Card. Muller: “La Chiesa non è un evento politico. La Chiesa è il popolo di Dio, e il sovrano nella Chiesa è Dio stesso.”

Il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una recente intervista ha argomentato contro il permesso ai protestanti di ricevere la Santa Comunione insieme ai cattolici (intercomunione) e contro l’ordinazione femminile.

L’intervista è stata concessa a Lothar D. Rilinger, avvocato cattolico tedesco e autore di libri.

Quest’ultimo argomento è tornato di attualità dopo che papa Francesco ha istituito l’ennesima commissione per lo studio del diaconato femminile. L’8 aprile, Papa Francesco ha annunciato che, dopo essersi consultato con il nuovo capo della Cdf, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, ha istituito una nuova commissione per lo studio del diaconato femminile. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla missione della commissione. Sono stati comunque elencati i nomi dei dodici nuovi membri di questa commissione. 

Con questa decisione, il Papa dà seguito al Sinodo dell’Amazzonia dell’ottobre 2019 a Roma che aveva chiesto, nel suo Documento finale (n. 115), che la questione del diaconato femminile fosse ulteriormente studiata dalla Chiesa. 

L’intervista è stata ripresa da Maike Hickson ed è stata pubblicata su Lifesitenews.

Eccola nella mia traduzione. 

 

Card. Gerhard L. Muller

Card. Gerhard L. Muller (CNS photo/Paul Haring)

 

Intervista di Lothar C. Rilinger al cardinale Gerhard Ludwig Müller

 

È ovvio che la Chiesa nel mondo occidentale è da tempo in crisi. Anche per questo motivo la richiesta di riforme è sempre più forte. Mentre alcuni vogliono approcciarsi alle riforme con i mezzi della politica e quindi celebrarsi come progressisti, altri vogliono guidare la Chiesa verso un futuro migliore sulla base della Scrittura e della Tradizione. Il cardinale Müller basa le sue argomentazioni sui principi, e questo dà alle sue argomentazioni un rigore che non si vede né nel cammino sinodale né nel Sinodo dell’Amazzonia.

È possibile che le argomentazioni del mainstream (cioè di quello che chiede la massa, ndr) siano utili per affrontare le riforme, chiediamo al Cardinale.

“Il mainstream è un costrutto che corrisponde semplicemente alla conformità”, risponde.

“Come per i dittatori, il pensiero è controllato. Chi la pensava diversamente è finito in Siberia o a Dachau. In questo senso, il mainstreaming è l’espressione di una voluta dittatura sulle opinioni. Questo contraddice tutti i principi della nostra democrazia liberale. Sicuramente democrazia significa che ogni persona ha il permesso di esprimere la sua opinione ben fondata e di metterla in discussione, che può anche imparare qualcosa da opinioni opposte”.

Fa parte del mainstream anche richiedere l’ammissione della cosiddetta Intercomunione. Ma il cardinale tedesco si oppone a questa idea. “Ci sono condizioni oggettive per ricevere la Santa Comunione”, lo chiarisce inequivocabilmente il cardinale Müller.

“Si deve appartenere alla Chiesa cattolica attraverso il Battesimo e la professione di fede e non bisogna aver offeso i Comandamenti di Dio per il modo in cui si vive. È essenziale per la comunione con Cristo e con la Chiesa che io affermi la dottrina della Chiesa cattolica. Questo non è normalmente il caso dei cristiani protestanti. Essi sono evangelici e riformatori e quindi si differenziano dalla Fede cattolica nel loro credo. Calvino e Lutero insegnarono che la celebrazione cattolica della Messa è un sacrificio idolatrico, ma questo non è più  detto così brutalmente oggi. I riformatori hanno dichiarato che il Papa è l’Anticristo – non hanno detto che il Papa di allora era personalmente un cattivo Papa, hanno piuttosto affermato che il Papa in quanto tale, cioè il papato in quanto tale, era l’Anticristo”. 

“La ragione addotta per questa visione è stata l’argomentazione che il Papa con la sua infallibile autorità didattica avrebbe preteso – e continua a pretendere – con la sua interpretazione definitiva, di essere nei suoi dogmi al di sopra della Parola di Dio. Questo vale anche per il magistero cattolico, i vescovi e i concili. Inoltre, i riformatori hanno negato che la Confermazione, l’Unzione degli infermi, la Penitenza e il Santo Matrimonio fossero sacramenti, cioè mezzi di grazia istituiti da Cristo ed efficaci nello Spirito Santo. Se i sacramenti sono mezzi di grazia istituiti da Cristo, non posso sostenere che possano essere compresi anche in modo un po’ diverso. A questo proposito, posso ricevere la Santa Comunione solo se io stesso sono nello stato di grazia e se sono anche in accordo con questa comunità, la Chiesa cattolica – con la piena professione di fede e con il mio stile di vita”.

La chiesa è accusata dai critici che credono nel progresso di essere incastrata nelle strutture clericali invece di aprirsi al modernismo e di adottare strutture democratiche. Il cardinale Müller afferma su questo punto:

La Chiesa non è un evento politico, e quindi i modelli statali non si adattano, non possono essere trasferiti alla Chiesa”, chiarisce Müller, “Se la Chiesa fosse una sorta di impresa statale, dove si tratta di un governo mondano, si potrebbe pretendere la democrazia, a partire dalla sovranità popolare. Ma la Chiesa è il popolo di Dio, e il sovrano nella Chiesa è Dio stesso. La gerarchia, cioè i vescovi e il Papa, esiste affinché l’insegnamento e il ministero pastorale della Chiesa possano essere esercitati in nome di Dio. Nell’ordinazione episcopale e sacerdotale è Dio che ci permette di proclamare la sua Parola con autorità e di esercitare la cura pastorale come pastori, cioè di condurre gli uomini a Dio. Né i vescovi né i laici possono dire di volersi dare una nuova costituzione ecclesiastica. La Chiesa non è di nostra proprietà.

La richiesta di strutture democratiche è accompagnata dalla chiamata ad accettare le donne come partner alla pari nella cura pastorale e ad ammetterle ai ministeri ordinati. Ma il prelato si oppone anche a questo progetto di riforma.

“La direzione della Chiesa”, secondo l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, “è formata dai vescovi. Le donne non possono diventare sacerdoti perché questo è escluso dalla natura del sacramento dell’Ordine. Non è semplicemente un ministero a cui si può aspirare. Né un uomo può semplicemente dire di avere il diritto di diventare sacerdote. Si è chiamati al sacerdozio, e Gesù ha chiamato a Lui coloro che Egli ha voluto. Ha nominato i dodici discepoli come suoi apostoli. In tutta la storia della Chiesa, questo è sempre stato inteso come normativo e come verità contenuta nell’Apocalisse, non come un’abitudine soggetta a cambiamenti”.

“Il problema è che molti che vogliono essere sacerdotesse comprendono la Chiesa e il ministero in senso politico o nel contesto del prestigio sociale. Il sacerdozio non è, però, come molte vocazioni laiche erano una volta, una sorta di “dominio maschile” da frantumare sotto il segno dell’emancipazione femminile. Uomini e donne che la pensano così sono molto arrabbiati con chi dice che per motivi teologici questa richiesta non può essere soddisfatta. Lo accusano di motivazioni di per sé assurde, e pensano che il vescovo sia uno che ha il potere di decidere sulla fede e sulla morale secondo la propria discrezione. E, come donna, si vorrebbe anche avere tanto potere e prestigio da dimostrare che si è uguali agli uomini nella dignità umana e come figli di Dio, il che sarebbe un’eresia malvagia da negare”.  

 




Card. Müller: Quando i pastori insegnano qualcosa di contrario alla dottrina apostolica perdono il diritto all'”obbedienza religiosa dei fedeli”

In una nuova intervista concessa a Maike Hickson di LifeSiteNews, il cardinale Gerhard Müller presenta una critica più dettagliata alla prima assemblea sinodale che ha avuto luogo a Francoforte all’inizio di febbraio.
I vescovi tedeschi, insieme al Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, stanno organizzando il cosiddetto “percorso sinodale” che mira a mettere in discussione la disciplina e gli insegnamenti della Chiesa su questioni importanti come l’ordinazione femminile, il celibato sacerdotale, la contraccezione e l’omosessualità. Per il cardinale Müller, è chiaro che questa “impresa sinodale” non sarà il ” Grande Balzo in Avanti “.

Ecco l’intervista nella mia traduzione. 

Annarosa Rossetto

 

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

LifeSite: Due giorni fa lei ha fatto osservazioni critiche sulla prima assemblea plenaria del Percorso Sinodale e ne ha definito “suicida” il processo e poi lo ha paragonato all’abrogazione della Costituzione di Weimar da parte del “Decreto dei pieni poteri”. Lei ha fatto qui riferimento al fatto che l’assemblea sinodale ha stabilito di accettare decisioni anche se fossero contrarie alla dottrina cattolica. Potrebbe spiegarci il suo pensiero in modo più dettagliato? E anche: è proponibile un simile paragone?

Cardinale Müller: Si richiede di dare sempre più potere politico ai funzionari laici in contrasto con l’autorità sacramentale – data ai vescovi da Cristo – o un maggiore potere alle conferenze episcopali locali (cioè al loro apparato) contro il potere centrale di “Roma”, come se la Chiesa si fosse persa nell’arena dei media e delle battaglie politiche. Laddove è in gioco il potere terreno, la separazione dei poteri è assolutamente necessaria. Le persone non hanno diritto al potere assoluto su altre persone. Ma qui si tratta del servizio della salvezza dei propri compagni di fede nel nome di Dio. Nella Chiesa, non tutto riguarda il potere, ma l’edificazione del Corpo di Cristo. Vogliamo servire o governare? Questa è la questione in gioco. Nella Chiesa si tratta di “conoscenza dell’Unico e Solo Dio e salvezza di tutte le persone attraverso Cristo Gesù come unico mediatore tra Dio e gli uomini” (cfr 1 Tim 2, 5). La Chiesa è sacramento di salvezza per il mondo e dello stesso Cristo “qui sulla terra come struttura visibile e dotata di organi gerarchici” (Lumen Gentium 8). Il sacerdozio comune di tutti i fedeli in virtù del Battesimo e della Confermazione e il sacerdozio gerarchico in virtù dell’Ordinazione (come vescovo, sacerdote e diacono) non possono essere posti l’uno contro l’altro in un atteggiamento di lotta di classe con l’obiettivo di una società senza classi che era invece la regola dei funzionari nel nome di un “popolo” anonimo. I Cristiani (come laici, religiosi e sacerdoti) sono organicamente (non meccanicamente) collegati tra loro nell’intera vita del Corpo di Cristo, nella misura in cui partecipano al sacerdozio di Cristo in un modo specifico ( Lumen Gentium 10). L’intero approccio del “Percorso sinodale” è ecclesiologicamente sbagliato. Una diagnosi errata rovina la migliore terapia. Invece di mostrare preoccupazione emotiva, la maggioranza che è al comando e al potere dovrebbe meglio conoscere la comprensione della Chiesa secondo il Vaticano II piuttosto che riferirsi semplicemente al suo “spirito”, altrimenti l’intera faccenda diventa una seduta di spiriti [“Geistersitzung“]. Mettersi in posizione diametralmente opposti alla dottrina rivelata della Fede e poi citare lo Spirito Santo è come piantare in profondità un cuneo in un ceppo. Siamo qui per “ascoltare ciò che lo Spirito dice alle chiese” (Ap 2, 11); ma questa è la “Parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo” (Ap 1, 2) e non la visione di una “chiesa” conformatasi alla società. Nella “Chiesa del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Lumen Gentium 4) non si possono mettere le basi cristologiche e storiche della Chiesa contro l’azione di Cristo praesens [presente] nello Spirito Santo.

 

LifeSite: Ha anche sottolineato che il Percorso Sinodale non è autorizzato “né da Dio né dagli uomini”. Potrebbe spiegarcelo in modo più dettagliato?

Cardinale Müller: Come ho detto prima: la “costituzione divina” della Chiesa viene da Cristo (LG 8) e non dai Suoi discepoli. Nella coscienza essa ha una forza vincolante superiore rispetto alla costituzione di uno stato o di una associazione secondo la legge umana. Cristo stesso costruisce la Sua Chiesa su Pietro e non sono Pietro e gli altri discepoli che costruiscono la loro chiesa su un’immagine di Cristo fatta da loro stessi. Gli Apostoli, e i vescovi come loro successori, non hanno conquistato il potere politico nella Chiesa per trasformarla quindi in un’opera umana, per prendere  così il potere dai laici e schiacciarli. Piuttosto, sono stati storicamente istituiti da Cristo un tempo attraverso la vocazione diretta e ora sacramentalmente attraverso la consacrazione, legittimati come servitori di Cristo a insegnare al Popolo di Dio con la sua Parola, a santificarli con i Suoi sacramenti e a guidare il Suo gregge come pastori (Lumen Gentium 18-29). Non appena insegnano e decidono qualcosa di contrario alla dottrina apostolica e alla costituzione sacramentale della Chiesa, perdono il diritto all'”obbedienza religiosa dei fedeli” (Lumen Gentium 25; Dei Verbum 10). Già molti vescovi nel corso della storia della Chiesa sono diventati eretici o hanno portato i fedeli loro affidati allo scisma, come ad esempio i Donatisti, che, essendo diventati la maggioranza, si sono opposti ai Cattolici nel Nord Africa.

 

LifeSite: una delle sue critiche all’Assemblea sinodale è che dà molto potere ai laici e che questo minerebbe l’autorità episcopale. A cosa si riferisce qui specificamente in relazione alla prima assemblea e quali sono le basi dottrinali cui fa riferimento? 

Cardinale Müller: Al papa e ai vescovi in ​​comunione con lui è stato anche affidato il Magistero di “interpretare autenticamente la Parola di Dio, scritta o tramandata (Dei Verbum 10) in relazione agli altri membri della Chiesa, ma in nessun modo in opposizione a loro, dal momento che tutti sono congiuntamente responsabili della trasmissione non alterata della Fede” (LG 12). Non critico che i laici rivendichino troppo potere o che venga loro dato, ma piuttosto che la natura e la missione della Chiesa – Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo – sono distorte con le categorie del potere e del prestigio mediante una auto-secolarizzazione. “La Chiesa di Cristo non è una ONG” – Papa Francesco continua a ripetere queste parole.

 

LifeSiteLei pensa che Roma dovrebbe fermare questo percorso sinodale, e se sì, perché?

Cardinale Müller: La Chiesa di Roma, guidata dal Papa, ha l’autorità e la responsabilità, comunicate da Cristo, per l’unità della Chiesa nella verità della dottrina apostolica. All’inizio della divisione della cristianità nel XVI secolo, che fino ad oggi ha profondamente scosso la credibilità della nostra fede cristiana davanti al mondo, i vescovi tedeschi e la Curia di Roma fallirono terribilmente, come confessò lo stesso Papa Adriano VI (Norimberga Reichstag 1522/23). Spero che non si ripeta questo errore storico. La conoscenza storica può aiutare a evitare in una fase precoce i pericoli futuri alla luce dell’esperienza storica e non solo a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Il potente cardinale tedesco Alberto di Hohenzollern all’epoca finanziava il suo cumulo illegale e immorale di uffici con la vendita di indulgenze concessa da Roma. Quindi il denaro tedesco, l’analfabetismo teologico dell’episcopato tedesco, il primato del denaro e le politiche a Roma sono in parte responsabili dello scisma d’Occidente e delle sue tragiche conseguenze fino ai nostri giorni. Il denaro governa il mondo, ma è anche il mezzo migliore del diavolo per confondere la Chiesa. Per contrastare la secolarizzazione come comprensione totale e totalitaria di sé e del mondo senza Dio, esiste un solo antidoto efficace, l’annuncio credibile del “Vangelo di Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio” (Mc 1: 1) e una vita nell’imitazione di Cristo.  La prima parola di San Paolo dopo la sua conversione all’inizio del suo “annuncio di Gesù” fu, a proposito, storicamente non il riferimento a curiosità interessanti quali una donna come la prima donna cristiana in Europa o gli schiavi battezzati a Roma, ma la professione: “Questo è il Figlio di Dio” (Atti 9:20).

