Card. Woelki: Un’assemblea sinodale che si è trasformata in un “Parlamento ecclesiastico protestante”

Le poche voci “dissidenti” che si alzano dal Cammino sinodale in Germania vengono regolarmente tacitate o riferite in modo distorto e caricaturale dai media nazionali. Chi voglia essere informato in modo obiettivo e completo deve affidarsi agli organi della stampa cattolica cosiddetta “conservatrice”.

Uno di questi coraggiosi dissidenti tra i partecipanti al Cammino è l’arcivescovo di Colonia ed ex Arcivescovo di Berlino Cardinal Woelki, che dopo aver esternato le critiche contenute nell’intervista riportata di seguito e aver messo in dubbio la pluralità di opinioni effettivamente rappresentata alla prima assemblea del Cammino sinodale, è stato invitato a ritirare le sue critiche da Karin Kortmann, vicepresidente del Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi. Una laica che intima a un cardinale di rimangiarsi le sue sicuramente ben ponderate parole??

Di tutto questo si  parla in questa intervista al card. Woelki , fatta dallo staff del Die Tagespost, che vi propongo nella mia traduzione. 

Alessandra Carboni Riehn

 

Cardinal Rainer Maria Woelki. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Cardinal Rainer Maria Woelki. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

 

Dopo l’assemblea sinodale l’arcivescovo di Colonia traccia un bilancio devastante: “Tutti i miei timori si sono avverati. È difficile riuscire ancora a riconoscere che cosa contraddistingua la Chiesa cattolica.” Il Cardinale è convinto: Ora tutto dipende da noi vescovi.

Cardinale, qual è il suo bilancio dopo la prima assemblea sinodale?

Abbiamo parlato e discusso intensamente, ma nel complesso tutti i miei timori si sono avverati. La mia grande preoccupazione che, a causa del modo in cui questo evento è stato definito e costituito, si attuasse qui, per così dire, un Parlamento ecclesiastico protestante, si è dimostrata giustificata. È diventato evidente che qui i fondamenti ecclesiologici della Chiesa non sono più rilevanti. In sostanza, si è evidenziata una concezione della Chiesa che va più in direzione del protestantesimo. Questo rende difficile riuscire ancora a riconoscere che cosa contraddistingua la Chiesa cattolica.

Con l’assemblea sinodale si è creata l’impressione che la Chiesa debba essere politicizzata e protestantizzata. Che cosa consiglia ai semplici fedeli nelle loro parrocchie? Come dovrebbero reagire?  

Questa è davvero una grande difficoltà. Dipenderà da noi vescovi. Dipenderà da come noi, vescovi, agiamo in forza di quella responsabilità che ci è stata affidata con la consacrazione. Dipenderà da come rafforziamo il compito apostolico che ci è stato affidato e testimoniamo la fede e la dottrina della Chiesa.

“Dobbiamo riscoprire i tesori della fede e tradurli nel nostro tempo”.

Cardinal Rainer Maria Woelki

Solo perché oggi molti hanno difficoltà con la fede della Chiesa o non la comprendono, non possiamo certo dire che la fede e la dottrina siano sbagliate o non più rilevanti per una società contemporanea, moderna, democratica. Non è assolutamente possibile!

Al contrario: dobbiamo riscoprire i tesori della fede e tradurli nel nostro tempo. Abbiamo una grande responsabilità, una responsabilità che personalmente desidero affrontare.

Il vescovo Gerber ha riferito di aver sperimentato nei gruppi (dell’assemblea sinodale) che per molti partecipanti la teologia e la tradizione sono di secondaria importanza. Cosa può fare Lei, come vescovo, per far sorgere anche qui un’adeguata consapevolezza del significato di teologia e tradizione? 

Naturalmente questa è una grande difficoltà. Questa difficoltà consiste nel fatto che molti semplicemente non sanno più cosa sia la Chiesa. Non sanno più che essa è anche “dall’alto”. La Chiesa è sì anche una società umana, ma ha una dimensione divina. Entrambe le dimensioni agiscono l’una nell’altra. La Chiesa è fondata gerarchicamente. In essa non esiste quell’“essere allo stesso livello”, che rende tutto uguale, di cui qui spesso si parla. Come vescovo ho per via della mia consacrazione un compito diverso, un’autorità diversa, che mi colloca nella tradizione degli apostoli e mi assegna nell’insieme della Chiesa la responsabilità del servizio di guida e santificazione della Chiesa. Pertanto non possiamo pensare semplicemente la Chiesa in categorie contemporanee, democratiche, repubblicane. La Chiesa è effettivamente “sui generis” e vive di presupposti che non possiamo creare noi stessi, ma che ci sono dati e prescritti da Cristo.

Ci sono state molte conversazioni anche a margine delle singole sessioni dell’assemblea sinodale. Porta con sé anche impressioni positive e costruttive?

