Festa della mamma: il Card. Comastri pregando davanti alla Madonna si emoziona alle lacrime

Un emozionato Card. Angelo Cardinale Comastri, che oggi ha recitato il rosario con alcuni fedeli nella Basilica di San Pietro, in lacrime davanti alla Madonna mentre prega per le madri prima della festa della mamma. Ricorda che quest’anno molti non potranno esprimere la loro gratitudine alle loro madri con un bacio.




La voce del Card. Comastri spezzata dalla commozione mentre invoca la Madonna durante la recita del Rosario

Card. Comastri recita rosario il 03 04 2020 3 aprile 2020

 

Nel pieno svolgersi della crisi del coronavirus, il 3 aprile, durante il rosario quotidiano nella Basilica di San Pietro a Roma, il Cardinale Angelo Comastri ha ripetutamente manifestato una profonda emozione, con una voce spezzata, quasi un pianto, mentre invoca la Madonna a venire in soccorso del mondo intero in questi tempi di sofferenza. 

Il cardinale Comastri è l’arciprete della Basilica di San Pietro. Come tale ha presieduto il rosario quotidiano a mezzogiorno a San Pietro dall’inizio della quarantena dell’Italia fino alla Settimana Santa. La recita è stata trasmessa in diretta da Vaticanews. 

Incontriamo le difficoltà ogni giorno, ma a volte esse ci sembrano enormi e insormontabili, ed è proprio in questi momenti che ci affidiamo al Signore ed alla Madre di Dio con più intensità. E’ proprio in questi momenti che riconosciamo l’importanza di recitare il rosario ogni giorno, e specialmente nei momenti di difficoltà. 

Dal 6 aprile il rosario quotidiano è presieduto dall’arcivescovo Fabio Dal Cin a Loreto.

 

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Il 3 aprile la voce di Comastri si è spezzata ripetutamente quando ha recitato il rosario e ha chiesto aiuto alla Madre (qui sotto il video completo, in particolare i minuti 27 e 37). Il dolore di questo prelato al culmine della crisi del coronavirus in Italia (che sembra ora rallentare) è palpabile.

 

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Papa San Giovanni Paolo II: “Anche lei avrà la sua croce: la trasformi in amore. Questa è la saggezza che illumina la vita”

Sono passati 15 anni dalla morte di Karol Wojtyla, come ricordato da Papa Francesco all’udienza generale di oggi. Indimenticabili i giorni che segnarono il passaggio alla Casa del Padre di San Giovanni Paolo II, dopo una lunga malattia vissuta con una testimonianza cristiana che attrasse non solo i credenti ma anche persone lontane dalla Chiesa. Proprio sull’insegnamento che il Papa polacco può darci oggi, in un momento di grande sofferenza globale a causa della pandemia, si sofferma il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano, in questa intervista con i media vaticani.

Così Alessandro Gisotti introduce la sua intervista al card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro a Roma, pubblicata su Vaticannews, e che propongo ai lettori di questo blog.

 

Papa San Giovanni Paolo II  

 

 

Cardinale Angelo Comastri, il 2 aprile di 15 anni fa, dopo una lunga malattia vissuta offrendo una straordinaria testimonianza, moriva San Giovanni Paolo II. Cosa ci offre oggi, in un contesto drammatico come quello che stiamo vivendo a causa dell’emergenza Coronavirus, la vita e l’esempio di Karol Wojtyla?

Il dilagare dell’epidemia, la crescita dei contagiati e il bollettino quotidiano del numero dei morti ha trovato impreparata la società e ha messo in luce il vuoto spirituale di molte persone. Il giornalista Indro Montanelli, poco prima di morire, uscì con questa considerazione lucida e onesta: “Se debbo chiudere gli occhi senza sapere da dove vengo e dove vado e che cosa sono venuto a fare su questa terra, valeva la pena che aprissi gli occhi? La mia è una dichiarazione di fallimento!”. Queste parole di Montanelli fotografano la situazione di una parte dell’attuale società. Anche per questo, l’epidemia spaventa: perché in tanta gente si è spenta la fede. Giovanni Paolo II era un credente, un credente convinto, un credente coerente e la fede illuminava il cammino della sua vita.