 

LifeSite: Lei è stato duramente rimproverato in Germania per aver paragonato il Percorso Sinodale alla presa di potere di Hitler. L’indignazione sembra essere maggiore riguardo a questo paragone piuttosto che per il fatto che i vescovi tedeschi stiano sconvolgendo l’intera gerarchia della Chiesa, così come gli insegnamenti sacramentali e morali della Chiesa, con gravi conseguenze per molte anime. Come commenta questo fenomeno?

Cardinale Müller: È tipicamente tedesco il non voler imparare nulla dalla storia. I nostri “progressisti” nella Chiesa e nella società si riconoscono attraverso i loro doppi standard e la loro brillante incapacità di rispondere con argomentazioni alle obiezioni. Vogliono intimidire coloro che non appartengono al loro campo ideologico con i loro incessanti attacchi personali chiamandoli arci-conservatori, fondamentalisti e di destra, ma in realtà è solo una contrapposizione del loro potere contro la ragione. In ogni caso, questa impresa “sinodale” non sarà il “Grande Balzo in Avanti”. Forse questo non-paragone comparativo con una metafora cinese risveglierà il loro senso dell’umorismo più profondo.

 

LifeSite: Lei ha fatto un paragone forte. È successo perché ha riconosciuto la gravità della situazione e perché è in gioco il benessere di molte anime? 

Cardinale Müller: È vero che le dichiarazioni più incisive vengono abilmente soffocate nella spirale del silenzio. Basta toccare il sentimento dell’indignazione e subito parte il rituale. Dopo tutto, conosco personalmente la maggior parte dei protagoniste e conosco come funziona questa rete. Con tutta la follia dei lavori su commissione, dei “cartelli delle citazioni” (ovvero la citazione reciproca solo tra autori di comodo, ndt), del gusto del sensazionalismo, del denaro per articoli ben pagati, degli intrighi politici personali e degli attacchi contro chi è estraneo al cartello, si rendono ridicoli i bei discorsi di fratellanza e misericordia, di sinodalità e dialogo davanti agli osservatori esterni, scoraggiando così i Cristiani che credono sinceramente.

 

LifeSite: il cardinale Woelki è stato duramente attaccato quando ha preso le distanze dalla prima assemblea sinodale. Lei è stato informato di non essere più un partner accettabile per una discussione. Sembra che chi vuole preservare la Fede sia emarginato, proprio come era in minoranza nell’assemblea sinodale. Tutto questo le ricorda altri momenti nella storia della Chiesa?

Cardinale Müller: Il cardinale Woelki è un vescovo ordinato da Cristo nello Spirito Santo e, come cardinale della Chiesa romana, è uno strettissimo collaboratore del Papa nella responsabilità della Chiesa universale. La violenza verbale con cui sono stati attaccati lui e altri non è che espressione di incapacità intellettuale e confusione morale “di persone con lo spirito del mondo che non comprendono ciò che viene dallo Spirito di Dio” (1 Cor 2, 13).

Alla luce delle rivendicazioni di potere – meritevoli di scomunica – di certi campioni, che difficilmente potrebbero superare un esame di dogmatica, posso solo pensare a Dietrich Bonhoeffer che, nel 1943,  riassunse come affrontare la stupidità: “Non tenteremo mai più di persuadere con argomentazioni lo stupido: è una cosa senza senso e pericolosa. ”(DBW 8, 26).

 




Card. Müller: “Ciò che essi al massimo tollerano è una chiesa senza Dio, senza la croce di Cristo e senza la speranza della vita eterna”.

Il cardinale Gerhard Müller, Prefetto emerito della Congregazione della Dottrina della Fede, entra con tutta la sua autorità nella controversia relativa al contributo dato da Papa Benedetto emerito a un libro scritto con il card. Sarah in difesa del celibato sacerdotale, sostenendo che Benedetto XVI non è un antagonista di Papa Francesco. Ha anche difeso l’azione di Benedetto nel contribuire al libro, affermando che la parola dell’ex papa continua a “avere un grande peso nella Chiesa, per la sua competenza teologica e spirituale e per la sua esperienza episcopale e papale di governo”.

Il contributo del card. Gerhard L. Müller è stato pubblicato su Lifesitenews. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

 

Avversari, o Fratelli in Spirito? Il rapporto tra Papa Francesco e Benedetto XVI

 

 

di Gerhard Cardinal Müller

 

La deliberata confusione mediatica riguardo alla partecipazione come co-autore di Benedetto XVI al libro del cardinale Sarah “Dal profondo dei nostri cuori” (gennaio 2020) indica semplicemente la paranoia dilagante nella sfera pubblica da quando si suppone la coesistenza di due papi. Perché nella Chiesa cattolica può esserci un solo papa. Perché è vero: “Il Romano Pontefice, come successore di Pietro, è il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità sia dei vescovi che dei fedeli”. (Vaticano II, Lumen Gentium 23).

Nel contributo di Benedetto sul sacerdozio cattolico, questa grave distorsione della percezione di due principi contrari dell’unità ha trovato ancora una volta conferma e nutrimento. D’altra parte, è apertamente evidente che papa Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI non sono gli autori di questa polarizzazione patologica, ma le vittime di una proiezione ideologica.

Questo minaccia l’unità della Chiesa tanto quanto mina il primato della Chiesa romana. Tutti questi eventi mostrano solo che il trauma mentale, che la rinuncia all’incarico da parte di papa Benedetto XVI all’inizio del 2013 ha causato nel “discernimento in materia di fede del popolo di Dio” (Lumen gentium 12; 35), non è ancora guarito. Ma i fedeli hanno diritto a una valutazione teologicamente chiara della convivenza tra un papa regnante e il suo predecessore emerito. Questo singolare evento, che il Papa, come capo del collegio dei vescovi e della Chiesa visibile, il cui capo invisibile è Cristo, lascia la cattedra di Pietro, che gli è affidata per tutta la vita, prima della sua morte, non potrà mai essere colto da categorie mondane (diritto alla pensione in base all’età, desiderio del popolo di sostituire i suoi capi). Anche se il diritto canonico prevede questa possibilità astratta (can. 332 §2 CIC), mancano ancora disposizioni dettagliate ed esperienze concrete su come si possa descrivere il suo status e, soprattutto, come si possa plasmare nella pratica per il bene della Chiesa.

In politica ci sono gli avversari nella lotta per il potere. Quando il concorrente viene eliminato, la carovana va avanti. Ma tra i seguaci di Cristo, questo non dovrebbe essere il caso. Perché nella Chiesa di Dio tutti sono fratelli. Solo Dio è nostro padre. E suo Figlio Gesù Cristo, il Verbo fatto carne (Giovanni 1:14-18), è l’unico maestro di tutti i suoi discepoli (Matteo 23:10). I vescovi e i sacerdoti, attraverso la loro ordinazione sacramentale, sono i servitori della Chiesa, nominati nello Spirito Santo (Atti 20:28), che guidano la Chiesa di Dio nel nome e nell’autorità di Cristo. Egli parla attraverso le loro bocche come maestro divino nei sermoni (1 Tessalonicesi 2:13). Attraverso di loro santifica i fedeli nei sacramenti. E Cristo, il “pastore e custode delle vostre anime” (1 Pietro 2:25) si preoccupa della salvezza del popolo nominando sacerdoti (vescovi e presbiteri) nella sua Chiesa come loro pastori (1 Pt 5:2-3; Atti 20:28). Il Vescovo romano esercita il ministero di San Pietro, che è stato chiamato da Gesù, il Signore della Chiesa, al ministero pastorale universale (Giovanni 21:15-17). Ma i vescovi sono anche fratelli tra loro. Ciò non pregiudica il fatto che essi sono uniti come membri del collegio dei vescovi – con e sotto l’autorità del Papa (Vaticano II, Lumen Gentium 23).

Un ex papa ancora in vita è fraternamente legato a tutti i vescovi ed è sotto l’autorità magisteriale e giurisdizionale del papa al governo. Ma ciò non impedisce in alcun modo che la sua parola continui ad avere un grande peso nella Chiesa, per la sua competenza teologica e spirituale e per la sua esperienza episcopale e pontificia di governo.

Il rapporto di ogni vescovo emerito con il suo successore deve essere segnato dallo spirito di fraternità. I pensieri mondani di prestigio e i giochi di potere politico sono veleno nel corpo della Chiesa, che è il corpo di Cristo. Ciò vale a maggior ragione per l’ancor più delicato rapporto del papa regnante con il suo predecessore, che ha rinunciato all’esercizio del ministero petrino e quindi a tutte le prerogative del primato papale, e quindi non è sicuramente più il papa.

Sorprendente è qui la chiusura delle fila da parte dei precedenti nemici della Chiesa provenienti dalla sfera del vecchio neo-ateismo liberale e marxista con il laicismo all’interno della Chiesa, che vuole trasformare la Chiesa di Dio in un’organizzazione umanitaria che agisce in modo planetario.

Il vecchio nemico della chiesa Eugenio Scalfari si vanta della sua nuova amicizia con Papa Francesco. Unito nell’idea comune di una Unica Religione  Mondiale (senza Trinità e Incarnazione) fatta dall’uomo, gli offre la sua collaborazione. L’idea di un fronte popolare di credenti e non credenti viene lanciata contro i nemici e gli avversari da lui identificati tra i cardinali e i vescovi, oltre che contro i cattolici “conservatori di destra”. In esso, egli trova persone che condividono la sua visione che provengono dal gruppo della “Guardia Bergogliana”, che si presenta in questo modo. Questa rete di populisti di sinistra, spinti da una pura volontà di potere, perverte ideologicamente la potestas plenas del Papa in una potestas illimitata et absoluta. Questo è il puro volontarismo: Secondo la loro concezione, tutto è buono e vero perché il Papa lo vuole. Il Papa, al contrario, non fa e dice qualcosa, perché è buono e vero. Essi contraddicono il Vaticano II, che vede il magistero al servizio della rivelazione, “insegnando solo ciò che è stato tramandato, ascoltando devotamente la Parola di Dio, custodendola scrupolosamente e spiegandola fedelmente in accordo con un incarico divino e con l’aiuto dello Spirito Santo […]”. (Dei Verbum 10). In questo modo, essi si espongono come oppositori demoniaci del papato, come è stato definito dogmaticamente dagli insegnamenti del Vaticano I e del Vaticano II. Se già tra Gesù e i discepoli non c’è il principio del servilismo ma la misura dell’amicizia (Giovanni 15,15), come dovrebbe essere segnato il rapporto del Papa con i suoi fratelli nell’episcopato dall’opportunismo sottomesso e dall’obbedienza cieca e irrazionale al di là dell’unità di fede e di ragione tipica della teologia cattolica? Secondo le idee liberali marxiste, un papa “di stagione” si legittima perseguendo spietatamente l’agenda di estrema sinistra e promuovendo un’unità di pensiero senza trascendenza, senza Dio e la mediazione storica della salvezza attraverso Cristo, unico mediatore tra Dio e l’uomo (1 Timoteo 2,5).

Nel mondo (civitas terrena), i governanti, gli opinionisti e gli ideologi abusano del loro potere ignorando la legge morale naturale e i comandamenti divini. Spesso usurpano il posto di Dio e si trasformano in diavoli in forma umana. Ma dove Dio è riconosciuto come l’unico Signore, lì regnano la grazia e la vita, la libertà e l’amore. Nel regno di Dio, la parola di Gesù è considerata un precetto: “Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».”. (Marco 10:43-45)

L’ordinazione sacramentale (di vescovo, presbitero, diacono) rimane valida ed efficace, e con essa la responsabilità dell’insegnamento e della missione pastorale della Chiesa. I vecchi oppositori di Joseph Ratzinger (come cardinale prefetto e papa) non hanno alcun diritto di imporgli la damnatio memoriae, soprattutto perché la maggior parte di loro si differenzia dalle sue qualità di dottore della Chiesa solo per il loro scioccante dilettantismo nelle questioni teologiche e filosofiche. Il suo contributo nel libro del cardinale Sarah non può che essere screditato come punto di vista opposto a quello di papa Francesco da chi confonde la Chiesa di Dio con un’organizzazione ideologico-politica. Non vogliono capire che i misteri della fede si possono cogliere solo con lo “spirito di Dio” e non con lo “spirito del mondo”. “L’uomo non spirituale non comprende i doni dello Spirito di Dio”. (1 Corinzi 2:14)

Quando anche gli apostoli inizialmente non vollero capire che ci sono persone che rinunciano volontariamente all’unione coniugale per il servizio del regno di Dio, Gesù stesso disse loro: “Chi è in grado di riceverlo, lo riceva”. (Matteo 19:12). E lo spiega in questo modo: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».. (Luca 18, 29-30; cfr. Matteo 19, 29)

L’affermazione che Benedetto è l’avversario segreto del papa in carica e che la sua richiesta del sacerdozio sacramentale e del celibato deriva da una politica ostruzionistica diretta contro l’attesa esortazione post-sinodale [del Sinodo] amazzonico non può che fiorire in un focolaio di ignoranza teologica. Nessuno nega questa ossessione in modo così brillante come lo stesso papa Francesco.

Nella prefazione alla raccolta di testi sul sacramento dell’ordine in occasione del 65° anniversario sacerdotale di Joseph Ratzinger nel 2016, papa Francesco scrive: “Ogni volta che leggo le opere di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, mi rendo conto che ha fatto e fa teologia “in ginocchio”: in ginocchio, perché si vede che non è solo un eccezionale teologo e maestro di fede, ma un uomo che crede davvero, che prega davvero. Si vede che è un uomo che incarna la santità, un uomo di pace, un uomo di Dio”.

E dopo che papa Francesco ha respinto la caricatura del sacerdote cattolico come funzionario di routine di una chiesa-Ong, con le parole sottolinea ancora una volta l’eccezionale posizione di Joseph Ratzinger come teologo sulla cattedra di Pietro: “Come affermato in modo così deciso dal cardinale Gerhard Ludwig Müller, l’opera teologica di Joseph Ratzinger, e poi di Benedetto XVI, lo colloca tra i grandi teologi sulla cattedra di San Pietro, come Leone Magno, santo Papa e dottore della Chiesa […] Da questo punto di vista, Vorrei aggiungere alla giusta considerazione del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede che forse oggi, come Papa emerito, ci dà in modo particolarmente chiaro una delle sue più grandi lezioni di ‘teologia in ginocchio’”.

Il contributo di Benedetto al libro di Sarah offre, in un’approfondita ermeneutica cristologico-pneumatologica dell’unità interiore dell’Antico e del Nuovo Testamento, fondata sulla comunicazione storica di sé di Dio, un aiuto per superare la crisi teologica e spirituale del sacerdozio, che è della massima importanza nel rinnovamento della Chiesa (cfr. Vaticano II, Presbyterorum Ordinis 1). Il sacerdote non è il funzionario di una società che fornisce servizi religiosi e sociali. Né è l’esponente di una comunità autonoma che rivendica diritti nei confronti di Dio invece di ricevere “ogni buona dote e ogni dono perfetto dall’alto, che scende dal Padre della luce”. (Giacomo 1,17) Attraverso gli ordini sacri, egli è piuttosto conforme a Gesù Cristo, il sommo sacerdote e mediatore della Nuova Alleanza, il maestro divino e buon pastore, che dà la sua vita per le pecore del gregge di Dio (Lumen Gentium 29; Presbyterorum Ordinis 2).

