La Planned Parenthood di New York ripudia la sua fondatrice eugenista Margaret Sanger.

Una notizia interessante dagli USA: da decenni il mondo pro-life denuncia le origini eugenetiche della mentalità abortista, in particolare della sua più grande paladina Margaret Sanger, fondatrice della Planned Parenthood, la più grande catena di abortifici degli USA e del mondo, oltre che centro di torbidi affari intorno ai corpicini dei feti abortiti.

Oggi la Planned Parenthood di New York ha deciso di rimuovere il nome della fondatrice dalla propria struttura cittadina perché legata al razzismo e all’eugenetica.

Questo avviene sull’onda del movimento di revisionismo storico legato al fenomeno sociale “Black Lives Matter” che ha deciso di cancellare legami con il passato razzista e colonialista degli Stati Uniti ma più spesso ha cercato la cancellazione anche di radici semplicemente “bianche”, “europee” e “cristiane” ritenute espressione di un generale suprematismo bianco.

C’è da dire, rispetto ad altre figure storiche oggi “cancellate”, che separare Margaret Sanger e l’aborto dall’eugenetica e dal razzismo è un’operazione di ripulitura superficiale che non intacca il profondo legame tra questa ideologia e l’aborto come i dati dimostrano: su 19 milioni di bambini abortiti dalla Roe contro Wade (sentenza che nel 1973 ha liberalizzato l’aborto negli USA), più di un terzo sono della comunità afro-americana (a fronte di una popolazione nera che rappresenta circa il 12-13% della popolazione complessiva).

Vi raccontiamo di questa decisione nell’articolo del New York Times (di cui ovviamente non condividiamo l’entusiasmo che esprime i cosiddetti “diritti riproduttivi”) tradotto da Annarosa Rossetto.

 

Margaret Sanger, fondatrice di Planned Parenthood

Margaret Sanger, fondatrice di Planned Parenthood

 

Il gruppo rimuoverà il nome della pioniera dei diritti riproduttivi da una clinica di Manhattan e riconsidera il proprio punto di vista sul ruolo della fondatrice.

 

La Planned Parenthood di New York martedì scorso ha dichiarato che rimuoverà il nome di Margaret Sanger, fondatrice dell’organizzazione diffusa in tutta la nazione, dalla sua clinica di Manhattan a causa dei suoi “nocivi legami con il movimento eugenetico”.

La Sanger, infermiera della sanità pubblica che ha aperto la prima clinica per il controllo delle nascite negli Stati Uniti a Brooklyn nel 1916, è stata a lungo lodata come icona femminista e pioniera dei diritti riproduttivi.

Ma la sua eredità include anche il sostegno all’eugenetica, una convinzione ormai screditata nel miglioramento della razza umana attraverso la selezione riproduttiva, spesso rivolta a persone povere, disabili, immigrati e persone di colore.

“La rimozione del nome di Margaret Sanger dal nostro edificio è un passo sia necessario che tardivo per fare i conti con la nostra eredità e riconoscere il contributo della Planned Parenthood al danno  storico fatto alla procreazione all’interno delle comunità di colore”, ha affermato in una dichiarazione Karen Seltzer, presidente del consiglio di amministrazione della consociata di New York.

Il gruppo sta anche parlando con i responsabili della città per sostituire il nome della Sanger su un cartello stradale che è stato messo vicino ai suoi uffici in Bleecker Street da più di due decenni.

La Sanger è recentemente finita in un elenco sempre in aggiornamento di personaggi storici le cui eredità culturali sono state riviste in questo periodo sia per le diffuse proteste contro il razzismo del sistema sia a causa di una pandemia che ha messo in luce disuguaglianze razziali ed economiche nei servizi sanitari.

La Princeton University ha dichiarato il mese scorso che avrebbe rimosso il nome del presidente Woodrow Wilson dalla sua scuola di politica pubblica e da una residenza universitaria a causa delle sue opinioni segregazioniste. Solo quattro anni fa, i fiduciari di Princeton avevano votato contro una simile mossa.

La Planned Parenthood Federation of America, l’organizzazione nazionale, ha difeso la Sanger in passato, citando il suo lavoro con i leader neri negli anni ’30 e ’40. Recentemente, nel 2016, il gruppo ha pubblicato una scheda informativa in cui affermava che mentre condannava alcune delle sue convinzioni, la Sanger era stata per lo più ben intenzionata nel cercare di rendere il controllo delle nascite accessibile alle comunità di poveri e immigrati.

L’organizzazione nazionale dichiarava in un foglio informativo di non approvare la decisione della Sanger di parlare ai membri del Ku Klux Klan nel 1926 in un tour in cui cercava di diffondere il suo messaggio sul controllo delle nascite.

Ha inoltre condannato il suo sostegno alle politiche di sterilizzazione delle persone con disabilità che non potevano essere curate; al divieto nei confronti degli immigrati con disabilità; e per aver sostenuto la “collocazione dei cosiddetti analfabeti, poveri, disoccupati, criminali, prostitute e tossicomani in fattorie e spazi aperti per tutto il tempo necessario al rafforzamento e allo sviluppo della loro condotta morale”.

In una dichiarazione, l’organizzazione centrale ha affermato di sostenere la decisione del gruppo di New York di eliminare il nome della Sanger dalla clinica. Non vi è alcuna insegna sull’edificio, ma era comunemente identificato sia dai dipendenti che pubblicamente con il nome della Sanger. Ora sarà noto come Manhattan Health Center.

“Planned Parenthood, come molte altre organizzazioni che esistono da un secolo o più, sta facendo i conti con la nostra storia e sta lavorando per affrontare le disuguaglianze storiche per servire meglio i pazienti e la nostra mission”, ha detto Melanie Roussell Newman, portavoce del gruppo nella sua dichiarazione.

La Sanger ha ancora difensori che affermano che la decisione di ripudiarla è priva della sensibilità per il contesto storico.

Ellen Chesler, un membro anziano del Roosevelt Institute, un think tank, autrice di una biografia della Sanger e del movimento anticoncezionale, ha affermato che mentre il paese sta attraversando un vasto cambiamento sociale e riconsiderando personaggi di spicco del passato, le opinioni della Sanger sono state male interpretate.

All’epoca il movimento eugenetico aveva un ampio sostegno sia nei circoli conservatori che in quelli progressisti, ha detto la signora Chesler, e la Sanger era esattamente in quest’ultimo campo. Respingeva la convinzione di alcuni eugenisti secondo cui le famiglie bianche della classe media avrebbero dovuto avere più figli di altre, ha affermato la Chesler.

La Sanger, piuttosto, credeva che la qualità della vita di tutti i bambini potesse essere migliorata se i loro genitori avessero avuto famiglie più piccole, ha detto la Chesler, aggiungendo che la Sanger credeva che i neri e gli immigrati avessero il diritto a quel tipo di vita migliore.

“I suoi motivi erano l’opposto del razzismo”, ha detto la signora Chesler, citando le relazioni della Sanger con importanti leader neri come W.E.B. Du Bois, uno dei fondatori della N.A.A.C.P.

La Planned Parenthood di New York, che si è formata con la fusione a gennaio di cinque centri di area, è ora la più grande affiliata del gruppo nazionale e vuole dare un riconoscimento alle donne nere e alle altre che hanno sostenuto il movimento per la giustizia riproduttiva, ha affermato Merle McGee, responsabile della “Equality” e delle assunzioni del gruppo di New.

La decisione di eliminare il nome della Sanger dalla clinica crea un insolito allineamento tra il gruppo di New York e i conservatori anti-abortisti come il senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas, e Ben Carson, il segretario federale per l’edilizia, che hanno indicato l’appoggio all’eugenetica della Sanger per criticare la Planned Parenthood e la sua mission.

La signora McGee ha detto che il gruppo non può preoccuparsi di come personaggi conservatori potrebbero reagire a questa mossa, che ha descritto come una risposta alle preoccupazioni delle pazienti e delle persone di colore.

“Non la cancelleremo”, ha detto la signora McGee. “Se la cancelliamo, non possiamo fare i conti con lei.”

Lo sforzo della consociata di New York per rinnegare la Sanger arriva durante un periodo di tumulti interni, incluso la recente espulsione della direttrice esecutiva, Laura McQuade, in parte a causa delle lamentele per aver maltrattato i dipendenti neri.

La signora McGee ha detto che non c’è alcun legame tra l’uscita della McQuade e la decisione di rimuovere il nome della Sanger. La mossa, ha detto, è nata da uno sforzo intrapreso tre anni fa per affrontare il razzismo interno e migliorare le relazioni con gruppi guidati da donne nere che erano diffidenti nei confronti della Planned Parenthood a causa delle sue origini. Dei 22 membri del consiglio della consociata di New York, uno è nero, due sono asiatici e due ispanici.

“La più grande preoccupazione riguardo Margaret Sanger è il suo sostegno pubblico ad una concezione eugenetica della Medicina radicata nel razzismo, nel classismo e nell’esclusione dei disabili”, ha affermato la McGee.