Quello che mi ha veramente commosso è stato vedere come a molti giovani la fede della Chiesa ancora dica qualcosa e come in essa vivano. Mi ha commosso sentire molti dire che per loro la celebrazione dell’Eucaristia è molto importante nella loro vita quotidiana. Essi hanno sentito con dolore la mancanza di una celebrazione eucaristica sabato mattina, che è stata sostituita solo da una celebrazione liturgica senza eucaristia. E questo nonostante la presenza di tanti sacerdoti e vescovi.

In molti era percepibile un amore per la Chiesa e per la fede. Non voglio negarlo a nessuno, anche se personalmente non posso condividere molte delle cose che sono state dette qui.

 




Card. Woelki: “Non è nostro compito andare a inventare da soli una nuova Chiesa”

Prendendo atto delle sfide che la Chiesa in Germania sta affrontando, il cardinale Rainer Maria Woelki di Colonia ha detto a EWTN la settimana scorsa che, in mezzo alla disputa sulla “direzione” della Chiesa, i vescovi sono chiamati a preservare la fede “come è giunta a noi sin dagli apostoli, e di annunciarla e proclamarla nuovamente nei nostri tempi, e anche di conservarla per le generazioni future, e di esprimerla per loro in modo tale che anche loro possano incontrare Cristo come la loro salvezza”.

Di seguito la sintesi dell’intervista fatta dallo staff del Catholic News Agency, nella mia traduzione.

Foto: card. Marx e card. Woelki (CNS)

Foto: card. Marx e card. Woelki (CNS)

 

Prendendo atto delle sfide che la Chiesa in Germania sta affrontando, il cardinale Rainer Maria Woelki di Colonia ha detto a EWTN la settimana scorsa che, in mezzo alla disputa sulla “direzione” della Chiesa, i vescovi sono chiamati a preservare la fede.

L’attuale situazione in Germania è davvero difficile. E sembra esserci una disputa sulla direzione generale [che la Chiesa deve prendere], che è stata certamente innescata anche dallo scandalo degli abusi. Ci sono ora voci che sostengono che è giunto il momento di mettere da parte tutto ciò a cui finora ci siamo aggrappati. Abbandonare i vecchi tempi. Penso che questo sia un concetto molto pericoloso”, ha detto Woelki al direttore del programma di EWTN.TV, Martin Rothweiler, 13 febbraio.

Siamo parte di una grande Tradizione. La Chiesa è anche sinonimo di verità che trascendono il tempo. E non è nostro compito ora andare a inventare da soli una nuova Chiesa. La Chiesa non è solo una leva che ci è stata data da utilizzare [a nostro piacimento]. Piuttosto, è nostro compito di vescovi preservare la fede della Chiesa, come è giunta a noi sin dagli apostoli, e di annunciarla e proclamarla nuovamente nei nostri tempi, e anche di conservarla per le generazioni future, e di esprimerla per loro in modo tale che anche loro possano incontrare Cristo come la loro salvezza”.

Woelki ha commentato che “una delle sfide fondamentali” che la Chiesa in Germania deve affrontare “è mantenere viva la questione di Dio nella nostra società nel suo insieme. Sempre più persone sono convinte di poter vivere piuttosto bene la propria vita senza Dio. Proprio là è il luogo dove la Chiesa ha un compito molto importante da svolgere per chiarire che Dio esiste, e che Dio è di fatto l’origine stessa di tutto. La questione di Dio per me è quindi una delle sfide fondamentali che dobbiamo affrontare“.

Woelki, 62 anni, è arcivescovo di Colonia dal 2014.  Ordinato sacerdote dell’arcidiocesi nel 1984, ne è diventato vescovo ausiliare nel 2003. È stato arcivescovo di Berlino dal 2011 fino al suo ritorno a Colonia, durante il quale è stato nominato cardinale.

Era tra i sette vescovi tedeschi che l’anno scorso hanno scritto al Vaticano chiedendo chiarimenti sulla questione delle mogli protestanti dei cattolici che ricevono la Santa Comunione, possibilità che era stata promossa dalla Conferenza episcopale tedesca.

Woelki ha detto a EWTN.TV che i cattolici in Germania sono profondamente preoccupati dalla crisi degli abusi:  “C’è stata una massiccia perdita di fiducia sia all’interno che all’esterno della Chiesa. La sfida ora è come questa fiducia possa essere ripristinata”.

Riguardo alla riforma della Chiesa, Woelki ha osservato che “bisogna semplicemente dire che la Chiesa non è mai stata rinnovata essendo meno, ma essendo più” della cultura che la circonda. “Dobbiamo renderci conto ancora una volta che, come cristiani, dobbiamo promuovere qualcosa di una cultura alternativa, che deve allinearsi esclusivamente alle norme del Vangelo e alla volontà di Gesù Cristo. E questo non è meno, ma sempre di più”.

