Chi sarà il successore di Papa Francesco?

Dopo la nomina del card. Luis Tagle a prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione molti vaticanisti hanno aggiornato la loro lista dei probabili papabili al prossimo conclave. Chi sarà il successore di Papa Francesco? Qui alcune considerazioni dello scrittore e giornalista Phil Lawler, che vi presento nella mia traduzione. 

 

Papa Francesco e il card. Luis Tagle nelle Filippine (Foto Lapresse/Osservatore Romano)

 

La nomina del cardinale Luis Tagle a prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione ha spinto i giornalisti che si occupano di questioni vaticane ad osservare che Papa Francesco spera di mettere il prelato filippino nella posizione per diventare il suo successore.

Papa Francesco festeggerà il suo 83° compleanno la prossima settimana, e le sue condizioni fisiche non sono mai state robuste. Anche se non mostra segni di rallentamento del suo ritmo – e non ha negli ultimi tempi ripetuto il suo precedente suggerimento che il suo pontificato sarebbe durato solo “quattro o cinque anni” – il Papa potrebbe pensare a modi che assicurino che le sue politiche sopravvivano oltre la sua morte o le sue dimissioni – che assicurino il “cambiamento irreversibile” che i suoi sostenitori speravano che avrebbe portato alla Chiesa.

Il cardinale Tagle era già nella lista dei papabili di ogni osservatore informato, e questa nomina senza dubbio sposta verso l’alto il suo nome su quella lista. La Congregazione per l’Evangelizzazione, popolarmente nota come Propaganda Fide, è uno dei più potenti dicasteri vaticani, responsabile dell’opera della Chiesa nei territori di missione in tutto il mondo. Il cardinale Tagle veglierà su circa 4.000 diocesi e circa un terzo dei vescovi cattolici del mondo.

Inoltre, come nota Edward Pentin sul National Catholic Register, la tanto attesa riforma della Curia Romana darà al Cardinale Tagle un’autorità ancora maggiore. Nella sua bozza attuale, la costituzione apostolica Praedicate Evangelium fa di Propaganda Fide un super-dicastero, secondo solo alla Segreteria di Stato (e superiore alla Congregazione per la Dottrina della Fede) nel suo potere.

John Allen di Crux vede la nomina di Tagle come una nomina logica, dal momento che il cardinale filippino è strettamente allineato con la politica di papa Francesco, tanto da essere stato identificato come il “Bergoglio asiatico”. Il cardinale Tagle è allineato con la “Scuola di Bologna” progressista in materia teologica, e con l’enfasi del Papa stesso sulla giustizia sociale.

Da un lato ha senso che Papa Francesco nomini un cardinale che condivide il suo punto di vista a quello che diventerà il terzo posto al Vaticano. Su un altro livello la scelta darà al cardinale Tagle esperienza nel trattare con la Curia romana: esperienza che potrebbe essere considerata una necessità per un candidato papale. Così Papa Francesco ha preso l’incarico di portare avanti i propri piani, o di promuovere un potenziale successore? Ha importanza?

Mentre il Papa può promuovere la posizione dei suoi prelati preferiti, bisogna tener presente che non avrà voto al prossimo conclave. Quando papa Benedetto XVI ha nominato il cardinale Angelo Scola arcivescovo di Milano nel 2011, gli osservatori vaticani hanno suggerito che Benedetto puntava al cardinale Scola come suo successore preferito. E forse lo era. Ma il conclave ha fatto una scelta diversa.

Dal punto di vista dello scommettitore, la stretta associazione tra il cardinale Tagle e papa Francesco potrebbe non aiutare le probabilità del cardinale filippino [di diventare Papa] al prossimo conclave. Molti cardinali-elettori, scossi dalle polemiche che hanno afflitto questo pontificato, potrebbero cercare un candidato molto diverso, qualcuno che ripristini la fiducia, rinvigorisca l’insegnamento tradizionale, o almeno porti un senso di equilibrio in Vaticano. Il “Bergoglio asiatico” ha solo 62 anni, e il Collegio cardinalizio potrebbe rifuggire dalla prospettiva di un altro lungo pontificato guidato dagli stessi disorientanti principi.

A parte il cardinale Tagle, chi sarebbe il primo papabile se il conclave si svolgesse nel prossimo futuro?

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, sarebbe in cima a qualsiasi lista. Anche lui avrebbe i benefici e gli inconvenienti di una stretta associazione con Papa Francesco e la possibilità che (non ha ancora 65 anni) possa avere un lungo pontificato. Ha un’ottima reputazione come diplomatico vaticano, ma è ostacolato dal non aver mai prestato servizio come vescovo diocesano. E gli scandali finanziari che attualmente girano per la Segreteria di Stato potrebbero danneggiare le sue possibilità.

Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga di Tegucigalpa, Honduras, potrebbe essere un importante contendente alla luce del suo attuale ruolo di presidente del Consiglio cardinalizio. Ma presto compirà 78 anni, e sia lui che l’arcidiocesi che conduce sono stati implicati in scandali finanziari e di abusi sessuali.

