver investito un’auto guidata da una donna incinta. Si dichiarò colpevole di guida in stato di ebbrezza e la sua patente fu sospesa.

Figueiredo ora dice che sta ricevendo un trattamento che gli ha permesso di “abbracciare una vita di sobrietà”.

L’ex assistente di McCarrick ha preparato un rapporto di 10 pagine basato sulla corrispondenza che ha raccolto nel corso degli anni e prevede di rendere disponibili i documenti originali su un sito web. Crux ha chiesto ad un esperto di sicurezza informatica di valutare le e-mail e altri messaggi, il quale ha riscontrato che le e-mail provengono dall’account personale di McCarrick.

Le notizie della corrispondenza sono pubblicate contemporaneamente da Crux e da CBS.

Le discussioni sul ruolo del Vaticano negli scandali McCarrick sono diventate politicizzate dal rilascio, lo scorso agosto, di una dichiarazione bomba dell’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò, un ex nunzio papale negli Stati Uniti, secondo cui Francesco aveva coperto le denunce contro McCarrick e suggerendo che il pontefice dovesse dimettersi.

Figueiredo, tuttavia, ha promesso la sua “completa lealtà” a Francesco e insiste sul fatto che i suoi motivi che lo hanno spinto a rendere pubblica la corrispondenza sono morali piuttosto che politici.

“Come sacerdote ordinato dall’allora arcivescovo McCarrick e che lo ha servito da vicino, rifletto spesso su quanti danni alla vita fisica, psicologica e spirituale di così tante persone avrebbero potuto essere evitati se le restrizioni fossero state rese pubbliche e applicate non appena imposte”, scrive Figueiredo.

 

Restrizioni in Vaticano

 

In una lettera del 25 agosto 2008 al defunto Arcivescovo italiano Pietro Sambi, all’epoca rappresentante pontificio negli Stati Uniti, McCarrick si disse “pronto ad accettare la volontà del Santo Padre nei miei confronti”, e si predispose verso l’annullamento dei colloqui prefissati e [ad ottemperare] alla richiesta del Vaticano di trasferirsi in un monastero o in un ospizio.

Una tale mossa, egli sostenne, avrebbe generato “grande ammirazione”, con il corsivo che compare nell’originale.

McCarrick avvertì che la sua nuova situazione avrebbe suscitato impressioni che venisse “emarginato” da Roma, e che “la pubblicità che ne sarebbe venuta è proprio quello che il cardinale Re spera di evitare”.

Il cardinale italiano Giovanni Battista Re era allora a capo della Congregazione per i vescovi del Vaticano. Dallo scambio di e-mail, sembra che Re avesse inviato una lettera a McCarrick via Sambi in cui venivano specificate le sue restrizioni. Dagli scambi di e-mail di McCarrick, sembra che ci sia una copia di quella lettera sia nella Congregazione per i vescovi a Roma che nell’ambasciata papale a Washington.

Una settimana dopo, McCarrick redige una lettera al cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano dell’epoca, in cui afferma che le accuse mosse contro di lui provengono da “nemici” che si è fatto negli anni per essere un uomo del “centro”, la qual cosa egli sosteneva avesse offeso sia i liberali che i conservatori.

Aveva riconosciuto di aver condiviso il suo letto con i seminaristi. Aveva anche detto che “questo non è mai stato fatto in segreto o a porte chiuse”, e che non ha mai “avuto rapporti sessuali con nessuno, uomo, donna o bambino, né ho mai cercato tali atti”.

McCarrick scrisse anche che Re era “preoccupato per il bene della Chiesa” e insisteva che lo era anche lui. Per questo motivo, McCarrick disse di essere disposto a rifiutare qualsiasi ulteriore invito a tenere incontri [pubblici], ma che avrebbe mantenuto gli impegni già in calendario, in quanto l’annullamento avrebbe richiesto una spiegazione.