La Sanger ha fondato il suo movimento a New York ed il suo nome è ricordato in diversi luoghi della città. La sua ex clinica, sulla West 16th Street, è stata nominata monumento storico nazionale nel 1993. Lo stesso anno, il Consiglio Comunale ha votato per nominare l’angolo di Mott e Bleecker Streets “piazza Margaret Sanger”. La  Planned Parenthood di  New York ha fatto pressioni per la designazione dopo il trasferimento  dei suoi uffici lì.

L’annuncio del gruppo martedì si è concentrato sull’attuale edificio e sull’intitolazione stradale.

Un rappresentante del gruppo, raccontando una storia spesso ripetuta ma non confermata, nel 1993 disse ai leader della città che era giusto onorare la Sanger nella zona, dato che aveva contribuito ad avviare il movimento anticoncezionale nelle vicinanze del Lower East Side.

Secondo la storia, la signora Sanger avrebbe curato una donna di nome “Sadie Sachs”, che aveva abortito. Sadie aveva chiesto a un medico come poteva evitare di avere un altro bambino e il medico le aveva raccomandato l’astinenza. Qualche mese dopo, la signora Sanger era stata chiamata nuovamente a curare Sadie dopo che aveva avuto un altro aborto ed essa era morta tra le braccia della Sanger.

La Sanger ha aperto numerose cliniche, inclusa una ad Harlem. Ha portato avanti la battaglia per i diritti riproduttivi, anche dopo essere stata arrestata e mandata in prigione per l’apertura della sua prima clinica, nella sezione Brownsville di Brooklyn.

 




Nuova Zelanda, approvata la legge sull’aborto più estrema al mondo.

Il sospetto che pandemia da Covid19 costituisca un’arma di distrazione di massa per velocizzare l’instaurazione dell’agenda abortista più radicale trova ogni giorno nuove conferme.

Ma in nessun luogo del mondo questa affermazione si è dimostrata tragicamente vera come in Nuova Zelanda. Per sincerarsene è sufficiente leggere l’articolo pubblicato il 18 marzo scorso su Righttolife, che vi proponiamo nella traduzione di Wanda Massa.

 

Jacinda Ardern, Primo Ministro della Nuova Zelanda

Jacinda Ardern, Primo Ministro della Nuova Zelanda

 

Il Primo Ministro neozelandese si affretta a tradurre in legge la legislazione sull’aborto più estrema del mondo, mentre il paese è distratto dalla pandemia

I deputati neozelandesi hanno introdotto la legge sull’aborto più estrema del mondo, dopo che è passata in Parlamento in terza consultazione.

Il disegno di legge è passato con 68 voti a 51 – un margine molto più ristretto rispetto alla prima e alla seconda consultazione.

La nuova legge significherà che la Nuova Zelanda avrà la legge sull’aborto più estrema al mondo:

– L’aborto sarà ora disponibile su richiesta, per qualsiasi motivo, fino alla nascita

– L’aborto per la selezione del sesso sarà legalizzato

– L’attuale limite di 20 settimane per l’aborto selettivo per disabilità sarà eliminato e l’aborto sarà disponibile fino alla nascita per le disabilità, tra cui la sindrome del labbro leporino, del piede equino e della sindrome di Down.

– Non ci sarà nessun requisito in base al quale un medico debba essere coinvolto nella pratica dell’aborto

– Non ci sarà alcun obbligo legale che i bambini nati vivi dopo un aborto “fallito” ricevano assistenza medica

– Non ci sarà alcun obbligo legale di dare sollievo dal dolore ai neonati abortiti tra le 20 settimane e la nascita.

– Non ci saranno restrizioni legali sui metodi di aborto controversi, come gli aborti a dilatazione ed estrazione intatti (noti anche come aborti a nascita parziale).

I sondaggi mostrano che la nuova legge è fortemente osteggiata dal pubblico in Nuova Zelanda e in particolare dalle donne, con solo il 2% delle donne che sostengono l’aborto volontario fino alla nascita, il 93% delle donne che si oppongono all’aborto per la selezione del sesso e il 94% delle donne che sostengono gli attuali standard legali in tema di aborto.

 

Dato il bassissimo sostegno pubblico al cambiamento e il fatto che il divario tra i parlamentari che si opponevano e il sostegno si stava rapidamente riducendo, il governo di Jacinda Ardern ha affrettato le fasi finali del progetto di legge attraverso il Parlamento, mentre i parlamentari, i media e il paese erano distratti dalla pandemia del Coronavirus. Questo includeva l’avanzamento della seduta finale della fase di commissione e la terza e ultima lettura del disegno di legge in Parlamento lo stesso giorno.

Il disegno di legge ha anche visto un forte contraccolpo da parte della comunità dei disabili, con oltre 1.200 persone con la sindrome di Down e le loro famiglie che hanno chiesto al Primo Ministro, Jacinda Ardern, di mantenere la promessa pre-elettorale di non introdurre l’aborto fino alla nascita per la sindrome di Down.

Un emendamento che sperava di sottoporre la questione a un referendum pubblico è fallito in un voto di coscienza per 100 voti contro 19, negando al pubblico l’ultima parola sulla legislazione.

Inoltre, la commissione per la legge  sull’aborto ha ascoltato solo 139 persone che volevano dare un feedback orale sul progetto di legge, nonostante le oltre 25.000 proposte presentate.

A titolo di confronto, il progetto di legge di emendamento sulla risposta al cambiamento climatico (Zero Carbonio) ha ricevuto solo 10.000 contributi scritti, ma la commissione per l’ambiente ha ascoltato 1.500 contributi orali.

Il Primo Ministro neozelandese, Jacinda Ardern, è stato tra gli 80 deputati responsabili di aver sconfitto il tentativo di chiedere ai professionisti della sanità di fornire assistenza medica ai bambini nati vivi dopo gli aborti “falliti”.

Un tentativo di proteggere i bambini dall’aborto selettivo del sesso è stato sconfitto con 50 voti a favore e 70 contrari, nonostante che le forti preoccupazioni per la pratica siano state evidenziate in una presentazione al Comitato per la legislazione sull’aborto da Stop Gendercide, che aveva esortato i deputati a sostenere l’emendamento.

Tra le altre misure a favore della vita, che sono state respinte e che mirano ad ammorbidire la portata del disegno di legge, figurano l’alleviamento del dolore per i bambini abortiti tra le 20 settimane e il parto, una maggiore protezione contro l’obiezione di coscienza e la raccolta di statistiche sull’aborto.

Più di 60.000 persone hanno firmato una petizione che chiede al vice primo ministro neozelandese Winston Peters di assicurare che il governo ritiri il disegno di legge.

Il Partito dei Verdi ha fallito nel tentativo di invertire un errore che ha portato alla criminalizzazione delle zone di libertà di parola, che impediscono che l’aiuto pro-vita venga offerto al di fuori delle cliniche abortive, essendo escluso dalla legislazione.

Il co-leader del Partito Verde Marama Davidson aveva tentato di reintrodurre il provvedimento, ma i deputati hanno votato 77 a 43 contro.

Il gruppo neozelandese Voice for Life ha detto:

Con l’approvazione della legge sull’aborto estremo dei laburisti, i nostri parlamentari hanno introdotto una nuova legge che liberalizzerà l’aborto fino alla nascita, permetterà l’aborto selettivo del sesso, e rimuoverà l’attuale libertà di coscienza dai professionisti medici neozelandesi.

“Nelle ultime sessioni parlamentari i nostri parlamentari hanno avuto l’opportunità di approvare emendamenti che avrebbero corretto alcuni dei peggiori estremismi di questo progetto di legge, ma hanno invece scelto di respingere misure così moderate…

“Il nostro Parlamento ha il dovere di considerare il benessere e la protezione di tutti i neozelandesi, compresi i più vulnerabili.

“Stasera hanno fallito in questo fondamentale dovere di attenzione approvando questo disegno di legge estremo, ma le centinaia di migliaia di elettori che si sono opposti a questo disegno di legge non dimenticheranno questo fallimento quando sarà il momento di votare alle elezioni generali tra pochi mesi”.

Le legislazioni abortiste più estreme nel mondo

Il Canada è l’unico paese al mondo che non ha una legge sull’aborto, in quanto la loro legge è stata cancellata da una causa intentata presso la loro Corte Suprema nel 1988.

Tra le altre giurisdizioni del mondo che hanno una legislazione sull’aborto, Victoria, Australia, ha attualmente la legge più estrema.

La legge di Victoria consente l’aborto fino alla nascita per motivi fisici, psicologici e sociali, se approvata da due medici; questo può essere il chirurgo che opera l’aborto e l’anestesista.

In pratica, questo ha permesso l’aborto su richiesta, per qualsiasi motivo, fino alla nascita a Victoria, in Australia.