Il cardinale Christoph Schönborn di Vienna e il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, erano considerati in cima alla lista dei papabili prima dell’ultimo conclave. Sono entrambi in pensione (Ouellet ha 75 anni; Schönborn raggiungerà quell’età a gennaio), ma alcuni cardinali elettori potrebbero in realtà favorire un candidato più anziano, con la prospettiva di un pontificato relativamente breve. Entrambi i cardinali sono ex alunni di papa Benedetto XVI; anche questo potrebbe essere visto come un plus o un minus.

– E il cardinale Robert Sarah potrebbe essere il candidato più probabile per ottenere il sostegno dei cardinali che guardano con affetto ai giorni di papa Benedetto, e sperano in un’inversione di rotta della politica di papa Francesco. Il cardinale Sarah è stato attento ad evitare critiche al Santo Padre, anche se ha visto diminuire la propria influenza durante l’attuale pontificato; è stato un soldato leale – qualcuno potrebbe dire troppo leale. Ha comunque pubblicato tre libri in rapida successione, delineando una sua chiara visione dei bisogni della Chiesa. Originario della Guinea (dove ha rischiato la vita sfidando un dittatore) e ora veterano della Curia romana, porterebbe al papato una drammatica storia personale, come primo Pontefice africano in secoli. Ha 74 anni.

Nel suo resoconto sui papabili il vaticanista Sandro Magister de L’Espresso introduce un nome che non sarà familiare alla maggior parte dei lettori americani: Il cardinale Matteo Zuppi di Bologna, leader della Comunità di Sant’Egidio. Come il cardinale, la Comunità di Sant’Egidio non è molto conosciuta negli Stati Uniti, ma esercita un’enorme influenza in Italia, in Europa in generale, e di fatto in Africa, dove ha contribuito a mediare gli accordi internazionali di pace. Secondo i calcoli di Magister, questo background rende il cardinale Zuppi il primo a succedere a papa Francesco.




Persico: il vescovo che ha sbagliato si dimetta

di Sabino Paciolla

In un articolo pubblicato oggi su Catholic Herald (qui), da cui prendo e traduco alcuni stralci, si parla di responsabilità dei vescovi che sapevano ed hanno taciuto. Eccolo.

Foto: il vescovo Lawrence Persico

Foto: il vescovo Lawrence Persico

I vescovi che sapevano di abusi e non hanno fatto nulla dovrebbero dimettersi, ha detto il vescovo di Erie (Pennsylvania).

In un’intervista con l’EWTN, il vescovo Lawrence Persico ha detto che l’unico modo per riconquistare la fiducia dei laici dopo decenni di denunce di abusi sessuali da parte di sacerdoti e altri in sei diocesi della Pennsylvania è con i fatti.

In un reportage durante lo spettacolo serale della REFO, il reporter Jason Calvi gli ha chiesto: “I vescovi che sapevano o nascondevano abusi dovrebbero rassegnare le dimissioni?

Penso che dovrebbero“, ha risposto Mons. Persico.  “Penso che abbiamo bisogno di una trasparenza completa se vogliamo riconquistare la fiducia delle persone. Dobbiamo essere in grado di dimostrarlo“.

Mons. Persico è stato l’unico vescovo a incontrare personalmente i membri del Grand jury che ha indagato su decennali denunce di abusi in sei diocesi della Pennsylvania. In un rapporto esplosivo, il Grand jury ha dichiarato di aver identificato più di 1.000 persone che hanno dichiarato di essere state vittime da bambini di sacerdoti e altri operatori della Chiesa nello stato.

Ho detto che possiamo parlare di trasparenza e verità, ma molto dipenderà dalle nostre azioni, da come realizziamo la trasparenza e da come agiamo per andare avanti” ha detto durante l’intervista televisiva.  “Questo sarà il punto chiave di tutto questo e dobbiamo dimostrare che intendiamo ciò che stiamo dicendo“.

La diocesi di Erie di Mons. Persico e le diocesi di Harrisburg, Allentown, Scranton, Pittsburgh e Greensburg sono state nominate nel rapporto pubblicato il 14 agosto, dopo un’indagine durata quasi due anni.

Il Grand jury non determina la colpevolezza o l’innocenza, ma se ci possono essere prove sufficienti o cause probabili a sostegno di un’accusa penale. Quasi tutti i casi riportati nella relazione sono troppo vecchi per poter essere utilizzati in una causa e molti dei 301 sacerdoti nominati sono morti o non sono più in servizio.  Ma i laici cattolici hanno insistito su una qualche forma di responsabilità per coloro che possono aver saputo e nascosto gli abusi.

Abbiamo bisogno di questa trasparenza e abbiamo bisogno anche di azione, perché se ci fossero altri vescovi o capi negligenti, allora dovrebbero essere rimossi perché più ci nascondiamo, meno credibilità abbiamo“, ha detto Mons. Persico.

Ha detto che è importante notare che il rapporto ha documentato 70 anni di abusi, la maggior parte dei quali dagli anni settanta agli anni novanta. In seguito alla crisi degli abusi sessuali del 2000 negli Stati Uniti, i vescovi del paese avevano approvato procedure e protocolli per affrontare le accuse di abusi nel 2002.

Da allora c’è meno (abuso)”, ha detto il vescovo Persico, “ma dobbiamo ancora essere in guardia“.