Da questa conformitas cum Christo nasce anche l’adeguatezza interiore della forma di vita celibe di Cristo per il sacerdozio sacramentale. Gesù stesso ha parlato dei discepoli che, escatologicamente come testimonianza per il regno che viene e al servizio della salvezza dell’uomo, vivono sessualmente in astinenza e rinunciano alla vita matrimoniale e familiare di loro spontanea volontà (Matteo 19:12; 1 Corinzi 7:32). Il celibato non è assolutamente richiesto dalla natura del sacerdozio. Ma sorge nella più intima appropriatezza dalla natura di questo sacramento come rappresentazione di Cristo come sposo della sua sposa, della chiesa e del capo del suo corpo, la Chiesa, nella potenza della sua missione e della sua forma di vita del dono totale di sé a Dio (cfr. Presbyterorum Ordinis 16). Per questo motivo le dispense dalla legge del celibato, che sono diversamente sviluppate nelle Chiese d’Oriente e d’Occidente, devono essere giustificate come eccezioni, e non il celibato sacerdotale come la regola. Fondamentalmente, la Chiesa deve lavorare per un sacerdozio celibe. Dalle radici bibliche, la pratica si era sviluppata, attraverso la legge che richiedeva ai chierici sposati di essere continenti, al fine di ordinare solo candidati a vescovo, prete e diacono che promettessero una vita celibe fin dall’inizio. Nella Chiesa d’Oriente – discostandosi dalla tradizione della Chiesa primitiva, e non certo nella sua continuazione – il Concilio Quinisesto (691/692), che si svolse tipicamente nel palazzo imperiale e non in una chiesa, permise a preti e diaconi di continuare la vita coniugale. Nella Chiesa latina, però, in seguito furono consacrati solo uomini non sposati, che in precedenza avevano promesso di vivere una vita celibe. Nelle Chiese d’Oriente, ai chierici sposati, ma non ai vescovi, è stato permesso di continuare il matrimonio – data l’astinenza sessuale qualche tempo prima della celebrazione della Divina Liturgia e il divieto di un secondo matrimonio dopo la morte del coniuge. Questa disposizione si applica anche al clero cattolico che ha ricevuto una dispensa dall’obbligo del celibato (Lumen gentium 29).  Per il maggior bene dell’unità, la Chiesa cattolica accetta questa pratica nelle Chiese Orientali Uniate, e sin Papa Pio XII, e per quanto riguarda gli anglicani da Papa Benedetto XVI, concede una dispensa dall’obbligo del celibato al clero di altre confessioni che sono sposati ed entrano in piena comunione con lei, se si considera l’ordinazione sacerdotale.

Una semplice abolizione del celibato sacerdotale, come nelle comunità protestanti e anglicane del XVI secolo, sarebbe quindi una violazione della natura del sacerdozio e in spregio all’intera tradizione cattolica. Chi vorrebbe rispondere davanti a Dio e alla sua santa Chiesa delle conseguenze disastrose per la spiritualità e la teologia del sacerdozio cattolico? Anche milioni di sacerdoti, fin dalla fondazione della Chiesa, si sentirebbero profondamente feriti se ora si spiegasse loro che il loro sacrificio esistenziale per il Regno di Dio e per la Chiesa si è basato solo su una disciplina giuridica esteriore che non ha nulla a che fare con il sacerdozio e con la forma di vita del celibato per il regno dei cieli. La mancanza di sacerdoti (in numero e qualità) nei paesi dell’Occidente, un tempo cristiani, non è dovuta alla mancanza di vocazioni da parte di Dio, ma alla mancanza della nostra vita dal Vangelo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio e Salvatore del mondo intero.

Non c’è solo una discussione sul celibato, ma anche un’aspra lotta contro di esso e quindi anche contro il sacerdozio sacramentale. Nel XVI secolo i riformatori protestanti intendevano l’ufficio ecclesiastico solo come funzione religiosa nella comunità cristiana, privandola così del suo carattere sacramentale. Se l’ordinazione sacerdotale non è più una conformazione interiore a Cristo, maestro divino, buon pastore e sommo sacerdote della Nuova Alleanza, allora anche la comprensione del legame interiore con il celibato per il regno di Dio, fondato nel Vangelo, non è più applicabile (Matteo 19:12; 1 Corinzi 7:32).

Sulla scia delle polemiche della riforma e a causa della loro visione immanentistica dell’uomo, i filosofi illuministi francesi vedevano nel celibato sacerdotale e nei voti religiosi solo una soppressione dell’istinto sessuale, che portava a nevrosi e perversioni – simile alla successiva interpretazione della sessualità come soddisfazione meccanica degli istinti, che in caso di “soppressione” provoca nevrosi e perversioni, secondo la psicologia del profondo.

Nell’odierna dittatura del relativismo, l’enfasi su un’autorità sacramentale da parte della superiore autorità divina è percepita come una pretesa clericale di potere, e il modo di vivere celibe come un’accusa pubblica contro la riduzione della sessualità a un’acquisizione egoistica del piacere. Il celibato sacerdotale appare come l’ultimo baluardo del riferimento trascendentale radicale dell’uomo e la speranza di un mondo oltre e di un mondo a venire, ma che secondo i principi atei questa è una pericolosa illusione. La Chiesa cattolica come alternativa ideologica all’immanentismo radicale è quindi ferocemente combattuta da un’élite internazionale di potere e di denaro, che si batte per un dominio assoluto sullo spirito e sul corpo delle masse ottuse. In un gesto terapeutico si mima il filantropo che fa un favore solo ai sacerdoti e ai religiosi poveri liberandoli dalle catene della loro sessualità soppressa. Ma nella loro compiaciuta intolleranza, questi benefattori dell’umanità non si accorgono affatto di come violano la dignità umana di tutti quei cristiani che prendono sul serio o adempiono fedelmente alla promessa del celibato con l’aiuto della grazia l’indissolubilità del matrimonio nella loro coscienza davanti a Dio. Perché proprio lì, dove i fedeli cristiani prendono la loro decisione di vita nel più profondo della loro coscienza davanti a Dio, i negatori della vocazione soprannaturale dell’uomo vogliono persuaderli che devono inserirsi nell’orizzonte limitato di un’esistenza condannata a morte, come se il Dio vivente non esistesse (Vaticano II, Gaudium et Spes 21). “Fin dalla creazione del mondo la sua natura invisibile, cioè la sua potenza eterna e la sua divinità, è stata chiaramente percepita nelle cose che sono state fatte. Quindi non hanno scuse, perché, pur conoscendo Dio, non l’hanno onorato come Dio e non gli hanno reso grazie. […] Dicendo di essere saggi, si sono fatti stolti, e hanno scambiato la gloria del Dio immortale con immagini che assomigliano all’uomo mortale o agli uccelli o agli animali o ai rettili”. (Romani 1:20-23)

L’accusa infamante è che i sinistri reazionari della Chiesa con la loro difesa del sacerdozio sacramentale e – ai loro occhi – la morale sessuale ultraterrena e il celibato misantropo ritardano o addirittura impediscono la necessaria modernizzazione della Chiesa cattolica e il suo adattamento al mondo moderno. Ciò che essi al massimo tollerano è una chiesa senza Dio, senza la croce di Cristo e senza la speranza della vita eterna. Questa “chiesa dell’indifferentismo dogmatico e del relativismo morale”, che potrebbe includere anche atei e non credenti, può parlare in modo stagionale del clima, della sovrappopolazione, dei migranti. Ma deve rimanere in silenzio sull’aborto e sull’automutilazione decorata come riassegnazione di genere, sull’eutanasia e sulla riprovevolezza dei rapporti sessuali al di fuori del matrimonio tra uomo e donna. In ogni caso, dovrebbe accettare la rivoluzione sessuale come una liberazione dall’ostilità verso il corpo della morale sessuale cattolica. Sarebbe quindi un segno di pentimento per la tradizionale ostilità verso il corpo dell’eredità manichea di sant’Agostino.

Nonostante tutte queste lusinghe, i fedeli cattolici sono del fondato parere che al posto dell’ateo Scalfari, che non crede in Dio e non può comprendere il “mistero della santa Chiesa” (Lumen Gentium 5), Benedetto (Joseph Ratzinger) sarebbe il consigliere infinitamente più competente del vicario di Cristo, il successore di Pietro e pastore della Chiesa universale. Ciò si riferisce sia alle sue qualità teologiche e alle sue intuizioni spirituali sul mistero dell’amore di Dio, sia all’esperienza della responsabilità di un Papa per la Chiesa universale, solo davanti a Dio, che Benedetto è l’unica persona al mondo a condividere con Papa Francesco.

Ciò che Papa Francesco scrive nella prefazione al libro del suo predecessore sul sacerdozio dovrebbe essere letto da tutti gli “uomini saggi e potenti di questo mondo” (cfr. 1 Corinzi 2,6) prima che essi diffondano nel mondo le loro fantasie paranoiche di antagonisti papali, cardinali avversari e scismi imminenti: “Joseph Ratzinger/Benedetto XVI incarna quel rapporto costante con il Signore Gesù, senza il quale nulla è più vero, tutto diventa routine, i sacerdoti sono quasi ridotti a destinatari di uno stipendio, i vescovi a burocrati, e la Chiesa non è la Chiesa di Cristo, ma qualcosa che abbiamo creato, una ONG che in definitiva è superflua”. 

E il 28 giugno 2016 continua rivolgendosi ai cardinali, ai vescovi e ai sacerdoti riuniti nella Sala Clementina per la presentazione del libro, non come subordinati ma come amici: “Cari fratelli! Mi permetto di dire che se qualcuno di voi avesse mai avuto dubbi su quale sia il fulcro del suo ministero, il suo scopo, il suo beneficio; se mai avesse avuto dubbi su ciò che la gente si aspetta veramente da noi, allora lasciatelo riflettere sulle linee qui presentate. Ciò che è descritto e testimoniato in questo libro, [è] che noi li portiamo a Cristo e li guidiamo a Lui, all’acqua fresca e viva di cui hanno più sete che di qualsiasi altra cosa che solo Lui può dare e che da niente può essere sostituita; che li portiamo alla vera e perfetta felicità quando nulla può soddisfarli; che li portiamo alla realizzazione del loro sogno segreto, che nessuna potenza al mondo può promettere di far avverare!”

 

(Traduzione dal tedesco all’inglese di Martin Bürger per LifeSiteNews)

 




Conversazione di fine anno con il Cardinal Müller – Parte prima.

In questi giorni di bilancio di fine anno anche il corrispondente da Roma per Kath.net Armin Schwibach, professore di filosofia a Roma ed esperto di questioni papali, ha voluto ripercorrere ciò che è avvenuto nel 2019 nella Chiesa Cattolica intervistando a tutto tondo e in modo informale il cardinal Müller. Egli a febbraio ha addirittura sentito la necessità di pubblicare quello che ha chiamato Manifesto della Fede, documento diffuso in diverse lingue, con lo scopo di esprimere un giudizio sul momento difficile e confuso che stiamo attraversando e ribadire i pilastri della nostra fede. La prima parte di questa intervista è stata resa pubblica il 23 dicembre, mentre la seconda parte verrà pubblicata sempre su Kath.net ad inizio gennaio.

Di seguito l’intera prima parte che vi propongo nella mia traduzione.

           Elena Mancini

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

Schwibach: Eminenza, cominciamo dall’inizio con il Suo Manifesto della fede. Lei scrive: “Di fronte alla diffusione della confusione nella dottrina della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa cattolica mi hanno chiesto una testimonianza pubblica a favore della verità della Rivelazione. È compito peculiare dei Pastori guidare sulla via della salvezza coloro che gli sono stati affidati. Questo può funzionare solo se questa via è loro conosciuta e se loro stessi li precedono. Valgono a questo proposito le parole dell’apostolo: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto” (1 Cor 15, 3)”. Nell’ottobre 2019 è stato pubblicato negli USA un DVD con l’obiettivo di sottolineare e utilizzare questo manifesto come base per l’evangelizzazione.

Ora, alla fine dell’anno e in vista di molti altri eventi, come spiegherebbe quali sono le linee fondamentali della Scrittura? Cosa l’ha portata a riconoscere la necessità di un tale documento di diffusione e portata internazionale (che si regge solo ed esclusivamente su Catechismo e Magistero)? È stato sorpreso di essere attaccato dagli attuali “neo-papisti” del “gruppo di pressione bergogliano” perché Lei aveva sintetizzato qualcosa di “cattolico” e quindi è stato qualificato come “avversario papale”?

Cardinal Müller: Chi diffama un vescovo e cardinale cattolico della Chiesa romana, “con la quale ogni altra Chiesa (nella professione di fede) deve essere d’accordo per la sua peculiare principalità (= propter potentiorem principalitatem)” (cfr. Ireneo di Lione, Contro le eresie III, 3,2) dichiarandolo “oppositore del Papa”, agisce chiaramente con la volontà di sviare l’attenzione su altri dando loro la colpa.

Quello che viene chiamato “gruppo di pressione” non fa parte del papato, bensì al massimo è un peso per la Chiesa stessa. Con chi prende sul serio questo gruppo dal punto di vista teologico, non c’è più speranza. Ogni buon allenatore di calcio sa di non poter vincere il campionato ascoltando i suoi tifosi, ma solo in collaborazione con professionisti di prima classe. Due sono le cose: o non conoscono la dottrina vincolante della fede, enunciata da Vaticano I e II su “l’istituzione, la durata, il potere e il significato del santo primato dovuto al Vescovo di Roma e al suo infallibile Magistero” (Lumen Gentium 18), o questi approfittatori abusano deliberatamente del prestigio pubblico del Papa per introdurre dottrine e pratiche pastorali eterodosse che contraddicono la “verità del Vangelo”. (Gal 2, 14).

Il papato e la Chiesa non hanno inizio oggi, bensì con Cristo, anche se alcuni ideologi pensano di essere loro, adesso con papa Francesco, ai “comandi del potere” e che non esista per la Chiesa fortuna più grande di quella di avere loro come consiglieri. L’unica cosa che queste persone credono infallibile è il proprio mantra secondo cui la Chiesa abbia dovuto aspettare loro con bramosia per 100 anni per giungere finalmente nel mondo moderno grazie alla propria visione del mondo stesso. Uno dei protagonisti in questo senso ha sostenuto che nella pastorale, dove quindi è in gioco la salvezza eterna del singolo individuo, si possa anche applicare la regola: 2+2=5. L’esempio rivela il livello di riflessione di tali consiglieri e la confusione che essi causano tra i fedeli.

In sostanza lavorano qui dei dilettanti che erroneamente considerano arbitrio la volontà di Dio e pensano inoltre di poter interpretare loro stessi la Rivelazione in modo arbitrario e, aggirando la rivelazione in Cristo e l’insegnamento dogmatico della Chiesa, dicono di rifarsi direttamente allo Spirito Santo. Così facendo, essi dimenticano solo una cosa: che lo Spirito Santo è lo Spirito del Padre e del Figlio, e che Egli (e non loro) sostiene la Chiesa nella verità di Cristo. Dio non agisce mai per spinte che vengono dall’interno o dall’esterno, ma agisce seguendo la propria saggezza e non il calcolo dell’arbitrarietà umana. Né si lascia indurre in contraddizione attraverso i nostri sofismi.

Il fatto che il 2+2, senza eccezioni, dia come somma sempre 4 e mai 5 è dovuto al fatto che le leggi formali della logica, della geometria e dell’aritmetica (matematica) sono i principi da cui dipende l’essenza delle cose, così come Dio le ha create. Quindi, un atto di Dio che andasse contro i principi sui quali si fonda il mondo da lui creato e l’ordine di salvezza da lui stabilito non sarebbe una prova della sua assoluta libertà, ma solo un’impossibile contraddizione tra l’essenza e l’azione di Dio. San Tommaso d’Aquino respinge così la falsa idea della volontà arbitraria di Dio (Summa contra gentiles II, cap. 125).

Ma per sapere che in matematica, e di conseguenza nel ministero pastorale, 2+2=4, non occorre disturbare i più grandi pensatori dell’umanità. Ogni bambino lo sa già. E come figli di Dio comprendiamo la logica dei sacramenti anche senza frequentare l’università. Sconvolge invece quando un servo ordinato della parola divina (=logos), cioè Cristo (Lc 1,2; Atti 6,4), confonde la logica della fede, perché non riesce nemmeno a sommare correttamente 2 e 2. Teo-logico è: chi si trova in stato di peccato mortale non può ricevere in modo fruttuoso e salvifico lo stesso Cristo nella santa comunione, alla quale egli si contrappone diametralmente attraverso un peccato grave, senza il pentimento e la penitenza precedenti (Concilio di Trento, Decreto sull’Eucaristia, can. 11).