Nonostante molte sofferenze vissute e la lunga malattia, Karol Wojtyla dava sempre la sensazione a chi lo incontrava di essere un uomo in pace e pieno di gioia…

Giovanni Paolo II sapeva che la vita è una veloce corsa verso la Grande Festa: la Festa dell’abbraccio con Dio, l’Infinitamente Felice. Ma dobbiamo prepararci all’incontro, dobbiamo purificarci per essere pronti all’incontro, dobbiamo togliere le riserve di orgoglio e di egoismo che tutti abbiamo, per poter abbracciare Colui che è Amore senza ombre. Giovanni Paolo II viveva la sofferenza con questo spirito: e, anche nei momenti più duri (come il momento dell’attentato) non ha mai perso la serenità. Perché? Perché aveva sempre davanti la meta della vita. Oggi molti non credono più nella meta della vita. Per questo motivo vivono il dolore con disperazione: perché non vedono al di là del dolore.

Giovanni Paolo II ha sempre trovato nelle esperienze di sofferenza, di dolore, una dimensione di speranza, di speciale occasione di incontro con il Signore. Ricordiamo su tutto la Lettera Apostolica “Salvifici Doloris”. Una sua riflessione su questo particolare carisma del Papa polacco?

Il dolore indubbiamente fa paura a tutti, ma quando è illuminato dalla fede diventa una potatura dell’egoismo, delle banalità e delle frivolezze. Di più. Noi cristiani viviamo il dolore in comunione con Gesù Crocifisso: aggrappati a Lui, noi riempiamo il dolore con l’Amore e lo trasformiamo in una forza che contesta e vince l’egoismo ancora presente nel mondo. Giovanni Paolo II è stato un vero maestro del dolore redento dall’Amore e trasformato in antidoto dell’egoismo e in redenzione dell’egoismo umano. Ciò è possibile soltanto aprendo il cuore a Gesù: soltanto con Lui si capisce il dolore e si valorizza il dolore.

Quest’anno a causa dell’emergenza attuale, vivremo una Pasqua “inedita” per rispettare le disposizioni di contrasto al contagio. Anche l’ultima Pasqua di Giovanni Paolo II fu segnata dalla malattia, dall’isolamento. Eppure ne abbiamo tutti un ricordo indelebile. Quale insegnamento possiamo trarre da quell’ultima Pasqua di Papa Wojtyla guardando a quello che succede oggi?

Tutti ricordiamo l’ultimo Venerdì Santo di Giovanni Paolo II. Indimenticabile è la scena che abbiamo visto in televisione: il Papa, ormai privo di forze, teneva il Crocifisso con le sue mani e lo guardava con stringente amore e si intuiva che diceva: “Gesù, anch’io sono in croce come te, ma insieme a te aspetto la Risurrezione”. I santi sono vissuti tutti così. Mi limito a ricordare Benedetta Bianchi Porro, divenuta cieca e sorda e paralizzata a motivo di una grave malattia e morta serenamente il 24 gennaio 1964. Poco tempo prima, ebbe la forza di dettare una meravigliosa lettera per un giovane handicappato e disperato di nome Natalino. Ecco cosa uscì dal cuore di Benedetta: “Caro Natalino, ho 26 anni come te. Il letto ormai è la mia dimora. Da alcuni mesi sono anche cieca, ma non sono disperata, perché io so che in fondo alla via Gesù mi aspetta. Caro Natalino, la vita è una veloce passerella: non costruiamo la casa sulla passerella, ma attraversiamola tenendo stretta la mano di Gesù per arrivare in Patria”. Giovanni Paolo II era su questa lunghezza d’onda.

In questo periodo segnato dalla pandemia, ogni giorno in diretta streaming su Vatican News e sui media che lo ritrasmettono, tantissime persone si uniscono in preghiera alla recita dell’Angelus e del Rosario. Viene naturale pensare a Giovanni Paolo II legato a Maria fin dallo stemma episcopale…

Sì, Giovanni Paolo II aveva voluto sul suo stemma come motto queste parole: Totus Tuus Maria. Perché? La Madonna è stata vicina a Gesù nel momento della Crocifissione e ha creduto che quello era il momento della vittoria di Dio sulla cattiveria umana. Come? Attraverso l’Amore che è la Forza Onnipotente di Dio. E Maria, poco prima che Gesù consumasse il Suo Sacrificio di Amore sulla Croce, ha sentito le parole impegnative che Gesù le ha rivolto: “Donna, ecco tuo figlio!”. Cioè: “Non pensare a me, ma pensa agli altri, aiutali a trasformare il dolore in amore, aiutali a credere che la bontà è la forza che vince la cattiveria”. Maria da quel momento si preoccupa di noi e quando ci lasciamo guidare da lei siamo in mani sicure. Giovanni Paolo II ci credeva, si è fidato di Maria e con Maria ha trasformato il dolore in occasione di amore.