Mentre le accuse di abuso sessuale perpetrate da parte dell’ex cardinale Theodore McCarrick sono venute alla luce quest’estate, le procedure sono state messe sotto accusa perché non contenevano disposizioni che rendessero i vescovi responsabili, portando molti a chiedersi se siano sufficienti perché la Chiesa sia in grado di gestire situazioni simili.

Foto: card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington

Foto: card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington

IL CARD. WUERL SI RITIRA DA DUBLINO

In un’altro articolo, sempre pubblicato sul Catholic Herald (qui), ci giunge invece la notizia che, dopo il Cardinal Seán O’Malley di Boston (ma per altre ragioni), anche il card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, si è ritirato dall’Incontro Mondiale delle Famiglie che inizia questa settimana a Dublino e dove parteciperà anche il Papa.

Il card. Wuerl non ha dato alcuna motivazione del perché si è ritirato dall’Incontro Mondiale delle Famiglie.

L’arcivescovo di Washington doveva tenere una relazione mercoledì prossimo dal titolo “Il benessere della famiglia è decisivo per il futuro del mondo”.

Il cardinale è stato pesantemente criticato nel rapporto del Grand Jury della Pennsylvania, poiché, a quanto viene riportato, avrebbe mal gestito casi di abuso sessuale mentre prestava servizio come vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006. Il cardinale Wuerl si è difeso dalle accuse.

Il rapporto del Grand Jury nomina il card.Wuerl circa 200 volte e non sempre in maniera lusinghiera, e per questo il rapporto ha suscitato molte indignazione e richieste di dimissioni.

 

Foto: card. Kevin J. Farrell

Foto: card. Kevin J. Farrell

A DUBLINO RIMANGONO FARRELL, MARADIAGA E MARTIN

Ancora in programma a Dublino le presenze, in qualità di relatori, del card. Kevin Farrell, del card. Maradiaga e di padre James Martin.

Occorre però ricordare che:

-Farrell (qui), che è presidente del Dicastero Laici, Famiglia e Vita (Dicastero che ha la supervisione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie) è stato criticato per non essersi accorto di nulla delle malefatte del card. McCarrick (che si è dimesso da cardinale per abusi sessuali ed è in attesa di un processo canonico) pur avendo vissuto nello stesso suo appartamento per sei anni;

-il card. Maradiaga, presidente del C9, il comitato ristretto di cardinali che coadiuva il papa nella riforma della Curia romana, ha avuto il suo vicario della sua arcidiocesi di Tegucigalpa, il vescovo Pineda, che si è dimesso da vescovo il mese scorso, come riportato su questo blog (qui), per gravi abusi sessuali. Anche Maradiaga, a quanto riportano le fonti giornalistiche,  sembra non essersi accorto di nulla di quanto faceva il suo vice.

-il padre gesuita James Martin è un aperto sostenitore di alcuni valori propri dei gruppi LGBT. Del padre Martin non c’è da aggiungere granché poiché molto conosciuto  su questo blog, ultimo post lo potete leggere (qua).

Il cardinale Oscar Rodríguez Maradiaga nella Basilica di San Pietro nel 2011. (AP foto/Riccardo De Luca)

Il cardinale Oscar Rodríguez Maradiaga nella Basilica di San Pietro nel 2011. (AP foto/Riccardo De Luca)

 

 

 




Testo integrale lettera denuncia di “epidemia” di omosessualità in seminario honduregno

Il cardinale Oscar Rodríguez Maradiaga nella Basilica di San Pietro nel 2011. (AP foto/Riccardo De Luca)

Il cardinale Oscar Rodríguez Maradiaga nella Basilica di San Pietro nel 2011. (AP foto/Riccardo De Luca)

di Sabino Paciolla

Il 25 luglio scorso, Edward Pentin, del National Catholic Register, pubblica un articolo in cui riporta stralci di una lettera che 48 seminaristi (su 180 iscritti) il 28 maggio scorso avevano scritto ai loro padri formatori denunciando un modello diffuso e radicato di pratica omosessuale nel loro seminario di Tegucigalpa, Honduras, e che tale attività era protetta dal rettore della casa.

Pentin scrive che: “Le inquietanti accuse honduregne hanno particolare risonanza negli Stati Uniti perché riecheggiano alcuni aspetti chiave dell’attuale scandalo nella Chiesa degli Stati Uniti, riguardante presunti abusi sessuali da parte del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington.

In maniera similare alle accuse riguardanti il cardinale McCarrick, che secondo quanto riferito era impegnato da tempo nella pratica di esercitare pressioni sui seminaristi affinché svolgessero attività sessuale con lui mentre prestava servizio come vescovo in due diocesi del New Jersey negli anni ’80 e ’90, il vescovo ausiliare José Juan Pineda Fasquelle di Tegucigalpa è stato accusato di avere rapporti omosessuali con i seminaristi di Tegucigalpa”.

Le accuse dei sacerdoti chiamano in causa anche il card. Oscar Rodriguez Maradiaga di Tegucigalpa per aver, a quanto pare, ignorato una ricchezza di prove di cattiva condotta omosessuale da parte del vescovo Pineda, suo vescovo ausiliare di Tegucigalpa, le cui dimissioni da ausiliare sono state accettate da papa Francesco il 20 luglio scorso.

Pineda dal 2005 è stato il numero due dell’arcidiocesi di Tegucigalpa guidata dal cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, strettissimo collaboratore di papa Francesco in quanto coordinatore del Consiglio dei nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia romana (il cosiddetto C9).