Prima dell’introduzione della legislazione a Victoria nel 2008, gli attivisti dell’aborto sostenevano che, sebbene l’aborto fosse in pratica consentito per qualsiasi motivo, i medici avrebbero garantito che la maggior parte degli aborti si sarebbe verificata solo in circostanze rare, come quando un bambino aveva una condizione in cui moriva nel grembo materno o poco dopo la nascita (un’anomalia fetale mortale o un’invalidità che limita la vita) – affermazioni simili sono attualmente in corso di presentazione circa la proposta di legge sull’aborto in Nuova Zelanda da parte dei sostenitori dell’aborto e dei parlamentari neozelandesi.

I dati relativi ai 12 anni di applicazione della legge in vigore a Victoria dimostrano che non è stato così. Il team degli Affari Pubblici di Right To Life UK ha intrapreso un’analisi approfondita dei dati pubblicati sugli aborti tardivi a Victoria dal Consultative Council on Obstetric and Paediatric Mortality (Consiglio consultivo sulla mortalità ostetrica e pediatrica).

Questi dati mostrano che da quando la legge è cambiata nel 2008, sono stati effettuati 1.418 aborti tardivi (tra le 20 settimane di gestazione e la nascita), permessi dai medici per motivi “psicosociali” – si trattava di situazioni in cui il bambino non aveva una disabilità e l’aborto è stato effettuato per motivi sociali. Nel 2011, uno di questi aborti per motivi sociali è avvenuto a 37 settimane.

Attualmente, secondo la legge neozelandese, l’aborto è consentito dopo 20 settimane per motivi molto rigorosi (quando l’aborto è “necessario per salvare la vita della donna o della ragazza o per prevenire gravi danni permanenti alla sua salute fisica o mentale”).

Questa legge severa ha fatto sì che gli aborti dopo 20 settimane siano rari – per esempio 72 aborti si sono verificati dopo 20 settimane in Nuova Zelanda nel 2017.

Victoria ha una popolazione che è solo il 32% più grande di quella della Nuova Zelanda, ma il numero di aborti avvenuti dopo le 20 settimane è stato molto più alto, 323 o 348,61% in più rispetto a quello che si è verificato in Nuova Zelanda nello stesso anno (i dati pubblicati per Victoria non sono ancora stati pubblicati per il 2018).

Un altro effetto collaterale dell’altissimo tasso di aborti tardivi in Australia è che decine di bambini sono stati lasciati morire dopo essere nati vivi durante una serie di terminazioni “pasticciate”.

Il Victorian Consultative Council on Obstetric and Paediatric Mortality and Morbidity (Consiglio consultivo vittoriano sulla mortalità e la morbilità ostetrica e pediatrica) ha riferito che nel 2012 ci sono state 53 “interruzioni di gravidanza” dopo 20 settimane “con conseguente parto vivo”.

Al contrario, un rapporto del 2008 per l’Inghilterra e il Galles ha rilevato che 66 neonati sono nati vivi dopo le interruzioni del servizio sanitario nazionale in un anno. Mentre queste cifre sono comparabili in numero, la popolazione di Victoria, che conta 6,36 milioni di abitanti, è solo un decimo della popolazione dell’Inghilterra e del Galles.

Un notiziario di Channel 7, trasmesso il 17 aprile 2010, ha riferito che c’è stato un grande aumento degli aborti tardivi effettuati presso il Royal Women’s Hospital dall’introduzione della riforma della legge sull’aborto del 2008. La presentatrice Jennifer Keyte ha dichiarato come “le ostetriche e i medici si sentono traumatizzati” dal dover eseguire così tanti aborti tardivi al Royal Women’s Hospital. La giornalista Louise Milligan ha detto che ci sono state alcune “richieste allarmanti” per gli aborti tardivi, tra cui una richiesta di interruzione di gravidanza a 32 settimane perché il bambino aveva un labbro leporino.

La nuova legge sull’aborto in Nuova Zelanda è ancora più estrema di quella di Victoria, Australia – rendendola la legge sull’aborto più estrema al mondo.

Permetterebbe di abortire tra le 20 settimane di gestazione e il parto con il via libera di due soli operatori sanitari (che potrebbero includere infermiere e ostetriche) piuttosto che la soglia più alta di due medici che sono richiesti a Victoria.

Nella legislazione proposta in Nuova Zelanda, il Comitato per la legislazione sull’aborto ha ampliato i criteri, già laschi, per includere il “benessere generale” – rendendo ancora più facile che gli aborti avvengano tra le 20 settimane e la nascita in Nuova Zelanda. Si tratta di termini non definiti e spetta all’operatore sanitario coinvolto decidere come interpretarli.

 




Agghiacciante: vaccini da feti abortiti a pagamento

Agghiacciante, è l’unica parola adeguata a spiegare quanto ha detto il dott. Stefano Montanari: vaccini da feti abortiti a pagamento. Guardate questo breve video.

Vaccini da feti abortiti a pagamento from Sabino Paciolla on Vimeo.

 

Più di 130 membri del Congresso hanno esortato con una lettera il presidente Donald Trump “a mantenere l’attuale politica che vieta la ricerca sui tessuti fetali e a reindirizzare i fondi verso alternative etiche e di successo per combattere il COVID-19”. Qui un articolo.


Anche i vescovi americani, durante la pandemia hanno fatto sentire più volte la loro preoccupata voce su questo argomento. Ecco un articolo tratto da CNA,nella nostra traduzione.

 

La Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti ha recentemente esortato la Food and Drug Administration (FDA: l’organismo di controllo statunitense, ndr) a garantire che i vaccini sviluppati per combattere il coronavirus non siano “moralmente compromessi” da qualsiasi connessione con le linee cellulari create dai resti dei neonati abortiti. 

L’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City in Kansas, presidente del Comitato per le attività per la vita della Conferenza Episcopale degli USA, avea detto in un’intervista di maggio che “ci sono storie nella creazione di vaccini – in alcuni casi comunque – che usano linee cellulari create dai resti di feti abortiti”, e che rimane importante sottolineare le complicate preoccupazioni etiche nella ricerca sui vaccini. 

“Così alcuni dei vaccini che vengono utilizzati oggi hanno questo problema etico”, ha detto in una comparsa su EWTN Pro-Life Weekly. “Noi come Chiesa, ovviamente, vediamo questo come un problema morale, e non vogliamo fare nulla che in qualche modo dia sostegno all’idea dell’aborto”. 

“D’altra parte”, hanno detto i vescovi, “penso che in alcuni casi in cui non ci siano altre scelte etiche, o per ragioni di salute pubblica, i cattolici possano essere costretti a usare questi vaccini anche se noi ci opponiamo al modo in cui sono stati sviluppati, ma la Chiesa dice che abbiamo l’obbligo di obiettare a questo, e di sostenere lo sviluppo di vaccini etici”. 

Naumann ha detto che in un momento in cui si stanno dedicando così tante risorse e così tanta attenzione pubblica allo sviluppo di un vaccino per il coronavirus, “questo è il momento per noi per esortare”.

“Non c’è bisogno di usare linee cellulari provenienti da feti abortiti, ci sono altre linee cellulari che possono essere usate per sviluppare questi vaccini, per questo pensiamo che sia molto importante in questo momento lasciare che la voce non solo della Chiesa, ma anche di altri cittadini preoccupati, si faccia sentire, tutti noi vogliamo un vaccino, ci rendiamo conto che è importante per la nostra salute pubblica, ma vogliamo anche un vaccino che non abbia problemi etici nel modo in cui è stato sviluppato”, ha detto. 

Naumann ha detto che spera che la FDA “crei incentivi per le aziende farmaceutiche che stanno creando questi vaccini ad usare linee cellulari che non sono implicate con l’aborto” e ad emettere “una forte guida” per creare un vaccino che sia sviluppato eticamente. 

“Penso che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che le nostre aziende farmaceutiche si rendano conto che questo è offensivo per un gran numero di americani e diano loro l’incoraggiamento, diano l’incoraggiamento al nostro governo, per assicurarsi che questi vaccini non siano in alcun modo moralmente compromessi”, ha detto.

Naumann ha anche detto che la risposta del paese alla pandemia di coronavirus ha rivelato un’etica pro-vita nella mente pubblica. 

“E’ interessante perché anche alcune figure, funzionari pubblici, che non ci sostengono nella protezione della vita dei nascituri, hanno fatto dichiarazioni nel bel mezzo di questa crisi che ogni vita è preziosa, ogni vita è sacra”, ha detto. 

“Come cultura e società, stiamo facendo di tutto per cercare di proteggere gli anziani e coloro che potrebbero essere suscettibili al virus, dove per loro è molto più pericoloso. Quindi penso che sia ammirevole che noi, come cultura, stiamo facendo questi passi per cercare di proteggere coloro che sono più vulnerabili al virus, e speriamo che questo possa tradursi in una simile preoccupazione anche per la vita dei nascituri”.

 




Aborto ed eugentica: un legame dimenticato

Le recenti leggi restrittive sull’aborto negli Stati Uniti stanno mettendo in moto le coscienze bloccate per decenni sul falso mito dell’aborto come diritto e libertà. In questo articolodi Carol Novielli apparso il 29 maggio 2019 su www.liveaction.org, ci viene raccontato come una sentenza della Corte Costituzionale su una legge dell’Indiana abbia dato occasione ad un giudice (di colore, non a caso) di ricordare le origini eugenetiche della più grande industria dell’aborto negli USA, la Planned Parenthood.

