aspirapolvere
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di Mattia Spanò

 

“Il vostro vicino sta al calduccio? Ce lo faccia sapere. Garantiamo anonimato e 200 franchi di ricompensa”.

Questo sarebbe l’invito apparso su un manifesto svizzero in qualche cantone di lingua tedesca, che invita alla delazione dei vicini che sprecano energia per scaldarsi. Scrivo “sarebbe”, perché spero sia una fake news.

Comincio a considerare le bufale in una prospettiva favorevole. Le fake news (o la fake truth, la falsa verità, un ossimoro esplosivo) hanno il pregio, a differenza della verità vera, come fra qualche tempo bisognerà precisare, di mostrare ciò che alberga dietro e dentro le cose che vediamo, tocchiamo, indossiamo, mettiamo in bocca. E ciò che più conta, pensiamo.

Viviamo il tempo del falso. Tutto, intorno, è falso: manipolato, adattato, stravolto. È la tirannia del simulacro o, per meglio dire, del simul-sacro: si crede nella Scienza, si inaugurano santuari delle balene, si celebra Lilith, la madre di tutti i demoni, come santa patrona contro la violenza sulle donne. È il Comune di Venezia, a farlo con uno spettacolo. Anche satana dovrà adeguarsi all’eterno femminino: perché diavolo chiamarlo diavolo e non diavola, come la pizza?

Vediamo in tv macchine che sfrecciano in megalopoli vuote tirate a lucido all’alba. Non una cartaccia per terra, una macchia d’olio, una crepa nell’asfalto. Cieli iperborei come in un quadro di Turner.

Succosi panini turgidi come panettoni, denti bianchissimi ovunque, famiglie sorridenti che fanno colazione con merendine degne di un ristorante stellato, sederi torniti e nonne di leggendaria apertura mentale che chiedono al nipote, a malapena diciottenne ma così emancipato, quando intende mettere la testa a posto e trovarsi il fidanzato. L’arcaica morale della simpatica vecchietta, nel tempo liquido e promiscuo, risiede nel lemma “fidanzato”.

Non una sbavatura, un capello fuori posto, un muro scrostato. Il colore del pullover perfettamente intonato alla poltrona. Non c’è traccia di ombra, nemmeno l’ombra di qualcosa di brutto o imperfetto.

Giunti sulla vetta dell’allucinazione digitale, la conclusione è che la realtà è imperfetta, fatta male. Sbagliata.

È sbagliato il corpo nel quale si nasce. Per chi è passato dal considerare la legalizzazione dell’aborto un male necessario alla civiltà ad una pratica simile ad una carie o un mal di testa e un diritto umano, non sarà difficile considerare un obbligo sociale far cambiare sesso al figlio, maschio tossico, la prima volta che lo si vede sgambettare nelle scarpe coi tacchi della mamma, come facevamo i miei fratelli ed io da piccoli.

Una volta rettificato il corpo, esso è comunque sbagliato: sei pronta, o pronto, per la prova costume in febbraio? Dopo aver avviato la lavatrice con un comando vocale dal telefono e rinunciato a pensare perché intossica il cervello, lo smart-working ecologico nel dehors fiorito in centro a Milano (o a Parigi, São Tomè, Kab…no, Kabul no) non ci resta che abbonarsi in palestra perché siamo flaccidi.

Prendiamo contatto col fatto che stiamo cambiando, siamo mutanti dalla culla alla tomba, soprattutto possiamo farlo solo in meglio, scriveva Wired nel lontano 2020.

Questa idea, ben conficcata nella testa e resa reazione meccanica agli stimoli esterni, è la condizione necessaria per instillare nelle persone che scegliere fra il bene e il male è del tutto superfluo. Anzi, scegliere in assoluto è sbagliato e faticoso: prende piede la carbon credit card, che se non fai acquisti ecosostenibili si blocca. Lo Stato sa di cosa hai bisogno, a cosa hai diritto, e anzi ti anticipa nella soddisfazione del bisogno. Garantisce Colao. Da remoto, naturalmente.

Perfino la Chiesa, spaventata dal bagaglio di vecchiume che si porta dietro, corre a dotarsi di sportelli per elemosine con carta di credito, dopo le acquasantiere con gel igienizzante e l’ostensorio del Santissimo in materiale riciclato. L’idea rivoluzionaria è che Gesù Cristo finisca nell’umido. Del resto, coi morti si produce compost per i fiori, per i più raffinati e spendaccioni diamanti.

Durante un recente lungo viaggio in macchina (una volta era da poveracci, oggi col prezzo del diesel alle stelle è un lusso sfrenato), ho ascoltato una ventina di stazioni radio. In tutte, dico tutte, si parlava di quanto siano buoni gli hamburger di vermi e i soufflé di blatte, e quanto retrogradi siamo a non averlo capito prima.