Quindi questo dogma non è definito arbitrariamente da Dio o da una certa Chiesa (ricaduta nel farisaismo), e da esso, Dio non ci dispensa ogni tanto, strizzandoci l’occhio, perché si pente di essere sempre così severo. Rispecchia piuttosto la logica del buon medico che, con la giusta medicina, conduce il paziente alla guarigione prima che possa rialzarsi e nutrirsi di cibo normale.

E a causa di questa negligente o incompetente confusione della logica della fede, il Manifesto della fede si è reso necessario per ricordare le tabelline delle verità fondamentali del Catechismo cattolico. Esso [il manifesto, ndr.] corrisponde al Credo apostolico con i misteri della Trinità e dell’Incarnazione di Dio, la natura intrinseca della Chiesa come sacramento della salvezza del mondo in Cristo, i sette sacramenti come mezzo di grazia per la vita divina, l’unità del Credo e della vita cristiana, la speranza in Dio e la vita eterna.

Per quanto riguarda la fedeltà al papa, vale anche la logica conclusione inversa: chi disprezzava Giovanni Paolo II e Benedetto XVI come persone e rifiutava le loro spiegazioni dogmatiche (ad esempio: sull’impossibilità che una donna riceva il sacramento dell’ordine; o che ci siano atti intrinsecamente malvagi, come l’uccisione di un bambino nel grembo materno) non può essere un vero amico del papa attuale. Perché ogni papa è Pietro, il quale – dopo essersi convertito – deve rafforzare i suoi fratelli nella fede in Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente (Lc 22,32; Mt 16,16).

Non si può essere cattolici senza [questo e i seguenti due corsivi lo sono anche in originale, ndr.] la piena comunione con il papa e i vescovi. Ma nessuno è cattolico grazie al Papa, ma solo per grazia di Cristo nella fede, nella speranza e nell’amore, nella professione di fede, nel battesimo e nella partecipazione a tutti i sacramenti, in un modo tale da essere in comunione con i successori degli apostoli e riconoscere il loro insegnamento e il loro ministero pastorale (Lumen gentium 14). I vescovi e i sacerdoti non amministrano la grazia dei sacramenti, ma solo (instrumentaliter) i sacramenti della grazia (Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, Suppl. q. 36 a.3).

Il magistero non è al di sopra della parola di Dio, ma la serve (Dei verbum 10). Al papa e ai vescovi non compete integrare, relativizzare o correggere la rivelazione escatologica di Dio nella sua pienezza e insuperabilità, né “modernizzare” la sua Chiesa e il suo insegnamento, ovvero adattarla alle esigenze del mondo. Esistono libri con titoli assurdi che non solo usando la stampa celebrano Papa Francesco come riformatore della Chiesa, ma che parlano di una conversione della Chiesa tramite il Papa, o sostituiscono l’unica espressione corretta “Chiesa di Cristo” con il termine “Chiesa di Francesco”, per cui il Papa si trasformerebbe da annunciatore della fede in un oggetto di fede. Lutero, con una venerazione papale così poco illuminata, si sarebbe sentito confermato nella sua azione.

In realtà, è solo Dio che converte i cuori. Gli apostoli e i loro successori, attraverso la predicazione e il buon esempio, sono solo strumenti di Cristo come “servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4,1) e suoi “collaboratori” (2 Cor 6,1). L’ordine dei fattori e la causalità fra signore e servo non si può invertire: “Dio ci ha riconciliati a sé mediante Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5,18)

 

Schwibach: Molte questioni critiche e confuse sono ancora nell’aria. Anche quattro anni dopo la fine dei cosiddetti sinodi sulla famiglia, c’è ancora bisogno di sottolineare il carattere dottrinale di una lettera post-sinodale che li riassume.

Così papa Francesco ha spiegato durante il suo viaggio in Thailandia nel novembre 2019, in una conversazione privata con la comunità dei gesuiti di quel Paese, sulla questione di come i pastori cattolici dovrebbero trattare i divorziati risposati: “Potrei rispondere in due modi: in modo casistico, che però non è cristiano, anche se può essere ecclesiastico; oppure, secondo il Magistero della Chiesa, come è scritto nell’ottavo capitolo dell’Amoris laetitia”. Lì si tratterebbe di incamminarsi su una strada di accompagnamento per “trovare soluzioni nelle decisioni spirituali”. – Una “storia infinita”. Cosa può significare?

Card. Müller: È chiaro che nessuno può ricevere la Santa Comunione se non è in stato di grazia santificante. Chi è consapevole di un peccato mortale deve (per la natura del suo rapporto sacramentalmente mediato con Dio) pentirsi dei suoi peccati, fare ammenda per il male fatto, e nella confessione e nella penitenza ottenere l’assoluzione da parte di un sacerdote (o, dopo il completo pentimento, cercare la prossima occasione per confessare i suoi peccati a un sacerdote).

È importante costruire su questa base dogmatica le successive argomentazioni morali-teologiche (per esempio sul significato e i limiti della casistica) o gli approcci pastorali e psicologici. Le decisioni spirituali riguardano il fatto se, all’interno dei principi morali e delle verità dogmatiche della fede che valgono per tutti, io segua una chiamata personale ad una vita secondo i consigli evangelici o che preferisca decidermi per il matrimonio. Un po’ diversa è la questione dell’ordinamento fondamentale dei sacramenti, di cui la Chiesa non dispone a piacimento e che nessuno può piegare al proprio “discernimento spirituale”. Qui stanno i limiti dell’autorità ecclesiastica.

Per quanto riguarda il matrimonio, l’unico mandato possibile è quello di constatare, in determinate circostanze, che non sussistevano le condizioni per un matrimonio valido. Si tratta quindi solo in questo senso di casi singoli di cui tenere conto. Sbagliato sarebbe invece dire che, oltre al matrimonio sacramentale esistente, è possibile un matrimonio civile, il cui adempimento sessuale, contrariamente alle parole di Cristo, non sarebbe adulterio (Mc 10,11), e che questa unione sessuale potrebbe essere concessa a un secondo coniuge, perché per l’interessato l’astinenza sessuale non sarebbe ragionevole (1 Cor 7,10s).

Le tensioni nella Chiesa non si risolvono con quella che a mio parere è una polemica assurda e personalmente offensiva contro i difensori degli insegnamenti di Cristo e della Chiesa riguardo l’indissolubilità del matrimonio sacramentale. È anche poco realistico pensare che un giorno queste tensioni si estingueranno o scompariranno dall’episcopato attraverso giochi politici. Per ogni credente pensante, e ancor di più per un maestro di fede teologicamente preparato, sono evidenti le incongruenze tra la sincera volontà di aiutare spiritualmente le persone in situazioni matrimoniali difficili e la mancanza di chiarezza riguardo ai fondamenti teologici.

Al sassolino nella scarpa non ci si abitua. Il piede si ribellerà eternamente fino a quando l’elemento di disturbo non sarà rimosso, cioè, in questo caso, con obiettività non si sgombrino i principi da ogni contraddizione. Dobbiamo nuovamente riconoscere che l’insegnamento e la pratica della fede vanno insieme e non devono essere messi l’uno contro l’altro.

Schwibach: All’inizio dell’anno si è svolta in Vaticano la riunione dei presidenti e degli esponenti delle Conferenze episcopali, voluto personalmente da papa Francesco. Argomento: la crisi degli abusi, che soprattutto a causa degli eventi negli USA e in Germania aveva assunto una dimensione mondiale. Ne è nata l’impressione che Roma e il Papa abbiano difficoltà a riconoscere gli aspetti essenziali della catastrofe.

Poi, in aprile, Benedetto XVI ha pubblicato i suoi commenti sulla Chiesa e sullo scandalo degli abusi sessuali, che erano stati ignorati durante l’incontro romano. “Uno spettro sta infestando il mondo. Lo spauracchio è lo spettro di un cambiamento, peggio ancora, di un’incombente conversione dell’Europa, che con un grido di sdegno si sta sfogando e scaricando contro Benedetto XVI”, ha scritto Albert Christian Sellner in una prefazione all’edizione tedesca cartacea: “Perché il Papa emerito, a pochi giorni dal suo 92° compleanno, ha osato accusare i sessantottini dell’imbarbarimento sessuale dello spirito del tempo! Per quanto posso vedere, l’ex-pontifex ha ragione”.

Sia come sia: le reazioni accese nella Chiesa e anche all’esterno di essa hanno mostrato una sola cosa: Benedetto XVI, come è sempre stato nello stile di Ratzinger, aveva messo il dito in molte piaghe infette, di cui si era appena fatto finta, ancor più negli ultimi anni, che non esistessero.

Che tipo di testo è quindi questo? L'”ultima enciclica” dell’emerito novantaduenne o una nuova forma di “lettera dottrinale” con cui Benedetto XVI apre la strada al futuro? In che misura e fino a che punto Lei è d’accordo con l’analisi di Benedetto XVI?

Card. Müller: Il testo è una visione personale delle cose, ma ha un grande peso per l’alto livello della riflessione teologica e a causa della decennale esperienza [di Joseph Ratzinger] come vescovo, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e come Papa.

L’abuso sessuale è sempre esistito, come sappiamo dall’imbarbarimento dei vecchi pagani, per cui nemmeno i loro più brillanti pensatori riconoscevano la pedofilia come la più grave ingiustizia contro gli adolescenti. Paolo considera questo peccato di contatto sessuale tra giovani e adulti, ma anche tra persone dello stesso sesso, come uno dei vizi più gravi che escludono dal Regno di Dio (1 Cor 6,9) e che sono di per sé segni di ribellione contro Dio e il suo ordine nella creazione del matrimonio tra uomo e donna (Rm 1,26ss).

Questo vale anche per gli sforzi tesi a depenalizzare la pedofilia, come negli anni Ottanta alcuni partiti addirittura anche in Germania e in Austria volevano fare. Quello fu anche il momento in cui questo modo di pensare devastante era arrivato fino al clero cattolico.

L’insegnamento morale cattolico in ogni epoca ha dichiarato i contatti sessuali tra adulti e adolescenti come un peccato mortale, come si può vedere da ogni aiuto alla confessione e all’esame di coscienza dei libri di preghiera e degli inni di ogni tempo. La polemica più accesa contro quelli che erano semplicemente fatti accertati e statisticamente provati da Benedetto XVI è venuta da una lobby interna alla Chiesa il cui tema perenne e il cui obiettivo principale è quello di rendere moralmente accettabili gli atti omosessuali. Non rientra nella loro strategia il fatto che oltre l’80% delle vittime di tali misfatti del clero siano giovani uomini nella loro età puberale o prepuberale.

È il desiderio sessuale incontrollato che fa dei singoli chierici o anche dei non chierici dei criminali contro le loro vittime. Lo sfogo peccaminoso del loro disordinato desiderio sessuale non era lo strumento per dimostrare il loro potere sulle vittime (come si sentono i pervertiti con le loro vittime indifese durante una violenza), ma al contrario era l’autorità spirituale o la superiorità dell’adulto sul bambino che servivano da accesso ad una soddisfazione del piacere egoistico, che serviva a strumentalizzare la vittima e quindi a degradarla.

L’abbassamento del livello della morale pubblica e del “sistema” di Chiesa, scuola, famiglia borghese, ecc. non può in nessun caso portarci a giustificare colpevoli, perché in un adulto sano di mente, e ancor più in un sacerdote, maestro di fede e di morale, la coscienza è diretta al bene come misura di tutte le nostre azioni morali (Rm 2,15).

Alla favola di un clericalismo malvagio credono solo i suoi inventori. Non è altro che una manovra di distrazione dalla vera causa, e cioè che la sessualità è vista solo come una sensuale soddisfazione egoistica dei propri istinti e non è riconosciuta nel suo rapporto fondamentale con l’amore dei singoli nel matrimonio. Alcuni approfittano dell’opportunità favorevole che rappresenta la cattiva reputazione del celibato sacerdotale per sfogare la propria aggressione anticlericale. Si sente spesso la frase: “il celibato è contro natura, la decisione per il sacerdozio deriva dall’immaturità e inevitabilmente conduce sacerdoti e religiosi verso i minori piuttosto che verso oggetti sessuali adulti”.

Altri, al contrario, stanno comunicando così proprio ora le proprie ambizioni clericali (cioè la ricerca di quel potere altrimenti tanto disprezzato), perché come teologi laici o teologi sposati si sono sentiti finora ingiustamente esclusi dagli onori del sacramento dell’ordine.

Schwibach: Parole chiave “cammino sinodale”, “sinodalità”: che immagini evocano? Come giudica ciò che sta venendo alla luce dal periodo precedente fino ad ora, all’inizio del “cammino sinodale” tedesco, che in modo abbreviato ma efficace può essere riassunto come segue: “Non c’è nulla di assoluto nel magistero, a partire da ciò che sono il sacerdozio e la Chiesa, fino alla nuova definizione del magistero cattolico in tema sessualità”?

Cardinale Müller: Il “cammino sinodale” è una tautologia. La Chiesa percorre da pellegrina il cammino verso il compimento eterno e riconosce che Gesù, suo Signore e Capo, nella sua persona è “Via e Verità e Vita” (Gv 14,6).

L’agnosticismo cristiano, che mira a un cristianesimo senza dogmi come religione dell’umanità o a una Chiesa che si offre come religione civile, non è niente di nuovo. Solo che adesso, come Chiesa nazionale tedesca, vuole affermarsi a un livello incredibilmente più primitivo del modernismo dell’inizio del secolo scorso e questo mostra chiaramente la perdita interiore della fede, sì, il nichilismo dei suoi protagonisti. Una tale ignoranza può alzare sfacciatamente la testa solo lì dove l’intero sviluppo della Chiesa e della teologia degli ultimi 300 anni è stato dimenticato.

L’unico “fundamentum inconcussum” che ancora riconoscono è la ricchezza materiale delle diocesi tedesche. Ma il patrimonio della Chiesa non è lì per ingrassare i propri funzionari e offrire ai propri servi una piattaforma per le loro vanità, bensì per fornire le condizioni materiali al servizio salvifico della Chiesa visibile attraverso Martyria, Leiturgia e Diakonia.

Dio è la prima verità, e tutti gli articoli del Credo e i dogmi dell’insegnamento della Chiesa ci trasmettono la partecipazione alla conoscenza di Dio nella fede e la partecipazione alla sua vita trinitaria nell’amore.

L’atteggiamento degli apostati da Lei descritto sopra, i quali hanno abbandonato la fede della Chiesa e considerano la confusione mentale che si sono costruiti da soli come cattolica-moderna, volendo imporla obbligatoriamente agli altri, è di una tale profonda vacuità che ogni discussione a questo livello è fatica sprecata. Si può solo sperare in un miracolo. ” Quelli, infatti, che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro. Tuttavia, se sono caduti, è impossibile rinnovarli un’altra volta portandoli alla conversione, dal momento che, per quanto sta in loro, essi crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia. ” (Eb 6,4-6f). Nessun cattolico serio e spiritualmente vigile dovrebbe lasciarsi scoraggiare da coloro che negano che ” la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”. (Gv 1,17).

Dal punto di vista della ragione, la suddetta posizione può essere liquidata come un non sense. Dal punto di vista della fede è uno scandalo e un invito “ad esaminare le ispirazioni per vedere se sono di Dio” (1 Gv 4,1). “Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato riguardo al proprio Figlio” (1 Gv 5,10).




In un nuovo libro, il cardinale Müller solleva domande sul gruppo di San Gallo, sul pregare con musulmani, e altro

Il cardinale Gerhard Müller, l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (CDF) ha appena pubblicato un nuovo libro in inglese. Il suo titolo, Roman Encounters, già indica il suo tema principale: gli incontri del cardinale con persone a Roma.