Uno dei motivi che hanno spinto i seminaristi a scrivere la lettera ai vescovi è stato il suicidio di un seminarista della diocesi honduregna di Santa Rosa de Copán, poichè egli aveva scoperto che il suo amante maschio in seminario era entrato in un altra relazione. Il National Catholic Register aveva detto di avere la copia della lettera di addio.

Il National Catholic Register dichiarava di aver ottenuto prove fotografiche  di pornografia omosessuale, scambiate su WhatsApp tra i seminaristi che non avevano firmato la lettera, e altri messaggi osceni. Gli scambi erano stati verificati come autentici da specialisti informatici dell’Università Cattolica dell’Honduras, che hanno perquisito la memoria del computer e consegnato gli scambi ai vescovi del paese.

Il vescovo Guy Charbonneau di Choluteca aveva confermato al National Catholic Register il 29 giugno scorso che l’assemblea permanente dei vescovi, che si era tenuta ai primi di giugno, aveva ricevuto la lettera. Il vescovo aveva detto che la Conferenza Episcopale stava svolgendo un’indagine per vedere se le accuse fossero vere. “Siamo attualmente in questo processo”, aveva detto il vescovo Charbonneau. “Ogni vescovo ha a che fare con i seminaristi della propria diocesi”. “Questo è un problema nuovo”, ha aggiunto. “Forse è successo in altri anni, ma non con la dimensione di cui si parla ora”.

Il National Catholic Register aveva contattato gli uffici del cardinale Maradiaga, la Conferenza episcopale honduregna e ciascuno dei singoli vescovi del Paese, chiedendo ulteriori commenti in merito. Nessuno dei vescovi aveva risposto alle domande del Register al momento della pubblicazione di quell’articolo.

Si deve ricordare che il cardinale Maradiaga, dal dicembre scorso, era stato accusato di aver permesso al suo ausiliare, il vescovo Pineda, di continuare a servire al suo posto, e persino di averlo posto a capo dell’arcidiocesi durante la sua assenza a causa di cure mediche per il cancro alla prostata che Maradiaga aveva curato a Houston (USA), nonostante vi fosse un corpus di accuse di rapporti omosessuali contro il vescovo Pineda – anche con seminaristi (oltre ad accuse di presunti illeciti finanziari).

Il 29 luglio, in risposta all’articolo del Register, la Conferenza Episcopale Honduregna ha rilasciato una dichiarazione esprimendo “rammarico” per il fatto che la notizia della lettera era stata pubblicata, e negando il tipo di “atmosfera” riportata nell’articolo del National Catholic Register che essi percepivano come comunicante una promozione istituzionalizzata di pratiche che sono contrarie alla morale e alle norme della Chiesa.

Secondo il giornalista Pentin, i vescovi non hanno negato le accuse di omosessualità, ma hanno invece notato “erbacce nella debolezza affettiva e sessuale, che colpisce tutti noi e può generare atteggiamenti e comportamenti inappropriati”.

Dopo la presa di posizione dei vescovi, che in un certo senso negava o sminuiva quanto riferito dal Register, da più parti si chiedeva al National Catholic Register di tirare fuori le carte. Per questo, il Register ha deciso di pubblicare alcune di esse nell’articolo di ieri, dal quale riprendo una intervista ad un seminarista e la lettera integrale dei seminaristi che è molto delicata e rispettosa nei toni, piena di amore filiale verso i padri formatori, ma altrettanto carica di intenso e dignitoso dolore. E’ una lettera che merita di essere letta.

Eccole nella mia traduzione.

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Intervista con un seminarista honduregno sotto la condizione di totale anonimato:

 

L’omosessualità in seminario è un problema che si è moltiplicato negli ultimi anni“.

Penso che alcuni uomini potrebbero non essere sinceri quando fanno l’intervista per entrare in seminario. Col tempo, questa situazione di immoralità comincia a fiorire con gli uomini che hanno qualche tendenza all’omosessualità. Distrugge la vita comunitaria e i fondamenti che cerchiamo di imparare in seminario“.

Questa è una realtà che sta accadendo e che ho osservato“.

La mia opinione è che, in passato, i criteri per entrare in seminario non erano molto forti“.

Una delle cose buone di papa Francesco è che dice che queste cose non devono essere nascoste. Il problema dell’omosessualità in seminario è là. Non è facile. Una riforma del seminario richiede tempo. La Chiesa deve agire con misericordia e non condannare nessuno“.

Penso che se ci fosse qualche dubbio sull’omosessualità, le persone non dovrebbero entrare in seminario. Purtroppo, alcuni entrano. Forse pensano che andrà via“.

I vescovi si sono incontrati e hanno parlato di questo. Quando il problema è stato scoperto, la gente in un primo momento ha detto ‘No’, e lo ha negato. Il problema è che questo problema (di omosessualità) è apparso e viene negato. Il Cardinale, purtroppo, l’ha negato. Ma il problema è qui“.

I seminaristi eterosessuali sono scandalizzati e davvero depressi. Molti stanno pensando di lasciare il seminario.Temo che molti se ne andranno“.

Un altro grande problema è che quando qualcuno parla in modo diverso da quello che dicono i vescovi o il cardinale, viene censurato ed espulso“.

