Padre Arturo Sosa Abascal e Emilia Guarnieri al Meeting di Rimini 2019

Padre Arturo Sosa Abascal e Emilia Guarnieri al Meeting di Rimini 2019

 

 

di Sabino Paciolla

 

Al Meeting di Rimini ci saranno sicuramente degli incontri interessanti. Nonostante ciò, è da un po’ di tempo che non vi prendo parte. E credo che continuerò a non andarci finché una certa aria da politicamente corretto che da qualche anno lì si respira non cesserà.

Credo che, indirettamente, ce la faccia notare anche il giornalista di Tempi, Rodolfo Casadei, quando nellarticolo pubblicato oggi su Tempi scrive: “L’accoglienza di padre Arturo Sosa Abascal al Meeting di Rimini da parte della presidente Emilia Guarnieri è stata talmente entusiastica che lo stesso superiore generale dei gesuiti ha dovuto a un certo punto moderare gli ardori. Quando la signora ha detto: «L’abbiamo invitata per imparare a esercitare il discernimento di cui parla papa Francesco: voi gesuiti siete maestri di discernimento». «Dovremmo», l’ha corretta il ‘papa nero’, che per l’occasione sfoggiava un candido clergyman perfettamente abbinato alla capigliatura e ai baffi canuti.”

Ora, per chi non lo ricordasse, padre Arturo Sosa Abascal è il superiore generale dei gesuiti, il cosiddetto “papa nero”, il quale, due anni fa, a proposito della sacralità e indissolubilità del matrimonio, e davanti alla affermazione del card. Muller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che recitava: “Le parole di Gesù (NdR: in questo caso a proposito della sacralità del matrimonio) sono molto chiare e la loro interpretazione non è una interpretazione accademica, ma è Parola di Dio”, il padre gesuita disse

Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito…

Sosa Abascal è lo stesso che a EWTN, in un’intervista del 15 ottobre 2018, disse:

“Molto spesso dimentichiamo che il Papa non è il capo della Chiesa, è il Vescovo di Roma“.

Alla luce delle parole di Sosa Abascal, dovremmo dar ragione alla presidente Guarnieri, i gesuiti sono “maestri del discernimento”….a modo loro, ovviamente!

 

Ritornando al presente, padre Arturo Sosa Abascal, dopo l’intervento che ha tenuto oggi al Meeting, ha concesso una intervista a Rodolfo Casadei. Ed anche in questo caso non si è smentito. 

A proposito del sacerdozio un po’ si contraddice. Infatti, se da una parte dice che “Ma esso (il sacerdozio, ndr) prende senso quando c’è una comunità viva. La fonte della vocazione sacerdotale è la comunità stessa”, dall’altro dice che “…è Dio che ci chiama: noi dobbiamo tenere le orecchie aperte e avere il coraggio di seguire la chiamata”.

Risultati immagini per Arturo Sosa Abascal yogaMa poi prende una virata tipica dei gesuiti odierni. Infatti, Sosa dice: “Sì, occorre anche correggere l’immagine del sacerdote perché rifletta maggiormente quella del servitore. Servitore della comunità cristiana che è a servizio dell’umanità che è chiamata al rinnovamento del mondo nella riconciliazione e nella giustizia per i diritti di tutti. Senza preghiera, tutto questo è impossibile.”

Dunque, se abbiamo capito bene, secondo il gesuita Sosa Abascal, il fine non è l’evangelizzazione, ma la “giustizia dei diritti di tutti”!

Casadei prosegue ponendo la seguente domanda: Oggi nel corso della conferenza lei ha affermato che ai confini dell’Italia e del Messico i diritti umani dei migranti sono violati: quali sono esattamente i diritti umani dei migranti e quali sono i diritti umani di chi già vive nei territori oggetto di immigrazione?

Sosa Abascal risponde: “Sono gli stessi per tutti. Il primo è essere riconosciuti come esseri umani uguali a tutti gli altri esseri umani. La sfida per un paese che riceve migranti non è solo l’accoglienza, ma l’integrazione, che significa ricevere il contributo che gli immigrati portano. Vengono a dare un contributo, che è superiore a ciò che ricevono dal paese di accoglienza. Gli italiani devono fare memoria della loro esperienza: sono venuti in America latina, anche nel mio paese che è il Venezuela, e sono stati accolti, sono diventati parte della società allo stesso titolo di tutti gli altri, e oggi non sono considerati ‘diversi’”.