Questa cultura cristiana, ha detto, “non si ottiene abolendo il celibato. Non si ottiene chiedendo ormai che le donne siano ammesse ai ministeri. E non si ottiene neanche dicendo che dobbiamo avere una nuova morale sessuale. No, il Vangelo è e continua ad essere la pietra di paragone. È la fede della Chiesa che continua ad essere la pietra di paragone, così come ci è stata presentata da Giovanni Paolo II nel suo Catechismo”.

La sfida è proprio quella di testimoniare e proclamare questa fede senza tempo in modo che diventi comprensibile e intelligibile per gli uomini di oggi.  Questa è una sfida che dobbiamo affrontare, piuttosto che ritirarci”.

Il terreno di speranza per la Chiesa in Germania “è che Cristo esiste e rimane e continua ad essere il Signore della Chiesa e che il suo Spirito Santo ci è stato promesso e concesso”, riflette Woelki.

Sono convinto che Egli ci guiderà anche attraverso questi tempi. Naturalmente dobbiamo aprirci a Lui, affinché lo Spirito di Dio possa operare anche dentro di noi e guidarci. E adesso non dobbiamo iniziare a giocare come fossimo lo Spirito Santo”.

Ha detto che “come vescovi, siamo soggetti alla Parola di Dio e, come tutto il popolo e i vescovi che ci stanno davanti, dobbiamo testimoniare e proclamare questa Parola di Dio. In altre parole, Cristo esiste, Cristo rimane, ed Egli è presente. Egli è il Signore della Chiesa. Come ha guidato la sua Chiesa nei momenti difficili del passato, così Egli ci guiderà attraverso questi tempi presenti”.

La fede di Woelki è anche “incoraggiata“, ha detto, “quando incontro giovani che si sono lasciati accendere dalla fede della Chiesa. E sono i giovani che cercano proprio questo “di più” della fede cristiana, che hanno una casa nella Chiesa, che hanno una casa nell’Eucaristia, che vivono attraverso l’Eucaristia e l’adorazione, e che vivono nella consapevolezza che la loro vita è toccata da Cristo”.

Questo è qualcosa che mi incoraggia, perché questi giovani – come io li sperimento – vivono autenticamente e con convinzione.  E mi danno semplicemente speranza con la loro testimonianza”.

 

Fonte: Catholic News Agency




INTERCOMUNIONE: È UN TRUCCO? NO, È UN “BARBATRUCCO”!

I vescovi tedeschi, di fatto, se ne sono infischiati della lettera del neo card. Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con la quale si imponeva di non pubblicare l’opuscolo che introduceva l’intercomunione. Ma,il 21 giugno scorso, era stato lo stesso papa Francesco a dire: “Non c’è stata nessuna frenata”…..e i vescovi tedeschi lo hanno preso in parola!

Ecco l’articolo di Maike Hickson, nella mia traduzione.

Card. Reinhard Marx

Card. Reinhard Marx

I vescovi tedeschi hanno pubblicato oggi la loro controversa dispensa pastorale che permette ai coniugi protestanti di sposi cattolici di ricevere, in alcuni casi, la Santa Comunione. Poiché il 21 giugno papa Francesco si è opposto (qui)  alla pubblicazione di un tale testo ufficiale da parte di una Conferenza episcopale nazionale, i vescovi tedeschi ora si limitano a dichiarare, con un trucco retorico, che questo documento appena pubblicato non è un documento della Conferenza episcopale tedesca.

Oggi, 27 giugno, è stato finalmente pubblicato e diffuso il controverso opuscolo che i vescovi tedeschi avevano approvato con la maggioranza dei due terzi nel febbraio di quest’anno (qui). E questo nonostante l’opposizione internazionale e di alto livello (qui), e (qui)

Come riporta il sito della Conferenza Episcopale Tedesca Katholisch.de, il cardinale Reinhard Marx – presidente della Conferenza episcopale tedesca – ha potuto recentemente parlare della questione con papa Francesco, presumibilmente durante il suo incontro dell’11-13 giugno nell’ambito della riunione del Consiglio dei nove cardinali (C-9, ndr) e con il Papa. In questo colloquio con il Papa, il cardinale Marx ha potuto chiarireche il testo non è un documento della Conferenza episcopale, perché riguarda anche una dimensione [sic] della Chiesa universale“. Queste le recenti parole del Consiglio permanente dei vescovi tedeschi, riunitosi dal 25 al 27 giugno a Bonn, che ha poi deciso, dopo tutto, di pubblicare questo testo. Si suppone che i sette vescovi tedeschi che avversavano la proposta (tra cui il cardinale Rainer Woelki) (qui) e che avevano contattato Roma e chiesto aiuto al Vaticano in questa vicenda, abbiano ora rinunciato alla loro resistenza.