Se le persone vengono a indagare qui, troveranno cose peggiori di quelle che sono state trovate in Cile. Il problema è che il cardinale Maradiaga è la mano destra di papa Francesco. Penso che abbia mentito al Papa. I vescovi qui non hanno potere. Hanno paura del cardinale e sono troppo timidi per prendere una decisione“.

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Testo integrale della lettera dei seminaristi

 

Noi, mossi dallo Spirito del Signore risorto e con la speranza e la certezza che tutte le nostre azioni scaturiscano dal Signore come dalla loro fonte e tendano verso di Lui come il loro fine, ci sentiamo con urgenza chiamati a rivolgerci a voi, Padri, che avete la delicata missione di essere formatori dei sacerdoti di Cristo che giungiamo a questa casa seguendo la chiamata del Signore.

Vogliamo ed imploriamo che tutto ciò che leggete in questa lettera non sia ricevuto con lo spirito mondano di razionalizzazione e di orgoglio che deriva dalla sicurezza dei propri pensieri, ma con lo spirito proprio del discepolo, che è l’umiltà e la docilità allo Spirito Santo che ha parlato attraverso i profeti. Quanto vorremmo che lo stesso Spirito Santo ispirasse ciascuno di noi.

Siamo consapevoli che questo gesto potrebbe essere interpretato come un attacco a questo consiglio di formatori, ma vorremmo piuttosto che fosse interpretato come proveniente dalla Parola di Dio che ci invita a non avere paura di annunciare la Buona Novella che ci libera dalla schiavitù del peccato e dà vista ai ciechi. E così leggiate questa lettera come un segno che il Signore stesso vi parla attraverso di noi, perché sentiamo veramente dal cuore che questa lettera è un incarico del Signore.

Viviamo e sperimentiamo un momento di tensione nella nostra casa a causa di situazioni gravemente immorali, soprattutto di un’omosessualità attiva all’interno del seminario che è stata un tabù per tutto questo tempo. E per coprire e penalizzare questa situazione, il problema si è aggravato, trasformandosi, come ha detto un sacerdote non molto tempo fa, in una “epidemia in seminario”. Quasi tutti noi conosciamo questa situazione ma sembra che ci siano situazioni che passano inosservate nella formazione e che vengono lasciate dissolversi nel tempo, e così l’ampiezza del problema cresce di giorno in giorno, come pula tra il grano. Papa Francesco ha detto nel suo messaggio quaresimale di quest’anno: “A causa dell’aumento della malvagità, l’amore della maggior parte si raffredderà” (Matteo 24:12). Lasciamo che l’amore in seminario si raffreddi perché lasciamo che il male cresca, non a causa di liti o differenze tra di noi, ma a causa del peccato di cui non siamo consapevoli. Questa è una forma assunta dai falsi profeti, come dice il Papa nel messaggio: “Sono come ‘incantatori di serpenti’ che manipolano le emozioni umane per schiavizzare le persone e condurle dove vorrebbero che andassero. Quanti figli di Dio sono ipnotizzati da piaceri momentanei, confondendoli con la vera felicità! Quanti passano attraverso la vita credendo di essere sufficienti a se stessi, e finiscono intrappolati dalla solitudine!”

Tutti noi abbiamo trasportato molti complessi ma, non poiché non abbiamo lavorato su di loro, non li abbiamo superati e poi diventano seri problemi di identità di cui siamo tutti responsabili.

Abbiamo osservato in questi giorni una certa tensione che ha destabilizzato il clima di fraternità, e ora tutti sono sulla difensiva o stressati, impedendo una migliore esperienza dei sacramenti e della vita accademica. Di conseguenza, noi umilmente vogliamo che voi, Padri, riesaminaste come avete agito, secondo quanto il Signore vi ha chiesto di fare, o come pensavate di dover fare, agendo sotto i vostri impulsi, il sentimentalismo paternalistico, o una falsa misericordia che papa Francesco ha indicato con molta durezza.

Per favore, non possiamo più nascondere la grandezza di questo problema in seminario e abbiamo bisogno che voi formatori ne siate consapevoli e seguiate ciò che dice la Chiesa (secondo il diritto canonico e la ratio fundamentalis). Siamo consapevoli che non è colpa dei formatori, ma di un processo formativo che va ripensato nella prospettiva del discernimento dei candidati in ogni diocesi, che va modificato e aggiornato secondo i cambiamenti del tempo. La vita sacerdotale oggi non è vissuta come nel Medioevo, nemmeno come nel periodo pre-conciliare. Questo seminario non è come era all’inizio, infatti non è come era durante il tempo dei formatori. Cari Padri, questa lettera non deve provocare divisioni tra voi, ma, come fratelli, avete bisogno di una visione olistica, senza sentimenti patetici, e di prendere decisioni profetiche di fede profonda per cambiare e trasformare la dura realtà che la Chiesa sta vivendo nel nostro Paese che non tutti vogliono accettare.