C’è da ultimo un aneddoto, una parola che Giovanni Paolo II le ha rivolto e che a 15 anni di distanza vuole condividere anche come segno di speranza per tante persone nel mondo, che soffrono, che hanno amato e continuano ad amare Karol Wojtyla?

Nel marzo 2003, Giovanni Paolo II m’invitò a predicare gli Esercizi Spirituali alla Curia Romana. Anche lui partecipò a quel corso di Esercizi Spirituali con esemplare raccoglimento. Al termine degli Esercizi, mi ricevette con tanta bontà e mi disse: “Ho pensato di regalarle una croce come la mia”. Io giocai sul doppio senso della parola e dissi a Giovanni Paolo II: “Padre Santo è difficile che mi possa dare una croce come la sua…”. Giovanni Paolo II sorrise e mi disse: “No… la croce è questa”, e mi indicò una croce pettorale che voleva donarmi. E poi aggiunse: “Anche lei avrà la sua croce: la trasformi in amoreQuesta è la saggezza che illumina la vita”. Non ho più dimenticato questo meraviglioso consiglio che mi ha dato un Santo.

 




L’Angelus e le litanie lauretane con il cardinale Comastri per chiedere la liberazione dall’epidemia

A partire da ieri per una settimana in Vaticano, per iniziativa del cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di san Pietro, ogni giorno alle 12.00 verrà recitata la preghiera dell’Angelus seguita dalle litanie lauretane, per invocare l’intercessione di Maria in questo momento così difficile.

 

 

Un atto di invocazione filiale a Maria per essere liberati dall’epidemia del Coronavirus che sta dilagando nel mondo. E’ la preghiera dell’Angelus seguita dalle litanie lauretane che a partire da oggi per una settimana, ad eccezione di domenica, per iniziativa del cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di san Pietro e vicario generale del Papa per la Città del Vaticano., si svolge ogni mattina in Vaticano alle 12.00. Un’iniziativa – spiega un avviso firmato dal porporato – “per invocare l’intercessione di Maria in questo momento così difficile”. “Nei momenti di pericolo, spontaneamente, i figli si rivolgono alla mamma. Nella particolare circostanza che stiamo vivendo, ci rivolgiamo a Maria, la Madre che Gesù ci ha donato dalla croce”.

 

L’invocazione alla Madre

“O Maria, per il tuo sì umile e libero
sei diventata la prima culla di Dio,
il primo tabernacolo dell’Altissimo,
l’inizio dell’ultimo capitolo della storia.

Tu hai visto gli apostoli felici attorno a Gesù.
Poi li hai visti tristi nell’ora della Passione
e hai raccolto nel cavo della tua mano
le loro lacrime di paura e di smarrimento.

Maria, Madre della Chiesa,
tu non hai avuto paura quando è giunta la Croce.
E provasti di nuovo l’emozione di Betlemme
quando Gesù dalla Croce ti chiamò Madre
aprendo nuovi orizzonti alla tua maternità.

Tu hai sentito il fremito della Pentecoste
 e hai visto gli apostoli uscire dal Cenacolo
 spinti da un’onda di entusiasmo
 che giunge inalterata fino a noi.

Maria, Madre della Chiesa,
stringici al petto
 e donaci il battito del Cuore del tuo Figlio Gesù.
Amen”.

L’invito ad unirsi alla preghiera dell’Angelus da casa propria è rivolto a tutti. E’ possibile partecipare attraverso la diretta streaming, ogni giorno alle 12.00, su Vatican News.

 




CARD. COMASTRI: ESISTE UN “PROGETTO DIABOLICO PER COMBATTERE LA FAMIGLIA”

Riprendo ampi stralci di un articolo di Andrea Gagliarducci

Foto: card. Angelo Comastri con Santa Teresa di Calcutta

Foto: card. Angelo Comastri con Santa Teresa di Calcutta

C’è un “progetto diabolico per combattere la famiglia, e in definitiva per combattere il desiderio di Dio”, e chi “presume di capire più di Dio, perché combattere la famiglia significa questo, è al servizio del demonio”. Il Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano, lo sottolinea nell’omelia della festa di Sant’Anna, durante la messa celebrata nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano.

La festa di Sant’Anna è molto sentita nella parrocchia vaticana, che prima del Concordato era la chiesa dei Parafrenieri pontifici – e infatti il nome è quello di Sant’Anna dei Parafrenieri. Ed è stata una giornata di festa, cominciata con le celebrazioni per i 73 anni di ministero sacerdotale di padre Gioele Schiavella, parroco emerito, già cappellano della Gendarmeria vaticana, e proseguita con la Messa officiata dal Cardinale Comastri.