Ne parla Maike Hickson su Lifesitenews nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

Il cardinale Gerhard Müller, l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (CDF) ha appena pubblicato un nuovo libro in inglese. Il suo titolo, Roman Encounters, già indica il suo tema principale: gli incontri del cardinale con persone a Roma. Questi incontri – ad esempio una discussione con chierici ed altri ad un ricevimento all’Ambasciata tedesca, una lezione ad un’università pontificia, una conversazione con giornalisti – sono usati per menzionare temi consequenziali del nostro tempo e per riflettere su di essi alla luce della fede.

Così, il cardinale Müller prova a presentare modi con i quali noi cattolici possiamo provare a convincere la gente della verità della fede cattolica, dell’esistenza di Dio, come dell’insegnamento morale della Chiesa. Qui, un cardinale presenta modi con cui la Chiesa cattolica può ancora essere un testimone convincente alla fede nei tempi moderni, mentre allo stesso tempo espone gli errori del mondo contemporaneo che pensa di poter vivere liberamente senza Dio.

Allo stesso tempo, il presule tedesco – che fu prima un professore di dogmatica, poi un vescovo, e per ultimo la guida di un dicastero romano – tocca problemi che stanno sorgendo nella Chiesa cattolica. È qui che, per esempio, parla di matrimonio e della sua indissolubilità, anche alla luce di Amoris Laetitia.

 

Vescovi tedeschi liberal: siamo importanti finanziariamente per il Vaticano

Ma è qui che un cardinale, forse per la prima volta, solleva questioni sugli scopi e il posto del gruppo di San Gallo citando altri che li lodano per averci dato papa Francesco. Durante un ricevimento all’ambasciata tedesca a Roma, il cardinale – che non scrive in prima persona, ma, invece, si presenta come “il cardinale” – ricorda i commenti di un impiegato della conferenza episcopale tedesca che spera a favore di una “nuova flessibilità” riguardo l’insegnamento della Chiesa, affermando che “il dogmatismo non aiuta nessuno” in un mondo secolarizzato. “È la pastorale dell’aiuto individuale e non le dottrine astratte ciò di cui la gente ha bisogno oggi in tutta la loro fragilità”.

Continua l’impiegato liberal della Chiesa tedesca: “La migliore cosa del pontificato di Benedetto è stata la sua abdicazione. Così adesso Francesco può ridurre gli arretrati delle riforme. L’obiettivo del gruppo di San Gallo, ossia, avere un Papa liberal sulla Cattedra di Pietro, è stato finalmente raggiunto. Il cardinale Daneels di Bruxelles, che ha difeso senza paura lo spirito del Concilio contro il pensiero preconciliare, ha lui stesso confermato ciò. Possiamo finalmente ripartire da dove le riforme del Vaticano II sono state bloccate”.

Il progressista continua, dicendo che “non ci sarà mai alcuna ri-evangelizzazione finché finalmente non avremo – e per quanto mi interessa, il sinodo pan-amazzonico può partire da qui – preti sposati, diaconi donna, così finalmente le donne si sentiranno valutate, e finché non ci saranno barriere per il matrimonio per tutti”. Va ancora avanti affermando che la Comunione per i divorziati risposati così come per i protestanti è lo stesso necessaria, specialmente perché “i sacramenti sono solo segni di qualcosa che è già successo comunque”, così possibilmente da rendere i sacramenti insignificanti per quanto riguarda la salvezza.

Sulla stessa linea, il cardinale Müller cita un vescovo che era presenta a questo ricevimento dicendo: “un cambio di paradigma è urgentemente necessario”. Lodando il ruolo dei vescovi tedeschi, questo vescovo tedesco spiega: “Siamo molto ben piazzato in paesi in via di sviluppo con le nostre organizzazioni caritatevoli internazionali di Misereor, Adveniat, Missio e Renovabis. Siamo anche così importanti per l’intera Chiesa, e finanziariamente per il Vaticano, che possiamo rivendicare di avere una sorta di pioneristico ruolo nella Chiesa universale con la nostra brillante teologia”. È nel contesto del largo ruolo finanziario dei vescovi tedeschi che questo prelato dice semplicemente: “Sai come si dice: chi paga il pifferaio sceglie la musica”.

“Gli altri dovrebbero sapere cosa succede qui [in Germania]”, continua il vescovo, “e anche cosa sarebbe buono per loro”.

Continuando a presentarci questa prospettiva di teologia tedesca moderna, il cardinale Müller cita un professore di teologia tedesco che afferma che “l’affermazione della verità assoluta” dei cristiani può portare “a tentazioni di intolleranza”. Così si mostra contento che, dall’illuminismo, “abbiamo imparato a relativizzare le nostre verità” e così siamo diventati “più tolleranti”.

“Tutte le verità della fede sono solo simboli che puntano allo sconosciuto mistero oltre l’essere”, afferma quest’uomo.

Come diventa chiaro già da qui, il cardinale Müller è esposto in molte disturbanti idee in circoli che si professano cattolici a Roma. Ma presentandoli a noi, ci avverte anche di quanto la teologia cattolica sia già stata indebolita. Dice un altro teologo progressista: “Papa Francesco sta andando bene: invece di ripetere antiquati dogmi, fa gesti gentili. Puro genio – e 20 milioni di followers confermano che la nuova politica vaticana dei media è in buona forma. Non arrivi ai giovani con libri o noiosi sermoni ma con annunci pubblicitari e tweet, se serve anche con youtube”.

Fortunatamente il cardinale Müller ci presenta anche alcuni opposti giudizi di un giornalista cattolico presente al ricevimento all’ambasciata tedesca: “La Chiesa non combatte più ‘la buona battaglia della fede’ (1 Tim 6,12) provando a convincere ogni essere umano su Gesù Cristo, il Salvatore del mondo”. Citando ancora questo giornalista, il cardinale tedesco punta di nuovo al gruppo di San Gallo. Parlando dei riformatori, il giornalista afferma che essi “hanno anche unito le forze con gruppi anticlericali” in modo da far avanzare la loro agenda, dopo aver “neutralizzato o silenziato gli altri”. C’è una certa “desolidarizzazione” che prende luogo nella Chiesa cattolica, continua il giornalista, il cui apice è stato raggiunto “quando il gruppo di San Gallo sfacciatamente vanta di aver messo uno di loro gradimento come Papa al conclave perché sta lavorando in un’agenda liberal e così abbattere un punto morto nella riforma”.

Comunque, come il giornalista ci ricorda, la riforma originariamente “è stata sempre fatta per combattere la secolarizzazione della Chiesa”, come può essere visto, per esempio, nella riforma gregoriana. Ma oggi, continua il giornalista, “sotto l’influenza dell’ideologia dell’autoredenzione dell’uomo, che rende l’uomo, invece di Dio, la propria origine, misura e obiettivo, la funzione di una riforma ecclesiastica si sposta ad essere di adattamento al mondo”. Qui, riforma non significa più “conformità a Cristo” ma, piuttosto, “conformismo col mondo”. che punta ancora a conservare la Chiesa come istituzione, ma non a rinnovarla “nello Spirito di Cristo”.

Il cardinale in persona risponde a queste belle parole del giornalista cattolico spiegando cosa è andato male con la compiacenza verso Jean-Jacques Rousseau e “i suoi seguaci giacobini”. Parlando della negazione del peccato originale da parte di Rousseau, il cardinale vede che la sua conseguenza principale è “che nega la Grazia come condizione necessaria della natura che raggiunge la sua perfezione nel suo obiettivo soprannaturale”, che è, ovviamente, la salvezza eterna. Mentre parla del libero arbitrio dell’uomo e dei suoi peccati personali, il cardinale ci ricorda che “non può né ricreare sé stesso né redimersi con le sue sole forze”. Ma è la Grazia di Dio e l’amore in Cristo che “redime, solleva e libera l’uomo, dandogli una nuova identità nella sequela con Dio e gli altri esseri umani”.

Ancora confrontandosi con alcune false idee che si trovano nel mondo moderno, il cardinale afferma, “diversamente dalle antropologie liberali e socialiste dall’illuminismo, l’uomo non è l’insieme delle condizioni biologiche e sociali della sua esistenza ma invece una persona. Né la società è da incolpare per tutto, né la migliore società può redimere l’uomo”.

Tornando all’importanza della Grazia nella vita dell’uomo, il cardinale spiega che “in uno stato di grazia, le condizioni non schiavizzano più l’uomo lasciandolo alla mercé di una cieca evoluzione del mondo animato o depersonalizzandolo come un esemplare di una classe sociale”

 

Le ideologie moderne ci rendono miserabili

Guardando alla Chiesa e al mondo di oggi, il cardinale si mostra preoccupato. “Nonostante parlino molto in teoria di persone di oggi felici e contente senza Dio, in pratica l’opposto è vero. Quanti giovani chiedono a sé stessi in tutta serietà che senso c’è nella vita?”

Il cardinale continua nel descrivere il fato dell’uomo moderno: “Se l’uomo è ridotto ad un prodotto di materia che gioca con sé stessa o ad una costruzione sociale o se è importante solo come partecipante nei social network o per pagare le pensioni, allora è privato del suo essere un soggetto, della sua personalità”. Qui, l’uomo è “strumentalizzato come un mezzo di produzione industriale, forza politica o materia biologica per ricerca”.

Il cardinale conclude il suo libro svelando il vero volto delle moderne ideologie che pretendono che l’uomo liberato da Dio sta costruendo un mondo migliore: “Dietro la facciata lucente di un brave new world, l’intera estensione della miseria si manifesta: solitudine, isolamento, malattie mentali, aumento della violenza e della brutalità, auto-centramento, soddisfacimento ego-maniacale e guardare per primo al proprio vantaggio, il rifiuto di comunicazioni primarie dentro le famiglie”.

Quanto vera è questa risposta, in effetti, quando consideriamo l’alto numero di divorzi, usi di droga, criminalità adolescenziale, suicidi e aborti.

Commenta il presule tedesco: “La Chiesa può avere un contributo essenziale nell’umanizzazione dell’umanità”. Intende nel diffondere il “messaggio della redenzione [dell’umanità] in Cristo, il Figlio di Dio”.

“Una società senza alcun orientamento spirituale”, spiega, “o senza fondamento etico, è condannata a fallire”.

“Non conosco un solo caso di etica puramente secolare che abbia avuto successo”, conclude Müller.

 

‘Il lavoro di Dio per la redenzione non fallirà’

Quando rivolge l’attenzione ai dibattiti nella Chiesa Cattolica, il cardinale Müller non si vergogna di contraddire affermazioni fatte da papa Francesco quando vede che sono incorrette. Per esempio, in un capitolo riguardo l’incontro con giornalisti, un giornalista cita il Papa che afferma che “dentro la Santa Trinità litigano tutti dietro le porte, nonostante al di fuori presentino un quadro di unità”.

“L’unità interiore dell’Unitrino Dio è solo una facciata?”

Risponde il cardinale Müller: “Le tre Persone Divine non sono, come nella sfera umana, tre personalità che sono in armonia o dibattono tra loro. L’unità delle tre Persone Divine non è una comunità morale che può anche essere distrutta, ma piuttosto una unità di essenza come triade di amore”.

In un altro punto, il cardinale non concorda con il Papa. Un giornalista gli chiede: “Il Papa ha chiamato i cattolici ad andare in moschea e pregare con i musulmani i venerdì. È saggio questo invito?” Il cardinale risponde: “Nessuna autorità ecclesiastica può invitarci o chiederci di visitare la casa di preghiera di un’altra religione. Inoltre, non possiamo condividere la preghiera coni musulmani, sia in un edificio o all’aria aperta. Noi preghiamo attraverso Cristo nello Spirito Santo a Dio nostro Padre”.

“Non crediamo nello stesso Dio rivelato”, dice dei cattolici e dei musulmani.

Riguardo al documento di papa Francesco Amoris Laetitia, il cardinale Müller dice: “La mia coscienza non può mai dispensarmi dal compiere i comandamenti divini, perché Dio non ci nega la grazia necessaria per conoscerli e compierli se la chiediamo onestamente”. Continua dicendo, “non posso giustificarmi in coscienza se agisco contro ciò che percepisco essere volontà di Dio” ed invece “faccio dei miei interessi il mio metro di paragone”.

Continuando a criticare i correnti sviluppi nella Chiesa, il presule tedesco afferma che “ciò che è attualmente compreso dalle riforme che si ritengono necessario è più che altro una secolarizzazione della Chiesa”. I comandamenti divini che sono difficili da vivere per qualcuno, spiega, sono ora “ridotti ad ideali che ognuno può, ma non deve a tutti i costi, cercare di ottenere”. In questo modo, la Chiesa diventa una mera “agenzia di sviluppo sociale”.

Il prelato tedesco contraddice anche la comune idea tra diversi teologi specialmente sotto questo pontificato che Dio perdona sempre. “Diventa solo molto male se la misericordia e la giustizia divine sono giocate una contro l’altra nella Chiesa in un tentativo di guadagnare popolarità tra la gente”. E aggiunge: “Peccare nella speranza della misericordia divina non è altro che prendere in giro Dio accusandoLo di essere incapace di tutto tranne perdonare”.

Per ultimo, il cardinale Müller si oppone direttamente agli oppositori di un’unica religione mondiale. Dice che i “proponenti della costruzione di una religione unificata per il mondo intero usano ogni mezzo di propaganda e ogni trucco psicologico per combattere la finalità della rivelazione di Cristo e l’unicità della Sua mediazione salvifica”. Cristo non ci ha portato “evoluzione immanente”, sostiene, ma, piuttosto, “perfezione nel sollevare la natura attraverso la Grazia e dandole un fondamento nella trascendenza di Dio. Non riguarda il miglioramento umano del mondo quanto la redenzione finale del mondo da Dio e la Sua grazia”.

Così, nel mezzo di tali questioni controverse e correnti sviluppi nella Chiesa e nella società, il cardinale Müller non ha perso speranza. Prima di tutto, sa che “il lavoro divino della redenzione non fallirà” per via della promessa divina “che le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa”. E accanto a questa promessa divina, il cardinale ci ricorda che “la speranza è una virtù teologale che è infusa nei nostri cuori da Dio”. Punta anche ad alcuni segni di speranza tra gli uomini: “vedo segni di speranza nei preti e nei laici che accettano la fede in Gesù Cristo e sono preparati a camminare la via della Croce con Lui verso la Resurrezione”. In ultimo, Müller ci ricorda che la Speranza non ci viene “dall’accettazione mediatica della Chiesa”, ma, invece, da Gesù Cristo, “il profeta e perfezionatore della nostra fede”.

Possa questo libro essere d’aiuto a molti cattolici per difendere la fede, e possa anche portare molti dei suoi lettori non cattolici nella Chiesa cattolica

 

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Il Manifesto della fede del cardinal Müller è diventato un film stupendo!

Il Manifesto della fede del Card. Gerhard L. Müller, di cui abbiamo ampiamente parlato su questo blog, è diventato uno stupendo filmato, anche con i sottotitoli in italiano. Per vederlo, clicca sulla foto qui sotto.

 

Basilica di San Pietro a Roma

Basilica di San Pietro a Roma




Papa Francesco a proposito del card. Müller: ha “buone intenzioni” ma è “come un bambino”

Papa Francesco ha criticato il cardinale Gerhard Müller, ex capo della Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano, che continua a sollevare preoccupazioni sulla direzione che la Chiesa sta prendendo sotto il pontificato di Francesco, affermando che il cardinale “ha buone intenzioni” ma è “come un bambino”.

Riprendiamo un articolo di Maike Hickson, pubblicato su Lifesitenew. La traduzione è di Annarosa Rossetto.

 

Card. Gerhard L. Muller

Card. Gerhard L. Muller

 

Papa Francesco ha criticato il cardinale Gerhard Müller, ex capo della Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano, che continua a sollevare preoccupazioni sulla direzione che la Chiesa sta prendendo sotto il pontificato di Francesco, affermando che il cardinale “ha buone intenzioni” ma è “come un bambino”.

Nel contesto del volo del 4 settembre di Papa Francesco verso il Mozambico, i siti web delle Conferenze episcopali tedesche e austriache, Katholisch.de e Kathpress.at, riportano entrambi che a Papa Francesco è stato anche chiesto del Cardinale Müller e dei suoi interventi ricorrenti che ora sembrano avere una “visione critica dell’attuale pontificato”.