Ecografia in gravidanza (fonte: CNN.Com)

Ecografia in gravidanza (fonte: CNN.Com)

 

Nel decidere sul recente   caso   Box contro Planned Parenthood di Indiana e Kentucky Inc., il Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Clarence Thomas ha inviato un memoriale alla Corte, suggerendo che gli Stati hanno “un interesse preminente ad impedire che l’aborto diventi uno strumento dell’eugenetica dei nostri giorni” arrivando addirittura ad implicare in questo direttamente la fondatrice e i leader della Planned Parenthood. Nella sua decisione la Corte ha consentito che una disposizione di legge dell’Indiana che impone la sepoltura umana dei bambini abortiti rimanesse in vigore, mentre ha negato un’altra disposizione per impedire l’aborto sulla base di sesso, razza o disabilità.

Il giudice Thomas ha  scritto una risposta di diverse pagine per affrontare la decisione della Corte, che iniziava (enfasi aggiunta):

Scrivo separatamente per affrontare l’altro aspetto della legge dell’Indiana qui in questione, “Il divieto di aborto selettivo in base al sesso e alla disabilità” … Ciascuna delle caratteristiche immutabili protette da questa legge può essere conosciuta relativamente presto in una gravidanza, e la legge [dell’Indiana] impedisce che diventino l’unico criterio per decidere se il bambino vivrà o morirà. In altre parole, questa legge e altre leggi come questa promuovono l’interesse preminente di uno stato di impedire che l’aborto diventi uno strumento dell’eugenetica moderna.

Quindi non si è risparmiato ed ha dimostrato che la Planned Parenthood – l’imputato nel caso – è stata fondata in seno all’eugenetica:

L’uso dell’aborto per raggiungere obiettivi eugenetici non è solo ipotetico. Le basi per legalizzare l’aborto in America furono gettate durante il movimento per il controllo delle nascite all’inizio del XX secolo. Questo movimento si sviluppò parallelamente al movimento eugenetico americano. E in modo significativo, la fondatrice di Planned Parenthood Margaret Sanger ha riconosciuto il potenziale eugenetico della sua causa.

Sanger era un noto membro della Società Eugenetica Americana. Oltre a parlare su invito al Ku Klux Klan, come ha  scritto  nella sua  autobiografia, la fondatrice della PlannedParenthood ha anche  sostenuto la  sterilizzazione forzata per liberare il pianeta da coloro che riteneva “inadatti”. Nonostante questo coinvolgimento, come Live Action News ha già documentato in passato, alla Sanger sono intitolati due premi attualmente conferiti dalla Planned Parenthood, nonché strutture della Planned Parenthood e Società di Assistenza, senza suscitare alcuna condanna da parte dei media favorevoli all’aborto.

Il giudice Thomas è entrato molto nel dettaglio, lasciando scritto per i posteri e per il pubblico la verità sulla fondatrice di Planned Parenthood, Margaret Sanger, che è stata ulteriormente raccontata qui . “Laddove Sanger credeva che il controllo delle nascite potesse impedire alle persone non idonee di riprodursi, l’aborto può impedire loro, per prima cosa, di nascere“, ha detto, sottolineando che l’aborto è una mera estensione della mentalità eugenetica della Sanger.

Il giudice Thomas, nel suo rapporto, ha scritto un lungo resoconto storico dell’eugenetica e ha affrontato la figura di uno dei famigerati collaboratori di Margaret Sanger, Lothrop Stoddard, le cui opinioni eugenetiche sono state dettagliate su Live Action News ( qui ).

Thomas ha anche chiamato in causa l’ex presidente della Planned Parenthood e vicepresidente della Società Eugenetica, Alan F. Guttmacher, scrivendo: “Molti eugenisti hanno quindi sostenuto la legalizzazione dell’aborto” e “i sostenitori dell’aborto – incluso il futuro presidente di Planned Parenthood Alan Guttmacher – hanno approvato l’uso dell’aborto per ragioni eugenetiche … Anche dopo la seconda guerra mondiale, il futuro presidente Planned Parenthood Alan Guttmacher e altri sostenitori dell’aborto approvarono l’aborto per ragioni eugenetiche e lo promossero come mezzo per controllare la popolazione e migliorarne la qualità … “.

Live Action News ha documentato come Guttmacher sia stato determinante nella depenalizzazione dell’aborto e abbia poi spinto la Planned Parenthood a praticare aborti. Le idee di Guttmacher sulle misure forzate o obbligatoridi controllo della popolazione erano in stretto accordo con la fondatrice di Planned Parenthood, Margaret Sanger, visto che erano entrambi membri della American Eugenics Society, con Guttmacher in veste di vicepresidente del gruppo. Come documentato in precedenza da Live Action News, Sanger ha fatto in modo che la Planned Parenthood fosse profondamente  eugenetica.

“Questo caso evidenzia il fatto che l’aborto è un atto pieno di potenziale per una manipolazione eugenetica”, ha scritto Thomas.

Le intuizioni del giudice Thomas sull’eugenetica non sono passate inosservate nella comunità legale; le sue osservazioni sono state  elogiate dal Centro americano per la Legge e la Giustizia, che ha scritto un breve articolo sul caso. Sarah Pitlyk, Consigliere speciale della Thomas More Society, ha dichiarato a Live Action News:

“Il giudice Thomas ha speso la parte migliore delle sue 20 pagine descrivendo le origini eugenetiche dell’industria dell’aborto e ha citato, tra gli altri dati, l’incredibile incidenza dell’aborto nelle comunità delle minoranze etniche. Il giudice Thomas non ha lasciato dubbi sulla sua posizione rispetto alla costituzionalità dei divieti verso gli aborti selettivi“.

La presidente e fondatrice di Live Action, Lila Rose, ha sottolineato che Live Action ha visto in prima persona come l’industria dell’aborto si rivolge a settori demografici vulnerabili e delle minoranze come provano numerose telefonate sotto copertura: video:

 

(si sente un donatore – operatore di Live Action sotto mentite spoglie –chiedere al call center della Planned Parenthood se i propri soldi possono essere destinati specificamente per l’aborto di un bambino di colore. La proposta viene accettata con un entusiastico “assolutamente sì!”. Il chiamante sottolinea più volte che è proprio per limitare le nascite di bambini afro-americani che fa la donazione perché sarebbero uno svantaggio per i propri figli, bianchi: risposta “Assoultamente, è stupendo”. Al che il donatore ribadisce “meno bambini neri ci sono, meglio è” e la risposta questa volta è un “Comprensibile!” poi l’operatrice si scusa per l’esitazione essendo la prima volta che riceve una simile richiesta….e che è così eccitata che farà in modo che la cosa vada in porto. Seguono altrtelefonata sotto copertura ad altri centri che ottengono le stesse risposte anche quando il finto donatore dice “Ci sono troppe persone di colore in Ohaio e sto cercando di fare la mia parte” e l’operatrice gli risponde: “accettiamo soldi per qualunque ragione” N.d.T.)

Plaudo all’affermazione di Clarence Thomas: ‘Dato il potenziale per l’aborto di diventare uno strumento di manipolazione eugenica, la Corte presto dovrà affrontare la costituzionalità di leggi come quella dell’Indiana…. Imporre diritto costituzionale quello ad ottenere un aborto per motivi legati esclusivamente alla razza, al sesso o all’invalidità di un bambino non ancora nato, come sostiene Planned Parenthood, renderebbe costituzionali le opinioni del movimento eugenetico del XX secolo.” ha affermato Lila Rose.

Sebbene Thomas fosse d’accordo con la decisione della Corte di non pronunciarsi sulla parte di discriminazione del caso in quel momento, ha riconosciuto che la questa questione dell’eugenetica dovrà prima o poi essere affrontata dalla Corte, scrivendo: “Dato il potenziale per l’aborto diventare uno strumento di manipolazione eugenica la Corte dovrà presto confrontarsi con la costituzionalità di leggi come quella di Indiana … Sebbene la Corte decida oggi di non affrontare questi temi, non possiamo evitarli per sempre. Avendo creato il diritto costituzionale all’aborto, questa Corte è obbligata ad affrontare le sue motivazioni“.

Mentre alcuni media hanno etichettato la risposta di 22 pagine del giudice Thomas come una “invettiva”, la verità è che si tratta di Storia – qualcosa che il popolo americano ha disperatamente bisogno di conoscere.

 

 

Fonte: liveaction




Rogers, senatore democratico: “Alcuni bambini sono indesiderati, quindi o li uccidi ora o li uccidi dopo”

 

di Sabino Paciolla

 

Hanno scioccato molte persone le parole pronunciate da  John Rogers, Senatore Democratico degli USA, il partito di Obama e Hillary Clinton, mentre al Senato americano faceva ostruzionismo durante la discussione di un disegno di legge pro-vita (aborto):

“Alcuni bambini sono indesiderati, quindi o li uccidi ora o li uccidi dopo”, ha detto. “Li porti nel mondo indesiderati, non amati, poi li mandi sulla sedia elettrica. Quindi, o li uccidi ora o li uccidi più tardi”.