Egli chiese a Figueiredo di tradurre la lettera, ma il sacerdote ha detto che non è chiaro se la lettera abbia mai raggiunto Bertone.

In un’e-mail dell’ottobre 2008 a Figueiredo, McCarrick scrisse che [il card.] Re gli aveva vietato di fare comparse pubbliche senza il suo permesso e gli aveva ordinato di dimettersi da tutte le posizioni (ruoli o funzioni, ndr) che occupava, sia a Roma che presso l’USCCB (La Conferenza Episcopale USA, ndr).

Re aveva anche vietato a McCarrick di recarsi nella Città Eterna, decisione che McCarrick aveva contestato.

McCarrick sosteneva che, in quanto cardinale, era anche sacerdote di Roma e voleva poter salutare il papa e ricevere la sua benedizione. Inoltre, scrisse che sperava di “rimanere attivo, silenziosamente e senza fanfare” nel lavorare per la pace in Terra Santa, nel dialogo cristiano-musulmano e nel lavoro per i poveri.

“In questi viaggi, sarò sempre in contatto con i nunzi affinchè il cardinale sappia sempre dove sono”, ha detto McCarrick.

McCarrick scrive anche che se Re “è inflessibile nei suoi divieti”, si sarebbe rivolto al [card.] Bertone per ottenere un’udienza con papa Benedetto.

Diverse e-mail successive mostrano che McCarrick ha sempre più ignorato le restrizioni, recandosi a Roma due volte nel 2009 e una volta nel 2010, quando ha incontrato Papa Benedetto XVI “dopo più di due anni”.

Nel 2012 è stato a Doha, Irlanda, Beirut, Giordania, Egitto, Thailandia, Myanmar, Cambogia, Hong Kong, Terra Santa e Bielorussia.

I suoi viaggi sono aumentati con l’elezione di Papa Francesco. Le e-mail a Figueiredo mostrano che McCarrick ha viaggiato in tutto il mondo per conto della Chiesa, avendo un impegno diretto con alti funzionari della Chiesa e capi di governo in Cina, Asia Centrale, Cipro, i Balcani, Medio Oriente, Libano, Marocco, Iraq, Iran, Kurdistan e Filippine.

 

Il ruolo di Wuerl

 

Dopo aver inizialmente negato di essere a conoscenza delle accuse contro McCarrick, a metà gennaio Wuerl ha inviato una lettera ai sacerdoti dell’arcidiocesi di Washington dicendo di aver  avuto un “vuoto di memoria“, chiarendo che sapeva di almeno una accusa di abuso.

Nella lettera, Wuerl riconobbe di aver ricevuto un resoconto nel 2004 su un caso diverso, ma il “sopravvissuto ha anche indicato di aver osservato e sperimentato una ‘condotta inappropriata’ da parte dell’allora vescovo McCarrick”.

Tre giorni prima, Wuerl aveva inviato una lettera ai suoi sacerdoti dicendo che quando “l’accusa di abuso sessuale di un minorenne è stata avanzata contro l’Arcivescovo McCarrick, ho dichiarato pubblicamente che non ero mai stato a conoscenza di tali accuse o voci”. Il contesto, aveva detto, era la discussione sull’abuso sessuale di minori, non di adulti.

La corrispondenza ottenuta da Crux suggerisce che Wuerl fosse coinvolto nell’applicazione delle restrizioni contro McCarrick, e che il suo predecessore si era assicurato personalmente che fosse aggiornato.

Nella sua lettera del 2008 a Sambi, McCarrick dice di aver parlato dei suoi successivi passi con Wuerl, il cui “aiuto e comprensione è, come sempre, un grande aiuto e sostegno fraterno per me”. McCarrick scrive anche di aver mostrato la lettera del card. Re a Wuerl.

Scrive anche che Wuerl lo stava aiutando nel trasferimento in una nuova residenza.

Allo stesso modo, McCarrick chiese a Figueiredo di dare una copia della lettera che aveva inviato a Re per contestare la sua decisione a Wuerl, per assicurarsi che fosse informato.

