Papa Francesco
Papa Francesco

 

 

di Salvatore Scaglia

 

“Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra ? No, vi dico, ma piuttosto divisione” (Luca 12, 51), dice il Signore nel Vangelo di oggi, 24 Ottobre 2024. Quel che Egli intende comunicarci in questa pericope è ulteriormente chiarito dal passaggio successivo: “d’ora in avanti, cinque persone in una casa saranno divise; tre contro due e due contro tre. Il padre sarà diviso contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia e la figlia contro la madre; la suocera contro la sua nuora e la nuora contro la sua suocera” (Idem 12, 52-53).

Se, poi, si contestualizza storicamente questo messaggio di Cristo esso assume ancora più vigore: nel mondo pagano, infatti, chi Lo avrebbe seguito avrebbe dovuto mettersi contro il padre, la madre, i fratelli … O si sarebbe stati con Lui o si sarebbe stati contro di lui (cf. Matteo 12, 30), prediligendo idoli e adorando “dei falsi e bugiardi” (Dante, Divina Commedia, Inferno I, 72). Ma è così pure oggi, in tempi di neo-paganesimo, per quanto peggiorativo di quello greco-romano perché, anzi, privo del sacro, della dimensione trascendente, in qualche modo presente tra gli antichi pagani, che – come afferma Plinio il Vecchio – “omnibus negotiis horisque interesse credebant deos” (Naturalis Historia, Libro XXVIII, 5, 27), credevano, cioè, che tutte le attività e i momenti della giornata fossero permeati dalla presenza divina.

Ora, quanto predicato dal Cristo non significa certamente che per Lui si debbano imbracciare le armi o guerreggiare, in vari modi, con altri, atei o di altre religioni. Gesù annuncia, tuttavia, in modo inequivoco come la verità divida, senz’altro, e discerna cuori e menti. Come riafferma un altro celebre passo della Scrittura parlando, anch’esso, di divisione. La “parola di Dio”, invero “è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto” (Lettera agli Ebrei 4, 12). A Dio dobbiamo rendere conto perché Cristo è la via, la verità e la vita (cf. Giovanni 14, 6), non una via, una verità, una vita tra le tante.

Il messaggio cristiano dunque, pur nella sua perenne profondità, è semplice e non può essere mutato. Ma immaginiamo che qualcuno ci venga a dire in nome di Cristo: “Voi pensate che io sia venuto a portare divisione sulla terra ? No, vi dico, ma piuttosto pace”! D’ora “in avanti, cinque persone in una casa saranno in pace; il padre con il figlio; la suocera con la sua nuora”. Ora, specie nel nostro tempo, quest’atto di immaginazione è facilmente traducibile in realtà, effettiva. Quanti cattolici, infatti, ripetono, e non da oggi, inviti alla tolleranza, alla libertà, al rispetto di tutte le fedi e via seguitando. Quanti cattolici, infatti, sono – si potrebbe dire – intrisi di politically correct, uno dei nuovi comandamenti, la cui violazione determina severe sanzioni sociali come il disprezzo e l’emarginazione, anche attraverso operazioni di etichettamento (“sei medievale, bigotto, talebano … !”, spessissimo si sente dire da parte degli stessi credenti).

Se questa è, almeno nel cosiddetto Occidente, la temperie socio-culturale non deve quindi, per certi versi, stupire che qualcuno di bianco vestito proclami proprio questo: pace e non divisione, uguaglianza tra le religioni in base alla stessa volontà divina e creatrice (cf. Dichiarazione di Abu Dhabi, sottoscritta insieme al Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb). “Tutte le religioni”, infatti, a dire di Francesco, nel suo recente viaggio a Singapore, “sono percorsi per raggiungere Dio. Esse sono, per fare un paragone, come differenti linguaggi, differenti dialetti, per arrivare a quell’obiettivo. Ma Dio è Dio per tutti. Se tu incominci a combattere sostenendo ‘la mia religione è più importante della tua, la mia è vera e la tua non lo è, dove ci porterà tutto ciò ? C’è un solo Dio, e ognuno di noi possiede un linguaggio per arrivare a Dio. Alcuni sono sikh, musulmani, hindu, cristiani: sono diverse vie che portano a Dio”.