Il problema principale che abbiamo in seminario è proprio quello dell’omosessualità ed è per questo che ci riferiamo direttamente a questo. Non si tratta di una persecuzione, né dei capricci omofobi di certi seminaristi machisti, come voi avete detto più volte. Né si tratta di pettegolezzi o mancanza di virilità. Se non lo diciamo davanti a voi, è perché molte volte avete espulso seminaristi per aver denunciato questo tipo di cose, e non potete negarlo perché conosciamo molto bene queste situazioni. È una preoccupazione e una sofferenza per l’amore della Chiesa. Non abbiamo bisogno di essere visti come nemici all’interno della comunità. Questa è anche la nostra sofferenza. Non ci sentiamo bene a essere indicati come propalatori di pettegolezzi, un aggettivo con cui a volte ci avete etichettati voi stessi.

Cari padri della formazione, questa lettera non è il frutto di un capriccio. Abbiamo pregato e invocato l’aiuto divino in molte occasioni per decidere se scrivere o meno questa lettera. Lo abbiamo scritto dopo aver parlato con molti fedeli nelle parrocchie dell’arcidiocesi e nelle diocesi suffraganee della provincia ecclesiastica, anche vittime di commenti sprezzanti quando scendiamo dagli autobus: i passeggeri che si riferiscono a noi come provenienti dalla casa dei “finocchi” o cose del genere. Il popolo di Dio non è né cieco né sciocco, ma ha la saggezza e l’intuizione dello Spirito del Signore e non deve essere ignorato.

Forse non abbiamo i fatti che volete, video, fotografie ecc, ma ricordate che in altri momenti, la parola ha avuto una forza straordinaria ed è stata un segno di fedeltà, verità e vita. Se un uomo ha dato la sua parola, ha chiesto rispetto. Forse oggi non siamo come quegli uomini del passato, ma ci sono ancora persone leali che sono fedeli alla loro parola. Anche per questo la Chiesa è ancora viva: con l’annuncio della verità proclamata da tanti uomini e donne. Qui ci sono molti seminaristi con testimonianze impeccabili che vivono la loro castità e lottano ogni giorno per vivere il loro processo formativo secondo la loro vocazione, consapevoli anche della loro miseria – seminaristi che non solo fuggono da una vita sessuale immorale, ma fuggono dall’alcolismo, non come un peccato, ma perché rappresenta una minaccia che distrugge il futuro ministro, come vediamo oggi. Crediamo profondamente che il Signore abbia posto davanti a noi sacerdoti che sono moralmente distrutti a causa della loro formazione qui in seminario.   

Non abbiate paura padri formatori di agire secondo i processi che la Chiesa propone, anche mandando via un seminarista molto amato e vostro amico. Ricordate sempre che compassione non significa nascondere le cose per un amico. Il vero affetto si manifesta facendo risplendere la verità espressa a quella persona. Molte volte con tristezza sentiamo molti di voi raccontare ai seminaristi: “Non preoccuparti, ti difendo”. Crediamo che la nostra missione non sia quella di essere avvocati difensori, perché questa casa non è un tribunale, ma un luogo santo, una casa il cui unico padrone è Cristo che seguiamo e con il quale dobbiamo configurarci. La vostra missione consiste nel mostrarci un esempio, come padri e pastori, di come essere trasformati in Cristo, come diceva San Giovanni Eudes.

Siate veramente padri custodi dei sacerdoti non ancora nati nel grembo della Chiesa, in pellegrinaggio in questo paese che è il seminario. Perché questa casa non è altro che la casa madre di tutti i sacerdoti diocesani ed è per questo che la maggior parte dei sacerdoti si sentono a casa quando vengono a visitare. Il seminario ha bisogno di custodi autentici che combattano coraggiosamente la formazione povera di cui molti seminaristi sono affetti a causa delle misure proposte dalla Chiesa. Perché molte volte, invece di bambini veri in gestazione, vengono curati tumori maligni e questi tumori causano metastasi in seminario. Tale discernimento è concesso solo dallo Spirito del Signore.

Vogliamo dirvi con dolore e con molta sincerità che abbiamo perso la fiducia in alcuni di voi e che ciò che vediamo è un’incoerenza tra ciò che siete e ciò che dovreste essere. I formatori non sono caratterizzati da un dottorato o dal loro “intellettualismo” o semplicemente dal fatto di vivere in seminario. Ciò che vi caratterizza è la missione che avete abbracciato, forse senza sapere quanto sia profonda e delicata. Questa missione è molto più delicata dell’essere parroci o maestri di seminario.  

Vi chiediamo di non commettere l’immaturità di voler indagare su chi ha scritto questa lettera o di prendere questo problema da un punto di vista personale. No. Prendetelo nel senso della sinodalità che la Chiesa ci invita a vivere, che i membri della Chiesa esprimono liberamente con libertà ciò di cui hanno bisogno o ciò di cui pensano di aver bisogno. Quanto vorremmo che voi disponeste di una copia di questa lettera e rifletteste su di essa, rivendicaste la vostra missione e adottaste misure visibili e definitive. Se un seminarista è sessualmente malato, non c’è bisogno di studi psicologici per determinare se è inadatto al ministero pastorale, perché prima o poi causerà dolore alla Chiesa.

Non tutti coloro che vogliono essere sacerdoti possono esserlo! Il ministero è un dono che deve essere vissuto e accolto con la convinzione del Vangelo e con lo zelo dell’amore, e dell’amore radicale, che esso esige. Il ministero non viene dall’affidarsi alla sicurezza del vescovo perché molti di loro sono ingannati dalla follia del comportamento della gente.