All’epoca, Wuerl era diretto a Roma per partecipare ad un Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.

 

McCarrick e la Cina

 

Quando McCarrick riprese i viaggi e la sua attività diplomatica alla fine degli anni di Benedetto XVI e sotto Francesco, un’area di particolare interesse è stata la Cina.

Anche se nulla nelle e-mail e nelle lettere esaminate da Crux dimostra direttamente che McCarrick abbia avuto un ruolo nel controverso accordo del settembre 2018 tra Pechino e Roma sulla nomina dei vescovi, il documento è comunque suggestivo.

In una lettera di novembre 2013 a Francesco, McCarrick si riferisce al suo coinvolgimento con la Cina.

“Ho rimandato il mio viaggio di ritorno in Cina e mi assicurerò di parlare con l’Arcivescovo Parolin prima di andare la prossima volta”, aveva scritto, riferendosi al [card] Pietro Parolin, che Francesco aveva nominato Segretario di Stato vaticano e in effetti il suo consigliere principale il mese prima.

“È un grande esperto in quel campo e spero di avere il suo consiglio prima che io vada di nuovo in quella complessa terra”, scrisse McCarrick.

Un anno dopo, nel novembre 2014, McCarrick scrisse a Figueiredo per dirgli che sarebbe partito per la Cina da Roma la sera del Ringraziamento e che sarebbe tornato il 1° dicembre. Ringraziò anche Figueiredo per il suo “recente aiuto”, dicendo: “potrebbe aver fatto una grande differenza nella nostra politica cinese”.

McCarrick disse a Figueiredo: “Sono sicuro che il cardinale Parolin mi vedrà” durante un prossimo soggiorno a Roma, “poiché è coinvolto nel mio viaggio in Cina”.

Nel settembre 2015, poco dopo che Francesco visitò gli Stati Uniti, McCarrick scrisse di nuovo.

“Quando mi salutasti così gioiosamente a Washington come membro aggiunto del servizio estero, la presi come una sfida a continuare come dilettante nel nobilissimo lavoro delle relazioni esterne della Santa Sede. Ho mantenuto ad un livello tranquillo il nostro rapporto con la Cina”, ha detto al Papa.

Nel gennaio 2016, McCarrick scrisse di nuovo a Francesco.

“Non sono più tornato in Cina dall’autunno, ma ho ricevuto qualche indicazione per continuare le conversazioni con alcuni dei leader di quel grande Paese”, ha detto al Papa. “Sono sempre stato in contatto con il cardinale Parolin e i suoi collaboratori e credo che siano tranquilli nella mia attività di continuare a promuovere un altro canale per possibili discussioni future”.

Un mese dopo, inviò un’e-mail a Figueiredo.

“Sono tornato a Washington il martedì sera e sono volato a Pechino il giovedì mattina, tornando a Washington due giorni dopo”, ha detto McCarrick. “Il motivo del viaggio in Cina è stato l’invito da parte del figlio di un ex segretario generale del Partito Comunista che è ancora molto vicino a Xi [Jinping]”.

Nel marzo 2016, dopo un viaggio a Roma, invia un’altra e-mail a Figueiredo.

“La mia visita è stata molto utile e sembra che i due progetti – Cina e Islam – continuino ad andare avanti lentamente”, scrive McCarrick. “Cercherò di essere in contatto con i cardinali Turkson e Parolin per verificare lo stato di avanzamento del previsto incontro con i cinesi. Ho sempre il timore che venga posto su un livello di priorità bassa e perderemo un’altra buona occasione per fare qualcosa di positivo”.

Nello stesso mese, McCarrick inviò una lettera personale al suo assistente di Roma, suggerendo di essere coinvolto nell’intermediazione di un incontro del Papa con un alto funzionario cinese.