A quanto pare, Rogers si identifica come un cattolico “personalmente pro-vita”. Infatti, in un’intervista che è seguita alla querelle suscitata dalle sue parole egli ha dichiarato di essere “molto contrario all’aborto”, ma di “non voler imporre la mia fede a nessun altro”.  Dunque un cattolico progressista. Ha giustificato le sue critiche fatte poichè voleva mettere in evidenza il doppio standard di coloro che si dichiarano pro-life quando si tratta di valutare la vita su questioni come i buoni alimentari e l’espansione di Medicaid (il sistema sanitario proposto da Obama).

In risposta al commento di Rogers, il senatore Donald Trump Jr. ha tweettato in questo modo:

“Questo fa rivoltare lo stomaco e fa sembrare Ralph Northam come un moderato sulle questioni dell’aborto.

Ad ogni democratico che si candida come Presidente deve essere chiesto cosa pensa in merito. La svolta estrema che abbiamo visto di recente da parte dei Democratici sull’aborto è davvero nauseante”.

Qui, ovviamente, Trump Jr. si è riferito all’approvazione da parte dei democratici della legge nello Stato di New York che consente l’aborto fino a poco prima della nascita, il cosiddetto “aborto tardivo”. Si ricorderà che all’atto della firma della legge da parte di Andrew Cuomo, Governatore democratico dello Stato di New York, si scatenò un tripudio di gioia e grida di esultazione.

Di tutta risposta, Rogers, parlando con l’affiliato della NBC WVTM, ha detto che è stato un “onore” essere attaccato da Trump Jr. Ecco cosa ha detto:

“Questo dimostra che ho ragione ad aver fatto la scenata sull’aborto, essendo lui nato, è proprio questa la prova”, ha detto Rogers, ridendo. “Essendo lui nato, questa è un’ottima difesa che ho per l’aborto. Sua madre avrebbe dovuto abortire quando è nato e lui non avrebbe fatto quella stupida affermazione, giusto?”

“È evidentemente un ritardato o un pazzo”, ha aggiunto Rogers. “Figlio di Donald Trump, so che c’è qualcosa che non va in quel ragazzo”.

Il senatore dell’Alabama Doug Jones, che a quanto pare è l’avvocato di Rogers e suo amico, è rimasto molto contrariato dalle parole di Rogers, tanto da dire al Washington examinaer:

“Ho pensato che sia stato oltraggioso. Sono stato assolutamente sconvolto…… Conosco il rappresentante Rogers da molto, molto tempo. Penso che debba delle scuse al popolo dello Stato”.

Anche il portavoce di Donald Trump, Jr. Andy Surabian, ha osservato:

“Purtroppo, commenti vili come questo sono diventati la norma dell’attuale corso del Partito Democratico”. “Sono così sconvolti dalla vittoria del presidente Trump che celebrare l’aborto tardivo, il sostegno all’eugenetica e persino la richiesta di morte degli oppositori politici sta diventando la loro procedura operativa standard”.




Johnson: ho lavorato per Planned Parenthood per otto anni ma, a metà carriera, ho iniziato ad avere dei dubbi. Ho visto l’orrore.

L’esperienza dura e dolorosa di Abby Johnson, raccontata da lei stessa, prima direttore di una clinica di Planned Parenthood, la più grande multinazionale dell’aborto, e poi attivista a favore della vita dopo l’orrore provato per aver partecipato ad un aborto eseguito con aspiratore.

Eccola nella mia traduzione.

abby johnson

abby johnson

 

L’aborto può essere uno degli argomenti più dibattuti in America, ma è una parola che non molte persone possono facilmente – e accuratamente – definire.  L’industria dell’aborto usa termini vaghi come “scelta”, “autonomia”, “diritti riproduttivi” o “salute riproduttiva”, “essenzialmente un errore” e “svuotare delicatamente l’utero” per offuscare la conversazione. In una discussione sull’aborto, ci viene detto di considerare solo la madre e la sua scelta. L’altra parte è solo un “prodotto del concepimento” o una “massa indifferenziata di materia uterina”.

Altrettanto vago è il nostro linguaggio sul modo in cui vengono praticati gli aborti, che quasi mai sentiamo descrivere in termini medici. Questo è il motivo per cui il recente film Unplanned è così importante. Vedere la verità sull’aborto cambierà la mente delle persone sulla procedura e la visione della società di questo odioso abuso dei diritti umani. L’ha fatto per noi.

Abby Johnson

Unplanned racconta la storia di un ex direttore della clinica Planned Parenthood (la più grande multinazionale dell’aborto, ndr) che si trova faccia a faccia con la realtà dell’aborto.  Quel direttore ero io. Ho lavorato per Planned Parenthood per otto anni ma, a metà carriera, ho iniziato ad avere dei dubbi. Ho visto che Planned Parenthood era disposto a licenziare i dipendenti se non rispettavano i loro obiettivi [di numero] di aborti e che c’erano bonus monetari per i direttori che rispettavano gli obiettivi. Ho visto come questo si prestava alla pressione e alla manipolazione delle donne incinte nelle nostre cliniche.

Ho raggiunto il punto di rottura il 26 settembre 2009, quando un medico mi ha chiesto di aiutarlo in un aborto guidato da ultrasuoni. Non ne avevo mai visto uno mentre veniva eseguito. Ho guardato con orrore mentre un bambino di 13 settimane ha combattuto per la sua vita….. e ha perso. Un medico abortista ha collegato un’estremità del tubo a una macchina aspiratrice e ha inserito l’altra estremità nella donna incinta che giaceva di fronte a noi. “Accendi l’aspiratore, Scotty”, disse l’abortista, e la macchina si accese. Ho visto che il piccolo bambino ha cominciato a contorcersi.

Me lo ricordo così chiaramente. La macchina di aspirazione utilizzata in un “aborto per aspirazione (D & C)” ha una forza da dieci a 20 volte superiore a quella di un aspirapolvere domestico. In poco tempo, il bambino sembrava come se fosse stato strizzato come uno straccio, attorcigliato e schiacciato. E poi si accartocciò e cominciò a scomparire nel tubo davanti ai miei occhi. L’ultima cosa che vidi era la minuscola spina dorsale perfettamente formata risucchiata nel tubo, e poi non c’era più. E l’utero era vuoto. Completamente vuoto. Dopo di che, l’abortista usò un dispositivo metallico affilato chiamato curette (un cucchiaio tagliente, ndr) per rimuovere i resti del bambino dall’utero della madre e completare l’aborto.

Sapevo allora che dovevo svelare la verità sul Planned Parenthood e la morte violenta da cui il gruppo trae profitto. La mia vita non sarebbe mai stata la stessa. Ho lasciato Planned Parenthood e subito dopo ho fondato un gruppo chiamato And Then There Were None per fornire consulenza e chiare misure di azione per coloro che cercano di lasciare l’industria dell’aborto. Ora viaggio per il paese dicendo la verità sul Planned Parenthood e incoraggiando gli americani a chiedere la fine del sostegno governativo a questa organizzazione disgustosa, che è stata coinvolta in comportamenti potenzialmente criminali.


Lila Rose

Abby non è l’unica donna la cui vita è stata cambiata per aver assistito alla dura realtà dell’aborto. Da giovane, ho visto la fotografia di un bambino abortito, di appena dieci settimane, in un libro a favore della vita, nascosto nella libreria di famiglia. Quell’immagine mi è rimasta impressa. Ho visto l’immagine di braccia e gambe minuscole, dilaniate da un potente aspiratore per aborto, e ricordo di aver pensato: “E’ vero?”

Presto ho scoperto che era davvero reale, e peggio ancora, che il bambino raffigurato era uno dei milioni di persone uccise in modi simili. Sapevo che dovevo fare qualcosa per far sì che quante più persone possibile sapessero la verità sull’aborto.

Ma si è rivelato difficile. L’industria dell’aborto ha tutto l’interesse a tenere nascosti i dettagli cruenti sull’aborto. Nel tentativo di documentare ciò che accade dietro le porte di Planned Parenthood, ho iniziato a lavorare come giornalista investigativo sotto copertura, portando alla luce la triste realtà dell’industria dell’aborto registrando le conversazioni con i lavoratori della clinica. In realtà ho guadagnato una reputazione tra il personale di Planned Parenthood; ho appreso più tardi che mentre lavoravo ancora come direttore della clinica, Abby Johnson aveva un manifesto che raffigurava me nella sua clinica, avvertendo il personale di front-office di stare attenti. (Un’amicizia “Unplanned” – cioè non pianificata, ndr – che è nata quando se n’è andata e ora lavoriamo insieme per porre fine all’aborto).

