di Alberto Strumia

 

Domenica XXX del Tempo Ordinario (Anno A)

(Es 22,20-26; Sal 17; 1Ts 1,5-10; Mt 22,34-40)

 

Nel Vangelo di oggi il Signore racchiude l’insegnamento di tutto l’Antico Testamento («La Legge e i Profeti»), come del Nuovo che si apre con Lui, in quello che è divenuto, da quel momento, noto come il “comandamento dell’amore” di Dio e del prossimo: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”». E il Maestro, aggiunge anche la spiegazione del “perché” è il più grande: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

La parola chiave che permette di interpretare correttamente questa affermazione, così categorica, di Gesù è racchiusa in questo «dipendono». C’è una reciproca “dipendenza” tra i Dieci Comandamenti nei quali è racchiusa “la Legge” e il “Comandamento dell’amore”.

– Da un lato. La “Legge e i Profeti”, ovvero i “Comandamenti”, la “legge morale naturale” – per esprimerci con un linguaggio più filosofico – non vengono sostituiti da un generico richiamo all”amore”, come si fa normalmente oggi, non di rado anche parlando in chiesa. Lasciando “generico” il richiamo ad un “amore” che non viene mai “definito” per quello che è, si rischia quasi sempre di svuotare, di rendere troppo “soggettivo” il significato della “parola magica amore, così che ognuno lo immagina a modo suo, o come la cultura dominante vuole che lo si pensi. L’“Amore” viene identificato con la “generosità” di un impegno umanitario (oggi sono di moda i cosiddetti “poveri” o i cosiddetti “immigrati” definiti dall’ideologia di turno), con i “buoni sentimenti”, con l’istintività del “mi piace/non mi piace”, con l’attrazione fisica (con annesse tutte le sue deviazioni), ecc.

Nelle parole di Gesù, invece, i Comandamenti, che riassumono la “Legge e i Profeti”,  sono la necessaria precisazione di come questo amore si possa e si debba realizzare, per essere effettivamente “amore”, così come Dio Creatore lo ha previsto, partecipazione del Suo stesso essere Amore. Senza tenerli ben presenti, o peggio contraddicendoli fino a fare l’opposto di quanto prescrivono, l’esperienza personale come l’intera storia umana, prima o poi degenerano e la vita dell’uomo e della donna, quella di qualunque forma di comunità, quella dei popoli divengono ingestibili e insopportabili.

– Dall’altro lato, è vero anche il viceversa: la Legge e i Profeti, l’esecuzione solo “materiale”, “doveristica”, dei Comandamenti, senza Dio, come vera motivazione che li fonda, senza Cristo come motivo per cui si scelgono e si fanno tutte le cose, rischiano di essere affidati al solo sforzo umano, rimanendo privati di quella “giustizia originale” che solo Lui restituisce a chi la sa accogliere con la fede.

L’amore senza una “regola” che lo guida alla Verità della vita , che è Cristo stesso, è privo dei “mezzi” per raggiungere il suo “fine”.

Una “regola” applicata senza coinvolgere l’“affetto” di chi la rispetta, è priva del “soggetto”, è senz’anima, ed è priva anche del suo “oggetto” e del “fine”, dello scopo che si prefigge. Se non c’è il “soggetto” non ci sono “io” nelle cose che faccio, ed è come se mi “lasciassi vivere” la vita da qualcun altro che è divenuto il padrone del mio essere (lo Stato, un datore di lavoro, uno che mi manipola). Se non c’è l’“oggetto”, il “fine” che la “regola” mi permette di raggiungere più facilmente, la regola non ha motivo di esistere. Per questo oggi la gente tende a vivere senza darsi una “regola”, ai figli non insegna nessuna “regola” e il compito di “educare” svanisce anche nelle scuole. E lo Stato, per tentare di mantenere un controllo e, soprattutto, il potere di chi lo sta gestendo, usa la “paura” come strumento per imporre le sue leggi, giuste o ingiuste che siano.

Nella seconda lettura san Paolo mette in evidenza, presso i destinatari della sua lettera, il fatto che l’avere vissuto secondo il “modello” («avete seguito il nostro esempio e quello del Signore») che dà consistenza all’“amore” mediante la “regola” dei Comandamenti, e avendo avuto Cristo come “centro affettivo”, ha dato i buoni frutti che il Signore ha promesso nel Suo insegnamento («vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero»).

La prima lettura diviene allora correttamente comprensibile, alla luce della concezione della persona umana (antropologia) che porta in sé il cristianesimo – che mi chiede come “regola”, per “attuare” un “amore del prossimo” che sia fondato sull’“amore di Dio” – di trattare l’altro come uno che è voluto e amato da Dio esattamente come lo sono io. Se si elimina o si falsifica l’unico vero Dio dalla propria mentalità (vivendo come se Dio non esistesse) e dalla cultura di una nazione, si finisce per strumentalizzare il prossimo avendo come fine solo il proprio potere, parlando sì di “poveri” e di “migranti”, dandosi una facciata di altruismo, generosità e umanitarismo, ma solo per coprire degli interessi di ben altra natura. E ben sappiamo che oggi è quasi sempre proprio così! Ma il Vangelo ci ha insegnato, fino dall’origine, che questo è il “modello di Giuda” e non il “modello di Cristo” («Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro», Gv 12,4-6).

Per poter arrivare ad essere “tutti fratelli” bisogna annunciare esplicitamente Cristo, facendo toccare con mano, con ragioni ed esperienze, che solo il “modello cristiano” è in grado di far nascere l’“amore del prossimo”. Tacere l’Annuncio di Cristo è il grande inganno che circola oggi nella Chiesa. E che se e quando i cristiani e perfino gli ecclesiastici falliscono nel raggiungere lo scopo, questo è dovuto al fatto che, loro stessi, stanno cedendo alla tentazione “politica” di non vivere secondo il “modello di Cristo”, imboccando false scorciatoie ricopiate dal “modello del mondo” che è ancora una volta il “modello di Giuda”.

La Vergine Maria che, con la risposta data all’Angelo dell’Annunciazione, ha deciso di seguire il “modello di Cristo” che da lei sarebbe nato nella carne umana, aiuti anche noi a fare la scelta giusta, per la verità della nostra vita e per il bene del nostro prossimo.

…(città)…, 25 ottobre 2020

 

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

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