“Ho scritto una lettera personale al signor Hu, che è il contatto cinese, e ai cardinali Parolin e Turkson sulla sua possibile visita. Il Vaticano sembra essere interessato a perseguire questo obiettivo e non vedo alcun problema in quanto è proprio per discutere di ecologia e delle preoccupazioni che sia la Cina che la Santa Sede – e molti altri in tutto il mondo – vedono riguardo al futuro”, ha detto McCarrick.

Il riferimento era a Hu Deping, un politico cinese di alto livello che è considerato un amico intimo di Xi.

Nel gennaio 2017, McCarrick informò nuovamente il Papa.

“Ho ricevuto un’altra richiesta di tornare e continuare le discussioni che sono state aperte in occasione della visita delle diverse delegazioni cinesi a Roma negli ultimi mesi. Sono stato in grado di andare a Pechino circa una settimana fa e vi ho trascorso circa cinque o sei giorni”, ha scritto.

“Ho visto il ministro Hu, che è la voce principale nelle conversazioni sulla [enciclica] Laudato si’ e di altri funzionari che hanno avuto il privilegio di incontrare Vostra Santità, e alcuni funzionari del Vaticano in un paio di occasioni negli ultimi sei mesi”.

“Tutte le conversazioni sono state molto amichevoli e produttive e hanno indicato la continua volontà del governo cinese di mantenere i colloqui con Vostra Santità e con la Santa Sede”, scrive McCarrick.

 

Fairbanks e Weigel

 

La corrispondenza ottenuta da Crux illustra anche altri tentativi di McCarrick di esercitare un’influenza su Papa Francesco, con risultati diversi.

In una lettera al Papa del novembre 2013, McCarrick ha tentato di avere un amico e sacerdote dell’arcidiocesi di Newark, N.J., che McCarrick ha guidato dal 1986 al 2000, monsignor Robert Fuhrman, nominato vescovo di Fairbanks, Alaska.

“La Chiesa di Fairbanks, Alaska – l’unica diocesi americana dipendente da Propagazione della Fede (dovrebbe essere Propaganda Fide, ndr) – è aperta sin dal trasferimento del suo vescovo in una diocesi continentale”, scrive McCarrick. Il riferimento era al trasferimento del settembre 2013 del vescovo Donald Kettler a Saint Cloud, Minnesota.

“Non sono sicuro che ci saranno molte persone che cercheranno di andare in quella zona molto fredda e lontana nel nord dell’Alaska, ma ho un vero candidato e ho scritto di lui all’arcivescovo Viganò”, scrisse McCarrick. All’epoca, Viganò era l’ambasciatore vaticano (il Nunzio Apostolico, ndr) negli Stati Uniti, con un ruolo di primo piano nella selezione dei vescovi americani.

Fuhrman è stato a lungo attivo nelle Pontificie Opere Missionarie, una rete globale che sostiene le attività missionarie della Chiesa.

“È un sacerdote di Newark che è stato il mio segretario anni fa”, scrive McCarrick. “Sarebbe un eccellente vescovo in quella zona, pieno di zelo per la missione e di capacità pastorali e organizzative”.

Alla fine, Chad Zielinski, che proveniva dall’arcidiocesi di Detroit, fu nominato vescovo di Fairbanks nel novembre 2014. Fuhrman rimase pastore presso la chiesa cattolica di Santa Filomena a Livingston, N.J.

Su un altro fronte, McCarrick sembra anche aver tentato di influenzare la scelta dell’ambasciatore americano in Vaticano sotto la presidenza di Donald Trump.

In una lettera a Francesco del 27 gennaio 2017, McCarrick cita voci secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe potuto prendere in considerazione la nomina di George Weigel, un noto commentatore cattolico e biografo di San Giovanni Paolo II, al ruolo dell’ambasciatore.

“Ci sono voci qui a Washington secondo cui il nuovo governo degli Stati Uniti aveva presentato una richiesta di accordo per un nuovo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede”, scrisse McCarrick, usando il termine formale francese nella diplomazia internazionale per un’intesa tra due parti.