La dispensa è stata pubblicata e può essere letta qui, sul sito web della Conferenza Episcopale Tedesca.  Curiosamente, questo opuscolo pastorale non ha alcun autore o nome di organizzazione ad esso collegato.  Nessuno, quindi, se ne assume ufficialmente la responsabilità.

Come dichiara ora il Consiglio Permanente, questo testo è ora disponibile come guida orientativa e viene posto sotto la responsabilità dei singoli vescovi. Il Consiglio Permanente dichiara inoltre, in relazione alla pubblicazione di quel documento, che “ci sentiamo in dovere di andare avanti con coraggio“. La lettera del 25 maggio della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) (qui)  è menzionata anche come “cornice interpretativa” per questa dispensa. Quella lettera, firmata dal prefetto della CDF, l’arcivescovo Luis Ladaria, disse ai vescovi tedeschi, tuttavia, di non pubblicare la loro dispensa per l’intercomunione. Dopo quella lettera, il cardinale Marx poté ancora incontrare papa Francesco (durante la sua visita per l’incontro dell’11-13 giugno C9) e ovviamente convincerlo ad approvare la dispensa.

I vescovi tedeschi, nella loro dichiarazione, ora insistono sul fatto che si tratti di coniugi protestanti di sposi cattolici “in singoli casi” e che vogliono preservare il legame tra “comunità ecclesiale e comunità eucaristica”, e, pertanto, non ammetteranno, in generale, i cristiani protestanti alla Santa Comunione.

Il titolo della dispensa pastorale tedesca è: “Camminare con Cristo – Sulle orme dell’unità. Matrimoni misti e partecipazione comune all’Eucaristia”. I vescovi tedeschi hanno chiarito di essere aperti a ulteriori riflessioni, come era stato proposto dalla CDF in maggio. “Offriamo qui la nostra collaborazione al Santo Padre e alla Curia romana“, scrive il Consiglio Permanente.

La dichiarazione del Concilio Pemanente insiste sul fatto che i vescovi tedeschi desiderano permettere ad alcuni coniugi protestanti di sposi cattolici di ricevere la Santa Comunione quando hanno unserio desiderio spirituale”.

Il vescovo Gerhard Feige (Magdeburgo), uno dei principali autori di questo documento dichiaratamente ecumenico, ha appena ribadito in un’intervista che i vescovi tedeschi con la loro nuova dispensa si sono ispirati a papa Francesco e alle sue parole del 2015 a una sposa protestante che desiderava ricevere la Santa Comunione. Il Papa l’aveva poi incoraggiata a “parlare con il Signore e ad andare avanti. Non oso dire di più“.  Ora il vescovo Feige spiega di aver parlato personalmente con il Papa, nel 2015, di queste parole papali:

Durante la cosiddetta visita ad limina dei vescovi tedeschi a Roma (nel novembre del 2015), ho chiesto direttamente al Papa una settimana dopo (dopo le parole del papa nella Chiesa luterana di Roma) come avremmo dovuto interpretare le sue parole. Allora lui ha ripetuto, quasi alla lettera, ciò che aveva detto nella Christuskirche: “Generalmente, non posso cambiare nulla, ma parlare con il Signore e andare avanti“.

Il vescovo Feige conclude dicendo:  “Con la nostra dispensa abbiamo solo preso il Papa alla lettera”.

 

Fonte: OnePeterFive

 




MONS. CHAPUT: ECCO COSA STA SUCCEDENDO IN GERMANIA

Veramente interessante questo intervento dell’arcivescovo di Filadelfia, mons. Charles J. Chaput, su First Thing, sulla spinosa questione della intercomunione in discussione tra i vescovi tedeschi. Egli dice chiaramente che il rischio è la protestantizzazione della fede cattolica, che deve essere evitata assolutamente.

Eccolo nella mia traduzione.  

Foto: arciv. Charles J. Chaput

Foto: arciv. Charles J. Chaput

In The Making of Martin Lutero, lo studioso di Cambridge Richard Rex nota che il 1518, non il 1517, segna la vera nascita del profilo pubblico di Lutero. Le novantacinque tesi di Lutero  hanno raggiunto la più ampia diffusione nel territorio tedesco nel gennaio 1518. Nella primavera dello stesso anno scrisse le sue istruzioni per la Confessione e il suo Sermone sulla giusta preparazione del cuore alla ricezione della comunione. Il Sermone, in particolare, portava i primi semi del successivo attacco di Lutero alla teologia sacramentale cattolica, un fatto che il cardinale Tommaso Caetani (Tommaso – al secolo Giacomo – De Vio, detto il Cardinal Caetano o Gaetano, ndr)  aveva già intuito quando incontrò Lutero e lo spinse a ripetere le sue opinioni più problematiche ad Augusta nell’ottobre del 1518.