All’università mi ero inventato una dieta provocatoria: “mangia feci, vedrai che dimagrisci”. La cosa aveva senso sotto il profilo della Scienza nutrizionale, poi ci sono le febbri nere ma pazienza.

Facevo per ridere, poi Bill Gates si è fatto una bicchierino d’acqua spremuta dal prodotto interno lordo: capii che non c’era da ridere, ogni strambata della ragione viene presa maledettamente sul serio. I test del prodigioso spremicacca Bill è andato però a farli in Senegal: lì sono di bocca buona. Ho idea che le note di rosa bulgara del liquido non fossero delle migliori, perché non se ne è più parlato.

Il governo e i media mettono bocca su tutto, con insopportabile acribia. Come devi farti la doccia, ogni quante deiezioni devi tirare lo sciacquone, cosa devi mangiare, come accoppiarsi – è parlando che si fa l’amore, suggerisce lo psicanalista Massimo Recalcati: attenzione a salutare la cassiera non consenziente, potrebbe accusarvi di stupro – si scomodano premi Nobel per la Fisica per insegnare agli italiani come cuocere la pasta a freddo o quasi, ci si straccia le vesti per un gruppo di pedofili che corre in soccorso dei poveri bambini ucraini, gli stessi già venduti ma non consegnati a causa della guerra, e in questo caso tutto ok.

Davvero non si capisce perché: viva le devianze, twittava il segretario del Pd Letta. Lo pensa e lo dice, per fugare i dubbi circa la possibilità che lo dica senza pensarlo.

Fatta la scelta fra la pace e il condizionatore, non certo da voi ma dal Migliore e fidi scudieri come Colao e Cingolani, secondo il quale  “il pianeta è progettato per tre miliardi di persone” (progettato, non realizzato, che realizzare è da burini), non resta che farsi dosi di vaccino finché morte non ti separi – secondo l’FDA americana è come ricaricare le batterie del telefono. Lo afferma perentorio il Ministro della Sanità Speranza, mica Ciccio Formaggio. Del resto, ha funzionato così bene.

Non esiste aspetto della vita che non venga sezionato da quella petulante suffragetta dell’esercito della salvezza che è lo Stato. In Italia, in Svizzera, ovunque in Occidente. Nasce Newsroom Europea, l’alleanza europea dell’informazione contro le fake news. La verità di Stato. Roba da Ventennio, i treni in orario, criminalità scomparsa dalle cronache. Robetta.

Se vi viene in mente Goebbels, compianto ministro della propaganda nazista e spirito guida di molti arruffoni della comunicazione di regime, siete delle persone orribili: una bambolina di porcellana come la presidente delle Commissione Europea, con quei tailleur rosa confetto e le mossette da sagrestana quando vede sacchi neri per cadaveri a Bucha,  non può non avere a cuore la libertà.

Poi scambia messaggini con Albert Bourla, Ceo di Pfizer e datore di lavoro del marito, ma nulla di rilevante: si tratta di 1.8 miliardi di dosi di vaccino. Come irrilevante fu la sua sanguinosa gestione degli appalti della Bundeswehr, l’esercito tedesco.

Ai malpensanti potrebbe venire il sospetto che sia finita alla Commissione Europea per garantirle l’immunità.

Il problema è Erdogan che non l’ha fatta accomodare alla sua destra: degno di sdegno al punto che il Sofagate è stato inserito come voce nella Treccani.

Von der Leyen è una donna come Sanna Marin, amante di farinose festicciole saffiche fra amici e soprattutto amiche ma negativa al test della cocaina (basta astenersi 2-4 giorni dal consumo e voilà, puliti come neonati: siamo sicuri che le avranno fatto il test a sorpresa), la bombarola Liz Truss, Annalene Baerbock che molto si strugge per l’Ucraina e nulla per i suoi elettori, Jacinta Ardern, la quale sconta alcuni problemini circa decisioni prese all’ultimo minuto.

Nessun sessismo: il governo delle Migliore e Migliori, con la simpatica signora Lamorgese (quella del moto ondulatorio saggiato dal poliziotto infiltrato contro il furgone della polizia) emetteva decreti emergenziali come una fotocopiatrice rotta. Una media di 34 al mese, più di uno al giorno. Con tanti saluti alla certezza della legge.

Questa più o meno simpatica carrellata delle baggianate che siamo costretti a subire ormai da tre anni non è che un campione random dell’immensa quantità di melma psichiatrica che il sistema spara a getto continuo contro le persone.

Di questo Stato – sia nazionale che sovranazionale che delle cose – pagliaccesco e reazionario, che mi bussa alla porta come un venditore di aspirapolveri e m’importuna con le sue idiozie, sono stanco.

 


 

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