“Uno dei nomi citati è stato quello di George Weigel”, scrisse McCarrick. “Una voce cattolica di spicco negli Stati Uniti e uno dei biografi di San Giovanni Paolo II. È un leader dell’ala ultra-conservatrice della Chiesa cattolica negli Stati Uniti ed è stato pubblicamente critico nei confronti di Vostra Santità in passato”, ha scritto.

“Molti di noi vescovi americani avrebbero grandi preoccupazioni circa il suo nome in una posizione in cui avrebbe una voce ufficiale, in opposizione al Vostro insegnamento”, ha detto McCarrick al papa.

“Sarei felice di discuterne con lei e anche con gli alti funzionari della Curia”, scriveva.

Non c’è alcuna indicazione nella corrispondenza se tali conversazioni abbiano mai avuto luogo. Alla fine, Trump nominò Callista Gingrich, moglie dell’ex presidente della Camera Newt Gingrich, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede nel maggio 2017. Fu confermata dal Senato nell’ottobre 2017 e presentò le sue credenziali a Francesco due mesi dopo.

All’inizio di ottobre 2018, il Vaticano ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale Francesco aveva ordinato uno “studio approfondito” dei suoi archivi riguardo a McCarrick, indicando che i risultati sarebbero stati rilasciati “a tempo debito”. Ad oggi, nessun risultato di tale revisione è stato reso pubblico.

 

L’articolo di Figueiredo lo potete leggere qui

Fonte: Cruxnow




Il card. Wuerl chiede “comprensione” ai suoi sacerdoti

Da Immagini manzoniane (A cura di Guido Mura e Michele Losacco)

Da Immagini manzoniane (A cura di Guido Mura e Michele Losacco)

 

di Sabino Paciolla

 

Per tutto quello che è avvenuto, il card. Wuerl ha chiesto “comprensione” ai suoi sacerdoti.

Ma andiamo con ordine.

Nell’articolo di ieri ho riportato la notizia che la diocesi di Pittsburgh, dove il card. Wuerl ha esercitato il ministero di vescovo, ha emesso dei comunicati che hanno contraddetto la versione sempre avanzata dal card. Wuerl di non aver mai saputo nulla degli abusi sessuali perpetrati dall’ex. card. McCarrick.

Wuerl il 21 giugno scorso, il giorno dopo che divennero pubbliche le accuse ritenute credibili di abusi su un minorenne a carico di McCarrick, in qualità di arcivescovo di Washington emise un comunicato nel quale si dichiarava:

“Penso che siamo rimasti tutti scioccati e rattristati quando abbiamo appreso la settimana scorsa, quando il cardinale Theodore McCarrick ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui affermava pubblicamente che nell’arcidiocesi di New York, dove ha prestato servizio come sacerdote, era stata fatta una denuncia vecchia di decenni ma credibile e motivata di abuso di un minorenne contro di lui”.

Oltre a questo comunicato, qualche settimana dopo, il 31 luglio, il card. Wuerl rilasciò una intervista al Catholic Standard, il giornale della sua stessa arcidiocesi. Ecco una domanda e la relativa risposta:

“Domanda: Ci sono state anche numerose storie o blog post che hanno ripetuto voci di vecchia data o insinuazioni che possono esserci per quanto riguarda l’Arcivescovo McCarrick. Come saranno affrontati questi problemi?

Wuerl: Nell’ultimo mese, ho visto alcune di quelle relazioni ora pubbliche. Ma nei miei anni qui a Washington e anche prima ancora non le avevo sentite. Con voci – specialmente vecchie voci che risalgono a 30, 40, anche 50 anni fa – non c’è molto che possiamo fare a meno che le persone non si facciano avanti per condividere ciò che sanno o ciò che hanno vissuto….”