Lutero declinò (l’invito). Il resto della storia è ben noto.

Esattamente 500 anni dopo il Sermone di Lutero, la comunione è di nuovo oggetto di dibattito in Germania. Questa volta i contendenti sono gli stessi vescovi. Il cardinale Reinhard Marx di Monaco e altri vescovi tedeschi cercano di permettere ai coniugi protestanti dei cattolici di ricevere la comunione a certe condizioni, purché “affermino la fede cattolica nell’Eucaristia”. Il cardinale Rainer Woelki di Colonia e altri sei vescovi tedeschi si oppongono a questo sforzo. Hanno chiesto chiarimenti a Roma. Il Vaticano, però, ha rifiutato di intervenire e ha restituito la questione ai vescovi tedeschi, esortandoli a raggiungere un accordo a livello di Conferenza.

All’inizio di questo mese, la questione si è surriscaldata in un incontro della Conferenza Episcopale Tedesca. Il presidente della Germania, insieme a una grande personalità televisiva (un comico, ndr) e altri, si sono pubblicamente schierati con Marx. Il cardinale Marx sosteneva che “Quando una persona ha fame e fede, deve avere accesso all’Eucaristia. Questa deve essere la nostra passione, e non arretrerò su questo“. Il cardinale Woelki non era d’accordo, osservando che “chi dice ‘sì’ alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia” anche “naturalmente dice ‘sì’ al papato, alla struttura gerarchica della Chiesa, alla venerazione dei santi e molto altro ancora” – tutti tipicamente rifiutati nella fede protestante. Woelki ha inoltre sottolineato che noi [in Germania] siamo parte integrante della Chiesa universale. Non ci può essere nessun eccezione tedesca“.

Essendo umani, i vescovi spesso non sono d’accordo. Le differenze interne sono comuni in ogni conferenza episcopale, e sono gestite – senza sorprese – internamente. Ma due cose distinguono la situazione tedesca: la rilevanza globale della polemica e la sostanza dottrinale del dibattito. Chi può ricevere l’Eucaristia, e quando, e perché, non sono solo domande tedesche. Se, come ha detto il Vaticano II, l’Eucaristia è la fonte e il culmine della nostra vita di cristiani e il sigillo della nostra unità cattolica, allora le risposte a queste domande hanno implicazioni per tutta la Chiesa. Riguardano tutti noi. E in questa luce, offro questi punti di riflessione e di discussione, parlando semplicemente come uno dei tanti vescovi diocesani:

 

  1. Se l’Eucaristia è veramente il segno e lo strumento dell’unità ecclesiale, allora se cambiamo le condizioni della comunione, non ridefiniremo di fatto chi e cosa è la Chiesa?

 

  1. Intenzionalmente o meno, la proposta tedesca inevitabilmente farà proprio questo. È il primo passo per aprire la comunione a tutti i protestanti, o a tutti i battezzati, dal momento che il matrimonio non fornisce una ragione unica per permettere la comunione per i non cattolici.

 

  1. La comunione presuppone una fede e un credo comuni, compresa la fede soprannaturale nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia, insieme ai sette sacramenti riconosciuti dalla tradizione perenne della Chiesa cattolica. Rinegoziando questo fatto, la proposta tedesca adotta di fatto una nozione protestante di identità ecclesiale. Sembrano sufficienti il semplice battesimo e la fede in Cristo, non la fede nel mistero della fede inteso dalla tradizione cattolica e dai suoi concili. Il coniuge protestante avrà bisogno di credere nell’ordine sacro come lo intende la Chiesa cattolica, che è logicamente legato alla fede nella consacrazione del pane e del vino come corpo e sangue di Cristo? Oppure i vescovi tedeschi suggeriscono che il sacramento dell’ordine sacro non dipenda dalla successione apostolica? In tal caso, ci troveremmo di fronte a un errore molto più grave.

 

  1. La proposta tedesca spezza il legame vitale tra la Comunione e la confessione sacramentale. Presumibilmente ciò non implica che i coniugi protestanti debbano andare alla confessione per peccati gravi come preludio alla Comunione. Ma questo è in contraddizione con la pratica perenne e il diretto insegnamento dogmatico della Chiesa cattolica, il Concilio di Trento, e il Catechismo moderno della Chiesa cattolica, così come il magistero ordinario. Essa implica, nel suo effetto, una protestantizzazione della teologia cattolica dei sacramenti.

 

  1. Se l’insegnamento della Chiesa può essere ignorato o rinegoziato, persino se ha ricevuto una definizione conciliare (come in questo caso a Trento), allora tutti i concili possono essere relativizzati e rinegoziati storicamente? Molti protestanti liberali moderni mettono in discussione o rifiutano o semplicemente ignorano come bagaglio storico l’insegnamento sulla divinità di Cristo dal Concilio di Nicea. Gli sposi protestanti saranno tenuti a credere nella divinità di Cristo? Se hanno bisogno di credere nella presenza reale di Cristo nel sacramento, perché non dovrebbero condividere la fede cattolica nell’ordine santo o nel sacramento della penitenza? Se credono in tutte queste cose, perché non sono invitati a diventare cattolici come mezzo per entrare in una visibile comunione piena?