Sono stata in grado di scoprire il personale di Planned Parenthood impegnato in attività illegali e pericolose, tra cui l’aiuto e favoreggiamento nel traffico di sesso con bambini, la mancata denuncia di abusi sessuali su ragazze minorenni e il raccontare menzogne alle donne sullo sviluppo del loro bambino nella fase prenatale – il tutto al fine di eseguire aborti e procurarsi il denaro che con essi arriva, a spese delle donne coinvolte. Il mio ente no-profit, Live Action, ha scoperto Planned Parenthood ad eseguire aborti selettivi in base al sesso, accettando donazioni a sfondo razziale avendo di mira le donne nere ed i bambini, e discutendo di come lasciare  i bambini nati vivi dopo un aborto al fine di farli morire. Ho visto dentro queste strutture per l’aborto, e questo ha cambiato la mia vita nel vedere come trattano le donne. Questo è esattamente quello che vedrete in Unplanned – la dura realtà di ciò che accade a porte chiuse. Anche dopo tutto questo, Planned Parenthood continua a ricevere i nostri dollari dei contribuenti e sostiene di essere un’organizzazione rispettabile.

Raccontare la verità

La migliore possibilità della società di porre fine all’abuso dell’aborto e all’abuso che circonda l’aborto è sradicare l’idea che l’aborto è innocuo. Ciò richiede un’educazione e uno sguardo su come e dove avviene l’abuso. Live Action ha condiviso un video medico accurato che descrive in dettaglio le procedure abortive più comuni e l’ha mostrato alle persone di Los Angeles, San Francisco e New York. Per molti degli spettatori che si sono definiti “pro-choice” (cioè a favore dell’aborto, ndr), il video è stato un “aprire gli occhi” e “angosciante”. Quando la gente guarda cosa succede quando un abortista strappa  membro a membro un bambino durante un aborto, ciò che Abby Johnson ed io abbiamo visto in giovane età, gli spettatori rispondono che l’aborto non dovrebbe essere legale, che questi video dovrebbero essere mostrati in contesti educativi, e che i leader del nostro paese dovrebbero essere tutti tenuti a conoscere i fatti dell’aborto.

La verità è lì, un bambino non ancora nato è una vita umana e l’aborto distrugge orribilmente quella vita umana. Film come Unplanned e gruppi come And Then There Were None e Live Action rendono questa verità disponibile a milioni di persone. Questo è un servizio essenziale per una riflessione globale sull’aborto. Come possiamo discutere adeguatamente un argomento di cui non sappiamo nulla? Ogni americano ha la responsabilità di essere informato sull’aborto, poiché il discorso continuerà sicuramente. Guarda il film. Guarda i video. E, sapendo la verità, introduci la conversazione con coraggio.

 

Fonte: National Review

 

Abby Johnson è il fondatore e direttore di And Then There Were None e autore di Unplanned and The Walls are Talking. È possibile seguirla su Twitter a @abbyjohnson. Lila Rose è la fondatrice e presidente di Live Action.




Bambina tirata fuori dall’utero, operata, e rimessa dentro il grembo materno per una nascita a termine

Da una parte la furia tenebrosa di coloro che festeggiano l’approvazione di una legge che permette di uccidere un bambino nel grembo della madre fino a prima della nascita con un aborto tardivo (ed anche dopo), dall’altra una mamma che, considerando il bambino non ancora nato una persona, si sottopone ad intervento chirurgico “miracoloso” teso a far nascere la bambina viva e possibilmente sana.

Di seguito una storia eccezionale raccontata da Doug Mainwaring, nella mia traduzione.

(Photo: Facebook/Bethan Simpson)

(Photo: Facebook/Bethan Simpson)

 

In mezzo al clamore dei governatori e degli organi legislativi che si sforzano di consacrare l’aborto fino al momento della nascita nelle costituzioni degli Stati americani, una storia notevole della Gran Bretagna mette ora in discussione la moralità di quelle azioni.  
 
Quando alla figlia non ancora nata di Bethan Simpson è stata diagnosticata la spina bifida, a lei e al marito Kieron è stato inizialmente consigliato di abortire.  
 
Invece, hanno perseguito una procedura innovativa in cui la loro figlia è stata rimossa dal grembo materno di Bethan e un intervento chirurgico correttivo è stato eseguito sulla bambina prima di reimmetterla nel grembo materno, al fine di farla continuare a crescere fino al termine della gravidanza.

Da quando la procedura è stata eseguita in gennaio, le scansioni rivelano che la bambina è guarita e continua a crescere bene.

Dopo l’operazione, la mamma felice ha dichiarato in un post su Facebook: “Siamo stati un successo”.

La sua lesione era piccola e ha superato l’intervento chirurgico in modo da non crederci”, ha detto un allegro Simpson della figlia che non è ancora nata. “L’hanno tirata fuori dal mio grembo e l’hanno rimessa subito dentro per restarci il più a lungo possibile”.

Simpson ha continuato ad indicare una verità inquietante.

Purtroppo l’80% dei bambini in Inghilterra viene abortito quando ai genitori viene detto che il loro bambino è affetto da questa condizione”, ha osservato Simpson.    “Non è una condanna a morte. Ha lo stesso potenziale di ognuno di noi”.

Sento che la nostra bambina mi prende a calci giorno dopo giorno. Questo non è mai cambiato. E’ super speciale”, ha detto la mamma gioiosa. “Fa parte della storia e nostra figlia ha dimostrato quanto merita questa vita”.

Da quando ha lasciato l’ospedale, Simpson, che è un’infermiera, ha fornito aggiornamenti regolari su Facebook, riportando che le scansioni rivelano che i sintomi della precedente condizione di sua figlia sono scomparsi. I medici “non sono in grado di vedere dove si trovava la sua lesione da quando hanno completato l’intervento chirurgico, il che è incredibile”.

Tragicamente, la maggior parte dei bambini a cui è stata diagnosticata la spina bifida nell’utero, così come altre condizioni come la sindrome di Down, vengono abortiti in quantità enormi – rispettivamente l’80% e il 90% nel Regno Unito.

L’intervento chirurgico di Simpson ha suscitato un’importante domanda sull’incoerenza morale della legislazione sull’aborto a termine negli Stati Uniti.

“Fatemi vedere se ho ben capito questa cosa”, ha detto lo studioso dell’Università di Princeton Robert P. George in un post su Facebook, reagendo alla storia. “Quando la bambina era dentro (l’utero, ndr) piuttosto che fuori, era giusto ucciderla (Pro-choice, cioè Scelta!). Poi, quando era fuori piuttosto che dentro, non era giusto ucciderla. Ma poi, quando è stata rimessa dentro e non era più fuori, è tornato ad essere una cosa giusta ucciderla. Ho capito bene?”.

La cosa sembra molto confusa“, ha aggiunto George ironicamente.

Questa incoerenza morale è stata mostrata chiaramente di recente quando per un uomo di New York, inizialmente detenuto per due capi d’accusa di omicidio – uno per aver ucciso la sua ragazza e un secondo per aver ucciso il loro bambino nel grembo della sua ragazza – è stato fatto decadere il secondo capo di accusa dopo che il governatore, Andrew Cuomo, ha firmato, facendolo diventare legge, il controverso Reproductive Health Act (RHA).  

La legge radicale di New York (RHA) permette l’aborto fino al momento della nascita, elimina il riconoscimento da parte dello stato del feto come potenziale vittima di omicidio e cancella completamente l’aborto dal codice penale.

Prima che fosse annunciata la revoca dell’accusa da parte del procuratore distrettuale del Regina, Diana Smalley (una giornalista) ha twittato: “Ho fatto un articolo oggi a New York un doppio omicidio straziante”.

Una bella donna incinta di 35 anni e il bambino nel suo grembo materno sono stati pugnalati a morte”, ha aggiunto Smalley. “Se è omicidio uccidere il suo bambino non ancora nato agli occhi della legge, come si può abortire fino a 9 mesi e chiamarla ‘scelta’?”

Con l’applicazione della nuova legge dello Stato Imperiale, la moralità è divenuta più confusa – impenetrabile.

A New York in questo momento, se un farabutto di un marito prende a pugni la moglie incinta e lei perde il suo bambino, le accuse di omicidio non sarebbero incluse nei suoi capi di accusa”, ha detto David Ondari in un tweet.  
 
Pensateci un momento“, ha aggiunto.

 

Fonte: LifeSiteNews




Perché alcuni ospedali scozzesi non dicono ai genitori il sesso del loro bambino

Alcuni ospedali in Scozia hanno smesso di dire ai genitori in attesa il sesso del loro bambino non ancora nato a causa dei timori di azioni legali in caso di errori, la possibilità di incoraggiare l’aborto selettivo a causa del sesso o di condizioni come la sindrome di Down, e l’ostilità dei genitori nei confronti del personale ospedaliero.

Perché alcuni ospedali scozzesi non dicono ai genitori il sesso del loro bambino

Scarpette rosa per neonato


Quattro dei 14 comitati del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) in Scozia, che possono stabilire le proprie pratiche, non rivelano il sesso del nascituro, riporta il quotidiano scozzese The Sunday Post. Questi includono gli operatori dell’ecografia del NHS Forth Valley, così come quelli degli ospedali di Orkney e Shetland.