Pare che papa Francesco abbia risposto: “Ha buone intenzioni, è un uomo buono. Al Papa piace. Ma è come un bambino.”

Il Papa ha fatto questi commenti di fronte a un piccolo gruppo di giornalisti durante il viaggio verso il Mozambico, in Africa, salutando i giornalisti a bordo. Kathpress.at afferma che “il Papa ha fatto questi commenti insieme ad un breve saluto ai rappresentanti dei media che viaggiano con lui. In questo contesto, [al Papa] è stato chiesto di alcuni contributi dell’ex capo della Congregazione per la Fede che indicano una visione critica dell’attuale  pontificato ”.

Roland Juchem, corrispondente di Roma di Katholische Nachrichten-Agentur (KNA), che lavora con Kathpress e Katholisch.de, ha dichiarato a LifeSiteNews che l’osservazione del Papa sul cardinale “deriva dalla solita camminata papale sul suo volo per salutare [i giornalisti]. In questo caso, un collega ha brevemente chiesto al papa del cardinale Müller e delle sue dichiarazioni di presa di distanza dal suo pontificato”.

Il sito web cattolico austriaco Kath.net – che riportava anche questi commenti papali su papa Francesco (basato su un articolo di Kathpress) – ha contattato lo stesso cardinale Müller, chiedendogli un commento.

Il cardinale Müller ha risposto, dicendo:

«con Gesù, si potrebbe chiedere al suo vicario: “Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio.” (Luca 18:19) e ci si potrebbe consolare con le parole della Scrittura: dovremmo essere “chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1 Giovanni 3: 1)».  Il prelato tedesco continua dicendo che essere un figlio di Dio in Cristo «è la più grande dignità a cui il Figlio di Dio ci ha sollevato (Rom. 8:17).»

[NdT: la parola KIND (CHILD in Inglese) in Tedesco significa oltre che “bambino” –termine italiano usato dal Papa- anche “figlio”: la risposta del Card. Müller tradotta in Italiano pertanto non suona del tutto aderente per questo doppio significato che nella nostra lingua è reso con due parole diverse]

Commentando Papa Francesco, il Cardinale Müller ha aggiunto: “Inoltre, penso che il Papa sia un uomo buono e che mi piace di cuore, soprattutto per tutto ciò che fa per i poveri e i feriti. Se molti o pochi di quelli che lo circondano sono “bambini” nel senso di Gesù (Luca 18: 15-17) solo Dio può saperlo”.

In una nuova e più lunga intervista a Kath.net, il cardinale Müller – indipendentemente da questi nuovi commenti spontanei del papa – ha criticato i consiglieri di cui papa Francesco ha scelto circondarsi.

Alla luce del fatto che il Cardinale Müller ha già ripetutamente criticato  il documento di lavoro del Sinodo dell’Amazzonia (Instrumentum Laboris ), spiegando che questo documento “tralascia il contenuto essenziale della Fede rivelata”, ad esempio riguardo alla nozione stessa di Rivelazione e di Chiesa.

Il prelato tedesco ha citato un “ignorante in teologia con un cappello da vescovo” che ha affermato che l’Instrumentum Laboris è “semplicemente l’applicazione dell’enciclica Laudato Si e quindi un’espressione del Magistero infallibile del Papa, che sta al di sopra della parola di Dio o, come una fonte di rivelazione, allo stesso livello.” Presentando ulteriormente le affermazioni di questo vescovo di poco valore, Müller ha continuato: «Chi mette l’Instrumentum Laboris a oggetto di una critica teologica, quindi, viene definito come un eretico che invoca su di sé “eo ipso” la dannazione all’inferno. Questo grande pensatore e degno successore degli Apostoli ha solo dimenticato di dire dove si trovi in Laudato Si un’affermazione dottrinale definitiva ex cathedra che debba essere creduta da ogni cattolico per la sua salvezza eterna – tranne, ovviamente, che sia un dogma che il mondo è stato interamente creato (= creazione) nel suo essere e nel suo ordine. Ma questo dovrebbe essere conosciuto da ogni bambino dalla sua prima lezione di catechismo.»

I commenti del cardinale Müller qui riportati chiariscono che i Cattolici sono liberi di criticare il documento di lavoro del Sinodo sull’ Amazzonia.

Il cardinale tedesco continua la sua critica a questo vescovo, dicendo che «Mi dispiace per Papa Francesco quando viene difeso con la propria vita da amici tanto coraggiosi che, con la loro vergognosa mezza cultura, minano il Primate Romano, abusando dell’autorità del Papa per la loro agenda anti-cattolica. Chi solo ieri diffamava in modo esplicito i predecessori [del Papa] e probabilmente si congratulava con Papa Benedetto per il suo coraggio di ritirarsi, è completamente inaffidabile come difensore dell’attuale Papa.»

Il cardinale Müller chiarisce inoltre che simili tentativi di intimidazione verso chi avanza critiche a papa Francesco o al documento del Sinodo dell’Amazzonia non lo zittiranno. «Come vescovo – ha affermato – che alla sua consacrazione episcopale ha promesso di proclamare lealmente la Fede cattolica, non mi farò intimidire attraverso i media da tali ideologi con il loro ridicolo super-papismo che si pone in diretta contraddizione con il Primo e il Secondo Concilio Vaticano. Chi si fa impressionare dall’arroganza di tali teologici analfabeti che cercano di nascondere la debolezza delle loro argomentazioni con l’uso di insulti personali?»

Commentando ulteriormente il dovere di un Papa in quanto tale, il prelato afferma che «ogni pontificato dipende dal fatto che è conforme alla Rivelazione contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione e dalla continuità dottrinale con i suoi predecessori e specialmente con i concili ecumenici».

Continua quindi a spiegare che ha scritto a difesa del Papato nei tempi precedenti al pontificato di Papa Francesco e durante. «La storia della Chiesa esprimerà il suo giudizio sulla questione su cui Papa Francesco avrebbe dovuto fare meglio affidamento», ha commentato Müller.

Il cardinale Müller ha anche commentato alcuni aspetti fondamentali degli attuali dibattiti nella Chiesa dove in questione è, «diversamente dalla politica, non il potere, ma la verità di Dio che desidera la nostra salvezza (1 Tim. 3:15)». Qui, «ogni Cattolico e soprattutto ogni vescovo, ha il compito di “aiutare ad edificare la Chiesa, che è il Corpo di Cristo».

«Tutti i vescovi cattolici, e in particolare i cardinali della Curia romana, hanno il dovere – in unione con il Papa – di testimoniare e proclamare – in questo mondo e in modo non adulterato – la verità della Rivelazione», ha detto Müller.

Ha anche affermato in questa nuova intervista che «mi aspetto che ogni Cattolico faccia uso della propria ragione nella Fede (il sensus fidei fidelium ) ».

 

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Cardinale Müller: “Il concetto nebuloso di clericalismo è l’approccio sbagliato. Con una diagnosi falsa, non si può mai trovare la terapia giusta”

Un’altra chiarissima intervista al card. Gerhard L. Muller, Prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, che difende il papa emerito Benedetto XVI dagli attacchi scomposti di alcuni teologi che hanno scritto articoli sulla piattaforma web della Conferenza Episcopale Tedesca.

Questa volta l’intervista è stata concessa a Maike Hickson. Eccola nella mia traduzione.

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

 

LifeSiteNews: Lei dice che oggi abbiamo la crisi degli abusi perché il degrado morale non è stato sufficientemente combattuto nella Chiesa. Ora, per così dire, raccogliamo i frutti di un lassismo di fronte al dissenso e alla cattiva condotta morale. Penserebbe che qui, finalmente, anche gli ultimi quattro Papi (da e includendo Paolo VI) non siano riusciti ad avere il coraggio di agire con decisione? Lo stesso papa Benedetto XVI cita l’inefficace visita ai seminari statunitensi che non hanno risolto il problema.

Cardinale Müller: In effetti, la cattiva condotta sessuale è sempre esistita – anche nei confronti degli adolescenti. Ma attraverso la Fede cristiana, è venuto un nuovo punto di vista nel mondo. L’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. La differenza sessuale tra uomo e donna corrisponde alla Volontà del Creatore. Sono ordinati l’uno verso l’altro nel corpo e nella mente. Quando un uomo e una donna si sono uniti nell’amore e nella fiducia e per tutta la loro vita, allora lo scopo della sessualità maschile e femminile si realizza nei figli che Dio manda e affida loro.

Nell’amore coniugale, l’uomo e la donna partecipano all’Amore di Dio per il suo popolo e vengono introdotti sacramentalmente – se appartengono a Cristo con il Battesimo – nell’unità inseparabile di Cristo e della sua Chiesa, e rappresentano tale unità.

Questa visione cristiana è stata considerata e combattuta nel vecchio paganesimo come rivoluzionaria. Nel processo di scristianizzazione dell’Occidente lungo 300 anni, c’è stata un’altra antropologia che tende ancora di più verso il paganesimo. In un uomo con una visione materialistica del mondo, la sessualità è una fonte di lussuria egoistica. Tutto ciò che non danneggia il corpo dell’altro è permesso. I consigli evangelici – l’astinenza prima del matrimonio e l’indissolubilità del matrimonio – sono considerati da queste persone come un’ostilità contro il corpo, come un idealismo ultraterreno e come un’auto-tortura di piacere-odio che è stata determinata da un clero ultraterreno che conduce comunque solo una doppia vita. Nietzsche disse: “Il cristianesimo ha dato da bere il veleno dell’eros”. La “castità” è diventata una parola di insulto e di derisione. Negli anni ’60, questa visione è entrata sempre più spesso anche nella Chiesa. C’era l’idea di una “morale autonoma” al di là della legge naturale e della Rivelazione.

Ma nella morale non si tratta innanzitutto di autonomia o eteronomia, ma di fare il Bene, con l’aiuto del quale gli atti e i pensieri dell’uomo sono orientati verso la sua meta, cioè verso il compimento dell’amore nella bontà di Dio.

La castità prima del matrimonio, la fedeltà al proprio coniuge anche nei sacrifici, il celibato per il Regno sono buoni nell’immagine cristiana dell’uomo. Sono legati all’esperienza della grazia di Dio. Papi e vescovi hanno presentato la dottrina cristiana sulla sessualità e sul matrimonio, sulla castità e sulla lealtà alla luce del personalismo della Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, ad esempio, in Veritatis Splendor e Deus Caritas est, per citarne solo alcuni.

Ma, come dice ora Benedetto XVI nella sua lettera, questo non è stato fatto con sufficiente successo. E nel clima morale catastrofico della rivoluzione sessuale, non si è osato intraprendere azioni disciplinari. Ci si è trattenuti perché non si voleva passare per l’uomo nero nell’opinione pubblica.

Guardate cosa Paolo VI ha dovuto attraversare dentro e fuori della Chiesa dopo la Humanae Vitae.

Ma le malattie che non sono state adeguatamente guarite ritornano per un’amara vendetta. Una buona cura pastorale può operare per la salvezza dell’uomo solo su un solido fondamento dogmatico e morale-teologico. Solo lì, dove Dio è l’origine e la destinazione, la legge morale naturale e le motivazioni delle nostre azioni per amore di Cristo vengono percepite non come un peso, ma come Vangelo.

 

LifeSiteNews: Lei critica il fatto che i vescovi tedeschi, sul loro sito web, hanno pubblicato articoli non differenziati e non oggettivi sulla lettera di Benedetto. Alla luce di questi diversi teologi che ora alzano la voce in Germania e che ora sono così indignati per i semplici riferimenti di papa Benedetto XVI alla legge morale della Chiesa, si potrebbe dire che abbiamo già uno scisma de facto in Germania? Dopo tutto, è così che molti teologi tedeschi (e anche alcuni vescovi) ora si rifiutano apertamente di seguire l’insegnamento della Chiesa.   

Cardinale Müller: È brutale quando a nome dei vescovi – e su un sito web da loro finanziato – vengono commissionati articoli così osceni che umiliano personalità come Benedetto XVI, che neanche i nemici più ignoranti della Chiesa oserebbero fare, perché hanno ancora più rispetto e decenza. I nostri progressisti, dopo aver gettato a mare la morale sessuale, hanno perso anche il comandamento di amare il prossimo. E’ l’odio nudo a cui qui viene affidata una piattaforma. Spero che i vescovi esercitino la loro responsabilità, al fine di attuare un cambiamento di rotta di questa piattaforma o altrimenti per porre fine all’uso abusivo delle tasse della Chiesa.

Uno scisma è il prodotto di persone egoiste che ovviamente non si preoccupano dell’unità della Chiesa nella Fede rivelata. Sono spinti dalle loro ideologie e da un delirio di onnipotenza dalla mente ristretta.

 

LifeSiteNews: Lei critica anche il recente Summit sugli abusi sessuali a Roma quando dice che la lettera di Benedetto ha contribuito di più nel trattare questo problema che il Summit di Roma. Potrebbe spiegarci cosa pensa che sia mancato al Vertice?

Cardinale Müller: Il concetto nebuloso di clericalismo è l’approccio sbagliato. Con una diagnosi falsa, non si può mai trovare la terapia giusta, ma, piuttosto, peggiorerà solo la malattia. Sia il cardinale O’Malley che il cardinale Ladaria conoscono più concretamente le cause e le condizioni dei crimini sessuali clericali commessi contro gli adolescenti.

Non si tratta di alte teorie, per attuare un’agenda progressista, ma di fatti empirici. La causa di questi gravi peccati contro il Sesto Comandamento sta nei fallimenti personali dei trasgressori che nella loro coscienza non possono distinguere il bene dal male e che sono anche vittime del pubblico sessualizzato, per esempio dell’onnipresente pornografia.

 

LifeSiteNews: Come pensa che il Vaticano avrebbe dovuto agire negli ultimi decenni perché non si giungesse a questa grave crisi morale e dottrinale nella Chiesa? Come si sarebbero potuti fermare i dissidenti teorici e pratici?

Il cardinale Müller: Dopo che il cavallo è scappato, le misure di emergenza sono più importanti della ricerca delle cause. Dobbiamo porci sul fondamento della Fede. Solo chi è convinto della logica superiore di Dio può vedere attraverso lo spirito malvagio di un’antropologia senza Dio.

Non posso che pensare a San Paolo e al suo appello ai cristiani di Roma, che è diventato per mezzo di Pietro e Paolo il principio e il fondamento dell’unità della Chiesa cattolica:Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. (Rm 12,2)

 




Card. Müller:”ci assumiamo ogni responsabilità per la trasmissione completa e genuina della fede ad ogni generazione”

Il cardinale Gerhard Müller è l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della fede e l’ex vescovo di Regensburg, Germania. Il 10 febbraio scorso ha pubblicato Il Manifesto della Fede, che trae i suoi contenuti dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Il Manifesto ha suscitato in alcuni forti critiche. Per chiarire il contenuto del Manifesto e rispondere alle critiche , il card. Müller ha rilasciato questa intervista allo Staff del Catholic World Report, che propongo ai lettori di questo blog, nella mia traduzione.

Il cardinale Gerhard Müller (foto Edward Pentin)

Il cardinale Gerhard Müller (foto Edward Pentin)

 

CWR: Lei inizia il suo “Manifesto della Fede” prendendo atto della “crescente confusione” all’interno della Chiesa. Quali sono le principali fonti di questa confusione? Perché questa confusione sta a quanto pare crescendo?

Il cardinale Gerhard Müller:  Anche Gesù ha parlato di una possibile confusione nella fede, dicendo che tutto si allontanerà da lui quando verrà l’ora della Passione.  Dopo tutto, nessuno capisce per [sola] natura che la potenza e la saggezza di Dio appaiono nell’impotenza e nella follia umana.

Questa è la teologia della Croce, senza la quale non possiamo né comprendere veramente le vie di Dio né camminare in esse. Anche allora, attraverso le possibilità della comunicazione digitale, molti cristiani sono sempre più esposti ogni minuto alla propaganda anticristiana. I media tradizionali sono saldamente nelle mani dei nemici del cristianesimo. Non si dice nulla dei milioni di casi di abusi sessuali nel mondo [laico], né si spreca una sola parola nella compassione per le vittime. Il grave fallimento dei sacerdoti serve come un’aggressione alla Chiesa in generale. I media lodano il Papa solo quando possono usarlo per la loro agenda.