 

  1. Se i protestanti sono invitati alla comunione cattolica, i cattolici saranno ancora esclusi dalla comunione protestante? In caso affermativo, per quale motivo verrebbe loro negato l’accesso? Se non sono esclusi, ciò non implica che la visione cattolica dell’ordine sacro e della valida consacrazione eucaristica sia in realtà falsa, e se è falsa, che le credenze protestanti siano vere? Se l’intercomunione non intende implicare un’equivalenza nelle confessioni cattolica e protestante dell’Eucaristia, allora la pratica dell’intercomunione fuorvia i fedeli. Non è questo un caso da manuale da “causa dello scandalo”? E non sarà forse vista da molti come una forma educata di inganno o di nascondere insegnamenti duri, nel contesto della discussione ecumenica? L’unità non può essere costruita su un processo che nasconda sistematicamente la verità delle nostre differenze.

 

L’essenza della proposta tedesca di intercomunione è che ci sarebbe una partecipazione alla santa comunione anche quando non c’è vera unità ecclesiale. Questo colpisce il cuore stesso della verità del sacramento dell’Eucaristia, perché per sua stessa natura l’Eucaristia è il corpo di Cristo. E il “corpo di Cristo” è sia la presenza reale e sostanziale di Cristo sotto le specie del pane e del vino, sia la Chiesa stessa, la comunione dei credenti unita a Cristo, il capo. Ricevere l’Eucaristia significa proclamare in modo solenne e pubblico, davanti a Dio e nella Chiesa, che si è in comunione sia con Gesù che con la comunità visibile che celebra l’Eucaristia.

Esiste quindi un legame intrinseco tra “essere in comunione” con una comunità e “ricevere la comunione” in quella comunità. Queste realtà si riferiscono l’una all’altra.

Molte cose ci uniscono ai cristiani protestanti. L’epoca delle aspre polemiche è finita, e tra le benedizioni della mia vita ci sono la presenza e l’esempio di amici protestanti di grande carattere cristiano, l’erudizione e la dedizione al Vangelo. Niente di ciò che scrivo qui vuole sminuire la loro straordinaria testimonianza. Ma è anche vero che cose importanti ci dividono ancora, e le questioni che ci separano non sono solo artefatti verbali di un’epoca passata. La nostra separazione è una ferita nell’unità dei cristiani, e non è voluta da Dio; ma è una realtà che dobbiamo riconoscere. Inserire una falsità nel momento più solenne del proprio incontro con Gesù nell’Eucaristia – per dire con i fatti: “Io sono in comunione con questa comunità”, quando si dimostra di non essere in comunione con quella comunità – è una menzogna, e quindi una grave offesa a Dio.

Nella sua enciclica Ecclesia de Eucharistia del 2003, Giovanni Paolo II ha scritto:

 

“La celebrazione dell’Eucaristia… non può essere il punto di partenza della Comunione; essa presuppone che essa già esista, una comunione che essa cerca di consolidare e di perfezionare. Il sacramento è espressione di questo vincolo di comunione sia nella sua dimensione invisibile, che, in Cristo e per opera dello Spirito Santo, ci unisce al Padre e tra di noi, sia nella sua dimensione visibile, che comporta la comunione nell’insegnamento degli Apostoli, nei sacramenti e nell’ordine gerarchico della Chiesa. Il profondo rapporto tra l’invisibile e gli elementi visibili della comunione ecclesiale è costitutivo della Chiesa come sacramento di salvezza. Solo in questo contesto può esserci una legittima celebrazione e partecipazione all’Eucaristia. Di conseguenza, è un’esigenza intrinseca dell’Eucaristia che essa sia celebrata in comunione, e in particolare che mantenga intatti i vari vincoli di tale comunione”.

 

Ciò che accade in Germania non rimarrà in Germania. La storia ci ha già insegnato questa lezione una volta.

 

di Charles J. Chaput

(arcivescovo di Filadelfia)

 

Fonte: First Thing




INTERCOMUNIONE: IL PAPA RILANCIA LA PALLA AI VESCOVI TEDESCHI

Ieri si è concluso il vertice in Vaticano con i responsabili della Dottrina della fede e dell’Ecumenismo. Francesco «apprezza l’impegno ecumenico» e spinge per «un risultato possibilmente unanime».