Ora, intanto, non si comprende come un simile viaggio possa essere definito apostolico se non è funzionale ad annunciare Cristo, ma piuttosto un Dio generico, valido per tutti, come testimonia ancor più eclatantemente la benedizione senza il segno della croce, sempre da Bergoglio impartita agli astanti, qualche giorno prima a Giacarta, in Indonesia. I viaggi apostolici, invero, sono tali se proseguono quel che gli Apostoli, appunto, hanno fatto su mandato, anche questo inequivoco, di Gesù: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo” (Matteo 28, 19). Come può esservi dunque un viaggio apostolico se non si annuncia a tutti – non ad alcuni e ad altri no – la salvezza nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, quando proprio questa azione caratterizza ogni successore degli Apostoli e di Pietro come ogni cattolico ?

Diversamente, tra l’altro, non si comprenderebbe logicamente il martirio. Se, cioè, una religione è uguale all’altra perché immolarsi per Cristo? Non si capirebbe, di più, e in radice, lo stesso martirio degli Apostoli e la stessa Croce di Cristo; sfuggirebbe completamente, per logica, il senso del sacrificio salvifico, un altro messaggio, tutt’altro che secondario, di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15, 13) e, oltre: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano” (Luca 6, 27).

Il discorso di Francesco, peraltro, e al fondo, contiene un errore, invero assai comune: il ritenere che annunciare il Vero, ossia Cristo, sia necessariamente e di conseguenza incominciare a combattere (sic!). Fatta, pertanto, questa premessa speciosa è assai facile, per non dire automatico, farne discendere la falsa conseguenza: è bene sostenere che ognuno di noi ha un suo linguaggio (sic!): “Alcuni”, appunto, “sono sikh, musulmani, hindu, cristiani” (sic!). Nessuna differenza, quindi, sussiste di fatto tra Mohammed, Buddha, Cristo … È solo una questione di diversi linguaggi.

Ma davvero il Dio di Gesù Cristo è riducibile a mero linguaggio? Non è (più) il Signore il Verbo di Dio che si è incarnato, ha patito, è stato crocifisso, è morto ed è risorto per la salvezza di tutti gli uomini – non di alcuni sì e di altri no – ? Questa è già apostasia.

La quale oggi si sostanzia, a mio modo di vedere, in un complesso di elementi – di cui le più recenti asserzioni di Francesco sono il compendio, una sorta di Summa Apostasiae – che vanno dai documenti ecclesiali, dalle dichiarazioni di chi siede sul Soglio Pontificio alla prassi che si può raccogliere parlando con le persone, partecipando alla Messa, visitando le chiese, almeno nel cosiddetto Occidente. Questa apostasia, insomma, non è platealmente evidente, poiché se lo fosse in molti di più aprirebbero gli occhi, ma è piuttosto anche una realtà di fatto, intessuta di un milieu, di scenari, di contesti che lasciano sempre una possibilità di inganno come una possibilità di scoperta della verità, un possibile sentiero tenebroso, ma anche possibili vie di luce. È, in altre parole, una miscellanea di errori, ambiguità, confusione che coabitano con principii di verità, secondo una tecnica messa in atto da Bergoglio stesso.