Ma certo che noi italiani siamo andati anche in Venezuela, e chi lo nega. Io stesso ho avuto uno zio che emigrò per alcuni anni in quel paese. Ma il padre gesuita dimentica di dire che noi in quel paese non ci siamo andati da clandestini. Infatti, non è la figura del migrante in sé che non è accettabile, ma quella legata ai flussi incontrollati di clandestini gestiti dai trafficanti di carne umana. Questo non è un concetto difficile da capire, a meno che non si abbia una posizione ideologica. Infatti, Padre Sosa Abascal continua:

“Chi abita un determinato territorio non ha diritto di respingere i migranti, perché non ha un diritto assoluto su quel territorio: non ne sono proprietari, i beni della terra sono per tutti. Io non vedo un conflitto di diritti, quelli dei migranti e quelli di chi vive già nel posto, ma l’occasione di un dialogo umano per creare una fraternità universale attraverso questi movimenti di popolazioni dovuti a vari motivi: guerre, persecuzioni, povertà, ricerca di una vita migliore”.

Come si vede, a Sosa Abascal sfugge la differenza, importantissima, di chi fugge da “guerre e persecuzioni”, da accogliere in ogni caso, per altro come già avviene, da chi invece è alla “ricerca di una vita migliore”, da respingere se arriva nel nostro paese con la pretesa e la volontà di non rispettare le leggi sovrane del nostro Stato.

Ma il massimo della “performance” di padre Arturo Sosa Abascal arriva quanoo comincia a parlare della figura del diavolo. 

Chiede Casadei: Padre Sosa, il diavolo esiste?

Sosa Abascal: “In diversi modi. Bisogna capire gli elementi culturali per riferirsi a questo personaggio. Nel linguaggio di sant’Ignazio è lo spirito cattivo che ti porta a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale.”

A questo punto, forse occorre ricordare al padre gesuita che il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 391 dice: “La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. « Diabolus enim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi».

Quindi, caro Sosa Abascal, “creato da Dio”, cioè una creatura, non un “personaggio” della nostra immagine o “una maniera di attuare il male“.

Al n.392 del Catechismo si legge: “diavolo è peccatore fin dal principio » (1 Gv 3,8), « padre della menzogna » (Gv 8,44).”

Al n.413: « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi […]. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo » (Sap 1,13; 2,24).

Dunque, il diavolo, Satana, è una persona reale che esiste nell’invisibile reame spirituale.

E infatti, nel Vangelo di Matteo (4, 1-11) è Gesù stesso che parla con il diavolo. In quel passo evangelico si legge: 

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Dopo tutto quello che abbiamo sentito da padre Sosa Abascal, potremmo concludere che aveva senz’altro ragione Baudelaire quando nel XIX secolo diceva: “La più bella astuzia del diavolo è di convincervi che non esiste”.

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento del 22.08.2019

Ho un amico sacerdote che è esorcista, e qualche mese fa mi ha detto cose ben diverse da quelle affermate da padre Arturo Sosa Abascal.

per questo leggete questo aggiornamento:

Associazione Internazionale Esorcisti

Comunicato alla Stampa 

A.I.E. 

Associazione Internazionale Esorcisti

sulla dichiarazione di padre Arturo Sosa Abascal al Meeting di Rimini 

Roma, 22 agosto 2019

 

 

 

Comunicato Stampa dell’Associazione Internazionale Esorcisti

 

L’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) con il presente comunicato fa seguito alle dichiarazioni rese dal Preposito generale della Compagnia di Gesù padre Arturo Sosa Abascal nel corso di un’intervista apparsa sul periodico online “Tempi.it” (Meeting. «Il diavolo esiste solo come realtà simbolica», 21 agosto 2019).

Una delle domande rivolte nell’intervista al religioso, invitato a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione per tenere un incontro sul tema “Imparare a guardare il mondo con gli occhi di Papa Francesco”, ha avuto per oggetto l’esistenza del diavolo.

Padre Sosa Abascal ha fra l’altro così dichiarato: “Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”.

Di fronte a queste gravi e disorientanti affermazioni, peraltro già espresse in passato da padre Sosa Abascal al supplemento di El Mundo, è doverosa qualche puntualizzazione dottrinale alla luce del magistero, anche dell’attuale Pontefice.

Se è vero che nei confronti del magistero ordinario bisogna rapportarsi con “ossequio di intelletto e volontà”, bisogna considerare, infatti, che il magistero solenne espresso nel Concilio Lateranense IV su angeli e demoni implica una vincolante adesione di fede. La posizione di Abascal, pertanto, si pone all’infuori del magistero ordinario e straordinario-solenne. (Grassetto mio, ndr)

L’esistenza reale del diavolo, quale soggetto personale che pensa e agisce e che ha fatto la scelta di ribellione a Dio, è una verità di fede che fa parte da sempre della dottrina cristiana. Tale verità viene ribadita da un documento della Congregazione della fede, pubblicato da «L’Osservatore Romano» il 26 giugno 1975. Il testo esamina in maniera circostanziata la dichiarazione del concilio Lateranense IV, di cui riconosce l’importanza teologica, in relazione anche al diavolo e ai demoni: «L’enunciato che li concerne si presenta come un’affermazione indiscussa della coscienza cristiana». Esso, infatti, è inserito nel simbolo di fede, che il concilio ha riproposto a tutta la Chiesa, e, pertanto, appartiene alla regola universale della fede. Del resto tale insegnamento corrisponde a tutta la tradizione dei Padri della Chiesa e dei Papi.