Foto: in lontananza campanile cattedrale Monaco di Baviera (Germania)

Foto: in lontananza campanile cattedrale Monaco di Baviera (Germania)

Dopo una discussione durata 4 ore e finita alle ore 19.00 avvenuta ieri tra fautori della intercomunione (qui) e (qui) rappresentati dal card. Marx, i contrari, rappresentati dal card. Woelki, ed i responsabili vaticani, rappresentati, tra l’altro, da mons. Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il risultato è stata una sorpresa. Infatti, mons. Ladaria ha comunicato che Papa Francesco «apprezza l’impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e chiede loro di trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime» in merito alla controversia della «ospitalità eucaristica», ovvero se concedere o meno ad un protestante di accedere alla comunione mentre assiste alla messa insieme al coniuge cattolico.

Per certi versi è un risultato che assomiglia alla risposta che Papa Francesco, in visita alla comunità luterana di Roma, dette alla sig.ra luterana, sposata con un cattolico, che chiedeva come fare per risolvere il problema di avvicinarsi alla Comunione. La risposta di Papa Francesco, tra l’altro, fu: «Mi domando – e non so come rispondere, ma la sua domanda la faccio mia – io mi domando: condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi, a quelli che capiscono (…)».

Ad ogni modo, dal punto di vista concreto ed operativo, non è chiaro il significato della frase: “trovare (…) un risultato possibilmente unanime”.

Ho già parlato di questo tema in questi articoli (qui, qui, qui e qui), il più importante ed articolato dei quali è certamente quello del. card. Müller (qui). Data però l’importanza della materia, mi sembra opportuno presentarvi questo illuminante  articolo (qui) di John Allen, pubblicato su Crux Now il primo maggio scorso.

Eccolo nella mia traduzione.   

Non è raro che un incontro Vaticano riesca a catturare tre grandi ironie sullo stato della situazione nel cattolicesimo, ma questo sembrerebbe essere il caso di un vertice che coinvolge funzionari vaticani e prelati tedeschi questo giovedì prossimo (ieri, ndr) sul tema della comunione per i coniugi protestanti dei cattolici nei matrimoni misti.

In un modo o nell’altro, la sessione riflette queste treargomenti:

1) Anche quando un papa o una gestione vaticana sono veramente impegnati per il decentramento, è difficile per Roma in un villaggio globale stare ad osservare le cose per molto tempo.

 

2) Alcune questioni nella Chiesa hanno un’enorme importanza simbolica in una parte del mondo, ma potrebbero avere il loro maggiore impatto in un’altra.

 

3) Papa Francesco è il primo papa del sud del mondo, ma gran parte del dramma ad intra del suo papato ruota intorno al primo mondo per eccellenza – la ricca e teologicamente infiammabile Chiesa cattolica tedesca.

 

L’impulso per l’incontro di giovedì è venuto da una sessione di fine febbraio della Conferenza episcopale tedesca, che ha adottato linee guida che consentono ai coniugi protestanti di ricevere la Comunione a certe condizioni, in particolare per coloro che “condividono la fede  cattolica” nell’Eucaristia.

Ciò ha portato un gruppo di sette vescovi tedeschi, tra cui il cardinale Rainer Maria Woelki di Colonia, a scrivere al Vaticano chiedendo chiarimenti sul fatto che si tratti di qualcosa che possa essere decisa da una conferenza episcopale locale, o se sia necessaria una “decisione della Chiesa universale”.

La lettera fu scritta a insaputa del cardinale Reinhard Marx di Monaco, presidente della Conferenza episcopale tedesca e membro del consiglio “C9” dei cardinali consiglieri del papa (per la riforma dellaChiesa, ndr). In una risposta del 4 aprile, Marx si è detto sorpreso perché il testo discusso a febbraio, ha detto, è solo una bozza e può ancora essere modificato.

Da parte tedesca, Marx e Woelki parteciperanno (cioè hanno partecipato, ndr) all’incontro di giovedì, affiancati dall’arcivescovo italiano Luis Ladaria, capo della Congregazione per la dottrina della fede del Vaticano, e dal cardinale svizzero Kurt Koch, che dirige il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

In tutta onestà, questa può essere una decisione che Francesco non vuole veramente prendere. Quando in passato ha parlato di inter-comunione, per esempio durante una visita del 2015 alla comunità luterana tedesca di Roma e nella sua esortazione apostolica del 2016 Amoris Laetitia, l’ha definita una questione di coscienza da determinare caso per caso.

In altre parole, Francesco potrebbe accontentarsi di lasciare che i vescovi locali trovino una soluzione da soli, ma qui alcuni di quegli stessi vescovi stanno insistendo sul fatto che bisogna che Roma dia una direzione.


In particolare, il Vaticano non ha chiesto questo incontro, e non c’è alcuna indicazione particolare che sia desideroso di essere coinvolto. Eppure, in un mondo saturo di social media come quello del XXI secolo, la distinzione tra “locale” e “universale” è, in una certa misura, un anacronismo. Tutti sappiamo tutto ciò che accade immediatamente ovunque, e le pressioni esercitate su Roma affinché reagisca, sia a livello di base che di gerarchia, rendono spesso inevitabile una qualche forma di intervento.