Tuttavia, riformare significa rinnovamento spirituale e morale in Cristo, e non la decristianizzazione della Chiesa o la sua trasformazione in una ONG, dove il riscaldamento globale è più importante della consapevolezza che Dio è la fonte e la meta dell’uomo e dell’intera creazione.

 

CWR: Scrivendo di Cristo, lei afferma che i cattolici devono “resistere alla ricaduta nelle antiche eresie con chiara determinazione, che vedeva in Gesù Cristo solo una persona buona, fratello e amico, profeta e moralista”. Quali sono alcuni esempi specifici di eresie cristologiche che oggi vengono rinnovate o riciclate?

Cardinale Müller: Un commentatore del Frankfurter Allgemeinen Zeitung [un giornale tedesco] scrive che questo manifesto è una cosa premoderna, mentre le dichiarazioni dei gesuiti di Francoforte sull’omosessualità, l’abolizione del celibato e l’ordinazione sacerdotale delle donne come sacerdoti rappresentano tutte cose moderne. Secondo questo scrittore, chi parla di Gesù come Figlio di Dio lo esalta eccessivamente; l’uomo moderno può comprenderlo solo come un predicatore morale sulla protezione dell’ambiente – non sulla morale sessuale, naturalmente.

Già nel terzo secolo, [la Chiesa respinse] la teoria di Paolo di Somosata di Gesù come semplice uomo.  Quelle teorie della teologia liberale fin dal XVIII secolo che riconoscono Gesù solo come un uomo speciale [pieno] di fervore o di kitsch sfocato, unite ad una moralità basata sul dovere alla Immanuel Kant -potrebbero conservare un residuo del cristianesimo borghese per i contemporanei secolarizzati, ma non hanno nulla a che vedere con la testimonianza originale della Chiesa apostolica su Gesù, il Cristo, il Figlio del Dio vivente. La fede non è una questione di circostanze del tempo o dell’epoca storico intellettuale, ma della verità.

Gesù o è il Figlio del Padre o non lo è. O crediamo in lui o, non essendo più cristiani, smettiamo di dichiararci cristiani. A che serve una bottiglia di vino con un’etichetta che promette “qualità eccellente” se questa bottiglia è vuota?

 

CWR: Alcuni critici del “Manifesto” sottolineano l’assenza di una menzione specifica del papato.  Perché non si riferisce direttamente al papato? E cosa dice delle accuse secondo le quali lei si comporta come una sorta di “antipapa”?

Cardinale Müller: Queste persone sono strateghi politici e ignorantoni dal punto di vista della teologia.  Ovviamente non conoscono le mie osservazioni sul primato papale in Dogmatica cattolica (pubblicato in diverse lingue) e nei miei due libri sul papato (di oltre 700 pagine).

La classica confessione di fede della Chiesa parla della Trinità, dell’Incarnazione, della Chiesa, dei Sacramenti (Battesimo), della vita eterna, senza menzionare il papa e i vescovi, che naturalmente sono un elemento costitutivo della Chiesa sacramentale. Nel loro cieco pregiudizio, anche questi critici non hanno notato che il Catechismo, da cui il Manifesto della Fede trae origine, è stato dichiarato da Papa Giovanni Paolo II come una buona trasmissione del depositum fidei [deposito della fede]. Le stesse persone che erano critiche, se non addirittura ostili, verso i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che hanno denunciato come traditori dello spirito del Concilio Vaticano II, ora invocano Papa Francesco.

Eppure lo fanno non perché lo riconoscono come papa in termini di dogma cattolico, ma piuttosto perché vogliono usarlo come veicolo per la loro agenda di sinistra-liberale per desacramentalizzare la Chiesa.  Quando si tratta dei crimini sessuali di alcuni sacerdoti, essi ritengono responsabile il celibato sacerdotale o la sacramentalità degli uffici episcopali e sacerdotali, invece di guardare al crollo dell’ethos sacerdotale e della morale sessuale durante gli anni Ottanta, di cui erano responsabili i predecessori intellettuali di questi critici.

 

CWR: Scrivendo dei sacramenti, lei nota che “le opinioni della maggioranza o lo spirito dei tempi” non devono sostituire Cristo come punto di riferimento per la verità. In che misura e in che modo uno spirito democratico o “spirito dei tempi” ha sostituito il deposito della fede come guida sicura alla dottrina della Chiesa?

Cardinale Müller: La democrazia nella vita politica è la nostra comune premessa per vivere insieme in un bene comune sociale. Tuttavia, la Chiesa è la comunità di credenti chiamati dalla grazia di Dio. La Chiesa vive della verità di Dio; non fa uso della verità a suo piacimento o secondo interessi e rivendicazioni di potere sugli altri. Insieme ascoltiamo la Parola di Dio e ci assumiamo ogni responsabilità per la trasmissione completa e genuina della fede ad ogni generazione fino alla venuta di Cristo.

Tuttavia, il compito di esercitare l’incrollabile magistero della Chiesa è conferito ai successori di Pietro e agli Apostoli affinché presentino a tutta la Chiesa la verità rivelata, affinché essa possa crederci. I primi due capitoli della Dei Verbum esprimono chiaramente queste relazioni.

 

CWR: C’è stato un bel po’ di discussione sui suoi riferimenti all’apostasia e alla “frode dell’Anticristo” (§ 5). Stava suggerendo che potremmo stare a vivere l'”ultima prova della Chiesa”? E che tipo di apostasia, nello specifico, aveva in mente?

Cardinale Müller:  L’Anticristo è una figura che incarna l’opposizione a Cristo. Egli non appare semplicemente alla fine della storia, ma emerge in ogni epoca come colui che ci tenta nella fossa e colui che distrugge la casa di Dio. Gesù ha chiesto se troverà ancora la fede quando ritornerà. E a volte, nella storia della Chiesa, sembra che la fede si esaurisca nella Chiesa. Nella lotta contro l’arianesimo ultrapotente, sostenuto dall’opinione pubblica e dal potere politico, sant’Atanasio sembra spesso sopraffatto. All’epoca, l’arianesimo era moderno e il cattolicesimo premoderno agli occhi di chi ha fede nel progresso. Come dice san Girolamo, con un gemito, il mondo si svegliò e scoprì che era diventato ariano.  Questa è l’ora di san Pietro. Gesù gli disse che Satana desiderava setacciare i discepoli e tutta la Chiesa come il grano. Poi seguì la parola di Gesù di tremenda forza e rilevanza, anche in questo tempo presente di sofferenza nella Chiesa: “ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32).

 

CWR: Lei ripete una critica che ha già espresso in precedenza: che alcuni vescovi agiscono più come politici che come pastori. È una forma di clericalismo condannata da papa Francesco? Quali sono alcune caratteristiche di questo orientamento politico da parte dei leader della Chiesa?

Cardinale Müller:  C’è un nuovo, errato uso del linguaggio: la parola d’ordine antiecclesiastica del “clericalismo” viene ora applicata all’interno della Chiesa come un grido di battaglia contro l’ufficio istituito da Dio.  Kleros significa partecipazione al servizio degli apostoli istituiti da Cristo (Atti 1:20). Il termine “clericalismo” riguarda l’abuso dell’autorità per ottenere vantaggi personali aiutando gli amici, che raggiungono posizioni nella Chiesa nonostante la loro incompetenza e indegnità. [Tuttavia] Il motivo degli abusi sessuali sui minori e sugli ecclesiastici subalterni non è la sete di potere sugli altri, ma il desiderio sessuale non dominato, che porta al peccato di lussuria e disumanizza le vittime.

CWR: Passando al vertice vaticano (L’Incontro mondiale sugli abusi dal 21 al 24 febbraio scorso, ndr), cosa ne pensa dell’incontro? Cosa ne pensa della decisione del cardinale Cupich e di altri leader del vertice di non concentrarsi affatto sull’omosessualità e sull’abuso degli adulti?

Cardinale Müller:  Non ha senso parlare di strutture che rendono possibili gli abusi. Questo è un discorso politico al di là della comprensione della Chiesa come istituzione di Dio. La costituzione sacramentale della Chiesa, l’obbedienza ai Dieci Comandamenti, e la fedeltà alla propria chiamata come cristiano battezzato, ordinato, o sposato/non sposato – questi, quando ascoltati, sono la migliore protezione contro ogni forma di disobbedienza al nostro Creatore e Redentore e contro il danno all’amore di Dio e del prossimo, quell’amore che racchiude tutti i comandamenti.

 

Fonte: Catholic World Report

 




Il card. Walter Kasper si dice “totalmente inorridito” da alcune affermazioni del Manifesto della Fede” del Card. Müller

Riprendo ampi stralci di un articolo scritto dallo staff di CNA che rilancia le osservazioni molto critiche espresse dal cardinale Kasper sul Manifesto della fede del card. Müller.

Di seguito l’articolo, nella mia traduzione.

 

Card. Walter Kasper

Card. Walter Kasper

 

Il cardinale Walter Kasper ha rilasciato una critica al “Manifesto della fede” del cardinale Gerhard Müller, accusandolo di contenere mezze verità e dichiarazioni generiche che potrebbero portare a divisioni e confusione nella Chiesa.

In una dichiarazione su katholisch.de, Kasper ha detto che mentre il manifesto “contiene molte dichiarazioni di fede che ogni cattolico retto può affermare con tutto il cuore”, alcune delle verità in esso contenute “sono evidenziate in modo tale da far svanire l’altra metà”.

L’8 febbraio, il cardinale Gerhard Müller, già prefetto dell’ufficio dottrinale vaticano, ha pubblicato un Manifesto della fede”, che ha descritto come una risposta ai cattolici che gli hanno chiesto di rilasciare una “testimonianza pubblica sulla verità della rivelazione” in risposta alla “crescente confusione sulla dottrina della fede”.

Nel suo documento, Müller cita il catechismo, osservando che “Chiunque sia consapevole di un peccato grave deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accostarsi alla comunione”. Müller aggiunge che “dalla logica interna del sacramento“, quella norma si applica alle “persone divorziate e civilmente risposate, il cui matrimonio sacramentale esiste davanti a Dio, così come a quei cristiani che non sono in piena comunione con la Fede cattolica e la Chiesa”. Egli ha anche ribadito che la Chiesa non può ordinare le donne al sacerdozio e ha affermato l’insegnamento della Chiesa sull’esistenza del cielo e dell’inferno.

Kasper, che è stato un esplicito sostenitore dell’ammissione del divorziato e risposato alla Santa Comunione, ha accusato Müller di fare “dichiarazioni a tappeto inaccettabili”, come l’affermazione che “la coscienza dei fedeli non è sufficientemente formata”.

[poi, in riferimento al Documento della Fratellanza umana”, firmato qualche giorno fa a Abu Dabhi da Papa Francesco ed il grande imam di Al Azhar, Kasper dice:]


È indubbiamente vero che la confessione del Dio trinitario costituisce una differenza fondamentale nella fede in Dio e nell’immagine dell’uomo di altre religioni.  Ma non ci sono somiglianze, soprattutto con gli ebrei e i musulmani, nella fede nell’unico Dio? E queste somiglianze non sono oggi fondamentali per la pace nel mondo e nella società? Metà della verità non è la verità cattolica!”  Kasper accusa.

Ha anche detto di essere “totalmente inorridito” a leggere l’affermazione di Müller secondo cui il venir meno [al compito] dell’insegnando delle verità della fede cattolica “è l’inganno dell’Anticristo”.

Kasper ha suggerito che Müller sta seguendo il cammino di Martin Lutero: “Uno che giustamente sostiene le riforme nella Chiesa, ma che vuole perseguirle alle spalle del Papa e vuole imporle in opposizione a lui? Lo troverei difficile da credere. Perché questo potrebbe solo portare a confusione e divisione. Questo potrebbe scardinare la Chiesa cattolica”.

 

Fonte: Catholic News Agency

 




“Manifesto della fede” del card. Gerhard Cardinale Müller

Il cardinale Gerhard Müller ha pubblicato un esplicito “manifesto della fede”, invitando in primo luogo i responsabili della Chiesa ad adempiere al loro obbligo di condurre le persone alla salvezza di fronte alla “crescente confusione” sulla dottrina della Chiesa.

In una testimonianza pubblica di quattro pagine (vedi sotto) rilasciata in più lingue l’8 febbraio, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede riafferma molti insegnamenti chiave della fede, ricordando al clero e ai laici che “È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza”.

Scritta in risposta alle richieste di “molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici”, la testimonianza del cardinale arriva mentre la Chiesa si prepara per il vertice vaticano del 21-24 febbraio sugli abusi sessuali del clero, e a seguito di dichiarazioni e documenti del Papa che molti fedeli praticanti hanno, a volte, trovato confuso, disorientante e incoerente con l’insegnamento della Chiesa.

Secondo il sito LifeSiteNews, l’intenzione del cardinale era di pubblicare il Manifesto il 10 febbraio. Questa data è la vigilia dell’anniversario dell’annuncio della rinuncia al suo ufficio pontificio di papa Benedetto nel 2013, così come è la vigilia dell’ordinazione sacerdotale del cardinale stesso. Tuttavia, un sito web polacco ha rotto l’embargo e quindi il documento è stato rilasciato oggi 8 febbraio 2019.

Il cardinale Müller ricorda che lo “scopo stesso” della Chiesa è quello di condurre l’umanità a Gesù Cristo e sottolinea l’importanza del Catechismo della Chiesa cattolica come “norma sicura per la dottrina della fede” che è stato scritto per contrastare la “dittatura del relativismo”.

L’evidenziazione in neretto è mio.

Il cardinale Gerhard Müller (foto Edward Pentin)

Il cardinale Gerhard Müller (foto Edward Pentin)

 

Manifesto della Fede

«Non sia turbato il vostro cuore!» (Gv 14,1)

 

Dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa cattolica mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della rivelazione. È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono. A proposito ammoniva l’Apostolo: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15,3). Oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna. Tuttavia, compito proprio della Chiesa rimane quello di condurre gli uomini verso Gesù Cristo, luce delle genti (vedi LG 1). In questa situazione, ci si chiede come trovare il giusto orientamento. Secondo Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta una «norma sicura per l’insegnamento della fede» (Fidei Depositum IV). Esso è stato scritto allo scopo di rafforzare i fratelli e le sorelle nella fede, una fede messa duramente alla prova dalla «dittatura del relativismo» (i numeri si riferiscono al Catechismo della Chiesa Cattolica) .

 

  1. Dio uno e trino, rivelato in Gesù Cristo

 

L’epitome della fede di tutti i cristiani risiede nella confessione della Santissima Trinità. Siamo diventati discepoli di Gesù, figli e amici di Dio, attraverso il battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La differenza delle tre persone nell’unità divina (254) segna una differenza fondamentale nella fede in Dio e nell’immagine dell’uomo rispetto alle altre religioni. Riconosciuto Gesù Cristo, i fantasmi scompaiono. Egli è vero Dio e vero uomo, incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio è l’unico Salvatore del mondo (679) e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (846). Per questo, la prima lettera di Giovanni si riferisce a colui che nega la sua divinità come all’anticristo (1Gv 2,22), poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, dall’eternità è un unico essere con Dio, suo Padre (663). È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale. Egli è prima di tutto la Parola che era con Dio ed è Dio, il Figlio del Padre, che ha preso la nostra natura umana per redimerci e che verrà a giudicare i vivi e i morti. Lui solo adoriamo in unità con il Padre e lo Spirito Santo come unico e vero Dio (691).