In precedenza Paolo VI, il 15 novembre 1972, durante l’udienza generale del mercoledì, affronta il tema in questione. Partendo dal male esistente nel mondo, egli dichiara che esso è «occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo di un agente oscuro e nemico, il demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». Prosegue affermando decisamente la necessità di credere che il diavolo è un essere creato da Dio (che successivamente con libera scelta, ha radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno) e non come un principio assoluto indipendente o come semplice simbolo del male: «Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere» la realtà del demonio. A sostegno di questa tesi sono riportate numerose citazioni bibliche, dopo le quali il Papa ribadisce che il diavolo «è il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero».

Papa Francesco, dopo la sua elezione al soglio pontificio (2013), in diverse circostanze ha ribadito con insistenza e fortemente la realtà del demonio. Nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exultate (19 marzo 2018) si è soffermato a lungo sulla tematica demoniaca, puntualizzando nel cap. 5 alcune brevi ma incisive delucidazioni. Il pontefice prende l’avvio dal fatto che la vita cristiana, nel suo cammino verso la santità, è un combattimento permanente (n.158), in cui occorre forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo. Ciò costituisce il dato concreto che non si può trascurare, anzi forma le condizioni per rafforzare la propria configurazione spirituale (n.159). Il Papa precisa che quando si parla della lotta contro il demonio, non si tratta di un contrasto con la mentalità mondana né con le inclinazioni personali verso il male, ma più puntualmente ci si riferisce a una lotta contro un essere reale, «che è il principe del male». Con questa espressione viene sottolineata la dimensione di soggetto o persona nella sua concretezza, cioè una entità sussistente reale, che si chiama ed è il Maligno. Gesù stesso lo ha sconfitto e se ne rallegra (Lc 10,18).

Il Papa spiega che ai tempi di Gesù si poteva intendere una malattia, quale l’epilessia, come un’azione demoniaca, tuttavia bisogna riconoscere che Gesù ha compiuto molteplici liberazioni di ossessi. L’azione diabolica conferma la reale esistenza del diavolo e la sua costante presenza, fin dall’inizio della creazione, come risulta dalle prime pagine delle Scritture, in riferimento al racconto genesiaco della seduzione del serpente verso la prima coppia umana, Adamo ed Eva. Quindi non si può sostenere che «il demonio non esiste o non agisce». Il pontefice dice che Gesù stesso, quando ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padrenostro, ha posto come ultima richiesta di essere liberati dal male: «L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto», ma propriamente e concretamente si indica il Maligno, che è un essere personale, il tentatore.

Il Papa fa un accenno agli errori che si diffondono attorno alla figura di Satana (n.161): «Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti». L’affermazione è chiara e non ammette dubbi o discussioni sull’esistenza reale di Satana. Rientra nella dottrina della Chiesa che va accettata e creduta. Se si nega tale verità, prosegue il papa, si cade facilmente sotto le grinfie del diavolo, che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

Quindi la Chiesa fondandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica ufficialmente insegna che il demonio è una creatura e un essere personale, e mette in guardia da coloro che, come il padre Sosa lo ritengono solo un simbolo.

Come Associazione Internazionale Esorcisti, ci piace terminare riportando quanto affermato dalla Conferenza Episcopale Italiana al n. 5 della Presentazione della versione italiana nuovo Rito degli Esorcismi, promulgato dalla Santa Sede il 22 novembre 1998 (De exorcismis et supplicationibus quibusdam):

«Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc 1, 23-28; 32-34; 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che “non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male (Ef 6, 12)».

Infine, oltre a prendere atto della chiara posizione di Papa Francesco espressa nei saluti inviati ai partecipanti ai Convegni Internazionali degli Esorcisti, per approfondire la conoscenza dell’insegnamento della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa circa la reale esistenza e attività del mondo demoniaco, consigliamo la lettura delle seguenti relazioni riportate nel blog dell’Associazione Internazionale Esorcisti: aiepressoffice.com

 

L’insegnamento sul diavolo nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC)

Relazione del Vescovo Mons. Raffaello Martinello.

 

  1. L’azione straordinaria di Satana nel mondo: aspetti teologici e magisteriali.               Relazione del Vescovo Mons. Giovanni Rinaldi.
  2. L’esorcismo nella Pastorale ordinaria della Chiesa.                                                            Relazione del Cardinale Salvatore De Giorgi.
  3. L’origine del male nell’universo creato buono da Dio
  4. Studio a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.
  5. San Martino Di Tours, Vescovo esorcista.   Articolo a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.

 

Associazione Internazionale Esorcisti [A.I.E.]

Casella Postale 212

00120 Città del Vaticano SCV

 

 

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