In altre parole, l’ironia n.1 deriva dal fatto che Francesco si sforza di essere un papa che vuole decentralizzare in un’epoca che altamente centralizza.

In secondo luogo, la risposta di Marx alla lettera dei sette suoi confratelli relati è stata particolarmente eloquente quando ha detto, in sostanza, che non riesce a capire di che cosa si tratta, dal momento che permettere ai coniugi protestanti di ricevere la comunione quando condividono la fede cattolica sull’Eucaristia e hanno parlato con un pastore è già una pratica consolidata in Germania, sulla base della legislazione vigente della Chiesa e l’insegnamento papale.

I vescovi tedeschi (sostenitori dell’intercomunione a certe condizioni, ndr) citano spesso il documento del 2003 di San Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucaristia, che diceva che oltre a permettere l’intercomunione nei casi di “grave necessità”, come il rischio di morte, può anche accadere quando c’è un “grave bisogno spirituale”.

Coloro che conoscono la realtà del cattolicesimo tedesco in linea generale si può dire le cose si possono sintetizzare in questo modo: la maggior parte dei cattolici e dei protestanti nei matrimoni misti non vanno comunque in chiesa regolarmente, quindi il problema dell’intercomunione non si pone. Per coloro che partecipano a messa, e quando il partner protestante desidera ricevere la Comunione, oramai è da molto tempo che hanno trovato un pastore che comprende e tranquillamente partecipano al sacramento della Comunione. Gli osservatori dicono che i numeri di coloro che desiderano ricevere la Comunione, ma che, per un motivo o per l’altro, sono bloccati dall’accostarsi, sono relativamente piccoli.

Certo, data l’eredità della Riforma e l’imperativo evangelico della ricerca dell’unità dei cristiani, questa è una questione culturalmente e teologicamente importante, ma qualunque cosa accada giovedì (cioè ieri, ndr)  non può avere molto significato in termini di ciò che già avviene in Germania.

Dove questa cosa potrebbe avere più significato è in altre parti del mondo, specialmente dove i matrimoni misti sono più comuni. C’è ovviamente una differenza tra dire “i tedeschi fanno x” e “i tedeschi ora hanno l’autorizzazione papale a fare x”, rendendo difficile spiegare perché altre chiese locali non dovrebbero avere la stessa tolleranza. Così l’ironia n.2: un accomodamento giustificato da esigenze tedesche potrebbe, se concesso, avere il massimo impatto altrove.

In terzo luogo, è sorprendente che ancora una volta, il cattolicesimo di lingua tedesca sta agendo come motore di primo piano nei dibattiti ecclesiastici interni nell’epoca di papa Francesco.

È il caso del fermento che ha riguardato Amoris Laetitia e del tema della Comunione per i cattolici che divorziano e si risposano fuori della Chiesa, dove il cardinale tedesco Walter Kasper è l’architetto intellettuale della proposta e il cardinale austriaco Christoph Schönborn uno dei suoi più articolati interpreti. È stato anche il caso del documento Magnum Principium del papa del settembre 2017, che ha trasferito la responsabilità principale della traduzione liturgica in molti casi ai vescovi locali. Il card. Marx è stato uno dei più entusiasti sostenitori di quella mossa, dopo che i vescovi tedeschi e austriaci si erano fermamente rifiutati per quattro anni di adottare una nuova traduzione della Messa approvata dalla curia romana.

Ora, ancora una volta, l’agenda teologica e pastorale della Chiesa di lingua tedesca sta ponendo i termini del dibattito sul papato di Francesco, in questo caso sull’intercomunione.

Gli ammiratori diranno che alcune delle più belle riflessioni teologiche nel cattolicesimo degli ultimi secoli sono uscite dall’ambiente di lingua tedesca, ed è assolutamente appropriato che i frutti di quella tradizione sono nella fase della raccolta. I critici generalmente guardano con sospetto, chiedendosi perché il crollo delle vocazioni e dei tassi di partecipazione alla Messa qualifichino la Germania ad insegnare al resto del mondo cattolico.

Qualunque punto di vista si adotti, ecco l’ironia n.3: Anche sotto un papa del “terzo mondo”, il primo mondo non è irrilevante. In buona fede cattolica sia e / o di moda, la realtà della Chiesa del 21 ° secolo non è a sud invece che a nord, ma piuttosto a sud e a nord.

Questi tre punti, tra l’altro, non dipendono affatto da quello che succederà quando i pastori tedeschi e i pesi massimi vaticani si riuniranno giovedì (ieri, ndr). Per questo, dovremo solo aspettare e vedere!

di Sabino Paciolla