 

  1. La Chiesa

 

Gesù Cristo ha fondato la Chiesa come segno visibile e strumento di salvezza, che sussiste nella Chiesa cattolica (816). Diede alla sua Chiesa, che «è nata dal cuore trafitto di Cristo morto sulla croce» (766), una struttura sacramentale che rimarrà fino al pieno compimento del Regno (765). Cristo, capo, e i credenti come membra del corpo sono una mistica persona (795), per questo motivo la chiesa è santa, poiché Cristo, unico mediatore, l’ha costituita sulla terra come organismo visibile e continuamente la sostiene (771). Attraverso di essa l’opera redentrice di Cristo diventa presente nel tempo e nello spazio con la celebrazione dei SS. Sacramenti, soprattutto nel Sacrificio eucaristico, la S. Messa (1330). La Chiesa trasmette con l’autorità di Cristo la divina rivelazione, «che si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate» (2035).

 

  1. L’Ordine sacramentale

 

La Chiesa è in Gesù Cristo il sacramento universale della salvezza (776). Essa non riflette sé stessa ma la luce di Cristo, che splende sul suo volto, e ciò avviene solo quando il punto di riferimento non è l’opinione della maggioranza né lo spirito dei tempi, ma piuttosto la Verità rivelata in Gesù Cristo, che ha affidato alla Chiesa cattolica la pienezza di grazia e di verità (819): Egli stesso è presente nei sacramenti della Chiesa.

La Chiesa non è un’associazione creata dall’uomo, la cui struttura può essere modificata dai suoi membri a proprio piacimento: essa è di origine divina. «È Cristo stesso l’origine del ministero nella Chiesa. Egli l’ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine» (874). Ancora oggi è valido l’ammonimento dell’Apostolo secondo cui maledetto è chiunque proclami un altro Vangelo, «anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo» (Gal 1,8). La mediazione della fede è inscindibilmente legata alla credibilità umana dei suoi annunziatori: essi, in alcuni casi, hanno abbandonato quanti erano stati loro affidati, turbandoli e danneggiando gravemente la loro fede. Per loro se realizza la parola della Scrittura: «non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci» (2 Tim 4,3-4).

Compito del Magistero della Chiesa nei riguardi del popolo di Dio è quello di «salvaguardarlo dalle deviazioni e dai cedimenti» affinché possa «professare senza errore l’autentica fede» (890). Questo è particolarmente vero per quanto riguarda i sette sacramenti. La S. Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (1324). Il sacrificio eucaristico, in cui Cristo ci coinvolge nel suo sacrificio della croce, è finalizzato alla più intima unione con Lui (1382). Per questo la Sacra Scrittura ammonisce riguardo alle condizioni per ricevere la santa Comunione: «chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore» (1Cor 11, 27), dunque «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione» (1385). Dalla logica interna del sacramento si capisce che i divorziati risposati civilmente, il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti, non ricevano la santa Eucaristia fruttuosamente (1457), perché in tal modo essa non li conduce alla salvezza. Metterlo in evidenza corrisponde a un’opera di misericordia spirituale.

Il riconoscimento dei peccati nella santa confessione almeno una volta all’anno è uno dei precetti della Chiesa (2042). Quando i credenti non confessano più i loro peccati ricevendone l’assoluzione, si rende vana la salvezza portata da Cristo, Egli infatti si è fatto uomo per redimerci dai nostri peccati. Il potere del perdono, che il Risorto ha conferito agli Apostoli e ai loro successori nell’Episcopato e nel Sacerdozio, rimette i peccati gravi e veniali commessi dopo il Battesimo. L’attuale pratica della confessione evidenzia come la coscienza dei credenti non sia oggi sufficientemente formata. La misericordia di Dio ci è data, affinché adempiamo i suoi comandamenti per conformarci alla sua santa volontà e non per evitare la chiamata alla conversione (1458).

«È il sacerdote che continua l’opera di redenzione sulla terra» (1589). L’ordinazione, che conferisce al sacerdote «un potere sacro» (1592), è insostituibile perché attraverso di essa Gesù diventa sacramentalmente presente nella sua azione salvifica. I sacerdoti scelgono volontariamente il celibato come «segno di questa vita nuova» (1579). Si tratta della donazione di sé stesso al servizio di Cristo e del Suo Regno che viene. Al fine di conferire validamente l’ordinazione nei tre gradi di questo sacramento, la Chiesa si riconosce vincolata alla scelta compiuta dal Signore stesso, «per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile» (1577). A tale riguardo, parlare di una discriminazione della donna dimostra chiaramente una erronea comprensione di questo sacramento, che non riguarda un potere terreno ma la rappresentazione di Cristo, lo Sposo della Chiesa.

 

  1. La legge morale

 

Fede e vita sono inseparabili, poiché la fede senza le opere compiute nel Signore è morta (1815). La legge morale è opera della sapienza divina e conduce l’uomo alla beatitudine promessa (1950). Di conseguenza, la «Legge divina e naturale mostra all’uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine» (1955). La sua osservanza è necessaria a tutte le persone di buona volontà per conseguire la salvezza eterna. Infatti colui che muore in peccato mortale senza pentimento rimarrà per sempre separato da Dio (1033). Ciò comporta delle conseguenze pratiche nella vita dei cristiani, tra le quali è opportuno richiamare quelle oggi più frequentemente trascurate: (cfr 2270-2283; 2350-2381). La legge morale non è un peso ma fa parte di quella verità liberatrice (cfr Gv 8,32) attraverso la quale il cristiano percorre la via della salvezza e non deve essere relativizzata.

 

  1. La vita eterna

 

Molti si chiedono oggi per quale motivo la Chiesa esista ancora se gli stessi vescovi preferiscono agire da politici piuttosto che da maestri della fede proclamare il Vangelo. Lo sguardo non deve soffermarsi su questioni secondarie, ma è più che mai necessario che la Chiesa si assuma il suo compito proprio. Ogni essere umano ha un’anima immortale, che alla sua morte si separa dal corpo, però con la speranza della risurrezione dei morti (366). La morte rende definitiva la decisione dell’uomo a favore o contro Dio. Tutti devono affrontare il giudizio personale subito dopo la morte (1021): o sarà necessaria ancora una purificazione oppure l’uomo andrà direttamente verso la beatitudine celeste e gli sarà permesso di contemplare Dio faccia a faccia. Esiste però anche la terribile possibilità che una persona, fino alla fine, resti in contraddizione con Dio: rifiutando definitivamente il Suo amore, essa «si dannerà immediatamente per sempre» (1022). «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi» (1847). L’eternità della punizione dell’inferno è una realtà terribile, che – secondo la testimonianza della Sacra Scrittura – riguarda tutti coloro che «muoiono in stato di peccato mortale» (1035). Il cristiano attraversa la porta stretta, «perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7,13).

Tacere su queste e altre verità di fede oppure insegnare il contrario è il peggiore inganno contro cui il Catechismo ammonisce vigorosamente. Ciò rappresenta l’ultima prova della Chiesa, ovvero «una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia della verità» (675). È l’inganno dell’Anticristo, che viene «con tutte le seduzioni dell’iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati» (2Ts 2,10).

 

Appello

 

Come lavoratori nella vigna del Signore, noi tutti abbiamo la responsabilità di ricordare queste verità fondamentali aggrappandoci a ciò che noi stessi abbiamo ricevuto. Vogliamo dare coraggio per percorrere la via di Gesù Cristo con determinazione, così da ottenere la vita eterna seguendo i Suoi comandamenti (2075).

Chiediamo al Signore di farci conoscere quanto è grande il dono della fede cattolica, attraverso il quale si apre la porta alla vita eterna. «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38). Pertanto ci impegniamo a rafforzare la fede confessando la verità che è Gesù Cristo stesso.

L’avvertimento che Paolo, l’apostolo di Gesù Cristo, da al suo collaboratore e successore Timoteo è rivolto in modo particolare a noi, vescovi e sacerdoti. Egli scriveva: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero» (2Tm 4,1-5).

Possa Maria, Madre di Dio, implorarci la grazia di aggrapparci alla confessione della verità di Gesù Cristo senza vacillare

Uniti nella fede e nella preghiera.

 

Roma, 10 febbraio 2019

 

Gerhard Cardinale Müller

Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal 2012-2017

 

Fonte: LifeSiteNews e National Catholic Register

 

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.1)

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.1)

 

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.2)

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.2)

 

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.3)

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.3)

 

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.4)

Manifesto sulla fede del cardinale Gerhard Müller (foglio n.4)




Abusi, Card. Müller: “Non il clericalismo ma l’allontanamento dalla verità” è la radice del male

Non il clericalismo, qualunque esso sia, ma l’allontanamento dalla verità e la licenza morale sono le radici del male”. Dal discorso del card. Gerhard Cardinale Müller pronunciato per l’ordinazione sacerdotale del fratello Michael Sulzenbacher SJM. nella chiesa di Sant’Agnese in Agone il 15.9.2018.

Ecco ampi stralci nella traduzione via Google translate.

Card. Gerhard L. Müller  (Foto (c) Servi Jesu et Mariæ)

Card. Gerhard L. Müller (Foto (c) Servi Jesu et Mariæ)

 

(…) La chiesa, fondata da Dio e composta da esseri umani, si trova tuttavia – secondo il suo lato umano – in una profonda crisi di credibilità. In questo momento drammatico sospettiamo e temiamo le possibili conseguenze negative degli scandali e degli errori delle guide. Pensiamo involontariamente alla divisione del cristianesimo occidentale nel XVI secolo o alla secolarizzazione della vita spirituale sulla scia dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.

Non il clericalismo, qualunque esso sia, ma l’allontanamento dalla verità e dalla licenza morale sono le radici del male. La corruzione della dottrina comporta e si manifesta sempre nella corruzione della morale. Il grave peccato contro la santità della Chiesa senza rimorso è il risultato della relativizzazione del fondamento dogmatico della Chiesa. Questa è la vera ragione dello shock e della delusione di milioni di cattolici devoti. Nell’analisi delle cause delle secessioni dell’unica Chiesa di Cristo nel XVI secolo, lo storico della Chiesa Hubert Jedin (1900-1980) ha dichiarato nel primo volume della sua “Storia del Concilio di Trento”: “La parola riforma ha nascosto l’eresia e l’emergente secessione della chiesa”. (I, 151).

Poi, come ora, si è parlato molto di riforma.

Che cosa c’è dietro la formula propagandistica abbagliante e mediatica “riforma della curia e di tutta la chiesa” se non si intende – come spero vivamente – il rinnovamento nella verità della rivelazione e della sequela di Cristo? La vera riforma non è la secolarizzazione della chiesa, ma la santificazione del popolo per Dio.

Non è una riforma, ma una falsa dottrina pensare che la dottrina della Chiesa può esistere, ma per i deboli dobbiamo inventare un nuovo ministero pastorale che soddisfi le esigenze della verità della Parola di Dio e della morale cristiana.

La redenzione dal peccato si basa sulla verità che Gesù è il Figlio di Dio. Senza la verità dell’incarnazione la chiesa si ridurrebbe ad un’agenzia di miglioramento del mondo interiore. Il nostro desiderio di Dio e il desiderio di vita eterna non avrebbe senso. Il sacerdote sarebbe solo il funzionario di un movimento socio-religioso. La Chiesa non acquista rilevanza e accettazione se porta le tracce dello Zeitgeist nel mondo, ma solo se porta avanti la fiaccola con la verità di Cristo. Non dobbiamo renderci importanti con questioni secondarie e lavorare sull’agenda di altri che non vogliono credere che Dio da solo è l’origine e l’unico obiettivo dell’uomo e di tutta la creazione.

Il vero pericolo per l’umanità oggi sono i gas serra del peccato e il riscaldamento globale dell’incredulità e la disintegrazione della morale, quando nessuno conosce e insegna la differenza tra bene e male. Il miglior ambientalista e amante della natura è il predicatore del vangelo che (dice che) c’è sopravvivenza solo con Dio, non limitata, ma per sempre e per sempre.

Nell’opinione che il dogma cristiano non è più la ragione e il criterio della morale e della cura pastorale, emerge un’eresia cristologica. Questo consiste nel mettere in opposizione Cristo, maestro della verità divina, e Cristo, il buon pastore. Cristo, invece, è la stessa persona. Non tacque davanti a Pilato, ma “fece una buona confessione e si alzò in piedi come testimone della verità” (1 Tim 6,6).  (1 Tim 6,14). Gesù affronta il relativismo di Pilato, che incarna il cinismo del potere mondano, con il potere redentore della verità di Dio: “Sì, io sono un re. Sono nato e sono venuto nel mondo per testimoniare la verità. Chiunque sia della verità ascolta la mia voce”. (Giovanni 18:37).

Un solo e medesimo Cristo dice di se stesso “Io sono la via e la verità e la vita” (Gv 14,6), che anche come pastore bonus è la pastorale della Chiesa in persona quando rivela il mistero della sua persona e della sua missione: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le pecore”. (Giovanni 10:11).

Essere testimoni della verità di Cristo e servi del Buon Pastore: questo è il mistero e l’origine del sacerdozio sacramentale nella Chiesa della Nuova Alleanza.

L’unico alto sacerdozio del “pastore esaltato delle sue pecore” (Eb 13,20) esclude ogni altra via a Dio se non attraverso Gesù Cristo, ma include la realizzazione sacramentale ed ecclesiastica della salvezza ottenuta una volta per tutte da Cristo, in quanto Cristo stesso ha stabilito il ministero e la missione degli apostoli.  Nell’Ordine Sacro l’autorità e la missione apostolica viene trasferita ai vescovi e ai sacerdoti.

Così, caro confratello, in quest’ora si applica a te la parola di San Paolo al suo collega apostolo e successore Timoteo: “Fuggi dalla falsa dottrina, sii servo della parola, annunciatore della vera fede e combattente per la verità di Cristo. Così afferrate la vita eterna alla quale siete stati chiamati e per la quale avete fatto una buona confessione davanti a molti testimoni”.  (1 Tim 6,12). (…)

(…) Il buon pastore è diverso dal mercenario perché ama le persone con il Cuore di Gesù e Maria e perché usa la sua vita per il gregge del Signore. L’apostolo è “collaboratore di Dio, servo di Cristo, amministratore e dispensatore dei misteri divini” (1 Cor 4,1; 2 Cor 6,1). Gli interessa solo una cosa: “conquistare le persone per Cristo in soggezione del Signore” (2 Kor 5,1; 2 Kor 6,1).  (2 Kor 5,11). Gli è stato affidato il ministero della riconciliazione per la proclamazione e la mediazione sacramentale. E quindi i sacerdoti ordinati, come gli apostoli, sono “messaggeri al posto di Cristo, ed è Dio che, attraverso di loro, vi esorta alla riconciliazione con Dio”. (2 Kor 5.20).

Certamente egli si trova anche nelle file dei fedeli e sulla via del pellegrinaggio terreno – come tutti noi – ha bisogno della grazia per la sua opera spirituale e del perdono di Dio per i suoi peccati e le sue omissioni. La verità della fede che egli proclama e la salvezza che egli trasmette nei sacramenti, tuttavia, grazie a Dio, non dipende dalla profondità della sua spiritualità o dall’alta moralità della sua vita, ma dall’effetto salvifico oggettivo dei sacramenti. Cristo infatti si serve degli uomini, ma non si affida a loro nelle sue opere di salvezza.  Mentre Cristo era senza peccato, tuttavia, tutti i credenti e i loro pastori hanno bisogno del perdono. La confessione dei nostri peccati appartiene al confessionale. Ma quando le persone consacrate conducono una doppia vita in cinico disprezzo della loro vocazione, questi atti appartengono alla corte spirituale. Gli atti malvagi devono essere condannati dall’autorità ecclesiastica, i trasgressori diretti secondo la legge devono essere puniti. Colui che considera il diritto penale ecclesiastico incompatibile con il vangelo dell’amore non agisce per misericordia, ma per disprezzo verso persone che sono state ingannate sui loro diritti e sulla loro dignità. “Guai al mondo con la sua seduzione. Ci devono essere scandali, ma guai all’uomo che è da biasimare per loro”. (Mt 18:7). Questo vale in modo particolare per coloro che, attraverso il ministero dello Spirito, sono diventati modelli di ruolo, typoi, per i fedeli e sono stati rafforzati nella santa consacrazione con lo Spirito Santo.

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Fonte: Kat.net