Questa lettera raccoglie i sentimenti non di un seminarista o di un sacerdote, ma di un grande gruppo di seminaristi che vivono qui, così come di sacerdoti e direttori spirituali che hanno raccomandato di rivolgerci a voi.

Chiediamo umilmente perdono se le nostre parole vi hanno ferito o vi hanno messo a disagio, ma siamo convinti che fosse necessario esprimerle con libertà, rispetto e carità. Esprimiamo il nostro affetto filiale e preghiamo per voi che siete i capi di questa casa e che avete una missione molto difficile. Vi affidiamo alle mani di Nostra Signora di Suyapa, Patrona di questo seminario e di San Giuseppe, patrono di tutti i seminari del mondo e della Chiesa universale.

Perdonateci per non aver messo sotto il nostro nome, ma non lo consideriamo necessario.

 

 




IL PAPA ACCETTA DIMISSIONI DAL VESCOVO PINEDA PER ABUSI SESSUALI

Riprendo da Edward Pentin sul National Catholic Register nella mia traduzione.

Foto: vescovo Pineda (a sinistra) e card. Maradiaga (a destra)

Foto: vescovo Pineda (a sinistra) e card. Maradiaga (a destra)

Papa Francesco oggi ha accettato le dimissioni del vescovo Juan José Pineda Fasquelle, vescovo ausiliare di Tegucigalpa, in Honduras.

Il vescovo è stato al centro di accuse di abusi sessuali e di cattiva conduzione finanziaria nell’arcidiocesi, cose che hanno portato a una visita apostolica nel maggio 2017 su richiesta del Papa.

Il presule honduregno era un protetto del cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, e nei mesi scorsi era stato lasciato alla guida dell’arcidiocesi in assenza del cardinale.

Il cardinale Maradiaga è coordinatore del gruppo C9 di cardinali che consigliano il Santo Padre sulla riforma della Chiesa.

In marzo, il National Catholic Register ha ottenuto testimonianze da due ex seminaristi che dettagliavano accuse di cattiva condotta sessuale da parte del vescovo. I due uomini e altri temevano ritorsioni dal presule per aver parlato.

Oltre agli abusi, Mons. Pineda, 57 anni, avrebbe anche una serie di amici maschi intimi in Honduras e all’estero, ai quali avrebbe offerto doni.

Il vescovo è stato anche accusato di cattiva condotta finanziaria tra cui l’uso improprio di fondi (ricevuti) dal governo honduregno stanziati per progetti caritatevoli, ma che “sono completamente scomparsi”.

Lo scorso dicembre la rivista italiana L’Espresso ha pubblicato per la prima volta notizie di abusi sessuali e finanziari.

Una fonte con conoscenza del caso ha detto al National Catholic Register il 20 luglio che “abbiamo aspettato per questo giorno in Honduras”.

L’annuncio di oggi significa che “coloro che hanno sofferto hanno ottenuto una giustizia parziale”, la fonte ha aggiunto. “La Chiesa ha fatto passi sulla via della verità”.

Ma egli lamentava che Mons. Pineda rimanesse vescovo e che la gerarchia “continuasse a coprire questi che hanno abusato”.

Dando credito a informazioni ottenute anche da altre fonti, egli ha detto che il cardinale Rodriguez Maradiaga era “consapevole di tutto ma che si è sempre schierato dalla parte di Pineda e non della verità” e che le istituzioni che intendevano occuparsi di questi casi, come la nunziatura apostolica, “sono state sopraffatte”.

Negli ultimi mesi il National Catholic Register ha contattato il cardinale Rodriguez Maradiaga e il vescovo Pineda, offrendo a entrambi l’opportunità di smentire queste accuse, ma nessuno dei due ha mai risposto alle nostre domande.

“La cosa positiva”, diceva la fonte, “è che qualcosa si sta muovendo”.


Aggiornamento: 20 luglio, 13.10 ora dell’Europa Centrale


In una dichiarazione rilasciata oggi, il vescovo Pineda ha detto di aver dato al Papa le sue dimissioni “diversi mesi fa”, aggiungendo di aver “tentato con tutto il cuore” di servire il “Popolo di Dio” posto sotto la sua guida.

“Se ci sono riuscito, sia lodato Dio”, ha detto. “Se non ci sono riuscito, chiedo scusa”.

Il presule honduregno ha aggiunto che “i motivi e le ragioni” delle sue dimissioni “sono noti a Dio e ai miei superiori”, aggiungendo che lui “ha agito con piena consapevolezza e libertà. Desideravo che ci sbagliassimo tutti”, ha scritto.

Le sue dimissioni, ha proseguito, gli hanno dato “tempo per la preghiera, la meditazione, una formazione personale e continua, affinché, a tempo debito, io continui a dare il meglio di me alla Chiesa e a voi”. Ha aggiunto che tutti meritano un tempo di “riposo, formazione e preghiera”.

Il vescovo Pineda ha concluso: “Continuo come figlio della Chiesa; continuo come consacrato; continuo come ministro della Chiesa; vado avanti a disposizione dei miei superiori; chiedo a tutti voi la vostra preghiera e la vostra misericordia”.