L’omelia del Cardinale Comastri è stata tutta incentrata sulla famiglia, perché ricordare Sant’Anna significa ricordare “una santa famiglia, quella in cui è nata la Vergine Maria”.

“Mi sembra decisivo – ha detto il Cardinale – sottolineare che la famiglia non l’abbiamo inventata noi. La famiglia l’ha inventata Dio. La famiglia è un progetto di Dio. Dio ha creato l’uomo e la donna perché fossero culla della vita, e fossero luogo in cui i figli possano crescere e imparare l’alfabeto della vita. Bisogna essere ciechi per non vederlo”.

Il Cardinale ha ricordato un passaggio del diario di Giovanni XXIII, che sottolineava come “l’educazione che lascia le tracce più profonde è quella che si riceve in casa”, e che la sua “casa era povera ma piena di Dio”.

Il Papa santo – ha chiosato l’arciprete della Basilica di San Pietro – “qui diceva tutto. Possiamo riempire di benessere le nostre case, ma se non c’è Dio sono squallide e i figli non possono imparare l’alfabeto della vita”.

Il Cardinale Comastri ha quindi denunciato il “progetto diabolico per combattere la famiglia”, un progetto che, ha notato, aveva riconosciuto anche il poeta Eugenio Montale, il quale ne parlo nel 1970, alla commemorazione a Milano del 25esimo anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Montale – ha ricordato il Cardinale – disse che “è giusto ricordare quel drammatico momento nella speranza che non si ripeta mai più. Ma sento in coscienza ii dovere di avvisare che sta scoppiando la bomba atomica della famiglia, e forse farà più vittime e più ferite della bomba atomica esplosa ad Hiroshima e Nagasaki. E la bomba la stanno collocando i mezzi di comunicazione, presentando falsi modelli di vita”.

Sono “falsi modelli che purtroppo disorientano i giovani”, ha affermato il Cardinale, il quale poi ha cercato le tracce dell’insegnamento dei genitori nella vita della Vergine Maria, e in particolare nella risposta all’angelo dopo l’annunciazione (“Sia fatto di me secondo la tua parola”), e nella sua decisione di visitare la cugina Elisabetta.

Ha raccontato il Cardinale: “Maria, tramite l’Angelo, riceve una chiamata ad una missione che avrebbe fatto tremare chiunque e la risposta della Madonna è meravigliosa, di totale disponibilità. Attenti bene: una simile risposta non si improvvisa. Certamente affonda le radici nel clima spirituale della famiglia, nell’educazione e nell’esempio dei genitori. Nelle famiglie pie di Israele venivano pregati e meditati i salmi ogni giorno”.

E in particolare – ha sottolineato – Maria avrà probabilmente avuto in mente il Salmo 23 (“Il Signore è il mio pastore”), il Salmo 127 (“Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori”), il Salmo 25 (“Chi confida nel Signore è come il Monte Sion, è stabile per sempre”).

Da questo terreno, dalle parole “chiare e luminose dei salmi” di cui Maria si è nutrita con i Santi Gioacchino ed Anna, sboccia il sì dell’annunciazione. Così come sboccia la decisione di andare ad assistere Elisabetta, decisione per cui è bastato l’accenno dell’angelo alla cugina incinta. Anche questo gesto di carità viene dall’educazione della famiglia, ha rimarcato il Cardinale Comastri.

“Madre Teresa di Calcutta – ha commentato – disse: un tempo nella famiglia si imparava la generosità, nella famiglia si imparava l’altruismo, oggi state innaffiando l’egoismo dei figli e raccoglierete frutti amari”.

Anche il Magnificat che scaturisce dalla bocca di Maria all’incontro con Elisabetta nasce da quella meditazione famigliare dell’amore di Dio. “Il Magnificat – ha spiegato il Cardinale – è una lettura della storia nella quale domina la certezza che gli umili saranno i vincitori. La vita è una guerra, una lotta. Chi vincerà? Vinceranno gli umili, vinceranno i buoni, vinceranno i puri, vinceranno i miti, vinceranno i misericordiosi. Maria lo dice nel Magnificat, perché ha la certezza che l’ultima parola la dice Dio”.

La riflessione finale è proprio sull’educazione che viene data oggi nelle famiglie. “Oggi – ha notato il Cardinale cosa respirano i figli in casa? Che segnaletica viene data ai figli? La vita è un viaggio, serve una segnaletica quando si cammina. Impegniamoci tutti a riportare nella famiglia un clima di fede convinta, in modo che i figli, guardando i genitori, possano capire quale è la giusta segnaletica”.

 

Fonte: AciStampa