Come detto, queste dichiarazioni fatte dal card. Wuerl sono state contraddette da comunicati della diocesi di Pittsburgh, l’ultimo dei quali fatto al LifeSiteNews. In esso si fa riferimento al sig. Ciolek, l’ex seminarista abusato da McCarrick, risarcito poi con 80.000 dollari. Infatti, Ciolek nel 2004 si presentò dinanzi al comitato di revisione della diocesi di Pittsburgh dove espose le accuse. Wuerl, allora vescovo di quella diocesi, riportò subito il dossier al nunzio apostolico negli USA, cioè il rappresentante del Vaticano negli States.

Si tenga presente che nel 2004 l’allora card. McCarrick era arcivescovo di Washington, e che Wuerl prenderà il suo posto solo 2 anni dopo, il 16 maggio del 2006.

Il fatto che Wuerl sia stato smentito nella sua affermazione di non aver mai saputo nulla di McCarrick ha comprensibilmente sconcertato i fedeli ed i sacerdoti della sua diocesi. Per questo motivo, il 12 gennaio scorso ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera ai suoi sacerdoti:

Caro Fratello Sacerdote,

Dal 20 giugno dello scorso anno, siamo stati tutti coinvolti nella dolorosa rivelazione dell’accusa di abuso sessuale di un minorenne a New York circa 40 anni fa avanzata contro l’allora cardinale Theodore McCarrick. So che questo è stato dirompente nel tuo ministero e difficile per te personalmente. Le mie osservazioni non sono intese come un’autodifesa, ma come un modo per condividere alcuni pensieri personali con voi”.

Continua poi facendo menzione delle accuse dell’ex seminarista Ciolek di cui più sopra, e poi dice:

Quattordici anni dopo, quando l’accusa di abuso sessuale di un minorenne è stata fatta valere contro l’arcivescovo McCarrick, ho dichiarato pubblicamente che non sono mai stato a conoscenza di tali accuse o voci. Tale affermazione si collocava nel contesto delle accuse di abusi sessuali su minori, che all’epoca erano al centro della discussione e dell’attenzione dei media.

Mentre si può interpretare la mia affermazione in un contesto diverso, la discussione e il giudizio del comportamento dell’Arcivescovo McCarrick riguardano il suo abuso sui minori.

Condivido queste informazioni di nuovo con voi confidando nella vostra comprensione.

Fedeltà vostra in Cristo,

Il cardinale Donald Wuerl”

Come si può vedere, il card. Wuerl ha chiesto “comprensione” ai suoi sacerdoti spiegando che lui non ha mai fatto cenno al comportamento deplorevole dell’ex card. McCarrick, anzi si è detto “scioccato e rattristato” alla notizia dell’abuso sessuale, perchéanche prima non le avevo sentite” , semplicemente perché si parlava di un abuso su un minore, non su un maggiorenne. Sembra dunque voler dire che se si fosse parlato di un maggiorenne, ad esempio di un seminarista, allora sì che avrebbe detto qualcosa, che avrebbe esplicitato che sapeva di McCarrick da 14 anni.

La spiegazione del “maggiorenne” del cardinale, inutile dirlo, appare poco convincente.

Appare poco convincente soprattutto se si riprende un passo della “testimonianza” del card. Carlo Maria Viganò nel quale si parla proprio dei seminaristi:

Il Card. Wuerl inoltre, ben sapendo dei continui abusi commessi dal Card. McCarrick e delle sanzioni impostegli da papa Benedetto, trasgredendo l’ordine del papa, gli permise di risiedere in un seminario in Washington D.C. Mise così a rischio altri seminaristi”.

E infine, già ad agosto scorso nella sua testimonianza, l’arcivescovo Viganò scriveva:

“Le sue recenti dichiarazioni in cui afferma di non aver nulla saputo, anche se all’inizio furbescamente riferite ai risarcimenti alle due vittime, sono assolutamente risibili. Il cardinale mente spudoratamente e per di più induce a mentire anche il suo Cancelliere, Mons. Antonicelli.”

Qualcuno ha fatto notare che anziché chiedere di essere “compreso” per le sue dichiarazioni, forse il cardinale Wuerl avrebbe fatto meglio a chiedere scusa