Suor Andre, ultracentenaria
Suor Andre, ultracentenaria.

 

 

di Wanda Massa

 

Il virus di Wuhan non ha stroncato la donna più anziana d’Europa, seconda soltanto alla giapponese Kane Tanaka, che ha compiuto 118 anni il 2 gennaio, stando alla lista pubblicata dal Gerontology Research Group (GRG).

Si tratta di Suor Andrè, al secolo Lucile Randon, nata nel 1904 ad Alès, nel sud della Francia e cresciuta in una famiglia protestante e non praticante.

E’ sopravvissuta a due guerre mondiali e all’epidemia di influenza spagnola, che nella sola Francia ha mietuto 240.000 vittime su una popolazione di 39 milioni, a fronte delle meno di 80.000 attribuite al Covid-19 in un paese che conta oggi 67 milioni di abitanti.

All’età di 26 anni ha ricevuto il battesimo della Chiesa Cattolica.

Ha lavorato come governante e maestra privata in ricche famiglie parigine, tra cui quella profondamente cattolica dei Peugeot. A 41 anni, decise che voleva “spingersi più lontano” ed entrò nella congregazione delle “Figlie della Carità” di San Vincenzo de’ Paoli.

Dal 1945 si è occupata degli orfani e ha sempre lavorato negli ospedali fino alla fine degli anni ’70, quando si è ritirata in una casa di riposo ai piedi delle Alpi e successivamente in una struttura per anziani non autosufficienti, il Santa Caterina Labouré di Tolone, dove vivono anche altre sue consorelle.

Il giorno della Madonna di Lourdes, l’11 febbraio, ha compiuto 117 anni ed è stata degnamente festeggiata con una Santa Messa per le sue intenzioni, un suntuoso banchetto e un video incontro con i numerosi nipoti e pronipoti.

Secondo David Tavella, portavoce della casa di riposo, Suor André stenta a credere di aver avuto il Covid-19. Insiste sul fatto che non si è mai sentita malata, “solo molto stanca” ed è stata obbligata a rimanere a letto, con un solo operatore che poteva entrare nella sua stanza.

Il confinamento forzato e l’impossibilità di partecipare alla Messa le hanno procurato la sofferenza maggiore.

Intervistata dalla rete televisiva BFM (qui) e da diversi altri giornalisti ha colpito per la sua fortezza e lucidità nell’affrontare l’isolamento in cui è stata costretta a vivere per tre settimane, dal 16 gennaio scorso, giorno in cui è risultata positiva al virus.

Durante la reclusione forzata, che pure ha messo a dura prova la sua pazienza, “pregava per i giovani ” affinché abbiano coraggio.

Che mantengano la speranza, che lottino, che lottino per guarire e che siano d’esempio“, ma non era spaventata perché – ha detto al giornalista – “non avevo paura di morire … Sono felice di essere con voi, ma vorrei essere da qualche altra parte – raggiungere mio fratello maggiore, mio nonno e mia nonna“.

Ha riaffermato con forza la visione cristiana dell’esistenza: “Sì, [il Covid] è una malattia che può colpire gli anziani in modo molto grave, ma c’è una vita dopo questa vita e la loro vera speranza e porto di arrivo è nell’eternità“.

Tavella riferisce che la residenza Santa Caterina Labouré aveva superato indenne la prima ondata dell’epidemia di Covid-19, nel marzo 2020, senza un solo caso positivo rilevato o una malattia. Tuttavia lo scenario è mutato radicalmente circa un mese fa, il 16 gennaio, quando ha avuto luogo un’ondata di contagi, che ha interessato la quasi totalità dei residenti: 81 persone su 88. La maggior parte erano “asintomatici”, ossia non hanno mai manifestato segni della malattia, ma dieci di loro sono deceduti.

Questo fatto è abbastanza notevole, dal momento che la residenza si è sempre attenuta scrupolosamente alle misure di sicurezza prescritte, arrivando persino a suddividere gli ospiti in diversi gruppi al fine di evitare la contaminazione incrociata. Ma niente di tutto ciò ha fermato la diffusione del virus, il che getta più di un ragionevole dubbio sull’efficacia di alcuni presidi sanitari quali mascherine e distanziamento sociale.

Il portavoce della casa di riposo precisa inoltre che al Santa Caterina Labouré la vaccinazione contro il Covid-19 non aveva avuto luogo quando è iniziato il contagio e non sarà praticata a coloro che hanno avuto la malattia o sono risultati positivi.

Una saggia decisione considerando i sempre più numerosi focolai epidemici che si registrano nelle strutture per anziani di tutto il mondo, all’indomani delle campagne di vaccinazione anti virus, spesso con il conseguente decesso di alcuni ospiti.  Solo in Italia ricordiamo i casi di Macerata (qui), Empoli (qui), Como (qui), Prato (qui), Modena (qui), Forlì (qui), Vicenza (qui), Udine (qui)…

In Francia ne hanno fatto le spese altri due ultracentenari, meno fortunati di Suor Andrè: entrambi deceduti pochi giorni dopo aver ricevuto il “vaccino” mRNA.

Marie-Claudine Fourrier, 110 anni, a Saône-et-Loire, è stata vaccinata il 29 gennaio. La stampa locale ha riferito che era “in buona salute“, ma il 1° febbraio, è spirata.

Allo stesso modo, il più anziano abitante della Bretagna, Camille Lahoux, è morto a 108 anni il 2 febbraio, cinque giorni dopo essere stato vaccinato contro il Covid-19. La sua vaccinazione era stata presentata come una “vittoria” dalla stampa locale.

La tesi che talvolta il rimedio, offerto dal “vaccino” mRNA risulti peggiore del male è  oggetto dello studio pubblicato dagli America’s Frontline Doctors (AFLD) nel Libro Bianco sui Vaccini (qui), di cui abbiamo trattato in un precedente articolo (qui).

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1