 

Fonte: National Catholic Register

 

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Riporto uno stralcio anche dal Catholic News Agency (CNA):

In un’intervista via e-mail alla CNA nel dicembre 2017, Maradiaga ha confermato che c’è stata una visita apostolica a Pineda, ma ha difeso il vescovo, dicendo che Pineda stesso “ha chiesto al Santo Padre una visita apostolica, per ristabilire il suo buon nome”.

 




PAPA FRANCESCO: CAMBI IN VISTA, MA NON SARA’ UN “TAGLIARE LE TESTE”

Foto: Consiglio del C-9

Foto: Consiglio del C-9

Come noto, papa Francesco ha concesso due domeniche fa una importante intervista a tutto campo alla Reuters. Quest’ultima sta rilasciando brani di questa intervista in maniera scaglionata nel tempo. Il 22 giugno ne ha rilasciato uno in cui apprendiamo che:

“Francesco ha detto anche che prima della fine dell’anno sta pensando di apportare cambiamenti al gruppo di cardinali consiglieri provenienti da tutto il mondo conosciuto come il C-9. Il gruppo, che si riunisce periodicamente con lui a Roma, e che ha iniziato i suoi lavori cinque anni fa.

Ha detto che può approfittare del prossimo anniversario ‘per rinnovarlo un po’, ma che non sarebbe un gesto di ‘tagliare le teste’”.

Il C-9 è il comitato creato da Papa Francesco affinché lo assista nella gestione della riforma della Chiesa. Inizialmente era costituito da 8 membri, ai quali, in seguito, è stato aggiunto il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin.

Come ha scritto qualche mese fa John L.  Allen Jr. :”Ad oggi, molti osservatori direbbero che i risultati sono stati un po’ sottotono – la creazione di tre nuove strutture di vigilanza finanziaria che attualmente sembrano alla deriva o sdentate, una revisione dell’operazione di comunicazione vaticana che ha recentemente presieduto il fiasco “lettergate” (qui Allen si riferisce allo scandalo che mons. Viganò ha creato con la lettera di papa Benedetto XVI, ndr) e, in generale, un senso abbastanza diffuso di confusione su ciò che esattamente questa “riforma” dovrebbe essere o dove sta andando”.
Papa Francesco, nell’usare l’espressione “tagliare le teste”, ha spinto l’intervistatore Pullella di Reuters a pensare a due nomi: al card. Gorge Pell ed al card. Javier Errázuriz Ossa.

Infatti, il cardinale australiano George Pell, che dovrà subire un processo per presunti abusi sessuali avvenuti decine di anni fa, oramai sono mesi che non partecipa al Consiglio ristretto, mentre il cardinale cileno Francisco Javier Errázuriz Ossa è accusato di aver coperto i casi di abusi sessuali in Cile.

Occorre ricordare che tutti i vescovi cileni, a causa degli scandali sessuali, si sono dimessi, ad eccezione di Errázuriz, perché in pensione. Nell’ultimo incontro di tutti vescovi cileni voluto a Roma dal Papa, proprio per riflettere sulla crisi, Errázuriz si è mostrato indignato ed ha detto «mi diffamano, il Papa ha detto che l’ho informato bene».

In merito alle accuse, entrambi però hanno negato qualsiasi illecito.

In realtà, oltre ai due nomi fatti da Reuters, occorrerebbe aggiungere anche quello del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, accusato di presunti scandali finanziari, da lui sempre negati, oltre che di una mala gestione delle accuse a sfondo sessuale avanzate da ex seminaristi contro il suo vescovo ausiliare, Juan José Pineda Fasquelle, dell’arcidiocesi di Tegucigalpa.

Un altro componente del C-9 che ha dato e dà grattacapi è il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, sempre più al centro di accese polemiche. Infatti, quest’ultimo ha suscitato clamore a febbraio scorso con la sua velata approvazione delle benedizioni in chiesa delle unioni gay e lesbiche, però sempre un previo discernimento caso per caso. Ancora più infuocata è stata la sua leadership nella approvazione di un opuscolo, rimasto in bozza, della intercomunione. Questo capitolo, che sembrava chiuso, è stato riaperto da Papa Francesco qualche giorno fa sul volo di ritorno da Ginevra.

Ritornando alla notizia della Reuters, Franesco ha anche detto che avrebbe smosso l’APSA, una sorta di ufficio di contabilità generale che gestisce il patrimonio immobiliare del Vaticano a Roma e in altre parti d’Italia, paga gli stipendi dei dipendenti del Vaticano, e funge da ufficio acquisti e dipartimento delle risorse umane.

“Ha detto che l’attuale capo dell’APSA, il cardinale italiano Domenico Calcagno, aveva offerto le sue dimissioni quando ha raggiunto il limite di età di 75 anni a febbraio e che sarebbero state accettate entro la fine di questo mese”.

“Sto studiando candidati che hanno un atteggiamento di rinnovamento, una persona nuova dopo tanti anni”, ha detto. “Calcagno conosce bene il funzionamento ma forse la mentalità deve essere rinnovata”.

“Ma (Francesco, ndr) è preoccupato perché ‘non c’è trasparenza’ nel patrimonio immobiliare vaticano, che sono per lo più in Italia e molti dei quali sono stati donati nel corso degli anni. ‘Dobbiamo andare avanti con trasparenza, e questo dipende da APSA’, ha detto”.

di Sabino Paciolla