Le differenze tra le località sono state notate da Annie Wells, ministro del parlamento scozzese e portavoce del partito conservatore per la salute mentale, la salute pubblica e le pari opportunità, che ha detto che “i genitori saranno confusi in questa apparente lotteria con codice postale”.

Ci sono timori che alcuni genitori possano abortire i bambini non ancora nati sulla base del risultato dell’ecografia, ciò ha condotto ad alcuni rifiuti nel comunicare il sesso del bambino. Anche i genitori a cui è stato detto il sesso sbagliato del loro bambino hanno minacciato un’azione legale.

Alcuni ecografisti del personale ospedaliero hanno dovuto affrontare “violenza verbale” da parte dei genitori quando non sono stati in grado di determinare il sesso del bambino, portando il comitato di NHS Grampian a fermare il servizio nella sua regione, che comprende Aberdeen. Le sale d’attesa dell’ospedale informano i pazienti di questo fatto. Sta cambiando la politica della documentazione per comunicare che “il sesso non è determinato” a meno che il bambino non abbia una condizione medica identificata nel grembo materno.

Elizabeth Duff, consigliere politico senior della National Childbirth Trust charity, ha detto che molti genitori cercano di conoscere il sesso del loro bambino.

E’ emozionante, permette loro di pianificare e può aiutare con il legame,” Duff ha detto al Sunday Post.  “Tuttavia, a causa di molti fattori come la chiarezza delle immagini e la posizione del bambino, l’ecografista non può garantire che identifichi accuratamente il sesso del bambino”.

I cambiamenti [attuati] hanno significato che alcuni genitori stanno facendo eseguire scansioni ecografiche private per identificare il sesso del bambino.

Ci sono state minacce di azioni legali per potenziali errori”, ha detto al Sunday Post un’ostetrica, che ha chiesto di mantenere l’anonimato. “E alcune donne non hanno proseguito la gravidanza quando è stato detto loro che era una bambina”.

Gli errori capitano”, ha detto un’altra ostetrica, parlando in modo anonimo. “Ho avuto un caso in cui a una coppia è stato detto che avevano una bambina e tutto quello che avevano era rosa, la scuola materna era decorata di rosa, e poi hanno avuto un maschietto”.

L’anno scorso i politici britannici preoccupati che i test prenatali stavano portando ad aborti selettivi a causa del sesso hanno richiesto una revisione della disponibilità di test di rilevamento precoce del sesso per le donne incinte.

Hanno espresso particolare preoccupazione per il fatto che le donne, specialmente quelle delle comunità asiatiche del Regno Unito, sono sottoposte a pressioni o costrette ad abortire se incinte di una ragazza.

Nel marzo 2017 il Nuffield Council on Bioethics, un think tank finanziato dal governo, ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che l’uso del test prenatale non invasivo sembra aumentare l’aborto selettivo del sesso.

Il test del sangue viene somministrato alla madre alla nona settimana di gravidanza, quando il DNA del bambino è rilevabile nel sangue di una madre incinta.

L’aborto selettivo basato sul sesso può essere una pratica statisticamente rilevabile in comunità con una preferenza per un figlio maschio o contro una femmina. Alcuni paesi in cui la pratica è comune hanno vietato il rilevamento del sesso prenatale. L’India lo ha vietato nel 1994.

I test per identificare il sesso di un bambino non ancora nato sono a disposizione dei genitori e possono essere acquistati in una clinica per un costo che varia da £150 a £200, da circa $195 a $260.

Nel sobborgo londinese di Slough, che ha una consistente popolazione di discendenza asiatica meridionale, le pubblicità su strada commercializzano esplicitamente il test per la sua capacità di determinare il sesso del bambino.

Alcuni politici hanno chiesto che tali annunci fossero vietati.

Mentre l’aborto per la selezione del sesso è tecnicamente illegale nel Regno Unito, le donne possono fornire altre ragioni per giustificare un aborto in Inghilterra, Scozia e Galles. Una richiesta di aborto deve avere l’approvazione di due medici e di solito non può essere eseguita dopo 24 settimane di gravidanza.

L’esame del sangue prenatale è attualmente somministrato dal Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito per controllare le condizioni genetiche, come la sindrome di Down. Il novanta per cento dei bambini con una diagnosi prenatale della sindrome di Down viene abortito.

 

Fonte: Catholic News Agency




Università di gesuiti propone incontro pro aborto, ma viene redarguita dall’arcivescovo

bimbo (foto Unplash)

bimbo (foto Unplash)

 

 

di Sabino Paciolla

 

Come ci informa un articolo di CNA, in una università gesuita messicana si è tenuto un evento in cui degli attivisti hanno promosso il diritto all’aborto. Il presidente della Conferenza episcopale messicana ha dovuto emettere un comunicato nel quale ha ribadito che la Chiesa si oppone all’aborto, precisando inoltre di non essere stato a conoscenza dell’evento e che quell’evento non aveva avuto l’autorizzazione dalla Chiesa.

L’aborto è illegale in Messico. Tuttavia, nel 2007 Città del Messico, la capitale del paese, ha depenalizzato l’aborto fino a 12 settimane, per qualsiasi motivo.  Secondo alcune stime, da allora ci sono stati due milioni di aborti.

Sempre CNA ci informa che nel suo comunicato intitolato “No all’aborto”, il cardinale Francisco Robles Ortega ha dichiarato: “La nostra posizione di credenti si fonda sia sulla Sacra Scrittura e sul magistero della Chiesa, sia sul diritto naturale e su ciò che la scienza ha dimostrato riguardo all’inizio dell’esistenza dell’essere umano”.

“Studi scientifici seri dimostrano l’esistenza di una vita, di una persona diversa, dal momento del concepimento. Il rispetto per la vita non deve essere oggetto di dibattito, né di qualche desiderio di “apertura” o di essere “all’avanguardia”, tanto meno per questioni di gusto o di sentimenti, come se il rispetto per la vita potesse dipendere da ciò che alcuni sentono o pensano“, ha sottolineato il presule.

Né il rispetto per la vita, ha aggiunto, “può essere soggetto all’arbitrarietà della sola coscienza personale, perché la coscienza deve essere oggettivamente formata e perché si tratta della vita di una persona innocente“.

Quando parliamo di questo tema – e non accettiamo l’aborto – non si tratta di intolleranza o di rifiuto del dialogo, ma di coerenza con il diritto di ogni persona a vivere, soprattutto se si tratta di una persona innocente, quella che deve ancora nascere“, ha sottolineato il cardinale Ortega.

Il controverso programma universitario si è tenuto il 26 settembre all’ITESO (Institute of Technology and Higher Studies of the West), Università gesuita di Guadalajara.  Esso si intitolava “Dialogo sul diritto di decidere“, con i tre relatori che indossavano il fazzoletto verde del movimento a favore dell’aborto in America Latina. I relatori erano affiliati ad organizzazioni che promuovono la legalizzazione dell’aborto in Messico e in altri paesi del mondo: CLADEM, il Comitato latinoamericano e caraibico per la difesa dei diritti della donna; GIRE, il Gruppo Informativo sulla Riproduzione Scelta, e Donne Cattoliche per il Diritto di Decidere.

 

CLADEM si batte per promuovere l’aborto legalizzato in tutta l’America Latina. La GIRE a quanto si legge ha ricevuto più di 100 milioni di dollari dalla International Planned Parenthood Federation negli ultimi dieci anni. Il movimento Donne Cattoliche per il Diritto di Decidere (cattoliche per scelta negli Stati Uniti) è stata condannata dai vescovi in varie parti del mondo.

Al centro della controversia c’è il sacerdote gesuita e rettore uscente dell’università, padre José Morales Orozco.

Nel difendere la decisione dell’università a tenere l’evento, il gesuita padre Orozco ha affermato che “ITESO è per la vita, è contro l’aborto, ma prima è per la libertà di coscienza“, spiegando che “la gente ha tutto il diritto e l’obbligo di decidere in coscienza ciò che vede, e nessuno può giudicare, se non solo Dio”.

In una dichiarazione all’ACI Prensa, l’agenzia sorella di lingua spagnola della CNA, il portavoce dell’ITESO, ha dichiarato che “la vita umana è sacra e deve sempre essere curata e rispettata” e ha sottolineato che padre Orozco durante l’evento “ha chiarito che l’università è per la vita e contro l’aborto, e per la libertà di coscienza“.

ITESO “dialoga con persone di diverse convinzioni religiose e politiche, di diversa origine etnica e culturale.  Si realizza un rispettoso scambio di idee con chi la pensa diversamente, perché è così che si sviluppa e si approfondisce la riflessione dell’università e si accresce la conoscenza“.

Come si vede, si dice, almeno formalmente, di essere contro l’aborto, però durante l’incontro non era presente alcun esponente che presentasse l’insegnamento cattolico sulla difesa e promozione della vita.