Il risultato è il caos, che è la negazione della comunione poiché essa può ruotare solo attorno alla verità. Caos, purtroppo, favorito dalla condizione del cattolico medio, ignorante delle cose ecclesiali o disinteressato alle stesse, per una serie di fattori che vanno dal sentimentalismo, al devozionismo, all’appiattimento secolare dello spirito fino al coinvolgimento pressoché esclusivo in questioni meramente individuali e quotidiane, per cui sfuma la visione di un orizzonte più elevato. Anche grazie a questa condizione del ‘fedele’ medio, ahinoi, è stato possibile – man mano, gradualmente, come nella finestra di Overton – attenuare fortemente, se non dissolvere, svariati profili del Decalogo, che non è solo, come erroneamente si ritiene, un insieme di precetti morali(stici), ma è la Legge Divina che illumina i rapporti tra Dio e l’uomo e tra gli uomini tra loro, svelando chi è Dio e chi è chiamato ad essere l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza del Creatore.

Se, invero, sta scritto “Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio all’infuori di me” com’è stato possibile il culto in pieno Vaticano della dea pagana Pachamama? Com’è sostenibile, come visto, che  tutte le religioni siano uguali? Com’è ammissibile che Bergoglio non faccia il segno della croce nemmeno davanti al corpo di atei come Napolitano? Com’è concepibile che in moltissime, troppe, chiese sia sparita l’acquasanta, mentre continua a campeggiarvi il gel san(t)ificante?

Se è scritto “Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano” come si può ridere persino di Dio, come lo stesso Francesco ha da ultimo affermato ?

Se sta scritto “Non commettere adulterio” com’è possibile benedire coppie irregolari e ‘coppie’ omosessuali (cf. Fiducia Supplicans)? Com’è ammissibile l’accesso di divorziati e risposati all’Eucarestia (cf. Amoris Laetitia)?

Se è scritto “Non pronunciare falsa testimonianza” come si può accusare – come ha fatto sempre Francesco – di negazionismo suicida (sic !) chi è tutt’ora vivo e vegeto, ma ha rifiutato l’inoculazione di un cosiddetto vaccino, quello contro il SARS-CoV-2 (virus peraltro bassamente letale), inefficace e dannoso prodotto con linee cellulari di feti abortivi ? E come si può bollare (così sempre Bergoglio) come stupido (sic !) chi discute i c. d. cambiamenti climatici?

Si deve rimarcare, tra l’altro, un drammatico paradosso, legato al quadro sopra tratteggiato: si è prodotta cioè, antievangelicamente, la divisione su temi per definizione non dogmatici – sia perché opinabili sia perché di pertinenza delle scienze – predicati come vincolanti; e la pace – falsa perché non radicata nella verità e nella giustizia – su argomenti dogmatici (perché afferenti alla verità su Dio e sulla morale) presentati, viceversa, come non vincolanti.

A questi prezzi, quindi, è scomparsa, apostaticamente, la verità: la tolleranza di ogni culto, il rispetto umano, la salute quale surrogato della salvezza, la satira senza limiti, la secolarizzazione della sessualità e del matrimonio, la scienza quale nuovo dio: tutti pezzi del mosaico della pace pretesa da questo mondo e non quale frutto dell’adesione a Cristo. Questi prezzi, come altri analoghi, però, condividono un corrispettivo ulteriore: la perdita della libertà, quale portato dell’azione anticristica, che inganna l’uomo presentando il male come bene e il bene come male (cf. Isaia 5, 20), poichè, sovvertendo il criterio petrino e apostolico, non è a Dio che si deve piacere, ma piuttosto agli uomini (cf. Atti 5, 29).

La verità allora è, sì, divisione, secondo le stesse parole del Signore riportate in apertura, ma, se condivisa in Cristo, dona la pienezza della libertà (cf. Giovanni 8, 32) – sia ai singoli fedeli sia all’intera compagine ecclesiale – dalle panie del mondo. Se, poi, siffatta perdita della verità e della libertà è causata o agevolata dai pastori, questi non sono che guide cieche di altri ciechi, che, inesorabilmente, cadranno in un fosso (cf. Matteo 15, 14). Perché, “se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema !” (San Paolo ai Galati 1, 8).

 


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