Non c’è dubbio che tra i gesuiti ci saranno ancora padri che sono, diciamo così, ortodossi riguardo all’insegnamento della Chiesa, ma quello che colpisce è che da qualche anno a questa parte le proposte o le affermazioni che provengono da esponenti di quel mondo sono estremamente eterodosse. A volte esse sono al limite dello scandalo o dell’eresia. La doppiezza, l’ambiguità la fanno da padrona.

 

Questi padri gesuiti che fanno questo non hanno alcuna preoccupazione per la confusione che lentamente ma inesorabilmente instillano nei fedeli.

 

Parlano della coscienza come fosse il regno dell’arbitrio e dell’assoluto individualismo. Parlano del dialogo come si fosse in una annoiata serata salottiera. Parlano del divieto di giudicare nascondendosi dietro il paravento della infinita misericordia di Dio, unico a poter giudicare, come se Dio non ci avesse dato i dieci comandamenti, ma solo la libertà di fare quello che ci pare.

 

Meno male che ci sono pastori come il cardinale Francisco Robles Ortega che, oltre a proclamare la verità sull’uomo, oltre a confermare l’insegnamento di sempre della Chiesa, infonde nei semplici fedeli quel minimo di buon senso che sembra tanto mancare in giro.

 

 

 

Fonte: Catholic News Agency




MAMMA CON FIGLIO CON SINDROME DI DOWN: “NON MI DISPIACE”, “NON LO CAMBIEREI”

In mezzo ad un mondo che si è posto come obiettivo l’eliminazione della sindrome di Down mediante l’aborto selettivo, aprono il cuore testimonianze come queste che riporto.

Eccole nella mia traduzione.

Foto: bimbo con sindrome di Down

Foto: bimbo con sindrome di Down

Quando i medici hanno detto a Todd e Nicola Bailey che la loro figlia gemella Harper aveva la sindrome di Down, hanno dato la notizia dicendo: “Sono così dispiaciuto“.

Ma i genitori orgogliosi insistono sul fatto che non c’è nulla di cui dispiacersi. “La nostra famiglia è unica e non la cambierei per nulla al mondo”, dice Nicola.

La coppia di Sheffield, che sono genitori anche di Lucas, quattro anni, non ha saputo che Harper aveva la condizione genetica fino a quando non è nata, 38 minuti prima della sorella gemella Quinn. Circa 40.000 persone nel Regno Unito hanno la sindrome di Down e gli esperti hanno detto che la possibilità di avere un gemello con la condizione è una su un milione.

Niente di cui dispiacersi

Tutto quello che ricordo è il medico che diceva ‘Mi dispiace’”, dice Nicola quando la diagnosi è stata fatta. “Ma appena li vidi entrambi il mio cuore si sciolse. Erano entrambi così belli”.

Nicola, un’infermiera, ora sta sforzandosi di educare la gente circa la sindrome di Down e di ridurre lo stigma. “Harper è Harper e Quinn è Quinn – non sono gli stessi, quindi cerco di non confrontarli, per quanto difficile sia“, dice.

“Non vedo Harper come un’altra bambina e non la cambierei per il mondo. Tu vedi che la gente la fissa ed è difficile a volte come la percezione della sindrome di Down possa essere così negativa. Riceviamo commenti come “oh è il bambino Down” o “conosco la ragazza Down”. Non è un bambino Down, è un bambino con la sindrome di Down.

Continuano a diffondere la notizia dicendo: “Mi dispiace. Io veramente non sono dispiaciuta. Harper è perfetta non la cambierei, il suo piccolo sorriso illumina la stanza e lei è colei che dovrebbe essere“.

Foto: Nicola Balley con i suoi figli

Foto: Nicola Balley con i suoi figli

L’atteggiamento degli operatori sanitari è ancora preoccupante

Le Bailey sono l’ennesimo esempio di medici che danno una diagnosi della sindrome di Down in termini negativi. In un dibattito sullo screening genetico in Galles, una madre si è lamentata della espressione usata dagli operatori sanitari quando parlano dei bambini affetti da questa patologia. “Mi è stato detto ‘Sono uno di quelli sfortunati’, mentre direi che sono d’accordo con la frase ‘pochi fortunati’, perché siamo estremamente fortunati ad avere un figlio con sindrome di Down, ha detto Tanika Bartlett-Smith, madre di Leone. “È abbastanza spaventoso perché se dovete educare gli operatori sanitari, come fare a educare il grande pubblico?”

Non cambieremmo nulla.

Tuttavia, i gruppi della campagna (di informazione, ndr) stanno lavorando duramente per cambiare le percezioni. Negli ultimi giorni, una versione dell’inno calcistico Three Lions firmato a Makaton da bambini con sindrome di Down e le loro famiglie è diventata virale – e ha portato il comico David Baddiel alle lacrime.

Claire Constable, che fa parte del gruppo e compare nel video con suo figlio Ben, ha detto a ITV News: “Il nostro messaggio è #noncambieremmonulla e stiamo lavorando insieme per cambiare le percezioni esistenti della condizione e aiutare gli altri a sentirsi meglio informati su aspetti della Sindrome di Down che possono non essere evidenti all’inizio”.

Abbiamo avuto una diagnosi prenatale con Ben ed essa non ci avrebbe aiutato molto ad essere informati a tale materiale, quando abbiamo iniziato il nostro viaggio verso la genitorialità con Ben“.

 

Fonte: LifeSiteNews

 




PAPA FRANCESCO: “LA FAMIGLIA IMMAGINE DI DIO E’ UNA SOLA, QUELLA TRA UOMO E DONNA”

 

Foto: papa Francesco

Foto: papa Francesco

Papa Francesco, nel discorso di oggi, interamente a braccio (quello ufficiale è stato consegnato), fatto alla delegazione del Forum delle Associazioni Familiari, ricevuta stamani in udienza in occasione dei 25 anni dalla fondazione, ha detto senza mezzi termini:

La famiglia è una sola, quella tra un uomo ed una donna

«Fa dolore dirlo: oggi si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglia. Sì è vero: famiglia è una parola analoga, si dice anche “la famiglia delle stelle”, “la famiglia degli animali”. Ma la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna. Può darsi che non siano credenti ma se si amano e uniscono in matrimonio sono a immagine e somiglianza di Dio. Per questo il matrimonio è un sacramento grande».

L’aborto selettivo, pratica nazista

Francesco ha poi parlato anche del tema dell’aborto selettivo. «Ho sentito dire che è di moda – ha detto -, o almeno è abituale che quando nei primi mesi di gravidanza si fanno gli studi per vedere se il bambino non sta bene o viene con qualcosa, la prima offerta è: “lo mandiamo via”». «L’omicidio dei bambini: per risolvere la vita tranquilla si fa fuori un innocente». «Da ragazzo – ha aggiunto Francesco – la maestra che faceva storia ci diceva della rupe, per buttarli giù, per salvaguardare la purezza dei bambini. Una atrocità, ma noi facciamo lo stesso».«Perché – si è chiesto ancora il Papa ad alta voce – non si vedono nani per la strada? Perché il protocollo di tanti medici dice: viene male, mandiamolo via». «Il secolo scorso – ha scandito il Pontefice – tutto il mondo si è scandalizzato per quello che facevano i nazisti. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi».

Papa Francesco ha fatto riferimento, tra l’altro, anche ad altri punti, come:

«La famiglia è un’avventura bella e oggi, lo dico con dolore – ha aggiunto il Papa -, vediamo che tante volte si pensa ad incominciare una famiglia, a fare un matrimonio, come fosse una lotteria. “Andiamo, se va, va, se non va cancelliamo la cosa e cominciamo un’altra volta“».

Il Papa poi ha fatto riferimento ad un altro pilastro della vita familiare: la fedeltà. Ha detto: «Una cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto – ha detto – è la pazienza, sapere aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi forti, brutte, dove anche arrivano tempi di infedeltà». Francesco ha lodato «la pazienza dell’amore che aspetta. Tante donne, ma anche l’uomo talvolta lo fa, nel silenzio hanno aspettato, guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà». Questa – ha sottolineato Francesco – è «la santità che perdona tutto perché ama».

Il discorso a braccio  è stato senz’altro molto più efficace di quello scritto (qui). Quest’ultimo, infatti, non faceva riferimento in maniera esplicita e incisiva né alla famiglia naturale né all’aborto selettivo.

Dopo queste bellissime, chiare, inequivocabili, parole di papa Francesco sulla famiglia naturale, nel solco dell’insegnamento di sempre della Chiesa, ci chiediamo cosa ci faccia  padre James Martin al prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie, un gesuita che,  grazie all’ambiguità di parola, sta potentemente contribuendo al progressivo sdoganamento dell’omosessualismo nella Chiesa, dando patente di legittimità alla cultura dei gruppi LGBT. Gli organizzatori dell’incontro dovrebbero ascoltare le parole di papa Francesco.

Speriamo dunque che il card. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, che ha approvato il programma dei relatori del prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà ad agosto in Irlanda, ci ripensi, ed espunga la presenza di padre Martin dal gruppo dei relatori.

Ci speriamo.

di Sabino Paciolla

Fonte: Agensir